martedì 17 maggio 2011

Las Vegas dice addio al Sahara hotel Da Elvis a Sinatra era la casa delle star

Corriere della sera


Inaugurato nel 1952, ha ospitato artisti famosi ed è stato il set del primo «Ocean's Eleven» negli anni Sessanta



La pagina di saluto del sito del Sahara, chiuso ieri
La pagina di saluto del sito del Sahara, chiuso ieri
MILANO – E’ stata una delle prime grandi strutture alberghiere a essere inaugurata nella «città del peccato» e negli anni '50. Assieme ad altri celebri alberghi-casinò come il Flamingo e il Riviera, ha costruito il mito della «Las Vegas Strip», la celebre via dove ancora oggi sono concentrati il maggior numero di edifici americani dedicati al gioco d'azzardo. Lunedì scorso ha chiuso i battenti il Sahara Hotel, albergo di 1750 camere molto amato dai vip hollywoodiani e set di «Ocean's Eleven» (nella versione italiana «Colpo Grosso»), la pellicola degli anni Sessanta con Frank Sinatra e Dean Martin che nel 2001 ha ispirato il remake di successo di Steven Soderbergh con George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Andy Garcia e Julia Roberts.

Da sinistra, Sinatra, Martin, Davis jr, Lawford e  Bishop in «Ocean's Eleven»
Da sinistra, Sinatra, Martin, Davis jr, Lawford e Bishop in «Ocean's Eleven»
I FASTI DEL PASSATO - La chiusura sarebbe stata imposta dalla recessione economica che in tempi recenti ha già fatto altre importanti vittime tra gli hotel e i casinò (di solito uno comprende l'altro) di Las Vegas. Sam Nazarian, patron del Sahara, ha salutato i suoi ospiti con un «arrivederci, grazie per questi lunghi 59 anni», ma non ha spiegato se l'imponente struttura sarà demolita o riconvertita in un nuovo edificio. Da tempo ormai il Sahara Hotel non viveva più i fasti del passato, quando qui era di casa il «Rat Pack», nomignolo del gruppo formato da Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis jr, Joey Bishop, Peter Lawford che con le loro performance trasformarono l'albergo-casinò in uno dei principali poli dell'intrattenimento di Las Vegas. Così come lontani sono i tempi delle esibizioni di Elvis Presley e degli arrivi di attori del calibro di Clint Eastwood, Marlene Dietrich, Elizabeth Taylor, John Wayne e Cary Grant non disdegnavano la loro presenza. Nella storia del resort, indimenticabile rimane la sera del 20 agosto del 1964 quando tra gli ospiti dell'hotel-casinò ci furono i Beatles. Per anni il Sahara hotel ha vissuto di rendita e ancora fino a pochi giorni fa centinaia di turisti visitavano la struttura soltanto per vedere i luoghi che avevano reso grande il mito di Las Vegas.
Un'immagine recente del Sahara
Un'immagine recente del Sahara

LA CHIUSURA –Tuttavia la crisi era evidente da diversi anni. Già nel 2007 il Sahara Hotel avvertì il primo crack e fu rilevato dalla SBE Entertainment Group, compagnia di Sam Nazarian, che tentò di rilanciarlo sperando di riconquistare l'antica gloria. Dopo meno di un lustro è stato lui stesso ad annunciare che l'esperimento è fallito e ad ufficializzare la chiusura. Circa 1000 persone che lavoravano al Sahara ora sono senza lavoro. Dennis Forst, analista della banca di investimento Keybanc Capital Markets e appassionato di gioco d'azzardo, dichiara al Los Angeles Times: «Le luci del Sahara si spegneranno e l'edificio rimarrà lì, seduto come un dinosauro vuoto che racconta quello che è stata l'epopea della Las Vegas Strip». Negli ultimi giorni - raccontano i media americani - schiere di nostalgici visitatori e anziani giocatori d'azzardo hanno invaso l'edificio. Ognuno voleva conservare almeno uno degli storici gettoni da gioco che si usavano al Sahara e avere per sempre un piccolo souvenir dell'ormai ex mito di Las Vegas.

Francesco Tortora
17 maggio 2011



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Sisti: "Pisapia? Mai sentito il suo nome per il mio rapimento"

Quotidiano.net


L'allora dirigente del Movimento lavoratori per il socialismo ricorda l'episodio citato nel confronto tv da Letizia Moratti contro il candidato sindaco del centrosinistra


Milano, 17 maggio 2011



William Sisti, oggi 59enne, allora dirigente del Movimento lavoratori per il socialismo, ricorda al settimanale Oggi l'episodio citato nel confronto tv da Letizia Moratti contro Pisapia.

Gli autonomi del centro sociale milanese di via Decembrio nel 1977 avevano progettato di sequestrarlo per incatramarlo e impiumarlo, come nel Far West. “Il vicequestore Lucchese mi convocò in questura e mi disse che erano state arrestate due persone dell’area dell’autonomia armata, vicini al gruppo terroristico Prima linea - spiega - Avevano rubato un furgone con cui volevano rapirmi per farmi un processo politico”.

"Mai sentito il nome di Pisapia, assolutamente no. E non seguii il processo negli anni Ottanta, perché non ero parte lesa. Avevo lasciato la politica”, dice ancora Sisti. Poi aggiunge: “Se la Moratti vuole dimostrare che Pisapia non ha origini liberaldemocratiche, non c’è bisogno di scomodare la contestazione studentesca. Alla quale partecipò buona parte dell’attuale classe dirigente italiana: politici, finanzieri, avvocati, medici, scienziati.... Stefano Boeri, oggi capolista del Pd milanese, era mio compagno nel movimento studentesco. Siamo ancora amici. Il nostro leader era Mario Capanna, ma con noi c’erano anche Gino Strada, Nando dalla Chiesa, Michele Cucuzza, Sergio Cusani, e tantissimi altri. Oggi sono tutti ottimi professionisti”.







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Grillo: ecco perché a Napoli facciamo flop

Corriere del Mezzogiorno


L'analisi del blogger: hanno influito negativamente gli ex amici, la scarsa diffusione della Rete, e il voto di scambio



    Beppe Grillo

    Beppe Grillo


NAPOLI

C'è poco da fare: in Campania, e in generale al Sud, i grillini non sfondano nonostante il più grande meetup sia nato proprio all'ombra del Vesuvio. Il risultato deludente del candidato Roberto Fico e in generale del Movimento 5 stelle alle comunali di Napoli e Salerno (poco più dell'1 per cento) fa da mesto contraltare agli exploit di Milano e Bologna. Una prestazione non esaltante - anche se lo spoglio dei candidati alla municipalità è ancora in corso - viene analizzato da Beppe Grillo sul blog. Non pochi, tra i militanti, avevano sperato in una crescita netta dopo il discreto risultato delle regionali soprattutto su Napoli.

VOTO UTILE - Invece, come analizza lo stesso comico blogger genovese, l'attrazione per il voto utile a favore dell'ex pm Idv è stato più forte. Gli stessi grillini, del resto, avevano sponsorizzato via You Tube la possibilità del voto disgiunto. Ultima annotazione: Grillo ha congegnato l'agenda elettorale arrivando a Napoli per il comizio finale alle 9 di sera dopo un tour de force micidiale e con giornali, tv e persino redazioni web delle principali testate in chiusura.

L'ANALISI - «Sappiamo il perchè(del flop, ndr) - spiega Grillo -: ex amici (ovvero de Magistris, ndr), la Rete che non c’è ovvero la ancora lenta diffusione delle pratiche di informazione via web e il voto di scambio». Nel passaggio in cui commenta il risultato deludente in Campania cita tra le cause che hanno reso la corsa del Movimento 5 stelle «molto più difficile» anche «gli ex amici» e quindi a Luigi de Magistris, lanciato dallo stesso Grillo alle Europee e poi rinnegato («che grande sbaglio») ala vigilia delle amministrative napoletane.


Alessandro Chetta
17 maggio 2011





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Denuncia per stalking la mamma «invadente»: il Tar gli dà torto

Corriere della sera


Secondo i giudici, nel comportamento della donna non c'era niente di persecutorio



MILANO - E' normale che un figlio ormai adulto senta come «invasive» le troppe interferenze dei genitori nella sua vita; ma uno studente dell'università di Pavia è arrivato al punto da voler tagliare completamente i ponti con la propria madre, cambiando addirittura casa e numero di telefonino. E quando lei ha cercato di rintracciarlo, con l'aiuto di altre persone, lui l'ha denunciata per stalking. Il Questore di Pavia gli ha dato ragione e ha disposto un «ammonimento» per la madre; questa però ha fatto ricorso al Tar della Lombardia, che ha annullato l'ammonimento perché, spiegano i giudici amministrativi, il provvedimento previsto dalla nuova legge sullo stalking non può essere utilizzato come «strumento per ingerirsi in situazioni di pura conflittualità familiare».

LA MAMMA INSISTENTE - Nella denuncia, il ragazzo ha scritto che la madre si appostava «presso l'Università degli Studi di Pavia», gli inviava molta «corrispondenza indesiderata» e lo chiamava in continuazione, anche perché preoccupata per la sua situazione economica. Questi comportamenti «sarebbero aumentati in considerazione della vendita di un immobile di proprietà» del giovane. Insomma, la mamma sarebbe stata tanto molesta da costringere il ragazzo «a cambiare le proprie abitudini di vita per non essere da lei rintracciato (ad esempio avrebbe dovuto cambiare due dimore, utenze cellulari, abbandonare vecchie amicizie e luoghi frequentati in passato)». Il giovane spiegava che il comportamento della madre gli aveva causato «un grave stato d'ansia e paura».

«NON C'E' PERSECUZIONE» - Nelle motivazioni della sentenza con cui è stato annullato il decreto del Questore, il collegio presieduto dal giudice Stefano Celeste Cozzi chiarisce che manca il «carattere persecutorio» nel «comportamento ascritto alla madre», perché per configurare lo stalking è richiesto «un comportamento oggettivamente minaccioso o molesto, posto in essere con condotte reiterate, tale da porre il contendente in una posizione di ingiustificata predominanza». E per i giudici «non si vede come possa integrare il presupposto appena descritto il tentativo di una madre di venire a conoscenza del luogo in cui abbia la residenza il figlio (chiedendo informazioni presso conoscenti); l'invio di due email e due sms (tra l'altro, pare, non direttamente ma tramite l'intermediazione di un rappresentante della Curia)». E inoltre rientra nel contesto familiare «il carattere patrimoniale delle richieste (fondate o infondate che siano) avanzate da un genitore nei confronti del figlio, per quanto possano apparire bizzarre agli occhi di un estraneo».


Redazione online
17 maggio 2011



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Iran, giallo su una giornalista di Al Jazeera Sotto inchiesta, di lei non si hanno notizie

Corriere della sera

 

Dorothy Parvaz era stata espulsa dalla Siria. Teheran conferma che «deve rispondere di diverse violazioni»

 

TEHERAN - Dorothy Parvaz, la giornalista irano-canadese-americana di Al Jazeera espulsa dalla Siria in Iran, è sottoposta ad un'inchiesta a Teheran per aver commesso «diverse violazioni» della legge. Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast.

 

«DIVERSE VIOLAZIONI» - «Dorothy Parvaz - ha sottolineato Mehman-Parast - ha commesso diverse violazioni: è entrata in Siria con un passaporto iraniano scaduto, non aveva un visto giornalistico ed è risultata in possesso di passaporti di altri Paesi, tra cui quello degli Stati Uniti. Cosa che noi non approviamo». Il portavoce iraniano non ha precisato se la giornalista si trovi in stato di detenzione.

 

 

NESSUN CONTATTO - Della Parvaz non si hanno notizie da ormai due settimane. Al Jazeera aveva detto di aver perso ogni contatto con la sua giornalista da quando la Parvaz era sbarcata il 29 aprile a Damasco, da un aereo proveniente dal Qatar. Nei giorni scorsi la Siria ha fatto sapere che la giornalista era stata espulsa il primo maggio verso l'Iran in quanto Paese che aveva emesso il passaporto esibito dalla donna. Ma nemmeno da Teheran la reporter ha contattato la famiglia o l'emittente. Il padre della giornalista, che vive in Canada, si è però detto fiducioso: le notizie arrivate da Teheran lasciano supporre che la donna sia in vita. «E credo - ha detto ai giornalisti - che le autorità iraniane la tratteranno con rispetto».

 

(con fonte Ansa)

Redazione Online
17 maggio 2011

Troppi agenti chimici e le angurie diventano deformi e «esplosive»

Corriere della sera


L'abuso di forchlorfenuron ha mandato in rovina interi raccolti. «I campi sembrano terre minate»




PECHINO - Più che campi di angurie, sembrano campi di battaglia. Gli agricoltori cinesi erano convinti di aver trovato il modo di far crescere velocemente i loro frutti e quindi di ottenere un guadagno extra, ma si sono trovati con le campagne devastate e il raccolto da buttare. Anzi, da dare in pasto a pesci e maiali.

EFFETTO «ESPLOSIVO» - La notizia, diffusa dalla televisione di stato cinese CCTV, racconta l'esperienza di alcuni agricoltori della zona di Danyang, nella provincia cinese dello Jiangsu, nell'est del Paese. I contadini hanno abusato di forchlorfenuron - una sostanza chimica che accelera la crescita delle piante - spruzzandolo sui campi principalmente durante il periodo delle piogge e per un tempo eccessivo rispetto al normale. Il risultato è stato «esplosivo»: in senso letterale. Le angurie sono deformi, fibrose e presentano i semi di colore bianco, invece del solito colore nero. Il servizio della tv cinese descrive le campagne intorno a Danyang come «infestate da mine terrestri». «In una sola mattina ho contato 80 angurie esplose - racconta Liu Mingsuo, un agricoltore di Danyang - nel pomeriggio erano diventate 100. Due giorni dopo, ho smesso di contarle: erano troppe». Liu però non è l'unico: «Ci sono almeno altre 20 fattorie colpite da questo fenomeno, per un totale di 45 ettari di terreno». I resti delle angurie esplose sono stati usati per nutrire pesci e maiali.

AGENTI CHIMICI - Le autorità cinesi non vietano l'uso del forchlorfenuron, impiegato anche negli Stati Uniti in particolare nella coltivazione di kiwi e uva, ma l'inchiestta della CCTV dimostra come sia comune in Cina abusare di agenti chimici sia legali, sia, talvolta, illegali come pesticidi e fertilizzanti. Inoltre, il governo cinese ha espresso preoccupazione sull'abuso di additivi impiegati nei cibi, come tinture e dolcificanti, utilizzati sempre con lo scopo di rendere i prodotti più appetibili al pubblico e, di conseguenza, di incrementare le vendite. Secondo Feng Shuangqing, professore alla China Agricultural University, questo problema dimostra come la Cina abbia bisogno di migliorare la normativa in materia di agenti chimici utilizzati in agricoltura e di tutelare la salute dei cittadini.


Redazione online
17 maggio 2011



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Palermo, il gip scarcera un presunto mafioso: "Deve crescere i suoi figli, la moglie non può"

di Redazione


Ha tre figli piccoli, tutti di età inferiore ai tre anni, e la moglie non se ne può occupare. Proprio per questo un presunto mafioso di Partinico, il 37enne Alessandro Arcabascio, è stato scarcerato e messo agli arresti domiciliari


Palermo - Ha tre figli piccoli, tutti di età inferiore ai tre anni, e la moglie non se ne può occupare. Proprio per questo un presunto mafioso di Partinico, il 37enne Alessandro Arcabascio, è stato scarcerato e messo agli arresti domiciliari.
La decisione del gip Il gip Luigi Petrucci ha accolto le richieste della difesa: i legali hanno fatto leva sulle condizioni economiche della famiglia che non si può permettere di pagare un asilo nido privato, ragion per cui i bambini non possono fare a meno del padre, dato che la madre deve andare a lavorare per mantenere la famiglia. Arcabascio è indagato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata ed era stato portato in carcere il primo dicembre scorso. I pm Francesco Del Bene e Gaetano Paci hanno presentato ricorso al tribunale del riesame, per ottenere l’annullamento della decisione, una delle prime in Sicilia per quel che riguarda presunti mafiosi cui viene consentito di stare agli arresti in casa per accudire i figli.





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Terni, 2 strade intitolate ai partigiani sanguinari dell’Umbria rossa

di Felice Manti


Nell'Archivio di Stato le prove dei rastrellamenti del '44. I familiari di muna delle vittime: "Scelta discutibile da rivedere". E' bufera sul Comune 




Due strade dividono la città di Terni. La decisione del Comune lo scorso 25 aprile di intitolare una rotonda e un percorso pedonale ai partigiani, Alfredo Filipponi e Mario Filipponi (omonimi, il primo comandante e il secondo partigiano) della Brigata Garibaldina «Antonio Gramsci» non è andata giù a molti. Secondo diversi libri sulla storia partigiana, i due Filipponi sarebbero stati tra gli autori delle cosiddette «epurazioni» nell’Umbria rossa nella primavera del ’44, così come è anche emerso dai documenti e dai procedimenti giudiziari conservati all’Archivio di Stato di Terni. La responsabilità penale dei due soggetti è stata cancellata dall’amnistia voluta dal primo ministro di Grazia e giustizia, Palmiro Togliatti nel 1952.
A squarciare per l’ennesima volta il velo sulle responsabilità dei due partigiani era stato il volume edito da Mursia I giustizieri, curato nel 2009 dall’avvocato Marcello Marcellini, posto subito all’indice dall’Anpi, che marchiò il volume come «fazioso e «revisionista». Ma a contestare la decisione del Comune è soprattutto il nipote di una delle vittime della mattanza partigiana, Enrico Carloni, la cui famiglia venne sconvolta dal rastrellamento compiuto dai partigiani. Maceo Carloni, ucciso dalla «Gramsci», era un sindacalista iscritto al Partito nazionale fascista che si rifiutò di passare alla Repubblica sociale di Salò dopo l’8 settembre. Divenne radicalmente anticomunista dopo che nel 1919, durante la leva in Marina, a bordo dell’Andrea Doria giunse a Leopoli, dove la tragedia della dittatura bolscevica si era appena instaurata. La sua «colpa» era quella di difendere «da destra» la classe operaia delle acciaierie del Ternano: i partigiani italiani e slavi che dopo la caduta del fascismo si erano attivate tra l’alto Lazio e lo Spoletino decisero così di eliminarlo.
La notte del 4 maggio 1944, come riportano i documenti ufficiali ripresi dal libro di Marcellini, la casa di Carloni viene saccheggiata e il sindacalista viene seviziato e poi freddato con un colpo alla nuca: a sparare è la brigata Gramsci, come emergerà anche dal primo processo tenutosi nel 1948. «Non facciamo passare volgari delinquenti per eroi in azione di guerra», scrissero i giornali dell’epoca dopo l’arresto della partigiana Gianna Angelini, amante di Mario Filipponi (condannato per diserzione dopo aver abbandonato i soldati di Badoglio del gruppo di Combattimento «Cremona», reparto del Corpo italiano di Liberazione in cui militava anche Curzio Malaparte) e la conseguente ira del Pci. «Era una spia dei tedeschi», disse il comandante Alfredo Filipponi, condannato sia per l’omicidio sia per calunnia. Negli anni Novanta l’autore del libro L’Umbria nella Resistenza, Sergio Bovini, fu costretto a ritrattare la frase «Carloni era un capoccia fascista e sfruttatore del popolo».
In una lettera indirizzata al sindaco di Terni Enrico Carloni aveva chiesto «un ripensamento» per una scelta decisamente «inopportuna». Ma da Terni è arrivato il niet finale.

felice.manti@ilgiornale.it





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Gli sms choc del prete "Li voglio giovanissimi"

La Stampa







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Battisti, negata la scarcerazione

Va punita l'indifferenza verso i cani

La Stampa


La Cassazione afferma (sentenza 18892/11) che è opportuno punire non solo l’abbandono in sè ma quel «senso di trascuratezza o disinteresse verso qualcuno o qualcosa, o anche la sola mancata attenzione». Un atteggiamento che «in controtendenza con l’accresciuto senso di rispetto verso l’animale è avvertito nella coscienza sociale come una ulteriore manifestazione della condotta di abbandono che va dunque interpretato in senso ampio e non in senso rigidamente letterale».

Il caso

La Terza sezione penale della Suprema Corte ha convalidato una multa di mille euro per abbandono di animali nei confronti di un uomo rimasto completamente «indifferente» allo smarrimento del suo cane. La difesa aveva affermato che il cane si era perso in una battuta di caccia e le ricerche erano state vane le ricerche. L'imputato era già stato multato dal Tribunale di Lecce nel novembre 2009. La Cassazione ha sottolineato che «per la punibilità dell’agente non si esige soltanto la volontarietà dell’abbandono ma anche l’attuazione di comportamenti inerti incompatibili con la volontà di tenere con sè il proprio animale» e che «per abbandono non va inteso solo il mero distacco ma anche l’omesso adempimento da parte dell’agente dei propri doveri di custodia e cura e la consapevolezza di lasciare il soggetto passivo in una situazione di incapacità di provvedere a se stesso». Il concetto della trascuratezza, «intesa come vera e propria indifferenza verso l’altrui sorte evoca l’elemento della colpa che, al pari del dolo rientra tra gli elementi costituitivi del reato contestato».



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Napolitano: palestinesi avranno ambasciatore a Roma. Abu Mazen: grazie Italia

Il Messaggero


Israele, allerta elevata dopo i morti ai confini. Prolungata chiusura Cisgiordania. Respinta nave di aiuti per Gaza


ROMA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Betlemme, ha annunciato la decisione del governo italiano di elevare il rango del rappresentante diplomatico dell'Autorità nazionale palestinese in Italia riconoscendogli il titolo di ambasciatore. L'annuncio dopo un colloquio con il presidente palestinese Abu Mazen che ha commentato: «E' un altro regalo che ci fa l'Italia».

È un «gesto che aiuta la pace nella regione mediorientale - dice il rappresentante diplomatico dell'Autorità nazionale palestinese Sabri Ateyeh - Sono felice dell'annuncio del presidente Napolitano che riflette l'appoggio del popolo italiano al processo di pace e al popolo palestinese».

Dopo i gravi incidenti verificatisi ieri ai confini con la Siria e il Libano, per la giornata della Naqba, Israele ha intanto prolungato di 24 ore la chiusura della Cisgiordania. La polizia resta schierata in forze a Gerusalemme est e sulle alture occupate del Golan, dove ieri gruppi di dimostranti provenienti dalla Siria sono riusciti ad abbattere un tratto dei recinti di frontiera e a penetrare nella città drusa di Majdel Shams.


 Scontri alle frontiere di Israele


Il bilancio sarebbe di quattro dimostranti uccisi, e non dieci come affermato da fonti stampa israeliane. Una fonte diplomatica ha invece riferito che sul Golan ci sarebbe stato ieri solo un morto accertato. La maggior parte dei siriani entrati ieri (circa 150) sono stati consegnati alle autorità siriane. Secondo la polizia israeliana alcuni di essi hanno trascorso la notte a Majdel Shams nel tentativo di raggiungere oggi il territorio israeliano. Posti di blocco della polizia ispezionano tutte le automobili in uscita dalla città.

Lo stato di allerta resta elevato anche in Alta Galilea dopo che ieri un migliaio di dimostranti provenienti dal Libano meridionale hanno cercato di superare i reticolati di confine. Secondo la stampa, sono stati respinti sia dal fuoco dell' Esercito libanese sia da quello dell'esercito israeliano. In quegli incidenti, affermano i giornali israeliani, si sono avute «circa dieci vittime», libanesi e palestinesi.

Una nave proveniente dall'Egitto con aiuti per Gaza è stata fermata da spari della marina militare israeliana e costretta ad invertire la rotta. L'episodio si è concluso senza vittime. La nave Finch - ribattezzata Spirito di Rachel Corrie (una volontaria statunitense rimasta uccisa a Gaza nel 2003) - era partita dal Pireo (Grecia) l'11 maggio scorso e poi aveva attraccato al porto egiziano di el-Arish, nel Sinai settentrionale. È stata intercettata quando ha cercato di entrare nelle acque di Gaza. A bordo tubature destinate alla rete fognaria di Gaza.

Lunedì 16 Maggio 2011 - 12:42    Ultimo aggiornamento: 14:11




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