domenica 8 maggio 2011

Il contestatore di Berlusconi

Corriere della sera

 

Cacciato dal PalaSharp

 

Cairo, scontri tra musulmani e cristiani almeno 11 morti, oltre 150 feriti

Benevento, ladri rubano gli orecchini della Madonna

L’America dà la caccia alle arzille «cappellaie matte»

Corriere della sera


In un anno hanno rubato denaro, assegni e carte di credito di acquirenti distratti per mezzo milione di dollari




MILANO - «Mad Hatter», come il personaggio del Cappellaio Matto in Alice nel Paese delle meraviglie. Così la polizia di Detroit, negli Stati Uniti, ha ribattezzato la banda di rapinatrici che ha lasciato le proprie tracce in tutta l’area metropolitana di Detroit e in almeno altre quattro contee. In un anno hanno rubato denaro, assegni e carte di credito di acquirenti distratti per un totale di circa mezzo milione di dollari. Le ladre, ha comunicato la polizia, sono quasi tutte insospettabili signore di mezza età. Il loro modo d’agire è relativamente semplice: in un centro commerciale si mettono accanto alla vittima - prevalentemente donne - poi, quando questa si distrae, le sottraggono il portafogli. Spesso rubano dalle borsette lasciate incustodite nei carrelli della spesa o nei passeggini. La particolarità è che al momento del colpo nascondono il viso con occhiali scuri e grossi cappelli colorati.


CAPPELLI E OCCHIALI - Dopo il furto la banda utilizza gli assegni e le carte di credito delle loro vittime per ritirare il denaro presso le banche o per acquistare merci nei negozi, ha comunicato Luke Riley, del dipartimento di Polizia di Sterling Heights, Territorio del Michigan. «Chi può sospettare che quelle signore con quei grossi cappelli siano delle semplici truffatrici e delle ladre?», ha spiegato l’ufficiale di polizia. Che ha aggiunto: «Per questa ragione sono riuscite a farla franca, a muoversi in tutta tranquillità tra negozianti, rivenditori e banche». Non è ancora chiaro quante siano le componenti della banda organizzata, la polizia è dell'avviso possano essere almeno cinque o sei.

LADRE DI MEZZA ETÀ - «Una di loro sembra avere almeno una settantina d’anni», ha raccontato alle autorità una delle vittime dei furti. I primi crimini risalgono al 2010, l’ultimo è avvenuto la settimana scorsa, scrive The Detroit News. Le fotografie delle telecamere di sorveglianza diffuse dalla polizia evidenziano inoltre che la responsabile del furto non è sempre quella che poi usa gli oggetti rubati per commettere la frode.


Elmar Burchia
08 maggio 2011



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Scozia indipendente, Gb: "Londra non impedirà che ci sia un referendum"

di Redazione


Dopo la vittoria degli indipendentisti scozzesi il Sottosegretario Michael Moore ha escluso ogni ricorso costituzionale in materia e sottolineato che la decisione su ogni vincolo legato al quorum è di competenza dell’elettorato scozzese



Il governo britannico non bloccherà alcun referendum sull’indipendenza della Scozia: lo ha dichiarato il Sottosegretario per gli affari scozzesi, Michael Moore, che ha escluso ogni ricorso costituzionale in materia e sottolineato che la decisione su ogni vincolo legato al quorum è di competenza dell’elettorato scozzese. L’ipotesi di un referendum che revochi l’Act of Union del 1707 è più che probabile, dopo che giovedì lo Scottish National Party (Snp) ha conquistato una vittoria storica nelle elezioni al Parlamento scozzese, ottenendo per la prima volta la maggioranza assoluta dei seggi.

Come riporta il sito della Bbc, l’Snp - che già guidava un governo regionale di minoranza - ha ottenuto 69 deputati su 129 contro i 37 del Labour - peggior risultato degli ultimi ottant’anni - i 15 dei Conservatori e i cinque dei Liberal-Democratici, considerati grandi perdenti dello scrutinio (e non solo in Scozia). L’Snp ha quindi una maggioranza sufficiente per chiedere lo svolgimento di un referendum sull’indipendenza: non a caso il premier conservatore David Cameron si è complimentato con Salmond assicurando di voler «fare campagna per tenere insieme il Regno Unito».

Secondo i nazionalisti scozzesi le risorse petrolifere ed energetiche disponibili consentirebbero di finanziare la spesa pubblica assicurando un tenore di vita simile a quello di altri Paesi nordici quali Svezia o Norvegia; solo la metà delle riserve stimate di greggio del Mare del Nord - sul quale la Scozia per convenzione internazionale ha la giurisdizione al di sopra del 55esimo parallelo - sarebbe infatti stata estratta e il rimanente potrebbe sostenere una popolazione di circa 5 milioni di persone.

Un rapporto del governo britannico risalente al 1975 e che giungeva alle stesse conclusioni venne tenuto segreto per trent’anni e diffuso solo grazie alla Legge sulla Pubblica informazione del 2005; per gli unionisti invece non ci sarebbero abbastanza soldi, il deficit si aggirerebbe far i sei e gli undici miliardi di sterline e la Scozia sarebbe costretta a imporre tasse pesanti che allontanerebbero gli investimenti esteri. Da notare che da un punto di vista culturale e politico cambierebbe sostanzialmente poco: la Scozia ha sempre conservato i propri sistemi giuridici e di istruzione, nonché la religione presbiteriana; inoltre, come accade per altri Paesi del Commonwealth, il monarca britannico rimarrebbe comunque Capo dello Stato (e della Chiesa di Scozia).




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Quando Gianfry diceva: "Campagna elettorale? No, sono super partes"

di Francesco Maria Del Vigo


L'anno scorso non partecipava alla campagna elettorale del Pdl e si giustificava così: "Il presidente della Camera non partecipa alla campagna elettorale". Ma oggi è a Olbia per sostenere il candidato sindaco di Fli...



Correva l'anno 2010. Gianfranco Fini era presidente della Camera e, almeno ufficialmente, cofondatore del Pdl. Il famoso dito del "Che fai? Mi cacci?" era ancora di là da venire. Fini diceva e non diceva ma spargeva veleni qua e là. Si avvicinavano le elezioni regionali e la macchina del Pdl si metteva in moto per raccogliere voti. Ma Gianfranco stava in silenzio, qualcuno diceva che era in attesa alla finestra, altri lo davano già pronto alla porta d'uscita. Senza dubbio in lui già covava l'antiberlusconismo che sarebbe esploso poco tempo dopo, ma con i cronisti che gli chiedevano come mai lasciasse solo il Cavaliere a difendere la loro creatura politica lui amava rispondere così: ''Il presidente della Camera non partecipa mai, in campagna elettorale, a manifestazioni organizzate dai partiti''. Era il 10 marzo del 2010 e Fini annunciava ufficialmente di non avere alcuna intenzione di partecipare alla manifestazione del Pdl organizzata da Silvio Berlusconi il 20 di marzo nella Capitale. Assenza autogiustificata da incarichi istituzionali: tanto di cappello.

Oggi, 8 maggio 2011, a Olbia: "Sono convinto che ad Olbia il presidente del Consiglio qualche sorpresina l’avrà". Poi: "Il Pdl pur di non disturbare la Lega ha progressivamente annacquato la propria identità sulle questioni fondamentali della coesione e dell’orgoglio nazionale". E ancora: "La parola legalità è scomparsa dal vocabolario politico del centrodestra".

Indovinate chi è? Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà, a Olbia per presentare il suo ultimo libro e sostenere la candidatura a sindaco di Ignazio Artizzu di Fli. E questa non è campagna elettorale?






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Dal parco al cortile tutti i divieti per cani Ma almeno le spiagge sono aumetate

Quotidiano.net


E' un proliferare di divieti per gli amici a quattro zampe, dal nord al sud del Paese. Ma passano da 46 a 58 le spiagge accessibili in Italia



Roma, 8 maggio 2011

Vita da cani. Dal condominio al parco pubblico senza dimenticare le spiagge, e’ un proliferare di divieti per gli amici a quattro zampe. E dal nord al sud del Paese, in alcuni casi riguardano anche gli amati gatti. Viaggio tra i divieti del Paese dove la parte del leone la fa sempre Fido: scoraggiato addirittura l’effetto emulazione provocato dall’abbaiare di un singolo cane. E’ stata proprio la Corte di Cassazione a condannare per disturbo della quiete i proprietari di cani che avevano l’abitudine di abbaiare ‘a catena’ tenendo sveglio il quartiere.

Un divieto ancora piu’ rigoroso per i cani che vivono in appartamento: in questo caso - e’ sempre la Cassazione a dirlo - i proprietari devono essere ancora piu’ scrupolosi ad “osservare il regolamento condominiale”. Se possibile, bisogna anche prevenire gli strepiti degli animali domestici. Come? “Limitando le occasioni di disturbo e prevenendo le possibili cause di agitazione ed eccitazione dell’animale, soprattutto nelle ore notturne”.
 

Qualche piccola concessione: le vittime dei rumori - la fonte e’ sempre la Cassazione - “devono sforzarsi di tollerare episodi saltuari di disturbo da parte dei cani” che vivono nel loro palazzo.

A Trapani un proprietario si e’ visto multare dalla Cassazione per non avere dotato il cane di ‘pattine’. Nel Pavese il Comune ha pensato anche di imporre divieti nei confronti dei mici.
Il vade retro e’ soprattutto rivolto alle ‘gattare’ alle quali e’ vietato di dar da mangiare ai “gatti selvatici”.

A Guidonia Montecelio, in provincia di Roma, il Comune ha pensato anche ad un’ ordinanza che dice esattamente dove e’ lecita la “sgambatura dei cani” che, fuori da ogni tecnicismo, significa tra l’altro indicare il posto nel quale i i ‘quattrozampe’ sono liberi di fare i loro bisogni. “E’ severamente vietato - si legge nell’ordinanza del Comune di Guidonia- abbandonare in spazi pubblici le deiezioni solide dei cani; e’ obbligo di ciascun proprietario dotarsi di sacchetto e paletta esibendoli in caso di richiesta da parte degli organi di vigilanza’’.

I cani, si legge nell’ordinanza del Comune di Guidonia, ‘’devono essere tenuti al guinzaglio da persone in grado di controllarli; per i cani potenzialmente pericolosi e’ obbligatorio l’uso della museruola oltre che del guinzaglio; e’ vietato l’ingresso dei cani nei giardini pubblici; la sgambatura dei cani e’ prevista in alcuni spazi appositi come nei parchi di Villalba (Parco Di Nella) e Colleverde (Parco di Via Monte Gran Paradiso)”.

Regole rigide anche al parco dove, se i i quattrozampe non vengono fatti passeggiare nelle apposite aree loro dedicate, corre l’obbligo di tenerli al guinzaglio. E in spiaggia? Almeno sotto questo profilo, l’Ente Nazionale della Protezione Animali (Enpa) annuncia che le spiagge aperte ai cani sono aumentate, passando dalle 46 del 2008 alle 58 di oggi. C’e’ anche una classifica delle regioni piu’ tolleranti e di quelle piu’ inflessibili: la palma della piu’ animalista spetta alla Toscana che mette a disposizione degli animali 15 spiagge. Seguono l’Emilia Romagna con 13 e la Liguria con 11.








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Al Cairo, scontri fra cristiani e musulmani: almeno 9 morti

Corriere della sera

 

Gli assalitori credevano che una donna che voleva convertirsi all'islam fosse tenuta prigioniera nell'edificio

 

AL CAIRO - È di almeno nove morti e un centinaio di feriti il bilancio delle vittime degli scontri fra cristiani e musulmani scoppiati questa notte in un quartiere del Cairo: lo hanno reso noto fonti della sicurezza egiziana, senza fornire ulteriori dettagli. I disordini più gravi sono avvenuti nei pressi di una chiesa copta nel quartiere di Imbaba, attaccata da un gruppo di musulmani: secondo alcune testimonianze gli assalitori credevano che una donna che voleva convertirsi all'islam fosse tenuta prigioniera nell'edificio.

 

 

L'ESERCITO - L'esercito, intervenuto in forze, ha effettuato numerosi arresti, mentre una delle più alte autorità religiose del Paese, il Gran Mufti Ali Gomaa, ha chiesto di «non mettere a rischio la sicurezza del Paese» affermando che i responsabili delle violenze «non possono essere persone veramente religiose, cristiane o musulmane». Il premier egiziano Essam Sharaf ha convocato una riunione di emergenza del governo dopo i violenti scotri interconfessionali che hanno causato almeno nove morti in un quartiere del Cairo: lo ha reso noto la stampa egiziana.

 

Redazione online
08 maggio 2011

Lo strappo di Napolitano, ma il compagno Giorgio prima zittiva il Quirinale

di Gennaro Sangiuliano


Il presidente "interventista" Francesco Cossiga fu aspramente criticato proprio dalle fila della sinistra




Lo si può definire senza alcuna esagerazione come un vero e pro­prio ribaltone storico, sia su un piano giuridico costituzionale che su quello politico. È quello che da qualche anno vede prota­gonista la sinistra italiana che sembra essere diventata «presidenzialista», non certo per vocazione verso questa importante e democratica forma di governo, quanto per il fatto che alla guida del governo c’è Silvio Berlusconi. E quello che avviene negli ultimi tempi è davvero sorprendente per chi ha un po’ di pratica con la storia costituzionale italiana.

In una battutasi può constatare il passaggio dall’antipresidenzialismo dell’era Cossiga, quando la sinistra affermava addirittura la necessità di un Presidente «silente », al quale negare anche il diritto di parola, alla visione «iperinterventista » del ruolo del capo dello Stato. L’assemblea costituente che ha fatto la nostra Costituzione affidò la redazione concreta del progetto alla commissione dei Settantacinque che si articolò in tre sottocommissioni. Di queste la seconda fu dedicata all’organizzazione dello Stato, quindi anche a configurare la posizione del Presidente della Repubblica.

Le funzioni e i poteri del capo dello Stato, sin dalle prime battute, diventarono terreno di un serrato scontro fra i moderati, propensi a riconoscere un ampio ruolo al Presidente, e le sinistre che furono spasmodiche nel voler circoscrivere i poteri presidenziali facendosi paladine di una visione in cui la sua attività fu vista prevalentemente come accessoria e integratrice. I tentativi portati avanti da Aldo Bozzi, Giuseppe Codacci Pisanelli e Vittorio Emanuele Orlando, i tre autorevoli membri della Costituente, favorevoli a una più attiva partecipazione del Presidente al procedimento legislativo, furono non solo respinti ma anche malamente censurati come autoritari.

Con l’aria che tirava Aldo Bozzi fu anche costretto a ritirare un emendamento con il quale si richiedeva la maggioranza qualificata delle camere per la nuova deliberazione di una legge rinviata ad esse dal capo dello Stato. Edgardo Lami Starnuti, esponente del Fronte Popolare, già sindaco di Carrara, espresse con chiarezza il «dubbio sulla convenienza politica di attribuire al capo dello Stato la facoltà di richiedere che le camere procedano ad una nuova deliberazione di una legge già da esse approvata ». Mentre Costantino Mortati chiarì che era «da escludere assolutamente un intervento del capo dello Stato sotto forma di sanzione ».

La posizione più dura circa la necessità di limitare i poteri del Presidente della Repubblica fu quella del comunista Vincenzo La Rocca che, stando al verbale di una delle sedute in cui fu esaminata la questione, «è decisamente contrario alla proposta di attribuire al capo dello Stato la facoltà di richiedere, con messaggio motivato, che le camere procedano ad una nuova deliberazione di una legge già approvata». La dottrina più moderna non ha dubbi, pur accettando una collaborazione fra il capo dello Stato e il Parlamento, «tale collaborazione », come si evince dal Commentario breve alla Costituzione di Bartole e Bin, «non è comunque assimilabile ad una contitolarità della funzione legislativa in Capo al Presidente della Repubblica», (Spagna Musso, Diritto Costituzionale , 1992; Cicconetti, Enciclopedia del Diritto , XXXVII, 1988) anche perché, avverte Galeotti, il Presidente «non può esercitare un vero e proprio diritto di veto».

Nel 1971, l’allora esponente del Pci, Giorgio Napolitano, in un saggio su L'insegnamento di Lenin nella prospettiva del Pci (pag. 17-18, allegato a Critica marxista ) scriveva: «Il nostro impegno è far assumere realmente e pienamente al Parlamento e a tutte le assemblee elettive il ruolo che la Costituzione loro assegna, ad attribuire loro un potere effettivo d’intervento... ». Dunque, l’onorevole Napolitano esprimeva il sentire comune della sinistra, in anni in cui il Pci rivendicava la centralità del Parlamento nella struttura costituzionale italiana. L’ampliamento dei poteri del presidente della Repubblica da oltre un decennio rappresenta uno dei temi più interessanti dell’agenda delle riforme, nella Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema si giunse addirittura a configurare un presidenzialismo alla francese. È lecito teorizzare una Repubblica presidenziale, ma occorrerebbe farlo in un passaggio di revisione costituzionale e soprattutto investendo il corpo elettorale del potere di eleggere direttamente il capo dello Stato. Il rispetto che si deve alle istituzioni impone posizioni coerenti, basate su oggettive valutazioni che non possono essere mutevoli a seconda delle contingenze politiche del momento.



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La suocera di Bin Laden muore dopo la notizia dell'uccisione del genero

Corriere della sera


«Non ha potuto sopportare la cattiva notizia e ha perso conoscenza dopo l'annuncio dell'uccisione di Osama»



DUBAI - La madre della prima moglie di Osama bin Laden è morta in Siria in seguito ad un ictus che, secondo il quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat, l'ha colpita alla notizia della morte del genero.

L'ICTUS - Nabila al-Ghanem «non ha potuto sopportare la cattiva notizia e ha perso conoscenza - scrive il giornale - dopo l'annuncio della morte del fondatore di Al Qaeda. La signora, 70 anni, è stata portata in un ospedale di Lattakia dove poi è deceduta per un ictus. Bin Laden e la figlia di Nabila, Najwa, si erano sposati quando lui aveva 17 anni. La coppia ha avuto 11 figli, secondo il quotidiano. La prima moglie dello sceicco del terrore ha lasciato l'Afghanistan qualche giorno prima dell'11 settembre e da allora vive in Siria. (fonte: Ansa-Afp)


08 maggio 2011





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Berlinguer: dal Tg1 accuse con denunce anonime

Corriere della sera


Il «Libro Bianca» gira in Rai. La giornalista: «Il testo si qualifica da solo, tanto è zeppo di accuse maleodoranti»



ROMA - «Vengo a sapere che un documento anonimo raccattato da un giornalista del Tg1, viene inviato a un indirizzario di dirigenti, delegati sindacali della Rai e operatori dell'informazione. Il testo si qualifica da solo, tanto è zeppo di accuse maleodoranti nei miei confronti costruite su informazioni totalmente false, scambi di persona e attacchi infamanti a me e alla mia direzione». Annuncia querele il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer, per un documento girato in mattinata in un'ampia mailing list di giornalisti e sindacalisti Rai. «Un'iniziativa individuale» di Stefano Campagna, della redazione del Tg1, componente dell'esecutivo Usigrai nella corrente L'alternativa, sostiene Carlo Verna che dell'Usigrai è il segretario.

Il documento, intitolato «Libro Bianca - La zarina fa ma non si dice», viene presentato come un insieme di comunicazioni ricevute da colleghi che vogliono restare anonimi. Si sofferma sulla gestione di Bianca Berlinguer, ritenuta accentratrice, al punto di meritare l'appellativo di «direttorissima». E stila un elenco di accuse in quindici punti. Dalla sua conduzione di Linea Notte, unico direttore di testata ad avere un programma di approfondimento. Allo spazio concesso a copertura di determinati eventi politici. A presunti casi di censura. A battibecchi fuori onda con i politici. Via via alle sfuriate contro i colleghi, con urla in corridoio. Ai demansionamenti. Nel cahier de doléances si riporta l'eco di malumori interni. Quello che il comitato di redazione del Tg3 ci tiene a definire come «normale dialettica sindacale». Casi di redattori o inviati che sarebbero stati messi da parte. Colleghi delle sedi regionali che lamentano di non trovare abbastanza spazio. Corrispondenti scontenti.

Il tentativo è ricreare un Libro Bianco analogo a quello presentato contro il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che ora fa spallucce: «Sapeste quanti ne circolano nei miei confronti». Ma alla par condicio dei veleni la Berlinguer non ci sta. E fa notare che «mai nella storia di questa azienda nella quale lavoro da più di vent'anni era capitato di assistere ad una tale degenerazione interna del clima tanto più tra chi ha la responsabilità di direzione».
Piovono attestati di solidarietà. Carlo Verna ricorda che «il Libro Bianco su Minzolini, ancora in attesa di risposte da parte dell'azienda, è stata un'iniziativa del cdr, all'epoca in carica al Tg1, (che si è esposto col proprio Direttore), condivisa da Usigrai e Fnsi». Il segretario Fnsi Franco Siddi, concorda nel definirle accuse «maleodoranti». E il Pd Matteo Orfini fa notare come il ritorno dell'«uso di attività di dossieraggio alimentata da anonime bufale si stia diffondendo».


Virginia Piccolillo
08 maggio 2011




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Affari rossi, ecco tutti i bonifici che inguaiano l'uomo di D'Alema

di Redazione


Il rapporto della Guardia di finanza sul business di Morichini trova i primi riscontri alle parole dell’imprenditore che accusa il Pd Chi lavorava con lui si aggiudicava appalti milionari nelle amministrazioni "rosse". Trovati bonifici "per operazioni inesistenti"



di Gian Marco Chiocci
e Patricia Tagliaferri

Spuntano bonifici e fat­ture «per operazioni inesi­stenti ». E poi una sfilza di ap­palti anche di una certa rile­vanza con pubbliche ammini­strazioni vinti dalle società in affari con la Soluzioni di Busi­ness srl di Vincenzo Morichi­ni, amico e comproprietario della barca a vela di Massimo D’Alema. Le parole del manager Pio Piccini - che ha raccontato ai pm romani il sistema con cui Morichini introduceva negli ambienti giusti, spendendo il nome dell’ex premier Ds, gli imprenditori che stipulavano con lui contratti di consulen­za - sono state in parte riscon­trate nei primi accertamenti del nucleo «Valutario» della Gdf. A gara vinta, sospetta il pm Paolo Ielo che indaga con il collega Giuseppe Cascini, a Morichini sarebbe spettata una percentuale del 5 per cen­t­o sull’affare da spartire con la dalemiana Fondazione Italia­nieuropei e con il Pd.
«Emer­gono bonifici ripetuti nel tem­po - scrivono gli investigatori nel rapporto consegnato al pm Ielo-giustificati dall’emis­sione di fatture a favore di SdB e la stipula di ap­palti, anche per im­porti rilevanti, con pubbliche ammi­nistrazioni da par­t­e dei clienti di que­st’ultima ». Ma qua­li erano i­clienti del­la Soluzioni di Busi­ness ? La Finanza dedica un capitolo a parte, elencando le movimentazio­ni finanziarie di ciascuno a favore della società di Mo­richini con la vaga causale «saldo fat­ture ». C’è la Electron Italia srl , che realizza solu­zioni tecniche per la protezione delle informazioni e del­le transazioni aziendali, dal 2003 una con­trollata di Finmeccanica, di cui è socia anche la Elsag Data­mat e quel Francesco Subbio­ni, ex dirigente della divisione Servizi di Elsag, il cui nome è finito di striscio nell’inchiesta trapanese (appalti legati alla manifestazione Louis Vuit­ton Cup) e più concretamen­te nell’indagine napoletana sulle gare per la sicurezza in caserme e nella cosiddetta «cittadella della polizia» do­v’è stato indagato e dove è fini­to al centro di una spy story per la gestione illegale dei suoi dati da parte di un funzio­nario della Dia.
Tra gli appalti che la Electron Italia si è aggiudicata nel 2008 e nel 2009 la Finanza si sofferma su quello da quasi 8 milioni di euro con l’Autori­tà portuale di Napoli e su un altro con l’Autorità portuale di Olbia e Golfo Aranci da qua­si due milioni. Rispetto al pri­mo gli inquirenti notano la coincidenza che proprio nel 2008 la Fondazione di D’Ale­ma sbarca a Napoli e nel suo comitato scientifico piazza Francesco Nerli, diessino e da­lemiano doc, al vertice del­l’autorità portuale. E sempre Nerli poco dopo finirà sotto in­chiesta per concussione con l’accusa di aver fatto versare ad alcuni imprenditori «con­tributi volontari »dai 5 ai 25mi­la euro per­pagare le cene elet­torali di Bassolino e dell’attua­le presidente del Copasir. Di seguito le Fiamme gialle anno­tano date e importi dei corri­spondenti bonifici alla Sdb
«Erogazioni per operazioni inesistenti», sottolineano ri­petutamente. Come quelle re­l­ative ai bonifici per 20mila eu­ro emessi dalla Cler Coop La­voratori Elettrici romani , so­cietà che ha per oggetto la pro­gettazione e la costruzione di impianti elettrici ed elettroni­ci. Il riferimento alla Cler Co­op e all’accaparramento di dieci appalti dal 2008 al 2010 per un totale di cinque milio­n­i di euro della municipalizza­ta romana Acea (che nella ca­pitale gestisce l’erogazione di elettricità e acqua per 3 miliar­di di ricavi e 200 milioni di uti­li) ha riacceso l’interesse dei baschi verdi a seguito di alcu­ni riscontri incrociati collega­ti a un nome sul quale a mag­gio 2009 litigarono come mat­ti dalemiani e veltroniani per la poltrona del Cda di Acea: Andrea Peruzy.
Chi era/è co­stui? Direttore e tesoriere del­la Fondazione di D’Alema, già presente in numerosi e im­portanti consigli di ammini­strazione ( Poligrafico dello Stato , Crédit Agricole , Astrim ) nonché di Alenia-Aeronauti­ca , partecipata del colosso Finmeccanica cointeressato ­insieme alla SdB del braccio destro di Baffino e alla Omega dell’imprenditore Piccini - a mettere le mani sull’appalto a trattativa segreta del ministe­ro della Giustizia per la gestio­ne unica delle intercettazioni delle ventinove procure italia­ne. Quarantaduemila euro, in­vece, è l’importo complessivo bonificato alla società di Mori­chini dalla Costruzioni gene­rali, che nel giugno del 2010 si è aggiudicata un appalto di ol­tre 300mila euro con la Dire­zione del Genio militare per la Marina e nel dicembre suc­cessivo un altro del valore di 3 milioni e 300mila euro con l’Azienda ospedaliera Monal­di.
Diciottomila euro a saldo di tre fatture che gli investiga­t­ori ritengono relative ad ope­razioni mai effettuate è l’im­porto pagato a Sdb dalla The­mis srl di Piccini, che nel lu­glio del 2010 mise le mani su un appalto da oltre 14milioni di euro con l’azienda ospeda­liera S. Antonio Abate di Galla­rate. Indagini sono ancora in corso per accertare la natura dei due versamenti da 15mila euro elargiti dall’imprendito­re ternano attraverso le socie­tà Omega e Temis alla Fonda­zione di D’Alema, come lui stesso ha fatto mettere a verba­le durante l­’interrogatorio del­lo scorso 15 settembre. «Si trat­ta di finanziamenti regolar­mente annotati in bilancio», precisa oggi Piccini che però non smentisce gli incontri con D’Alema, pur negando che fossero «di natura impren­ditoriale o illecita». Il gruppo Finmeccanica si è detto estra­neo alla vicenda. Così come la Fondazione Italianieuropei che attraverso Peruzy parla di false dichiarazioni dell’im­prenditore Piccini e di lecita ricezione dei contributi priva­ti «che sono volti a rendere possibile lo svolgimento delle nostre attività sociali». Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, gli va a ruota: «Siamo tran­quillissimi, è una bolla sul nul­la ».


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