mercoledì 4 maggio 2011

Bin Laden e un nuovo virus che colpisce via Facebook

Corriere della sera


Scritto da: Federico Cella alle 18:06 del 04/05/2011

Il video e le immagini dell'uccisione di Bin Laden: al momento sono i contenuti più desiderati dal popolo del Web, e non solo s'intende. Dunque la trappola migliore per chi vuole diffondere nuovi virus informatici e cercare di fare un po' di "clickjacking" finalizzato al furto di dati sensibili. Ecco quindi che le bacheche di Facebook di tutto il mondo 
anche la vostra, probabilmente - si stanno riempiendo di messaggi di condivisione di un link che recita "Il video dell'esecuzione di Bin Laden" con un sommario che rafforza la voglia di cliccare: "Guarda cosa fanno questi soldati a Osama". Ovviamente, ma lo diciamo chiaramente, il link non è da cliccare perché è un modo assai elaborato per inoculare un virus nel vostro pc.


Come spiega bene il blog di Catepol - che cita come fonte Mashable, ottimo condensato di tutto quanto fa malware legato all'esecuzione del ricercato n. 1 -, bisogna invece segnalare il messaggio come spam. Perché se invece si entra nella pagina in questione - non  cliccate, ho messo il link per completezza - ci si trova di fronte a un codice da incollare nella barra del proprio browser. Azione anche questa da non compiere, altrimenti il link viene inviato a tutti i propri contatti e si diventa fan di quella pagina. E il malware diventa ancora più virale.



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Obama ha deciso: le immagini di Bin Laden morto non saranno pubblicate

Corriere della sera

 

L'ordine del presidente americano. Pareri discordanti tra i parlamentari Usa che le hanno viste

 

MILANO - Barack Obama ha deciso: le immagini del cadavere di Osama Bin Laden non saranno diffuse. Il presidente Usa lo ha detto alla trasmissione della Cbs 60 Minutes che andrà in onda domenica. Alcuni parlamentari statunitensi hanno avuto la possibilità di vedere le foto del corpo di Osama. Il presidente della Commissione servizi segreti del Senato, il repubblicano Mike Ross, ha ammesso di aver potuto vedere le foto e di non auspicarne la pubblicazione, dicendosi preoccupato per la sicurezza dei militari statunitensi in missione all'estero. «Osama non è un trofeo, è morto: concentriamoci piuttosto sulla missione fino a che Al Qaeda non sarà eliminata», ha detto Ross. Un altro rappresentante repubblicano, Saxby Chambliss, ha confidato di aver visto alcune foto scattate dopo il raid: «Mostrano quel che ci si può aspettare di qualcuno che è stato colpito da un proiettile alla testa, non è niente di bello da vedere» ha concluso, ritenendone invece opportuna la diffusione: «Un giorno o l'altro verranno pubblicate, la questione è sapere se lo dovremo fare noi secondo le nostre regole o lasciare che sia qualcun altro a farlo». La senatrice repubblicana Kelly Ayotte è invece favorevole alla pubblicazione. «Bin Laden è una figura conosciuta e dalla foto si capisce che è lui. Nessuno vuole vedere foto che disturbano, ma credo anche che sia importante finirla con la teoria del complotto».

FOTO DURE - In precedenza si era diffusa la notizia che almeno un'immagine sarebbe stata pubblicata. «Le foto sono troppo cruente ma una sarà pubblicata, anche se non si sa quando», aveva detto il capo della Cia che temeva la propaganda anti-americana e un'ondata di violenze. Bin Laden «non era armato» nel momento in cui è stato ucciso dalle forze speciali Usa, ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca Jay Carney in una conferenza stampa, in cui ha anche definito «raccapriccianti» e «potenzialmente incendiarie» le foto in possesso del governo. «Ci sono sensibilità in gioco. Stiamo valutando la necessità» di rendere pubbliche le fotografie.

 

 

LA SERIE DI FOTO - Sarebbero tre i gruppi di foto dell'assalto e del cadavere. Una prima serie è del cadavere in un hangar di una base aerea in Afghanistan, nel quale il capo di Al Qaeda sarebbe ben riconoscibile anche se l'immagine è impressionante per via di una ferita aperta nella testa, sopra gli occhi. La seconda serie di scatti è relativa alla sepoltura in mare sulla portaerei Carl Vinson, prima e dopo l'avvolgimento del cadavere in un sudario. Il terzo gruppo di foto è successivo all'assalto stesso, con immagini del figlio morto e degli altri due uomini uccisi, più altre scene dell'interno del complesso di edifici.

LA NUOVA FOTO FALSA - Circola poi da martedì sulla rete una foto falsa del cadavere. Si tratta di un'immagine a raggi infrarossi rilanciata nell'edizione inglese di Twitter dagli hacker di Anonymous. Il presunto leader di Al Qaeda giace a terra con una ferita sopra l'occhio destro. Il corpo sembra sorretto da un soldato Usa. Vari blogger in rete hanno mostrato che si trattatava di un fotomontaggio.

ATTENTI ALLE MAIL CON OGGETTO VIDEO BIN LADEN - L'Fbi ha intanto allertato gli utenti della rete per mail che propongono foto o video di Bin Laden ucciso: «Potrebbero contenere virus in grado di rubare dati personali o infattere il computer». Secondo l'Fbi questo tipo di mail potrebbero arrivare anche da indirizzi di amici o familiari ignari. Il Bureau of Investigation fa anche sapere di modificare i livelli di privacy dei propri profili sui social network per rendere più difficile poter postare materiale sugli account.

 

Redazione online
03 maggio 2011(ultima modifica: 04 maggio 2011)

4 maggio, 62 anni dopo Onore al Grande Torino scomparso a Superga

Quotidiano.net


Il 4 maggio 1949,  il Fiat G.212 dell’ALI si schiantò contro il muraglione della Basilica torinese: scamparono alla strage il terzino Tomà (infortunato) e il secondo portiere Gandolfi. Quella era la squadra più forte del mondo. Cerimonie e commemorazioni a Torino


Torino, 4 maggio 2011


La più grande tragedia che abbia colpito il calcio italiano avviene poco dopo le 17 del 4 maggio 1949 quando l’aereo che trasporta i giocatori del grande Torino di ritorno da una partita a Lisbona si schianta contro la collina di Superga.

Scompare l’intera squadra con campioni del calibro di Mazzola, Loik, Gabetto, Ossola. Tutto questo accadde 62 anni fa. Oggi, alla Basilica di Superga, si terrà alle 17 la messa solenne in ricordo di tutte le vittime. Intanto durante tutta la giornata sono tantissime le persone che rendono omaggio alla lapide commemorativa sulla collina appena fuori Torino.

LA STORIA

Come si ricorderà, il Fiat G.212 dell’ALI (sigla I-ELCE), con 31 persone a bordo, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, di ritorno da Lisbona per un'amichevole con il Benfica. La sciagura costò la vita all’intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi tra ‘42-‘43 e ‘48-‘49.

Nell’incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l’equipaggio e tre firme del giornalismo sportivo italiano: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo) e Luigi Cavallero (La Stampa). Fu l’ex CT della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale, a riconoscere le salme.

Lo spezzino Sauro Tomà, infortunato al menisco, non prese parte alla trasferta portoghese. Non presero quel volo neanche il portiere di riserva Renato Gandolfi (gli fu preferito il terzo portiere Dino Ballarin, fratello del terzino Aldo, che intercesse per lui), il radiocronista Nicolò Carosio (bloccato dalla cresima del figlio) e l'ex C.T. della Nazionale nonché giornalista Vittorio Pozzo (il Torino preferì assegnare il posto a Cavallero).

Questi i nomi delle vittime, ricordati in Aula dallo stesso Cavallotto.

La squadra: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Julius Schube. I dirigenti: Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti. Gli allenatori: Egri Erbstein, Leslie Lievesley, Osvaldo Cortina. L’equipaggio: Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Cesare Biancardi, Antonio Pangrazi.






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La Cnn: ''Osama aveva la testa squarciata'' L'erede Al Zawahiri è già nel mirino americano Usa, in 57 milioni davanti alla tv per Obama

Quotidiano.net


Il direttore della Cia ha detto che una foto sarà diffusa, ma da Washington arriva un contrordine: "Valutiamo". Nel web uscita una seconda immagine falsa. Identificata la moglie di Osama ferita nel raid: era la preferita

New York, 4 maggio 2011



Leon Panetta, direttore della Cia, ha detto all'emittente americana Nbc che una foto del corpo di Bin Laden "alla fine" sarà resa pubblica, ma la Casa Bianca frena, ribadendo che al riguardo non è ancora stata presa una decisione definitiva.

‘’Vi sono discussioni all’interno del governo su ciò che sia meglio fare al riguardo, ma non credo che ci sia alcun contrasto sul fatto che alla fine una fotografia venga resa pubblica" aveva detto Panetta in un’intervista rilasciata in mattinata, e diffusa dalla Nbc in serata.

Successivamente all’intervista di Panetta la Casa Bianca aveva comunque ribadito che sulla pubblicazione o meno delle foto del cadavere di Bina Laden "è in corso una valutazione" e una decisione non è ancora stata presa.

Intanto la Cnn ha riferito che il cadavere di Osama "aveva la testa squarciata".

PANETTA: NE' IO, NE' IL PRESIDENTE ABBIAMO VISTO L'UCCISIONE - Né il presidente Usa, Barack Obama, né il capo della Cia, Leon Panetta, hanno visto l’uccisione in diretta di Osama Bin Laden. A rivelarlo alla Pbs Newshour è stato il capo degli uomini di Langley. "Quando il commando è entrato nel compound, c’è stato un periodo di 20 o 25 minuti in cui non sapevamo cosa stesse succedendo”, ha spiegato Panetta. Alla fine, ha aggiunto, l’ammiraglio William McRaven (comandante delle operazioni speciali, che si trovava in Afghanistan e seguiva via video il blitz), e’ riapparso nello schermo e “ha detto che Geronimo era stato preso”.

Barack Obama seguiva la missione dalla situation room della Casa Bianca, insieme al vice Joe Biden e Hillary Clinton, mentre Panetta era in videoconferenza da Langley. Le foto diffuse dalla Casa Bianca hanno immortalato il presidente mentre - il volto pietrificato dalla tensione - sedeva insieme agli altri presenti. In realta’, pero’, non e’ chiaro se stessero guardando immagini in tempo reale o in differita oppure ricevessero solo un resoconto informativo sull’operazione. Alla domanda del giornalista della Pbs se Bin Laden avesse detto qualcosa prima di morire, Panetta ha risposto cosi’: “francamente, non credo che abbia avuto tempo per dire nulla”.

SE OSAMA SI FOSSE ARRESO LO AVREBBERO CATTURATO - Se Osama Bin Laden “si fosse arreso” e fosse apparso “non minaccioso”, i Navy Seals “lo avrebbero catturato”. Ma il commando “era autorizzato ad uccidere”. Cosi’ il capo della Cia, Leon Panetta, ha precisato i termini del blitz contro lo Sceicco del Terrore. In un’intervista alla Pbs Newshour, il capo degli uomini di Langley ha escluso che tra Bin Laden e gli incursori vi sia stato uno scambio verbale. “Che io sappia, non vi e’ stato alcun tipo di comunicazione”, ha detto, pur aggiungendo che si stanno ancora ascoltando gli incursori che hanno preso parte al blitz. La Casa Bianca ha fatto sapere che Osama ha opposto resistenza, pur non sparando.

La ricostruzione dei suoi ultimi momenti, lasciata trapelare dagli Usa, contrasta con quanto riferito da una figlia del superterrorista, la quale - avendo assistito alla scena, a quanto pare - ha affermato che il padre e’ stato catturato vivo e poi assassinato. Panetta ha precisato che sono stati 25 gli uomini scesi a terra che hanno partecipato al blitz. Si trattava, ha spiegato, di un’operazione cosiddetta “titolo 50”, di tipo coperto e autorizzata direttamente dal capo della Casa Bianca. Smentite, invece, le notizie diffuse nelle prime ore secondo cui Obama e gli altri vertici dell’Amministrazione avessero seguito in diretta l’uccisione dello Sceicco del terrore. Panetta ha spiegato che ne’ lui ne’ Obama hanno assistito alla scena, precisando che, dal momento in cui il commando ha fatto irruzione nella villa, vi e’ stato un ‘buco’ di 20-25 minuti in cui non “non sapevamo cosa stesse accadendo”.

LA FIGLIA: PRESO VIVO POI UCCISO"-  La figlia di Osama bin Laden ha raccontato che il padre e’ stato catturato vivo dai soldati statunitensi e poi assassinato: lo riferisce la tv pan-araba Al-Arabiya, citando una fonte della sicurezza pachistana. Secondo la fonte, identificata come un alto responsabile della sicurezza, i soldati del Seals Team Six hanno catturato Bin Laden nei primi momenti dell’assalto alla villa-fortezza di Abbottabad. La figlia ha raccontato che Bin Laden non e’ stato ucciso dentro la casa, ma e’ stato arrestato e poi ucciso dal team americano.

IDENTIFICATA LA MOGLIE DI BIN LADEN FERITA - E’ stata identificata la moglie di Osama Bin Laden ferita nel raid ad Abbottabad. Amal Ahmed Abdul Fatah e’ stata identificata dalle autorita’ statunitensi grazie a un passaporto yemenita, ha detto una tv pakistana, trovato nella villa-fortezza. La giovane, probabilmente la favorita del principe del terrore, ha 29 anni e gli era stata data in moglie come dono da una famiglia tribale quando era solo un’adolescente. Secondo la ABC, Amal, Bin Laden e i loro tre figli, una femmina e due maschi, vivevano al secondo e terzo piano della principale struttura nel compound: Bin Laden probabilmente si sentiva sicuro a sufficienza per tenere la sua famiglia con se’. Domenica, quando i Seals della Us Navy hanno fatto irruzione nella villa , Amal Ahmed era in camera da letto con Bin Laden e ha reagito con veemenza. “Si e’ lanciata addosso a uno degli assalitori americani ed e’ stata colpita a una gamba, ma non ferita. Una donna al primo piano e’ stata invece uccisa nel fuoco incrociato”, ha ricostruito il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, nel briefing tenuto martedi’ sera a Washington.

Osama Bin Laden aveva divorziato da una prima moglie mentre altre tre si erano trasferite in Siria. Secondo Steve Coll, autore del libro “The Bin Ladens”, lo ‘sceicco del terrore’ si era sposato una prima volta molto giovane, con una cugina in Siria; piu’ tardi con una coppia di donne saudite che avevano anche studiato
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LA SECONDA DONNA CATTURATA POTREBBE ESSERE IL MEDICO - La seconda donna catturata dalle forze di sicurezza pakistane nel raid nella villa-fortezza di Abbottabad potrebbe essere il medico personale di Osama Bin Laden. Lo sostiene al-Arabiya, che ha sentito una fonte della sicurezza pakistana.
L’emittente panaraba ha raccontato che l’intera famiglia e’ stata portata a Rawalpindi, vicino Islamabad. Secondo la fonte, la moglie di Bin Laden, che quando i soldati americani hanno fatto irruzione si e’ scagliata contro di loro, potrebbe esser stata ferita alla gamba o a una spalla (la Casa Bianca martedi’ sera aveva detto che era ferita a una gamba). Secodo la fonte, i bimbi catturati sono tutti figli di Bin Laden. Insieme alla moglie e ai ragazzini, e’ stata catturata anche una donna yemenita, forse il medico di famiglia (era noto che Bin Laden fosse affetto da insufficienza renale).

I FAMIGLIARI CATTURATI A RAWALPINDI - I familiari di Osama Bin Laden catturati dopo il raid degli americani nella villa-bunker di Abbottabad si trovano adesso a Rawalpindi. Lo riferisce al-Arabiya che ha parlato con una fonte della sicurezza pakistana.

Secondo la fonte, quando gli americani hanno abbandonato la residenza, le forze di sicurezza pachistane hanno recuperato a terra quattro cadaveri uccisi da colpi d’arma da fuoco e arrestato due donne e sei bambini, tra i due e i dodici anni.

Tra questi, una ragazzina di 12 anni che ha raccontato agli inquirenti che il padre e’ stato catturato vivo e poi assassinato; secondo la bimba, Bin Laden e’ stato ucciso dinanzi agli occhi dei famigliari.

ARRESTATO IL PROPRIETARIO DEL TERRENO - E’ stato arrestato l’uomo che acquisto’ il terreno ad Abbottabad, in Pakistan, dove venne costruita la villa-fortezza in cui viveva Osama Bin Laden. A riferirlo e’ Sky News, che tuttavia non fornisce l’identita’ dell’individuo.

BUSH DECLINA L'INVITO DI OBAMA A GROUND ZERO - L’ex presidente Usa, George W. Bush, ha declinato l’invito del suo successore, Barack Obama, a partecipare all’evento organizzato a Ground Zero, giovedi’, dopo il raid delle forze speciali Usa che hanno ucciso Osama Bin Laden. “Ha apprezzato l’invito, ma ha deciso che nel dopo-presidenza vuole rimanere lontano dai riflettori”, ha segnalato un suo portavoce. A Ground Zero, la zona di New York tragica testimonianza del crollo del World Trade Center a New York, Obama incontrera’ le famiglie delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle.

IL FIGLIO DI OSAMA UCCISO E' KHALID E NON HAMZA - E’ Khalid e non Hamza il figlio di Osama bin Laden rimasto ucciso insieme al padre nel blitz compiuto nella notte tra domenica e lunedì dalle forze speciali Usa in Pakistan. E’ stata la stessa Casa Bianca a rettificare l’informazione circolata ieri sulla morte del più giovane dei figli del leader di al Qaida e suo presunto successore alla guida dell’organizzazione.

Secondo quanto scrive oggi il Daily Mail, il corpo senza vita di Khalid, 20 anni, sarebbe stato portato via dal compound di Abbottabad dagli americani, ma non è chiaro cosa ne sarebbe stato fatto. Il leader di al Qaida, 53 anni, aveva cinque mogli e tra i 12 e i 26 figli, precisa oggi il quotidiano Guardian. Al momento della sua morte aveva al suo fianco la moglie più giovane, la yemenita Amal Al Sadah, 27 anni, rimasta ferita a una gamba. Dalla donna, Bin Laden ha avuto una figlia e due figli, nati nel 2002 e nel 2003. Nel compound di Abbottabad c’erano nove bambini di età compresa tra i due e 12 anni, tutti posti oggi sotto custodia delle autorità pachistane. Tra questi anche la figlia Safia, 12 anni, che avrebbe aiutato le forze speciali Usa a identificare il padre.

Il resto della famiglia di Osama bin Laden, tra cui la prima moglie, vive tra Siria, Iran, Europa e Arabia Saudita. Almeno sei figli del leader di al Qaida si rifugiarono in Iran dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, per poi trasferirsi in Pakistan ed Afghanistan. Al momento si ignora invece il luogo in cui avrebbe trovato rifugio Hamza, 20 anni, il figlio considerato il più stretto confidente di Osama, apparso in un video di propaganda di al Qaida già nel 2001, quando aveva solo 10 anni.

IL SUCCESSORE DI OSAMA SARA' IL NEMICO NUMERO UNO DEGLI USA - Il successore di Osama bin Laden alla guida di al Qaeda diventerà il nuovo nemico numero uno degli Stati Uniti. E’ quanto ha dichiarato in un’intervista alla Cbs, il capo della Cia, Leon Panetta, aggiungendo che molto probabilmente sarà il medico egiziano Ayman al Zawahiri, braccio destro di bin Laden, a prenderne il posto, ma forse non così rapidamente, dovendosi preoccupare prima della sua incolumità.

Al Zawahiri “sta arrivando molto velocemente in cima alla lista” dei nemici degli Stati Uniti, ha detto Panetta, ma “dal momento che sono impegnati a decidere chi dovrà sostituire bin Laden, penso che avremo l’opportunità di continuare a colpirli mentre sono in confusione e discutono”.

“Ma posso garantire - ha quindi sottolineato il capo della Cia - che chiunque prenda quel posto sarà il numero uno della nostra lista”.

Nell’intervista, Panetta ha anche affrontato il tema dei rapporti “molto complicati e difficili” con il Pakistan, precisando però che l’amministrazione Usa “non ha informazioni di intelligence che dimostrano che il Pakistan sapesse dove si trovava bin Laden, o che quel compound fosse il luogo dove si nascondeva”. Il leader di al Qaeda è stato ucciso nella notte tra domenica e lunedì in un compound ad Abbottabad, in Pakistan.

TV PACHISTANA: VERTICE DI AL QAEDA PER SUCCESSORE - La televisione pachistana Dawn ha riferito oggi di “un insolito vertice tra i leader di al Qaeda in corso in un luogo sconosciuto” per designare il successore di Osama bin Laden alla guida dell’organizzazione. Il nome del prossimo capo di al Qaeda dovrebbe essere annunciato in giornata, riferisce l’emittente citata dalla Bbc.
Poche ore dopo la morte di Bin Laden, alcune fonti di al Qaeda avevano riferito ad Asia Times che il comando dell’organizzazione sarebbe stato assunto nell’immediato dalla shura (consiglio), in attesa di nominare il nuovo leader. Il quotidiano ricordava quindi come già negli ultimi anni Bin Laden fosse più un’icona del movimento terroristico che un capo effettivo, dal momento che le strategie organizzative erano già in mano al suo vice, l’egiziano Ayman al Zawahiri, visto da molti come suo probabile successore.

PREMIER PACHISTANO: AIUTATECI CONTRO IL TERRORISMO - Il premier pakistano, Youssuf Raza Gilani, ha chiesto l’aiuto del mondo nella lotta “al terrorismo e all’estremismo” dopo l’uccisione del leader di al-Qaeda, Osama bin Laden. “La sicurezza e la lotta contro l’estremismo e il terrorismo non sono il lavoro di un solo Paese”, ha detto Gilani ai giornalisti, incontrando a Parigi un gruppo di imprenditori francesi. “Abbiamo bisogno del sostegno di tutto il mondo: stiamo combattendo e pagando un prezzo pesante per combattere il terrorismo e l’estremismo, ma la battaglia non e’ solo per il Pakistan, ma per la pace, la prosperita’ e il progresso del mondo intero”.

PAKISTAN: INQUIETANTE CHE USA NON SI FIDINO DI NOI
- Il Pakistan fa notare che e’ “inquietante” che gli Usa non si fidino di Islamabad: il ministro degli Esteri pakistano, Salman Bashir, ha cosi’ replicato al capo della Cia, Leon Panetta, secondo cui gli Usa non hanno avvertito Islamabad del raid nella villa-fortezza di Abbottabad per timore che i pakistani informassero proprio Osama Bin Laden. Intervistato dalla Bbc, Bashir ha detto che il punto di vista americano e’ “inquietante” e ha ribadito che il suo Paese ha avuto un “ruolo fondamentale” nella lotta contro il terrorismo. “In gran parte degli eventi che sono accaduti in termini di anti-terrorismo il Pakistan ha giocato un ruolo fondamentale, e dunque e’ inquietante sentire affermazioni del genere”. Bashir ha aggiunto che l’Isi, i servizi segreti pakistani, avevano identificato come “sospetto” il compound di Abbottabad gia’ due anni fa, ma ha riconosciuto che e’ stata la Cia a scoprire che appartenesse al leader di al-Qaeda.

GENERALE PACHISTANO AMMETTE: SENZA COMPLICITÀ IMPOSSIBILE NASCONDERSI - Il vicino di casa di Osama bin Laden nella città pachistana di Abbottabad era un alto ufficiale dell’esercito pachistano. E’ quanto scrive oggi il Telegraph, rilanciando il sospetto di possibili complicità locali con il leader di al Qaeda, ucciso nella notte tra domenica e lunedì in un blitz delle forze speciali Usa. Un generale in pensione, Talat Masood, ha ammesso che “ci devono essere state complicità a qualche livello, altrimenti sarebbe stato impossibile” per il leader di al Qaida vivere indisturbato nella città situata a circa 60 chilometri da Islamabad. “La gente in Pakistan conosce il proprio vicino di casa - ha aggiunto - qualcuno deve essere entrato e uscito. Sono sconcertato e mi vergogno”.

RECORD D'ASCOLTO PER OBAMA IN TV - Sono stati 57 milioni gli americani che hanno seguito in tv il discorso con cui Barack Obama ha annunciato la morte di Osama Bin Laden. Si tratta del record di audience per il presidente americano che aveva segnato il suo massimo personale nel gennaio del 2009 quando 52 milioni di persone seguirono il suo primo discorso sullo Stato dell'Unione al Congresso. Ma il dato registrato la notte scorsa e' ben lontano dagli 82 milioni di telespettatori che seguirono il discorso pronunciato da George W. Bush subito dopo gli attacchi dell'11 settembre. Ed e' sempre inferiore ai 68 milioni di
americani che nel 1998 seguirono in tv la confessione dell'allora presidente Bill Clinton che ammise di aver avuto una relazione con Monica Lewinsky.

LA FRANCIA TEME RAPPRESAGLIE - la Francia teme di essere teatro di rappresaglie per l’uccisione di Osama Bin Laden. Lo ha detto il ministro dell’Interno francese, Claude Gueant. “Le minacce sono per tutti”, ha affermato intervistato dall’emittente RTL “ed effettivamente possiamo temere che la Francia sia oggetto, come gli Stati Uniti e altri Paesi alleati, di rappresaglie e di una volonta’ di vendetta”. Per questo, il titolare dell’Interno ha dato ordine di rafforzare le misure di sicurezza tanto sul territorio nazionale che “per proteggere gli interessi francesi e i connazionali all’estero”. Gueant si e’ detto preoccupato in particolare per l’area del deserto del Sahel, dove quattro cittadini francesi sono in mano ad Al Qaeda nel Maghreb islamico.

IRAN, DUBBI SULLA MORTE DI BIN LADEN - Il ministro della difesa iraniana, Ahmad Vahidi, ha messo in dubbio la morte di Osama Bin laden. Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficiale Irna. “Ci sono un sacco di interrogativi e ambiguita’ su tale questione”, ha detto nel corso di una riunione di governo. “Dicono che hanno gettato il cadavere di Bin Laden in mare. Ma perche’ non hanno consentito a un supervisore imparziale di confermare se quella persona fosse davvero Bin Laden?”.

FAMOSO REPORTER GB RACCONTA: QUANDO OSAMA VOLEVA RECLUTARMI - “Bin Laden stava cercando di reclutarmi. Voleva che mi unissi alla sua lotta. E compresi immediatamente che cosa poteva significare un occidentale, un inglese bianco, un reporter di un rispettabile quotidiano occidentale, per Osama”. Lo ha raccontato in un’intervista a ‘Repubblica’ Robert Fisk, il piu’ famoso corrispondente estero britannico che il 19 marzo del 1997 ricevette dal capo di Al Qaeda la proposta di unirsi alla sue truppe.

“Nessuno avrebbe sospettato di me. - ha continuato Fisk - Avrei potuto diventare un diplomatico, entrare nell’esercito o addirittura, un pensiero che mi venne 4 anni piu’ tardi, imparare a pilotare un aereo di linea. Dovevo rispondergli, ovviamente rifiutando. Ma come l’avrebbe presa? Ero terrorizzato. Fu uno dei momenti piu’ spaventosi della mia vita”.

“Sceicco Osama, gli dissi io, - ha raccontato - no, io non sono e non diventero’ un musulmano. Io sono un giornalista. E il lavoro di un giornalista e’ raccontare la verita’. Lui mi guardava con uno sguardo da falco. Stette zitto un po’, mentre gli altri aspettavano la sua reazione, poi disse: ‘mister Robert, se lei dice la verita’, vuol dire che e’ un buon musulmano’. Tutti gli uomini sotto la tenda annuirono in segno di approvazione per la sua sagacia. Bin Laden sorrise. E io fui salvo”.

“Indifferenza. Ne’ piacere ne’ dolore, ma come se un peso si fosse sollevato dalle mie spalle”. Fisk ha commentato cosi’ la morte di Bin Laden. “Osama mi nominava nei suoi discorsi. Venivo chiamato ‘il giornalista di cui Bin Laden si fida’. Credenziali che non mi avrebbero procurato il tappeto rosso alla Casa Bianca”.

“Aveva una caratteristica che non ho mai riscontrato in alcun arabo, e ora che ci penso nemmeno in alcun occidentale. “ - ha proseguito - Quando gli facevo una domanda, non rispondeva subito: aspettava uno, due, anche tre lunghissimi minuti, masticando un bastoncino, rimuginando, e poi quando apriva finalmente bocca parlava come un libro stampato. Non so se questa si possa definire intelligenza, ma non era certo uno stupido”.

“Aveva lacune enormi. - ha aggiunto Fisk - Gli ho sentito dire delle incredibili sciocchezze. Non sapeva che cos’era la guerra civile americana, per esempio. Poi era seriamente convinto che, finanziando le guerre, l’America sarebbe andata in bancarotta, sebbene oggi questa profezia possa apparire non del tutto inimmaginabile’’.

‘’Aveva una difettosa concezione della realta’. - ha concluso - Mi diceva che siccome lui aveva sconfitto l’Armata Rossa sovietica, avrebbe sconfitto anche l’America. A parte che non aveva sconfitto i russi da soli, provavo obiettare che l’America era un’altra cosa, ma non voleva sentire ragioni”.

MERKEL: "MI RALLEGRO DELL'UCCISIONE DI OSAMA", POLEMICHE - E’ bufera su Angela Merkel dopo il suo compiaciuto commento per l’uccisione di Osama bin Laden. “Mi rallegro per il fatto che si e’ riusciti ad uccidere Bin Laden”, aveva affermato a caldo il cancelliere dopo avere appreso la notizia, ma il suo commento provoca oggi un’ondata di critiche da parte di personalita’ del mondo cattolico e protestante, oltre che dall’associazione dei giudici. “Come cristiana non vedo alcuna ragione di rallegrarsi se qualcuno viene intenzionalmente ucciso”, ha affermato Katrin Goering-Eckardt, presidente del sinodo delle Chiese Evangeliche e vice presidente del Bundestag, mentre dure critiche sono arrivate alla Markel anche da compagni di partito come Siegfried Kauder (Cdu), secondo il quale il cancelliere ha espresso “sentimenti di vendetta che non si dovrebbero avere. Questo e’ Medioevo”. Kauder ha aggiunto che “un’uccisione arbitraria non e’ ammessa dal patto internazionale sulle liberta’ civili e politiche”. Anche la vice presidente dei deputati Cdu, Ingrid Fischbach, ha dichiarato al quotidiano ‘Berliner Zeitung’ che “dal punto di vista cristiano non e’ giusto esprimere gioia per l’uccisione mirata di una persona”.

Analoga la posizione di Martin Lohmann, portavoce del “Gruppo dei cattolici impegnati” all’interno del partito cristiano-democratico, secondo il quale “per un cristiano l’uccisione di una persona non puo’ mai essere motivo di gioia”. Il quotidiano berlinese scrive che la dichiarazione della Merkel e’ stata registrata con “sconcerto” anche negli ambienti del Tribunale internazionale dell’Aja, davanti al quale Osama bin Laden avrebbe eventualmente dovuto rispondere dei suoi crimini. Severo anche il commento della “Nuova associazione dei giudici” tedeschi, che ha pesantemente condannato “la vergognosa gioia manifestata pubblicamente dal cancelliere, dal presidente della Repubblica e dal ministro dell’Interno sulla morte violenta” di Osama di Laden. In un duro fondo la ‘Berliner Zeitung’ non risparmia nemmeno Barack Obama, “un cristiano che con la massima serieta’ ha spiegato che uccidendo Bin Laden e’ stata ‘fatta giustizia’, come se non ci fossero la Costituzione americana, il diritto e la legge”.

Con l’operazione contro il capo di Al Qaeda “uno Stato democratico ha scardinato il diritto a suo gusto. Deve essere questo il modello?”, si chiede il giornale, secondo il quale “l’aver gettato in mare il cadavere di Osama Bin Laden motivandolo con il cerimoniale islamico e’ uno scherno”.





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Tassista crocifisso, choc in Sud Corea

La Stampa






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Milano, Boeri telepatico in uno spot delirante E il Pd lo voleva sindaco

di Redazione



Il delirante spot elettorale di Stefano Boeri ex candidato alle primarie del Pd e ora supporter di Pisapia. Venti secondi di silenzio per convincere gli elettori a votarlo... Poi si mette a ridere. Prima che lo facciano gli altri.



GUARDA IL VIDEO


La scritta iniziale mette già in allerta: "Ispirato a una vecchia idea di Beppe Grillo". Se il buon giorno si vede dal mattino... Poi dalle tenebre compare, stranito, Stefano Boeri candidato al consiglio comunale di Milano con Pisapia, suo ex contendente alle primarie. Silenzio. Venti lunghissimi secondi di silenzio in cui Boeri strabuzza gli occhi, inarca il sopracciglio e si produce in varie espressioni. Poi una scritta chiarisce tutto: spot elettorale telepatico. Ah, ecco. Alla fine Boeri e alla fine, lui stesso, si mette a ridere. Prima che lo facciano gli altri. 





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Arriva De Fazio, candidato «riciclone»

Corriere del Mezzogiorno

 

In corsa con de Magistris, lancia una campagna contro manifesto selvaggio: strappa e riutilizza

 

 

NAPOLI - A Carmine De Fazio è venuta un'idea: strappare i manifesti abusivi, quelli attacchinati ovunque tranne nei luoghi preposti, poi girarli sul lato bianco non stampato, timbrarli col proprio nome e distribuirli ai cittadini. Le «istruzioni« del riciclo elettorale sono spiegate sul sito carminedafazio.it, candidato cal Comune di Napoli con Luigi de Magistris. «Ad ogni elezione elettorale - spiega - vengono stampati e affissi abusivamente troppi, ma troppi manifesti elettorali: i palazzi, i ponti, le cabine elettriche, le serrande dei negozi, ogni superficie è utile ad improbabili candidati ad imbrattare la città. Uno scempio». Da qui, aggiunge, l'idea del riciclo. «Un candidato che non rispetta regole elementari di civiltà e rispetto della legge non sarà un buon amministratore».

 

03 maggio 2011

E dopo il fango, Santoro alla sbarra. "Ha manipolato le intercettazioni"

Libero






Per ora è un’onda di ritorno. Se diventerà uno tsunami, questo ancora non lo si può dire. Di certo c’è che Michele Santoro, Sandro Ruotolo ed un collega del Fatto quotidiano, Antonio Massari, dovranno offrire una spiegazione convincente al giudice monocratico di Catanzaro: che li processerà per diffamazione aggravata dell’ex senatore Giancarlo Pittelli, oggi deputato del Pdl. Nessuna udienza preliminare: il 26 settembre prossimo, nell’aula B del palazzo di giustizia, inizierà il processo vero e proprio dal momento che il pubblico ministero, il dottor Paolo Petrolo, ha chiesto la citazione diretta a giudizio dei tre indagati. E il presidente della I sezione penale, Giuseppe Neri, l’ha disposta fissandone tempi e modi. Perciò la spiegazione dovrà essere convincente.

Santoro, Ruotolo e Massari dovranno difendersi dall’accusa di aver assemblato stralci di intercettazioni, captate sul cellulare di Pittelli durante le indagini "Poseidone" e "Why Not" dell’ex pm De Magistris, manomettendo la realtà. Non solo: pure la relativa docu-fiction, cioè uno di quei siparietti con attori dispensati da AnnoZero per render tutto più cinematografico, sarebbe stata costruita facendo un collage tra fatti, circostanze e persone. Le uniche cose che si capirono durante la puntata del 18 dicembre 2008, furono che l’avvocato Pittelli diceva al telefono cose che lo inchiodavano alla colpevolezza, che intratteneva rapporti con personaggi sospetti e che, dulcis in fundo, fra lui e tre milioni di euro in viaggio per la Svizzera, c’era un diretto collegamento. Eppure gli atti giudiziari, nonostante fossero ancora coperti da segreto, parlavano in un’altra lingua. Dice il sostituto procuratore nella richiesta che i tre «mandavano in onda filmati, riportavano e commentavano esiti di intercettazioni telefoniche, nonché esiti di altri procedimenti penali, in modo assolutamente avulso dalla realtà, anche processuale». Due verità tradite, insomma: quella processuale, perchè finanche le carte dicevano il contrario, e quella reale, perché era stato tutto costruito artificialmente.

Quella sera l’ignaro telespettatore sentì Ruotolo dire: «Pittelli parla con uno degli indagati dicendo "…se non trovano i soldi finisce tutto qua"…». Subito dopo va in scena il fanta-movie nel quale si vedono due finanzieri su un treno in viaggio per la Svizzera che bloccano due passeggeri con una borsa contenente 3 milioni di euro in contanti. Si trattava dei signori Mercuri, padre e figlio. Sempre l’ignaro telespettatore capisce che tra Pittelli e quel danaro c’è un rapporto diretto e preciso. Santoro dirige l’orchestra, Ruotolo esegue, Travaglio si eccita e Massari, commentando, rincara la dose: «L’ipotesi che emerge dall’analisi dai tabulati sarebbe che stiano portando i soldi all’estero perché si vuol fare sparire traccia di qualcosa, da cui l’intercettazione di cui sopra». Infine, si vedono alcuni passaggi dove un consulente di De Magistris, l’ex ispettore Bankitalia Pietro Sagona, parla di «strane movimentazioni bancarie di Pittelli per due milioni». Inutile dire che Pittelli fu indagato pure per riciclaggio.

Messa così, verrebbe voglia di ammanettare chiunque all’istante. Ma, scava e scava, vien fuori altro secondo i magistrati. E cioè: Pittelli parlava al telefono con il cugino (Benedetto Arcuri) tra l’altro neppure indagato, dicendo «O trovano qualcosa di consistente, chessò, danaro o altro, o la procura fa una figura allucinante». Come in effetti è stato. I due tizi beccati con i soldi erano parte di un’altra inchiesta che non c’entrava niente: la procura di Verbania, tra l’altro, archiviò pure il caso perché non c’era materia penale. E Pittelli stesso era stato, nel frattempo, scagionato dall’accusa di riciclaggio: cose che si guardarono bene dal riferire i tre indagati durante Annozero. Quella di Catanzaro non è l’unica grana per Santoro e Ruotolo: anche alla procura di Lamezia giace, inspiegabilmente inevaso dal gennaio scorso, un analogo procedimento intentato da Antonio Saladino, il "perno" dell’indagine-flop chiamata "Why Not". E sempre per la puntata del 18 dicembre. Per le altre, c’è ancora tempo. Mettersi in fila.

di Peppe Rinaldi

04/05/2011





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Cheerleader stuprata non applaude violentatore: cacciata e condannata

Corriere della sera


Perde la causa contro il liceo texano che l'aveva allontanata per non aver incitato il campione della scuola



Le cheerleaders della Silsbee High School del 2008-2009 (da Beaumontenterprise.com)
Le cheerleaders della Silsbee High School del 2008-2009 (da Beaumontenterprise.com)
MILANO - Dovrà pagare 45 mila dollari (30.500 euro) per non aver applaudito la persona che qualche mese prima l'aveva stuprata. Lunedì scorso la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di non riesaminare il verdetto di una controversa sentenza della Corte d'appello federale di New Orleans ha lasciato molto perplessa l'opinione pubblica americana. S. A., ex cheerleader della Silsbee High School, liceo dell’omonima città del Texas, è stata condannata a risarcire la sua scuola perché circa due anni fa durante una partita della squadra di basket del liceo si rifiutò di applaudire Rakheem Bolton, il giocatore di punta del suo istituto che era anche l'uomo che qualche mese prima l'aveva violentata durante un party scolastico. S. A., che per la sua condotta era stata cacciata dalla squadra delle ragazze pon pon, aveva fatto causa alla scuola. Tuttavia la Corte ha dichiarato legittima la decisione dei dirigenti scolastici e ha condannato la famiglia della ragazza a pagare le spese legali della difesa.

LO STUPRO E POI IL RIFIUTO - S. A. aveva appena 16 anni all'epoca dei fatti. Nell'ottobre del 2008 durante un party scolastico Rakheem Bolton assieme a due amici, trascina con la forza in una stanza la giovane e la violenta. Segue il processo per violenza carnale e solo nel settembre del 2010 Bolton riconoscerà le sue colpe e otterrà una sospensione condizionale della pena. Tuttavia più di un anno prima i destini della cheerleader e del suo stupratore si erano incrociati di nuovo. Nel gennaio 2009, come sempre durante una delle partite di basket della Silsbee High School, S. A. guidava il gruppo delle ragazze pon pon al palazzetto dello sport di Huntsville. A un certo punto Bolton, dopo aver subito un fallo, era pronto per i tiri liberi. Ma invece di incitare il suo nome a gran voce, S. A. rimase in silenzio con le braccia conserte. Ciò indispettì il sovrintendente del distretto, la sua assistente e il preside della scuola che le intimarono di tifare oppure di tornarsene a casa. La ragazza, umiliata, decise di lasciare il palazzetto dello sport: «Non volevo pronunciare il suo nome e non volevo acclamarlo», avrebbe dichiarato ai giornalisti locali la ragazza. «Non volevo esaltare qualcuno che si era macchiato di un reato tanto ignobile».

NON POTEVA RESTARE IN SILENZIO - La ragazza non si è data per vinta e qualche giorno dopo, assieme ai suoi genitori, ha deciso di far causa alla scuola e al distretto dichiarando che «la sua libertà d'espressione era stata lesa dal comportamento dei dirigenti dell'istituto». Ma prima la Corte d'appello di New Orleans lo scorso settembre e poi lunedì scorso la Corte Suprema hanno dato ragione alla scuola perché «la ragazza in quel momento era la portavoce dell'istituto e non di se stessa, quindi non aveva alcun diritto di starsene in silenzio». Secondo la Corte d'appello H. S. «aveva accettato volontariamente il compito di essere una cheerleader e quindi aveva ceduto temporaneamente all'istituto il diritto costituzionale di libertà di parola». La famiglia della ragazza - ha concluso la Corte - dovrà pagare 45 mila dollari di spese legali al distretto scolastico perché lo ha trascinato in tribunale per una causa «frivola». Da parte sua Laurence Watts, avvocato di S. A, non ci sta e ha affermato che con quest'ultima sentenza è stato stabilito che da oggi in poi chi esercita il proprio diritto d'espressione può essere punito se si rifiuta di seguire «indicazioni insensibili e irragionevoli».


Francesco Tortora
04 maggio 2011



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Pomezia, manifesto con il Duce per il candidato della lista vicina alla Polverini

Corriere della sera


Gianluca Caprasecca sceglie Mussolini: «Lui ha fondato Pomezia, a noi il compito di farla crescere»



Il manifesto di Caprasecca
Il manifesto di Caprasecca

POMEZIA - Un testimonial piuttosto sui generis: Benito Mussolini, divisa e berretto delle forze armate, sguardo deciso. La foto campeggia dappertutto tra Pomezia e Torvaianica - dove si voterà per il rinnovo del consiglio comunale - e a sceglierla come proprio manifesto elettorale è stato Gianluca Caprasecca, della Lista «Città Nuove», quella promossa dalla presidente della Regione Renata Polverini che, almeno al primo turno, come in altri municipi del Lazio corre da sola, in aperta concorrenza al Pdl.

«RISPETTO E ONORE» - Nel manifesto appare anche uno slogan, quello di «Rispetto e Onore». E ancora: «Lui ha fondato Pomezia, a noi il compito di farla crescere», precisa meglio il candidato Caprasecca che nella vita si occupa di marketing. Ma che ora non sembra aver troppa voglia di chiarire come gli sia venuto in mente di usare Mussolini come uomo-immagine della campagna elettorale. Alla sua utenza cellulare - indicata proprio nel sito dell’azienda con cui collabora - risponde una donna: «Avete sbagliato numero, qui non c’è nessun Caprasecca». Poi interviene una voce maschile, con tono comunque gentile, che sembra cadere dalle nuvole: « Davvero cercate qualcuno a Pomezia? Ma qui è Taranto».

LA POLVERINI: RITIREREMO IL MANIFESTO – La lista in cui è candidato Caprasecca, Città nuove, fa riferimento alla fondazione che Renata Polverini ha presentato nello scorso febbraio con l'intento di ramificare il suo movimento politico nel territorio laziale: in diversi comuni, come Sora, il prossimo 15 e 16 maggio gli elettori troveranno liste con il logo "Città nuove" e lo slogan "Con te". A Pomezia la presidente del Lazio si è recata per sostenere la candidatura della capolista Maricetta Tirritto. Sui suoi manifesti lo slogan recita: «Finalmente! Un sindaco Donna». Ma n ogni caso l’idea di Caprasecca di usare il Duce come testimonial non è affatto piaciuta alla governatrice. «Spero che non sia vero e comunque stiamo verificando» ha detto la Polverini. Che poi ha aggiunto: «Prenderemo i provvedimenti che dobbiamo prendere e faremo ritirare immediatamente questo materiale».


Alessandro Fulloni
04 maggio 2011



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Ad Abbottabad davanti al covo di Osama

Corriere della sera

 

«Pochi i segni del blitz, la gente qui è sospettosa»

l'nviato Lorenzo Cremonesi

 

Osama aveva 500 euro in tasca" E spuntano altri cinque computer

di Redazione


Emergono nuovi particolari sull'uccisione di Osama Bin Laden. Secondo la Cnn, nell'operazione sono stati portati via dal covo di Abbottabad 5 pc, 10 hard drive. La Cia: "Aveva 500 euro e due numeri di telefono. Era pronto a scappare". Trovati anche documenti e hard drive che forse potrebbero essere utili per scovare altri componenti di al Qaida 



Continuano ad emergere sui media americani nuovi dettagli sul raid dei Navy Seals che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden. La Cnn, citando fonti dell’amministrazione, ha riferito che nell’operazione sono stati portati via dalla casa-rifugio di Abbottabad 5 computer, 10 hard drive e più di 100 elementi d’archivio, tra cui dischetti e dvd. Le foto al cadavere di Bin Laden - si apprende ancora - sono state scattate in Afghanistan. Inoltre, al momento della sua uccisione, Osama Bin Laden aveva con sé 500 euro e due numeri di telefono cuciti all’interno dell’abito che indossava. Lo ha rivelato il capo della Cia, Leon Panetta, durante un’audizione davanti al Congresso. Secondo la Casa Bianca, i soldi e i contatti telefonici ritrovati avvalorano la tesi che il superterrorista fosse pronto a scappare in qualunque momento. Panetta ha anche ipotizzato che Bin Laden non fosse armato perché convinto che "la sua rete fosse sufficientemente efficiente da avvertirlo prima di un’eventuale azione" contro di lui. 

Una prima, rapida ricognizione del materiale informatico sequestrato nella villa di Osama bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan, dimostrerebbe che il leader di al Qaida comandava ancora i gruppi terroristici presenti in Yemen, in Somalia e nell’Africa settentrionale. Non era solo un simbolo del terrorismo, quindi, ma garantiva anche "un comando strategico e una guida agli affiliati di al Qaida", hanno detto al Washington Times due funzionari dell’intelligence Usa che hanno letto i rapporti sull’operazione che ha portato all’uccisione di Bin Laden. Osama bin Laden, inoltre, aveva diverso denaro in contante nella sua villa-covo mentre a proposito del blitz fanno discutere le affermazioni della figlia dodicenne che, citata dai pachistani, dice che il padre è stato catturato vivo e poi ucciso a sangue freddo. 

In attesa che gli Usa diffondano le foto del nemico ucciso, sempre in Pakistan sarebbe in corso un summit dei capi di al Qaida per scegliere il successore di Bin Laden. Nei file dei computer sequestrati nella residenza di Osama, ha detto una fonte al Washington times, le forze Usa hanno trovato anche nuovi indizi sui luoghi dove operano altri leader dell’organizzazione, tra cui il braccio destro di Bin Laden, Ayman al Zawahiri.




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Lo sceicco "figlio" degli Usa

Il Tempo


Gli Stati Uniti sono riusciti a porre fine all'incubo Bin Laden, a quella sinistra figura di supernemico dell'Occidente partorita dal loro grembo.


Osama Bin Laden Grandezza degli Stati Uniti. Non solo perché sono riusciti finalmente a porre fine all'incubo Bin Laden ma anche perché persino quella sinistra figura di supernemico dell'Occidente era stata in effetti partorita dal loro grembo. Più esattamente: dalla testa di un loro bravo tecnico. Più precisamente ancora: dalla mente del geologo americano – Karl Twitchell – che al principio del terzo decennio del secolo scorso, scoprendo il petrolio in Arabia Saudita, vi rese possibile quel boom che determinò a sua volta il vertiginoso arricchimento di Mohammed bin Laden, il papà di Osama. Nulla in effetti è più paradossale della catena dei fatti che riconducono la civiltà americana alla nascita dell'uomo che sognava di distruggerli. Ecco come un grande giornalista, Lawrence Wright, in un mirabile saggio sulle circostanze che portarono all'11 settembre (“Le altissime torri”, Adelphi), ricostruisce quella sequenza. All'inizio degli anni Trenta l'Arabia Saudita versava in uno stato di pericoloso delino. La sua principale risorsa era stata a lungo il flusso annuale dei pellegrini diretti alla Mecca e a Medina, ma la Grande Depressione aveva quasi del tutto prosciugata quella fonte di reddito.

Un futuro di squallore sembrava perciò incombere sul paese. Tutto invece cambiò di botto quando il re, Abd al-Aziz, nell'aprile del 1931, disperato, invitò quel Twitchell per fare delle ricerche miranti a trovare acqua e oro. Twitchel non trovò né l'una né l'altro, ma scoprì che sotto la sabbia c'era un mare di petrolio. Fu da quella scoperta che nacque la Aramco (Arabian American Oil Company). Fu il successo di quella company a determinare, all'inizio dedgli anni Cinquanta, il grande svikluppo industriale e finanziario del paese.

Giganti internazionali nel campo della grandi opere, e specialmente la società americana Bechtel, portarono in quel Regno i loro potenti macchinari e i loro tecnici per costruirvi di tutto: scuole, ospedali, porti, centrali elettriche e soprattutto strade. Il committente di gran parte di questi progetti fu appunto la Aramco. E l'uomo che ben presto si mostrò capace di trarre da quel boom il massimo profitto fu un muratore analfabeta col bernoccolo degli affari: appunto il papà di Obama, che diventò in breve tempo un costruttore favolosamente ricco.

Tre premesse e una conclusione formano dunque la sequenza dei fatti che hanno, per così dire, “generato” Osama. Prima premessa: se negli Stati Uniti, ottant'anni e rotti fa, un certo Karl Twitchell non fosse diventato un ingegnere minerario abbastanza bravo da riuscire a trovare in Arabia Saudita il petrolio, mai quell'immenso paese desertico si sarebbe potuto trasformare in uno stato di strepitosa ricchezza.

Seconda premessa: se allora il Regno Saudita, grazie al petrolio, e alla conseguente all'improvvisa irruzione di imprese con le loro attrezzature e i loro tecnici, non fosse entrato quasi di botto in una fase di impetuoso sviluppo, il babbo di Osama non sarebbe mai riuscito ad arricchirsi. Terza premessa: se Osama non avesse ereditato una grossa fetta di quei miliardi, mai egli sarebbe riuscito a creare al Qaeda.

 Conclusione: Osama, senza l'America, poiché suo padre poté permettersi il lusso di sposare almeno una ventina di mogli, e di farci più di cinquanta figli, soltanto grazie all'immensa ricchezza che la scoperta del petrolio gli permise di ammucchiare – molto probabilmente non sarebbe mai nemmeno nato. Potenza dell'Occidente capitalista, che riesce a produrre persino i sogni, il potere, la gloria e la fine dei suoi più folli nemici…


Ruggero Guarini
04/05/2011




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Osama, gli Usa: foto atroci

Il Tempo


Polemiche sulla diffusione della foto con la testa di Osama crivellata.

Abbottabad, Pakistan. Giornalisti e militari davanti alla casa-fortezza di Osama Bin Laden Di sicuro l'unico a non avere dubbi sulla morte dello Sceicco del terrore è un insegnante americano che aveva fatto voto dopo l'11 settembre di non radersi più finché Osama bin Laden non fosse stato catturato o ucciso: ebbene, ieri Gary Weddle, 50 anni, si è finalmente tagliato la barba. L'uomo, che vive nello stato di Washington, aveva lasciato crescere la sua barba fino alla lunghezza di 38 centimetri.

«Ho vissuto la strage delle Torri Gemelle con grande emozione, tutta quella morte e distruzione, non volevo dimenticare - ha spiegato Weddle -. Adesso la notizia della uccisione di Osama bin Laden mi ha chiuso il cerchio: le cose sono tornate a posto». Come accade spesso in America all'indomani di fatti clamorosi, l'area dello scetticismo si allarga a macchia d'olio.

E non aiuta il modus operandi scelto dagli americani per svelare al mondo il blitz del secolo. Non è è facile gestire un caso del genere, ma è difficilissimo fare peggio. Così, per capire qualcosina si va per tentativi. O meglio, per siti. Come l'americano drudgereport.com che annunciava già ieri mattina l'intenzione di Barack Obama di diffondere almeno una foto che dimostrasse la morte di Osama bin Laden.

 Le immagini, definite «crude» - scrive il sito - sono destinate a suscitare emozioni da Est a Ovest e ad entrare tra le più viste della storia moderna». Un'immagine mostrerebbe una ferita da arma da fuoco alla testa di Bin Laden, sopra l'occhio sinistro. «L'esatto momento della diffusione - spiegava il portale - non è stato però discusso».

Insomma, l'amministrazione americana resta incerta sull'opportunità di rendere pubbliche le foto della sepoltura in mare del corpo di Osama. Gli Stati Uniti potrebbero diffonderle a breve, ha fatto sapere una fonte in condizione di anonimato, sottolineando tuttavia che non è stata ancora presa una decisione finale in merito.

Lo stesso dilemma vale per le foto del cadavere del capo di al Qaeda, che finora non sono state rese pubbliche per il timore che le immagini del corpo straziato potessero suscitare indignazione nel mondo islamico, e non solo. D'altra parte, la diffusione delle foto metterebbe a tacere i dubbi di quanti non credono alla morte dello sceicco del terrore. Nella serata italiana è arrivata la «traduzione ufficiale» di timori e incerteze per bocca del portavoce della Casa Bianca: «Sono immagini che potrebbero causare gravi reazioni - ha detto Jay Carney -.

Ci sono delle sensibilità in gioco e stiamo valutando la necessità di renderle note. Si possono definire immagini raccapriccianti e di certo sono potenzialmente foto incendiarie». Poi il portavoce ha precisato che ai livelli più alti del governo Usa «c'è solo una discussione, non un dibattito animato» circa la pubblicazione delle immagini. In particolare, sono i repubblicani a premere per la diffusione delle immagini. La Casa Bianca ha in mano tre gruppi di foto dell'assalto delle forze speciali e del cadavere di bin Laden.

Nel primo c'è il corpo dello Sceicco in un hangar di una base aerea in Afghanistan, nel quale il capo di al Qaeda sarebbe ben riconoscibile. Il secondo gruppo di foto è della sepoltura in mare sulla portaerei Carl Vinson, prima e dopo l'avvolgimento del cadavere in un sudario. Il terzo riguarda l'assalto stesso con immagini del figlio morto di Bin Laden, un giovane sui 18 anni, e degli altri due uomini uccisi, più altre scene dell'interno del complesso di edifici.

Il problema è che la foto «migliore» (nel senso della riconoscibilità dell'ucciso) è anche quella più cruda e cruenta, con l'ampia ferita sulla testa. In tutto questo, i talebani afghani non hanno potuto fare a meno ieri di affermare come non ci siano prove sufficienti per convincerli che Osama bin Laden sia morto. Nel frattempo, si registra la posizione forte del presidente della Commissione per la Sicurezza Interna del Senato Usa, Joe Lieberman: «Il governo pakistano deve provare agli Usa che non era al corrente del fatto che Osama bin Laden si nascondesse nella villa-fortezza alle porte di Islamabad».

Per ora non c'è una risposta diretta al quesito, ma una sorta di «rilancio» critico in merito alle modalità del blitz: «Nessuna base militare né struttura all'interno dei confini del Pakistan è stata utilizzata dalle forze statunitensi né l'Esercito pakistano ha fornito assistenza a livello operativo o logistico all'operazione condotta dalle forze statunitensi - si legge in una nota del Ministero degli Esteri di Islamabad - . Il caso di un'azione unilaterale non autorizzata non può diventare la regola».


Marino Collacciani
04/05/2011




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L'America del capitano Achab

Il Tempo


Gli Usa restano l’unico paese al mondo capace ancora di incarnare uno spirito che supera i confini della propria identità per diventare misura, legge, nomos del mondo dentro la storia.


Di Giampaolo Rossi


La Casa Bianca potrebbe diffondere la foto di Osama Bin Laden morto L’America sorprende. Liberal o repubblicana che sia, bianca o nera, wasp o multicultural, progressista, conservatrice, governata da un cowboy texano o da un afro di Honolulu, rimane l’unico paese al mondo capace ancora di incarnare uno spirito che supera i confini della propria identità per diventare misura, legge, nomos del mondo dentro la storia.
Per capire cosa ha mosso l’America in questi ultimi 10 anni, bisogna rileggere Moby Dick, e riconoscerla nel capitano Achab, il cacciatore della balena bianca narrato da Herman Melville. Come il capitano Achab, mutilato da Moby Dick, l’America ferita e mutilata a Ground Zero ha inseguito per 10 anni la sua Balena Bianca. Ha solcato i mari oscuri e sconosciuti delle montagne afgane, delle città pakistane, dei deserti iracheni, per poi trovarla. Ma a differenza di Achab, che nel romanzo di Melville muore trascinato nei gorghi dalla sua stessa preda, qui l’America ha vinto: ha arpionato la sua balena con un colpo alla nuca, forse con due, non si sa. Si sa solo che “giustizia è fatta”, ha detto il Presidente americano, forse anche per Achab.

Moby Dick, che Melville scrisse nel lontano 1851, è il vero romanzo di fondazione dello spirito americano; quello che svela la natura profonda di questa nazione contraddittoria, titanica e universale, costruita non attorno ad una moneta, ad una burocrazia o ad una idea astratta (come l’Europa), ma dentro la realtà di una frontiera dura e spietata che da duecento anni è centro del mondo. Una nazione immersa nella modernità che essa stessa ha generato, ma che non ha timore di concepire la giustizia legata agli archetipi della vendetta e dell’onore. E’ questo l’inconscio collettivo che il paese non ha mai rimosso, la struttura mitica che l’America non ha mai rifiutato, neppure dentro l’orizzonte del tempo della tecnica. Anzi, vendetta, onore e giustizia ricorrono ancora oggi in molte grandi narrazioni con cui, ancora oggi, cinema e letteratura costruiscono l’immaginario della nazione.

Ma l’eliminazione di Osama bin Laden è molto di più di un atto di giustizia rivestito di vendetta. Non può essere limitata solo ad un’importante operazione antiterroristica, ad un atto di guerra, ad una perfetta azione di intelligence. Travalica persino il complesso mondo dei segni e dei significati simbolici. Essa è la prova che il mondo sarà pure multipolare, come si ripete stancamente, ma il potere rimane unilaterale: ed è ancora quello americano. Il potere è il concetto più evasivo e indefinibile della dimensione politica. E’ difficile misurarlo ed è composto da troppe variabili: è potere economico, militare, ma è anche e soprattutto potere morale, forza, capacità determinata, visione della storia. Le nazioni che hanno lasciato segni sono quelle che hanno pensato se stesse in una dimensione universale e hanno costruito il proprio spazio sotto forma di “imperium”, che è principio di autorità e legittimità insieme. E oggi l’America rimane un impero, perché è l’unica nazione ancora in grado di pensarsi globale. L’unica nazione ad avere una dimensione morale così ampia da pretendere di far coincidere, in politica estera, gli interessi nazionali con quelli del “mondo libero”.

Ora, con l’eliminazione di bin Laden, si moltiplicano i giudizi sul presunto nuovo corso del Presidente americano, sempre più in linea con la belligeranza senza sconti del suo predecessore George Bush. Gli scenari si fanno più complessi e indefiniti: i rapporti con il mondo islamico, la possibilità di una recrudescenza terroristica, la crisi economica globale. L’unica cosa certa è che il declino dell’impero americano sembra ancora lontano a venire. Il mondo multipolare arranca; sembra più un’idea che una realtà. L’Europa scompare nella sua inutilità politica, la Cina si chiude nel proprio affarismo autoritario, Russia e India rimangono poco più che potenze regionali e solo l’America si erge come unica potenza capace di imporre “hard power” (forza militare e supremazia tecnologica) e “soft power” (carismatica capacità di attrarre nei suoi valori). Questa consapevolezza prescinde da chi governa il paese.

La nave che comandava Achab si chiamava Pequod. E’ sul Pequod, “una nave tinta dalle intemperie di tutti e quattro gli oceani” che l’America continua a solcare solitaria i mari di questo scorcio di storia, con molti venti contrari e tempeste all’orizzonte. Questa America sorprende e, come recita un cartello alzato da un giovane a New York, “America winning”. L’America sta vincendo, e il mondo lo sa. Il sacrificio del capitano Achab non è ancora vano.


04/05/2011




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La tribuna dei politici "MagnaNapoli"

Corriere del Mezzogiorno

 

Dal film del '76 "Signore e signori, buonanotte"

 

Los Angeles, due poliziotti girano un film hard mentre sono in servizio: sospesi

Corriere della sera

Gli agenti della stradale immortalati dalle telecamere con un'attrice porno in mezzo alla strada

MILANO - Di certo non stavano regolando il traffico: a Los Angeles sono stati sospesi due poliziotti per aver recitato in un film porno. Mentre erano in servizio, in mezzo alla strada e in pieno giorno. Ora rischiano di passare seri guai. Un video trasmesso dalle tv americane mostra infatti i due funzionari in divisa mentre compiono atti sessuali con una bionda e avvenente attrice porno.


FILMINO - Le scene piccanti del presunto film amatoriale a luci rosse sono state pubblicate qualche tempo fa su una popolare pagina per soli adulti su Internet, rilanciate da blog e forum e trasmesse infine da un’affiliata della Nbc di Los Angeles, la tv NBC4 LA. Il video hot non lascia nulla all'immaginazione: la ragazza, quasi completamente nuda, approccia i passanti in una strada a Los Angeles, li invita esplicitamente a fare sesso. Tra i protagonisti del filmino compaiono anche due poliziotti in servizio. Uno di loro la solleva, le accarezza il seno. Una scena prevede poi di sculacciare sul fondoschiena la ragazza. Infine, il set porno si sposta anche dentro l’abitacolo della pattuglia.

«INACCETTABILE» - Il Dipartimento di Los Angeles ha avviato un’indagine ed ha sospeso nel frattempo i due agenti. In un primo momento le autorità competenti avevano negato il coinvolgimento di loro funzionari. Alcuni scatti tratti dal video erano stati recapitati a inizio anno in forma anonima al LAPD. Uno dei due poliziotti identificati nel video ora si difende e dichiara di «non sapere nulla a proposito di questa storia». Laconico il commento di Amir Sedadi, direttore del Dipartimento dei trasporti della California: «È disgustoso, inaccettabile».

Elmar Burchia
04 maggio 2011

Il Fisco va a caccia degli evasori "Spendi troppo, devi spiegarlo"

di Andrea Indini


Il reddito medio degli italiani è di 18.324 euro, mentre il 35 per cento dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 10mila euro. Per prevenire l'evasione di massa, i tecnici dell'agenzia delle Entrate studiano una sorta di stretta sui contribuenti biricchini che spendono più di quanto guadagnano. In preparazione lettere di avvertimento da spedire ai contribuenti che potranno però giustificare le proprie spese. Già avviati controlli a tenaglia su case "fantasma" e affitti



Roma - Mentre il governo lavora a un decreto legge su una fiscalità "light" all'irlandese per attrarre capitali esteri in Italia, i tecnici dell'agenzia delle Entrate studiano nuove norme per prevenire l'evasione fiscale. Una sorta di stretta sui contribuenti biricchini che spendono più di quanto guadagnano. Per ora l'operazione, che replica quanto già avviene per segnalare le anomalie da studi di settore, prevede l'invio di una lettera di rimbrotto a chi ha speso molto più di quanto ha dichiarato.
Secondo quanto risulta dalle ultime dichiarazioni dei redditi disponibili (dichiarazioni 2007 su anno d’imposta 2006), diffuse dal dipartimento delle finanze del ministero dell’Economia, il reddito medio degli italiani è di 18.324 euro (in aumento del 5,7 per cento rispetto all’anno precedente), mentre il 35 per cento dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 10mila euro. I più ricchi del Paese, coloro cioè che dichiarano oltre 100mila euro, sono solo lo 0,9 per cento del totale e sopra i 70mila euro è appena il 2 per cento degli italiani. E ancora: più di 10,7 milioni di contribuenti italiani non paga l'Irpef perché dichiara redditi molto bassi o si avvale di "sconti" che annullano le imposte da pagare. I dati del dipartimento delle Finanze confermano il basso livello di reddito dichiarato dalla maggioranza degli italiani.
Il governo è al lavoro proprio per contrastare questa piaga sociale. Secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, "già da quest'anno una forte azione di prevenzione potrebbe focalizzarsi sulle persone fisiche che negli anni scorsi hanno mostrato una capacità di spesa (documentata) eccessiva rispetto a quanto dichiarato al fisco". Insomma, se il reddito dichiarato si aggira tra i 20 e i 10mila euro suonerà piuttosto strano far quadrare l'acquisto e il mantenimento di auto da cilindrate roboanti, viaggi sotto il sole caraibico, affitti di appartamenti a due passi dagli impianti sciistici o cene (più o meno di lavoro) nei ristoranti più alla moda. Qualora i valori delle spese effettuate e dei redditi dichiarati fossero "starati in modo consistente", il Fisco invierebbe al contribuente una lettera per avvisarlo che è stata notata una anomalia. A quel punto, il contribuente potrà difendersi giustificando le entrate e le spese.
L'intento è semplice: la lettera del Fisco dovrebbe indurre il contribuente "pizzicato" ad adottare una maggiore attenzione nel pagamento delle tasse. Insomma, lo stesso principio dei rivelatori di velocità sulle statali: i chilometri lampeggianti e il monito rallentare! dovrebbero spingere il guidatore a calcare meno il piede sull'acceleratore. Il Fisco si ispira, infatti, alle già collaudate lettere sul redditometro adottate da qualche anno per gli studi di settore. Esperimento che, a detta dell'agenzia delle Entrate, ha dato "risultati rilevanti" in termini di "dissuasione rispetto a comportamenti poco corretti". In realtà, la norma potrebbe anche non trovare il favore dei contribuenti che, evasori o meno, troverebbero i controlli poco liberali e invasivi. 
Il Fisco ha, invece, già avviato controlli a tenaglia sulle case. Da una parte l’agenzia delle Entrate ha realizzato una serie di verifiche incrociate sugli affitti del 2006, cercando incongruenze che ha già iniziato a contestare ai proprietari; dall’altra si è conclusa l’operazione denuncia per le case "fantasma" alla quale faranno seguito i "sopralluoghi" dell'agenzia del Territorio per attribuire rendite e frenare l’evasione di chi ha un immobile (o ha realizzato un ampliamento) ma non lo ha mai denunciato. 
Alle misure repressive dell'agenzia delle Entrate, tuttavia, il governo affiancherà una fiscalità light per agevolare le imprese. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha già annunciato che nel pacchetto per favorire lo sviluppo saranno inseriti interventi per "ridurre l’oppressione fiscale sulle imprese". Misura che, a detta dei tecnici di via XX Settembre, dovrebbe semplificare le procedure sugli studi di settore. Mentre per le famiglie non sarà più obbligatorio inviare il quadro dei familiari a carico ogni anno, procedura necessaria per poter accedere alle agevolazioni fiscali. Sempre sul fronte della semplificazione fiscale, nel provvedimento che sarà presentato domani in Consiglio dei ministri, dovrebbe trovare spazio la norma già annunciata dall’esecutivo che eviterà ai commercianti di dover prendere nota dei pagamenti oltre i 3.600 euro anche quando vengono effettuati con carte di credito.




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Islanda: ucciso un altro orso bianco

Corriere della sera


E' il quarto esemplare di plantigrado fatto fuori dallo Stato in pochi anni



L'orso ucciso in Islanda
L'orso ucciso in Islanda
MILANO - Per gli orsi polari l’Islanda non é una terra felice: martedì la polizia ha abbattuto un orso polare di quattro anni, il quarto esemplare in pochi anni. Come i suoi predecessori anche stavolta il plantigrado aveva viaggiato per centinaia di chilometri in mare prima di arrivare all'isola. Jón Gnarr, il comico diventato sindaco di Reykjavik col suo Partito Migliore aveva conquistato il Paese impegnandosi per una maggiore tutela degli orsi bianchi. Una promessa che finora non è stata mantenuta.

L’UCCISIONE - L’allarme è stato lanciato lunedì da un gruppo di pescatori islandesi: su una spiaggia remota in Islanda hanno individuato un orso polare. Con ogni probabilità il grosso mammifero sarebbe approdato in Islanda viaggiando dalla Groenlandia per centinaia di chilometri in mare aperto a bordo di un lastrone di ghiaccio staccatosi dalla calotta polare. Le autorità hanno reagito prontamente: il giorno dopo l’animale, una femmina, è stato abbattuto; ucciso a colpi di fucile da un elicottero, ha comunicato l’Agenzia per la protezione dell'ambiente, l’Umhverfisstofnun. L’azione, coordinata da guardia costiera, polizia e cacciatori, é stata necessaria perchè l’orso «avrebbe potuto costituire un pericolo per l’uomo». Infatti: questa zona della penisola di Hornstrandir è diventata negli anni anche una meta molto amata dagli escursionisti.

I PRECEDENTI - Un'operazione che è stata eseguita nel pieno rispetto del piano denominato Arrivo degli orsi polari in Islanda», ha aggiunto l’agenzia ambientale. La carcassa è già in viaggio verso la capitale Reykjavik; dopo l'autopsia l'orso verrà esposto nell'Istituto di storia naturale. Ciò nonostante, il plantigrado in questione non è il primo ad aver attraversato il nord Atlantico nel giro di poche settimane. È già il quarto in due anni che, arrivando dalla Groenlandia, si perde in Islanda. A memoria d’uomo sono stati osservati sull’isola solamente 500 esemplari. A confronto vengono abbattuti nel mondo ogni anno almeno 800 orsi.

LA PROMESSA DEL SINDACO COMICO - L’abbattimento del pachiderma ha ovviamente scatenato le proteste di ambientalisti e animalisti. Nel mirino è finito soprattutto Jón Gnarr, comico, attore e conduttore radiofonico, da un anno popolare sindaco di Reykjavik. La sua campagna elettorale per il Besti Flokkurinn, il Partito Migliore, si era volutamente incentrata su temi inconsueti come la fornitura gratuita di asciugamani nelle piscine pubbliche, corruzione aperta e onesta, un Parlamento “drug-free” a partire dal 2020 e la costruzione di una riserva per gli orsi polari nello zoo comunale; una sorta di rifugio temporaneo per quegli esemplari spiaggiati e un luogo-asilo dove rifocillarli e curarli prima di trasferirli nuovamente nella loro terra d'origine. Attivisti per i diritti degli animali avevano reagito con grande entusiasmo al programma del Partito Migliore. Un orso polare nello zoo comunale, questo il retropensiero, avrebbe infatti potuto attirare nuovi visitatori nel giardino zoologico e di conseguenza rimpinguare le casse vuote dell’amministrazione. Laconica è però stata la risposta di Gnarr alla notizia dell’uccisione dell'orso polare: «Sono rammaricato».

Elmar Burchia
04 maggio 2011



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Bin Laden, una figlia accusa: preso vivo e poi ucciso. La Cia al lavoro sui pc

Trieste: detenute tentano di rimanere incinte con il seme dei carcerati maschi

Corriere della sera


Gli uomini lancerebbero il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne in attesa durante l'ora d'aria



Il carcere Coroneo di Trieste (dal sito radioincorso.it)
Il carcere Coroneo di Trieste (dal sito radioincorso.it)
MILANO - Una vicenda che ha il sapore dell'incredibile, se non fosse che è tutto vero. Nel carcere «Coroneo» di Trieste alcune detenute avrebbero infatti tentato di rimanere incinte con il seme «donato» dai detenuti maschi per usufruire delle misure alternative alla detenzione per le donne in attesa di un bambino.

LA VICENDA - Lo sostiene oggi un servizio del «Piccolo di Trieste» secondo il quale gli uomini lancerebbero il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne in attesa durante l'ora d'aria. Il Coroneo è forse l'unico carcere italiano ad ospitare, nella stessa struttura, detenuti maschi e femmine. Il direttore dell'istituto, Enrico Sbriglia, in aspettativa per motivi elettorali, ha ammesso la questione. «Dopo essermi consultato con alcuni medici - ha detto - ho ritenuto doveroso segnalare alla Procura quanto accadeva, visti anche i rischi di trasmissione di malattie, per tutelare la salute di queste donne». Il direttore ha spiegato che finora «nessuna donna è rimasta incinta» e che «l'attenzione degli agenti penitenziari su questo fronte ora è estremamente alta».




Redazione online
04 maggio 2011



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Croce celtica nel Commissariato Il questore: aperta un' inchiesta

Corriere della sera


Fotografata da un passante. La difesa: drappo sequestrato dopo un corteo




Un cittadino che passa per via Cadamosto, dove ha sede il commissariato della polizia di Stato «Città Studi», alza gli occhi e dietro la bandiera azzurra dell'Europa e il tricolore intravede, dietro una finestra del secondo piano, una drappo con il simbolo della croce celtica. Il cittadino si indigna: «E' un simbolo che ricorda il fascismo e per di più è vietato dalla legge». L'uomo prende il cellulare e scatta una foto: inequivocabile. In un ufficio pubblico è esposta l'effigie che richiama l'estrema destra, anni di violenza da non dimenticare.

Tanto è bastato da far scattare un'indagine interna alla polizia. Il questore Alessandro Marangoni: «Stiamo svolgendo tutti gli approfondimenti del caso e non c'è dubbio che sia stata esposta in modo improvvido». Poi però il numero uno di via Fatebenefratelli racconta quello che gli hanno spiegato i suoi uomini. «Il drappo con la croce celtica - ricostruisce il questore - è stato trovato la sera del 29 aprile scorso al termine della fiaccolata che si è tenuta in via Guicciardini in memoria di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani. Manifestazione a cui hanno partecipato trecento persone dell'estrema destra. Gli uomini della Uigos (l'ufficio politico) del commissariato l'hanno sequestrato e portato in ufficio». A questo punto le versioni sono due. Quella del cittadino che dice di averla vista appesa al muro e quella del questore che specifica: «I miei uomini mi garantiscono che la croce celtica era sorretta da due pali in legno e appoggiata alla parete. Ovvio che con la foto sembra appesa. E poi devo credere ai miei uomini: quell'ufficio al secondo piano della Uigos è aperto al pubblico, quindi qualcun altro avrebbe dovuto vederlo. Escludo che ci siano nell'ufficio teste calde o nostalgici. Certo è che sono stati improvvidi e che stiamo facendo tutti gli accertamenti del caso per verificare per filo e per segno il perché il drappo era lì».


Al. Be.
04 maggio 2011



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Gaffe di La Russa a Ballarò: «Lukashenko? Chi è questo?»

Il Messaggero


ROMA - Gaffe del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a Ballarò.

Mentre si polemizza sulla Libia e sui rapporti del premier Silvio Berlusconi con Muammar Gheddafi, il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, cita il dittatore Bielorusso, Aleksandr Lukashenko, amico del Cavaliere. La Russa non sa chi è e si volta verso un suo collaboratore. «Chi è questo?», sibila il ministro al suo assistente, che inquadrato in primo piano dalle telecamere si mostra molto imbarazzato.

Lukashenko, 57 anni, al potere dal '94 dopo la caduta dell'Urss, è uno dei dittatori con cui Berlusconi intrattiene buoni rapporti. L’amore del popolo bielorusso per il presidente si vede «dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti», disse il presidente del Consiglio nel novembre 2009, dopo essere stato, primo leader occidentale da almeno dodici anni ad andare a Minsk. Per anni isolato dalla comunità internazionale anche per il sospetto di brogli nelle elezioni, Lukashenko è stato definito dagli Usa l'ultimo dittatore europeo.



La polemica a Ballarò. I rapporti fra il governo Berlusconi e Muhammar Gheddafi fanno scattare lo scontro: il ministro della Difesa il leader dell'Udc litigano proprio su questo argomento durante la trasmissione condotta da Floris. «Eravamo amici di Gheddafi? Certo che eravamo amici...», ha detto La Russa, che poi ha spiegato: «Non eravamo amici, i vicini di casa non si scelgono, si trovano. Gheddafi era vicino di casa di Prodi, di D'Alema, tutti avevano cercato di costruire buoni rapporti, la differenza è che Berlusconi c'era riuscito. Cos'è cambiato? Che lui ha bombardato i suoi concittadini».

«Nessuno ha baciato la mano a Gheddafi», ha replicato Casini. «Allora stiamo discutendo del modo con cui Berlusconi è riuscito a fare quello che con la sua prosopopea Prodi non era riuscito a fare - ha risposto La Russa -. Ma Berlusconi ha un approccio particolare alla politica estera». Nuova interruzione di Casini: «È l'unico capo di Stato o di governo occidentale che va da Lukashenko in Bielorussia, nessuno ci va perché stermina le persone». «Questa è demagogia», ha controbattuto il ministro della Difesa. Che poi però ha dovuto chiedere informazioni su chi fosse Lukashenko al suo imbarazzato assistente.


Mercoledì 04 Maggio 2011 - 09:31    Ultimo aggiornamento: 10:01



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