sabato 23 aprile 2011

Casalesi, i trucchi anti-intercettazione Anche "uomini-citofono" per Zagaria

Il Mattino






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Rom a San Paolo, trattativa con Comune Mille euro per andare via: 16 dicono sì

Corriere della sera

Un centinaio di nomadi ha passato la notte nel chiostro. Ma ora chi lascia la Basilica non può più rientrare. Alemanno: Roma non può diventare mega-baraccopoli


ROMA - Il Comune di Roma è disposto a dare 500 euro a nucleo familiare se i rom accampati da venerdì nella Basilica di San Paolo accetteranno il rimpatrio assistito. A questa cifra si aggiungeranno anche altri 500 euro offerti dal Vicariato di Roma che sta partecipando alla trattativa. È la proposta presentata dal delegato alla sicurezza del sindaco Giorgio Ciardi sabato mattina ai 150 nomadi che hanno trascorso la notte accanto al chiostro della Basilica, in due stanzoni, adibiti a magazzini. Per chi tra i rom deciderà di rimanere nel territorio italiano, il Campidoglio darà assistenza per donne e bambini nel centro Cara di Castelnuovo di Porto e per gli uomini nei centri sociali dell'amministrazione aperti dalle 20 alle 7. Finora 16 hanno accettato.


ALEMANNO: ROMA NO MEGA BARACCOPOLI - «I 500 euro dati dal Comune sono un contributo per un rimpatrio assistito, la nostra è un'offerta umanitaria, e l'accoglienza nel centro del Cara vale solo per donne e bambini e anziani: non possiamo dare assistenza ad interi nuclei famigliari, perché sennò chiunque viene a Roma pensa di avere diritto ad un alloggio indiscriminatamente e Roma questo non se lo può permettere». Queste le parole del sindaco di Roma Gianni Alemanno intervistato telefonicamente da SkyTg24. Il primo cittadino ha ribadito che «non possiamo cedere ad una logica ricattatoria, non è possibile dare una casa a tutti quelli che arrivano nella Capitale, non è possibile, la situazione diventerebbe insostenibile». E sugli sgomberi dell'ultimo mese (una settantina dall'inizio di aprile), spiega: «Abbiamo tirato giù baracche e mandato via i nomadi da campi improvvisati e pericolosi, Roma non si può trasformare in una gigantesca baraccopoli». Aggiunge: «Queste famiglie nel loro Paese una casa ce l'hanno, la lasciano per venire qui e mettere da parte qualche soldo».


PARTITE LE PRIME FAMIGLIE - Intanto è partito verso il Cara di Castelnuovo di Porto, dalla basilica di San Paolo, il pullman con a bordo i dieci rom che hanno accettato il rimpatrio assistito con un contributo economico da parte del Comune di Roma e del Vicariato. Secondo quanto riferito dal delegato del sindaco Alemanno alla sicurezza Ciardi, «al Cara andranno le donne e i bambini mentre gli uomini passeranno la notte in un centro della Capitale. A Pasqua le famiglie non saranno divise, pranzeranno insieme, saranno separate solo di notte, per poi partire dopo Pasquetta». Il comandante dell'VIII gruppo della polizia municipale Antonio di Maggio ha spiegato che «all'interno della basilica di San Paolo sono rimaste circa 70-80 persone. Queste firmeranno un documento in italiano e in romeno che li impegna a garantire, qualora venissero trasferite in campi di Roma, una situazione igienico sanitaria dignitosa per i loro bambini. Se i rimpatriati torneranno a Roma, non saranno accettati nei campi attrezzati».

I rom occupano la basilica di San Paolo

CHI ESCE NON RIENTRA - Oltre ai nomadi rimasti all'interno della chiesa, nel parco all'esterno sono presenti ancora alcune decine di rom che, usciti nel corso della mattinata, non sono stati fatti rientrare dai gendarmi. Infatti, i rom che escono dall'area della chiesa di San Paolo non possono più rientrarvi, anche se sono usciti soltanto per prendere un oggetto nell'auto o per qualunque altra ragione. E così le mamme uscite per andare a comprare qualche cosa da mangiare per i propri figli, lasciati nell'area basilicale, vengono bloccate dalla gendarmeria vaticana davanti ai cancelli e non possono più rientrare. Sono così costrette a passare il cibo ai bambini figli attraverso le grate. Sul posto è arrivato anche Mandroc Maria, funzionario della polizia romena presso l'ambasciata della Romania di Roma.


NOTTE IN BASILICA - I nomadi che hanno occupato San Paolo erano stati sgomberati venerdì mattina da un insediamento abusivo in via dei Cluniacensi, nel Municipio V a Roma. Un centinaio di loro allora ha attraversato la città ed è andato nella Basilica vicina all'Eur e, nonostante ore di trattativa con prefettura e Campidoglio, sono rimasti all'interno dell'area della Basilica che è territorio vaticano. Da sabato mattina la trattativa è ripresa. «Alle 8 di sabato ho trovato in Basilica il capo segreteria del sindaco Lucarelli, il delegato alla sicurezza Ciardi, e il comandante dei vigili Di Maggio», racconta Catarci, presidente del Municipio XI. Intanto, a quanto riferito da un volontario dell’associazione Popica, al momento agenti della polizia municipale hanno delimitato con del nastro giallo l’area attorno all’ingresso della basilica e delle stanze occupate per la notte e non consentono a nessuno di rientrarvi. «Facciamo appello al sindaco perchè trovi una soluzione di emergenza, per questa situazione, come può essere quella di mandare tutti al Cara, e la smetta con sgomberi che non prevedono soluzioni alloggiative alternative. Infine, un appello anche alla Santa Sede perché dia ancora un segnale di accoglienza e benevolenza nei confronti di queste persone che stanno qui con la disperazione negli occhi».

Redazione online
23 aprile 2011

Siria, la polizia spara ancora: altri morti ai funerali delle vittime di venerdì

Corriere della sera

Cecchini fanno fuoco sulla folla. A Damasco si dimettono due parlamentari in segno di protesta



MILANO - Non cala la tensione in Siria, dopo il «venerdì della collera» che ha causato almeno 112 morti negli scontri tra manifestanti e polizia in diverse zone del Paese. E proprio ai funerali di alcune delle vittime, a Izraa - nella provincia di Deraa a Douma, sobborgo di Damasco-, la polizia avrebbe iniziato a sparare sulla folla, con dei cecchini appostati sui tetti: vi sarebbero tre morti certi, ma secondo altre fonti il numero delle vittime è salito a 5 o addirittura a 7.

DIMISSIONI - Intanto per la prima volta dallo scoppio della rivolta, Khalil Rifai e Nasser El Hariri, due deputati del parlamento di Damasco, fin qui strettamente controllato dal presidente Bashar Assad, hanno rassegnato le dimissioni in segno di protesta per le violenze di ieri.

Redazione online
23 aprile 2011

Misurata è libera, le forze di Gheddafi stanno lasciando la città

Corriere della sera

Le tribù potrebbero rimpiazzare il comando. Primo bombardamento con un drone


MILANO - «Misurata è libera», le forze di Muammar Gheddafi stanno lasciando la città della Libia occidentale, dopo settimane di durissimi scontri. Lo ha annunciato un portavoce dei ribelli libici. Già nella mattinata erano arrivato l'annuncio che le forze di Muammar Gheddafi si stavano ritirando da Misurata, l'unica città della Tripolitania in mano ai ribelli. Alcuni militari del regime feriti e catturati dai rivoltosi nei presso di un ponte durante il ripiegamento, avevano spiegato che l'ordine del ritiro era arrivato già da venerdì. Una dichiarazione che confermava quanto anticipato dal viceministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, sulla volontà del regime di affidare le decisioni sul controllo della terza città libica alle tribù locali.

LEADER TRIBALI - L'annuncio di Kaim è arrivato dopo le notizie sui consistenti successi dell'opposizione nella città e i nuovi bombardamenti aerei della Nato sulla capitale. Il vice ministro ha sottolineato in tv che i raid dell'alleanza atlantica hanno impedito ai combattenti fedeli al colonnello Gheddafi di riprendere Misurata e che i leader tribali hanno dato un «ultimatum» all'esercito. Kaim ha spiegato che le tribù locali avevano fissato a Tripoli una scadenza per la riconquista di Misurata, superata la quale avrebbero gestito direttamente la questione. «Se non riescono a risolvere il problema a Misurata allora la popolazione della regione subentrerà», ha spiegato. «La situazione a Misurata sarà affrontata dalle tribù e dalla popolazione e non dall'esercito libico», ha confermato. «La tattica dell'esercito è avere una soluzione chirurgica, ma con gli attacchi aerei non funziona». L'assedio e i combattimenti nella città che si trova 200 chilometri a est di Tripoli hanno già causato centinaia di morti. Nelle strade piene di macerie riecheggiano in distanza esplosioni e raffiche di mitragliatrici.




PUNTI STRATEGICI - Sono emerse indiscrezioni che alcuni dei siti della città più importanti a livello strategico - compreso l'edificio più alto, il Tameen - sono stati conquistati dai ribelli, che ne ha sottratto il controllo all'esercito. Le forze di Gheddafi avevano utilizzato edifici del genere per riprendere possesso di Misurata, con i cecchini accusati di sparare indiscriminatamente contro le persone. Kaim ha inoltre criticato l'iniziativa dell'America di iniziare a utilizzare i droni, che ha definito una tattica «sporca» che rappresenta «un'ulteriore crimine contro l'umanità».

I DRONI - E l'atttacco via drone è arrivato nel primo pomeriggio di sabato. Lo ha annunciato il dipartimento della Difesa Usa: non sono stati forniti dettagli sull'obbiettivo del dispositivo automatico senza pilota, il Predator, ma dovrebbe trattarsi di edifici governativi. Dotati di missili in Hellfire garantirebbero una miglior efficacia nell'individuazione dei bersagli. L'esercito statunitense li ha già utlizzati lungo il confine tra Pakistan ed Afghanistan.


GIORNALISTI SPARITI - È intanto stata confermata la notizia che due dei circa 15 giornalisti scomparsi nelle scorse settimane in Libia sono detenuti dal governo di Tripoli. È quanto rende noto il Committee to Protect Journalists, associazione per la protezione dei giornalisti che ha sede a New York, sottolineando che i due sono in buona salute. Anton Hammerl, uno fotografo freelance sudafricano è stato arrestato dalle forze governative all'inizio del mese. Le autorità libiche hanno assicurato al governo sudafricano che il giornalista sta bene e presto potrà parlare con i suoi familiari, secondo quanto riporta il sito Global Post. Ha invece potuto telefonare alla famiglia negli Stati Uniti, Clare Morgana Gillis, freelance per il Christian Science Monitor, The Atlantic e USA Today, catturata lo scorso 5 aprile nei pressi di Brega. Ai genitori la giornalista ha detto che sta bene ed è detenuta in un carcere femminile di Tripoli.

Redazione online
23 aprile 2011

Ufo nel cielo di Pordenone: «Erano allineati e si muovevano silenziosi»

Il Mattino





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Se il candidato alla municipalità fa gli auguri ad Adolf Hitler

Corriere del Mezzogiorno


Enzo Tarantino, 24 anni, omaggia il Führer su Fb «Vittima di uno scherzo, sono stato strumentalizzato»



Charlie Chaplin fa la parodia di Adolf Hitler ne «Il Grande Dittatore»
Charlie Chaplin fa la parodia di Adolf Hitler ne «Il Grande Dittatore»


NAPOLI - Un filonazista in lista. Nuova tegola per Gianni Lettieri: dopo la comparsa di Achille De Simone, sotto processo per violenza privata e capolista nella lista Adc collegata al candidato Pdl, tra i nomi a sostegno dell'imprenditore spunta Enrico Tarantino, 24 anni, che figura tra coloro che alcuni giorni fa hanno fatto su Facebook gli auguri di compleanno a Hitler, con una pagina dedicata, scatenando un putiferio. Tarantino è un militante di Casapound, candidato della lista civica «Liberi con Lettieri» per la municipalità Stella-San Carlo

ALLE COMUNALI - Come riporta Lettera43.it, Tarantino giura però di essere stato vittima di uno scherzo da parte di ignoti. Enrico coltiva da sempre simpatie di estrema destra: oltre ad essere militante di Casapound (l'associazione dei «fascisti del terzo millennio»), è quasi genero, in quanto fidanzato con la figlia, del senatore Michele Florino, ex segretario della sezione Berta del Msi.

IMMAGINI DEL TERZO REICH - Sull'apologia del Führer, Tarantino sostiene di essere stato strumentalizzato, proprio perché in campagna elettorale. Resta il fatto che il 24enne avrebbe da tempo pubblicato sul web immagini del Terzo Reich e di Hitler. A denunciarlo è il commissario regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli: «Che sia stato lui o un altro a formulare gli auguri, è certo è che sul sito di Tarantino fioccano le immagini del Terzo Reich e del gran capo con i baffetti».

IL CASO DI PRATO: «IN ALTO I CALICI PER IL NAZISMO» - sono diversi i giovani impegnati in politica nelel file del centrodestra ad avaer partecipato ai «festeggiamenti» per Hitler. «In alto i calici per l'ultimo Imperatore d'Europa» ha scritto su internet il giovane consigliere della circoscrizione Ovest di Prato eletto nelle file del Pdl, Renato Montagnolo, 21 anni, esponente di Casapound, ha ricordato il compleanno di Adolf Hitler sul proprio profilo Facebook. Il Pdl di Prato però non è stato a guardare: «Chi inneggia a Hitler non può trovare cittadinanza in nessuna società civile, tantomeno nel Popolo della Libertà - ha dichiarato alla Nazione il coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni - Perciò Montagnolo verrà subito cacciato dal gruppo circoscrizionale del Pdl».

Redazione online
23 aprile 2011


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La Berlinguer affonda la par condicio. Dal tg a Linea Notte solo ospiti anti-cav

Libero






P iù che una direttora, è una direttorissima. Se non ci fosse di mezzo l’ingombrante figura paterna - il monumento comunista  fu Enrico Berlinguer - si vedrebbero in lei caratteristiche da segretario generale. E in effetti Bianca Berlinguer guida il Tg3 (dall’ottobre 2009, dopo il rimpianto Antonio Di Bella) con  piglio da antica chiesa rossa: i giornalisti come funzionari; lei  sempre presente, indirizza una corazzata Potemkin un po’ arrugginita; assoggetta il video nell’edizione delle 19  e - a rotazione con gli spezzati e i dolce vita di Maurizio Mannoni - è anche la dominatrix di Linea Notte, il rotocalco di attualità in onda alle 24.   Cadano tutti, si diceva un tempo, purché si salvi Berlinguer.

Perché è lei la vera arma di persuasione di massa della sinistra. Michele Santoro (con cui lavorò nella redazione del tg di Sandro Curzi e in alcuni talk show) piange, strepita, s’incazza. Lei in silenzio dirige, da Vietcong dell’informazione si sporca le mani con la guerriglia quotidiana e poco patinata.  Elmetto in testa, ma senza spettinarsi, tempesta il video ogni dì, lo riempie di fabbriche in lotta, poveri immigrati vittime di razzismo, antiberlusconismo di andata e ritorno. La par condicio le è aliena, tanto la rende inapplicabile, poiché non c’è ospite che sfugga alle regole del Libretto Bianca: o contro Silvio o contro di me (e ridotto al silenzio). Più insidiosa delle Signorine Grandi Firme stile Concita De Gregorio,  lo squalo di nome Bianca si avventa sull’avversario e lo sbrana, poi - che classe - si netta col tovagliolo e strizza l’occhio ai commensali.

LA SEGRETARIAAlla stregua di un segretario,  non conduce: comizia. A inizio mandato, le chiesero se si sarebbe cimentata in editoriali come il collega del Tg1 Augusto Minzolini: «Un direttore può farli, ma non so quanti ne farò», disse. Ebbene, ne fa quasi uno al giorno.   Con lei  bisogna essere fedeli alla Linea Notte, pena la reprimenda. Ne sanno qualcosa i  sottoposti addetti alla rassegna stampa, interrotti  con dei ruvidi: vabbé questo non ci interessa. Cari inferiori: la pietà va solo ai “migranti”.  Attenzione, perché il vabbé è emblematico, le si affaccia sulle labbra ogni volta che un ospite la indispone. Basta rivedere la puntata del 14 aprile:   Aldo Busi in studio con fiammeggiante giacca rossa.

La Berlinguer  gli dà via libera su tutto, gli permette di dire perfino che  Berlusconi ce l’ha piccolo come Napoleone. Finge d’indignarsi, ma ridacchia, ché intanto il nemico è stato umiliato a sufficienza e dove più duole, con crudeltà tutta femminile e un po’ femminista. Ma quando l’Aldo dice quel che pensa dei giudici («gli italiani li odiano»), a Bianca si gonfiano  le vene del  collo e comincia a sgranare la cartuccera del mitra: «Vabbé-vabbé-vabbé, mi sembra  eccessivo... Vabbé-vabbé-vabbé, abbiamo capito»  e intanto sventola la mano a scacciare una mosca fastidiosa, per zittire Busi.     

Con la Bianca di Nanni Moretti interpretata dalla sensuale Laura Morante, la Berlinguer condivide le scollature   ambiziose, i toni scuri, l’apparenza piacevole che cela il carattere ferrigno.  Nata a Roma, ha il sangue robusto e  la tempra rocciosa dei sardi: sempre avanti a testa bassa, come quando nel settembre 2009 si ostinò a condurre il tiggì anche se le mancava la voce. Il video si ritrova su Youtube: le parole le si spegnevano in gola, ma lei annunciava i servizi, sorrideva afona e testarda: stavamo ascoltando la “voce Bianca”. Solo che la signora le  palle le esibisce con gusto, con stile caparbio da sinistra di Capalbio impone  la sua egemonia.    A  Berlusconi che l’accusava di realizzare un tg fazioso rispose: «Per me è un onore essere paragonata a TeleKabul». A Guido Bertolaso, che sul  Tg3 proferì: «Parliamo della vera spazzatura», replicò lapidaria: «È un cafone». Roba da canzone di Battiato: «Sommersi sopratutto da immondizie editoriali...

Sul ponte sventola bandiera bianca».  Il Foglio l’ha incensata come madrina di una sinistra ragionevole, ma  lei è da Botteghe Oscure,  vera erede della testa fine, lucente e ideologica di Sandro Curzi.     Tipico dei direttorissimi: la sua redazione  è divisa da una frattura sovietica,  la adora o la teme. E lei con gesto soave eleva gli uni e sommerge gli altri. Qualche giornalista è fuggito nel Messico di trotzkiana memoria: Nadia Zicoschi e Rita Mattei al Tg2;  Luca Mazzà e Loredana Quattrini    a RaiSport; Monica Carovani al Tg1; Guido Dell’Aquila a RaiTre. Qualcuno è andato in pensione in anticipo, altri hanno chiesto il trasferimento. In compenso, si è creata una  Armata Bianca al suo fianco: Maria Cuffaro, Gianfranco Fulgenzi, Riccardo Chartroux (marito di Maria Luisa Busi). I talebani del Mullah O-Bianca.

MALELINGUE
Son cose che accadono in tutti i giornali, così come circolano  le malelingue: c’è chi dice che avrebbe minacciato un redattore di sputargli in faccia; che avrebbe ridotto sul punto di piangere un tecnico; che maltratti  pure il suo vice Andrea Giubilo, il quale per amor suo ha lasciato Minzolini. Certo è che in tanti tremano al battere dei suoi tacchi sobri (il diavolo veste Bianca). Per sentire una critica  è servito un rompiscatole come Oliviero Beha: «So che si irrita», ci dice, «quando si usa la parola censura per il mio caso. Ma se lei trova un adeguato sinonimo lo uso. Mi ha estromesso dal mio lavoro. Ero un apprezzato editorialista, mi è stato impedito di andare in onda».  Il litigio  esplose nell’agosto 2010,  Bianca freddò il collega: «Si sopravvaluta».

Se una cosa simile fosse accaduta a Minzolini, l’avrebbero linciato.   Invece i consiglieri Rai del Pd furono compatti.  «Un direttore ha  diritto di decidere quando far intervenire un editorialista», chiosò Nino Rizzo Nervo.   Vero, ma vale solo se il direttore è Bianca, una di famiglia. Sposata con l’ex Ds Luigi Manconi, le prime nozze gliele ha celebrate  Veltroni, che  la volle candidata due volte, e lei sempre rifiutò.  Sarà il segno rosso del coraggio, ma  preferisce la lotta giornaliera,  finché la bandiera Bianca, al massimo, la sventolano i berlusconiani. A lei piacciono altri colori.


di Francesco Borgonovo




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Provocazione di Storace: "150 Unità ? Non si dimentichi il ventennio fascista"

Libero





Francesco Storace, il segretario del la Destra, lancia la provocazione dal suo blog e riporta in primo piano le polemiche sull'Unità. "Bisogna cambiare la legge sul 150° dell'Unità d'Italia. Non perché lo chieda la Lega e non perché escano nuovi manifesti di Lassini; ma semplicemente perché 'si rischia' di celebrare il fascismo...E' quello che pare di capire dalle grida ipocrite di un branco di autentici incolti - prosegue Storace - a cui hanno regalato la laurea in antifascistologia".

FACCETTA NERA -
Il punto, secondo il segreatraio de la Destra, è che "pretendono che si parli di 130 anni celebrandone 150, cancellando i 20 anni del fascismo. Si credono molto intelligenti e pensano che nessun italiano conosca Faccetta Nera, e che canticchiarla sia un crimine degno della pena di morte": qui il riferimento è al caso del professore che durante una lezione di storia ha fatto intonare l'inno fascista.

"E LA PREVIDENZA SOCIALE?" - "E allora - si chiede Storace - perché non cancellate la previdenza sociale, perché non buttate giù l'urbanistica dell'Eur e non radete al suolo Latina e le città di Fondazione. Non c'è bisogno di essere fascisti per guardare senza manicheismi a tutta la storia nazionale, con le sue luci e le sue ombre; c'è necessità di essere cretini - attacca - per tappare la bocca a chi pone domande. 130 anni non sono 150 e ci fa pena chi ne elimina 20. E' nella storia d'Italia. E' illusorio pensare di cancellarla. Leggo i libri di De Felice e Pansa - conclude il segretario de la Destra -  e mi chiedo se il 25 aprile è stato solo democrazia. Quanti lutti in tuo nome...Non ci sono italiani che non credono nella democrazia. Finisca la retorica", intima Storace.

23/04/2011




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Risponde in dialetto alle domande del prof: 40enne vicentino sospeso per due giorni

Quotidiano.net


L'alunno, che frequenta un corso di 800 ore, sosteneva che "non sta scritto da nessuna parte che a scuola si deve parlare italiano". E intanto a Milano la Lega traduce il programma della Moratti


BASSANO DEL GRAPPA (VICENZA), 23 aprile 2011



Non ha voluto sentire ragioni: alla domanda dell'insegnante sulla lavorazione dell’acciaio, Raffaele Serafini, 40 anni, allievo di un corso di 800 ore, ha dato una risposta giusta e circostanziata, ma completamente in dialetto veneto.  E alle proteste del prof, che lo invitava a tradurre la sua risposta in italiano, si è rifiutato categoricamente.

Morale: non è finito dietro la lavagna forse per questioni di età - e perché la stessa da anni è appesa al muro - ma non ha potuto risparmiarsi due giorni di sospensione. E' successo in un'aula del centro di formazione professionale Ferracina di Bassano del Grappa gestito dalla Provincia di Vicenza.

Alle rimostranze dell'insegnante, l'alunno Serafini ha dichiarato che "non sta scritto da nessuna parte che a scuola si deve parlare italiano". A mostrare il cartellino rosso allo studente non è stato il prof, ma la responsabile del Centro Natalia Vivian. E a chi pensa che la punizione sia stata troppo severa, va ricordato - come racconta il Giornale di Vicenza - che l'allievo non è nuovo a simili atteggiamenti. Serafini infatti, inscritto al ‘Partito Nazionale Veneto’ era stato poco tempo fa querelato dal presidente del Veneto Luca Zaia per due articoli che aveva pubblicato sulla ‘Gaxeta Veneta’ un sito che sarebbe stato registrato in Islanda con un provider armeno.

DIALETTO ANCHE A MILANO - La Lega in campagna elettorale con la traduzione in dialetto milanese del programma di Letizia Moratti. I “100 nuovi progetti” del sindaco uscente sotto lo slogan “Per una Milano sempre più bella da vivere” si sono trasformati in “Per ona Milàn sempre pussee bèlla de viv. I 100 progètt noeuv per la nostra città”, nella versione meneghina del fascicolo che il Carroccio ha fatto realizzare a cura di Piero Dragan e Adriana Scagliola e che ha distribuito questo pomeriggio in piazza della Scala, alla presentazione dei suoi candidati alla presenza del sindaco Letizia Moratti.

E proprio il sindaco ha dato il suo placet all’iniziativa: “Siamo a Milano - ha commentato Moratti - sono tradizioni che è giusto mantenere. Anche questo fa parte della nostra storia e delle nostre radici. Una volta tutti parlavamo in milanese”. In cima al testo “el primm impegn cont i milanes: anca per i cinch’ann che vegnèn ghe sarann nò di aument di tass o di tariff”.






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Il regalo per i centenari? Non pagare più le tasse"

Quotidiano.net


L'associazione Contribuenti.it lancia un'idea bipartisan: esentare dagli obblighi fiscali chi compie un secolo. In Gran Bretagna Elisabetta ha convocato gli ultracentenari per liberarli dai tributi


Nicoletta Magnoni

ROMA, 23 aprile 2011


IL PRIMO
tentativo risale alla passata legislatura, ma la caduta del governo ha fatto chiudere il dossier. Oggi, Contribuenti.it ci riprova. E ora sulla soglia della commissione Finanze della Camera sta prendendo forma una nuova proposta di legge per esonerare gli ultracentenari dal pagamento delle tasse. Detta così, la questione non fa tanto notizia. Ma il profilo si alza se si considera che, attualmente, in Italia quasi in sedicimila hanno tagliato il traguardo del secolo di vita. E gli over 100 aumentano a un ritmo sostenuto, dato che il loro numero è triplicato nel giro degli ultimi 10 anni.

GIÀ, MA PERCHÉ
i supernonni dovrebbero salutare per sempre il fisco? Il motivo è uno solo ed è una di quelle ragioni che, probabilmente, la ragione non può capire. «È una proposta sociale — spiega Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it — perché a quell’età non ci si può più ricordare di adempiere a tutti gli obblighi fiscali, per esempio. E dimenticare di presentare la dichiarazione dei redditi nei termini significa essere considerati evasori totali. E se, come è purtroppo facile, l’ultracentenario è ricoverato in ospedale? O è in coma? Cosa succede poi se a queste persone arriva un avviso di pagamento o una sanzione? Molti di loro sono quasi analfabeti e totalmente all’oscuro delle procedure telematiche spesso richieste».

APPUNTO, cosa succede? Chi ha un genitore che si ferma anche solo a un’età non così veneranda, sa che qualunque ‘sollecitazione’ che esula dall’ordinaria amministrazione (un recupero di imposta, per esempio) getta nel panico anche il contribuente più ligio, se è anziano. E, magari, gli ultracentenari hanno figli già troppo in là con gli anni per poter amministrare queste incombenze. Un fisco più umano, insomma, è quello che chiede l’associazione Contribuenti.it. «In Inghilterra — dice Carlomagno — la regina convoca chi compie i 100 anni a Buckingham Palace e con una cerimonia li libera dalle tasse». In fondo, hanno già dato. Ma, si sa: nel Regno Unito il sistema fiscale è più leggero, quasi da paradiso. Fiscale, ovviamente. Del resto, qui in Italia, è facile che un pensionato centenario, detraendo le spese mediche, possa andare a credito con il fisco, con buona pace dell’Erario.

C’È POI una questione tecnica. Contribuenti.it ha sollevato il caso degli over 100 in regola con tasse e tributi che, però, vengono pizzicati dal fisco e multati, «sono circa 2mila euro», per infedele dichiarazione: il codice fiscale riporta solo le ultime due cifre dell’anno di nascita e non «registra» quindi il passaggio al nuovo secolo quando si spengono 100 candeline. Non c’è corrispondenza fra il contribuente e il codice fiscale, perché le ultime due cifre, senza specificare il secolo, corrispondono a una persona di un’altra età, che potrebbe addirittura essere un bambino: basti pensare a un contribuente nato nel 1911 che, stando alle ultime due cifre del codice fiscale, può essere scambiato per un neonato della classe 2011. «È la morte fiscale», commenta Carlomagno.

Macché morte, dicono all’Agenzia delle entrate: nessuna confusione. Anzi, l’anagrafe tributaria — replicano — conserva tutti i codici fiscali anche dopo la morte per permettere agli eredi di poter rispondere alla chiamata burocratica con tutto ciò che occorre. E poi — aggiungono — se c’è una discrepanza nel codice fiscale, l’anagrafe tributaria verifica negli archivi e risale alle prime due cifre dell’anno di nascita. Sarà, ma l’errore può scappare.

IL PROBLEMA non è, però, capire se avviene o no questa presunta ‘morte fiscale’. La questione si sposta, ancora, sul piano umano e sociale perché anche solo una richiesta di rettifica o di chiarimento sul codice fiscale, indirizzata direttamente al secolare contribuente, può mettere a repentaglio la sua longevità. La richiesta è una sola: liberare i centenari dalle tasse, con incombenze annesse. E, aggiungerebbe qualcuno, non solo Oltremanica, Dio salvi la regina d’Inghilterra.









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Cuba, la grande casa e il paese

Terrorista espulso, irritazione Usa

La Stampa

Maurizio Molinari







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Duro colpo alla Sacra Corona Unita Arrestato il boss Francesco Campana

Corriere della sera


È ritenuto i capo dell'organizzazione criminale pugliese




Francesco Campana
Francesco Campana
MILANO - Colui che viene ritenuto l'attuale capo della Sacra corona unita, Francesco Campana, di 38 anni, è stato arrestato stamattina dalla polizia in un'abitazione di Oria (Brindisi). La «primula rossa» della mafia brindisina deve scontare una condanna esecutiva a nove anni per associazione mafiosa. Aveva assunto le redini dell'organizzazione dai capi storici, Giuseppe Rogoli e Salvatore Buccarella.

23 aprile 2011



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Giovane disabile aggredito con calci, pugni e sputi

Corriere della sera


Il ragazzo sarebbe stato picchiato per futili motivi. La madre: spero che un domani possano capire quanto stanno sbagliando



Il ragazzo picchiato (web)
Il ragazzo picchiato (web)


VERONA - Un giovane disabile mentre sedeva sulla propria carrozzina elettrica sarebbe stato aggredito, pare per futili motivi, mentre tornava a casa a Negrar nel veronese. Il ragazzo A.A. - riferiscono i carabinieri - sarebbe stato avvicinato da due ragazzi prima verbalmente poi con sputi e percosse, probabilmente perché questi li aveva urtati con la carrozzina elettrica lungo un marciapiede. Il giovane ha riportato la frattura di una falange ed al momento non ha sporto denuncia.

I carabinieri, alla luce delle modalità del fatto avvenuto in una zona tranquilla e che non avrebbe avuto testimoni, tendono ad escludere che alla luce del gesto vi siano motivi razziali o determinati dalla disabilità della vittima e che tutto sia riconducibile allo screzio dettato dalle circostanze. Il racconto del giovane parla di due ragazzi sui vent’anni, non del posto, che lo hanno colpito con spintoni prima, calci e pugni poi; violenze finite buttandolo a terra e quindi gli sputi e l’insulto di «brutto bastardo». La madre del ragazzo commentando l’accaduto ha detto: «Spero che un domani questi giovani possano capire anche loro di quanto stanno sbagliando». (Ansa)

22 aprile 2011




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