mercoledì 19 gennaio 2011

Il terzo Polo preme per il passo indietro Berlusconi resiste. E attacca i magistrati

Corriere della sera

Fini: «L'unico che trova qualcosa di divertente è il presidente del Consiglio». Casini: «Risponda ai giudici»




MILANO - «L'unico che trova qualcosa di divertente è il presidente del Consiglio, francamente non so cosa ci sia da divertirsi». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, commenta così le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla vicenda Ruby. «Gli italiani sono sconcertati per la gravità delle accuse - ha aggiunto -. È legittimo essere preoccupati, soprattutto per il buon nome dell'Italia nel mondo». Un tema, quest'ultimo, su cui è intervenuto anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: «Credo che in questo momento il Paese sia in grandissima difficoltà, c'è un discredito internazionale che è sotto gli occhi di tutti». Per l'esponente centrista «il modo migliore più decoroso e più dignitoso che ha il capo del governo è di rispondere ai giudici. Se queste imputazioni sono finte si deve scoprire che sono finte. Ma, se le cose stanno diversamente, è chiaro che la cosa che deve fare glielo suggerisce il buon senso, non è che glielo dobbiamo dire noi». Il riferimento è chiaramente al passo indietro che Silvio Berlusconi ha tuttavia confermato di non voler fare. Anzi: in un nuovo messaggio al sito dei Promotori della libertà, in serata, il capo del governo ha parlato di «violazioni di legge incredibili» che vanno «contro i più elementari principi costituzionali». E quanto ai magistrati che indagano su di lui ha detto: «Vogliono sovvertire il voto popolare».



«ANDREI DAI PM...» - Nel videomessaggio, Berlusconi ha detto che vorrebbe andare subito dal giudice per difendersi da accuse che è «facilissimo smontare» e chiedere l'archiviazione della vicenda, ma «non posso presentarmi da giudici che non hanno competenza nè funzionale nè territoriale» e che «vogliono utilizzare questa vicenda come strumento di lotta politica». A proposito dell'accusa di concussione, poi, il presidente del Consiglio ha spiegato: «I fatti che mi vengono contestati sono stati commessi nella mia qualità di presidente del Consiglio e dunque tutto deve andare al tribunale ministri». Poi un'osservazione sui metodi dell'indagine, sulle ragazze «trattate come criminali in una pericolosa operazione antimafia». Berlusconi ha parlato di 150 uomini impegnati nell'operazione, «una procedura irrituale e violenta indegna di uno stato di diritto che non può rimanere senza una adeguata punizione» (anche se nella trascrizione sul sito dei Promotori la parola «punizione» pronunciata dal Cavaliere è stata sostituita con «reazione»). Nel merito delle accuse, invece, il Cavaliere ha spiegato che «non c'è stata nessuna concussione, nessuna induzione alla prostituzione, men che meno di minorenni. Io resto sereno, perchè la verità vince sempre».

«GIUDICI SOVVERSIVI? ACCUSA GRAVE» - Intanto il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, ha commentato le accuse rivolte da Berlusconi ai pm di Milano che indagano su di lui: «Usare espressioni come sovvertimento dell'ordine democratico - ha detto Vietti - è tanto grave quanto infondato». Ai giornalisti che gli chiedevano se si può parlare di uno scontro con la magistratura, Vietti ha risposto: «Noi non vogliamo fare nessuno scontro con nessuno. La magistratura risponde con le regole che il Csm si è dato». E ricordando che il Csm sta per discutere la pratica a tutela del pm di Milano, Fabio De Pasquale, Vietti ha fatto presente che «in questo contesto sarà possibile far valere le buone ragioni che sconsigliano in qualunque occasione ogni iniziativa di delegittimazione dell'ordine giudiziario, che è il presidio di legalità del Paese».

GIUNTA RIMANDATA - Quanto alla richiesta di autorizzazione a procedere, tutto è rimandato a martedì. La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso di rinviare al 25 gennaio l'esame degli atti con i quali si chiede di poter perquisire gli uffici del contabile del premier, Giuseppe Spinelli. A chiedere il rinvio alla prossima settimana è stato il relatore del provvedimento, Antonio Leone (Pdl). L'esame dovrebbe durare un paio di settimane. Il termine (la Giunta ha un mese di tempo dalla trasmissione degli atti per istruire la pratica per l'Aula) scade il 14 febbraio. La richiesta di rinvio non ha sorpreso il presidente dello stesso organismo, Pier Luigi Castagnetti: «Lo capisco. Non ho nulla da obiettare perché si tratta di 389 pagine che vanno lette con attenzione. Ci vuole tempo».

«VENGA AL COPASIR» - Nel frattempo, il presidente del Copasir Massimo D'Alema torna a chiedere che «come dice la legge» il premier riferisca al Comitato. «Siamo sempre in attesa, domani vediamo il sottosegretario Gianni Letta e glielo chiederemo di nuovo» ha spiegato D'Alema. «È assurdo - a aggiunto - sia al centro di un dibattito visto che per legge il premier deve riferire periodicamente al Copasir. A noi non interessa che cosa il premier fa nelle sue case, non si tratta di curiosità malsana ma la legge attribuisce a lui delle competenze esclusive sulle quali è tenuto a riferire».



LE POLEMICHE POLITICHE - Il caso Ruby resta in ogni caso l'argomento principale del dibattito politico. Il Pd chiede a Silvio Berlusconidi dimettersi. «Noi non chiediamo le elezioni anticipate chiarisce il segretario Pier Luigi Bersani -, non le temiamo ma non togliamo a Berlusconi le castagne dal fuoco. È lui che deve levare dall'imbarazzo se stesso e il Paese, vada dai giudici da dimissionario e poi si rimetta alle decisioni del capo dello Stato». Anche Idv e Fli invitano il premier a fare un passo indietro e lo stesso fa l'Udc. Berlusconi ha due strade, secondo il segretario dei centristi Lorenzo Cesa: «O andare dai magistrati e chiarire il prima possibile la vicenda, che ha un forte impatto negativo anche sulla credibilità del Paese, oppure si mette da parte, prende uno dei suoi e fa un governo diverso: un governo Tremonti, Alfano o Letta», ma «io preferirei Letta, che conosco da tanti anni, è persona di grande buon senso e ce ne vuole molto in questo momento, ha la stessa nostra visione di cattolico impegnato in politica.Anche se Alfano è un giovane ministro, anche lui democristiano...». Assai critico Rocco Buttiglione: «Silvio Berlusconi - è l'affondo del presidente dell'Udc - è abituato a fare delle donne carne femminile martirizzata». Il Pdl fa quadrato attorno al Cavaliere, invece, senza risparmiare critiche ai magistrati milanesi (per il deputato Giorgio Stracquadanio c'è addirittura «un disegno per fa cadere il governo»). Alle richieste di dimissioni per il governo che vengono dalle opposizioni, la Lega risponde con i fatti, con le riforme, è la posizione espressa dal capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Marco Reguzzoni: «Ci interessano fatti e sostanza. Il governo prosegue lungo il cammino delle riforme e al primo punto c'è il federalismo fiscale, che tanto serve al paese per andare avanti e non restare fermo. L'opposizione chiede le dimissioni di Berlusconi ogni 15 giorni, non è un fatto nuovo». Una voce un po' fuori dal coro è quella di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia. «Ho consigliato personalmente al presidente Berlusconi - ha detto intervenendo ad Agorà su Rai Tre di dedicarsi alla collezione di francobolli e alla storia postale: sono meno pericolose di altre collezioni. Forse non ha seguito il mio consiglio». «Moralmente lo condanno - ha aggiunto Giovanardi -, però, mi fido di più dei Kennedy, dei Clinton e di Berlusconi che delle procure che stanno facendo delle cose terrificanti, mettere sotto controllo decine, centinaia di utenze, senza un reato. Mi schiero con Berlusconi - spiega - e non con le procure. Berlusconi è un uomo generoso, che purtroppo o per fortuna, i soldi li ha e generosamente li da a tutti».



BERLUSCONI E FLORIS - Sul caso Ruby è intervenuto martedì sera lo stesso premier Silvio Berlusconi, al termine di una riunione della direzione del Pdl, spiegando che non ha alcuna intenzione di dimettersi e sottolineando di non aver commesso reati. Il presidente del Consiglio ha anche telefonato a sorpresa alla trasmissione Ballarò, dedicata quasi interamente alla vicenda Ruby, ma Giovanni Floris, ormai in chiusura, non lo ha fatto intervenire in trasmissione. Lo ha riferito, prima della chiusura della puntata, lo stesso conduttore. «Ha telefonato - ha detto il giornalista - il presidente Berlusconi; ma visto come era andata l'ultima volta, lo abbiamo invitato a venire da noi la prossima settimana». Floris si è riferito all'ultima telefonata del Cavaliere alla trasmissione, quando egli ha chiuso bruscamente e polemicamente la telefonata rifiutando di rispondere ad alcune domande.

Redazione online
19 gennaio 2011

Nasce il gruppo dei “responsabili” Ventuno deputati con Berlusconi

Il Messaggero


Fli: manovra di palazzo già fallita sul piano politico








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Calvario Asl per l'esenzione ticket Si apre alle 8, in coda già dalle 23

Corriere del mezzogiorno

 

In fila anziani e invalidi: solo cento rinnovi al giorno, chi non è tra questi fortunati deve «rifare la nottata»

 

NAPOLI— In fila in piena notte dalle 23) per riuscire a conquistare un posto alle 8 del mattino, orario di apertura degli uffici del distretto sanitario di piazzale D’Annunzio a Fuorigrotta. Solo cento, ogni giorno, i fortunati che potranno ottenere il rinnovo dell’esenzione dal ticket.

Per tutti gli altri un nulla di fatto e un nuovo tentativo il giorno (o la notte) seguente. Così, nelle surreali code alle spalle dello stadio San Paolo c’è anche chi improvvisa, carta e penna alla mano, una maccheronica lista di prenotazione, per evitare che durante la notte qualcuno faccia il furbo e cerchi di passare avanti. E se la situazione di Fuorigrotta è arrivata a delineare contorni grotteschi, con anziani e invalidi costretti all’estenuante attesa, non molto meglio è andata negli altri distretti della città, dove le code si sono protratte per ore. Ad esempio al Molosiglio dove a centinaia hanno sperato di poter risolvere il problema.

 

 

Tutto, come detto, per ottenere l'agognato rinnovo delle esenzioni dal ticket tra gli aventi diritto per fascia di reddito). «Una situazione che si poteva evitare— spiega il medico di famiglia Salvatore Giangrande —, sarebbe bastato organizzare una serie di chiamate su appuntamento per evitare queste code estenuanti e vergognose. Non dimentichiamo che molte delle persone costrette a fare la fila sono invalide o comunque molto anziane» . Un periodo di tempo, quello previsto per il rinnovo, che va dal 24 dicembre dell’anno appena concluso sino al 31 marzo; ma viste le code sono in molti ad essere rimasti senza medicine per l’impossibilità di acquistarle a prezzo di mercato. «Faccio questa fila ogni giorno da una settimana — racconta uno degli anziani —. La mia terapia prevede l’assunzione di un farmaco che costa 290 euro. Una pillola al giorno tutti i giorni, il problema è che mi sono rimaste solo sette compresse» .

 

E una volta finite? «Non lo so, se non risolvo devo solo morire» . Tra i disperati dell’esenzione, chiamati a dimostrare il proprio diritto, tutti gli appartenenti a fasce di reddito sotto i 36 mila euro l’anno, coloro che percepiscono pensione sociale e i disoccupati. Tecnicamente i codici E01, E02, E03, E 04. Ma la situazione di chi ha diritto ad esenzione dal ticket è peggiorata anche per gli invalidi al cento per cento, quelli con accompagnamento e per chi ha invalidità superiore ai 2/3 (vale a dire i codici C01, C02 e C03), costretti ora pagare 5 euro per ciascuna prescrizione. Il che può comportare una spesa mensile anche superiore ai 100 euro. Un po’ troppo per chi spesso non riesce ad arrivare a fine a mese.

 

Raffaele Nespoli
19 gennaio 2011

Superenalotto miliardario, sentinelle dei clan napoletani a caccia dei vincitori

Corriere del mezzogiorno


La zona della ricevitoria al Corso Vittorio E. battuta
palmo a palmo per procurarsi notizie dei due fortunati


NAPOLI – A pochi passi dalla ricevitoria dove il 27 dicembre scorso due persone centrarono il «sei» al superenalotto portandosi via 36 milioni di euro, è caccia ai vincitori. Secondo quanto rivela l’agenzia Il Velino, nella zona di piazza Mazzini a Napoli, da fine dicembre sono stati costituiti dalla malavita dei veri e propri «posti di blocco». Giovani sentinelle dei clan che battono palmo a palmo la zona alla ricerca di informazione sull’identità dei fortunati giocatori.

LA TESTIMONIANZA - «Ero a piazza Mazzini, stavo camminando in direzione Corso Vittorio Emanuele quando in due mi si avvicinano, mi portano in un vicolo e mi mostrano la pistola. A quel punto – racconta un testimone – ero convinto di essere vittima di una rapina. Presi il portafogli e stavo per consegnarglielo quando mi fermano la mano e in dialetto mi dicono ‘Non ci interessa dei soldi: hai vinto tu o la tua famiglia al superenalotto?’». «No, non sono io», risponde la vittima che, prima di essere lasciato libero di andare, riceve dai due l’«invito» a riferire immediatamente «alle persone note del quartiere» qualora venisse a conoscenza di nomi e indizi sui possibili vincitori.

RACKET - L’obiettivo, quello di risalire ai vincitori per imporre loro il «pizzo» sulla vincita. Non a caso a poche ore dal «6», all’esterno della ricevitoria comparve il cartello con su scritto: «A noi nessuna percentuale». Tuttavia nonostante i «rischi» da vincita, il gioco continua. In via Toledo una ricevitoria del centro ha già pronto un terno secco sulla ruota di Napoli e Milano, legato alle vicende dei festini di Arcore in cui è stato coinvolto il premier. Questi i numeri: 78, 46 e 53.



Francesco Parrella
18 gennaio 2011




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Vedova chiede aiuto a Berlusconi La risposta: «Non curo casi individuali»

Corriere del mezzogiorno


Madre di due figli cardiopatici cercava un lavoro
«Un intervento personale non è possibile, spiacenti»



La lettera della presidenza del Consiglio alla vedova
La lettera della presidenza del Consiglio alla vedova

NAPOLI - Per lei non si è spinto a dire che bisogna aiutarla perché «è la nipote di Mubarak». Per lei non ha mai messo in gioco il suo buon nome e la sua reputazione. Eppure Maria Rosaria D’Angelo, vedova, con tre bambini di cui due cardiopatici, senza lavoro e senza una pensione, avrebbe veramente bisogno di una mano. A lei, però, Berlusconi ha risposto che «il Capo del Governo non può farsi carico dei casi individuali, anche se degni della massima considerazione» . Maria Rosaria, 35 anni, non chiedeva soldi, ma solo un’opportunità occupazionale. Un lavoro, la possibilità di guadagnarsi, col sudore e la fatica, il pane quotidiano per sé e per i suoi bambini. Ma forse, rispetto a Ruby, le manca qualcosa. Nel senso che la sua situazione non è abbastanza drammatica. «L’avviamento al lavoro ha le sue regole e nessuna Autorità può agire in deroga— dice il premier — Un intervento personale del presidente del Consiglio inteso a segnalare un nominativo non è esperibile, anche se dal punto di vista umano c’è sempre rammarico di non aver potuto dare una mano».


La lettera di risposta alla richiesta di aiuto, protocollata con numero 59606 e datata 8 luglio 2010, è partita dall’ufficio del presidente del Consiglio dei ministri, scritta dall’onorevole Valentino Valentini — secondo l’ex ambasciatore statunitense, «l’uomo chiave di Berlusconi in Russia» — il quale parla, come specifica egli stesso, «a nome dell’On. Silvio Berlusconi» . «Gli ho scritto diverse volte— racconta ora Maria Rosaria — forse alla fine mi ha risposto perché si è scocciato. L’ultima volta gli scrissi una lettera perché a mia figlia, che ha il prolasso della valvola mitrale e problemi di coagulazione del sangue, era caduto un dente e stava per morire dissanguata. In quel momento di disperazione non sapevo a chi altro rivolgermi. Mio marito, che lavorava al nero in uno sfasciacarrozze, non mi ha lasciato alcuna pensione. Non ho più i miei genitori, e ora non posso neanche più contare sui 350 euro al mese che percepivo con il reddito di cittadinanza. Ho visto che Berlusconi ha aiutato quella ragazza straniera perché era un caso bisognoso. Anch’io credo di essere un caso bisognoso. Il mio bimbo di 4 anni è nato col ‘‘ soffio’’ al cuore, i medici dicono che non può stare in una casa umida come la mia, e il mio timore più grande è che da un giorno all’altro gli assistenti sociali decidano di portarmelo via. Non chiedo soldi, solo un piccolo, umile posto di lavoro».


Nella sua risposta, il premier suggerisce poi di rivolgersi ad altri: «La informo— scrive Valentini — che in base alla normativa vigente, gli Enti Locali sono i soli che, per competenza ed in presenza di documentate istanze, possono fornire ogni utile sostegno a fronte di particolari situazioni di disagio economico. Pertanto, qualora lo ritenesse opportuno, potrà rivolgersi all’assessore alle Politiche sociali del suo Comune per trovare una possibile soluzione. Sono davvero spiacente di non poter far pervenire una risposta nel senso da Lei desiderato e con l’auspicio che possa superare presto questo difficile momento, La saluto cordialmente». In poche parole, dev’essere il Comune a occuparsi dei casi bisognosi, non il premier, perché lui, appunto, «non può farsi carico dei casi individuali».



Stefano Piedimonte
19 gennaio 2011




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Soldi a Mora, un atto di Fede "Mi ha solo restituito un prestito" Il mistero dei 400 mila euro

Quotidiano.net


Dalle intercettazioni sembrerebbe emergere che, a caldeggiare la richiesta di Lele Mora a Berlusconi di un prestito di 1 milione 200 mila euro fosse stato lo stesso Fede. Ma un terzo della somma dov'è finita?


di GABRIELE MORONI


 MILANO, 19 gennaio 2011


UNA PICCOLA somma, un «prestito» fatto a Lele Mora e restituito. Il resto? Soltanto castelli costruiti su frasi scherzose: «Al telefono si scherza, battute fra amici male interpretate». Emilio Fede, direttore del Tg4, para, ribatte e fa cartoccio (o almeno ci prova) delle intercettazioni. Una in particolare: quella da cui sembrerebbe emergere che a raccomandare, caldeggiandola, la richiesta di Lele Mora a Berlusconi di un prestito di circa un milione e 200mila euro fosse lo stesso Fede, che con Mora avrebbe concordato di trattenere per sé 400mila euro, un terzo della somma.

La telefonata viene intercettata alle 18,22 del 22 agosto 2010. Fede è a colloquio con Mora. L’impresario attraversa acque tempestose dopo il fallimento (17 milioni di euro) della sua società, la Lm Management. «Lele — formula Fede —, studiamo insieme ... Gli dico: ‘Senti, ho visto Lele, non sta bene ed è preoccupato, forse credo che una mano bisognerebbe dargliela, hai fatto bene a tanta gente, lui poi se lo merita più degli altri’». Mora assicura che «metterà in vendita due o tre cose e saprà come ritornare indietro tutto... Tanto poi campa cavallo che l’erba...».


Ancora Fede: «Gli dico (a Berlusconi): ‘Guarda, quest’uomo (Mora) c’ha dato tutto ed è quello che c’ha dato soprattutto la riservatezza... Capisco la prudenza e tutto, ma io ti dico solo questo: che lui sarà al Creatore anche fisicamente oltre che... perché lui rischia la bancarotta... allora diventa peggio il problema». Si stabilisce di chiedere a Berlusconi «uno e due, di cui 100 li dà a me in due rate che ho prestato 50 e 50, capito». Mora: «Certo». Fede: «Vuol dire che possono diventare uno e mezzo: io ne prendo quattro e tu otto, va bene?». Mora: «Benissimo, meraviglia, meraviglia, bravo direttore, bravo». Fede: «Ecco, allora, adesso la cosa è avviata. Eh, dimmi che sono bravo e sono un amico». Mora: «No, bravo, di più».


Fede abbassa i toni, offre la sua spiegazione: «Lele Mora mi ha restituito una piccola somma che gli avevo prestato, tutto il resto sono solo cattive interpretazioni di battute scherzose». «Avevo dato una piccola somma, un grazioso prestito, come si suol dire, a Mora, nel periodo in cui si è trovato in difficoltà e lui me lo ha restituito». I soldi? «Sono quelli i soldi a cui si allude nelle telefonate». Il resto sono soltanto battute e boutade. «Sono state delle frasi, a livello di battute. Io ho aiutato Mora e del resto lo stesso presidente ha detto chiaramente di avergli dato dei soldi in un momento di difficoltà. E mentre ne parlavo con lui, scherzando, gli ho detto: ‘Oh, poi facciamo a metà...’, ma era solo una battuta, una battuta da cui sono state tratte cattive interpretazioni».


IL DIRETTORE del Tg4 si abbandona a uno sfogo: «Non capisco perché continua a venire fuori solo il mio nome, a quelle feste, che ripeto erano cene simpatiche, c’erano anche altre persone. Mi sono sempre sentito onorato di essere invitato a casa del presidente Berlusconi. Ma non ero l’unico. Qualche volta è capitato che io non fossi nella lista degli ospiti e ammetto che mi dispiaceva e mi sentivo un po’ trascurato, ma è solo il mio nome che continua a girare. Tutto questo è un grave danno alla mia immagine, c’è un accanimento contro di me. La mia famiglia, mia moglie, sono molto amareggiati, anche se mi conoscono e sanno quanto quelle accuse siano infondate».
Da Fede anche un appello ai magistrati per essere ascoltato al più presto.





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Cina, non pagò il pedaggio autostradale: cancellata la sentenza all'ergastolo

Il Mattino


PECHINO (19 gennaio) - Le autorità cinesi hanno deciso di cancellare la sentenza all'ergastolo inflitta a Shi Jianfeng, il contadino della provincia dell'Henan, accusato di aver evaso pedaggi per otto mesi per un totale di oltre 550.000 dollari.

Lo riferisce il China Daily. «Poiché il fratello minore del Signor Jianfeng ha dichiarato di essere lui il vero responsabile - ha fatto sapere Wu Fangxiao, portavoce della corte della cittadina di Pingdinshan - e anche in considerazione del fatto che la pena applicata è stata troppo severa, abbiamo deciso di rinviare il caso alla polizia per ulteriori indagini».

Secondo il tribunale che aveva deciso per la sentenza di ergastolo, Shi Jianfeng era riuscito ad evitare i pedaggi falsificando le targhe e facendole sembrare targhe militari, che sono esentate dal pagare. Pochi giorni dopo la sentenza il fratello minore dell'uomo si presentò alla polizia dicendo di essere lui il vero colpevole della falsificazione e dell'evasione.

Il caso ha avuto una vasta risonanza nel paese suscitando numerose polemiche. Lo scorso 17 gennaio il presidente del tribunale della provincia annunciò la sospensione e la messa sotto inchiesta dei giudici che avevano pronunciato quella sentenza. Intanto è di oggi la notizia, apparsa su diversi giornali locali, secondo la quale il Ministero dei Trasporti cinese avrebbe deciso di abbassare l'importo dei pedaggi stradali.

A seguito della vicenda del contadino dell'Henan, infatti, molte persone anche tramite alcuni blog su internet hanno evidenziato come, soprattutto in alcuni tratti, i pedaggi stradali in Cina siano troppo elevati e non alla portata di tutti.

Il vice Ministro dei trasporti, Weng Mengyong, ha dichiarato che le nuove politiche in materia saranno pubbliche e trasparenti ed ha annunciato uno specifico piano per ridurre gradualmente i pedaggi, in particolare sulle strade secondarie, nonchè per incrementare il sistema e l'utilizzo del trasporto pubblico.




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Caserta, il pentito sbaglia data assolto e scarcerato presunto killer

Washington: per la prima volta sventola la bandiera della Palestina

Corriere vdella sera


Ma i repubblicani polemizzano: «Fa parte del piano per manipolare l'opinione pubblica internazionale»

L'autorizzazione era stata concessa nello scorso agosto



La bandiera palestinese a Washington
La bandiera palestinese a Washington
MILANO - Per la prima volta martedì a Washington è stata innalzata la bandiera dell'Autorità nazionale palestinese. L'autorizzazione era stata concessa nello scorso agosto dall'amministrazione americana quando l'ufficio di rappresentanza era stato elevato di grado a delegazione generale, ma si era dovuto attendere l'ok del proprietario dell'edificio. È stato il capo della missione diplomatica negli Stati Uniti, Maen Areikat, a issarla ufficialmente nella sede della delegazione palestinese affermando di sperare che «il sostegno degli Usa ci concretizzi in atti concreti verso il riconoscimento dello Stato palestinese».

POLEMICHE USA - P.J. Crowley, portavoce del ministero degli Esteri americano, ha precisato che non ci sarà alcun cambiamento nello status della legazione diplomatica palestinese e che gli Usa si oppongono a una dichiarazione di indipendenza unilaterale. Ma il presidente repubblicano della commissione Affari esteri della Camera Ileana Ros-Lehtinen, ha affermato che tutto ciò è «una tappa del piano palestinese per manipolare l'opinione pubblica internazionale per il rinoscimento diplomatico del futuro Stato mentre prosegue il rifiuto a negoziare e a riconoscere l'esistenza di Israele come Stato democratico ebraico». La missione palestinese negli Usa fa parte degli Accordi di Oslo del 1993.




Redazione online
19 gennaio 2011



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Il primo cattolico nel calcio degli ayatollah

di Redazione



La storia di Enrico Antonioni: il 29enne ingaggiato dal Gostaresh Foolad in Iran: "Mi pagano 160mila euro, perché vergognarsi?". Vanta 2 presenze in Serie B e ha giocato, tra l’altro, con Pro Vercelli, Bari e Pistoiese



 

Il primo calciatore cattolico praticante nella terra degli Ayatollah. Ahmadinejad, animato dai soliti propositi propagandistici, ha deciso di abbattere un tabù sportivo permettendo all’italiano Enrico Antonioni di giocare nel locale campionato. Tabriz, più di un milione e mezzo di abitanti, è collocato nell’Iran del nord. Oggi città del petrolio, un tempo passaggio obbligato di carovane alla conquista dell’Oriente. Il primo a transitare da quelle parti fu Marco Polo, un altro italiano, circa otto secoli dopo, ha raccolto il testimone forse animato dallo stesso spirito di avventura. Antonioni, 29enne centrocampista di Fano, ha firmato infatti con il Gostaresh Foolad, la formazione di Tabriz che pur vivendo ai margini del calcio iraniano sogna la promozione in Serie A.

Antonioni non è un ragazzo che si nasconde dietro a un dito. Dice quello che pensa e ammette di averlo fatto per soldi. «Perché vergognarsi? L’offerta era davvero allettante». Quasi 160 mila euro per il «disturbo», a far legna nel centrocampo della squadra allenata dal croato Luka Bonacic, sono più di una buona ragione. In Iran ci è arrivato grazie anche alla «benedizione» di Giovanni Mei, ex difensore di Atalanta e Cesena, tecnico giramondo che nel 2003 guidò per un breve periodo il Saipa di Teheran.
Non sarà comunque una passeggiata di salute per l’ex giocatore di Brescia, Bari, Foggia e Pro Vercelli. In una nazione in cui la comunità cattolica non supera i 150mila praticanti su una popolazione di 15 milioni di abitanti, l’Islam fa tremare i polsi e spesso minaccia chi professa altre religioni. Ne sa qualcosa l’ex centrale di Milan e Inter Taribo West. Ingaggiato dal Paykan di Teheran, ma costretto ad abbandonare di corsa il Paese nel 2007 perché, da buon pastore protestante pentecostale, aveva cercato di diffondere i precetti della Bibbia.




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Ruby-gate, ispezioni stile Gestapo

di Gabriele Villa


Nel blitz scattato all’alba a Milano Due alle ragazze non è stato risparmiato nulla, comprese le ispezioni corporali. Camere a soqquadro, tagliati i cuscini. Gli agenti cercavano cocaina, ma hanno solo trovato foulard, vestiti griffati e biglietto per Milan-Real Madrid.



 


Non proprio in guanti bianchi. Ovvero: quando si dice che la delicatezza non è un obbligo ma almeno dovrebbe essere una sfumatura. Da usare persino quando si va perquisire gli appartamenti dove vivono le quattordici ragazze, una più una meno, che costituirebbero il presunto harem di Silvio Berlusconi. Già, perché è andata così quando, ancora una volta in forze (ma quanti mai vengono reclutati ogni volta che c'è da scovare un bruscolino che possa portare a incastrare il presidente del Consiglio?) gli investigatori si sono presentati in via Olgettina a Milano 2 nel residence, che secondo le accuse dei giudici della Procura milanese, accoglierebbe le ragazze in comodato d'uso gratuito. Rumors, soltanto rumors, si potrebbe obbiettare, visto che le ragazze del presunto harem, non essendo indagate, non hanno pensato, almeno per ora, ad affidarsi al sostegno di alcun legale. Ma rumors che fanno abbastanza fracasso da suscitare imbarazzo in chi li ha raccolti.

Dato per letto (non per camera da letto) che, in base al nostro ordinamento giudiziario «la perquisizione è uno strumento di ricerca della prova che viene posta in atto anche nei confronti di persone non indagate» converrete con noi che un blitz, attuato all'alba e in grande stile, nei confronti delle giovani e sicuramente avvenenti inquiline del complesso residenziale che sorge non lontano dall'ospedale San Raffaele, suona un po' stonato.

Che cos’è accaduto esattamente qualche giorno fa a Milano 2? È accaduto che un plotone di donne poliziotto avrebbe infatti proceduto, con determinazione degna di miglior causa e di peggior obbiettivo (poniamo un pluriomicida o un terrorista), a svegliare per prima cosa le presunte ragazze della presunta corte di Arcore con metodi assai bruschi. Dopodiché via all'atto secondo: le perquisizioni corporali. Azione che, se avrebbe fatto sicuramente la felicità di molti poliziotti uomini per motivi facilmente intuibili, è stata attuata esclusivamente e giustamente solo da personale femminile. Ma realizzata con una incomprensibile insistenza e una meticolosità particolare tale da non suscitare qualche ulteriore riflessione.

Dunque precauzioni eccessive, attenzione spasmodica al minimo dettaglio e metodi discretamente ruvidi. Accompagnati sempre con un tono, a quanto risulta, intimidatorio, e da un pressione psicologica costante nei confronti delle ragazze. Cui sarebbe stato domandato più e più volte dove nascondessero la cocaina. Ma di cocaina ovviamente nessuna traccia. Appartamenti messi letteralmente a soqquadro, dunque, non si sa bene alla ricerca di che cosa. La Procura sostiene che in casa delle signorine in questione, perlomeno in qualche casa, sarebbero stati trovati giochini erotici, gioielli foulard di seta, borse, vestiti griffati. E persino, pensate un po’, anche una busta con i biglietti per la partita Milan-Real Madrid. Che immaginiamo possa considerarsi, a questo punto, la prova regina della liason erotica dell' «harem» di via Olgettina con il premier. Considerato che Silvio Berlusconi non fa mistero della sua fede rossonera.

Ma torniamo al trattamento particolare che sarebbe stato riservato dalle investigatrici alle ragazze di Milano Due. Tutta la loro biancheria intima è stata controllata pezzo dopo pezzo (in un caso anche sotto gli occhi di un bambino figlio di una delle inquiline) quindi repertata e fotografata come si fa di solito sulla scena di un crimine efferato. Poi ispezionati comodini, comò e armadi (classico luogo dove non solo un amante focoso ma anche un presidente del Consiglio può trovare rifugio) le donne poliziotto hanno buttato all'aria le camere sollevando materassi, lenzuola, tagliando addirittura i cuscini e sbirciando sotto i letti. Ma anche lì del Cavaliere nessuna traccia. Nemmeno di qualcuna delle sue celebri cravatte.




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Gorizia, auguri di Natale con le multe per sosta vietata: vigile finisce in ospedale

Usa, esplosione in diretta tv

Corriere della sera

 

Muore operaio nella deflagrazione di una condotta del gas. Scena ripresa dalla telecamera di un passante

 

Ruby, la giunta rinvia l'esame E spuntano due bonifici a favore di un'ex meteorina

Quotidiano.net


L'organismo per le autorizzazioni della Camera si riunirà martedì prossimo. Il pm del tribunale dei Minori di Milano Annamaria Fiorillo: "Calpestata l'autorità giudiziaria"


Roma, 19 gennaio 2011 - La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha rinviato a martedì prossimo, alle ore 14, l’esame della richiesta della procura di Milano di perquisire gli uffici del tesoriere del premier Silvio Berlusconi, in relazione alla vicenda Ruby. La decisione è stata presa questa mattina alle riunione della Giunta.

Già martedì prossimo il relatore, Antonio Leone, presenterà la sua relazione e su quella base si avvierà la discussione. Secondo il presidente della giunta, Pierluigi Castagnetti, è prevedibile che il passaggio della richiesta in giunta richieda almeno un paio di settimane.

Da regolamento, i commissari si dovranno esprimere entro il 14 febbraio, poi toccherà al presidente della Camera, Gianfranco Fini, calendarizzare il voto in Aula sulla decisione della giunta.

SPUNTANO DUE BONIFICI - Ci sono anche le tracce di due bonifici, da diecimila euro ciascuno, effettuati direttamente da Silvio Berlusconi a una delle giovani partecipanti alle feste ad Arcore, tra le prove che i pm di Milano hanno indicato nell’invito a comparire a carico del presidente del Consiglio.
Si tratta di due bonifici da 10 mila euro e entrambi a favore dell’ex ‘meteorina’ Alessandra Sorcinelli. Sul conto corrente della ragazza, infatti, si legge nelle carte dei magistrati, "si rilevano due bonifici in entrata, il 16 luglio 2010 e il 17 settembre 2010". Tutti e due, scrivono gli agenti di polizia giudiziaria che hanno effettuato gli accertamenti, riportano la descrizione dell’operazione: "Bonifico o/c Berlusconi Silvio....favore di Sorcinelli Alessandra....prestito infruttifero".

IL PM DEI MINORI - Gli atti "sono una conferma di ciò che pensavo, e cioé che sia stata calpestata l’autorità giudiziaria. A questo punto voglio andare avanti". A dirlo, in un’intervista a Repubblica, è Annamaria Fiorillo, il pm del tribunale dei minori che a novembre ricorse al Csm contro la ricostruzione della notte in questura di Ruby fornita al Parlamento dal ministro dell’Interno Maroni.

Negli atti "è riportata solo la prima telefonata, non la seconda, quella in cui mi scontro con il funzionario di polizia Giorgia Iafrate e mi oppongo all'affidamento alla Minetti", spiega Fiorillo. "Spero siano accertate anche le responsabilità dei funzionari di polizia che mi hanno nascosto la telefonata di Berlusconi: lì l’abuso è più evidente".

Il responsabile del Viminale, sostiene Fiorillo, "ha avallato il comportamento delle forze dell’ordine, che hanno disatteso le mie prescrizioni. Lo ha fatto, credo, perché è ministro dell’Interno e doveva rispondere alla ragion di Stato o alle alleanze politiche. Lo dico - prosegue - perché ritengo sia un uomo intelligente, non credo non si sia documentato su quel che realmente è avvenuto quella sera. Adesso, però, a me interessa solo la ricostruzione della verità".






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Caso Battisti, spiraglio dal Brasile: "L'estradizione è ancora possibile"

Quotidiano.net


Secondo il presidente della Corte Suprema il terrorista potrebbe essere estradato se fosse accertato che entrò illegalmente nel Paese


Rio de Janeiro, 19 gennaio 2011


Secondo Cezar Peluso, presidente della Corte Suprema brasiliana, è ancora possibile l’estradizione in Italia di Cesare Battisti, qualora fosse accertato che il terrorista entrò illegalmente nel Paese sud-americano: in tal caso, ha precisato Peluso con i giornalisti a margine del II Congresso Mondiale delle Corti Costituzionali in corso a Rio de Janeiro, "non rientrerebbe nei termini del trattato bilaterale" in materia di estradizione la decisione con cui l’ormai ex presidente della Repubblica, Luiz Inacio ‘Lula' da Silva, negò la consegna di Battisti alle autorità italiane nell’ultimo giorno del proprio mandato, il 31 dicembre.

La Corte Suprema di Brasilia affronterà la questione il mese prossimo, quando tornerà a riunirsi dopo la sospensione dei lavori per le vacanze dell’estate australe. La stessa Corte in novembre approvò l’estradizione ma con una pronuncia non vincolante, e il 6 gennaio scorso stabilì che il terrorista, condannato in contumacia per quattro omicidi, dovrà restare in carcere fino al suo prossimo verdetto.

Lo stesso Peluso qualche giorno fa affermò di non aver trovato, nel fascicolo processuale relativo a Battisti, nulla che possa giustificare la tesi di una possibile, ingiusta persecuzione a carico dell’estremista una volta che questi tornasse forzatamente in patria; anche sulla base di tale considerazione l’alto magistrato negò la scarcerazione chiesta dagli avvocati difensori di Battisti.


agi




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Il leader talebano Mullah Omar curato in Pakistan per attacco cardiaco"

Quotidiano.net


Secondo il 'Washington Post' il numero due di Osama bin Laden sarebbe stato curato con l’aiuto dei servizi di intelligence di Islamabad


Islamabad, 19 gennaio 2011 - Il Mullah Omar, leader dei Talebani afghani e numero due di Osama bin Laden, è stato curato in Pakistan in seguito a un attacco cardiaco con l’aiuto dei servizi di intelligence di Islamabad. Lo riporta il Washington Post, precisando che il leader spirituale degli insorti ha subito un attacco cardiaco lo scorso 7 gennaio ed è stato ricoverato in un ospedale vicino a Karachi per diversi giorni. Come fonte, il giornale cita un documento della rete privata di intelligence guidata da ex ufficiali della sicurezza Usa, ‘The Eclipse Group’, che a sua volta si base sulle dichiarazioni di un medico anonimo dell’ospedale.

"Anche se non ero personalmente in sala operatoria, in base a quello che ho sentito e vedendo il paziente in ospedale, il Mullah Omar ha avuto una complicazione cardiaca con sanguinamento o piccolo incidente vascolare cerebrale, o entrambi", ha detto il medico.
Secondo lui, poi, sembra che il Mullah Omar abbia subito un danno al cervello e aveva difficoltà a parlare dopo l’operazione.

Secondo le informazioni, i servizi segreti pakistani, l’Isi, "lo hanno portato nell’ospedale di Karachi, dove gli è stata somministrata eparina (un anticoagulante, ndr) e dove è stato operato". In seguito, "dopo 3-4 giorni di cure post-operatorie nell’ospedale, (il Mullah Omar, ndr) è stato riconsegnato all’Isi e gli è stato ordinato di stare a letto a casa per diversi giorni".

Nonostante il Pakistan sia ufficialmente un alleato della coalizione internazionale che combatte i Talebani in Afghanistan, funzionari americani hanno più volte accusato l’Isi di fare il doppio gioco. Il Pakistan ha sempre negato con forza queste accuse e l’ambasciatore pakistano a Washington Husain Haqqani ha detto che il rapporto di Eclipse "non ha alcun fondamento". Al quotidiano americano il diplomatico ha detto che "qualche volta l’intelligence ha ricevuto informazioni che si sono rivelate sbagliate. La storia del Mullah Omar rientra in questa categoria".






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Capri, multata auto abbandonata da mesi Scoperta dei vigili: era del Comune

Il Mattino



CAPRI (18 gennaio) - La polizia municipale multa il Comune. Succede a Capri in via Torina, accanto al passo carrabile dell'ospedale Capilupi. La contravvenzione è scattata a seguito dei controlli di routine dei vigili urbani lungo le stradine in cui esiste il divieto di traffico e circolazione veicolare. Il sopralluogo della pattuglia della polizia locale che aveva ricevuto la segnalazione degli abitanti della zona ha portato ad una singolare scoperta: da diversi mesi, nel viottolo accanto all'ingresso del pronto soccorso all'ospedale Capilupi, era stata abbandonata in divieto di sosta una Nissan Micra che addirittura aveva la portiera aperta e la polizza assicurativa scaduta, e che creava anche disturbo all'ingresso e all'uscita dei mezzi di soccorso.

Immediate sono scattate le sanzioni per l'inosservanza al divieto di sosta e agli obblighi assicurativi, e si è scoperto che l'autovettura apparteneva al parco macchine del Comune e in passato era stata data in dotazione all'ufficio tecnico comunale.

Dopo la sanzione, la multa è stata notificata in Comune che dovrà ora rispondere delle violazioni al codice della strada riscontrate.

Secondo le informazioni raccolte dai vigili urbani, l'auto era stata parcheggiata in divieto di sosta da diversi mesi e nessuno sapeva nè chi fosse il proprietario nè chi l'avesse lasciata in quel luogo. L'episodio era stato più volte segnalato a voce dagli abitanti di via Torina agli uffici comunali.




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Sesso per soldi col minore? Il giudice fa carriera

di Gian Marco Chiocci


Berlusconi viene messo alla gogna per chiacchiere intercettate. Ma qualche anno fa un magistrato milanese sorpreso nel bagno di un cinema con un ragazzino di 14 anni è stato trattato con i guanti bianchi. E alla fine è stato pure promosso in Cassazione 



 

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica

Giudice del tribunale di Milano sorpreso a fare sesso con un quattordicenne nella toilette di un cinema: assolto perché tre anni prima aveva sbattuto la testa. No, non c’è niente da ridere. Di questi tempi, con un premier indagato a Milano per sfruttamento della prostituzione minorile senza che vi siano agli atti prove certe di un suo rapporto intimo con una diciassettenne, occorre ripensare a certe storture della giustizia.

Ecco perché alcuni componenti del Csm hanno sentito il bisogno di rispolverare al Giornale una storiaccia a luci rosse su un magistrato milanese sporcaccione. Gli atti dei tre gradi di giudizio del processo a carico di un ex giudice di corte d’appello e gli approfondimenti svolti dal giornalista Stefano Livadiotti (nel libro scritto nel 2009 «Magistrati l’ultracasta») e prim’ancora dall’ex parlamentare radicale Mauro Mellini (nel pamphlet «il golpe dei giudici») ci consegnano uno spaccato indecente della casta in toga.

La vicenda si sviluppa lungo un quarto di secolo, partendo dalla metà degli anni Settanta. La toga in questione si ritrova in un cinema di periferia della Capitale. Per sua sfortuna, in sala, tra gli spettatori, c’è un poliziotto fuori servizio che si precipita nella toilette quando sente urlare «zozzone, zozzone». Era successo che la «maschera» aveva sorpreso il giudice e il ragazzino chiusi in bagno.

Quest’ultimo, preso a verbale, confermerà le avances dell’adescatore che, a suo dire, si era avvicinato alla sua sedia, gli aveva sfiorato i genitali riuscendo successivamente a convincerlo a procedere oltre in bagno, in cambio di denaro. E qui, stando al processo, si sarebbe consumato un rapporto orale. Il giudice finisce dritto in cella. Nega ogni addebito ma finisce alla sbarra per atti osceni e corruzione di minore. Contestualmente la Disciplinare del Csm che lo sospende dalle funzioni.

La condanna, a sorpresa, è però di lieve entità: un anno appena. «Atteso lo stato del costume» l’approccio sessuale viene considerato dai giudici solo «contrario alla pubblica decenza». In appello il reato diventa «atti osceni». Ma poiché - scrive Livadiotti - il primo «approccio col ragazzino è avvenuto nella penombra e l’atto sessuale si è poi consumato nel chiuso del gabinetto» i giudicanti del giudice imputato arrivano a sostenere che «il fatto non costituisce reato».

Il Nostro viene condannato ad appena 4 mesi, ma la Cassazione lo premierà ancor di più annullando la sentenza «senza rinvio», limitatamente al delitto di corruzione di minorenne «a seguito dell’estinzione del reato in virtù di sopravvenuta amnistia». Il Csm si adegua alla Supreme Corte revocando la sospensione dal servizio. Ma la sezione Disciplinare, guidata dal numero due di Palazzo dei marescialli, Vincenzo Conso, è pronta al miracolo. Durante l’istruttoria si fa presente che il medico curante del giudice ha sostenuto di aver sottoposto la toga imputata a intense terapie... tre anni prima «a causa di un trauma cranico riportato per il violento urto del capo contro l’architrave di una bassa porta.

Si trattava di ferite trasversali da taglio all’alta regione frontale» dice il sanitario. Tre anni prima? E che c’entra con quanto avvenuto tre anni dopo? Non è chiaro nemmeno perché sia stato chiamato a testimoniare un notaio la cui sorella era stata la dolce metà del giudice: «Il loro fidanzamento è stato ineccepibile dal punto di vista morale». Per i più che comprensivi componenti del Csm, infatti, «ciò che colpisce e stupisce, in questa dolorosa vicenda, è che l’episodio si staglia isolato ed estraneo nel lungo volgere di un’intere esistenza fatta di disciplina morale, studi severi, impegno professionale».

Isolato ed estraneo. Per cui le spiegazioni di quel rapporto orale sono due: un raptus o una devianza sessuale. Si propende per la prima ipotesi, anche perché, prendendo a prestito quanto riferito dagli psichiatri, «l’episodio in esame non solo costituisce l’unico del genere ma esso, anzi, ponendosi in contrasto con le direttive abituali della personalità, è da riferirsi a quei fatti morbosi psichici» che iniziati tre anni prima «si trovano in piena produttività» tre anni dopo.

Traducendo: la vecchia botta in testa, con un ritardo di oltre mille giorni, è stata fatale. «Ha svolto un ruolo di graduale incentivazione delle dinamiche conflittuali latenti nella personalità - osserva il Csm - fino all’organizzazione della sindrome nell’episodio de quo». Il giudice è diventato scemo in ritardo e solo per un po’, perché è subito tornato normale. «Proprio l’alta drammaticità delle conseguenze scatenatesi del fatto, unita alle ulteriori cure e al lungo distacco dai fattori contingenti e condizionanti - prosegue il Csm - hanno favorito il completo recupero della personalità nella norma, com’è testimoniato dai successivi 8 anni di rinnovata irreprensibilità».

S’è trattato di un banale incidente di percorso. L’imputato può tornare a giudicare? Certo. Perché «trattasi di episodio morboso transitorio che ha compromesso per breve periodo la capacità di volere, senza lasciare tracce ulteriori sul complesso della personalità». Il giudice sporcaccione va assolto. Non è punibile, udite udite, perché ha agito «in stato di transeunte incapacità di volere al momento del fatto». Transeunte. Dopodiché è tornato sano come prima, ha ripreso servizio, e stando a quanto racconta l’ex radicale Mellini «è stato valutato positivamente per la promozione a consigliere di Cassazione conseguendo però tale qualifica con un ritardo di molti anni».

Ciò ha comportato un cumulo di scatti d’anzianità sullo stipendio di consigliere d’appello. E per il «principio del trascinamento» il giudice si è ritrovato «a portarsi dietro, nella nuova qualifica, lo stipendio più elevato precedentemente goduto grazie a tali scatti e a essere quindi pagato più di tutti i suoi colleghi promossi in tempi normali. Questi ultimi, grazie al principio del galleggiamento, hanno ottenuto un adeguamento della loro retribuzione al livello goduto dal giudice». Fatti due conti, l’onere per lo Stato di questo «marchingegno» ha sfiorato i 35 milioni di euro di oggi. Tanto è costato l’incontro nel wc, transeunte parlando.




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Affittopoli a Milsno, fuori i nomi dei furbetti con vista Duomo a 300 euro al mese

di Marta Bravi

Quindici anni dopo l’esplosione dello scandalo, ancora decine gli immobili del Comune concessi a cifre ridicole: negozi, uffici e alloggi anche a trenta euro, spese incluse. Il sindaco: "La rinegoziazione dei contratti è in corso"



Milano - Un appartamento di 90 metri quadrati in Piazza Duomo costa 365 euro al mese, ma sotto la Madonnina c’è anche chi (in via Foscolo) paga 13 euro al giorno per un ufficio di 76 metri. Nel cuore di Milano c’è chi ne spende 3 al giorno per un ufficio di 71 mq, contro un canone di locazione medio del Quadrilatero, ovvero Montenapoleone e dintorni, che si aggira sui 1070 euro al mq annui. Dietro la galleria Vittorio Emanuele non se la passano peggio: un ufficio di 29 mq in via Marino 7 costa 162,64 euro al mese. Affittopoli quindici anni dopo. Poco è cambiato nella Milano da bere, come dimostra la lista pubblicata ieri dal Comune di Milano sul proprio sito.
Un elenco di 399 immobili demaniali che non rientrano nel patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica: negozi, cantine, scuole, chiese, uffici, appartamenti. Per 76 metri quadrati di appartamento nella centralissima via Dogana c’è chi paga 307 euro al mese, un mega ufficio di oltre 500 metri quadrati in piazza Castello è affittato per meno di 3mila euro. Anche l’Udc continua ad avere dal 1997, il suo quartier generale, il comitato regionale, in Galleria Vittorio Emanuele: un appartamento di 5 locali a 21.841 euro all’anno. Le cose non cambiano in periferia: un piccolo alloggio di 40 metri quadrati nella decentrata via Chiesa Rossa è in locazione a meno di dieci euro al mese.
Nel 2011 il quadro non varia: ci sono ancora molti, moltissimi edifici vista Madonnina o Castello affittati a equocanone o a prezzi stracciati, così come uffici e negozi. La questione era tornata alla ribalta nell’ottobre 2007 e allora il sindaco Letizia Moratti aveva chiesto un’indagine interna, con l’aiuto di due consulenti esterni, sulle case di proprietà demaniale. La commissione avrebbe dovuto controllare tutti gli inquilini effettivamente in affitto, contratti di affitto e le scadenze. Obiettivo: aggiornare i canoni ai prezzi di mercato per mettere a reddito i gioielli di famiglia.

A giudicare però dagli elenchi diffusi ieri sembra che non sia stato fatto molto. Non tutti gli appartamenti con vista sulla galleria sono affittati: il 70% dei locali di via Foscolo è sfitto, come una bella porzione di alloggi «fantasma» di via Pellico. E dire che potrebbero fruttare milioni alla casse semivuote di Palazzo Marino. Così a nulla sono valsi gli sfratti nel 2008 dell’Osservatorio metereologico di Milano e il Centro Sociale e Culturale dei Sardi vista Galleria: al loro posto non è arrivato nessuno.
In questi ultimi anni, fanno sapere dal Comune di Milano molti dei contratti di affitto per gli esercizi commerciali in Galleria Vittorio Emanuele sono stati rinegoziati, tanto che dai 6,9 milioni di euro riscossi complessivamente nel 2007 si è passati ai 10,5 milioni di euro del 2010. «Abbiamo già iniziato a mettere a reddito alcune proprietà del Comune - spiega Letizia Moratti - e questo nostro impegno proseguirà nel prossimo mandato. Con l’assessore alla Casa Gianni Verga stiamo lavorando a questo e alla valorizzazione della Galleria».




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La beffa del bonus per i poveri

La Stampa






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Gli amici serpenti del Cavaliere

La Stampa


Mora, il direttore del Tg4 e tante «arcorine»: tutti a chiedere e a disprezzare il padrone di casa




PAOLO COLONNELLO
MILANO

Amoooo’». Si chiamano tutte così: «amore, amo’, amo». «Amore, mi ha detto Maryisthell che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto... cosa devo dirgli, che vado??? Tvtttb!». «Ok tesorino, digli tutto ok». "Amo’": amore a metà. Tra la voglia di soldi e quella di fregarlo.

«Amo’, ti ho detto di dormire con me, una da cinque (mila, ndr) divisa in due». La "bunga" vita delle ragazze di via Olgettina passa tra studi estetici, studi di posa e studio del "nemico". «A una cert’ora ce ne siamo andate via tutte. E’ rimasta... c’era la Fico, Raffella Fico» «Eh, te pareva!» «Non puoi capire, non puoi capire che cacchio fa quella... Proprio si sbatte, cioè stessi atteggiamenti di Pasqualina, proprio uguale, proprio... sono due napoletane di m...».

Una concorrenza spietata, alla corte pettegolissima e ruffiana di "Papi". Che tutte bramano, fingono di adorare, ma poi disprezzano: «Perché si sono fermate un sacco di donne... E lo stronzo non mi ha portato nella sua stanza». L’allarme è massimo quando "Papi", per un po’ sceglie una favorita: «Secondo me ha perso la testa di brutto», si dicono Nicole Minetti e Barbara Faggioli, due "veterane" di Arcore, commentando l’ultima sbandata del "capo" per Roberta, la miss torinese: «Eh va beh, ma io non l’ho mai visto andare in Sardegna con una sola... praticamente due settimane che sono insieme, mattino, pomeriggio e sera... Ieri ha detto che sono fidanzati».

E’ un circo variegato quello di Arcore, che non risparmia nessuno, nemmeno «la valchiria bionda», come viene chiamata la fidanzata del "Trota", ovvero il Renzo Bossi. «Allucinante», è una delle parole più frequenti: «Allucinante, ci vanno tutte, dalla cubana alla venezuelana, un puttanaio». Allucinata è T. M., la giovane studentessa della Bocconi che Nicole Minetti porta a una serata hard e che confiderà all’amica di essersene andata «disgustata».

«Di più: se non ci sei stata non puoi capire». Eppure l’onnipresente Minetti l’aveva avvertita: «Giurami che non ti prende male nel senso che ne vedi di ogni, cioè ti fai i cazzi tuoi e io mi faccio i cazzi miei per l’amor del cielo, però ne vedi di ogni... cioè nel senso, la disperacion più totale, cioè capirai c’è gente per cui è l’occasione della vita quindi ne vedi di ogni. Fidati di me punta su: A) il francese che lui sbrocca... e digli della seconda laurea, digli che sei stata alla Sorbona che anche lui c’è stato e si esalta di brutto...».

Senilità. Sabina Amato invece si eccita per la presenza, una sera di Carlo Rossella: «Pensa c’era anche Rossella, dice che ho un viso davvero interessante per il cinema...»» Perfino Emilio Fede, che organizza spesso le serate con Lele Mora, lo trova "allucinante": «Che brutto gruppo quello di Marystelle, gente pericolosa. Io gli dico: "devi informarti prima, almeno"».

Iman gli da ragione: «Gente di cui non sai niente, pensa se viene fuori? Come si fa a stare con delle persone che non sai chi sono?» E già: come si fa? Emilio poi, parla male di tutte, a turno. Marystelle è agitata, chiama Nicole: «Praticamente Emilio l’aveva detto a Papi... non mi fido di Marysthelle... Io comunque, lui sa che non sono cretina». Minetti: «Amo, no, ma tu devi stare tranquilla, figurati sbattitene il cazzo!».

Ma "allucinante" è soprattutto il fatto che le ragazze, dopo le nottate folli di Arcore, chiamano i fidanzati, le mamme, le sorelle, per informare del guadagno: «Iris ha avuto 6,5, ok?», scrive Imma De Vito alla sorella. Iris Berardi invece racconta al suo uomo della lettera scritta a Berlusconi: «Amore, inizio questa lettera ringraziandoti di cuore per avermi cambiato la vita, sei una persona buonissima, veramente unica però ho un forte bisogno di lavoro... mi rivolgo a te capendo perfettamente che siamo in tante e abbiamo tutte delle esigenze...».

Poi chiama sua madre: «Tra un po’ dovevo mettermi a piangere per avere quello che ho avuto». La madre: «Cosa ti ha dato? Cinque?». Iris: «Sette». Iris è il paradigma della mentalità delle "arcorine": «Che palle, che palle! Ho bisogno veramente... cioè non è che ho bisogno veramente perché alla fine, voglio dire, c’ho comunque 19 anni, non è che muoio se non ho una casa di proprietà adesso, un lavoro. Però ci voglio pensare, cavolo! Se non mi aiuta lui, chi mi aiuta?».

Ma non è l’unica: cosa dire della Minetti e di Marysthelle che tramano per tenersi la caparra degli appartamenti di via Olgettina versata dalle altre amiche? «Diciamo a Papi che ce la teniamo noi, tanto...» Diventano tutte spietate in vista del compleanno di "Papi". Le sorelline De Vivo riassumono così: «Vai pure, amore. L’ho visto un po’ out... L’ho visto un po’ ingrassato, capito?

Imbruttito, capito? Che di solito lui sta più in forma, fino all’anno scorso stava più in forma, adesso sta proprio più in là che di qua». Eleonora: «Eh lo so, ma appunto per questo è diventato pure brutto, deve solo sganciare...» Imma: «Deve solo sganciare, brava...». Iris: «Speriamo che per il compleanno sia generoso, io non gli regalo un cazzo...» Eleonora: «Nemmeno io, dopo l’ultima volta...». Povero Silvio.




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Contro il premier anche banconote e referti medici

La Stampa


Non solo intercettazioni negli atti della procura milanese.
Per la chiamata notturna in questura scatta la concussione



PAOLO COLONNELLO
MILANO

Forse è rimasto deluso chi si aspettava di trovare tra gli atti allegati dell’invito a comparire per Silvio Berlusconi, fotografie imbarazzanti e registrazioni in diretta dei «bunga bunga parties» di Arcore. Ma in realtà le 389 pagine del documento inviato alla Camera raccontano un’indagine ben più rigorosa del colpo ad effetto, consono magari a un settimanale di gossip ma non a una procura.

E allegano carte, ricevute bancarie, fotocopie di banconote da 500 euro, canoni di locazione, rapporti di polizia, referti medici, interrogatori e, infine, intercettazioni inequivocabili che spiegano meglio di qualche fotografia scollacciata, quanto avveniva ad Arcore e quanto successe la sera tra il 27 e 28 maggio scorso alla questura di Milano per la «liberazione» di Karima-Ruby Rubacuori.

La cui fragilità di ragazzina randagia appena diciassettenne, accecata dallo sberluccichio delle feste di Arcore, non passa tanto dalle vanterie con amici e genitori («Gli ho chiesto 5 milioni per sistemarmi») ma emerge da una decina di telefonate pietose e piene di timore al gelido cassiere del presidente, il ragionier Giuseppe Spinelli, per ottenere alla fine 5000 euro: «Pronto signor Spinelli, sono la Ruby...». Spinelli: «Sì, eeeeh, non ancora nessuna notizia, forse stasera...». Ruby: «Sì, sì, no, no, lo so, lo so. Gli volevo dire di non scordarsi di parlare con lui...».

E’ «nella merda» Ruby Rubacuori, perché è già stata interrogata dai pm e nell’entourage del presidente lo sono venuti a sapere. Non è più «la nipote di Mubarak» con cui prendere in giro i poliziotti, ma soltanto una figura imbarazzante, da tenere lontana. E lei, per la quale Emilio Fede si commosse in pubblico quando la conobbe nel 2009 a un concorso di bellezza a Taormina (gli investigatori allegano persino il suo discorso: «’Sta ragazza di 13 anni non ha più i genitori... e allora mi sono impegnato, e lo farò senza pubblicizzarlo, per aiutarla») non sa più a chi rivolgersi.

Spinelli detto «Spin»
I rapporti, le telefonate e i versamenti bancari di «Spin», come lo chiamano le ragazze di via Olgettina tra loro, valgono più di mille foto: se anche Ruby sapeva a chi rivolgersi per ottenere dei soldi è perché per un certo periodo, da febbraio a maggio, è stata tra le favorite dell’harem del Cavaliere. E a Spinelli è stata indirizzata da Nicole Minetti che gestisce capricci e appartamenti per le ragazze del «Boss of the bosses». «Spin» paga tutte ma solo se lo dice «il Presidente». In contanti, ovvio.

Ma anche con versamenti bancari: risultano persino due bonifici da 10 mila euro ciascuno, presso la filiale del banco di Sardegna di via Solferino, fatti a nome di Silvio Berlusconi come prestito infruttifero a favore della starlette Sarcinelli, una delle più assidue ad Arcore. «Spin» paga persino Lele Mora in una riffa con Emilio Fede (come il Gatto e la Volpe: «800 mila a te, 400 mila a me»). E soprattutto paga Ruby: non solo con le buste alla fine dei 9 o 10 incontri ad Arcore, ma altri 5000 euro in contanti all’inizio di ottobre, quando poi a Genova Ruby verrà fermata dalla polizia e dovrà giustificare quei soldi con una bugia: «Me li ha dati Lele Mora».

Papi
Invece la ragazza è già sotto controllo e le modalità di consegna del denaro vengono captate in diretta dagli inquirenti: «Signor Spinelli, sono qui a Milano 2 davanti all’hotel Jolly, ma non riesco a trovare il suo ufficio...». Basterebbe questo per sostenere in aula l’accusa di aver avuto «rapporti sessuali con una minorenne». Ma poi ci sono le telefonate in cui Ruby si vanta di aver «appena parlato con Lui», «con Papi», o anche «con il presidente».

Dove dice che il Cavaliere «la ricoprirà d’oro» e che le consiglia «di fare la pazza», di non raccontare. Lei si eccita persino dopo la votazione per la fiducia al governo del 14 dicembre («Finché c’è lui, io mangio!»). E se ci sono le telefonate con gli amici, ci sono evidentemente anche le telefonate con Berlusconi visto che il cellulare della minorenne era costantemente controllato. Registrazioni che però i magistrati, in ossequio alle nuove leggi, hanno deciso di non utilizzare. Almeno in questa fase.

Concussione
Una mole di riscontri: per supportare l’accusa di concussione, il reato più grave e «blindato», ma anche per dimostrare che per indagare sul presidente del Consiglio si è proceduto con lo scrupolo dovuto a una alta carica istituzionale, andando financo a rintracciare le registrazioni delle prime conversazioni tra il magistrato del tribunale dei Minori, Fiorillo, e la pattuglia che fermò KarimaRuby il pomeriggio del 27 maggio scorso in corso Buenos Aires a Milano.

Dove le parole degli agenti e le indicazioni del magistrato sono chiare: «Quindi non la rilasciamo per niente, va in una comunità di pronto intervento». O in alternativa, aggiunge il pm, va trattenuta in questura fino all’indomani. E i poliziotti si attivano in questo senso fino a quasi mezzanotte, quando la telefonata di Berlusconi, che chiederà «l’affidamento» della giovane Karima al «Consigliere della Presidenza», Minetti, in quanto la ragazza «risulta essere parente o nipote del presidente egiziano Mubarak», non ingarbuglierà la procedura.

Una burla, se non fosse che proprio questo telefonare di Berlusconi perfeziona il reato di concussione per un abuso non di potere (che avrebbe portato il reato dritto davanti al tribunale dei ministri e sarebbe esistito se Berlusconi invece di chiamare direttamente la questura avesse esercitato le sue pressioni sul ministro degli Interni) ma di una «funzione», quella di primo ministro, per indurre la polizia a rilasciare al più presto Ruby ed evitare che potesse raccontare le sue serate ad Arcore.




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Ruby e la busta con 5.000 euro «Di’ al premier che mi aiuti»

Corriere della sera

Una ragazza: ci chiama quando ne ha voglia, se cade il governo resterò una pezzente con laurea


MILANO — Minorenne o meno che la sapesse, il presidente del Consiglio Berlusconi ha pagato Karima "Ruby" el Mahroug? Difficile dire se Ruby esprima il vero quando, intercettata, rivela a un’amica: «Lui mi ha chiamato ieri dicendomi "Ruby, ti do quanti soldi vuoi, ti pago, ti metto tutta in oro, ma l'importante è che nascondi tutto, non dire niente a nessuno". E per me può essere mafioso o quello che vuole, l'importante è che a me mi sta riempiendo di soldi... sta cambiando la mia vita, cavolo ». Ma un secondo indizio, più contenuto nelle dimensioni ma più micidiale per solidità, proviene dal controllo (finto) casuale di Ruby operato dalla polizia a Genova in un’auto il 22 settembre 2010, che portò al sequestro nella sua borsetta di 5 mila euro in 10 banconote da 500 euro. Era già noto che, benché la ragazza asserisse che si trattasse di «un regalo datole dalla segretaria di Lele Mora», il suo autista aveva invece riferito che in precedenza Ruby s’era fatta accompagnare a Milano Due (dov’era l’amministratore del "portafoglio" personale del premier, Giuseppe Spinelli) a ritirare una busta. Adesso dagli atti si scopre che le intercettazioni del 14 e 15 settembre, cioè una settimana prima, avevano captato Ruby proprio mentre bombardava Spinelli di richieste «di dire a Lui (il premier, ndr) che sono veramente in condizioni non gradevoli, e se mi può essere di aiuto... Sto nella cacca... Lui mi aveva detto che mi avrebbe aiutato per tutto il periodo, però poi non l’ho più sentito... Comunque mi servono solamente 5 mila euro». Appunto come i 5 mila sequestratile il 22 settembre dopo la visita a Spinelli, che peraltro quel giorno viene intercettato persino proprio mentre indica a Ruby le coordinate stradali per raggiungerlo.

Fede e la minore età di Ruby nel concorso di bellezza
Ma Berlusconi sapeva che Ruby era minorenne? Oltre alla sua telefonata in Questura con la pressione sui poliziotti per fare «affidare» la spacciata «nipote di Mubarak » alla «delegata della presidenza del Consiglio» Nicole Minetti, e oltre all’osservazione del capo di gabinetto della Questura, Pietro Ostuni («la parola "minore" non fu pronunziata, anche se era implicito che si trattasse di una minorenne, perché si parlò di affido di una persona priva di documenti »), ci sono altri tre indizi. Uno arriva indirettamente da Emilio Fede, indagato con l’impresario tv Lele Mora per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione. I pm hanno acquisito i dvd del concorso di bellezza «Una ragazza per il cinema » svoltosi a Sant’Alessio Siculo (Messina) dal 3 al 7 settembre 2009, nel quale come presidente della giuria «invitava la ragazza sul palco perché rimasto particolarmente colpito dalla sua storia narrata nella selezione». Nel dvd dice: «Sottolineo, c’era una ragazza di 13 anni, se non sbaglio, egiziana, mi sono commosso, ho solidarizzato... ». Ruby in quel momento aveva non 13 bensì 16 anni: ma in ogni caso ciò significa che quando dopo un anno Fede, grande amico del premier, ritrova o porta ad Arcore la ragazza, accanto a Berlusconi c’è chi sa con certezza che è minorenne.




«Che bella sei, quanti anni hai?» «Ho 17 anni, e a Silvio poi lo dissi»
C’è poi un uomo che Ruby agganciò nella discoteca milanese Old Fashion in epoca non sospetta, nel 2009, il quale racconta ai pm che la ragazza «mi disse che era minorenne non quando l'ho conosciuta nel maggio-giugno 2009, ma a gennaio-febbraio 2010». Al complimento «lo sai che sei una bellissima ragazza?», lei gli aveva risposto: «secondo te quanti anni ho?». «Per me 19-20 anni"». E lei: «No, io ho 17 anni». Fatti loro? No, perché il teste aggiunge di essere rimasto incredulo «quando Ruby mi parlò della sua conoscenza con il presidente del Consiglio, e del fatto che due volte era andata nella residenza del presidente insieme ad altre ragazze, e che aveva anche un'utenza dove poterlo contattare facendomi vedere un numero sul suo display. Mi confidò anche che, all'inizio della sua conoscenza con il presidente, neanche lui sapeva che era minorenne, dopodiché Ruby lo aveva informato che era minorenne». Il terzo indizio sta in quello che Ruby dice il 7 settembre 2010 al telefono alla madre di un suo fidanzato dopo essere stata interrogata: «Adesso praticamente sanno che io vado da Silvio e conosco Silvio... Però io ho negato il fatto che Silvio sa che sono minorenne, ho detto che lui sa che sono maggiorenne, che c'ho 24 anni e ci vado come amica e tra di noi c'è' niente... perché non voglio metterlo in casini». E rincara la dose la sera del 26 ottobre: «Io frequento casa sua da quando c’avevo 16 anni...».

L’amica-nemica: «Ruby mi disse Ho fatto sesso col premier»
L’accusa di prostituzione minorile presuppone atti sessuali tra Ruby e il premier. I pm non hanno sinora depositato i 4 interrogatori di Ruby. Però lei sembra accennare a rapporti sessuali quando l’8 settembre 2010, al telefono con un amico che la sfotte perché lei chiama il premier «Papi» proprio come Noemi, quasi si offende: «Quella è la pupilla, io sono il c...». Più esplicita Ruby sarebbe invece stata con Caterina Pasquino, la coinquilina che il 27 maggio la denuncia per il furto di 3mila euro (così innescando la famosa notte in Questura) e che il 7 luglio testimonia: «Ricordo che Ruby mi diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio, a suo dire è stata spesso a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, che le dava molto denaro».




«Una massa di deficienti che ballano come mongoloidi»
Ma che succede nelle feste di Arcore? In mancanza di filmati, ci sono le descrizioni «intercettate » in vario modo dai pm. «Tre uomini e 28 donne... facevano le orge lì dentro... Tutte in braccio a Berlusconi, seminude... e la Minetti col seno fuori che baciava Berlusconi in continuazione, insomma proprio un puttanaio eh?, e tre che sono rimaste a letto con Berlusconi », è ad esempio la sintesi che l’ex prefetto Carlo Ferrigno fa a un’amica di quanto gli era stato raccontato da una partecipante. E «un puttanaio» è, guarda caso, esattamente la stessa immagine impressasi nella memoria della studentessa riminese, ex compagna di scuola della Minetti, che capita ad Arcore in una serata «allucinante» per «la desolazione» di un Berlusconi «che a me è scaduto moltissimo, mi sembrava di aver di fronte non lui ma una caricatura del Bagaglino». La scena vede qualcuno «alla pianola che canta» fin quando «a un certo punto, non si sa bene come o perché, qualcuna ha iniziato a far vedere il sedere e da lì la serata è decollata (...). Dopo la cena sentii alcune delle ragazze dire "Scendiamo al bunga bunga"», sorta di discoteca con «divanetti, un palo da lapdance, una sorta di banco bar e dei bagni dove le ragazze indossarono abiti succinti, e dove alcune — integra il racconto una sua amica — «ballavano da sole al palo della lapdance mezze nude», o «facevano spogliarelli», o «si avvicinavano al presidente seduto sul divanetto muovendosi in maniera provocante a distanza ravvicinata, si strusciavano e si facevano toccare, baci ricordando atteggiamenti lesbici, strusciamenti ». «Una massa di deficienti che ballano come delle mongoloidi», secondo la plastica sintesi di un’altra ospite fissa. Quando alla fine Berlusconi chiede alla studentessa se si è divertita, lei risponde: «Sinceramente non tanto. Il presidente mi disse che era sua intenzione aiutarmi negli studi, al che mi regalò due cd di Apicella. Lì per lì non mi resi conto subito che contenevano una busta bianca con 4 banconote da 500 euro. Rimasi sorpresa e imbarazzata, e me ne andai». «Non me lo dai un bacino?», le domandò invano il premier. Un’amica della studentessa spiegherà poi ai pm che la giovane «aveva vissuto questa richiesta del presidente non come un bacino innocente, ma come una richiesta più maliziosa ». Il fatto che i travestimenti più gettonati nei «bunga bunga» fossero quelli da «poliziotte e infermiere» non deve essere casuale se tra le ragazze preferite dal premier c’è la giovane che, quando riferisce a Mora di essere stata invitata in Sardegna, si sente raccomandare di fare «per scherzo l'infermiera ufficiale... Devi prenderti un camicione da dottoressa... con sotto niente ovviamente... », ride la ragazza. «Ti metti lo stetoscopio, la camicina da infermiera e sotto le autoreggenti bianche... Sai quanto si diverte lui per una cosa del genere... il finto malato! ».

«Rischio di restare con la laurea e un calcio nel sedere»
La vita delle ragazze da bunga bunga, del resto, è esposta alla volubilità del premier. «Quando ha voglia ci chiama, quando non ha voglia non ci chiama», sospira una ragazza che da Berlusconi dice di «essere stata raccomandata all’università in Calabria». E che alla Minetti, in una telefonata simile a una seduta di psicoterapia, ruotante attorno alla frustrata richiesta al premier di avere in regalo «uno stabile a Milano da poter vendere», espone i suoi crucci: «Tu bene o male hai il tuo lavoro, guadagni tot... (12 mila euro al mese di stipendio da consigliera regionale lombarda, ndr), non te lo leva nessuno. A me, se non mi mette, che cavolo faccio? Sto in Comune per altri 5 anni a guadagnare 600 euro? E quante cose possono capitare in 2 anni? Lui può sparire... può succedergli qualcosa... sta cambiando il governo... Se mi dice di aspettare, gli dico che ho aspettato 5 anni (...) Ma basta! Ma che, siamo sceme, ma bisogna farglielo capire a ’sto uomo ehh, cioè ma poi per dirti, Fini lo fa con la moglie eh... capito, o con le fidanzate o con le amanti...». Le buste con 2 mila euro a volta o i regali volanti non arginano più la disillusione dei prosaici obiettivi della ragazza: «Basta! Poi sì, per l'amor del cielo, (Berlusconi, ndr) ci sta costruendo una carriera, però bisogna vedere se poi va in porto ’sta carriera! E se non va in porto? Rimango con la laurea e un calcio nel sedere come tanti altri ragazzi...».


Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella
19 gennaio 2011