martedì 11 gennaio 2011

Il boss Rosario Spatola è morto, ma quasi quattro anni fa. Il tribunale lo scopre oggi

Il Mattino


TRAPANI - Era stato citato come teste d'accusa nel processo per l'uccisione di Mauro Rostagno. Ma oggi il Pm Francesco Del Bene, in apertura d'udienza, ha comunicato che il pentito Rosaria Spatola è morto , senza specificare quando. Solo nel tardo pomeriggio si è accertato che la morte del collaboratore di giustizia, classe 1949, allontanatosi dal servizio di protezione, condannato e quasi dimenticato, in realtà risale a tre anni e mezzo fa, il 10 agosto 2008. Ma nessuno ne sapeva niente. Un «difetto di comunicazione», come si sono affrettati a puntualizzare dalla Procura.



L'ennesimo colpo di teatro che ha avuto come un protagonista un uomo che non finiva mai di stupire. A sentire lui la mafia e la politica inquinata non avevano segreti. Ma i veri pentiti importanti, a cominciare da Giovanni Brusca, hanno detto di non averlo mai conosciuto. Spatola aveva riempito verbali su tante vicende nel corso di una collaborazione a fasi altalenanti cominciata con Paolo Borsellino, al tempo in cui il magistrato ucciso nella strage di via D'Amelio dirigeva la Procura di Marsala. Fin quando parlava di storie minori e di traffici di droga era considerato attendibile.

Ma poi Spatola allargò l'orizzonte delle rivelazioni occupandosi delle storie più oscure e parlando di un sistema di relazioni tra la mafia, la politica e la massoneria. Quando la sua attendibilità fu messa in ombra dai magistrati, e da Borsellino per primo, Spatola decise di alzare il tiro. Accusò Bruno Contrada di avere avuto rapporti con il boss Rosario Riccobono e vari politici, tra cui l'ex ministro Calogero Mannino, assolto dopo 17 anni dall'accusa di mafia. Trovò un momento di notorietà con alcune clamorose interviste televisive. E finì per diventare un caso quando il pm Francesco Taurisano, con cui il pentito aveva continuato a parlare, denunciò la scomparsa dai suoi cassetti di verbali di Spatola e di un'altra discussa pentita trapanese, Giacoma Filippello.

Ma a sua volta Taurisano fu sanzionato dal Csm con l'ammonimento, seguito da un trasferimento, per non avere trasmesso ad altri magistrati competenti i verbali di Spatola. La cronaca ha registrato altre «rivelazioni» di Spatola sul caso Messina (relazioni tra mafia e magistrati), sull'uccisione nel 1985 di Graziella Campagna, una ragazza di 17 anni eliminata come teste scomoda, e su tante altre storie. Ma con una credibilità che ormai non veniva quasi più riconosciuta.

Del resto era stato lui stesso, nel primo interrogatorio reso a Paolo Borsellino, a tratteggiare la sua 'caraturà. «La mia attività principale è la truffa», aveva ammesso aggiungendo di essersi deciso a collaborare, perchè temeva di essere ucciso. «Ho venduto per 115 milioni ad alcuni mafiosi - spiegò - dei lingotti che erano di piombo dorato». Il 22 dicembre del 1989 Borsellino mette a verbale che Spatola non è mafioso: il padre del «pentito» era maresciallo di polizia e la mafia non arruola neppure parenti di vigili urbani.

Solo dopo oltre un anno di fronte ad altri giudici Spatola sosterrà di essere stato affiliato da una cosca attiva in Svizzera. Un'altra balla raccontata da un pentito «piccolo piccolo» passato dalla ribalta delle cronache giudiziarie all'oblio. Fino alla morte, scoperta con quattro anni di ritardo.

Mercoledì 11 Gennaio 2012 - 20:17    Ultimo aggiornamento: 21:08


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Tutto il Bellunese via dal Veneto sì al referendum, la Lega si spacca

Il Mattino


Favorevoli 21 consiglieri, due contrari tra cui Giulio Mondin
titolare dell'albergo che ha ospitato Bossi e i big leghisti









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Resta incastrata nelle porte dell'autobus Trascinata per metri: muore quindicenne

Corriere del Mezzogiorno

 

L'autista del mezzo non la nota e riparte, investendola
Inutile l'intervento chirurgico durato diverse ore

 

NAPOLI - È morta la 15enne investita stamattina da un autobus di linea a Pianura, quartiere occidentale di Napoli. La ragazzina era bordo di un bus C12 dell’Anm, l’azienda napoletana mobilità. Secondo quanto ricostruito proprio dall’Anm, la minorenne stava scendendo dal bus, in via Montagna Spaccata, mentre le porte si stavano chiudendo. Dai primi accertamenti, sarebbe caduta e rimasta incastrata tra le porte. Ed è stato allora che il bus l’ha investita senza che l'autista si rendesse conto di quanto stava accadendo. Solo grazie alle urla degli altri passeggeri il conducente ha fermato il mezzo e ha permesso l'intervento dei soccorsi.

 

 

IL TESTIMONE E IL PRIMO SOCCORSO - Ad assistere a tutta la scena, un altro autista Anm dell’autobus che stava seguendo il C12: è stato proprio lui il primo a soccorrere la quindicenne. Con una cintura ha provato a fermare la forte emorragia che la ragazzina ha subito ad una gamba. Poi, l’arrivo immediato dell’ambulanza del 118 e il trasporto all’ospedale San Paolo. La giovane ha subito, tra l’altro, lo sfondamento del bacino e un forte trauma addominale.

 

SALA OPERATORIA - La minorenne è rimasta per ore in sala operatoria, assistita da tre equipe che hanno tentato disperatamente di salvarle la vita. Poi, in serata, il tragico responso dei medici. La magistratura ha posto sotto sequestro l’autobus, mentre gli agenti della polizia municipale stanno svolgendo indagini per risalire all’individuazione di testimoni. L’autista del bus è in stato di choc; è stato sottoposto ad esami tossicologici e alcolemici.

 

Redazione online
11 gennaio 2011

Carta e cartone: il decalogo per un corretto riciclaggio

Corriere della sera



Dalle lettere levare la finestrella plastificata, no a tovagliolini e fazzoletti. Non buttare i giornali in buste di plastica




MILANO - Otto italiani su dieci riciclano carta e cartone. E producono una mole di materiale cartaceo pari a 52,2 chili a testa. In media. Ogni anno. Tutti questi fogli, giornali, scatole, buste, fascicoli e depliant che quotidianamente buttiamo nei cassonetti per la raccolta differenziata, hanno un valore incredibile. Sia economico, sia ambientale. Nel 2010 il gesto di differenziare la carta ha prodotto 460 milioni di euro, e quasi 3,5 miliardi di euro tra il 1999 e il 2010. Il riciclo ha inoltre evitato la costruzione di 222 nuove discariche, 26 solo nel 2010. Secondo dati Comieco (Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica), da 3,07 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolti sono stati recuperati e riciclati nove imballaggi su dieci. Ma possiamo fare di più. Già, visto che l’utilizzo di carta pro-capite è pari a circa 200 chili all’anno, possiamo raccogliere più carta. Ed evitare gli errori.

LE REGOLE - Il virtuoso della differenziata sa che dalle buste va levata la finestrella plastificata che consente di vedere l’indirizzo, non ha dubbi quando leva la stagnola e il velo plastificato dal pacchetto di sigarette, evita accuratamente di inserire fazzoletti e tovaglioli di carta, che sono anti-spappolo. Butta gli scontrini nell’indifferenziata: sono di carta termica. Ma gli errori sono comuni. «La carta deve arrivare agli impianti con un massimo dell’1% di impurità.

Quando passa sui nastri trasportatori, gli addetti la smistano ed eliminano, ad esempio, i sacchetti di plastica che spesso contengono i pacchi di giornali: è un errore comune. Più arriva pulita, meno lavorazione c’è nell’impianto di separazione, prima cioè che passi alla fase di spappolamento del macero, dove le parti metalliche, come le graffette delle riviste, finiscono sul fondo», spiega Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco. «Scontrini, carte contaminate con vernici, carta oleata, carte con residui di cibo non vanno inserite tra la carta da riciclare perché non sono riciclabili e rallentano il ciclo produttivo.

TETRAPAK - Il tetrapak invece, tranne nei Comuni che fanno la raccolta multimateriale, è fatto con carta di ottima qualità, che quasi tutte le cartiere sono in grado di riciclare. «Certo, va sciacquato e privato dei beccucci di plastica», prosegue Montalbetti.

OCCUPAZIONE - «Seguendo una normativa europea ci definiamo consorzio per il recupero degli imballaggi a base cellulosica, ma questo non significa che i cittadini non debbano gettare giornali nel cassonetto, sia chiaro. Tutto ciò che è di carta, purché pulita e priva di parti di plastica o metalliche, va bene», ammonisce il direttore del Comieco. «Differenziare e riciclare significa avere senso civico, e anche creare occupazione: solo nel settore raccolta e lavorazione, il riciclo della carta ha creato alcune migliaia di posti di lavoro. La carta italiana, e quella riciclata in particolare, è una florida azienda: il 50% del made in Italyè confezionato e trasportato con imballaggi riciclati».

SETTE VOLTE - A chi si domanda quanti alberi utilizza una cartiera o perché leggere su carta, o come mai dover dare il proprio contributo selezionando con accuratezza ciò che è da gettare nei cassonetti per il riciclo di ciò che è cartaceo, scartando ciò che danneggerebbe futuri quaderni, contenitori, scatole, mobili, può interessare sapere che la carta è il prodotto più riciclato in Europa: più della metà proviene dal riciclo. In Italia ogni 100 tonnellate di carta prodotta, 56 sono riciclate. La fibra riciclata si può riutilizzare in media sette volte.

MEGLIO ONLINE O SU CARTA? - Leggere un quotidiano su carta al giorno produce il 20% in meno di CO2 rispetto a mezz'ora di lettura online (secondo uno studio dello Swedish Royal Institute for Technology). «Chi obietta che bisognerebbe ridurre il consumo di carta per salvaguardare gli alberi, non sa che la deforestazione è principalmente dovuta alla conversione delle foreste in terreni agricoli e alla raccolta di legname destinato ad altri usi.

ABBATTERE ALBERI - L’utilizzo di legname in Europa e nel mondo è soltanto per il 12% conseguenza della produzione di carta: la cellulosa è prodotta da residui generati da altri settori industriali, come le segherie e da legname ricavato dallo sfoltimento degli alberi. Le norme che regolano il settore della produzione di cellulosa sono molto precise: per ogni albero abbattuto ne vengono piantati tre», aggiunge il direttore generale di Comieco, che conclude: «L’industria cartaria italiana negli ultimi dodici anni ha ridotto l’impiego di acqua per unità di prodotto del 40% e il fabbisogno energetico del 20%. L’Italia è terza in Europa per volumi di macero impiegati: i motivi per separare e differenziare i diversi materiali presenti nei rifiuti e avviarli correttamente al riciclo non mancano».


Anna Tagliacarne
11 gennaio 2012 | 14:03




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Napoli, arrestati tecnici del Genio Civile Ecco i video che li hanno incastrati

Il Mattino

 

NAPOLI (11 gennaio) - Sette persone, tra dipendenti degli uffici del Genio Civile ed ingegneri, nei confronti delle quali è stata emessa un' ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della procura della Repubblica, sono state arrestate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli. Sono accusate di associazione per delinquere finalizzata alla falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici ed alla corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.

 

 

Durante le indagini è emersa una presunta consolidata pratica di rilascio di certificati di collaudo per fabbricati di recente o vecchia costruzione con l'apposizione delle firme di ingegneri, di volta in volta investiti senza che questi avessero mai curato la redazione degli atti nè proceduto ai collaudi.
I carabinieri hanno accertato la produzione dei certificati falsi (principalmente 'relazioni geologiche', 'certificati di collaudo' e 'relazioni a struttura ultimata') tramite compiacenti dipendenti del Genio Civile e ingegneri che nella veste di Pubblici Ufficiali, in cambio di denaro (VIDEO), attestavano falsamente il rispetto della normative di settore.

Malinconico versa 19mila euro all'hotel Ma il proprietario: conto già saldato

Il Messaggero

L'imprenditore Piscicelli: sapeva chi gli pagava le vacanze. Le telefonate sull'ex sottosegretario: «Ma lo avete adottato?»


ROMA - Solo oggi è arrivato all'hotel Pellicano di Porto Ercole il bonifico di Malinconico per il pagamento dei soggiorni. Totale: oltre 19mila euro. Il proprietario dell'hotel restituirà la somma: «Il conto era stato già pagato, non possiamo accettare quei soldi».


Carlo Malinconico si è dimesso ieri da sottosegretario alla presidenza del Consiglio dopo un faccia a faccia con il premier Mario Monti per la vicenda delle vacanze all'Argentario. che sarebbero state pagate a Malinconico da Francesco De Vito Piscicelli, il costruttore indagato nell'inchiesta sulla "cricca" per gli appalti del G8 dell'Aquila.




Il bonifico. «Ho ricevuto questa mattina un bonifico di 19.876 euro per i soggiorni del signor Malinconico nel 2007 e 2008. Lo abbiamo restituito perché nulla ci è dovuto», ha detto Roberto Sciò, il proprietario dell'hotel "Il Pellicano" di Porto Ercole, dove Carlo Malinconico aveva soggiornato a spese dell'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli. «Quei soldi non possiamo accettarli. Quel conto era già stato saldato. Nei giorni scorsi avevamo ricevuto una comunicazione con cui ci annunciavano un pagamento, ma fino a questa mattina nulla ci era pervenuto», ha aggiunto Sciò. Il bonifico è stato eseguito lunedì scorso, il giorno prima delle dimissioni di Malinconico dall'incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

La storia è quella dei soggiorni al Pellicano di Porto Ercole, l’albergo che il Sunday Telegraph definì «uno dei più deliziosi piccoli hotel di lusso del mondo». Ci ha passato alcuni fine settimana anche Malinconico, quando era presidente della Fieg. E i magistrati che indagavano sugli appalti per il G8 lo appresero intercettando Piscicelli che parlava con il costruttore Anemone, informandolo sul fatto che era poi lui a saldare i conti, così come richiesto da Angelo Balducci, il potentissimo capo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici poi finito in manette.

Piscicelli. «Mi dispiace molto per Malinconico», una «persona ottima, garbata», ma l'ormai ex sottosegretario del governo Monti «sapeva che offriva Balducci e che ero io l'intermediario con la proprietà dell'albergo», ha detto in un'intervista a Repubblica Piscicelli. «Io facevo quello che mi diceva Balducci - prosegue -, non gli si poteva dire di no. Perché poi volesse favorire Malinconico questo va chiesto a lui. Balducci mi chiese di ancitipare al Pellicano e quei soldi non li ho più rivisti».

«In cinque anni 1 milione a funzionari pubblici». Piscicelli afferma che sempre Balducci gli chiese di far vedere a Malinconico i rustici all'Argentario che intendeva vendere e, nel 2008, «di chiudere con il Pellicano. E Malinconico si ritrovò all'improvviso al check-out con il conto da pagare». L'imprenditore, indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla "cricca" per gli appalti del G8 dell'Aquila, riferisce anche di «aver perso il conto» delle "cortesie" a funzionari pubblici: «tra il 2005 e il 2010 il gioco mi è costato poco meno di un milione di euro». I nomi, aggiunge, li ha fatti «al procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna con cui ho cominciato a collaborare».

Nel fascicolo dell’inchiesta erano finite anche le intercettazioni tra Piscicelli e il proprietario del Pellicano, Roberto Sciò. La conversazione che ha lasciato pochi dubbi agli investigatori sul motivo di quelle vacanze pagate è del 2 aprile 2008, quando il titolare del Pellicano, Roberto Sciò, manifesta un piacevole stupore per l’investimento che Piscicelli vuole fare in termini di finanziamento di soggiorni; la conversazione avviene dopo che Piscicelli invia a Sciò la lista dei giorni da bloccare per Malinconico, intorno alle sette di sera. Piscicelli chiama per conferma e Sciò risponde.

Sciò: Ho visto il fax, ci mancava poco che svengo.
Piscicelli: (ride) riusciamo a fare tutto quello? Sì?
Sciò: Sì, io ho dato disposizioni immediatamente capito? Ma quella che aveva avuto, la becca soltanto una volta perché è stragettonata ..
Piscicelli: Ahiahi!!
Sciò: No, no. Ma ho delle cose adeguate e simili. Non ti preoccupare che...
Piscicelli:.... Va bè.
Sciò: Una (camera, ndr) se la fa pure con piscina, diciamo..
Piscicelli:..Perfetto.
Sciò: Perché queste cose migliori sono le più gettonate capito?
Piscicelli:..certo..
Sciò: Stranamente in questi periodi di carestia, tutto quello che è più caro va prima...(ride).
Piscicelli:.. (ride) E’ strano eh?
Poi, dopo aver chiesto rassicurazioni sul fatto che il direttore dell’albergo si scuserà con Malinconico per non avergli potuto dare la stanza migliore del resort, Piscicelli si raccomanda ancora sul conto:
Piscicelli: Senti Roberto, l’ultima cortesia: gli dici al capo del ricevimento che naturalmente poi faccio io, che passo io.
Sciò: Sì, sì, sì.
Piscicelli: Non è che si distraggono? Casomai gli fanno il conto?
Sciò: No, no, adesso glielo dico subito. Io già gliel’ho detto, adesso che scendo glielo ridico... e mi auguro che sia veramente foriero tutto questo tuo...(ride).
Piscicelli:..(ride) questa è una cosa continua, caro Roberto.
Sciò: E’ continua?
Piscicelli:..Eh va be’, ma fosse solo questo. Almeno lui è simpatico, Voglio dire, almeno è carino e simpatico. Va be’ lasciamo perdere, tanto fa parte dei giochi. Che vuoi fare? Di qualsiasi colore essi siano poi..
Sciò: Sì, sì, questo.. ma lui rimane lì adesso? (all’epoca Carlo Malinconico era Segretario Generale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ndr).
Piscicelli: No, no. Poi ti dico, poi ti dico...

Malinconico era consapevole. Altre intercettazioni documentano come Malinconico fosse perfettamente consapevole del fatto che se a pagare era Piscicelli, il vero regista delle sue vacanze era Angelo Balducci. Come la telefonata del 30 aprile 2008, tra Malinconico e l’ex capo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Malinconico:..pronto?
Balducci:...professore!
Malinconico: Angelo come stai?
Balducci: insomma.
Malinconico: senti, ti chiamavo innanzitutto a parte il piacere di sentirti.
Balducci: è reciproco.
Malinconico: per ringraziarti.
Balducci: che scherzi?
Malinconico: perché poi lillo oggi mi ha detto che... insomma ti aveva, e tu avevi poi dato...
Balducci: tutto a posto, ci mancherebbe.
Malinconico: grazie, veramente benissimo, ottimo il tutto. e quindi ti volevo veramente ringraziare di cuore.
Balducci: ti do un abbraccione!

L'altra prenotazione.
E deve essere stato bene davvero, Carlo Malinconico. Perché quella sera stessa, verso le nove, Piscicelli ha un nuovo fax da inviare al Pellicano per prenotare un soggiorno per «il professore», stavolta per agosto. Suscitando ancora una volta la reazione compiaciuta del titolare, Roberto Sciò.

Piscicelli: Uhè Roberto, stai a tavola forse?
Sciò: No, no figurati.
Piscicelli: io ti ho mandato, perché questa volta mi sono organizzato, un fax al Pellicano con tutto il programma del Professore, fino a fine agosto, così ci organizziamo bene capito? A parte questi quattro giorni qua, li prenotiamo. Poi mi dici con chi mi devo interfacciare.
Sciò: Ma ascolta... Ma te lo sei... il Professore te lo sei (ride)come si dice? adottato-adottato?
Piscicelli: (ride) quindi c’ho tutto il programma, i week end. Che vuoi fare, Robertino. E va beh, ti ho mandato tutto il programma in modo che possiamo dargli per le prossime volte quella camera bella. La sua, insomma.


Mercoledì 11 Gennaio 2012 - 10:36    Ultimo aggiornamento: 15:51




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Non hai pianto Kim Jong-Il? Sei mesi di campo di lavoro

di -

I coreani poco inclini al lutto per la morte del Caro leader saranno processati e spediti ai campi di formazione o nelle aree agricole più remote del Paese


Emozionarsi? È un dovere di Stato, un atto dovuto, regolato da specifiche misurazioni della quantità di dolore provato o non provato e di conseguenti pene per chi non sia in grado di mostrare sufficiente attaccamento al lutto.

I coreani salutano il Caro Leader
I coreani salutano il Caro Leader



Succede in Corea del Nord, a sentire il quotidiano Daily NK, dove il Paese ha appena smesso di piangere la morte del suo "caro leader" Kim Jong-Il e il suo successore ha aperto la caccia alle streghe nei confronti di quanti non si siano lasciati andare a quantità politicamente corrette di lacrime nei momenti dedicati all'ex capo di stato.

Prima la pubblica critica e il processo, poi la decisione da parte delle autorità preposte di passare all'esecuzione delle pene nei confronti dei cittadini troppo poco convinti nel piangere la scomparsa del dittatore. Una commemorazione non adeguata della morte del tiranno coreano può costare molto cara.

Quanto e cosa è presto detto. Sei mesi, da trascorrersi in campi di formazione-lavoro, un periodo in cui fare ammenda per non aver partecipato al lutto nazionale o per averlo fatto sì, ma sembrando davvero poco convinti. Nei campi di rieducazione, o nelle aree agricole più remote del Paese, finiranno non solo i cittadini poco propensi al pianto, ma anche chi ha osato criticare ampiamente il passaggio di poteri diretto da Kim Jong-Il a Kim Jong Un, che rappresenta la terza generazione della famiglia a guidare la Corea del Nord.




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Bancomat sporchi come bagni pubblici I test rivelano: stessi batteri

Tatuaggi, in fila dal chirurgo per rimuovere il ricordo dell'ex

Quotidiano.net


Boom di richieste per cancellare nomi, date e souvenir di amori finiti. Tendenza che colpisce anche star come Eva Longoria. L'esperto avverte: "Pratica dolorosa, cara e non sempre soddisfacente"


Tatuaggio sulla pelle
Tatuaggio sulla pelle


Roma, 11 gennaio 2011 - Eva Longoria ha deciso di cancellare per sempre dalla sua vita l'ex marito Tony Parker. Dopo il divorzio, infatti, l'attrice si sarebbe rivolta a specialisti per rimuovere i tatuaggi dedicati al cestista della Nba.

Una scelta, la sua, condivisa da un numero sempre maggiore di cuori infranti anche in Italia. Secondo quanto rivela il Centro italiano di chirurgia estetica (Cice), sono tanti quelli che stanno pensando di regalarsi questo 'colpo di spugna' di nomi, date e ricordi proprio in occasione di San Valentino.

Il Cice, però, mette in guardia questi amanti delusi: la rimozione dei tattoo è una pratica costosa e dolorosa, ma soprattutto non sempre soddisfacente.

"Chi vuole farsi un tatuaggio - avverte Roberto Gallosti, coordinatore del circuito nazionale del Cice - dovrebbe scegliere per lo meno soggetti neutri. Rimuovere la decorazione infatti non è sempre facile. Di sicuro non è indolore e i costi variano, a seconda delle dimensioni, dalle 200 euro in su, spesso molto di più di quanto non costi effettuare il tatuaggio stesso. Inoltre - aggiunge l’esperto - non tutti i colori sono completamente cancellabili. Scarsi risultati si hanno infatti sui colori chiari (giallo) e le tinte pastello".

Ma da chi è composto il popolo dei ‘rinnegatorì del tatuaggio? "Per la nostra esperienza - spiega Gallosti - sono soprattutto donne e uomini non più giovanissimi, che nell’età dell’adolescenza avevano deciso di tatuarsi il nome dell’amato/a, la data del matrimonio o del fidanzamento oppure il titolo della canzone legato a un momento importante della loro storia".

Secondo una recente statistica, sarebbero oltre 20 milioni le persone nel mondo che hanno una decorazione indelebile sul proprio corpo. Di queste, si calcola che quasi un quarto del totale si sia già rivolto a centri specializzati per ricorrere alla rimozione di uno o più tatuaggi. Un bilancio che sembra destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni.





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Napoli, gas chiuso per sfrattare abusivi Rivolta, caos e barricate a Scampia

Assange rischia di finire a Guantanamo»

Corriere della sera

I legali del fondatore di Wikileaks contro l'estradizione in Svezia: può finire negli Usa e essere condannato a morte


MILANO - Se estradato in Svezia, «c'è un rischio reale» che «gli Stati Uniti cerchino l'estradizione o la resa di Julian Assange» e che Assange «finisca prigioniero a Guantanamo». Lo affermano gli avvocati di Wikileaks nella memoria legale presentata oggi in corte.

PRECEDENTI - I legali di Assange, nel capitolo intitolato «Diritti Umani» della memoria difensiva, citano precedenti che a loro avviso dimostrano «l'ingenuità della Svezia nel fidarsi di assicurazioni diplomatiche che le persone espulse non saranno maltrattate». Tra i casi citati quello di Mohammed Alzery, espulso dalla Svezia in Egitto, una vicenda condannata dalla Commissione Onu per i diritti umani. Nella memoria difensiva si legge inoltre che, «in caso (Assange) venga trasferito negli Stati Uniti senza garanzie che non si procederà con la pena di morte, c'è il rischio reale che possa essere condannato». Nel documento si citano in particolare due esponenti politici americani che hanno pubblicamente sostenuto la necessità di perseguire Assange come un terrorista. Si tratta di Sarah Palin e di Mick Huckabee, ex candidato alla nomination repubblicana per la Casa Bianca.




RICHIESTA - Intanto, i giudici inglesi hanno annunciato che la richiesta di estradizione presentata dalla Svezia - dove Assange deve rispondere dell'accusa di molestie sessuali -, sarà discussa il prossimo 7 e 8 febbraio. Il 39enne australiano è sempre più determinato a portare avanti la sua battaglia e ha annunciato l'imminente pubblicazione di nuovi file riservati della diplomazia americana. In un'intervista concessa alle emittenti francesi Europe 1 e France Info, Assange non ha però nascosto la sua preoccupazione per il continuo calo di donazioni al sito, dovuto al blocco dei suoi conti. «Perdiamo 500mila euro a settimana», ha raccontato il fondatore di Wikileaks, che ha definito la sua situazione «orwelliana».

Redazione online
11 gennaio 2011

Torcello, denuncia del parroco «I turisti rubano i mosaici»

Corriere della sera


Don Ettore Fornezza: scarpe col tacco e le tessere bizantine si staccano. servirebbero tappeti come a San Marco ma qui evidentemente la questione non interessa

Il campanile di Torcello in restauro (archivio)
Il campanile di Torcello in restauro (archivio)


VENEZIA - Tessere dei mosaici bizantini dei pavimenti della Basilica dell’isola di Torcello raccolte dai turisti e portate via come ricordo. È un grido di dolore e di denuncia quello lanciato da don Ettore Fornezza, il parroco della Basilica, in una delle isole più belle e ricche di storia della laguna di Venezia, della quale si sono celebrati i mille anni di storia. «I turisti - ha detto don Ettore a «La Nuova Venezia» - entrano nella Basilica con scarponcini o scarpe col tacco e camminiano senza attenzione sui mosaici cosa che provoca il distacco delle tessere, complice anche l’acqua salmastra che a volte, con l’alta marea, invade la pavimentazione dell’edificio. Le tessere saltano e c’è chi se le intasca per avere un ricordino speciale». Don Fornezza propone quindi come soluzione quella adottata ad esempio a San Marco: molti tappeti. «Qui evidentemente - ha aggiunto con un filo di amarezza - la questione non interessa, e allora pezzi della nostra storia finiscono chissa dove». Ma i problemi della Basilica derivano anche dalle infiltrazioni di pioggia o legati ai tempi per i restauri del campanile. (Ansa).

11 gennaio 2011




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Mister Watkins, l'ingegnere che nel 1900 predisse cellulari, tv e new media

Corriere della sera

«Profezie» su cibi precotti e il calo delle nascite. Prese anche qualche cantonata: città senza più auto



L'ingegnere John Elfreth Watkins, che all'inizio del 900 scrisse «Cosa potrebbe succedere nei prossimi cento anni»L'ingegnere John Elfreth Watkins, che all'inizio del 900 scrisse «Cosa potrebbe succedere nei prossimi cento anni»

MILANO – Cosa potrebbe succedere nei prossimi cento anni: si intitolava così un articolo pubblicato sul magazine femminile Ladies Home Journal e firmato dall’ingegnere civile John Elfreth Watkins, giornalista per passione che, agli inizi del 1900 scriveva anche per il Saturday Evening Post di Indianopolis. L’incipit dell’articolo era: «Vi sembrerà strano ma nei prossimi cento anni…». E poi si sbizzarriva in previsioni di tutti i tipi: sui trasporti, sulle comunicazioni, sulla decrescita demografica, sul nuovo assetto geografico, sulle specie estinte, sulle verdure, sui cellulari, sulla fotografia. In questo enorme calderone di profezie, molte si sono avverate. Questo signore fu, soprattutto, in grado di prevedere invenzioni che, nella sua epoca, erano quasi impossibili da concepire. In questi giorni di inizio anno come di consueto la sfera di cristallo è molto in voga e le preveggenze dell’ingegner Elfreth Watkins stanno circolando in rete con una certa insistenza. Anche perché sono il segnale che qualcuno, ogni tanto, ci azzecca.

DISTANZE ABBATTUTE - Elfreth Watkins aveva pronosticato che all’inizio del 2000 «le persone si sarebbero viste, avrebbero parlato e si sarebbero scambiate informazioni abbattendo le distanze». Praticamente cento anni prima aveva predetto la nascita di nuovi media e di nuove forme di comunicazione. Ma non solo: anche i pasti pre-cotti, la fotografia digitale a colori, la crescita della statura media tra gli americani e un calo sensibile delle nascite. La Bbc ho ora individuato dieci pronostici rivoluzionari, dimostrando che Watkins era veramente molto avanti .



AZZECCATE – La fotografia digitale e a colori («se avverrà una battaglia in Cina, le fotografie dell'evento saranno pubblicate sui giornali un'ora dopo con tutti i colori della natura»), la crescita dell’altezza media («la statura media degli americani crescerà di uno o due pollici», dunque fino a 5,08 cm e infatti passerà da 1,70 cm a 1,75 cm), i cellulari («telefoni senza fili e circuiti telegrafici inonderanno il mondo.

Un marito i mezzo all’Atlantico si intratterrà con la moglie seduta nel suo salotto di Chicago e si telefonerà in Cina come oggi si telefona da New York a Brooklyn»), i cibi precotti («acquisteremo cibi già cotti da negozi che sembreranno le odierne panetterie»), le verdure coltivate in serra («si utilizzerà la luce elettrica per far crescere le verdure, simulando la luce del sole»), la televisione («gli uomini vedranno in tutto il mondo. Le cose e le persone saranno portate davanti ai nostri occhi con l'obiettivo di telecamere collegate elettricamente a schermi dall'altra parte di circuiti collocati a migliaia di miglia di distanza»), i carri armati («enormi fortezze su ruote»), frutti più grandi («fragole che sembreranno mele»), i treni veloci .



16 CHILOMETRI AL GIORNO - Primo a riprendere le anticipazioni di Elfreth Watkins è stato lo stesso Saturday Evening Post, per il quale scriveva l’ingegnere, in un articolo firmato da Jeff Nilsson e intitolato Il profeta che aveva ragione (principalmente). Il punto è che, come fa notare Nilsson, quando John Elfreth Watkins prendeva una cantonata la prendeva sul serio. Tra le tante previsioni infatti il giornalista-ingegnere sosteneva che topi, gatti, cavalli e zanzare sarebbero stati sterminati. Che il Nicaragua sarebbe stato annesso agli Stati Uniti e che le lettere C, X e Q sarebbero diventate talmente desuete da sparire dall’alfabeto. Infine secondo John Elfreth Watkins la gente nel 2000 avrebbe camminato tantissimo, percorrendo circa 16 chilometri ogni giorno. E le auto sarebbero sparite dalle grandi città.



Emanuela Di Pasqua
11 gennaio 2012 | 14:46




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Macchè clochard. Non chiedevamo supporto? Ci avrebbero tolto i piccoli»

Corriere della sera

parla il padre del piccolo Devid


La donna ha avuto cinque figli da tre uomini



«Non è vero che viviamo in strada, che siamo dei vagabondi. Abbiamo una casa in affitto, 460 euro per un buco in via delle Tovaglie, abbiamo difficoltà economiche e facciamo i salti mortali ma non siamo dei pazzi che tengono due neonati al gelo senza curarsene». Sergio Berghi, 43 anni, se ne sta seduto fuori dal Gozzadini e fuma l’ennesima sigaretta. È furente, arrabbiato col mondo e disperato.

È alla pediatria del Sant’Orsola che si è consumato il suo dramma e quello della compagna Claudia, 36 anni, cinque figli avuti da tre uomini diversi e una vita segnata dalle difficoltà. Qui è venuto al mondo e se ne è andato dopo soli venti giorni Devid, uno dei due gemelli nati il 13 dicembre e morto in ospedale il 4 gennaio dopo essere stato raccolto da un’ambulanza in piazza Maggiore.

Non respirava quasi più quando è arrivato al Sant’Orsola. Il padre, un passato difficile a Firenze e un presente fatto di lavoretti per sbarcare il lunario, ha seppellito Devid alla Certosa da nemmeno un’ora ed è tornato al Gozzadini dove sono ricoverati l’altro gemellino, la compagna e la figlia di un anno e mezzo della donna. Stanno bene e presto andranno in una struttura protetta.

«Sono pronto a togliermi il pane da bocca per i figli ma non c’è lavoro. Claudia faceva assistenza agli anziani ma quando ha avuto la bimba ha smesso — dice Sergio — A novembre ho fatto un lavoretto ma mi sono rimasti cento euro. I problemi ci sono ma non siamo barboni, abbiamo una casa dove stare». In quella casa alle spalle del tribunale in realtà ufficialmente ci vive Claudia col marito, un magrebino che ha sposato a maggio su due piedi.

I vicini e i negozianti, che raccontano di difficoltà economiche e litigi, giurano di averli visti traslocare a settembre. Ma per andare dove? Ogni tanto dalla nonna, poi chissà. Lui è stato per qualche tempo in una struttura del Giovanni XXIII° a Funo. Li hanno visti in giro in città, alla stazione, in Sala Borsa e in via Capo di Lucca.

Non chiedevano né soldi né aiuto e hanno tenuto nascosta la gravidanza della donna fino al parto. Poi il dramma: «Abbiamo mangiato dalla mamma di Claudia e poi ci siamo avviati a piedi verso casa — racconta — Ci siamo fermati in piazza Maggiore a salutare un amico e abbiamo visto che Devid era viola e giallo e respirava a fatica. Sono stato io a chiamare l’ambulanza.

Nessun dottore ha parlato di freddo e stenti, ci hanno detto che è morto perché aveva il latte nella trachea», dice con rabbia: «Siamo tornati a casa ma a mezzanotte ci hanno chiamato perché era gravissimo». Ma perché non avete chiesto aiuto? «Nel 2007 abbiamo fatto richiesta per la casa popolare e stavamo preparando quella per l’assegno. Ma più di questo no, perché avevamo paura che ci togliessero i bimbi. Ma dalla morte di Devid nessuno dal Comune si è fatto vivo. Ora vorrei la casa popolare».

Era già successo, sia a lui che a Claudia, quando i loro destini non si erano ancora incrociati. Incapacità genitoriale, sintetizzano i servizi sociali. Chiamati a mettere in fila le tappe di una vicenda dolorosissima che interroga tutti. Sergio la risposta non ce l’ha ma precisa: «Sono nati di sette mesi, seguivano una terapia ma ci hanno detto che stavano bene. Poi le solite raccomandazioni, tenerli al caldo e avere cura che mangiassero. Secondo noi invece dovevano tenerli di più in ospedale».



Gianluca Rotondi
11 gennaio 2011



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Camera, Fli vuol spostarsi a sinistra pure in aula La Lega dice no: "Non cambiamo i nostri posti"

di Redazione


La richiesta ufficiale del capogruppo Bocchino in conferenza dei capigruppo a Montecitorio: i finiani vogliono occupare i banchi della Lega, al centro dell'emiciclo, e non più l'estrema destra. Ma il Carroccio replica picche: "Chi è stato eletto nelle file del centrodestra ora tende ad andare verso sinistra"





Roma - Vogliono spostarsi a sinistra anche a Montecitorio. Cambiata la geografia politica, per Futuro e libertà sarebbe dovuta cambiare anche la disposizione dei deputati in aula alla Camera. Italo Bocchino ha chiesto alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio che i deputati di Fli potessero spostarsi un po' a sinistra, praticamente al posto della Lega che è al centro dell’emiciclo. Il Carroccio però ha detto no.
Il no della Lega "Noi non cambiamo posto" ha spiegato Marco Reguzzoni, presidente dei deputati leghisti, nel riferire con un sorriso l’istanza di Fli. "Futuro e libertà ha chiesto di spostarsi verso sinistra - ha spiegato -, ma noi siamo in posizione centrale e non cambiamo posto. Possono chiedere quello che vogliono". Per Reguzzoni, però, dietro alla proposta c’è un tema politico. "È una situazione che fa intendere un senso di difficoltà - ha detto -. Chi è stato eletto nelle file del centrodestra e si professa di centrodestra ora tende ad andare verso sinistra...".
La replica di Fli "La Lega stia tranquilla perché il nostro intento era solo quello di compattare una maggioranza sfilacciata. Ma, visto che insistono per fare i centristi dell’emiciclo e essere più vicini alla sinistra di noi, volentieri evitiamo di turbare i loro posizionamenti". Lo rende noto l’ufficio stampa di Futuro e Libertà per l’Italia spiegando per quale motivo è stato chiesto alla Lega, nel corso della capigruppo, di fare uno scambio di posti nella collocazione dei deputati in aula alla Camera.



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Diossina, nuovo allarme: in Germania scoperta pure nella carne suina

di Redazione




La scoperta in un allevamento della Bassa Sassonia. Centinaia di maiali già abbattuti, 330 gli allevamenti chiusi. Coldiretti: in Italia importati 220 milioni di kg nel 2010




Berlino - Si allarga lo scandalo della diossina in Germania. Livelli straodinariamente elevati di diossina sono, infatti, stati individuati nel Nord del Paese anche nella carne di maiale. Così, mentre dilaga la paura, il ministero dell'Agricoltura ha subito rassicurato i cittadini spiegando che attualmente sono 330 gli allevamenti chiusi sui 4.400 inizialmente serrati.
Diossina anche nella carne di maiale Per la prima volta in Germania è stata scoperta un’elevata percentuale di diossina nella carne di maiale. La scoperta è stata fatta in un allevamento della Bassa Sassonia. Il portavoce del ministero dell’agricoltura di Hannover, Gert Hahne, ha annunciato che centinaia di maiali dell’azienda sono stati già abbattuti. In un altro allevamento di suini dello stesso Land sarebbero stati riscontrati valori di diossina vicini a quelli limite. Il ministero ha aggiunto che attualmente sono 330 gli allevamenti chiusi sui 4.400 inizialmente serrati.
L'allarme della Coldiretti Sono stati importati in Italia dalla Germania 220 milioni di chili di carne di maiale nei primi nove mesi del 2010, con un aumento del 12% rispetto allo scorso anno: è quanto emerge da una analisi della Coldiretti in relazione agli alti tassi di contaminazione da diossina, rilevati per la prima volta nella carne di maiale in Germania. "L'Italia - sottolinea la Coldiretti - è un forte importatore di carne di maiale dalla Germania soprattutto destinata alla produzione di prosciutti, circa 13 milioni di pezzi all'anno". Per assicurarsi l'acquisto di prosciutti ottenuti da maiali italiani la Coldiretti consiglia di rivolgersi direttamente agli allevatori o di scegliere prosciutti a denominazione di origine protetta che sono riconosciuti dall’Unione europea o da quello del Consorzio di Tutela come i prosciutti di Parma, San Daniele, Modena, Berico-Euganeo, Carpegna e Toscano.
L'Ue verso una normativa Bruxelles potrebbe intervenire direttamente per regolamentare con una normativa l’attività dei produttori di mangimi ed evitare il ripetersi di casi di contaminazione di diossina. Ieri nella sede della Commissione europea le principali associazioni dei produttori hanno tenuto una riunione ed oggi Patrick Vanden Avenne, presidente della Federazione europea dei produttori di mangimi compositi, ha scritto in un comunicato che essi sono pronti a presentare "entro la fine del mese" una proposta di autoregolamentazione per il monitoraggio della presenza di diossina. "Ma in realtà - ha detto oggi Frederic Vincent, portavoce del Commissario alla salute John Dalli - la riunione di ieri è stata deludente, perchè non è stata presentata alcuna proposta concreta. Noi pensiamo di intervenire prima della fine del mese". 




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Immigrati, ora a dire basta è la Caritas "Troppi arrivi, rischio conflitto etnico"

di Redazione


L'allarme è stato lanciato dal direttore della Caritas di Venezia, don Dino Pistolato: "Diciamo no ai centomila nuovi arrivi previsti dal nuovo decreto flussi. Si rischia una guerra tra poveri". La fondazione Migrantes: "Il decreto fatica a rispondere alla necessità di un incontro tra domanda e offerta di lavoro". Il vicesindaco di Milano De Corato: "Smontati i buonismi. Quando i numeri diventano ingovernabili la deriva si chiama xenofobia e razzismo"


 
Milano - Centomila nuovi stranieri nel Veneto - quelli che potrebbero arrivare col nuovo decreto flussi - sono davvero troppi. C'è il rischio di alimentare la piaga del lavoro nero scatenando una pericolosa guerra tra poveri. A lanciare l'allarme, creando non pochi imbarazzi a sinistra - ma non solo - è la Caritas di Venezia, come riportato oggi da un quotidiano. Don Dino Pistolato, direttore della Caritas del capoluogo veneto, fa sapere che in una situazione economica difficile come quella attuale sarebbe meglio dire "no al nuovo decreto flussi". La forte - e per certi versi sorprendente - presa di posizione parte da una constatazione numerica: con centomila stranieri in più rischieremmo di appesantire una situazione tutt'altro che rosea. E il rischio sarebbe quello di "aprire un conflitto etnico e umano". Una guerra tra poveri pericolosissima. Da Roma il direttore della Fondazione Migrantes (promossa dalla Cei), monsignor Giancarlo Perego, smorza un po' i toni. Anche se non fa mancare la sua critica al governo.

Migrantes: manca incontro domanda-offerta "Il nuovo decreto flussi, pur nelle novità positive di quest’anno, come l’attenzione ai migranti di origine italiana e la distribuzione delle quote alla luce delle domande, fatica ancora a rispondere alla necessità di un incontro tra domanda e offerta di lavoro, risultando alla fine di fatto una regolarizzazione soprattutto delle persone straniere presenti nel nostro territorio". Secondo Perego occorre oggi una particolare "attenzione sociale al mondo degli immigrati precari che hanno perso il lavoro, attraverso una sorta di ripensamento della cassa integrazione connessa anche a un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, per evitare un passaggio al lavoro nero e alla irregolarità di persone e famiglie".

Scuola e dialogo E nella prospettiva di una reale integrazione è necessaria - secondo Migrantes - anche "una riforma della scuola con al centro l’interculturalità, che chiede di investire in percorsi di accompagnamento all’ingresso alla scuola ma anche in percorsi di insegnamento interculturale". Tra i fattori che possono aiutare l’integrazione, Perego ha citato poi l’attenzione a un dialogo religioso, che sappia valorizzare l’unità su alcuni temi (pace, giustizia, salvaguardia del creato), il diritto ai luoghi di culto, il dovere di un rispetto delle differenze".

De Corato: smontati i buonismi "La parole della Caritas di Venezia - dichiara il vice sindaco e assessore alla sicurezza di Milano, Riccardo de Corato - smontano tanti buonismi. Perché sono l’esatto opposto della politica delle porte spalancate che da tante parti, a sinistra come in parte dello stesso mondo cattolico, viene irresponsabilmente sbandierata. E confermano come, di fronte a un fenomeno epocale capace di mutare il volto identitario delle città, si debba procedere con razionalità. E se la voce di allarme arriva dal Veneto dove, dice la Caritas, gli stranieri sono il 10% della popolazione tanto più è lecito suonare il campanello di allarme per Milano dove 1 su 6 non è italiano e, secondo i dati dell’ufficio Statistica del Comune, in trent’anni, gli immigrati sono passati dall’1.3% al 16.1%, una crescita dell’854%. E quando i numeri diventano ingovernabili la deriva si chiama xenofobia e razzismo".

La situazione di Milano
"Oggi la nostra città - spiega De Corato - ha una prevalente componente afroasiatica, 122.685 presenze su circa 212 mila residenti (75 mila asiatici e 47 mila africani). Solo trent’anni fa, secondo l’ufficio Statistica del Comune, erano 5442 (2983 asiatici, 2459 africani). Una crescita impressionante, +2154%. Che comporta per gli enti locali enormi spese per il welfare, assistenza sanitaria, case popolari, servizi per la scuola e la famiglia, attività di sostegno alle fragilità. Uno sistema che rischia di andare in tilt. I conflitti e le tensioni che si stanno maturando nel Nordafrica e in Medio Oriente - sottolinea infine De Corato - rischiano di produrre nuove ondate di clandestini. Che sono ben 50 mila a Milano secondo una stima della Cgil. E grazie a una sentenza della Consulta, che con quella decisione vorrebbe tutelare gli indigenti, sono ormai di fatto inespellibili".




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Morto in cella a 19 anni, riaperto il caso

Corriere della sera

Lo aveva chiesto più volte la madre del giovane, convinta che non si sia trattato di suicidio

catania, SCHIERATE CON LA DONNA LE ASSOCIAZIONI «ANTIGONE» E «A BUON DIRITTO»


La foto di Carmelo Castro, morto in cella a 19 anni
La foto di Carmelo Castro, morto in cella a 19 anni
CATANIA – La morte in cella di Carmelo Castro non è un caso chiuso. La Procura di Catania ha deciso di riaprire le indagini come aveva più volte chiesto la madre, Grazia La Venia, che non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio. Con lei si sono schierate le associazioni “Antigone” e “A buon diritto” che recentemente hanno presentato un esposto alla Procura nel quale vengono passate in rassegna le troppe incongruenze della ricostruzione ufficiale. La più lampante è quella relativa all’altezza del letto a castello al quale si sarebbe impiccato Castro. «Nelle celle del carcere di Piazza Lanza – sostengono le due associazioni che si battono per i diritti dei detenuti- i letti a castello hanno un’altezza che varia fino ad un massimo di un metro e settanta mentre il giovane era alto 1,75». E poi non si capisce perché l’inchiesta sia stata chiusa in modo frettoloso. «Perché –si chiede nell’esposto- non venne sequestrata la cella e il lenzuolo al quale si sarebbe impiccato Castro, né interrogato il personale del carcere e i detenuti delle celle vicine».


NUOVA INTERROGAZIONE - In contemporanea il garante siciliano per il diritti dei detenuti, il senatore Salvo Fleres, ha annunciato una nuova interrogazione al ministro della giustizia sostenendo che «la magistratura ha il dovere di chiarire i troppi punti oscuri di questa vicenda». Tutti ciò ha indotto la Procura a riaprire le indagini. Al momento sul tavolo del procuratore aggiunto Giuseppe Toscano c’è un fascicolo atti relativi che nei prossimi giorni verrà affidato a due sostituti che dovranno rivalutare le carte della prima inchiesta e nuovi spunti investigativi. Sarà presa in considerazione anche l’esplicita richiesta dell’associazione Antigone di riesumare il cadavere per verificare, per quel che è possibile, se sono ancora riscontrabili segni di violenza. La madre e la sorella di Castro sostengono di averlo sentito gridare mentre era nella caserma dei carabinieri di Paternò, prima che venisse trasferito in carcere. Ma ai fini dell’accertamento della verità sulla causa della morte è molto più importante capire cosa sia avvenuto dopo.



I PESTAGGI, LA RAPINA, IL CARCERE - Carmelo Castro, 19 anni, incensurato, venne trovato cadavere alle 12,20 del 28 marzo 2009 nella cella numero 9 della sezione “Nicito” del carcere catanese di Piazza Lanza dove era entrato quattro giorni prima per aver fatto il palo in una rapina. A lungo interrogato dai carabinieri aveva raccontato di vessazioni e pestaggi ad opera di esponenti della stessa banda con la quale aveva fatto la rapina che non lo volevano far uscire dal giro. «Da tempo vivo in una condizione di assoluta paura – fece mettere a verbale - poiché a seguito dell’arresto di Vincenzo Pellegriti, detto "u chiovu", molti dei soggetti pericolosi che lo stesso serviva hanno iniziato a pensare a me come il suo naturale successore. Tale scelta da parte di questi individui forse è stata dettata dal fatto che i medesimi vedevano nel sottoscritto un ragazzo che era rientrato dalla Germania e che quindi non aveva particolari legami con alcuno e contestualmente non era particolarmente in vista alle forze dell’ordine». E soprattutto: «Il mio stato di soggezione ad altri soggetti del gruppo deriva dal fatto che gli stessi mi hanno spesso picchiato. Ricordo, in particolare, che meno di un mese fa gli stessi mi fratturarono il naso perché mi rifiutavo di aiutarli in alcune scorribande ed altri reati che gli stessi avevano progettato di compiere». Ecco perché il legale della famiglia chiede con insistenza di sapere chi c’era nelle celle vicine a quella di Castro (che era recluso in regime di massima sorveglianza) e se è stato qualche detenuto a distribuire il pasto che ha consumato poco prima di morire.



«STRANI ACCUMULI DI SANGUE» - «A parte la stranezza di una persona che prima di suicidarsi consuma un pasto abbondante come risulta dall’autopsia – osserva l’avvocato Vito Pirrone - non ci è stato ancora detto se fu un detenuto e chi a somministrare il vitto quel giorno». E ancora: «Sul cadavere sono state riscontrate strane ipostasi, cioè accumuli di sangue, sulla schiena e non agli arti inferiori come dovrebbe essere nel caso di morte per impiccagione». Per non dire delle troppe anomalie nei soccorsi e della decisione, nonostante il medico avesse avviato le manovre di rianimazione, di trasferirlo in ospedale a bordo di una comune auto di servizio e non in ambulanza. Tutti dubbi che dovrà fugare la nuova inchiesta per quanto possibile orma a quasi due anni dai fatti.


Alfio Sciacca
11 gennaio 2011



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Le mani di finiani e massoni sull’eredità di Pannunzio

di Redazione


Dimenticato per anni, all’improvviso tutti lo hanno scoperto come un maestro: in occasione del centenario molti hanno cercato di accaparrarsi il pensiero del grande giornalista liberale. Senza averne i titoli



 
Pier Franco Quaglieni

Si chiudono le manifestazioni per il centenario della nascita di Mario Pannunzio (Lucca, 1910 – Roma, 1968): un centenario che, malgrado le polemiche, ha consentito di riportare alla ribalta un protagonista della storia culturale e giornalistica di questo Paese, andando oltre l’agiografia entro la quale Pannunzio era rimasto prigioniero. Solo alcuni attempatissimi signori hanno continuato a parlare del Pantheon in cui Pannunzio dovrebbe essere collocato, ma il loro discorso è da inquadrare nello strano clima politico in cui persino il Secolo d’Italia ha tentato di appropriarsi della figura di Pannunzio, sbagliando addirittura la pubblicazione della sua fotografia, confusa con quella di Arrigo Benedetti... Lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è fatto promotore di un’iniziativa un po’ bislacca in cui ha ritenuto di non invitare il Centro Pannunzio, l’unico che, da oltre quarant’anni, rappresenta la continuità e la legittimità pannunziana, come volle la vedova, la quale destinò le carte e la biblioteca del marito al nostro Centro.

All’atto della redazione del programma del centenario ci eravamo proposti alcuni punti irrinunciabili: approfondire una riflessione storico-critica sulla figura e sull’opera di Pannunzio, liberandole da una sorta di «monopolio» che lo ha reso un’icona da venerare piuttosto che un intellettuale da studiare con il necessario distacco critico; rivendirne il ricordo in quanto da almeno dieci anni il suo nome sta scomparendo dalle storie della letteratura e persino da alcune enciclopedie; mandare in internet Risorgimento liberale e Il mondo, o almeno una loro antologia, per consentire a tutti la possibilità di leggere i due giornali e farsene un’idea diretta; organizzare una serie limitata di eventi, destinati principalmente ai giovani, volti a far conoscere aspetti fondamentali del pensiero liberale di Pannunzio finora trascurati, nel solco tracciato da Mirella Serri con il suo Profeti disarmati; scoprire due lapidi commemorative a Lucca e a Roma.

Di fronte alla grave crisi economica che attanaglia il Paese abbiamo rinunciato, per ciò che ci riguardava, al contributo pubblico stanziato, sollecitando il Ministro a destinare quella somma al restauro di un monumento nell’Abruzzo colpito dal terremoto (la famiglia Pannunzio era originaria di quella regione). Una decisione molto apprezzata, tra gli altri, da Marco Pannella e tantissimi abruzzesi.

Abbiamo quindi messo in piedi un Comitato spontaneo per il centenario della nascita dlel grande giornalista e scrittore, e con pochi fondi abbiamo continuato nelle iniziative inaugurate dal Centro Pannunzio nel marzo 2010 e proseguite in molte località italiane nell’anno che si è appena concluso (una coda si avrà nel 2011 in alcune città, tra cui Napoli). Va ricordato, tra l’altro, che il francobollo commemorativo emesso da Poste Italiane in quattro milioni di esemplari è stato proposto e ottenuto dal Centro Pannunzio e non da altri, come qualcuno ha cercato di far intendere. Osteggiati da alcuni ambienti legati alla Massoneria che, forti di appoggi giornalistici, avrebbero voluto monopolizzare la figura di Pannunzio, oggetto di attacchi, anche personali, siamo andati avanti per la nostra strada senza lasciarci intimidire dalle minacce, né blandire dalle lusinghe interessate di alcuni finti amici. E i risultati non sono mancati.

L’Istituto superiore di Trapani diretto da Erasmo Miceli ha dichiarato la sua disponibilità alla scannerizzazione dei giornali di Pannunzio e il progetto è pronto per decollare con la regia tecnico-informatica di Dante Giordanengo. Invece la lapide per Pannunzio sulla casa natale è stata inaugurata in marzo dal Sindaco di Lucca, Favilla, mentre quella romana, inspiegabilmente osteggiata sul palazzo dove ebbe la prima sede il Mondo (abbiamo capito, in tempi recenti, che si trattò quasi sicuramente di «fuoco amico», di quelli che Piero Ostellino ha definito recentemente i «pannunziani di complemento» che hanno agito sottotraccia) sarà posta nel palazzo che fu la seconda sede del Mondo davanti a Montecitorio, come dimostra una lettera che abbiamo ricevuto dal Sovrintendente Umberto Broccoli che ha accolto il testo da noi proposto.

Abbiamo realizzato incontri spontanei in città italiane grandi e piccole, malgrado la vera e propria guerriglia (siamo stati invitati in due città che frettolosamente ci comunicarono di aver cambiato idea..) che è stata attuata contro di noi da gente che ha scoperto Pannunzio solo nelle vicinanze del Centenario e che e, di fatto (dopo che il Ministro Bondi annullò il Comitato nazionale con il relativo contributo) non è stata capace di rimboccarsi le maniche, ma si è limitata a lanciare anatemi contro di noi, colpevoli di aver mandato all’aria il contributo statale.

Ma il risultato più importante del centenario è forse anche il più inaspettato. La docente dell’Università di Firenze Carla Sodini ha realizzato un’accurata ricerca - che presto sarà pubblicata in volume - che riguarda i rapporti tra Pannunzio e l’ambiente lucchese e gli amici toscani: Benedetti, Tobino, Ragghianti e altri. Questo saggio - che è la vera, grande novità del centenario - propone una lettura non romano-centrica di Pannunzio, volta a studiare i rapporti con la città che solo apparentemente aveva abbandonato all’età di 12 anni. Lucca resta invece un riferimento costante di Pannunzio e si potrebbe affermare che egli non «andava solo in via Veneto», come ci ha raccontato Eugenio Scalfari, ma ha continuato a frequentare le vie, i caffè e i ristoranti lucchesi (pensiamo alla «Buca di Sant’Antonio», dove ancora c’è una fotografia di Pannunzio e Benedetti): in particolare il rapporto con Arrigo Benedetti, secondo la Sodini, è stato di fondamentale importanza soprattutto per Pannunzio che fu collaboratore assiduo dell’Europeo e ebbe in Benedetti un sostegno determinante all’atto della fondazione del Mondo.



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Pneumatici riciclati: strade meno rumorose con il polverino di gomma

Corriere della sera

In Italia smaltiti 25 milioni di pezzi, pari a 400 mila tonnellate all'anno. Il manto stradale è più resistente




MILANO - Ogni anno in Italia vengono smaltiti 25 milioni di pneumatici: sono 400 mila le tonnellate di copertoni da riciclare. Il 45% è avviato al recupero energetico mentre il 20-25% viene trasformato in granuli, o polverino, e destinato alla manifattura della gomma. I pneumatici vengono trattati in appositi impianti che separano la gomma dalla tela e dal metallo, recuperano poi la gomma e la frantumano in particelle sempre più piccole, ricavandone una sabbia molto fine: il polverino, appunto. Ed è con il polverino, o meglio, con bitumi modificati con polverino di gomma che la Provincia di Torino sta ripavimentando lunghi tratti di strade come la circonvallazione Bòrgaro-Venarìa.


PROGETTO - «La nostra Provincia gestisce 3.200 chilometri di strade. Il progetto TyRec4life, che prevede l’utilizzo di bitumi modificati, è finanziato nell’ambito del programma triennale europeo Life+», spiega l’assessore alla Viabilità Alberto Avetta. «Il costo totale per la Provincia è di circa 1 milione di euro di cui circa 700 mila cofinanziati della Comunità europea e il resto a nostro carico. La voce più importante nel budget è quella relativa alla realizzazione di circa 3 km di strade, e vale 600 mila euro, 75 mila dei quali arriveranno dall'Ue», prosegue l’assessore. «Su una tangenziale lunga 8 chilometri, per ora la pavimentazione con polverino è circa di tre: se le Provincie continueranno a esistere e non saranno abolite, andremo avanti nel progetto con altri 5 chilometri, e sperimenteremo queste miscele, che garantiscono maggior sicurezza e durata». La Provincia di Torino intende provarle anche ad altimetrie differenti, per valutarne l’impatto con ghiaccio e neve.

POLVERINO - ll polverino di gomma usato come componente per creare bitumi modificati rende infatti il manto stradale più resistente alle deformazioni e all’azione dell’acqua o della neve. In alcuni Paesi lo usano da anni. «Negli Stati Uniti almeno da 15 anni viene ampiamente utilizzato, ma anche in Europa: soprattutto in Portogallo, Spagna, e anche in Germania. Un decreto di qualche anno fa stabiliva che una quota fissa di polverino dovesse essere utilizzata sulle pavimentazioni, poi non se ne è fatto più nulla», spiega Ezio Santagata, ingegnere del Politecnico di Torino, ordinario di costruzione di strade per aeroporti e di sovrastrutture stradali ferroviarie e aeroportuali. «Una volta frantumato e ridotto a sabbia, in granellini di un millimetro al massimo di diametro, il polverino è pronto per essere miscelato con il bitume: nella versione wet, bagnata, si gonfia assorbendolo e diventa gommoso, poi viene miscelato con gli aggregati, le pietre che servono per il manto stradale. La versione dry, asciutta, viene miscelata a secco, ed è interessante perché prevede un maggior quantitativo di polverino, dunque più materiale riciclato, ma dobbiamo risolvere problemi con le miscele».



CARATTERISTICHE - Gli ingegneri del Politecnico di Torino stanno studiando questi fondi stradali da tutti i punti di vista, dalle miscele alle emissioni inalate sulla salute dei lavoratori. Se quando si guida una strada può sembrare uguale a un’altra, in realtà non è così. Ad esempio, i tratti di autostrada dove l’acqua non rimbalza sul parabrezza e che consentono anche con la pioggia una buona visibilità sono pavimentati con asfalto drenante (in realtà conglomerato bituminoso) che grazie alla tessitura aperta lascia defluire l’acqua, riducendo gli incidenti anche del 20%. Le caratteristiche dei conglomerati a base di polverino sono, oltre a una migliore drenabilità, la maggior aderenza, l’assorbimento acustico (la gomma è fonoassorbente), il risparmio energetico e di risorse naturali (si impiegano elastomeri recuperati come materiale base).



VANTAGGI - Ma la gomma cosa porta in più al manto stradale? Cosa aggiunge? «L’energia trasferita dai veicoli in transito non viene dissipata ma assorbita, la gomma fornisce un contributo elastico e questo fattore va nell’ottica della durabilità del prodotto: in sintesi il manto è più durevole perché più elastico», conclude Santagata. «La maggior governabilità dei veicoli dipende dalla tessitura della pavimentazione, dalla sua rugosità. La maggior aderenza dei veicoli è legata alla scelta degli aggregati lapidei, alle pietre miscelate con il polverino, che danno maggior tenuta. La formulazione delle miscele è differente per i bitumi con o senza polverino di gomma».



Anna Tagliacarne
10 gennaio 2012 | 12:51




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Un sorriso per i piccoli malati di cancro

Corriere della sera

Con un sms è possibile aiutare Fondazione Theodora a garantire la visita dei Dottor Sogni a oltre 8mila bambini


Dal 10 al 30 gennaio


I Dottor Sogni
MILANO - Un sms per aiutare i clown dottori al fianco dei bambini colpiti da un tumore. Grazie al progetto "Un sorriso per i piccoli malati di cancro", dal 10 al 30 gennaio è possibile sostenere la Fondazione Theodora nella sua missione: «Garantire la visita dei Dottor Sogni agli oltre 8mila bambini ricoverati in ospedale e che affrontano, ogni giorno, la lunga e difficile battaglia contro questa terribile malattia». Per contribuire basta inviare un messaggio al numero 45502 da tutti i cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3 e CoopVoce, o chiamare lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia e Fastweb, per donare 2 euro e regalare così un sorriso a un piccolo paziente.

Una clown al lavoro
GLI OSPEDALI - «Attraverso le loro visite stanza per stanza - spiega la Fondazione Theodora in una nota - i Dottor Sogni, clown professionisti specificatamente formati, offrono ai piccoli pazienti e alle loro famiglie un prezioso aiuto per affrontare la difficile prova del ricovero. Grazie a questo progetto, in particolare, i Dottor Sogni potranno continuare a regalare sorrisi ai bambini ricoverati in 6 presidi onco-ematologici pediatrici, con un ampio bacino di utenza a livello regionale e nazionale, diffusi su tutto il territorio italiano: l'Istituto dei tumori a Milano, l'ospedale Santobono-Pausilipon a Napoli, l'ospedale infantile Regina Margherita a Torino, l'Istituto Giannina Gaslini a Genova, il Policlinico Umberto I a Roma e l'ospedale San Gerardo a Monza». I fondi raccolti via sms serviranno anche a promuovere «i corsi di formazione continua attraverso seminari di aggiornamento organizzati da Fondazione Theodora, il counceling psicologico periodico e la sterilizzazione delle attrezzature dei Dottor Sogni: camici, giocattoli, strumenti adatti al gioco con il bambino in ospedale». Tra i volti noti alleati di Fondazione Theodora, l'attrice Serena Autieri e il ballerino Kledi Kadiu.

I DOTTOR SOGNI - Theodora Onlus è l’emanazione italiana della fondazione di diritto svizzero, la Fondation Théodora. La sua mission è quella di offrire a titolo gratuito, a tutti gli ospedali e i reparti pediatrici, la professionalità e l’entusiasmo dei Dottor Sogni, portando ai bambini ricoverati in ospedale momenti di spensieratezza e alleviando le loro sofferenze attraverso un’attività artistica, giocosa e divertente. In Italia Fondazione Theodora Onlus inizia la sua attività nel 1995: oggi è presente in 15 ospedali in 11 città italiane con 29 clown e porta ogni anno il sorriso ad oltre 35mila bambini. Theodora cura la selezione dei Dottor Sogni, finanzia la loro formazione iniziale, i seminari di aggiornamento, il counceling psicologico costante, ne organizza l’attività, assicurando l’alto livello qualitativo delle visite e li retribuisce, in modo da permettere che la loro attività risulti completamente gratuita per le strutture ospedaliere e, naturalmente, per le famiglie dei piccoli pazienti.


Redazione online
10 gennaio 2011



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Morto Mirabella, l'eroe di Vermicino, che tentò di estrarre Alfredino dal pozzo

Loughner rischia la pena di morte

Corriere della sera


L'attentato del deputato Giffords è comparso davanti a un giudice in Arizona


MILANO - Jared Lee Loughner rischia la pena di morte. Il 22enne che nella sparatoria di Tucson sabato scorso ha ucciso sei persone, tra le quali un giudice federerale e una bambina di 9 anni, ferendo gravemente la deputata democratica Gabrielle Giffords e altre tredici persone, è comparso dinanzi a un giudice federale in Arizona. Ammanettato e con la testa rasata, Loughner, 22 anni, è apparso nel tribunale federale di Phoenix in un'udienza durata 13 minuti. Il giovane ha parlato poco, limitandosi a rispondere con calma e concentrazione confermando la sua identità. A Loughner è stato assegnato un avvocato d'ufficio che ha chiesto la libertà su cauzione per il suo assistito, richiesta che è stata negata e quindi l'assassino resterà in carcere almeno sino alla prossima udienza, fissata per il 24 gennaio. Laughner è stato accusato di cinque crimini (tentato omicidio di un membro del Congresso, omicidio di primo grado di due impiegati federali e tentato omicidio di due dipendenti federali). Nei suoi confronti sono attese nei prossimi giorni anche le incriminazioni di competenza statale, che riguardano la competenza dell'Arizona. È probabile che il ministero della Giustizia richiederà la pena di morte, considerati i primi risultati delle indagini da cui è emerso che Loughner, mentalmente instabile, pianificò l'assassinio della Giffords.

OBAMA - Barack Obama mercoledì sarà a Tucson per partecipare a una cerimonia funebre per le sei vittime dell'attentato ed è atteso un discorso da parte del presidente, che lunedì insieme alla moglie Michelle ha partecipato a un minuto di silenzio per le vittime davanti alla Casa Bianca.

500 DOLLARI PER LA STRAGE - Loughner ha speso circa 500 dollari in un negozio di armi di Tucson per comprare la pistola e quattro caricatori. Per acquistare l'arma gli è bastato compilare l'apposito formulario, dichiarare di non essere mai stato condannato e di non avere problemi mentali. Quindi tutto regolare: nessuna conseguenza di tipo legale né per lui né per chi ha venduta l'arma. La pistola è risultata comprata in novembre, un mese dopo essere stato sospeso dal college di Tucson per aver realizzato un video giudicato «inquietante» dai suoi professori, i quali avevano chiamato i genitori di Loughner e avevano spiegato che secondo loro il ragazzo aveva qualche problema mentale.

Redazione online
11 gennaio 2011



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Impronte digitali' su internet Il progetto del governo Usa

Quotidiano.net


Al via il piano 'Strategia nazionale per le identità reali nel cyberspazio' per creare 'identità digitali' certificate. Tra gli intenti: compravendite più sicure e riduzione al minimo dell'uso di password per accedere ai diversi account





computer


Washington, 9 gennaio 2011



Il cittadino americano che naviga su internet avrà una sorta di 'impronta digitale'. Il governo Usa sta lavorando infatti allo sviluppo di un progetto di «identificazione digitale» degli internauti, concepito per «aumentare la sicurezza e la privacy in rete», soprattutto in vista della crescita del commercio on line.

Il progetto, che dipenderà dal dipartimento della Difesa, si chiama «Strategia nazionale per le Identità reali nel cyberspazio» (Nstic, la sigla in inglese). L’intento è quello di «permettere alle persone di certificare in sicurezza la loro identità, attraverso la minima divulgazione dei propri dati sensibili quando effettuano transazioni come quelle bancarie, e allo stesso tempo rimanere anonimi quando, ad esempio, scrivono sui blog» ha annunciato Howard Scmidt, coordinatore della sicurezza informatica alla Casa Bianca.

Secondo Schmidt, con questo sistema di creazione di «identità digitali» certificate, si «potranno ridurre le frodi e i furti di identità on line, così come ridurre i costi per le imprese e per il governo, attraverso l’aumento dell’efficienza dei procedimenti di identificazione». Lo studio Nstic verrà affidato al dipartimento del Commercio attraverso un ufficio creato ad hoc, il National Programme Office.

Per anticipare le possibile reazioni dei gruppi per la difesa della privacy, Schmidt ha rassicurato: i cittadini «non sono obbligati a dare le proprie credenziali se non vogliono». Ulteriori rassicurazioni giungono dal segretario del commercio americano Gary Locke, durante la presentazione del progetto presso l'Università di Stanford nei giorni scorsi.

«Non stiamo parlando di una carta di identità nazionale, né di un sistema controllato dal governo - ha spiegato Locke -, parliamo invece di migliorare la sicurezza on line e ridurre la necessità di doversi ricordare decine di password» e nomi utente per accedere ai diversi servizi web. Ma perché il progetto funzioni sarà vitale l’appoggio delle imprese. «Al momento - ha detto il coordinatore Schmidt - abbiamo bisogno del settore privato per gestire questa iniziativa».




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Senatore brasiliano: "Battisti indignato, ma resta fiducioso" Colle contro Il Giornale

Quotidiano.net


Il parlamentare ha visitato l'ex terrorista in carcere. Scintille tra il Quirinale e il quotidiano, dopo l'intervista al nipote di una delle vittime dei Pac


Brasilia, 10 gennaio 2011



Il senatore Eduardo Suplicy, del Partito dei lavoratori (Pt), ha fatto visita in carcere a Cesare Battisti. Il parlamentare ha riferito che l'ex terrorista dei Pac "è fiducioso ma in preda all’ansia" e si è mostrato "indignato" per il fatto che non gli sia stata ancora concessa la libertà anche dopo la decisione dell’ormai ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva di respingere la richiesta di estradizione presentata dall’Italia.

"Battisti - ha fatto sapere il senatore - mi ha ribadito che un giudice italiano non gli ha chiesto se lui ha ucciso qualcuna delle quattro persone per cui è accusato di omicidio" e quindi "si ritiene una persona condannata senza diritto alla difesa".

SCONTRO TRA IL COLLE E IL GIORNALE - Intanto sul caso Battisti scoppia un'altra polemica, anche se non sono direttamente collegata alla sua mancata estradizione da parte del Brasile. Lo scontro, questa volta, è tutto italiano e vede contrapposti 'Il Giornale' e il Quirinale.

Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, infatti, ha pubblicato un'intervista al nipote del brigadiere Giuseppe Ciotta, ucciso nel '77 a Torino da terroristi di Prima Linea, dal titolo :' 'Noi vittime delle Br snobbate da Napolitano'.

Il nipote, Potito Perruggini, lamenta una presunta ''distrazione'' dei vertici istituzionali nei confronti dei familiari delle vittime del terrorismo. E nomina il Capo dello Stato, osservando: ''Napolitano ha ragione sull'incapacità delle istituzioni di trasmettere un messaggio culturalmente forte su ciò che sono stati gli anni '70 in Italia. Ma se poi fa dichiarazioni ambigue sull'impegno del governo per ottenere l'estradizione di Battisti, non lo condivido''.

E questo, continua il nipote del brigadiere ucciso, ''non solo perché l'esecutivo si sta impegnando con il massimo delle energie. Ma per un paio di episodi spiacevoli che riguardano familiari delle vittime e che hanno avuto il Quirinale come protagonista''.

Indignata la replica del Quirinale. "Non si giustifica in alcun modo - si legge in una nota - il tono aggressivo e di scandalo che 'Il Giornale' ha inteso far suo, né si comprende in che cosa sarebbe consistita l’ "ambiguità" attribuita alle dichiarazioni del Capo dello Stato su "l’impegno del governo" volto ad ottenere l’estradizione di Battisti, per cui egli si è personalmente - com'è noto e documentato - pronunciato e adoperato con la massima fermezza".

E se Sallustri cade dalle nuvole, dicendo che "il Colle ha sbagliato destinatario forse'', in sostegno del Capo dello Stato interviene il presidente dell’associazione delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi. Chi ha tenuto un atteggiamento ambiguo "non è certo il presidente Napolitano ma il governo, che si è mosso tardivamente", dice. E aggiunge: "Ora si sta facendo sentire e questo è sicuramente importante - aggiunge Bolognesi - ma prima il passo con cui si e’ mosso e’ stato lento. Non c'è stato un intervento significativo".

Insomma un nuovo caso, che scoppia proprio nel giorno in cui il Parlamento italiano discute del possibile rinvio della ratifica di un accordo sulla Difesa tra l'Italia e il Brasile.





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