sabato 31 dicembre 2011

Napolitano: «I sacrifici non saranno inutili »

Corriere della sera

Così il Presidente della Repubblica ha ringraziato gli italiani



Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
MILANO- Nel tradizionale discorso di fine anno il capo dello Stato ha iniziato ringraziando gli italiani per l'impegno civile: «Per la grande mobilitazione, per la celebrazione e lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, portando le celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche».


AVANTI CON RIGORE - Nel sottolineare la difficile situazione economica il presidente della Repubblica ha ricordato che «è inutile farsi illusioni: il debito pesa come un macigno e i tassi sono pericolosamente alti». L'emergenza non è passata, ma rassicura Napolitano «i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili». L'alternativa è una sola: la recessione con tutte le conseguenze che ne derivano. E chi non è convinto dovrebbe pensare «ad assicurare un futuro ai giovani».

NUOVE FORME DI SICUREZZA SOCIALE - Con un accenno alle pensioni e alle nuove regole del mercato del lavoro, l'inquilino del Colle ha chiarito che «l'Italia deve definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi».
 
SRADICARE CORRUZIONE ED EVASIONE - In un passaggio successivo dell'ultimo discorso del 2011, il capo dello stato si è scagliato contro le «patologie che affliggono l'Italia». «Corruzione ed evasione, non si può fare a meno di metterle nel mirino quando si parla di conti pubblici da raddrizzare. E' un'opera di lunga lena che richiede preparazione di strumenti efficaci e continuità, ma è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perchè si agisca in queste direzioni». A partire dagli anni ottanta la spesa pubblicata italiana, ha ricordato Napolitano, è cresciuta in modo incontrollato e insostenibile: «C'è chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto: a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale».
 
RICOSTRUIRE LA FIDUCIA - E in un discorso che può apparire severo, Napolitano ha acceso la alimentato la fiamma della speranza: «La fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà nella comunità». L'anno che si apre sarà un banco di prova, «una grande occasione per il cambiamento e per il balzo in avanti di cui l'Italia ha bisogno».

Un cambiamento che interesserà tutti, in particolar modo la classe politica: «Non c'è futuro per l'Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica». Ai cittadini Napolitano ha invitato a guardare «senza pregiudizi la prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di risolvere i problemi del paese».
 
L'EUROPA FERMI LA SPECULAZIONE - E sull'instabilità finanziaria il capo dello Stato ha auspicato una risposta comune da parte delle istituzioni europee: «Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l'Italia, perchè il bersaglio è l'Europa, ed europea dev'essere la risposta».
 
UN AZZARDO SCIOGLIERE LE CAMERE- Quasi nelle battute finali, Napolitano ha difeso ancora una volta la nascita del governo Monti, ricordando che « la formazione dell'esecutivo è stata il punto di arrivo di una travagliata crisi politica». Con il riconoscimento all'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi di «aver preso responsabilmente atto della situazione». «L'apertura crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell'interesse generale del Paese».
 
Redazione online31 dicembre 2011 | 21:56

Il ministro Terzi deferisce il console fasciorock

Corriere della sera

Mario Vattani, attuale console a Osaka, leader di una band che inneggia a Salò. E' stato consigliere di Alemanno




ROMA - Deferito alla Commissione di disciplina del Ministero degli esteri. E' stato un articolo comparso il 29 dicembre sul quotidiano l'Unità a convincere il ministro Terzi dell'urgenza di un intervento sul caso di Mario Vattani, console italiano a Osaka e figlio d'arte (suo padre, Umberto, ex segretario generale della Farnesina, è tra i diplomatici più conosciuti d'Italia). Il console, però, risulta essere anche il leader del gruppo fasciorock «Sotto fascia semplice», noto negli ambienti neofascisti vicini a Casapound con il nome di Katanga.

 
CASAPOUND - Proprio durante un'esibizione con il gruppo, lo scorso maggio a Roma, in occasione di un raduno organizzato da Casapound, Vattani è stato immortalato in alcuni video mentre duetta con Gianluca Iannone, leader degli Zeta Zero Alfa. I filmati, finiti su youtube, mostrano il diplomatico mentre intona versi contro i pacifisti e i disobbedienti, davanti al pubblico che, davanti al palco, tende le braccia per il saluto romano.

Pezzi che inneggiano alla a Salò e alla «bandiera nera» («Io so che tra cinque anni / a primavera alzerò la bandiera nera»). Ad annunciare la presentazione di un'interrogazione urgente al capo della diplomazia italiana era stato il Pd con Roberto Morassut: «Nelle prossime ore presenteremo un'interrogazione urgente al ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per sapere se ritenga opportuna la nomina a console generale d'Italia in Giappone di Mario Vattani, funzionario della Farnesina e leader di un gruppo musicale vicino agli ambienti di Casapound».
 
Vattani insieme al sindaco Alemanno e alla moglie Isabella Rauti
 
CONSIGLIERE DEL SINDACO - Mario Vattani, 45 anni appena compiuti, è stato per tre anni - dal 2008 al 2011 - consigliere diplomatico del sindaco Alemanno, e prima sempre con lui, al Ministero dell'Agricoltura, da luglio è volato in Giappone dove è stato promosso console generale d’Italia a Osaka. Ma Vattani ha fatto parlare di sé anche in passato.

Giovanissimo, finisce su tutti i giornali, insieme all’amico Stefano Andrini - anche lui al centro di polemiche dopo che Alemanno lo nominò ad di Ama- e ad altri militanti dell’estrema destra in seguito al pestaggio di due giovani di sinistra davanti al cinema Capranica. Prosciolto dalle accuse, intraprende la carriera diplomatica, che lo porta a ricoprire per due volte la carica di consigliere per le relazioni internazionali di Gianni Alemanno, prima al ministero dell'Agricoltura e poi al Campidoglio. In quegli anni, Vattani si accompagna ad Alemanno in diversi viaggi, tra cui quelli ad Auschwitz e a Hiroshima.

 
Un'immagine ufficiale di Vattani console

ANPI - Sul caso era intervenuto anche l'Anpi nazionale. «Le ridicole nere esibizioni notturne di Mario Vattani, console italiano in Giappone, non possono non preoccuparci in quanto rivelatrici di un clima di nostalgismo fascista che è penetrato fin dentro le istituzioni», scrive Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Associazione partigiani Anpi.

 
Redazione 30 dicembre 2011 (modifica il 31 dicembre 2011)

Il mistero del soldato gigante al funerale di Kim Jong-il e i sospetti di foto-ritocco

Corriere della sera

L'anomalia in una fotografia diffusa dall'Associated Press. Secondo alcuni si tratterebbe di un giocatore di basket




MILANO - Un soldato gigante svetta tra la folla accorsa a Pyongyang per i funerali di Kim Jong-il. In una foto diffusa dall'Associated Press, si nota un militare decisamente più alto degli altri, la cui statura misurerebbe sui 2, 40 metri. L'uomo se ne sta in ultima fila e non sembra certo aver problemi di visuale rispetto ai suoi compagni. Ma, a meno di non voler identificare il gigante in Ri "Michael" Myung Hun, ex giocatore di basket coreano alto 2,35 metri, secondo molti osservatori l'anomalia dimostrerebbe come le immagini siano state ritoccate da zelanti funzionari per far apparire le forze armate più numerose.

 
Secondo questa teoria il gigante sarebbe una svista commessa da un tecnico poco esperto di Photoshop, che non avrebbe rispettato le proporzioni nel fotoritocco. Stando a quanto riferito dall'ufficio italiano dell'Associated Press è «possibile che qualcuno abbia messo mano alle immagini perché in Corea l'agenzia si deve appoggiare a fotografi locali che sono controllati dal regime, ma analizzando a fondo i pixel non si notano segni di manipolazione». Sempre dall'Associated Press fanno anche sapere che lo stesso uomo è stato immortalato da un'altra angolazione da un diverso fotografo. «Difficile dunque», sottolineano ancora dall'agenzia «che il fotoritocco sia stato fatto nello stesso modo su immagini diverse».
 
Clicca sull'immagine per ingrandire


 

Marta Serafini 
30 dicembre 2011 (modifica il 31 dicembre 2011)

Morto Mirko Tremaglia, aveva 85 anni

Corriere della sera

È stato ministro per gli Italiani all'Estero. Eletto con il Pdl nel 2008 era poi passato a al gruppo di Futuro e Libertà




MILANO - È morto, nella sua casa di Bergamo, all'età di 85 anni l'ex ministro Mirko Tremaglia. Lo si apprende in ambienti parlamentari. Tremaglia, nato a Bergamo il 17 novembre del 1926, è stato ministro per gli Italiani all'Estero. Eletto con il Pdl nel 2008 era poi passato a al gruppo di Futuro e Libertà.


LA LEGGE PER VOTARE ALL'ESTERO - Padre della legge per gli italiani all'estero, Tremaglia partecipò alla Repubblica sociale di Salò e fu imprigionato nel '45 nel campo di concentramento di Coltano in provincia di Pisa. Deputato dal 1972, prima nel Msi, poi in An e nel Pdl. È passato in Fli nel luglio del 2010.
 
TERZI - «Sono profondamente addolorato e colpito dalla perdita di una così grande personalità del nostro mondo politico che per oltre 40 anni si era interamente dedicata alla causa degli Italiani nel mondo, alla difesa ed alla proiezione dell'italianità nel mondo, della cultura e dei valori del nostro Paese». Con queste parole il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha commentato la scomparsa di Mirko Tremaglia.

«Come uomo di governo - prosegue Terzi - quale Ministro per gli Italiani nel Mondo, nonchè nella sua lunga attività parlamentare, Mirko Tremaglia si era affermato come insostituibile punto di riferimento delle nostre comunità all'estero in tutti i continenti, dall'Europa, alle Americhe, all'Asia, all'Africa, valorizzando gli organismi rappresentativi delle nostre collettività all'estero e contribuendo attivamente, con la promozione delle necessarie modifiche normative, all'attribuzione agli italiani all'estero del fondamentale diritto di voto».
 
Redazione Online30 dicembre 2011 | 22:37

E morto don Verzé, aveva 91 anni

Corriere della sera

Il fondatore del San Raffaele stroncato da arresto cardiocircolatorio




MILANO - Don Luigi Verzè è morto oggi a Milano, all'età di 91 anni. Lo si apprende da fonti vicine al San Raffaele. Il fondatore del San Raffaele è deceduto intorno alle 7.30 presso l'Unita Coronarica dell'Ospedale, dove era stato ricoverato durante la notte alle ore 2.30 per l'aggravarsi della sua situazione cardiaca.

Lo precisa una nota del S.Raffaele. Proprio quella di oggi avrebbe dovuto essere la giornata clou per il San Raffaele: in mattinata infatti è prevista l'asta con l'apertura delle buste con le offerte. Per comprare il San Raffaele s’annuncia una sfida tra i big della sanità italiana. In gara ci sono — salvo colpi di scena dell’ultima ora — gli imprenditori Giuseppe Rotelli (gruppo ospedaliero San Donato) e Gianfelice Rocca (gruppo Humanitas).

Entro mezzogiorno arriveranno al notaio Enrico Chiodi Daelli le proposte d’acquisto alternative all’offerta presentata lo scorso ottobre dalla cordata della Santa Sede, su indicazione del Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone. Finora i protagonisti del salvataggio sono stati l’Istituto per le opere di religione (Ior) e l’imprenditore Vittorio Malacalza: la loro offerta, avanzata per evitare il crac del San Raffaele, è di 250 milioni (più un accollo di passività per altri 500 milioni). Ma con oggi nella partita entreranno — se la notte appena trascorsa non ha cambiato le cose — altri contendenti: per partecipare alla gara ci deve essere un rilancio di almeno 50 milioni.


IL PRETE MANAGER - Don Luigi era nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona. Nel 1947 si era laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all'Universitá Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. Successivamente è diventato segretario del santo don Giovanni Calabria. Nel 1958 ha fondato l'Associazione Monte Tabor e nella seconda metà degli anni Sessanta sono iniziati i lavori di costruzione dell'ospedale a Segrate, alle porte di Milano.
Il 30 aprile 1970 è nata la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, a cui viene conferito il San Raffaele in costruzione. Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, mentre nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 è diventato polo universitario della Facoltá di Medicina e Chirurgia dell'Universitá Statale di Milano.
 
L'OSPEDALE - Negli anni Ottanta, a fianco dell'ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1.300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche, don Verzè si è dedicato alla realizzazione e all'ampliamento di strutture specializzate, come il Dimer, Dipartimento per la Medicina Riabilitativa, il Dicor, Dipartimento per le Malattie Cardiovascolari, il Centro San Luigi Gonzaga per l'assistenza ai malati di Aids, il Dipartimento di Neuroscienze presso il San Raffaele Turro.
Nel 1992 è nato il Dibit1, il Dipartimento di Biotecnologie e Centro di Ricerca scientifica. Nel 2003 ha costituito il Movimento Medicina-Sacerdozio e nel 2010 è stato inaugurato il Dibit2 che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica. Nel corso del 2011 sono emersi i problemi finanziari del San Raffaele, dovuti all'elevato indebitamento del gruppo.
 

«Il Signore ti vuole a Milano» , la vita di don Verzè, il prete imprenditore del San Raffaele


Dalla prima pietra a Segrate ai progetti in Brasile
Dal legame con Berlusconi al crack finanziario del 2011


MILANO - Don Luigi Verzè, il prete-imprenditore che ha legato indissolubilmente il suo nome all'ospedale San Raffaele di Milano, è nato il 14 marzo 1920 a Illasi in provincia di Verona. Dopo la laurea in Lettere classiche e Filosofia con Padre Gemelli nel 1947 all'Università Cattolica di Milano, nel 1948 venne ordinato sacerdote. Segretario di don Giovanni Calabria e prediletto del cardinale Ildefonso Schuster, Don Verzè, avviò subito scuole di avviamento professionale in falegnameria, officina, stamperia e motoristica per ragazzi di periferia. Successivamente arrivarono le case-albergo per anziani.
 
IL LEGAME CON MILANO - Ma è nel 1958 che arriva la fondazione dell`Associazione Monte Tabor, quella a cui, nel bene e nel male, il sacerdote legherà per sempre il suo nome. «Il Signore ti vuole a Milano. Là sorgerà un`Opera che farà parlar di sé l`Europa intera», ripeteva citando S. Giovanni Calabria che nel 1950 lo aveva inviato a Milano proprio con questo ordine. Nella seconda metà degli anni `60 iniziano i lavori di costruzione dell`ospedale a Segrate, al confine con Milano. Il 24 ottobre 1969 i sindaci di Milano e di Segrate pongono la prima pietra. Il 30 aprile 1970 nasce la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, cui viene conferito il San Raffaele in costruzione.
 
IL RAPPORTO CON BERLUSCONI - Con la nascita del San Raffaele inizia il sodalizio con Silvio Berlusconi che lo aiuterà nell'impresa di realizzare il complesso ospedaliero. Il sacerdote, in occasione della sua discesa in campo nel 1994, lo definirà una benedizione per il Paese. Nell'ottobre 1971 viene accolto il primo malato, nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 diventa polo universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell`Università Statale di Milano. Negli anni `80, a fianco dell`Ospedale, che oggi ha una capienza di oltre 1300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 51 specialità cliniche, don Luigi si concentra sulla realizzazione e l`ampliamento di strutture sempre più specializzate.
 
L'UNIVERSITA' - Nel 1996 fonda l`Università Vita-Salute San Raffaele, di cui è Rettore. Nel 2010 inaugura il Dibit2 che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica e un corpo centrale - Basilica San Raffaele - un ambiente di interscambio culturale tra le diverse discipline umanistiche e scientifiche. Alla prima pietra se ne sono aggiunte altre, sia in Italia sia all`estero.
 
I PROGETTI - Don Verzé non si è fermato a Milano ma è andato nel Veneto, in Puglia, in Sardegna, in Sicilia, e nel mondo. Il Fondatore diffonde l'attività assistenziale attraverso la Ong Aispo (Associazione Italiana per la Solidarietà tra i Popoli), grazie alla quale dà vita a progetti a Salvador de Bahia e in altre località del Brasile. Poi in Africa, in Colombia, in India, in Afghanistan, in Iraq. Era il 20 marzo del 2010 quando nel festeggiare il suo novantesimo compleanno alla presenza del cardinal Carlo Maria Martini e dell'amico di sempre Silvio Berlusconi aveva annunciato che il suo ospedale, il san Raffaele Vita, stava lavorando per assicurare la vita almeno fino a 120 anni.
 
IL CRACK - Una statua di otto metri dell'arcangelo Raffaele che svetta, bianca e oro, sulla cupola del dipartimento di medicina molecolare è l'immagine simbolica che don Verzè ha voluto dare dell'ospedale a cui si dedicato per tutta la vita. Un simbolo di ostentata grandezza di un colosso finanziario che proprio nel 2011 è andato incontro a una profondissima crisi finanziaria per uscire dalla quale si reso necessario l'intervento dello Ior, la banca Vaticana. I vertici dell'ospedale sono stati coinvolti in un'inchiesta con risvolti clamorosi con accuse di bancarotta e associazione a delinquere.
 
Redazione Milano online31 dicembre 2011 | 11:29

Sud cancellato dalla cartina

Il Mattino


di Virman Cusenza

Videomessaggio di auguri di Virman Cusenza, direttore responsabile del Mattino di Napoli, ai lettori del maggiore quotidiano del Mezzogiorno.






Non ho le doti del vignettista e quindi non posso cavarmela con un folgorante tratto di penna che semplificherebbe il compito. Però un'immagine voglio offrirvela. Se dovessi tratteggiare il nostro Paese all'alba del 2012, nonché allo scadere dell'amaro centocinquantesimo compleanno dell'Unità d'Italia, lo disegnerei simile a certi scatti dal satellite: con lo Stivalone coperto per più di metà da nubi, soprattutto sotto la Linea Gotica, quasi a sfigurarne la sagoma. E qua e là qualche lembo a Mezzogiorno affiorante grazie ad un insperato squarcio di luce. Il Sud nella nostra fotografia-vignetta sembra essersi dissolto, svaporato.

La sensazione si è purtroppo rafforzata ascoltando giovedì la conferenza stampa del professor Mario Monti, nella quale la parola Meridione, Mezzogiorno, Sud (comunque la si voglia declinare) non è mai stata evocata, nemmeno per errore. Ma non di una svista dev'essersi trattato, quanto di una scelta ponderata dal presidente del Consiglio (milanese come Berlusconi) per evitare di scontentare le già irascibili contrade padane opportunamente vellicate da Umberto Bossi, dalla nuova comodissima postazione all'opposizione.

Il Sud non è solo letteralmente sparito anche dall'agenda del governo tecnico. Ma è materialmente sprofondato in un cul de sac, vedendo moltiplicati tutti gli effetti della crisi che ha investito il resto del Paese. In un'Italia con il segno meno nell'anno alle porte, il Mezzogiorno viaggia verso percentuali a due cifre, autorizzando la traduzione della più generale recessione in autentica povertà.

Solo qualche flash aritmetico: la ricchezza prodotta per abitante qui è pari ai due terzi della media nazionale (dati Unioncamere). Il reddito medio delle famiglie è inferiore di un quarto rispetto a quello del Nord. Quasi il 13 per cento vive a livelli di povertà, valore doppio rispetto al Centro e triplo in confronto con il Nord (Istat).

Già affiora in sottofondo la risposta nordista: e come la mettiamo con l'economia sommersa e il lavoro nero? A parte che su questo fronte ampi riscontri ci dimostrano il sorpasso in graduatoria da parte di regioni come il Veneto quel che atterrisce è proprio la mancanza di una visione globale del Paese in cui il Sud è una parte, non pretendiamo strategica, ma almeno integrante.

L'arresto di Michele Zagaria ci ha offerto uno sconfortante assaggio. Il giorno dopo l'arresto, il destino del boss più potente e infiltrato della camorra è diventato per l'opinione pubblica nazionale una notizia più degna di folklore che di approfondimento. Un fatto locale da affidare a inchieste altrettanto territoriali e non un filone che apre squarci su un vorticoso riciclaggio internazionale che attraversa non solo l'Italia, partendo da Sud ma mettendo profonde radici a Nord, ma addirittura l'Europa fino all'Asia. L'approccio al caso Zagaria è esemplare dello strabismo nazionale.

E soprattutto di quella secessione strisciante ormai dato di fatto. Sparito il Mezzogiorno, evaporato Zagaria...l'unica certezza che resta al Sud è l'uomo del Colle. Quel Giorgio Napolitano che da prezioso traghettatore di questo 2011, ne siamo certi, non mancherà di surrogare il deficit evidente dei governi nei confronti di questa parte d'Italia. Non con l'assistenzialismo che vorrebbe Bossi per giustificare le sue campagne ormai sfiatate.

Ma rimettendo in piedi un sistema trasparente e virtuoso di finanziamenti e sanzioni altrettanto efficaci tutte le volte vengano travalicati i criteri di efficienza e di autonomia. Insomma, quel federalismo non egoista che abbiamo sempre apprezzato e agognato. Di progetti e spunti non ne mancano: dal credito d'imposta alle imprese per smuovere l'occupazione a progetti di innovazione industriale che non siano sempre amministrazione e turismo.

E Napoli? Nel nostro scatto-vignetta, rappresenta un lembo dove qualche nube s'è pur diradata. Un pezzo d'Italia dove è possibile realizzare quel che il governo Monti vorrebbe ottenere in Europa: l'aggancio ad una realtà a cui si appartiene profondamente e che si è contribuito a fondare, senza figli e figliastri e senza imporre forzate andature come accade ai cavalli di un cocchio a quattro. L'andatura non la farà mai il più veloce ma gli altri tre. Ogni riferimento alla Merkel e a Bossi (fatte le debite proporzioni) è puramente voluto.



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venerdì 30 dicembre 2011

Botti killer, sequestri e arresti in Campania L'appello del questore: «Non sparate» Le bombe spread, Monti e Cavani

Il Mattino

Nel Salernitano botti nascosti tra frutta e verdura. Denunce e arresti in tutta la regione. Nei guai anche due minorenni



NAPOLI - Con l'approssimarsi della notte dell'ultimo dell'anno, si intensifica a Napoli ed in tutta Italia l'attività di contrasto alla detenzione di fuochi proibiti. In una serie di operazioni la Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una fabbrica e due depositi di fuochi clandestini , sequestrato 4 tonnellate di botti illegali, 80 kg di polvere esplodente e 37 metri di miccia. Una persona è stata arrestata 4 denunciate.



L'appello del questore. «Da giorni insisto nel dire ai cittadini napoletani di festeggiare l'arrivo del nuovo anno in modo finalmente diverso. Ogni anno si consuma un dramma con un numero incredibile di feriti. Una città moderna e civile non può permettere che la notte di Capodanno si trasformi in una barbarie». Lo ha detto il questore di Napoli Luigi Merolla incontrando i cronisti nella «loro» sala stampa situata al pianoterra della Questura, per i tradizionali auguri di fine anno. Il questore conversando con i cronisti ha poi parlato, tra l'altro, delle operazioni di contrasto al fenomeno dei botti illegali.

«Chiedo ai miei cittadini di pensare anche ai bambini, spesso vittime innocenti dei botti proibiti. Voglio ricordare soprattutto agli adulti di fare attenzione anche nel modo di festeggiare con i fuochi legali perchè anche questi se non bene utilizzati possono provocare delle vittime». Proprio oggi la polizia ha sequestrato una tonnellata di fuochi nel napoletano. Lo stesso era avvenuto con altri ingenti sequestri nei giorni scorsi. «Opereremo controlli in tutte le strade -ha proseguito il questore- e nei negozi fino all'ultimo minuto prima di mezzanotte per evitare che anche un solo botto che potrebbe provocare seri danni venga venduto».




Fuorigrotta. Nel quartiere di Fuorigrotta sequestrati dai carabinieri in un garage 150 chilogrammi di materiale esplodente; trovata anche una pistola semiautomatica. Due persone arrestate: Alfonso De Vita, 33 anni, ed Ernesto Cuomo, 49 anni, entrambi già noti alle forze dell'ordine. Nel garage, oltre ai fuochi pirotecnici, trovata una pistola semiautomatica di fabbricazione russa, una tokarev tt33 con matricola abrasa; l'arma è stata inviata al raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma per verificare il suo eventuale utilizzo in fatti di sangue o di intimidazione.

Castellammare. A Castellammare di Stabia, invece, trovati 120 chilogrammi di fuochi in un bagagliaio. A Castellammare di Stabia, invece, due persone sono state denunciate. Nel corso di ispezione alla vettura, i militari hanno trovato i due in possesso di circa 120 chilogrammi di materiale esplodente di IV e V categoria detenuto senza alcuna autorizzazione e trasportato senza rispettare alcuna delle norme previste.




Piano di Sorrento. In un terreno a Piano di Sorrento, a Napoli, le Fiamme Gialle hanno scoperto un deposito abusivo dove era stoccata una tonnellata di fuochi, detenuti illecitamente. Una persona è stata denunciata a piede libero.

Cicciano. A Cicciano, sempre in provincia di Napoli, presso l'abitazione di una persona denunciata a piede libero, è stata scoperta una "santa barbara" costituita da 16.099 fuochi proibiti ed un deposito con altri 14.943 fuochi artigianali illegali.

Volla e Acerra. Inoltre, ad Acerra e Volla, nel Napoletano, sono stati sequestrati 28.776 fuochi illecitamente detenuti da due persone che sono state denunciate. Infine,in un casolare semidiroccato, alle falde del Vesuvio, le Fiamme gialle hanno scoperto una fabbrica clandestina dedita alla produzione di micidiali fuochi d'artificio dove hanno sequestrato circa 4000 artifizi pirotecnici artigianali vietati, oltre ad un ingente quantitativo di materiale per la fabbricazione degli ordigni (37 metri di miccia, spaghi, cartoncini, collanti e tutto l'occorrente per il confezionamento), 80 kg di polvere pirica, quantitativo sufficiente per innescare un'esplosione dalle conseguenze disastrose. Il responsabile, di 63 anni, napoletano, è stato arrestato per produzione abusiva di materiale esplodente e detenzione di armi clandestine in quanto trovato in possesso di un fucile a canna mozza privo del numero di matricola e circa 60 cartucce.

Casoria. I carabinieri hanno denunciato un 32enne di Caivano (Napoli) per possesso di fuochi di artificio. Nella sua abitazione i militari circa 300 chilogrammi di botti custoditi, dicono gli investigatori, senza rispettare le norme in materia di detenzione di materiale esplodente. Sul posto sono intervenuti gli artificieri del comando provinciale di Napoli che hanno provveduto alla campionatura e al ritiro dei botti per la distruzione.

San Giorgio a Cremano. Qui i carabinieri hanno arrestato Ciro Troia, 54enne pregiudicato, e denunciato due suoi complici, un 16enne e un 15enne, studenti entrambi incensurati per detenzione illegale di materiale esplodente. Nel corso di un controllo in abitazione, i militari della stazione locale hanno trovato 245 ordigni esplodenti "rendini" del peso complessivo di 10 kg oltre a 150 chilogrammi di materiale esplodente di IV e V categoria. Il tutto è stato affidato al nucleo antisabotaggio dei carabinieri. L'arrestato sarà processato con rito direttissimo.

Salerno. Due persone arrestate, sequestrate tre tonnellate di fuochi pirotecnici, mille micce ed inneschi, un fucile, settantacinque cartucce e 170 mila euro in contanti. È il bilancio di una operazione dei militari della Guardia di Finanza del comando provinciale di Salerno che in collaborazione con gli artificieri della questura del capoluogo hanno fatto irruzione in tre palazzine della zona industriale di Sarno. In manette sono finiti padre e figlio di 55 e 32 anni, quest'ultimo titolare di un'impresa di commercializzazione all'ingrosso di prodotti agricoli; accanto a verdure e materiali utilizzati per i mercati ortofrutticoli, erano stipate decine di scatoli di fuochi pirotecnici illegalmente detenute.

I due avevano adibito una parte dei locali commerciali della ditta e le proprie abitazioni private, alla produzione, al deposito e alla vendita di prodotti pirotecnici illegali. Le indagini hanno, poi, accertato che l'imprenditore arrestato si dedicava anche alla realizzazione di spettacoli pirotecnici. Sono stati infatti rinvenuti e sequestrati trenta mortai, tre centraline per il controllo delle sequenze di accensione dei fuochi d'artificio durante le manifestazioni, oltre mille tra micce, inneschi, nonché seicento metri di cavi elettrici da detonazione ed altri attrezzi per la realizzazione di manufatti esplosivi artigianali e proibiti.

Rinvenute anche alcune centinaia di micidiali ordigni artigianali del peso oscillante tra il mezzo chilogrammo ed i due chili, potenti ordigni che in caso di deflagrazione avrebbero distrutto le palazzine dove erano conservati. In una cassaforte, poi, i militari hanno rinvenuto la somma di denaro in contante, quasi esclusivamente in banconote da 50 e 100 euro, molto probabilmente frutto dell'illecita attività. Per gli arrestati la procura della repubblica di Nocera Inferiore, ha disposto gli arresti domiciliari.

Angri. Una vera e propria fabbrica clandestina di "cipolle" e "trac" pronti per essere piazzati sul mercato nero del napoletano a cifre da capogiro. La guardia di finanza di Nocera Inferiore ha scoperto ad Angri, in provincia di Salerno, nascosto in una cantina, un laboratorio illegale di botti senza alcuna licenza o permesso e contrario alla norme di sicurezza. I finanzieri hanno arrestato in flagranza G.B, un pregiudicato 50enne di Angri originario di Napoli. L'uomo è stato sorpreso dai militari mentre stava costruendo i fuochi esplosivi.

All'interno dello scantinato sono stati trovati e sequestrati circa 5.500 botti di considerevoli dimensioni pronti per essere venduti, una grande quantità di involucri di varie dimensioni per il confezionamento, 2mila micce, inneschi singoli, inneschi collegati a gruppi e un quintale di esplosivo in polvere, misture piriche di titanio, zolfo, perclorato ed alluminio frammisto a crusca. L'attenzione degli investigatori è ora concentrata sulla ricostruzione della filiera "abusiva" della commercializzazione di polvere pirica oggetto di sequestro.

Craxi e l'inchiesta mani pulite

Palamara censura il web Ma si faceva insultare da Cossiga



Libertà di stampa


Il 2011 sopra le righe degli «smodati»

Corriere del Mezzogiorno

Un videoblob racconta fatti e misfatti dei personaggi politici, sportivi e del mondo dello spettacolo partenopei

Da Mastella («Se vince de Magistris mi suicido») al nuovo sindaco che «scassa tutto». Dai neomelodici confusi a De Laurentiis e la sua passione «smodata»

NAPOLI - Un blob sul 2011 napoletano riassunto in due minuti. Il fil rouge (video) però non ha la pretesa di legare le news più importanti accavallatesi a migliaia nell'anno al capolinea. Pesca piuttosto nel pozzo senza fondo di atti, misfatti ed epiche gesta eccessive, sopra le righe, clamorose, dei personaggi politici, sportivi e dello mondo dello spettacolo partenopei. Da Mastella a de Magistris, dai neomelodici a De Laurentiis. Una nuova videorubrica che non poteva che titolarsi «Gli smodati».


Redazione online
30 dicembre 2011

Regno Unito, il mistero della città invasa dalla schiuma

Il Messaggero


ROMA - Cleveleys, una cittadina sul mare vicino a Blackpool in Gran Bretagna, è stata invasa da una schiuma biancastra che ne ha trasformato la fisionomia come dopo una forte nevicata. Litri di schiuma bianca sono arrivati con le onde sul lungomare e ricoperto marciapiedi, auto e case della Princess Promenade con uno strato spesso di materiale oleoso. L'origine della sostanza resta un mistero, il ministero dell'Ambiente ha aperto un'inchiesta. Potrebbe trattarsi di alghe in decomposizione.




Venerdì 30 Dicembre 2011 - 11:36    Ultimo aggiornamento: 14:13



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L’America dice addio a Ben il ragazzo che ha visto la luce

La Stampa

In un video racconta: tre volte in punto di morte, era bellissimo






paolo mastrolilli

inviato a new york


La storia di un ragazzo del Texas sta commuovendo l’America. Lui, Ben Breedlove, è morto il giorno di Natale per un attacco di cuore, provocato da una malformazione che lo ha perseguitato tutta la vita. Il video che ha lasciato come testimonianza, però, è diventato un fenomeno e un’ispirazione, e lo hanno già visto mezzo milione di persone su Internet.

Ben aveva 18 anni e viveva ad Austin. Era nato affetto da cardiomiopatia ipertrofica, una condizione in cui una parte del cuore è più spessa delle altre, impedendo il battito regolare. Frequentava la Westlake High School ed era molto attivo su YouTube, dove gestiva due canali piuttosto popolari, «BreedloveTV» e «OurAdvice4You». Il 18 dicembre, per ragioni che la sua famiglia ancora non conosce, ha deciso di registrare un nuovo video. In sostanza la storia della sua vita e della sua lotta per sfuggire alla morte, raccontata attraverso una serie di cartoncini scritti e mostrati in silenzio alla telecamera.

«Salve, io sono Ben Breedlove», comincia lui con un sorriso. Spiega la sua malattia e dice che ha «imbrogliato la morte tre volte». La prima quando a 4 anni era stato colpito da un attacco. Mentre lo portavano in ospedale aveva avuto una visione: «C’era questa grande luce splendente sopra di me. Non potevo capire cosa fosse perché era così abbagliante. Dissi a mia madre: “Guarda la luce”, e la indicai. Lei rispose che non vedeva nulla. Non c’erano luci nella stanza. Io non potevo toglierle gli occhi da dosso. E non potevo evitare di sorridere. Non avevo alcuna preoccupazione, come se tutto il resto non esistesse. Non riesco neppure a descrivere quanto fosse pacifico. Io non dimenticherò MAI la sensazione di quel giorno».

Dopo il primo attacco Ben si era rimesso e aveva vissuto relativamente bene fino al 2007, quando il cuore era tornato a dargli problemi. Il 3 maggio 2009 i medici gli avevano impiantato un pacemaker. L’estate scorsa, poi, era arrivata la seconda occasione in cui aveva «imbrogliato la morte». Si era dovuto operare alle tonsille, ma era andato in arresto cardiaco: «E’ un miracolo che mi abbiano salvato. Avevo paura di morire, ma sono COSÌ felice che non sia successo».

Il terzo incontro ravvicinato con la morte è stato il 6 dicembre scorso. Ben si trovava a scuola ed era svenuto. Aveva sentito gli infermieri che cercavano di rianimarlo, ma dicevano che non aveva più battito: «Ho pensato, stavolta ci siamo. Sto morendo». Poi la stessa visione pacifica di quando aveva 4 anni, stavolta in una stanza bianca: «Indossavo un bel vestito, e con me c’era il mio rapper favorito, Kid Cudi. Mi guardai allo specchio ed ero ORGOGLIOSO di me, di tutta la mia vita. Era la MIGLIORE sensazione. Poi Kid Cudi mi ha detto: “Vai”. Subito dopo mi sono svegliato. Non avrei mai voluto lasciare quel posto. Avrei desiderato non svegliarmi MAI». Il video si chiude con due cartelli: «Credete negli angeli o in Dio? Io sì». Una settimana dopo, la sera di Natale, Ben è morto.



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Maradona show: con la pallina da tennis incanta Djokovic

Corriere della sera

È successo ad Abu Dhabi



I giornalisti della stampa estera in Italia orfani di Berlusconi

Corriere della sera

«Si è dimezzato il lavoro»
 
di Ambra Craighero



Incendio su un sottomarino nucleare russo: nessuna fuga di radiazioni

Corriere della sera

Lo riferisce l'agenzia di stampa russa Ria citando il ministero delle emergenze. Nessuna vittima



MOSCA - Un incendio è scoppiato sullo scafo di un sottomarino nucleare a Musmansk. Lo hanno reso noto sia il ministero delle situazioni di emergenza che quello della difesa russi. Quest'ultimo assicura, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Interfax, che le squadre di soccorso hanno spento le fiamme. L'incendio dell'«Yekaterinburg», che è avvenuto in un cantiere navale non ha provocato danni al reattore nucleare e nessuna fuga radioattiva, ha assicurato una fonte della Flotta di cui fa parte.

Le fiamme sono divampate nelle parti in legno del sottomarino a causa di «violazioni delle norme di sicurezza», ha spiegato una nota del ministero della situazioni di emergenza. L'equipaggio del sottomarino è stato evacuato in condizioni di sicurezza. L'Yekaterinburg può essere armato con testate nucleari.
 
ATTRACCATO - Nessuno è morto o rimasto ferito nell'incendio ha confermato il capo della procura generale russo. Mentre il ministero della difesa ha precisato che le fiamme sono divampate sul sottomarino mentre era in fase di riparazione e che i due reattori nucleari di cui è dotato erano spenti. Il portavoce della Flotta del Nord, il capitano Vadim Serga, ha assicurato inoltre che «non è possibile che le fiamme oltrepassino la scocca esterna e non vi è minaccia per gli equipaggiamenti a bordo», ovvero per i reattori e i sistemi d'arma.

Il sottomarino Yekaterinburg K-84 è il fiore all'occhiello della Flotta navale russa peraltro in disarmo, e viene spesso usato in esercitazioni e test a cui presiedono le autorità. È stato varato nel 1985 ed è parte della Flotta del Nord russa. È uno dei sette sottomarini di classe Delta IV, i sottomarini strategici, in servizio, tutti con la Flotta del nord e può essere armato con 16 missili balistici a testata multipla Sineva.
 
Redazione Online29 dicembre 2011 | 19:05

Passera, la trasparenza la applichi prima a se stesso

Corriere della sera

Da azionista di Intesa al Campus Biomedico, dalla Lario hotel a Villa D'este, dall'operazione Alitalia (con i debiti a carico nostro) a Super Ministro. Faccia lo sforzo di allontanarsi dai suoi affari e noi faremo lo sforzo di credere che agirà nell'interesse generale.

 

Milena Gabanelli e Giovanna Boursier



“Se l’insalata costa di più perché l’IVA è aumentata, io ne vendo di meno, ma la benzina che metto nel furgone quando vado all’ortomercato adesso è più cara, anche se carico 10 cassette invece di 20!”, mi dice il fruttivendolo. Lo stesso giorno, in ascensore, incontro il vicino del piano di sopra: “A fine gennaio non mi rinnoveranno il contratto alla Coop e quindi venderò la macchina perché non so con cosa pagare l’assicurazione”.

Siamo in recessione e sarà dura “quasi” per tutti. Le ragioni sono state spiegate e rispiegate, ma quel “quasi” fa la differenza e chi governa un paese non può non sapere che, quando la maggior parte dei cittadini è allo stremo, prima di chiedere “ancora uno sforzo”, occorre dare almeno l’impressione che i primi a “sforzarsi” siano proprio coloro che decidono per tutti.

Corrado Passera è Ministro dello Sviluppo, Infrastrutture, Trasporti e i suoi ministeri dovranno, più di altri, partorire una crescita che per ora non si intravede. Considera giustamente prioritario saldare i debiti della Pubblica Amministrazione e pensa di farlo con i titoli di stato. Obiezione: l’azienda creditrice con questi titoli potrà pagare gli stipendi ai suoi dipendenti? In caso affermativo, perché non allargare questa modalità al mensile degli onorevoli...
 
Come ministro deve controllare e decidere se finanziare quelli che fino a ieri erano suoi clienti o soci nella grande industria italiana (dall’editoria alle telecomunicazioni, dai trasporti al settore energetico). Lo farà nell’interesse generale, della banca o di questa o quella società partecipata? Tra l’altro la crisi è stata generata anche da quel potere finanziario che lui prima deteneva, e allora ci chiediamo: non c’era proprio nessun altro all’altezza di quell’incarico?

Certamente sì, ma Monti ha scelto Passera e Passera ha accettato. Per sistemarsi, visto che per le banche non sono più i tempi delle vacche grasse? O per spirito di dedizione alla grande causa? Poco importa, ma se davvero gli sta a cuore l’uscita dalla palude, ha l’opportunità di dimostrarlo liberandosi subito di tutti quei vischiosi, possibili conflitti. Le ombre e i sospetti uccidono e, in questo momento, la forma è anche sostanza.

 
Possiede 7 milioni e mezzo di azioni di Intesa San Paolo: le venda domattina, invece di continuare a dire “Le venderò”. Capiamo che è una disgrazia, perché quando le ha comprate valevano di più, ma è un gesto che l’avvicinerebbe a tanti disgraziati veri. Inoltre ci toglierebbe il pensiero obliquo che, da azionista di Intesa, possa interferire nelle scelte che rigurdano NTV, la società di Montezemolo e Della Valle (di cui Intesa possiede il 20%), che dovrebbe partire a gennaio e far concorrenza a Trenitalia.

Poi c’è lo 0,11% di partecipazioni nel Campus Biomedico Spa, una società per azioni con sede a Milano, legata all’omonima università privata di Roma, con annesso Policlinico, nata nel ’93 per volontà dell’Opus Dei. Certamente il suo investimento ha ragioni etiche e non di profitto, ma siccome questa società è legata a un’università e a un centro di ricerca che ruotano nell’orbita dei finanziamenti pubblici, sarebbe bene che il ministro ne uscisse.

Anche per indicare la volontà di un distacco da un mondo (quello dell’Opus Dei) che non brilla per trasparenza, parola che invece il Ministro usa spesso. Dovrebbe liberarsi anche di quel 10.77% del Day Hospital International Srl che sta ad Aosta ed appartiene al gruppo D.H.I. Dovrebbe essere un centro diagnostico e forse anche una clinica privata. Il centro era nato per mandare gli eventuali utili alla sanità africana, ma sembrerebbe in perdita e quindi nulla di fatto per gli Africani.
 
Nella sua storia professionale c’è una liquidità consistente parcheggiata per una decina d’anni nella zona franca di Madeira (come ha recentemente scritto Gerevini sul Corsera), perché facendosi due conti era più conveniente.

C’è il fratello piazzato nel cda della NH hotel, a zero stipendio ma a grande conflitto, visto che Intesa è azionista al 44%. Poi c’è l’eredità della famiglia d’origine, un 33% della Lariohotels Spa, che a sua volta ha una piccola quota dell’hotel Villa d’Este di Cernobbio (dove ogni anno si riunisce il gotha di finanza, politica e imprenditoria).

Anche da questo sarebbe opportuno allontanarsi per sgombrare il campo da malignità. La maggioranza della società Villa D’Este (il più lussuoso albergo del mondo) la compra Loris Fontana, l’operazione è finanziata da Intesa, che sta anche nel patto di sindacato. Nulla di male, se questo non sembrasse il surrettizio controllo dei grandi alberghi del lago di Como. Il gruppo Fontana poi lo ritroviamo nella cordata Alitalia.
 
E su Alitalia val la pena di rinfrescare la memoria: nell’estate del 2008, Intesa San Paolo, ex alleata di Air One, viene nominata da Berlusconi advisor di Alitalia. L’Amministratore Delegato Corrado Passera deve fare un piano e trovare una cordata. ll piano si chiama "Fenice" e prevede che debiti, passivo ed esuberi siano a carico dello Stato, mentre l’attivo finisca dentro una nuova società, che si fonda con Air One.

La cordata nasce il 27 agosto e si infila in uno strumento già esistente e messo a disposizione da Intesa, che si chiama Cai (una srl che prima produceva passamaneria..). Intesa da advisor diventa socio e fra i soci c’è pure Air One, il che significa: fine della concorrenza sulla rotta Roma–Milano. Ciò è vietato dalle norme antitrust, ma il giorno dopo - con un decreto ad hoc - le norme vengono sospese. Intesa, amministrata da Passera, è stata quindi prima advisor, poi socia e sicuramente anche creditrice di alcuni soci, compresa Air One. A valutare Alitalia per conto del governo, invece, c'è Banca Leonardo, che ha dentro alcuni dei soci che comprano: Benetton, Ligresti, Tronchetti Provera...
 
Insomma,una storia che di regole, trasparenza e libera concorrenza - di cui oggi il ministro si riempie ogni giorno la bocca - ne ha ben poca. A tre anni di distanza, mentre stiamo ancora pagando i debiti di Alitalia, è possibile che debba prendere posizione sulla fusione con Air France o sul destino stesso dell’azienda. Ecco, con questo curriculum, perché oggi dovremmo pensare che il Passera-super Ministro sarà “sopra le parti”? E’ veramente difficile ma, non avendo alternative, si può fare uno sforzo, a condizione che ne faccia uno anche lui: quello di liberarsi di tutti gli ingombri. Subito, non quando gli fa comodo, visto che ai comuni cittadini non è stato concesso di scegliere quando prendersi la mazzata. Dimostri che anche nel suo ambiente si possono avere ideali nobili. Coraggio, ci stupisca!
 
Milena Gabanelli e Giovanna Boursier
28 dicembre 2011(ultima modifica: 30 dicembre 2011 | 7:20)

Al mercato delle bombe di Napoli: ecco i botti che uccidono

Corriere della sera

di Antonio Crispino


Costa fino a 70 euro: è potente come 10 bombe carta e può uccidere in un raggio di 200 mt. Come comprarlo dai ragazzini che per 1.300 euro ti vendono anche una pistola

 

NAPOLI - Nel raggio di 200 mt non ci deve essere niente e nessuno. Commetto l'errore di lasciare la telecamera a 50 metri di distanza. Per riprendere meglio la deflagrazione. Appoggio sopra un microfono direzionale. Lo ritroverò spaccato a terra a causa dell'onda d'urto. E' la bomba spread, l'ordigno in voga quest'anno nei mercati clandestini di Napoli e provincia. Ce ne sono con varie dimensioni, forme, nomi. La potenza devastante più o meno è la stessa: l'equivalente di dieci "bombe carta" messe insieme. Il costo varia dai 40 ai 70 euro. Poi c'è la variante cinese, sui 50 euro. Ha più polvere nera all'interno, la confezione colorata e la scritta Spread tutto intorno. Per comprarla bisogna essere conosciuti nel giro. E quelli più noti sono i minorenni, i principali acquirenti di botti illegali.


Proprio a uno di loro, Rocco (nome di fantasia), chiediamo di farci da Cicerone. Si comincia da una delle tante bancarelle che in questi giorni si trovano per strada. Apparentemente espongono articoli di libera vendita. Rocco ci mostra come si fa. Si rivolge sicuro a uno di loro e chiede dei "cobra". Sono dei candelotti classificati nella IV categoria di pericolosità (la più elevata). Sono vietati ai minori di 18 anni.

Occorre il porto d'armi per farli esplodere (o l'autorizzazione della Prefettura). Al venditore poco importa se lui ne ha solo 13. Entra in una macchina parcheggiata poco distante, infila i candelotti nelle sacche della felpa e strada facendo li passa con destrezza al ragazzino di turno. Grazie alle sue dritte arriviamo a un tizio che costruisce bombe su ordinazione. «... Ad esempio, tu mi dici: "Mi serve una bomba per buttare giù una casa".

E io ti costruisco una bomba per buttare giù la casa». Parla di "clienti", "sconti", "offerta speciale" come se vendesse abbigliamento o alimentari. Nel suo campionario, invece, ci sono addirittura pistole. Non pistole a salve. «No, no... armi vere. Una bella pistola automatica calibro 7,65. Con 1300 euro te la vado a prendere in questo momento... e se non ti fidi, la posso provare davanti a te… bum, bum... un paio di colpi su quel lampione".

A questo punto, il meno che possiamo chiedergli è di confezionare la bomba spread. Qualche giorno dopo ci fa sapere che la bomba è pronta. Ci dà appuntamento la sera in piazza. E' in una busta di cartone. La tiene con due mani perché è pesante. La esibisce davanti a tutti; è impressionante per dimensione e peso.

La Guardia di Finanza di Marcianise, che ha proceduto al sequestro di un articolo simile, ci informa che è catalogabile nella categoria "Armi da guerra", al punto che è prevista l'applicazione di una normativa speciale. Si rischia la detenzione in carcere fino a 12 anni. «Ha effetti mortali per chi si trova nelle immediate vicinanze e menomanti per coloro che rientrano nel raggio di 200 metri» spiega il capitano Giovanni Esposito. Il resto lo si può capire guardando le immagini dell'esplosione.
 
29 dicembre 2011 (modifica il 30 dicembre 2011)

giovedì 29 dicembre 2011

Usa: venduta all'asta la macchina di Ritorno al Futuro, per oltre

Corriere della sera

La DeLorean DMC-12 battuta a 541mila dollari



Orca contro squali, vince il cetaceo

Corriere della sera

Spettacolare battaglia marina in Nuova Zelanda



Wanted»: le foto dei ladri esposte in vetrina

Corriere della sera

L'iniziativa di un negozio di Milano centro bersagliato dai furti
A. Franchini
 


Il cancro? Complotto Usa»

Corriere della sera

Leader malati, Chavez accusa



Canestro sulla portaerei che ospitò il corpo di Bin Laden

Corriere della sera

North Carolina contro Michigan: 67-55. Così è iniziata la stagione dei college-basket. Con Obama e 4000 soldati




MILANO - La spettacolare partita d'inizio stagione dei college-basket si è giocata venerdì sulla portaerei che ha trasportato e poi gettato nelle profondità del Pacifico il corpo di Osama Bin Laden. La partita si è giocata al tramonto con l’ausilio dei riflettori, durante il Veterans Day, la giornata dei Veterani dedicata a onorare il servizio delle truppe americane. Spettacolare anche perché dal ponte della Uss Carl Vinson, ancorata a Coronado, in California è decollato pure Maverik/Tom Cruise di Top Gun .


PALLA A DUE SUL PONTE - Il ponte (332 metri di lunghezza) della Uss Carl Vinson, trasformato in un vero e proprio palazzetto da basket completo di tribuna. ha ospitato l'incontro inaugurale della stagione Ncaa tra le squadre della Michigan State University di Lansing e i favoriti della University of North Carolina di Chapel Hill. La gigantesca portaerei militare pesa 101.000 tonnellate. Sulle tribune circa 7.000 spettatori, di cui 4000 membri delle forze armate. Presente anche il presidente Barack Obama e la first lady Michelle.
 
SFIDA - L’idea di giocare una partita sulla portaerei è del direttore sportivo della Michigan State, Mark Hollis. Già nel 2004 era previsto un incontro tra squadre universitarie sul ponte di una nave, ma il progetto non è mai stato concretizzato. L'evento di venerdì è stata una «incredibile sfida logistica», ha spiegato Hollis. I preparativi e sono durati settimane. Non ultimo preoccupava anche il fattore meteorologico; se avesse piovuto lo show sarebbe stato un buco nell'acqua. Per la cronaca: North Carolina ha dominato, vincendo per 67-55.
 
Elmar Burchia
12 novembre 2011 14:38

I tassisti milanesi: «La liberalizzazione sarebbe mortale»

Corriere della sera

Caldissimi contro Monti e tiepidi sulla chiusura del centro 


Giovanni De Faveri



Assessore Pdl: "Buon Natale, camerata"

Libero


Massimo Giorgetti, coordinatore cittadino dimissionario del Pdl a Verona, augura buon Natale a modo suo. Lo fa con un video pubblicato sulla pagina personale di Facebook che raccoglie un diluvio di 'like' (erano più di 130 poco dopo le 13 di mercoledì 28 dicembre) e un'infinità di appassionati commenti.


L'esponente del Pdl scrive: "Ancora buon Natale a tutti... In particolare agli amici di tante battaglie che, anche se i tempi sono cambiati, hanno saputo mantenere il filo che ci ha sempre tenuto... Grazie camerati". E a corredo della dedica una clip, che non poteva altro che essere "Buon Natale Camerata".

Una critica al post di Giorgetti è arrivata da Vittorio Di Dio, assessore comunale: "Bel video, e figuriamoci se a me non piacciono i fez e le camicie nere!". Poi la stoccata: "Mi stupisce un pochino vedere tornare su queste posizioni Massimo Giorgetti perché a me risultava che avesse cambiato di parecchio le sue posizioni".


mercoledì 28 dicembre 2011

Calci in faccia al gioielliere: il video della violenta rapina

Corriere della sera

Sgominata la banda dei 'giostrai', 13 in manette tra Veneto e Toscana


Presa la banda dei giostrai. Tredici arresti in tutto il Veneto


Assalti a gioiellerie e banche del centro-nord Italia. Un anno di indagini, il bottino (solo per questo periodo) ammonterebbe a un milione di euro


VENEZIA - Tredici arresti tra le province di Venezia, Padova, Verona, Vicenza e in Toscana. È il bilancio della vasta operazione della Squadra Mobile della Questura di Venezia contro una banda di pericolosi rapinatori, formata dai cosiddetti «giostrai», responsabile di assalti a gioiellerie e banche del centro-nord Italia.
 
L'indagine è iniziata l'11 agosto 2010, dopo che due malviventi nel primo pomeriggio sono entrati nella gioielleria «Pendini» di Jesolo (Venezia) rapinando orologi Rolex e gioielli per un valore di circa mezzo milione di euro dopo aver pestato violentemente il titolare, riducendolo in gravi condizioni. Vista l'efferatezza, le modalità ed il tipo di obiettivo colpito, le indagini sono state indirizzate ai «giostrai veneti» noti per la loro violenza negli assalti a esercizi commerciali ed istituti di credito.
 
Dagli accertamenti svolti sulle due moto di grossa cilindrata usate per la fuga dai banditi, la polizia ha accentrato l'attenzione su due giovani giostrai in contatto con una famiglia storica di rapinatori residenti nella provincia di Venezia. È così emersa l'esistenza di una vasta e articolata associazione per delinquere operante nel Nord Italia che, facendo affidamento su basisti, anch'essi giostrai, andavano a segno a colpo sicuro.
 
Importante il ruolo ricoperto dalle donne del gruppo criminale, le quali avevano il compito di portaordini tra gli uomini, consentendo così agli indagati di comunicare senza che venissero usati apparati telefonici. Le donne inoltre provvedevano a versare su conti correnti bancari e postali parte del bottino degli assalti il cui valore ammonterebbe a circa un milione di euro, solo nel periodo del quale si è occupata l'indagine.
 
I riscontri della squadra mobile veneziana hanno portato la Procura della Repubblica a richiedere ed ottenere dal gip del Tribunale lagunare l'emissione di 13 provvedimenti restrittivi con l'accusa di associazione per delinquere, rapina aggravata, furto, ricettazione, porto abusivo d'arma a carico di altrettanti «giostrai» dimoranti nelle province di Venezia, Padova, Verona, Vicenza, ed in Toscana.
 
«È un risultato importante e brillante quello stabilito dalla squadra mobile. Quello che premia è l'efficacia che ha così portato a togliere dalla circolazione personaggi molto pericolosi». È il commento all'Ansa del questore di Venezia, Fulvio Della Rocca. «Siamo partiti - ha ricordato il questore - da una brutta rapina nell'estate 2010 ad una gioielleria di Jesolo. Un fatto che ci ha molto sollecitato anche per la particolare violenza con cui hanno agito i malviventi. Proprio da questo episodio si è arrivati a svelare e debellare una struttura criminale fatta di persone ben organizzate, decise e cruenti nell'agire».
 
(Ansa)
28 dicembre 2011

Inguscezia, il ministro del Lavoro: «Abbiamo catturato uno Yeti»

Corriere della sera

Il misterioso animale sarebbe stato portato in uno zoo locale. Ma non ci sono ancora prove definitive



MILANO - Prima le impronte. Trovate in diversi Paesi, dalla Russia agli Stati Uniti. Poi gli avvistamenti, a decine, tra cui alcuni celebri (ve lo ricordate quello dell'alpinista Reinhold Messner sull'Himalaya?). Poi ancora le foto e i filmati a dire il vero non molto chiari e spesso poco credibili. Adesso c'è chi però dice di avere la prova risolutiva. Il ministro del lavoro dell'Inguscezia, repubblica autonoma della Federazione russa, avrebbe rivelato all'agenzia Interfax, che nel suo Paese sarebbe stato catturato uno yeti che ora si troverebbe in uno zoo locale.
 
TESTIMONIANZE - Non ci sarebbero testimonianze filmate del misterioso animale dietro le sbarre, un essere la cui intelligenza lo vedrebbe, secondo alcuni, come una sorta di anello di congiunzione vivente tra la scimmia e l'uomo. In compenso la tv inguscia aveva pubblicato martedì un filmato in cui si vede un cacciatore allontanare un sedicente Yeti che era stato sorpreso a divorare una pecora.
 
Diciamolo: il filmato non è molto convincente soprattutto quando vediamo lo Yeti allontanarsi con un passo che è un po' una via di mezzo tra Alberto Sordi che fa lo sbruffone sulla spiaggia e il Peter Sellers, che nei panni dell'ispettore Clouseau replica agli agguati del servitore Kato. Ma, chissà, il filmato potrebbe essere anche di un vero Yeti e non di un uomo in costume. Del resto, che ne sappiamo noi come cammina uno Yeti?
 
Marco Letizia28 dicembre 2011 | 21:25