mercoledì 14 settembre 2011

Assalto finale dei pm. Vogliono arrestare Silvio

Libero




Il succo è questo: almeno la metà delle Procure italiane vuole arrestare Silvio Berlusconi. Il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore martedì ha sbottato A Radio 24 paventando l’eventualità di un "accompagnamento coatto del premier", qualora non si fosse presentato entro domenica davanti agli inquirenti che indagano sulle presunte estorsioni di Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola ai danni dello stesso Berlusconi. Ironia della sorte: la caccia al Cav dura da almeno 15 anni e potrebbe concretizzarsi proprio nel processo in cui non è imputato ma parte lesa. Anche per questo la reazione del premier è stizzita, di pancia: "Io non ci vado, non li voglio vedere. Quelli stanno cercando di incastrarmi". Alle 12.30 Berlusconi salirà al Quirinale per parlare con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Parlerà, naturalmente, della manovra vicina al varo definitivo, ma ci sarà tempo anche per chiarimenti sul "braccio di ferro" con la magistratura.

Silvio non ci sta - L'azione è in grande stile. Il legale di Berlusconi, Nicolà Ghedini, è stato ascoltato dagli inquirenti fino a sera. "Non mi sono mai occupato della contabilità personale del presidente Berlusconi", ha spiegato l'avvocato e deputato Pdl. "E' fisiologico che un avvocato penalista possa essere avvisato dal proprio cliente di una richiesta estorsiva. Così non è stato, ma anche  se tale notizia mi fosse stata comunicata, non sarebbe nulla di illecito o di deontologicamente scorretto". E nell'attesa che si compia la verifica sulle audizioni dei legali di Tarantini Nicola Quaranta e Giorgio Perroni annunciata dal ministro della Giustizia Nitto Palma, al Cav non resta che resistere. Non gl va giù l’ultimatum della Procura sulle date (dal 15 al 18 settembre). E' un forzatura che lascia allibito il capo del governo: "Non c’è nessun rispetto. Non dico per la mia persona, ma per la Presidenza del Consiglio che io rappresento". Martedì il legittimo impedimento (il mini tour europeo tra Strasburgo e Bruxelles") ha "salvato" il presidente del Consiglio dall'audizione a Napoli.

Flagranza di reato - In realtà la Procura di Napoli ha uno strumento spuntato per convincere Berlusconi a comparire. Essendo il premier deputato, è necessaria l’autorizzazione della Camera per l'invito a comparire. Tempi lunghi: la pratica va prima esaminata in Giunta per le autorizzazioni e poi votata dal plenum. Insomma, se ne può andar via anche più di un mese. Possibile la mediazione del Quirinale. Secondo Repubblica, il premier si presenterà (o si farà ascoltare) dai pm giovedì o venerdì prossimo. Tutto finito? No, forse solo iniziato. Perché una volta "sotto torchio" da teste, Berlusconi dovrà dire tutto quello che sa sul caso Tarantini. Se esita o si mostra reticente rischia le manette immediate per "flagranza di reato" (senza passare, dunque, dall'autorizzazione a procedere"). E' la legge, non fantapolitica. Come se non bastasse, c’è Milano: martedì c'è stato il vertice a Palazzo di giustizia sul caso Ruby. Le toghe milanesi devono decidere come rispondere al conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera. E' corsa tra Procure.
14/09/2011




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