mercoledì 22 dicembre 2010

Argentina, ergastolo a Jorge Videla L'ex dittatore: è stata una guerra giusta

Il Messaggero









ROMA (22 dicembre) - L'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, 85 anni, responsabile del golpe del 1976, è stato condannato all'ergastolo da un tribunale di Cordoba per la morte di 31 detenuti. Videla sconterà la pena in un carcere non militare. Videla era sotto processo con altri 29 imputati.

Videla ieri era tornato a giustificare il terrorismo di Stato che prese il via dopo il golpe. «È stata una guerra giusta - aveva detto - Prima del golpe lo Stato aveva perso il monopolio della forza e si viveva in un far west locale». Facendo cioè riferimento ai sanguinosi scontri tra la Triplice A, gli squadroni della morte di ultradestra, e «gruppi di sovversivi che addestrati a Cuba e appoggiati economicamente dalla Russia scesero in campo per uccidere».

«Assumo pienamente le mie responsabilità ed i miei subordinati si sono limitati a obbedire agli ordini di una guerra interna». Videla era già stato condannato all'ergastolo nel 1985, ma nel 1990 gli è fu concessa la grazia dal presidente dell'epoca Carlos Menem. Le leggi di amnistia degli anni '80 per i responsabili della dittatura furono dichiarate nulle nel 2003 e la grazia di Menem fu giudicata anticostituzionale nel 2007. Per l'ex generale Luciano Benjamin Menendez, a sua volta sul banco degli accusati per gli stessi reati, sarà la quinta sentenza.

Questa settimana, oltre al processo di Cordoba, se ne concluderanno altri due, uno a Buenos Aires ed un altro a Mar del Plata, in cui almeno una cinquantina di repressori della passata dittatura (1976-1983) dovrebbero venire condannati a dure pene per i reati commessi. La maggior parte di essi non sono mai stati nè giudicati nè detenuti.





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Il Fisco chiede tre miliardi ad Aleotti, titolare della farmaceutica Menarini

La montagna sacra protegge dall'apocalisse ma non dal business

Corriere della sera


Venditori di amuleti. Case e pascoli a cifre da capogiro. E guide per entrare in contatto con le forze oscure



Il picco di Bugarach, nel massiccio delle Corbières, 1.231 metri d'altezza. È stato definito «montagna sacra» che permetterà di soprravvivere alla fine del mondo prevista per il 21 dicembre 2012
Il picco di Bugarach, nel massiccio delle Corbières, 1.231 metri d'altezza. È stato definito «montagna sacra» che permetterà di soprravvivere alla fine del mondo prevista per il 21 dicembre 2012
MILANO – Arrivederci da Bugarach, villaggio denuclearizzato e anche, così credono in molti, uno tra i pochi luoghi al mondo che riuscirà a salvarsi dalla fine del mondo che i Maja hanno predetto per il dicembre 2012. Una preoccupazione che affligge il sindaco del paesino nei dintorni di Rennes, nella Francia sudoccidentale, ai piedi del monte omonimo. Un villaggio di neppure 200 anime, che potrebbe divenire una cittadina di oltre 10mila abitanti se tutte le persone che hanno affermato di voler andare a soggiornarvi e che già stanno prenotando biglietti aerei e tentando di acquistare casa dovessero decidere di partire e di invaderla.

Bugarach: borgo di 200 anime nel Languedoc-Roussillon
Bugarach: borgo di 200 anime nel Languedoc-Roussillon
PROFEZIE – Le profezie sul monte Bugarach non sono una novità e tra gli esperti di esoterismo si parla da molto tempo della magia del picco in cima al monte del villaggio. Nell’ordine, c’è chi pensa che vi sia custodito il Sacro Graal, chi indica il luogo come nascondiglio del tesoro dei templari, ma anche chi dice che Gesù soggiornò nella zona dopo aver sposato Maria Maddalena e ancora che una popolazione extraterrestre si nasconda con tanto di Ufo nelle cavità del monte. Da sempre poi la tradizione orale delle popolazioni che hanno abitato il Languedoc-Roussillon tramanda leggende sui monti dell’Aude e sui castelli Catari che li popolano, tanto che tra gli itinerari turistici più suggestivi nella Francia medievale Bugarach è una delle tappe più visitate. Il suo fascino non è sfuggito neppure a un regista come Stephen Spielberg e alcuni sostengono che per il suo lungometraggio del 1977 Incontri ravvicinati del terzo tipo abbia preso spunto proprio da una vacanza nella zona e che anzi iniziò a scrivere proprio lì. Prima di lui, anche gli scrittori Victor Hugo e Jules Verne e il compositore Claude Debussy avrebbero soggiornato a Bugarach traendo ispirazione dalla sua magia. Anche Nostradamus nelle sue visioni avrebbe ammesso che questo paese è magico. Mentre più recentemente, si dice che i nazisti e il Mossad abbiano compiuto scavi sospetti nel monte e si racconta ancora della visita in elicottero che il presidente francese Mitterand fece tempo fa.

IL VILLAGGIO – Ora però il sindaco di Bugarach inizia a preoccuparsi. Jean-Pierre Delord, 67 anni, allevatore, teme che il suo villaggio non regga il peso della popolarità e racconta a France Soir che l’economia locale sta esplodendo. Le vie del villaggio sono invase da tempo da venditori ambulanti di amuleti e simboli esoterici, è impossibile trovare una casa da acquistare e le poche libere hanno raggiunto prezzi esorbitanti. In più, i territori da pascolo e coltivazione che un tempo potevano essere acquistati a prezzi ragionevoli, hanno ormai raggiunto tariffe da capogiro, rendendo impossibile per gli allevatori e i contadini della zona accaparrarsene uno. C’è anche chi ha fiutato il business e si è insediato a Bugarach per aprire strutture ricettive, così come ai bordi delle strade si trovano persone disposte – per poche centinaia di euro – a mettere in contatto con le forze oscure presenti sul picco del monte. Un ecosistema troppo ingombrante per la vita tranquilla di un paesino di pochi abitanti, dedito alla pastorizia e all’allevamento e che aspetta già ad aprile del prossimo anno una grande riunione di appassionati di tutto il mondo, che si sono dati appuntamento per iniziare a preparare il loro rifugio dal 21 dicembre 2012.


22 dicembre 2010



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Nespoli, Coleman e Kelly: "Buon Natale dallo spazio"

Quotidiano.net


L'ingegnere e astronauta italiano, insieme con i colleghi americani, ci manda gli auguri di Buone Feste direttamente dalla stazione orbitante Iss: "Siamo qui con la nostra mente, ma con il nostro cuore siamo con voi"


Stazione Spaziale Iss, 22 dicembre 2010 - "Siamo qui con la nostra mente, ma con il nostro cuore siamo con voi". E' il messaggio di auguri inviato in video dall'equipaggio a bordo della stazione spaziale internazionale Iss che fa parte della 'Missione 26'.

 L'ingegnere e astronauta milanese Paolo Nespoli insieme ai colleghi americani Catherine Coleman e Scott Joseph Kelly, in italiano: "A tutti buone feste e felice anno nuovo".





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Roma blindata, incidenti a Palermo Napolitano riceve studenti al Quirinale

Il Mattino


Tensione a Milano, Torino e Napoli. Corteo Sapienza, chiusa la Tangenziale, poi stop in segno di lutto per morte operaio




ROMA (22 dicembre) - Studenti di nuovo in piazza oggi in tutta Italia, mentre al Senato dopo la bagarre di ieri si vota il ddl Gelmini che riforma l'università. Il sì finale probabilmente slitterà a domani. A Roma, come annunciato, i ragazzi hanno ignorato i palazzi del potere e si sono diretti verso la periferia: bloccata la tangenziale, traffico rallentato sul Lungotevere. In centro la zona rossa è deserta, presidiata da numerosi agenti delle forze dell'ordine.

Napolitano riceve gli studenti al Quirinale. Una delegazione di una dozzina di studenti è stata ricevuta al Quirinale intorno alle 18 per un incontro con il capo dello Stato. La delegazione è costituita da elementi di diverse facoltà e di diverse associazioni studentesche. L'incontro era stato richiesto ieri con una lettera al presidente della Repubblica, scritta dagli studenti della Sapienza, che chiedevano a Giorgio Napolitano di non firmare il ddl che riformerà l'università.

A Roma tre gli appuntamenti contro il ddl di riforma. Da piazzale Aldo Moro il corteo degli studenti si è mosso intorno alle 11 e si è diretto verso piazzale del Verano. Altre manifestazioni sono partite da piazza Trilussa e da Piramide. "Voi nella zona rossa, noi liberi per la città", si legge su uno striscione. Tra gli slogan "Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città" e "Tra cortei e tra riforme mi domandano perché? Io rispondo il mio futuro è indisponibile". Leggere per ora le misure di sicurezza nella Capitale.

Partiti in corteo dalla Sapienza, gl studenti hanno bloccato l'imbocco della Tangenziale dalla via Prenestina. Il serpentone di migliaia di partecipanti, ventimila secondo gli organizzatori, si è incamminato lungo la tangenziale in direzione del centro. Il tratto della tangenziale è stato chiuso.

Lutto per morte operaio, il corteo torna alla Sapienza. Il corteo si è poi fermatoper esprimere solidarietà alla famiglia dell'operaio morto in un incidente sul lavoro alla Sapienza. Al megafono uno dei ragazzi urla: «Vergogna! Basta morti bianche! Solidarietà alla famiglia dell'operaio morto oggi su un'impalcatura della nostra facoltà». «Avevamo progettato altre iniziative di protesta contro il ddl Gelmini, ma a causa della morte dell'operaio abbiamo deciso di tornare alla Sapienza».

Il corteo ha però preso la A24, la Roma-L'Aquila. I manifestanti sono diretti all'Università ma hanno fatto una deviazione del percorso immettendosì sull'autostrada. Percorreranno circa 300 metri per poi uscire a Casalbertone e andare verso La Sapienza.

Il corteo partito da Piramide è terminato invece intorno alle 14,30, dove era cominciato. Alcune centinaia i partecipanti. Dopo essersi avvicinati al ministero dell'Istruzione, i manifestanti sono ritornati in piazza Risorgimento senza creare nessun problema di ordine pubblico. «Purtroppo oggi è morto un operaio alla Sapienza - ha detto uno degli organizzatori al megafono - per questo ora ci dirigeremo verso l'università per portare la nostra solidarietà. L'appuntamento è sotto la statua della Minerva». Gli studenti e i lavoratori sono poi entrati in piccoli gruppi nella stazione Piramide per prendere la metro verso la Sapienza.

Numerose le manifestazioni in molte altre città. Blitz dell'Unione degli studenti in oltre 100 scuole private da Nord a Sud dove gli istituti sono stati sigillati con nastro da cantiere. Lucchetti ai cancelli dell'università a Venezia.

Scontri a Palermo. Circa un migliaio di studenti con caschi e book block, pannelli di polisterolo con disegnate le copertine di libri famosi, si sono scontrati con i poliziotti in tenuta anti sommossa cercando di entrare a palazzo d'Orleans sede della presidenza della Regione. I giovani hanno tentato di superare più volte il cordone di protezione fatto dagli agenti di polizia davanti la presidenza della Regione senza riuscirvi. Gli studenti hanno lanciato pietre, petardi uova e arance e gridando slogan contro il governo e la riforma Gelmini. I giovani indossavano caschi e si coprivano il volto con sciarpe. I poliziotti finora hanno impedito l'ingresso usando anche i manganelli e hanno sparato lacrimogeni.

Studenti contro studenti dopo gli incidenti di Palermo. Alcuni gruppi rovesciano cassonetti mentre altri dicono «basta atti di teppismo» e rialzano i contenitori rimettendoli a posto. Ma i primi riportano i cassonetti al centro della carreggiata incendiandoli. La discussione si accende e alcuni giovani passano dalle parole alle mani. Alcuni studenti che hanno lanciato sassi contro agenti di polizia in borghese, che sono fuggiti inseguiti da giovani con i caschi. Gli studenti hanno creato diversi blocchi stradali rovesciando cassonetti davanti all'Università in via Ernesto Basile e in corso Tukory. Molti contenitori dei rifiuti sono stati dati alle fiamme.

A Milano circa 300 studenti sono partiti dalla Statale per un corteo improvvisato diretto verso via Padova. Un drappello di agenti in tenuta antisommossa usando i manganelli ha tentato di bloccare il corteo sul nascere nel vicolo di Santa Caterina, ma i ragazzi sono riusciti a sfondare il cordone e a raggiungere la circonvallazione interna, all'interno di via Francesco Sforza, dove è stato nuovamente bloccato dalle forze dell'ordine grazie all'arrivo di rinforzi. Obiettivo della manifestazione è quella di «bloccare la città», percorrendo una parte della circonvallazione interna e di quella esterna per raggiungere via Padova alla periferia nord del capoluogo lombardo. Dopo una lunga fase di stallo, il corte ha ripreso la marcia ed è stato deciso di cambiare l'obiettivo della manifestazione che si dovrebbe concludere alla sede distaccata di Scienze Politiche dell'Università Statale in via Conservatorio.

A Torino assaltato il negozio della Mondadori in via Viotti. Alcuni partecipanti al corteo hanno tentato di forzare l'ingresso della libreria, acceso alcuni fumogeni e affisso uno striscione sulla vetrina con la scritta «Questo Governo è fumo negli occhi». Poi le centinaia di studenti hanno ripreso la loro marcia in strada. Gli universitari hanno raggiunto la sede della banca Mediolanum, in corso Galileo Ferraris. Contro l'edificio sono stati lanciati uova di farina e di vernice, fumogeni, petardi e pietre. I dipendenti della banca sono stati costretti a barricarsi nell'edificio abbassando tutte le serrande.

A Napoli petardi e vernice rossa. Gli studenti universitari e medi manifestano con i disoccupati del progetto Bros, Cobas e Centri sociali. Il corteo è aperto da uno striscione “Il casco ti salva la vita”, in polemica con Roberto Saviano, che aveva criticato l' atteggiamento violento dei manifestanti. Petardi sono stati lanciati sui cumuli di rifiuti, mentre ci sono stati lanci di uova piene di vernice rossa contro il portone della Provincia. Subito dopo alcuni petardi sono stati fatti esplodere al passaggio della coda del corteo nei pressi della sede della Provincia e della Questura.

«Ministro Gelmini, non siamo mica cretini. Noi vogliamo studiare, vogliamo ricercare, per una cultura libera e pubblica. Viva l'università libera e pubblica». Il ritmo e la melodia del Waka-waka sono la base dell'inno composto dagli studenti della Sapienza. Con i cappelli di Babbo Natale in testa, i ragazzi hanno improvvisato un coro accompagnato dalla chitarra.

«Noi non siamo black bloc». Questo è uno dei cartelli esposti da oltre duecento studenti delle superiori di Roma riuniti a Piazza Trilussa. «Non vogliamo che passi questa riforma e siamo al fianco degli universitari - spiega Carlotta una studentessa del Virgilio - ma ci dissociamo totalmente da qualsiasi forma di violenza e da coloro che martedì scorso hanno spaccato le vetrine. Ieri abbiamo ricominciato la nostra mobilitazione in maniera pacifica, con flash mob, margherite e travestimenti e oggi intendiamo proseguire così». «Speriamo che non vada come martedì scorso - aggiunge Federico, 17 anni - noi siamo contro la violenza e vogliamo una protesta pacifica». Dopo aver attraversato il Gianicolo in corteo, gli studenti sono scesi lungo il Tevere, bloccando per un tratto la circolazione e sono ritornati a piazza Trilussa dove si sono sciolti.


 Flashmob a Milano
 La manifestazione alla Statale di Milano
 Gli incidenti di Palermo /2
 Gli incidenti di Palermo
 La manifestazione di Napoli
 Tensione a Palermo
 Gli studenti in sciopero della fame
 Fiori a Montecitorio alla vigilia del corteo





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Corteo degli studenti a Napoli. Occupati i binari della Stazione centrale

Il Mattino



NAPOLI (22 dicembre) - Un corteo di studenti universitari e medi, disoccupati del progetto Bros, Cobas e Centri sociali è partito da Piazza del Gesù, nel centro storico di Napoli. I manifestanti - «migliaia», secondo gli organizzatori , poco più di mille secondo le forze dell'ordine - dovrebbero raggiungere il centro della città, ma il percorso non è stato concordato. I manifestanti in piazza oggi a Napoli si sono successivamente spostati da via Marina all'interno del porto, entrando dal varco Pisacane e posizionandosi all'altezza dell'Autorità portuale con conseguenze sulla circolazione stradale.

Occupata la stazione centrale. Hanno liberato la stazione centrale di Napoli gli studenti che da qualche ora occupavano i binari provocando notevoli disagi alla circolazione ferroviaria con diversi convogli bloccati in entrata e in uscita. I manifestanti in corteo si sono diretti verso corso Umberto. I manifestanti anti riforma Gelmini, dopo essere entrati nella Stazione centrale di Napoli, hanno camminato sui binari, diretti allo snodo di accesso dei treni alla sede ferroviaria. Dagli altoparlanti sono stati annunciati ritardi nell'arrivo e nella partenza dei convogli.

Polemiche contro Saviano. Il corteo è stato aperto da uno striscione «Il casco ti salva la vita», in polemica con lo scrittore Roberto Saviano, che aveva criticato l'atteggiamento violento dei manifestanti che sfilano indossando i caschi. Partecipano alla manifestazione docenti delle Università Federico II ed Orientale e gruppi di genitori. A Benevento un presidio di protesta è stato organizzato dall' Università del Sannio.

Petardi sui rifiuti. Dal corteo dei manifestanti sono stati lanciati diversi petardi sui cumuli di rifiuti che si trovano nelle zone limitrofe, soprattutto in via Sant'Anna dei Lombardi. Proteste da parte di alcuni residenti che denunciavano il rischio di incendio dei rifiuti stessi.

Vernice rossa contro la Provincia. Lanci di uova piene di vernice rossa contro il portone della Provincia di Napoli. Il gesto da parte di alcuni manifestanti alla testa del corteo contro la riforma Gelmini in corso a Napoli. Accesi numerosi fumogeni.

Nel mirino la Questura. Alcuni petardi sono stati fatti esplodere al passaggio della coda del corteo dei manifestanti che sta sfilando a Napoli contro la riforma Gelmini. Le esplosioni sono avvenute nei pressi della sede della Provincia e della Questura. Dai manifestanti anche lanci di uova.

Molo Beverello. Si trovano sulla banchina del molo Beverello, nel porto di Napoli, i manifestanti del corteo contro la riforma Gelmini. Alcuni dei partecipanti hanno anche tentato di occupare un aliscafo diretto alle isole del golfo, senza però riuscirvi.

Tensione con gli automobilisti. Momenti di tensione nella coda del corteo degli studenti in via Marina, a pochi metri dal varco Pisacane del Porto. Alcuni automobilisti stavano cercando di oltrepassare il cordolo che divide la carreggiata per evitare il corteo, uno scooter ha però urtato alcuni manifestanti ed è nato un parapiglia. Sono intervenuti gli agenti del Nucleo intervento operativo agenti della Polizia municipale, diretti dal generale Sementa, per dividere manifestanti ed automobilisti. Nel corso degli scontri due auto della polizia municipale sono state vandalizzate con la scritta Acab e la stella a cinque punte.

Le voci. «Vogliamo che questa sia una manifestazione pacifica - spiega Roberto, del liceo Mercalli - perché solo così si sentiranno le ragioni della nostra protesta, altrimenti si parlerà solo di eventuali scontri». Antonio, del Convitto Nazionale, sostiene: «da lunedì ci stiamo organizzando per questa manifestazione. Abbiamo visto quello che è successo ieri in Senato e siamo scandalizzati. Non ci sentiamo rappresentati da queste persone che a causa di questa legge elettorale non ci sentiamo rappresentati».


 Un momento del corteo in Via Toledo
 Corteo, uova e petardi contro la Questura (NewFotoSud)




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Renzi: "Non accetto ramanzine da chi perde"

di Redazione


Il sindaco di Firenze: "Accetto tutto ma non di avere la ramanzina quotidiana dei professionisti della sconfitta. Gente che è in parlamento da più di 20 anni, e che, quando si misura in competizioni elettorali, viene doppiata dall’avversario"



 

Firenze - Da quando aveva detto di voler mandare a casa i vecchi dirigenti del suo partito, il Pd, per dare spazio a una nuova classe dirigente, è famoso come il "rottamatore". Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sa bene di avere contro quasi tutto l'establishment democratico, specie dopo la visita che ha fatto ad Arcore, per parlare con il presidente del Consiglio della legge speciale (promessa tempo fa dal premier) per Firenze. Renzi va avanti a testa bassa. E, ancora una volta, attacca quei dirigenti del partito che, a suo dire, hanno più demeriti che meriti.

No ai professionisti della sconfitta "Io accetto tutto - dice Renzi nel corso del consueto appuntamento degli auguri di fine anno con i giornalisti -. Ma non di avere la ramanzina quotidiana dei professionisti della sconfitta. Gente che è in parlamento da più di 20 anni, e che, quando si misura in competizioni elettorali, viene doppiata dall’avversario, prima di parlare del Pd di Firenze dovrebbe in qualche modo contare fino a dieci".

Professionisti della sconfitta Ai cronisti che gli hanno chiesto se il suo era un riferimento al risultato della senatrice Anna Finocchiaro alle elezioni regionali del 2008 in Sicilia, Renzi ha risposto: "Non faccio riferimenti a nomi e cognomi", ma "ci sono dei professionisti della sconfitta, a Roma come in tante altre parti del nostro Paese, che continuano a spiegarci cosa dobbiamo fare per vincere.

Sono un sindaco del Pd "Questa - prosegue Renzi - è una città in cui è facile dire che il Pd vince, perchè qui il Pd ha quasi sempre vinto; meno facile dire che è l’unica città d’Italia che ha la maggioranza assoluta dei consiglieri del Pd. Ed è così perchè gli eletti nella Lista Renzi e della lista Facce nuove in Palazzo Vecchio sono entrati nel Pd. A quelli che dicono 'Renzi è fuori del Pd', io dico invece che sono il sindaco di una città dove il Pd ha la maggioranza assoluta". "A tutti gli esperti democratici d’Italia - ha concluso - dico che noi siamo orgogliosi del nostro Pd perchè, oltre a fare l’analisi sociologica, noi abbiamo anche un altro difetto, quello di avere la maggioranza assoluta nel nostro consiglio comunale".





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Rai, Romani firma decreto Il canone a 110,50 euro E il cda approva il bilancio

di Redazione


L'aumento, a quanto comunica il ministero per lo Sviluppo economico,  è in linea con l’inflazione programmata. Viale Mazzini incasserà circa 24 milioni in più all'anno. Approvato il budget economico che prevede un risultato positivo di oltre 20 milioni di euro nel 2011. Bilancio in pareggio nel 2012



 

Roma - Ammonta a 110,50 euro il canone Rai per il 2011: lo ha appena stabilito il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani. Il canone 2010 era di 109 euro e l’aumento è in linea con l’inflazione programmata. La Rai incasserà circa 24 milioni in più. 

Bilancio approvato Il cda della Rai, su proposta del direttore generale Mauro Masi, ha approvato il budget economico che prevede un risultato positivo di oltre 20 milioni di euro nel 2011. "La Rai - sottolinea la nota di Viale Mazzini - sta perseguendo gli obiettivi economici previsti nel percorso di Piano industriale 2010-2012 approvato nel maggio scorso e, contemporaneamente, sta consolidando il progetto di sviluppo e ampliamento della propria offerta televisiva che è passata da tre a quattordici canali diventando il più ricco bouquet di canali free europeo".

L'aumento dei costi "Gli interventi di Piano industriale, che hanno carattere strutturale e come obiettivo quello di migliorare anche l’attuale situazione finanziaria aziendale, si completeranno nel 2012, anno nel quale è previsto un pareggio di bilancio nonostante l’aumento dei costi dei diritti sportivi, come gli Europei di calcio e le Olimpiadi, che il servizio pubblico continuerà ad offrire ai propri utenti".





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Caos votazione al Senato

Corriere della sera

Bagarre emendamenti tra l'Idv e la presidente Mauro
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Perdona la moglie fedifraga, ma anni dopo c'è il divorzio e la deve mantenere

La Stampa


Abbandona la famiglia per sei mesi e scappa con un ventenne, ma alla fine torna a casa e il marito le perdona il tradimento, così il matrimonio riprende - a fatica - il suo corso. Sei anni dopo, però, arriva il divorzio, ma lui non può rifiutarsi di staccare l’assegno di mantenimento. Lo ha deciso la Cassazione (sentenza 25560/10).

Il caso

La Suprema Corte ha respinto la richiesta del marito di non versare tutti i mesi 200 euro alla ex moglie, alla quale dava anche altri 220 euro per le spese della loro figlia minore. L’uomo aveva ricordato, nel suo ricorso, che lei nel 1994 lei lo aveva lasciato per mettersi con un ventenne: un fatto che, nonostante la provvisoria rappacificazione dei coniugi, aveva portato alla crisi del loro rapporto concluso nel 2000 davanti al giudice della separazione.

Così, al marito non resta che pagare, perchè «c’era stato il tentativo di riconciliazione che escluderebbe l’efficacia esclusiva dell’infedeltà» nella rottura del matrimonio: infatti, «nonostante l’esperienza extraconiugale vissuta dalla moglie, aveva mandato avanti il matrimonio per altri sei anni». Insomma, poichè il tradimento e la fuga temporanea della moglie non avevano portato subito alla richiesta di sciogliere il vincolo matrimoniale, la "scappatella" non è «l’ineludibile corollario» della rottura del matrimonio, dunque il marito non ha diritto all’esenzione dell’assegno di mantenimento.



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Il Natale: come è nato, quando e perché

Il Messaggero









di Roberto Faben


ROMA (21 dicembre) - C’è un film dove il Natale, in quella che Salvatore Quasimodo ha chiamato la “società dell’atomo”, il Natale post-moderno e dell’anima, trova la sua più viva incarnazione, e fa risaltare implicazioni etiche e difficili contraddizioni. È il terzo episodio di un’opera da punteggio pieno, come i volteggi di Nadia Comaneci alle Olimpiadi di Montreal del 1976, il “Decalogo” (1989), del grande regista polacco Krzysztof Kieslowski, dedicato al terzo comandamento: “Ricordati di santificare le feste”. 

A Varsavia, nella notte della vigilia di Natale, la città è imbiancata dalla neve, il cui gelido candore contrasta con il rosso delle palle accese degli alberi di Natale nelle strade deserte, e il blu dei lampeggianti della Polizia (il bianco, il rosso e il blu, i tre colori che il regista trasformerà in altri 3 film). 


È la notte di Natale del 1978 (Karol Wojtyla è appena stato eletto pontefice) e una donna, Ewa, suona al campanello di Janusz, un ex-amante che non ha più rivisto per 3 anni. Questi, di professione taxista, si è appena vestito da Babbo Natale per i suoi bambini e, insieme a loro e alla moglie, sta per trascorrere la notte del 24 dicembre. Ma con una scusa uscirà con la donna, che gli farà credere di essere preoccupata per la scomparsa del marito, costringendolo a trascorrere la notte alla sua ricerca, in una città mostrata nei suoi aspetti terrificanti, obitori, sotterranei di ospedali, folli e ubriachi nelle gabbie. Il viaggio dei due finirà alla stazione dei treni, quando nell’orologio scattano le 7 e 03. Solo allora Ewa rivelerà a Janusz la sua bugia: in realtà è sola, e il marito l’ha lasciata da tre anni e si è costruito un’altra famiglia a Cracovia. «Non ho trascurato niente” dice Ewa. «Vivo da sola». «È difficile restare soli in una notte come questa… La gente…». «…Si chiude in casa, abbassa le tende» sussurra Janusz. «Oggi (…) mi sono detta che se non fossi riuscita a passare la notte con te, non importa come, allora tutto sarebbe continuato…» ammette Ewa. «E se non ci fossi riuscita?» le chiede l’ex-amante. La donna, rasserenata, lascia cadere una pillola, con la quale aveva progettato di farla finita. 


Al di là dei suoi aspetti cupi, questa storia, premiata, con le altre del “Decalogo”, alla Mostra del cinema di Venezia nel 1989, ha il merito di suscitare riflessioni non di facciata sui significati di una festa straordinaria e metafisica come il Natale. 


Trascorsi circa 2mila anni dalla nascita del Bambino, nella grotta di Betlemme («Gesù venne alla luce a Betlemme di Giudea, al tempo di Re Erode» – Matteo, 2,1 – probabilmente fra il 6 e il 4 avanti Cristo) la civiltà terrestre, a prescindere dal dio in cui crede o dalla stella che rincorre nella volta celeste, lo festeggia in ogni più affollato o recondito angolo del globo, e lo attende come un evento del calendario annuale che, soggetto alle più poliedriche sfaccettature, tocca, inevitabilmente, l’esistenza d’ogni singolo, devoto, agnostico o miscredente che sia. 


Pur essendo la celebrazione della cristianità par excellence, l’anniversario della Natività, è il pretesto per un fenomeno collettivo (e dunque mediatico) planetario, che condiziona l’economia ed eccita le moltitudini, sovraccarica il sistema dei trasporti e le poste, riempie i grandi magazzini e i luoghi di culto, altera, nel bene e nel male, l’atmosfera nelle case e tra le famiglie, sconvolge i palinsesti televisivi e, soprattutto, nell’era della connessione permanente, inonda i social network e i micro-chip dei telefoni mobili di miliardi di impulsi simbolici. Essendo dunque un rito sociale, ancor prima che religioso, imposto, e pervasivo più d’ogni altra ricorrenza, nessuno si può sottrarre alle sue evocazioni e suggestioni, che esasperano quelle domande essenziali sulla condizione umana nel cosmo, le quali, nelle società più antiche, potevano affidarsi alle risposte di sistemi di credenze condivise (come, appunto, il messaggio portato da Figlio di Dio, seguito alla lettera, peraltro, da pochissimi). 


Così, nell’onnipresenza degli oggetti rituali di massa (abeti e presepi, luminarie e panettoni) che deformano l’ordinarietà, la coreografia natalizia aumenta il senso di surrealtà che si percepisce, e il contrasto fra richiami religiosi e sollecitazioni consumistiche acuisce la coscienza e lo sgorgo di archetipi: spiritualità e materia, solitudine e comunità, amore e abbandono, profitto privato e cooperazione, etica e malaffare, devozione e ateismo, silenzio e parola, desiderio e contenimento, potere e anarchia, inclusione ed esclusione, bene e male. 


Nella notte e nel giorno di Natale, ogni anima è attraversata e lambita da uno scuotimento, magari solo per rinviare ancora una volta le infinite questioni poste dall’essere-nel-mondo, per fare un’ennesima congettura sulla possibilità di dare una diversa direzione ad un’esistenza, dove spesso risulta altamente improbabile riuscirvi. L’operaio e il magnate, la suora e la prostituta, il capo di Stato e il clochard, e tutti coloro che abitano questo folle e meraviglioso pianeta del sistema solare, sanno bene che il risultato della felicità di uno è l’infelicità di un altro, e che ognuno è uguale di fronte alla morte e all’enigma che si presenta dopo di essa. 


Tuttavia, nonostante gli ammonimenti di premi Nobel come Joseph Stiglitz e Amartya Sen, su un futuro e probabile collasso del pianeta (a meno che non cambi il sistema economico dominante), a dispetto di annunci visionari apocalittici come quello del Ridley Scott di “Blade Runner” (1982), dopo immani genocidi come Auschwitz o Hiroshima, anche una grande festa come la Natività serve ancora, fatalmente, come strumento narcotico: gli intendimenti obbligatoriamente virtuosi di chi avrebbe la possibilità di incidere sulle sorti della terra e dei popoli che la abitano, assumono tratti sconcertanti, spesso utopie finalizzate al consenso, come dice il politologo britannico Colin Crouch. 


Per questo il Natale, rischia di rendere più cocente la frustrazione, e più acute le sofferenze nelle solitudini private. A meno che non lo si viva come un’ occasione, per chi è credente e per chi non lo è. Dato che il connotato principale della Natività, come rito di massa, sembra essere quello della mercificazione e della banalizzazione, l’aut-aut non può che provenire dagli stessi individui schiacciati dalla coazione, in senso opposto: all’inautentico si contrappone l’autentico. Ce l’hanno detto filosofi e scrittori inquieti, come Heidegger (l’esserci-per-la-morte), Pavese (il tremante mistero dell’ origine mitica), Sloterdijk (la scalata verso la vetta del sublime).


Versi di poeti eccelsi, come Thomas Stearns Eliot, premio Nobel nel 1948, ci ricordano la cecità da cui l’uomo è afflitto («Occhi che in sogno non oso incontrare / Nel regno di sogno della morte / Questi occhi che non appaiono (…) / Gli occhi non sono qui / Qui non vi sono occhi / In questa valle di stelle morenti / In questa valle vuota»), la sua misera condizione («Sonnecchiasti osservando la notte che svela / Le mille immagini sordide / Di cui era composta la tua anima»), il suo scarto rispetto all’Assoluto e all’autentico («La nozione di qualcosa che è infinitamente / Dolce e infinitamente soffre»).


Natale dunque, da festa incrostata di stanca ripetizione, può diventare occasione di catarsi, verso l’autentico appunto, verso il risveglio di anime e coscienze, e se ciò avvenisse per davvero, in fondo non ci sarebbero più grandi distinzioni con gli altri giorni dell’anno, compresi quegli altri “estremi”, come Ferragosto o San Silvestro. 


Su questa scia, la pubblicazione, dell’editore bolognese Odoya, di un testo etnologico dimenticato di Clement A. Miles, “Storia del Natale tra riti pagani e cristiani” (287 pagine, 16,50 euro), è un’occasione da non perdere per comprendere molti perché, e andare alle origini delle inesauribili provocazioni e degli infiniti stimoli suscitati dalla prima di tutte le feste. 


Il festeggiamento per il Natale, probabilmente iniziò a Roma intorno all’anno 270, su ordine dell’imperatore Aureliano, con il nome di “Dies Natales Invicti”, in omaggio alla divinità solare siriana Baal, una sorta di dio Sole. Una festa pagana dunque, alla quale la Chiesa, contrappose un omaggio al sorgere del «sole della rettitudine». Il passaggio dall’inevitabile sincretismo fra i festeggiamenti pagani e quelli incentrati sul nuovo messaggio di Cristo, furono, come si può comprendere, complicati, e le autorità ecclesiastiche si prodigarono per far prevalere il concetto di un ideale trascendentale ed ascetico, di rinuncia ai piaceri terreni, nei confronti di quelli che etichettò come “rituali demoniaci”.


Anche il ricco insieme di simboli natalizi poggia su radici remote. Il presepio (dal latino “praesepe”, ossia “mangiatoia”, “stalla”) ebbe forse origine in Oriente, nei luoghi della nascita di Gesù. Tuttavia, si attribuisce a San Francesco d’Assisi la sua invenzione, nel 1223. Il mistico frate umbro, a Greccio, sulle pendici del monte Falterona, vicino Rieti, ricreò lo scenario di Betlemme con tanto di bue ed asinello viventi e, alcuni anni dopo, Giotto dipinse quel primo presepe nella basilica di Assisi (e alla Cappella degli Scrovegni, a Padova, in un affresco del 1301, raffigurò anche la stella, solo perché in quell’anno attraversò i cieli la celebre cometa di Halley: ma negli anni della nascita di Gesù sembra non sia stato riscontrato alcun fenomeno astronomico di questo tipo). 


Tuttavia il presepe, spesso contrapposto all’albero di Natale come rappresentazione più squisitamente sacra, è stato additato da frange dissidenti della cristianità, come i cattolici luterani, come espressione pagana, e in quello napoletano, con una tradizione che persiste fin dal Regno di Carlo di Borbone, accanto ai personaggi legati alla Natività, magari adattata con pastori della Majella, spesso sono comparsi elementi riconducibili a miti ancestrali, non di rado con fini di esorcizzazione (curiosa, ad esempio, è la presenza di richiami ai simboli dei 90 numeri della Smorfia, la Cabala partenopea). 


Controverso è anche il frequente accostamento dell’albero di Natale, da parte di alcune parti dell’ortodossia cattolica, ad una tradizione a-religiosa. L’ abete natalizio, osserva l’autore del libro, potrebbe essere legato ad antichi riti cristiani, per simbolizzare la rigenerazione a fini di redenzione del biblico «albero della Vita», nuovamente piantato a fini riparatori del “Peccato originale”. Secondo una leggenda, l’albero di Natale illuminato, sarebbe stato inventato da Martin Lutero, come simbolo di quel paradiso stellato da cui Cristo discese. Sta di fatto che questa tradizione si diffuse in Germania nel 19° secolo, e nelle chiese sia cattoliche sia protestanti dei Paesi della mittel-Europa, è consuetudine concedere ospitalità, oltre al presepio, anche all’abete natalizio. 


Il fatto che l’albero di Natale sia, sovente, ancor oggi avversato come espressione materialistica, è dovuto al richiamo alla festa romana delle Calende (dal latino “kalendae”, il 1° gennaio), preceduta dai “Saturnalia” (tra il 17 e il 23 dicembre), durante le quali, tra banchetti, sfrenatezze e licenziosità, nelle case si usava addobbare alberelli. Di fronte a questa diatriba ci viene incontro ancora Eliot: «Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale, / E alcuni li possiamo trascurare: / Il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale (…) / E il fanciullo stupisce di fronte all’albero di Natale: / Lasciatelo dunque in spirito di meraviglia / Di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto; / Così che il rapimento splendido, e lo stupore / di fronte al primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l’incanto / Dei primi doni ricevuti / (…) non debbano / Essere mai dimenticati nella più tarda esperienza / Nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio, / Nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento…» (dalla poesia “La coltura degli alberi di Natale”, 1954). Il che equivale a dire: non soffermiamoci troppo sulla simbologia, ciò che conta è il profondo dell’anima. 


E Babbo Natale? Anch’esso ha origini religiose. Questa tradizione s’innesta sulla figura di San Nicola, vescovo di Mira, vissuto nel 2° secolo dopo Cristo, la cui ricorrenza è il 6 dicembre, e, nella tradizione, è protettore delle vergini e riesce a visitare, in una sola notte, tutti i bambini del mondo, lasciando cadere doni dai camini. Tuttavia a trasformare Santa Klaus, che la leggenda vuole nascere in Lapponia, nella figura familiare con pancione, cappuccio rosso a barba bianca che tutti conoscono, fu la multinazionale della Coca-Cola, la quale, alle prese con il suo rilancio in seguito a problemi legali, nei primi anni del ‘900 (fu accusata di essere dannosa alla salute), diffuse su larga scala i manifesti di “Father Christmas” (con il contributo del disegnatore Thomas Nest) in una campagna pubblicitaria che lo rese popolare in tutto il mondo. Sacro e profano, quindi, nel Natale, sono incredibilmente intrecciati. E alle singole coscienze spetta discernere e valutare, attraverso gli infiniti dilemmi che l’esistenza pone, quale sia la stella da seguire, al di là dei clamori futili della festa, e di ciò che ogni giorno dimentichiamo.




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Spider Man precipita nel vuoto, attimi di terrore a Broadway

Il Mattino



NEW YORK (22 dicembre) - Le rappresentazioni del musical "Spider Man" sono state sospese a New York dopo che uno stuntman è caduto da una piattaforma alta sei metri.

L'incidente è avvenuto a pochi minuti dalla fine dello spettacolo. Il sipario è stato rapidamente calato e l'uomo vittima dell'incidente è stato trasportato in ambulanza ad un ospedale di New York. Gli spettatori sono stati informati che la rappresentazione era finita.

Il musical "Spider Man", tra i più costosi della storia di Broadway, è ricco di effetti speciali e di spettacolari salti effettuati dagli stuntmen che impersonano l'uomo ragno.

Ma la produzione dello spettacolo è stata tormentata da incidenti e la prima ufficiale a Broadway è stata più volte rinviata in attesa di superare i problemi ancora non risolti.



 L'incidente durante lo show



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Che sfortuna il compleanno a Natale

di Nino Materi


Spegnere le candeline durante le feste di fine anno significa rinunciare a un bel po’ di regali. Anche organizzare un party diventa impossibile: gli invitati danno tutti forfait... Ma siamo davvero sicuri che sia una iattura? 



 

Davanti alla torta con le candeline il terribile motivetto «Tanti auguri a teee...tanti auguri a teee...» crea un certo imbarazzo; ma se poi, nella stessa stanza, c’è pure il presepe e il coro che intona «Tu scendi dalle stelleee, o mio Signoooreee...», allora vuol dire che il destino ti perseguita. Come sanno bene quelli nati il 25 dicembre, al pari del Bambino Gesù: uomini e donne che, forti di questa sacra congiunzione astrale, provano da una vita a fare miracoli. Senza riuscirci, ovviamente.

Ma se avessero dal Padreterno almeno un bonus per un prodigio gratis, come lo impiegherebbero? Soldi, Ferrari, villa con piscina, un têt à têt con le «tet» di Pamela Anderson (per i maschietti), un randevouz con Rocco Siffredi (per le femminucce)? Macché. Il nato del 25 dicembre (che da questo momento chiameremo confidenzialmente «25dicembrese») chiederebbe solo una grazia: lo spostamento del compleanno al giorno 25 di qualsiasi altro mese dell’anno. Trasformando così il proprio status anagrafico in «25gennaiese», «25febbraiese», «25marzese» e via scalando di mese in mese, fermandosi però al «25novembrese». Perché il 25 dicembre festeggiare il Natale è più che sufficiente; per le feste di compleanno ci sono invece gli altri 364 giorni l’anno. Lo diciamo a vantaggio degli stessi «25dicembresi» che sanno bene - sulla loro pelle - cosa significhi la beffa del regalo «cumulativo».

Spieghiamo. Un povero cristo nato il 25 dicembre non becca mai due regali (uno per Natale e uno per il compleanno) ma un solo pacco onnicomprensivo che, di solito, è proprio un «pacco», nel senso che è un dono riciclato. Avete presente? Portafotografie con cornice inox; palle di vetro con Babbo Natale e neve galleggiante; terrificanti «parfum de toilette» natural spray acquistato in stock al discount; sciarpe 100% acrilico; guanti da neve risalenti all’epoca di Gustav Thoeni; putti in ceramica e via paccottigliando. Un campionario di carabattole che poi finisce puntualmente nei siti web dei regali «mostruosi», pronto per finire sulle bancarelle dei dono «sgraditi» dove vige l’antica legge del baratto. Gli effetti?. Tragicomici. Un esempio: offri l’orribile cravatta (gentile omaggio della suocera) e rimedi il set di tovaglioli di Padre Pio; oppure: cerchi di rifilare il portabiscotti del Mulino Bianco e ti cucchi in cambio l’insalatiera a forma di melanzana.

Ma a proposito di sfiga natalizia, cosa dicono gli astri a proposito dei «25dicembrini»? Lo zodiaco, alla voce Capricorno, affila ben bene le corna: «I nati nel giorno di Natale amano sperimentare in prima persona gli aspetti più insoliti della vita» (tra cui quello di ricevere le statuine dei Re Magi come regalo di compleanno). E poi: «In realtà è proprio ciò che aiuta a elevarsi al di sopra delle attività terrene che risveglia maggiormente il loro interesse, e spesso la ricerca di stati sublimi o eccezionali» (tutto merito dell’oro incenso e mirra portati da Gaspare, Melchiorre e Baldassarre?).

Altre importanti caratteristiche: «Essi possono arrivare a tali situazioni attraverso le varie forme d’arte, come la musica o la danza, piuttosto che con delle esperienze religiose, o magari solamente usando l’immaginazione» (la stessa immaginazione che usano nell’immaginare, appunto, un regalo decente).
E infine: «I meno maturi, però, cercano talvolta di sfuggire alle difficoltà di fronte alle quelli la vita li pone, o di evadere dai problemi personali, ricorrendo a vari mezzi» (magari festeggiando il compleanno con un viaggio alle Bahamas). Anche perché, il 25 dicembre, organizzare a casa una festa di compleanno è impossibile: tutti gli amici rispondono infatti «No grazie, per Natale ho già un impegno...». La tombolata in famiglia. Tra parenti molesti. Con il solito simpaticone che, al momento dell’estrazione del primo numero, urla - pensando di fare una battutona -: «Ambooo!».
Nessuno lo picchia, solo perché siamo a Natale...



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Ticket, pagano anche i malati di cancro

Corriere del Mezzogiorno


Sparano, presidente dei medici di base: «Misura mai adottata altrove». Esentati solo trapiantati e dializzati





NAPOLI — Per favore non ammalatevi più. Perché vi toccherà pagare un ticket di 5 euro per ricetta e di 1,5 euro per ogni confezione di farmaco. Che abbiate un semplice raffreddore o il diabete poco importa. Anche se soffrite di una patologia grave e invalidante (fate gli scongiuri) cancro compreso, dovrete sottoporvi all’odioso balzello su ricetta e confezione di farmaci. A meno che il vostro reddito non sia pari a diecimila euro lordi annui. Il ticket regionale esteso anche agli ammalati cronici e gravi (unici esentati: trapiantati e dializzati) è il regalo sotto l’albero ai residenti campani di una sanità pubblica che scivola sempre più verso il fondo classifica, in zona retrocessione per usare una metafora calcistica. Una misura draconiana che non ha eguali in nessun altro angolo d’Italia, entrata in vigore nel silenzio generale dal 1 dicembre scorso.



Tra l’altro pagare è anche difficile perché la maggior parte delle Asl non è attrezzata con un servizio cassa adeguato e spesso occorre restare in fila per ore. «È uno degli effetti più gravi del commissariamento della sanità campana — conferma Luigi Sparano, presidente della Federazione medici di famiglia — altre regioni come Abruzzo, Calabria e Lazio hanno subìto il commissariamento, ma mai in misura così pesante per gli assistiti» . E magari fosse solo un problema di ticket. In tal caso non potrebbe parlare di «compressione dei livelli essenziali di assistenza» come sottolinea ancora Sparano. La verità è che se non si mette mano al portafogli e si pagano analisi e prestazioni ambulatoriali, ricorrendo ai privati, nella nostra regione c’è poco da farsi curare o da prevenire. Stiamo esagerando? Be’, giudicate voi stessi. Ecco una piccola rassegna dei tempi medi di attesa per un esame o una visita specialistica nell’Asl Napoli 1.



Una Tac all’ambulatorio di corso Vittorio Emanuele richiede 35 giorni; per un’ecografia addominale al Poliambulatorio Napoli est si dovranno aspettare 43 giorni. Una risonanza magnetica al cervello, sempre al corso Vittorio Emanuele, richiede ben 4 mesi di attesa (un lusso che un paziente oncologico non può permettersi); sempre nello stesso ambulatorio si arriva a 189 giorni sei mesi!) per una risonanza dell’addome. Anche per le analisi meno invasive le cose non vanno meglio: al poliambulatorio di Secondigliano visite oculistiche esami doppler e vascolari si prenotano oggi e si eseguiranno a maggio. Al Vecchio Pellegrini per alcune specialità d’ambulatorio ci sono prenotazioni a un anno. L’alternativa? Laboratori e ambulatori privati (ormai ex) convenzionati. Croce delle finanze regionali e «delizia» dei pazienti, i convenzionati hanno supplito fino all’estate scorsa alle vistose carenze della sanità pubblica. Ma da settembre, sospese le convenzioni, anche in questo caso si deve pagare tutto. Compresi gli esami diagnostici costosissimi: per una tac-pet ad esempio si possono spendere dagli 800 ai 1.200 euro. Una tac «semplice» dai 150 ai 300 euro. La risonanza magnetica dai 350 ai 500 euro. Un’ecografia in media 60 euro. Un check-up oltre 100.



Ultima spiaggia per chi non ha tempo né soldi: correre in ospedale. Ottenere il ricovero e attendere in reparto o in barella (a seconda della fortuna e degli agganci giusti) di sottoporsi agli esami clinici. Però non si può restare sempre ricoverati e una volta tornati a casa ricomincia la giostra degli esami a pagamento. In definitiva, per capire in quale abisso sia sprofondata la sanità campana, vi sarà sufficiente telefonare al numero verde per i servizi e l’assistenza dell’Asl Na 1 (800.888.880). Dall’altro capo del filo un jingle vi informerà che «gravi inadempienze costringono questa cooperativa a licenziare il personale tutto entro il 31 dicembre e a interrompere il servizio...» . Chiaro no? Le gentili operatrici dell’infotel spiegano che l’Asl ha da tempo chiuso i rubinetti e che loro dopo Natale torneranno a casa. «Non si risparmia sui costi dell’assistenza tagliando posti-letto e poliambulatori» tuona il presidente dell’Ordine dei medici Gabriele Peperoni. «Come medici — spiega — abbiamo le idee chiare su cosa fare anche in una situazione di grave emergenza, ma la politica dovrebbe avere orecchie per ascoltare e soprattutto più umiltà» . E magari rendersi conto che non si può chiedere a un malato di cancro di pagare un ticket sulle tante ricette settimanali e un altro ticket sulle confezioni di farmaci. È inumano, è ingiusto e anche un po’ indecente.



Roberto Russo
22 dicembre 2010




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Scandalo diari europei senza festa di Natale Frattini: "Un'indecenza Vanno ritirati subito"

Quotiodiano.net


Per il ministro degli Esteri non basta l’ammissione dell’errore da parte della Commissione Europea: "Chiederemo formalmente all’UE di sapere chi ne è responsabile"





Roma, 21 dicembre 2010 - Il ministro Frattini si scaglia contro l'iniziativa della Commissione europe, che ha distribuito un’agenda sulla quale è stato ‘dimenticato’ di segnalare le festività natalizie. "Pubblicare a spese dei contribuenti europei un diario in tre milioni di copie con tutte le feste di tutte le religioni tranne il 25 dicembre è francamente un’indecenza - ha detto il ministro a Mattino 5 -. La Commissione europea si è scusata ma è troppo comodo che qualche burocrate ammetta l’errore: voglio sapere chi è stato e voglio che vengano ritirati i diari".


Il ministro ha quindi ribadito  la richiesta che l’Ue blocchi la distribuzione in tutte le scuole secondarie d’Europa di oltre tre milioni di copie del diario-agenda dello scandalo. Frattini ha aggiunto che non basta l’ammissione dell’errore da parte della Commissione Europea: "È troppo comodo - ha detto - chiederemo formalmente all’UE di sapere chi ne è responsabile". Il capo della Farnesina ha attaccato l’Europa accusandola di scarsa attenzione sul tema delle persecuzioni dei cristiani nel mondo: "Ieri ne ho parlato con Hillary Clinton al telefono, anche lei preoccupata, ed è, francamente, triste che l’Europa non si muova".






E ora i falsari riconoscano che Maroni aveva ragione

Quotidiano.net


Pubblicato da Giovanni Morandi Mer, 22/12/2010 - 00:23



Mi pare che ancora una volta i cultori delle trame siano stati smentiti. Mi riferisco all’episodo del ragazzo colpito durante gli incidenti di Roma con il casco. Dicevano che l’aggressore era un poliziotto in borghese, che aveva voluto punire il giovane, perché aveva lanciato pietre contro un furgone delle forze dell’ordine. Poi si è scoperto che il cosiddetto agente provocatore era uno dei manifestanti. Salvatore Sala, Monza


C'ERA STATO un precedente. Il giovane fotografato con le manette e un manganello in mano era stato indicato come un agente provocatore, prima di scoprire che era il sedicenne, figlio di un ex militante dell’area di Autonomia, l’unico che è stato messo agli arresti domiciliari. Finalmente è stato chiarito anche l’altro episodio, che aveva gettato ombre sul comportamento delle forze dell’ordine. Potrei dire con soddisfazione: l’avevamo detto. Preferisco chiedermi a questo punto che cos’altro si inventeranno i falsari, i fabbricanti di menzogne, coloro che coprono i violenti screditando le istituzioni. Hanno un solo modo per riparare l’errore fatto, che, in uno sforzo estremo, siamo anche disposti a considerare commesso in buona fede: devono riconoscere che la relazione fatta alla Camera dal ministro dell’interno Maroni era impeccabile, onesta, inattaccabile. Aggiungo: da vero uomo di Stato. Un ministro dell’interno come non avevamo da molte stagioni.




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Differenziata a Napoli, 7 quartieri virtuosi Ma a Natale città sommersa dai rifiuti

Il Mattino



 

NAPOLI (22 dicembre) - A Napoli non solo tonnellate di rifiuti per le strade, ma anche cittadini virtuosi con livelli europei nella differenziata. Pubblicati ieri i dati del Wwf della raccolta «porta a porta» in quartieri della città: Bagnoli, Ponticelli, Centro Direzionale , Chiaiano, Colli Aminei, San Giovanni a Teduccio, Rione Alto. Bagnoli con i suoi 19.236 abitanti è il quartiere più virtuoso con il 91,11% di differenziata (su 3.519 tonnellate di rifiuti prodotti da gennaio a settembre 2010 ben 3.206 non vanno in discarica).

Seguono il Centro direzionale con l'84,25% per 2.349 abitanti, Chiaiano con 72,63% per 24.860 abitanti, i Colli Aminei con 68,43% per 21.961 abitanti, Ponticelli con 65,43% per 10.888 abitanti, Rione Alto con il 64,68% per un totale di 16.509 abitanti, San Giovanni a Teduccio con 50,15% di differenziata per 31.876 abitanti.

2100 tonnellate in strada. Sono circa 2100 le tonnellate di rifiuti che giacciono in strada a Napoli dopo la raccolta di questa notte, 150 in più rispetto a ieri. «Stanotte la raccolta è stata regolare - afferma l'assessore all' igiene del Comune, Paolo Giacomelli - ma i risultati si vedranno solo domani». Ottocento tonnellate sono state conferite nella discarica di Chiaiano. «Qui sono stati risolti i problemi tecnici che hanno rallentato il lavoro dei camion nei giorni scorsi - afferma Giacomelli - costruendo due luoghi separati per lo sversamento dei camion». Ancora a rilento gli impianti Stir (stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti) di Tufino, dove sono state conferite ieri solo 138 tonnellate e di Giugliano, dove vi sono lunghe file di camion in attesa di sversare. L'Asìa è stata autorizzata a sversare 110 tonnellate a Caivano per alleggerire la situazione mentre altre 400 sono state conferite a S. Maria Capua Vetere, dove la situazione è migliore.

La situazione a Napoli. A Napoli è pesante la situazione nei quartieri del centro storico. Ad Avvocata, Montecalvario, San Giuseppe, Stella e San Carlo Arena - annuncia Giacomelli - questa sera a partire dalle 20 sarà effettuata una raccolta straordinaria. Sono 120 in totale i compattatori a disposizione dell' Asia per la raccolta in strada. Restano negative le prospettive per Natale. «Non si riuscirà a smaltire l'arretrato - afferma l' assessore, ma solo a migliorare la situazione se si potrà continuare a sversare a questi ritmi». Il Comune sollecita l' ufficio flussi della Regione a definire il funzionamento degli impianti Stir per i giorni di Natale e del 26 dicembre. «Vorremmo sapere - dice Giacomelli - dove si potrà sversare in questi due giorni».




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Pugni in aeroporto, arrestato buttafuori napoletano

Il Mattino


NAPOLI (22 dicembre) - Salta la fila all’aeroporto. Una banale lite e uno dei due finisce, in gravi condizioni, al pronto soccorso. Responsabile dell’aggressione un cittadino di San Giuseppe Vesuviano, in partenza dall’aeroporto di Forlì per Katowice (Polonia). 






La vittima, ricoverata all’ospedale, in gravissime condizioni non dovrebbe essere in pericolo di vita. Lo ha confermato il fratello ieri sera. È comunque sotto osservazione per essere stato colpito al volto da due violenti pugni al culmine di una lite nata all’interno dell’aeroporto di Forlì. Si tratta di Paolo Petrozzi, 39 anni, residente ad Ancona.

A colpirlo un buttafuori di 38 anni, Gennaro Iennaco, residente Castiglione di Cervia (Ravenna) e originario di San Giuseppe. Secondo una ricostruzione ancora parziale, uscito dalla fila per recarsi in bagno al ritorno volesse prendere il suo posto, proprio davanti a Iennaco. I due hanno iniziato a litigare, passando ben presto agli insulti.

La lite è stata interrotta da due pugni scagliati da Iennaco e l’avversario crollato a terra, privo di conoscenza. Soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale, l’anconetano avrebbe subito la rottura di un timpano ma soprattutto un grave edema celebrale. I medici, che si sono riservati la prognosi, stanno sottoponendo il ferito a ripetute tac per verificare l’evolversi della situazione. Gennaro Iennaco, bloccato in aeroporto subito dopo la lite dagli agenti di polaria, è stato successivamente arrestato con l’ipotesi di reato di lesioni gravissime.

Gli accertamenti hanno permesso di appurare che il buttafuori ha precedenti specifici, per avere picchiato, nel 2000, una persona a Cesena. «Mio fratello non è in coma e non è in pericolo di vita. Mi ha parlato e sta bene», ha precisato Luciano Petrozzi, fratello di Paolo. Petrozzi ha raccontato di non aver abbandonato la fila per andare in bagno, ma che Iennaco si è infilato nella coda scavalcando lui e altre persone e che per tutta risposta alle rimostranz, gli ha sferrato i due pugni, senza un vero litigio. 



Pino Cerciello

Media cinesi, scatta il divieto d'inglese «Danneggia la purezza della lingua»

Il Mattino


PECHINO (22 dicembre) - L'Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni (Gapp), l'agenzia governativa incaricata di controllare il settore, citata dalla stampa, scrive che «le parole straniere mischiate con quelle cinesi danneggiano gravemente la purezza della lingua cinese e turbano l'altrimenti sano e armonioso ambiente culturale».

L'uso di alcune parole come «cool» («forte», «alla moda») o di abbreviazioni inglesi come Cpi (indice dei prezzi al consumo, la misura dell'inflazione) o Gdp (Prodotto interno lordo) sono frequenti nella lingua parlata cinese e sono largamente usati anche dalla stampa e nei libri, in particolare in quelli di economia.

Dong Sheran, un professore dell'Università di lingue di Pechino, citato dal quotidiano Global Times, esprime un giudizio critico sul decreto: «Viviamo in un mondo - sostiene - nel quale le parole nuove arrivano così in fretta che non si fa a tempo tradurle...la comunicazione globale non è un linguaggio chiuso alle parole straniere».




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In tivù sono tutti scritori, anche gli ex camorristi

di Massimiliano Parente



I sottopancia televisivi sono eloquenti e istruttivi su cosa significhi oggi essere uno scrittore: in genere l’appendice chic di una professione più o meno chic, un fiore all’occhiello di una vanità tanto a perdere quanto irrinunciabile. Per esempio Renhold Messner è «alpinista e scrittore», Daria Bignardi è «conduttrice televisiva e scrittrice», Gianrico Carofiglio «magistrato e scrittore», Paolo Sorrentino «regista e scrittore», Vinicio Capossela «cantautore e scrittore», Christian Raimo «insegnante e scrittore», Michele Giuttari «poliziotto e scrittore».

Se contate tutti gli «e scrittore» tra gli ospiti televisivi scoprirete che è raro trovare qualcuno che non lo sia, credo anzi che ormai le redazioni lo aggiungano in automatico, per non sbagliarsi. Il classico «giornalista e scrittore» è evergreen, e anche lì è un mistero e un ulteriore fraintendimento delle cose: insomma, perché mai non basta a un giornalista dirsi solo giornalista, se scrive libri da giornalista? Altrimenti come si distinguono Enzo Biagi, Giampiero Mughini o Bruno Vespa da Henry James, Samuel Beckett o Philip Roth?

E sul piano delle opere come si distingue Infinite Jest di David Foster Wallace, scrittore, dall’ultimo libro di Marco Travaglio, «giornalista e scrittore» se il secondo è «e scrittore» proprio a causa dei suoi libri di ricette giudiziarie? E pensare che l’ultima volta che sono stato a Pomeriggio Cinque da Barbara D’Urso avevo di fronte addirittura un «ex camorrista e scrittore», oltre a lei stessa, la mia amica D’Urso, la quale, adesso, avendo pubblicato un libro (Più forti di prima, Mondadori) potrà stare sullo stesso piano o pianerottolo autoriale di Daria Bignardi e di Antonella Clerici in quanto collega «conduttrice e scrittrice».

Si desidera pubblicare un libro, dal libro di ricette in su, per potersi conquistare la qualifica di «e scrittore», come una volta i titoli nobiliari? Ma com’è che, paradossalmente, mentre gli scrittori veri non contano più nulla, la qualifica aggiuntiva è diventata il ricamino d'obbligo dei sottopancia? Si consideri che tanto più si è «e scrittori» tanto meno si hanno opere che si possano chiamare tali, ma cosa importa: scrittore è chiunque pubblichi qualcosa.

In ogni caso, tra le dichiarazioni più oneste al riguardo ricordo solo quella di Pietrangelo Buttafuoco, che proprio mentre il suo primo romanzo svettava nelle classifiche di vendita disse: «Non sono uno scrittore, sono un giornalista che ha pubblicato un romanzo» conquistandosi la mia stima eterna. Aldo Busi di recente ha sollevato una questione analoga per Roberto Saviano, il cui supposto valore letterario si fonda in effetti su ragioni extraletterarie: «Se Saviano è uno scrittore io chi sono, Lorella Cuccarini con la barba?».

Avrebbe ragione e potrebbe essere educativo se, essendo un raro di caso di «Aldo Busi ed ex scrittore», non avesse rovinato tutto dichiarando al contempo che scrittori in Italia sono solo lui e Boccaccio, per cui, seguendo il discorso, male che vada Saviano varrà quanto Arbasino o Pasolini. Insomma, chi vuole intendere intenda e nessuno intenderà e tutti fraintenderanno, questione di lana caprina in un mondo di capre, eppure, per salvare capre e cavoli e scrittori, nella maggior parte dei casi basterebbe sostituire a scrittore la più pertinente definizione di autore, perché se pochi di coloro che pubblicano i propri libri sono scrittori, tutti ne sono indiscutibilmente autori.

Così, in un mondo di autori, possiamo comunque continuare a insegnare cosa sono gli scrittori, e a nessuno verrà mai in mente di definire Céline «medico e scrittore», o Gadda «ingegnere e scrittore», o Proust «aristocratico e scrittore», o Svevo «banchiere e scrittore», o Kafka «assicuratore e scrittore». Si è «e scrittori» quando non si è scrittori e non si è capito cosa è uno scrittore, ossia quando, non appena usciti da scuola, si desidera pubblicare un libro qualsiasi per diventare degli «e scrittori», dimostrando appunto di essere solo delle persone qualsiasi con ambizioni qualsiasi. E allora, a pensarci bene: vuoi vedere che la D’Addario ha fatto tutto quel casino solo per poter pubblicare un libro e diventare anche lei quello che è «e scrittrice»?



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L'amarcord dei politici, quando in piazza c'erano loro

Corriere della sera


Bettini (Pd): che botte con gli autonomi. Perina (Secolo d'Italia): allora i colpi erano quelli delle pistole


ROMA - «No, guarda: a me della zona rossa non me ne importa un bel niente e certo non me ne starò buona buona e al sicuro tra le mura di Montecitorio. Io voglio andarli a vedere da vicino, voglio capire chi sono i giovani di questo nuovo movimento», dice Flavia Perina, la deputata di Futuro e libertà che dirige il Secolo d'Italia e che le piazze delle manifestazioni, i cortei li conosce e li conosce bene, perché da militante del Fronte della gioventù ci ha camminato dentro trent'anni fa, «quando non esplodevano petardi ma colpi di pistola».
Il 30 settembre del 1977, un militante comunista, il ventenne Walter Rossi, mentre manifestava con altri compagni a poche decine di metri dalla sezione del Msi della Balduina, a Roma, fu raggiunto alla nuca da un proiettile. «Dopo l'omicidio, la polizia venne nella sezione e fece una retata, arrestandoci tutti...».


Alemanno e gli altri, quando in piazza c'erano loro


Anni di piombo, ricorda la Perina. S'intrecciano le memorie nei palazzi della politica e del potere che oggi verranno protetti da un cordone di blindati e reparti in tenuta antisommossa. C'è pure la voce di chi non ti aspetti. «Sì, un giorno guidai una carica anche io...». Con un filo di nostalgica civetteria, questa è la testimonianza di Goffredo Bettini, astuto e pacioso gran burattinaio di mille intrighi nella sinistra che poi è diventata Pds, Ds, e infine Pd. «Primavera del '78: ero alla guida della Federazione dei giovani comunisti di Roma. La cacciata di Lama dalla Sapienza ci aveva allontanato dal movimento, dalla violenza degli autonomi. Una mattina però convoco un'assemblea nella facoltà di Economia e commercio: è un successo, siamo in trentamila, compresi studenti medi e leghe dei disoccupati....». Continui. «Gli autonomi sono riuniti dalle parti del rettorato. E quando vengono a sapere di noi, decidono di darci una lezione: prendono bastoni, spranghe, infilano i caschi, e partono. Noi siamo avvertiti da una nostra staffetta. E io decido in un minuto». Cosa? «Capisco che se ci ricacciano, è finita. Dobbiamo difendere il nostro diritto a manifestare. Così ordino di rompere sedie e banchi, ci armiamo, e blocchiamo le porte dell'aula. Ma quelli le sfondano, e irrompono. Ed è a quel punto che noi carichiamo. È una battaglia selvaggia, però li respingiamo. Ad un certo punto, da un pianerottolo mi tirano addosso una scrivania: io cerco di schivarla, alzo il braccio, me lo spezzo. Ma il dolore non lo sento, perché i figgicciotti, come ci chiamavano, hanno dimostrato di saper difendere i propri diritti».


Figgicciotti , in quegli anni, assai distanti dalle variegate e creative atmosfere del movimento. Bettini era subentrato a Veltroni, nella guida della Fgci. Con loro c'erano Massimo Micucci e Ferdinando Adornato e tutti insieme ascoltavano Gianni Borgna, il capo saggio, colto - è lui che li convinse a dialogare con Pier Paolo Pasolini - ma anche assai prudente. Un giorno lo incontrarono ansimante. «Gianni, ma dove corri?». «Scappo». Scappavano anche Maurizio Gasparri e Antonio Tajani, inseguiti da duecento compagni rossi del liceo Tasso, quel pomeriggio che Gianni Alemanno se li ritrovò davanti, voltato l'angolo: per unanime giudizio, tra i ragazzi del Fronte della gioventù Alemanno era tra quelli che sapeva difendersi piuttosto bene. Partecipò a non pochi tafferugli, fu arrestato, incarcerato; nel 1988 gli fu affidata la gestione del servizio d'ordine ai funerali di Giorgio Almirante.


Ci fu un momento in cui il responsabile giovanile del Fronte era Teodoro Buontempo (entrato nella leggenda della destra romana con il soprannome di Er pecora - «una giacca pelosa ma molto calda che avevo usato nel periodo in cui dormivo in una Cinquecento»); il responsabile studentesco era Gianfranco Fini (impermeabile bianco, sempre molto distante da spranghe e rivoltelle); il capo degli studenti medi era Maurizio Gasparri e il suo vice, appunto, Alemanno.


Poi c'era Marcello De Angelis - oggi senatore del Pdl rapido e in qualche modo leale a Berlusconi, ma un passato dentro Terza Posizione, un periodo in carcere - che diventa leader di un gruppo musicale alternativo, il 270bis, e canta: «Vieni a passeggio con me su ponte Mussolini/ Dove corrono i bambini con i fazzoletti neri/ Oggi come ieri/...». Erano giovani e appassionati. Francesco Storace pesava anche trenta chili di meno. E questo, «il giorno che mi ricorsero sparandomi», fu decisivo.
Massimo D'Alema studiava a Pisa, e lì, come poi confessò, «lanciai... Sì, lanciai una bottiglia molotov». La leggenda vuole (non esiste documentazione fotografica) che Ignazio La Russa passeggiasse in San Babila, a Milano, tenendo al guinzaglio un feroce dobermann.


I ricordi di Paolo Cento, leader dei Verdi ed ex sottosegretario all'Economia nell'ultimo governo Prodi, li ascolteremo oggi, in piazza: molti capi e capetti di una certa sinistra di lotta e di governo, non essendo stati rieletti, sono infatti fuori dal Parlamento. Facce di Rifondazione, facce come quella di Francesco Caruso, ex deputato ed ex gran capo dei no global del Meridione. Il primo, due martedì fa, a chinarsi e a soccorrere il ragazzo con il naso fracassato dal casco di quel pizzaiolo scosso.


Fabrizio Roncone
22 dicembre 2010



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Le (amarissime) prigioni del soldato di Wikileaks

Corriere della sera


Manning in una celletta senza poter riposare




Bradley Manning
Bradley Manning
WASHINGTON - Per un'ora al giorno Bradley Manning esce dalla sua cella ed entra in una stanza-palestra dove gli è permesso di «camminare». Le regole impongono che compia un percorso simile ad un 8. Vietate le flessioni o piegamenti sulle gambe. Poi se ne torna nel suo loculo, composto da un letto, un wc e un lavandino. Da oltre 200 giorni, il soldato americano, accusato di aver passato i file a Wikileaks, è rinchiuso in un edificio di Quantico, nei boschi della Virginia. Lì, ad un'ora dal centro di Washington, c'è la base dei marines diventata la sua prigione.
Manning, che ha compiuto 23 anni venerdì scorso, è in isolamento.

E dunque la sua vita tra le sbarre prevede disposizioni ferree. Il militare viene svegliato alle 5 e gli è concesso di dormire solo dopo le 20. Se prova ad appisolarsi le guardie intervengono, stessa cosa se copre la testa con la coperta. Sulla brandina non ci sono lenzuola e cuscini: il prigioniero potrebbe strapparli e usarli per improvvisare un cappio con il quale togliersi la vita. Anche per questo, i marines devono sorvegliarlo in modo costante. Ogni 5 minuti verificano che tutto vada bene e aspettano una conferma verbale dallo stesso detenuto.

Per combattere la noia, Manning può guardare la tv. Tre ore quotidiane che si allungano di poco durante i fine settimana. Sui canali non ci sono particolari restrizioni, tranne quelle legate alle news: può vedere solo i tg locali. Altro svago - scontato - la lettura. Il soldato ha diritto ad un libro alla volta e ad una rivista. Nelle scorse settimane ha sottoposto una lista di testi alle autorità che l'hanno approvata. Saranno i suoi familiari ha portargli i libri per Natale. Ecco l'elenco: Decision Points di George W. Bush; Critica della ragione pura e Critica della ragione pratica di Kant; Propaganda di Bernays; Il gene egoista di Dawkins; Storia del popolo americano di Zinn; Arte della guerra di Sun Tzu; The good soldiers di Finkel; Sulla guerra di Clausewitz. Quanto alla rivista, Bradley ha scelto «Scientific American».

I colloqui sono ridotti al minimo (solo il sabato) e, essendo in isolamento, il militare non può parlare con nessuno, fatta eccezione per il suo avvocato, lo psichiatra e qualche guardia. Non c'è dubbio che le condizioni siano «durissime» - ha sottolineato il legale David Coombs - e in certi momenti Manning appare molto provato. Un amico che ha avuto modo di vederlo, attraverso il divisorio in vetro, ha notato «un declino costante del suo stato mentale e fisico».


Diverse fonti affermano che l'amministrazione sta esercitando forti pressioni. Un lento lavoro ai fianchi favorito dalla lunga detenzione. L'obiettivo è di ottenere le prove per incriminare Julian Assange con l'accusa di spionaggio. Il fondatore di Wikileaks ha cercato di sminuire il ruolo della presunta «talpa» americana - «noi non conosciamo le fonti dei documenti» - ma gli investigatori hanno in mano molti elementi a carico di Manning, comprese le email dove si confida con un amico hacker. E probabilmente sperano che il soldato, alla fine, ceda magari in cambio di uno sconto di pena o altro. A Washington si sarebbero svolte diverse riunioni di esperti legali per sottoporre al responsabile della Giustizia Eric Holder un piano per convincere il militare a cooperare.

I sostenitori di Manning ritengono che i provvedimenti così severi non siano giustificati e accusano le autorità di giocare sporco. Dal Pentagono rispondono che il soldato è in «regime di massima sicurezza» ma che è «trattato come tutti gli altri prigionieri». Se per Wikileaks il militare è una «vittima», in tanti in America lo considerano un traditore che deve restare per sempre in quella piccola cella.


Guido Olimpio
22 dicembre 2010



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Pio XII, il Vaticano temeva tensioni"

La Stampa

Nuove rivelazioni da Wikileaks: «Cancellato l'accordo per aderire
a una associazione che rafforzava progetti educativi sulla Shoah»






ROMA

Il Vaticano, scrive il britannico Guardian, cancellò un accordo scritto per aderire a una associazione nata per promuovere e rafforzare i programmi educativi sulla Shoah a causa delle «tensioni» sul ruolo di Pio XII nel corso della Seconda guerra mondiale. Il Vaticano, secondo il quotidiano britannico che pubblica un cable siglato nell’ottobre 2009 dal numero uno dell’ambasciata Usa presso la Santa Sede, Miguel Diaz, avrebbe stracciato «un accordo scritto» per entrare come «osservatore» nella «Task force for international cooperation on holocaust education», nata nel 1998 per promuovere e rafforzare i programmi educativi sulla Shoah, e alla quale il governo italiano ha aderito nel 1999.

«Tre membri della Task Force (ITF) si sono recati a Roma questa settimana per finalizzare gli accordi con la Santa Sede per l’ingresso con lo status di osservatore - si legge nel cable -. Però, i rappresentanti della ITF hanno riferito all’ambasciatore austriaco, quello britannico e americano che il progetto era completamente andato in pezzi dopo la marcia indietro del Vaticano». I membri della ITF, «hanno espresso un considerevole disappunto»: l’intesa «speciale» era stata offerta dalla stessa Santa Sede «da mons. Pietro Parolin». Ma in un incontro definito «sorprendente» del 13 ottobre «il mons. Ettore Balestrero, sostituto dopo la nomina del prelato a nunzio in Venezuela, un rappresentante degli Archivi Vaticani, mons. Chappin, e padre David Jaeger, hanno espresso «disagio» all’idea dell’adesione del Vaticano come osservatore.

Secondo i rappresentanti della ITF, scrive l’ambasciata americana, il disagio era dovuto alla «pubblicazione dei documenti degli archivi vaticani sul periodo di Pio XII» che l’associazione avrebbe cercato di anticipare. La pubblicazione che - si legge in un altro cable - Giovanni Paolo II aveva «ordinato» nel febbraio 2002 per «mettere a tacere le accuse di antisemitismo» nei confronti di Pio XII («e che potevano dare nuovo interesse alla beatificazione»), è prevista, avrebbe detto ai tre «padre Norbert Hofmann, della commissione per i rapporti religiosi con gli ebrei», entro «i prossimi 5 anni», nel 2014.




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