venerdì 17 dicembre 2010

Il sedicenne con la pala, figlio d'arte con la passione per la protesta

Il Mattino

Per i compagni di scuola resta «un bravo ragazzo»




di Raffaella Troili

ROMA (17 dicembre) - Impacciato e scafato, come un sedicenne che ha alle spalle uno di quei padri che volevano cambiare il mondo, quantomeno il sistema. Un ragazzino con le stesse passioni, che sottovoce confidava all’amico di scuola: «La polizia non mi fermerà mai per droga o altri eccessi ma solo perché voglio portare avanti la mia protesta, i miei sogni e i miei ideali». Eppure S.M., sceso in piazza brandendo vanghe, bidoni e manganelli, alla fine non ha potuto far altro che andare a costituirsi accompagnato dal papà, un tempo esponente di Autonomia operaia.

È il ragazzo con la pala o con sempre qualcosa in mano, quello che nei movimenti sembra rigido, poi però quando se la vede brutta ha la prontezza di indossare il giaccone al contrario e di dire alle forze dell’ordine: «Sono minorenne, sono minorenne». S.M. non ha fatto nulla per non dare nell’occhio l’altro giorno, quando la capitale era messa a ferro e fuoco: è lui il ragazzo col giaccone beige e il volto coperto che compare nelle foto e nei video più violenti degli scontri. Ed è ritenuto tra i responsabili dell’aggressione al finanziere caduto a terra e della rapina di manette e manganello sempre al militare. Un militante, un compagno, fanno sapere i centri sociali, i movimenti dell’estrema sinistra. Un pischello, un bravo ragazzo dicono i compagni dei licei di Prati in cui è passato (Mamiani, poi Caetani, ora frequenta un altro istituto). Oggi è comparso davanti al gip del tribunale dei minorenni per la convalida del fermo.

Alla manifestazione contro il Governo era in compagnia di un altro figlio d’arte molto più grande di lui, ora agli arresti domiciliari: Mario Miliucci, 32 anni, figlio di Vincenzo, leader storico dell’Autonomia operaia romana anni ’70, protagonista di tante battaglie. I due figli della generazione degli anni di piombo sono amici, hanno partecipato ad altri blitz e manifestazioni, a unirli è proprio un’ideologia comune, racconta chi li conosce.

«Il nostro disgusto per questa società, per questo Governo è senza tregua - spiegava un altro amico del giovane - Così come è senza tregua la nostra lotta». Davanti al liceo Caetani in occupazione, la maggior parte degli studenti difendono S.M., pure quelli che non lo conoscono. Ne parlano come di un «ragazzo normalissimo che ama andare la domenica allo stadio a vedere la Roma». Sono sicuri: «Si è fatto trascinare dal momento, non penso sia andato lì con l’intenzione di fare danni, a scuola non ha mai creato problemi». Un tipo tranquillo, a parte le bocciature. Di quelli che nelle occupazioni al massimo fanno il servizio d’ordine, che si vedono bighellonare in corridoio, che parlano poco, «pure carino, ha gli occhi verdi», dice abbassando la voce una ragazzina acqua e sapone. A chi ancora non sa niente, raccontano quel che ha combinato il loro amico. «E’ tipico di S., stare in mezzo senza fare niente...», vien da ridere a un altro.

Allora che è stato? “L’esasperazione di massa”, la chiamano così. Perché se qualcuno prende le distanze, dicendo che S.M. «ha superato il limite», molti altri come Camilla, Marco, Sara, eccetera rivendicano senza giri di parole: «Hanno fatto bene, dovevano spaccare tutto. Visto che con le buone non ci ascoltano, bisogna passare alle cattive. Ci hanno portato loro a questo punto. Alla Finmeccanica hanno rotto tutto, e mio padre che lavora lì, sai che ha detto? Hanno fatto bene».

E’ il malessere che avvertono i prof, avvertono in tanti e che i giovani, i più reattivi e vivi, forse non sanno contenere, dargli forme giuste. «Protesti e nessuno ti ascolta... scendi in piazza e passa il decreto... manifesti e i poliziotti ti provocano...», interviene un diciottenne, amico di S.M., lui era a piazza Navona durante gli scontri durissimi che avvennero nel 2008. «Quando si è sparsa la voce che la polizia stava per caricare, ho preso e me ne sono andato. L’altro giorno non sono andato a manifestare, avevo la febbre. Mercoledì? Ci sarò».

Si avvicina la prof di inglese, parla per i suoi studenti, e per sua figlia e il suo fidanzato: «Il disagio dei giovani non è sentito a livello di Governo, escono da qui e li aspetta il call center. Li aspetta il call center anche se escono dall’università. La disoccupazione è garantita e mi fanno pena, è deprimente, dopo che noi gli insegniamo tante cose».

Non c’è nulla che possa giustificare la violenza, «però condivide la rabbia e il disagio» il preside del Mamiani e del Dante, Carlo Mari: «Che ci sia un disagio generale nel Paese e nel mondo giovanile è evidente. Hanno la sensazione che qualunque cosa facciano non venga presa in considerazione, ma questo vale anche per gli adulti, il cittadino comune. Lo scollamento con la classe politica c’è».






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Gli ebrei massacrano i nazisti. In un gioco

Corriere della sera

La storia riscritta coi se: che cosa sarebbe successo se
gli ebrei si fossero ribellati ai loro aguzzini nei lager?


Gli ebrei massacrano i nazisti. In un gioco
La storia riscritta coi se: che cosa sarebbe successo se
gli ebrei si fossero ribellati ai loro aguzzini nei lager?




GERUSALEMME – Comincia con uno scroscio di pioggia. Schermo nero. Tuoni. Una musica angosciante, un'atmosfera cupa. Una scritta: «Questo gioco è solo un prodotto dell'immaginazione, senza connessioni ad avvenimenti dell'Olocausto». La prima immagine, e la prima scritta, contraddicono subito: soldati nazisti e deportati nudi, un uomo che sta per essere ucciso da un plotone d'esecuzione, «1944. Zalmen Gradowski, 31 anni, ebreo, Ucraina». Poi un clic sul play, una mano che impugna una pistola alla ricerca di qualcuno, e via: «Fuggito dall'esecuzione. Dalla rivolta all'assassinio». Un portone di ferro che si spalanca, graffiti rossi “Hitler=Satan” su mattonate, le camerate dei prigionieri al Blocco 11, cumuli di teschi, corpi che bruciano nei forni crematori o stanno ammassati su pozze di sangue, un cane che azzanna un internato, i ritratti di Adolf, e la mano che comincia a sparare sui kapò, ad accoltellarli, a consumare la vendetta che mai ci fu…


LA FINTA RIVOLTA - Non è un film. È un videogame. Si chiama “Sonderkommando Revolt”, è prodotto dalla sigla Team Raycast, sarà scaricabile tra qualche giorno e gira già sul web con l'anteprima. Una discussa rilettura al joystick del già discusso film di Quentin Tarantino, “Inglorious Bastards». La storia riscritta coi se: che cosa sarebbe successo se gli ebrei si fossero ribellati nei lager? Lo stesso contesto antistorico. Un'uguale scorrettezza politica. Con una differenza: che almeno quella era un'opera anche d'ironia, ben fatta, mentre la qualità qui è davvero bassa, la grafica elementare e ci sono pure marchiani errori come le svastiche disegnate al contrario. Con un'aggravante: che almeno quella era una vera opera di fantasia, questo è solo un giochetto scacciapensieri. O che, di pensieri, ne fa venire: «Ma nessuno pensa al fatto che ci sono stati milioni di persone che sono morte sul serio?» scrive un anonimo commentatore fra i post di YouTube, proprio sotto il trailer del videogioco. E poi: «È un'offesa alle famiglie di chi è morto davvero nei campi di sterminio. Non ci si diverte su queste cose».

KOSHER PORNO - La PlayShoah scatena commenti, anche deliranti apologie che sono state cancellate pochi minuti dopo l'invio. C'è chi chiede ironico: «A quando un bel giochino sulla Notte dei Cristalli?». I pupazzetti sparatutto col pigiama a righe, in realtà, toccano anche animi diversi e rispondono a un pubblico che apprezza. «Kosher porno» l'ha definito una volta un giornale israeliano: il desiderio proibito di molti ebrei, il sogno d'una rivolta alla soluzione finale, d'una violenza che avrebbe cambiato la storia. «Sono ebreo, ecco il gioco che aspettavo da tanto» scrive qualcuno nella medesima lista dei commenti. Con un altro anonimo che si consola, finendo (almeno sul video) tutte quelle Ss: «Spero che stiate soffrendo tutti, nazisti di m…». Una sofferenza virtuale. Il male più banale che si possa immaginare. 

Francesco Battistini  
17 dicembre 2010

Yoani Sánchez ancora prigioniera di Papà Stato

La Stampa

Nessuna risposta alla richiesta di uscire per ritirare il Premio Principe Klaus che oggi le verrà assegnato in Olanda





GORDIANO LUPI

La blogger cubana Yoani Sánchez ha confermato che ancora una volta non ha ricevuto il permesso del governo cubano per recarsi all’estero. In questa occasione era stata invitata in Olanda dove avrebbe dovuto ritirare il Premio Principe Klaus. La Sánchez ha dichiarato di aver fatto le necessarie pratiche amministrative presso l’ufficio immigrazione dell’Avana, ma non ha ricevuto alcuna risposta in merito alla concessione del permesso di uscita. Vale la pena ricordare che a Cuba è necessaria la cosiddetta carta blanca per poter uscire dall’Isola e la sua non concessione equivale alla negazione del visto. “Si tratta della nona volta in due anni che richiedo la carta blanca, senza ottenere alcun risultato”, ha detto la Sánchez, autrice del blog Generación Y, che si è aggiudicato molti premi in diversi paesi. Sánchez ha aggiunto che possedeva il biglietto aereo e che sarebbe dovuta partire lo scorso 14 dicembre.

Giovedì 16 era “l’ultima possibilità per volare in Olanda in lista d’attesa, ma senza carta blanca non posso andare all’aeroporto”, ha concluso. Nonostante il divieto di uscire da Cuba - che accomuna la Sánchez al Premio Sacharov Fariñas - la blogger ha inviato un messaggio che sarà letto durante la cerimonia di assegnazione dei premi, che avrà luogo questa sera, venerdì 17 dicembre. In ogni caso il premio sarà spedito all’Avana e consegnato a Yoani il prossimo 10 gennaio. La blogger non si dà per vinta. A febbraio cercherà di andare in Spagna per ritirare il Premio Internazionale Jaime Brunet per la Promozione dei Diritti Umani, assegnato dall’Università Pubblica di Navarra, e vorrebbe pure assistere al lancio del suo libro Un blog para hablar al mundo (Un blog per parlare al mondo), pubblicato dalla casa editrice spagnola Anaya.

Yoani Sánchez sfoga tutta la sua amarezza su Twitter: “Sorge il sole all’Avana, ma l’Olanda è molto lontana: questa è la distanza creata dal nostro assurdo sistema migratorio. Conoscete le barriere burocratiche che ci separano dal mondo? Sapete la storia di Papà Stato che tiene per sé le chiavi di casa? Non più carta blanca! Un giorno potremo entrare e uscire liberamente dal nostro paese…”. La blogger cubana ha 35 anni, ha ricevuto il premio spagnolo Ortega y Gasset di Giornalismo Digitale nel 2008, e nel 2009 è stata insignita di una prestigiosa menzione al María Moors Cabot, premio istituito dalla Columbia University degli Stati Uniti. Da allora ha ricevuto altri premi e inviti per assistere a congressi e per partecipare a conferenze. In tutti i casi il governo cubano le ha negato il visto di uscita.





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L'amore non ha proprio età, novelli sposi all'altare: lui ha 49 anni, lei invece 87

Il Mattino


LUCCA (17 dicembre) - Quando si dice che l'amore non ha età. Ne arriva la conferma da Massarosa, comune in provincia di Lucca, dove un uomo di 49 anni e una donna di 87 anni hanno coronato il loro sogno d'amore. Arrivare al fatidico sì non è però stata un'impresa facile.

Ines Orsolini
e Daniele Bernardi pare avessero fissato il giorno delle nozze mesi fa, ma la nipote della promessa sposa sarebbe intervenuta per impedire il lieto evento.

Si sarebbe adirittura rivolta ad un giudice per ottenere la sospensione delle nozze accusando il signor Bernardi di circonvenzione d'incapace. Il tribunale di Lucca ha però stabilito che la signora Ines è in grado di intendere e di volere. Sentenza che sancisce così la fine di un incubo, ma che ha permesso finalmente ai due innamorati di pronunciare il tanto sofferto e desiderato sì.




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Abu Omar, altri "dispacci segreti" di Wikileaks: "Gli Stati Uniti pressarono l'Italia sulle indagini"

di Redazione


Il governo americano cercò di "condizionare" l’inchiesta della Procura in Italia sugli agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. All’inizio, gli americani si sono mossi attraverso "canali diplomatici", ma in seguito anche con "colloqui di alto livello con il primo ministro italiano Silvio Berlusconi"



 

Washington - Il governo americano cercò di "condizionare" l’inchiesta della Procura in Italia sugli agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar: all’inizio, gli americani si sono mossi attraverso "canali diplomatici", ma in seguito anche con "colloqui di alto livello con il primo ministro italiano Silvio Berlusconi". A rivelare i "dispacci segreti" il settimanale tedesco Der Spiegel sulla base di alcuni cablogrammi inviati a Washington dall’ambasciata americana a Roma e ottenuti dal sito Wikileaks.

Le pressioni degli Stati Uniti Gli Stati Uniti sono intervenuti con le autorità italiane affinché facessero pressione sui giudici che si stavano occupando della vicenda del sequestro di Abu Omar a Milano da parte di agenti della Cia. Il pressing americano risale al 2006, scrive il sito, ed è avvenuto più volte, dapprima attraverso i canali diplomatici, ma poi anche in colloqui con lo stesso Berlusconi. Dal premier, stando almeno ai dispacci, i diplomatici americani avrebbero avvito assicurazioni che il caso sarebbe stato seguito "con benevolenza". I dispacci secretati, spiega Der Spiegel, provengono dell’ambasciata americana a Roma.

Le richieste degli Stati Uniti Nei documenti viene descritto nel dettaglio come l’ambasciatore americano in Italia, ma anche il segretario Usa alla Difesa Robert Gates, abbiano fatto aperte pressioni sul governo italiano. Tra le richieste, quella di ottenere che i magistrati non spiccassero un mandato di cattura internazionale contro gli agenti Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. 





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Internet, l'Agcom dà l'ok al testo per la tutela del diritto autore

Corriere della sera


L'authority potrà ordinare la rimozione di contenuti coperti da copyright illegittimamente pubblicati

Sarà predisposta una lista di siti illegali e si potrà inibire l'indirizzo Ip




MILANO - Via libera all'unanimità da parte del Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni al testo sulla normativa per la tutela del diritto d'autore su Internet, che verrà sottoposto a consultazione pubblica.

LE NORME - Tra le norme c'è la possibilità da parte dell'authority di ordinare, dopo un procedimento che prevede il contraddittorio, la rimozione di contenuti coperti da copyright illegittimamente pubblicati. Per i siti che hanno il solo fine della diffusione di contenuti illeciti, sono ipotizzare due ipotesi: la predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider e la possibilità, in casi estremi e previo contraddittorio, dell'inibizione del nome di dominio del sito web, ovvero dell'indirizzo IP. (fonte: Ansa)


17 dicembre 2010



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L'assessore va dal dentista con l'auto blu

Il Messaggero


Laura Marsilio con la macchina di servizio da casa allo studio medico




di Davide Desario

ROMA (17 dicembre) - Quando c’è di mezzo il dentista tutto passa in secondo piano. Anche l’opportuno utilizzo dell’auto blu. Almeno per l’assessore alla Scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio che martedì mattina si è fatta venire a prendere dal suo autista non per andare in assessorato, non per raggiungere una scolaresca da incontrare e nemmeno per correre dal sindaco in Campidoglio. Ma solo per andare dal dentista.

E’ successo martedì 14 dicembre. Mentre il cuore di Roma era invaso dai manifestanti, la Marsilio, sorella del deputato Marco Marsilio e delfina di Fabio Rampelli, decide di andare dal dentista. Ma non lo fa con i suoi mezzi ma con quelli della pubblica amministrazione. E un fotografo del sito www.noiroma.it immortala la scena, passo dopo passo.

FotoGallery


Così alle 9,30 un’Alfa Romeo 159 colore grigio (targata Dj388..) arriva a Colle Oppio e si parcheggia in via Mecenate proprio nei pressi dell’abitazione dell’assessore. L’autista aspetta quasi un’ora, scende, si sgranchisce le gambe. Alle 10,25 ecco arrivare l’assessore: giubbotto nero con rifiniture di pelliccia, jeans, occhiali scuri e capelli raccolti dietro la testa. Monta subito in macchina.

L’auto raggiunge via Alberto da Giussano, una traversa della Prenestina (VI municipio proprio dove la Marsilio è stata consigliere municipale): l’assessore scende e si dirige al civico 62 e citofona allo studio dentistico Gifuni. Il portone si apre e l’assessore sparisce. E basta fare una telefonata allo studio medico per avere la conferma della sua presenza. L’autista intanto scende dalla vettura. Fa qualche telefonata. E poi rimonta in macchina e se ne va.

La Marsilio riappare dopo oltre un’ora. Sono le 11,54, l’assessore si guarda intorno e poi cammina a passo veloce, fino ad un punto dove arriva un’altra auto, questa volta è una Mercedes Classe A.
Insomma l’autista del Comune, assegnato all’assessore Marsilio, sembra essere servito esclusivamente per portarla dal dentista. Un utilizzo che non coincide proprio con le indicazioni del ministro Brunetta: «L’uso dell’autovettura di servizio è concesso per le sole esigenze di servizio del titolare, ivi compresi gli spostamenti verso e dal luogo di lavoro». E che di questi tempi è quanto mai opportuno.

E pensare che nemmeno due settimane il sindaco Alemanno ha annunciato un provvedimento più morale e più economico sull’utilizzo delle auto blu: il taglio delle vetture istituzionali e la sostituzione con utilitarie più economiche e meno inquinanti per tutti. Assessori compresi i quali dal 2011 dovranno dire addio alle suntuose Alfa 159 e accontentarsi di una Fiat Punto. L’importante però è che le utilizzino per «esigenze di servizio».





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Consulta boccia in parte legge sicurezza: non punibile lo straniero indigente espulso

Il Messaggero

ROMA (17 dicembre) - Bocciatura parziale da parte della Corte Costituzionale per il pacchetto sicurezza del 2009 nella parte relativa al reato di clandestinità. La Consulta ha stabilito che non è punibile lo straniero che in «estremo stato di indigenza», o comunque per «giustificato motivo», non ha reiteratamente ottemperato all'ordine di allontanamento del questore continuando a rimanere illegalmente in Italia.

A sollevare la questione è stato il Tribunale di Voghera, chiamato a giudicare sul caso di una donna clandestina più volte raggiunta da un decreto di espulsione ma che, per motivi di estrema indigenza, non aveva potuto lasciare l'Italia con i propri mezzi. Si tratterebbe, dunque, di un «giustificato motivo» che però non è stato previsto dall'art.14, comma 5 quater del testo unico sull'immigrazione, così come modificato dall'ultimo pacchetto sicurezza del governo Berlusconi (legge 94 del luglio 2009). Dopo aver rilevato che il pacchetto sicurezza ha aumentato nel massimo (da quattro a cinque anni) le pene per lo straniero destinatario di un decreto di espulsione adottato dopo l'inottemperanza ad un precedente ordine di allontanamento, la Corte Costituzionale censura la mancata previsione di un «giustificato motivo».

Si tratta infatti - scrivono i giudici nella sentenza n.359 - di una clausola che, come la Corte ha già rilevato, è tra quelle «destinate in linea di massima a fungere da valvola di sicurezza del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorchè, anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione, l'osservanza del precetto appaia concretamente inesigibile in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative al carattere soggettivo od oggettivo». Nel caso, ad esempio, di «estrema indigenza, indisponibilità di un vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo, difficoltà nell'ottenimento dei titoli di viaggio, etc», la clausola di «giustificato motivo» esclude - sottolinea la Corte - la «configurabilità del reato».





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Caro Saviano, quante stupidaggini

Il Tempo


L’autore di "Gomorra" difende gli studenti. Ma il suo è solo un campionario di banalità. L'intervento del sottosegretario all'Interno Mantovano: lo scrittore descrive una realtà che non esiste.

Roberto Saviano


C’era una volta uno scrittore attento, capace di descrivere la realtà di "Gomorra" oltre i confini del Casalese, contribuendo a farla diventare - come in effetti è diventata - una questione nazionale. Proprio perché quella denuncia civile è stata coraggiosa e importante, sono convinto che la sua "lettera ai ragazzi in movimento", dedicata alle proteste e alle violenze degli ultimi giorni e pubblicata da la Repubblica, non venga dalla penna di Roberto Saviano, che pure formalmente la firma. Ne sono convinto perché quella lettera è un campionario di stupidaggini: …la protesta è completamente buona e mostra l'esistenza di "un'altra Italia"; i poliziotti sfogano rabbia e frustrazione su qualche bravo giovine per caso caduto in terra; è tutta colpa dei black block; ci sono gli infiltrati; la polizia fa come a Genova. Soprattutto: il governo è in difficoltà e minaccia i genitori che se permetteranno ai figli di andare in piazza, costoro torneranno pesti di sangue. Se, come ha fatto qualche anno fa nel Casertano, Saviano avesse raccolto informazioni sul campo, magari percorrendo qualche metro di via del Corso nel pomeriggio di martedì, avrebbe visto una realtà differente: giovanissimi, spesso minorenni (altro che suoi coetanei!) in cerca di pretesti per sfogare una violenza che già praticano - dentro e fuori la scuola - col bullismo e col teppismo, dopo essersi fatti di canna e di coca; incapacità di dire le ragioni della protesta; viltà nell'aggredire in venti chi indossa la divisa. Dove sono gli infiltrati? Faccia un solo nome; mostri le foto che li raffigurano.

Dove sono i black block? Li ha filmati? Attenzione: con schemi e categorie di dieci anni fa comprendiamo ancora meno ciò che accade. E poi, che interesse avrebbe Berlusconi a delegittimare chi scende in strada, se costui protesta pacificamente? Quante manifestazioni ci sono ogni mese a Roma, e in tutta Italia? Da anni la possibilità di svolgere migliaia di cortei e di pubbliche proteste è pienamente garantita - non ostacolata - dalle forze di polizia e da qualsiasi governo. L'ammonimento di Saviano a non farsi coinvolgere nella violenza annega, allora, nella descrizione di una realtà diversa da quella che è. Per una volta ha ragione il no global Francesco Caruso quando parla di una "marea di pischelli pieni di rabbia": quasi rammaricandosi per lo scavalcamento, che mette da parte lui, e quelli come lui. Quell'ammonimento ha il suono di un irreale buonismo, contraddetto dal dato obiettivo della violenza generazionale, del nulla che cerca occasioni per armarsi, del disinteresse per la dialettica democratica. E su questo cede pure il Saviano in versione post gomorra: quando egli parla con disprezzo di "questo governo che…" (e giù il solito elenco), trascura che fa riferimento a uno schieramento che ha vinto le elezioni (elezioni, voti, schede… si è dimenticato che esistono?), che le ha vinte in base a un programma elettorale, e che sta cercando di applicare quest'ultimo non a colpi di mortaio, ma - come avviene per la riforma dell'università - con un serrato confronto in Parlamento, cioè nel luogo della democrazia. Certo, la piazza aiuta la democrazia a crescere.

Ma quando la piazza prova a violare le sedi istituzionali? Quando, non riuscendo a violarle, spacca quanto incontra sul suo cammino? Merita comprensione? Ma davvero Saviano vuole convincerci che le violenze sono arrivate tutte da black block, da infiltrati e magari anche - non l'ha scritto ma forse gli è sfuggito - da uomini dei "servizi", mentre gli altri erano tutti poveri ragazzi innocenti? La realtà è che si fa presto a liquidare con sorriso di commiserazione chi da anni parla di "emergenza educativa", e invita a usare la ragione, pur essendo Maestro di fede. Un brutto giorno ci si sveglia e ci si accorge che giovani selvaggi attraversano le strade di Atene, di Roma e di Londra (guarda un po', le città sulle quali si è fondata la civiltà europea) e le mettono a ferro e fuoco. E si liquida tutto chiamando in causa governo in difficoltà e poliziotti frustrati? Via Saviano, torni a essere l'autore di "Gomorra", e non un lettore di elenchi datati col timbro di una ideologia frantumata. Che - ne sono certo - non le appartiene.



Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno
17/12/2010




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Gang selvagge, calci e pugni nella rapina Minorenni all'assalto della tabaccheria

Corriere del Mezzogiorno

Scena immortalata dalle telecamere di videosorveglianza
I ragazzi incastrati dalla perdita del passamontagna



BARI - Due minorenni, di 16 e 17 anni, sono stati sottoposti a fermo dagli agenti di polizia della Questura di Bari in quanto ritenuti responsabili di aver compiuto una rapina in una rivendita di tabacchi, in una strada di Bari utilizzando armi e picchiando con violenza il titolare.

LA RICOSTRUZIONE - Calci, pugni e strattonamenti per il gestore che ha riportato sette giorni di prognosi. Le fasi della colluttazione sono state riprese da un sistema di video sorveglianza e hanno evidenziato «l’inaudita violenza» compiuta nei confronti del commerciante. In tre l'hanno afferrato per il collo. Uno ha impugnato un coltello da cucina. L'hanno picchiato in testa e poi l'hanno preso a calci. Il tabaccaio ha tentato di reagire ma l’aggressione è stata violentissima. Uno dei baby rapinatori durante la lotta ha perso il cappuccio e la pistola giocattolo. Riconosciuti dai poliziotti della squadra mobile sono stati rintracciati a casa di uno dei due nella città vecchia. Qui gli agenti hanno anche trovato gli abiti indossati durante la rapina ancora sporchi di sangue. I ragazzi hanno tentato la fuga sui tetti, ma altri poliziotti erano lì ad aspettarli. Per il questore, Giorgio Manari, i fermi sono stati possibili grazie al piano antirapina creato ad hoc durante il periodo delle festività. L’attività ha prodotto 6 arresti in pochi giorni, 4 denunce e 130 persone, tra le quali dei minorenni, identificate anche in luoghi pubblici e di ritrovo della mala.

Angela Balenzano
17 dicembre 2010

Regione scandalo, ecco la laurea "gratis" ai dipendenti. Stanziati 700mila euro

Il Mattino


di Adolfo Pappalardo


NAPOLI (17 dicembre) - E mica li volevamo lasciare solo con la laurea triennale? Perché altrimenti come farebbero i concorsi interni per salire di grado e far scattare verso l’alto gli stipendi? No, per carità. Ed ecco il nuovo piano triennale di formazione per i dipendenti regionali (relatore il dipietrista Nicola Marrazzo), licenziato il 26 ottobre scorso dall’ufficio di presidenza: 700 mila euro per corsi «finalizzati per il conseguimento di crediti formativi per la formazione culturale di primo e secondo livello», nonostante le casse esangui dell’ente e la stretta imposta dalla recente riforma Gelmini.

Eppure i questi nuovi crediti permetteranno agli stessi dipendenti, come già accaduto per la laurea triennale in Scienze dell’amministrazione, di completare il ciclo di studi. Con percorsi personalizzati, lezioni ed esami in sede (presso la sede del consiglio) e valutazioni affidate anche al personale interno. Al riparo da insidie, bocciature, spese e aumenti delle tasse. E senza sobbarcarsi l’onere di recarsi all’università per gli esami. E poi dicono che gli studenti scendono in strada a protestare...

Un passo indietro. Alla fine del 2005 la presidenza del consiglio regionale vara un piano triennale di formazione riservato ai dipendenti del Centro direzionale in possesso del diploma di scuola superiore. Sono i corsi biennali «Codap» e «Modap» tenuti dall’università Parthenope che terminano il 19 dicembre del 2008 con il costo totale, tutto a carico del Consiglio, di 300mila euro. Sono 50 i dipendenti-studenti che vi hanno partecipato. Di mattina al lavoro nel grattacielo dell’Isola F/13, di pomeriggio nelle aule al primo piano dello stesso edificio a seguire diligentemente i corsi.

Travet, insomma di nuova generazione. Ma sono solo corsi di aggiornamento? Macché. Perché la convenzione firmata l’8 giugno del 2006 tra l’ateneo di via Acton e il consiglio indovinate cosa prevedeva? Le materie di quei corsi danno diritto al riconoscimento di crediti utili per il conseguimento della laurea di primo livello. E, guarda caso, 18 materie (compreso l’esame finale in consiglio regionale) per i primi due anni e 12 per il terzo danno diritto, in totale, a 180 crediti (e ben oltre convenzioni simili che arrivano a 120). Ovvero il diritto, quasi matematico, con 180, all’agognata pergamena. Per la discussione della tesi però, che faticaccia, il dipendente-studente stavolta deve per forza recarsi all’università.

E ora dopo ore e ore passate sui libri vogliamo lasciarli solo con la laurea triennale? Non sarà il caso di premiare tutta l’abnegazione di questa cinquantina di dipendenti-studenti con una laurea di secondo livello? Giusto, giustissimo anche secondo le organizzazioni sindacali che pure, è bene chiarirlo, hanno convenzioni di riconoscimento analoghe. Ed ecco che l’ufficio di presidenza del consiglio regionale il 26 ottobre scorso approva «il piano triennale di aggiornamento/formazione per il personale per un costo totale di 700mila euro», compresi «i 250mila necessari per l’avvio delle lezioni».

E a leggere il piano triennale redatto dagli uffici del personale, si «ritiene prioritaria ed improcastinabile la realizzazione di 4 corsi di formazione. Uno finalizzato all’attivazione della posta elettronica certificata, il II livello di informatica (word ed excel), approfondimenti in merito alla riforma Brunetta e, ci siamo, «corsi di formazioni finalizzati all’acquisizione di competenze amministrative per il conseguimento di crediti formativi per la formazione culturale di primo e secondo livello». Abbastanza per aprire le porte all’agognata laurea di secondo livello. Ma anche qui si tratterà di passare sotto le forche caudine di esami difficilissimi.

E infatti fermo restando che «la riforma della pubblica amministrazione - è spiegato nel piano - prevede criteri meritocratici per le progressioni economiche», tutte le attività formative saranno soggette a valutazione. Quali? «Un apposito questionario di gradimento somministrato a fine corso ai partecipanti»...




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Gli scontri di Roma

Corriere della sera

Ossessioni contrapposte. E la verità?
Pierluigi Battista

Foto del terrazzo con lingerie: donna chiede i danni a Google

Corriere della sera


«Sono stata assalita dall'ansia di poter essere vittima di crimini a sfondo sessuale»



TOKYO - Una donna giapponese ha fatto causa alla divisione nipponica di Google per una foto che ritraeva indumenti intimi stesi sul terrazzo della sua abitazione, notata per caso dopo aver inserito nel motore di ricerca l'indirizzo dell'appartamento. La donna, d'età compresa tra i 20 e i 29 anni, ha denunciato il colosso Internet alla corte distrettuale di Fukuoka, nel sud dell'arcipelago, sostenendo che la scoperta della foto ha peggiorato significativamente le sue condizioni psicologiche, fino a causare la perdita del posto di lavoro. «Sono stata assalita dall'ansia di poter essere vittima di crimini a sfondo sessuale. Per questo sono stata licenziata e ho dovuto traslocare», ha spiegato la donna durante il primo dibattimento chiedendo un risarcimento di 600.000 yen (5.400 euro).

CRISI PSICOLOGICA - Secondo i dettagli riportati dalla stampa giapponese, la donna, che viveva da sola nell'appartamento al secondo piano, prima dell'episodio era già affetta da una forma di disturbo ossessivo-compulsivo, i cui sintomi sarebbero peggiorati in seguito alla scoperta della foto in primavera. Stando alla testimonianza della "vittima", la foto sarebbe stata eliminata dal database dei risultati online a ottobre, il mese in cui è stata presentata la denuncia. I rappresentanti di Google, secondo quanto riporta il quotidiano Mainichi, hanno dichiarato di essersi attivati per confermare o meno i fatti denunciati.

17 dicembre 2010



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Su Rai3 spot pro-eutanasia dei radicali Scoppia la polemica

Il Mattino


ROMA (17 dicembre) - I Radicali sono riusciti a fare andare in onda lo spot pro-eutanasia. Lo spot, prodotto in Australia e tradotto in italiano dall'associazione Luca Coscioni, è stato trasmesso su Rai Tre all'interno del programma 'Dieci minuti di...programmi dell'accesso', dedicato al mondo dell'associazionismo, che oggi ospitava l'associazione radicale. Nei dieci minuti di programma, il segretario, Marco Cappato, ha spiegato l'attività dell'associazione, dalla promozione della libertà di ricerca scientifica a quella di autodeterminazione delle cure.

E, al termine delle testimonianze di esponenti radicali, da Maria Antonietta Coscioni a Mina Welby, è comparso sullo schermo anche il tanto criticato spot pro-eutanasia.

Trenta secondi circa, in cui un malato terminale racconta la sua condizione, e chiede al governo di avere libertà di scelta. Lo spot è andato in onda integrale, compresa l'ultima schermata in cui è riportata una rilevazione dell'Eurispes secondo la quale «il 67% degli italiani è favorevole all'eutanasia». «Il nostro governo no», conclude lo spot.




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Mio figlio è senza futuro Non sono il suo cattivo maestro"

La Stampa

L’ex leader di via dei Volsci:
il mio Mario, un rastrellatodella guerriglia



GUIDO RUOTOLO
ROMA

Come sta Mario? «Con il morale alto, anche lo spirito sta bene, il corpo invece è pieno di ecchimosi». Vincenzo Miliucci è il papà di Mario, l’unico dei 23 arrestati per gli scontri di martedì che ha avuto la misura cautelare, gli arresti domiciliari, con l’impossibilità di comunicare all’esterno. Padre e figlio, due generazioni a confronto. Vincenzo non è ancora un pensionato della politica che fu: «Ancora oggi - dice con orgoglio - e da dieci anni seguo per conto dei Cobas la Fiat». Lui e Daniele Pifano sono stati i leader di via dei Volsci, di quell’autonomia romana che è stata tra i protagonisti degli anni di piombo a Roma.

L’udienza di convalida dei fermi e il processo per direttissima devono ancora iniziare. Piazzale Clodio, il palazzo di giustizia. Clima da anni che furono, con plotoni di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa nei corridoi delle aule dove si celebrano i processi. C’è una folta delegazione di ragazzi, di amici e parenti degli arrestati. Mentre fuori dal cancello del Tribunale, il presidio del movimento lascia intendere solidarietà diffuse.

La mamma di Mario è un famoso avvocato del movimento, Simonetta Crisci. E lei fa da spola con il marito, per aggiornarlo degli sviluppi dell’udienza (le udienze di convalida si svolgono a porte chiuse). «Mario è un ragazzo tranquillo - dice la madre - lo chiamano l’inglese per i suoi modi». Si sente un «cattivo maestro» di suo figlio? «No, assolutamente. Se guardo al mio passato, posso dire con la massima onestà che Mario ha vissuto la sua vita senza condizionamenti. Come i giovani della sua età: ha fatto il falegname, il meccanico, autodidatta per l’inglese e il mestiere di cibernetico. E poi la politica. Più che l’ideologia lui si è formato su certi valori. Frequenta le strutture sociali del Laurentino. Non l’ex Centro sociale ma gli “squat”, spazi occupati dove vivono».

Sarà pure così, ma che cosa pensa, chi è Mario Miliucci, 32 anni? «La loro è la generazione europea, la generazione no global che colloquia con Europa, che sa come si vive in Europa, che ha in mano le tecnologie. Mario è stato in Francia, Olanda, Spagna, Inghilterra. Gira da quando aveva 14 anni. La differenza tra loro e noi che abbiamo fatto il ‘77? Loro sono aggregati senza futuro».

Perché voi il futuro ce l’avevate? «Io frequentavo il Galileo Galilei, un istituto professionale. E allora i datori di lavoro venivano a cercarci nelle scuole. Oggi il lavoro bisogna inventarselo». Vincenzo parla di Mario, e per tutto il tempo non dice mai «mio figlio». Anche quando commenta gli scontri di martedì e gli arresti, fa riferimenti plurali: «Loro, quelli che sono a processo, sono dei rastrellati non dei promotori degli scontri. Mario era tornato lunedì pomeriggio dall’Olanda. Ha messo su una sua azienda che si occupa di gestione di reti e pagine web».

Forte è la suggestione di proporre il parallelismo tra gli scontri di martedì e quelli del 12 marzo del 1977, quando un corteo impressionante saccheggiò un’armeria e poi diede vita a violentissimi scontri con assalti a caserme dei carabinieri (piazza del Popolo). E fecero la comparsa, per la prima volte, le P 38. «Quel giorno lo ricordo bene - testimonia Miliucci padre - avevamo promosso per il 12 marzo una manifestazione nazionale. Solo che il giorno prima era stato ucciso dalle forze di polizia il compagno Francesco Lorusso. Ecco perché la collera prese il sopravvento. L’armeria? La saracinesca era abbassata e allora c’era un’auto americana parcheggiata che fu usata come teste d’ariete. Ricordo i compagni che presero canne da pesca e stivali di gomma. E poi fucili da caccia che finirono nel Tevere».

Ricordi che non dovrebbero essere rimpianti. La Roma di oggi è una mappa di «36 spazi sociali che si occupanodi giovani, immigrati, casa, handicap». E poi, spara a raffica Vincenzo Miliucci, «aggregati universitari».

Nell’attesa della decisione del collegio giudicante, papà Vincenzo riflette sugli scontri di martedì: «Per noi le molotov erano armi difensive che non hanno mai ucciso nessuno. Servivano a tenere distanti le forze di polizia». E oggi? «Le armi di questo movimento sono occasionali, fanno parte dell’arredo urbano. Non credo che avessero molotov, gli incendi sono nati con altri inneschi più occasionali...». E già, il nuovo movimento anche in questo prende le distanze dal passato.




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Delinquenti in libertà

Il Tempo


Scarcerati i 23 manifestanti fermati dopo l’inferno scatenato a Roma. Solo il figlio di un ex leader di Autonomia operaia romana è ai domiciliari. I giovani accolti dagli amici come eroi tra applausi e sorrisi.


Gli istanti iniziali dell’aggressione al militare della Guardia di Finanza e il furto dello scudo e del manganello


Sono stati accolti dagli amici davanti al Tribunale di Roma come degli eroi. Urlavano slogan di vittoria, come se avessero sconfitto la giustizia. Sorridevano e alzavano le braccia in segno di libertà i ventidue giovani arrestati per gli scontri nel centro della Capitale mentre lasciavano il palazzo di Giustizia. Sì, sono tornati a casa, ma prima di poter lasciare le aule di giustizia le Corti hanno convalidato l'arresto di tutti e 23 i ragazzi fermati martedì scorso. Soltanto nei confronti di uno di loro, Mario M., di 32 anni, figlio di un avvocato penalista romano e di Vincenzo M., leader storico dell'Autonomia operaia romana negli anni Settanta, sono stati disposti gli arresti domiciliari poiché al momento del fermo sarebbe stato trovato in possesso di sei chili di sassi.

Il bilancio finale delle udienze per direttissima che si sono svolte ieri in cinque aule differenti, è stato dunque di sedici ragazzi rimessi in libertà senza alcuna misura restrittiva, di tre giovani con l'obbligo di firma e di altri tre a cui è stato vietato l'ingresso nella Capitale (per Dario C., Emanuele G. e Fabrizio R, tutti genovesi) e solo uno ai domiciliari. «Liberi, liberi», hanno urlato davanti alla seconda sezione del Tribunale una ventina di amici degli studenti, ricercatori, figli di avvocati e insegnati e giocolieri appena è arrivata la decisione dei giudici di liberarli dopo la convalida del fermo con le accuse, a seconda delle posizioni processuali, di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. «Mio figlio è un ragazzo tranquillo, lo chiamano "l'inglese" per i suoi modi cortesi: non aveva alcuna pietra con sé, è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Lui aveva solo una bomboletta spray», ha detto l'avvocato, madre del ragazzo ai domiciliari.

 Per i giudici, dunque, una notte in cella dovrebbe bastare a dissuadere i ragazzi a compiere nuovamente atti del genere. «Non si ravvisano esigenze cautelari, attesa la eccezionalità dell'evento nel quale le condotte incriminate hanno trovato occasione di manifestarsi, la giovane età e lo stato di incensuratezza degli arrestati, elementi questi, che inducono a ritenere che la pur breve privazione della libertà personale subita abbia avuto una efficacia deterrente idonea a dissuaderli dalla reiterazione di analoghe condotte delittuose», si legge nel provvedimento dei giudici. Ieri il palazzo di Giustizia è rimasto blindato tutto il giorno: forze dell'ordine in tenuta antisommossa davanti agli ingressi del Tribunale e agenti in divisa e borghese di fronte alla aule dove si svolgevano le convalide. Tra le aule si aggiravano gli amici degli arrestati. I compagni.

Molti sono convinti che il caos di martedì non è stato scatenato da chi è sotto processo. «Quelli lì dentro stavano al corteo di sicuro ma non hanno scatenato il caos - spiega Michele, studente universitario di Spinaceto - sono dei cretini e diversi da noi i ragazzi con i caschi e le spranghe in mano. Mi fanno passare la voglia di manifestare». A sentire la versione degli amici, la polizia avrebbe addirittura lasciato sfogare i black bloc: «Lo hanno fatto per spostare l'attenzione dei media dal voto di fiducia alla guerriglia in strada». E intanto fuori dal Tribanle, mentre i giornalisti venivano insultati al grido di «sciacalli!», uscivano i primi manifestanti rilasciati. «Liberi! Liberi!», era l'urlo di vittoria. In attesa del 23 dicembre, giorno dell'inizio del processo.


Augusto Parboni e Fabio Perugia
17/12/2010



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Ad Annozero L’ultima di Santoro: apologia di reato in diretta televisiva

di Redazione


L’ultima di Santoro? Giustificare la violenza, le devastazioni di piazza, come quelle di martedì a Roma, nella centralissima via del Corso. Insomma apologia di reato in diretta e senza contraddittorio. È stata una puntata a dir poco turbolenta quella di ieri ad Annozero dove uno studente, Luca Cafagna, ha giustificato gli scontri innescati dai manifestanti attaccando pesantemente il ministro della Difesa Ignazio La Russa presente in trasmissione.

La Russa si è ribellato e ha replicato con una raffica di «vigliacco, vergogna, fifone, incapace». Il ministro ha quindi protestato con Santoro per l’assenza in studio di un poliziotto per il contraddittorio. «Lei - ha ribattuto Cafagna a La Russa - è figlio di una cultura politica intollerante». «Zitto, vigliacco, andate contro ragazzi che fanno il loro dovere e andate in piazza con la faccia nascosta», ha proseguito La Russa mentre Cafagna gli ribatteva «state svendendo l’università pubblica». Il ministro a un certo punto si è alzato per lasciare lo studio ma poi si è riseduto e il duello verbale è andato avanti.



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I dialetti e la Rai, spot anti-canone su Tele Padania

Il Mattino



ROMA (17 dicembre) - Dopo la protesta su Facebook contro la campagna per il canone Rai, arriva anche l'iniziativa della Lega Nord che su Telepadania ha deciso di trasmettere i suoi spot in dialetto. Nel mirino del Carroccio le pubblicità trasmesse negli ultimi giorni dalla tv pubblica per celebrare l'Unità d'Italia. I messaggi, in onda da oggi, sono visibili anche sul sito www.padanianet.com e hanno come protagonisti i parlamentari del Carroccio che si esprimono nei loro dialetti; i primi sono lombardi e veneti. In sottofondo le note del Và Pensiero, una cornice di bandiere col Sole delle Alpi e il messaggio «di ridicolo c'è solo il vostro canone, non le nostre lingue».









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Abusivo il ristorante di Vassallo il sindaco di Acciaroli ucciso: «Non poteva godere del condono»

Il Mattino




di Antonio Manzo


SALERNO (17 dicembre) - La legge è uguale per tutti, anche per chi è morto. E anche per chi come Angelo Vassallo è morto ammazzato, secondo gli inquirenti dell’Antimafia, proprio per far rispettare la legge. Da ieri mattina una palazzina, un piano e una cantinola di pochi metri quadrati sul porto di Acciaroli, sono sotto sequestro: è la palazzina dove funzionava un ristorante gestito dai figli di Angelo Vassallo. Secondo il procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, non avrebbe potuto beneficiare del condono edilizio chiesto nel 1988 e ottenuto nel luglio 2007.

E, di conseguenza, la presunta illegittimità dello stabile non avrebbe potuto «consentire» il rilascio di titoli autorizzativi del Comune per l’apertura e la gestione, da un anno, di un ristorante gestito dai figli del sindaco ammazzato. Abuso di ufficio e abuso edilizio: con queste due accuse sono indagate, tra gli altri, l’anziana mamma del sindaco ucciso, Giuseppina Masarone, titolare dell’immobile, e la figlia del sindaco Giusy Vassallo, titolare delle autorizzazioni commerciali...




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La Russa litiga con uno studente in tv da Santoro: «Siete dei vigliacchi»

Il Mattino

Al centro del dibattito gli incidenti al corteo di Roma.
Di Pietro replica: sei un fascista. E in studio scoppia la bagarre



ROMA (16 dicembre) - Scontro ad Annozero tra lo studente Luca Cafagna, che ha giustificato laviolenza di piazza di martedì scorso, e il ministro della Difesa Ignazio La Russa che lo ha accusato di «apologia di reato». La Russa si è ribellato alle parole dello studente e lo ha investito con una raffica di «vigliacco, vergogna, fifone, incapace». Il ministro ha quindi protestato con Santoro per l'assenza in studio di un poliziotto per il contraddittorio. «Lei - ha ribattuto Cafagna a La Russa - è figlio di una cultura politica intollerante». «Zitto, vigliacco, andate contro ragazzi che fanno il loro dovere e andate in piazza con la faccia nascosta», ha proseguito La Russa mentre Cafagna gli ribatteva «state svendendo l'università pubblica». Il ministro ad un certo punto si è alzato per lasciare lo studio ma poi si è riseduto e il duello verbale è andato avanti, con Santoro che ha tenuto a puntualizzare che «spetta solo alla magistratura valutare se c'è o meno un reato».

Ammonterebbe a 20 milioni di euro la richiesta di risarcimento danni presentata dalla Fiat contro la trasmissione Annozero di Michele Santoro, per la puntata del 2 dicembre. In particolare, nel mirino del Lingotto erano finite le affermazioni contenute in un servizio su tre autovetture, tra le quali l'Alfa Romeo MiTo, ritenute «fortemente denigratorie e lesive dell'immagine e dell'onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti».





In particolare, la Fiat aveva spiegato che «in modo del tutto strumentale» Annozero aveva «illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocità, che i risultati di questa prova avrebbero dimostrato una asserita inferiorità tecnica complessiva dell'Alfa Romeo MiTo. Si trattava di una ripresa televisiva che è stata artificialmente collegata ad una prova comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello scorso mese di giugno di questa rivista».

«Quello che, incredibilmente, la trasmissione non ha raccontato - aveva spiegato ancora il Lingotto - è che la valutazione globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort ha attribuito all'Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione superiore a quella della Citroen DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper S (1.598 cc). Fiat, anche a tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente avanzati, intende pertanto intraprendere un'azione di risarcimento danni (il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza) - aveva concluso l'azienda - come forma di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata quanto lesiva della verità». In quella occasione Michele Santoro si era limitato a dire: «quando arriverà la richiesta di risarcimento danni la valuteremo e ci difenderemo nelle sedi opportune come abbiamo sempre fatto».




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Napoli, multe fino a 10mila euro per chi compra falsi dai "vu cumprà"

Il Mattino




di Claudia Marra


NAPOLI (17 dicembre) - È guerra a Napoli contro i «vu cumprà» che affollano la centralissima via Toledo e altre aree della città. Da oggi scatta anche una novità: le multe saranno comminate non solo ai venditori abusivi sui marciapiedi ma anche agli acquirenti che ora rischiano sanzioni pesantissime, fino a 10mila euro. Installati quaranta cartelli in tutta la via dello shopping per mettere in guardia da acquisti abusivi della merce contraffatta.

Il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, di concerto con Comune, Provincia e forze dell'Ordine effettueranno delle ronde con assiduità quotidiane. Opereranno anche gruppi di agenti in borghese.

«Il nostro obiettivo - ha spiegato il prefetto De Martino - è quello di azzerare il fenomeno, cosa che si potrà raggiungere soltanto dopo aver educato i napoletani a non acquistare il falso».




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Così i kosovari davano cibo ai serbi per poi ucciderli e vendere gli organi"

La Stampa

Le accuse-choc contro l'Uck nel rapporto del Consiglio d’Europa. Il premier Thaci: «Tutte falsità»




I prigionieri serbi venivano tenuti prigionieri in aziende agricole e fabbriche dismesse. I soldati dell'Uck davano loro da mangiare e li facevano riposare. Poi, all'improvviso, veniveno prelevati e trasferiti nelle cliniche in Albania, dove ad attenderli c'erano la morte e medici compiacenti. Uno sparo alla testa, e lì i corpi venivano privati degli organi poi rivenduti all'estero.

Il Consiglio d’Europa non demorde e rilancia le sue accuse (raccontate in dettaglio oggi da El Pais) contro il traffico d’organi espiantiati a prigioneri serbi del quale si sarebbero macchiati, alla fine degli anni Novanta, gli indipendentisti dell’Esercito di liberazione del Kosovo. E lo fa chiamando in causa l’attuale premier kosovaro Hashim Thaci, bollato come il «padrino» del movimento. Accuse contenute nel rapporto esplosivo del senatore svizzero Dick Marty, approvato oggi con voto unanime a Parigi del Comitato per i diritti umani dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce).

Nel testo, i parlamentari chiedono l’apertura di indagini e puntano il dito contro il silenzio delle cancellerie occidentali. Mentre, da Pristina, è lo stesso Thaci a contrattaccare annunciando una denuncia contro Dick Marty, le cui accuse sarebbero «scandalose». Il premier invita anche Marty a consegnare alle istituzioni giudiziarie «tutte le prove di cui è in possesso», come hanno già chiesto gli Usa e la Ue. Nel rapporto, che dovrà passare al vaglio della plenaria il 25 gennaio, la commissione parla dell’esistenza di «numerosi indizi, concreti e convergenti» che confermano che kosovari di etnia serba e albanese siano stati prigionieri in luoghi segreti sotto il controllo dell’Uck, nel nord dell’Albania, e sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, prima della loro definitiva scomparsa.

«Numerosi indizi - scrive Marty nel rapporto - sembrano confermare che, nel periodo immediatamente successivo alla fine del conflitto armato, ad alcuni prigionieri sarebbero stati prelevati organi, all’interno di una clinica situata in territorio albanese, vicino Fushe-Kruje». Gli organi, soprattutto reni, in seguito veniva «trasportati all’estero per i trapianti». Mentre «il silenzio e l’assenza di reazioni di fronte a un tale scandalo - recita ancora il documento - sono altrettanto gravi che inaccettabili»: «Non abbiamo riportato solo delle semplici voci, ma descritto dei fatti che si fondano su molteplici testimonianze, documenti e fatti obiettivi. Ciò che abbiamo scoperto non è certo inedito (...) rapporti di intelligence e di polizia hanno illustrato nel dettaglio questi fatti da lungo tempo. Ma tutto è rimasto lettera morta, perchè le cancellerie privilegiano ogni volta il basso profilo, il silenzio, per considerazioni di "opportunità politica"».

Parlando con i cronisti a Parigi, Marty ha detto di non conoscere il numero esatto delle vittime. Ma da Belgrado, il procuratore serbo che segue la vicenda ha spiegato che il traffico d’organi poitrebbe riguardare 500 persone. Il rapporto esorta anche Eulex, la missione dell’Ue in Kosovo, a proseguire le indagini, e l’Ue e gli altri Stati contributori a fornire alla missione le risorse e il necessario sostegno politico. Sulla vicenda, è intervenuta anche la svizzera Carla Del Ponte, già procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi), che nel suo libro «La caccia - Io e i criminali di guerra» fu la prima a parlare del traffico d’organi.

«Imploro l’Unione europea, gli Stati Uniti, altri Paesi interessati e l’Onu di fornire all’Eulex tutto il sostegno politico e materiale necessario per svolgere l’indagine penale e di perseguire tutte le persone sospettate». A Parigi, Marty, già noto in passato per le sue indagini sul rapimento di sospetti terroristi compiuti da agenti della Cia in Europa, ha anche affermato che il suo obiettivo è lanciare anche in questo caso «una dinamica di verità». In modo che «tutti quelli che sanno qualcosa inizino a dirlo ad alta voce». «Non ci sarà un futuro sereno e costruttivo per il Kosovo se non si farà chiarezza su quello che è successo in questi ultimi anni», ha concluso.



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Così è nato il CableGate: la chat che per gli Usa incastra Assange

La Stampa


Bradley Manning, la fonte di WikiLeaks, confessa a un hacker: "Non riesco a credere che ti sto dicendo tutto questo"




(traduzione di Anna Masera con la collaborazione di Enrico Caporale e Carla Reschia)

Il 21 maggio il 22enne Bradley Manning iniziò una chat con l'hacker Adrian Lamo. Durante la chat, che andò avanti alcuni giorni, Manning confessò di essere la fonte del materiale "scottante" pubblicato sul sito WikiLeaks.

Lamo avvertì Fbi ed esercito e il 26 maggio Manning fu incarcerato in Kuwait, dove rimase per due mesi: intanto, venne aperta un'indagine per accertare se erano stati commessi reati. Da cinque mesi Manning è stato trasferito dal Pentagono a Quantico, in Virginia, dove è detenuto in isolamento e in condizioni di tortura psicologica.

Pubblichiamo di seguito parte del colloquio fra Manning e Lamo, inviato da quest'ultimo a Wired.com. Le date sono approssimative; i nickname sono stati sostituiti con i nomi reali degli interlocutori. Le parti che raccontano fatti personali sono state invece censurate da Wired. Daniel Ellsberg, l'eroe americano che svelò i Pentagon Papers, ha sollecitato su Democracy Now che tutta la chat venga pubblicata in nome della verità.

21 maggio
Prima di questo colloquio Manning aveva già inviato una mail a Lamo. Il giovane spiega subito di lavorare nell'esercito e di occuparsi della classificazione di documenti.

(1:41:12 PM) Bradley Manning: Ciao
(1:44:04 PM) Manning: come stai?
(1:47:01 PM) Manning: lavoro presso l'intelligence dell'esercito, nella zona orientale di Baghdad (...)
(1:56:24 PM) Manning: sicuramente sei molto impegnato
(1:58:31 PM) Manning: se avessi accesso alla classificazione della rete 14 ore al giorno, 7 giorni la settimana per 8 mesi di fila, cosa faresti?
(1:58:31 PM) Adrian Lamo [AUTO-REPLY]: Stanco di essere stanco
(2:17:29 PM) Manning: ?
(6:07:29 PM) Lamo: Qual è il tuo MOS?
(3:16:24 AM) Manning: "Qual è il tuo MOS?" Analista dell'intelligence

22 maggio
Manning racconta a Lamo di aver fornito 260.000 cablo diplomatici del Dipartimento di Stato al sito WikiLeaks. Lamo gli chiede di spiegargli nel dettaglio quali segreti contengono questi cablo. Manning dice che non può dargli troppi dettagli e si concentra in particolare su un cablo che Wikileaks ha appena pubblicato, come test. Non spiega cosa intende per "test".

(1:39:03 PM) Manning: non crederai a quello che ti sto per confessare... :’(
(1:40:20 PM) Manning: sono rimasto isolato così a lungo..voglio solo essere gentile e vivere una vita normale...ma gli eventi mi hanno spinto a cercare un modo per sopravvivere...abbastanza sveglio per capire che cosa sta accadendo, ma impotente...nessuno mi notava..
(1:40:43 PM) Manning: :’(
(1:43:51 PM) Lamo: dietro..
(1:43:59 PM) Manning: mi lecco le ferite quando non sto lavorando duramente nell'ufficio di rifornimento (la mia nuova postazione da quando sono stato scaricato...)
(1:44:11 PM) Manning: mi manchi molto...
(1:45:00 PM) Lamo: che tipo di scandalo??
(1:45:16 PM) Manning: centinaia...
(1:45:40 PM) Lamo: tipo? sono davvero curioso di conoscere i dettagli...
(1:46:01 PM) Manning: non so...ce ne sono così tanti...non ho più il materiale originale...
(1:46:18 PM) Manning: Uhmm...la Santa Sede e la sua posizione sugli scandali sessuali in Vaticano...
(1:46:26 PM) Lamo: tira a indovinare...
(1:46:29 PM) Manning: roba che scotta in Germania..
(1:47:36 PM) Manning: mi spiace, c'è così tanta roba..è impossibile per una persona leggere tutti i 250 mila cablo..senza sentirsi sopraffatti...e possibilmente desensibilizzati...
(1:48:20 PM) Manning: la portata è così vasta...e profonda...
(1:48:50 PM) Lamo: dammi fiducia...qualcosa di specifico??
(1:49:40 PM) Manning: questo ad esempio era un test...cablo classificato dall'ambasciata Usa a Reykjavik contro lo scioglimento dei ghiacci datato 13 gennaio 2010.
(1:50:30 PM) Manning: il risultato fu che l'ambasciatore venne richiamato e licenziato...
1:51:02 PM) Manning: questo è soltanto un cablo...
(1:51:14 PM) Lamo: qualcosa di non reso pubblico..
(1:51:25 PM) Manning: dovrei chiedere ad Assange..
(1:51:53 PM) Manning: ho riempito con uno o più zeri l'originale..
(1:51:54 PM) Lamo: perchè rispondi a lui?
(1:52:29 PM) Manning: no...voglio solo far uscire il materiale...non voglio essere complice...
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In questa chat, Manning discute il suo ruole come fonte di WikiLeaks e la sua interazione con il suo fondatore Julian Assange. Parla anche dei due video che dice di aver fornito a WikiLeaks — uno di un agguato aereo in Iraq nel 2007, che dice di aver dato a WikiLeaks a febbraio e che è costato tre mesi di lavoro a WikiLeaks per decriptarlo prima di pubblicarlo lo scorso aprile; e un altro durante un bombardamento aereo in Afghanistan nel 2009, che Wikileaks ammette di aver ricevuto ma che non ha ancora pubblicato.

2:04:29 PM) Manning: io sono una fonte, non un volontario
(2:05:38 PM) Manning: voglio dire, sono una fonte con un alto profilo… e ho sviluppato una relazione con Assange… ma non so molto più di quello che mi dice, che è molto poco
(2:05:58 PM) Manning: ci ho messo quattro mesi per avere conferma che la persona con cui stavo comunicando fosse di fatto Assange
(2:10:01 PM) Lamo: come hai fatto?
(2:12:45 PM) Manning: ho raccolto più informazioni quando gli ho chiesto quando è stato seguito in Svezia dai funzionari del Dipartimento di Stato… Stavo cercando di capire chi lo stesse seguendo... e perchè… e lui mi ha raccontato storie di altre volte in cui è stato seguito… e combaciavano con quelle che ha detto pubblicamente
(2:14:28 PM) Lamo: i riscontri combaciavano? i controlli?
(2:14:46 PM) Manning: in base alla descrizione che mi ha fatto, ho valutato che fosse il Team per la sicurezza diplomatica nord-europea… che cercava di capire come ha ottenuto il cablo di Reykjavik…
(2:15:57 PM) Manning: hann0 anche capito che aveva un video… del bombardamento di Gharani in Afghanistan, che in effetti ha, ma non ha ancora decrittato… il gruppo di produzione stava lavorando sul video dell'agguato aereo a Baghdad, che non era mai stato veramente criptato
(2:16:22 PM) Manning: ha tutto il materiale (15-6) per quell'incidente (in Afghanistan, ndr)… non è solo video senza contesto
(2:16:55 PM) Manning: ma non è altrettanto condannabile… è stato un incidente terribile, ma niente a che vedere con quello di Baghdad
(2:17:59 PM) Manning: gli inquirenti hanno lasciato il materiale senza protezioni, in un elenco su un centcom.smil.mil
(2:18:03 PM) Manning: server
(2:18:56 PM) Manning: però hanno zippato i file, aes-256, con una password eccellente… per questo temo che non sia stato ancora decriptato
(2:19:12 PM) Manning: 14 e più caratteri…
(2:19:37 PM) Manning: non riesco a credere che ti sto dicendo tutto questo=L

23 maggio
(7:19:12 AM) Lamo: Ehi tu
(7:19:19 AM) Lamo: reinvii?
(7:19:19 AM) Manning: che c'è?
(7:19:29 AM) Manning: ti ho appena salutato
(7:19:46 AM) Lamo: appena svegliato. mi sono alzato un'ora fa, 0615.
(7:20:10 AM) Manning: eh, la serata è ancora giovane qui
(7:20:26 AM) Lamo: come stai oggi?
(7:20:37 AM) Manning: un pochino meglio…
(7:20:52 AM) Manning: ho avuto molti pensieri, me ne sto per conto mio
(7:22:18 AM) Lamo: qualche novità eccitante?
(7:24:21 AM) Manning: no, sono stato fuori al sole tutto il giorno... 110 gradi Fahrenheit, mi sto occupando di vari dettagli per una banda e alcune ragazze pon pon di una squadra universitaria in visita…
(7:24:43 AM) Lamo: ragazze pon pon.
(7:24:46 AM) Manning: mi sono occupato del barbecue… ma non è arrivato nessuno… buttato via un sacco di cibo
(7:25:20 AM) Manning: si, ragazze pon pon per una squadra di football… in visita fuori stagione… fa parte dei progetti per il Benessere del Morale e la Ricreazione
(7:25:39 AM) Lamo: *sigh*
(7:26:01 AM) Manning: >chissene<
(7:26:37 AM) Manning: mi sono scottato al sole… e puzzo di carbonella, sudore, e crema solare… sono le uniche novità
(7:26:47 AM) Lamo: C'è una riunione su Baghdad 2600? ;>
(7:28:04 AM) Manning: c'è solo un'altra persona che so che sa qualcosa di sicurezza informatica... è un analista SIGINT, ovviamente
(7:28:41 AM) Lamo: E' lui l'altro che gironzola sulla rete?
(7:29:26 AM) Manning: no… afaik, non gioca con le reti riservate… ma sono sicuro che ne sarebbe capace
(7:30:09 AM) Lamo: per cui è ragionevole immaginare che tu hai almeno tre persone che hanno un po' di conoscenza di sicurezza informatica
(7:31:15 AM) Manning: non capisco cosa stai dicendo
(7:31:23 AM) Manning: sicurezza informatica di cosa?
(7:31:29 AM) Manning: delle reti?
(7:32:13 AM) Manning: conosco un sacco di gente che si occupa di sicurezza informatica
(7:32:44 AM) Lamo: intendo dire, in un modo che si presterebbe a indire una riunione.
(7:33:33 AM) Lamo: sto scrivendo un messaggio cercando di organizzare riunioni globali per far incontrare un gruppo ristretto ~ (circa) 3000 persone con cui lavorare e da mandare in giro a evangelizzare, ce l'ho in testa
(7:33:50 AM) Manning: non proprio… diversi tipi di persone… sanno come fare, ma non lo fanno
(7:34:33 AM) Manning: non vorresti avere queste persone in una riunione
(7:34:48 AM) Manning: tuttavia… immagino tu li voglia

(8:01:30 AM) Lamo: Assange usa AIM o altri servizi di messaggistica? Mi piacerebbe chattare con lui uno di questi giorni su "opsec". Le mie sole credenziali a parte le intrusioni sono che l'Fbi non ha mai ottenuto i miei dati e non mi ha mai trovato, prima della mia resa condizionata, ma è già qualcosa.
(8:01:53 AM) Lamo: E i miei dati non sono mai stati ritrovati.
(8:02:07 AM) Manning: no, non usa AIM
(8:02:37 AM) Lamo: Come potrei contattarlo?
(8:02:59 AM) Manning: ti contatterebbe lui
(8:03:26 AM) Lamo: sono sempre riuscire a contattare chiunque.
(8:03:29 AM) Manning: lui usa OTR… ma non discute nulla di "OPSEC"
(8:03:42 AM) Lamo: ho messo all'angolo Ashcroft IRL, alla fine.
(8:04:19 AM) Manning: lui *potrebbe* usare il server ccc.de jabber… ma non l'hai saputo da me
(8:04:33 AM) Lamo: siamo intesi
(8:06:00 AM) Manning: vado a cena, ttyl
(8:06:18 AM) Lamo: www.facebook.com/photo.php
(8:06:47 AM) Lamo: nemmeno io ho passato la sicurezza, cioè, sì ;>
(8:06:52 AM) Lamo: buona cena.
(8:06:55 AM) Lamo: twys.
(9:12:38 AM) Manning: bk
(9:22:54 AM) Manning: interessante… uniforme da marine… illegale, ma sicuramente facile
(9:24:11 AM) Manning: perchè ashcroft?
(9:24:24 AM) Manning: oh, lascia perdere… DoJ
(9:24:29 AM) Manning: >sbadiglio<
(9:26:52 AM) Manning: non sono per nulla familiare con la roba dell'Fbi
(9:27:04 AM) Manning: gli americani hanno molti più diritti dei non americani
(9:31:42 AM) Manning: è terribile
(9:46:11 AM) Lamo: Il Dipartimento di Giustizia di Ashcroft ha cercato di usare il USA PATRIOT Act su di me.
(10:06:24 AM) Lamo: su che basi?
(10:12:34 AM) Manning: yeah
(10:12:57 AM) Lamo: sei battista per caso?
(10:13:34 AM) Manning: cresciuto cattolico… mai creduto una parola
(10:13:59 AM) Manning: sono senza dio…però direi che io abbia valori umanisti
(10:14:15 AM) Manning: fatti fare dei bigliettini identificativi con la scritta "Umanista" [...]

(10:17:56 AM) Manning: ero l'unica persona non-religiosa in città
(10:18:17 AM) Manning: più bigotti che persone…
(10:18:37 AM) Manning: ma li capisco
(10:18:53 AM) Manning: non sono cattivo con loro… loro *davvero* non sanno
(10:19:39 AM) Manning: sono educatamente in disaccordo… ma sono loro che sono a disagio quando faccio notare, molto educatamente, dei buoni argomenti…
(10:20:48 AM) Manning: (per argomenti, intendo dire fare domande multiple, con risposte ovvie, e poi fare una domanda che si basa sulle risposte alle domande precedenti che mettono in discussione la loro normale risposta alla stessa domanda)
(10:21:26 AM) Manning: [un esempio eccellente è qui: www.youtube.com/watch]
(10:28:21 AM) Manning: a proposito, il New Yorker pubblicherà un articolo di 10 mila parole su wl.org (WikiLeaks, ndr) il 30 maggio
(10:33:07 AM) Lamo: un momento
(10:33:30 AM) Manning: (apparecchio per rintracciare)
(10:37:28 AM) Manning: stai aumentando il livello di sicurezza? [quantifica]

<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:metricconverter ProductID="25 m" w:st="on">25 m</st1:metricconverter>aggio<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p>
Lamo chiede a Manning se non lo preoccupa l’idea che l’esercito possa aprire un’inchiesta penale sulle indagini di Vikileaks. Manning risponde che ogni prova delle sue attività è stata cancellata dai suoi computer. Parla anche del video sull’ Iraq che ha dato a Wikileaks e di quanto si senta vicino all caporale Ethan McCord, che nel video si vede mentre prende in braccio da un furgone un bambino ferito. Manning ha aggiunto McCord tra i suoi amici di Facebook dopo la divulgazione del video.
(02:03:10 AM) Manning: incredibile come va il mondo
(02:03:27 AM) Manning: bastano sei gradi di separazione per arrivare a un livello del tutto nuovo
(02:04:12 AM) Lamo: hey, <st1:City w:st="on"><st1:place w:st="on">vacaville</st1:place></st1:City><o:p></o:p>
(02:04:18 AM) Lamo: ehm<o:p></o:p>
(02:04:23 AM) Lamo: <st1:City w:st="on"><st1:place w:st="on">vacaville</st1:place></st1:City><o:p></o:p>
(02:05:12 AM) Manning: sembra la trama di un libro per come è successo
(02:07:41 AM) Manning: i fatti risalgono al 2007, ho visto il video nel 2009 senza alcun contesto, faccio ricerche, mando informazioni agli attivisti del FOI (freedom of information), ci vogliono ricerche più approfondite, nel 2010 il video viene divulgato, le persone coinvolte si fanno avanti per discutere l’accaduto, io vedo questo, li aggiungo anche come amici di Facebook e nessuno di loro da chi sono<o:p></o:p>
(02:08:37 AM) Manning: loro entrano nella mia vita, io entro nella loro e di nuovo loro interagiscono con me, e il cerchio di chiude
(02:08:58 AM) Lamo: Buffa la vita
(02:09:24 AM) Lamo: non hai paura che il Cid (Criminal Investigation Department) ficchi il naso nei tuoi rapporti con Wiki? Io sono un po’ paranoico.
(02:09:40 AM) Manning: Non ci sono inchieste aperte
(02:10:28 AM) Manning: Il Dipartimento di Stato è strafottuto, non sono loro che pensano di ritrovare le tracce di qualsiasi cosa…
(02:10:44 AM) Lamo: E un’indagine del Congresso?
(02:10:51 AM) Manning: Potrebbe esserci e potrebbero unire le forze per capire che è successo
(02:11:23 AM) Manning: Avranno preso nota, ma questo non influisce sulle operazioni
(02:11:48 AM) Manning: sì, c’è stato un danno evidente ma non sono cresciuti gli attacchi nè la retorica...
(02:12:10 AM) Lamo: *vero*
(02:12:34 AM) Manning: Uno sforzo congiunto sarebbe semplicemente un atto politico, un “come possiamo evitare che tutto questo si ripeta”
(02:12:46 AM) Manning: E per quanto riguarda i dispacci del Dipartimento di Stato?
(02:13:12 AM) Lamo: Arrivavano da lì? ?
(02:13:21 AM) Manning: sì<o:p></o:p>
(02:13:25 AM) Manning: Dipartmento di Stato<o:p></o:p>
(02:13:29 AM) Lamo: sono pur sempre un hacker professionista
(02:13:51 AM) Lamo: come mai il tuo lavoro ti permette di avere questo accesso?
(02:13:59 AM) Lamo: Stati Uniti a parte.
(02:14:03 AM) Manning: perché ho una workstation<o:p></o:p>
(02:14:15 AM) Lamo: e la Banca Mondiale?
(02:14:17 AM) Manning: *ce l’ho*<o:p></o:p>
(02:14:36 AM) Lamo: E hai questi dati in memoria?
(02:14:54 AM) Manning: avevo due computer… uno collegato a SIPRNET, l’altro a JWICS…
(02:15:07 AM) Manning: no, sono portatili governativi
(02:15:18 AM) Manning: sono stati puliti
(02:15:22 AM) Manning: grazie al sistema di sicurezza
(02:15:57 AM) Manning: la prova è stata distrutta, dal sistema stesso
(02:16:10 AM) Lamo: Ma li divulgherai questi dispacci.
(02:16:26 AM) Manning: oh no… sono relazioni
(02:16:34 AM) Lamo: ah
(02:16:38 AM) Manning: dispaccio del Dipartimento di Stato = Memorandum
(02:16:48 AM) Lamo: e dispacci d’ambasciata?
(02:16:54 AM) Manning: sì<o:p></o:p>
(02:17:00 AM) Manning: <st1:metricconverter ProductID="260,000 in" w:st="on">260,000 in</st1:metricconverter> tutto<o:p></o:p>
(02:17:10 AM) Manning: l’ho detto prima<o:p></o:p>
(02:17:14 AM) Lamo: sì
(02:17:31 AM) Lamo: salvati in locale o recuperabili?
(02:17:35 AM) Manning: dritti nel cesso=P
(02:17:43 AM) Manning: non ne ho più nemmeno una copia
(02:17:59 AM) Lamo: *bene*
(02:18:09 AM) Manning: erano salvati in un server centralizzato…
(02:18:34 AM) Lamo: che pensavi di farne allora?
(02:18:36 AM) Manning: era totalmente vulnerabile
(02:20:57 AM) Manning: bè, sono stati mandati a WL (WikiLeaks
(02:21:18 AM) Manning: e ora sa dio che succede
(02:22:27 AM) Manning: speriamo che ci siano dibattiti, scandalo, riforme
(02:23:06 AM) Manning: se no siamo fottuti
(02:23:18 AM) Manning: come specie
(02:24:13 AM) Manning: mi dimetto dalla società civile se nno succede nulla
(02:24:58 AM) Manning: le reazioni al video mi hanno dato un’immensa speranza. La CNN era sopraffatta… Twitter è esploso…
(02:25:18 AM) Manning: chi l’ha visto sa che c’è è successo qualcosa di sbagliato
(02:26:10 AM) Manning: Il Washington Post l’ha preso… David Finkel ha comprato una copia mentre lì embedded
(02:26:36 AM) Manning: [questo anche spiega perché non c’è nessuna inchiesta]
(02:28:10 AM) Manning: voglio che la gente veda la verità… non importa chi sono… perché senza l’informazione non puoi prendere decisioni sensate
(02:28:10 AM) Lamo : Non sono qui, ora
(02:28:50 AM) Manning: se avessi saputo prima quello che so adesso, questo genere di cose
(02:29:31 AM) Manning: o forse sono solo giovane, ingenuo e stupido…
(02:30:09 AM) Lamo: tu che dici, quale di questr?
(02:30:29 AM) Manning: spero la prima
(02:30:53 AM) Manning: non certo l’ultima
(02:31:06 AM) Manning: perché se è così siamo fottuti
(02:31:12 AM) Manning: (come società)<o:p></o:p>
(02:31:49 AM) Manning: e non lo voglio credere
(02:32:53 AM) Manning: vado a mangiare, a dopo



Manning discussed his growing disillusionment with the Army and U.S. foreign policy. He also addressed the lack of security at the base that allowed him to siphon material from classified networks without being noticed and described methods for delivering data to Wikileaks. He asserted that any incriminating evidence of his activity had already been “zeroed” out.

(02:26:01 PM) Manning: i dont believe in good guys versus bad guys anymore… i only a plethora of states acting in self interest… with varying ethics and moral standards of course, but self-interest nonetheless
(02:26:18 PM) Manning: s/only/only see/
(02:26:47 PM) Lamo: the tm meant i was being facetious
(02:26:59 PM) Manning: gotchya
(02:27:47 PM) Manning: i mean, we’re better in some respects… we’re much more subtle… use a lot more words and legal techniques to legitimize everything
(02:28:00 PM) Manning: its better than disappearing in the middle of the night
(02:28:19 PM) Manning: but just because something is more subtle, doesn’t make it right
(02:29:04 PM) Manning: i guess im too idealistic
(02:31:02 PM) Manning: i think the thing that got me the most… that made me rethink the world more than anything
(02:35:46 PM) Manning: was watching 15 detainees taken by the Iraqi Federal Police… for printing “anti-Iraqi literature”… the iraqi federal police wouldn’t cooperate with US forces, so i was instructed to investigate the matter, find out who the “bad guys” were, and how significant this was for the FPs… it turned out, they had printed a scholarly critique against PM Maliki… i had an interpreter read it for me… and when i found out that it was a benign political critique titled “Where did the money go?” and following the corruption trail within the PM’s cabinet… i immediately took that information and *ran* to the officer to explain what was going on… he didn’t want to hear any of it… he told me to shut up and explain how we could assist the FPs in finding *MORE* detainees…
(02:35:46 PM) Lamo : I’m not here right now
(02:36:27 PM) Manning: everything started slipping after that… i saw things differently
(02:37:37 PM) Manning: i had always questioned the things worked, and investigated to find the truth… but that was a point where i was a *part* of something… i was actively involved in something that i was completely against…
(02:38:12 PM) Lamo: That could happen in Colombia.
(02:38:21 PM) Lamo: Different cultures, dude.
(02:38:28 PM) Lamo: Life is cheaper.
(02:38:34 PM) Manning: oh im quite aware
(02:38:45 PM) Lamo: What would you do if your role /w Wikileaks seemed in danger of being blown?
(02:38:48 PM) Manning: but i was a part of it… and completely helpless…
(02:39:01 PM) Lamo: sometimes we’re all helpless
(02:39:34 PM) Manning: try and figure out how i could get my side of the story out… before everything was twisted around to make me look like Nidal Hassan
(02:40:15 PM) Manning: i dont think its going to happen
(02:40:26 PM) Manning: i mean, i was never noticed
(02:41:10 PM) Manning: regularly ignored… except when i had something essential… then it was back to “bring me coffee, then sweep the floor”
(02:42:24 PM) Manning: i never quite understood that
(02:42:44 PM) Manning: felt like i was an abused work horse…
(02:43:33 PM) Manning: also, theres god awful accountability of IP addresses…
(02:44:47 PM) Manning: the network was upgraded, and patched up so many times… and systems would go down, logs would be lost… and when moved or upgraded… hard drives were zeroed
(02:45:12 PM) Manning: its impossible to trace much on these field networks…
(02:46:10 PM) Manning: and who would honestly expect so much information to be exfiltrated from a field network?
(02:46:25 PM) Lamo: I’d be one paranoid boy in your shoes.
(02:47:07 PM) Manning: the CM video came from a server in our domain! and not a single person noticed
(02:47:21 PM) Lamo: CM?
(02:48:17 PM) Manning: Apache Weapons Team video of 12 JUL 07 airstrike on Reuters Journos… some sketchy but fairly normal street-folk… and civilians
(02:48:52 PM) Lamo: How long between the leak and the publication?
(02:49:18 PM) Manning: some time in february
(02:49:25 PM) Manning: it was uploaded
(02:50:04 PM) Lamo: uploaded where? how would i transmit something if i had similarly damning data
(02:51:49 PM) Manning: uhm… preferably openssl the file with aes-256… then use sftp at prearranged drop ip addresses
(02:52:08 PM) Manning: keeping the key separate… and uploading via a different means
(02:52:31 PM) Lamo: so i myself would be SOL w/o a way to prearrange
(02:54:33 PM) Manning: not necessarily… the HTTPS submission should suffice legally… though i’d use tor on top of it…
(02:54:43 PM) Manning: but you’re data is going to be watched
(02:54:44 PM) Manning: *your
(02:54:49 PM) Manning: by someone, more than likely
(02:54:53 PM) Lamo: submission where?
(02:55:07 PM) Manning: wl.org submission system
(02:55:23 PM) Lamo: in the massive queue?
(02:55:54 PM) Manning: lol, yeah, it IS pretty massive…
(02:55:56 PM) Manning: buried
(02:56:04 PM) Manning: i see what you mean
(02:56:35 PM) Manning: long term sources do get preference… i can see where the “unfairness” factor comes in
(02:56:53 PM) Lamo: how does that preference work?
(02:57:47 PM) Manning: veracity… the material is easy to verify…
(02:58:27 PM) Manning: because they know a little bit more about the source than a purely anonymous one
(02:59:04 PM) Manning: and confirmation publicly from earlier material, would make them more likely to publish… i guess…
(02:59:16 PM) Manning: im not saying they do… but i can see how that might develop
(03:00:18 PM) Manning: if two of the largest public relations “coups” have come from a single source… for instance
(03:02:03 PM) Manning: you yeah… purely *submitting* material is more likely to get overlooked without contacting them by other means and saying hey, check your submissions for x…


Manning described the first time he watched the Iraq video, after finding it in a network directory where an Army JAG officer left it. He speculated that Washington Post writer and book author David Finkel already had a copy of the video when he wrote his book The Good Soldiers, published last year. (Finkel addressed this issue recently.)

(03:07:26 PM) Manning: i recognized the value of some things…
(03:07:33 PM) Manning: knew what they meant… dug deeper
(03:07:53 PM) Manning: i watched that video cold, for instance
(03:10:32 PM) Manning: at first glance… it was just a bunch of guys getting shot up by a helicopter… no big deal… about two dozen more where that came from right… but something struck me as odd with the van thing… and also the fact it was being stored in a JAG officer’s directory… so i looked into it… eventually tracked down the date, and then the exact GPS co-ord… and i was like… ok, so thats what happened… cool… then i went to the regular internet… and it was still on my mind… so i typed into goog… the date, and the location… and then i see this www.nytimes.com/2007/07/13/world/middleeast/13iraq.html
(03:11:07 PM) Manning: i kept that in my mind for weeks… probably a month and a half… before i forwarded it to [Wikileaks]
(03:11:54 PM) Manning: then there was the Finkel book
(03:12:16 PM) Manning: im almost certain he had a copy


Manning discussed how common and easy it was for soldiers to bring removable media into their work environment, making it easy for him, or anyone else, to siphon data from classified networks without raising suspicion.

(01:52:30 PM) Manning: funny thing is… we transffered so much data on unmarked CDs…
(01:52:42 PM) Manning: everyone did… videos… movies… music
(01:53:05 PM) Manning: all out in the open
(01:53:53 PM) Manning: bringing CDs too and from the networks was/is a common phenomeon
(01:54:14 PM) Lamo: is that how you got the cables out?
(01:54:28 PM) Manning: perhaps
(01:54:42 PM) Manning: i would come in with music on a CD-RW
(01:55:21 PM) Manning: labelled with something like “Lady Gaga”… erase the music… then write a compressed split file
(01:55:46 PM) Manning: no-one suspected a thing
(01:55:48 PM) Manning: =L kind of sad
(01:56:04 PM) Lamo: and odds are, they never will
(01:56:07 PM) Manning: i didnt even have to hide anything
(01:56:36 PM) Lamo: from a professional perspective, i’m curious how the server they were on was insecure
(01:57:19 PM) Manning: you had people working 14 hours a day… every single day… no weekends… no recreation…
(01:57:27 PM) Manning: people stopped caring after 3 weeks
(01:57:44 PM) Lamo: i mean, technically speaking
(01:57:51 PM) Lamo: or was it physical
(01:57:52 PM) Manning: >nod<
(01:58:16 PM) Manning: there was no physical security
(01:58:18 PM) Lamo: it was physical access, wasn’t it
(01:58:20 PM) Lamo: hah
(01:58:33 PM) Manning: it was there, but not really
(01:58:51 PM) Manning: 5 digit cipher lock… but you could knock and the door…
(01:58:55 PM) Manning: *on
(01:59:15 PM) Manning: weapons, but everyone has weapons
(02:00:12 PM) Manning: everyone just sat at their workstations… watching music videos / car chases / buildings exploding… and writing more stuff to CD/DVD… the culture fed opportunities
(02:01:44 PM) Manning: hardest part is arguably internet access… uploading any sensitive data over the open internet is a bad idea… since networks are monitored for any insurgent/terrorist/militia/criminal types
(02:01:52 PM) Lamo: tor?
(02:02:13 PM) Manning: tor + ssl + sftp
(02:02:33 PM) Lamo: *nod*
(02:03:05 PM) Lamo: not quite how i might do it, but good
(02:03:22 PM) Manning: i even asked the NSA guy if he could find any suspicious activity coming out of local networks… he shrugged and said… “its not a priority”
(02:03:53 PM) Manning: went back to watching “Eagle’s Eye”


(02:12:23 PM) Manning: so… it was a massive data spillage… facilitated by numerous factors… both physically, technically, and culturally
(02:13:02 PM) Manning:: perfect example of how not to do INFOSEC
(02:14:21 PM) Manning: listened and lip-synced to Lady Gaga’s Telephone while exfiltratrating possibly the largest data spillage in american history
(02:15:03 PM) Manning: pretty simple, and unglamorous
(02:16:37 PM) Manning: *exfiltrating
(02:17:56 PM) Manning: weak servers, weak logging, weak physical security, weak counter-intelligence, inattentive signal analysis… a perfect storm
(02:19:03 PM) Manning: >sigh<
(02:19:19 PM) Manning: sounds pretty bad huh?
(02:20:06 PM) Lamo: kinda :x
(02:20:25 PM) Manning: :L
(02:20:52 PM) Lamo: i mean, for the .mil
(02:21:08 PM) Manning: well, it SHOULD be better
(02:21:32 PM) Manning: its sad
(02:22:47 PM) Manning: i mean what if i were someone more malicious
(02:23:25 PM) Manning: i could’ve sold to russia or china, and made bank?
(02:23:36 PM) Lamo: why didn’t you?
(02:23:58 PM) Manning: because it’s public data
(02:24:15 PM) Lamo: i mean, the cables
(02:24:46 PM) Manning: it belongs in the public domain
(02:25:15 PM) Manning: information should be free
(02:25:39 PM) Manning: it belongs in the public domain
(02:26:18 PM) Manning: because another state would just take advantage of the information… try and get some edge
(02:26:55 PM) Manning: if its out in the open… it should be a public good
(02:27:04 PM) Manning: *do the
(02:27:23 PM) Manning: rather than some slimy intel collector
(02:29:18 PM) Manning: im crazy like that



(03:38:07 PM) Manning: its not much of a pic, but here’s harry ponting farm4.static.flickr.com/3161/2814062024_c39d25f27d.jpg the man who’s mission it is to sell the benefits of NCD throughout the State Department, Military, and IC
(03:38:18 PM) Manning: i feel terribly, terribly sorry for the guy :(
(03:39:17 PM) Manning: im not a bad person, i keep track of everything
(03:39:30 PM) Manning: i watch the whole thing unfold… from a distance
(03:40:07 PM) Manning: i read what everyone says… look at pictures… keep tabs… and feel for them
(03:40:18 PM) Manning: since im basically playing a vital role in their life
(03:40:29 PM) Manning: without ever meeting them
(03:40:53 PM) Manning: i was like that as an intelligence analyst as well
(03:41:09 PM) Lamo: i know the feeling, in a way.
(03:41:44 PM) Manning: most didnt care… but i knew, i was playing a role in the lives of hundreds of people, without them knowing them… but i cared, and kept track of some of the details, make sure everybody was okay
(03:42:07 PM) Manning: them knowing me
(03:43:27 PM) Manning: i dont think of myself as playing “god” or anything, because im not… im just playing my role for the moment… i dont control the way they react
(03:44:15 PM) Manning: there are far more people who do what i do, in state interest, on daily basis, and dont give a fuck
(03:45:01 PM) Manning: thats how i try to separate myself
(03:45:13 PM) Manning: from my (former) colleagues



Lamo asked what additional material Manning gave to Julian Assange at Wikileaks.

(04:32:05 PM) Manning: oh, the JTF GTMO papers… Assange has those too
(04:32:16 PM) Lamo: Read it.
(04:33:21 PM) Lamo: Anything else interesting on his table, as a former collector of interesting .com info?
(04:33:44 PM) Manning: idk… i only know what i provide him xD
(04:34:14 PM) Lamo: what do you consider the highlights?
(04:35:31 PM) Manning: The Gharani airstrike videos and full report, Iraq war event log, the “Gitmo Papers”, and State Department cable database
(04:35:50 PM) Lamo: Not too shabby.
(04:36:03 PM) Manning: thats just me….
(04:36:26 PM) Manning: idk about the rest… he *hopefully* has more


(04:42:16 PM) Manning: im not sure whether i’d be considered a type of “hacker”, “cracker”, “hacktivist”, “leaker” or what…
(04:42:26 PM) Manning: im just me… really
(04:44:21 PM) Manning: starts off like every physics / astro class intro… ever
(04:44:21 PM) Lamo : I’m not here right now
(04:44:45 PM) Manning: albeit without the algebraic proofs
(04:45:20 PM) Lamo: or a spy :)
(04:45:48 PM) Manning: i couldn’t be a spy…
(04:45:59 PM) Manning: spies dont post things up for the world to see
(04:46:14 PM) Lamo: Why? Wikileaks would be the perfect cover
(04:46:23 PM) Lamo: They post what’s not useful
(04:46:29 PM) Lamo: And keep the rest



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