lunedì 13 dicembre 2010

Mussolini-Carfagna, nuova lite sulla vajassa

Corriere della sera

Fassino cita l'insulto usato dal ministro e l'ex An s'infuria con entrambi. «Ho detto cretina a Mara»


Nuova lite Mussolini-Carfagna. Ancora una volta il pomo della discordia è stato quel famigerato termine vajassa usato dal ministro in una intervista per definire la deputata del Pdl. Ma questa volta ad accendere la miccia delle polemiche ci ha pensato il democratico Piero Fassino.

I FATTI -Durante la discussione alla Camera sulle mozioni di sfiducia al governo, l'ultimo segretario dei Ds stava attaccando il governo quando la nipote del Duce ha cominciato a interromperlo. Impassibile, Fassino ha ad un centro punto apostrofato la deputata: «Onorevole Mussolini, il ministro Carfagna l'ha già definita egregiamente...», evocando l'appellativo di vajassa con cui a lei si era riferita il ministro per le Pari Opportunità.

L'IRA DI ALESSANDRA - La reazione della nipote del Duce è stata immediata: La Mussolini si è messa a correre verso Fassino «scartando» atleticamente in mezzo all'emiciclo Gianni Paladini, mentre Gianfranco Fini la invitava alla calma. Solo un commesso è riuscita a bloccarla ai piedi dei banchi del Pd, ma quasi del tutto inutilmente: la Mussolini ha afferrato un telefonino sul banco di Ileana Argentin e ha fatto come per lanciarlo a Fassino che, intanto, si scusava.




A questo punto, l'ira della deputata del Pdl si è rivolta alla Carfagna: «Hai visto cosa hai fatto, sei una cretina», le ha detto, ricostruendo l'episodio con i giornalisti in Transatlantico. «Le ho dato della cretina - ha ribadito ai cronisti - e lei ha spalancato quegli occhi da civetta». La parlamentare del Pdl si è poi sfogata alla buvette con il ministro Romani: «Hai visto cosa ha fatto quella cretina - ha detto al titolare del ministero dello Sviluppo - adesso vado a prenderla a calci». Laconico il commento di Romani: «Ma Alessandra - le ha detto - con tutti i problemi che abbiamo...».


Redazione online
13 dicembre 2010

I commercianti denunciano il pizzo Salta la rete dei Lo Piccolo: 63 arresti

di Redazione


Dimezzata la rete delle famiglie di San Lorenzo che ricadono nel mandamento mafioso dei Lo Piccolo


Palermo - Una maxi operazione antimafia a Palermo ha smantellato il mandamento guidato dai boss Salvatore Lo Piccolo e dal figlio Sandro. Si occupavano della riscossione del pizzo dei commercianti che non volevano piegarsi alla mafia, ora 63 persone sono finite in carcere dimezzando le famiglie di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi che ricadono nel mandamento mafioso controllato dai Lo Piccolo fino al momento del loro arresto, avvenuto il 5 novembre del 2007. Nella complessa attività di intelligence della polizia scoperto pure il pizzo sui lavori all'aeroporto Falcone Borsellino.

I nomi indicati nei pizzini Una certosina attività di riscontro dei nomi in codice indicati nei pizzini, custoditi gelosamente dai Lo Piccolo, ha consentito di decifrare i nomi e i cognomi degli affiliati alla cosca. Sono stati così identificati i soggetti indicati, ad esempio come "Y" o "Camion", ritenuti responsabili di estorsioni, traffico di stupefacenti ed altre ipotesi di reato. In alcuni casi il personale specializzato della scientifica è riuscito a ricostruire alcune trame mafiose della famiglia, estrapolando i dati contenuti nel nastro di una macchina da scrivere utilizzata dai Lo Piccolo, reso apparentemente inservibile e gettato tra i rifiuti.  

video


Le estorsioni controllate dal boss Gli investigatori hanno così accertato una serie di estorsioni messe a segno nel mandamento mafioso controllato dai boss. In alcuni casi è stato pagato il pizzo da imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell'aeroporto di Palermo, nella realizzazione di una caserma militare e di un asilo materno. Gli investigatori hanno trovato ulteriori riscontri anche in relazione al quadro probatorio connesso all'uccisione del boss di Resuttana Giovanni Bonanno ed al successivo occultamento del suo cadavere, sotterrato in un terreno destinato a lottizzazione nel territorio di Carini. E' stata fatta luce anche sul disegno dei Lo Piccolo di monopolizzare il mercato palermitano del traffico delle sostanze stupefacenti, invadendolo con la cocaina proveniente dal Sud-America tramite i porti olandesi, come hanno confermato recenti indagini della polizia a Milano.

Il duro colpo a Cosa nostra Con il blitz odierno gli uomini della Squadra Mobile hanno inflitto un duro colpo all'establishment di Cosa nostra che, grazie alle precedenti operazioni condotte nel corso delle prime fasi dell'inchiesta "Addiopizzo", ha complessivamente portato all'arresto di 184 persone, all'individuazione dei responsabili di 87 estorsioni, alla escussione testimoniale di 232 persone sentite come parti offese o informate sui fatti, alla collaborazione di 61 operatori economici alle indagini di polizia, al sequestro di 15 società con fatturati di svariati milioni di euro.

La complessa operazione di intelligence L'operazione si inquadra nell'ambito delle indagini condotte dalla sezione Criminalità organizzata sul mandamento mafioso di Tommaso Natale e rappresenta l'ultima tranche delle inchieste denominate "Addiopizzo". La complessa attività di intelligence della polizia si è avvalsa, infatti, anche della attività di supporto e sensibilizzazione svolta dall'associazione Addio Pizzo, che ha convinto numerosi commercianti e imprenditori vittime del racket delle estorsioni a collaborare con gli investigatori. Le indagini hanno consentito di accertare una sistematica aggressione nei confronti delle più svariate attività economiche (hotel, imprese edili, attività commerciali, lavori di urbanizzazione, cantieri nautici, discoteche) da parte degli uomini di Cosa nostra su un territorio che spaziava dal capoluogo sino ai paesi della costa occidentale della provincia di Palermo.

Caso Tommy, confermato l'ergastolo per Alessi

di Redazione


E' stata confermata in Cassazione la condanna all'ergastolo per Mario Alessi, l'uomo accusato dell'omicidio e del rapimento di Tommaso Alessi. E' stata invece annullata la condanna a 30 anni per la sua compagna Antonella Conserva



 
Clicca per ingrandire


Roma - 
Confermata dalla Cassazione la condanna all’ergastolo per Mario Alessi, il manovale pregiudicato accusato dell’omicidio e del rapimento del piccolo Tommaso Onofri, il 2 marzo 2006 a Casal Baroncolo (Parma). La Cassazione ha invece annullato con rinvio, ad altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Bologna, la condanna a 30 anni di reclusione per la sua convivente e complice Antonella Conserva. Per lei ci sarà dunque un nuovo processo per chiarire la sua responsabilità nella vicenda.




Powered by ScribeFire.

Natale, scuola di Livorno vieta i canti religiosi

di Redazione


I genitori degli alunni di una scuola hanno ricevuto un avviso: "A tutti gli eventi non saranno fatti canti religiosi, nel rispetto delle religioni di tutti, ma solo canti natalizi". La preside: "L’obiettivo del concerto da anni è riunire i vari percorsi educativi". Scoppia la polemica



 
Clicca per ingrandire
 

Livorno - Ci risiamo. Ancora una volta qualcuno ha pensato che, per non turbare la sensibilità dei non cristiani, è giusto che, a scuola, i bimbi non festeggino secondo le nostre tradizioni. Era già accaduto, negli anni scorsi, coi presepi. Ora la storia si ripete con i canti di Natale. "A tutti gli eventi non saranno fatti canti religiosi, nel rispetto delle religioni di tutti, ma solo canti natalizi": è l’avviso scritto che hanno ricevuto alcune famiglie di una scuola elementare di Livorno da una rappresentante dopo un consiglio interclasse. In realtà nel programma dei concerti dei prossimi giorni ci sono anche delle canzoni che rimandano alla tradizione cristiana.

La preside In ogni caso la preside Manuela Mariani, che di quell’avviso dice di non sapere nulla, non nega lo spirito che la sua scuola intende seguire: "L’obiettivo del concerto da anni è riunire i vari percorsi educativi. È un lavoro di continuità che parte da settembre, con un lungo periodo di preparazione che serve a far partecipare tutti. Mi dispiacerebbe, anzi, che un’eventuale scelta inversa causasse l’esclusione di qualcuno. Per questo il ragionamento, durante quella riunione, sarà stato di scegliere canti attinenti al Natale che non fossero lesivi delle fedi altrui".

Il concerto di lunedi Nella scuola Thouar del quartiere popolare delle Sorgenti sono iscritti oltre 300 alunni e alcuni arrivano da famiglie di confessione ortodossa e geoviana, ma anche musulmana. Al concerto di Natale di lunedì prossimo parteciperanno peraltro anche gli alunni delle scuole materna e media che fanno parte dello stesso istituto comprensivo. Nel programma compaiono titoli di canti natalizi di chiara tradizione cristiana, come "O notte di Natale" o "Va, dillo alla montagna".





Powered by ScribeFire.

Evira il fidanzato della figlia per impedire la relazione fra i due

Corriere della sera


Il padre, 47 anni, non voleva che la ragazza di 17 anni
vedesse l'uomo, di 57. È stato aiutato da due colleghi



GERMANIA



MILANO - Prima ha tentato le vie legali chiedendo soccorso alla polizia. Quando poi ha visto che gli agenti non avrebbero potuto aiutarlo, ha deciso di farsi giustizia da solo. Helmut Seifert, cittadino quarantasettenne di Bielefeld, Germania, non riusciva ad accettare che sua figlia, una ragazza di soli 17 anni, avesse una relazione sentimentale con un uomo molto più adulto di lei. Per porre fine a questa storia «molesta», si è presentato nella casa del cinquantasettenne Phillip Genscher e lo ha evirato con un coltello da cucina.

SPEDIZIONE PUNITIVA - Questa cruenta storia risale allo scorso 2 novembre, ma è stata resa pubblica dalle autorità solo nei giorni scorsi. I poliziotti della città che si trova nello stato del Nord Reno-Westfalia hanno raccontato che Seifert sarebbe passato prima in commissariato per presentare il problema. Quando i poliziotti gli hanno fatto capire che non potevano fare nulla perché in questa anomala storia sentimentale non c'era nulla di illegale (la legge tedesca stabilisce che il rapporto non è punibile se questo avviene in modo consenziente e la persona anziana non paga per ottenere servizi sessuali) il quarantasettenne è tornato nella fabbrica dove lavora e ha ideato la spedizione punitiva. Come si legge in un comunicato della polizia, «l'uomo avrebbe reclutato due colleghi di lavoro e poi assieme a loro si sarebbe diretto vero la casa della vittima». Una volta nell'abitazione i tre avrebbero costretto il cinquantasettenne a togliersi i pantaloni. Quindi lo avrebbero legato e poi Seifert avrebbe cacciato dalla tasca il lungo coltello evirando la vittima. Secondo il racconto degli agenti il padre della ragazza «avrebbe portato via con sé i testicoli mozzati».

CONFESSIONE - La vittima avrebbe perso molto sangue, ma fortunatamente i soccorsi sono arrivati prima che fosse troppo tardi. Seifert è stato poco dopo arrestato dalla polizia. Non ha opposto resistenza e si è dichiarato immediatamente colpevole. Agli agenti avrebbe confessato: «Ho ricevuto una telefonata anonima a casa e mi hanno detto che mia figlia ha una relazione con un uomo di 40 anni più vecchio di lei. Sono venuto in commissariato, ma mi avete detto che non potevate impedire questa relazione. Allora l'ho fatto io. L'ho visto come il mio dovere di padre». Seifert non ha voluto confessare chi fossero i suoi due complici. Sarà processato l'anno prossimo per tentato omicidio.


Francesco Tortora
13 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Troppa neve sullo stadio: spettacolare crollo della copertura del Metrodome

Il Mattino


MINNEAPOLIS (13 dicembre) - La neve è bella, ma quando è troppa può provocare dei grossi danni. In pratica quello che è successo allo stadio Hubert H. Humphrey Metrodome di Minneapolis . Mentre l'impianto è ancora vuoto le telecamere riprendono uno strano avvenimento: il tetto inizia a cedere, con qualche "chicco" di neve che inizia a cadere sul manto erboso. Ma quando la zona centrale del tetto, la parte più sotto pressione, cede del tutto, una montagna di neve precipita sul prato,, imbiancandolo








Powered by ScribeFire.

Denuncia dei verdi: animalisti picchiati dai vetturini delle botticelle

Il Messaggero





ROMA (13 dicembre) - Ferdinando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio, ha denunciato l'aggressione di alcuni animalisti da parte di vetturini a Piazza di Spagna senza che i vigili siano intervenuti: «L'aggressione subita oggi da un gruppo degli Animalisti Italiani che manifestavano per la chiusura delle botticelle rappresenta un fatto gravissimo su cui è necessario fare chiarezza e verificare le responsabilità. Alcuni manifestanti sono stati aggrediti dai vetturini delle botticelle presenti in piazza di Spagna, a quanto si apprende, sotto gli occhi di alcuni vigili urbani che non sono intervenuti».

Bonessio racconta i particolari: «Un manifestante è stato sbattuto per terra, ed altri sono stati rincorsi e minacciati anche dopo la manifestazione. Inoltre apprendiamo che oltre al consigliere regionale della Regione Abruzzo dei Verdi Walter Caporale, sarebbe stato identificato dalla polizia municipale anche un fotografo. Si tratta di un fatto gravissimo, che segnala un pesante clima di intolleranza nella città di Roma. Oltre alla nostra solidarietà agli Animalisti Italiani - conclude il presidente regionale dei Verdi - chiediamo al sindaco Alemanno, agli assessori alla Mobilità e all'Ambiente, di mobilitarsi per dare vita a un tavolo di confronto e porre fine ad una pratica anacronistica, affinché questa possa essere convertita in altre offerte ed iniziative turistiche in favore della città».




Powered by ScribeFire.

Loch Ness, giallo infinito: spuntano due nuovi video

di Redazione


Il giallo continua. Poco importa che battelli, sommergibili e sub abbiano scandagliato, metro dopo metro, tutto il fondale del celeberrimo lago scozzese. Un pescatore in pensione sostiene di essere in possesso di due filmati del mostro di Loch Ness



Edimburgo - Il giallo continua. Poco importa che battelli, sommergibili e sub abbiano scandagliato, metro dopo metro, tutto il fondale del celeberrimo lago scozzese. L'idea che tra le brume possa apparire improvvisamente il collo allungato di Nessie continua a piacere. Rilancia un vecchio detetctive in pensione, questa votla.
Simon Dinsdale, ha affermato parlando alla Bbc che Nessie è stato "avvistato" e filmato due volte. Dinsdale si riferisce a due spezzoni di circa due minuti girati da suo padre, Tim Dinsdale (un celebre cacciatore del mostro di Loch Ness), filmati sulla cui autenticità Simon sembra pronto a mettere la mano sul fuoco.

Filmati autentici Lui stesso, infatti, accompagnando il padre nelle sue ricerche avrebbe visto con i propri occhi l’animale. Nell’intervista alla Bbc Simon ricorda con precisione quei momenti: "Vidi un oggetto immenso, straordinario, sembrava come il dorso di un enorme animale... ero molto vicino, a meno di un metro dall’acqua, e l’ho visto girarsi....aveva una macchia sul fianco destro, l’ho potuta scorgere chiaramente". Il padre di Simon, Tim, un ex ingegnere aeronautico della Raf morto nel 1987, avrebbe realizzato le sue riprese nel 1960.




Powered by ScribeFire.

Desaparecidos, arrestato a Rio il torturatore degli italiani

Il Messaggero

Comandava un centro clandestino di detenzione e tortura





SAN PAOLO (13 dicembre) - Un sessantenne argentino, Cesar Alejandro Enciso, accusato di massacro, sequestro di persona e omicidio di cittadini italiani residente in Argentina durante la dittatura militare in quel paese negli anni 70, è stato arrestato a Rio de Janeiro per ordine di cattura internazionale emesso dalla giustizia italiana. Lo annuncia il quotidiano brasiliano Estado de S.Paulo.

La cattura è avvenuta nel quartiere di Santa Teresa il 30 novembre. Enciso si faceva chiamare in Brasile Domingo Echebaster e lavorava come fotografo di gare nautiche. Usava anche il nome, sempre falso, di Horacio Andres Rios Pino. In realtà Enciso era genero del generale Otto Paladino che, secondo il giornale argentino Pagina 12, comandava un centro clandestino di detenzione e tortura della dittatura argentina (1976-83) conosciuto come Automotores Orletti. Viveva in Brasile da circa 20 anni. Ha una figlia brasiliana di 15 anni che impedirebbe la sua espulsione ma non l'estradizione, scrive ancora l'Estado. Il repressore della dittatura militare argentina parlava poco con i suoi amici del suo passato, ma diceva di essere appartenuto a un gruppo di sinistra contrario alla dittatura. Enciso è accusato anche di carcere privato, tortura e crimini contro l'umanità.

Carmen Lucia, ministro del Supremo Tribunale Federale (Stf) di Brasilia, è convinta che «i fatti delittuosi che hanno motivato il decreto dell'arresto da parte della giustizia straniera soddisfano le esigenze della legge brasiliana per la prigione preventiva ai fini dell'estradizione». Ora il governo italiano ha tempo 40 giorni per inviare al Stf la richiesta di estradizione. Secondo il suo avvocato brasiliano, Rogerio Pires Thomaz, Enciso è rimasto sorpreso dall'arresto e ha garantito di non aver partecipato a nessuna attività che abbia coinvolto cittadini italiani o interessi del governo italiano. Thomaz è impegnato nell'ottenere ora almeno la prigione domiciliare del suo cliente.

L'Estado de S.Paulo scrive ancora che «la presidente eletta, Dilma Rousseff, che è stata arrestata e torturata per la sua militanza politica contro la dittatura militare brasiliana, potrà decidere sull'estradizione di Enciso. La parola finale potrebbe essere di Dilma così come è successo per Cesare Battisti la cui richiesta di estradizione attende una decisione finale del presidente Luiz Inacio Lula da Silva». Circa 30 mila persone sono state torturate e uccise durante gli anni di piombo della dittatura argentina.




Powered by ScribeFire.

Quando le cicogne mangiavano i bambini

Corriere della sera


Ritrovati sull'isola di Flores i resti di una cicogna alta 1,82 metri che si nutriva dei piccoli degli ominidi

L'atollo indonesiano è la patria dei celebri «hobbit» o «homo floriensis»


Da «The Indipendent»
Da «The Indipendent»
MILANO - Le cicogne sicuramente non hanno mai portato i bambini, se non nella credenza popolare, ma quasi sicuramente in tempi remoti, li hanno mangiati. Sull'isola di Flores, in Indonesia, sono stati trovati infatti i resti fossili delle ossa di una cicogna gigante, grande abbastanza da divorarsi un neonato.

LA SCOPERTA - Il ritrovamento, come rende noto il quotidiano britannico The Independent, è avvenuto nella stessa isola dove sono stati trovati i resti dei cosiddetti «hobbit» o «homo floriensis», una popolazione di ominidi assai piccoli, che vissero nel luogo oltre 18 mila anni fa. La gigantesca cicogna, nota come Leptoptilos robustus, dall'alto del suo 1,82 metri e dei quasi 16 kg di peso, «torreggiava» sugli hobbit, che erano alti meno di un metro. Anche se non vi sono prove certe che questi uccelli cacciassero gli uomini, gli scienziati sono convinti che possano essersi nutriti degli «hobbit» più giovani e che avessero perso la loro capacità di volare. Le ossa sono state scoperte sul fondo della caverna di Liang Bua, la stessa dove sono stati trovati i resti dell'homo floriensis. Anche la datazione dei resti ha permesso di stabilire la contemporaneità tra gli hobbit e le cicogne giganti vissute tra 50.000 e i 20.000 anni fa. «All'inizio pensavo che si trattassero delle ossa di un grande rapace - racconta Hanneke Meijer, autore del ritrovamento - ma poi con mia grande sorpresa, ho realizzato che si trattava di una cicogna. Le ossa delle gambe infatti sono molto sottili, il che significa che deve aver vissuto la maggior parte del suo tempo a terra». Sull'isola, dove oltre agli «hobbit» non c'erano grandi mammiferi predatori, come lupi o grandi gatti, molte specie sono cresciute più grandi che in altri posti. Sono stati infatti trovati oltre ai resti delle cicogne anche quelli di topi giganti che vissero contemporaneamente agli uomini.


Redazione online
13 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Scambiano l'arte per spazzatura e buttano l'opera nell'inceneritore

Corriere della sera


L'installazione «Legg-io» di Isabella Facco è stata rimossa dai netturbini dell'Aps. Faceva parte della rassegna «Artisti al muro» in giro per la città



L'opera finita nel compattatore
L'opera finita nel compattatore


PADOVA - Scambiano un'opera d'arte contemporanea per spazzatura e la buttano nel compattatore. Sfortunata sorte quella di «Legg-io», un opera d'arte povera di Isabella Facco scambiata dai netturbini dell'Aps per un rifiuto da portare all'inceneritore. L'iniziativa «Artisti al Muro» di certo non aveva messo in conto questa eventualità. Si trattava di esporre opere d'arte contemporanea in varie zone della città, anche le più insolite e meno turistiche in una sorta di galleria d'arte all'aria aperta. Una copia di «Legg-io» è stata subito riportata in via Zabarella, da dove era stata rimossa, ma questa volta è stata posizionata ad alcuni centimetri di altezza da terra. Accanto all'opera è stata anche installata una targhetta (più visibile della prima) che «certifica» che si tratta di un'opera d'arte.

Riccardo Bastianello
13 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Abiti indecenti», frustata in pubblico

Corriere della sera

Il filmato girato a Khartoum e postato in Rete dagli attivisti ha suscitato numerose polemiche


Cinquanta frustate in pubblico come punizione per aver indossato «abiti indecenti». Una minigonna secondo alcuni, un paio di pantaloni, sostengono altri. Il tutto ripreso da una telecamera e poi postato su YouTube. In Sudan ha scatenato numerose polemiche il video fatto circolare in Rete da alcuni attivisti locali. Il filmato è stato girato nel luglio del 2009, probabilmente di nascosto e secondo Al Jazeera è stato diffuso il 10 dicembre scorso in occasione della giornata mondiale dei Diritti umani, per portare all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale e sudanese il problema della violazione dei diritti delle donne nel paese africano.


POLEMICHE - Come era prevedibile, la diffusione del video ha scatenato, in poche ore, accese polemiche. Centinaia di utenti sudanesi hanno protestato tramite il web accusando la polizia di aver violato la legge e la Costituzione. Le immagini sono assai forti: la ragazza frustata finisce a terra e alza le braccia più volte implorando pietà, ma senza successo. Attraverso la Rete sono in molti a sostenere di aver assistito alla scena, spiegando che la donna punita è stata colpita senza un regolare processo e senza avere la minima possibilità di difendersi. Le associazioni per i Diritti umani di Khartoum hanno diffuso un comunicato nel quale chiedono l'apertura di un'inchiesta sulla vicenda e l'abolizione dell'articolo 152 del codice penale che punisce chi indossa «abiti indecenti». La storia della ragazza frustata in pubblico ricorda quella di Lobna Ahmed Al Hoseini, la giornalista sudanese sotto processo nel 2009 in Sudan per avere indossato pantaloni in pubblico. Grazie alla campagna di sensibilizzazione dei media arabi, la reporter fu condannata a 200 dollari di ammenda, ma riuscì a evitare le frustate.

Redazione online
13 dicembre 2010

Rifiuti e napoletani "corretti" Guardate questa foto scattata da me

Il Mattino





Gentile redazione de “Il Mattino”,

Vi invio in allegato una foto scattata questa mattina a San Giorgio a Cremano.

E' bello sapere che nonostante siamo in piena emergenza, qualcuno si diverte ancora a lasciare per strade rifiuti del genere.

E il troglodita che l'ha abbandonato, per fare lo spiritoso, ci scrive pure "materasso nuovo (quasi)".


Dicono che i napoletani siano simpatici, allegri... io dico che la maggior parte sono stupidi perché non può essere che in una città come questa, dove c'è gente che si ammala (e muore) di cancro ai polmoni come se fosse influenza, ci si permette ancora di lasciare rifiuti a terra con tanta nonchalance...

I napoletani vogliono la differenziata, il termovalorizzatore, la raccolta porta-a-porta, bla bla bla… e poi non sono in grado neppure di separare il vetro dalla plastica, oppure, come in questo caso, chiamare l’ente che si occupa del ritiro dei rifiuti ingombranti per far prelevare un materasso.

Scusate per lo sfogo, ma sono letteralmente schifato dalla maggior parte dei miei concittadini!

BUONA SERATA!




Powered by ScribeFire.

Napoli da sogno? Boom di biglietti falsi Inchiesta su punti-vendita e bagarini

Il Mattino




di Giuseppe Crimaldi


NAPOLI (13 dicembre) - Allo stadio senza biglietto. O con il biglietto falso. O, peggio ancora, con un tagliando originale ma intestato a una terza persona. Non bastavano le cronache da un San Paolo colabrodo, preda delle orde di teppisti mascherati da ultrà che riescono a entrare come e quando vogliono in curva A e in molti altri settori dell’impianto di Fuorigrotta.

C’è ancora molto altro da raccontare. A cominciare dal grande mercato dei biglietti, un affaire storicamente nelle mani dei bagarini. Un business che fa girare tanti soldi, e che ha indotto la Procura della Repubblica ad avviare un’indagine che si muove lungo molteplici direzioni.

L’inchiesta è quella dei pubblici ministeri del pool «reati da stadio», creato dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo: una squadra di inquirenti giovani e preparati, il primo esperimento su scala nazionale che garantisce un livello di specializzazione su tutte le situazioni che configurino ipotesi delittuose dentro, ma anche immediatamente fuori lo stadio.

Ma veniamo a questa nuova indagine. In Procura sono giunti negli ultimi giorni numerosi fascicoli e almeno due informative molto dettagliate. La prima, della Digos della Questura, che sta seguendo il versante della immissione sul mercato di biglietti falsificati e degli ipotetici legami tra chi gestisce tale attività e gli ambienti del tifo organizzato; la seconda curata invece dalla Guardia di Finanza, e specificamente dai militari del Primo gruppo, che si concentra invece sulle attività di vendita dei biglietti della Società Sportiva Calcio Napoli attraverso i suoi punti vendita ufficiali, dalla Azzurro Service a quelli sparsi in città e in provincia.

Per oltre un mese militari delle fiamme gialle in borghese hanno monitorato la situazione. Hanno osservato i movimenti, le vendite dei biglietti e i bagarini in azione all’esterno dello storico punto vendita di via Galeota, a dua passi dal San Paolo. Poi hanno scritto una dettagliatissima informativa che ora è al vaglio dei magistrati inquirenti. Ci sono molte cose che sembrano non quadrare. La prima: com’è possibile che i tagliandi d’ingresso al San Paolo - che vanno acquistati presso le rivendite autorizzate, e non più di due (al massimo) a persona, finiscano a centinaia tra le mani dei bagarini, che imemdiatamente li rimettono in vendita a prezzi triplicati? Così è accaduto - solo per fare un esempio recente - in occasione di Napoli-Liverpool di Europa League, ma così succede regolarmente a ogni vigilia di partita casalinga del Napoli.

Le regole della Società Sportiva Calcio Napoli sono ferree,: nei punti vendita ufficiali e nelle tabaccherie è vietata la vendita di più di due biglietti a persona, ed è indispensabile mostrare - all’atto dell’acquisto - un documento di riconoscimento valido. Per la cronaca, in queste ore vanno a ruba i biglietti in occasione di Napoli-Steaua sono stati venduti già 30mila biglietti...




Powered by ScribeFire.

Hockey, nel Michigan la gara dei record

Corriere della sera


Per il match fra due squadre universitarie 113.411 spettatori nello stadio di football ad Ann Arbor

«The Big Chill in the Big House» entrerà nel libro Guinness

MILANO - Sabato la squadra dell'Università del Michigan ha battuto quella dell'Università di Michigan State (5-0) nello stadio di football ad Ann Arbor. La notizia del derby di hockey tra due team del college e la vittoria dei Wolverines non sarebbe degna di nota se non fosse che hanno giocato davanti ad esattamente 113.411 spettatori, ammassati in uno stadio all'aperto. Non solo il colpo d'occhio è incredibile, è un nuovo record mondiale di affluenza per una partita di hockey su ghiaccio.


Hockey, il match da Guinness


NEL LIBRO DEI GUINNESS - Il precedente record era stato stabilito appena sette mesi fa in occasione dell'incontro inaugurale dei Mondiali in Germania (tra la nazionale tedesca e il team statunitense), svoltosi a Gelsenkirchen. Allo stadio di calcio «Auf Schalke» il 7 maggio scorso si erano dati appuntamento 77.803 appassionati di hockey. Il nuovo record, ribattezzato «The Big Chill in the Big House» (Il grande freddo nella grande casa), entrerà nel libro dei Guinness. Già a maggio erano state chiuse le prevendite per il 276esimo derby universitario, dopo che nel giro di un paio di settimane erano stati venduti oltre 100 mila biglietti.
Elmar Burchia
12 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Eppure s'erano tanto amati

Il Tempo


L’addio che Gianfranco Fini ha notificato in diretta tv al già separato in casa, Silvio Berlusconi, arriva dopo 17 anni di convivenza.


Fini e Berlusconi


S’erano tanto amati. L’addio che Gianfranco Fini ha notificato in diretta tv al già separato in casa, Silvio Berlusconi, arriva dopo 17 anni di convivenza. «Sfiducia e poi opposizione», ha annunciato il presidente della Camera in questo divorzio all’italiana. Perché la coppia era stata felice fino alle ultime elezioni politiche (2008), ma tormentata dopo le ultime elezioni regionali (2010). Con qualche burrasca passeggera tra l’amore iniziale e il rancore finale, come capita tra coniugi che devono giustificare e giustificarsi per aver cambiato idea, e soprattutto sentimenti. A pronunciare il primo «sì» nel matrimonio politico che pareva indissolubile, era stato il Cavaliere oggi abbandonato.


Lo fece quando già era Cavaliere, ma non ancora politico, dichiarando che, se fosse stato elettore di Roma, nella contesa per il Campidoglio tra Fini e Rutelli lui, lui Berlusconi, avrebbe scelto il primo. Quell’atto di fedeltà fu, in realtà, un atto di rottura: per la prima volta un imprenditore importante si schierava pubblicamente con l’allora segretario del Msi. «Lo sdoganamento»: si coniò perfino un’espressione per indicare la fine dell’arco costituzionale che continuava a lasciar la destra italiana fuori dal governo fra prima e seconda Repubblica. Era, infatti, il 1993, l’anno dopo Tangentopoli, e prima del bipolarismo, che sarebbe arrivato col voto del 27 marzo 1994. Rutelli, per la cronaca, avrebbe battuto Fini, pur d’un soffio.

Oggi i due rivali dell’epoca convivono, a loro volta, nella stessa alleanza parlamentare, e forse domani polo politico, pronta a sfiduciare il presidente del Consiglio. Eppure, lo sposalizio tra Silvio e Gianfranco mai fu messo in crisi dai contraenti. Neppure quando Berlusconi distribuiva «Il libro nero del comunismo» alla conferenza di Verona, nel corso della quale Fini stava proclamando l’inattualità dell’anti-comunismo. Neppure quando Fini s’intendeva con Mariotto Segni nella speranza di sorpassare la Forza Italia del Cavaliere. “L’esperimento dell’elefantino”, venne ribattezzato. Fu il peggior risultato di An, nuovo partito nato dal vecchio Msi; e Berlusconi sorvolò sulla scappatella, e Fini tornò come prima.


Perché al di là dei dispetti, non pochi e ciclici, in diciassette anni di vita politica in comune mai ci fu dissenso vero e profondo tra i coniugi. Non che andassero d’accordo proprio su tutto, l’estroverso e l’introverso, il basso e l’alto, il passionale e il gelido. Ma fino al recente “che fai? Mi cacci?”, fino alla puntuale e puntuta presa di distanze di Fini, in questi mesi, da ogni iniziativa, gesto o parola di Berlusconi, nessuno si sarebbe accorto che il presidente della Camera contrastava il presidente del Consiglio in qualcosa.

Neppure a proposito del rapporto extra-matrimoniale che Berlusconi ostentava con Bossi, del quale in tempi lontani Fini aveva detto: “Con lui mai più neanche un caffè”. Ma poi il buon Fini ha convissuto, da alleato, anche col leader della Lega per almeno un quindicennio, bevendoci il caffè e soprattutto condividendo la mostruosa riforma costituzionale sul federalismo che solo la saggezza degli italiani fermò col referendum. Anche in quel momento il capo della destra “nazionale” flirtava con Bossi, il terzo incomodo che disse peste e corna perfino del Tricolore. E i deputati di Fini negavano l’autorizzazione a procedere per vilipendio alla bandiera. Di più: depenalizzavano il reato stesso in Parlamento. Così va il mondo, nel mondo che cambia.



Federico Guiglia
13/12/2010




Powered by ScribeFire.

I voti e i contratti. Spunta un filmato

Corriere della sera

 

YouTube, un video sull'ex medico della Roma, candidato di punta della «corrente del sindaco»

 

ROMA - Un treno di voti, ma anche di assunzioni. Guidonia Montecelio è un paesone alle porte di Roma, cresciuto a dismisura negli ultimi anni: è il feudo di Adalberto Bertucci, ex ad di Atac.
Da lì è partito «il treno di voti» per Mario Brozzi, ex medico della Roma, candidato di punta della «corrente del sindaco» alle regionali del 2010. Anche Bertucci è un fedelissimo di Gianni Alemanno e il manager, proprio nella sua zona, ha pescato assunti per la municipalizzata dei trasporti: 59 persone in tutto, molte di queste sono politici locali del Pdl. Anche Bertucci junior fa politica: è consigliere comunale Pdl, sempre a Guidonia. Tutte coincidenze, per carità. Ma c'è questo video su YouTube dal titolo: «Marco Bertucci consegna i voti di Guidonia a Mario Brozzi». La scena si svolge a piazza del Popolo, la notte dell'elezione di Renata Polverini, il 29 marzo 2010. Brozzi, cappello da baseball in testa, viene abbracciato dal giovane Bertucci: «Mario, mi dispiace: so' solo 1.700 voti!», gli dice. L'ex medico giallorosso scherza: «Sei 'na delusione».

 

 

APPLAUSI E SORRISI - Tutti, intorno, applaudono e sorridono: «Grande Marco! Incredibile: un treno di voti è arrivato...». Già, proprio un treno, partito dalla stazione di Guidonia: 1.518 preferenze, per la precisione. Più altre migliaia dai paesi limitrofi. Brozzi risulterà il più votato a Roma e Provincia, con 22.417 schede. Già da tempo, però, nel Pdl circolavano veleni. A gennaio, due mesi prima delle regionali, Luigi Celori, potentissimo ex consigliere regionale Pdl, disse: «Le aziende del Comune devono servire a creare consensi alla coalizione e non preferenze per i singoli candidati». All'epoca sembrò un passaggio della guerra interna al Pdl. Oggi, alla luce di Parentopoli e della mole di assunzioni fatte in Atac nella seconda metà del 2009, quel video può far immaginare altro.

 

LA STORIA - La storia, in effetti, è un po' più complessa: alle europee del giugno 2009, la componente di Alemanno andò malissimo, schiacciata dagli altri ex An. Così, in vista delle regionali, quella corrente puntò tutto su un candidato forte: Pietro Di Paolo, attuale assessore regionale, marito della deputata Barbara Saltamartini. Però accadde l'imprevedibile, la lista Pdl venne «cancellata» dalle elezioni e scattarono le «adozioni a distanza»: così ogni capocorrente dirottò i propri voti su un candidato della Lista Polverini. Gli alemanniani scelsero Brozzi. Al quale arrivarono i voti di Di Paolo, compresi quelli di Guidonia. Un treno di voti che con le assunzioni ha una cosa in comune: la stazione di provenienza, Guidonia Montecelio.

 

Alessandro Capponi, Ernesto Menicucci
13 dicembre 2010

La troupe di Santoro invade casa Scilipoti. E sua madre sviene

di Stefano Filippi



Cercavano le prove della corruzione del deputato ex Idv. Invece hanno solo spaventato la mamma novantunenne del parlamentare



 
Manuale del buon giornalismo d’inchiesta secondo «Annozero». Capitolo primo, la ricerca delle fonti. Testo: ignorare le fonti dirette, soprattutto se si tratta di parlamentari che potrebbero votare per Berlusconi. Si vadano invece a scomodare i loro parenti, meglio se anziani che «bucano» il video con quelle facce rugose e qualche perla di saggezza dialettale, meglio ancora se molto anziani perché magari hanno pure qualche buco di memoria, infinitamente meglio se non sanno nulla dell’oggetto dell’inchiesta giornalistica, così da garantire al parlamentare voltagabbana la figuraccia che merita.

Questa solenne lezione ci è stata impartita ieri dai maestri della professione, gli apprendisti Travaglio che non perdono occasione per censurare le «macchine del fango», i piccoli Santoro che pontificano di giornalismo d’inchiesta e poi lo mandano a vaffanbicchiere. Che cos’è dunque successo? C’è un parlamentare fuggito dal partito in cui ha militato per oltre dieci anni che si appresta a votare contro le indicazioni del partito medesimo. Il suo nome non è Gianfranco Fini, uscito dal Pdl e pronto a votare la sfiducia al governo Berlusconi. Egli si chiama Domenico Scilipoti, viene dalla provincia di Messina, fa il medico, è un cattolico moderato «di area saragattiana» che ha stracciato la tessera dell’Italia dei valori rinnovata per 12 anni.

Scilipoti è da tempo in rotta con il suo vecchio leader, Antonio Di Pietro, così come Fini ha sbuffato per anni nella scuderia del Cavaliere. Entrambi si preparano a esprimere un voto di fiducia opposto a quello manifestato negli ultimi anni. Ma Fini è un galantuomo, mentre Scilipoti «merita, metaforicamente parlando, l’albero di Giuda», secondo il lugubre augurio di Tonino Di Pietro. Sul medico siciliano, che non ha molti santi nel paradiso della Camera e nemmeno troppi amici nelle redazioni dei giornali, si scatena una tempesta mediatica. «È stato corrotto da Berlusconi».

L’ex magistrato Bruno Tinti ha detto chiaro e tondo, seduto accanto a Di Pietro venerdì sera sul palco del PalaDozza di Bologna, che simili accuse non potranno mai avere seguito nelle aule di giustizia. Ma le truppe dell’Italia dei valori vanno avanti a spalare fango, spalleggiate dalla stampa amica. Repubblica, il Fatto, l'Unità. Scilipoti non può reggere il colpo e ne fa una malattia, tanto che giace a letto con la febbre.

In cambio del voto di fiducia, si sarebbe fatto promettere soldi per pagare un mutuo e una penale di 200mila euro (condannato in secondo grado). Scilipoti nega, smentisce, s’indigna, protesta, ma non serve a niente. I grandi segugi del giornalismo d’inchiesta devono verificare. E da chi vanno a compiere i controlli? Da Scilipoti? Giammai: potrebbe mostrare le carte che smontano il castello accusatorio. 

La troupe di Santoro sbarca dunque in Sicilia, terra di origine del medico parlamentare. Ieri mattina, di buon’ora come usano i questurini, suona il campanello dei suoceri di Scilipoti alludendo al fatto che la loro abitazione sarebbe pignorata. Essi, come è naturale, cascano dalle nuvole. Poi gli inviati di Annozero si trasferiscono nella casa della madre del deputato, una signora di 91 anni che vive a Terme Vigliatore, il paesino di settemila anime di cui il figlio è stato vicesindaco. Nemmeno lei sa nulla di mutui e rogiti, ma davanti a microfoni, telecamere, domande a raffica e fari puntati ha un mancamento. Un grande spavento con un piccolo malore, da cui si è fortunatamente ripresa in breve senza avere ben capito che cosa le fosse successo. Infine la troupe ha girato il paese in cerca di dichiarazioni varie sul novello giuda.

Scilipoti si era fermato a Roma nel fine settimana per concordare le strategie del neonato Movimento di responsabilità nazionale in vista della fiducia. Anche lui si è preso un bello spavento quando, verso mezzogiorno, ha ricevuto la telefonata dei familiari che gli hanno raccontato la brutta avventura capitata alla mamma anziana. «Se la sono presa con una donna di 91 anni, non capisco che logica seguano questi giornalisti - dice -. È un atteggiamento scorretto: se vuole notizie da me, Santoro può invitarmi alla sua trasmissione. Io non ho paura, possiamo confrontarci. Non temo nemmeno un faccia a faccia con Di Pietro, così almeno si decide a rispondere alle contestazioni che gli rivolgo da mesi. Ma spaventare mia madre è stata una gravissima scorrettezza».

Il giudizio negativo su «Annozero» è condiviso da Alessio Butti, capogruppo del Pdl nella Commissione di vigilanza sulla Rai. «La Rai è un servizio pubblico e le troupe di “Annozero” non possono andare in giro a fare azioni intimidatorie come il blitz a casa dell’onorevole Scilipoti e di sua madre novantunenne, impaurita da quanto accadeva. Fare giornalismo d’inchiesta significa raccontare i fatti, non spaventare le vecchiette con incursioni minacciose».




Powered by ScribeFire.

Campagna elettorale con i soldi tolti ai poveri: Vendola taglia i bilanci di sanità e servizi sociali

di Stefano Filippi



Ha portato la Puglia al collasso: disoccupazione alle stelle ed economia ferma. Ora taglia i bilanci di sanità e servizi sociali ma salva i fondi per la sua carriera politica. Budget ridotto per l'assistenza ai disabili, salva la dotazione per la promozione dell'immagine



Tagli a sanità, servizi sociali, agricoltura, politiche giovanili, ma non alla «comunicazione istituzionale». Sfondamento ripetuto del «patto di stabilità». Record nazionale per la perdita di occupazione. Rinuncia agli investimenti più produttivi e agevolazioni soltanto per quelli di «immagine» (eolico e fotovoltaico) con una demagogica politica pseudo-ambientalista. Approvazione sistematica di provvedimenti contrastanti con le normative nazionali, regolarmente annullati dalla Corte costituzionale. 

Questa è la Puglia dopo sei anni con Nichi Vendola alla guida. Una regione in pesantissima crisi, abbandonata dal governatore che la usa come trampolino verso la leadership nazionale della sinistra grazie a un accorto uso dei media. Non a caso, le risorse destinate al culto della personalità vendoliana, cioè comunicazione istituzionale ed effimero (come Apulia Film Commission o Teatro pubblico pugliese), sono scampate alla falcidie.

I tagli portano la data del 15 marzo scorso. In piena campagna elettorale, con giornali e tv concentrati sui comizi e molto prima della Finanziaria di Tremonti, avendo sfondato il «patto di stabilità» per la terza volta in quattro anni, il Robin Hood alla rovescia ha fatto approvare alla chetichella la delibera numero 658 (lunga ben 43 pagine del Bollettino ufficiale della regione Puglia n. 59 del 31 marzo 2010) che tagliava 283 milioni di euro dal trionfalistico bilancio pre-elettorale approvato a fine 2009. Dopo la rielezione si è aggiunta la chiusura della cassa regionale, con il rischio - tra gli altri - di dover restituire i fondi comunitari. Alle imprese creditrici e aggiudicatarie di incentivi è stata concessa una sorta di «pagherò» che consente di cedere i crediti alle banche. Ai soggetti non imprenditoriali, nemmeno quelli.

Nel settore sociale la mannaia ha colpito ovunque. Decimato il fondo a sostegno dei non autosufficienti e nuclei familiari appena istituito. Azzerati i fondi per l’occupazione dei disabili (meno 2,5 milioni di euro) e il sostegno ai dislessici (meno 150mila euro). Cancellati gli stanziamenti ai Comuni per gli affitti (meno 26 milioni). Ridotti i contributi per i libri di testo, gli asili, l’università della terza età. Falcidiati il Fondo globale per i servizi socio assistenzali (meno 9,8 milioni), il cofinanziamento del piano socio assistenziale (meno 32 milioni), i programmi per la non autosufficienza e le nuove povertà (meno 13 milioni) e l’integrazione scolastica dei disabili, l’assistenza domiciliare. Azzerati i capitoli di bilancio relativi alle attività sportive giovanili e promozionali e gli interventi per l’impiantistica sportiva.

Vendola ha usato la mano pesante anche sull’agricoltura: le riduzioni hanno toccato i consorzi di bonifica (tagliati 8 milioni), il programma di sviluppo rurale (meno 6 milioni), le emergenze fitosanitarie, gli agrumeti infetti dal virus Ctv, il piano di difesa delle colture, i controlli sul bestiame, la valorizzazione dei prodotti tipici, la gestione faunistico-ambientale, il marketing agricolo.

Il piano di rientro sanitario prevede di mantenere 19 ospedali con 2.200 posti-letto, l’inasprimento dei ticket, il blocco del turn-over per medici e infermieri, il massacro della sanità privata. Se il governo non avesse accettato il piano di rientro sbloccando 500 milioni di euro, Vendola non avrebbe potuto pagare gli stipendi al personale sanitario. Tuttavia, mentre tagliava la sanità, l’uomo nuovo della sinistra italiana trasferiva ope legis 8mila dipendenti di cooperative private a società della regione con cui sotto elezioni aveva concordato una gigantesca operazione clientelar-elettorale.

La Puglia di Vendola detiene il record nazionale di perdita di occupazione negli ultimi due anni, cioè con l’entrata a regime delle politiche anti-industriali. Secondo Bankitalia, ha perso il 3,6 per cento di posti di lavoro rispetto a una media nazionale dell’1,6). A fronte di questo disastro sociale, Vendola attua uno scientifico respingimento non dei clandestini, ma degli investimenti: l’ultima grande azienda impiantatasi in Puglia è stata l’Alenia a Grottaglie, frutto della battaglia di Fitto contro Bassolino. No alle centrali, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori; ostacoli all’Ilva, che occupa (compreso l’indotto) 20mila persone e rappresenta il 75 per cento del pil di Taranto.

I 14 parchi naturali istituiti di fatto hanno confiscato mezza Puglia: privati dell’intervento dell’uomo, questi intoccabili santuari di un falso ambientalismo sono abbandonati e degradati. E intanto il paesaggio agricolo viene devastato dal far west di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, che coprono appena qualche «zero virgola» del fabbisogno energetico, mentre il «piano-casa» governativo è stato svuotato da una legge regionale farcita di vincoli e divieti.

L’ultimo fronte del disastro vendoliano è l’impressionante sequela di leggi regionali annullate dalla Corte costituzionale su temi forti di propaganda, come il nucleare, l’acqua, le assunzioni in sanità, le energie alternative. Vendola ha addirittura costituito in giudizio la Regione davanti alla Corte in appoggio al ricorso di otto suoi candidati non eletti. Un’istituzione che dovrebbe essere neutrale scende invece in campo per fare eleggere uomini del governatore scavalcando una legge elettorale già largamente criticata per essere «troppo maggioritaria».




Powered by ScribeFire.

Fini spiegaci la Bmw a scrocco, la casa di Montecarlo e gli appalti Rai alla suocera

di Alessandro Sallusti


Ci siamo, oggi Silvio Berlusconi parla a Senato e Camera. Sul tavolo c’è la mozione di sfiducia presentata da Gianfranco Fini, alleato con Casini e la Sinistra. Il tentativo di disarcionare il premier che il presidente della Camera ha innescato sei mesi fa dopo due anni di incubazione, giunge quindi al momento della verità. Il compagno Fini ce la farà ad offrire su un piatto d’argento il grimaldello che la sinistra e Di Pietro cercano da sedici anni? In casa Pdl sono ottimisti, il blitz fallirà. Anche se nelle ultime ore la macchina del soccorso rosso ha girato a mille e, come al solito, la Rai ha fatto la parte del leone.

Lucia Annunziata si è messa in ginocchio davanti a Fini, invitato ieri per l’ennesima volta e senza contraddittorio nella sua In 1/2 ora. Santoro ha scatenato i suoi segugi fin dentro casa Scilipoti (l’ex Idv che ha abbandonato Di Pietro e potrebbe votare la fiducia) ad aggredire l’anziana madre (91 anni), tanto da procurarle un malore. La Gabanelli ha messo in piedi in tutta fretta un Report-bis sulla casa di Antigua del premier.
I traditori, dopo settimane di trionfanti annunci di nuove maggioranze possibili e terzi poli decisivi, sentono mancare il terreno sotto i piedi e hanno perso la testa. Bocchino esterna ogni ora con la bava alla bocca. L’ultimo appello di Fini è che Berlusconi persegue solo suoi interessi e non rappresenta più i valori del centrodestra. E allora ci piacerebbe sentire oggi in aula i rappresentanti del Fli spiegarci bene e definitivamente alcuni loro valori fondanti. Per esempio.

È un valore di centrodestra svendere una casa del partito (quella di Montecarlo) al cognato del capo tramite due società offshore? È un valore del centrodestra negare il fatto, giurare di dimettersi semmai venisse accertato e poi, di fronte all’evidenza, tradire il giuramento? È valore di centrodestra che il presidente della Camera minacci un dirigente Rai per fare avere alla suocera un appalto da un milione e mezzo di euro?

È un valore del centrodestra sottrarre dal conto di una fondazione oltre centomila euro per comprare al capo (Fini) una vettura Bmw, pur senza averne diritto? È un valore del centrodestra farsi pagare, come fa Bocchino, i debiti del proprio giornale (il Roma di Napoli) con soldi pubblici sottratti in periodo di crisi al volontariato? È un valore del centrodestra usare, come fa Fini, le strutture della Camera, e il potere che deriva dall’esserne presidente, per fare pressioni su deputati che erano scettici a lasciare il Pdl e confluire nel Fli? È un valore del centrodestra mettere a disposizione della sinistra i voti raccolti da elettori convintamente berlusconiani? È un valore del centrodestra tradire?

Dubitiamo che Fini e Bocchino avranno il coraggio e l’onestà di rispondere a queste domande. Non possono farlo, perché sono codardi e sleali. Hanno disfatto una maggioranza per ambizioni personali e problemi economici (la fusione Forza Italia-An gli ha tolto il controllo della cassaforte del partito). Non hanno progetto politico né elettori. Tra trentasei ore speriamo che il Parlamento certifichi il loro fallimento.




Powered by ScribeFire.

Le pene d'amore non uccisero la Callas"

La Stampa

La scienza smentisce l'ipotesi suicidio della soprano «Il suo declino causato da una malattia degenerativa»




GIANGIORGIO SATRAGNI
BOLOGNA

Il declino vocale e la scomparsa di Maria Callas, il 16 settembre 1977 nella sua casa di Parigi, non sono mai stati chiariti del tutto fino ad oggi, benché sulla morte siano state avanzate diverse ipotesi, compreso il suicidio, fermamente smentito dai domestici della cantante solo in anni recenti. Ma ora scienza e tecnologia giungono a illuminare circostanze e sgombrare il campo da false deduzioni, riducendo il campo alla medicina e alla foniatria, riprendendo diagnosi passate, sommandole a nuove ricerche e fornendo un quadro convincente.

Il grande soprano era affetto da dermatomiosite, una malattia che provoca un cedimento dei muscoli e dei tessuti in generale, compresa la laringe: di qui la discontinuità e il declino della voce che iniziarono a manifestarsi già all’inizio degli anni Sessanta. Ma la cura per la dermatomiosite è a base di cortisonici e immunosoppressori, un fatto che in simile patologia può provocare alla lunga insufficienza cardiaca: il referto ufficiale, che alla morte della Callas parlava di arresto cardiaco, non è quindi un paravento, ma la conseguenza estrema della malattia muscolare.

A riprendere gli elementi e saldarli insieme sono stati due foniatri, Franco Fussi e Nico Paolillo, che hanno presentato gli esiti della ricerca all’Università di Bologna, nell’ambito di una tavola rotonda organizzata da Marco Beghelli per Il Saggiatore Musica- e dedicata all’analisi scientifica del fenomeno Callas. Il punto di partenza era verificare con strumenti moderni le registrazioni della Callas, in studio ma soprattutto dal vivo, per accertare cosa fosse realmente cambiato nella sua voce fra gli anni Cinquanta, periodo di massima espansione e floridezza vocale, agli anni Sessanta, quando la voce iniziò a mostrare crescenti problemi di passaggio e registri disomogenei, sino ai difficili concerti dei primi anni Settanta. Registrazioni degli stessi brani in anni diversi sono state sottoposte ad analisi spettrografica, dalla quale è emerso che nel periodo ultimo il registro della Callas era diventato mezzosoprano: di qui l’innaturalità delle note acute, fattesi più dure e sgradevoli.

Ma Fussi, uno dei foniatri più importanti, ha analizzato insieme a Paolillo anche gli ultimi video della Callas, da cui emerge evidente il cedimento muscolare, poiché la cassa toracica non si espande nelle prese di fiato, alle quali corrisponde invece uno scorretto alzarsi delle spalle e, soprattutto, una forte contrazione dei muscoli deltoidi, mezzo altrettanto scorretto per sostenere il canto. Su questa base ha ricevuto quindi nuova e probabilmente definitiva luce la diagnosi della dermatomiosite, formulata dal medico Mario Giacovazzo che visitò la cantante nel 1975 ma rivelò il segreto solo nel 2002.

Fussi e Paolillo hanno ulteriormente indagato il quadro clinico connesso alla patologia, fino alle conseguenze estreme dell’arresto cardiaco. In questo modo hanno da un lato tolto di mezzo in maniera inequivocabile l’ipotesi dei barbiturici e dall’altro, in termini artistici, verificato come il declino dell’icona novecentesca del canto non sia da attribuire all’eccesso di sforzo vocale o a cause esterne, vale a dire alle tensioni emotive e mondane legate al rapporto con Aristotele Onassis. Sposata con l’industriale veronese Giovanni Battista Meneghini, la Callas ebbe una relazione con l’armatore greco dall’estate del 1959, dando alla luce un figlio che morì nell’aprile del 1960 poco dopo il parto. La Callas, che nel frattempo si era separata da Meneghini, fu poi lasciata da Onassis, che nel 1968 sposò Jacqueline Kennedy.

Un rapporto vi è però fra il declino e il voluto dimagrimento che nel 1954 fece perdere alla Callas trenta chili, con un metodo ancora ignoto, visto che nessuno è mai stato in grado di capire se la cantante avesse davvero ingerito la Taenia solium, il verme solitario. Fussi e Paolillo hanno ricordato, anche sulla base di casi recenti, come la perdita di peso comporti un minor sostegno fisico dell’apparato vocale e una minore omogeneità dei registri. Anche sulla base di queste osservazioni hanno chiarito il famoso episodio che vide la Callas interrompere la prima della Norma di Bellini all’Opera di Roma il 2 gennaio 1958, mandando a casa dopo il primo atto anche il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Il Quirinale la prese come un affronto, si parlò dimalore o di capriccio della diva. I foniatri si sono adesso presi la briga di analizzare in modo spettrografico il nastro d’archivio di quella rappresentazione, dopo averlo fatto ripulire dai numerosi disturbi. Ebbene, è il documento di una voce affaticata e diseguale nei differenti registri, non più controllati come prima. Non era una capriccio, la Callas stava davvero male, aveva la tracheite e i muscoli stavano forse già cedendo: il declino era iniziato.




Powered by ScribeFire.

Il figlio del leader dei Pink Floyd finisce in carcere

di Redazione



In carcere il volto della protesta di Londra: Charlie Gilmour, il figlio adottivo del chitarrista dei Pink Floyd David Gilmour, il cui oltraggio al monumento ai caduti durante le proteste studentesche di giovedì ha indignato il Regno Unito, è stato arrestato nella sua casa del Sussex. Il ragazzo che ha 21 anni e studia storia a Cambridge, dovrà rispondere di condotta violenta e danneggiamenti, ha indicato Scotland Yard: era stato fotografato mentre faceva l’altalena dalla bandiera del Cenotafio, il monumento di Whitehall in onore «ai morti gloriosi» che in guerra hanno sacrificato la vita per la patria, ma adesso per lui si profila anche il sospetto di aver partecipato a saccheggi.

Consigliato dai legali di famiglia, Charlie si era successivamente scusato per «il terribile insulto» e aveva definito il suo gesto al Cenotafio «un’idiozia» provocata «dalla foga del momento» (c’è anche chi ha detto, dagli effetti dell’Lsd). Ma il furore provocato dalle immagini ha costretto la polizia a intervenire, anche perché dopo quella del monumento altre foto hanno messo nei guai il giovane contestatore-dandy: in una, pubblicata dal Mail, Gilmour Jr. palleggia una pietra con la mano guantata di latex. Il ragazzo ha poi ammesso di essersi trovato, in serata, nella zona dello shopping mentre a poca distanza su Regent Street un gruppo di hooligan incappucciati attaccavano la macchina di Carlo e Camilla.

Un’altra immagine incriminante lo «ferma» davanti a TopShop: ha in mano uno stivaletto da donna, simile a quelli in vendita in un negozio della zona a 85 sterline, e lo nasconde sotto il giaccone. Charlie, la cui ricchissima famiglia non ha mai avuto problemi a pagare rette da capogiro (il suo liceo, «The Perse School» a Cambridge costava 13 mila sterline), è il 35esimo fermo in seguito alle proteste contro l’aumento delle tasse universitarie: per lo studente capellone, testimonial part-time di una sartoria di Savile Row, si preannuncia qualche notte notte in cella.



Powered by ScribeFire.

Avellino, morto Salverino De Vito storico ministro della Dc

Il Mattino



AVELLINO (12 dicembre) - È morto ad Avellino dopo una breve malattia l'ex ministro democristiano Salverino De Vito: avrebbe compiuto 85 anni il prossimo mese. Originario di Bisaccia (Avellino), De Vito è stato senatore per più legislature e ministro del Mezzogiorno dal 1983 al 1987. Si deve a lui la legge per l'imprenditoria giovanile che porta il suo nome (la 44/1986). Tra gli incarichi ricoperti anche quello di presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Era stato De Vito inoltre a coordinare gli interventi per la ricostruzione del post terremoto dell'80. Rappresentante di spicco della Democrazia Cristiana, militò nella corrente di base della Dc guidata da Ciriaco De Mita. Il decesso è giunto in ospedale dove De Vito era stato ricoverato in gravi condizioni.

I funerali dell'ex ministro democristiano si terranno domani nella cattedrale di Avellino con inizio alle 11. Successivamente la salma verrà trasportata nella natia Bisaccia. In serata a rendere omaggio al feretro del politico irpino si sono recati nella camera ardente allestita nell'ospedale «Moscati» di Avellino numerosi politici ex amici di partiti, tra gli altri l'ex presidente del Consiglio Ciriaco De Mita e l'ex presidente del Senato, Nicola Mancino.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio ai famigliari, ha espresso i sentimenti di vicinanza e commossa partecipazione per la scomparsa di Salverino De Vito «che si è costantemente impegnato con esemplare dedizione al servizio delle istituzioni repubblicane nei molteplici rilevanti incarichi politici e di governo, offrendo in particolare contributi significativi per il progresso civile e la crescita economica del Mezzogiorno d'Italia».




Powered by ScribeFire.