mercoledì 1 dicembre 2010

Il link? D'ora in poi sarà a pagamento

Corriere della sera


Un'associazione degli editori inglesi vince una causa contro gli aggregatori di notizie sul web


chi sfrutta per lucro il lavoro giornalistico altrui dovrà rimborsarlo


MILANO - E' un primo passo verso un settore inesplorato. D'ora in poi linkare una notizia in Gran Bretagna potrebbe diventare un'operazione possibile solo a pagamento, se chi la linka a sua volta la utilizza per vendere un prodotto a terzi. E' questo, come spiega il sito techeye.net, il frutto della prima sentenza in materia emessa dall'Alta corte di giustizia nella causa intentata dalla Newspaper licensing agency (la Nla, una delle associazioni degli editori britannici) contro due agenzie la Meltwater news e la Public relations consultant association (Prca) che forniscono a pagamento un servizio di rassegna stampa online alle aziende.

LA SENTENZA - La sentenza prevede un risarcimento per la verità piuttosto basso per ogni link effettuato, ma ha un forte significato simbolico. Con la vittoria della Nla è passato infatti il principio per cui chi monitora le news a pagamento (e non quindi chi fornisce una servizio di raccolta di notizie gratuito, come, ad esempio, Google News), dovrebbe pagare per il privilegio di riportare le notizie linkandole. Il link, dunque è stato equiparato in tutto e per tutto dal tribunale alla copia della storia riportata. Soddisfatti i vertici della Nla, che già da tempo vendono una licenza per chi vuole utilizzare i contenuti dei giornali, al prezzo base di 209 sterline all'anno (circa 250 euro): «Creare contenuti per il Web è un investimento – spiega il portavoce della Nla David Pugh - per cui è giusto che gli editori possano chiedere una quota a coloro che ne traggono profitto. Noi stimiamo che il valore del mercato degli aggregatori di notizie web in Gran Bretagna sia intorno ai 10 milioni di sterline. E' giusto che una parte di questi soldi vada ai quotidiani». Del tutto diversa ovviamente l'opinione degli sconfitti. «Crediamo fermamente che si sia raggiunta un'interpretazione sbagliata della legge – sostengono i portavoce della Meltwater news - e che l'Alta corte abbia sottovalutato i principi basilari del nostro operato e dell'utilizzo di internet». In virtù di questa convinzione i due aggregatori di notizie colpiti dalla sentenza hanno già annunciato il ricorso in appello. Non solo, la Meltwater ha denunciato a sua volta la Nla, portandola davanti al tribunale del diritto d'autore britannico.


Marco Letizia
01 dicembre 2010






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Sandri, fu omicidio volontario» Nove anni e 4 mesi per Spaccarotella

Corriere della sera


Ribaltata la sentenza di primo grado che aveva condannato il poliziotto per omicidio colposo a 6 anni: «Sono affranto ma spero ancora»




FIRENZE - Per l’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 nell’area di servizio Badia al Pino dell’A1, la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha condannato il poliziotto Luigi Spaccarotella a 9 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale: la corte gli ha riconosciuto riduzioni della pena legate al rito abbreviato e alle attenuanti generiche. In primo grado la Corte d’Assise di Arezzo aveva inflitto a Spaccarotella una pena di sei anni di reclusione per omicidio colposo.

I genitori di Gabriele Sandri, Giorgio e Daniela, sono scoppiati in lacrime alla lettura della sentenza di condanna del poliziotto Luigi Spaccarotella. «È una giustizia - ha commentato Giorgio - che era dovuta. A differenza di quanto ho detto dopo il primo grado, la decisione dei giudici di oggi mi fa sentire orgoglioso di essere italiano».

Un lungo applauso ha accolto l’uscita della famiglia di Sandri.Il pubblico, composto soprattutto da tifosi laziali e amici di «Gabbo», ha accolto la sentenza in silenzio. La gioia è scoppiata all’uscita dall’aula, dove molti amici di Sandri erano in lacrime, così come i genitori Giorgio e Daniela, che si sono abbracciati a lungo; Daniela ha avuto anche un piccolo malore. Felicità è stata espressa anche dal fratello di Gabriele, Cristiano.

«Sono affranto ma le speranze non sono finite». Lo ha detto l’agente Luigi Spaccarotella parlando con il proprio avvocato Federico Bagattini dopo la sentenza dalla corte d’assise d’appello. Bagattini ha annunciato che proporrà ricorso in Cassazione. «Alla lettura della sentenza ho provato pietà per Spaccarotella, anche se verso di noi non ha mai avuto gesti di comprensione». Lo ha detto la mamma di Gabriele Sandri, Daniela, commentando la sentenza. «Sono tre anni che soffro - ha aggiunto Daniela in lacrime - ora questa sentenza ci restituisce serenità».

Il processo si è aperto stamani in Corte d’assise d’appello. La procura generale e quella di Arezzo hanno fatto appello chiedendo che fosse riconosciuto l’omicidio volontario, e quindi aggravata la pena. In aula sono presenti i familiari di Sandri. Assente l’agente. Il pg aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, con dolo eventuale, per il poliziotto Luigi Spaccarotella. La richiesta è stata formulata dal pg Aldo Giubilaro che ha anche spiegato che, comunque, non si oppone alla richiesta della difesa di riconoscere una riduzione di un terzo della pena optando per il rito abbreviato. In primo grado Spaccarotella è stato condannato a 6 anni di reclusione per omicidio colposo. In corte d’assise ad affiancare nel ruolo di accusa Aldo Giubilaro c’è anche il pm che ha coordinato l’inchiesta, Giuseppe Ledda. In primo grado Ledda chiese, come oggi, una condanna a 14 anni per omicidio volontario.

I genitori di Gabriele
I genitori di Gabriele
Argomentando le loro richieste, Giubilaro e Ledda
hanno spiegato che al momento dello sparo l’agente non poteva vedere la parte bassa dell’auto e che pur non mirando l’abitacolo la direzione della pistola era quella. Lo sparo - hanno sostenuto - fu volontario e con l’intenzione di fermare la macchina. «Si può dire - ha chiesto retoricamente Giubilaro - che Spaccarotella abbia agito nella ragionevole convinzione di non colpire nessuno?». Fra l’altro, il pg ha ricordato la distanza fra Spaccarotella e l’auto su cui viaggiava Sandri, il fatto che la pistola non fosse di precisione. Infine, secondo l’accusa, se anche il proiettile fosse stato deviato dalla rete che divide le due carreggiate autostradali, tale deviazione fu del tutto irrilevante.


«È una sentenza forte, ciò che ci aspettavamo. Non credo che riscatti dal dolore la famiglia ma è un segnale che va nella direzione che tutti avevamo auspicato». Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, a margine di un incontro in Senato con i capigruppo sui temi della manovra e del federalismo, commentando la sentenza del processo di appello per la morte di Gabriele Sandri. A chi gli chiedeva se a suo avviso la vicenda si chiudesse qui, Polverini ha risposto: «Sinceramente non lo so, ciascuno farà i suoi passi però mi pare che questa sentenza era quello che la famiglia si aspettava». «Credo che la sentenza della Corte d’Appello di Firenze sia equilibrata e ristabilisca un principio di verità e giustizia, che era quello che la famiglia di Gabriele Sandri ha sempre chiesto, senza alcuno spirito di vendetta». Così Walter Veltroni ha commentato la sentenza. «In questi anni così difficili siamo stati vicini alla famiglia Sandri - ha aggiunto Veltroni - che ha sempre dato prova, nel suo grande e irreparabile dolore, di coraggio e fiducia nella magistratura, contribuendo anche a promuovere iniziative in memoria di Gabriele ispirate alla ricerca della verità e a promuovere nel mondo dello sport e tra i giovani un impegno contro la violenza»


Valentina Marotta
01 dicembre 2010



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La Rai capace solo di mandare repliche

Corriere della  sera


Corsi e ricorsi storici. Nell'ultima puntata di «Vieni via con me» Fabio Fazio si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: «Chi non si è sentito rappresentato da questa trasmissione, può farne un'altra: e noi la guarderemo volentieri». E ancora: «Ho imparato che tutti quelli che vogliono spiegarti che cosa piace al pubblico per fortuna non lo sanno». Chissà se qualcuno ricorda che nel 1991, su Raitre, Fabio Fazio conduceva un talk show dal titolo «Diritto di replica». Quattro conduttori, quattro abatini (con Fazio c'erano Oreste De Fornari, Stefano Magagnoli, Enrico Magrelli; e Sandro Paternostro nelle vesti di arbitro) incontravano ogni settimana personaggi pubblici al centro di polemiche o di contestazioni. Una scheda informativa sintetizzava e ricordava le accuse che erano state mosse ai personaggi convocati per la replica.

Ogni ospite aveva a disposizione tre minuti, rigorosamente cronometrati, per spiegarsi e far valere le proprie ragioni. Esempio: in studio veniva convocato un conduttore televisivo che aveva ricevuto critiche per il suo programma. E l'ospite, risentite le accuse e risentito più che mai, partiva con una serie di invettive nei confronti di chi aveva osato criticarlo.

Il programma va anche ricordato perché quel vanaglorioso di Paternostro (pace all'anima sua) continuava ad attribuire erroneamente a Voltaire una famosa frase: «Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». E, alla fine, poneva sempre «la domanda delle mille pistole». «Ah? Saria mi el pistola? El pistola te se ti». Altri tempi, altre cortesie, altri diritti. Oggi, in un'epoca in cui tutti accampano diritti, il solo diritto di replica esercitato dalla Rai (e da altri network) è quello di proporre continuamente le repliche di programmi già andati in onda mille volte. Replicate, replicate, qualcosa resterà.


Aldo Grasso
01 dicembre 2010



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Il dispositivo antitopo...usato in un condominio di Napoli

Il Mattino



Cara redazione, Guardate questo oggetto, a cosa serve secondo voi? Penso che sarà difficile trovarlo in un'altra città del mondo.

E’ un dispositivo che hanno installato nel parco dove abito per non far salire i topi nei balconi delle abitazioni.

Io lo chiamo dispositivo “Antizoccole”.

Eugenio Tornincasa
Napoli (30 novembre)





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Mistero ad Agropoli, lo strano caso della sedia in equilibrio

Il Mattino


AGROPOLI (30 novembre) - Può una sedia di legno restare in bilico su due gambe per più di ottanta ore? Potrebbe essere un record da guinness quello che si sta realizzando a casa di Stefano A., un diciassettenne di Agropoli, da sabato scorso, da quando cioè il ragazzo ha improvvisamente «scoperto» il processo fisico dell'equilibrio statico. «Stavo facendo dondolare la sedia, quando all'improvviso si è fermata, in bilico, sui piedi posteriori».

Un fenomeno assolutamente eccezionale, anche se non impossibile, che ha trasformato la casa di Stefano in un luogo di «pellegrinaggio». Da sabato, infatti, tanti amici, conoscenti e semplici curiosi, muniti di macchine fotografiche e cellulari, affollano il salotto della casa della famiglia di Stefano per assistere al fenomeno.

Intanto, mentre la sedia è stata "transennata" per evitare che possa essere urtata per sbaglio, tutti scommettono sul giorno, l'ora e il minuto in cui il fenomeno finirà e in casa di Stefano tornerà a regnare la pace.



 Guarda il video (da InfoAgropoli - YouReporter)



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Napoli, rivenditore auto si intesta 429 veicoli e poi li vende in nero: denunciato

Il Mattino


NAPOLI (1 dicembre) - Il mese scorso, personale della U.O. “Avvocata” diretta dal Ten. Francesco Bruner, è intervenuto al C.so Garibaldi per i rilievi di un sinistro stradale in cui era coinvolto un veicolo Fiat Brava condotto da cittadino romeno e di proprietà di un uomo,tale I. A. di anni 56 residente a Santa Maria Capua Vetere.

Dopo un paio di giorni, durante un regolare controllo veniva fermato in P.za Dante un veicolo tipo Renault Clio sempre intestato allo I. A. e condotto da un ragazzo sedicenne rom,che veniva denunciato per guida senza patente.
Dalle attività investigative dirette dal Ten. Luigi De Simone della U.O. “Avvocata”, si accertava che l’uomo risultava intestatario di 429 autoveicoli, 2 motoveicoli un rimorchio e con a carico ben 23 informative di reato. Si provvedeva quindi,ad acquisire atti presso 3 concessionarie della zona ed acquisire documentazione presso le motorizzazioni di Napoli,Caserta e Salerno. Dalle indagini, emergeva che il truffatore, acquistava veicoli usufruendo di agevolazioni fiscali per il trasferimento di proprietà a suo nome, in quanto risultato rivenditore di auto con Partita Iva, per poi rivenderle a nero a cittadini Rom o comunque extracomunitarie.

L’uomo,veniva denunciato per simulazione di reato, per falsa dichiarazione, per truffa ai danni dello Stato, per favoreggiamento immigrazione clandestina e per omessa dichiarazione dei redditi. Inoltre,si interessavano L’agenzia delle Entrate, le rispettive motorizzazioni e il PRA per la cancellazione di tutti i veicoli a lui intestati.




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Monti saluta il suo Mario: in piazza la bara di Monicelli, poi la camera ardente

Corriere della sera


La salma sarà poi portata alla Casa del Cinema.
Gli abitanti: una mostra e una rassegna per lui




L'ULTIMO OMAGGIO AL REGISTA MORTO SUICIDA


L'arrivo della bara di Monicelli a Monti

ROMA - La bara di Mario arriva in piazza Madonna dei Monti intorno alle 10, su un'auto scura, accolta da una folla di abitanti. Una banda suona Bella Ciao. Sono scesi in molti dalle case strette e alte di questa che fu la Suburra romana per dare l'ultimo saluto al grande regista Monicelli, morto suicida lunedì nell'ospedale San Giovanni. C'è chi sta in disparte, gli occhi lucidi; chi si avvicina al carro funebre aperto e tocca il feretro.
Tanti altri arrivano a rendergli omaggio più tardi, quando il corpo di Monicelli viene portato alla Casa del cinema, messa a disposizione per la camera ardente. La salma di Monicelli resterà lì fino a giovedì, poi il corpo verrà poi cremato «in forma privata alla presenza della sola famiglia». Intorno alle 13 è previsto un saluto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma nell'edificio di Villa Borghese sono già presenti l'amico Valentino Parlato, i fratelli Vanzina, Aurelio De Laurentis, Paolo Hendel, Giuliano Gemma. Elsa Martinelli, Gianluigi Rondi e molti altri protagonisti del mondo dello spettacolo. Presenti tra le autorità l'assessore alla Cultura del Comune di Roma Umberto Croppi, il suo predecessore Gianni Borgna, e la presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Nella sala, intanto. si proietta un documentario su Monicelli con i migliori amici e colleghi che lo raccontano.


NO AL CAMPIDOGLIO - Non ci saranno esequie. Sono queste le disposizioni della famiglia, che «non ritiene necessario fare un funerale» ha spiegato il nipote Niccolò, sottolineando che tutto verrà fatto «nel rispetto della volontà di Mario Monicelli e di tutta la famiglia». Nonostante il sindaco di Roma Gianni Alemanno avesse offerto di allestire la camera ardente in Campidoglio, la famiglia dell’autore de «I Soliti ignoti» ha deciso di rendere omaggio al regista scomparso in luoghi meno istituzionali.






FIACCOLATA OMAGGIO - In serata, gli abitanti del quartiere Monti, dove Monicelli viveva, organizzeranno una fiaccolata per ricordarlo. L'Associazione culturale e ricreativa del Rione Monti ricorda: «Monicelli era socio onorario della nostra associazione insieme a Napolitano e alla moglie Clio. Ogni anno, noi organizziamo le ottobrate e Monicelli è sempre venuto a bere un bicchiere. Quest'anno però ci ha detto che non riusciva a salire fino a Villa Aldobrandini, ma non ha voluto lo stesso rinunciare a brindare. E così un bicchiere lo abbiamo bevuto in un locale». E annuncia una mostra fotografica «con le foto di Mario». «Amava il nostro rione, e lo vogliamo ricordare anche per questo suo particolare legame con Monti, con la sua gente, le sue vie, i suoi negozi», dice un dirigente della locale sezione Pd, che annuncia «in primavera una rassegna dei suoi film per ricordarlo», come quella che si tenne l'estate scorsa all'aperto nella stessa piazza che oggi lo saluta.





BRANCALEONE E GLI STUDENTI - Martedì sera, un altro omaggio imprevisto e inusuale: gli studenti che stavano occupando la Stazione Termini hanno voluto salutare Monicelli intonando il motivo dell' «Armata Brancaleone», celebre pellicola del regista. «Branca, Branca, Branca... Leon, Leon, Leon», hanno urlato prima di occupare i binari del Frecciarossa. Il tema è stato ripreso anche dalla piccola banda che suonava a due passi dal feretro in piazza Madonna dei Monti. La stessa che poco prima aveva suonato «Bella Ciao». E dopo Brancaleone sono partite le campane della vicina chiesa. Non una coincidenza, perchè quando il feretro si stava allontanando da piazza Santa Maria dei Monti, le campane hanno suonato ancora. «Queste campane - ha spiegato il parroco Don Francesco - erano anche le sue, era una brava persona. Quando muore una persona le campane servono ad avvisare il cielo che sta arrivando qualcuno». Omaggio degli studenti anche a Napoli, dove martedì la manifestazione contro il Ddl Gelmini era stata aperta da uno striscione che recitava: «Ciao Mario, la faremo 'sta rivoluzione..!»


INCHIESTA DELLA PROCURA - Nel frattempo, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per fare luce sul suicidio di Mario Monicelli. «Atti relativi a», formula utilizzata per i procedimenti privi di ipotesi di reato, l'intestazione del fascicolo. Il magistrato di turno ha compiuto, lunedì in nottata, un sopralluogo nel reparto di Urologia dell'ospedale San Giovanni, dove era ricoverato l'anziano regista cinematografico.


S. U.
01 dicembre 2010



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La Camera ricorda Monicelli Prima l'applauso, poi la lite sul suicidio

Corriere della sera


Veltroni: «Mario ha deciso di andarsene». La Binetti: «Basta con questi spot a favore dell'eutanasia»


ROMA - Lungo applauso nell'aula della Camera in ricordo di Mario Monicelli. I deputati hanno tributato l'omaggio dopo un intervento di Walter Veltroni (Pd), che ha definito il regista «un italiano con la schiena dritta» che ha raccontato, attraverso i suoi film, «i mutamenti del Paese». Dopo l'intervento dell'ex sindaco di Roma, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha sottolineato che «tutta l'aula si associa al doveroso ricordo di un italiano illustre». Ma il momento di raccoglimento in onore del grande regista dura giusto lo spazio dell'applauso, perché a Montecitorio il ricordo di Monicelli è l'occasione per nuove polemiche.




SCONTRO SULL'EUTANASIA - E bastato infatti che Walter Veltroni dicesse che «Mario ha vissuto e non si è lasciato vivere, nè morire» e annotasse, con una semplicità densa di significati, che Monicelli «ha deciso di andarsene». E che subito dopo di lui la leader radicale Rita Bernardini evocasse la «dolce morte» sulla quale «sarebbe il caso che la Camera avviasse almeno una riflessione».

È l'eutanasia, insomma, che è tornata ad affacciarsi a Montecitorio con un dibattito estemporaneo ma particolarmente duro nei toni. E Paola Binetti, teodem eletta nelle fila del Pd e oggi con Casini, sottolinea: «Basta, per piacere, con spot a favore dell'eutanasia partendo da episodi di uomini disperati, perchè Monicelli era stato lasciato solo da famiglia e amici ed il suo è un gesto tremendo di solitudine non di libertà».

 Enrico La Loggia, del Pdl, ha attaccato «l'elegia del suicidio da parte di Rita Bernardini». La quale aveva spiegato: «Per porre fine a una vita che non riteneva più di dover continuare, Monicelli ha scelto il suicidio buttandosi da un balcone. L’Aula dovrebbe avviare una riflessione su come alcune persone che non ce la fanno più siano costrette a lasciare la vita, anzichè morire con i propri familiari vicini, con il metodo della dolce morte». Ed è a questo punto che il ricordo ha lasciato il passo allo scontro.

Redazione online
01 dicembre 2010




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Diacono muore suicida a Orvieto «Mi negano di diventare sacerdote»

Corriere della sera


Luca Seidita, 29enne di Lecce, si è lanciato martedì dalle mura medievali della città



In una lettera ha spiegato il suo gesto col «no» all'ordinazione deciso dal Vaticano


MILANO - Non sembra esserci nessun dubbio da parte degli investigatori sul fatto che il diacono Luca Seidita, 29 anni, originario di Lecce, trovato morto ieri sera nei pressi della Rupe di Orvieto. si sia suicidato Proprio ieri la Santa Sede aveva fermato la sua ordinazione sacerdotale, prevista nei prossimi giorni. Il diacono si è lanciato ieri sera, tra le 21,30 e le 22, dalle mura medievali di Orvieto, da un'altezza di 30 metri. A trovare il corpo è stato un passante che portava a spasso il cane. Gli accertamenti sono svolti dai Carabinieri, coordinati dalla procura di Orvieto. Ieri sera il sostituto Flaminio Monteleone si è recato sul posto insieme ad un medico legale e ai vertici locali dell'Arma. I primi accertamenti avrebbero evidenziato sul cadavere lesioni dovute alla caduta ma non segni di violenza di altro tipo. La salma è comunque a disposizione della magistratura, che in giornata deciderà sull'autopsia.


01 dicembre 2010



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Montanelli volontario in Abissinia «Che fatica essere il dio degli ascari»

Corriere della sera


Nelle lettere inedite dall’Africa, l’amore per i genitori
e il peso del comando


Documenti / Anteprima - Esce da Rizzoli il libro «XX Battaglione eritreo» pubblicato nel 1936. In appendice 27 missive




Memorie d’Etiopia
- Anticipiamo in questa pagina le lettere inedite pubblicate in appendice alla riedizione del romanzo di Indro Montanelli «XX Battaglione eritreo» (Rizzoli, pp. 242, € 19,50), a cura di Angelo Del Boca, che esce in libreria mercoledì 1˚ dicembre
- Si tratta di un’opera del 1936, liberamente ispirata all’esperienza di Montanelli come ufficiale in Africa orientale, dove il grande giornalista trascorse un periodo di circa quattordici mesi, dal giugno 1935 all’agosto 1936
- In precedenza Montanelli aveva scritto un altro libro, «Commiato dal tempo di pace» (1935), e in seguito ne pubblicò altri due sull’impresa d’Etiopia: «Guerra e pace in A.O.» (1937) e «Ambesà»
(1938)


Giugno 1935


Carissimi,
domani siamo a Porto Sahid dopo quattro giorni di navigazione splendida e tutto lascia sperare che arriveremo a Massaua senza crisi di stomaco. Anche il caldo, per ora, non è noioso, anche perché ammonta solo gradualmente e perché qui a bordo si sta tutti in costumi primitivi. Per il resto, vita gaia e uguale. Spero che sia successo a voi quello che è successo a me: che l’impressione del distacco - penosissima la prima sera, quando il piroscafo si mosse - si sia andata smontando. In realtà, guardando le cose freddamente, ci si avvede che non è assolutamente il caso di angosciarsene: fra noi ci son moltissimi ufficiali che hanno passato anni e anni in Eritrea e, più che i loro racconti, è rassicurante la tranquillità con cui ci ritornano. Vi dirò anche in piena sincerità che, nel fare la domanda, non avevo immaginato quanto la mia partenza sarebbe costata a voi e a me; ma che, anche se l’avessi esattamente valutato, l’avrei fatto lo stesso. Piuttosto, devo ricredermi invece nei miei doveri verso voi: che esistano è inutile discutere, ma il fatto è che li sento e questo basta. Ora capisco che, prima di far qualunque cosa, devo pensare anche a voi.

Saganeiti, 3 luglio 1935

Carissimi,
finalmente un po’ di posta da tutti e due. Vedo che Mamma è preoccupata. Ha torto. Della mia salute non parlo, perché tra qualche giorno manderò documenti fotografici che vi sbalordiranno: sono grasso come un tacchino, dormo bene, sto con cappotto e pullover e in definitiva, per accorgermi d’essere in Africa, bisogna che me lo dica tre volte. Lavoro ce n’è e disciplina come in Italia non ci si sogna nemmeno. Ma è necessario, dato il carattere degl’indigeni che del resto son soldati che ti danno parecchie soddisfazioni.
A zio Ranieri, zia Rosina, Anna e Riccardo i miei ringraziamenti e bacioni. Riccardo stia tranquillo: ci sarà posto e tempo anche per lui. E chi verrà domani avrà da fare non meno di chi è venuto oggi. Qui c’è spazio e possibilità per quindici o venti milioni d’italiani che vi troveranno più durezze, ma anche più soddisfazioni che non in via Tornabuoni e stradicciole affini. I coloniali (e per tali intendo non soltanto i soldati) saranno la nuova aristocrazia del Paese.

Montanelli con un bambino indigeno durante il suo soggiorno in Africa orientale
Montanelli con un bambino indigeno durante il suo soggiorno in Africa orientale


Giugno 1935
Carissima Mamma,
la partenza è dunque decisa per la sera del 15. Io potrei venire a Roma, ma solo per poche ore, sicché credo sia meglio che veniate voialtri qui.
Ti raccomando soprattutto di conservare la calma, sia ora che poi: il mio è un gesto da valutare con orgoglio e con letizia, senza crearsi paure immaginarie. Qui, a contatto di questi circoli militari, siamo oramai abbastanza informati di quello che succederà. Posso dirti che tornerò presto, con un merito di più acquistato a buon mercato.

Luglio 1935
Carissimi,
sono dunque a Saganeiti sul Forte Toselli: aria buona, salute ottima, molto lavoro, isolamento completo e un comandante di ferro, vecchio coloniale. Di grave non c’è che una cosa: la lontananza e la lentezza della posta. C’è poco da fare: la nostalgia morde e sarebbe inutile nasconderlo. Babbo e Mamma sono ora due parole che si vanno riempiendo di significato. Be’, non ci pensiamo.

Quanto alla mia vita di qui, non si può raccontare: disagi fisici non ce ne sono, malattie nemmeno; ma è una vita che tempra il morale, perché ti condanna a una solitudine senza scampo - e le inevitabili crisi e i rimpianti e le debolezze devi masticarle e superarle da solo perché questa è la legge d’Africa: essere uomini rispetto ai bianchi ed essere dèi rispetto ai negri. Quindi serietà, equilibrio, nessuna crisi di rabbia, energia nel comando, giustizia e severità nelle punizioni che sono continue.

Dei negri non ho ancora opinioni: sono così diversi da noi. Temono il bianco e sono guerrieri per istinto. Io ne ho cento e dalla mattina alle sei alla sera alle cinque sono indipendenti al loro comando. Col mio mulo fo fatica a seguirli tanto sono rapidi e leggeri. Facciamo chilometri e chilometri per queste aride montagne, ci riposiamo alle undici sotto qualche eucalipto, poi torniamo verso il forte. Durante il ritorno, essi non fanno che cantare certe canzoni che ti mettono addosso la disperazione: sono canzoni antiche, dove si raccontano le gesta di questo XX Battaglione che è uno dei più gloriosi.

Non si può certo negare che questa vita è originalissima e che costituisce un tirocinio magnifico. A volte, trovandoti solo bianco in una colonna di negri in mezzo a una zona deserta, devi vincere anche qualche attimo di smarrimento e di paura. Nessuno lo confessa, ma tutti ne attraversano come me.

Adi Caieh, luglio 1935

Carissimo Babbo,
siamo in marcia da due giorni - ed è un vero caso che possa scrivere. Non fare affidamento in questi casi. Nell’ultima mia ti dicevo di telegrafare, nel caso, a Del Terra. Confermo. Ma soprattutto ti dicevo di non avere, né tu né Mamma, incubi e ossessioni. E confermo anche questo. Probabilmente questa lettera arriverà a ostilità già cominciate: l’evento, oramai certissimo e imminentissimo, non mi dà alcun nervosismo. Son sicuro che mi batterò non solo con energia, ma anche con intelligenza. Siate dunque tranquilli.
Non potrete mai concepire cosa sian di bello le partenze e i bivacchi dei battaglioni indigeni; niente di più sonoro e di più pittoresco.
Spero che la mia prossima lettera, anche se la scriverò fra tre o quattro giorni, sarà datata da Adigràt. E con questo beviamo alla bara dell’ultimo Re dell’ultimo Paese libero d’Africa e alla barba di tutte le maestà britanniche.


Montanelli ritratto nel 1959
Montanelli ritratto nel 1959
Asmara, 9 novembre 1935


Carissimi,
spero che abbiate ricevuto la mia lettera da Adi Caieh. A ogni modo, ecco le invocate notizie esatte: sono uscito ieri d’ospedale, completamente guarito; la piaga tropicale non lascia conseguenze ed è un incidente quasi obbligatorio in questi climi. La si cura con zinco e arsenico e con un po’ di riposo. Nessuno ne muore, nessuno ne resta deteriorato. Vengono e se ne vanno.

Tigrai, 16 novembre 1935

Caro Babbo,
un altro articolo pel «Popolo». Come vedi, la guerra mi consente non solo tempo ma anche tranquillità. Comincio a disperare di veder mai in faccia un soldato abissino. Pel momento faccio il pacificatore della gente del contado e lo stradino. Mandami per piacere dei giornali per sapere… cosa abbiamo fatto.

Novembre 1935

Carissimi, sono davanti a Macallè su cui spero e credo che sarà il XX Battaglione a issare il tricolore. Ve ne scriverò. Telegrafare è impossibile e anche i vostri telegrammi sono inutili perché non li ricevo. Ma mi raccomando: state tranquilli e leggete poco i giornali. Ho visto le notizie che han riportato della nostra occupazione di Amba Augher dove eravamo anche noi in primissima linea: semplicemente fantastiche. Abbiamo davanti un nemico che non fa che fuggire e una popolazione che non fa che applaudire. È una passeggiata, sia pure un po’ scomoda.
Indro Montanelli

29 novembre 2010(ultima modifica: 01 dicembre 2010)© RIPRODUZIONE RISERVATA
Una lettera di Indro al padre, spedita da Adi Caieh nel luglio 1935


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Bomba a tempo sulla finanza Questa volta nel mirino l’Ue

Il Tempo

La pubblicazione dei report del Dipartimento di Stato ha finora danneggiato soprattutto l’amministrazione Usa, che impiegherà forse anni per ricostruirsi una credibilità.


Assange


La minaccia di Julian Assange di rivelazioni sulle grandi banche rischia di produrre effetti più devastanti rispetto ai documenti della diplomazia americana. Spieghiamoci: la pubblicazione dei report del Dipartimento di Stato ha finora danneggiato soprattutto l’amministrazione Usa, che impiegherà forse anni per ricostruirsi una credibilità. Anche perché quei dossier disveleranno solo nel tempo le loro effettive conseguenze. Ma colpendo le banche – che già non sono dei santi – la nube tossica potrebbe contagiare tutto il mondo. In particolare l’Europa. E in Europa l’Italia è tra i paesi che rischia di più.

L’ineffabile proprietario di Wikileaks, tranquillamente intervistato da Forbes nonostante i fulmini giudiziari della Casa Bianca (la rivista ha la sua sede a New York sulla Quinta Strada), ha annunciato che «all’inizio del prossimo anno una grande banca americana si troverà rovesciata». Ognuno può fare le proprie scommesse, ma non ci vuole molta fantasia per immaginare chi possa essere al centro del mirino. Bene: a settembre 2008 il fallimento della Lehman Brothers fece da detonatore alla crisi planetaria che ancora ci trasciniamo dietro; ma la Lehman, per quanto importante, non era tra i colossi del credito mondiale.

La bolla esplose perché i presupposti reali della crisi c’erano già tutti, e la speculazione li ha cavalcati forsennatamente prima e dopo. A distanza di due anni si può dire che le cause siano state rimosse e la speculazione domata? No di sicuro. E di che cosa si alimenta la speculazione?

Soprattutto di voci, di inquietudini e anche di ricatti. E dunque chi meglio di Assange per terremotare il mondo? E su quale obiettivi si abbattono i missili di Wikileaks, quali difese trovano a contrastarli? Nessuna contraerea efficace; ma un mondo che in due anni ha prodotto infiniti summit di politici e banchieri, ma di fatto si è diviso a tutela di interessi in contrasto tra loro. Proprio il boccone più ghiotto per gli speculatori.

Se c’è un dato che emerge nei file fin qui resi noti, ed al quale pochi hanno finora prestato attenzione preferendo enfatizzare i party di Berlusconi o i complessi napoleonici di Sarkozy, è l’assoluto disinteresse strategico americano per la situazione finanziaria dell’Europa.

Eppure molti di quei rapporti sono del 2009, nel pieno della crisi. Segno evidente che per gli Usa di Obama la stabilità europea non era e non è una priorità. Lo avevamo già notato, ma questa è una conferma. Siamo in piena guerra delle valute, ed il dollaro gioca in particolare contro due avversari: l’euro e le tigri orientali, Cina e India su tutte. Alla luce del sole la partita si svolge con le decisioni delle banche centrali e l’import-export.

Al piano di sotto (o di sopra) con la speculazione. La quale, appunto, in questo 2010 ha preso di mira l’Europa. Era noto già ad aprile che l’attacco alla Grecia fu deciso da un gruppo di money maker di Manhattan, e che Atene era solo la Sarajevo della situazione. Infatti, scattato il piano salva-Grecia, si è passati all’Irlanda: altro paese piccolo, però fortemente esposto sul piano bancario. Anche il salvataggio di Dublino è scivolato come acqua sul marmo: i mercati puntano sul Portogallo, con destinazione Spagna.

Se Madrid finisse sotto tiro, i 440 miliardi del piano di salvataggio europeo, e forse anche i 250 del Fondo monetario, verrebbero prosciugati dalla garanzia sul debito pubblico spagnolo. E dopo? Dopo ci siamo noi. Lunedì lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha raggiunto il record di 201 punti. Tensioni per l’asta di quel giorno? No, perché ieri siamo arrivati a 210. Non finirà qui: se un uomo prudentissimo come Gianni Letta paragona questo rischio all’Aids, significa che siamo davvero nel mirino. Prepariamoci. E si preparino le forze politiche anziché rincorrere farfalle.





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Caccia ad Assange, ricercato dall'Interpol

Corriere della sera


Spiccato un mandato d'arresto internazionale
per l'accusa di stupro in Svezia


LA MADRE DEL FONDATORE DI WIKILEAKS: «NON VOGLIO CHE VENGA CATTURATO E MESSO IN CARCERE»


Julian Assange
Julian Assange
MILANO - L'Interpol ha emesso un mandato d'arresto internazionale per Julian Assange, fondatore di Wikileaks. «Spero che venga catturato presto e che venga interrogato», ha commentato il ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini.

ACCUSE - L'attivista australiano è ricercato dalla Svezia in un'inchiesta per stupro. Assange ha sempre respinto le accuse, lasciando intendere che le denunce sono una campagna di fango degli Stati Uniti contro Wikileaks. Intanto, il fondatore del sito web promette rivelazioni scottanti su una grande banca americana e attacca il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, sulla presunta attività spionistica contro funzionari stranieri all'Onu: «Se sarà dimostrata la sua orchestrazione si dovrebbe dimettere».

LA MADRE: NON CATTURATELO - E ora a difendere il 39enne australiano è scesa in campo anche la madre. Christine Assange, che gestisce un teatro di marionette nello Stato australiano di Queensland, ha detto di essere in ansia per il mandato di cattura internazionale emesso dall'Interpol nei confronti del figlio e di non volere che «venga catturato e messo in carcere». «È mio figlio e gli voglio bene - ha detto la donna - e naturalmente non voglio che gli si dia la caccia e finisca in carcere. Reagisco come farebbe qualunque mamma. Sono preoccupata», ha detto alla radio australiana. «Un sacco di cose che sono state scritte su di me e su Julian non sono vere».

MANDATO DI CATTURA - L'Interpol ha reso noto di aver emesso un «avviso rosso» (red notice, mandato di cattura internazionale) per Assange, su richiesta della Svezia. La notizia è stata anche confermata alla France Presse da un portavoce dell'organizzazione internazionale di polizia. La «richiesta di arresto ai fini dell'estradizione» era stata ricevuta il 20 novembre, inviata dalla Svezia. Gli «avvisi rossi» vanno ai 188 Paesi che aderiscono all'Interpol, tra cui la Gran Bretagna, dove si ritiene risieda il 39enne australiano. Il 18 novembre, la giustizia svedese aveva emesso un mandato di cattura per Assange, che voleva interrogare, «sulla base di ragionevoli sospetti di stupro, aggressione sessuale e coercizione». I fatti contestati risalirebbero allo scorso agosto. Assange aveva fatto ricorso, ma il mandato era stato confermato da una corte d'appello. L'indagine nasce da due incontri avuti da Assange con altrettante donne durante la sua visita in agosto in Svezia, dove l'ex avvocato aveva intenzione di far richiesta di residenza, con l'obiettivo di avere la tutela delle leggi svedesi sulla libertà di stampa per il suo sito Wikileaks. Secondo informazioni emerse in Svezia, le donne avrebbero raccontato che gli incontri sessuali, iniziati come consensuali, si erano trasformati in violenza.

ECUADOR - Nel frattempo, l'Ecuador ha ritirato l'offerta di ospitalità ad Assange. Il presidente Rafael Correa ha affermato infatti che il fondatore di Wikileaks «ha commesso un errore nell'infrangere la legge degli Stati Uniti e nel divulgare questo tipo di informazioni». Correa, alleato di Bolivia e Venezuela nel blocco sudamericano di sinistra, ha comunque accusato gli Stati Uniti di aver «distrutto la fiducia degli alleati con tutto lo spionaggio» che trapela dai documenti di Wikileaks e ha ordinato all'intelligence di verificare le implicazioni dei cablogrammi diplomatici Usa per il suo Paese.

Redazione online
01 dicembre 2010



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Vi odio, cari studenti

Il Tempo


Riforma universitaria. Scontri e caos a Roma. E questi sarebbero il futuro...


È triste. La polemica contro il PCI andava fatta nella prima metà del decennio passato. Siete in ritardo, figli. E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati... Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi quelli delle televisioni) vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio delle Università) il culo. Io no, amici. Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.

Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc.

E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha uguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, la vostra! In questi casi, ai poliziotti si danno i fiori, amici.



Pier Paolo Pasolini (l’Espresso n. 24, 16.6.68)

01/12/2010





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Cucchi, l'agente: «Era già accaduto tutto prima dell'arrivo di Stefano in Tribunale»

Il Messaggero



ROMA (30 novembre)- «Dico con certezza chi non è stato. Gli atti del processo ci portano a un momento preciso, le 9.05 del mattino del 16 ottobre quando Stefano viene portato alle celle del Tribunale. Lì, tutto quello che doveva succedere era già avvenuto prima». Lo dice l'avvocato Diego Perugini, difensore di Nino Menichini, uno degli agenti penitenziari accusati di aver picchiato Stefano Cucchi.

L'avvocato parla in una pausa durante la seduta dell'udienza preliminare che si chiuderà il 14 dicembre con eventuali rinvii a giudizio.«In più, vi sono tutta una serie di dichiarazioni dello stesso Stefano, a lui attribuibili, dal momento in cui entra nelle celle del Tribunale a poco prima di morire, in cui fa riferimento a chi lo ha malmenato. E non indica gli agenti di Polizia Penitenziaria, ma fa riferimento al suo arresto. Stefano è stato arrestato alle 23,30 dai Carabinieri e fino al giorno dopo - conclude Perugini - è rimasto in diverse caserme dei Carabinieri».





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Caso Olgiata, l'ex amante del marito: «La contessa Alberica voleva il divorzio»

Il Messaggero



ROMA (30 novembre) - Alberica Filo della Torre, la nobildonna romana uccisa nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991, intendeva divorziare dal marito Pietro Mattei. Lo afferma, in una denuncia alla procura di Roma, Emilia Parisi, ex moglie dell'imprenditore David Halfon, ed ex amante di Mattei. Nella denuncia, Emilia Parisi cita confidenze ricevute dalla madre di Alberica, Anna Del Pezzo Di Caianello, deceduta tempo fa. «Parecchie volte - è detto nell'atto presentato ai carabinieri - ha parlato telefonicamente con me dicendomi che la figlia voleva divorziare».

La denuncia è stata presentata dalla Parisi contro Mattei dopo aver notato, in un servizio del Tg1 dedicato al caso dell'Olgiata, una foto che ritrae uno dei gioielli che si ritengono essere stati rubati alla contessa, un girocollo in oro giallo con pietre di ametista e topazio imperiale. «Quel gioiello - dichiara - è tuttora in mio possesso avendolo comprato nel centro di Roma 28 anni fa con mio danaro». «Ciò mi fa pensare - si legge nella denuncia - che Mattei, avendo più volte dichiarato che i gioielli della signora Alberica erano di elevatissimo valore, abbia dato foto del mio girocollo al Reparto Operativo di Roma».

«Io ero solita lasciare i miei gioielli in casa Mattei - afferma ancora la Emilia Parisi - in quanto temevo che il mio ex marito me li potesse sottrarre». Secondo Parisi, la stessa che nei giorni scorsi ha consegnato agli inquirenti un telefono cellulare della vittima e che ora è all'esame del Ris, il furto di gioielli non può essere ritenuta la presunta causa dell'omicidio. «Lo stesso Mattei - è scritto nella denuncia finita al vaglio del pm Francesca Loy - mi aveva fatto vedere i gioielli della moglie morta, i quali erano riposti dentro una scatola. A quel punto presi un girocollo di perle e mi resi conto che era molto leggero. Gli altri gioielli da me visti penso proprio che fossero di bassa bigiotteria». Spiegando, a suo avviso, perchè la contessa non potesse permettersi gioielli di valore, Emilia Parisi sottolinea che la vittima «riscuoteva un affitto della casa in via della Giustiniana di cinque milioni al mese, ma doveva far tornare i conti per la gestione della casa all'Olgiata, pagando anche le scuole private S. Georges dei bambini. Tutti gli altri soldi, erano custoditi dal tirchio Mattei anche se l'Alberica era intestataria di tutto il patrimonio mobiliare e immobiliare di Pietro Mattei».





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Iran, impiccata all'alba Shahla amante dell'ex calciatore della nazionale

Il Messaggero


 

TEHERAN (1 dicembre) - È stata impiccata stamani all'alba Shahla Jahed, l'iraniana riconosciuta colpevole di avere ucciso a coltellate la moglie del suo amante, un ex calciatore della nazionale. Lo ha reso noto il suo avvocato, citato dall'agenzia ufficiale Irna. «Dopo circa otto anni (dietro le sbarre), Shahla Jahed è stata impiccata stamani alle 5 nel carcere di Evin», ha detto l'avvocato, Abdolsamad Khoramshahi. Ieri Amnesty International aveva scongiurato le autorità iraniane a sospendere l'esecuzione, affermando: «Ci sono buone ragioni per credere che potrebbe essere stata condannata a torto».

Lo scorso febbraio, la condanna a morte di Jahed era stata annullata ed era stato ordinato un nuovo processo. La Jahed aveva prima confessato e poi negato di avere ucciso, nel 2003, la sua rivale, Laleh Saharkhizan. Questa era la moglie di Nasser Mohammad-Khani, membro della nazionale alla fine degli anni '80 e poi allenatore del Persepolis, che è, con l'Esteqlal, la squadra iraniana più popolare.






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Bersani si tiene i soldi dei precari

di Salvatore Tramontano



Il segretario del Pd sale sui tetti, ma poi rifiuta di sovvenzionare i ricercatori con parte dei fondi destinati ai partiti


L’uomo dei tetti ha detto no. A Roma piove di brutto. Quando Marco Calgaro e Bruno Tabacci presentano un emendamento alla riforma universitaria per finanziare i contratti a tempo indeterminato dei ricercatori sono sicuri che Bersani e i suoi uomini voteranno sì. Il segretario Pd ha scalato il cielo di Valle Giulia. Ha offerto solidarietà ai cervelli precari. Nessuno si aspetta una mossa diversa. Invece Bersani si astiene (che è come bocciare la norma). 

Trenta dei suoi votano no. Il tesoriere dei Ds, Sposetti, fa fuoco e fiamme, bestemmiando contro il dilettantismo dei deputati rutelliani. Il Pd è di fatto spaccato. Cosa cavolo è successo? Semplice. Tabacci e Calgaro volevano prendere i soldi dell’università dalle casse dei partiti. Tagli al finanziamento pubblico e più soldi ai ricercatori. Ma il partito di Bersani è generoso solo a parole, quando si tratta di scucire denaro la mano si rattrappisce nella tasca. Un conto è salire gratis sul tetto e dire: ragazzi sono con voi. Altro è danneggiare gli interessi di bottega. Accontentatevi del sudore speso per salire sul tetto. Di più non si può fare.

Non si è mai vista un’opposizione più sconclusionata di questa. Il loro problema è che non credono a nulla di quello che fanno. La loro politica è solo uno strumento per far fuori Berlusconi. Tutto è mezzo, scorciatoia, furberia, mai una scelta politica consapevole, qualcosa in cui credere. 

Napolitano dovrebbe pensarci bene prima di affidare qualsiasi governo tecnico o di transizione a questa masnada di correnti in lotta perenne tra loro, pronti a parlare di senso delle istituzioni ma poi alla prova dei fatti corrotti da meschinità di basso rango.

La maggioranza sono mesi che naviga nella tempesta, ma in qualche modo resiste. Anche perché non c’è un’alternativa. Questo, per tutti gli anti berlusconiani, dovrebbe essere il momento di massima coesione. Invece non sono d’accordo su nulla. Sono divisi in rivoli e partitini. Non si fidano l’uno dell’altro. Vivono nel sospetto. I centristi sono delusi dall’ignavia della sinistra. Di Pietro pensa solo a se stesso. Il Pd pensa di abolire le primarie perché vive con terrore l’effetto Vendola. I finiani ballano sulla fiducia. 

Forse presenteranno una mozione insieme a Casini. Non si è capito se voteranno sì su quella del Pd. L’ipotesi più probabile è che almeno i moderati (Moffa, Consolo, Paglia e Polidori) si asterranno. Anche qui il partito è diviso. Le colombe sperano nella mediazione salva tutti con Gianni Letta. Dicono che Di Pietro guardi quello che sta accadendo nel Fli con un palese senso di schifo. 

Li chiama traccheggiatori. L’opposizione sembra un festival del tradimento. Fini ripudia il Cavaliere, Bersani scarica i ricercatori, Casini tiene aperto il doppio forno e Tonino gioca contro tutti. Nessuno immagina come questi qui possano governare senza scannarsi in un ipotetico post Berlusconi. Andare al voto, in caso di crisi conclamata, non è una scelta. Sta diventando l’unica opzione possibile.

Questo accade mentre la protesta anti Gelmini guarda il mondo dai tetti. Forse perfino i ricercatori avranno capito che di Bersani non è saggio fidarsi. Ma come ha detto un cinico parlamentare di sinistra: è una lotta tra precari. In fondo cosa c’è di più precario del Pd?




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Pedopornografia sul Web: solo l'1% delle vittime viene salvato

Corriere della sera


Sono migliaia i nuovi bambini-schiavi venduti ogni anno ma non si riescono a conoscere le loro generalità


telefono Arcobaleno: 45mila nuovi siti rilevati nel del 2010. Italia quinta per consumo



I bambini su Internet vanno a ruba, nel senso più agghiacciante del termine: la pedopornografia è un settore che non conosce crisi. Anzi: aumenta il volume d'affari, aumentano i clienti pedofili ma soprattutto cresce in modo inarrestabile il numero dei bambini vittime di sfruttamento sessuale che di quel mercato sono la merce di scambio. I nuovi bambini schiavi di cui si conoscono i volti, ma non le generalità, sono stati oltre quattromila nel 2010. Mille in più dell'anno precedente, tre quarti dei quali ha probabilmente meno di dieci anni. È quanto emerge dal rapporto mensile diffuso dall'Osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno, che evidenzia che meno dell'1% delle vittime è stato identificato - e quindi salvato - drammatico dato che mostra l'inaccettabile divario esistente fra l'atrocità del mercato della pedofilia online e la scarsa efficacia delle soluzioni adottate per contrastarlo.

ITALIA AL QUINTO POSTO - I clienti che alimentano il mercato degli oltre 45mila siti rilevati nel corso del 2010 sono per lo più europei, con l'Italia al quinto posto al mondo per consumo di pedopornografia (4,7%), preceduta da USA (23%), Germania (18,6%), Russia (5,7%) e Regno Unito (5,7%). Il paese che invece "vanta" il maggior numero di provider che ospitano siti pedopornografici è la Germania (1.079), seguito da Usa (614), Olanda (467), Russia (240), Thailandia (53).
I provider che ospitano siti pedoprnografici segnalati nel mondo dal 1996 a oggi sono stati 322.482.
Nel 2010 si è rilevato un incremento del 6%, e solo nel novembre sono stati 2.580.

NON E' SOLO UN REATO INFORMATICO - «Lo sfruttamento sessuale dei bambini nell'ambito della pedopornografia - osserva il presidente di Telefono Arcobaleno Giovanni Arena - è stato erroneamente considerato per troppo tempo alla stregua di un crimine informatico piuttosto che, come dovrebbe essere, una vera e propria forma di riduzione in schiavitù , con la conseguente scarsa attenzione all'identificazione delle vittime, alla loro cura, al sostegno e al reinserimento sociale».


30 novembre 2010



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Caccia ad Assange, ricercato dall'Interpol

Corriere della sera


Spiccato un mandato d'arresto internazionale
per l'accusa di stupro in Svezia

IL FONDATORE DI WIKILEAKS


Julian Assange
Julian Assange
MILANO - L'Interpol ha emesso un mandato d'arresto internazionale per Julian Assange, fondatore di Wikileaks. L'attivista australiano è ricercato dalla Svezia in un'inchiesta per stupro. Assange ha sempre respinto le accuse, lasciando intendere che le denunce sono una campagna di fango degli Usa contro Wikileaks. Intanto il fondatore del sito web promette rivelazioni scottanti su una grande banca americana e attacca il segretario di Stato Hillary Clinton sulla presunta attività spionistica contro funzionari stranieri all'Onu: «Se sarà dimostrata la sua orchestrazione si dovrebbe dimettere».

MANDATO DI CATTURA - L'Interpol ha reso noto di aver emesso un «avviso rosso» (red notice, mandato di cattura internazionale) per Assange, su richiesta della Svezia. La notizia è stata anche confermata alla France Presse da un portavoce dell'organizzazione internazionale di polizia. La «richiesta di arresto ai fini dell'estradizione» era stata ricevuta il 20 novembre, inviata dalla Svezia. Gli «avvisi rossi» vanno ai 188 paesi che aderiscono all'Interpol, tra cui la Gran Bretagna, dove si ritiene risieda il 39enne australiano.

Il 18 novembre, la giustizia svedese aveva emesso un mandato di cattura per Assange, che voleva interrogare, «sulla base di ragionevoli sospetti di stupro, aggressione sessuale e coercizione». I fatti contestati risalirebbero allo scorso agosto. Assange aveva fatto ricorso, ma il mandato era stato confermato da una corte d'appello. L'indagine nasce da due incontri avuti da Assange con altrettante donne durante la sua visita in agosto in Svezia, dove l'ex avvocato aveva intenzione di far richiesta di residenza, con l'obiettivo di avere la tutela delle leggi svedesi sulla libertà di stampa per il suo sito Wikileaks. Secondo informazioni emerse in Svezia, le donne avrebbero raccontato che gli incontri sessuali, iniziati come consensuali, si erano trasformati in violenza.

01 dicembre 2010



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