sabato 20 novembre 2010

Casalesi, caccia nella notte a Zagaria Individuato covo bunker usato da poco

Il Mattino



   

CASERTA (20 novembre) - Una vasta operazione di polizia è stata effettuata per tutta la notte ed è ancora in corso in corso, ad Aversa (Caserta), nel tentativo di sorprendere il superboss Michele Zagaria, l'ultimo capo dei casalesi dopo l'arresto di Antonio Iovine. Alcune decine di agenti della squadra mobile di Napoli - gli uomini dello stesso ufficio l'altro giorno hanno arrestato Antonio Iovine del clan dei Casalesi - stanno ispezionando anche un tratto della condotta fognaria.

La polizia avrebbe già individuato una sorta di rifugio e ora vogliono accertare se sia stato utilizzato da qualche latitante.

Dopo Iovine, arrestato l'altro giorno, gli uomini della polizia stanno stringendo il cerchio intorno a Michele Zagaria, che sarebbe ora il numero uno indiscusso del clan dopo l'arresto dello stesso Iovine.





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Microsoft e il "pirata inside"

La Stampa


La campagna di "sensibilizzazione" della multinazionale di Windows e Office contro la contraffazione dei programmi informatici alla base della sua ricchezza


TORINO. "Ovunque i consumatori si lamentano dei software contraffatti e ci chiedono come proteggersi". Ah si? Allora come mai secondo i vostri dati siamo secondi, subito dopo la Grecia, in Europa per pirateria? E siete sicuri che fare la guerra a chi si scarica i vostri programmi gratis convenga? 

Lunga chiacchierata telefonica l'altro ieri, in occasione della giornata mondiale indetta da Microsoft contro la pirateria del software, con il direttore della divisione "genuine software" Matteo Mille, che è anche presidente di Bsa Italia. Eccone una sintesi.

Secondo la vostra ricerca in Italia quasi un software su due è piratato, ma sempre secondo i dati che Idc ha raccolto per voi un consumatore italiano su due si dice preoccupato dalla perdita di dati e dal furto di identità causati  dai programmi informatici contraffatti e quasi l'80% dei consumatori è a conoscenza dei rischi nell'utilizzo di software pirata: non le sembrano dati contradditori?

"La maggior parte delle persone intervistate dalla ricerca che abbiamo commissionato a Idc ha dichiarato che sceglierebbe software originale se ne avesse la possibilità, ma meno della metà è convinta che i consumatori sarebbero in grado di riconoscere il software contraffatto".

Perchè i dati della ricerca che avete divulgato dovrebbero essere considerati attendibili, visto che derivano da uno studio commissionato (=pagato) a Idc da Bsa che è un'associazione di aziende software di cui voi siete notoriamente i maggiori esponenti?

"Perchè Idc è super partes e poi non è vero che Bsa è influenzata da Microsoft, ogni socio vale uno e sono tanti i soci, ci sono anche aziende come Apple e Adobe e Autocad e Symantec per citarne solo alcune".

E' vero che nei canali peer-to-peer tipo eMule divulgate software difettosi apposta per punire i pirati?

"No.  Però allo Smau abbiamo distribuito ben 10 mila cd col titolo ambiguo "Pirate Inside", che non diffondevano programmi pirata ma divulgavano informazioni sui rischi della pirateria e invitavano a collegarsi online alla sezione "How To Tell" del nostro sito con dettagli su come distinguere i software che contengono virus e malware dai nostri software originali. Si sono collegati oltre 300 mila consumatori su quel sito, dal 2005 ad oggi".

Ma anzichè punire i vostri clienti che vi piratano in tutto il mondo (più che in Italia, in Cina e in India dove molti non possono permettersi i vostri prezzi), non vi conviene cambiare modello di business (come suggerisce anche quest'inchiesta del New York Times) e smettere di far pagare così caro software ormai consolidato e maturo come Windows e Office?

"Non è vero che siamo cari, offriamo prezzi scontati alle scuole e alle piccole imprese e ai paesi in via di sviluppo".



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Caso Claps, le conclusioni del perito: «Elisa arrivò viva nel sottotetto»

Il Messaggero


L'assassino infierì con numerosi tagli sugli abiti della ragazza
quando era già morta. Il giallo del bottone rosso ponsò



 

ROMA (20 novembre) - Elisa Claps arrivò viva nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza, dove, 17 anni dopo la scomparsa, il suo cadavere è stato trovato il 17 marzo scorso; inoltre, l'assassino infierì con numerosi tagli sugli abiti della ragazza, quando era già morta o era esanime, probabilmente «con l'intento di accedere al corpo della vittima».

Sono queste le conclusioni più significative della perizia, di oltre 500 pagine, su numerosi reperti, fatta da Eva Sacchi, dell'Università La Sapienza di Roma, e disposta dalla magistratura di Salerno nell'ambito dell'inchiesta che vede Danilo Restivo, di 38 anni (in carcere in Inghilterra da alcuni mesi per un altro delitto), accusato dell'omicidio della studentessa potentina, compiuto - secondo l'accusa - con movente sessuale. Restivo, pur ammettendo di aver incontrato nella Chiesa della Trinità Elisa Claps il giorno della scomparsa della ragazza, si è sempre detto estraneo al delitto.

Si legge nella perizia che gli indumenti erano tagliati. L'intento dell'aggressore era i «accedere al corpo della vittima dopo la morte», così vari tagli - ha accertato il perito Sacchi - furono praticati dall'assassino, con una forbice «di medie dimensioni» e una lama «monotagliente», su tutti gli indumenti di Elisa. Quanto allo slip, Sacchi sostiene che durante l'autopsia fu tagliato dal medico legale Francesco Introna sul «margine esterno sinistro», mentre lo stesso Introna, nella sua relazione, aveva scritto di aver tagliato la mutandina «in corrispondenza del fianco destro».

Sono state trovate nel sottotetto impronte parziali «impresse, conservativamente, da almeno sei differenti tipi di calzature». Le impronte sono state confrontate con quelle delle scarpe dei tre operai che trovarono in cadavere, con quelle trovare abbandonate e con le scarpe della vittima stessa. «Nessuna - scrive il perito - è stata impressa dalle calzature di confronto». La presenza di un sassolino nel tacco della scarpa di Elisa, compatibile con altri analoghi trovati nel sottotetto, fa ritenere verosimile al perito che la vittima sia arrivata viva nel locale e che vi abbia camminato.

Il bottone di colore «rosso ponsò» rinvenuto vicino al cadavere, è stato confrontato con alcuni bottoni acquistati in mercerie comuni e in sartorie per abiti ecclesiastici; e con i bottoni di due abiti talari ritrovati in un armadio nei locali della Chiesa della Trinità, ma non sono state rilevate compatibilità. Il bottone trovato nel sottotetto- spiega il perito - potrebbe essere appartenuto sia a un abito talare, sia a un abito comune, sia a un abito cardinalizio.





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Delitto dell'edicolante, ripreso un testimone

Corriere della sera

Edicolante ucciso, La Procura diffonde il video

 

Foreste a rotoli, campagna Greenpeace per l'acquisto responsabile di carta

Il Messaggero


ROMA (20 novembre) - Si chiama “Foreste a rotoli”, è la nuova guida verde per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta distribuita questa mattina a Roma dai volontari di Greenpeace di fronte ai supermercati. I volontari dell'associaizone ambientalista hanno installato anche 7 water, contenenti ciascuno un piccolo albero, simbolo delle piante tagliate per fabbricare prodotti come la carta igienica.

«Negli ultimi anni, infatti, la richiesta di polpa di cellulosa per la produzione di carta sta pericolosamente accelerando la distruzione degli ultimi polmoni del pianeta - scrive greenpeace - minacciati dall’irresponsabilità di aziende come Asia Pulp and Paper (APP) e dai loro clienti. Anche l’industria cartaria italiana ha le sue responsabilità: mantenendo rapporti commerciali con multinazionali coinvolte nella deforestazione, anche le aziende italiane rischiano di immettere sul nostro mercato prodotti che causano fenomeni come la distruzione delle foreste e il cambiamento climatico».

Tra le carte igieniche valutate nella guida “Foreste a rotoli” sono solo cinque i prodotti riciclati al 100%: Coop Vivi Verde, Grazie Lucart, Esselunga Riciclata, Carrefour Ecoplanet e AS. Prima di acquistare, però, si deve fare attenzione al nome completo del prodotto: questo perché alcuni marchi, come Carrefour ed Esselunga, producono anche altre tipologie di carta igienica, valutate come insufficienti o addirittura pericolose. Soltanto Coop e AS utilizzano per tutti i propri prodotti esclusivamente carta riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council).

«È assurdo che in fazzoletti e carta igienica, usati solo una volta e poi buttati nel cestino e nel wc, si nasconda carta pericolosa. Con la nostra guida - afferma Massimo Tennenini coordinatore del gruppo locale di Greenpeace Roma - diamo ai consumatori uno strumento in più per fare acquisti responsabili, evitando di acquistare pezzi di preziose foreste pluviali».

La guida Foreste a Rotoli, può essere scaricata in versione tascabile sul sito www.deforestazionezero.it.






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Cacciatore uccide cane che gli ha disubbidito, blitz degli animalisti a casa

Il Messaggero


Cartelli e striscioli davanti all'abitazione dell'uomo a Vazzola
La scritta sulla porta: “assassino ora sei nel nostro mirino”



TREVISO (19 novembre) - Blitz di "100% animalisti" nella casa del cacciatore che ieri, con una fucilata, ha ucciso il cane che non gli ubbidiva e con la rosa dei pallini ha ferito anche un agricoltore del luogo.

È stato quest'ultimo a denunciare il fatto ai carabinieri,
che hanno sequestrato il fucile e altre armi detenute dal cacciatore, C.B., di Vazzola (Treviso). Per gli animalisti, che hanno tappezzato l'ingresso della sua abitazione di manifesti con la scritta "Cacciatore assassino ora sei nel nostro mirinò", «i cacciatori sono pericolosi per sè e per gli altri, distruggono, inquinano, e soprattutto versano per sadico godimento il sangue di innocenti Creature». Questo sarebbe, per il gruppo, «l'ennesimo episodio che mostra la reale natura dei cacciatori: disprezzano gli animali e ogni forma di vita». Vi è, affermano, «un aspetto preoccupante: quanti di questi armati che si aggirano per campi e boschi sono in età avanzata, privi dei requisiti psicofisici necessari per possedere un'arma? Quanti sono dediti ad alcool o droghe? Quanti hanno un equilibrio psichico accettabile?».





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Pipì verde o arancio? Boom del test per individuare il sesso del feto

Il Mattino



SHANGHAI (20 novembre) - Un no secco degli esperti al test per predire il sesso del nascituro. Proveniente dagli Stati Uniti e venduto on line, il nuovo prodotto sta già riscontrando un notevole successo in Cina. Lo riferisce lo Shanghai Daily. Chiamato 'Intelligender', consiste in un reagente che può essere utilizzato dalle donne incinte da almeno sei settimane. Aggiunto all'urina, cambia colore dopo una decina di minuti, diventando verde se nascerà un maschio, arancio nascerà una femmina.

Venduto via internet direttamente sul suo sito www.intelligender.com al prezzo di 780 yuan (circa 80 euro), Intelligender sta però suscitando molte polemiche nel paese. Gli esperti, infatti, hanno allertato la gente sulla sua non attendibilità e sul fatto che non dà alcuna certezza scientifica. Inoltre rappresenta una sorta di violazione della legge cinese che non consente ai futuri genitori di sapere in anticipo (per evitare forme ancora diffuse di aborto selettivo) il sesso del nascituro.

Analisi o ecografie che possono dare informazioni sul sesso sono infatti consentite solo per ragioni di salute e devono essere autorizzate. In ogni caso l'Amministrazione statale di Shanghai per il cibo e i medicinali ha fatto sapere che non verrà rilasciata alcuna autorizzazione per la vendita di questo prodotto. Intanto nella rete abbondano commenti discordanti sulla attendibilità di Intelligender, mentre la società produttrice ha fatto sapere che non è prevista alcuna forma di risarcimento per i compratori che otterranno risultati sbagliati in quanto sulla confezione è chiarito che il test ha un margine di errore del 10%.





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Alla Caritas pranzo con un tartufo da un chilo regalato dal Papa

Il Mattino


ROMA (20 novembre) - Risotto, pasta al forno, carne e tanto tartufo bianco. È il menù particolare e molto ricercato che i cuochi della Caritas hanno preparato oggi per gli ospiti delle Mense con il prezioso tartufo donato all'ente da Papa Benedetto XVI. Lo comunica, in una nota, l'ufficio stampa della Caritas spiegando che il Santo Padre ha voluto condividere con i poveri di Roma l'omaggio a lui fatto di un prezioso tartufo bianco d'Alba di circa un chilo.

«Un gesto di amore e di attenzione del nostro Vescovo verso i più disagiati - afferma il direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci - per ribadire la sua vicinanza a quella parte della città che soffre».
Il menu è stato servito nella Mensa «Giovanni Paolo II» a Colle Oppio, in via delle Sette sale.






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Napoli, l'assassino di Petru accusato di rapine in trasferta in Emilia

Il Mattino



RIMINI (20 novembre) - È stato accusato dai carabinieri della violenta rapina di un Rolex Daytona da 15.000 euro ai danni di un turista, il 2 maggio 2009 a Riccione, il pregiudicato napoletano Salvatore Forte, 32 anni, arrestato un anno fa dalla polizia in Spagna per l'omicidio del musicista di strada romeno Petru Birladeanu, ucciso il 26 maggio dello scorso anno alla stazione di Montesanto della Cumana di Napoli. Le immagini del musicista agonizzante a terra nella stazione napoletana, riprese con un cellulare, suscitarono grande emozione.

Salvatore Forte fu arrestato i primi di ottobre 2009 con il cugino Maurizio, entrambi esponenti dell'omonimo clan dei Quartieri spagnoli, a Benalmadena, sulla Costa del Sol.

L'ordinanza di custodia cautelare per rapina aggravata e lesioni, emessa dal Gip di Rimini, gli è stata notificata nel carcere di Poggioreale. Per la rapina del Rolex i carabinieri della Compagnia di Riccione, in collaborazione con i colleghi di Giugliano, in Campania, hanno arrestato anche un sessantunenne di Somma Vesuviana, Salvatore Carbone, pure pluripregiudicato e condotto a Poggioreale.

Nel pomeriggio del 2 maggio 2009 un facoltoso commercialista sammarinese, mentre parcheggiava l'auto in una via del centro di Riccione, fu aggredito da un individuo, travisato con casco integrale e occhiali da sole, che gli strappò il Rolex e gli procupò la frattura del metacarpo della mano destra. La vittima riuscì a inseguire il malvivente, che stava fuggendo su uno scooter, e a farlo cadere a terra, ma il rapinatore riuscì comunque a scappare su un motociclo condotto dal complice.

I carabinieri trovarono tracce, inviate al Ris di Parma per le indagini biologiche e dattiloscopiche. Le indagini, coordinate dal pm Stefano Celli, hanno poi permesso di risalire a chi aveva in uso la moto e quindi all'identità di Carbone. I rapinatori sono stati incastrati anche da indagini sui contatti telefonici.


 Il raid mortale a Montesanto in cui morì Petru




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Minacce a giornalisti e magistrati Iovine agì senza avvisare Bidognetti

Il Mattino



NAPOLI (20 novembre) - È il 13 marzo 2008, la scena si svolge per metà nell’aula Ticino del carcere di Poggioreale e per l’altra nella saletta dedicata alle videoconferenze del carcere dell’Aquila. A Napoli è in corso una delle ultime udienze dell’appello di Spartacus, la parola è passata già da tempo ai difensori. Per quella mattina è iscritto a parlare Michele Santonastaso, difensore di due dei quattro capi del cartello casalese: Francesco Bidognetti, detenuto, e Antonio Iovine, a quel tempo latitante. A loro nome deposita un’istanza di legittima suspicione attraverso la quale chiede la remissione del processo ad altra corte di appello. Ne dà pure pubblica lettura in aula.

Scrivono i carabinieri di Caserta nell’informativa allegata alla richiesta di arresto di Santonastaso, finito in carcere un mese e mezzo prima della fine della lunghissima fuga di Iovine: «Il documento, ritenuto dagli inquirenti come un chiaro attacco al ruolo dei collaboratori di giustizia, conteneva in alcuni passi toni di minaccia (...)».

Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno dimostrato, però, che Francesco Bidognetti era a conoscenza solo di una parte dell’istanza; istanza di cui l’avvocato Michele Santonastaso «è risultato l’ideatore ed estensore, sulla scorta del materiale probatorio fornitogli anche dall’avvocato Carmine D’Aniello» il quale, pur non essendo difensore di Bidognetti, quel giorno si trovava all’Aquila e assisteva il boss casalese durante la lettura. Antonio Iovine, dopo la lettura e il clamore che ne deriva, invece sottoscrive e approva. Era lui il vero regista? E c’è un legame tra la caduta del suo difensore e delle protezioni che riusciva a offrire, e l’arresto di tre giorni fa?

Negli atti depositati alla sezione di Riesame del Tribunale di Napoli dai pm della Dda, è ricostruita l’intera vicenda. Alla vigilia della lettura in aula dell’istanza, dunque, Santonastaso parla con il cliente e gli annuncia: «Bidognetti, io per lo Spartacus ho fatto un lavoro per voi...», utilizzando materiale investigativo che lo stesso Bidognetti aveva procurato. Per esempio, le intercettazioni telefoniche tra collaboratori di giustizia. Sei giorni dopo arrivano le rimostranze dello stesso Bidognetti, che si è reso ben conto delle conseguenze di quell’atto e del fatto che sarà lui stesso a pagarne le conseguenze. Ma Santonastaso aveva già messo le mani avanti: «Mi arrestano, Bidognetti. Voi lo sapete, non mi hanno potuto arrestare fino adesso e mi fate arrestare voi...





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L'avvocato di Sabrina rinuncia alla difesa: speculazioni inconfessabili

Corriere della sera


Ieri lo zio Michele ha ribadito le colpe della figlia, e ammesso di aver nascosto il cadavere, senza oltraggiarlo

CASO SCAZZI: dopo l'incidente probatorio


MILANO - «Il caso Scazzi ha perso le sue connotazioni di caso giudiziario ed assume sempre più le connotazioni del business. Un business a cui, per cultura ed educazione giuridica e professionale, mi debbo necessariamente sottrarre». L'avvocato Francesca Conte spiega cosi le ragioni per cui rinuncia alla difesa di Sabrina Misseri. La revoca è stata formalizzata dalla stessa Sabrina ed è pervenuta alla cancelleria del tribunale; in sua sostituzione è stato nominato l'avvocato Vito Russo. Pochi giorni fa la stessa Conte era subentrata nel collegio difensivo al posto di Russo. Ieri ha partecipato all'incidente probatorio nel carcere di Taranto che ha messo Sabrina di fronte all'interrogarorio del padre. Sulle ragioni del'abbandono del caso, l'avvocato Conte dice in una nota: «Mi è stato insegnato che la difesa tecnica, per essere efficace, deve essere libera da condizionamenti, indipendente, coerente e onesta, non potendo invece essere legata a speculazioni inconfessabili di ogni tipo».


L'INCIDENTE PROBATORIO - È durato circa undici ore, si è concluso solo a notte inoltrata, l'interrogatorio di Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana uccisa il 26 agosto scorso il cui corpo fu trovato una quarantina di giorni dopo la sua scomparsa in una cisterna nelle campagne del paese. Misseri, che nelle prime confessioni si era accusato dell'omicidio, nel corso dell'incidente probatorio (le sue dichiarazioni saranno utilizzate come prove nel futuro processo) ha sostanzialmente confermato la versione del 5 novembre scorso. Nell'aula del carcere di Taranto, dove si è svolto l'interrogatorio Miche Misseri ha ribadito la responsabilità della figlia Sabrina, presente in aula ma senza mai incontrare il suo sguardo. Stando alla versione di Michele Misseri, interrotta da diversi «non ricordo», a uccidere Sarah sarebbe stata la cugina ventiduenne Sabrina. Lo "zio Michele" ha ammesso di aver nascosto il cadavere, ma senza oltraggiarlo come aveva, invece, affermato ancora nell'ultima versione.


MICHELE NON DICE TUTTA LA VERITÀ - L'interrogatorio fiume di ieri dello zio non convince però i legali dei genitori di Sarah. «Michele Misseri non dice tutta la verità, pur rimanendo consolidato il quadro accusatorio», affermano gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile. «C'è ancora qualcosa che nasconde», sostengono prendendo spunto dalle incertezze di Misseri quando gli si chiede di entrare nel dettaglio della dinamica dell'omicidio. «Il sospetto», concludono Biscotti e Gentile, «è che dietro a queste incertezze ci sia qualcosa che Michele non riesce a dire».


IL MALORE DI SABRINA - L'incidente probatorio, che costituisce una prova in vista del dibattimento, è durato da poco prima delle 13 fino oltre le 23. «Erano in aula separati - ha spiegato l'avvocato Francesca Conte, che difende insieme a Emilia Velletri, Sabrina Missseri, in carcere con l'accusa di concorso in omicidio volontario e sequestro di persona- ma non c'è stato bisogno nè di separé nè di cordoni perché sono state due persone di grande dignità e di grande compostezza. Sabrina- che sin dall'inizio ha negato ogni addebito - ha abbandonato l'aula un'ora prima della fine dell'interrogatorio del padre. A causa di un lieve malore è stata fatta rientrare nella sua cella. A noi, raccontano i suoi legali, ha detto «aiutatemi a ristabilire la verità».


RICOSTRUZIONI E DUBBI - L'interrogatorio del padre continua a non convincere anche l'avvocato Conte : «La cosa più bella di tutti è che Misseri padre ha detto che Sarah e Sabrina erano come due sorelle. E che l'unico posto al mondo dove Sarah ritrovava il sorriso era a casa loro». L'avvocato Conte ha evidenziato che Michele Misseri, nelle sue ricostruzioni, «è in conflitto con sè stesso». «Non possiamo interpretare in maniera estemporanea quello che lui dice, lo dovrà fare il magistrato», dice l'avvocato ribadendo che «una cosa sono gli indizi ai fini delle esigenze cautelari, altra cosa sono quelli ai fini processuali». Così come «la perizia depositata dal professor Strada», per l'avvocato di Sabrina Misseri era parziale. «Noi attendiamo gli esiti definitivi di tutti gli accertamenti perché spesso la prova scientifica è dirimente da tutti i punti di vista». Dubbi pure sulle testimonianze degli ultimi giorni. «Non mi faccio impressionare facilmente dai cosiddetti supertestimoni dell'ultima» dice l'avvocato Conte. «In Avetrana questa tristissima vicenda ha rappresentato un momento di exploit, anche mediatico, per la qual cosa tutti hanno pensato di sapere, dicendo anche cose contrarie a quelle che avevano detto il giorno prima».


20 novembre 2010



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Fini si autocelebra con star di sinistra

di Gian Maria De Francesco

l pretesto è chiedere consigli, l’obiettivo è inneggiare alla svolta del leader Fli 



 

Roma - Non chiamatelo egocentri­co. Non dite che promuove il culto della (sua) personalità. Non pensia­te che Gia­nfranco Fini sia un Berlu­sconi in sedicesimo perché in Futu­ro e libertà tutto è diverso rispetto al passato. Eppure questi giorni nuovi hanno un sapore antico.
Ecco, nel numero del Secolo d’Ita­lia in edicola domani, il consueto speciale della domenica sarà dedi­cato a un personaggio a caso: Fini Gianfranco. Il tema del dibattito (perché questa nuova destra fa più dibattiti della vecchia sinistra) è l’importanza della svolta finiana, la ventata d’aria fresca del Manife­sto di Bastia Umbra. Ufficialmente è un’apertura agli intellettuali, un tentativo di dialogo con l’ intelli­ghentija , quella che Berlusconi non ha mai voluto coltivare. Ma sot­to sotto, dopo la gentile richiesta di un consiglio, di un indirizzo, di uno sprone e persino di una critica, è gradito un appoggio - esplicito o meno - al nuovo grande leader.
Eppure tra i nominativi dei picco­li contributor che sono trapelati si scoprono alcuni protagonisti del «viaggio con Piero», il tour elettora­le dell’ex segretario Ds Fassino nel 2006 come il regista Gabriele Muc­cino e la cantante Fiorella Manno­­ia, reduce da tante feste dell ’Avan­ti! e passata anche dai Festival del­l’Unità . Non sarà la sola esponente del mondo musicale, la affianche­rà l’ex Peter Pan partenopeo, Edo­ardo Bennato.
E poi intellettuali «impegnati» co­me l’archistar Massimiliano Fuk­sas (che almeno sulla carta non avrà una formaggera a disposizio­ne da scagliare contro Bertolaso) e il massmediologo Alberto Abruzze­se che nei suoi esordi aveva analiz­zato l’Italia pre-fascista per poi di­rottare il suo interesse verso la tv e soprattutto verso il suo deus ex ma­china in Italia, Silvio Berlusconi. Sulle pagine del Secolo domani ci sarà anche l’intervento di Daria Co­lombo, autrice, scrittrice e moglie del cantautore Roberto Vecchioni, ma soprattutto animatrice cultura­le della stagione dei «girotondi» ed esponente della corrente dialogan­te del movimento.
Le parole di Marcello Veneziani di qualche tempo fa sul Giornale suonano profetiche: «Fini può rac­cogliere perfino divergenze ideali e filosofiche perché è un medium freddo, inodore, insapore». Il mes­saggio, però, viene affidato a un mezzo un po’«clandestino», Il Seco­lo , perché come aveva fatto notare il deputato Pdl Corsaro dopo la con­ferma dei fondi per i quotidiani di partito «il contributo pubblico ha rappresentato l’85% delle entrate nel 2009, mentre dalle vendite non ha ricavato 964 euro al giorno, cioè nemmeno mille copie». Ma non fa niente.
La cultura con la «c» maiuscola, quella della nuo­va destra che è anche un po’ vec­chia sinistra non ha bisogno di grandi tribune. Ha bisogno solo di Gianfranco e di un manifesto. Che fa tanto radical chic perché impe­gna i simpatizzanti alla firma ma fa anche un po’ Ventennio perché fu Giovanni Gentile nel 1925 a ideare un Manifesto per sostenere il Du­ce. Oggi la guida è Fini e tutto il re­sto non conta.





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La base Fli contro Fini: "Hai fatto ridere l'Italia"

di Vittorio Macioce


Il videomessaggio dell'ec capo di An non convince. Finiani confusi e arrabbiati: "Non sa dialogare con la gente. E c'è già chi lo accusa di voler fare dietrofront. Il culto del capo sbarca sul Secolo d'Italia: Fini si autocelebra con star di sinistra


 

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«È troppo tempo amore che noi giochiamo a scacchi, mi dicono che stai vincendo e ridono da matti». Questo è un messaggio d’amore per Gianfranco Fini. Lo ha scritto una ragazza citando una canzone di De Gregori. Il titolo come si sa è Non c’è niente da capire. È un biglietto pescato in un blog, buttato lì subito dopo l’ultimo videomessaggio del presidente della Camera. La ragazza crede ancora in Gianfranco, ma non capisce a che gioco stia giocando. La politica è solo una partita a scacchi? Allora davvero non c’è nulla da capire. Questa è l’aria che si respira tra il popolo finiano. Temono che la ribellione dell’eterno secondo scivoli in un finale shakespeariano, tipo «tanto rumore per nulla». O peggio. Ricordate la battuta del predellino? Siamo alle comiche finali. I finiani sperano di non diventare loro (ancora una volta) i protagonisti di una ridolinata. Marco V. scrive su Facebook nella pagine di Futuro e libertà (2.259 fan): «Questo tira e molla, questi tatticismi, questo gioco del cerino ci ha stancato. Il mondo ci ride dietro...».

C’è chi si chiede se quello di Fini sia un dietrofront. Se si cambia linea. Se il senso di responsabilità sia una scusa per concordare con Berlusconi almeno un pareggio. C’è la sensazione che qualcosa stia cambiando. Il Cavaliere non era finito, moribondo, sotto assedio? L’entusiasmo dello stato nascente, della sbornia anti berlusconiana si sta trasformando in angoscia. Il Manifesto per l’Italia lo stanno firmando in pochi. Ma non è quello il problema. Il dubbio grande è che l’ottimismo «futurista» non voglia confrontarsi con la realtà. E in questo caso la realtà si chiama voto. La «destra migliore» ha paura della democrazia.

La risposta di Gianfranco sa di scusa: «Io preoccupato che si vada alle elezioni? Assolutamente no, ma non servono all’Italia». Malignità. Di solito le elezioni non servono quando si pensa di perderle. Intanto i finiani scrivono: «Non ho capito il senso. E voi?». «Fini è ambiguo. Ma se con Berlusconi finisce alla volemose bene tutti gli italiani scoppieranno a ridere». «È apparso poco chiaro negli obiettivi, oscuro da un punto di vista comunicativo, una specie di poco chiara retromarcia». «Sarà una tattica politica, ma ho l’impressione che si gridi alla ritirata».

La tattica stanca. Non hanno tutti i torti quelli che cominciano a preoccuparsi per questa lunga melina sulla fiducia. Nel sottobosco di Futuro e libertà c’è più di qualcuno che comincia a sospettare che Fini sia in sintonia con gli intellettuali, ma fatichi a dialogare con le persone. È una questione di carattere e negli anni la sua freddezza è aumentata. Anche chi ha scommesso su di lui resta spiazzato dai suoi stop and go, da una politica che sa troppo di tatticismo, di certi passi indietro che sanno di paura o il braccetto che gli viene ogni volta che deve affondare il colpo.

Non è un ripudio. È più un senso di noia e di fastidio. Ma che cavolo stiamo facendo? Tra i tanti che scrivono c’è qualcuno che mostra di conoscere Fini. «Lo seguo dalla fine degli anni Ottanta e ho capito che è un politico estremamente tattico e prudente. È eccessivamente riflessivo e cauto. La marcia indietro deriva dalla paura di perdere pezzi del suo partito. Probabilmente non si fida dei propri uomini. Teme che possano essere comprati? Teme che siano ricattabili? Forse. O nulla di tutto questo. Solo l’esistenza di una trattativa sotterranea. Lo stallo deriverebbe dall’esigenza di risolvere i problemi del Palazzo, prima dei problemi degli italiani».

È interessante leggere quello che scrive la base finiana. Si capiscono due o tre cose. Uno: non vogliono il governo tecnico, preferiscono giocarsela alle urne. Due: sono più anti berlusconiani di Di Pietro. Nei messaggi di questi giorni si discute se dare o meno il diritto di parola a chi attacca il leader o è chiaramente filo Pdl. Tre. Sono galvanizzati dal presunto tradimento della Carfagna. «Mara ti aspettiamo a braccia aperte».




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Pensioni, sale l'età per l'assegno: 61 anni

Corriere della sera

Dal 2011 scattano le nuove regole per quelle di anzianità e quelle sulle finestre per l'uscita previste dalla manovra

doppio scalino da gennaio



MILANO - Doppio scalino in arrivo per i lavoratori che vogliono andare in pensione: dal prossimo gennaio per ottenere l'assegno bisognerà aver compiuto almeno 61 anni. Dal 2011 infatti entreranno in vigore sia le nuove regole per l'accesso alla pensione di anzianità previste dalla riforma del 2007 (l'età minima per uscire passa da 59 a 60 anni per i lavoratori dipendenti a fronte di almeno 36 anni di contributi) sia quelle sulle finestre per l'uscita previste dalla manovra di luglio. Si devono ora aspettare almeno 12 mesi dal raggiungimento dei requisiti, sia di anzianità sia di vecchiaia. Nel frattempo il numero delle pensioni di anzianità è aumentato del 54% in meno di un anno. Nei primi dieci mesi del 2010, tra gennaio e ottobre, le uscite anticipate rispetto all'età di vecchiaia sono state 155.440 a fronte delle 100.880 pensioni effettivamente liquidate nel 2009. E l gran parte delle uscite per anzianità del 2010 è dovuta ai lavoratori dipendenti (97.559 a fronte delle 56.963 pensioni liquidate nell'intero 2009 con un aumento del 71%). «Il dato - sottolinea il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua - risente del forte calo per le pensioni di anzianità registrato nel 2009 ed è dovuto alla maturazione dei requisiti per l'uscita dal lavoro di una parte rilevante di persone "bloccate" dall'aumento dello scalino a luglio del 2009 (da 58 a 59 anni). Nel 2011 - avverte - ci si attende un nuovo calo con uscite per anzianità sotto le 100.000 unità».


20 novembre 2010



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Il nipote del boss all'università La truffa dei 22 esami facili

Corriere della sera

Fa errori di sintassi e ortografia ma supera nove prove in 45 giorni. «Come si chiama l'esame che devo dare?»

Antonio Pelle, 24 anni, di San Luca era iscritto adArchitettura a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA - Ad aprile scorso è stato arrestato insieme allo zio Giuseppe ed altri presunti membri di una delle cosche di 'ndrangheta più famose e importanti, quella dei Pelle «Gambazza» di San Luca, e dalla cella in cui è rinchiuso invia lettere a parenti e amici, ricche di errori di sintassi e ortografia. Niente di male, se non fosse che quegli scritti fanno sorgere un sospetto: come può Antonio Pelle, 24 anni, nipote del boss Giuseppe, che difficilmente prenderebbe la sufficienza in un tema d'italiano, essere arrivato al corso di laurea specialistica in Architettura, nell'università Mediterranea di Reggio Calabria, dopo aver sostenuto con successo ventidue esami?
Un percorso degno di uno studente modello che ha avuto il suo picco nel bimestre giugno-luglio 2009, quando il giovane Pelle ha superato nove esami in meno di un mese e mezzo. E che i carabinieri del comando provinciale hanno ritenuto di spiegare con una serie di intercettazioni tra il rampollo dei «Gambazza» e professori, impiegati e ausiliari dell'università ora indagati dalla Procura antimafia di Reggio (insieme al ragazzo) per i reati di falso e truffa. Sono accusati di aver aiutato Antonio Pelle - un cognome che evoca non solo una famiglia rispettata, ma anche la sanguinosa faida di San Luca - e qualche suo parente a superare test e prove d'esame.


Il telefono del ragazzo era sotto controllo per altre indagini, e sono state registrate molte conversazioni sul sorprendente cammino universitario di Antonio. Come quella del 2 luglio 2008, quando lo studente telefona a Maurizio Spanò, dottore agronomo forestale che collabora con la facoltà e chiede: «Come si chiama l'esame?». «Albericoltura generale e coltivazione alborea», risponde Spanò. Solo quel giorno Pelle jr scopre il nome della materia che dovrebbe cominciare a studiare, e il 24 settembre richiama l'agronomo: «Ascoltami, io vado e mi siedo, se in caso...». L'esame è fissato per il 26 settembre; alle 10.12 di quel giorno Spanò telefona al ragazzo: «Vieni fuori che ti devo parlare...». Quarantacinque minuti più tardi la prova è superata e Antonio telefona alla zio Domenico che domanda: «Quanto hai preso?». «Trenta! Trenta!». «Alla faccia del cavolo! Meno male! Di che cos'era?». «Di cosa, di agro... agro... Agricoltura». Ha appena ottenuto il massimo dei voti lo studente Pelle Antonio in una prova di cui non ricorda il nome.

In «Laboratorio di progettazione urbanistica», il giovane Pelle ha preso ventisei, nel luglio del 2009; col docente di quella materia sono state intercettate diverse conversazioni piuttosto amichevoli. Per esempio quelle nei giorni di Natale del 2008, quando il ragazzo chiamava per gli auguri e il professore ringraziava annunciando che «oggi abbiamo fatto la festa a quel coso che ci hai mandato». Tre giorni dopo un altro ringraziamento del docente: «Ma non c'era bisogno ogni volta che ti devi disturbare», e lo studente: «Un pensierino quanto per gli auguri, professore...».

Stesso trattamento per un fidato collaboratore del titolare della cattedra, che chiamava il giovane Pelle «Antoniuccio mio bello». A Natale del 2008 c'è la telefonata per «lasciare un pensierino», e con l'avvicinarsi della Pasqua l'avviso: «Eh... ora voglio lasciarlo che asciughi... e domani te lo porto, l'agnellino». Due giorni più tardi, il 12 aprile, ecco la richiesta dello studente: «Il ventuno c'è l'esame, no? È scritto? A risposta multipla?». Il collaboratore del professore conferma, e il giovane Pelle dice: «Ah, va bene, allora con me ci vediamo domani, dopodomani?». «Va bene, ci vediamo qua a Reggio». Al Natale successivo è di nuovo tempo di regali: «Vuoi meglio un agnellino o un maialino?» Risposta dell'assistente. «Secondo me è meglio l'agnellino...».


In tre anni di intercettazioni i carabinieri hanno registrato 118 telefonate tra Antonio Pelle e il responsabile della segreteria studenti della facoltà di Architettura. Nelle conversazioni il giovane chiede spesso interventi e raccomandazioni su diversi professori, che stando all'indagine della Procura antimafia hanno fruttato esami e promozioni al nipote di Giuseppe Pelle. Che, sempre secondo l'accusa, s'è speso pure - con Catalano e altri dipendenti dell'università - per far superare i test di accesso ai cugini Francesco Pelle (figlio di Giuseppe), e Maria Antonietta Morabito. Una «manovra» quasi confermata dal boss Giuseppe Pelle, che in una conversazione del 17 marzo 2010, parlando del figlio Francesco, diceva: «L'abbiamo fatto entrare ad Architettura, tramite mio nipote!». Un nipote che tiene molto alla sua carriera universitaria, tanto che dal carcere di Lanciano dov'è rinchiuso, il 29 agosto scorso ha scritto al cugino: «Per quanto riguarda l'istanza dell'università che gli avevo presentato al gip se mi autorizzava a scendere a Reggio C. a fare gli esami. Ti faccio sapere che il gip mi ha risposto positivamente».



Giovanni Bianconi
20 novembre 2010


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Dolce e Gabbana, il pm: evasione fiscale per un miliardo, bisogna processarli

Il Messaggero


 

MILANO (19 novembre) - Il pm di Milano, Laura Pedio, ha chiesto il rinvio a giudizio per gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana accusati, assieme ad altre persone, di truffa ai danni dello Stato e infedele dichiarazione dei redditi per un'evasione fiscale di circa 1 miliardo di euro, che sarebbe stata commessa tra il 2004 e il 2005.

Secondo le indagini, iniziate nel 2007 a seguito di una verifica fiscale, la multinazionale della moda avrebbe creato una società estera, la "Gado", con base in Lussemburgo, che risultava essere la proprietaria dei marchi del gruppo e che di fatto, secondo l'accusa, veniva però gestita in Italia. Tramite questa 'esterovestizionè della società, per l'accusa, i proventi derivanti dallo sfruttamento dei marchi venivano tassati all'estero e non in Italia, dove invece dovevano essere pagate le imposte.

I due noti stilisti sono anche accusati di aver ceduto i marchi alla società estera a un prezzo di 360 milioni di euro circa, nettamente inferiore, secondo l'accusa, al valore di mercato, che era di circa 700 milioni, ed avrebbero così risparmiato sulle imposte da versare. Il pm contesta un'evasione di circa 420 milioni di euro ciascuno a Domenico Dolce e Stefano Gabbana, mentre altri 200 milioni di euro di imponibile evaso sarebbero riferibili alla stessa società.

È stato chiesto il rinvio a giudizio anche per un commercialista, Alfonso Dolce, fratello di Domenico e socio di minoranza, e per due manager del gruppo, mentre è stata stralciata la posizione di un'altra persona indagata residente in Lussemburgo. Tutti avrebbero avuto un ruolo nella creazione della società lussemburghese. Viene contestato il reato di truffa, assieme a quello di dichiarazione infedele dei redditi, perchè la 'esterovestizionè societaria rappresenterebbe «un artificio o un raggiro» ai danni dello Stato.





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Pdl e governo, Carfagna verso l'addio «Amareggiata, basta attacchi maligni»

Corriere della sera


Bossi: «Berlusconi lasci anche con la fiducia». Fini: «Non temo le elezioni ma non servono all'Italia»


MILANO - Mara Carfagna è sul punto di lasciare Pdl e governo. Quella che al momento è solo una indiscrezione dell'Ansa (la diretta interessata non conferma e non smentisce) rappresenta, comunque, l'ultimo colpo di scena del terremoto che da settimane scuote il Pdl, culminato nell'uscita dal partito e dall'esecutivo dei parlamentari finiani. L'intenzione del ministro per le Pari Opportunità sarebbe quella di aspettare la verifica parlamentare del 14 dicembre prima di dare le dimissioni. Alla base della sua scelta ci sarebbero gli insanabili contrasti con i vertici campani del partito e «l'incapacità» dei coordinatori nazionali di affrontare i problemi interni al Pdl campano. A chi ha avuto modo di sentirla, inoltre, il ministro ha spiegato di sentirsi «amareggiata» per «gli attacchi volgari e maligni» di esponenti del partito come Giancarlo Lehner, Alessandra Mussolini e Mario Pepe.


LA VICENDA - Secondo l'Ansa Mara Carfagna sarebbe molto, molto arrabbiata ed amareggiata con i presidenti delle provincie di Salerno e di Napoli, Edmondo Cirielli e Luigi Cesaro, entrambi del Pdl, sulla vicenda dei rifiuti. E il ministro avrebbe chiamato anche Silvio Berlusconi, appena giunto a Lisbona per partecipare al vertice Nato, per sfogarsi ed esprimere tutta la sua amarezza per gli attacchi dei suoi colleghi di partito. E precisa: «Ho la coscienza a posto». Chi venerdì pomeriggio l'ha incontrata e ne ha raccolto lo sfogo l'ha vista proprio stanca di ricevere attacchi personali da parte di colleghi di partito campani.«Ho la coscienza pulita, non ho nulla da rimproverarmi», ribadisce a chi ha avuto modo oggi di parlarle. Tutto sarebbe nato dalla vicenda dei termovalorizzatori. Carfagna voleva che i presidenti di provincia fossero esautorati dalla gestione di questi impianti in Campania, ed ha proposto che fosse nominato un commissario, a scelta del governo; il presidente della Regione Stefano Caldoro, avrebbe riferito il ministro, sul tema la pensa come lei. Per questa sua posizione, avrebbe spiegato il ministro delle pari opportunità, Cirielli e Cesaro la attaccano ogni giorno sul piano personale. E lei non ce la fa più. Una cosa, comunque, è certa: non andrà mai con un altro partito perché, ha rivendicato, lei è una persona seria. Di conseguenza, avrebbe precisato che qualora si dimettesse dal governo lascerebbe anche la Camera dei deputati: per dimostrare, avrebbe aggiunto, di essere una persona diversa da tutti gli altri. Nel pomeriggio è stata vista per diverso tempo al ministero della Difesa, nell'ala del Palazzo che ospita gli uffici del sottosegretario Guido Crosetto.

MARA E FLI? - Negli ultimi giorni, diversi esponenti del Pdl hanno accusato più o meno velatamente la Carfagna di guardare con interesse a Fli, anche in vista delle elezioni del sindaco di Napoli. Una ricostruzione che Ignazio la Russa non condivide. «Nessuno può avanzare il minimo sospetto che il ministro abbia mai avuto qualsivoglia cobelligeranza con esponenti di Fli» ha voluto subito commentare il ministro. Anche Stefania Prestigiacomo è scesa in campo per difendere la Carfagna. «Basta fuoco amico. Si sta alimentando un gioco assurdo ed irresponsabile per accreditare dissidi e distinguo inesistenti» ha detto, sottolineando che «non è vero che Mara Carfagna intende lasciare il governo». Solidarietà e vicinanza al ministro per le pari Opportunità anche da parte di Sandro Bondi e Franco Frattini. Più duro Giancarlo Lenher, che rispedisce al mittente le accuse di «attacchi volgari e maligni», invitando la Carfagna a rinunciare ai «c0lpi di teatro».

BOTTA E RISPOSTA BOSSI-FINI - Le notizie sulla Carfagna non fanno che rendere ancora più instabile l'equilibrio sul quale si regge l'esecutivo. Senza dimenticare che a creare scompiglio ha contribuito non poco l'appello alla responsabilità lanciato da Gianfranco Fini tramite un videomessaggio in Rete. I finiani hanno rimarcato con forza di non aver in mente nessun passo indietro né cambi di rotta e di essere pronti a votare la sfiducia al premier. Al contrario, il leader delle Lega Umberto Bossi ha accusato Fini e la sinistra di avere paura delle elezioni e ha spiegato di considerare il ritorno alle urne la strada migliore anche in caso di fiducia in parlamento. Per Bossi Berlusconi potrebbe fare come Fanfani: «Ottenne la fiducia ma si dimise comunque». «Non temo le elezioni, ma non servono al paese» ha replicato prontamente il leader di Montecitorio, invitanto ancora una volta alla responsabilità. «Non faccio il Gran premio, siamo al pit stop», aveva detto in precedenza sempre Fini, rispondendo a una domanda su una sua condotta nei confronti del governo contrassegnata da «stop and go», cioè fermate e fughe in avanti.

PREDELLINO BIS - Secondo Il Giornale, intanto, il presidente del Consiglio sarebbe colto in queste ore dalla tentazione di «rottamare» il Pdl e di creare un nuovo partito, per «dare vita a qualcosa di innovativo». «Boatos di palazzo - scrive il quotidiano - confermano che il Cavaliere avrebbe già incaricato una società di marketing di disegnare un nuovo logo e un nuovo nome per il sempre più probabile ex Pdl». Per Il Giornale «resta il mistero sul nome», ma «quel che è certo è che al premier Popolo della libertà non piace più. Lo trova poco diretto, poco efficace, poco immediato».



Redazione online
19 novembre 2010(ultima modifica: 20 novembre 2010)© RIPRODUZIONE RISERVATA







Catalogna, candidati alle Regionali si sfidano a colpi di "orgasmo"

di Redazione


I candidati del partito socialista e del nuovo partito liberale si danno battaglia con video a sfondo sessuale. L'orgasmo è il filo conduttore delle due clip. E nel partito indipendentista si candida un'ex pornostar


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Barcellona - Più che una campagna politica, quella delle prossime elezioni catalane, sembra una gara a chi è più allusivo sessualmente. Una battaglia combattuta a colpi di orgasmo. Infatti, dopo la candidatura di un'ex pornostar nelle fila del nuovo partito indipendentista di Joan Laporta, ex patron del Barcellona, ora anche altri due candidati basano la loro propaganda su un linguaggio audiovisivo basato sul sesso. O meglio, sull'orgasmo. Nel cortometraggio realizzato dai giovani socialisti del Psc, una giovane ragazza si reca alle urne e, presa la scheda del partito, inizia a eccitarsi fino a raggiungere il climax sessuale quando la inserisce nell’urna, mentre compare il messaggio finale "votare è un piacere". Soggetto sottinteso della frase è José Montilla, presidente regionale uscente.

Il secondo video Ancora più ardita la scelta dell'indipendente Montserrat Nebrera, ex candidata del Partido Popular, che ora si presenta con il nuovo partito liberale Alternativa de Govern. Lei ha deciso di apparire direttamente in video. Su un sottofondo di musica funk e di gemiti femminili di piacere crescente, la videocamera insegue vestiti di donna sparsi per tutta la casa, segue le loro tracce fino al giardino. Ed è lì che le grida si fanno più intense, fino ad arrivare al culmine nella doccia vuota. Ed è allora che compare la candidata, coperta solo da un asciugamano, per lanciare il suo messaggio: "Se volessi provocare scandalo me lo toglierei, ma sono convinta che in politica non tutto è permesso". C'è chi dubita anche su quest'ultima frase. Per sapere invece chi avrà provato più piacere dal risultato elettorale, basterà attendere il 28 novembre.





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