giovedì 4 novembre 2010

Se questo è un limone: gli agrumi orribili di Terzigno in laboratorio

Corriere della sera


L’allarme degli oncologi: i medici di base organizzano un registro tumori autonomo. Maxidenuncia in Procura



Il limone raccolto in un giardino di Terzigno
Il limone raccolto in un giardino di Terzigno


Video | Carica a Taverna del Re, ferito funzionario di polizia

NAPOLI - Gli alberi vesuviani stanno regalando una frutta così deforme che nemmeno Francis Bacon avrebbe potuto fare di meglio, alchimie della terra intrisa di veleni – si teme – che scompongono le regole di madre Natura fino a ridisegnare volumi e geometrie dei suoi prodotti, cresciuti come ammorbati o addirittura irriconoscibili. «Se questo è un limone..», dice, sconsolata, una avvocatessa dei comitati antidiscarica di Terzigno, Maria Rosaria Esposito, pubblicando sul web le foto di un qualcosa che somiglia vagamente al frutto, colto a due passi di casa, dall’albero del giardino di sua madre.

Il limone fa il paio con le mele col morbillo o le pere raggrumate come da un virus, tenacemente mostrate da un anziano contadino di Terzigno ad ogni telecamera incontrata sul suo cammino. Ma in particolare è questo limone che a guardarlo fa pensare che proprio non riusciva a crescere come si deve, ci riesce magari il granone accanto alle discariche di Giugliano, ma questo frutto è venuto su dilaniato o con un suo equilibrio orribile come le capre di Acerra deformate dalla diossina, come quei piccoli vietnamiti bombardati con armi pure contenti diossine quarant’anni fa,e fa pensare a Chernobyl, alle deformità provocate dalla radioattività.

Scrive sul suo blog la rappresentante legale dei comitati di Terzigno, Esposito: «Viene spontaneo pensare al libro di Primo Levi, guardando un aborto di agrume che niente più ha della forma e del profumo di un limone.

Frutta deforme a Terzigno

E’ nato a Terzigno, in una strada qualsiasi, al civico 29, io abito al 31. La prova inconfutabile e terribile della natura che si ribella, che non accetta compromessi, non si fa comprare dal vile denaro, cerca di sopravvivere al suo nemico. L'uomo”. E con l’osservazione del povero limone è finito ieri notte un convegno organizzato nella sala consiliare del Comune vesuviano con l'Isde, l’associazione Medici per l'Ambiente, sulle malattie da inquinamento.

Qui Giuseppe Comella, primario oncologo a capo dell'Istituto nazionale dei tumori di Napoli, ha comunicato la volontà dei medici di base di Boscoreale, Trecase e Boscotrecase di monitorare autonomamente - non essendo stato ancora attivato alcun registro dei tumori per questo ambito territoriale - le patologie in aumento nei propri pazienti ed in particolare nei residenti in prossimità della discarica ex Sari per poi raccogliere i dati in un’unica relazione. L'avvocato Vittoria Operato, consigliere dell'Isde, ha fornito delle indicazioni importanti spiegando che Terzigno dovrebbe essere invece servita da un registro dei tumori della Asl Na 4 i cui dati, però, sono fermi al 31.12.2007 “oltre ad essere incompleti, nonostante siano stati stanziati contributi regionali per il monitoraggio”. “Con i dati”, spiega Operato , “sarà possibile quantizzare e qualificare cosa sta succedendo a chi a convive con sostanze che avvelenano l'ambiente e la vita”. Quindi Antonio Marfella, oncologo e tossicologo, ha ricordato quali e quanti veleni si trovano su tutto il territorio della Campania, che “tuttora importa tonnellate di rifiuti industriali, che vengono allegramente smaltiti con quelli urbani”.

Infine, i cittadini vesuviani stanno raccogliendo firme su una maxi-denuncia contro tutte le istituzioni preposte alla tutela della salute per “condotta omissiva” rispetto alle analisi delle falde acquifere a ridosso della discarica ex Sari, protocollate già nel luglio scorso – ma i pozzi sono stati vietati con ordinanza sindacale soltanto dieci giorni fa – che rivelano concentrazioni abnormi di metalli pesanti e Pcb diossino simili nonché di cadmio e zinco in misure anche maggiori dei riscontri per gli stessi minerali nel percolato della discarica. Il protocollo ad uso delle autorità è di luglio ma i campionamenti risalgono al periodo ottobre 2009-maggio 2010. Sotto la Sari dell’emergenza del 2007 c’era un’altra Sari che ha ospitato già senza alcuna impermeabilizzazione rifiuti tossici dal ’96. E non è la sola discarica tossica in zona.

Ieri i carabinieri ne hanno sequestrata una con cataste di Eternit in frantumi e carcasse di frigoriferi e copertoni che conviveva tranquillamente con un noccioleto, le nocciole sono una specialità di queste terre. Un fondo agricolo adibito a discarica abusiva in via Borgo Mauro, duemila metri quadri ingombri di rifiuti tossici. Il proprietario, un uomo di 46anni, è stato segnalato all’autorità giudiziaria per attività di gestione rifiuti non autorizzata. E il povero limone? “In questo momento ¬ dice l’avvocato Maria Rosaria Esposito - è sul lettino di un biologo universitario, che gli starà imponendo una qualche tortura per capire come diamine si sia trasformato in un mostro. Chiedo scusa, il limone è una vittima, i mostri sono gli uomini che ci hanno ridotti così e quelli che non vogliono capire e non vogliono vedere”.

Luca Marconi
04 novembre 2010




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Caso Ruby", forzati gli armadi del gip con le rivelazioni sulle feste di Arcore

Corriere della sera


Ad agosto ignoti hanno cercato di entrare nelle stanze dei giudici che si occupano della vicenda

D'alema: «Berlusconi non viene al copasir perché in imbarazzo»


Ruby
Ruby
MILANO
- Porte e armadi forzati nell'ufficio del gip del Palazzo di Giustizia di Milano. Il "caso Ruby" - rivela l'Agi - si arricchisce di un nuovo capitolo. Ad agosto, ignoti hanno tentato di entrare nelle stanze di due giudici che si occupano della vicenda scaturita dalle rivelazioni della giovane marocchina. Già a luglio, precisamente il 20 di quel mese, la Procura aveva inviato ai giudici le richieste di intercettazione delle utenze telefoniche di Ruby, di sua madre e di Lele Mora, ed era già stato aperto un fascicolo per favoreggiamento della prostituzione a carico dello stesso Mora, di Emilio Fede e di Nicole Minetti.

GLI EPISODI - Alla fine di agosto, il primo episodio: sconosciuti forzano la porta del capo dei Gip, Laura Manfrin e cercano di aprire l'armadio dove sono custodite alcune carte dell'inchiesta. Due giorni dopo, nel mirino, finiscono porta e armadi dell'ufficio del Gip, Cristina Di Censo, titolare dell'indagine. A questo punto, la Procura avvia un'inchiesta a carico di ignoti, ritenendo che ci sia una connessione tra questi due episodi e l'indagine su Mora, Fede e Minetti. Gli accertamenti però non portano a nulla e non vengono identificati gli autori delle effrazioni e la Procura archivia il caso.

Tuttavia vengono prese precauzioni eccezionali per evitare che il fascicolo che contiene rivelazioni sulle feste nella residenza di Silvio Berlusconi finisca nelle mani di sconosciuti e le carte dell'inchiesta sono affidate a un uomo della Polizia giudiziaria che ha il compito di trasportarle dal quarto piano (sede della Procura) al settimo piano (dove ci sono i Gip) del Tribunale. A quanto si è appreso, riferisce sempre l'Agi, i documenti bersaglio dei presunti tentati furti riguardano dichiarazioni di Ruby sulle feste ad Arcore a cui avrebbero partecipato due ministre, una conduttrice televisiva e Noemi Letizia.

COPASIR - Intanto sulla "vicenda Ruby" è intervenuto anche Massimo D'Alema. Il presidente del Copasir, in un'intervista al Tg di La7, ha affermato che Berlusconi non vuole riferire al Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica sull'impiego delle sue scorte perché è «in imbarazzo». «Io non parlo del privato di Berlusconi - dichiara l'esponente Pd - parlo dell’impiego del denaro dei cittadini, perché la sicurezza del capo del governo è a spese dei contribuenti e i cittadini hanno diritto di sapere, attraverso il Parlamento, come vengono impiegati i loro soldi. Di cosa fa Berlusconi in casa sua non mi interessa nulla, io mi occupo dei Servizi segreti e del fatto che c'è un presidente del Consiglio che non vuole presentarsi al Parlamento perché forse è imbarazzato.

È lui che è in una posizioni invalidata e non è neppure in condizione di rispettare la legge». La convocazione al Copasir del premier, aggiunge però D'Alema, «non è solo mio diritto, è un mio dovere sulla base della legge vigente». «C'è una legge dello Stato italiano - spiega D'Alema - che dice che il presidente del Consiglio viene regolarmente ascoltato in quanto lui è il responsabile della sicurezza e noi dovremmo ascoltarlo. Rutelli, prima di me, lo ha invitato tre volte.

Lui non si è mai presentato». «Il problema è un po' curioso: noi vogliamo solo applicare la legge. Il presidente del Consiglio è piuttosto refrattario ad applicare le leggi ma dovrebbe venire perchè così dice una legge dello Stato italiano. Nella situazione in cui ci troviamo -aggiunge-, siccome la vigilanza del capo del governo non è un affare privato, ma fa parte della sicurezza della Repubblica, noi vogliamo anche discutere con lui della protezione della sua persona e delle condizioni in cui lavorano le scorte che sono agenti dei servizi segreti e che agiscono sotto il nostro controllo».

04 novembre 2010

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Torre del Greco, sei vigili arrestati e i colleghi lanciano una «colletta»

Corriere del Mezzogiorno

Finirono nei guai per un giro di mazzette. Nella bacheca un avviso per raccolta fondi dei «colleghi in difficoltà»



Torre del Greco
Torre del Greco


NAPOLI – «Si comunica a tutto il personale che si sta procedendo a una raccolta di fondi a favore delle famiglie dei colleghi in difficoltà». È la «comunicazione di servizio» affissa nella bacheca del comando della polizia municipale di Torre del Greco. I «colleghi in difficoltà», a cui fa riferimento la nota, sono i sei vigili urbani arrestati, (insieme a due geometri dell’ufficio tecnico del comune) lo scorso 25 ottobre, per un giro di mazzette legate ai controlli antiabusivismo, nell’inchiesta della Procura di Torre Annunziata che vede indagati anche una quarantina di persone, tra cui lo stesso sindaco del Pdl Ciro Borriello.

«Ci appelliamo alla sensibilità di ognuno per il contributo da offrire alle mogli e ai figli dei colleghi», si legge ancora nell’avviso. Una richiesta di solidarietà nei confronti dei colleghi detenuti che riecheggia le modalità con cui spesso la camorra «giustifica» la richiesta del «pizzo» a commercianti ed esercenti. Nessuna assonanza naturalmente, in questo caso si tratta di una richiesta «libera» e non estorsiva, ma che certo sta facendo discutere gli stessi vigili urbani della città corallina e, come riporta il quotidiano Metropolis, ha suscitato non poco imbarazzo nel comandante dei caschi bianchi, Andrea Formisano, che ha preferito non commentare l’avviso.

In cui si legge ancora: «Ci aspettiamo molto da voi, visto che anche loro, se ne avessero avuto la possibilità, avrebbero fatto lo stesso con noi». Ma di offerte, che dovrebbero - si legge ancora sul foglio di carta intestata della polizia municipale – essere consegnate al tenente Antonio Oculato, al momento ne sono giunte poche. «Dal punto di vista umano mi pare un´iniziativa comprensibile», dice il sindaco Borriello. «Se non fossi a mia volta indagato – aggiunge - io stesso avrei partecipato alla colletta».

Francesco Parrella
04 novembre 2010





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Pelosi, in un libro la verità su Pasolini: dietro il delitto le bobine rubate

Il Messaggero

di Claudio Marincola


ROMA (4 novembre) - Il primo incontro, le gite, le corse in automobile, (qualche volta, guidava lui, anche senza patente), i regali, i luoghi romani che frequentavano quando uscivano insieme, la promessa di lavorare un giorno nel cinema. É un’altra storia quella che Pino Pelosi ricostruisce giorno per giorno in un memoriale che ha consegnato al suo avvocato prima di consegnarsi a Rebibbia. In carcere, l’uomo condannato per la morte di Pasolini, c’era tornato per scontare un residuo di pena. Era in una cella con altri 10 detenuti. E’ uscito ieri dopo appena 5 giorni grazie ad alcuni benefici di cui poteva usufruire. Cento pagine dettate al suo legale Alessandro Olivieri durante l’estate. Il manoscritto, conservato in cassaforte, verrà pubblicato «da una nota casa editrice» di cui però non si fa il nome.

Dal racconto, per il momento top secret, emerge una conoscenza non occasionale con Pierpaolo Pasolini, frequentato prima dell’omicidio dell’Idroscalo. Fu lo scrittore ad avvicinare quello che per la giustizia fu il suo assassino una sera di luglio e d’allora i due si videro altre volte sia nella zona della Tiburtina che nei pressi di Piazza Bologna. «Mi disse che ormai il suo film era finito ma che in futuro avrei potuto lavorare con lui, così avrei smesso di vivere di piccoli espedienti», confesserà nel suo libro “Pino la rana”. Ad affiancarlo in questa opera di ricostruzione della “memoria” sarà il suo legale e Federico Bruno, un regista che ha in preparazione un film - “Pasolini, la verità nascosta” - e ha già acquisito i diritti cinematografici del libro. Molte confidenze le ha poi raccolte in tutti questi anni Silvio Parrello, detto “er pecetto”, un personaggio raccontato nei “Ragazzi di vita”.

Tempo a disposizione per dettare il manoscritto, Pelosi ne aveva: era agli arresti domiciliari per essere risultato positivo all’alcol test dopo un incidente d’auto in cui un suo amico, Olimpio Marocchi, che era sul sedile accanto a quello di guida, perse la vita. Pelosi ormai conosce bene i meccanismi dell’informazione. A volte li usa, più spesso li subisce. «Sarà un dialogo con il lettore», si legge nella presentazione del libro, «spiegherà le leggi della “mala”, il perché dei silenzi di tante personalità molto più importanti e altolocate, recuperando la sua immagine di credibilità agli occhi della gente che per sua colpa e dei media, è stata nel tempo offuscata mai compresa ed emarginata». 


Che Pelosi non abbia mai detto tutto quello che sa è un fatto acclarato. Le versioni fornite da “Pino la rana” da quella notte tra il 1°e il 2 novembre 1975 in cui venne fermato sul lungomare di Ostia dal brigadiere Cuzzupè sono tante. Le parole del poeta durante gli incontri, i regali. Le minacce, le telefonate. E anche le accuse verso quelli che Pelosi definisce «i finti amici dello scrittore». Verità da prendere con le molle, certo. Ma Pelosi, che prima di tornare in carcere e poi riuscirne aveva trovato un lavoro con la Cooperativa 29 Giugno, questa volta si impegna a documentare tutte le sue affermazioni.


Potrebbe, così, riprendere corpo la cosiddetta pista delle bobine rubate, le “pizze” del “Casanova” di Fellini e di “Salò e le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini”. Furono rubate alla Technicolor, che ancora oggi ha gli studi sulla Tiburtina, non distante dalla zona in cui abitavano i due fratelli Franco e Giuseppe Borsellino, tirati in ballo per l’omicidio dallo stesso Pelosi. Sergio Citti, il regista amico di Pasolini, ha sempre indicato nel furto delle bobine la vera pista da seguire. Prima di morire, interrompendo un silenzio durato anni, lo stesso Citti volle rilasciare una dichiarazione giurata all’avvocato Guido Calvi e a Gianni Borgna, l’ex assessore alla Cultura di Roma che si è sempre battuto per conoscere la verità. L’autore degli “Scritti Corsari” sarebbe finito in un tranello. Il ruolo di Pelosi sarebbe stato solo marginale. Allo scrittore di Casarsa avrebbero proposto di recuperare i negativi del film. Sarebbe stato lui stesso, Pasolini, a indicare l’Idroscalo, che conosceva bene, come il luogo dell’appuntamento per recuperare le “pizze”. Con sé quella notte forse aveva anche del denaro. Chi intervenne dopo?




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Io, martire di Al Qaeda"

La Stampa





Storia della studentessa modello che dopo centinaia di sermoni ascoltati su You Tube ha cercato di assassinare un parlamentare laburista in maggio



ANDREA MALAGUTI
Arrestata e condannata al carcere a vita per aver cercato di ammazzare a colpi di coltello il parlamentare laburista Stephen Timms, la studentessa Roshonara Choudhry, ventuno anni, un curriculum scolastico di altissimo livello, iscritta ak King's College di Londra, ha spiegato alla polizia che è stato You Tube a spingerla verso il tentato omicidio.

Un lavaggio del cervello durato centinaia di ore.  Giorni, settimane, mesi, passati ad ascoltare i sermoni del predicatore radicale saudita Anwar al Awlaki, uno degli ispiratori di Al Qaeda nello Yemen  accusato in queste ore di essere l'ideatore del fallito "complotto dell'inchiostro", il piano per  far saltare in aria due cargo diretti a  Chicago utilizzando dell'esplosivo nascosto nella cartuccia del toner di due stampanti trasformate in bombe.

La colpa di Timms? "Ha votato a favore dell'intervento militare in Iraq", dirà la studentessa
L'interrogatorio di  Roshonara Choudhry pubblicato dal Guardian è uno straordinario e in qualche modo sconvolgente  viaggio nella testa di una ragazazza estremamente dotata decisa a diventare una martire. "So che ho rovinato la mia vita, ma ne valeva la pena. Penso che il mio gesto abbia un valore per i milioni di iracheni che stanno soffrendo a causa della guerra". Che cosa ha cambiato la sua coscienza?

Roshonara, che da qualche mese ha scoperto casualmente le prediche di Anwar al Awlaki sul web ma che non è mai entrata in contatto con organizzazioni radicali,  il 27 aprile decide di abbandonare il College, colpevole tra l'altro secondo lei di avere assegnato un premio a Shimon Peres. Taglia i ponti con i compagni, si isola e lentamente si forma l'idea di dovere agire. Il messaggio che arriva da internet è chiarissimo. Martellante. Ineludibile. Non si confronta con nessuno, non ha mediazioni. Agisce da sola. Il 14 maggio, velata, aspetta Timms nel suo collegio a est di Londra e lo colpisce due volte. Non riesce a finirlo perché fermata da una guardia del corpo del parlamentare. Quattro ore più tardi è seduta in ufficio della polizia. Ed è lì che racconta.

"Negli ultimi mesi ho imparato molto sull'Islam. Ho ascoltato le prediche di Anwar al Awlaki. Parlava della jihad". E' per questo che hai agito? "Sì. Ho pensato che fosse un fatto di lealtà nei confronti dei fratelli  e delle sorelle in Palestina. Ho pensato di lasciare il College. E ora credo semplicemente di avere fatto quello che dovevo fare. Non possiamo rimanere seduti a guardare mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle stanno soffrendo. Sapevo che per il gesto che ho fatto sarei stata uccisa o arrestata. Ero consapevole che non sarei tornata a casa". Nella sua testa ribalzava una parola sola: combattere.  Ora il computer è spento. E anche la sua possibilità di vivere nel mondo.




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Macché Palazzo Chigi quella sera ero a Parigi"

Il Tempo


Oggi la direzione del Pdl, Berlusconi prepara la difesa sul "caso Ruby" e tranquillizza i suoi: "Casini non vuole il governo tecnico".


«Una montagna di bugie, palle, cose inventate. Ne volete una prova? Dicono che è partita una telefonata da Palazzo Chigi diretta alla Questura di Milano, che c'ero io da un capo della cornetta e dall'altra il questore. Dicono che hanno fatto le verifiche, che hanno trovato i tabulati e che effettivamente c'è una telefonata dalla presidenza del Consiglio. Anzi, dal presidente del Consiglio. E allora vorrei proprio sapere come le fanno queste verifiche. Io, Silvio Berlusconi, quel 27 maggio ero a Parigi. Sono andato a Parigi per un vertice Ocse.

E quella sera andai a un ricevimento all'ambasciata. C'era anche Tremonti». Si sfoga il premier. Da giorni si sfoga. Rimette a posto la memoria, rimette assieme i cocci. Sta facendo una specie di investigation a modo suo, ha sentito quelli che c'erano quella sera in cui, stando alle ricostruzioni di pm e giornali, telefonò per chiedere la «liberazione» di Ruby. E già sono diversi i punti che non tornano se non addirittura clamorosamente smentiti. L'ordine impartito a tutti i fedelissimi è chiaro: «Non dite nulla a nessuno. Lasciateli sfogare. Non parlate, non dite nulla. Fate scrivere ai giornali tutte le cazzate che vogliono. Poi parlo io. E allora ci divertiremo».

Silvio dunque è battagliero. Chi lo racconta imbolsito, invecchiato, "bollito" evidentemente non lo incontra da diverso tempo. In effetti quella sera della telefonata Chigi-Milano il premier era nella capitale francese per una riunione ministeriale Ocse. È facile ricordarlo perché si lasciò scappare una frase su Mussolini e sul fatto che i capi del governo in Italia non hanno poteri. Ricorda che era in macchina, il suo caposcorta ricevette una telefonata, intuì di cosa si trattava e si fece passare il cellulare. Spiegò quel che sapeva di Ruby.

O meglio, quello che la fanciulla gli aveva raccontato nell'unico incontro che i due hanno avuto, la sera di San Valentino ad Arcore. Che era scappata di famiglia, che veniva picchiata dal padre, che voleva convertirsi, stava seguendo un percorso di avvicinamento al cristianesimo. Berlusconi si commosse e le diede un po' di soldi. E così anche per le altre: «Ma chi è che non fa un regalino alla sua donna? Che non regala un gioiello alla donna con cui ha fatto l'amore? O anche soltanto alla donna che ha avuto a casa ospite. Mi sono imposto una regola di vita da anni: nessuno deve uscire da casa mia con le lacrime, al massimo con il sorriso». Tutto qua. Si fa per dire.

Il Cavaliere, però, nelle ultime ore ha provato a estraniarsi dalle vicende private. Si è concentrato sul discorso che terrà stamattina alla riunione della direzione nazionale. Il messaggio che Berlusconi vuole lanciare è «andare avanti». Prima di questo passaggio però risponderà a quanti, Italo Bocchino a Ballarò in primis, hanno detto che l'esecutivo è fermo, bloccato. Ricorderà le emergenze superate e i provvedimenti presi. Rilancerà sull'azione di governo, cercando di riportare tutto alla politica, alla politica alta.

E Fini? A Bruno Vespa che gli chiedeva per il suo libro se ci potrà essere un accordo con Fini, il Cav ha risposto: «In politica mai dire mai». E ha aggiunto: molti esponenti di Futuro e Libertà «non condividono affatto le esternazioni giustizialiste e i continui distinguo dei più estremisti di loro». Parlando con i suoi, però, Berlusconi ne parla ancora schiumando rabbia: «Davvero non capisco che cosa vuole. Ho capito solo che la sua non è una questione politica ma tutta personale. Abbiamo fatto il Pdl e ha scelto lui le persone da mettere in lista: dei suoi l'hanno seguito solo in trenta, cinquanta sono rimasti con noi. Abbiamo vinto le elezioni e ha chiesto di fare il presidente della Camera. Prego, s'accomodi: eccoti Montecitorio.

Abbiamo fatto il governo e lui c'ha dato la lista di ministri e sottosegretari. Abbiamo fatto il congresso e lui ha detto che voleva La Russa coordinatore. Ma come fa a dire ancora che nel Pdl non c'era democrazia? Abbiamo fatto tutto quello che voleva?» Gli fanno notare che i finiani almeno ieri hanno abbassato i toni. «Hanno capito - risponde - che se cade il governo si va dritti a votare e loro ne hanno una paura da matti. Siete sicuri che si fa un governo tecnico? Secondo me il primo che non ci sta è Casini. Ma ce lo vedete Pier che fa un governo assieme a Di Pietro? E magari per incoronare Fini leader e lui gregario? Cioé per incoronare quello che lo ha fatto fuori dal centrodestra». Uno gli chiede: ma hai parlato con Casini? Berlusconi sorride: «Ni».

Dunque, il filo con Cesa non si è mai interrotto. Fin qui il Cavaliere in privato, quello che ieri era convinto di ripetere questi concetti in pubblico davanti al suo partito. Lo farà? In serata i big del Pdl cercavano di dissuaderlo. Ma Berlusconi, si sa, dice di sì a tutti. Poi fa di testa sua. Qualcuno è stato pure ammonito: «Pensate che non faccia le battute? Vi sbagliate di grosso. Aspettatevene altre, fanno bene alla salute. E poi io sono fatto così e non cambio a settant'anni».


Fabrizio Dell'Orefice
04/11/2010




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Stampa brasiliana: L’Avvocatura generale contro l'estradizione di Battisti

Quotidiano.net


Il parere sarà consegnato al presidente uscente Lula. Anche se tale rapporto non e’ ancora stato approvato dal presidente dell’Avvocatura, Luiz Inacio Lucena Adams, il capo di Stato aveva detto: "Qualsiasi sia il suo parere io lo rispetterò"


Brasilia, 4 novembre 2010 


Secondo il quotidiano O Globo l’Avvocatura generale dello Stato brasiliano e’ orientata a respingere l’estradizione di Cesare Battisti in Italia, e cosi’ lo indichera’ in un parere da consegnare al presidente uscente Lula.

Anche se tale rapporto non e’ ancora stato approvato dal presidente dell’Avvocatura, Luiz Inacio Lucena Adams.

‘’Il testo, che e’ nella fase finale della redazione, fornisce argomenti legali per la non estradizione’’ dell’ex terrorista rosso in Italia, afferma il quotidiano, riprendendo le dichiarazioni fatte ieri da Lula, il quale ha precisato che prima di pronunciarsi sull’estradizione o sulla permanenza di Battisti in Brasile ascoltera’ il parere di Lucena Adamas, decidendo comunque in sintonia con tale orientamento.

‘’Dipendo dall’Avvocato generale. Qualsiasi sia il suo parere io lo rispettero’’’, ha detto Lula alla stampa, precisando che comunque prendera’ una decisione prima della conclusione del suo mandato, il 31 dicembre, quando al suo posto si insediera’ Dilma Rousseff, che la scorsa domenica ha vinto le elezioni presidenziali.

Lucena Adams e’ l’uomo che ‘’orienta il presidente della Repubblica’’, ha concluso Lula, ribadendo che intende seguire la sua decisione.




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Sarah, giallo per una telefonata al 118 «C'è il cadavere di una ragazza, venite»

Il Mattino


AVETRANA (4 novembre)


Il 31 agosto scorso una telefonata al 118 annunciava che fra le sterpaglie, in una zona di campagna fra Nardò e Avetrana «c’è il corpo nudo di una ragazza». Alla richiesta di chiarimenti fatta dall’operatore del servizio sanitario, l’anonimo interlocutore aggiunge poche battute, ma quando lo stesso operatore chiede la sua identità, l’uomo riaggancia.

Quella telefonata,
che il responsabile del servizio 118 di Taranto aveva già segnalato ai carabinieri all’epoca, è finita ora agli atti. Ieri mattina, infatti, la registrazione è stata consegnata a Palazzo di giustizia e farà parte ufficialmente degli atti collaterali del procedimento sul delitto di Sarah Scazzi.
Allo stato, non è dato sapere se quella telefonata fatta dall’anonimo fu presa sul serio dagli investigatori tarantini. Né è possibile accertare se avesse qualche fondamento.

Resta il fatto che proprio
in virtù dell’evoluzione del caso, la magistratura tarantina ha ritenuto di dover acquisire quella registrazione che il servizio 118 aveva archiviato, ritenendo che potesse avere un rilievo. All’epoca, come è noto, erano passati cinque giorni dalla scomparsa di Sarah Scazzi e nessuno aveva mai potuto sospettare che la giovane fosse già stata uccisa e scaricata nel pozzo-cisterna. Era un mitomane, un pazzo, o solo uno stupido che intendeva divertirsi alle spalle della povera Sarah e del gruppo di persone che in qual periodo cercavano la figlia di Concetta Serrano Spagnolo?

Ovviamente all’interrogativo non è possibile fornire una risposta. La registrazione della chiamata al 118, comunque, potrebbe consentire agli investigatori jonici di identificarne l’autore.
In ordine a questo episodio, però, c’è da rilevare come nello stesso periodo arrivò un’altra chiamata al 118 che annunciava la presenza di un corpo privo di vita in una zona di campagna.
In questo caso, tuttavia, gli investigatori tarantini erano riusciti successivamente ad identificare l’autore di quella chiamata.

Si tratta della stessa persona?
E, soprattutto, si tratta della stessa segnalazione che all’epoca filtrò attraverso modalità differenti? Anche a questo interrogativo, al momento, non è possibile fornire una risposta concreta. Intorno alla scomparsa di Sarah, in ogni caso, si è già registrato uno stuolo di sciacalli e di mitomani che all’epoca ha ostacolato non poco le attività di ricerca.
Nel periodo in cui il tragico destino della povera quindicenne era del tutto sconosciuto, infatti, sono state numerose le segnalazioni che hanno puntato ad «orientare» gli accertamenti», finendo per ostacolare il lavoro degli inquirenti e di quanti erano impegnati nella vana ricerca.

Fra le false segnalazioni, peraltro, c’è pure da segnalare quel messaggio telefonico che un altro mitomane, che si era autodenunciato sostenendo di essere ubriaco al momento dell’invio, aveva mandato, simulando d’essere la stessa Sarah.
Nel finto messaggio c’era scritto, come è noto, «io sto bene, non vi preoccupate». Un modo come un altro, questo, per far credere che Sarah Scazzi fosse scappata volontariamente.
In realtà, la poverina era già stata barbaramente uccisa da un paio di settimane.




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Ruby, il misterioso furto della collana regalata da Berlusconi

Il Mattino


GENOVA (4 novembre)
 

C'è un giallo sulla collana di Damiani col cuore che Karima El Mahroug, conosciuta come Ruby, dice di aver ricevuto da Silvio Berlusconi il 14 febbraio durante la serata trascorsa ad Arcore. Il gioiello infatti sarebbe stato rubato nella casa famiglia di Sant'Ilario, il Kinderheim, dove la ragazza era stata ospite da giugno. Una denuncia di furto, secondo quanto scrivono «Il Corriere della Sera», il «Corriere Mercantile» ed il «Secolo XIX», era stata fatta da Ruby ai carabinieri di Genova nel luglio scorso. In quella denuncia Ruby spiegava che «alcuni ignoti nella notte avrebbero sfondato la porta della sua camera da letto» e all'interno avrebbero fatto razzia, portando via tutto quanto di prezioso possedesse. In particolare Karima El Mahroug denuncia di aver subito il furto di un ingente quantitativo di preziosi tra i quali spicca anche la collana di Damiani che Ruby dice di aver ricevuto in regalo ad Arcore, e spiega di avere «forti sospetti che possano essere state delle ragazze dell'Istituto di Sant'Ilario» mosse dall'invidia.

I carabinieri di Genova inviano gli atti alla Procura di Milano perchè qualche ora più tardi vengono informati dell'inchiesta della procura del capoluogo lombardo sulla giovane nordafricana, sospettata di essere al centro di un giro di prostituzione minorile e quei regali possono essere legati in qualche modo a quell'attività. Dopo due settimane circa, ad agosto, Ruby contatta di nuovo i carabinieri spiegando di aver ritrovato i gioielli sepolti in un giardino poco distante. I militari compiono un sopralluogo e repertano tutto, scattando foto ad ogni singolo gioiello trovato. Immagini che finiscono sul database dei carabinieri e vengono inviati quasi in simultanea a Milano. Tra i preziosi, sporchi di terriccio, anche un fascione in oro marca «Nicotra di San Giacomo», ma non c'è traccia della collana di Damiani e nemmeno di un Rolex Daytona con quadrante in oro bianco e brillanti, ma Ruby dice di non voler procedere a querela perchè si tratterebbe di «solo di uno scherzo».




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Inchiesta festini, Taormina: «Brunetta promise di pagare la parcella di Nadia»

Il Mattino


La Macrì annulla la conferenza stampa. I legali: l'autorità giudiziaria le ha imposto il silenzio. La procura: non è vero





ROMA (4 novembre) - «A Renà datte 'na regolata». L'avrebbe detto l'avvocato Carlo Taormina al ministro Renato Brunetta, nel 2006, quando il ministro era un eurodeputato e «si era incaponito» con un caso. Il caso, raccontato da Taormina in un'intervista al Corriere della Sera, era quello di Nadia Macrì, la giovane di Reggio Emilia che sostiene di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con il premier. La Macrì fu portata più volte dal ministro allo studio del legale per una faccenda di affidamento del figlio della Macrì. «Io cercavo di dissuaderlo - afferma Taormina - avevo parlato anche con il pm di Modena e insomma la situazione era piuttosto ingarbugliata. Dopo tutto eravamo colleghi all'università di Tor Vergara».

L'avvocato Taormina dice di sentirsi «offeso» e «strumentalizzato», perchè se dai verbali della Macrì emerge che sono stati pagati 10mila euro per un incontro sessuale con Berlusconi e solo 300 da Brunetta, «mi viene il sospetto, come dire? Di aver fatto parte del pagamento della prestazione. Perchè ricordo che Brunetta si era impegnato lui a pagare le spese legali della Macrì ma io non vidi un soldo». Gli incontri tra Taormina e Brunetta andarono avanti per 3-4 mesi, fino al giugno 2006 e all'epoca, il ministro «era anche piuttosto adirato perchè Berlusconi - conclude Taormina - non l'aveva candidato al Parlamento».

Nadia Macrì, attraverso i suoi legali, ha disdetto la conferenza stampa annunciata ieri per oggi pomeriggio alle 15. In una nota dei difensori la ex escort ha spiegato che le è stato imposto dall'autorità giuduiziaria il divieto di divulgare i fatti e circostanze oggetto delle indagini sui presunti festini.

Gli avvocati Domenico Noris Bucchi e Enrico Della Capanna spiegano che la signora Macrì è stata «tempestata» da richieste per «carpire informazioni relative ad una indagine in corso» e che il loro intervento era stato richiesto dalla stessa «per tutelarla da eventuali violazioni». «Apprendiamo che ad essa è stato imposto, dall'autorità giudiziaria dalla quale è stata chiamata, il divieto di divulgare i fatti e le circostanze oggetto dell'indagine ed in merito ai quali è stata sentita». I legali spiegano quindi che «la signora Nadia Macrì comunica la propria volontà di attenersi ai doveri di legge, la cui violazione la esporrebbe a responsabilità penali. Non intendendo, quindi, per il momento, rilasciare alcuna dichiarazione, viene revocata la conferenza stampa già fissata per il pomeriggio». La nota è firmata dai due legali ma prima anche dalla stessa Nadia.

«Non c'è nessun veto alla conferenza stampa di Nadia Macrì, i veti preventivi non sono conosciuti nel nostro ordinamento». Così il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha risposto a chi gli ha chiesto il motivo per il quale la magistratura avesse 'bloccatò la conferenza stampa che Nadia Macrì aveva annunciato per oggi a Reggio Emilia. Ma il veto, a questo punto, è stato dettato da altre motivazioni. Da parte della magistratura «nessun veto - taglia corto Bruti Liberati- perchè al limite noi possiamo solo secretare gli interrogatori».




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Si blocca il montascale del metrò, disabile «prigioniero» per un'ora e mezza

Corriere della sera

La disavventura di un disabile 38enne intrappolato per 90 minuti sull'elevatore di una stazione Gambara


MILANO - Quella partita per nulla al mondo se la sarebbe voluta perdere. E visto come è andata a finire - la sua Juve che espugna il Meazza e batte il Milan per 2-1 - il rammarico, qualora non fosse arrivato in tempo, sarebbe stato ancora maggiore. Ma a Francesco Bonifacio, 38 anni, impaginatore di libri alla Mondadori di Segrate, la voglia di assistere al big match della nona giornata campionato era passata già per la strada, mentre stava recandosi allo stadio. Disabile, costretto a muoversi con una carrozzina elettrica, stava raggiungendo San Siro in compagnia di un'amica utilizzando i mezzi pubblici. Era partito in anticipo dalla sua abitazione di Rogoredo, per potere arrivare con tutta calma allo stadio, mangiare, e sistemarsi adeguatamente sugli spalti.

Ma a vanificare tutte le sue premure ci ha pensato la rottura di un montacarrozzine alla stazione metrò di Gambara: il macchinario si è bloccato a metà corsa lungo l'ultima rampa di scale e lui è rimasto un'ora e mezza ad aspettare che qualcuno arrivasse a soccorrerlo. Un'ora e mezza fermo sulla sua carrozzina, ferma sul montacarrozzine, fermo a metà della scalinata che porta dalla stazione al piano strada. Insomma, fermo. Con un paio di addetti dell'Atm che inutilmente cercavano di azionare una manovella che avrebbe dovuto toglierlo dagli impicci ma che in realtà non ha a sua volta funzionato.

«E' UNA VERGOGNA» - «Una situazione incredibile nella città che dovrà ospitare l'Expo 2015 - commenta amaramente Francesco -. Una vergogna che ora credo vada denunciata con forza». Perché un guasto tecnico può anche capitare. Ma che i dispositivi alternativi si rivelino inefficaci e che i vigili del fuoco riescano ad intervenire solo a distanza di 90 minuti, appunto lo spazio di una partita di calcio, questo è un po' più difficile da accettare. Ecco perché il sig. Bonifacio non ci ha pensato due volte a denunciare l'accaduto ai media. E a diffondere in rete il video girato con il cellulare dall'amica che lo accompagnava. «Sono montascale troppo usurati, con una tecnologia vecchia - dice ancora Bonifacio -. E quel che è grave è che la squadra di intervento dell'Atm, una volta arrivata, non è stata in grado di fare nulla». E solo dopo che i tecnici hanno ammesso di non potere intervenire è stato possibile autorizzare l'intervento dei vigili del fuoco.

L'INCHIESTA DELL'ATM - Che l'episodio sia grave lo ha capito anche la stessa Atm, che attraverso l'ufficio stampa esprime il proprio rammarico e chiede scusa all'utente, annunciando l'avvio di un'inchiesta interna per cercare di capire come sia stato possibile, in particolare, l'accumulo di un così pesante ritardo nelle operazioni di intervento. «Si tratta di un caso sicuramente isolato - fanno sapere dagli uffici dell'azienda dei trasporti -. Sulla rete metropolitana sono in funzione 76 montacarrozzine e 75 ascensori e abbiamo dei riscontri di efficienza del 98%. Questo vuol dire che è davvero difficile che si verifichino inconvenienti del genere.

Oltretutto, a disposizione dei disabili c'è anche un numero verde per sapere se ci sono impianti temporaneamente fuori servizio». Il montacarrozzine di Gambara, tuttavia, non era rotto, ma si è guastato mentre era in uso per motivi che ancora devono essere accertati. Martedì mattina, la squadra di controllo inviata per controllare, ha verificato la ripresa del normale funzionamento. «I montascale che escono all'esterno delle stazioni sono più soggetti a intemperie e atti vandalici - dicono ancora dall'Atm -, per questo cercheremo progressivamente di sostituirli tutti con degli ascensori, dove sarà possibile farlo».

ASPETTANDO LE SCUSE - Al sig. Bonifacio le scuse dell'azienda, personalmente, non sono ancora arrivate. Associato all'Uildm, ha provveduto a denunciare l'accaduto anche al presidente dell'associazione: «Chissà, magari me le hanno fatte avere tramite loro. Ma non mi risulta». E quanto alle statistiche dell'Atm, Bonifacio esprime forti dubbi: «Io giro spesso sui mezzi pubblici di Milano e uso costantemente il metrò. Mi sembra che la realtà sia molto lontana da quel 98%». Nonostante tutto e nonostante l'arrabbiatura c'è una cosa che lo fa sorridere: il pensiero di essere arrivato comunque in tempo allo stadio: «Alle 20,35 ero in tribuna. Non ci avrei rinunciato per nulla al mondo. Piuttosto avrei preteso che mi ci accompagnassero i vigili del fuoco a sirene spiegate».

Alessandro Sala
03 novembre 2010(ultima modifica: 04 novembre 2010)

Scoperto tunnel di droga a San Diego Trovata ad Acapulco una fossa comune

Corriere della sera

Recuperati 19 corpi di giovani giustiziati ma potrebbero essere molti di più: è la guerra tra i narcotrafficanti



WASHINGTON – Ancora un narco-tunnel alla frontiera tra Messico e California. La Border Patrol americana, in collaborazione con l’esercito messicano, ne ha scoperto uno a Otay Mesa, a sud di San Diego. Nella medesima operazione sono state sequestrate 30 tonnellate di marijuana. Fonti statunitensi hanno precisato che il tunnel era dotato di luce, ventilazione e di un rudimentale sistema di carrelli per facilitare il trasferimento della droga. Lungo circa 550 metri, situato ad una profondità di 6 metri, partiva dall’interno di un deposito dal lato messicano (Nueva Tijuana) e raggiungeva un’area industriale. Per le autorità del paese centramericano l’imboccatura era piuttosto piccola e non era possibile stare in piedi. I contrabbandieri avrebbero dovuto procedere a carponi.

LA MARIJUANA - Nel settore di Otay Mesa, in passato, sono state scoperte molte di queste gallerie, l’unico modo per poter superare gli stretti controlli della Border Patrol. E lungo l’intero confine Usa-Messico ne hanno individuati, dagli anni 90, quasi 130. Con due punti «caldi»: San Diego e la città di Nogales (Arizona), considerata la capitale dei tunnel segreti. Al cunicolo si è arrivati grazie ad una soffiata, forse da parte di un clan rivale. In Bassa California, solo pochi giorni fa, erano già state sequestrate 134 tonnellate di marijuana, poi distrutte dall’esercito. Per le autorità, dopo un periodo di relativa tranquillità legata ad una dura azione repressiva, i cartelli hanno ripreso a darsi battaglia anche in questa regione. Attacchi, esecuzioni e rapimenti tra il cartello di Sinaloa, guidato da El Chapo, e quello degli Arellano Felix. Situazione molto tesa anche ad Acapulco e nello stato di Guerrero. La città che per anni è stata il sinonimo di turismo è teatro di scontri sanguinosi.

LA FOSSA - Mercoledì la polizia ha scoperto una narco-fossa: per ora sono stati recuperati 19 corpi ma potrebbero essere molti di più. Nelle vicinanze c’erano i cadaveri di due giovani torturati e giustiziati. La coppia era apparsa in un video su YouTube dove confessava il misterioso rapimento e l’omicidio di 20 persone: li avrebbero uccisi per vendetta contro La Familia Michoacana, cartello che sta cercando di estendere l’area di influenza. Impossibile dire se questa versione sia credibile. Il gruppo di probabili turisti, venuto dalla regione di Michoacan per una vacanza ad Acapulco, era sparito il 30 settembre durante una sosta in un locale. Per i parenti gli scomparsi non avevano precedenti penali e neppure erano legati a bande criminali. Un vero giallo contrassegnato da messaggi e video che accusavano membri della polizia di essere coinvolti nel sequestro.

Guido Olimpio
04 novembre 2010

La magia di Photoshop e il ministro diventa austero

Corriere della sera


Una rivista fa scomparire i gioielli indossati dal ministro dell'Economia. Un giornale satirico svela il trucco

FRANCIA

Il fotomontaggio incriminato
Il fotomontaggio incriminato
PARIGI
- In tempi di crisi economica e di scioperi generali organizzati per combattere la riforma delle pensioni, meglio far apparire l’immagine del ministro dell'economia Christine Lagarde più popolare e austera. Sarà stato suppergiù questo il ragionamento fatto dai redattori di Nouvelles 12, bimensile distribuito gratuitamente nel XII arrondissement di Parigi, che grazie alla magia di Photoshop hanno fatto scomparire in un batter d’occhio l'anello, gli orecchini e il braccialetto indossati dal ministro. Peccato che il settimanale satirico Le Canard Enchaîné abbia scoperto il trucco e abbia velocemente rivelato al pubblico l'inganno, mettendo con le spalle al muro la rivista e il ministro.

IMMAGINE TAROCCATA - Sulla copertina della rivista si vede il ministro dell'Economia sorridente che cammina davanti alle arcate di avenue Daumesnil, una delle principali arterie del XII arrondissement, in cui il ministro è anche consigliere di quartiere. Sotto l'immagine della Lagarde compare il titolo: «Una donna eccezionale al servizio del XII arrondissement». Insomma, la rivista vuole dimostrare che nonostante la Lagarde sia ministro dell'Economia e sia oberata di lavoro, non dimentica l'impegno preso con gli elettori parigini e frequenti costantemente il consiglio del quartiere. Ma come ha rivelato Le Canard Enchaîné i redattori del bimensile non solo si sono presi la briga di far scomparire i gioielli del ministro, ma hanno anche utilizzato una vecchia immagine della Lagarde che mostra il ministro intervistato da una tv tedesca e l'hanno incollata a un'altra foto che immortala la popolare strada parigina.

Guarda

I COMMENTI - «Un autentico e volgare fotomontaggio» sentenzia il blog del quotidiano Le Monde, mentre la prende con ironia Alexis Corbière, anch'egli consigliere del XII arrondissement: «È davvero così difficile trovare una vera foto della signora Lagarde nelle strade del nostro quartiere? - dichiara sarcasticamente il consigliere di quartiere -. Indubbiamente sì. In quindici sedute, credo di non averla mai vista!». Jacques Kalifa, editore del bimensile in un primo momento ha difeso i suoi redattori affermando che la rivista ha chiesto la foto direttamente all'ufficio stampa del ministro. Più tardi è tornato sui suoi passi e ha dichiarato che la decisione di rimuovere i gioielli è stata presa dalla redazione: «L'immagine originale c'è stata inviata dall'ufficio stampa del ministro - ha rivelato Kalifa al sito web del Nouvel Observateur - Il grafico ha deciso di fare il fotomontaggio perché sul nostro magazine non compaiono mai gioielli». Non è la prima volta che un giornale parigino tenta di rendere più austera l'immagine di un politico francese. Nel novembre del 2008 l'autorevole Le Figaro pubblicò una foto in cui compariva l'allora ministro della giustizia Rachida Dati. Questo volta, sempre grazie a Photoshoop, dalla mano sinistra della Dati era scomparso un anello da 15.000 euro.

Francesco Tortora
04 novembre 2010



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Rischiamo un secolo di martirio cristiano"

La Stampa


Dopo l'attacco in Iraq il mondo cattolico avverte: Al Qaeda ha paura del dialogo



GIACOMO GALEAZZI
CITTA' DEL VATICANO


Vangelo di sangue. Il XX secolo è stato il secolo con il maggior numero di martiri cristiani, il XXI rischia di essere quello della scristianizzazione di interi quadranti del pianeta. «C’è il pericolo che un mondo di convivenza sparisca - ammette Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, “diplomazia laica” della Chiesa -. È sparito già, in parte, nei Balcani, ad Algeri e Casablanca, a Istanbul. Il Medio Oriente si impoverisce anche se migliaia di cristiani immigrati (filippini, indiani) possono diventare la salvezza per le antiche Chiese cristiane arabe». Non c’è alternativa all’arte del convivere e al dialogo («tanto più difficile quanto più necessario»), puntualizza Marazziti: «Scontiamo il decennio dell’11 settembre e della guerra, che ha reso più difficile la vita dei cristiani. E questa globalizzazione con grande crisi sociale e finanziaria. Ma non c’è alternativa».

Demonizzare l’altro, alla fine, è «sempre un boomerang, anche perché il radicalismo islamista è un pericolo anche per l’Islam». Il dialogo fa più male ad Al Qaeda di ogni altra strategia. La religione più colpita «Il futuro dei cristiani è aleatorio, la loro fuga dai Paesi islamici è un dato irreversibile, anche se la Santa Sede non cesserà di impegnarsi affinché restino nelle loro terre - avverte il ministro vaticano dell’Immigrazione, Antonio Maria Vegliò -. Molti (soprattutto in Libano, Siria, Iraq, Iran, Egitto, Libia, Israele, Palestina) abbandonano la patria perché la guerra e la situazione sociale, economica e politica li spingono altrove, alla ricerca di un migliore destino». Il quadro è «inquietante». In Algeria il proselitismo è proibito, in Bielorussia i testi religiosi sono censurati, in Cina tra i 70 milioni di cristiani le Bibbie circolano clandestinamente, in Nord Corea è vietata qualunque forma di religione a eccezione dell’ideologia atea, in India la conversione è vietata per legge.

«La convocazione in Vaticano del Sinodo speciale per il Medio Oriente esprime la preoccupazione del Pontefice per l’esodo e l’emigrazione forzata dei fedeli- spiega il cardinale Achille Silvestrini, ex ministro degli Esteri della Santa Sede -. Il cristianesimo è nel mondo la religione che paga il più ampio prezzo della persecuzione». Ma «il sangue dei martiri, da 2000 anni, è seme di nuova fede e sarà ancora così», evidenzia il teologo Gianni Gennari che ricorda le parole di Giovanni XXIII all’inizio del Concilio: «È soltanto l’alba». Come allora «molti pensavano erroneamente che il futuro sarebbe stato corto e avverso», così oggi «l’intolleranza sembra prevalere, ma la speranza non deluderà». Espansionismo islamico L’espansionismo islamico, evidenzia Gennari, «è un fatto, dovuto anche all’emigrazione e alla povertà ingiusta in cui troppi interessi riducono grandi masse di popoli orientali».

La fede in Gesù è contrastata da jihadisti asiatici e africani, comunisti atei, fanatici indù o nazionalisti buddisti: dalla Nigeria al Vietnam, dallo Yemen alla Cina, dall’Algeria all’Indonesia. «Servono libertà religiosa e dialogo per ovviare con la convivenza di famiglie di diverso credo religioso a quell’impoverimento del tessuto civile che alimenta violenze e conflitti», evidenzia il cardinale Silvestrini monitorando i cristiani martirizzati in Yemen, perseguitati in Sudan, cancellati in Afghanistan. «A San Bartolomeo all’Isola Tiberina, a Roma, c’è l’unico memoriale al mondo dei martiri contemporanei, cristiani di ogni confessione - sottolinea Marazziti -. Intanto in Iraq si guarda alla piana di Ninive come zona cuscinetto tra curdi e musulmani. C’è un radicalismo musulmano, indu, che innesca attacchi. In Medio Oriente i cristiani sono più attrezzati a vivere tra tradizione, antichi mondi orientali, e modernità». Non va meglio con il nazionalismo buddista».

Nello stato himalayano del Bhutan i cristiani vengono incarcerati, torturati e, se non rinnegano la fede, espulsi. Le distorsioni dei media Puntualizza Marazziti: «Intanto in Occidente i cristiani non fanno fatica a stare nella modernità ma anche a tenere insieme i pezzi di società pluraliste, come a Londra. I cattolici, ritenuti “stranieri" e pericolosi, sono divenuti un ponte e un forte elemento di ricostruzione sociale. Un modello per la comunità islamica inglese». Inoltre, osserva Gennari, c’è un’ulteriore persecuzione: «È il pregiudizio costante e unidirezionale dei media. Spesso le parole del Papa e le intenzioni della Chiesa sono mutilate, fraintese, distorte». Nel «famoso discorso di Ratisbona», rimarca Gennari, «il Papa aveva citato una opinione su Maometto e sull’Islam dell’imperatore del tempo, con l’accusa di violenza intrinseca e aveva detto subito di non essere d’accordo, eppure i mass media hanno innescato una polemica mondiale che ha provocato anche vittime».




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Il Cda Rai: stop a Bella ciao e Giovinezza Morandi: niente politica, fidatevi di noi

Corriere della sera


Bocciata la proposta del conduttore e di Mazzi
La replica: «Fidatevi di noi, niente politica»


MILANO - Né Bella ciao Giovinezza a Sanremo. Il consiglio d'amministrazione della Rai ha bocciato l'idea, avanzata dai direttori artistici del Festival 2011, Gianni Morandi e Gian Marco Mazzi, di far eseguire dai cantanti in concorso la canzone simbolo dei partigiani e una delle colonne sonore del fascismo in una serata dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia. Una proposta che aveva suscitato numerose proteste, in particolare da parte dell'Associazione partigiani.
RILIEVI - In un documento approvato dall'organo di amministrazione dell'azienda vengono mossi rilievi allo stesso Mazzi e anche al direttore di Raiuno, Mauro Mazza, che in qualche modo si era detto non contrario all'idea che tra le canzoni proposte dai 14 artisti in gara ce ne potesse essere qualcuna che rimandava a una fase storica dell'Italia ben definita. A lanciare l'idea di Bella ciao era stato Gianni Morandi, e a seguire - come in una sorta di par condicio - ecco Giovinezza proposta da Mazzi.

MORANDI - Dopo le polemiche e lo stop del Cda, arriva la replica dello stesso Morandi: «Non facciamo e non vogliamo fare politica» afferma l'artista durante una videochat sul sito del Tg1. «Si devono anche un po' fidare di noi - aggiunge poi - lo vorremmo perché le nostre scelte terranno conto della sensibilità di tutti». Il prossimo conduttore del Festival afferma che si tratta di «canzoni che hanno 100 anni» e che ad esempio Giovinezza «è stata eseguita in tv svariate volte. Ma non è mai successo qualcosa di così clamoroso».

04 novembre 2010




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Ecco l'iPhone più grande e scomodo al mondo. Lo schermo? 58 pollici

Il Mattino



NAPOLI (4 novembre) - Ecco l'ultima imperdibile follia per gli amanti della tecnologia. Si chiama «Table Connect» e trasforma il vostro iPhone, vero gioiello della tecnologia, in un mega-telefonino da 58 pollici.

Tutto è possibile grazie ad un maxischermo «touch», in grado di supportare le funzioni e le «app» del cellulare di casa Apple.

Info: www.iphonetable.blogspot.com









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Berlusconi e la frase sui gay: boom di contatti per la video-lettera di Vendola

Il Mattino


ROMA (4 novembre) - Il videomessaggio del presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola, rivolto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è dopo 24 ore, secondo Sinistra ecologia e libertà, il video più visualizzato su YouTube, la community di condivisione di filmati più grande del mondo.

Vendola ha risposto a Berlusconi che, facendo riferimento al "caso Ruby" aveva detto «meglio guardare le belle donne che essere gay». Nella videolettera il presidente della Regione Puglia ha definito il premier «smodato e patetico» e ha auspicato una sua uscita di scena all'insegna del decoro. Il video del leader di Sel risulta essere il "più visto" e in testa ai "preferiti" nella versione italiana di YouTube, con oltre 500.000 visualizzazioni. Il video di Berlusconi con le affermazioni di ieri dalla Fiera del motociclo - è detto nel comunicato di Sel - si ferma a 48.000 visualizzazioni.









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Arresto Villani, lo stipendio d’oro nel crac 16mila euro al mese per le consulenze

Il Mattino



 

SALERNO (4 novembre) - Nonostante i bilanci in dissesto Angelo Villani percepiva come consulente dell’Alvi 16mila euro al mese. La prossima settimana gli interrogatori di Angelo, Giovannina ed Elisa Villani oltre che di Bartolomeo Pagano, intanto presso il Nucleo di polizia tributaria proseguono i controlli sulle carte relative al fallimento della Sannio Discount Srl.

I militari sono convinti che il «tesoretto» accumulato dalla famiglia Villani sia superiore a quello finora stimato. Un giro di società nelle quali Angelo Villani avrebbe mantenuto un ruolo di primo piano. Contro l’ex presidente della Provincia arriva come teste dei pm anche Aniello Aliberti, ex presidente della Salernitana dichiarata fallita.

In qualità di direttore generale della società Agria spa, fornitrice dell’Alvi testimoniò i rapporti diretti ed esclusivi sempre con Villani, gestore di fatto dell’Alvi. Proprio oggi l’ex presidente comparirà in tribunale nell’udienza di richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta. L’inchiesta fu condotta dal pm Senatore, lo stesso del crac Villani.





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Comune di Napoli, test antidroga per i consiglieri: il Pd si oppone

Il Mattino



di Luigi Roano

NAPOLI (4 novembre) - Il centrosinistra fa auto bunga bunga e presente da solo in aula per sette ore - il Pdl non ha partecipato alla seduta in segno di protesta - si spacca sul test antidroga obbligatorio per i candidati e i politici in carica (non passa) e si incarta per la quinta volta consecutiva sulla delibera per le politiche sociali.

Che vale 70 milioni. Un disastro politico e amministrativo al quale si cercherà di porre rimedio fra sette giorni. Il ragionamento però è semplice: se Pd e centrosinistra non ci sono riusciti ieri da soli e con l’escamotage della mini-maggioranza perché giovedì prossimo le cose dovrebbero cambiare?

La cronaca dunque racconta che l’ordine del giorno sul cosiddetto test del capello - proposto da Franco Moxedano dell’Idv - non è arrivato nemmeno alla discussione e già sono state alzate le barricate. Chi ha paura di sottoporsi al test? E soprattutto perché?





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Motociclista morto, costituito il pirata E' il figlio di un diplomatico dell'Ecuador

Il Messaggero



ROMA (4 novembre) - Si è costituito il pirata di via Goito. L'uomo alla guida dell'Alfa che alcune notti fa ha ucciso il ventiseienne Marco Bartoccioni all'incrocio tra via Cernaia e via Goito, sè è presentato alla polizia questa notte.
Si chiama Gabriel Cervallos Castro, ha 28 anni, e ha tentato di giustificare così il mancato soccorso e la fuga: «Non mi ero reso conto della gravità dell'incidente. Sono disperato».
Gabriel è figlio del diplomatico dell'Ecuador. Resta da capire se potrà e vorrà avvalersi dell'immunità parlamentare.




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Quella valigia rossa che arriva sempre per prima a Malpensa»

Corriere della sera

Il trolley senza etichette compare anche 20 minuti prima degli altri bagagli. «L'ho aperto: solo vecchie riviste»

un lettore che viaggia molto in aereo denuncia una «stranezza» sospetta



Il trolley rosso senza etichette (foto inviata dal lettore Andrea Magnoni)
Il trolley rosso senza etichette (foto inviata dal lettore Andrea Magnoni)
«Viaggio moltissimo e ho notato più volte come a Malpensa, sul nastro trasportatore di bagagli, appaia spesso una valigia rossa come prima valigia consegnata. La fortunata valigia fa fermare il cronometro che appare sui monitor che indica il tempo trascorso tra l'atterraggio e la consegna del primo bagaglio. Purtroppo dopo la valigia rossa, il nulla per 20 minuti prima che le altre valigie appaiano sul nastro. 

Ieri sera di nuovo si è presentata per prima e solitaria più che mai la solita valigia rossa. Stufo di essere preso in giro, ho guardato bene la valigia, constatando che non vi era alcuna etichetta di viaggio che indicasse la destinazione e la provenienza. Ebbene, l'ho aperta, certo del fatto che non appartenesse a nessuno, e al suo interno ho trovato solo delle vecchie riviste e del polistirolo. 

Ecco dunque svelata l'ennesima truffa degli operatori della Sea: i tempi medi di consegna bagagli, che vanno ad influenzare statistiche internazionali e rating sulla qualità del servizio dell'aeroporto, sono truccati con questo stratagemma all'italiana. In allegato fotografie della valigia, del suo contenuto e del monitor del nastro, che indica solo 2 minuti di tempo di consegna (minuti realmente trascorsi: 16).»




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I veri nemici dei gay? I loro difensori d’ufficio

di Redazione


Ora è troppo. Siamo arrivati all’inverosimile. È vero che Berlusconi, con una ironia così sottile che non è percepita neppure da quelli che intendono difenderlo, si espone. Ma, preso atto della ormai celebra dichiarazione: «È meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay», vediamo le reazioni. Parla Nichi Vendola: «Se un tuo figlio (si rivolge a Berlusconi, in termini confidenziali), un tuo amico, un tuo ministro fosse gay, pensa a quanta gratuita sofferenza gli staresti infliggendo». Difficile leggere, oltre il moralismo, una affermazione più ridicola: nessun gay «soffre» per le battute di Berlusconi. Anzi. Spiritosamente, Platinette risponde: «Meglio Rodrigo Diaz di Terra ribelle di Ruby: di sicuro non gliela rubo». Ma Vendola non si ferma. Continua, rivolgendosi al «Sultano d’Occidente»: «Ora che il tuo regno smotta paurosamente nel fango e nell’immondizia sarebbe bello da parte tua un’uscita di scena all’insegna del decoro». Notevoli i riferimenti al fango (visto il clima) e all’immondizia (vista Napoli); ma la frase con cui Berlusconi manifesta le sue predilezioni non mi sembra dannosa per nessuno (se non per lui, come si vede), né omofoba.

Viviamo in tempi di pari opportunità raggiunte, anzi oltrepassate. Non c’è discriminazione. Nessuno discrimina, se non sfiorando il ridicolo come fecero la Moratti e De Corato ai tempi della mia mostra «Vade Retro. Arte e omosessualità», gli innumerevoli omosessuali che dominano e hanno dominato l’arte il cinema, il teatro, la moda, da molti anni. Qualcuno ha discriminato Bacon, Testori, Pasolini, Visconti, Nureyev, Leo Gullotta, Ronconi, Pierluigi Pizzi, Valentino, Armani, Balestra, Dolce e Gabbana, Alessandro Cecchi Paone? Mi sembrano una maggioranza consolidata. E, d’altra parte, equanimemente, Berlusconi è amico di Emilio Fede e di Lele Mora. Fabrizio Corona, per par condicio, è bisessuale: «discriminato»?. Da Woodcock, forse. Platinette domina televisioni e radio, Alfonso Signorini dirige Chi e Sorrisi e Canzoni. E Vladimir Luxuria ha vinto L’isola dei Famosi. Aldo Busi ha spadroneggiato nelle trasmissioni della De Filippi. Ma quale discriminazione! Quale «gratuita sofferenza»!

Un ministro del governo Berlusconi, Mara Carfagna, che ora si dissocia dal suo benefattore, ha ottenuto il plauso di Paola Concia e ha promosso una campagna di comunicazione istituzionale della Presidenza del Consiglio contro l’omofobia (non contro le battute), e ha stabilito che il tema dell’omosessualità fosse affrontato per la prima volta nelle scuole. Ah le scuole! Fui io, presidente della commissione cultura e istruzione della Camera dei deputati, nel 1995, a respingere una proposta di due colleghe, Rosy Bindi e Rosa Russo Jervolino, che volevano introdurre come materia obbligatoria nelle scuole l’educazione sessuale. Risposi loro: «Ottima idea. Dunque, care colleghe, andate, fate delle prove pratiche, e poi tornate!».

Non sono tornate e, come sempre è stato, il sesso si impara seguendo gli istinti, in un senso o nell’altro, furtivamente, senza che nessuno pretenda di insegnartelo come, ancora una volta, sembra volere Nichi Vendola, confermando gli odiosi sospetti di un labile confine (sempre respinto, ma da lui ammesso) tra omosessualità e pedofilia.
Qualche tempo fa, Vendola ha parlato del «diritto dei bambini ad una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro e con gli adulti». Nessuno si è scandalizzato. Busi ha confermato. Neppure Merlo si è indignato come fa invece, ossessivamente, quando parla Berlusconi: «Ormai ci imbratta tutti questo vecchio con la lingua di fuori. Ha usato il suo potere per commettere reati comuni, per delegittimare e raggirare la polizia, compra e ricatta minorenni, abusa dello Stato...

Ma purtroppo ci spinge a parlare di sesso e ci costringe a difendere i gay». Come quello di Vendola, il linguaggio di Merlo è osceno, moralistico, offensivo; e cela una malcelata omofobia («ci costringe a difendere i gay»). Nessuno spirito, nessuna ironia, salvo riconoscere (finalmente!) che «i gay, grazie ai tempi e alla civiltà, non hanno bisogno di noi». Merlo ci va leggero: «Berlusconi incarna e riassume l’umanità sessualmente sfinita e deietta che compra e raccatta ossessioni e al minimo rilievo reagisce sempre alla stessa maniera, come i peggiori dei cani di Pavlov: “sempre meglio di voi che siete froci!”. Ma i froci, giustamente, non si scompongono davanti a uno di quei ricchi sdentati, tutta pancia e calvizia», e Merlo non si rende conto di insultare la vecchiaia, condizione inevitabile che non si teme di discriminare, come si fa, nel corrente piagnisteo, con gli omosessuali.

Si potrà dire, indipendentemente dal sesso: «Meglio un/a giovane e bello/a di un/a vecchio e brutto/a? Nessuno si stupisce. Eppure proprio la vecchiaia, anche quella di Berlusconi, è discriminata, nel linguaggio inconsapevole dei «politicamente corretti», dominati da quella che Robert Hughes chiama «la cultura del piagnisteo». Quanti piagnistei di Vendola, Merlo, Vanda, e perfino delle berlusconiane Carfagna Polverini, Lorenzin, Boniver. Berlusconi ha detto il suo punto di vista, perfettamente coerente con la sua età e con la sua formazione. Ma è importante che si presti a stanare l’ipocrisia, l’intolleranza, il perbenismo, la patetica seriosità dei suoi nemici. La giusta interpretazione dell’uscita di ieri è quella indicata da me sul Giornale e da Libero: «La battuta del premier incorona Vendola».

Una scelta di campo che sollecita l’avversario e mette davanti alle proprie responsabilità la Chiesa e l’elettorato cattolico, chiamati sottilmente alla coerenza. L’interpretazione prevedibile e coatta è invece quella di un Merlo sempre più sconcertato e suonato, travolto dai luoghi comuni, succube del pensiero subdolamente vittimistico di Veronica e delle altre ragazze che si sono accomodate prima, e ora si ribellano, a Berlusconi: «Spiace dirlo ma Berlusconi è ormai molto peggio dell’Italia che vorrebbe ancora rappresentare, e che chiama a solidarietà, a complicità. Battute come quelle sui gay di fatto non si sentono più neppure nelle più sordide barberie di Canicattì, nei luoghi di ritrovo animalescamente maschili, e forse neppure nelle galere, nelle navi e nelle caserme». Per dispetto a Berlusconi, Merlo è pronto a diventare gay, cavalcando la protesta delle vittime (tali vengono considerati i gay: di Berlusconi!), degli offesi, che soffrono e non ridono, neppure compatiscono (come potrebbero e dovrebbero): «meglio gay che Berlusconi». Che nostalgia delle sordide barberie di Canicattì! E che stupore che il siciliano Merlo non lo capisca! Vendola no. Vendola «cavalca» Berlusconi, e lo ringrazia (dentro di sé), mentre lo attacca. Per fortuna che Silvio c’è.



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Le accuse di Nadia? Lei racconta balle a tutti"

di Stefano Zurlo

Parla Lucio Rota, parla l'uomo che le diede in gestione il bar a Reggio Emilia: "Era violenta e inaffidabile, capace d’inventare qualsiasi cosa. Voglia di lavorare? Zero. E non ha mai pagato l'affitto. Di lei non mi fiderei proprio"



Quando ha letto i giornali con le prodezze di Nadia è rimasto a bocca aperta: «Lei ad Arcore? Lei a letto con Berlusconi? Non ci posso credere».
Perché non ci crede, signor Rota?
«Perché penso che si sia inventata tutto. Per come l’ho conosciuta io, è una persona capace di mettere in fila tante frottole».
Una gran narratrice?
«Ma no, una modesta contaballe. Una che combatteva per sopravvivere, con tanti problemi sulle spalle e la capacità di raccontare una cosa per un’altra».
Lucio Rota un’idea sulla escort sbucata alla Procura di Palermo se l’è fatta. E se l’è fatta in tempi non sospetti: più o meno cinque anni fa quando diede in gestione a Nadia Macrì e al suo fidanzato un bar di sua proprietà alla periferia di Reggio Emilia, sulla strada che porta a Scandiano. Un’esperienza burrascosa, durata pochi mesi.

Signor Rota, com’era la coppia?

«Per me fu un disastro. Un infortunio. Un errore da non ripetere».
Perché?
«Per tante ragioni. Tanto per cominciare, non sapevano fare i baristi, né lui né lei. Anzi, per come me li ricordo non avevano molta voglia di lavorare. Poi spesso venivano alle mani».
Si picchiavano?
«Li ho visti menarsi, e forte, con i miei occhi. Tutto il quartiere sapeva che erano due personaggi violenti».
Anche lei o solo lui?
«No, tutti e due. Nadia era una donna violenta. E, se mi permette, una gran ballista».
Balle?
«Altro che. Era capace di inventare qualsiasi cosa. Ed era una persona totalmente inaffidabile».
Addirittura?
«Ma sì. Ti diceva una cosa la sera e il mattino dopo cambiava versione».
L’affitto lo pagava?
«Mai visto un euro. Lei ti diceva: “Guardi, domani le verserò i soldi”. Io aspettavo e il giorno dopo non succedeva assolutamente niente. Così per settimane, anzi per mesi».
Poi?
«Poi ho rimediato all’errore».
Li ha cacciati?
«Li ho mandati via».
Più precisamente, in che periodo le ha affidato il bar?
«Dovrei controllare. Ricordo che lei era incinta. Quando il caso è scoppiato, l’altro giorno, ho letto sui giornali che lei entrò in contatto con Brunetta perché volevano portarle via o le avevano appena portato via il figlio piccolo».
Esatto. Brunetta ha confermato l’incontro e l’ha collocato nel 2006.
«Quindi ne deduco che io ho incontrato Nadia e il suo uomo un po’ prima».
Nel 2005?
«Direi di sì. Nel 2005».
In seguito?
«Mai più saputo nulla di loro fino all’altro giorno. Poi siete arrivati voi giornalisti a farmi domande, iniziando dal Giornale di Reggio».
Nadia sarebbe stata introdotta al mondo della politica da un’amica, Perla Genovesi, ex assistente del parlamentare Pdl Enrico Pianetta.
L’ha conosciuta?
«No, il nome della Genovesi l’ho letto per la prima vota in questi giorni sui quotidiani.
Dunque, che idea s’è fatto di questa storia?
«Credo di averle già esposto il mio punto di vista. Nadia era una persona da prendere con le pinze. Poi non posso sapere se quello che dice sia vero, verosimile, falso o un miscuglio di verità e menzogne. Però, se posso esprimere un parere...».





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Obama battuto ancora: è Hu Jintao la persona più potente del mondo

Corriere della sera


Berlusconi è 14° e nella classifica dei più ricchi è 74°. Putin giù dal podio: quarto ma davanti al Papa


Secondo la rivista americana Forbes, il presidente cinese è il numero uno


Hu Jintao e Barack Obama
Hu Jintao e Barack Obama
NEW YORK - Dopo la batosta elettorale, Barack Obama viene battuto ancora. Secondo la rivista Forbes, infatti, il presidente americano ha perso la corona di persona più potente del mondo che deteneva dallo scorso anno. L'inquilino della Casa Bianca è stato scavalcato dal presidente cinese Hu Jintao, che lo scorso anno si era piazzato secondo. Terzo posto per il re dell'Arabia Saudita, Abdullah ben Abdel Aziz.

BERLUSCONI - Nella sua classifica 2010 la rivista colloca Silvio Berlusconi al 14° posto: il Cavaliere ha perso due posizioni in un anno. Il presidente del Consiglio è inoltre al 74° posto per quanto riguarda la classifica degli uomini più ricchi al mondo. «Dite quel che volete del colorito primo ministro italiano», scrive Forbes, «ma è sempre lui a condurre il gioco».

CLASSIFICA - Forbes colloca poi al quarto posto della sua classifica il primo ministro russo Vladimir Putin e al dodicesimo il suo superiore in grado: il presidente Dmitri Medvedev. Putin però è davanti di un posto a Papa Benedetto XVI, e tiene dietro anche la cancelliera tedesca Angela Merkel (sesta). In settima posizione il nuovo primo ministro britannico David Cameron, davanti al presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, alla presidente del Congresso indiano, Sonia Gandhi, e al presidente di Microsoft, Bill Gates che chiude la top ten. Al tredicesimo posto c'è il magnate australiano dell'informazione Rupert Murdoch, e al quindicesimo il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet. Il presidente francese, Nicholas Sarkozy, è invece soltanto 19° posto, superato anche dal presidente indiano Manmohan Singh, ma tiene dietro il segretario di Stato americano Hillary Clinton. Forbes inserisce in classifica anche Osama bin Laden (57°) e, in ultima posizione (68°) il fondatore di Wikileaks Julian Assange.

Redazione online
04 novembre 2010



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Nadia: "Di Silvio non parlo Ma deve andare a casa"

Quotidiano.net


Reggio Emilia, la ragazza che ha raccontato di aver avuto rapporti a pagamento con il premier e il ministro Brunetta si confessa: "Ho bisogno di soldi per vedere mio figlio"


di ANDREA LIGABUE

REGGIO EMILIA, 4 novembre 2010 - RISVEGLIO apparentemente normale per Nadia Macrì, la 27enne reggiana che sostiene di aver avuto due incontri sessuali col premier. Struccata, felpa e pantaloni, coda di cavallo, telefonino sempre in mano: così si presentava ieri mattina nel negozio di acquari del fidanzato, Davide di 44 anni.
Nadia si è svegliata intorno alle 9 nell’appartamento che sta sopra al negozio, ha ‘spedito’ il suo uomo ad acquistare i giornali (tantissimi) e si è messa a fare le pulizie di casa.

Tutta l’Italia ha gli occhi puntati su di lei, eppure sembra molto tranquilla.
«Tranquillissima. Ho dormito bene, fatto colazione e pulito casa».

I giornali li ha visti?
«Ho dato un’occhiata. Ho letto anche cose inesatte. Ma capisco il vostro lavoro. E lo rispetto. Senza di voi nessuno saprebbe nulla di ciò che accade nel mondo».

Viene definita una escort. E’ così?
«Lo ero. Fino a poco più di un anno fa. Avevo bisogno di denaro e ho deciso di provare. Per qualche tempo l’ho fatto».
Quando?
«Lo sapete. Nel periodo al quale si riferiscono agli avvenimenti di cui si parla in questi giorni sui giornali e in televisione. Ma da un anno e mezzo ho smesso».

Ora cosa fa?
«Lavoro come ballerina e ragazza immagine in un locale notturno».

Berlusconi?
«Di lui non parlo. L’avvocato mi ha detto di non rivelare nulla su quanto ho detto ai magistrati. Però una cosa la dico...».

Prego.
«Tutto quello che ho detto è vero. Verissimo. E questa è la mia forza. Ecco da dove nasce la mia tranquillità».

Oltre al sesso, nei verbali si parla anche di droga nei festini a casa di Berlusconi in Sardegna.
«No comment. Però voglio che Berlusconi se ne vada a casa. Punto. Su di lui non dico altro».

Su Facebook ha chiesto al popolo del social network: «Siete con me?».
«Voglio vedere se mi danno ragione nei confronti di Berlusconi. Voglio capire se la gente è con me».

In tanti su Facebook le hanno chiesto di diventare suoi amici?
«Tantissimi. I nuovi sono già 600 (alle 11,20 di ieri, ndr). Per il momento non ho accettato nessuno».

Chiudiamo con la vicenda di suo figlio.
«Ha sei anni. Sono una ragazza madre, ho avuto dei problemi in passato e il Tribunale dei Minori non mi permette di vederlo».

Nadia nel 2005 fu addirittura arrestata per maltrattamenti nei confronti del figlio. Fu poi processata e assolta. Il pm ha presentato ricorso in appello.
 "Capite perché avevo bisogno di soldi?».



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