sabato 2 ottobre 2010

Belgio, 100 candeline per le due gemelle più anziane del mondo

Quotidianonet


Il record è stato doverosamente festeggiato nella casa di riposo Chateau Sous-Bois di Spa, dove le due sorelle risiedono da alcuni anni. Brindisi con champagne, torta e regali



Bruxelles, 2 ottobre 2010 - Spegnendo oggi 100 candeline in Belgio, Gabrielle e Marie Vaudremer sono diventate le gemelle più vecchie del mondo. Il record, riferisce l’agenzia Belga, è stato doverosamente festeggiato nella casa di riposo Chateau Sous-Bois di Spa, dove le due sorelle risiedono da alcuni anni.

Circondate da altri pensionanti e da una trentina di parenti e personale di assistenza, le due anziane signore nate a Beauvais e vissute a Liegi, hanno apprezzato il brindisi con una coppa di champagne e la torta, ricevendo in dono cioccolatini e fiori.

Di recente erano entrate nel Guinness dei primati come gemelle più vecchie del mondo due sorelle francesi, Raymonde e Lucienne che hanno compiuto 98 anni lo scorso 23 settembre.



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Minzolini censura la bestemmia di Berlusconi, polemiche

Quotidianonet


Orlando (IdV): "La notizia del giorno è che la bestemmia del presidente del Consiglio durante una visita in Abruzzo è stata cancellata dal Tg1". Vita (Pd): "L’abilità censoria di Minzolini ormai non conosce più limiti"


Roma, 1 ottobre 2010 - Silvio Berlusconi racconta una barzelletta su Rosy Bindi, con bestemmia finale. L’episodio è contenuto in un video pubblicato sul sito dell’Espresso, mentre il premier è in Abruzzo dopo il terremoto e prima del G8 de L’Aquila.

La storiella racconta di una festa da ballo in cui sono le dame a invitare i cavalieri, presentandosi a questi ultimi con il loro nome. Le donne si presentano presentandosi con il nome di un fiore e se l’uomo accetta di ballare risponde con lo stesso nome declinato al maschile.
Così, racconta Berlusconi, arriva una donna che si presenta come Margherita, e l’uomo accetat di ballare rispondendo ‘Margheritò. Una seconda dama dice "Rosa" e il secondo uomo accetta e risponde "Roso". Infine arriva Rosy Bindi, un pò coperta nell’ombra. Si fa avanti e dice ‘Orchidea'. Quando si mostra all’uomo questo si scansa inorridito e replica ‘Orchod..’.
La barzelletta sucita l’ilarità dei presenti e il premier chiude con una raccomandazione: "non traditemi eh...".

"Per tutto il giorno si è discusso della bestemmia di Berlusconi, ma chi ha visto l’edizione serale del Tg1 ha sentito parlare solo di una semplice barzelletta. Una censura del genere, anche se arriva dal ‘recidivo' Minzolini, è incredibile e scandalosa". Lo sottolinea Carlo Rognoni, del Partito Democratico.

IDV - "Una cattiva notizia per Berlusconi non è una notizia per il direttorissimo. La notizia del giorno, infatti, la bestemmia del presidente del Consiglio durante una visita in Abruzzo è stata cancellata dal Tg1". Lo ha affermato in una nota il portavoce dell Italia dei Valori Leoluca Orlando.
"Ormai possiamo dire che Minzolini è il terminator delle notizie. Il drammatico calo degli ascolti e di credibilità del suo telegiornale è solo una normale conseguenza del suo atteggiamento poco deontologico", ha aggiunto Orlando.

PD -"L’abilità censoria di Minzolini ormai non conosce più limiti". Lo Dichiara Vincenzo Vita (Pd), componente commissione Vigilanza Rai.
"Con un abile colpo di spugna - afferma in una nota - dall’edizione del Tg1 di stasera sono scomparse sia la bestemmia finale della barzelletta su Rosy Bindi sia l’indegna storiella sugli ebrei raccontata in strada a Roma. Quanto intende ancora abusare della pazienza nostra e degli utenti il direttore del principale telegiornale del servizio pubblico?", conclude il parlamentare.


FAMIGLIA CRISTIANA - "Silvio Berlusconi, dice che la barzelletta, costruita da chissà chi per insultare Rosy Bindi e comprensiva di bestemmia finale, circolava già in Parlamento e quindi raccontarla in pubblico non era peccato", ma "il rammendo è peggio del buco. Perchè dimostra che, come sempre, il Cavaliere pretende di tenere il piede in tutte le scarpe possibili. Nel caso specifico, quello del signore galante e del sessista da bar. Dello statista e del teppistello di periferia.
E, ancora peggio, del politico intriso di sentimenti cattolici quando si tratta di chiedere voti ma sostanzialmente estraneo al sentire cattolico in ogni altro momento della vita quotidiana". Lo afferma Famiglia Cristiana sul suo sito on line. Dal premier, lamenta il settimanale cattolico, "arriva uno dei più chiari esempi di quel ‘cristianesimo alla cartà o ‘cristianesimo usa e gettà che è oggi tra le piaghe più profonde della vita sociale del nostro Paese. Per raccontare l’ennesima barzelletta volgare sulle donne, il cavalier Berlusconi si dà alla bestemmia. Il capo del Governo si concede ciò che non è permesso ai calciatori".





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Barzelletta blasfema Monsignor Fisichella: "Da contestualizzare" Ma Rosy Bindi s'infuria

Quotidianonet


Mentre l'Avvenire chiede al premier "sobrietà e rispetto", il presule sdrammatizza, ma la 'protagonista' della gag non ci sta: "Fin da piccola mi hanno insegnato a non pronunciare il nome del Signore invano"


Roma, 2 ottobre 2010Sul presidente del Consiglio grava un dovere "di sobrietà e di rispetto",  sottolinea il direttore di ‘Avvenire' Marco Tarquinio, in un editoriale con il quale commenta le ultime battute del premier Silvio Berlusconi. "Ci mancava solo la bestemmia - si legge sul quotidiano dei Vescovi italiani- dentro la barzelletta del premier, mentre un altro video ci ha proposto un Silvio Berlusconi che giochicchia con consunti stereotipi sugli Ebrei".


"Si potrebbe ragionare all’infinito sullo strano timer che governa il ‘rilascio' mediatico - come se si trattasse di mangime per pesci o polli- di battute o gaffe ‘private' (o semi-pubbliche) del premier. E non sarebbe un ragionare strano o inutile. Ma il problema principale stavolta non è il timer. Il problema è il deposito di battute e gaffe (vere o presunte). Il problema è che dal deposito sia affiorata anche un’insopportabile bestemmia (anche se vecchia di mesi e mesi non è, purtroppo, meno tale)".



"C’è una cultura della battuta a ogni costo
che ha preso piede e fa brutta la nostra politica. E su questo tanti dovrebbero tornare a riflettere. E farebbero bene a pansarci su davvero anche coloro che bestemmie di vario tipo e barzellette mediocri (tristemente dilaganti tra pseudo-satira e pseudo cultura) non le sopportano solo quando spuntano sulla bocca di un avversario, meglio se Silvio Berlusconi. Ma su ogni uomo delle Istituzioni, su ogni ministro e a maggior ragione sul capo del governo grava, inesorabile, un più alto dovere di sobrietà e di rispetto. Per ciò che si rappresenta, per i sentimenti dei cittadini e - conclude ‘Avvenire' - per Colui che non va nominato invano".


SCINTILLE FISICHELLA-BINDI -  Ad ogni modo non tutti, nella Chiesa cattolica, sono ostili a Berlusconi per la barzelletta con bestemmia. Per monsignor Rino Fisichella, presidente del neonato Pontificio consiglio per la rievangelizzazione dell’Occidente (è ormai prossima la pubblicazione del ‘motu proprio’ del Papa che ne definisce i contorni) è necessario evitare di strumentalizzare le situazioni politiche: "Bisogna sempre in
questi momenti saper contestualizzare le cose", afferma il presule, avvicinato dai giornalisti durante un convegno a Pisa.

E la 'protagonista' della barzelletta con bestemmia, Rosy Bindi, si mostra amareggiata: "Fin da piccola mi hanno insegnato a non pronunciare il nome del Signore invano. È una profonda, intima convinzione della mia fede, un segno di rispetto verso me stessa e gli altri e una regola di buona educazione. Sarò all’antica, ma mi amareggia profondamente e mi turba constatare che per un pastore della mia Chiesa ci sarebbero occasioni e circostanze nelle quali è possibile derogare anche dal secondo comandamento", spiega Bindi in una nota.


"Basta solo valutare il contesto per giustificare espressioni sguaiate, irriverenti e persino blasfeme - aggiunge - anch’io penso che contestualizzare fatti e parole sia importante: aiuta a interpretare meglio gli eventi, a capire le responsabilità, a distinguere tra azioni volontarie e involontarie, tra reato e peccato. La contestualizzazione è in fondo un esercizio di laicità ma potrebbe diventare relativismo. Se è così, c’è qualcosa di contraddittorio e profondamente diseducativo nel minimizzare la blasfemia del premier".

 

IDV ALL'ATTACCO - “Dove sono i cattolici del centrodestra? Dal loro grave e imbarazzante silenzio emerge la considerazione che il loro dante causa può bestemmiare, offendere le donne e la memoria di milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento senza che si alzi una sola voce di protesta”, sottolinea il portavoce dell`Italia dei Valori, Leoluca Orlando.
“Adesso i vari luogotenenti di Berlusconi - aggiunge l`esponente dipietrista - diranno che l`Avvenire e l`Osservatore romano sono pericolosi organi di informazione comunista. A questo si è arrivati. Ed è l`ennesima prova che questa legge elettorale è da cambiare. E che i nominati dal premier gli perdonano tutto pur di riottenere il seggio in Parlamento”.


IL SECOLO: C'E' POCO DA RIDERE - ‘Il Secolo’, giornale vicino a Gianfranco Fini, dedica alle “barzellette-choc” di Silvio Berlusconi la sua apertura. Sotto il titolo ‘C’è poco da ridere’, il quotidiano diretto da Flavia Perina scrive: “Un’altra barzelletta sugli ebrei, offese ai magistrati, barzellette contro Rosy Bindi condite da bestemmie. Nel giorno in cui il Cavaliere sale al Quirinale per rassicurare il Capo dello Stato sull`esistenza di una maggioranza solida, due video pubblicati sul web svelano il pensiero ‘privato’ di Berlusconi. E - secondo il ‘Secolo’ - c`è poco da ridere, nonostante il clima goliardico che fa da sfondo alle immagini del premier, sotto Palazzo Grazioli, nella serata della sua festa di compleanno. Frasi, come le accuse alla magistratura ‘di aver dato vita a un`associazione a delinquere’, che suscitano reazioni indignate da più fronti, anche su quello politico, dove i finiani censurano l`atteggiamento del presidente del Consiglio e lo invitano a una maggiore sobrietà, mentre l`opposizione attacca: ‘L`Italia ormai si vergogna di lui’”.






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La perizia: «La morte di Pietro Taricone dovuta solo a un errore umano»

Il Mattino



TERNI (2 ottobre) - Non ci sarebbe stata alcuna anomalia nelle attrezzature tecniche utilizzate da Pietro Taricone nel suo ultimo lancio con il paracadute, ma la morte dell'attore sarebbe da ricondurre a un errore umano. Ad avvalorare l'ipotesi emersa sin dalle prime indagini relative alla morte del 35enne protagonista del Grande fratello, avvenuta il 29 giugno scorso dopo un incidente all'Aviosuperficie di Terni, ci sarebbe la perizia svolta sulle attrezzature tecniche utilizzate al momento del lancio, depositata in queste ore in procura.



Il sostituto procuratore di Terni Elisabetta Massini, che aveva aperto un fascicolo sulla vicenda denominato «atti relativi», aveva affidato l'incarico a un paracadutista esperto per valutare il corretto funzionamento del paracadute e delle altre strumentazioni utilizzate da Taricone al momento del lancio. Secondo la perizia non sarebbero emerse anomalie.


Per la magistratura ternana Taricone avrebbe quindi compiuto una manovra errata al momento della discesa, che lo avrebbe portato a frenare troppo tardi e poi a schiantarsi a terra. Sulla base di questi accertamenti la magistratura si appresterebbe ad archiviare il caso.





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Alluvione di Atrani, il corpo di Francesca ritrovato tra Lipari e Panarea

Il Mattino



NAPOLI (2 ottobre) - I poveri resti di un corpo ritrovato al largo di Panarea, nelle Eolie, portano a ritenere «quasi certamente» che si tratti di Francesca Mansi, la ragazza di 25 anni, scomparsa nell'alluvione di Atrani lo scorso 9 settembre. Lo sottolinea il Procuratore di Salerno Franco Roberti.
«La salma è sfigurata, ma è quasi certo si tratti di Francesca Mansi. Gli abiti, il grembiule, anche il telefonino: tutte tracce che fanno pensare alla povera ragazza», afferma all'Adnkronos il procuratore capo di Salerno nonchè titolare dell'inchiesta sulla frana avvenuta ad Atrani.

La conferma arriva anche dallo zio, Pio Mansi, che ha descritto ai carabinieri gli abiti che indossava la ragazza al momento della scomparsa e che corrispondono. La donna indossava una maglietta bianca con un personaggio di Walt Disney, un paio di jeans neri e un paio di scarpe 'Converse All Star'.

Proprio ieri nel corso delle ricerche nel fango di Atrani erano stati trovati alcuni lembi di pelle attaccata a carne che, secondo gli inquirenti, potevano essere umani e quindi della povera Francesca.





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Pacific Airlines: le istruzioni di volo coi successi pop

Repubblica


Prego allacciare le cinture di sicurezza e prepararsi a ballare. Per combattere la classica noia nei confronti dell'illustrazione delle misure di sicurezza le hostess della Cebu Pacific Airlines, compagnia aerea filippina, hanno scelto di mostrare maschere di ossigeno e salvagenti sulle note di due successi pop: Just Dance di Lady Gaga e California Gurls di Katy Perry. Con tanto di coreografia. Il loro balletto - per alcuni un'abile mossa pubblicitaria girata su un aereo che non è mai decollato - è stato visto su YouTube da un milione di persone in due giorni

a cura di Pierluigi Pisa

La traduzione della mail che inguaia Fini

di Redazione


Ecco la traduzione dell’e-mail. Il messaggio, alle 13 e 44 del 6 agosto scorso, è stato inviato da James Walfenzao (dall’indirizzo james@corpag.com) a Evan Hermiston e Michael Gordon, avvo­cato dello stesso studio legale nel quale hanno sede la Printemps e la Timara, in Manoel Street 10. Og­getto dell’e-mail sono le due off-shore Timara e Printemps . Il testo originale contiene degli errori grammaticali e di ortografia




 

Ecco la traduzione dell’e-mail. Il messaggio, alle 13 e 44 del 6 agosto scorso, è stato inviato da James Walfenzao (dall’indirizzo james@corpag.com) a Evan Hermiston e Michael Gordon, avvo­cato dello stesso studio legale nel quale hanno sede la Printemps e la Timara, in Manoel Street 10. Og­getto dell’e-mail sono le due off-shore Timara e Printemps . Il testo originale contiene degli errori grammaticali e di ortografia.
«Queste due società hanno attirato l’attenzione della stampa italiana. Sembra (in precedenza non era noto) che ci sia un collegamento politico che sta sfociando in un grande scontro/scandalo adesso che Berlusconi e Fini (prima alleati in poli­tica) sono in grande conflitto. La sorella del clien­te sembra avere un forte legame con uno dei poli­tici coinvolti. Mentre la stampa controllata da Berlusconi sta sollevando molto fango, anche giornali più seri quali il Corriere della Sera ne stanno scrivendo. È stato citato il mio nome come amministratore; niente commenti sul fatto che noi abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. Tuttavia è molto fastidio­so. Queste società sono state usate per acquistare un piccolo appartamento a Montecarlo. Abbiamo trovato il valore basso e siamo andati dal notaio a fare una verifica. Il notaio ci ha spiegato il prezzo (l’appartamento era stato ereditato da un’anzia­na signora defunta-era in cattive condizioni, non ben tenuto eccetera); il notaio ci ha spiegato che il valore gli sembrava adeguato e che non poteva eseguire un trasferimento per un valore troppo basso visto che deve raccogliere le tasse di trasfe­rimento per lo Stato. Lei potrebbe essere contattato da giornalisti. Io suggerisco semplicemente di non rispondere. Noi stiamo prendendo in considerazione di di­metterci; prima voglio sentire dal cliente cosa ne pensa. La terrò informata. Ho pensato che fosse corretto farglielo sapere Saluti James PS: Non stiamo divulgando sulla Corpag altre in­formazioni oltre quelle che è necessario dare»



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La corsa cinese allo spazio: il primo uomo nel 2017

Repubblica


Ieri la Repubblica popolare ha lanciato la seconda sonda lunare Chang. E' destinata a esplorare il suolo del nostro satellite naturale, in preparazione dello sbarco di un veicolo senza equipaggio nel 2012 e, successivamente, di una possibile missione umana

L’ultimo gossip su Carlo: "È gay"

di Tony Damascelli



Il tabloid americano "Globe" dedica la copertina alla presunta omosessualità del principe d’Inghilterra. Secondo la rivista, avrebbe avuto tre amanti. E uno di loro lo ha soprannominato: "The Queen", la regina



 

Globe è un tabloid americano che ogni tanto ha bisogno di farsi ricordare. Tempo fa venne recapitato un pacco con antrace all’American Media di cui fa parte il foglio della Florida. Uno dei fotoreporter morì alcune settimane dopo, per infezione polmonare. Globe ha messo in prima pagina, ieri, una fotografia con notizia e titolo di questo tipo: «Il principe Charles è gay!» Punto esclamativo, perché la notizia è grande come tutto il Regno Unito e poi il tema fa saltare le marcature a Buckingham Palace e dintorni.
Due matrimoni di facciata, Diana prima e Camilla dopo, questa la tesi del giornale americano, dello stesso circuito dell’inglese The Sun, insomma roba grossa per la pancia dei lettori.
Storia vecchia come il cucco, se qualcuno ricorda quello che denunciò, si fa per dire, George Smith, cameriere di palazzo e di Charles per undici anni fino al millenovecentonovantasette, Mister Smith sostenne di essere stato testimone di rapporti ambigui, anzi chiaramente omosessuali, tra lo stesso Charles e un suo assistente di corte. Lo stesso cameriere, con tipico zelo che abbiamo riscontrato tra le d’addario nostrane, aveva registrato il tutto su un piccolo apparecchio e aveva consegnato la bobina a lady Diana. La quale Diana aveva a sua volta trasferito il materiale al proprio servente Paul Burrell, autore di una biografia della principessa.
Nel libro Burrell accennava alla registrazione che avrebbe demolito la famiglia reale e tutta la monarchia britannica. La voce divenne notizia e i giornali dell’isola erano pronti a rivelare tutti i particolari di cronaca ma Michael Fawcett, un vecchio assistente di Buckingham, fece arrivare a tutte le direzioni dei quotidiani, attraverso un ufficio legale, la diffida a pubblicare qualunque notizia in merito. Il bavaglio non bloccò le voci, il principe fu costretto a smentire non la notizia ma Smith «affetto da turbe psichiche e vittima dell’alcool dopo la guerra nelle Falklands» e venne confortato dalla testimonianza, pubblicata da un giornale della sera, di un altro cameriere, Simon Solari, per quindici anni a servizio per la coppia Charles-Diana. Solari smentì qualunque coinvolgimento omosessuale del principe.
Ora Globe riapre la vicenda, dice che gli amanti di Charles sono tre, riprende anche lo scoop di Colin, un escort , oh yes, un omosessuale a pagamento, che l’anno scorso dichiarò di avere partecipato a festini con David Beckham, Denis il marito di Margareth Thatcher e il principe Charles, detto da Colin «The Queen», la vera regina d’Inghilterra.
Non c’è altro, è già tanto, anzi troppo. Niente sesso siamo inglesi è soltanto il titolo di una commedia, qui, invece, le porte del palazzo di Buckingham vengono divelte, sfondate, abbattute, Diana è morta, Camilla vive all’ombra, la regina continua a soffrire un anno terribile eterno, Filippo non apre bocca se non per qualche gaffe, Harry e William si rendono conto che la famiglia è un’altra cosa.
Ci mancava pure il giornale dell’antrace. Ovviamente da casa Windsor non potranno arrivare smentite o commenti, la questione è fastidiosa ma anche se il Regno è grande, il paese è piccolo e la gente mormora.






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Gb: I druidi diventano una religione ufficiale

Repubblica


La "Charity Commission", ovvero l'ente governativo incaricato di regolare tutte le pratiche religiose nel Regno Unito, ha stabilito che l'adorazione dei druidi per gli spiriti può aspirare allo status di vera e propria religione

Secondo quanto riportato dalla Bbc, la decisione di offrire riconoscimento ufficiale alle antiche pratiche celtiche consentirà ai druidi anche di ottenere dei significativi tagli alle tasse.

I seguaci di questa fede non credono nell'esistenza di un unico Dio o Creatore, ma negli spiriti che pervadono il pianeta e governano le forze della natura, come i tuoni che preannunciano le tempeste. I druidi adorano anche gli spiriti che animano i fiumi e le montagne, e compiono dei rituali legati in modo particolare all'alternarsi delle stagioni.


Stefano Berton si è presentato ai carabinieri: "Ho rubato ma non dirò per chi"

Il Mattino di Padova


Stefano Berton, il bancario sparito dopo aver lasciato un buco di 4 milioni di euro tra i clienti della banca per cui lavorava, si è presentato spontaneamente ai carabinieri. Si dichiara colpevole ma non vuole rivelare i nomi di chi ha avuto i soldi: "Ho rubato a quattro famiglie per beneficiarne altre" ha spiegato

di Nicola Cesaro

Stefano Berton
Stefano Berton


ESTE. Stefano Berton è tornato. Dopo un peregrinare di quasi cinque giorni, il bancario di 57 anni si è presentato ieri pomeriggio ai carabinieri di Este assieme all'avvocato Stefano Fratucello.
Alle 17 è stato ascoltato dal comandante della stazione atestina, il maresciallo Severino Permunian. Per oltre un'ora Berton ha raccontato le colpe di cui si è macchiato negli ultimi dodici anni, confermando quanto scritto nella lettera di dimissioni lasciata lunedì mattina alla Bcc di Sant'Elena. «Mi sono presentato in anticipo rispetto all'11 ottobre perché ogni giorno in più è il prolungamento di un'agonia - scrive in un comunicato diffuso dal suo legale il funzionario di banca ed ex segretario del Pd di Este - Non sono mai scappato, ma ho peregrinato lungo l'Appennino, fra luoghi molto cari della mia giovinezza, periodo in cui non avrei nemmeno potuto immaginare di avere un futuro da lestofante».

Si è quindi messo a completa disposizione dell'autorità giudiziaria. «Ho rubato denaro a quattro nuclei famigliari - ha ribadito - Poco importa se la destinazione di tali somme potrebbe rivestire il fatto di un soggettivo alone di generosa sensibilità e di nobiltà d'animo: rimane l'oggettività del reato, l'oggettività del furto». Pur ammettendo la sua colpa, Berton annuncia che non rivelerà mai i nomi delle famiglie che hanno beneficiato delle sue «donazioni»: «Per me sarebbe aggiungere a delitto un altro delitto di pari gravità» scrive.

Il funzionario sa bene a cosa andrà incontro ora: «Sono pronto a pagare con il licenziamento, con l'annientamento di ogni dignità personale e lo strazio del coinvolgimento della moglie, dei famigliari e di amici, ad attendere l'esito del procedimento giudiziale a mio carico, a sopportare lo sciacallaggio, di qualsiasi natura». Berton ha voluto chiarire il meccanismo vizioso in cui era caduto: le quattro famiglie truffate (meno di dieci persone in tutto) erano regolari clienti della Bcc di Sant'Elena, presso l'agenzia di Monselice di cui il funzionario era direttore.



Tutte le operazioni relative ad assegni bancari e circolari versati da questi clienti sono state eseguite in uno sportello: ogni assegno è dunque tracciato e rintracciabile. Questo a differenza del contante, «che gestivo direttamente - continua - senza passaggi sui conti e depositi». La cifra totale coinvolta nell'affare non sarebbe inoltre, secondo quanto da lui sostenuto, di quattro milioni di euro: si parlerebbe di due soli milioni, ai quali vanno tolte le somme prelevate negli anni dai clienti.

«In ogni caso questi hanno sempre ritenuto in perfetta buona fede di aver investito il proprio denaro presso la Bcc di Sant'Elena, della quale io ero per loro il funzionario di fiducia. Al quale poter affidare i frutti dei propri risparmi di una vita, le liquidazioni delle attività lavorative, le speranze sul futuro dei loro figli. Il fatto che per loro fossi anche un amico, per qualcuno anche carissimo, costituiva un valore aggiunto ma non prioritario». Non c'era dunque una «Banca Berton Stefano, ma unicamente la Banca di Sant'Elena» sottolinea.

L'ultimo affondo è dunque per la Bcc: «Rispondere ai clienti derubati che una carta ufficialmente intestata alla banca, con la firma di un suo funzionario, non ha valore, significherebbe voler punire gli innocenti, ignari ed incolpevoli truffati alla pari del truffatore. C'è un solo, unico colpevole, reo confesso. La banca si scateni su di lui e solo su di lui, come sa e deve fare». Ma, intende, risarcisca i clienti.



(02 ottobre 2010)




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Casa An, mail coinvolgerebbe i Tulliani: «Sorella del cliente legata a un politico»

Il Mattino





ROMA (2 ottobre) - Una mail in cui James Walfenzao spiega a due fiduciari dei fondi Printemps e Timara che in Italia c’è interesse e scontro politico intorno al caso di una abitazione acquistata dalle due compagnie e parla della “sorella del cliente” con riferimento, secondo i giornali che oggi la riportano, ad Elisabetta Tulliani: è quella annunciata ieri da Valter Lavitola e pubblicata oggi in prima pagina dall’Avanti! ma anche da altri quotidiani (Il Giornale, sempre in prima, ma anche, fra gli altri, Libero, Repubblica e Stampa).

Nella mail, che ha per oggetto “Timara + Printemps”, Walfenzao scrive: «Queste due società stanno attirando l’attenzione della stampa italiana. A quanto ci risulta (prima non lo sapevamo) c’è una connessione politica che sta dando vita ad una battaglia-scandalo ora che Berlusconi e Fini (precedentemente alleati politici) sono in lotta tra loro. La sorella del cliente sembra avere uno stretto legame con uno dei due politici coinvolti».

Poi Walfenzao spiega: «Le compagnie sono state usate per acquistare un piccolo appartamento a Montecarlo. Il prezzo ci sembrava basso e siamo andati da un notaio a verificare. Lui ci ha spiegato il motivo del prezzo (fra l’altro le cattive condizioni, ndr). Ci ha detto di essere soddisfatto dell’offerta...». Infine Walfenzao, sicuro di «non aver fatto alcunché di sbagliato», scrive: «Potreste essere avvicinati da giornalisti, suggerisco di non rispondere». E conclude: «Vogliamo sentire dal nostro cliente cosa ha da dire».

«Una mail sull’Avanti non è una leggerezza. E ora che il presidente della Camera dica finalmente la verità». Lo chiede Francesco Storace, Segretario de La Destra.

Bobo Craxi: faremo causa a Lavitola. «La vicenda de "l'Avanti!", che in queste ore indigna i socialisti nel Paese, risuona drammaticamente come una volontà di eliminare i socialisti per la seconda volta». È quanto afferma Bobo Craxi, del Partito socialista italiano. «Intenteremo una causa civile - annuncia Craxi - che dimostrerà come Lavitola non sia il proprietario della testata, nè con la "elle", nè senza. Inoltre - conclude l'esponente socialista - verranno riprese al più presto la pubblicazione e la distribuzione in edicola del settimanale "l'Avanti della domenica", al fine di cancellare questa vergogna».




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Superstipendi dei consiglieri regionali Ipotesi taglio del 10%, scoppia la rivolta

Il Mattino




di Gerardo Ausiello

NAPOLI (2 ottobre) - Cala la scure sugli stipendi dei consiglieri regionali ed è subito rivolta. Come annunciato dal presidente Paolo Romano poche ore dopo il suo insediamento, l’ufficio di presidenza sta infatti lavorando senza sosta per giungere alla riduzione delle indennità. Il testo non è ancora pronto (dovrà essere messo a punto dall’ufficio di presidenza ed approvato in aula) ma la volontà politica è chiara: la Campania sta fronteggiando una drammatica crisi economica, anche per effetto dei problemi ereditati dal passato, primo fra tutti lo sforamento del patto di stabilità. Occorrono dunque segnali di sobrietà in coerenza con la linea del rigore portata avanti in questi mesi dal governatore Stefano Caldoro.

E allora, oltre ad eliminare sprechi e spese inutili, si pensa anche a un taglio del 10% degli stipendi dei consiglieri, che andrebbe ad aggiungersi alla riduzione di un altro 10% già effettuata per legge nel 2007: si tratta di un risparmio di circa mille euro al mese che, moltiplicati per 60 consiglieri, diventano 60mila euro al mese e 720mila euro all’anno. Non tutti, però, sono d’accordo e non mancano tensioni e polemiche: molti esponenti dell’assemblea ritengono infatti che le indennità siano adeguate al ruolo di responsabilità ricoperto. Ma su questo punto la legge è chiara: la 42 del 2010 prevede che ciascuna Regione definisca, «senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, l’importo degli emolumenti e delle utilità, comunque denominati, ivi compresi l’indennità di funzione e di carica, la diaria, il rimborso spese, a qualunque titolo percepiti dai consiglieri regionali in virtù del loro mandato, in modo tale che, ove siano maggiori, non eccedano complessivamente, in alcun caso, l’indennità massima spettante ai membri del Parlamento».


Una norma studiata per ottenere la riduzione di stipendi da record come, appunto, quelli di Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Veneto ma soprattutto della Sicilia (a statuto speciale). Ciò emerge chiaramente dai dati della conferenza dei presidenti delle assemblee legislative regionali (forniti dagli stessi Consigli ed aggiornati al mese di dicembre del 2008). In linea di principio, infatti, le indennità dei nostri consiglieri regionali non superano quelle dei parlamentari, però le buste paga lievitano quando si considerano altre voci che non sono definite come indennità ma che di fatto lo sono: è il caso, ad esempio, delle spese di comunicazione nonché delle risorse destinate al portaborse che si aggiungono alle indennità di carica e di funzione ed al rimborso spese.


Fino a qualche anno fa, inoltre, i consiglieri campani percepivano l’indennità per i trasporti e quella chilometrica, abolita su proposta di Salvatore Ronghi e Massimo Grimaldi. Peraltro, sempre in base ai dati del 2008, nella classifica delle assemblee più costose la Campania si è piazzata al terzo posto (80 milioni e 760mila euro), subito dopo il parlamentino siciliano (160 milioni) e quello sardo (85 milioni). Bisogna dunque cambiare al più presto qualcosa, come sostiene il deputato del Pdl Maurizio Iapicca: «Quando si chiedono comportamenti virtuosi, politici e amministratori pubblici hanno il dovere di assumerne di analoghi - chiarisce - L’assemblea regionale dev’essere di esempio in questo momento difficile per l’economia della Campania, le cui prospettive di crescita sono state pesantemente ipotecate dalla sciagurata gestione Bassolino».






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Casa An, la mail che farà dimettere Fini "Giancarlo Tulliani è il proprietario"

di Redazione


Ecco il messaggio scoperto dall'Avanti e inviato dal broker Walfenzao. L’uomo delle due società offshore scrive di averle costituite allo scopo di comprare l’alloggio per conto di Tulliani. Il ministro di Santa Lucia ha già detto che la lettera è agli atti dell’inchiesta. Ora tocca al presidente della Camera 



 
di Gianmarco Chiocci
e Massimo Malpica

Eccola la famosa mail che Fini, i finiani, i Tulliani e gli italiani tutti attendevano di leggere. La mail che nelle intenzioni del di­rettore de l’ Avanti , Walter Lavitola (che l’ha scovata ai Caraibi) dovrebbe «incastrare» il cognato del presidente della Camera dimo­strando la titolarità di Giancarlino nella so­cietà proprietaria di quell’appartamento di Montecarlo dove il ragazzo in Ferrari vive in affitto. Trattasi di comunicazione riservata a tre, fra il personaggio chiave dell’intrigo monegasco, James Walfenzao, Evan Hermi­ston ( esperto di off­shore , tra i soci della Cor­porate Agents st. Lucia Ltd) e Michael Gor­don, titolare dell’omonimo studio legale che ospita tutte le società dell’ affaire Tullia­ni in un palazzetto verde a due piani, al nu­mero 10 di Manoel Street, a Castries, capita­le del piccolo Stato insulare. Walfenzao, per la cronaca, oltre a essere il procuratore della Printemps Ltd che l’11 luglio firma l’atto d’acquisto dell’immobile di boulevard Prin­cesse Charlotte per solo 300mila euro è an­che l’uomo che indirettamente controlla la Timara Ltd, attuale proprietaria della casa occupata da Giancarlo Tulliani. Che per non farsi mancare niente, proprio a Walfen­zao domicilia le sue utenze personali nel Principato.

Fatta la premessa, va fatta una precisazione: la mail è un documento che se confermato dai diretti interessati rischia di tramutarsi in un colpo letale per Gianfran­co Fini che nel suo videomessaggio ha di­chiarato di essere pronto a lasciare la presi­denza della Camera qualora dovesse emer­gere la prova che il cognato è il proprietario della casa ereditata da An per volontà di Anna Maria Colleoni. Sull’autenticità della lettera La­vitola ha già incassato una con­ferma dal ministro della Giusti­zia di Saint Lucia, Lorenzo Ru­dolph Francis, piombando nel­la conferenza stampa convoca­ta dal governo caraibico. La do­manda è stata la più diretta pos­sibile: tra i documenti dell’in­chiesta interna c’è una mail fra Walfenzao e Gordon in cui si par­la­del titolare di queste due socie­tà (Printemps e Timara, ndr)? Il ministro ha risposto «sì». Ma cosa dice questa benedet­ta­mail sulla cui autenticità Lavi­tola è pronto a scommettere la faccia e la reputazione? Il 6 agosto scorso, con lo scanda­lo di Montecarlo sollevato dal Giornale una settimana pri­ma, Walfenzao si affida al pc per fare il punto della situazio­ne.

Anche perché tre giorni prima Walfenzao era stato raggiunto dal Giornale inte­ressato a capire il suo ruolo nell’ affaire politico-immobi­liare. L’interessato replicava in maniera cortese ma evasi­va spiegando che lui «non in­tendeva parlare degli affari dei propri clienti». Il messag­gio di posta elettronica spedi­to il 6 agosto all’ora di pranzo (ore 1.44 pm) ha come sogget­to «Timara + Printemps». Nel­la mail Walfenzao informa «i gentlemen» Gordon e Hermi­ston che «queste due compa­gn­ie stanno catalizzando l’at­tenzione della stampa italia­na ». Secondo quanto trascrit­to si fa riferimento al «big/fi­ght/ scandal» tra Fini e Berlu­sconi che da alleati sono di­ventati avversari. Alla fine del primo capoverso spunta la frase chiave: «La sorella del cliente sembra avere forti le­gami con uno dei politici coin­volti ». Chiaro il riferimento a Elisabetta Tulliani, e quindi a suo fratello Giancarlo, cogna­to di Fini. Walfenzao, pur os­servando che ad aprire la cam­pagna è stato il Giornale lega­to al premier, si mostra preoc­cupato perché il caso ha co­minciato ad attrarre altri quo­tidiani che lui considera «mo­re serious» come il Corriere della Sera .

Il broker si duole del fatto che il suo nome sia stato citato e considera l’inte­ra faccenda molto seccante anche se nessuno «ha detto che noi abbiamo fatto qualco­sa di sbagliato ». Quindi, ai col­leghi destinatari della mail, Walfenzao rammenta che queste società sono state usa­te per comprare un piccolo appartamento a Montecarlo. E si dilunga sulla questione del prezzo di vendita dell’im­mobile (esattamente il punto al centro delle indagini della procura di Roma che ancora si ostina a non convocare Giancarlo Tulliani) spiegan­do che loro avevano trovato la cifra molto bassa e che ave­vano chiesto conto al notaio. Che altri non è che Paul Louis Aureglia le cui parole di fuoco (mai smentite) il 14 settem­bre sono state riportate sul Giornale : «È stata una truffa». Il 16 settembre è invece la da­ta della famosa lettera del go­verno di Saint Lucia che sem­bra riferirsi a questa «indagi­ne interna » presso il notaio di cui proprio Walfenzao parla nella mail.

A quanto racconta il broker, il notaio avrebbe giu­­stificato il prezzo per le catti­ve condizioni e la mancata manutenzione dell’apparta­mento che era stato lasciato in eredità al partito di Fini. Walfenzao si raccomanda in­fine a Gordon e Hermiston di non parlare con i giornalisti che potrebbero avvicinarli. Al Giornale , guarda caso, an­cora ieri sera lo studio di Gor­don ha respinto l’ennesimo tentativo di contatto. «Micha­el Gordon? È fuori ufficio». «Il signor Hermiston purtroppo non è disponibile». Tornan­do alla mail, Walfenzao sem­bra seccato dalla vicenda e ac­cenna alla possibilità di di­mettersi dagli incarichi nelle fiduciarie. Prima, però, inten­de ascoltare dal cliente (quel­lo la cui sorella ha un forte le­game con uno tra Berlusconi e Fini) la sua versione sui fatti monegaschi. Il ministro della Giustizia, come detto, ha confermato che agli atti della loro indagi­ne c’è una mail di questo teno­re tra Walfenzao e Gordon. Al momento, però, non sappia­mo se quella mail è la stessa ( e se è autentica) che ha recupe­rato Lavitola e che oggi sbatte in prima pagina sull’ Avanti . Tutto sembra coincidere ma in questa storia occorre proce­dere passo dopo passo, e con la massima prudenza, come l’inchiesta del Giornale ha di­mostrato fin qui. Prudenza due volte doverosa di fronte a una «prova» che metterebbe Fini nella condizione di ab­bandonare lo scranno più al­to di Montecitorio dopo due mesi di silenzi, omissioni, pre­cisazioni o poco precise o troppo tardive.



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Banconote della camorra alla folla «Regalo» per la festa dei gigli di Barra

Il Mattino




di Mary Liguori

NAPOLI (1 ottobre) - Una pioggia di euro, lanciati da uno dei Gigli che domenica hanno animato la storica festa di Barra, per siglare un patto tra clan, ingraziarsi il «popolino», dare dimostrazione di forza e benessere, un benessere tale da permettere appunto un lancio di soldi. È questa una delle chiavi di lettura del singolare episodio verificatosi mentre gli obelischi danzanti sfilavano tra il corso Sirena e il corso Bruno Buozzi, in un delirio di musica e balli. Da una delle macchine da festa sono state lanciate decine di buste da lettera: all’interno ciascuna conteneva una banconota da 5 euro.

Il Giglio protagonista del generoso omaggio è quello che, si dice, sia stato finanziato da un gruppo di appassionati della Piedigrotta Barrese proveniente da Secondigliano e sospettato di essere vicino al clan degli scissionisti. La folla, in delirio, ubriaca per l’atmosfera di folklore e competizione che si scatena ogni anno l’ultima domenica di settembre in occasione della ballata, ha raccolto il denaro e poco dopo l’episodio è stato riferito alle forze dell’ordine.
Per gettar luce sulla vicenda, alcuni degli organizzatori dell’evento sono stati convocati dalla polizia in cerca di conferme e spiegazioni. «Eravamo sotto il giglio quando, dall’alto, qualcuno ha iniziato a lanciare le buste bianche – racconta un testimone –

All’inizio non capivamo cosa fosse, poi qualcuno ha aperto il sacchetto che si è ritrovato tra le mani e ha urlato che conteneva denaro». «Io stesso – dice ancora il giovane – non potevo credere ai miei occhi quando ho visto che effettivamente quelle che venivano lanciate sulla folla erano banconote da 5 euro». Versioni unanimi da parte di chi si trovava sotto il Giglio quando si è verificato l’episodio: almeno una cinquantina di buste sono piovute sulla calca mentre la banda arrampicata sulla macchina da festa intonava canzoni in dialetto inneggianti al sentimento religioso che, nonostante tutto, sembra animare la kermesse.

C’è, però, chi di quanto avvenuto domenica notte non si è reso conto. Gli organizzatori della Piedigrotta Barrese, infatti, convocati dalla polizia, hanno dichiarato di non aver assistito al lancio di denaro. «Prendiamo le distanze da qualsiasi episodio strano possa essersi verificato nel corso della manifestazione e, se si sono registrate vicende come quella del lancio di denaro, chiediamo che gli organi di polizia facciano chiarezza», dichiarano Carmine Russo e Luigi Credo, tra i promotori dei comitati. «La Piedigrotta Barrese è un momento di aggregazione sociale e culturale – concludono - una festa in cui la componente folkloristica è benedetta da quella religiosa visto che tre anni fa la Chiesa ha ripreso sotto la propria ala la nostra festa».




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La Tigre di Dublino non ruggisce più

La Stampa


Licenziamenti e tagli agli stipendi, l'isola adesso ha paura
ANDREA MALAGUTI
CORRISPONDENTE DA LONDRA

A Leitrim, contea settentrionale nel Connacht, i cavalli bianchi girano liberi nelle stanze deserte di una grande fattoria abbandonata. Sono magri, disorientati. I muri di cemento rosso non hanno più i vetri, il camino non tira più da settimane, le porte della stalla sbattono furiosamente trascinate dal vento, mentre la televisione pubblica irlandese rimanda ossessivamente l’immagine diventata il simbolo dello sboom. La Tigre Celtica non esiste più.


A Dublino, capitale del più vibrante miracolo economico europeo - gioventù, università, tasse ridicole e l’invasione delle più prestigiose aziende hi-tech del pianeta - il nervosismo cominciato a serpeggiare due anni fa è diventato paura. Il mercato immobiliare è crollato del 25%. La stessa percentuale con cui sono stati tagliati gli stipendi. La disoccupazione in dodici mesi è quasi raddoppiata, salendo al 13%, e dopo il salvataggio della Anglo-Irish Bank, costato al governo 30 miliardi di euro, il defict è destinato a esplodere raggiungendo il 32% del prodotto interno lordo.

Una follia. Il primo ministro Brian Cowen, sotto pressione per essersi presentato «palesemente ubriaco» a un’intervista secondo la stampa, giura che si tratta di cifre «gestibili» e per sostenere la tesi è apparso in pubblico accompagnato dall’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Uno sovrappeso, nervoso, con la giacca sbilenca sulle spalle, precipitato nei sondaggi, rappresentazione fisica del momento difficile del Paese, l’altro radioso, abbronzato e persino generoso. «L’Irlanda può uscire dalla crisi diversificando. Con uno sforzo tornerete a diventare un esempio per l’intero pianeta». Applauso tipiedo. John Fitzgerald, dell’Economic and Social Research Instituite, thinktank indipendente, suggerisce invece che «il mondo intero ha molti dubbi sulla possibilità del Paese di uscire dalla crisi. Perciò non ci sono scelte: bisogna agire in fretta e in maniera radicale». Lui stesso ha visto le proprie entrate calare del 15%.

Dublino è irriconoscibile. I pub sono semideserti, i negozi vuoti, la tensione palpabile. Sarah Olden, 44 anni, madre single, racconta che il suo stipendio di 1.200 euro da infermiera in una casa di cura, è calato del 20%, ma in fondo si sente fortunata. «Ci sono stati tagli anche più pesanti e molti colleghi hanno perso il posto di lavoro». I servizi per i disabili sono stati radicalmente abbattuti, molti daycare center chiusi. «Non c’è più personale, non è possibile immaginare di offrire a queste persone alternative al semplice ricovero in clinica. Lì teniamo lì, a letto, senza un minimo di trattamento rieducativo vero. Ci sentiamo traditi. Credevamo di avere il futuro assicurato, invece l’unica sicurezza è la paura».

La situazione è così difficile che i leader delle Unions, scesi in piazza contro i tagli allo stato sociale mercoledì scorso, hanno invitato gli iscritti a non perdere la calma: «Don’t rock the boat or we might all sink». Se sfondiamo la barca affondiamo tutti assieme. E secondo il presidente dello Sinn Fein Gerry Adams, arrivato dall’Irlanda del Nord per appoggiare la protesta, «mezzo milione di persone, su una popolazione di quattro, sono sotto la soglia della povertà. I tagli hanno massacrato il popolo». Che cosa è successo all’Irlanda? L’analisi dell’economista Liam McEwan è semplice: «Prestando denaro a interessi minimi e senza reali garanzie negli anni del boom gli istituti di credito hanno caricato l’economia di mutui e di debiti facendo gonfiare il mercato immobiliare fino a vederlo esplodere. Siamo rimasti schiacciati. In più la politica dei tagli ha ridotto il potere d’acquisto e tagliato le gambe alla ripresa».

Secondo una ricerca pubblicata ieri, i giovani irlandesi ricominciano a emigrare. Entro la fine dell’anno centomila di loro, valutando con fastidio la tiepida assurdità della loro esistenza, partiranno per gli Stati Uniti, la Germania e l’Australia. Non succedeva dagli anni Ottanta.




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