mercoledì 22 settembre 2010

L'ira di Di Pietro contro Berlusconi «Ha detto il falso, io la laurea ce l'ho»

Il Mattino


di Pino Taormina

ROMA (22 settembre) - L'ira di Antonio Di Pietro contro Silvio Berlusconi: Di Pietro gli dà del «bugiardo», lo accusa nell'aula affollata di Montecitorio, di dire il falso con il solito «ambaradan» di accuse nei confronti del premier. Di Pietro è una furia. Oggetto della discussione? La sua laurea in giurisprudenza. Il leader dell'Idv ritorna sull'argomento per spiegare quanto sia «inaffidabile e menzognero» il capo del governo, respingento le insinuazioni e i dubbi su quello che è stato uno dei principali leit motiv usato dal Pdl e dal presidente del Consiglio per deligittimarlo: la storia della falsa laurea dell'ex pm.

Dopo la votazione sull'uso delle intercettazioni telefoniche sul caso Cosentino, il leader di Idv ha voluto, a modo suo, rigettare le accuse: Berlusconi a Porta a Porta, qualche tempo fa, aveva insinuato i suoi dubbi sulle modalità con cui l'onorevole Di Pietro avrebbe svolto gli esami a tempo di record. «A Montenero di Bisaccia risulta un solo laureato, è il farmacista - ha aggredito più volte Berlusconi - Di Pietro non ha nemmeno una laurea valida, è una laurea dei servizi. Chiederò ai ministri dell' Università e della Giustizia di mettere a custodia la documentazione che lo riguarda».






L' ex pm gli ha più volte risposto a muso duro: «Gli manderò una copia della mia tesi sullo stato della Costituzione nel trentesimo anno dal varo. Magari gli fa comodo».

Fine della disputa? Macché. Oggi una nuova puntata della disputa.




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Omicidio Buonocore: due arresti Presi i presunti killer di Teresa

Corriere della sera


Indagati la moglie e il fratello di Enrico Perillo, il pedofilo accusato dalla vittima e condannato a 15 anni

 

NAPOLI - Due arrestati e altri due indagati. L’omicidio della mamma-coraggio,Teresa Buonocore, uccisa brutalmente con quattro colpi di pistola, trova una soluzione (così sembra) in poche ore. 

 

Si conferma la pista del pedofilo, ovvero di un delitto maturato e orchestrato nell’ambito familiare dell’uomo accusato dalla Buonocore di essere lo stupratore della figlioletta di otto anni e di una sua amichetta. Per quella vicenda, l’uomo – Enrico Perillo, 53 anni di Portici (Na) – era stato condannato a 15 anni di reclusione (attualmente è detenuto a Modena) nel giudizio di primo grado che si è concluso a giugno scorso. 

 

Gli arrestati sono i presunti autori materiali dell'omicidio: un tatuatore di 26 anni, Alberto Amendola, e Giuseppe Avolio di 21. Sono accusati di omicidio, porto illegale di armi e spari in luogo pubblico. 

 

I due avrebbero agito in accordo con altre persone – questa l’accusa . Sarebbe il fratello di Enrico Perillo, Lorenzo, e un medico radiologo, Patrizia Nicolino, moglie di Perillo.

 

Uno scenario nel quale dovranno trovare, ovviamente, posto tutti i tasselli, ma che consente di dire una prima cosa: l’omicidio della donna di 51 anni, madre di quattro figli (avuti da due mariti), non è maturato nel solco di una vicenda che ha a che fare con la malavita organizzata. 

 







La svolta nelle indagine è stata immediata, quando gli agenti di polizia si sono insospettiti per una denuncia presentata (dal fratello del tatuatore) al commissariato di San Giovanni a Teduccio, quartiere orientale di Napoli. Veniva lamentata la scomparsa di un motorino, lo stesso utilizzato dai due sicari per inseguire e uccidere la vittima. 


Seguendo le tracce dello scooter e della falsa denuncia, i poliziotti sono arrivati prima ai due giovani, poi al fratello (che è stato candidato del Pdl alle ultime amministrative) e alla moglie di Perillo. Intanto che i quattro venivano condotti in questura per essere interrogati dal pm Danilo De Simone, veniva rinvenuta – sembra in casa di uno dei fermati – la pistola, una calibro 9x21 con cui sono stati esplosi i quattro colpi mortali. 


In un'area di pertinenza dei Perillo, in via Madonnelle a Portici, sono stati ieri trovate altre armi: 5 pistole di vario calibro, 2 pistole mitragliatrici, 2.632 cartucce di vario calibro, di cui numerose a palla blindata, perforanti ed a pallettoni, 2 giubbotti antiproiettili, 18 caricatori, 6 valigette per armi, 3 fondine. Un vero arsenale che fa ricordare come, già in passato, Enrico Perillo sia stato arrestato e condannato anche per armi (pena patteggiata a un anno e mezzo).



Ma perché è maturata la decisione di uccidere Teresa Buonocore? Due i possibili moventi. Il primo, scaturito dalla rabbia del condannato e della sua famiglia per una sentenza durissima che prevedeva, tra l’altro, anche il pagamento di una “provvisionale” di 25 mila euro (per ogni parte lesa, quindi un totale di 50 mila euro). L’avvocato della famiglia Buonocore però smentisce che ci sia stata una “sollecitazione” di pagamento che abbia fatto scattare la risposta criminale. 


La seconda pista porta all’eliminazione di un teste importante per il processo d’appello. Non è la prima volta che questo accade in Campania, in vicende di pedofilia. Nel 2004, fu uccisa a Torre Annunziata (Na), Matilde Sorrentino, una mamma di 49 anni che aveva denunciato una gang di pedofili che agivano nel cosiddetto “Rione dei poverelli”. 


La donna fu ammazzata sull’uscio di casa. L’uccisione di Teresa potrebbe essere un segnale rivolto anche agli altri testimoni che tra poco tempo potrebbero nuovamente sedere sul banco dei testimoni di accusa. 



Infine un particolare che collega Amendola con Enrico Perillo. Durante il processo di primo grado, Amendola è stato teste a favore di Perillo accusato di abusi sessuali ai danni di due bambine di otto anni. 


Redazione online
22 settembre 2010

La nipote di un ufficiale a bordo rivela: «L'iceberg fu visto in tempo ma la nave virò dalla parte sbagliata

Corriere della sera



MILANO - Non l'iceberg visto troppo tardi, ma un banale errore del timoniere fu la causa della sciagura del Titanic. È questa la nuova tesi sul più drammatico e celebre incidente della navigazione tra Europa e Nord America che nell'aprile del 1012 fece più di 1500 vittime. Secondo Lady Louise Patten, moglie dell'ex ministro dell'istruzione Lord John Patten e nipote del secondo ufficiale Charles Lightoller sopravvissuto alla sciagura, la nave aveva tempo più che sufficiente per scansare la massa di ghiaccio che ne segnò il tragico destino. Il fatto fu che il timoniere la fece girare dalla parte sbagliata e quando ci si accorse dello sbaglio era ormai troppo tardi. Il segreto del Titanic, venuto alla luce quasi cento anni dopo il disastro, è stato conservato per tutti questi anni dalla famiglia di Lightoller. Il secondo ufficiale a bordo della nave affondata non rivelò mai ufficialmente quella che, secondo questa ricostruzione, fu la banale causa della tragedia: se lo avesse fatto, questo lo ha frenato, i proprietari del Titanic sarebbero andati probabilmente in bancarotta e i suoi colleghi si sarebbero trovati senza lavoro. Lightoller è morto prima che Lady Patten nascesse ma la donna, che ha utilizzato la storia come base per un suo romanzo, è cresciuta con la nonna che le ha raccontato la versione del marito.

LA TESTIMONIANZA - Secondo il racconto di Lightloller, il timoniere si sbagliò perché all'epoca della transizione dalla vela al vapore erano in funzione due sistemi di comunicazione per la navigazione, uno per la vela appunto e uno per il vapore. «I due sistemi erano l'esatto opposto l'uno dell'altro, quindi l'ordine di virare "a dritta" significava girare il timone a destra secondo un sistema e a sinistra secondo l'altro», spiega la Patten. Il secondo capo timoniere, Robert Hitchens, era stato addestrato nel sistema per le navi a vapore, ma all'epoca nel nord dell'Atlantico vigeva ancora il linguaggio per la vela. Quando il primo ufficiale William Murdoch avvistò l'iceberg e diede l'ordine di virare, Hitchins, nel panico, girò la nave dalla parte sbagliata. Due minuti dopo ci si accorse dell'errore, ma era già troppo tardi per evitare la collisione.

Oltre all'errore del timoniere però, secondo Lightloller a causare la morte di centinaia di persone fu anche la decisione «criminale» del capitano Edward Smith, che dopo lo scontro con l'iceberg, sotto insistenza del presidente della White Star Bruce Ismay che non voleva danneggiare la reputazione della società navale, ordinò di non fermare la nave. Proseguire la navigazione fece sì che la nave imbarcasse molta più acqua e affondasse molte ore prima di quanto sarebbe accaduto se fosse stata ferma. «Mio nonno definì criminale la decisione di cercare di mandare avanti il Titanic», ha detto la Patten, aggiungendo: «La nave più vicina era a quattro ore di distanza. Se fossero stati fermi è probabile che il Titanic sarebbe restato a galla fino all'arrivo dei soccorsi». Michael McCaughan, un esperto di storia marittima che da 30 anni si occupa del Titanic, ha dichiarato al Guardian che non è la prima volta che un errore causato dai diversi sistemi di comunicazione tra vela e vapore viene menzionato. «Certamente però, con l'avvicinarsi del centenario (il 15 aprile del 2012, ndr) si tratta di una storia interessante. È una nuova testimonianza che diventa pubblica e che darà origine a discussioni e dibattiti», ha detto lo studioso.


(Fonte Ansa)


22 settembre 2010





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Philadelphia, entra in campo «vestito di rosso»: scatta la caccia all'uomo

Il Mattino


PHILADELPHIA (21 settembre) Un uomo vestito di rosso ha creato non pochi disagi durante la partita di baseball tra i Philadelphia Phillies e i Citizens Bank Park a Philadelphia. Nel bel mezzo della gara è partita una vera e propria caccia all'uomo rosso. Alla fine l'uomo è stato bloccato tra l'incredulità dei presenti.




Red man runs on field at phillies braves game 9/20/10



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Serpente spunta fuori dal water della toilette

Il Mattino


NEW YORK (22 settembre) - Come reagireste se all'improvviso un'enorme anaconda apparisse per qualche secondo sul fondo del water del vostro gabinetto e poi sparire di nuovo nell’acqua? Questo ragazzo prova a prenderlo con un gancio... senza successo.




5 and 1/2 foot anaconda in our toilet.



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Inchiesta sui videopoker, assolto Vittorio Emanuele Gup: il fatto non sussiste

di Redazione


Smontata l'accusa della magistratura di Potenza sulla vicenda dei nulla osta legati ai videopoker: "Il fatto non sussiste". Nel 2006 il principe finì in carcere su iniziativa del pm Woodcock. Prosciolti anche gli altri cinque imputati



 

Roma - E' stato assolto, con la formula "perché il fatto non sussiste", Vittorio Emanuele II e con lui gli altri cinque imputati nel processo per la vicenda dei nulla osta legati ai videopoker, caso scoperto nel 2006 dalla magistratura di Potenza tanto che il principe finì in carcere su iniziativa del pm Henry John Woodcock. La sentenza di proscioglimento è stata pronunciata dal gup Marina Finiti.

L'assoluzione di Vittorio Emanuele Secondo l’accusa, a partire dal 2004, i sei avrebbero messo in piedi un’associazione per delinquere "impegnata nel settore del gioco d’azzardo fuori legge, attiva nel 'mercato illegale dei nulla osta' per l’istallazione di videopoker procurati e rilasciati dai Monopoli di Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della corruzione e del falso". A sollecitare, nella capitale, il processo per il figlio dell’ultimo Re d’Italia, e per le altre cinque persone, era stato il pm Andrea De Gasperis, oggi procuratore capo di Latina. Una vicenda approdata a Roma dopo che il tribunale di Potenza si spogliò del caso invocando la propria incompetenza territoriale. Accusati oltre a Vittorio Emanuele, erano anche Rocco Migliardi, Nunzio Laganà, suo stretto collaboratore, Ugo Bonazza, Gian Nicolino Narducci e Achille De Luca. "L’esito assolutorio di oggi conferma definitivamente - afferma l’avvocato Vincendo Dresda, legale di Bonazza - quanto già statuito nelle archiviazioni precedenti in ordine alle imputazioni connesse e consente di ribadire con maggior forza che gli arresti eseguiti quattro anni fa si fondavano su accuse incosistenti".





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La casa è di Tulliani

Libero


Risolto il giallo di Montecarlo. Il governo del paradiso fiscale di Santa Lucia rivela: il proprietario della società off shore, che ha comprato e rivenduto la casa, è il cognato di Gianfranco Fini






Si dirada la nebbia che avvolge la casa di Montecarlo lasciata ad An dalla contessa Anna Maria Colleoni. A risolvere il giallo è il governo del paradiso fiscale di Santa Lucia che ha rivelato, senza ombra di dubbio, che "il proprietario della società off shore (che ha comprato e rivenduto l'appartamento) è Giancarlo Tulliani". E' scritto tutto nero su bianco, in una lettera che il ministro della giustizia dell’isola caraibica ha inviato al suo primo ministro. Il documento benché riservato è stato pubblicato dalla stampa locale.

È stato quindi il cognato di Gianfranco Fini ad acquistare la casa di Boulevard Princesse Charlotte con la Printemps Ltd l’11 luglio 2008 ed è stato poi lui a rivendersela alla Tulliani immobiliare (Timara Ltd) al solo scopo di confondere le tracce sulla proprietà.

Dalla vendita Alleanza Nazionale ha ricavato la cifra irrisoria di 300 mila euro, rifiutando la più cospicua offerta di oltre un milione di euro. È chiaro il danno inferto al partito politico e l’ingente vantaggio finanziario consentito al cognato di Fini, che può ora rivendersi l’immobile al reale valore di mercato, guadagnando anche il denaro che sarebbe dovuto finire nelle casse del partito. E' ancor più chiaro che la terza carica dello Stato dovrà rompere il silenzio e spiegare agli ex di An e non solo come sia stato possibile quel passaggio di proprità dalla famiglia politica alla famiglia personale.

L'ex tesoriere si dimette
- Intanto cade la prima testa. Il senatore Francesco Pontone, ex tesoriere di An e firmatario dellì'atto di cessione alla Printemps Ltd, ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza del comitato di gestione del partito, per motivi personali e mancanza di motivazione. Ascoltato dai pm di Piazzale Clodio la scorsa settimana, lo stesso Pontone aveva precisato di essere stato solo "un mero esecutore" dei vertici di An. In pratica, scaricando tutta la responsabilità su Fini.

Farefuturo
- Nonostante l'evidenza, c'è chi prova ancora a difendere il presidente della Camera. Primo fra tutti, la finiana Farefuturo. Sul periodico online della fondazione, in un corsivo firmato dal direttore Filippo Rossi, si legge: "Nessuno ci venga a raccontare che trasformare una compravendita di un immobile tra privati in un tormentone ossessivo e diffamatorio, non sia parte integrante della linea editoriale (si chiama proprio così: editoriale, dell’editore) di un quotidiano. Qualcuno ha detto qualcosa a qualcun altro: consigli, ordini, veline? Le cose stanno così e nessuno può smentirle. Come nessuno può smentire che tutto l’apparato mediatico che fa capo al Silvio Berlusconi 'imprenditore' è stato messo al servizio delle esigenze del Silvio Berlusconi 'politico'". In realtà a non poter essere smentite sono le prove pubblicate dalla stampa caraibica, che non può certamente essere accusata di filoberlusconismo.

22/09/2010





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Montecarlo-story, Tulliani smentisce: "Dietro all'off-shore non ci sono io"

Quotidianonet


Secondo alcuni giornali il cognato di Fini sarebbe il "titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd", le società off-shore che hanno rilevato la casa lasciata in eredità ad An e affittata allo stesso Tulliani


Roma, 22 settembre 2010


Giancarlo Tulliani smentisce le notizie riportate sui quotidiani ‘Libero' e ‘Il Giornale' sui suoi rapporti con la società off shore proprietaria dell’appartamento di Montecarlo. "Il signor Gian Carlo Tulliani - si legge in una nota degli avvocati Carlo Guglielmo e Adriano Izzo - smentisce categoricamente la notizia secondo la quale ci sarebbe la sua persona dietro la società off-shore che ha comprato l’appartamento monegasco".

In particolare il comunicato recita: "Il signor Gian Carlo Tulliani  smentisce categoricamente la notizia secondo la quale ci sarebbe la sua persona dietro la società off-shore che ha comprato l’appartamento monegasco, ribadendo di essere un semplice conduttore della suddetta unità immobiliare. All’esito di una prima indagine eseguita dai sottoscritti difensori, peraltro, emergono forti perplessità sull’autenticità del documento pubblicato dai quotidiani e attribuito al ministro di Giustizia di Santa Lucia".


"Il signor Gian Carlo Tulliani -continua la nota- si riserva di adire le competenti autorità civili e penali per far sanzionare l’ennesimo vergognoso e inaccettabile tentativo di coinvolgere la sua persona in una vicenda artatamente creata per un mero e chiaro fine politico".
 

 

 

LA VERSIONE DEI GIORNALI

Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, sarebbe il "titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd", le società off-shore che hanno rilevato la casa di Montecarlo. Questa la notizia che campeggia su alcuni quotidiani italiani, che riportano, a loro volta, quanto scritto dai giornali dominicani 'Listin Diario' ed 'El Nacional'.

La prova principale è riportata su 'El Nacional': un documento governativo di Santa Lucia, isola caraibica dell’arcipelago delle Antille, ripreso e tradotto sul Giornale di Vittorio Feltri, che dimostrerebbe il collegamento fra Giancarlo Tulliani e le due società. Si tratterebbe della "fotocopia della lettera con la quale il 16 settembre il ministro della Giustizia di Santa Lucia, L. Rudolph Francis, comunica al capo del governo e ministro della Finanze dell’isola caraibica che il beneficiario reale delle società Printemps Ltd e Timara Ltd è Giancarlo Tulliani". "Di sicuro - scrive Feltri - c'è la prova che Fini ha mentito, oppure che e’ stato gabbato dal cognato".

Intanto, sempre secondo la stampa italiana, il senatore di Futuro e Libertà Francesco Pontone ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente del comitato di gestione di Alleanza nazionale. Con lui si è dimesso Giovanni Catanzaro, uno dei due vicepresidenti che lo hanno affiancato. Al momento si tratta di dimissioni "per adesso virtuali", perché "tutto è rinviato alla discussione della prossima volta". Pontone potrebbe uscire dal gruppo di Fli al Senato.





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Niente tagli per i deputati

Il Tempo


La Camera approva il bilancio 2010. Le spese sfiorano un miliardo di euro. Bocciati quasi tutti gli ordini del giorno sulla riduzione dei costi. L'onorevole si tiene vitalizio, barbiere e buvette.


Gli onorevoli si tengono stretto il vitalizio. Non solo. Anche il barbiere e la buvette. Altro che spese elevate e tagli necessari anche per dare il buon esempio al Paese che tira la cinghia. Alla Camera si può discutere di tutto ma non delle pensioni (loro) che, dai 65 anni, spetteranno a tutti quelli che hanno messo piede in Aula. Pazienza se ci sono ex deputati che con tre giorni di legislatura si portano a casa 3 mila euro al mese per il resto della vita. Dunque l'assegno non si tocca: è un diritto acquisito. L'ha deciso ieri l'assemblea di Montecitorio che ha respinto un ordine del giorno, presentato dai deputati dell'Idv, Antonio Borghesi e Silvana Mura, che chiedeva di trasferire le pensioni dei parlamentari all'Inps e agli altri enti previdenziali. Ma tutti, tranne ovviamente l'Italia dei Valori, hanno votato contro. Secondo il provvedimento i deputati avrebbero dovuto comunicare alla Camera il nome dell'istituto previdenziale al quale trasferire i contributi affinché fossero «aggiunti a quelli già accumulati per le attività lavorative precedenti al mandato parlamentare». Ma non c'è stato niente da fare.


Si salvano anche gli ex deputati, a cui Montecitorio continuerà a pagare i rimborsi per spostamenti e trasferte varie. Costano un occhio della testa ma non si può fare altrimenti. Non è passato l'ordine del giorno che prevedeva «la cessazione di ogni agevolazione per i deputati cessati dal mandato parlamentare, con particolare riferimento a quelle concernenti gli spostamenti aerei, autostradali, ferroviari, marittimi e ogni altro spostamento nazionale e internazionale». Niente tagli nemmeno al barbiere. La storica barberia della Camera continuerà a spuntare i baffi agli onorevoli. L'assemblea, infatti, ha bocciato quasi all'unanimità un emendamento di Stefano Stefani, presidente della commissione Esteri. L'esponente leghista aveva presentato un ordine del giorno per cancellare il servizio e, dunque, risparmiare. «Non è demagogia, ma dobbiamo dare ai cittadini un segnale. Abbiate coraggio, colleghi, e approvate la nostra proposta, abolite questo privilegio», aveva esortato Stefani. Il suo appello, però, è rimasto inascoltato. Il deputato ha anche citato, senza fare nomi, il caso di un barbiere mandato in pensione con una liquidazione di 300 mila euro. Ma neppure questo ha convinto i suoi colleghi che hanno ritenuto di mantenere in piedi il servizio. Stessa sorte per la buvette. L'Italia dei Valori aveva proposto di alzare i prezzi di panini e bevande come se fosse un bar qualsiasi. Tanto per dare un segnale ai cittadini. Niente da fare. Non saranno toccati nemmeno gli stenografi (una proposta ne chiedeva la riduzione del 30 per cento). Sono stati bocciati quasi tutti i 40 ordini del giorno presentati al bilancio 2010 della Camera. Alla fine l'assemblea ha approvato con 479 sì e 7 astenuti il bilancio preventivo interno per il 2010: la Camera costerà allo Stato quasi un miliardo di euro, con un incremento dell'1,3% sull'anno scorso.

 
Il documento prevede risparmi di 315 milioni di euro nel periodo 2006-2011, che dovrebbero aumentare fino al 2013, quando si sentiranno gli effetti della «sforbiciata» di mille euro dalla busta paga dei deputati, e del 5% sulle retribuzioni dei dipendenti che guadagnano tra 90 e 150 mila euro, e del 10% degli stipendi sopra i 150 mila euro, oltre a un taglio delle spese non vincolate, per un totale di 60 milioni di euro. Alcuni ordini del giorno sono stati accettati come raccomandazioni e vanno nella stessa direzione già stabilita dai questori della Camera, come quelli che riguardano il taglio delle spese di affitto dei Palazzi. La voce più rilevante è proprio la locazione degli immobili. Dal 1997 la Camera ha in affitto quattro edifici che compongono il complesso «Palazzo Marini». Ogni anno costano più di 30 milioni di euro, versati alla società Milano 90 dell'imprenditore romano Sergio Scarpellini. Una società che ottiene altri 17 milioni di euro per i servizi che svolge in questi palazzi. I conti globali li fa Amedeo Laboccetta (Pdl) nel suo ordine del giorno: «Nel corso della locazione - scrive - la Camera dei deputati ha corrisposto alla società Milano 90 complessivamente oltre 300 milioni di euro, che ben avrebbero potuto essere utilizzati per l'acquisto dell'immobile che all'attualità può ritenersi avere un valore non superiore ad euro 150 milioni». Dunque Laboccetta consiglia di contrarre un mutuo di 150 milioni di euro «nella forma prudente del tasso fisso» per 25 anni che consentirebbe a Montecitorio di acquistare almeno un palazzo e risparmiare più di 10 milioni di euro all'anno. La strada sembra decisa. I vertici di Montecitorio, infatti, hanno confermato l'intenzione di disdire i contratti di affitto.


Lo ha detto il questore della Camera Gabriele Albonetti al termine del dibattito in Aula. «C'è ancora bisogno - ha precisato Albonetti - di un ufficio per ogni parlamentare? Oppure il prevalere di altre considerazioni può consentire una revisione seria della materia? È una riflessione che sottoponiamo al confronto con i gruppi anche per un'analisi sul reale utilizzo di quelle sedi e di quegli uffici». L'intenzione, quindi, è quella già annunciata dall'ufficio di presidenza di qualche giorno fa di disdire i contratti di locazione con la società Milano 90 anticipatamente, laddove possibile, rispetto alla scadenza. E il primo, in ordine di tempo, è quello dei locali di Palazzo Marini 1, dal quale si può recedere anticipatamente, da gennaio 2012. Gli altri tre contratti di locazione hanno tempi di scadenza più lunghi, ma i questori della Camera attendono la sentenza di appello del ricorso presentato nel 2007 (ma perso in primo grado) per una «corretta interpretazione di alcuni articoli dei contratti di locazione stipulati con la società Milano 90, che potrebbe aprire nuovi scenari anche per l'ipotesi dell'acquisto degli edifici oggi affittati. «Aspettiamo - ha detto Albonetti - il parere dei gruppi parlamentari, anche per la valutazione degli effetti che queste scelte potrebbero avere sui deputati.


E nel frattempo, intensifichiamo i rapporti con l'Agenzia del Demanio per l'individuazione di nuove sedi» da acquistare accendendo un mutuo. Mentre sul vitalizio era stato l'altro questore della Camera, Antonio Mazzocchi, a precisare: «Non è assimilabile ad una pensione e su questi aspetti è già stata varata una incisiva riforma». «Ma in questo modo - ha ribattutto Antonio Borghesi - la Camera avrebbe risparmiato qualcosa come 150 milioni di euro l'anno».



Alberto Di Majo

22/09/2010





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Presi i presunti killer della donna uccisa «Vendetta della famiglia del pedofilo»

Il Mattino


«Omicidio pianificato, vittima pedinata per giorni»
Indagati anche la moglie ed il fratello del pedofilo



NAPOLI (22 settembre) - Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli hanno arrestato gli esecutori materiali dell'omicidio di Teresa Buonocore, uccisa a Napoli in via Sponsilli lunedì scorso. (FOTOGALLERY) Si tratta di Alberto Amendola 26enne e Giuseppe Avolio, 21enne, destinatari di fermo di pm con l'accusa di omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, relativo munizionamento e spari in luogo pubblico.

Nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, a Portici, in un'area di rimessaggio di auto in via Madonnelle, la polizia ha trovato un vero e proprio arsenale di pertinenza dei Perillo.

Sono state sequestrate 5 pistole di vario calibro, 2 pistole mitragliatrici, 2.632 cartucce di vario calibro, di cui numerose a palla blindata, perforanti ed a pallettoni, 2 giubbotti antiproiettili, 18 caricatori, 6 valigette per armi, 3 fondine e materiale relativo alla custodia delle armi.

Vittima pedinata. L'omicidio di Teresa Buonocore, ammazzata a Napoli lunedì scorso, è stato «il risultato di una prolungata e complessa pianificazione, preceduta anche da sopralluoghi e pedinamenti della vittima». Lo sottolineano il procuratore della Repubblica, Giovandomenico Lepore e l'aggiunto Giovanni Melillo, in merito al fermo dei due indiziati dell'assassinio. Al termine degli interrogatori, i due fermati, Giuseppe Avolio e Alberto Amendola «quantomeno in forma parziale hanno riconosciuto la propria responsabilità per l'omicidio».

Complici nell'assassinio e amici su Facebook: Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, accusati di essere esecutori materiali dell'omicidio di Teresa Buonocore si scambiavano messaggi attraverso il web. Amendola, infatti, ha un profilo sul popolare social network. Tanti i contatti, tra cui proprio quello con Avolio. L'uomo è un tatuatore e nella sua bottega di Portici, nel 2008, la polizia trovò una pistola e numerose munizioni. Per questa vicenda ha patteggiato la pena di un anno e sei mesi di carcere.

Indagati, a piede libero, Patrizia Nicolino, medico radiologo e Lorenzo Perillo. Sono rispettivamente la moglie ed il fratello di Enrico Perillo, l'uomo condannato per aver stuprato la figlia della Buonocore ed un'altra bambina. Non sono emersi al momento elementi diretti a carico di Enrico Perillo, attualmente detenuto. Dall'indagine è emerso che Amendola conosceva bene Enrico Perillo perché entrambi appassionati di armi e sono stati condannati in passato per questo reato. La decisione di non procedere al fermo anche di Lorenzo Perillo e Patrizia Nicolino è stata presa perchè le dichiarazioni di Avolio e Amendola sono divergenti. In particolare, quest'ultimo avrebbe ammesso di avere ricevuto l'ordine di uccidere dalla moglie e dal fratello di Perillo, mentre Avolio lo smentisce, pur confermando il movente della vendetta nei confronti di Teresa per averlo appreso dall'amico arrestato oggi con lui.






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Napoli, traffico di droga a Scampia arrestati otto poliziotti

Il Mattino


 

NAPOLI (22 settembre) - Otto agenti, tutti in servizio nella squadra di Polizia giudiziaria del commissariato di Secondigliano a Napoli, sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile della Questura. Nei loro confronti l'accusa di traffico di droga. Le ordinanze di custodia cautelare emesse per questa inchiesta sono in totale 16.

Secondo quanto si è appreso in Questura, i fatti che hanno portato all'arresto degli otto poliziotti sono recenti. Determinante l'apporto alle indagini fornito, si fa sapere, dal dirigente dello stesso commissariato, il vice questore Giuseppe Pastore.

Le accuse nei confronti degli otto agenti arrestati, secondo quanto è stato specificato, sono falso, peculato e cessione di stupefacenti. L'operazione è stata condotta dalla sezione Narcotici della Squadra Mobile della Questura di Napoli.





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Il Brunello migliore vino rosso al mondo E il Lambrusco vince tra gli spumanti

Corriere della sera

Il Brunello migliore vino rosso al mondo
E il Lambrusco vince tra gli spumanti

Il riserva 2004 del Castello Romitorio, di proprietà dell'artista Sandro Chia, batte tutti

Lo ha decretato a Londra l'«International Wine Challenge»


Sandro e Filippo Chia
Sandro e Filippo Chia
FIRENZE - Il miglior vino rosso al mondo? È il Brunello di Montalcino Riserva 2004 Castello Romitorio. Lo ha decretato a Londra l'«International Wine Challenge», afferma winenews.it, dove lo hanno eletto centinaia fra i migliori degustatori internazionali su oltre 10.000 vini in assaggio da tutto il mondo. Il riconoscimento al Brunello di Montalcino che, dagli anni Ottanta, Sandro Chia, uno degli artisti italiani più quotati nel mondo nel campo della transavanguardia, produce a Montalcino a Castello di Romitorio, è stato decretato da una commissione super-qualificata, composta, tra gli altri, da tre Master of Wine: Tim Atkin, Sam Harrop, Derek Smedley. Il concorso britannico, alla sua 27esima edizione, ha consolidato nel tempo la reputazione di una delle migliori degustazioni alla cieca del mondo. Una competizione solo per professionisti del settore, che dura due settimane e coinvolge centinaia fra i migliori degustatori al mondo, che secondo gli esperti enologi rappresenta per prestigio e credibilità, una delle più importanti manifestazioni del genere al mondo, ancora capace di incrementare le vendite delle aziende partecipanti.

COME UN'OPERA D'ARTE - «Ricevere un riconoscimento internazionale così prestigioso è stata per noi una lieta sorpresa - ha detto Sandro Chia -. È stata anche la conferma che lavorare alla produzione di un vino d'eccellenza non è diverso dal lavorare ad un'opera d'arte, un quadro, una scultura, una poesia. Infatti si viene premiati per l'ispirazione, l'ingegno, il rispetto e l'amore per la natura di cui siamo stati capaci. Si tratta anche di un lavoro collettivo quindi il premio va anche a coloro che hanno contribuito con il loro impegno e la loro passione alla realizzazione dell'opera, l'enologo Ferrini, mio figlio Filippo, il cantiniere Martini, per citarne alcuni. È un premio che ci rende orgogliosi e che spero renda orgogliosi tutti coloro che in questo campo estremamente competitivo, lavorano col cuore» ha concluso Chia.

TOSCANA- «La notizia che il Brunello di Montalcino Riserva 2004 del Castello Romitorio, di proprietà dell'artista Sandro Chia, è il miglior vino rosso al mondo, è di quelle che danno grande soddisfazione». Questo il commento dell'assessore all'agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori. «È una notizia bella e importante e per questo faccio tutte le mie congratulazioni all'azienda - ha aggiunto Salvadori - ma è anche la conferma, una volta di più, che la Toscana ha prodotti davvero eccezionali. Questo è il biglietto da visita della Toscana nel mondo».

SPUMANTI - Quella del Brunello non è l'unica notizia positiva per il Belpaese. Infatti, il Lambrusco Reggiano Concerto 2009, Ermete Medici è il miglior vino spumante al mondo per il rapporto qualità prezzo. Lo ha stabilito l'international Wine Challenge premiando il famoso rosso frizzante prodotto in Emilia dalla cantina Ermete Medici nella categoria «Creat Value Champion». Il Lambrusco Reggiano Concerto 2009 Ermete Medici insieme al Brunello di Montalcino Riserva 2004 Castello Romitorio sono gli unici due vini italiani premiati dal concorso


Redazione online
21 settembre 2010



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Byron Moreno arrestato per droga

Corriere della sera


Il giustiziere dell'Italia ai Mondiali 2002 fermato all'aeroporto di New York: aveva 6 chili di eroina

 

NEW YORK - L'ex arbitro ecuadoriano Byron Moreno, che fu decisivo per l'eliminazione dell'Italia durante i Mondiali in Corea nel 2002, è stato arrestato all'aeroporto John F. Kennedy di New York mentre cercava di entrare negli Stati Uniti con almeno sei chili di eroina nascosti addosso. Lo hanno reso noto fonti della Dea, la più importante agenzia antidroga statunitense.

ARRESTATO - Secondo tale fonte i doganieri americani hanno scoperto che Moreno, attualmente impegnato come commentatore sportivo in una radio e in canale tv del suo paese, aveva nascosto la droga nei suoi indumenti intimi.




BUFFON IRONICO - «Sei chili di droga? Secondo me Moreno li aveva già nel 2002, ma non nelle mutande, in corpo...». Prova a scherzarci su, Gigi Buffon, alla notizia dell'arresto di Moreno, ma la battuta è chiaramente amara perché riapre una ferita azzurra. «A parte le battute, quando gente di sport entra in vicende di stupefacenti, vuol dire che si sta raschiando il fondo del barile», aggiunge il portiere della nazionale, tra i pali già nel 2002 quando la direzione di gara dell'arbitro costò l'eliminazione degli azzurri.

«Vuol dire anche - aggiunge Buffon - che si è perso il vero senso dello sport, che sarebbe anche quello di salvare tanti ragazzi dalla strada e da giri pericolosi, come quelli della droga».




21 settembre 2010(ultima modifica: 22 settembre 2010)

Usura e truffa, arrestati nella Capitale esponenti della Banda della Magliana

Corriere della sera


Commercialista e avvocato tra gli 11 in manette: una vittima credeva di aver comprato casa da un calciatore


OPERAZIONE DELLA POLIZIA


ROMA - C'erano anche alcuni volti noti della famigerata Banda della Magliana tra i manager del crimine che gestivano un giro di usura e riciclaggio stroncato nella capitale da un blitz della polizia. All'alba di mercoledì, gli uomini della squadra mobile di Roma - coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia - hanno effettuato 11 arresti nell'ambito dell’operazione «Il gioco è fatto».



FALSI ACQUISTI ALLE ASTE - L'organizzazione finita nel mirino delle forze dell'ordine era dedita all'usura, al riciclaggio di denaro, a estorsioni e truffe. I suoi componenti, accusati anche di «millantato credito», simulavano aderenze in Tribunale e, grazie alla complicità di un avvocato e di un commercialista, proponevano affari d'oro. Le vittime cadevano così nella rete dei criminali: si illudevano di poter acquistare un’auto o una casa alle aste giudiziarie, ma passavano dall'illusione dell'affare d'oro all'indebitamento e infine al tunnel dell’usura.

LA CASA DI CAFU - Tra gli undici finiti in manette, anche due noti professionisti, un avvocato ed un commercialista accusati rispettivamente di millantato credito e riciclaggio. Numerose le perquisizioni effettuate anche a carico di alcuni personaggi di spicco della Banda della Magliana e della criminalità organizzata romana e napoletana, sospettati di essere i mandanti del giro di affari. L'operazione è ancora in corso con 200 agenti impegnati in ulteriori perquisizioni.
Una delle vittime, secondo quanto accertato dalla polizia, era addirittura convinta di aver acquistato la casa del noto giocatore Marcus Cafu e di aver acquisito una partecipazione ai magazzini Coin di via Cola di Rienzo a Roma. Altre vittime del giro di usura sono state invece minacciate armi in pugno e costrette a pagare cifre vertiginose.

AGENTI TRA LE VITTIME - Tra le vittime cadute nella rete dell'organizzazione smantellata dalla Mobile di Roma ci sarebbero anche liberi professionisti e dipendenti pubblici appartenenti alle forze di polizia. Per gli investigatori è stato stato difficile penetrare la riservatezza e la vergogna delle vittime dopo che si erano rese conto di essere state raggirate. «Il dialogo e la collaborazione tra i cittadini e gli investigatori - sottolinea una nota della Questura - si è rivelato determinante per il buon esito delle indagini».


Redazione online
22 settembre 2010



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Sorpresa in Aula Giulio Cesare: giochi elettronici per politici stressati

Corriere della sera

Contro il logorio delle sedute in consiglio comunale,
«Tetris», «Solitario» e «Labyrith» sul computer



ROMA - Nottate senza fine nell’aula Giulio Cesare. Discussioni su delibere che si trascinano fino all'alba. Duri scontri politici intorno a questo o quel tema che portano la discussione in aula a prolungarsi oltre il limite dell'umano tollerabile. Una fatica, insomma, la vita del consigliere comunale di Roma. Che da qualche giorno potrà trovare svago e ristoro alternando il lavoro alla consultazione dei Tiggì online sui nuovi schermi hi tech installati su ogni scranno dell'Aula Giulio Cesare e - perchè no? - all'utilizzo di qualche simpatico gioco elettronico. Sì perchè nella restaurata sede del consiglio comunale sono arrivati computer-game e altri intrattenimenti.

La nuova aula Giulio Cesare

CONCENTRAZIONE TOTALE - La novità più singolare, però, è proprio quella dei giochi elettronici. Tetris è un gioco semplice, magari lo si può fare anche seguendo un collega che parla in aula. Ma Labyrinth 2 è un computer game che va per la maggiore sul nuovo iPad e che richiede una concentrazione totale. Sul gioco.
Come se i consiglieri comunali, durante le sedute, avessero bisogno di altre distrazioni. Soprattutto quando qualcuno decide di fare ostruzionismo a un provvedimento e si va avanti con interventi di ore ed ore.

ROMA CAPITALE - La bella scoperta i consiglieri l’hanno fatta lunedì 20 settembre, proprio nell’anniversario dei 140 anni di Roma Capitale d’Italia, prima dell’arrivo in Campidoglio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E sembra che nell’attesa qualcuno abbia già provato le emozioni del «Labyrinth».
E' indubbio che la tecnologia sia più che utile, necessaria, anche per i consiglieri quando sono nell’aula Giulio Cesare, e che il computer personale inserito nel banco (pur se un doppione rispetto al portatile già in dotazione ad ognuno di loro, con buona pace dei costi della politica) sia un’innovazione di tutto rispetto. Ma un po’ di attenzione ai programmi inseriti non avrebbe guastato.

«IDEA OFFENSIVA» - Corriere.it ha chiesto, sul tema, il parere di un politico che siede nell’aula da ben 15 anni, il consigliere anziano, Monica Cirinnà del Pd. «Ritengo innovativa la soluzione scelta per l’informatizzazione del lavoro delle sedute del consiglio, per cui si possono controllare direttamente documenti emendamenti e votazioni – afferma Cirinnà – quello che trovo offensivo per il ruolo del consigliere comunale (e illogico come scelta) è l’aver inserito l’opzione dei giochi che squalificano lo “status” di quelli come noi che ora appartengono all’”Assemblea Capitolina” (come stabilisce il nuovo decreto per Roma capitale) e poi vengono trattati come “ragazzini” da tenere buoni con il “game boy”».
Così, nella prossima riunione del consiglio comunale, annuncia Cirinnà, «dirò ufficialmente che io non accenderò il mio computer fin tanto che non toglieranno, almeno dal mio schermo, l’icona dei Giochi. Spero che in molti seguano il mio esempio».

LEGNO E CUSCINI ROSSI - Abbandonato il tradizionale legno color scuro, nella completamente rinnovata aula Giulio Cesare gli scranni dei consiglieri e della Giunta hanno adesso un lucido (forse troppo) legname color miele con inseriti una spalliera e un cuscino in pelle color rosso amaranto, tipico della capitale: solo lo scranno del sindaco ha il simbolo della città, lo scudo «SPQR». Il pavimento in mosaico centrale è stato coperto con una lastra di plexiglass per preservarlo, con qualche rischio di inciampare lungo il percorso; stesso rischio, ma in questo caso di scivolare, per chi accede in aula dal lato della Sala delle Bandiere il parquet posizionato in discesa.
«L’aula ha perduto la sua solennità – dice amareggiata Monica Cirinnà, che è anche la presidente della Commissione delle Elette – L’impressione è quella di un ambiente molto più freddo, lo definirei l’unione tra le architetture lignee dell’Ikea e le comode poltrone del treno Frecciarossa».


Lilli Garrone
22 settembre 2010




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Ginevra, Cern: scoperto il plasma del Big Bang

di Redazione


Un fenomeno "mai visto finora" è stato osservato da uno dei quattro esperimenti dell’acceleratore di particelle. Tra le ipotesi la possibilità che si tratti della materia primordiale, comparsa dopo il Big Bang



 
Roma - Un fenomeno "mai visto finora" è stato osservato da uno dei quattro esperimenti dell’acceleratore di particelle più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. Tra le ipotesi considerate c’è quella secondo cui potrebbe trattarsi della materia primordiale, comparsa subito dopo il Big Bang. L’annuncio, dato oggi in un seminario al Cern, arriva a nemmeno sei mesi dalle prime collisioni ed è stato osservato nell’esperimento Cms (Compact Muon Solenoid), coordinato dall’italiano Guido Tonelli.

"Miscela primordiale" Secondo Tonelli "è molto presto per capire esattamente di che cosa si tratta. Ci sono cinque o sei diverse ipotesi e in questo momento sarebbe assolutamente prematuro trarre delle conclusioni. Quello che osserviamo è un fenomeno nuovo, che intendiamo studiare in dettaglio". L’ipotesi più suggestiva è che possa trattarsi di qualcosa di simile alla "miscela primordiale", ossia il plasma di quark e gluoni prodotto nei primi 20-30 microsecondi dopo il Big Bang. Un simile stato della materia è stato finora prodotto solo con ioni pesanti nell’acceleratore Rhic (Relativistic Heavy Ion Collider), dei Laboratori statunitensi di Brookhaven.  




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Santo Domingo, scoop: Montecarlo, di Tulliani le due società off shore

di Redazione


Ripreso da Dagospia un articolo del Listin Diario che denuncia: "Un documento ufficiale dell'amministrazione della Repubblica di Santa Lucia, nei Caraibi, dimostra che Tulliani è titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd"



 

 
Santo Domingo - "Un documento ufficiale dell'amministrazione della Repubblica di Santa Lucia, nei Caraibi, dimostra che Giancarlo Tulliani è il titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd (le due società off shore che hanno comprato l'appartamento, ndr), una notizia che per la stampa italiana ed europea può rivelarsi uno scoop mondiale". A denunciare l'esistenza della documentazione chiave dell'affaire Montecarlo è Listin Diario, il più antico quotidiano di Santo Domingo, nell'articolo "Nuevo escàndalo con ministro Fini", ripreso dal sito Dagospia.

Le carte sulla casa di Montecarlo Da ieri sono al vaglio della procura di Roma i documenti sulla compravendita dell’immobile lasciato in eredità a Montecarlo da una nobildonna, Anna Maria Colleoni, ad Alleanza Nazionale, ceduto dal partito a una società off shore con sede ai Caraibi, da questa venduto ad un’altra off shore, sempre ai Caraibi, ed ora occupato da Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini. Si tratta, tuttavia, di una documentazione incompleta. Mancano, infatti, alcuni atti di natura fiscale, in particolare la parte di valore della casa di 70 metri quadri dichiarato in sede di successione, necessari al procuratore Giovanni Ferrara ed all’aggiunto Pierfilippo Laviani, titolari del procedimento, per verificare la valutazione fatta dell’immobile di Boulevard Princesse. Gli inquirenti sono già al lavoro per chiedere alle autorità del principato di Monaco, tramite un supplemento di rogatoria, l’integrazione della documentazione.

Le società off shore ai Caraibi A gettare altra carne al fuoco è il Listin Diario tirando in ballo nuove carte che dimostrano che Giancarlo Tulliani, fratello della compagna del presidente della Camera, "è il titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd". A rilanciare la notizia in Italia è il sito Dagospia che, però, avverte: "Ora due domandine sorgono spontanee: il quotidiano è in grado di fornire la documentazione? E perché mai un giornale di Santo Domingo, solo soletto, pubblica la notizia chiave della vicenda? Ah, saperlo". Le due società off shore di cui parla il quotidiano domenicano sono infatti quelle che hanno comprato l'appartamento di Montecarlo. "Una notizia - conclude il Listin Diario - che per la stampa italiana ed europea può rivelarsi uno scoop mondiale".  





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La perizia grafologica

di Redazione


Il codice Tulliani. Qui i misteri non aleggiano tra le stanze del Louvre, piuttosto per le strade di Montecarlo. Ma tant’è. La carta che scotta è il contratto d’affitto dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte 14, scovato alcuni giorni fa dal Giornale, che lega la società off-shore Timara Ltd e il signor Giancarlo Tulliani, «cognato» del presidente della Camera. In calce, come si conviene a ogni accordo, le firme delle controparti. Locatore e locatario. In questo caso identiche. Bene, ma chi le ha poste? Per avere una risposta, abbiamo commissionato una consulenza grafologica preliminare agli esperti Evi Crotti (psicopedagogista, grofologa, fondatrice e direttore della Scuola per consulenti grafodiagnostici di Milano) e Alberto Magni (psicoterapeuta e grafologo iscritto all’Albo dei periti del Tribunale di Milano).

Chiaro il mandato: «Accertino i consulenti se le sigle apposte sulla clausola addizionale (Avenant) del contratto d’affitto (Bail a loyer) n. 114772 (...), appartengano a una sola persona e se siano compatibili con le firme riferite come appartenenti a Giancarlo Tulliani», apposte su altri documenti in nostro possesso. Il responso? Altrettanto eloquente: le due sigle sul contratto d’affitto - concludono gli esperti - «sono state apposte dalla stessa persona che ha firmato i documenti di comparazione e cioè dal signor Giancarlo Tulliani».

Il confronto macroscopico e microscopico ha portato a risultati sufficientemente univoci - scrivono Crotti e Magni - anche se questo genere di perizia preliminare non potrebbe essere utilizzata in sede giudiziale poiché risulterebbe limitativa. In ogni caso, la lente d’ingrandimento dei grafologi ha messo in evidenza elementi ricorrenti come il modo di aggrovigliare i caratteri, la tendenza a costruire anse in senso antiorario, e l’aspetto del cosiddetto «paraffo» della lettera «T». In alto riportiamo nel dettaglio la spiegazione tecnica di tali studi.
Ciò consentirebbe di affermare che le sigle in luogo di Timara (il locatore) e dell’affittuario (Tulliani) combacerebbero proprio con la grafia del cognato di Fini. I magistrati della Procura di Roma fanno notare che un simile «errore» sul modulo di registrazione - le firme identiche - non sarebbe un evento insolito, essendo una formalità di cui si occupa spesso il proprietario, nel caso di specie la società di Saint Lucia. Ma se entrambe le sigle sono state apposte proprio da Tulliani, è lui allora l’uomo dietro la Timara Ltd?




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Montecarlo, Fini non ha detto la verità La prova: la casa appartiene a Tulliani

di Redazione


Un documento riservato del governo di Saint Lucia certifica che il "cognato" del presidente della Camera è il titolare di Printemps e Timara: leggi il documento. Le due società off shore comprarono da An per soli 300mila euro il quartierino di Montecarlo. Ecco la perizia grafologica: per gli esperti le sigle sul contratto sono di Tulliani



Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica
Montecarlo - Seppur innescata on line dall’altra parte del mondo, l’ultima notizia-bomba sulla casa di Montecarlo, se confer­mata ufficialmente, è destina­ta a fare parecchi danni, so­prattutto all’immagine e alla credibilità del presidente del­la Camera. Citando documen­ti e fonti­di altissimo livello del­l’isola di Saint Lucia, due quo­tidiani dei Caraibi, il Listin Diario e el Nacional , hanno ri­velato che dietro le società off­shore del pasticcio immobilia­re monegasco ci sarebbe co­me «titolare» Giancarlo Tullia­ni, il cognato di Gianfranco Fi­ni. Colui che proprio a Fini, e per ammissione di quest’ulti­mo, rivelò l’esistenza di alcu­ni (misteriosi) compratori in­teressati all’appartamento di Boulevard Princesse Charlot­te che nessuno, nel palazzo e nel partito, sapeva essere sta­to messo in vendita. Colui che per una «straordinaria, incre­dibile coincidenza» (parole proferite dal tesoriere di An, Francesco Pontone) di lì a po­co finirà per andare ad abitare in affitto nello stesso apparta­mento del Principato di Mo­naco, nel frattempo passato di proprietà a una società ge­mella i cui referenti risultano essere gli stessi della prima so­cietà (costituita solo 45 giorni prima dell’affare, il 30 maggio 2008) che acquistò a un quin­t­o del valore l’immobile da Al­leanza nazionale. Trecento­mila euro. A Montecarlo, qua­si un prezzo da box auto.

Ma veniamo alla bomba a mezzo stampa lanciata a San­to Domingo. Secondo un do­cumento pubblicato all’indi­rizzo www.elnacional.com. do che riprende quanto prean­nuciato dal Listin Diario e ri­lanciato dal sito Dagospia , «dai documenti dei corrispo­nenti, è stato anche possibile accertare il proprietario bene­ficiario (il titolare, ndr ) della compagnia che è il signor Giancarlo Tulliani che è stato istruito riguardo alla compa­gnia usando i servizi della Ja­saon Sam e del Corpag servi­ces sa».

La lettera pubblicata si riferi­sce a un’inchiesta avviata dal neoministro della giustizia Lo­renzo Rudolph Francis, invia­ta il 16 settembre 2010 al capo del governo di Saint Lucia, Ste­phenson King. Nella missiva il Guardasigilli locale spiega il perché dell’interesse governa­tivo alla questione della casa di Montecarlo scaturito dalle informazioni ricevute «da una potenziale pubblicità ne­gativa » a mezzo stampa inter­nazionale Così, spiega, «ho ri­chiesto al direttore dei servizi finanziari di investigare le compagnie di cui si parla (Ti­mara e Printemps). La nostra richiesta era dovuta a notizie di stampa di giornali interna­zionali che coinvolgevano so­cietà/ compagnie che opera­no nella giurisdizione di Saint Lucia». E questo anche per ve­ri­ficare se erano state rispetta­te «leggi e regolamenti che go­vernano il settore off-shore ».

E ancora. «Abbiamo ottenu­to alcune informazioni sulle compagnie coinvolte nelle operazioni - continua Francis - il nostro scopo principale era determinare se le compa­gnie stessero operando in ac­cordo con le nostre leggi e i do­veri degli agenti». Il ministro non ci gira troppo attorno. Le società in questione sono quelle note ai lettori perché «protagoniste» dell’ affaire della casa di Montecarlo abita­ta dal cognato del presidente della Camera: «Abbiamo inve­stigato le seguenti compa­gnie: Printemps Limited, Ti­mara Limited e Jaaman Di­rector Limited. Queste com­pagnie sono collegate all’ac­quisto di un appartamento che era di proprietà di un parti­to politico italiano e che si tro­va a Monaco». L’appartamen­to è quello in Boulevard Prin­cess Charlotte 14, donato dal­l­a contessa Colleoni ad Allean­za nazionale. «Queste compa­gnie- continua la lettera- sem­b­rano condividere lo stesso re­ferente, Corporate Agent (St. Lucia) Ltd così come lo stesso indirizzo a Saint Lucia, al nu­mero 10 di Manoel Street Ca­stries, St. Lucia. Mentre la Ja­man director limited agisce come responsabile sia per Printemp che per Timara è sta­ta rimpiazzata da Corporate Agent.

I suoi azionisti restano gli stessi nominativamente di Corporate Management No­minees inc. È stato anche con­fermato - insiste il ministro ­che la Corporare Agent Nomi­nees inc e la Corporate Mana­gement Nominees agivano per conto del signor James Walfenzao di Corpag Services Usa di Miami, Florida, e il si­gnor Anthoine Izeelar della Ja­saon Sam a Monaco». Walfen­zao, per dire, è il referente a cui Tulliani gira la sue bollet­te. Sempre per verificare se si­ano stati commessi abusi, il ministro informa il premier di Saint Lucia che è stata avviata una richiesta di informazioni a Corpag Service Usa, «con una comunicazione fatta da Walfenzao». Ci si è dilungati con gli accertamenti anche sul notaio di Monaco signor Paul Louise Aureglia che fu re­sponsabile del passaggio di proprietà dell’immobile ere­ditato da Alleanza nazionale «e quindi trasferito a Printem­ps e più tardi a Timara». L’in­vestigazione presso il notaio, spiega Francis, è stata fatta per determinare come mai il prezzo del «trasferimento» fu stimato al ribasso consideran­do­i prezzi di mercati delle pro­prietà immobiliari di Monaco in quel preciso momento sto­rico. 

«Dai documenti arrivati dai corrispondenti - chiosa il mi­nistro- è stato anche possibile accertare che il beneficiario ef­fettivo ( beneficial owner ) del­la compagnia è il signor Gian­carlo Tulliani che ha ricevuto istruzioni sulla compagnia uti­lizzando i servizi di Jason Sam e di Corpag». Il Listin Diario conferma che la carta in que­stione è un «documento ofi­cial del gobierno de la Repú­blica de Santa Lucía, en el Ca­ribe »che per l’appunto «seña­la que Giancarlo Tulliani es el titular de la Printemps Ltd y la Timara Ltd, del cual la prensa italiana y de otros puntos de Europa indican que se trata de un “scoop” mundial». Ov­vero, c’è Tulliani dietro a Ti­mara e Printemps. La notizia non è stata smentita da Fini nemmeno di fronte alla sfida lanciata da Francesco Storace alle agenzie di stampa: «Il pre­sidente della Camera è in gra­do di imporre a Giancarlo Tul­liani una rapida smentita del­la notizia diffusa da Dagospia sulla proprietà della società off-shore che hanno gestito l’affare di Montecarlo?Il silen­zio ostinato fa male alle istitu­zioni oltre che a una comuni­­tà ferita ». Al momento di anda­re in stampa, poco dopo l’una di notte, Gianfranco Fini non aveva ancora risposto.



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Ecco la prova decisiva: la carta di Saint Lucia

di Redazione


Ecco il documento del governo di Saint Lucia: "Il beneficiario e proprietario della società è il Sig. Giancarlo Tulliani". E' firmato dal ministro della Giustizia, Rudolph Francis




Caro Primo ministro,
in base alle informazioni ricevute su una possibile pubblicità negativa ho chiesto al direttore servizi finanziari del Ministero di investigare su una rete di società. La nostra richiesta è legata a recenti informazioni di stampa su giornali internazionali che coinvolgono società sotto la giurisdizione di St. Lucia (...) Abbiamo indagato sulle seguenti società: Printemps Ltd, Timara Ltd e Jaman Directors Ltd. Queste società sono collegate all’acquisto di una casa a Monaco, che era di proprietà di un partito politico italiano. Le società sono rappresentate dallo stesso agente, Corporate Agent Ltd, e condividono lo stesso indirizzo al numero 10 di Manoel Street, Castries, St. Lucia. In relazione agli obblighi degli agenti registrati a St. Lucia è stata avanzata una richiesta di informazioni ai corrispondenti della Corpag services Usa. I corrispondenti, tramite Mr. James Walfenzao hanno risposto di aver condotto un’indagine della situazione e disposto una visita a Monaco al Notaio Paul Luis Aureglia, responsabile della compravendita della proprietà (...) trasferita alla Printemps Ltd e poi alla Timara Ltd (...)
Dai documenti dei corrispondenti, è stato anche possibile accertare che il beneficiario e proprietario della società è il Sig. Giancarlo Tulliani che ha dato mandato per conto della società di utilizzare i servizi di Jason Sam e Corpag Services Usa (...)
Rudolph Francis (Ministro della Giustizia)





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Pass disabili, è boom di falsi e scaduti

Corriere della sera


Maxi sequestro a Ostia di permessi per parcheggiare: nei controlli scoperti 310 tagliandi irregolari in due mesi




ROMA - Se non è un record, poco ci manca. Da luglio a metà settembre soltanto a Ostia i vigili urbani hanno sequestrato 310 pass per disabili, in parte falsi, in parte scaduti ma utilizzati ugualmente. Più di quattro al giorno. «Un fenomeno allarmante - spiega il comandante del XIII Gruppo della Municipale, Angelo Moretti - che riguarda tutto il territorio, ma soprattutto l’area dell’ospedale "G.B. Grassi", dove continueremo a ripetere i controlli sui veicoli in entrata al nosocomio».

Già prima dell’estate gli investigatori avevano effettuato altri sequestri: a marzo, ad esempio, in sole due ore erano stati sorpresi 12 automobilisti in possesso di 15 tagliandi irregolari, usati per parcheggiare all’ospedale. Una delle persone fermate ne aveva tre, due contraffatti e uno scaduto. In tutto il 2009, poi, sempre a Ostia sono stati sequestrati 680 pass, e in 200 casi le auto sulle quali erano esposti erano senza assicurazione. Un malcostume «indice di grande inciviltà e amoralità», sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali, Sveva Belviso.

Ma il fenomeno è esteso a tutta la città. Sempre l’anno scorso, in due mesi, i vigili urbani del Gipt avevano effettuato 165 sequestri di falsi documenti, usati anche per varcare la ztl, elevando mille multe e denunciando 22 truffatori. Allora gli investigatori del comandante Carlo Buttarelli ipotizzarono che dietro alla produzione e alla distribuzione di pass irregolari ci fosse la mano «di una vera e propria organizzazione criminale». Secondo Giorgio Ciardi, delegato del sindaco alla Sicurezza, «il fenomeno va combattuto. Bisogna rafforzare i controlli anche sul piano civico, per perseguire nel modo più efficace questa vergognosa abitudine». Al «Grassi» di Ostia si sta pensando di «far entrare in ospedale i carro attrezzi della Municipale per rimuovere le auto in sosta nei posti riservati agli invalidi - annuncia il direttore amministrativo dell’ospedale, Paola Savina - così i vigili potrebbero anche fare le multe nei parcheggi. Al riguardo c’è allo studio l’ipotesi di una delibera aziendale, come quella di attivare direttamente con la vigilanza interna un servizio di rimozione dei veicoli non autorizzati. Solo che poi dovremo individuare un’area per le auto rimosse».

Rinaldo Frignani

21 settembre 2010(ultima modifica: 22 settembre 2010)



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Rotola la prima testa: è il braccio destro di Fini che ha venduto l’alloggio

di Gian Maria De Francesco



Il senatore Pontone si dimette dal comitato di gestione An: dopo lo scandalo era stato sfiduciato dai garanti del partito. L'ex tesoriere confida: "Non voglio più saperne di immobili". Ora Fini è isolato



 

Roma - Giancarlo Tulliani ha fatto la sua prima «vittima». Il senatore Franco Pontone, ex tesoriere del partito guidato da Gianfranco Fini nonché firmatario su procura del presidente della Camera dell’atto di cessione alla società off-shore Printemps Ltd dell’appartamento monegasco, ha rassegnato personalmente le dimissioni dalla carica di presidente del comitato di gestione di Alleanza nazionale. Il partito sopravvivrà fino alla nascita della Fondazione che subentrerà nei diritti.
«Mi mancano le motivazioni per svolgere le mie funzioni», avrebbe detto - secondo quanto si apprende - Pontone aggiungendo che «le dimissioni sono indipendenti dalla vicenda di Montecarlo». Sul tavolo dei garanti è giunta anche la lettera col quale ha rinunciato «per motivi personali» un altro componente, Giovanni Catanzaro. Resta in carica solo la finiana Rita Marino.

L’anziano esponente finiano, già dagli inizi dell’inchiesta del Giornale, aveva manifestato il proposito di cedere il passo. Nello scorso agosto, infatti, aveva rivelato di «essere incazzato» perché «da 50 anni faccio politica e sono una persona onesta, sono pentito di aver accettato di fare il segretario amministrativo di An».
Sul senatore napoletano, infatti, ricade solo una responsabilità oggettiva avendo ricevuto la delega da Gianfranco Fini. «Ebbi un preciso mandato e quel mandato ho assolto», dichiarò al Corriere ad agosto. Più o meno le stesse parole ripetute ai magistrati romani, il procuratore Ferrara e l’aggiunto Laviani. La vendita? «Fu decisa dai vertici del partito». Il prezzo? «Non c’erano altre offerte». Tulliani? «Non so nulla, l’ho incontrato una sola volta dopo il rogito».
L’unica discrepanza si coglie con le dichiarazioni del senatore Antonino Caruso, ex aennino del Pdl e vicepresidente dei garanti il quale ricordò di aver girato a Pontone nel 2001 un’offerta di circa un milione di euro per l’appartamento.

Le dimissioni rappresentano un gesto onorevole all’interno di una vicenda nella quale l’ex leader della Fiamma, Gianfranco Fini, si è limitato a un comunicato in otto punti che ha brillato per omissioni e a qualche balbettio davanti al direttore del Tg di La7 Enrico Mentana.
Ecco perché i finiani del comitato dei garanti (il presidente Lamorte e i fedelissimi Raisi e Digilio) avrebbero chiesto, dopo quella già ottenuta ad agosto, un’ulteriore proroga di sette giorni per rendere un po’ meno dolorosa l’uscita di Pontone. Il problema non è stato solo numerico giacché gli altri sei componenti dell’organismo (Caruso, Biava, Leo, Gamba, Valentino e Petri) non sono di area finiana e, dunque, poco propensi a un ulteriore traccheggiamento. Anche l’ottantatreenne Pontone, ad agosto come dopo l’audizione dai pm romani che indagano sull’affaire monegasco, aveva espresso il desiderio di non esser più chiamato in causa. «Basta! Di conti e case non ne voglio più sapere!», avrebbe riferito agli amici di tante battaglie politiche.

Ieri sera, comunque, sia Lamorte che Raisi hanno auspicato la revoca delle dimissioni. Nella prossima riunione, il 6 ottobre, il comitato dei garanti dovrà sostituire i due dimissionari e proseguire nel proprio lavoro: scrutinare il patrimonio immobiliare dell’ex An, scegliere l’advisor contabile per Il Secolo e chiederne un bilancio preventivo prima di ulteriori trasferimenti all’house organ di Fli.

Da ieri sera, però, Gianfranco Fini e, per interposta Giancarlo Tulliani, sono più soli. Perché un anziano senatore napoletano ha deciso che il suo compito si era esaurito e che le consegne erano state rispettate. Ora qualcun altro dovrà spiegare come mai sia stato deciso di cedere al prezzo di 300mila euro un immobile che sulla carta potrebbe valere cinque volte di più. Ora qualcun altro dovrà spiegare come e perché sia stata accettata da un partito molto oculato nella gestione del proprio patrimonio l’intermediazione di un ragazzo trentenne che nel settore immobiliare era poco più di un novellino. Ora qualcun altro dovrà spiegare come mai nel contratto di affitto dell’appartamento di boulevard Princesse Charlotte compaiano le stesse firme sotto le diciture «locatore» e «locatario».




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Santo Domingo, scoop: Montecarlo, di Tulliani le due società off shore

di Redazione


Ripreso da Dagospia un articolo del Listin Diario che denuncia: "Un documento ufficiale dell'amministrazione della Repubblica di Santa Lucia, nei Caraibi, dimostra che Tulliani è titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd"



 

Santo Domingo - "Un documento ufficiale dell'amministrazione della Repubblica di Santa Lucia, nei Caraibi, dimostra che Giancarlo Tulliani è il titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd (le due società off shore che hanno comprato l'appartamento, ndr), una notizia che per la stampa italiana ed europea può rivelarsi uno scoop mondiale". A denunciare l'esistenza della documentazione chiave dell'affaire Montecarlo è Listin Diario, il più antico quotidiano di Santo Domingo, nell'articolo "Nuevo escàndalo con ministro Fini", ripreso dal sito Dagospia.

Le carte sulla casa di Montecarlo Da ieri sono al vaglio della procura di Roma i documenti sulla compravendita dell’immobile lasciato in eredità a Montecarlo da una nobildonna, Anna Maria Colleoni, ad Alleanza Nazionale, ceduto dal partito a una società off shore con sede ai Caraibi, da questa venduto ad un’altra off shore, sempre ai Caraibi, ed ora occupato da Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini. Si tratta, tuttavia, di una documentazione incompleta. Mancano, infatti, alcuni atti di natura fiscale, in particolare la parte di valore della casa di 70 metri quadri dichiarato in sede di successione, necessari al procuratore Giovanni Ferrara ed all’aggiunto Pierfilippo Laviani, titolari del procedimento, per verificare la valutazione fatta dell’immobile di Boulevard Princesse. Gli inquirenti sono già al lavoro per chiedere alle autorità del principato di Monaco, tramite un supplemento di rogatoria, l’integrazione della documentazione.

Le società off shore ai Caraibi A gettare altra carne al fuoco è il Listin Diario tirando in ballo nuove carte che dimostrano che Giancarlo Tulliani, fratello della compagna del presidente della Camera, "è il titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd". A rilanciare la notizia in Italia è il sito Dagospia che, però, avverte: "Ora due domandine sorgono spontanee: il quotidiano è in grado di fornire la documentazione? E perché mai un giornale di Santo Domingo, solo soletto, pubblica la notizia chiave della vicenda? Ah, saperlo". Le due società off shore di cui parla il quotidiano domenicano sono infatti quelle che hanno comprato l'appartamento di Montecarlo. "Una notizia - conclude il Listin Diario - che per la stampa italiana ed europea può rivelarsi uno scoop mondiale".  


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