mercoledì 15 settembre 2010

Turchia, tecnico accoltellato dal fratello in campo

La Stampa


E' accaduto nella seconda divisione turca durante il match tra Mersin e Samsunspor. Il tecnico della squadra di casa ha subito un'aggressione in cui ha rimediato sei coltellate. L'aggressore, immediatamente preso dalla polizia, altri non era che il fratello dell'allenatore. Ancora da chiarire le cause del folle gesto, ma secondo il tecnico aggredito - dichiarato fuori pericolo dopo il trasporto in ospedale - il fratello soffre di problemi psicologici.








Powered by ScribeFire.

Scuola senza banchi: a Ponte di Nona bambini a lezione seduti per terra

Il Messaggero



 

ROMA (15 settembre) - Mancano sia i banchi che le sedie. Per questo i bambini delle prime classi della scuola elementare "Via Gastinelli - piazza Muggia", nella zona di Ponte di Nona, alla periferia della Capitale, stanno facendo lezione seduti per terra. Oppure, se qualche mamma ha provveduto per tempo, su qualche sgabello portato da casa.

«I primi due giorni di scuola - spiega Valentina, madre di un alunno di prima elementare - i bambini hanno fatto lezione nella sala della mensa, ma non si poteva più fare lezione lì perché il servizio riprendeva oggi. Ci hanno assicurato che entro oggi arriveranno i banchi e le sedie ma intanto i nostri figli sono seduti per terra. Io le altre mamme siamo preoccupate anche perchè stare seduti in terra non è il massimo dell'igiene. È una situazione allucinante. La cosa assurda - sottolinea la donna - è che vogliono tutto per tempo, l'iscrizione e tutti i documenti necessari, quando poi i bambini sono costretti a fare lezione per terra».

«Quello che sta succedendo nella scuola elementare Via Gastinelli-piazza Muggia è inaccettabile e gravissimo». È il commento del segretario regionale di Cittadinanzattiva, Giuseppe Scaramuzza. «Non si possono lasciare i bambini a terra perché qualcuno non consegna i banchi e le sedie nelle aule. Nel nostro Paese - continua Scaramuzza - fino a prova contraria esiste ancora il diritto all'istruzione, anche se qualcuno sta cercando di eroderlo con l'applicazione di politiche dissennate di natura ragioneristica. Nella sanità e nella scuola non si possono limitare i servizi solo perché costano». «Ci appelliamo - sottolinea Scaramuzza - al sindaco di Roma e al presidente della Repubblica Napolitano affinché intervengano».





Powered by ScribeFire.

Sarkozy attacca la Reding a testa bassa: «I rom accoglili a casa tua»

Il Messaggero

Ue: la Reding ha parlato in accordo con la Commissione
Il governo francese si dichiara comunque disposto al dialogo




 

ROMA (15 settembre) - Il presidente francese Nicolas Sarkozy suggerisce al commissario Ue Viviane Reding di accogliere i Rom nel suo Paese, il Lussemburgo. Il suggerimento di Sarkozy alla Reding, che a Bruxelles è responsabile della Giustizia, nonché vicepresidente dell'esecutivo Ue, è stata riportata da un gruppo di senatori che oggi hanno partecipato a una colazione di lavoro con il presidente francese all'Eliseo.

Anche stamattina era arrivata una replica decisa, seppure in toni più pacati
, della presidenza della Repubblica francese: «Non si tratta di fare polemica, né con la Commissione né con il Parlamento tuttavia certe affermazioni sono semplicemente inaccettabili». Questa in un primo momento era stata la risposta alle critiche mosse ieri dal Commissario Ue alla politca francese in merito alla questione Rom.

Ieri la Reding,
commissario alla Giustizia, aveva denunciato la circolare di agosto sui Rom messa a punto dal governo di Parigi per procedere alle espulsioni «mirate», affermando fra l'altro di pensare che «l'Europa non era testimone di questo genere di situazioni dalla seconda guerra mondiale».

L'Eliseo, ricordando le precedenti sortite sull'argomento,
definite «moderate», del presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, e della stessa Reding, ha attribuito «l'inabituale» esternazione della commissaria alla polemica suscitata dalla circolare del ministero degli Interni.

La presidenza ha precisato:
«Questa circolare del 5 agosto è stata sostituita da quella del 13 settembre che il ministro degli Interni stesso ha firmato. Ora è tempo di un dialogo pacifico per trattare il fondo degli argomenti. C'è la volontà di trattare le cose sul fondo e non lasciarsi trascinare in sterili polemiche».

Sull'eventualità che il problema dei Rom sia sollevato domani
con Sarkozy a Bruxelles, l'Eliseo ha precisato che la questione «non è all'ordine del giorno» del vertice

Anche il ministro francese per gli Affari Esteri,
Pierre Lellouche, è intervenuto sulle parole della Reding, definendo le dichiarazioni del Commissario una «inopportuna scivolata».

«Viviane Reding ha parlato per conto della Commissione».
Non ci sono spaccature in seno alla Commissione europea sulla dura posizione presa ieri da Viviane Reding nell'annunciare l'avvio di una procedura d'infrazione contro la Francia per la questione dei Rom. Lo ha affermato la portavoce della Commissione di Bruxelles, Pia Ahrenkilde Hansen, durante il briefing quotidiano al palazzo Barleymont.

Quando le è stato chiesto se il presidente Barroso fosse a conoscenza dell'intervento
che la vicepresidente avrebbe fatto, la portavoce ha risposto: «Questo lavoro è fatto in coordinamento con il presidente. La Commissione lavora collegialmente». La portavoce ha poi sottolineato che «il rapporto tra Barroso e tutti i commissari è eccellente» ed ha ricordato che sul tema delle discriminazioni etniche il presidente della Commissione «si è pronunciato la scorsa settimana durante il suo discorso sullo Stato dell'Unione» davanti all'assemblea plenaria dell'Europarlamento a Strasburgo.

In quella occasione, dopo aver affermato che «non c'è spazio per razzismo e xenofobia» in Europa, Barroso aveva preso una posizione meno netta sul caso francese. Ha osservato la portavoce: «La vicepresidente Reding ieri è venuta a spiegare la situazione alla luce dei nuovi elementi emersi. Nello Stato dell'Unione Barroso non ha evocato casi specifici, ma ha parlato dei principi generali che secondo lui ci devono guidare».

Quando è stato chiesto se Barroso sia preoccupato dello scontro
con il presidente Sarkozy che ha definito «inaccettabile» la presa di posizione della Commissione, la portavoce ha replicato: «Il presidente è una persona calma ed è determinato come sempre a continuare il suo lavoro».





Powered by ScribeFire.

Repressione, Gates toglie l'alibi a Putin «Licenze Windows agli anti-regime»

Corriere della sera


La polizia russa sfruttava la scoperta di software pirata
per chiudere giornali, siti e organizzazioni di opposizione



MOSCA - Fino a ieri la Microsoft di Bill Gates offriva un alibi perfetto al governo di Vladimir Putin che voleva chiudere le organizzazioni che si occupano di diritti umani e i giornali di opposizione. I poliziotti arrivavano, sequestravano i computer e scoprivano che anche quei gruppi, come quasi tutti in Russia, usavano software della Microsoft piratato. Gli avvocati della società americana erano ben felici di spingere perché i colpevoli venissero puniti. Una delle ultime incursioni era avvenuta nella sede dell’organizzazione che si occupa dell’inquinamento nel lago Baikal, la più grande riserva di acqua dolce del mondo. La polizia ha sequestrato tutto, dall’elenco dei sostenitori ai programmi dell’associazione. Una passeggiata.

Finora Gates non aveva mai risposto alle denunce delle organizzazioni non governative russe che lo accusavano di essere la «longa manus» del regime. Poi lunedì è intervenuto il New York Times, con un lungo e circostanziato articolo nel quale si chiedeva alla Microsoft ragione del suo atteggiamento in Russia. E a stretto giro di posta è arrivata la risposta. La società che ha inventato Windows «non vuole avere nulla a che fare con simili pratiche» e ha deciso di muoversi rapidamente per togliere qualsiasi alibi al governo russo. Offrirà ai gruppi sotto tiro una licenza speciale. Inoltre Microsoft provvederà anche a pagare l’assistenza legale alle organizzazioni che si dovessero trovare comunque impelagate in una causa relativa all’uso del software. Tutto bene dunque? Non proprio perché lunedì la procura di Mosca ha tirato fuori immediatamente un altro strumento per bloccare l’attività delle organizzazioni non governative. Ha chiesto a quelle che si occupano di diritti umani di presentare entro poche ore tutta la documentazione sulla loro attività: bilanci, atti di registrazione, statuti, ricevute dei versamenti. Una massa di carte che è assolutamente impossibile mettere assieme in poco tempo.


Fabrizio Dragosei
14 settembre 2010





Powered by ScribeFire.

E sorda, costa troppo» Il Foreign Office blocca la diplomatica

Corriere della sera


E la viceambasciatrice inglese fa causa



revocata la nomina per il Kazakistan


Jane Cordell
Jane Cordell
LONDRA
- Il Foreign and Commonwealth Office ufficialmente si schiera dalla parte delle Pari Opportunità. Nel suo statuto sottolinea un chiaro impegno a rispettare il diritto di tutti a svolgere le mansioni richieste, eppure, come spesso accade, la realtà dei singoli casi è diversa. Lo è quella di Jane Cordell, 44 anni, nominata vice-ambasciatore ad Astana, capitale del Kazakistan: ha fatto causa al ministero per gli Esteri britannico per discriminazione.

La sua nomina, infatti, è stata revocata quasi immediatamente: Cordell, considerata una stella della diplomazia British, è sorda dall'età di 21 anni, quando è rimasta coinvolta in un grave incidente. Non che questo l'abbia mai ostacolata. Prima di entrare al Foreign Office si era laureata a Cambridge, aveva fatto l'insegnante e l'editor per la Cambridge University Press. Lo stesso Foreign office, dove lavora dal 2001, l'aveva mandata a Varsavia come primo segretario. Cordell è rimasta in Polonia quattro anni vincendo anche un premio per la promozione dei diritti dei portatori di handicap. Pochi mesi dopo il rientro a Londra, la gioia per la promozione a vice ambasciatore. Gioia che è durata poco.

«Impedirmi di andare nel Kazakistan - ha spiegato Cordell al tribunale - significa a tutti gli effetti mettere un limite alla mia carriera, precludere molti avanzamenti non solo a me, ma a tutti i disabili che lavorano al Foreign Office». Il ministero degli Esteri sottolinea invece che si tratta esclusivamente di una questione di soldi. Fornire gli interpreti necessari a Cordell per svolgere il proprio lavoro costerebbe, nell'arco di due anni, circa mezzo milione di sterline. Soldi che non ci sono, soprattutto adesso, con il clima di crisi e i pesanti tagli alla spesa pubblica voluti da David Cameron.

Cordell ha fatto i conti e crede che in realtà gli interpreti verrebbero a costare circa 176.000 sterline l'anno e che il Foreign Office dovrebbe quindi pagare poco più di quanto pagava a Varsavia, dove l'assistenza non le è mai stata negata. Allora perché ad Astana no? Dopotutto, fa notare, per i diplomatici con figli il Foreign office passa la scuola privata. Lei non ha figli. In confronto costa poco. È d'accordo la Commissione per l'uguaglianza e i diritti umani, gruppo che appoggia la battaglia legale di Cordell. «Il Foreign office ha un budget di 2,2 miliardi di sterline l'anno», ha fatto notare la portavoce Catherine Spain. «Le spese per l'assistenza a Jane nel quadro generale non sembrano insostenibili». Il Foreign Office, pur sostenendo di comprendere la delusione della diplomatica, non è disposto a rivedere la decisione. «In questo caso non crediamo che la spesa aggiuntiva sia ragionevole». D'altronde in genere l'assistenza ai disabili ha un tetto di 10.000 sterline l'anno, anche se ogni caso viene valutato separatamente.

Spetterà così al tribunale del lavoro di Londra decidere del futuro di Jane Cordell, se diventerà vice ambasciatore ad Astana o se invece dovrà accontentarsi di un'altra missione. Come lei aspettano con ansia gli altri 227 portatori di handicap che lavorano per il Foreign Office, di cui 52 sono all'estero. 

Paola De Carolis
15 settembre 2010



Powered by ScribeFire.

Il fotografo di Martin Luther King era un'informatore pagato dall'Fbi

Corriere della sera


Ernest C. Withers avrebbe fornito informazioni ai federali sulla vita personale degli attivisti



MILANO - Uno dei suoi più cari amici era un traditore. Ernest C. Withers, il più famoso fotografo delle marce per i diritti civili, era un informatore dell'Fbi. Whiters, amico intimo di Martin Luther King e degli altri leader della lotta per i diritti civili, avrebbe fornito numerose informazioni, in cambio di denaro, a due agenti dell'Fbi sui piani organizzativi delle marce e sulla vita personale degli attivisti per l'eguaglianza razziale.

DOCUMENTI CLASSIFICATI - I contatti segreti di Whiters con l'Fbi sono emersi quando un giornale di Memphis è riuscito ad ottenere documenti finora classificati appartenenti all'Fbi. Nei documenti la identità di Whiters è protetta quasi ovunque da un codice, ME 338-R, ma alcune pagine del documenti citano invece senza censure il nome dell'informatore.


Redazione online
15 settembre 2010





Powered by ScribeFire.

Slovenia: il giornalista in mutande al tg

Corriere della sera


Gaffe di un mezzobusto di Pop Tv: un fuorionda fa scoprire che sotto la camicia porta solo i boxer

MILANO - Camicia bianca e giacca scura d'ordinanza: come molti suoi colleghi anche l'autorevole giornalista di un tg in Slovenia si presenta di solito in questa veste davanti alle telecamere per leggere le notizie. L'inquadratura, tuttavia, non rivela cosa indossa il mezzobusto di turno sotto la vita. Stavolta però l'anchorman è stato smascherato. 


 

IL FILMATO - Il breve filmato pubblicato su YouTube è diventato un successo: un giornalista del programma di news 24ur dell'emittente commerciale slovena Pop TV appena conclusa la diretta, si gira per parlare con una sua collega; in sovrimpressione passano i titoli di coda, le telecamere non si sono ancora spente. E' a questo punto che i telespettatori scoprono cosa in realtà indossa il presentatore sotto il bancone durante il telegiornale: solo i suoi boxer. Non è chiaro se i due in quel momento fossero consapevoli di essere ancora in onda, in ogni caso sembrano più che rilassati e a loro agio con l'inconsueto abbigliamento di lui. Appena qualche giorno fa ha fatto discutere l'iniziativa di un'altra giornalista, la norvegese Pia Beathe Pedersen: durante la diretta del giornale radio dell'emittente pubblica Nrk l'audace presentatrice ha annunciato le sue dimissioni, accusando i suoi superiori di un ambiente di lavoro malsano e di mettere troppa pressione sullo staff. La giornalista ha terminato sabato scorso il singolare annuncio di due minuti dicendo che per oggi non ci sarebbero state notizie perchè comunque «nulla
d'importante era accaduto».


Elmar Burchia
15 settembre 2010

Borseggi, Roma resta medaglia d'argento

Corriere della sera

E' Barcellona la città dove i turisti subiscono di più il «pickpoket» secondo la classifica di TripAdvisor



MILANO - Barcellona batte Roma come capitale degli scippi, ma è l'intera Spagna il vero incubo dei turisti internazionali. Secondo la recente classifica stilata da TripAdvisor, il sito online di viaggi più famoso al mondo, ben 4 luoghi spagnoli sono nella top ten che mette in fila le città del mondo dove è più facile subire un borseggio. La lista è stata redatta dal popolare sito di turismo in base al numero di volte che i viaggiatori hanno usato la parola pickpocket (borseggiatore) nelle loro recensioni degli ultimi 12 mesi.


IL PODIO - Uno dei primi dati che si coglie dando un rapido sguardo alla classifica è che le città europee dominano questa poco onorevole lista: tutte quelle presenti nella top ten sono metropoli del Vecchio Continente. Barcellona conquista la vetta per il secondo anno consecutivo. I luoghi della città catalana considerati più a rischio sono le Ramblas e il mercato delle pulci de La Boqueria. Al secondo posto, come nel 2009, si piazza Roma e secondo Tripadvisor i luoghi dove avvengono più borseggi restano quelli turistici. Un anno fa la stessa notizia scatenò grandi polemiche: gli amministratori della capitale contestarono le cifre del sito web definendole «vecchie» e non aggiornate. Sul gradino più basso del podio si posiziona Parigi. Tra i luoghi più pericolosi della Ville Lumière, quinta in classifica lo scorso anno, sono segnalate le stazioni e le metropolitane: già nel 1959 il grande regista Robert Bresson aveva celebrato in scene indimenticabili l'arte del borseggio nella stazione parigina Gare de Lyon nel film Pickpocket (Diario di un ladro).

FIRENZE ESCE DALLA TOP TEN - Al quarto posto si conferma la capitale spagnola Madrid seguita da Atene, Praga, dalla provincia turistica di Alicante in Costa Brava, quindi da Lisbona e Tenerife. La vera sorpresa del 2010 è la comparsa in classifica di Londra che si piazza al decimo posto. Tra le buone notizie, invece, c'è la scomparsa di Firenze dalla top ten. Il sito di viaggi sottolinea che, anche se in questi luoghi avvengono tanti borseggi, «essi offrono la possibilità di vivere grandi esperienze e per questo devono essere visitati». TripAdvisor offre inoltre ai suoi utenti semplici e pratici consigli per evitare spiacevoli esperienze: quando ci si trova in luoghi affollati - conferma il sito web - non bisogna mai mostrare dove si tiene il portafogli, le cose preziose devono essere sempre sotto gli occhi e bisogna stare in guardia continuamente.


Francesco Tortora
15 settembre 2010





Powered by ScribeFire.

Chiuso il quotidiano online del Pdl «Attacco hacker ma torneremo»

Corriere della sera


«Diamo fastidio. Da alcuni giorni i nostri testi vengono alterati con espressioni volgari»

Sospeso l'aggiornamento di «iL Predellino.IT»


L'onorevole Stracquadanio, l'ideatore del sito «Il Predellino»
L'onorevole Stracquadanio, l'ideatore del sito «Il Predellino»
ROMA - Sulla home page del sito campeggia una scritta: «Diamo fastidio. Siamo sotto attacco hacker, ma torneremo presto». Il Predellino, quotidiano online del Pdl, è stato momentaneamente chiuso. «A seguito di un violento attacco hacker che da alcuni giorni altera con espressioni volgari i nostri testi il Predellino, quotidiano online del Pdl, ha temporaneamente sospeso le pubblicazioni». La notizia diffusa dallo stesso giornale on line, in una nota.

L'ATTACCO - «L'attacco subito dal Predellino è grave - si legge nella nota - e lede il diritto alla libera espressione. Si tratta dunque di un reato che intendiamo non lasciare impunito, anzitutto per rispetto nei confronti dei nostri lettori ed elettori. Nella giornata odierna ci rivolgeremo alla polizia postale affinché indaghi sulla vicenda e sia possibile determinare chi sia colpevole di detta situazione». «Chi pensasse di mettere i bastoni tra le ruote ad una testata, il Predellino, che sin dal sua fondazione ha fatto del rispetto dell'avversario e delle proprie idee, della coerenza e del coraggio i pilastri fondamentali del lavoro giornalistico - conclude la nota - commette un imperdonabile errore».






15 settembre 2010




Powered by ScribeFire.

Il giallo di Edoardo Agnelli Un'inchiesta tv riapre le domande

Corriere della sera


A dieci anni dalla scomparsa, dubbi ancora irrisolti



MILANO - Un «insofferente che soffriva», uno che «non vedeva possibilità di una vita felice» (Lapo Elkann, nipote). Un «adolescente perenne», un «Pollicino che si doveva confrontare con la grande storia di una grande famiglia» (Vittorino Andreoli, psichiatra). Uno che «si ribellava verso le cose costituite» (Lupo Rattazzi, cugino).

Edoardo Agnelli, figlio di Gianni e Marella Caracciolo, era di tutto questo un po'. Classe 1954. Un uomo stretto fra solitudine e filosofia, affascinato dalle religioni, deluso dalla vita. La mattina del 15 novembre 2000 si alzò di buon'ora nella sua villa, collina torinese. Infilò la giacca sul pigiama e «scappò» dalla scorta, si mise alla guida della sua Croma, imboccò la Torino-Savona e tirò dritto fino al chilometro 44,800. In quel punto - territorio di Fossano - c'è un viadotto alto 73 metri. Ed è fra i ciottoli e le erbacce ai piedi dei suoi pilastri che il corpo di Edoardo viene trovato, quella stessa mattina, dal pastore Luigi Asteggiano.

Sono passati dieci anni ma è come se il tempo si fosse fermato. Le domande restano le stesse. È stato un suicidio? E come mai nessuno lo ha visto quando ha accostato, è sceso, ha scavalcato il guardrail e si è buttato? Perché non è stata fatta l'autopsia? E se invece fosse stato un omicidio? Seguendo quest'ipotesi si finisce negli orari che non tornano: per esempio il pastore che dichiara di averlo trovato fra le otto e le otto e mezzo mentre il telepass dell'autostrada segna il passaggio della Croma alle 8.59. Poi c'è la scorta che non lo segue: come mai?

La lista delle domande senza risposta è ben più lunga. Le ha messe tutte in fila Giovanni Minoli con la sua La storia siamo noi. La puntata di giovedì 23 settembre si intitolerà L'ultimo volo (Raidue, ore 23.30) e sarà dedicata al giallo di Edoardo Agnelli, alla sua vita bruciata e a quel che resta del suo ricordo. Sette, il magazine del Corriere della Sera in edicola domani, anticipa l'inchiesta tivù con un lungo servizio (Decennale di un suicidio presunto). Nelle sue pagine un'intervista a Minoli, la ricostruzione del caso, fotografie di casa Agnelli, parte dell'intervista rilasciata a Raidue da Lapo Elkann e il profilo psicologico di Edoardo a cura di Vittorino Andreoli.



15 settembre 2010



Powered by ScribeFire.

La Corte di giustizia Ue dà torto a Lego: non ha l'esclusiva sul mattoncino

Il Messaggero



ROMA (14 settembre) - Il fabbricante di giocattoli Lego non ha l'esclusiva sulla vendita di mattoncini in plastica per le costruzioni. È quanto sostiene la Corte di giustizia Ue del Lussemburgo che oggi ha respinto un ricorso del gruppo. Il mattoncino Lego, spiegano i giudici europei, non può essere registrato come marchio comunitario: «Si tratta di un segno costituito esclusivamente dalla forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato tecnico».

Lego aveva chiesto nel 1996 di far registrare come marchio comunitario il mattoncino per impedire ai concorrenti di commercializzare prodotti simili nell'Ue. La richiesta, presentata all'apposito ufficio Ohmi, aveva provocato il ricorso di un concorrente e quest'ultimo aveva poi ottenuto l'annullamento della registrazione come marchio comunitario. A sua volta Lego aveva fatto ricorso, poi respinto dall'ufficio per l'armonizzazione dei marchi e quindi dalla Corte di giustizia Ue del Lussemburgo che oggi, di fronte all'appello di Lego, conferma la sua sentenza.






Powered by ScribeFire.

Caso Orlandi: spunta un nuovo testimone a Chi l'ha visto?

Il Messaggero



ROMA (14 settembre) - «Mi trovavo in un noto ristorante di Roma. Ho sentito due uomini legati alla banda della Magliana, e in particolare a De Pedis, parlare di una ragazzina da prelevare perché bisognava recuperare del denaro»: è quanto ha detto un uomo che ha contattato la redazione di 'Chi l'ha visto?', il programma di Raitre condotto da Federica Sciarelli.

Nella sua intervista, informa un comunicato della redazione di 'Chi l'ha visto?', il testimone specifica che si trattava di due delle persone che sono entrate ultimamente nelle indagini sul rapimento della quindicenne. Il testimone racconta anche che si è parlato di una Bmw che sarebbe stata usata per il «prelevamento» e per lo spostamento della ragazzina.

L'uomo ha anche detto di aver avuto contatti con la Banda della Magliana e, per questo, di conoscere bene le persone che sedevano al tavolo del ristorante. «So che le mie rivelazioni non faranno piacere, ma ho già messo tutto quello che so al sicuro», ha aggiunto il testimone sentito da 'Chi l'ha visto?', che si è detto disponibile a ripetere quello che ha rivelato al programma di Raitre anche alla Procura di Roma.






Powered by ScribeFire.

Genitori invadenti “sospesi” dal preside

Il Secolo xix


Il dirigente scolastico Renato Dellepiane, preside del King, il popoloso liceo classico-scientifico di Sturla che inaugura l’anno scolastico lunedi prossimo, ha appeso nell’atrio il seguente cartello a sua firma: «Fine primario del King è collaborare con le famiglie per la crescita umana e culturale dei ragazzi, è necessario, però, un rapporto di reciproca fiducia. Si invitano pertanto i genitori che desiderano che i figli siano promossi e non hanno fiducia della professionalità dei docenti e del dirigente a rivolgersi ad altre istituzioni scolastiche che ritengono più rispondenti ai loro desideri. Questo per evitare defatiganti contenziosi al termine dell’anno scolastico. Si ribadisce infine che non è possibile effettuare la scelta della sezione sulla base dell’ipotetico organico dei docenti».






Interpellato su questa originale e perentoria comunicazione, il preside fornisce senza problemi i moti che l’hanno spinto a mettere in riga le famiglie. «In questi giorni stiamo informando le famiglie sui risultati degli esami di settembre. Ci è capitato più volte di assistere a reazioni nervose e a proteste, a contestazioni vibrate, nel caso in cui i figli siano stati bocciati. Ora come a giugno. Ma se un medico dice al paziente che ha una grave malattia che fa il paziente? Lo prende a pugni?».





Powered by ScribeFire.

Morto Thomas Casarotto, il ciclista 19enne in coma

Libero







E' stata dichiarata la morte cerebrale per Thomas Casarotto, il 19enne ciclista di Schio (Vicenza) e promessa, caduto lo scorso 10 settembre durante il giro ciclistico per dilettanti del Friuli Venezia Giulia. Il giovane era caduto durante la tappa da Maniago a Gemona, picchiando la testa. La decisione di staccare la spina è giunta ieri verso le 18, al termine di un pomeriggio di osservazione da parte dell’equipe medica dell’ospedale di Udine. A dare la triste notizia è stata la società ciclistica Generali UC Arcobaleno Mestre. Nel rispetto della volontà dei genitori sono stati espiantati gli organi del ragazzo per essere donati ad altri pazienti che potranno tornare a vivere grazie al dono di Thomas.


La nota della società - "Quattro giorni di agonia non sono bastati a Thomas Casarotto per sopravvivere alle contusioni riportate nella caduta che lo ha coinvolto nel corso della terza tappa del Giro del Friuli dilettanti. Ferite che hanno stroncato la vita di un ragazzo straordinario e di una delle più belle speranze del ciclismo italiano. Un tremendo lutto ha strappato all’affetto del gruppo della Generali-Uc Arcobaleno Mestre - afferma il presidente Mauro Flora - il sorriso di Thomas, atleta leale, compagno generoso e amico di tante avventure; il suo ricordo non può lasciare impassibili quanti hanno avuto l’onore di conoscerlo e di condividere con lui tanti e tanti chilometri in sella alle due ruote. Si tratta di una grave perdita che ci lascia sgomenti e senza parole. In questo momento così difficile voglio testimoniare - aggiunge Flora - la vicinanza di tutta la squadra alla famiglia Casarotto colpita da un così tremendo lutto. Chiedo a tutti di fare sentire il proprio sostegno alla mamma, al papà e alla sorella di Thomas sia in questi momenti così difficili, sia fra qualche giorno quando i riflettori si spegneranno su questa vicenda perchè Thomas non sia dimenticato".

L’incidente - Il 19enne, cinque vittorie conquistate in juniores nel 2008 e descritto da tutti come "un ragazzo d’oro", stava partecipando alla terza tappa del Giro del Friuli under 23. Scendeva a una velocità di 80 chilometri orari dalla Sella Ciampigotto, quando è andato a sbattere violentemente contro un Suv che si trovava nella carreggiata opposta. L’impatto contro lo specchietto laterale è stato brutale: il ragazzo, nonostante il caschetto, ha riportato un grave trauma cranico.

Indagini - Intanto la Procura di Tolmezzo (Ud) ha indagato per lesioni personali colpose l’autista del Suv con cui si è scontrato Casarotto. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo, un 64enne di Monfalcone, non avrebbe rispettato l'alt dato dalle vetture al seguito della corsa e dalle motociclette ed era in movimento con il suo veicolo in senso contrario alla corsa. Sembrerebbe così cadere la prima versione fornita dall'uomo, il quale aveva detto di aver parcheggiato l'auto. Una brutta abitudine che riguarda troppi guidatori italiani e che è già costata la vita a molti giovani ciclisti (lo stesso Pantani rischiò la vita nella Milano-Torino del 1995).

15/09/2010





Powered by ScribeFire.

Montecarlo, l'ex tesoriere AN scarica Fini

Libero








Il Montecarlo Gate prosegue nelle aule del tribunale di Roma. I pm di Piazzale Clodio hanno sentito, come persona informata sui fatti, l'ex tesoriere di An Francesco Pontone. Anche se il senatore all'epoca firmò le carte per la cessione dell'appartamento alla società offshore dietro la quale si nascondeva niente meno che il fratello della compagna di Gianfranco Fini (Giancarlo Tulliani), lo stesso Pontone ha tenuto a precisare di essere stato solo un mero esecutore. In pratica, scaricando tutta la responsabilità su Fini stesso. "Fu la direzione di Alleanza Nazionale a decidere la vendita dell’appartamento di Montecarlo, in Boulevard Princesse Charlotte 14, e furono sempre i vertici del partito ad affidare al tesoriere Francesco Pontone il compito di seguire tutte le procedure". Queste le parole messe agli atti dai magistrati della procura di Roma. E chi poteva essere il "vertice" in questione se non il segretario di partito. Eppure la procura, che ha aperto il fascicolo per truffa aggravata (ancora a carico di ignoti), non convocherà Fini. Il procuratore capo Giovanni Ferrara ha ribadito che, almeno per il momento, non ci sono i presupposti per chiamare l'ex di An né il cognato Giancarlo.

Pontone mero esecutore - Per quanto riguarda il prezzo di vendita, gli inquirenti hanno chiesto se secondo lui 300mila euro fossero un prezzo congruo. Anche su questo Pontone ha detto di avere seguito le indicazioni di chi l'appartamento - lasciato in eredità dalla contessa Anna Maria Colleoni ad An - ebbe modo di vederlo. Ovvero l'allora tesoriere e capo della segreteria Donato Lamorte e la segretaria particolare di Fini, Rita Marino, i quali definirono "fatiscente" lo stato dell'immobile. I prossimi a essere sentiti in Procura saranno dunque Lamorte e la Marino. Le loro testimonianze saranno fondamentali per capire se il prezzo cui è stato venduto l'immobile era "inadeguato" alle condizioni dell'immobile stesso. I due, infatti, visitarono l'appartamento prima che il bene ereditato fosse ristrutturato.

Pontone smentisce Fini su un altro punto importante della faccenda: il ruolo di Giancarlo Tulliani. Secondo la versione "ufficiale" dei fatti diramata dal numero uno di Montecitorio, il cognato sarebbe stato l'intermediario nell'operazione di compravendita, ma Pontone nega di conoscere Tulliani. Proprio come Lamorte, che in un'intervista a Libero, aveva escluso che il fratello di Elisabetta avesse avuto un ruolo nella vendita dell'appartamento.

14/09/2010





Powered by ScribeFire.

Padova, gli ufo stavolta appaiono in città: «Rossi, silenziosi e senza scie»

Il Mattino


Dopo Este e Cittadella un avvistamento anche all'Arcella:
«È durato pochi minuti, è stato uno spettacolo emozionante»



 

PADOVA (15 settembre) - Si moltiplicano gli avvistamenti di misteriose luci nei cieli della provincia. Dopo la segnalazione dell'altro ieri, per i globi luminosi sopra Cittadella, arriva un "contatto" tutto padovano. Lunedì sera Mario Tasca, 64 anni, ha osservato a lungo una strana processione di fonti luminose in movimento sopra l'Arcella. Il testimone abita nel quartiere Borgomagno, in via Apollodoro, e ha assistito al singolare fenomeno assieme alla moglie ed alla sorella. Oltre a lui, altri lettori ci hanno telefonato per aver visto la stessa scena. Tasca, incuriosito e affascinato da quanto aveva visto, ha deciso di raccontare la sua avventura al Gazzettino.

«Lunedì sera avevo portato il cane a fare una passeggiata, poco dopo le undici - spiega Tasca - appena uscito di casa ho alzato gli occhi al cielo e mi sono accorto di questi oggetti molto luminosi, rossi e arancioni, che provenivano da nord». «Non avevano scie di fumo o scintille - continua il sessantaquattrenne - andavano verso sud, sud-ovest ed erano assolutamente silenziosi. Seguivano una traiettoria rettilinea e procedevano con velocità costante». A questo punto l'uomo, rimasto allibito per alcuni istanti, ha chiamato in strada la moglie e la sorella. Il terzetto è restato ad osservare il fenomeno per qualche minuto, scattando anche qualche fotografia. «Tutto è durato pochi minuti - conclude Tasca - poi quelle venti luci sono diventate sempre più piccole, sino a sparire del tutto. È la prima volta che mi capita una cosa del genere, ma mi piacerebbe assistere ancora allo spettacolo perché è stato un evento davvero unico ed emozionante».




L'avvistamento dell'Arcella si accoda alla lunga lista di manifestazioni misteriose che si hanno animato le notti padovane degli ultimi tempi. Domenica, ad esempio, un automobilista di Conselve aveva notato strane luci nella volta celeste mentre viaggiava sulla Postumia. Erano otto grandi sfere di colore rosso acceso, che si spostavano in linea retta e con velocità costante. Il quarantaseienne aveva avvertito telefonicamente i carabinieri di Cittadella. Dopo il primo passaggio, se n'è verificato un altro, con meno punti luminosi in formazione. Un altro caso molto simile è avvenuto a Este nella notte fra il 4 e il 5 di questo mese. Sei luci rossastre sono comparse d'improvviso sopra il centro storico, richiamando l'attenzione di centinaia di giovani a spasso fra i bar atestini. I globi, anche in questo caso di un colore rosso-arancione, hanno sorvolato lentamente le vie del centro perdendosi nelle campagne a ovest della cittadina. Subito è stata scartata l'ipotesi che si trattasse di ufo e ai più è apparso chiaro invece che le luci erano semplici lanterne cinesi: lanternine di carta quasi incorporee, lanciate alle feste e portate dal vento. Ma ora i dubbi iniziano a farsi strada.



Powered by ScribeFire.

No al burqa in luoghi pubblici» La Francia ha votato il divieto

Corriere della sera


Ammenda di 150 euro per i trasgressori e pene molto più severe (fino a un anno di carcere e 30mila euro di multa) per chi costringerà una donna ad indossare il velo


Le donne non potranno indossare il niqab in negozi, parchi, scuole e mezzi di trasporto



PARIGI - Il senato francese ha approvato oggi in via definitiva il divieto per le donne di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici. Le donne non potranno più indossare il burqa e il niqab in negozi, parchi, scuole, ospedali, mezzi di trasporto, insomma in tutti i luoghi aperti al pubblico.
Ascolta il commento del nostro corrispondente Stefano Montefiori

IL PROVVEDIMENTO - Dopo l'approvazione dell'Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento, è toccato quindi ai senatori dare il via libera al disegno di legge che prevede un ammenda di 150 euro per i trasgressori e pene molto più severe (fino a un anno di carcere e 30mila euro di multa) per chi costringerà una donna ad indossare il velo. Il provvedimento è stato seguito da numerose polemiche, ha incassato il parere negativo del Consiglio di Stato, mentre un ricorso è stato presentato al Consiglio costituzionale. 

Redazione online
14 settembre 2010



Powered by ScribeFire.

Il senatore che dirige l’aeroporto nominato anche con il voto del figlio

Corriere della sera


Il caso di Speziali del Pdl. Su Lamezia in arrivo 60 milioni di fondi pubblici

La Famiglia E L'impero nel settore dei materiali edilizi: SERVIRANNO A RIFARE LO SCALO





ROMAFra gli aeroporti calabresi e il Senato è ormai attrazione fatale: senza distinzione di schieramento. Pietro Fuda, senatore del centrosinistra, è stato amministratore unico dell’aeroporto di Reggio Calabria? Ora è toccato a Vincenzo Speziali, 79 anni, originario di Bovalino, senatore in carica del Popolo della libertà, nominato in piena estate presidente della S.A.Cal. È la società che gestisce lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, controllata al 68% da azionisti pubblici, fra cui la Regione Calabria, alcuni Comuni, le Province di Catanzaro e Cosenza. Il restante 32% è invece in mano a un assortito gruppo di privati: un assembramento nel quale c’è di tutto, dagli Aeroporti di Roma al Monte dei Paschi di Siena, alla Banca Carime, fino alla Giacinto Callipo, ditta produttrice del tonno conservato che fa capo all’imprenditore Filippo Callipo, candidato dipietrista alle ultime elezioni regionali.


La singolarità della vicenda, tuttavia, non è dovuta a questo. Intanto che un senatore in carica venga messo alla presidenza di una società controllata dal pubblico, incarico in questo caso pienamente operativo con deleghe importanti, è un fatto che oggettivamente non può passare inosservato. Al riguardo, la legge sulle incompatibilità parlamentari, tuttora in vigore, è chiarissima: fra gli altri impedimenti, i membri del Parlamento non possono avere cariche in società pubbliche. Ancora più chiara in questo caso, se si considerata che il senatore è stato designato come rappresentante della Regione Calabria nel consiglio della S.A.Cal. dal governatore Giuseppe Scopelliti. Basta leggere il primo articolo della legge 60 del 1953: «I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati per nomina o designazione del governo o di organi dell’amministrazione dello Stato». Lampante, no? Ma solo sulla carta, naturalmente, perché la storia dimostra che in un modo o nell’altro, con acrobatiche interpretazioni delle norme, le incompatibilità si aggirano sempre.


E non è finita qui. La lettura del verbale del consiglio di amministrazione che ha deciso la nomina rivela particolari sorprendenti. Per esempio, fra i consiglieri che hanno votato il nuovo presidente c’è anche suo figlio Giuseppe, che siede nel consiglio della S.A.Cal. in rappresentanza degli Aeroporti di Roma. Di mestiere fa l’imprenditore, come suo padre. La famiglia di Vincenzo Speziali ha infatti interessi assai ramificati nel settore dei materiali da costruzione, dell’edilizia e dell’energia. Imprese come la Calce Meridionale, la Laterizi solai prefabbricati, la Edilizia residenziale prefabbricata, la Servizi industriali e altre ancora.


Un gruppo nel quale riveste un ruolo pure il fratello maggiore di Giuseppe, Antonio Speziali, che è fra l’altro consigliere di amministrazione di un’altra impresa pubblica: la Società risorse idriche calabresi, controllata al 53,5% dalla Regione Calabria (il resto è del gruppo francese Veolia). La nomina risale al 23 giugno 2010, cinque giorni dopo che la Procura della repubblica di Catanzaro ne chiedesse il rinvio a giudizio per una vicenda, ha scritto l’8 settembre la Gazzetta del Sud, «di violenza privata aggravata dalla mafiosità» relativa all’aggiudicazione di un terreno. L’udienza preliminare, secondo quanto ha riferito il giornale, è fissata per il 18 ottobre. Unico a non condividere la designazione del senatore Speziali alla presidenza della società aeroportuale, astenendosi, è stato Francesco Grandinetti, il rappresentante del Comune di Lamezia Terme guidato da Gianni Speranza, esponente di Sinistra e libertà. Per «motivazioni prettamente tecniche», spiega il verbale. Ma è difficile non cogliere in questo gesto il profondo dissenso del Comune, che con il 21% è l’azionista di riferimento della S.A.Cal., per la decisione di nominare presidente di un’azienda a maggioranza pubblica un senatore in carica la cui famiglia possiede un piccolo impero nel settore dei materiali edilizi. Proprio nel momento in cui la stessa società sta per avviare un progetto di 60 milioni di euro, finanziato con fondi pubblici, per rifare l’aeroporto: operazione che richiederà un massiccio impiego di quei prodotti. E tanto più che nel consiglio di amministrazione della S.A.Cal. siedono addirittura due esponenti di quella famiglia imprenditoriale, padre e figlio.


Una situazione talmente macroscopica da aver indotto un gruppo di senatori del Partito democratico a presentare una interpellanza. Tanto surreale che nel documento non c’è nemmeno il nome del loro collega. Non ci credereste, ma le regole interne del savoir faire, a quanto pare, non consentono a un senatore di chiedere chiarimenti su un altro parlamentare mettendo per iscritto le sue generalità.


Sergio Rizzo
15 settembre 2010



Powered by ScribeFire.

Bologna, sostituiti i ricercatori che protestano

di Redazione


Il senato accademico dell'università ha deciso: entro venerdì i ricercatori dovranno dire se parteciperanno al blocco didattico contro la riforma Gelmini. Al posto di chi protesta verrano assunti dei docenti a contratto. Scuola, vince la linea della severità: in 48 ore 500 note disciplinari



 


Bologna - I ricercatori dell'Università di Bologna a un bivio. Se protesteranno contro la riforma Gelmini potranno essere sostituiti da docenti a contratto. 

Bandi per trovare alternativa al blocco I presidi dell’ateneo, infatti, stanno inviando una lettera ai ricercatori per sapere, entro venerdì alle 13, se sono disponibili a tenere i corsi per il nuovo anno accademico che comincerà nei prossimi giorni, o se aderiranno al blocco della didattica per protestare contro la riforma Gelmini. In caso di rifiuto o in assenza di risposta, "la facoltà dovrà individuare modalità alternative di copertura degli insegnamenti" e indire bandi per professori a contratto esterni.  

Le attività didattiche sono un dovere Lo ha deciso questa mattina all'unanimità il Senato Accademico, che chiede ai ricercatori una comunicazione ufficiale firmata oppure via mail ma in attesa di conferma. Nella lettera si sottolinea che "le attività didattiche rappresentano un dovere dell’ateneo nei confronti degli studenti delle famiglie, le quali, al pari nostro, stanno fronteggiando momenti di profonda crisi economica e sociale".





Powered by ScribeFire.

Gianfranco e il cognato sono i veri protagonisti Ma i Pm non li sentono

di Gian Marco Chiocci


Massimo Malpica

Roma


La notizia, quella vera, è che secondo i magistrati romani Fini e Tulliani non avrebbero niente di rilevante da dire sulla vendita dell’appartamento di Montecarlo. E questo nonostante Fini abbia espressamente dichiarato che a trovare l’acquirente sarebbe stato proprio il «cognato». Che ai pm non interessi il Tulliani inquilino è comprensibile. Che non vogliano capire meglio la genesi della vendita, invece, no. Ieri intanto il senatore di Fli ed ex tesoriere di An Francesco Pontone è stato interrogato per due ore in procura a Roma dal capo dell’ufficio Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pierfilippo Laviani. Ma a verbale si è raccontato come mero esecutore di un atto - la compravendita della casa che An ereditò da Anna Maria Colleoni - che considerava una «direttiva» del partito. Dal notaio monegasco Paul-Louis Aureglia, dunque, quell’11 luglio del 2008 era tutto pronto, e Pontone si limitò a mettere una firma in virtù della procura generale che gli aveva conferito Gianfranco Fini.


Il prezzo, quei 300mila euro - cifra risibile considerato il bene immobile che passava di mano - secondo Pontone non fu invece oggetto di alcuna trattativa, o almeno lui non ne sarebbe stato protagonista né testimone. Idem per quanto riguarda l’acquirente, o meglio il «mister x» nascosto dietro alla società offshore Printemps, con sede a Saint Lucia. E per quanto riguarda il ruolo di Tulliani: «L’ho visto una volta, a cena, tempo dopo la cessione dell’immobile», ha spiegato Pontone ai magistrati. Questi ultimi sarebbero interessati a capire se il prezzo incassato da An era davvero troppo basso, e - se è così - come mai An accettò di vendere a una cifra inferiore al valore. Sul costo però Pontone non ha potuto o voluto dire molto. Ha ribadito invece di non ricordare di aver mai ricevuto altre offerte di acquisto per quell’appartamento. Affermazione che collide con le numerose testimonianze di segno diverso, ultima quella di un ex An come Giorgio Bornacin, che al Giornale ha raccontato di aver invano girato al partito l’offerta di un gruppo di Sanremesi.


Ora toccherà all’ex capo della segreteria di Fini, Donato Lamorte, e alla segretaria del presidente della Camera, Rita Marino, sfilare a piazzale Clodio per dire ciò che sanno su quella vendita. La decisione di convocarli è legata al fatto che i due effettuarono un sopralluogo nella casa di boulevard Princesse Charlotte, riferendo di aver trovato l’appartamento in cattive condizioni. I pm vogliono comprendere se le condizioni erano così cattive da giustificare un crollo del prezzo a un quinto del suo valore. Oggi partiranno le convocazioni, nei prossimi giorni il fascicolo si arricchirà dei due verbali.



Detto dei prossimi testimoni, va ribadito, come si diceva, che la procura ha fatto sapere di «escludere almeno al momento» di voler sentire il presidente della Camera. Eppure il suo ruolo nella vicenda non sembra affatto poter essere escluso a priori. Così come stupisce che, per ora, i pm romani non siano interessati a convocare Giancarlo Tulliani, con la malintesa motivazione che la sua qualifica di «inquilino» non sarebbe attinente all’oggetto dell’indagine, la quantificazione del prezzo.
Ma è proprio Fini, nei suoi «chiarimenti in otto punti» dell’8 agosto, che affida al «cognato» un ruolo molto più centrale nella fase della trattativa che, a parole, interesserebbe gli inquirenti. È il giovane Tulliani, infatti, a parlare a Fini di una proposta di acquisto. E se Pontone non ha mai trattato il prezzo, forse proprio Tulliani e lo stesso Fini potrebbero sapere chi lo ha fissato. E perché.




Powered by ScribeFire.

Parla il re dei costruttori di Montecarlo 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'

di Gian Marco Chiocci


Il re dei costruttori monegaschi Luciano Garzelli, che si è occupato dei lavori: "Avevo contatti con la signora e col fratello. Hanno portato loro la cucina e tutti i materiali: questo è anomalo per degli affittuari". Sul prezzo: "Con 300mila euro si compra un box. Quella casa vale almeno un milione"



 

Nostro inviato a Montecarlo

Prima le presentazioni, poi le rivelazioni choc. Luciano Garzelli è l’italiano più noto a Montecarlo. Avrà una sessantina d’anni ed è uno che conta tanto, ma tanto, nel Principato di Monaco. Gode dell’amicizia personale di sua altezza serenissima Alberto e dell’intera Casa Grimaldi, ed è «il» costruttore monegasco per antonomasia in quanto amministratore delegato del colosso immobiliare Engeco fondato nel 1974 da Stefano Casiraghi. In materia di case e compravendite, da queste parti, nessuno ne sa più di lui. «È la Cassazione del mattone», scherza uno dei testimoni dell’affaire Tulliani.

E testimone prezioso dello scandalo dell’estate è proprio lui, il vulcanico Luciano, al pari del figlio Stefano che il 30 luglio raccontò al Giornale di aver presenziato ai lavori nell’appartamento di rue Princesse Charlotte 14 – quale rappresentante della società di ristrutturazione Tecabat - dove il cognato di Fini (affittuario) controllava e dirigeva direttamente in loco le operazioni di restauro (pagate dalla società off shore Timara Ltd, proprietaria dell’immobile): «Insomma, c’era un rapporto diretto tra Tulliani e Timara» disse il giovane Garzelli, poi redarguito pesantemente dai superiori per le dichiarazioni incautamente rilasciate a questo quotidiano.

Se il figlio ha ricoperto un ruolo marginale, seppur attivo, nella vicenda, il padre è il dominus dell’intera operazione. A lui s’è rivolto l’ambasciatore italiano nel Principato per aiutare l’«esperto immobiliarista» (sono parole di Gianfranco Fini) a trovare società di ristrutturazione a lui gradite per rimettere a posto la casetta monegasca donata dalla contessa Anna Maria Colleoni ad Alleanza nazionale. Incontriamo Luciano Garzelli al termine di una riunione di lavoro, di fronte al porto, a duecento metri dal pulpito da cui sventola la bandiera a scacchi della Formula uno. Si vede subito che ha molte cose da dire anche perché sovrappone concetti e precisazioni. Ecco il botta e risposta. Integrale.

Intanto una premessa, signor Garzelli. Se per l’intervista del 30 luglio suo figlio Stefano ha avuto problemi sul lavoro ce ne scusiamo ma...
«Niente, non fa niente. Ormai è tutto passato. Non ne parliamo più».

Senta oggi (ieri, ndr) il Giornale ha riportato le parole del notaio Paul-Louis Aureglia (che ratificò i due passaggi di proprietà dell’apparta­mento oggi abitato da Tulliani e che ha ipotizzato una sorta di truffa al Principato per la violazione di una legge sul diritto di prelazione sull’acquisto degli immobili «protetti» da parte del governo locale, ndr). Parla di «stronzate» fatte, di presunte truffe orchestrate intorno all’appartamento...
«(Luciano Garzelli legge il Giornale e scuote la testa). Ma lo dico pure io. Con 300mila euro a Monaco si compra un parcheggio e la cosa incredibile è che le autorità monegasche non hanno fatto alcuna operazione (di controllo, ndr)».

La potevano fare?
«E certo. 300mila euro è un prezzo sottostimato».

Scusi, ma quanto vale quell’immobile?

«Tra un milione e un milione e mezzo».

Abbiamo parlato con la Tecabat che ha ristrutturato...

«Senta, io con la mia Engeco non c’entro niente. Mi ha chiamato l’ambasciatore (Franco Mistretta, ndr) che aveva ricevuto una telefonata... - se me lo chiederà il giudice dirò da chi – Luciano c’è questa cosa da fare. Sono andato là personalmente, ho detto sono della Engeco, facciamo grattacieli, case, ponti... e mi han detto, sai siccome c’è un certo personaggio... Allora lì ho sentiti, hanno detto sono una sessantina di metri quadrati però i materiali li portiamo noi. Allora ho detto, grazie arrivederci. E me ne sono andato. E poi mi hanno richiamato».

Scusi Garzelli, ma le hanno detto che i materiali li avrebbero portati loro?
«Non “li avrebbero”, li hanno portati loro. Qui hanno messo solo in opera i materiali che hanno portato loro. La cucina, le maioiliche, il parquet, i rubinetti».

Ci perdoni, torniamo all’ambasciatore. Esattamente cosa le ha detto?
«Mi hanno chiamato per fare un lavoro qui a Montecarlo. Poi mi ha dato un telefono del signor Tulliani».

Con la signora Tulliani lei ha avuto rapporti?
«Certo. Mi ha chiamato».

Perché c’erano problemi nell’appartamento?
«Modifiche da fare, i lavori nella stanza, il muro da rompere. Il problema, insisto, è a monte. A quando è stata fatta questa vendita a trecentomila euro».

Ci perdoni l’ignoranza. Ma è normale, qui a Monaco, che un semplice affittuario scelga lui i materiali della ristrutturazione e se li faccia arrivare dall’Italia?
«Non è normale. Loro hanno fatto così. C’era anche un architetto romano che mi contattava via e-mail. Si chiama (...)».

A parte le telefonate con i Tulliani lei ha avuto anche contatti via e-mail, per lettera, via posta, diciamo così, normale?

«Scusi, ma che sta facendo il giudice lei? Io su questo punto rispondo solo al giudice. Se me lo chiede lui, glielo dico a lui. Arrivederci».



gianmarco.chiocci@ilgiornale.it




Powered by ScribeFire.

I libici mitragliavano. E i nostri finanzieri erano scesi sottocoperta

Ccorriere della sera

Obbligati dagli accordi a lasciare il ponte della nave

«Abbiamo avvertito i pescatori che i militari erano pronti ad aprire il fuoco»

Quando i libici hanno cominciato a sparare contro il peschereccio «Ariete» i militari della Guardia di finanza sono scesi sottocoperta. È l’incredibile dettaglio che emerge dai primi atti raccolti dai funzionari del Viminale incaricati di svolgere accertamenti per capire che cosa sia davvero accaduto domenica pomeriggio e stabilire se le procedure siano state rispettate. Mentre dalla motovedetta partiva la sventagliata, i finanzieri sono dovuti uscire di scena perché questo prevede l’accordo firmato dai due Paesi. Non solo. Il trattato assegna loro compiti di «supporto e addestramento». E vieta che possano «eseguire controlli sui mezzi navali individuati » e impone che salgano a bordo «in abiti civili, scevri da ogni segno distintivo».



Attraverso gli ufficiali di collegamento che si trovano a Tripoli, la commissione guidata dal prefetto Rodolfo Ronconi ha acquisito le testimonianze dei due sottufficiali che insieme ai quattro «tecnici» erano sulla motovedetta. Secondo il loro racconto «il motopesca è stato avvistato a 30 miglia dalla costa verso le 18 e subito gli è stato intimato di fermarsi». «Ariete» non ha obbedito all’ordine e anzi ha cercato di allontanarsi il più possibile. I libici hanno dunque deciso di insistere e di mettersi all’inseguimento. «Il primo avviso - hanno dichiarato i militari italiani - è stato inviato con messaggi acustici, il secondo via radio in lingua inglese, il terzo con messaggi ottici». È a questo punto che uno dei finanzieri avrebbe deciso di avvisare il comandante di «Ariete» — ancora una volta via radio—delle inevitabili conseguenze. «Quando ci siamo resi conto che non avevano intenzioni di fermarsi — avrebbe spiegato il finanziere — abbiamo deciso di avvertirli che i libici erano determinati a fare fuoco. I militari che erano con noi a bordo della motovedetta erano pronti ed è stato in quel momento, cioè quando sono partiti gli spari ad altezza di scafo, che siamo scesi sottocoperta». Secondo la versione fornita dai libici «il comandante della motovedetta ha deciso di intervenire tentando l’abbordaggio perché gli occupanti del peschereccio stavano commettendo un reato: erano entrati in acque internazionali per la pesca di frodo». È proprio questa la violazione più evidente del trattato bilaterale visto che più volte nel testo si ribadisce come il «pattugliamento marittimo viene effettuato ai fini di contrastare l’immigrazione clandestina». Non c’è alcuna deroga, non è possibile intervenire se non per effettuare attività di «controllo, ricerca e salvataggio».

Libia, i colpi sul peschereccio italiano


Già questa mattina il capo della polizia Antonio Manganell
i
dovrebbe riferire al ministro dell’Interno i primi risultati dell’indagine amministrativa. L’intesa italo- libica specifica che «gli italiani in missione sono sottoposti alle leggi del Paese ospitante e non possono essere chiamati a rispondere di quanto commesso da altri ». E questo porterebbe ad escludere che i finanzieri possano essere indagati per un eventuale favoreggiamento nel reato di tentato omicidio ipotizzato dalla procura di Agrigento. Rimane però il problema delle regole di ingaggio e dunque del ruolo che è stato loro assegnato.

In queste ore la Farnesina ha ribadito la necessità di chiarire in maniera netta come le motovedette debbano essere utilizzate soltanto nell’attività legata all’immigrazione clandestina. Un modo per evitare eventuali contestazioni in sede europea riguardo alle violazioni sui trattati relativi alla pesca, ma anche alla definizione delle frontiere marittime. Discorso più complesso riguarda i compiti assegnati ai finanzieri che salgono a bordo.
Il Viminale non appare propenso a modificare lo status di «osservatori e addestratori» per evitare che poi si possa chiedere ai nostri militari di avere un ruolo operativo durante le attività effettuate in mare, comprese quelle di respingimento che avvengono in acque internazionali. Ma è lo stesso prefetto Manganelli a chiarire che «una decisione sarà presa al termine degli accertamenti in corso». E chissà se già questa sera se ne parlerà durante il ricevimento organizzato all’ambasciata libica per festeggiare l’anniversario della Rivoluzione che nel 1969 ha portato Gheddafi al potere che vede tra gli invitati numerosi esponenti delle istituzioni italiane.



Fiorenza Sarzanini
15 settembre 2010

Powered by ScribeFire.


Montecarlo, Pontone ai pm: vendita decisa da An

di Redazione



L'ex tesoriere del partito per due ore davanti al procuratore capo di Roma Ferrara: "Ho fatto quello che mi è stato chiesto dal partito". I pm volgiono stabilire se il prezzo di vendita dell'appartamento, attualmente abitato da Giancarlo Tulliani, sia congruo. Si attendono le rogatorie dal Principato






Roma - È durata poco meno di due ore l’audizione di Francesco Pontone, senatore del Pdl ed ex tesoriere di Alleanza nazionale, ascoltato in procura a Roma in merito all’inchiesta sulla vendita dell'appartamento di Montecarlo, ceduto ad An dalla nobildonna romana Anna Maria Colleoni. Il reato ipotizzato dagli inquirenti, dopo la denuncia presentata da rappresentanti de La Destra, è quella di truffa aggravata.

L'interrogatorio Davanti al procuratore capo, Giovanni Ferrara, il parlamentare ha ricostruito le varie fasi che hanno portato alla vendita dell’immobile alla società offshore Printemps Ltd: l’atto di cessione avvenne l’11 luglio 2008, l’appartamento fu venduto per 300mila euro. Il parlamentare avrebbe ribadito che la vendita dell’appartamento è stata una decisione presa "dal partito". Pontone, che non ha depositato alcun memoriale, ha spiegato ai pm di essersi limitato ad eseguire quanto era stato stabilito da An e che per l’appartamento non è a conoscenza di altre offerte di acquisto oltre a quella presentata dalla società offshore.

Il valore Rispetto al valore dato all’abitazione di Boulevard Princesse Charlotte gli inquirenti hanno messo in programma l’audizione del deputato del Pdl, Donato Lamorte, e Rita Marino, segretaria particolare dell’allora presidente di An, Gianfranco Fini. I due effettuarono un sopralluogo dopo l’avvenuta donazione dell’immobile da parte della nobildonna romana: l’obiettivo dei pubblici ministeri è, quindi, quello di definire lo stato in cui versava materialmente l’immobile prima della vendita. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il valore dell’appartamento, circa 70 mq, sarebbe stato fissato da uno studio professionale di Montecarlo.

Le rogatorie Al momento, comunque, a piazzale Clodio non è giunto ancora nessun documento dal Principato di Monaco che la procura ha sollecitato all’inizio del mese scorso tramite rogatoria internazionale. I magistrati dovranno ricostruire, carte alla mano, i vari passaggi che hanno portato alla cessione, per circa 330mila euro, dell’abitazione da parte della Printemps alla Timara Ltd. Entrambe sono società off-shore con sede ai Caraibi, nella isola Saint Lucia. Le due finanziarie hanno la stessa sede sociale (Manoel St n.10, Saint Lucia) e stessa data di "nascita": 30 maggio di due anni fa. La procura, infine, ribadisce che al momento ritiene che non ci siano i presupposti per convocare negli uffici di piazzale Clodio il presidente della Camera e il fratello della sua compagna, Giancarlo Tulliani, attuale affittuario dell’appartamento.







Powered by ScribeFire.