martedì 14 settembre 2010

Ruba l'identità di un medico per lavorare in ospedale, denunciato

Corriere della sera


Il trentenne, che aveva un diploma di terza media, faceva i turni al pronto soccorso. Ha curato 300 pazienti tra Bussolengo, Moncalieri e Pordenone


VERONA - Prima medico specializzato in medicina estetica, poi chirurgo di pronto soccorso. Il tutto senza avere in mano una laurea, anzi, senza nemmeno il diploma di scuola superiore. A finire nel mirino dei carabinieri (sono intervenuti i Nas di Padova e la compagnia di Verona) e della polizia municipale di Verona, un trentenne di origine veneziana ma residente ne capoluogo scaligero, Matteo Politi, titolare fino allo giugno del centro estetico con sede a Verona «Medical & Beauty s.r.l.», poi tra luglio e agosto, «medico» sotto falso nome in diverse strutture pubbliche e private del nord Italia. Una «carriera», la sua, iniziata con un grande obiettivo, essere accettato come medico a tutti gli effetti e, magari, aprire un ambulatorio privato. Dopo aver effettuato per un anno iniezioni al botulino a centinaia di clienti del suo centro estetico (di cui risultava essere l’unico medico), il salto nella sanità «che conta».

Con una singolare operazione di «clonazione» di identità: vistosi rifiutare la prima domanda di lavoro perché l’Ordine dei medici di Venezia aveva scoperto che lui non era in possesso di alcuna laurea, Politi ha pensato di usare il nome di un professionista già presente nell’albo con cui condivideva il cognome, il cardiologo leccese Vincenzo Luigi Politi, vittima suo malgrado della truffa. Gli è bastato aggiungere ai due nomi il suo, Matteo, falsificare la carta d’identità, per ottenere tramite cooperative di medici dei lavori, nella maggior parte dei casi sostituzioni estive. Passando per il pronto soccorso di quattro strutture: l’ospedale di Isola della Scala e l’Orlandi di Bussolengo (in provincia di Verona), il Santa Croce di Moncalieri (Torino) e la casa di cura «Policlinico San Giorgio» di Pordenone e svolgendo la funzione di medico di guardia nelle case di cura private «Villa Gemma» di Gardone Rivera e «Villa Barbarano» di Salò (Brescia). In meno di un mese, prima che lo scoprissero e lo denunciassero le forze di polizia, aveva avuto in cura quasi trecento pazienti. Solo il caso ha voluto che non gli capitasse tra le mani un «codice rosso», ossia un paziente in pericolo di vita. Ulteriori accertamenti hanno rivelato che Politi non ha mai svolto operazioni chirurgiche, ma si è limitato a interventi non invasivi, come la chiusura di ferite con punti di sutura.

Annuncia ulteriori controlli l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto: «I miei più sinceri complimenti ai Nas dei Carabinieri ed alla Polizia Municipale di Verona che hanno abilmente smascherato questo impostore, responsabile di un reato molto grave perché con i suoi imbrogli ha rischiato di mettere a repentaglio la salute della gente - spiega Coletto -. Per quanto riguarda l’attività svolta da questo signore in eventuali strutture pubbliche o convenzionate in Veneto chiederò immediatamente ai responsabili di verificare dove ha esercitato, con che mansioni, e se è stato seguito il corretto iter per l’accensione del rapporto di lavoro o di collaborazione. Se emergerà qualche mancanza prenderemo le determinazioni del caso».

Davide Orsato
14 settembre 2010






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Verona, sequestrate 10 milioni di uova conservate tra topi ed escrementi

Corriere della sera

Operazione dei Nas nei magazzini di una ditta
che riforniva note industrie dolciarie nazionali


MILANO - Dieci milioni e 300 mila uova, per un valore commerciale di due milioni di euro, «conservate a temperature non idonee, con percolati di uova rotte, tra insetti, roditori e relativi escrementi», sono state sequestrate dal Nas dei carabinieri in un magazzino di una ditta di Verona specializzata nella fornitura di ovoprodotti destinati a note industrie dolciarie nazionali.

LE ISPEZIONI - Oltre al magazzino, i militari di Padova hanno ispezionato anche «l'area di sgusciatura e lavorazione della ditta dove sono state riscontrate diffuse situazioni di sporcizia, risalenti alla precedente lavorazione» e hanno quindi richiesto all’Autorità sanitaria «l'inibizione all’uso dell'intera linea di lavorazione dell’azienda stessa fino all’adeguamento ai regolari criteri igienici». Il sequestro ha permesso di impedire l'eventuale utilizzo delle uova nella preparazione di sottoprodotti destinati quali ingredienti in prodotti dolciari da forno, come ad esempio i panettoni, i pandori, ma anche merendine di produzione industriale


(fonte: Apcom).


14 settembre 2010






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Fa il sindacalista: carabiniere nei guai

Il Mattino di Padova


E' finito nel mirino dei suoi superiori perchè tra i fondatori dell'associazione "Pastrengo", considerata pericolosa dall'Arma per "possibile deriva sindacale". Per questo il maresciallo Vincenzo Bonaccorso, 50 anni, carabiniere da 26, vicecomandante della stazione di Rubano, rischia la consenga del rigore, cioè una sorta di "arresti domiciliari"

di Paolo Baron

Il colonnello Vincenzo Bonaccorso
Il colonnello Vincenzo Bonaccorso


PADOVA. E' finito nel mirino dei suoi superiori perché tra i fondatori dell'associazione Pastrengo, sodalizio considerato pericoloso dall'Arma dei carabinieri per «possibile deriva sindacale». Per questo il maresciallo Vincenzo Bonaccorso ora rischia la consegna di rigore.

Che in termini non militari significa una specie di arresti domiciliari. Vincenzo Bonaccorso, 50 anni, carabiniere da 26 anni, residente a Padova, è vice comandante della Stazione dei carabinieri di Rubano, in via Veneto, presidio territoriale che dipende dalla Compagnia di Padova e dalla Legione Veneto.

L'ASSOCIAZIONE. Il maresciallo Bonaccorso, insieme ad altri militari, nel 1999 ha fondato l'associazione Pastrengo a cui il ministero della Difesa nel agosto 2007 (ministro era Arturo Parisi) ha revocato il nullaosta per possibile «deriva sindacale» (i militari e quindi anche i carabinieri non possono essere rappresentati sindacalmente a differenza dei poliziotti e dei secondini), salvo poi essere smentito dal Tar del Lazio nel novembre dello stesso anno. Ma la diatriba continua (anche perché l'associazione è formalmente «congelata»): tanto che contro il vice comandante di Sarmeola è stato aperto (dal Comando di Padova) un procedimento disciplinare per aver partecipato (nel novembre del 2009 a Bruxelles e nel marzo del 2010 a Berlino) a due convegni dell'Euromil, associazione europea che riunisce sotto un'unica sigla tutte le associazione militari dell'Ue, senza permesso.

IL PERICOLO. Il fatto è che secondo l'Arma l'Euromil «è un'associazione europea di organizzazioni militari che conta la partecipazione di circa 30 associazioni militari provenienti da 24 paesi con la finalità di rappresentare i diritti e gli interessi personali degli iscritti». Apriti cielo. Il segretario generale dell'Euromil Emmanuel Jacob ha protestato e anche l'Osce (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) nella figura del capo dipartimento dei diritti umani Robert Jan Uhl, ha fatto sapere di ravvisare la lesione dei diritti umani «che da sempre vengono negati agli appartenenti alle forze militari italiani». Sempre l'Osce avrebbe manifestato l'intenzione di convocare in Italia una conferenza internazionale a cui chiedere di partecipare il Ministro della Difesa, il Capo di Stato maggiore e il comandante generale dell'Arma dei carabinieri.


LA PETIZIONE. Nel frattempo, entro la fine di settembre i vertici dell'Arma decideranno se punire il maresciallo Vincenzo Bonaccorso con la «consegna di rigore». Sull'altro fronte l'Euromil, sul suo sito, ha «postato» una petizione per dare solidarietà a Bonaccorso a cui hanno già aderito 630 persone, fra civili, militari, poliziotti, politici italiani ed europei. Una specie di raccolta firma per salvare il «soldato Ryan», al secolo maresciallo Bonaccorso.

Secondo Euromil, la punizione andrebbe a cozzare con una serie di protocolli firmati dall'Italia fra cui la Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo, gli articoli 20 e 23 del Patto internazionale sui diritti politici e delle loro libertà fondamentali, l'articolo 11 del Trattato sociale europeo, l'articolo 5 della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'articolo 12 del trattato di Parigi per una Nuova Europa, ma soprattutto la libertà di associazione sancita dall'Osce per quel che concerne gli aspetti politico militari di sicurezza.

LE REAZIONI. In soccorso del soldato «Ryan-Bonaccorso» sono arrivate anche la Cgil e il Partito della Rifondazione Comunista. «Per incoronare ancora una volta il mio Paese come zimbello d'Europa sul tema dei diritti dei militari - scrive Deborah Bruschi della Cgil sul sito Ficiesse (Finanzieri, cittadini e sicurezza) - l'associazione degli ufficiali svedesi, indignati, ha inviato una lettera di protesta all'ambasciata italiana a Stoccolma in merito della consegna di rigore inflitta a Bonaccorso». E parlando del provvedimento la Bruschi sottolinea che «al maresciallo vengono inflitti "i domiciliari" e a breve si procederà severamente a controllare che il maresciallo Bonaccorso non si affacci neanche alla finestra».

SOLIDARIETA'.«Ho conosciuto diverso tempo addietro il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Bonaccorso - aggiunge Alessandro Leoni responsabile nazionale della Prc "Apparati dello Stato" - ed ho colto subito in lui quelle caratteristiche che ogni carabiniere o altro lavoratore con le stellette dovrebbe avere: senso del dovere, coraggio, consapevolezza dei propri come degli altrui diritti, alto senso della dignità, adesione non semplicemente formale ai valori e ai principi della nostra Costituzione. Insomma, quello che ognuno dovrebbe ritenere essere le caratteristiche individuali di un degno rappresentante dello Stato democratico. Promotore di un'associazione, la Patrengo appunto, tesa a riunire i militari dell'Arma al fine di fornire legittima e diretta rappresentanza ad una categoria di cittadini troppo spesso strumentalizzati dal potere politico-istituzionale, generoso quanto demagogico a parole, nelle dichiarazioni come insensibile e ostile nei fatti.

La vicenda che lo vede, ormai da anni, contrastato protagonista è emblematica dell'arretratezza e della meschinità culturale e giudirica che permea la gran parte del ceto politico italiano. Fenomeno certamente non nuovo, ma che in questi decenni si è ulteriormente allargato e incancrenito. Oggi il maresciallo Bonaccorso rischia provvedimenti non solo disciplinari. E ciò è semplicemente intollerabile. La difesa del suo onorevole e coraggioso operato per la dignità dei lavoratori con le stellette è un dovere di tutti».

(14 settembre 2010)




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E il vecchietto balla «Tu vuò fa' l'americano» remix a piazza Montesanto

Il Mattino


NAPOLI (14 settembre) - Pappa l'americano, è il video che ritrare un simpatico anziano ballare la versione dance di Tu vuo' fa' l'americano. Uno spettacolo a piazza Montesanto a Napoli che sta facendo il giro del web.




Il signor pappa l'americano



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Mail/ Il portiere più scemo del mondo? Per Ippoliti è napoletano

Il Mattino



  

Non capisco come si possa permettere sulle tv statali di insultare così apertamente i Napoletani, senza che nessuno in studio abbia corretto il tiro o fermato tale aggressione verbale. Mi riferisco a quanto successo durante la Domenica sportiva andata in onda il 12 sett. dove il sig. Ippolito, che ha sostituito il sig. Teocoli senza averne in più nè l'ironia nè la simpatia... e credo anche l'intelligenza, ha ripreso un video intitolato "IL PORTIERE PIU' SCEMO DEL MONDO" vedi corriere.it, e cosi commenta....il video lo avete già visto ma noi lo riproponiamo... ecco un portiere NAPOLETANO......e ripete ...il portiere è NAPOLETANO perchè esulta (???).
E' chiaro il portiere è Napoletano perchè è SCEMO!!!!.
Già in passato il suo predecessore il sig. Teocoli era scivolato sulla facile ironia sui napoletani e sui soliti luoghi comuni... a' pizza... a muzzarrell ..o' mariuol'..., ma questo non è bastato al direttore di RAIDUE, rete in quota alla LEGA, sostituendolo con altro personaggio che ha messo tutto in chiaro fin da subito.
Spero che date seguito a questa denuncia chiedendo le scuse di quel signore e l'immediato allontanamento... cosa gradita ai Napoletani ma anche a tutti gli affezionati della Domenica Sportiva.

Distinti saluti

Tommaso Izzo

(14 settembre)





Portiere para rigore ed esulta mentre la palla entra in porta HD BY TONYPARY



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Montecarlo, il notaio sente puzza di bruciato

di Stefano Lorenzetto



Paul-Lous Aureglia stipulò il rogito dell'immobile svenduto da An e dato in affitto a Tulliani: "E' stata fatta una stronz...". E sul mancato diritto di prelazione: "C'è stata una truffa in questa storia". Da oggi a Roma gli interrogatori sull'affaire Montecarlo: Pontone davanti ai pm





 
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Ho trascorso un paio d’ore con Paul-Louis Aureglia, in questo momento il suddito più blindato del Principato di Monaco. È il notaio nel cui studio, al nu­mero 4 di boulevard des Moulins, l’11 luglio e il 15 ottobre 2008 avvennero i due passaggi di proprietà dell’apparta­mento di boulevard Princesse Charlotte 14 lasciato in eredità da Anna Maria Col­leoni, la contessa nostalgica del fasci­smo che nel testamento aveva nomina­to erede universale dei beni mobili e im­mobili «il partito Alleanza nazionale nel­la persona del suo attuale presidente onorevole Gianfranco Fini come contri­buto per la buona battaglia». Il notaio Aureglia è tenuto al segreto professionale. Non può e non vuole né farsi intervistare né rilasciare dichiara­zioni sull’intricata vicenda. Tuttavia nel corso del nostro incontro informale ha pronunciato un icastico giudizio circa il fatto che l’abitazione rogitata nel suo stu­dio sia attualmente affittata a Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, compa­gna di Fini: «È stata fatta una stronzata». E s’è anche lasciato andare a un’afferma­zione che mi sento in obbligo di riferire: «C’è stata una - comme on dit? - truffa in questa storia». Forse non era il termine più appropria­to che voleva dire. Ma rende l’idea.

L’incontro con Aureglia, a conoscenza della mia profes­sione, è avvenuto domenica sera fra le 21 e le 23, alla pre­senza di otto testimoni, in una villa fra Romagnano e Az­zago, frazioni del Comune di Grezzana (Verona), dove il professionista monegasco ha poi trascorso la notte con la moglie. Considerato che ero stato invitato in una casa privata, per riservatezza non dovrei darne conto. Però la Carta dei doveri del giornali­sta sancisce che il cronista «ri­cerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse» e che «la responsabilità del giorna­lista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qual­siasi altra». Per cui derogo al­le regole del bon ton privato e mi attengo alla priorità del­l’interesse pubblico.

Il dottor Aureglia non è un professionista qualsiasi. Su designazione del Consiglio della Corona,fa parte dell’Al­to Consiglio della Magistratu­ra presieduto dal ministro della Giustizia, Philippe Nar­mino. È una persona dai mo­di molto gioviali, di bassa sta­tura, lo sguardo guizzante, una mimica facciale che ri­corda quella dell’attore Louis de Funès e una vaga so­miglianza col generale Ro­berto Speciale, ex comandan­te della Guardia di finanza. Nato nel 1941, è sposato con una milanese di padre trenti­no e di madre friulana. Ha fat­to il notaio per 40 anni. Nel 2008, praticamente subito dopo aver registrato il primo passaggio di proprietà del­l’immobile ereditato da An, s’è ritirato e ha lasciato le redi­ni dello studio alla figlia, Na­thalie Aureglia Caruso.

Il pubblico ufficiale finito involontariamente al centro del caso Fini è figlio di Louis Aureglia (1892-1965), insi­gne giurista studioso di dirit­to costituzionale, che fu sin­daco di Monaco dal 1933 al 1944, presidente del Consi­glio nazionale, membro del Consiglio della Corona e pre­sid­ente dell’Union démocra­tique nationale. Il Principato ha intitolato alla memoria del padre una strada che, iro­nia della sorte, dista 250 me­tri dalla casa dove abita Gian­carlo Tulliani. La nonna pa­terna proveniva dalla Valle di Blenio, precisamente da Aquila, minuscola località in Comune di Dangio, dove il notaio ha una casa di vacan­za, 70 chilometri a nord di Lu­gano. «Oggi sembra impossi­bile, ma agli inizi del Nove­cento nel Canton Ticino si moriva di fame», racconta Aureglia. «Mia nonna emi­grò giovanissima, con altri parenti, per andare a lavora­re negli alberghi in Francia. Di cognome faceva Cima. Un giorno è venuta da me con due bottiglie di grappa una si­gnora Cima, legata a una di­stilleria veneta, reduce da in­­fruttuose ricerche in quella sperduta vallata, dove s’era spinta sulle tracce dei propri antenati».
Per i suoi natali, per i suoi incarichi nell’ordinamento giudiziario e anche per i 37 anni passati al vertice della Federazione monegasca del­la scherma, della quale è oggi presidente onorario, Paul-Louis Aureglia vanta una lun­ga consuetudine con Casa Grimaldi e ha intrattenuto cordiali rapporti sia col prin­cipe Ranieri III che col figlio Alberto II, sul trono dal 2005. Il notaio si riferisce all’al­loggio occupato dal giovane Tulliani chiamandolo «que­sto famoso appartamento», il che un po’ contrasta con l’asserito disinteresse per lo scandalo: «Non ho seguito, non leggo i giornali italiani, me ne hanno riferito gli ami­ci ». Aureglia specifica d’aver conosciuto il senatore Fran­cesco Pontone, né potrebbe dichiarare diversamente, vi­sto che nel primo rogito, quel­lo dell’ 11 luglio 2008, egli stes­so certifica che il parlamenta­re italiano «agisce in nome e per conto dell’Associazione di diritto italiano denomina­ta “Alleanza nazionale”, par­tito politico sotto il codice fi­scale numero 80204110581, in virtù dei poteri generali che gli sono stati conferiti, in particolare allo scopo di di­sporre dei beni sociali, dal si­gnor Gianfranco Fini nella sua qualità di presidente del­la detta associazione».

Circa i compratori, il nota­io si limita a raccontare d’es­sere stato contattato «dagli uf­fici che rappresentano le so­cietà » nel Principato, dove per società debbono inten­dersi Jaman directors Ldt, al­la quale fa capo Printemps Ltd, e Janom partners Ltd, al­la quale fa capo Timara Ldt, tutte con sede in una mode­sta palazzina verde al nume­ro 10 di Manoel street, a Ca­stries, capitale di Saint Lucia, nelle Piccole Antille, paradi­so fiscale caraibico. Tutte so­cietà manovrate dagli stessi personaggi e tutte costituite in coppia nel medesimo gior­no: Jaman e Janom il 2 no­vembre 2005, PrintempseTi­mara il 30 maggio 2008. E tut­te con lo stesso capitale socia­le: 1.000 dollari statunitensi. Ma chi sono i soci occulti di Jaman directors, Printemps, Janom partners e Timara? Inutile chiederlo ad Aure­glia: «Il notaio non può sape­re chi c’è dietro. Si limita a controllare che le società sia­no state regolarmente costi­tuite e dispongano di coordi­nate bancarie ». Come ampia­m­ente documentato dal Gior­nale , Alleanza nazionale ven­de a Printemps per 300.000 euro l’11 luglio 2008 e Prin­temps rivende a Timara per 330.000 euro il 15 ottobre suc­cessivo. Spiega il notaio: «Pri­ma mi hanno mandato i do­cumenti dell’eredità Colleo­ni, indispensabili per la devo­luzione ( il passaggio dalla de­fun­ta ad An stabilito nel testa­mento, ndr) . Poi il partito ha deciso di vendere il bene a una società».

È così che l’11 luglio 2008 si presentano nel suo studio il senatore Pontone in rappre­sentanza di An e, per l’acqui­rente Printemps, «il signor Bastiaan, Anthonie Izelaar, amministratore delegato del­la società, residente a Mona­co, avenue des Guelfes, 4; e il signor James Walfenzao, am­ministratore della società, re­sidente a Monaco, avenue Sa­int Roman, 7, nelle loro quali­tà d­i direttori della società de­nominata “Jaman directors Ltd”», si legge nell’atto di compravendita. 

Il secondo rogito, quello che il 15 ottobre attesta la ven­dita da parte di Printemps a Timara, vede presenti nello studio del notaio Nathalie Au­reglia Caruso, figlia di Paul-Louis, il già citato Izelaar, che agiva in nome e per conto del­la società Printemps, e Susan Elizabeth Beach, residente in avenue Princesse Grace 31, Monaco, in rappresentan­za dell’acquirente Timara. Nell’unica nota ufficiale in otto punti diramata da Fini a sua difesa lo scorso 7 agosto, nel tentativo di rintuzzare l’inchiesta del Giornale , il presidente della Camera ha commesso l’errore di scrive­re al punto 7: «La vendita del­l’appartamento è avvenuta il 15 ottobre 2008 dinanzi al no­taio Aureglia Caruso e sulla natura giuridica della società acquirente e sui successivi trasferimenti non so assoluta­mente nulla ». Clamoroso au­togol, perché a rigor di logica Fini non avrebbe dovuto sa­pere nulla di questo secondo passaggio di proprietà: è in­fatti l’11 luglio e non il 15 otto­bre, nello studio del padre Paul-Louis e non della figlia, che Alleanza nazionale sven­de a un quinto del suo reale valore di mercato l’apparta­mento ereditato dalla contes­sa Colleoni.

«È un affare italiano, ades­so », commenta laconico Au­reglia. Ma poi si lascia sfuggi­re un dettaglio tutt’altro che trascurabile riguardante «l’ufficio che controlla i soldi sporchi», testuale, ovviamen­te a Monaco. «C’è stata una ­comme on dit?- truffa in que­sta storia. Il Principato aveva il diritto di prelazione». E cita due leggi in base alle quali i servizi finanziari del Princi­pato possono esercitare «il di­ritto di comperare al posto di chiunque altro un immobile o un fondo di commercio, a seconda della qualità del be­ne posto in vendita, pagando un 10 per cento in più». Per­ché al 14 di boulevard Prin­cesse Charlotte non fu fatto valere questo diritto di prela­zione­e si lasciò che l’apparta­mento venisse affittato al gio­vane «cognato» del presiden­te della Camera? Tanto più che il condominio in questio­ne ri­entra per legge nella cate­goria «protégé» in quanto co­struito prima del settembre 1947:«Un tempo era sede del­­l’hotel Windsor, quindi si tratta di un immobile di pre­gio ».

Al momento del congedo, Paul-Louis Aureglia mi confi­da il suo rammarico per gli in­giusti sospetti che si sono ad­densati anche sulla sua per­sona: «Io non so niente di questa storia. Eppure un gio­vane italiano residente a Montecarlo mi ha criticato su Internet, sostenendo che io sarei complice. Avrei volu­to replicare. Ma poi mi sono ricordato che mio padre fu oggetto di un’analoga insi­nuazione quand’era in politi­ca. Scrissi un articolo in sua difesa e lo sottoposi al princi­p­e Ranieri per una lettura pre­ventiva. Dopo qualche gior­no Sua Altezza mi fece sapere che sarebbe stato meglio so­prassedere. Se tu rispondi, l’altro rincara la dose.Se inve­ce tu non rispondi, la cosa si ferma». Più che la regola Grimaldi, si direbbe il metodo Fini.

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it




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