domenica 22 agosto 2010

In 2.400 mischiano Mentos e Coca

Corriere della sera


Esplosione record in Messico


video

La tomba del Pd

Il Mattino


Sposetti commemora l’anniversario della morte di Togliatti, i centristi si dissociano. E Bersani resta al mare.


Le corone di fiori sulla tomba di Togliatti al Verano


Avete trascorso il vostro agosto rosi dal dubbio? Non riuscite più ad alzarvi senza chiedervi che fine hanno fatto il Pd e Pier Luigi Bersani? Finalmente potete rilassarvi. Certo, il segretario è ancora desaparecido. Gli ultimi avvistamenti parlano di un resort nel sud della Sardegna, a Costa Rei. Ma il partito c'è, è vivo e lotta insieme a noi.

Al cimitero del Verano di Roma. Ieri mattina, infatti, il partito ha deciso di lanciare un forte segnale al Paese. Annunciata in pompa magna con un comunicato stampa il giorno precedente, si è celebrata, intorno alle 9.30, la commemorazione del 46° anniversario delle morte di Palmiro Togliatti. L'orario e l'ultimo scorcio di vacanze ha probabilmente impedito una massiccia partecipazione, ma una decina di militanti ha comunque deposto tre corone di fiori all'interno del mausoleo del Pci: una per il Pd, una per i Ds (anche loro tutt'altro che defunti), una per la Federazione della sinistra (somma di Rifondazione comunista e Pdci).


Tra i presenti l'ex tesoriere della Quercia Ugo Sposetti, Vanio Balzo del coordinamento della Segreteria dei Democratici, Dino Tibaldi, Luciano Jacovino e Alfio Nicotra. Quest'ultimo, membro del consiglio nazionale della Federazione della Sinistra ha spiegato che «in giorni come gli attuali, in cui sia le conquiste democratiche che quelle dei lavoratori sono messe in discussione alla radice, ricordare Togliatti significa ricordare che solo una sinistra italiana forte ed autorevole può difendere la democrazia».

In attesa di sapere se sarà lo spirito di Togliatti a guidare la campagna di mobilitazione «porta a porta» che verrà lanciata a settembre, i Democratici riescono anche a dividersi. Merito di Arturo Parisi che indignato si rivolge al segretario: «Di fronte alla commemorazione di una morte è sempre spiacevole porsi interrogativi che possono sembrare inopportuni, ma qual è il motivo che induce il Pd a ricordare il 46° anniversario della morte di Palmiro Togliatti con una cerimonia al Verano e la partecipazione di un rappresentante della segreteria del partito, dandone comunicazione con una nota dell'ufficio stampa?»


Nessuna risposta. Ma forse l'ex ministro della Difesa non ha notato che le commemorazioni sono state una delle principali attività agostane del partito. Il 19, infatti, sempre annunciata da una nota ufficiale, il Pd ha ricordato con una messa nella basilica di San Lorenzo fuori le mura il 56° anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi. Anche lì polemica assicurata, ma stavolta con il ministro Gianfranco Rotondi che si è permesso di sottolineare come, alla celebrazione, non fossero presenti big democratici (c'erano al contrario Gianni Letta, Oscar Luigi Scalfaro e il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo). Chissà, magari i big del partito sono così disperati, che preferiscono, piuttosto che commemorare i defunti, pregare i santi.



Nicola Imberti
22/08/2010






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La luna si sta restringendo

Repubblica

Lo studio pubblicato dalla Nasa ha studiato migliaia di immagini dove appaiono delle sorprendenti scarpate 

(di Luigi Bignami)


La provocazione dell'artista: in auto con 25 navigatori

Repubblica

L’artista Garvin Nolte li ha installato tutti nella sua auto e li ha accesi contemporaneamente. In tutti, naturalmente, è stata impostata la stessa destinazione e tutti danno indicazioni al guidatore. In tedesco. Secondo Nolte l’installazione ha a che fare con “l’influenza che gli altri hanno sul nostro percorso di vita in maniera astratta”. Quindi dovremmo guardare il video per capire quando è il caso di seguire ciecamente le indicazioni generate automaticamente da una macchina e quando, invece, sarebbe meglio attivare il cervello 

Case e patrimonio: la Tulliani querela Gaucci, Libero, il Giornale e Panorama

Il Messaggero


La compagna di Fini: «Acquisti legittimi e fatti incontrovertibili. E' una campagna diffamatoria»


  

ROMA (22 agosto) - «È intollerabile che Gaucci finga di ignorare la realtà», così come «che certa stampa amplifichi le sue mendaci dichiarazioni». Cosi Elisabetta Tulliani, in una nota, prende direttamente posizione non solo sulla vicenda della vincita all'Enalotto ma anche sulla legittima proprietà della sua abitazione e di quella dei suoi genitori. Tulliani sottolinea di aver già dato mandato ai suoi legali «di assumere ogni iniziativa giudiziaria in sede civile e penale nei confronti di Luciano Gaucci nonché del settimanale Panorama e dei quotidiani Libero e Il Giornale».

Proprio oggi Gaucci ribadisce le sue posizioni in una intervista che il quotidiano diretto da Vittorio Feltri
pubblica con grande risalto e con un titolo a nove colonne in prima pagina. «Alcune ricostruzioni fornite in questi giorni da organi di stampa su immobili di mia proprietà sono frutto - afferma - di una scelta deliberata di ignorare l'evidenza al fine di gettare discredito sulla mia persona per intuibili ragioni politiche» «È falso - aggiunge- che l'appartamento ove attualmente dimoro sia stato acquistato dal Gaucci o da società del Perugia calcio. È invece documentalmente provato che l'appartamento in questione, sito in via Conforti 52, scala D, era della Valbo Srl e che quindi ho acquistato da questa società».

È inoltre «falso - continua - che il miniappartamento acquistato dalla Katape,
di cui sono proprietari i miei genitori e non io, sia attualmente oggetto di azioni giudiziarie: infatti a seguito di una sentenza della Cassazione è stata già accertata la legittimità dell'acquisto». Per quanto riguarda poi il caso Enalotto afferma: «È falso che il Gaucci vanti diritti su una vincita essendo anche in questo caso documentato che la vincita è di mia esclusiva pertinenza». «Trattandosi di fatti incontrovertibili è intollerabile - conclude - che Gaucci finga di ignorare la realtà nel disperato tentativo di ribaltare gli esiti giudiziari. Al contempo è gravissimo che certa stampa amplifichi le sue mendaci dichiarazioni omettendo ogni forma di controllo.




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Banca fantasma, qualcuno avvertì i soci «Attenti, Cacciapuoti è un truffatore»

IL Tempo



di Carla Di Napoli


NAPOLI (22 agosto) - Un plico anonimo, con carte e documenti, spedito a ogni singolo membro del Consiglio di amministrazione della mai nata Banca popolare del Meridione e ad alcuni membri del comitato promotore. È accaduto nei giorni degli ultimi fotogrammi della vicenda, prima che quest’ultima diventasse storia giudiziaria, e prima che Raffaele Cacciapuoti si rendesse irrintracciabile. Immediatamente prima che cominciasse la pioggia di denunce.

Un misterioso personaggio che aggiunse ai documenti inviati ai destinatari una letterina dai toni quasi irridenti: «Ma volete sapere chi è veramente il vostro presidente, Raffaele Cacciapuoti? Eccolo: un inaffidabile, un truffatore», e giù con accuse anche più gravi, sempre riferite ad attività contemplate dal codice penale. Uno che ben conosceva l’ingranaggio, perché forse era una talpa. Uno che doveva albergare in via Santa Brigida. Uno che sapeva e non aveva parlato prima, perché gli aveva fatto comodo così, fino a quel momento.


O, chissà, qualcuno che aveva conosciuto il “principe” per altre vie e voleva mettere in guardia quelle persone.


Chi aveva interesse a screditare il “nobile di Montebello”, ma senza esporsi? Anche su questo misterioso episodio dovranno lavorare i pm della sezione reati finanziari della Procura di Napoli, il procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli e il pm Francesco Raffaele, che si occupano del caso con l’ausilio della Guardia di Finanza, i cui uomini hanno apposto i sigilli a tre uffici cui facevano capo l’attività del comitato promotore della BpM tra Napoli e Salerno.


Ai primi di settembre dovrebbe partire la fase due delle complesse indagini, che attualmente vedono i finanzieri passare al vaglio centinaia di documenti e tanti assegni, nei quali c’è scritta la vera storia della banca squagliatasi al sole d’estate come un grande cono gelato. Dalla ragnatela degli assegni e dei titoli, esaminati dagli inquirenti con molta attenzione, potrebbero saltare fuori anche i nomi di cosiddetti soci occulti, i personaggi dei quali sono a caccia gli investigatori e che non figurano in nessun elenco dei sottoscrittori.


Nomi che potrebbero anche risultare inquietanti, capaci di spaventare più di una persona che ruotava intorno al progetto della BpM, gente abituata a trafficare nel sottobosco anche della criminalità organizzata. Un vero e proprio secondo livello che potrebbe aver operato accanto e parallelo al progetto della banca.


E mentre la famiglia di Raffaele Cacciapuoti verserebbe in precarie condizioni economiche, tanto da pensare - la moglie Roberta Zicari - di inoltrare al più presto ai pm un’istanza che le consenta di vendere alcune fotocopiatrici di uno degli studi ai quali la magistratura ha apposto i sigilli, per provvedere alle primissime necessità, si viene a sapere che un ingegnere e un architetto di un importante studio di progettazione di Napoli, che avrebbe al suo attivo l’arredamento di oltre 150 banche, ad aprile fecero un sopralluogo nella sede di via Santa Brigida, angolo via Verdi, perché avevano avuto incarico di occuparsi del restyling della sede.


Un progetto che sarebbe dovuto risultare nelle intenzioni del presidente Cacciapuoti molto glamour e che sarebbe stato pure avviato dai professionisti. Una mossa che evidenzierebbe la volontà di Cacciapuoti di procedere all’apertura della banca, nonostante i pasticci e i punti oscuri di cui era disseminato l’iter.




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Egitto, rubato un Van Gogh da 39 milioni Il Cairo: nessun arresto, tela non si trova

Il Mattino

Il ministro della Cultura smentisce il ritrovamento
del quadro e l'arresto di due italiani


  

ROMA (22 agosto) - Continua il giallo sui "Papaveri" di Van Gogh, la tela rubata sabato pomeriggio in un museo del Cairo, dopo l'annuncio del ministro della Cultura Faruk Hosni, circa l'arresto di due italiani e il ritrovamento del quadro, poi smentito in nottata. E' stato lo stesso ministro Hosni a smentire quanto da lui stesso dichiarato poche ore prima, cioè che i "Papaveri", il cui valore è stimato intorno ai 39 milioni di euro, era stato recuperato dalla polizia che aveva arrestato una coppia di italiani che stavano cercando di lasciare il Paese all'aeroporto del Cairo. «L'informazione riguardo al ritrovamento del quadro era imprecisa - ha detto Hosni - e l'inchiesta per determinare come sia stato rubato e per cercare di recuperarlo continua. Non c'è stato alcun arresto, né tantomeno di cittadini italiani».

La comunicazione ufficiale sul fatto che nessun italiano è stato arrestato per la vicenda del furto del Van Gogh è stata formalizzata anche al console aggiunto Caterina Gioiella, che sta seguendo la vicenda.


Si puntava sulle telecamere per chiarire l'accaduto,
ma un responsabile del servizio di sicurezza del museo ha comunicato che allarme e telecamere non funzionavano ormai da molto tempo. Il Mahmud Khalil, che ospita una delle più importanti collezioni d'arte europea del XIX e XX secolo in Medio Oriente, sarebbe quindi privo di un sistema di sicurezza. «I responsabili del museo - ha detto il funzionario, chiedendo l'anonimato - hanno detto di aver cercato i pezzi di ricambio necessari per aggiustare telecamere e allarme, ma di non averli trovati».

La tela intitolata "I Papaveri" misura 35x30 centimetri,
è valutata più di 39 milioni di euro ed è stata staccata con un taglierino dalla sua cornice. Nel museo Mahmud Khalil il quadro era esposto accanto a opere di Monet, Renoir e Degas. Era già stato rubato nel 1977 e la polizia egiziana aveva impiegato dieci anni a recuperarlo.




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Cedolare secca. E l'inquilino diventa un controllore fiscale

Corriere della sera

In caso di evasione del proprietario, la denuncia può portare a sconti sul canone. La mappa delle riduzioni


Le nuove regole

In caso di evasione del proprietario, la denuncia può portare a sconti sul canone. La mappa delle riduzioni



MILANO - Con l'introduzione delle nuove norme fiscali sulla cedolare secca, l'inquilino ha tutto l'interesse di verificare se il suo contratto di locazione è registrato e che lo sia per la cifra realmente pagata. La norma infatti introduce un'inedita forma di conflitto di interessi tra chi possiede la casa e chi la occupa: lo schema di decreto legislativo prevede che se il Fisco viene a scoprire la mancata o l'incompleta registrazione di un contratto di locazione applicherà, oltre a una sanzione tributaria che può arrivare al 400% della cedolare secca, anche l'adeguamento automatico del contratto, che si presumerà iniziato alla data dell'accertamento tributario e avrà la durata normale di quattro anni automaticamente rinnovati di altri quattro alla prima scadenza. Il canone sarà pari a tre volte la rendita e con adeguamento annuo all'indice Istat ridotto al 75%.

LE CONSEGUENZE CONCRETE - In concreto ciò significa per l'inquilino, che per salvaguardare i suoi diritti si trasformi in informatore, poter pagare dalla metà a un quinto rispetto ai canoni di mercato. Se proprio vogliamo dare una media, partendo dal presupposto del Fisco, secondo il quale la media dei canoni di mercato si aggira attorno a 8 volte la rendita catastale, significa pagare quasi due terzi in meno.
Abbiamo effettuato un computo su due case reali a Milano: il primo è un bilocale di circa 50 metri in zona residenziale servita dalla metropolitana: si affitta a 800 euro al mese e ha un valore catastale di 780 euro: con la riduzione automatica il canone mensile scenderebbe a 195 euro. Un trilocale in centro da 90 metri paga 2000 euro al mese e vale per il fisco 2100 euro; con la mannaia sul contratto il canone scenderebbe a 525 euro...

In realtà il Fisco ha molti modi per venire a conoscere se una casa è affittata senza registrazione: ad esempio controllando l'intestazione delle utenze, ma si tratta di procedure lunghe e che avvengono solo a campione: la «perfidia» della norma sta nel fatto che l'inquilino potrà effettuare una segnalazione alla Guardia di finanza o all'Agenzia delle entrate. Il cittadino lo può già fare oggi ad esempio quando non riceve uno scontrino da un negoziante, ma qui sono in ballo interessi molto più concreti. Nella realtà del mercato bisognerà poi verificare quanto gli inquilini saranno informati dei loro diritti e quanto saranno disposti a rinunciarvi per quieto vivere.

SERVE O NON SERVE?
- Nelle locazioni residenziali urbane almeno nelle grandi città il fenomeno dell'evasione totale dell'Irpef derivante dagli affitti è un fenomeno abbastanza raro, o meglio è raro il caso in cui si provi a non registrare del tutto il contratto (anche perché l'inquilino a quel punto potrebbe anche smettere di pagare); il caso più diffuso è quello di accordi che mascherino la reale entità del contratto, con pagamenti parzialmente in nero o altri escamotage di dubbia legittimità come finte vendite di mobili: anche in questi casi l'inquilino intraprendente ha con le nuove norme un'arma per farsi abbassare il canone. Il provvedimento invece rischia di servire a ben poco per le locazioni di breve durata (come quelle turistiche o a studenti) dove l'evasione è un fenomeno massiccio: se l'inquilino non ha interesse a restare per anni nella casa non ha nei fatti nessun guadagno nel fornire informazioni alle autorità sul proprietario: se infatti il contratto venisse ricondotto alle condizioni standard delle locazioni residenziali, il canone si ridurrebbe ma ci si assumerebbe anche l'obbligo di riconoscere sei mesi di preavviso al proprietario qualora si voglia lasciare la casa prima di quattro anni. 



Gino Pagliuca
22 agosto 2010

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Spesa per invalidità: boom nelle Regioni del Sud

di Gian Battista Bozzo


Dal 2005 è cresciuta del 22%. E gli assegni finiti nel Mezzogiorno sono il 60% in più di quelli del Nord. Record di esborsi in Campania. La lombardia è il territorio più "sano". L'Inps farà 200mila verifiche nel 2010 e 600mila da qui al 2012



 

Proprio quarant’anni fa, nell’estate del 1970, esplose una rivolta senza precedenti a Reggio Calabria. Vi furono cinque morti, duemila feriti, ottocento arresti; la città venne messa a ferro e fuoco. L’anno dopo, per placare i reggini, il governo Colombo s’inventò investimenti per la creazione di 10 mila posti di lavoro (fra questi, il centro siderurgico di Gioia Tauro) e, dice la vulgata, concesse 20 mila pensioni di invalidità.

Sono passati quarant’anni, ma evidentemente il malvezzo resiste nel tempo. Dal 2005 al 2009 la spesa per le pensioni d’invalidità è cresciuta del 21,7%. Il bilancio dello Stato per l’anno scorso evidenzia un esborso di 15,504 miliardi di euro, in aumento del 18,7% rispetto ai 13,054 miliardi del 2008. Sui 2 milioni e seicentomila invalidi, poco meno della metà (1,1 milioni) degli assegni viene erogata nel Mezzogiorno e nelle Isole; 540 mila vengono assegnati al Centro e 950 mila al Nord.

Questo significa, spiega il Tesoro nella Relazione generale sulla situazione economica del Paese, che su ogni cento abitanti ci sono 5,5 pensionati di invalidità al Sud, 4,5 al Centro e 3,4 al Nord. La classifica per Regioni vede in testa la Campania, con 328.119 assegni di invalidità. Ma in rapporto alla popolazione, la Regione più «invalida» d’Italia è l’Umbria con 6,52 pensioni ogni 100 abitanti. La Regione più «sana» è la Lombardia con 3,38 invalidi ogni cento abitanti.

La spesa per le pensioni d’invalidità è in aumento costante, fatta eccezione per un momento di pausa nel 2006. Un dato su cui il governo, e in particolare il ministero dell’Economia, ha acceso i riflettori. Perchè l’esplosione degli assegni d’invalidità dai primi anni del decennio in poi? Durante la dura polemica con le Regioni durante l’iter della manovra economica - culminata con il «cialtroni» rivolto ai governatori che non sanno spendere i fondi europei - Giulio Tremonti ha espresso così il suo punto di vista: «I governatori hanno minacciato la restituzione delle delghe? Se intanto le Regioni ci ridanno la delega per i controlli sulle pensioni d’invalidità, siamo assolutamente d’accordo».

L’acusa del ministro, fra le righe, è evidente. Dopo la riforma del titolo V della Costituzione, che redistribuisce le competenze fra Stato, Regioni ed enti locali (ma anche con le precedenti riforme Bassanini), il primo accertamento delle condizioni sanitarie di chi richiede l’invalidità è competenza delle Regioni, attraverso le commissioni Asl. In buona sostanza, qualcuno ne avrebbe approfittato per cercare consenso elettorale. Come si spiega il cieco napoletano «beccato» a guidare tranquillamente l’automobile? O l’inchiesta della magistratura di Siracusa su un possibile voto di scambio attraverso assegni di invalidità falsi? Gli esempi potrebbero essere innumerevoli.

Dall’inizio di quest’anno, però, le pratiche illegali si sono fatte molto più difficili. Dal 1 gennaio scorso, nelle commissioni regionali, è sempre presente un medico dell’Inps; ed allo stesso istituto è stata assegnata l’ultima parola sui riconoscimenti di invalidità ed handicap. La manovra economica, approvata in luglio dal Parlamento, chiede all’Inps di effettuare almeno 100 mila controlli quest’anno, e di arrivare a 250 mila sia nel 2011 che nel 2012. In totale fanno 600 mila verifiche. Ma l’istituto ha fatto di più, raddoppiando a 200 mila i controlli di quest’anno: sono già state inviate 100 mila lettere raccomandate, e altre 100 mila stanno per partire in settembre. Entro 15 giorni, i destinatari devono inviare tutta la documentazione sanitaria che giustifica la pensione; se non lo fanno, vengono convocati per una visita di controllo.

E che non si tratti di verifiche di routine lo dimostrano alcuni dati relativi al 2009. In base a circa 200 mila accertamenti, l’Inps ha disposto la sospensione di un assegno su sette nella media nazionale. Ma uno su tre è stato revocato in Basilicata, quasi uno su cinque in Sardegna. E dunque il Mezzogiorno si conferma primatista nella concessione diciamo «avventata» di pensioni d’invalidità. Così gran parte delle verifiche si concentrerà nelle Regioni meridionali in cui l’assegno di invalidità è stato visto come una forma di sostegno al reddito, proprio come avvenne a Reggio Calabria nel 1970.




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Fini e la cabala del numero 5

IL Tempo

Nelle vicende del presidente della Camera c' è una curiosa ricorrenza numerologica. Ma cinque è anche il simbolo del primo canale televisivo del Cav, l’origine del suo successo.




Gianfranco Fini sembra attratto, vedremo se più o meno fatalmente, dal numero 5. Al 5 per cento della Camera, per esempio, è risultato corrispondere il gruppo autonomo che egli, pur essendo il presidente dell'Assemblea e dovendosi perciò considerare super partes, ha voluto costituire dopo la rottura con Silvio Berlusconi. Che non è certamente avvenuta all'improvviso, ma al termine di una lunga e ostinata azione di contrasto, diciamo così, condotta dal presidente della Camera. E cominciata già prima del congresso fondativo del Pdl, quando Forza Italia e Alleanza Nazionale avevano prenotato l'unificazione presentando liste comuni alle elezioni politiche del 2008 e realizzando gruppi altrettanto comuni nel nuovo Parlamento.


Il 5 per cento della Camera, in verità, non si è ripetuto a Palazzo Madama, dove i dieci senatori accorsi al richiamo di Fini sotto la sigla Fli costituiscono meno del 4 per cento dell'Assemblea. Ma i finiani sperano di allargarsi puntando, fra l'altro, sul soccorso del presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Pisanu, rimasto sinora nel gruppo del Pdl ma espostosi con parole di comprensione e condivisione per il presidente della Camera. Al 5 per cento ammonta il credito elettorale attribuito ai finiani dal sondaggista Nicola Piepoli, anche a costo di fare drizzare i pochi, anzi i pochissimi capelli a quello «sfigato» di Pier Luigi Bersani. Al cui partito, il Pd, già indebolito dalla concorrenza dello scomodo alleato Antonio Di Pietro sul fronte del giustizialismo, sembra che Fini possa sottrarre tre dei cinque punti che gli sono stati vaticinati.


A conti fatti, quindi, Berlusconi avrebbe più da guadagnare che da rimettere se alle prossime elezioni trovasse Fini tra i concorrenti e gli avversari, visto che le distanze fra i due maggiori partiti, il Pdl e il Pd, aumenterebbe a proprio favore. Il 5 per cento è la parte che il presidente del gruppo finiano della Camera, Italo Bocchino, si è affrettato a dichiarare di non condividere del programma che Berlusconi ha annunciato di voler esporre il mese prossimo al Parlamento per verificare, con un dibattito e un voto di fiducia, quanto "congrua" sia la maggioranza di centrodestra.

E se valga o no la pena di tentare la prosecuzione della legislatura sino al naturale epilogo del 2013. O se valga o no la pena, invece, di anticipare i tempi di una crisi per far valutare dal capo dello Stato, che ne ha e ne rivendica spesso la competenza costituzionale, l'opportunità o meno di restituire subito la parola agli elettori. Con l'aria di volersi pregustare un rifiuto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e il conseguente tentativo di allestire in caso di crisi un governo di decantazione o di altro nome, il costituzionalista Andrea Manzella ha scritto l'altro ieri sulla Repubblica che «i cimiteri parlamentari sono pieni di governi che si ritenevano insostituibili o inamovibili».


Ma mi permetto, senza il titolo di professore, solo con i ricordi di un giornalista purtroppo di lungo corso, che i cimiteri elettorali sono anch'essi pieni di Camere sciolte anzitempo per l'impossibilità di portare a termine regolarmente il loro mandato. Sono riuscito a contare ben otto elezioni anticipate negli ultimi 38 anni di storia repubblicana, svoltesi cioè con un intervallo minore dei regolari cinque anni rispetto al turno precedente. Segnalo, in particolare, le elezioni anticipate del 1972, del 1976, del 1979, del 1983, del 1987, del 1994, del 1996 e del 2008. Sbaglio, amico Manzella, o no? Si è dovuto arrendere, d'altronde, alle elezioni anticipate lo stesso Napolitano, ricorrendovi due anni e mezzo fa, dopo la caduta dell'ultimo governo di Romano Prodi e l'inutile tentativo affidato all'allora presidente del Senato Franco Marini di allestire un'altra maggioranza o combinazione ministeriale per la sopravvivenza della legislatura.


Sono 5 anche i punti del programma messi a punto dal presidente del Consiglio per la verifica parlamentare di settembre. Dovevano essere quattro, in verità, ma Ignazio La Russa, uno dei tre coordinatori del Pdl e ministro ex An della Difesa, è riuscito a fare aggiungere il tema della sicurezza a quelli dell'economia, della giustizia, del sud e del federalismo: forse allo scopo - dicono i maligni - di mettere di più alla prova gli ex colleghi di partito, già spiazzati e sfiancati dalle posizioni non proprio di destra maturate da Fini in materia di immigrazione.

Che confina molto con la sicurezza, se non lo ingloba. Sarei curioso di sapere se il numero 5 entrò a suo tempo anche nella combinazione vincente della famosa giocata al lotto della convivente di Fini: quella che si vorrebbe all'origine, con l'aiuto del suo allora compagno Luciano Gaucci, delle fortune del clan familiare di Elisabetta Tulliani. In tal caso il presidente della Camera potrebbe trovare la circostanza incoraggiante sul piano esoterico anche per la sua svolta politica. Ma gli consiglio di non dimenticare che il 5 è un numero ancora più magico per Berlusconi, avendone segnato con l'omonimo canale televisivo la straordinaria fortuna di editore, con tutto quello che n'è seguito.

Francesco Damato
22/08/2010




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Titanic, l’ultima sfida ora è in 3D

La Stampa


Salpa oggi la più grande esplorazione mai compiuta sui resti del transatlantico.
Le fasi in diretta su Facebook e Twitter



FABIO POZZO

È pronto a ritornare nell’abisso della leggenda anche Paul-Henri Nargeolet, l’uomo che ha passato più tempo sul Titanic dopo il suo affondamento.

Comandante in pensione della Marina militare francese, pilota di sommergibili, direttore dell’«underwater research» della Rsm Titanic Inc., la società di Atlanta che nel 1994 ha ottenuto il diritto di recupero (ma non la proprietà) delle memorabilia di quel tragico naufragio, Nargeolet ha già compiuto più di trenta immersioni sul relitto, per un totale di 600 ore, ma questa - giura lui - sarà la summa di tutte le esplorazioni precedenti. La più innovativa e tecnologicamente avanzata delle spedizioni finora organizzate sui resti del Titanic, dopo la loro scoperta da parte di Jean-Louis Michel e Robert Ballard, nel settembre del 1985. Ma soprattutto, la spedizione che ha il compito di far «risorgere» la nave più famosa della storia.

Il capitano Nargeolet, capelli bianchi spruzzati di grigio e volto segnato dalla salsedine, salperà oggi da St. John, la più antica città del Nordamerica e principale di Terranova, dalla quale Guglielmo Marconi nel 1901 effettuò il primo collegamento radiotelegrafico transoceanico, avvicinando per sempre quest’enorme isola brunita che si affaccia su uno dei tratti più infidi dell’Atlantico alla Cornovaglia. Sarà a bordo del «Jean Charcot», una nave oceanografica lunga 76 metri dotata delle più moderne diavolerie per l’esplorazione abissale, a cominciare dagli Auv (autonomous underwater vehicle), un sottomarino-robot che può navigare sott’acqua autonomamente, senza la necessità di essere collegato via cavo (come i Rov, anch’essi a bordo) alla centrale operativa sul «Charcot». E poi, sofisticati sistemi sonar, con occhi che possono bucare anche i sedimenti del fondale, e telecamere tridimensionali, che dovranno mappare i resti del «quasi inaffondabile».

Sì, «quasi». Perché l’ingegnere progettista del Titanic, Thomas Andrews, aveva detto «pratically unsinkable», e se questa sua onesta precisazione - «quasi», appunto - non fosse stata eliminata, parecchi passeggeri non si sarebbero imbarcati fidandosi della proclamata inaffondabilità della nave, specialmente i molti di loro che avevano avuto sinistre premonizioni. Sappiamo, invece, come è andata quella notte tra 14 e il 15 aprile 1912. La velocità eccessiva, l’iceberg, la collisione, i rivetti e bulloni scadenti secondo alcune teorie, la nave che si spezza in due tronconi principali (tre, secondo il libro di Brad Matsen, «Titanic’s Last Secrets»), le oltre 1.500 vittime e i poco più di 700 sopravvissuti (Millvina Dean è stata l’ultima a morire, nel maggio 2009, a 97 anni)...

Quel che invece non conosciamo è anzitutto la massa complessiva del relitto, della quale almeno il 40% del volume ci è ignoto, e poi che cosa sia effettivamente rimasto di questo sepolcro di ferro e acciaio, dopo 98 anni d’oblio trascorsi a 3.800 metri di profondità (560 chilometri da St. John). Che cosa di esso è sopravvissuto all’azione infestante dei microorganismi marini, batteri e funghi che «mangiano» il metallo; alla carezza abrasiva delle correnti, alla corrosione galvanica e all’azione dell’uomo, che con le sue spedizioni è andato a violare il Titanic.

«Staremo molto attenti a non toccare la nave. È come qualsiasi operazione o intervento chirurgico esplorativo: c’è sempre un certo rischio, ma abbiamo fatto tutto il possibile per garantire le immersioni in modo da non modifica in alcun modo il sito» spiega David Gallo, della Woods Hole Oceanographic Institution, co-leader della spedizione, che può contare anche sugli esperti del Noaa, l’ente federale americano che vigila sugli Oceani, e sull’appoggio - anche finanziario: si parla di milioni di dollari - dell’Rms Titanic Inc.

Gli archeologi oceanografici e tecnici, una sessantina, dovranno anche dirci quanto il relitto potrà ancora resistere. Ponti, sezioni, paratie, infatti, sono già collassati, sbriciolati. Nargeolet e soci effettueranno prelievi e studi. E ricostruiranno per la prima volta in 3D, ogni minimo dettaglio. «Una volta elaborati i risultati si potrà navigare all’interno del Titanic come in un videogame» assicurano. E lo potremo faremo anche noi: la spedizione, che durerà venti giorni, nonostante l’esclusiva di Nbc News e Peacock Productions, si potrà seguire in diretta su Facebook, Twitter e YouTube. Così, davvero, il Titanic ritornerà a galla. Virtualmente, dagli abissi.




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I giudici croati: "Ridate le case agli italiani"

La Stampa

L’Alta Corte estende agli stranieri il diritto di restituzione dei beni confiscati dopo il ’45




FRANCESCO MOSCATELLI, PAOLO STEFANINI

Via Radic 35. Centro di Zagabria. È questo l’indirizzo della speranza per gli italiani di Istria e Dalmazia che da oltre mezzo secolo sognano la restituzione delle loro proprietà nazionalizzate dalla Jugoslavia socialista. Con una sentenza storica, l’Alta Corte croata ha convalidato la decisione del 2008 di un tribunale amministrativo: la palazzina di via Radic 35 dovrà tornare alla sua antica proprietaria, Zlata Ebenspanger, una donna ebrea di origini croate, ma cittadina brasiliana.

Una svolta. Finora le leggi di denazionalizzazione, approvate dalle nuove repubbliche indipendenti dopo la dissoluzione della Jugoslavia del Maresciallo Tito, non avevano mai esteso agli stranieri il diritto alla restituzione delle proprietà confiscate. Anche in Croazia: i croati potevano riavere i beni (o un indennizzo), gli stranieri no. «Come se la proprietà privata dipendesse dalle varie cittadinanze», commenta un soddisfatto Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana e deputato al parlamento croato (un seggio è riservato alla minoranza): «Aspettavamo da anni una sentenza del genere. Pochi credevano in un verdetto favorevole. Sembra invece che lo Stato di diritto abbia funzionato».

Dall’indipendenza della Croazia, nel 1991, sono 4.211 i cittadini stranieri che hanno avviato al Ministero della Giustizia di Zagabria l’iter per la restituzione dei beni espropriati dopo il 1945. In testa gli italiani (1.034), seguiti da austriaci (676), israeliani (175) e tedeschi (143). Ma per capire i limiti e la portata della sentenza dell’Alta Corte serve un ripasso di geografia e soprattutto di storia, in quest’area di frontiere mobili e di grandi tragedie, tra guerre, foibe e il doloroso esodo dei giuliano-dalmati.

Dopo la guerra, Tito confiscò tutti i beni degli italiani che, costretti dal crescente clima d’odio, avevano abbandonato i territori dell’Istria e della Dalmazia. Il Trattato di Pace di Parigi del 1947 stabilì in 125 milioni di dollari la somma di riparazione che l’Italia doveva versare a Belgrado per i danni bellici. Le autorità socialiste (anche se questo non era previsto dal Trattato, che anzi garantiva il diritto di proprietà) iniziarono ad attuare confische di massa, giustificando il comportamento proprio con la questione del mancato risarcimento. Nessun successivo Trattato (Osimo nel 1975, Roma nel 1983) ha risolto la questione.

La Jugoslavia si era impegnata a pagare per i beni nazionalizzati ma, con la dissoluzione, tutto è finito nelle tasche dei nuovi Stati. Così, solo per la Croazia, visto che si tratta in gran parte di palazzi e ville lussuose, il conto potrebbe arrivare a 500 milioni di euro. La possibilità di restituzione aperta dalla sentenza dell’Alta Corte riguarda solo una particolare categoria di cittadini stranieri privati dei loro beni.

Innanzitutto, per il risarcimento, la domanda deve essere stata presentata entro il febbraio del 2003. E poi, per gli italiani, è più problematica la situazione dei molti a cui case e terreni furono nazionalizzati dopo il Trattato del 1947 perché non sono nella lista già stilata allora delle restituzioni. E la paura ulteriore, come spiega il presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota, è che finisca come in Slovenia, dove molte proprietà sono state vendute dallo Stato ai privati, rendendo impossibile la restituzione. «Per evitarlo - riflette -, l’Italia dovrebbe sottoscrivere un accordo bilaterale che congeli la situazione».

Conosce bene queste insidie la signora Anita Derin, capodistriana doc, che spera ancora di poter tornare nei luoghi della sua infanzia. «Siamo scappati nel 1947, quando avevo dodici anni - racconta -. Un partigiano con i baffoni neri entrò e si prese la mia cameretta: il letto per sé, il divano per il suo cane lupo. Mi rimangono solo le chiavi d’ingresso e un pezzetto di muro, che ho recuperato anni dopo. Oggi la villa ospita alcuni uffici e non amo vederla così. Tutte le notti, prima di addormentarmi, torno con il pensiero a sessant’anni fa. Ricordo perfettamente ogni angolo, ogni lampada e ogni tappeto. Ho già dato disposizioni: se non mi restituiranno la casa voglio almeno essere sepolta con le chiavi in tasca».




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Spunta il contratto senza cifra. "C’è l’ombra del falso in bilancio"

di Redazione

L'esperto sul giallo del catasto. Nel rendiconto della società venditrice non ci sarebbe alcuna traccia della transazione



Il mistero del prezzo scomparso, ovvero il nuovo capitolo del giallo sulle case dei Tulliani. Scenario, la grande abitazione romana nel comprensorio di Valcannuta, dove vive il presidente della Camera con Elisabetta Tulliani, già di proprietà della Katape srl, l’immobiliare dell’Associazione calcio Perugia guidata da Luciano Gaucci, che li ha venduti prima di fallire. Si tratta, in pratica, di uno degli immobili che Gaucci afferma di avere «intestato fiduciariamente» a colei che allora era la sua fidanzata, per metterli al riparo dal disastro: esattamente opposta, come si sa, la versione di lei, che afferma di esserne l’unica proprietaria.

Ma a cambiare le carte in tavola arriva ora un elemento nuovo: o meglio, la sua mancanza. Il fatto cioè che non ci sia da nessuna parte la prova che quell’immobile sia stato acquistato. Alla banca dati del catasto infatti - secondo la ricostruzione del quotidiano Libero - risulterebbe sì il contratto di acquisto dalla Katape da parte di Sergio Tulliani e Francesca Frau, i genitori di Elisabetta, nel 2002: ma non sarebbe indicata nessuna cifra per la transazione.

Non solo: secondo la ricostruzione, non smentita, nel bilancio della Katape di quell’anno non c’è traccia della vendita. Anzi, il valore degli immobili posseduti dalla società è addirittura superiore di 3.317 euro rispetto all’anno precedente. Il che non significa automaticamente che Gaucci abbia ragione, sostenendo di non avere venduto ma intestato fiduciariamente i suoi immobili alla Tulliani: ma, come sanno i lettori di gialli, la mancanza di una prova conta quanto la sua presenza. E qui, la prova della vendita manca.

Mentre dovrebbe esserci: «Una società che vende un bene come un immobile - conferma un esperto del settore - deve rilevare l’eventuale plusvalenza (o minusvalenza) nei suoi conti, altrimenti è falso in bilancio. Per non parlare del contratto di vendita, dove la cifra è un elemento assolutamente essenziale». E se fosse stata invece un’intestazione fiduciaria?

«Non è un’operazione possibile nei confronti di un privato: nel nostro ordinamento è riservata infatti alle società fiduciarie autorizzate, iscritte a un apposito elenco, che hanno l’incarico di gestire il bene, come appunto l’immobile, di cui però il diritto reale rimane al proprietario. Tra privati è possibile semmai la donazione simulata, operazione di per sè non illegittima, purché non danneggi altri».

Per esempio, in questo caso, a essere danneggiati potrebbero essere i creditori dell’Ac Perugia di Gaucci, dichiarata fallita nel 2005. Infatti, il tribunale di Roma già nel 2006 aveva chiesto il sequestro preventivo della casa acquistata dai Tulliani, insieme a tutti gli altri immobili della Katape. Il provvedimento si è poi perso nei meandri dell’inchiesta, ma, nel 2010, il sequestro delle quote della Katape è stato effettuato. E ora è aperta l’indagine su tutte le operazioni effettuate dalla società, per verificarne la congruità, e nel caso chiederne la revoca: la casa del mistero rischia grosso.




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Le troppe "verità" dell’esperto che non sa niente

di Redazione

Le contraddizioni del "cognato" di Fini. Dice di non conoscere le società off-shore, ma pure che la casa di Montecarlo gli è stata data come premio


Roma Esperto squalo del mercato immobiliare monegasco o intermediario imberbe in cerca di «dritte» d’ogni genere? Inquilino per «premio» o per regolare contratto d’affitto? E contratto, nel caso, ottenuto come, e perché? Tra i misteri dell’affaire monegasco quello della parte giocata prima e dopo la compravendita da Giancarlo Tulliani, «cognato» del presidente della Camera, Gianfranco Fini, non è certo secondario.

Un ruolo da protagonista che il giovane Tulliani si è ritrovato addosso subito. Perché è lui che vive in quella casa, lasciata in eredità da Anna Maria Colleoni ad An per la «buona battaglia», e poi (s)venduta nel 2008 dal partito per 300mila euro a una finanziaria off-shore. Ma che Giancarlo non fosse un «semplice inquilino» si è capito da subito, e non solo per il suo cognome.

Stefano Garzelli, il titolare dell’impresa che ha curato la ristrutturazione dell’appartamento per conto della proprietaria, «Timara ltd», racconta per esempio che Tulliani era sempre sul cantiere, seguiva i lavori e dava indicazioni su come eseguirli. Tanto da ipotizzare che ci fosse «un legame» tra Giancarlo e la società off-shore proprietaria. Poi arriva proprio il «cognato» eccellente, Fini, a cucire addosso al giovin Tulliani un abito da intermediatore immobiliare.

«Mi disse - mette nero su bianco il presidente della Camera nei suoi otto “chiarimenti” - che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una società era interessata ad acquistare l’appartamento».
Tulliani, dunque, dovrebbe conoscere la Printemps, società caraibica che compra da An, se è vero che fu lui a segnalare a Fini quella proposta d’acquisto. E dovrebbe conoscere la Timara, gemella della Printemps, se quest’ultima o chi si cela dietro di lei gli ha concesso, in virtù di un contratto di affitto o di quel che sia, di abitare nell’appartamento.

Eppure ieri sul Corriere della Sera filtravano «indiscrezioni» su quanto Giancarlo avrebbe detto agli amici. Addirittura un virgolettato, non smentito finora: «Io non ho mai avuto alcun ruolo in quelle società, né ufficiale né tantomeno occulto». Qualcosa non torna. Come mai, allora, Tulliani abita lì? E come mai fu lui a far concludere quello splendido affare ad An (300mila euro per un appartamento a due passi dal Casinò)? Potrebbe spiegarlo.

Magari si vestì da mediatore solo grazie alle sue relazioni e conoscenze del mercato immobiliare monegasco, quelle che Fini gli riconosce. Ma, anche in questo caso, qualcosa non torna. Stando a quanto ha detto al Giornale l’ambasciatore italiano a Montecarlo Franco Mistretta (che ha ribadito il concetto il giorno dopo ai microfoni di Radio24), Tulliani non gli sembrò proprio il prototipo dello scafato intermediatore specializzato nel real estate.

Disse, piuttosto, di essere interessato a buttarcisi, in quel business. Che è cosa diversa. E infatti Tulliani, quando si trovò a dover fare ristrutturare l’appartamento (su incarico di chi - se non aveva rapporti con la Timara - e a che titolo - se non è lui il proprietario - non è dato sapere) tornò di corsa dall’ambasciatore a chiedere una lista di imprese di costruzioni. Non proprio un atteggiamento classico da profondo conoscitore del mercato immobiliare locale. Ma tant’è.

Le contraddizioni continue, le incongruenze, le domande senza risposta non hanno impedito al fratellino di Elisabetta, in un modo o nell’altro, di trasferirsi proprio al 14 di boulevard Princesse Charlotte a Montecarlo. Stando a quanto dice Fini, lo avrebbe fatto sotto il naso del presidente della Camera, e all’insaputa di quest’ultimo. Che infatti manifestò «sorpresa e disappunto» con la compagna, quando venne a saperlo.

Un dettaglio, anche questo, che non sembra però troppo compatibile con altre «indiscrezioni» targate Corsera, anche queste mai smentite. Voci secondo le quali il 34enne imprenditore avrebbe fatto sapere alle persone a lui vicine che aver avuto la disponibilità di quella casa sarebbe, appunto, un «premio» per la sua intermediazione. Se il «premio» è di An, è difficile pensare che Fini ne fosse all’oscuro. Se è dell’acquirente, è impossibile pensare che Tulliani non abbia rapporti con chi si cela dietro le due società off-shore. Ma almeno la scelta mediatica di Giancarlo è comune agli altri attori della vicenda. Silenzio.


GMC-MMO




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Viaggio nel regno dei Tulliani: alloggi e villa nella periferia chic

di Redazione


Nel quartiere romano di Val Cannuta la famiglia possiede sei immobili e sei garage. Che oggi costano come in centro



 
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Jacopo Granzotto e Stefano Vladovich

Roma Senza navigatore Val Cannuta è una trappola. Benvenuti a «Tullianitown», oasi vagamente urbana che costeggia via di Boccea tra vialoni senza uscita e palazzi fotocopia. Una volta ci si veniva per pomiciare in macchina e per rubare la cicoria al contadino. Ora, grazie ai nuovi re del mattone Elisabetta & Giancarlo, lo «sprofondo» è stato promosso a quartiere bene, dei Fini. Il passato è alle spalle. Il campo (e i camper) rom, sono ricordi come gli appunti presi a suo tempo da Luca Bianchini, lo stupratore seriale che aveva segnato la zona di Val Cannuta come ideale per la caccia. Tutto finito, pare, anche se in realtà ci sarebbero sempre il Sert e i suoi tossicomani, la scarsa illuminazione e le risse tra romeni alticci come variabili. Le agenzie immobiliari ringraziano e studiano già il ritocchino delle tariffe.

Siamo in un afoso sabato d’agosto a via Raffaele Conforti 52, l’impietoso termometro segna 35 all’ombra e attorno non si vede un cane. C’è la fermata dell’autobus 889, un bar e una palestra. Più in là un supermercato e negozi generalmente chiusi per ferie. Da queste parti se non hai muscoli de fero o un guardiano rischi di ritrovarti in casa un acrobata dell’est Europa dai modi spicci. Qui vicino (via Gregorio XI) c’è un tabaccaio che fino a pochi mesi fa veniva rapinato con micidiale regolarità. Ora tutto si è calmato. Andrea De Nardo, titolare di un baretto in via Gregorio XI racconta il nuovo corso: «Adesso si sta meglio, Fini passa da queste parti con l’auto blu e la scorta quasi tutte le mattina, ma non si ferma, forse va a comprare i giornali, sfreccia a tutta callara (sgomma) e si dilegua. Magari mi chiedesse un cappuccino e cornetto, gli chiederei un paio di cosette...».

Naturalmente la palazzina al 52 è blindatissima e ospita i quattro appartamenti, i sei garage e le quattro soffitte di Elisabetta oltre all’appartamento, i due garage e la soffitta di Giancarlo. L’amministratore del condominio tale Sandro Polchi raggiunto telefonicamente preferisce non commentare: «I Tulliani? Certo che abitano qui, ma questa è una questione delicata, preferisco non parlare, cercate di capirmi. L’unica cosa che posso dire è che non me li ricordo alle riunioni condominiali...». Abbottonati anche i pochi vicini di casa rimasti in città. «La signora Tulliani? - dice un attempato condomino - Sì, la vedo spesso, abita qua da qualche anno e mi sembra una persona gentile. Ma è solo una questione di buongiorno e buonasera, nulla di più».

Entra un giovane sui trent’anni: «Ho letto sui giornali che questi appartamenti sono entrati a far parte dell’inchiesta dei pm di Perugia sul caso Gaucci. Ma, per il momento, non ho visto sigilli affissi sulle porte». Cento metri più avanti, al numero 80, subito dopo il «curvone», spunta il villino di nove stanze con il garage di 60 metri quadri acquistato il 2 luglio di quest’anno dove Giancarlo Tulliani parcheggia la Ferrari. Fa parte del Centro residenziale «Le Colonne», una sciccheria nel deserto. Anche qui non si vede anima viva, la portineria è chiusa per ferie.

Torniamo al 52, il quartier generale edificato tra il 2000 e il 2003 dall’immobiliare «Il Papillo». Fuori spicca il cartello di Gabetti che annuncia la vendita di un appartamento, un altro invece ha solamente l’indicazione di un telefono cellulare, questione di strategie, si legge: «Vendesi, due camere, terrazzo, doppi servizi, secondo piano. No agenzie». «L’appartamento - spiega un altro inquilino - è nella scala C ma non si può vedere, nemmeno dall’esterno perché qui ci abita un onorevole e ci sono telecamere dappertutto».

Le vendite sono alle stelle: nello stesso «comprensorio signorile» per un primo piano viene chiesto mezzo milione di euro per ottanta metri quadri «commerciali». Per un appartamento di quattro stanze, 120 metri quadri in via Vezio Crisafulli (una via adiacente) «comprensivo di parco e piscina condominiale con giochi per bambini e terrazzo» si arriva a 650mila euro. Spese escluse. Ma da un rapido excursus in zona si scopre che da questa parti anche gli affitti sono cari, inspiegabilmente cari. Per sessanta metri quadri si pagano mediamente dai 1000 ai 1200 euro. Si parte da 700 per uno striminzito monolocale da quaranta metri quadri, quello che in pratica si pagherebbe per starsene nel più centrale Nomentano. Alla faccia della periferia.




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Gaucci: "Rivoglio la casa dove abita Fini"

di Redazione

L’ex presidente del Perugia: "Quell’immobile, come tutti gli altri, è stato pagato coi miei soldi. I magistrati dovrebbero sequestrarlo". E sulla vicenda del Superenalotto: "Ho vinto io i 2 miliardi, i Tulliani si sono arricchiti alle mie spalle".


Viaggio nel regno dei Tulliani: alloggi e villa nella periferia chic



 

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica


Signor Luciano Gaucci, ha saputo dell’inchiesta di Perugia?

«Perugia? No... quale inchiesta?».

I magistrati umbri hanno aperto un fascicolo dopo le sue dichiarazioni sul patrimonio immobiliare, e non solo, che a suo dire la famiglia Tulliani le avrebbe portato via.

«Ah... bene bene. Era ora. Finalmente».

Se l’aspettava?

«Guardi io non mi aspetto niente. Se stanno facendo questa inchiesta quella verità verrà finalmente fuori».

A quale verità si riferisce?

«Le case e tutto il resto. Siccome loro hanno detto tantissime falsità come quelle che loro hanno dato i soldi a me! Loro! Che si faccia luce. Si figuri. Se io ero miliardario e avevo bisogno dei quattrini loro?».

L’inchiesta aperta ora a Perugia si dovrebbe ricollegare a quella per bancarotta di quando lei era presidente del Perugia Calcio...

«Io ho già dato, adesso tocca agli altri. Ho già affrontato il problema del Perugia e ne sono uscito col patteggiamento, non c’è stato nemmeno il processo. Di questa nuova inchiesta non so niente, se e quando dovesse essere ufficiale e se e quando mi dovessero convocare...».

Lei cosa farà?

«Cosa farò? Risponderò. Io sono a disposizione completa dei magistrati, non ho nulla da nascondere, io. Al magistrato dirò tutto quello che so su quel patrimonio e porterò le prove documentali e testimoniali che tutto quel popo’ di roba è roba mia altro che della signorina Tulliani e dei suoi familiari».

E se dunque, come lei dice, è roba sua...

«Non “se”, è tutta roba mia. Io ne sono convintissimo tant’è che avevo intrapreso un’azione civile per rientrare in possesso di tutto. E comunque “se” o non “se” lo stabilirà il giudice».

I magistrati da dove dovrebbero iniziare a lavorare per appurare, definitivamente, la titolarità dei beni?

«Debbono controllare in banca, non è difficile. Siccome questi signori hanno preso miliardi da me, circa tre miliardi e cento in contanti più tante altre cose come terreni, case, appartamenti e compagnia bella, i giudici dovrebbero semplicemente fare quello che hanno fatto con me».

E cioè?

«Vadano a controllare dal primo all’ultimo centesimo i conti correnti a loro (dei Tulliani, ndr) disposizione. Ma dall’inizio, ovvero da quando Elisabetta si fidanzò con me. Come i giudici perugini hanno confiscato i beni di mia proprietà non vedo come non debbano confiscare anche i beni che oggi sono nella disponibilità della famiglia Tulliani e che sono acquistati con i soldi miei. Le risorse economiche contestate nel procedimento precedente per bancarotta e le risorse economiche di cui si parla oggi provengono entrambe dal Gruppo Gaucci».

Difficile separare, dice lei.

«Ma certo. Io avevo mille attività, io non è che ne avevo una soltanto. Loro, i magistrati intendo, hanno deciso che tutto faceva capo al gruppo? Bene, anche quei soldi e quelle case che ho indicato nell’atto di citazione contro i Tulliani facevano capo al gruppo. Se i magistrati riterranno opportuno recuperare tutto quel ben di Dio, lo faranno. Altrimenti non lo faranno. Mica sono un giudice, io. Mica devo decidere io. Secondo me la strada è la stessa dei beni precedentemente sequestrati. Poi, ripeto, non sono io che devo decidere in tribunale».

La procura di Perugia affronterà anche l’annoso capitolo della schedina del Superenalotto e dei due miliardi che lei, al contrario di quel che dice la signorina Tulliani, dice di avere vinto.

«Ancora con questa storia? La schedina l’ho vinta io, l’ho versata sul mio conto corrente, lo dimostreremo. Sono tutte fandonie che dicono per pararsi da questo colpo che stanno prendendo. Loro hanno attaccato dicendo che hanno dato i soldi a me, ma figuratevi loro che mi danno i soldi! (ride). Il padre era un impiegato, adesso è diventato miliardario. Facendo che cosa? Prendendo i soldi da me».

Ha seguito la vicenda di Montecarlo, della casa ceduta dalla contessa ad An, passata per due società off-shore e ora nella disponibilità del fratello di Elisabetta?

«Di Montecarlo non so nulla, se non quello che leggo sui giornali. Non mi interessa niente. A me interessa solo che si faccia luce su tutte le bugie e falsità che loro hanno detto nei miei confronti, a cominciare dai soldi che hanno dato a me».

Insiste su questi soldi che i Tulliani le avrebbero dato.

«Ma sì, ma vi pare normale dire certe cose. Io ero miliardario, avevo tremilacinquecento dipendenti. Loro che mi danno i soldi, e dai!».

Scusi Gaucci. Ma tra le sue case che, a suo dire, i Tulliani le avrebbero “scippato” e che dunque potenzialmente potrebbero finire sottosequestro qualora i giudici dovessero riscontrare la riconducibilità economica degli stessi a lei, c’è anche quella dove abita il presidente della Camera, Gianfranco Fini?

«(silenzio). Non sono io a decidere. Ma certamente quella casa, al pari di tutte le altre, è stata acquistata con i miei soldi. Poi se le sequestrano o meno, i magistrati, questo non spetta a me dirlo. Ma io la rivoglio come rivoglio il resto del patrimonio immobiliare».

Un’ultima cosa. Oggi (ieri, ndr) il quotidiano Libero ha scritto che l’appartamento in cui vivono la sua ex fidanzata e il presidente della Camera era di proprietà della Katape slr, che era l’immobiliare del Perugia Calcio, e che prima del fallimento l’immobile finisce ai Tulliani. Nel contratto d’acquisto da parte dei suoceri di Fini, depositato alla banca dati del catasto, non è però indicata alcuna cifra per la transazione. E come se non bastasse nel bilancio della Katape non ci sarebbe traccia della vendita. Come se lo spiega?

«Sentite, io non lo so che impiccio hanno fatto con questa casa piuttosto che con un’altra. No so cosa rispondere, ma questi (i Tulliani, ndr) di cose ne hanno fatte tante alle mie spalle che purtroppo non si contano. All’epoca ero straoccupato con tutte le attività, e i dipendenti a migliaia, cinque squadre di calcio, che ora, a distanza di anni, non ricordo bene le singole compravendite, ma se le cose stanno così, beh, effettivamente la magistratura avrà da lavorare.

Quel che è certo è che gli appartamenti loro li hanno comprati con i soldi che gli ho dato io, in contanti. Torniamo sempre a bomba, a quei tre miliardi e due di lire ai genitori, più tutti i regali che ho fatto a lei, macchine, gioielli, terreni che ho comprato io fuori Roma sempre ai genitori. Gli appartamenti devono ridarli indietro per forza, loro hanno voluto aprire la corrida contro di me dicendo che Elisabetta aveva dato i soldi a me per il Superenalotto. Dico, ma come? Il Superenalotto l’ho vinto io, ho dato i soldi a te, adesso mettiamo tutto sul tavolo come ho fatto. Tutti i soldi che vi siete presi lo dovete a me, quindi deve essere sequestrato tutto».

Anche la casa dove abita Fini...

«Se abita lì, sì. Ma io manco lo so dove abita Fini...».






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Privacy: la difesa di Google

Repubblica

Il motore di ricerca più importante del mondo spiega quali sono i meccanismi per non invadere la privacy degli utenti del web 

 

L'America riabbraccia i suoi soldati

Repubblica

Ad attendere in patria le truppe USA che lasciano l'Iraq ci sarà una lunga, interminabile e commovente serie di abbracci. Come quelli raccolti in questi anni di guerra dal blog Welcome Home, che ha pubblicato sulle sue pagine video, foto e testimonianze di chi ha vissuto in prima persona la gioia di stringere a sé, sano e salvo, un proprio caro tornato da una missione in Iraq o in Afghanistan. Questo video, una sorta di "best of" degli abbracci più commoventi, è destinato ad arricchirsi di immagini altrettanto emozionanti nelle prossime ore. 

 

I lettori del Giornale compatti:

di Redazione


A
Accorsi Vincenzo, Affinito Vincenzo, Afflitto Paolo, Aglialoro Franco, Aglieri Piervittorio, Agostini Margherita, Aiazzi Don Vittorio, Aiello Livio, Alberti Bruno, Alessandrini Laura, Alessandroni Rita, Alla Vincenzo, Allera Longo Silvano, Allocca Ciro, Aloisi Domenico, Aloisi Sabine, Alongi Carlo, Alonso Mirta, Altoe Renza, Amadori Guido, Ambrosetti Maria Assunta, Amendola Carmine, Amerio Giorgio, Amero Camilla, Amico Maria Rosaria, Andolfi Angela, Andreozzi Rosa Maria, Andreucci Gianluca, Angeli Pierumberto, Angelini Sandro, Angiolini Cesarina, Angotti Italo, Aniello Giovanni, Antenucci Domenico, Antonelli Lina, Antonioli Antonio, Anzani Giovanni, Anzil Tiziana, Aquaro Giorgio, Aracri Carlo, Arancio Luigi, Aranica Pasqualina, Arcageli Giuliana, Arduini Raffaella, Arena Mario, Aresi Alberto, Armellini Romano, Arrighini Lucia, Arrigoni Arianna, Asino Tommaso, Assi Danilo, Aste Lorenzo, Azzi Paola


B
Baccelloni Assunta, Badegnani Angelo, Bader Enzo, Badini Loris, Badà Paolo, Balbo Mario, Baldan Mariarosa, Baldassari Lorenzo, Baldini Vanna, Baldoni Nadia, Ballerini Giordano, Ballerini Michela, Balzani Aleano, Barberis Daniela, Barbero Franco, Barbieri Laura, Barbieri Tiziano, Barboni Arrigo, Barchi Armando, Barini Marianna, Baroni Ida, Barri Suzanne, Bartoli Gianni, Bartolini Donatella, Barzotto Andrea, Baschieri Paolo, Bassetti Rina, Bassi Maria Anna, Bastaroli Maria Grazia, Bastone Enrico, Battaglia Giuseppe, Battistello Gino, Battisti Paolo, Battolla Lina, Battuello Ileana, Bazzani Filippo, Bedda Rodolfo, Bedeschi Guglielmo, Begolli Alberto, Belfiore Rosario, Bellani Gabriele, Bellanova Salvatore, Bellintani Aldina, Bellisario Giuseppe, Bellocchio Ettore, Bellodi Marco, Belmonte Pio, Benetti Arrigo, Benigni Lanfranco, Berardi Simonetta, Bergomi Daniela, Berizzi Ippolita, Bernabè Maria, Bernardi Enza, Bernardini Alessandro, Bernardo Elisa, Bernardo Viviani Luigi, Bernocchi Carlo, Bertacchi Giacomo, Bertani Paolo, Bertellotti Andrea, Bertellotti Barbara, Bertola Mery, Bertolaso Laila, Bertolini Luigi, Bertoloni Massimo, Bertoncini Giannino, Bertoni Renato, Bertucci Sergio, Bertusi Fabio, Berveglieri Carlo, Besostri Achille, Bessone Nazzaro Anna, Bettera Paolo, Betti Mario, Bezza Ylenia, Bezzi Maria Rosa, Bianchi Daniele, Bianchi Francesca, Bianchi Giordano, Bianchi Mariateresa, Bianchini Fabrizio, Bianchini Francesco, Bianconi Roberto, Biasioli Maria, Bicciato Lole, Bidoli Rinaldo, Bietti Carla Cigarini Antonio, Bignami Alberto, Bini Alessandro, Bisi Annarita, Bistoletti Giuseppina, Bizzarri Guerrino, Boari Franco, Boccardo Cristina, Bodio Gemma, Bogazzi Rosella, Boi Riccardo, Bolla Roberto, Bologneri Luisa, Bon Silvia, Bonacin Giovanna, Bonazzi Maurizio, Bonci Ettore, Bondi Vittorio, Bonello Paola, Bonera Elena, Bonetti Ratti Enzo, Bonetto Marta, Bonfacino Piergiuseppe, Bonfanti Mario, Bonifacio Giuseppe, Bonsignore Ignazio, Bora Patty, Boraso Ivano, Bordin Milena, Borghi Silvana, Borghin Varena, Borgogni Valeria, Borin Bruno, Borlin Marisa, Borlone Francesco, Borraccino Antonio, Borri Giulio, Borriero Alberto, Borrini Andrea, Borsotti Margherita, Bortolini Enrico, Borzaga Luigi, Boselli Augusto, Bosio Elda, Bossi Carlo, Bossuto Adelio, Bottacini Giovanna, Bottaro Alberto, Bottiroli Rosanna, Bottura Anna, Bourgeois Floriane, Bracci Oscar, Brambilla Armando, Brandinelli Riccardo, Branni Liliana, Brazzale Fabio, Brescia Emilio, Bresiani Enrica, Bressa Mario, Bressan Pierpaolo, Brignole Basalto Fabio, Brignoli Lucia, Brioschi Luisa, Brogi Piero, Broglia Rosella, Brugè Maurizia, Brullo Antonio, Bruna Giusy, Brunelli Lia, Brunello Giuseppe, Bruni Francesco, Bruno Fiorenzo, Bruno Vito, Bruschi Anna Rita, Bruzzone Giorgio, Bucci Tullia, Buffa Andrea, Buonaura Roberto, Burello Piergiorgio, Burla Giacomo, Busanel Jacopo, Busetto Patrizia, Buttaelli Cesira


C
Caccia Pietro, Caddeu Pio Giorgio, Caiti Emilio, Calcagnini Giuseppe, Calcagno Marino, Calcagno Salvatore, Caldora Caterina, Calori Anna Rosa, Calò Vittoria, Camastra Emanuele, Camilli Rosa, Camisasca Eraldo, Cammilli Paolo, Campanello Nicola, Campari Daniele, Cancelli Vincenza, Cannarile Francesca, Cannatelli Rossana, Canzi Gianfranco, Canè Gianni, Capellazzi Mauro, Capoccia Oronzo, Capodanno Enzo, Cappello Giovanna, Captini Marina, Caputi Maria Luce, Cardia Giovanni, Carella Massimo, Carnelli Eleonora, Carnino Frediano, Carnio Tonio, Carotti Paola, Carpeggiani Eugenio, Carrodano Ivana, Caruso Clotilde, Caruso Renata, Casamorata M. Chiara, Casarotti Carlo, Cascella Francesca, Cascitti Francesco, Casino Vito, Casolari Rosetta, Cassutti Marialuisa, Castagnoli Carla, Castaldi Andrea, Castellani Rita, Castelli Enzo, Castelli Marisa, Castelli Piero, Castello Daniela, Casti Pierpaolo, Castiglia Giuseppina, Castiglioni Patrizia, Castri Piero, Castricone Fabio, Casà Ruben, Catenacci Melanie, Cattaneo Giuseppina, Cattarossi Giuseppe, Cauz Paola, Cavagna Anselmina, Cavalcante Paolo, Cavalletto Paolo, Cavalli Edoardo, Cavalli Luciana, Cavallo Antonio, Cavana Laura, Cavecchia Franco, Cavicchia Assunta, Cavrini Roberto, Ceccarelli Enrico, Ceccarelli Fulvio, Ceccaroli Cesevina, Cei Gianfranco, Celanda Luca, Celani Alberto, Cena Paolo, Cennamo Angelo, Cenzatti Lucia, Ceriani Giovanni, Cerioli Lauro, Cerri Giampiero, Cesaraccio Alessandro, Cesareo Daniela, Cestelli Carla, Chiari Franco, Chiarini Gianfranco, Chiarini Nicoletta, Chicco Bruna, Chirichiello Michele, Chirico Nicola, Chirone Roberto, Chisari Massimo, Cianci Michele, Cianni Giorgio, Ciavotta Luca, Cicchetti Stefano, Cicerone Claudio, Cicheri Isabella, Cifonelli Giuseppe, Cilia Giuseppe, Ciocchetti Luca, Cionini Anna Maria, Cirilli Gianni, Cittera Luigia, Cittera Rosita, Clemente Fabrizio, Clerici Luciana, Clò Carlo, Coddi Katia, Coffa Giuseppe, Coiro Luigi, Colasanti Paolo, Colianni Giovanna, Colla Emilio, Colli Luisa, Colombi Ivana, Colombo Emilio, Colosso Giorgio, Comastri Maria Carla, Cominotti Antonio, Conca Maria, Concetta Glorioso, Concina Roberta, Conserva Giancarlo, Conservi Raoul, Consoli Ave, Conte Annelise, Conti Alberto, Contri Fabio, Converso Donatella, Copioli Ivonne, Corbani Lorenzo, Corduas Ciro, Corona Glauco, Corrado Mario, Correra Michele, Corsini Rita Teresa, Cortesi Carlo, Cosco Lucio, Costa Alessandra, Costa Salvatore, Covatta Rosalba, Covi Francesco, Cozza Francesco, Cranna Elisabetta, Cremonesi Daniele, Crespi Gianfranco, Crespi Giuseppe, Cristante Giulio, Cristiano Rosa, Cristiglio Giuliana, Cristini Gianpietro, Crociani Baglioni Ferdinando Giulio, Crosta Maria, Cucco Fabrizio, Cumar Vittoria, Currò Stefano, Cusimano Filippo, Custodero Salvatore, Cutillo Michelina


D
D’Alessandro Adriana, D’Alessandro Emilio, D’Aloia Manlio, D’Amico Sabrina, D’Andria Giovanni, D’Angelo Roberto, D’Artista Salvatore, D’Orlando Marilena, Da Col Vally, Da Messina Galuppo, Dafarra Pierluigi, Daffonchio Giampiero, Dainese Lendinara Claudio, Dall’Olio Ersilia, Dall’Osso Marta, Dallagiacoma Bettina, Dallari Adalberto, Dallera Alessandra, Dami Maurizio, Danese Adriana, Davalle Maria, Davoli Doriano, De Angeli Maria, De Ascanis Fedora, De Clario Laura, De Cossan Fanì, De Fina Cinzia, De Luca Paolo, De Marchis Carlo, De Masi Francesco, De Micheli Patrizia, De Pasqua Giovanni, De Tollis Adriana, De Vita Maria, Deiana Amanzio, Del Bianco Fabrizio, Del Mei Maria, Del Pesce Giuseppina, Delboca Lorenzo, Delfini Mariano, Delfino Angela, Delia Andrea, Della Rocca Giovanni, Deotti Rosanna, Derschitz Mirella, Derviskadic Dejan, Di Cristofaro Gabriele, Di Donato Anna, Di Donato Diana, Di Donato Piero, Di Giulio Luca, Di Lecce Mikole, Di Leo Giacomo Marcello, Di Lernia Teresa, Di Maro Paola Maria, Di Noia Rodolfo, Di Russo Benedetto, Di Stefano Maria Teresa, Dickmann Rodolfo, Diella Fedele, Digilo Francesco, Dini Andrea, Dini Giovanna, Dipietro Bruno, Disertori Michael Maria, Dobelli Vincenzo, Dogà Vittorina, Dolfi Giuliano, Dolinsek Barbara, Donati Alessandra, Donati Grazia, Donetti Paola, Donini Roberto, Donner Marco, D’Amedei Luisa, D’Antona Augusto


E
Ercolani Giuseppina, Ermanno Sommariva, Erzele Sterano, Esposito Mario, Estori Maria


F
Fabbri Manola, Fabbro Monica, Fabrizi M. Rosaria, Faggi Tommaso, Falabella Annalisa, Falcini Alberto, Falcone Roberto, Fantuz Gabriella, Farati Beppe, Farigu Egidio, Farina Paolo, Farina Pietro, Fasani Roberta, Fausto Benere, Favero Laura, Federzoni Francesco, Fellin Vittorio, Fenili Adriana, Ferdenzi Imelde, Ferrante Tommaso, Ferrarese Mariarosa, Ferrari Benedetta, Ferrari Lorena, Ferrari Mario, Ferrari Milena, Ferrarini Graziano, Ferraroni Paolo, Ferrazzi Antonio, Ferrea Geronima, Ferrero Michele, Ferri Piero, Ferri Rita, Festa William, Filippi Massimiliano, Filippini Massimo, Filippino Andrea, Fiocchi Dorina, Fiorillo Filomena, Fiorini Ada, Flammia Giovanni, Florean Fulvio, Foccoli Sergio, Fogliata Antonia, Folini Marta, Fondrini Carla, Fontana Elisabetta, Fontanesi Antonietta, Forte Elisabetta, Fossati Giovanni, Fragiacomo Sabrina, Francalanza Andrea, Francalanza Paolo, Francalanza Rosa Alessia, Francesconi Fulvio, Franchi Renata, Franco Giuseppe, Frassoldati Lisa, Frattallone Salvatore, Frigerio Mariella, Frugone Fiorella, Fugolo Gianni, Fumagalli Giuseppe, Fumagalli Maurizio, Fumagalli Valeria, Furlanetto Rina


G
Gaetani Elisa, Gaffo Anna, Gagliano Antonia, Gagnazzo Pietro, Galassi Andrea, Galfieri Amedeo, Galiani Alessandra, Galli Elisa, Galli Ernesta, Gallian Luigi, Gallina Mario, Gallotta Angelo, Gamalero Enza, Gamurrini Massimo, Gangale Maria, Gantagalli Teresa, Garbuglia Francesco, Gardumi Umberto, Garofalo Virgilio, Gasparrini Pasquale, Gatti Antonio, Gaudino Giovanni, Gazzaretti Luigia, Gazzola Rosanna, Genoni Aldo, Geremia Carlo, Ghelfi Roberto, Gherardi Annetta, Ghignone Alessandro, Ghiraldelli Fioravante, Ghjerardi Antonio, Giacomelli Massino, Gianella Giuditta, Giannini Franca, Giannotti Giorgio, Giardiello Cosimo, Giaretta Olga, Gibelli Clara, Gilmozzi Mauro, Gioia Pietro, Giombi Rosella, Gionfrida Giovanni, Giorgi Angela, Giorgi Gilberta, Giorgini Diego, Girardello Olvrado, Girardi Luciano, Giromella Netzbant Nella, Giubertoni Carlo Alberto, Giuliani Mariapia, Giulietti Virgulti Pietro, Giusto Mario, Gnetti Luciana, Gobbi Paolo, Gobbo Aldo, Golfieri Edda, Gonell Milena, Gonella Sergio, Gorgi Riccardo, Gorgò Maria Rosa, Gorlato Giuseppe, Governini Alfio, Grande Anna, Greco Aldo Natale, Greco Igina, Greco Marco, Grelli Claudio, Grilli Carmelita, Grimaldi Giorgio, Gris Avelina, Grisi Francesco, Gritti Francesca, Grossi Luigi, Gruarin Jacopo, Gualerzi Romeo, Guardiani Girolamo, Guerriero Maximilian


H
Hangler Susanna


I
Iacopetti Aldo, Iaffaldano Celeste, Iannilli Massimo, Iaricci Salvatore, Ietto Raffaele, Illeni Giovanni, Impagliazzo Giusy, Innocenti Patrizia, Interbartolo Laura, Inverso Giovanni, Italico Augusto


J
Joime Antonio


L
La Valle Vincenzo, Ladisa Giuseppe, Ladogana Carmine, Lagomarsino Amalio, Lanza Giancarlo, Lanzara Raffaele, Laritonda Anna Maria, Laterra Salvatore, Latocca Sandra, Lazzari Roberto, Lazzarini Eugenio, Lazzerini Lorenzo, Legorini Luigi Enrico, Lenzi Bruno, Lenzi Giacomo, Leoni Maria Cristina, Leonzio Antonietta, Li Donni Paolo, Liberti Serena, Libertini Sandro, Lippi Elena, Liscio Giuseppe, Lisi Raffaello, Lo Cicero Nicola, Lo Ciuro Liliana, Lo Iacono Vincenzo, Locatelli Daniela, Locatelli Vince, Lodifè Maurizio, Lolla Mario, Lombardini Carlo, Lonardoni Angiolino, Longhi Miranda, Longo Simone, Lontinotti Enrico, Loreti Francesco, Loro Rodolfo, Lorrai Patrizia, Losano Mauro, Lot Maria Teresa, Lovino Francesco, Luccato Vanda, Lucchini Ermanna, Lucci Emanuele, Luciani Luigi, Luciano Sergio, Luisetti Lina, Lulli Fabrizio, Luminoso Raffaelina, Lunardon Rita


M
Macchi Alessandro, Macchia Grazia, Macciardi Fausto, Maffini Claudia, Magherini Federigo, Magli Eugenia, Magnani Maria, Magrin Giorgio, Magrini Rossella, Mainetti Ida, Mainoli Fabrizio, Maiolatesi Roberto, Maiorani Domenico, Malaguti Anna, Malaguti Guido, Malerba Maria, Malinconici Auro, Malugani Lorenzo, Mameli Patrizia, Manca Mario Salvatore, Mancino Gina, Manes Angela Daria, Mangano Ettore, Mangialardo Pietro, Manoli Wanda, Mantegazza Carlo, Mantovani Giuseppina, Mantovani Stefano, Manzini Massimo, Mapellil Rino, Mappelli Maria Silvia, Marangoni Francesca, Marchese Giuseppe, Marchesi Aurora, Marchetti Angela Sara, Marchetti Antonio, Marchetti Mariaconsuelo, Marchetto Roberto, Marchi Diego, Marchi Marinella, Marco Cristiano, Marconcini Gianfranco, Marconi Gabriella, Marcora Emilio, Marcuglia Federico, Marcuglia Renato, Maremonti Claudio, Marianelli Marcella, Mariani Alessandra, Mariani Gianni, Marinelli Arnaldo, Marini Giovanni, Marino Adalgisa, Marrafuschi Micaela, Marson Angela Lucia, Martello Giorgio, Martinelli Antonio, Martinelli Maura, Martiniani Piero, Martinotti Valeria, Martorel Maria, Martucci Roberto, Mascellani Pietro, Maschero Marisa, Mascolo Raffaele, Masera Livio, Masetti Bruno, Masetti Maurizio, Masola Carla, Masserini Roberta, Massimino Giovanni, Matarazzo Clelia, Matini Gioia, Matis Ester, Mattarucchi Luigi, Mattei Federico, Matucci Gerardo, Maugeri Giovanni, Mazza Concetta, Mazzal Rodolfo, Mazzoleni Pietro, Mazzoni Giuseppe, Mazzoni Nadia, Medri Oretta, Melani Sabrina, Meli Nicolò, Melizza Giuseppe, Menardi Francesco, Menconero Giuseppe, Menichetti Franco, Menichetti Rosaria, Menna Felice, Mennoia Angela Maria, Mercadante Matteo, Mercuri Franca, Mereu Paolo Giovanni, Merli Giancarlo, Mesiti Giorgio Diego, Miceli Antonietta, Milanese Marisa, Milani Marco, Milella Vincenzo, Milesi Gianpiero, Minauro Lucio, Minghini Elena, Minini Giulio, Minonne Milena, Mirante Miriam, Mirizzi Donato, Miuccio Carmela, Moi Luciano, Molina Francesco, Molinario Salvatore, Moliterno Matteo, Molteni Franco Basilio, Molteni Pierantonio, Monale Gianni, Monda Sasha, Moneli Irene, Monesi Alessandro, Monfredi Stella, Montagna Milena Erminia, Montanari Luca, Montefiori Chiara, Monterubbianesi Paolo, Monti Elda, Monti Silvana, Montisci Barbara, Morani Luigi, Mordenti Alduina, Moroni Elisabetta, Moschtz Viviana, Mossali Arianna, Mottola Luigi, Munitelli Giorgio, Mura Aldo, Mura Giovanna, Mura Orazio, Muratore Luciana, Mureddu Tomaso, Murtas Gianluca, Musacchio Clotilde, Musco Angelo, Musicco Lorenzo, Musicò Massimo, Musola Renato, Musso Maria Grazia


N
Nacher Ughetta, Nadali Roberto, Nanni Mariagrazia, Napolitano Alessandro, Napolitano Rossana, Napolitano Vincenzo, Nardi Vanda, Nastasi Silvia, Natali Giovanna, Natalini Renato, Nava Gianfranco, Negri Enrico, Negri Thea, Nerboni Loredana, Neri Paola, Neria Niero, Nicolis Bruno, Nizzia Jolanda, Noce Emanuela, Nocentini Antonio, Nocerino Angela, Novella Gian Luigi


O
Oddo Antonino, Oliana Silvana, Olivari Silvio, Olivero Pierino, Oliveto Sergio, Olivieri Oliviero, Onesto Giuseppina, Ongaro Tullio, Onnis Marco, Oppo Maria Antonietta, Oreste Alessandra, Ornati Errica, Orru Elsa, Orsi Teresa, Orsimari Serena, Ortali Giorgia, Ortu Luciana, Ostan Roberto, Osti Gianna, Ottochian Santina


P
Pace Giannina, Pacifico Antonio, Pacini Gianfranca, Pacini Letizia, Paciotti Alessandra, Padilla Agony Janny, Padona Giorgio, Padovani Silvano, Pagliarani Daniela, Pagnotta Roberto, Paiola Eleonora, Palermini Alessandra, Palermo Giuseppe, Paletti Nicola, Palieri Pietro Romano, Palla Gabriella, Pallotta Maria Luisa, Palma Alberto, Palma Ivo, Palma Rosa, Palmieri Giancarlo, Palumbo Maria Rosaria, Panatta Annalisa, Panico Donato, Paon Luciano, Papis Gabriella, Parise Adriano, Parola Diego, Pasetto Monica, Pasquali Luciana, Pasqualoni Annamaria, Pasquarelli Paola, Pastore Ennio, Pastore Michele, Patrizi Gianfranco, Patti Achille, Pau Gianfranco, Pavese Giovanni, Pavoni Gianfranco, Pecci Stefano, Pecorelli Cherubina, Peghini Rita, Pelizzatti Giorgio, Pellegrini Alberto, Pellegrini Giovanni, Pellegrino Laura, Pelloni Stefano, Pelusi Giovanni, Pendini Federica, Pensosi Orsola, Penta Gerardo, Pepe Filippo, Pepe Ilona, Percivalli Barbara, Perego Sergio, Peretti Virginia, Pericoli Lea, Perina Roberto, Peroni Chiara, Persichino Annunziata, Persico Ferdinando, Pesci Giovanna, Petraroja Oreste, Petrocchi Giovanna, Pettinato Santo, Pezzella Giuseppe, Pezzotti Natascia, Piana Giovanna, Piantoni Vittorio, Piazza Alex, Piazza Sergio, Piccinelli Ezio, Piccinelli Martino, Piccinini Anna, Piccolino Graziella, Picedi Benettini Eugenio, Pichetto Federico, Piercecchi Gianluigi, Pierotti Andrea, Pierri Elisabetta, Pieruzzi Silvana, Pietramala Vincenzo, Pietropoli Vincenzo, Pietrovelli Ernesto, Pignatelli Lucia, Pileggi Giuseppe, Pini Renato, Pinotti Luciano, Pintus Palmiro, Piras Angelo, Piras Maria, Pirovano Glenda, Pirovano Orietta, Pisano Carla, Pischedda Delio, Piva Leonia, Pizzetti Carlo, Pizzi Giuseppe, Pizzoleo Sergio, Poce Mario, Podestà Andrea, Podestà Emanuela, Podestà Laura, Poggio Giulia, Poli Giovanni, Poli Rodolfo, Polidori Adelaide, Polistena Giusy, Pollaci Salvatore, Pomarè Argia, Pomo Stefano, Pompei Stefano, Ponti Emanuela, Porta Davide, Porta Edmondo, Posca Stella, Pozza Barbara, Pozzi Marco, Pozzi Rosella, Pozzi Stefano, Pozzi Vincenzo, Prandelli Severo, Pratizzoli Gualtiero, Preceruti Italo, Previtali Fliciano, Priotti Marisa, Procacciante Lina, Procaccini Simone, Propersi Ombretta, Proto Raffaele, Pruzzo Mauro, Puglisi Giusi, Pulejo Roberta


Q
Quagliatti Lorella, Quarta Marina, Quartieri Daniele, Quattrocchio Giuseppina, Querini Guglielmo


R
Raddi Vincenzo, Radici Vito, Radogna Carlo, Raggi Decio, Ragnini Attila, Raia Raffaele, Raimondi Onofrio, Ramanzin Giuseppe, Ramazzina Giuliano, Ramella Emma, Ramelle Giovanni, Ramondetti Aurora, Ramponi Giancarla, Ramponi Lisetta, Ramuscello Annamaria, Rapetti Carlo, Rapone Nicolò, Ratti Giorgio, Rau Claudio, Ravasi Giuseppina, Ravazzolo Marco, Ravera Roberto, Rebughini Stefano, Recchiuti Meri, Regolo Attilio, Reni Franco, Resce Antonia, Restelli Nicoletta, Rezzanini Giorgio, Riato Sante, Riccadonna Alberto, Ricci Gianni, Ricciuti Annamaria, Ridolfi Dino, Righetti Bruno, Righi Vally, Rigo Michela, Rigoni Silvana, Rigotti Carmelo, Ripamonti Myriel, Rizzi Valeria, Rizzoglio Gabriella, Rocchi Martina, Rocchi Roberto, Rodeschini Mariedda, Rodi Pinuccia, Roghi Barbara, Rognoni Pier Giuseppe, Rolli Nadia, Romagnoli Fausto, Romanella Enrico, Romanò Stanislao, Romei Maria Grazia, Romele Giuseppina, Romeri Maria Luigia, Roncalli Elvira, Rosalba Gianola, Rosato Gianpaolo, Rossato Enrico, Rossato Ugo, Rossetti Sergio, Rossi Giuliano, Rossi Marinella, Roteglia Lorenza, Roteglia Lorenzo, Rottigni Enrico, Rottoli Elio, Rover Liana, Rovere Renato, Rovito Vincenzo, Rubeo Angela, Rubini Adrio, Rubio Rosanna, Ruffato Bruno, Ruggeri Maria Antonietta, Ruggiero Giovanna, Ruscito Erminio, Ruzza Giuliana, Ruzzu Valerio


S
Sabatini Paolo, Sabatini Sergio, Sadovsky Alessandro, Saggion Renato, Sala Antonio, Sala Gabriele, Sala Salvatore, Salamon Nello, Sale Giuseppe, Salvato Gennaro, Salvo Antonio, Salzano Nando, Sangermani Giovanna, Sanna Diego, Sanna Giovanni, Santambrogio Nadia, Santangelo Gaetano, Santantonio Piero, Sante Riato, Santin Gianni, Santini Luciano, Santoro Domenic, Santoro Enzo, Sapienza Tuccino, Sarti Barbara, Sarti Livia, Sarti Susanna, Sartorio Carlo Alberto, Sartorio Chiara, Sarzi Roberto, Sarà Vanna, Savio Camilla, Sbardolini Roberto, Scalera Rita, Scalia Maria, Scano Nicolino, Scanu Ornella, Scarano Angelo, Scaravetti Borlina, Scarpelli Mario, Scasascia Lucia, Schiavi Francesca, Schiavo Franca, Schiavon Laura, Schipani Nicola, Sciallero Camillo Vittorio, Scimiterna Christian, Scipione Nicola, Sciubba Filippo, Scoizzato Mauro, Sebastianelli Luigia, Secchi Mario, Seidel Monika, Seno Elvira, Sensi Viviana, Sepe Anna, Serafini Umberto, Serena Daniela, Serina Loredana, Serini Roberto, Serpe Pasqualina, Serpico Maria, Serra Rosa, Servente Franco, Serventi Luciano, Servetti Gaia, Setola Luigi, Seveso Annamaria, Sgarbossa Fulvio, Sgarlata Giuseppe, Sila Giorgio, Silingardi Vanna, Silla Calogero, Silva Laura, Silvani Marcello, Silvestri Mauro, Simone Vera, Sini Salvatore, Smiderle, Sommavilla Lina, Sommavilla Paolo, Sonni Paolo, Soragni Angelo, Soro Pietrantonio, Soverini Mirman, Spaghetti Liliane, Spalanzani Ombretta, Spellucci Massimo, Speranzini Francesco, Speroni Anna, Spigai Andrea, Spinelli Elisabetta, Spinelli Piero, Squaglia Franco, Squarzoni Silvia, Stasi Bruno, Stefanato Liliana, Stefani Mirna, Stefanini Renato, Straccamore Giovanni, Stucchi Emilio, Sussetto Giuseppe, Svaldi Savino


T
Tabellini Amerighi Paolo, Tacchini Clara, Tagliaferri Enzo, Tagliaferri Luca, Tamburi Alberto, Tangerini Massimo, Tarantello Giorgio, Tarsia Elena, Tarsia Simone, Tarzia Anna, Tata Luciana, Taverna Sandro, Tavoni Luisa, Tedeschi Cecilia, Telesia Emilio, Tenerani Marco, Teresina Truddu, Terracciano Antonio, Terzini Gabriella, Testa Maria Luisa, Testore Angela, Tiberi Lena, Tiberi Loana, Tiboldo Piera, Tiezzi Elsa, Tilesi Chiaretti Maria, Tocci Rita, Todeschini Enrico, Toffolon Lucio, Tollio Achille, Tombolan Giuseppe, Tonielli Elena, Tonzar Franco, Toracca Enrico, Torbol Maria, Tornielli Antonella, Torreggiani Claudio, Torreggiani Maria, Tortarolo Graziano, Tortelli Maria Cristina, Tortolo Silvia, Tortora Claudio, Tosatti Lucia, Toscano Mario, Tosoratti Renzo, Triggiani Pietrantonio, Tringali Orazio, Trisolini Stefano Maria, Tronchi Silvia, Troni Roberta, Trotta Gerardo, Trua Pietro Damiano, Tualdi Elena, Tumolo Alessandro, Turchi Carla, Turicchia Anders


U
Uggetti Mario, Ungaretti Fernando, Urbani Moreno


V
Vaccarecci Maddalena, Vaccarella Antonio, Vaccari Rosanna, Vailati Gianfranco, Vairo Aldo, Valente Antonio, Valenti Paola, Valentini Bruno, Valeri Enzo, Valesio Paolo, Vallese Ettore, Valsecchi Danilo, Vanoni Sandra, Vasile Antonio Maria, Vasselli Antonio, Vecia Giovanna, Veglia Maria Bruna, Venafro Giancarlo, Ventura Lucia, Verga Luca, Verrochio Gianfranco, Vescovi Cristina, Veto Maria, Vezzosi Sergio, Vianello Silvia, Vico Margherita, Vietto Teresina, Vigo Piero, Villa Angela, Villa M. Elena, Villa Mario, Villa Petro, Vinci Giovanna, Vitale Domenico, Vitali Renzo, Vitali Walter, Vittori Duilio, Volterra Silvia, Vona Antonello


Z
Zacchero Ambrosina, Zagnoli Edgardo, Zamboni Marie Grace, Zamparini Giuseppina, Zanardi Enzidia, Zanatta Aldo, Zanella Antonio, Zanetti Giovanni, Zangiacomi Anna, Zanoni Nadia, Zanutta Andrea, Zanzani Tiziano, Zeno G. Carlo, Zermani Maja, Ziletti Luca, Zilio Andrea, Zinnia Roberto, Zonfrilli Giancarlo, Zotti Paride, Zugaro Valentina, Zuiani Anna, Zuliani Lida


(12. Continua)



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