lunedì 16 agosto 2010

Orchestra Principato di Seborga a S.Biagio della Cima (IM)

18 Agosto 2010 alle 21hoo S.Biagio della Cima (IMPERIA) concerto de

I solisti dell’orchestra da camera “Principato di Seborga”



www.orchestraprincipatodiseborga.com



sotto la Direzione del M° Vitaliano Gallo

 

musiche di: ROTA, MORRICONE, PIOVANI, WILLIAMS SAKAMOTO.







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Ferragosto con truffa in tabaccheria arrestate nonna, madre e figlia

Corriere della sera

Tre generazioni di donne formavano una banda
che estorceva con un trucco ricariche Postepay


Ferragosto con truffa in tabaccheria arrestate nonna, madre e figlia

Tre generazioni di donne formavano una banda che estorceva con un trucco ricariche Postepay


ROMA - Tre generazioni di donne della stessa famiglia, nonna di 79 anni, madre di 50 e figlia di 24, erano diventate l'incubo delle tabaccherie della capitale con 21 colpi messi a segno: andavano delle ricevitorie dove è possibile ricaricare le carte prepagate Postepay, per un importo compreso tra un euro e mille euro, e dopo aver chiesto la ricarica della loro carta, fingevano di aver dimenticato il denaro in auto e, lasciando in pegno il portafoglio, facevano perdere le tracce.


NIENTE DOCUMENTI - Il portafoglio lasciato in cassa risultava puntualmente privo di qualsiasi documento o carta a loro riconducibile. Le tre donne italiane, residenti ad Ardea - un centro sul litorale laziale -, sono state arrestate dai carabinieri del Nucleo Radiomobile per truffa. Dopo le molteplici denunce, i militari hanno visionato le immagini delle telecamere di video-sorveglianza per cercare di scoprire la loro identità.
Nel pomeriggio di Ferragosto, dopo l'ennesima truffa ai danni di una tabaccheria di via Cavour, in pieno centro storico, le donne sono state riconosciute, mentre scappavano, da due carabinieri che si trovavano di pattuglia in zona e sono state bloccate. Secondo gli investigatori sono almeno 21 le truffe compiute, sempre con le stesse modalità, dalle tre donne, in tabaccherie con ricevitoria Sisal di Roma.

(fonte Ansa).


16 agosto 2010



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Morto il fisico Cabibbo Gli fu negato il Nobel

Corriere della sera

Era il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio lo escluse


Era malato da tempo


Il fisico italiano Nicola Cabibbo
Il fisico italiano Nicola Cabibbo
ROMA - È morto lunedì sera a Roma il fisico Nicola Cabibbo. Era malato da tempo e negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano rapidamente aggravate. Cabibbo, 75 anni, è stato uno dei fisici italiani più noti a livello mondiale per il contributo dato alla conoscenza del mondo delle particelle elementari. Le sue teorie sono presenti in tutti i libri di fisica. Negli ultimi anni, dopo aver lavorato nel Cern di Ginevra, ha insegnato nelle università di Roma La Sapienza e Tor Vergata. Era presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. La sua morte è avvenuta nell'ospedale romano Fatebenefratelli, dove era stato ricoverato nel pomeriggio per una crisi respiratoria.


NOBEL MANCATO - Nicola Cabibbo è il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio il 7 ottobre 2010 lo escluse. Lui con tono gentile disse: «Preferisco non fare dichiarazioni». Fonti a lui vicine dissero che il fisico italiano fu molto amareggiato da quella esclusione. Già nel 2007, a pochi giorni dall'assegnazione del Nobel per la fisica, circolavano con insistenza nell'ambiente scientifico fra Tokyo e Chicago voci che davano per sicuro il Nobel a Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Tutti, insomma, erano convinti non soltanto che le ricerche inaugurate da Cabibbo sarebbero state premiate, ma che il premio Nobel sarebbe stato condiviso dai tre ricercatori. È poi accaduto che il Nobel 2007 è stato assegnato a ricerche di tipo sperimentale e applicativo. Nel 2008 sarebbe quindi stata la volta della fisica teorica. Il campo di ricerca premiato fu quello atteso, a detta di molti mancò però uno dei protagonisti. 

(fonte: Ansa).


16 agosto 2010

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Santiago di Compostela, una diga "accorcia" di 4 km il Cammino

Corriere della sera

Sarà allagato un tratto dello storico percorso dei pellegrini. Da spostare anche due fonti e due ponti


via libera al controverso innalzamento della struttura di Yesa, sul fiume Aragón


Un pellegrino sul Cammino
Un pellegrino sul Cammino
MADRID – Quattro chilometri e duecento metri del Cammino di Santiago saranno sommersi dall’acqua. Il governo spagnolo ha dato il via libera al controverso innalzamento della diga di Yesa, sul fiume Aragón, nei Pirenei, alla frontiera tra Navarra e Aragona. La decisione, pubblicata dalla Gazzetta ufficiale alla vigilia di ferragosto, chiude un dibattito durato 18 anni con un compromesso: la diga crescerà di 10 metri in meno rispetto a quanto inizialmente previsto. Dai suoi attuali 488 metri di quota del piano di coronamento passerà a 511, anziché 521 come stabiliva il progetto approvato nel 1999.


DANNI ALL'ITINERARIO - La differenza è meno irrilevante di quanto possa apparire, perché quei 23 metri in più raddoppieranno la capacità dell’invaso, attualmente di 470 milioni di metri cubi. Ma quei 10 metri in meno risparmieranno oltre cinque chilometri del Cammino di Santiago, di cui sarebbero stati inondati altrimenti 9 chilometri e mezzo, oltre a un villaggio di nome Sigüés. Il parere favorevole del Ministero dell’Ambiente include l’ordine di trasferire due fonti e due ponti del percorso spagnolo verso Santiago di Compostela, tutti protetti dall’Unesco che, sei anni fa, aveva raccomandato di limitare il più possibile i danni all’itinerario.


"MARE DEI PIRENEI" - Quasi coetanea di quella del Vajont, la diga di Yesa è in servizio da 51 anni: quando nacque costrinse più di 1.500 persone ad abbandonare le loro case, presto sommerse dal nuovo “mare dei Pirenei”. L’invaso misura 2.000 ettari di superficie e il suo volume è pari a quello di quasi 500 stadi di calcio, e raddoppiarlo comporterà un costo di almeno 250 milioni di euro. Ma il governo è convinto che l’opera sia necessaria per consolidare l’irrigazione di quasi 112 mila ettari di terreno e garantire il rifornimento di Saragozza. L’ampliamento è stato classificato nel 1992 come intervento di interesse generale, ma da allora non ha smesso di contrapporre tecnici e ambientalisti, fin nei tribunali. Le associazioni contrarie considerano oltretutto una truffa alterare il tragitto del Cammino di Santiago, anche se il ministero dell’Ambiente si impegna a far bloccare i lavori nel caso di ritrovamento di reperti archeologici.


Elisabetta Rosaspina
16 agosto 2010

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L'autista va al bar e i passeggeri rimangono sul bus

Il Mattino

 

Un autista su una linea notturna parcheggia in mezzo alla strada e va a prendere un caffe o almeno entra in un bar, con due anziani passeggeri a bordo. Rimane nel bar almeno 4 minuti, tanto dura un video messo su YouTube per quanto riguarda la linea 254 da Portici a Napoli. Scrive l'autore del video: «Al sindacato dei pulman della linea 254 dell'Anm da Portici a Napoli. be ti vai a prendere un cafè ,tutto OK ..ma dopo il turno ,no puoi rimanere il publico nel buss facendo aspettare nel mezzo facendo i caz.. tuoi,e un allontanamento dal posto di lavoro,e per giunta avevi due anziani con te...»







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Tarquinia, napoletano denuncia pappagallo per stalking: «Mi dice terrone»

Il Mattino

 

TARQUINIA (16 agosto) - Se sia vero o no che le vacanze, a volte, stressano è antica questione. Spulciando tra le chiamate giunte al centralino e le denunce presentate al commissariato di Ps di Tarquinia, in provincia di Viterbo, che da luglio a fine agosto passa da 16mila a oltre 50mila abitanti, si direbbe proprio di sì: stressano. Due turisti, uno napoletano e l'altro romano, hanno chiesto di denunciare un pappagallo per stalking. A loro dire, l'uccello era stato istruito dalla sua proprietaria, che abita al piano superiore, ad insultare gli altri inquilini.


Ogni volta che entravano ed uscivano di casa, il pappagallo si sarebbe rivolto al napoletano apostrofandolo «terrone, terrone». All'altro, un pò in carne, invece, avrebbe detto ripetutamente «ciccione, ciccione».





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Differenziata sull'aliscafo? Si butta il sacchetto in mare

Il Mattino

Un video di quasi sette minuti che riprende la poppa di un aliscafo. Il tratto di mare è quello tra Capri e Sorrento. La telecamera dell'operatore fa una piccola panoramica sul ponte, ci sono un paio di donne sedute, un bidone con un sacchetto dei rifiuti dentro, nero. La telecamera a questo punto indugia sull'acqua mossa dall'aliscafo. Un paio di minuti sulla scia bianca, sin quando, sulla sinistra in basso, appare un sacchetto nero, buttato dallo stesso aliscafo. Da chi non si sa, si può solo immaginare.









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Caserta, imprenditore affronta l'esattore dei Casalesi e lo riduce in fin di vita

Il Mattino

   

CASERTA (16 agosto) - In un primo momento si era pensato che Maurizio Zamariello, il ventiduenne di San Marcellino, piccolo comune dell'agro aversano, in provincia di Caserta, ridotto in fin di vita con colpi di pistola ieri, fosse stato vittima di un agguato di camorra da parte di due sicari di un clan rivale che viaggiavano a bordo di una moto.


A ferirlo gravemente è stato invece un imprenditore edile del luogo, Antonio Mosca, di 43 anni, originario di san Marcellino ma residente da tempo nelle Marche. Quest'ultimo, secondo quanto hanno accertato i carabinieri del comando territoriale di Aversa, era da tempo nel mirino del giovane che minacciava anche i familiari dell'uomo per costringerlo a pagare tangenti.



Mosca, esasperato per le continue minacce, ha affrontato Zamariello, ritenuto dagli investigatori tra gli esattori del clan dei casalesi, durante una sagra paesana e gli ha sparato contro, alla presenza di numerose persone, undici colpi di pistola, ferendolo in modo grave all'addome ed alle gambe. L'imprenditore è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio e condotto al carcere di S.Maria Capua Vetere mentre Zammariello, che è ancora ricoverato in prognosi riservata nell'ospedale 'Moscati' di Aversa, è piantonato, perchè ritenuto responsabile di estorsione aggravata.






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Viaggio sessuale per disabile inglese A pagare è lo Stato

Quotidianonet

Il caso scoperto grazie al Freedom of Information Act, la legge britannica che obbliga la Pubblica Amministrazione e condividere i dati con i cittadini


Londra, 16 agosto 2010 - E' polemica nel Regno Unito per il caso di un ventunenne con difficoltà di apprendimento volerà ad Amsterdam - a spese dei contribuenti britannici - per avere un rapporto sessuale con una prostituta del quartiere a luci rosse.


Secondo il Daily Mail, che pubblica la notizia, il denaro arriva dal fondo governativo Put People First - 520 milioni di sterline in totale - disegnato per aiutare i portatori di handicap a vivere una vita indipendente. La storia è stata scoperta grazie al Freedom of Information Act, la legge britannica che obbliga la Pubblica Amministrazione e condividere i dati con i cittadini.


L’assistente sociale che segue il caso parla del ragazzo come di un "giovane ansioso e frustrato"’, bisognoso di avere la sua prima esperienza sessuale. "Ha seguito due corsi di educazione sessuale e vuole provare cosa significa", ha detto l’assistente sociale chiedendo però di restare anonimo. "Le ragazze di Amsterdam sono molto più protette delle lucciole di strada della Gran Bretagna. Lasciamo dunque che si diverta un po' - ha aggiunto -. Non è meglio che tutto ciò avvenga in un modo in cui lo si possa controllare, offrirgli assistenza, in modo da soddisfare i suoi bisogni di crescita in un ambiente sicuro? Rifiutargli questa possibilita’ sarebbe come violare i suoi diritti umani".


Altre richieste presentate sotto il 'cappello' del FOIA hanno poi rivelato che alcuni ‘council’ britannici hanno usato il denaro del fondo per portare i loro assistiti in club dove si pratica la lap-dance o pagare i costi d’iscrizione a siti internet di appuntamenti. Una realtà che ha mandato su tutte le furie Matthew Elliot, presidente di The Taxpayers’ Alliance, l’associazione dei contribuenti britannici. "E’ essenziale - ha detto - che quando si tratta di denaro pubblico vi siano presenti sistemi di controllo che ne impediscano il suo spreco". 





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I pizzaioli egiziani rubano il mestiere agli italiani, a Napoli resiste la tradizione

Corriere del Mezzogiorno

In netta ascesa il numero degli specialisti della pizza di origine straniera, a Milano sono già la maggioranza



NAPOLI - La pizza «egiziana» mette in discussione quella napoletana. A Milano ci sono 119 pizzaioli del paese nordafricano contro 31 campani e solo 10 napoletani ’doc’. A Roma il 18,1% delle pizzerie è gestita da egiziani e il 10% nella giovane provincia di Monza e Brianza. La tradizione resiste ancora a Napoli dove solo due egiziani risultano titolari di un ristorante e nessuno registrato come pizzeria. È la fotografia che emerge da una elaborazione Camera di commercio di Milano sui dati del registro imprese, al quarto trimestre 2009 e a gennaio 2010, relativamente ai titolari di imprese individuali attive che dichiarano nella attività di impresa di produrre e commercializzare pizza.


I DATI SULLE IMPRESE STRANIERE IN ITALIA - La ristorazione straniera in Italia rappresenta il 9,1% del totale tra produzione, bar, caffè, take away e ristoranti, con oltre 13.400 imprese individuali. Di queste 10.142 (il 6,9% del totale stranieri) sono di extracomunitari. Quelle gestite da asiatici sono il 25,6% e in prima linea i cinesi con 2.786 imprese individuali, il 20,8% delle attività di servizi alla ristorazione con titolare straniero. Seguono poi gli arabi (20,6%), per la metà egiziani (con 1.422 imprese, il 10,6% degli stranieri attivi nei servizi alla ristorazione). Proviene invece dall’America Latina quasi un ristoratore straniero su dodici (con oltre 1.000 ditte, il 7,7% totale).


Redazione online
16 agosto 2010




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Tempi duri per gli artisti: Tila Tequila presa a sassate e bottigliate

Il Messaggero

   

ROMA (16 agosto) - Tempi duri per gli artisti. L'altro giorno Brusco è stato aggredito nel Salento mentre contava una canzone per la Roma. Dall'altra parte dell'oceano è andata molto peggio a Tila Tequila, star del reality tv A Shot at Love, che ha riportato diversi tagli sul viso dopo essere stata colpita da bottiglie e pietre mentre si esibiva al festival dell'Illinois sabato scorso. Lo riferisce il sito della Cnn.


Secondo un performer che ha assistito alla violenza al ritrovo dei Juggalos, un festival di musica underground, la donna avrebbe riportato numerose ferite al volto. Per sfuggire alla violenza degli spettatori, oltre duemila persone, la modella si era rifugiata in una roulotte e poi nel suo suv i cui finestrini sono stati distrutti. Le indagini sono in corso ma secondo le autorità del posto sarà molto difficile identificare gli aggressori a meno che non spunti un video dell'incidente. Gli organizzatori del festival non ancora rilasciato dichiarazioni.


L'ex coniglietta di playboy e cantante, ha scritto un messaggio sul social network Twitter dicendo che farà causa al festival organizzato per i fan del gruppo hip-hop Insane Clown Posse e li farà fallire.





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Morta a Roma Laura D'Angelo

IL Messaggero

ROMA (16 agosto) - L'attrice, ballerina e cantante Laura D'Angelo è morta ieri sera a Roma dopo una lunga lotta contro il cancro. A darne notizia è Antea, l'associazione romana per le cure palliative che assiste i malati in fase terminale. Assistita con dall'equipe di Antea nel Centro di Santa Maria della Pietà confortata da amici e familiari, Laura D'Angelo - comunica l'associazione - ha raggiunto la morte indolore, con estrema naturalezza e serenità


Laura D'Angelo raggiunse il successo come Odeonette con la sigla di Odeon, programma televisivo di metà anni Settanta che sull'allora secondo canale Rai divenne per due stagioni un cult. Fece teatro con Carmelo Bene ed Enrico Montesano, e tornò in tv con Fantastico e altri programmi, dal varietà alle fiction alle soap, che l'hanno vista protagonista come attrice, conduttrice e coreografa. Insegnava danza hip hop allo Ials di Roma.





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Il caso aliscafo, lite comandante-ragazza: «Guidavo io». «No, guidavo io»

IL Messaggero

NAPOLI (16 agosto) - «Non guidava lei. La ragazza simulava soltanto le manovre: io non ho mai lasciato il controllo del comando». Michele Siniscalchi, 54 anni, è il capitano al comando dell'aliscafo della Snav in servizio da Napoli a Capri l'11 agosto scorso. E' stato lui a cedere per qualche minuto, ridendo e scherzando, i comandi del mezzo carico di passeggeri a una ragazza. Il capitano, parlando con l'agenzia Ansa, oggi replica alle accuse che gli piovono addosso dopo la pubblicazione su Youtube del video in cui si vede l'arrivo ai comandi della ragazza.


Cinquantaquattro anni, di Procida, Siniscalchi è stato sospeso dal servizio e ora teme di perdere il posto di lavoro, «per un gioco, una sciocchezza». Si difende spiegando che quel video era solo una farsa, un piccola messa in scena per accontentare una passeggera: «Era disinserito il timone, l'aliscafo ha tre comandi e io non ho mai lasciato il controllo di quelli effettivi. Ma come avrei potuto lasciare un aliscafo in mano a qualcun altro? Vi sembra possibile che una ragazza di 25 anni entri nella cabina di comando e guidi un aliscafo?».


«È nato tutto da uno scherzo, soltanto un saluto in cabina», ha detto la ragazza, Maria Rosaria Federico, 25 anni di Capri. «Facendo la pendolare - ha detto la ragazza a Skytg24 - io conosco quasi tutti e magari uno entra in cabina per fare un saluto, comunque a me piace pilotare, guidare».


Ormai è conosciuta a Capri come la ragazza dell'aliscafo. Mariarosaria Federico, 25 anni, racconta i retroscena del caso che l'ha portata alla ribalta, dopo che l'11 agosto scorso è stata filmata alla guida dell' aliscafo Alcione partito da Napoli alle 13.15 e diretto a Capri. La ragazza, che era stata ripresa, come lei stessa spiega, dallo stesso comandante mentre le dava alcune indicazioni tecniche su come utilizzare i comandi, all'arrivo a Capri ha postato il video su Youtube.


A chi le chiede se i comandi fossero attivi o meno, Mariarosaria risponde: «Ovviamente funzionavano, tanto che nei minuti che sono rimasta alla guida chiedevo istruzioni al comandante mentre filmava la scena, su come comportarmi. L'unica cosa che non era collegata era la radio, con cui ho dato per scherzo il 'Mayday'. Tutto il resto era vero ed è stato filmato mentre muovevo il joystick seguendo alla lettere le istruzioni del comandante».


Mariarosaria si ferma un attimo. Poi aggiunge: «Non ho mai guidato altre volte e quindi mi sono divertita molto, anche perchè è stato in fondo tutto uno scherzo. A me piace molto giocare e divertirmi, ed è per questo che pratico per hobby la musica e la danza. Credo di essere una ragazza come tante, e la mia aspirazione è quella di diventare un giorno famosa. Ho un mio canale su 'Youtube Marymakeup', nel quale ho inserito un centinaio di filmati, ed al mio rientro a Capri, proprio perchè non immaginavo quello che sarebbe accaduto, ho messo in rete quel filmato e da qui si è scatenato l'inferno».


«Non è assolutamente vero che ho rubato motorini quando ero ragazzina. Il video in cui lo dico è una confessione-gioco che faccio nel corso di un programma scherzoso a cui partecipano molti ragazzi capresi, lo Sleality Show, dove devono fare una confessione choc, ovviamente finta, per dare un immagine falsata di se stessi. Sono dispiaciuta per quello che potrà succedere al comandante, non credevo di scatenare questo putiferio che per lui potrebbe avere conseguenze. Per me resta un gioco, altrimenti non avrei reso il tutto pubblico mettendolo addirittura su Youtube».





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Israele, ex soldatessa deride su Facebook prigionieri palestinesi. Proteste: è razzista

IL Messaggero

 

TEL AVIV (16 agosto) - Ha suscitato reazioni di disgusto, ma anche la sghignazzata online di qualche navigatore, l'idea di una soldatessa israeliana - appena congedata - di esibirsi su Facebook in foto che la ritraggono in uniforme mentre posa dinanzi a un gruppo di prigionieri palestinesi (alcuni dei quali anziani) ammanettati e bendati.


Un moto di scherno condannato con parole severe dallo Stato Maggiore attraverso la dichiarazione ufficiale d'un portavoce militare. E che tuttavia, secondo alcuni attivisti dei diritti umani, interpreta sentimenti diffusi di disprezzo dei palestinesi nei ranghi delle Forze armate. L'episodio è denunciato stasera con evidenza da tutti i maggiori media elettronici d'Israele.


Le foto mostrano la ragazza - che si chiama Eden ed è originaria di Ashdod, a sud di Tel Aviv - in posa con un mezzo sorriso. O mentre sbeffeggia gli ignari detenuti. O fa le smorfie a pochi centimetri da loro. «Qui sei supersexy», commenta uno degli amici di Facebook, convinto di fare il simpatico. «Eh sì - risponde lei ilare -, che giorno è stato quello, hahaha...». Quando invece a scrivere - sdegnata - è la blogger pacifista Lisa Goldman, la replica diventa astiosa: «Con quelli di sinistra non parlo».


Secondo il portavoce militare, «si tratta di un comportamento vergognoso per un soldato», ma anche di una iniziativa isolata e comunque non punibile, visto che Eden ha lasciato la divisa. Secondo l'attivista Yishai Menuhin, direttore del Centro israeliano contro la tortura, «quelle orribili foto» sono invece il frutto di «una mentalità popolare, che riflette le consuetudini di molti soldati schierati ai posti di controllo e il trattamento inflitto di norma ai detenuti palestinesi». «La stessa Eden impazzirebbe di rabbia se qualcuno postasse sul web senza permesso sue fotografie, scattate in circostanze umilianti», ha osservato Menuhin. «Ma nelle nostre Forze armate - ha accusato - la "cultura" prevalente considera i palestinesi come oggetti, non come esseri umani con i loro diritti».





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Casa An, Storace sfida a Fini: vieni in tv a chiarire. Briguglio: falsi clamorosi

IL Messaggero

  

ROMA (16 agosto) - Le polemiche sulla casa di An a Montecarlo finita in affitto al congato di Gianfranco Fini non si placano. Dopo le rivelazioni e gli attacchi del Giornale dei giorni scorsi, oggi interviene l'ex portavoce del presidente della Camera e leader de la Destra Francesco Storace.


«Vieni in tv a chiarire», ha chiesto al presidente della Camera Storace che, con un editoriale sul sito, pone 8 domande sulla vicenda della casa di Montecarlo. «Di Fini - premette Storace - si è detto negli anni che è un eccellente prodotto televisivo. E in effetti, essendone stato per anni suo capoufficio stampa, non posso che confermare le sue capacità di fronte al mezzo televisivo. Io sono un ex-parlamentare che tre anni fa uscì dal partito che avevamo costruito assieme e non so se posso permettermi di sfidarlo a un coraggioso dibattito televisivo. Ma esigo la verità su quanto esce sui giornali».


Storace vuole sapere da Fini: perché An si rivolse ad una società offshore e non ad una normale agenzia immobiliare per vendere la casa di Montecarlo; come ha fatto il cognato a finirci dentro dopo il passaggio dalla prima società alla seconda, sempre offshore. E sul suo rapporto con Berlusconi e lo scioglimento di An: «come mai hai scoperto la dimensione illiberale di Berlusconi solo quindici anni dopo di convivenza? perché hai sciolto Alleanza nazionale dopo solo cinque minuti di colloquio con l'illiberale e facendo trovare tutti di fronte al fatto compiuto? Sei sicuro di aver rispettato le minoranze interne quando hai guidato e poi sciolto i due partiti che hai diretto, Msi e An?».


«Contro Fini da alcuni organi di stampa sono stati prodotti dei falsi clamorosi e questo verrà presto dimostrato. Questa è la cosa più inquietante accaduta con Fini», ha affermato Carmelo Briguglio. «Basta aspettare - ha aggiunto l'esponente finiano a KlausCondicio, programma web tv in onda su YouTube - Fini ha avuto un comportamento molto corretto. Si è affidato alla magistratura con le querele e sarà la giustizia a ristabilire la verità».





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Napolitano: «Tradisco la Costituzione? Mi mettano sotto accusa»

IL Messaggero

Il Quirinale: basta insinuazioni. Dura risposta a deputato Pdl
Bianconi che replica: sono stupito. Il Pd: premier smentisca



ROMA (16 agosto) - Basta insinuazioni sul Capo dello Stato e indebite pressioni provenienti dal mondo politico. È questa la sintesi di una nota con cui il Quirinale replica a una intervista all'onorevole Maurizio Bianconi, vicepresidente del gruppo dei deputati Pdl.


L'onorevole Bianconi, sostiene la nota del Quirinale, «si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi sostenendo che il presidente Napolitano "sta tradendo la Costituzione". Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l'on. Bianconi è di certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell'articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti - conclude la nota riferendosi all'intervista a Il Giornale - le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del Presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni».


«Berlusconi sconfessi Bianconi per le insensate parole espresse nei confronti del capo dello Stato il cui comportamento è, ed è sempre stato, irreprensibile e al quale va la nostra solidarietà». Lo afferma in una nota Paola De Micheli del Pd aggiungendo che «se dal centrodestra non giungerà una compatta e netta presa di distanza allora vorrà dire che esiste un piano preciso ed un mandante per una operazione pericolosissima che rischia di aprire uno scontro istituzionale gravissimo i cui esiti saranno certamente nefasti per il nostro paese».
«Chi si assumerà l'onere di percorrere una strada tanto distruttiva - prosegue De Micheli - se ne dovrà assumere l'onere di fronte agli italiani e al Paese. Si abbassino immediatamente i toni e si ritorni nell'alveo delle regole del corretto confronto democratico».


«Noi abbiamo il massimo rispetto per il presidente Napolitano e non seguiamo certamente la linea a suo tempo portata avanti dal Pci quando provocò le dimissioni di Leone malgrado che il suo comportamento fosse stato ineccepibile e quando cercò invano di raggiungere l'impeachment di Cossiga», dice il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. «Indipendentemente dalle espressioni usate da Bianconi, noi in tutti questi giorni, abbiamo riaffermato questa posizione di fondo: perseguiamo l'obiettivo positivo di ottenere la fiducia e il sostegno del Parlamento su 4 punti qualificanti sui quali si concentrerà l'attività del governo; invece, nel caso in cui questa fiducia della maggioranza del Parlamento non venga ottenuta, allora riteniamo che si debba andare al voto degli italiani e non si debba dar vita a governi tecnici o di transizione», spiega. «Questa valutazione politica di fondo la abbiamo sottoposta e la sottoponiamo, con il rispetto che sempre abbiamo avuto, alla riflessione del Presidente della Repubblica», conclude Cicchitto.


Bianconi: stupito e amareggiato ma ribadisco le mie convinzioni. «Sono stupito e in fondo amareggiato per la nota del Quirinale rispetto alla mia intervista. Ritengo, in tutta franchezza, totalmente sproporzionati i toni della nota medesima». È quanto afferma Maurizio Bianconi, vicepresidente del gruppo PdL alla Camera.


«Peraltro, non posso che ribadire la mia ferma convinzione che il presidente Napolitano, al momento del conferimento dell'incarico di formare il governo a Silvio Berlusconi dopo le elezioni del 2008, operò consultazioni rapidissime, convocò Berlusconi e comunicò pressochè in contemporanea i nomi dei ministri. In quella occasione - aggiunge Bianconi -risultò chiaro, anche dalle parole del Presidente della Repubblica, che in Italia c'era una maggioranza, un programma e un leader addirittura indicato nel simbolo, e che quindi la sua scelta nel conferimento dell'incarico era per così dire 'vincolatà.

Si è così dato corpo a una nuova prassi costituzionale (Costituzione materiale) che non può valere a corrente alternata. Ne consegue che, ove questa maggioranza non avesse più la fiducia in Parlamento, non sarebbe dato concepire il ritorno ai vecchi riti di consultazioni e costituzioni di governi che godono di maggioranza parlamentare ma non popolare. Cioè - sostiene Bianconi - il presidente Napolitano non potrebbe contraddire se stesso in un passaggio così delicato e certo questa non è questione da messa in stato d'accusa, come viene dichiarato nella nota del Quirinale».


Quanto alla messa in stato d'accusa del presidente della Repubblica, «solo uno sciocco lo penserebbe - aggiunge Bianconi - e nessuno lo ha mai detto nè fatto supporre. Quanto all'uso delle parole »tradire« e »tradimento«, esse sono frutto dello sbrigativo linguaggio giornalistico e non avevano e non hanno certo il senso e la sostanza che gli si è voluto attribuire. Ribadisco il massimo rispetto per le istituzioni e per il Presidente della Repubblica - conclude - ma la sostanza del concetto espresso non cambia. E forse sarebbe stato meglio misurarsi su questo. Ciò non significa certo che non confido che tutto questo ipotizzato non si verificherà e che non avverrà nessun "tradimento" nel senso sopra esplicitato della Carta Costituzionale».





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Turista si sdraia sulla fontana di Trevi per un pic-nic di ferragosto

Il Messaggero

Poi i vigili del fuoco lo costringono a scendere




ROMA (15 agosto) - T-shirt azzurra, pantaloncini a righine e scalzo: così un turista ha scelto uno dei monumenti più famosi al mondo, la Fontana di Trevi, per consumare un panino, leggere un giallo e prendere il sole.


L'uomo, sfuggito al controllo dei vigili urbani, appare tranquillo e probabilmente «compiaciuto» di aver sfidato le ferree regole della sovrintendenza che impediscono di oltrepassare i limiti della vasca della fontana. A centinaia, turisti di ogni nazionalità, hanno osservato con stupore la scena. Poi l'uomo è stato convinto a scendere dalla fontana.


«Ho visto un posto così bello, non potevo non salire a prendere il sole», ha detto tranquillo il turista, un italiano dell'età apparente di 40 anni, tatuaggio sul collo e aria svagata. L'uomo si era accomodato in un incavo della fontana. «C'è una sdraio così comoda», ha detto una volta sceso dal monumento spiegando il perché del suo gesto.


Per convincerlo a rinunciare alla siesta con tintarella su uno dei monumenti più conosciuti nel mondo, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco, che prima hanno tentato da lontano di farlo scendere dicendogli «lì non si può stare, vieni qui!», tra gli applausi delle centinaia di visitatori che scattavano foto.


Non ottenendo risultati lo hanno raggiunto e gli hanno chiarito che proprio non era il caso di rimanere lì. A quel punto, sorridente, il turista si è fatto accompagnare giù dove è stato preso in carico dagli agenti della polizia municipale del I gruppo. «Non c'è stata resistenza e, visto che era scalzo, difficilmente ha creato danni - ha spiegato il funzionario della polizia municipale Silvano De Salvo - verrà sicuramente multato, ma la sua posizione verrà poi vagliata anche dalla Sovrintendenza».




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Allarme bomba a Lourdes: evacuati in 30mila, poi il santuario è stato riaperto

Il Messaggero



LOURDES (15 agosto) - Il santuario di Nostra signora di Lourdes, tra i più noti e frequentati d'Europa con i suoi milioni di visitatori all'anno, è stato evacuato nel primo pomeriggio di oggi a causa di un allarme bomba, rivelatosi poi falso.


«La chiamata, intorno a mezzogiorno, è arrivata da una cabina telefonica - ha riferito il prefetto della regione Alti-Pirenei, Renè Bidal - da un uomo con un forte accento mediterraneo che sembrava molto determinato. Dovevamo prendere l'ipotesi in seria considerazione». La voce ha annunciato al commissariato di Lourdes la presenza di quattro ordigni disseminati nei luoghi di culto che circondano la grotta in cui, secondo la tradizione, la Madonna apparve alla pastorella Bernadette: le bombe avrebbero dovuto esplodere alle 15.


Le autorità hanno quindi deciso di procedere all'evacuazione dei circa 30.000 pellegrini che affollavano i 22 siti di devozione del Santuario, particolarmente numerosi in occasione del pellegrinaggio dell'Assunzione. Fra loro c'erano anche degli italiani ed in particolare un pellegrinaggio organizzato dall'Unitalsi proveniente da Palermo. Il gruppo era partito venerdì per la Francia con ritorno previsto per mercoledì 18. Il responsabile dell'Unitalsi di Lourdes, Emanuele Boero, ha riferito che «dopo un primo stupore tutti ci siamo allontanati» senza grandi problemi.


«Il momento delicato era l'uscita dei pellegrini e dei visitatori, che si è svolto con la massima calma - ha spiegato ai microfoni di France Info il sindaco di Lourdes, Jean-Pierre Artiganave - È stato diffuso un messaggio in sei lingue, che ha fatto sì che i presenti, tranquillamente, a gruppi o in modo individuale, abbiano lasciato il santuario dalle sue quattro uscite».


Una volta allontanati tutti i fedeli, nel Santuario son entrati in azione gli artificieri, giunti sul posto dalla vicina città di Bayonne: avvalendosi di cani specializzati nella ricerca di esplosivi, hanno setacciato l'intera superficie a caccia delle bombe o anche solo di eventuali oggetti sospetti senza rinvenire nulla. «La prima preoccupazione è stata quella di mettere in sicurezza l'ingresso a Notre Dame - ha spiegato ancora Artiganave riferendosi alla chiesa del santuario - per garantire la sicurezza dei 900 malati che si trovano sul posto, perchè spesso si tratta di persone bloccate a letto o sulla sedia a rotelle».

Le vane ricerche delle bombe e l'ispezione di sicurezza dell'area consacrata sono durate un paio d'ore. Le autorità hanno così potuto riaprire al pubblico i luoghi di culto, in tempo per la suggestiva processione dell'Assunta, fissata per le 16.30, momento spiritualmente più forte della giornata per i pellegrini.




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Scandalo alle Olimpiadi della Gioventù: l'Iran evita di incontrare Israele

Corriere della sera

Taekwondo, finale dei 48 kg, l'iraniano Soleimani si finge malato per non combattere contro l'israeliano Haimovitz


MILANO - Dovevano essere i giochi che avrebbero educato i giovani alla via della pace. Invece hanno riprodotti tutti i difetti dei tradizionali Giochi olimpici. Se non peggio. La prima edizione delle Olimpiadi della Gioventù, competizione organizzata dal Cio per i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni, apertasi il 14 agosto a Singapore e che terminerà il prossimo 26 agosto, è stata travolta da un vero e proprio scandalo diplomatico.



LO SCANDALO - Protagonisti della vicenda due Paesi che sono ai ferri corti sullo scacchiere internazionale, vale a dire Israele e Iran. Mohammad Soleimani, iraniano, è una vera promessa del taekwondo. Tanto che riesce a vincere facilmente i combattimenti preliminari fino alla finale, dove però avrebbe dovuto incontrare l'israeliano Gili Haimovitz. Soleimani è il favorito: ma poco prima della gara per il titolo c'è un colpo di scena.

L'atleta iraniano non si presenta, ufficialmente per un infortunio. Medaglia d'oro all'israeliano che vince senza combattere. Un infortunio diplomatico, per evitare un confronto con un'atleta di un paese odiato? C'è il sospetto. Che diventa certezza qualche minuto dopo, al momento della premiazione che doveva assegnare l'oro a Haimovitz e l'argento a Soleimani.

Che però non si presenta: ufficialmente per un ricovero d'urgenza in ospedale, in realtà per evitare al suo Paese «l'umiliazione» di dover guardare dal basso in alto un atleta israeliano, mentre la bandiera iraniana veniva sovrastata da quella con la stella di David, secondo il cerimoniale olimpico. C'era da che mettere in imbarazzo il Cio che così preferiva non commentare, mentre la federazione internazionale di taekwondo si limitava a render noto un laconico comunicato in cui si diceva semplicemente che Soleimani si era ritirato dalla finale. Troppo poco per giustificare una scelta che ha il sapore del razzismo. A Singapore sul campo avrà forse vinto Israele. Ciò che è sicuro è che ha perso tutto lo sport.



Redazione online
15 agosto 2010




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Montecarlo, Fini nega: "Non ero lì a novembre"

di Redazione

Il presidente della Camera affida alla fondazione Farefuturo la smentita al nostro scoop sulla sua presenza nella casa di  Montecarlo: "Nel novembre del 2009 Fini non era nella casa di Montecarlo". Poi accusa: "Delirio diffamatorio". Continua la campagna "Fini dimettiti": aderisci


Roma - Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, affida alla fondazione Farefuturo la smentita al nostro scoop sulla sua presenza a Montecarlo nella abitazione affittata dal fratello della sua compagna Elisabetta Tulliani. "Nel novembre del 2009 - si legge nell'editoriale - Fini non era nella casa di Montecarlo".

La difesa di Farefuturo "Il delirio diffamatorio del Giornale contro Fini sta sconfinando nel ridicolo". Dopo aver letto l’intervista sulla cucina a un dipendente del mobilificio romano che il giorno prima aveva deciso di licenziarsi, la fondazione di Fini va all'attacco: "Vien da chiedersi perché si è licenziato, chi l’ha convinto e a che condizioni, visto tra l’altro che non aveva nulla da dire. Oggi assistiamo a un presunto scoop secondo il quale il presidente della Camera insieme con Elisabetta si trovava a Montecarlo in occasione del ponte dei morti del 2009".
Quindi un "consiglio" al Giornale: "Si impegni di più perché per costruire false testimonianze bisogna saperci fare ed essere pignoli nei controlli. A parte il fatto che gli spostamenti della terza carica dello Stato restano scritti nero su bianco presso le autorità competenti per la sicurezza, il 10 ottobre 2009 è nata la piccola Martina e venti giorni dopo la mamma era a Roma ad allattare e papà Fini a cambiare i pannolini". "Di fronte a questa smentita documentale - prosegue il corsivo - ci aspettiamo che il testimone smemorato indichi altre date o altre versioni, giusto per proseguire la diffamazione e aumentare la confusione. In attesa di conoscere le altre 'bufale' del delirio diffamatorio siamo certi che la magistratura e l’ordine dei giornalisti saranno severissimi nel sanzionare questo pseudogiornalismo".




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In Germania il croissant si chiama Belino

Il Secolo xix


Pensavamo fosse una parola universale. O, almeno, per noi liguri è una parola che non può avere altri significati. Per questo ci sorprende sentire la “nostra” parola associata a qualcosa che di ligure non ha proprio un bel niente: una brioche, per di più tedesca.

Va bene che la forma può evocare il nome, ma i tedeschi che cosa ne sanno di “belino”? Probabilmente niente, altrimenti non si spiega perché la Elka, un’azienda nata nel 1993, che ha sede nei Balcani, abbia scelto per la sua linea di croissant, lanciata nel 2007, proprio “quel” nome, che a noi fa sorridere sotto i baffi. Evidentemente, gli uomini della Elka sono fra i pochi tedeschi che non sono mai passati sulle Riviere liguri.

Sta di fatto che questo prodotto sta facendo il giro della Rete ed è già diventato un motivo di imbarazzo per le signore cui viene offerto.

Fra l’altro, il Belino (con la maiuscola, questa volta) si può gustare in diverse varianti: al cioccolato, alle ciliege, alla fragola e così via. Ci sono anche i mini-Belino, ma è meglio non approfondire oltre il discorso. Almeno sino a quando la Elka deciderà di venire a vendere anche in Liguria...


La confezione dei Belino al cioccolato




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