sabato 31 luglio 2010

La bimba che non può dormire chiusi gli occhi si ferma il respiro

Corriere della sera

Ha 5 anni, solo una macchina l’aiuta a riposare

Una bimba disegna (Archivio)

Una bimba disegna (Archivio)

CASALE SUL SILE (Treviso) - Il sorriso di una bambina trevigiana rischia di spegnersi tutte le notti. Quando va a dormire, il suo corpicino non si ricorda più di respirare. È una patologia rarissima quella che ha colpito la piccola, tanto rara che se ne stima un caso ogni ventimila nati. In Italia ce ne sarebbero due, forse tre casi l'anno. Uno è il suo. La bimba, che ha 5 anni, durante il giorno ha una vita pressoché normale. Vive vicino a Casale, va all'asilo, gioca, si diverte con gli amichetti. Ma quando si distende nel suo lettino e chiude gli occhi ha bisogno di un particolare macchinario, un dispositivo di ventilazione meccanica che la aiuta a respirare.

La sua malattia si chiama sindrome da ipoventilazione centrale congenita, ma è più nota come sindrome di Ondine: è un disordine del controllo della respirazione autonoma. Il caso della bimba trevigiana è seguito dal servizio sanitario locale, che ha fornito alla famiglia due ventilatori volumetrici. Uno, più sofisticato e recente con motori di tecnologia avanzata, che soddisfa pienamente il bisogno della bimba, e l'altro in sostituzione del primo, perché se dovesse scaricarsi anche solo per poco tempo, lo stato di apnea in cui la piccola entra una volta addormentata potrebbe esserle fatale. «La paziente - spiega il dottor Nello Spinella, dell'Usl 9 di Treviso -, è seguita da una rete molto estesa, dalla clinica pediatrica di Padova, dall'ospedale trevigiano e dal proprio pediatra. Il macchinario che abbiamo fornito alla famiglia entra in funzione quando un'apnea prolungata impedisce il ricambio di ossigeno». Il nome della malattia, coniato nel 1962, ricorda una leggenda della tradizione germanica: Ondine era una ninfa che si innamorò di un uomo mortale. Ma lui il re delle ninfe, con una maledizione, fece sì che si dimenticasse di respirare una volta addormentato. Lo stesso può accadere alla piccola.

Solo che non è una leggenda, succede davvero, tutti i giorni. Cinque anni fa, quando nacque e i medici pronunciarono la parola «Ondine», i genitori della bimba non ne sapevano nulla. Avevano bisogno di sapere, di conoscere, di parlare con qualcuno che li potesse capire. E lanciarono un appello: avevano bisogno di un computer per comunicare con le altre famiglie con bambini affetti dalla medesima malattia della loro figlioletta, per ricevere e scambiare informazioni e consigli con chi viveva la loro stessa esperienza. Il Rotary Club Terraglio si fece subito avanti. Una raccolta fondi in poco tempo consentì alla coppia di avere il computer, e ancora oggi l'associazione continua a seguire la loro storia. «Ogni anno, a Natale, torniamo a salutare la bimba - spiega il presidente Ezio Lanteri -. I suoi genitori sono persone straordinarie. La loro speranza, e anche la nostra, è che si trovi una terapia per chi è affetto da questa rara malattia, perché la bambina possa respirare indipendentemente dalla macchina». Ma, nonostante i progressi della scienza, ancora una cura non c'è. Il club trevigiano si è già prefisso alcuni obiettivi importanti, che fanno perno attorno alla grande solidarietà dei membri. I progetti sono tanti, a Treviso e all'estero, e i risultati in 17 anni di attività sono stati importanti per molte persone. Fra di esse c'è la famiglia di questa bambina senza sonno, attorno a cui si è stretto un abbraccio enorme. «I genitori della bimba ricevono grande sostegno dal Comune di Casale e dalle associazioni di volontariato del territorio, siamo loro molto vicini - spiega il sindaco Bruna Battaglion -. Dal punto di vista delle relazioni so dai familiari che vive bene, tutti vogliamo aiutarla perché la sua sofferenza sia ridotta».

Silvia Madiotto
31 luglio 2010



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Insegne solo in lingua cinese, scattano le prime multe a Milano

Corriere della sera

Il vice-sindaco De Corato: «C'è un regolamento comunale che le vieta. Ho ricevuto molte lamentele di cittadini»

IL CASO

Insegne solo in lingua cinese, scattano le prime multe a Milano


Un negozio cinese in via Paolo Sarpi, a Milano
Un negozio cinese in via Paolo Sarpi, a Milano
MILANO - Il proprietario di una gioielleria e il titolare di un negozio di audio-video: sono loro i primi multati nella "chinatown" milanese per aver esposto insegne scritte soltanto in lingua cinese. «Ho ricevuto diverse lamentele da parte dei cittadini - ha spiegato il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato - relativamente alle insegne scritte solo in cinese, che di fatto risultano incomprensibili ai molti residenti non cinesi».

REGOLAMENTO - «Una situazione che oltre a provocare disagio - prosegue De Corato - crea problemi di legalità e sicurezza. Visto che dietro gli ideogrammi possono celarsi messaggi illeciti in codice per i connazionali: c'è un Regolamento comunale di Polizia Urbana che vieta l'esposizione di insegne, vetrine, cartelli, frontoni, ditte e pubblicità d'ogni specie senza l'approvazione dell¨Autorità comunale e prescrive anche che le leggende devono essere in corretta lingua italiana».

Redazione online
31 luglio 2010



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Un chicco di grandine da un chilo: è il più grande mai trovato negli Usa

Corriere della sera

MILANO - È ufficiale: il chicco di grandine gigante trovato nella cittadina di Vivian, nel Sud Dakota il 23 luglio scorso, è il più grande mai scoperto negli Stati Uniti. Esaminato dall'Agenzia federale per le ricerche oceaniche ed atmosferiche Noaa, misura 20 centimetri di diametro, quasi un chilo di peso. Leslie Scott, un operaio del Sud Dakota, ha trovato il chicco di grandine da record la scorsa settimana. È stato ufficialmente dichiarato il più grande mai registrato negli Stati Uniti, sia in termini di diametro, che di peso. Ovviamente da quando i ricercatori hanno cominciato con simili misurazioni.

Chicco di grandine da un chilo Scoperta record negli Usa

LE MISURE
- La palla di ghiaccio caduta dal cielo misura 20,3 centimetri di diametro e pesa 0,9 kg, secondo il National Climate Extremes Committee a cui fa capo la Noaa. Il record in termini di grandezza apparteneva finora ad un chicco di grandine caduto nell'estate del 2003 ad Aurora, nel Nebraska, con i suoi 17,8 centimetri di diametro. Lo scopritore ha riferito alla CNN che appena trovato il chicco era quasi 8 centimetri più largo, lo ha messo nel freezer ma non ha potuto prevenire che si sciogliesse perché per diverse ore a seguito della tempesta è mancata la corrente. Elmar Burchia
31 luglio 2010



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Crolla una palazzina nel Napoletano

La Stampa

Quattro persone hanno perso la vita sotto le macerie.
Tra loro una bambina di 10 anni




NAPOLI

Quattro morti a causa del crollo di una palazzina avvenuto poco dopo l’una della scorsa notte ad Afragola, nel Napoletano. Una coppia di sposi - Pasquale Zanfardino, di 33 anni ed Enrica Tromba, di 29 - sono stati estratti dalle macerie abbracciati.

Date in un primo momento per disperse, poco fa sono stati estratti i corpi senza vita della nonna e della bambina rimaste sepolte dalle maceria. Si tratta di Anna Cuccurullo di 75 anni e della nipotina I. M. di dieci. Secondo alcuni vicini di casa la bambina pur non risiedendo nell’edificio di via Calvanese, si sarebbe trattenuta in casa con la nonna per farle compagnia durante la notte. Una vicina di casa dell’anziana racconta della preoccupazione che le aveva riferito la Cuccurullo pochi giorni fa sulla pericolosità dello stabile. «La signora mi aveva detto che voleva cercare casa ma non sapeva dove andare - dice la vicina - il proprietario dell’appartamento le aveva consigliato di andar via perchè il palazzo non era sicuro. La signora Anna infatti non voleva dormire mai da sola».

Il crollo dell’edificio sarebbe stato provocato da un cedimento strutturale dovuto alle infiltrazioni di acqua piovana. Su tutto il Napoletano, nelle prime ore della notte, si è abbattuto un fortunale caratterizzato da pioggia battente e da fortissime raffiche di vento. Sul posto sono all’opera due squadre dei vigili del fuoco di Napoli, 20 volontari della protezione civile, carabinieri, polizia, vigili urbani e tecnici del Comune di Afragola.

Una gran folla di persone - per la maggior parte abitanti della zona - è scesa in strada e chiede di poter partecipare alle operazione di soccorso. I vigili del fuoco, però, hanno fatto sgombrare la zona, anche perchè c’è il pericolo che un edificio contiguo a quello crollato possa a sua volta subire un cedimento. In un silenzio surreale si cerca di percepire gemiti o richieste di aiuto che potrebbero provenire da sotto le macerie.

FOTOGALLERY
Afragola, crolla una palazzina



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L'addio della Walt Disney alla Miramax

Libero





Dopo mesi di trattative la Walt Disney saluta definitivamente la casa di produzione Miramax che vanta diverse pellicole blasonate, ma che, per genere, risulterebbero "scomode" o "discordanti" rispetto alla linea generale del gigante dell’intrattenimento americano.

Secondo le informazioni riportate sul "New York Times" e il "Los Angeles Times", la Disney avrebbe quindi ceduto la Miramax films a un gruppo di investitori, riuniti sotto la holding "Filmyard" e capeggiati dal magnate Ronald Tutor, per circa 660milioni di dollari. Gli acquirenti avrebbero già versato un deposito vincolato di circa 40milioni alla Disney.

Miramax ha prodotto film prestigiosi, a volte premiati con l’Oscar, ma spesso violenti e, per questo, poco compatibili con il resto della produzione Disney. Tra le pellicole "Pulp Fiction",  del 1994, "The Aviator", del 2004, e "Non è un paese per vecchi", del 2007. Miramax avrebbe inoltre prodotto diverse pellicole horror, quali le serie "Halloween" e "Hellraiser"

"La nostra attuale strategia per Walt Disney Studios è focalizzarsi sullo sviluppo di grandi film per i marchi Disney, Pixar e Marvel" ha riferito in una nota l'amministratore delegato di Disney, Robert Iger. L'accordo si dovrebbe chiudere tra il 10 settembre e la fine dell'anno.

30/07/2010





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E' morta sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico

di Redazione

Si è spenta a Roma, aveva 96 anni. Collaboratrice prediletta del grande regista Luchino Visconti, era figlia del letterato Emilio.

L'esordio come giornalista. 

Lavorò al fianco di Zampa, Flaiano, Zavattini, Antonioni, Rosi, Blasetti. Leone d'oro alla carriera, a Venezia, nel 1994



 
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Roma - È morta a Roma, dopo una malattia, la famosa sceneggiatrice Suso Cecchi D’amico. Aveva 96 anni. La sua scomparsa, di cui hanno dato annuncio i figli, non è semplicemente la fine di una stagione del cinema italiano. E anche la fine di un certo modo di intendere il mestiere del cinema nobilitato a arte. Con lei se ne va la "regina", la collaboratrice prediletta di Luchino Visconti, la sceneggiatrice più celebre, la più raffinata che al cinema portò in dote il bagaglio di una cultura multiforme, frutto di una grande famiglia d’artisti. Giovanna Cecchi, figlia del letterato Emilio, era nata a Roma nel 1914.

Fin dagli esordi come giornalista volle aggiungere alla sua firma il cognome materno eredità di una grande tradizione teatrale. La sua firma, con il nomignolo familiare "Suso", compare però la prima volta al cinema in calce al film di Renato Castellani ’Mio figlio professorè, nel 1946.

Comincia poi la sua grande stagione neorealista a fianco di maestri come Luigi Zampa, Ennio Flaiano, Cesare Zavattini. Lavora con Antonioni, Rosi, Blasetti. Ma l’autentico sodalizio ideale è quello con Luchino Visconti che la vuole al suo fianco nel 1950 per "Bellissima", che ne farà poi il suo fedele doppio narrativo per tutta la carriera fino al progetto mai realizzato della Recherche di Proust. Maestra della "bella prosa", di una tecnica raffinata, Suso diviene una garanzia internazionale per i copioni più impegnativi anche in tv. Nel 1994 la Mostra di Venezia le assegna un leone d’oro alla carriera.





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Pena di morte: il record cinese In Iran anche minori giustiziati

di Orlando Sacchelli

I dati del Rapporto annuale di Nessuno Tocchi Caino: nel 2009 il boia ha agito, in 18 Paesi, per un totale di almeno 5.679 esecuzioni. Solo in Cina sono state giustiziate 5.000 persone. Al secondo posto c'è l'Iran, con 402 esecuzioni, poi l'Iraq (77) e gli Usa (52). Premio "Abolizionista dell'anno" a Jean Ping, presidente della Commissione dell'Unione Africana dal 200


 
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Milano - Ancora una volta il record delle esecuzioni capitali va alla Cina. Lo rivela il rapporto annuale di "Nessuno tocchi Caino". Solo nel 2009 sono state giustiziate 5.679 persone in 18 diversi Paesi: in Cina le esecuzioni sono state cinquemila. Al secondo posto c'è l’Iran, con 402 esecuzioni, in terza posizione l’Iraq con 77, come ai tempi in cui c'era ancora S addam Hussein. Negli Stati Uniti il boia èentrato in azione 52 volte. A conti fatti la media è di uno a settimana. È possibile che esecuzioni siano state effettuate nel 2009 anche in Malesia, anche se non risultano conferme ufficiali. Statistiche. Freddi numeri di una pratica che, ancora oggi, vede nel mondo diversi Stati arrogarsi il diritto di togliere il bene più prezioso che appartiene all'uomo: la vita. Uno dei diritti "naturali" (vita, libertà e proprietà) che, per il filosofo inglese del Seicento John Locke, preesistono allo Stato. Intanto la battaglia degli abolizionisti va avanti.

Chi abolisce chi torna indietro Non risulta vi siano state esecuzioni nei seguenti 9 Paesi che le avevano effettuate nel 2008: Afghanistan, Bahrein, Bielorussia (che però ne ha effettuate due nei primi mesi del 2010), Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Mongolia (che nel frattempo ha deciso una moratoria delle esecuzioni), Pakistan, Saint Kitts e Nevis, Somalia. La Thailandia, invece, ha ripreso a praticarle dopo uno stop nel 2008. Nel 2010, Taiwan ha ripreso le esecuzioni (4) dopo cinque anni di sospensione. Anche in Palestina il Governo di Hamas a Gaza si è reso responsabile della ripresa delle esecuzioni (5) nel 2010, dopo una moratoria di fatto decisa dal presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese e durata cinque anni. 

Premiato l'abolizionista Jean Ping Il rapporto di "Nessuno tocchi Caino" è stato presentato a Roma in occasione della cerimonia di consegna del premio "L’Abolizionista dell’anno 2010". Il riconoscimento è stato attribuito a Jean Ping, presidente della Commissione dell’Unione Africana dal 2008. Prima di questo incarico, Ping è stato ministro degli Esteri del Gabon: durante il suo mandato, il paese ha approvato l’abolizione della pena capitale ed è stato protagonista della battaglia che ha portato, il 18 dicembre 2007, all’approvazione della "Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali" da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In seguito alla moratoria, sono stati 17 i Paesi di tutto il mondo ad abbandonare la pratica della pena di morte. I passi più significativi in questo senso sono stati fatti proprio in Africa: negli ultimi due anni, infatti, Ruanda, Burundi e Togo hanno abbracciato la causa dell’abolizionismo.





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Un euro e mezzo di «coperto» anche per il passeggino

di Redazione

AlassioIl coperto? Una «tassa» che fa arrabbiare i turisti, soprattutto stranieri che hanno deciso di rivolgersi alle associazioni dei consumatori. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è un episodio accaduto ad Alassio dove in un prestigioso ristorante del centro una famiglia si è vista addebitare un euro e cinquanta centesimi addirittura per il bambino seduto sul passeggino. E l’Assoutenti, per voce del presidente onorario Gianluigi Taboga, ha deciso di dare battaglia.

«I ristoratori che applicano il coperto, una vera e propria “tassa”, presentano un pessimo biglietto da visita per tutto il comparto turistico. Gli stranieri non capiscono la voce riportata sul menù e, quando la capiscono, si chiedono, e dobbiamo chiedercelo anche noi, perché si debbano pagare cifre non adeguate per una tovaglietta e un tovagliolo di carta. Fossero di fiandra si potrebbe capire ma, in linea di massima, i ristoranti di un certo livello hanno abolito da tempo il coperto».

Proprio l’Assoutenti, in una propria indagine, ha scoperto che «non è raro che il prezzo del coperto vari a seconda di cosa si consuma. Meno si mangia e più si spende, verrebbe da dire. Ma siamo veramente al confine della legalità. Secondo le nostre statistiche il 75 per cento dei clienti insoddisfatti non fa rimostranze, semplicemente non va più in quel locale o in quella città. La paura è che non scelga più nemmeno la regione. E la Riviera con questi comportamenti - aggiunge Taboga - rischia realmente di perdere quel poco di turismo di qualità che ancora la frequenta nonostante la concorrenza. Sul coperto, da tempo, abbiamo chiesto alla Regione l’abolizione per legge. Una cosa che altre regioni hanno già fatto». D’accordo il consigliere comunale con delega al Commercio , Pino Maiellano: «Le proteste dei turisti sono sacrosante. È una questione di rispetto verso il cliente».



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Il trucco per vendere il palazzo dietro quelle società di comodo

di Redazione

Le società off-shore che si sono palleggiate l’abitazione monegasca di Gianfranco Tulliani, il «cognato» del presidente della Camera, non sono società immobiliari ma finanziarie. E il dettaglio non è di poco conto, assicurano sornioni i broker monegaschi contattati dal Giornale per cercare di chiudere il cerchio di questo incredibile risiko immobiliare. L’alloggio che la contessa Anna Maria Colleoni lasciò a Gianfranco Fini (nominato erede universale in quanto presidente di Alleanza nazionale) come aiuto a combattere «la buona battaglia» non è finito in mano a imprese che operano professionalmente nell’edilizia o nell’intermediazione di proprietà edilizie e immobiliari, ma a società con base in un paradiso fiscale alle Antille. E con tutta probabilità sono state costituite per l’occasione dai medesimi soggetti. Che dunque, a tavolino, hanno creato un reticolo societario potenzialmente perfetto, immune da controlli incrociati, lontano dagli occhi indiscreti dell’autorità giudiziaria.

La Timara Ltd, proprietaria dell’appartamento di 75 metri quadri (più terrazzo) nel Palais Milton di Boulevard Princesse Charlotte 14 dato in affitto al fratello di Elisabetta Tulliani ha visto la luce un paio di mesi prima della compravendita. Ma anche la Printemps Ltd, società-fotocopia della Timara (stessa sede nella capitale dell’isola caraibica di Santa Lucia, stesso capitale sociale di 1000 dollari americani, stessi amministratori tutti monegaschi) che ha ceduto l’immobile, ha pochi mesi di vita. È stata costituita il 30 maggio 2008 nella sede al numero 10 di Manoel Street a Castries e registrata lo stesso giorno presso il Registro delle società di Santa Lucia sotto il numero 2008-00324.

La vendita a Timara della casa della «buona battaglia» per la somma di soli 330mila euro è avvenuta il 15 ottobre di quello stesso anno. Il che significa che la complessa operazione immobiliare si è perfezionata in appena quattro mesi e mezzo. Il 30 maggio è stata costituita la Printemps; negli stessi giorni ha visto la luce la Timara; successivamente Printemps è entrata in possesso l’appartamento ora affittato da Tulliani e a metà ottobre l’ha ceduto. Tutto porta a ritenere che l’operazione fosse stata congegnata in anticipo nei dettagli e poi attuata con una certa rapidità. Non bisogna dimenticare che proprio nella primavera 2008 è nato il Pdl in virtù della fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale: il famoso «discorso del predellino» di Silvio Berlusconi è del 18 novembre 2007 e le successive elezioni, vittoriose per il neonato partito del centrodestra, si sono svolte il 13 e 14 aprile 2008. E quando si verificano fusioni tra partiti, uno dei capitoli più spinosi riguarda sempre la gestione del patrimonio immobiliare.

Amministratore delegato della Printemps Ltd è un professionista del Principato, Bastiaan Anthonie Izelaar, che rappresenta molteplici interessi dal settore finanziario a quello petrolifero. Nel rogito notarile relativo alla casa ora nella disponibilità della famiglia Tulliani, monsieur Izelaar figura anche come direttore generale della società Jaman Directors Ltd, anch’essa partecipante alla compravendita. La Jaman Directors ha qualche anno in più delle altre finanziarie, essendo stata fondata il 2 novembre 2005; ma con la Printemps e la Timara condivide la sede di Manoel Street a Castries. Nel «board» di Jaman appare anche il nome del finanziere Gianfranco Comparetti, proprietario dello Yacht Club Villas at Cul de sac ad Anguilla, altro paradiso fiscale vicino all’isola di Santa Lucia, segnalato dall’Ocse come possibile terminale di operazioni di riciclaggio internazionale.



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Casa di Montecarlo, Storace all’attacco di Fini "Ho fatto una denuncia per truffa aggravata"

di Redazione

Dopo l'inchiesta del Giornale il leader della Destra presenta un esposto ai carabinieri per invalidare la cessione della casa voluta dall’ex leader di An.

Spunta la terza off shore nella filiera di controllo dell'abitazione dove vive il "cognato". 

Il trucco per vendere il palazzo dietro società di comodo


Gian Marco Chiocci
- Stefano Filippi

La Destra vera, denuncia. La destra che fu, tace. Mentre il partito di Francesco Storace, nelle persone dei consiglieri Buonasorte e D’Andrea (amici della defunta contessa nera Anna Maria Colleoni) attiva la magistratura ipotizzando la truffa aggravata per l’affaire immobiliare di Montecarlo, Gianfranco Fini e i suoi fedelissimi tesorieri di un tempo restano in silenzio. Il duce della legalità non approfitta della conferenza stampa convocata sullo strappo da Berlusconi per allontanare da sé fastidiosi sospetti e dare spiegazioni sul pezzo pregiato dell’eredità della fascistissima nobildonna, alienato in circostanze oscure dal partito, finito nella disponibilità di più società off shore caraibiche e oggi in uso a un familiare acquisito, il «cognato», Giancarlo Tulliani.

Fini continua a non proferire parola rispetto ai pezzi del puzzle immobiliare che giorno dopo giorno il Giornale sta rimettendo a posto. Avrà i suoi motivi. Certo insospettiscono visto che lo stato dell’arte, nel frattempo, s’è fatto ancora più oscuro.

Ricapitolando: il 12 giugno ’99 a Monterotondo, due passi da Roma, se ne va la contessa Colleoni, fascista figlia di fascisti. Nel testamento la nobildonna lascia tutto ad An, anche perché due anni prima l’aveva promesso de visu a Gianfranco Fini incontrandolo riservatamente in un ristorante: «Quando me moro te lascio tutto.

Da camerata a camerata». Detto, fatto. Con la dipartita, l’apertura del testamento olografo riserva sorprese tali che per la prima volta il partito di Fini chiude il bilancio in attivo: nei beni della contessa, dal valore di 2,4 miliardi di lire, rientrano case a Ostia, a Terni, a Roma, terreni a Monterotondo e, appunto, un elegante appartamento nel Principato di Monaco, ben 75 metri quadrati con terrazzo al 14 di boulevard Princess Charlotte, a cinque minuti dal casinò.

Nel legato la contessa inserisce, però, una postilla che adesso - con la denuncia presentata ieri ai carabinieri di Monterotondo e con altre che stanno per essere presentate da disgustati iscritti di An - rischia di ritorcersi contro chi ha mal gestito il patrimonio: «Lascio tutto ad Alleanza nazionale e a Gianfranco Fini come contributo per la buona battaglia».

Per capire se, come ha scritto Feltri, il «cognato» di Fini sia l’uomo adatto a combattere questa «buona battaglia», siamo andato a scavare nella vita di questo appartamento. Intanto è uscito fuori che nei primi anni 2000 i triumviri romani di Fini salirono più volte a Montecarlo per prendere possesso del locale ereditato. E che, durante i sopralluoghi, ricevettero dai condomini reiterate proposte d’acquisto (offerte fino a un milione e mezzo di euro) o in subordine d’affitto.

Per sei-sette anni la risposta, dal partito, è sempre stata «no, al momento non se ne fa niente». Poi, nel 2008-2009, improvvisamente arriva la svolta. I vicini vedono i lavori partire, commissionati da una Ltd neoproprietaria dell’appartamento, una società off shore costituita chissà dove con soci sconosciuti. Coi lavori in corso - così hanno raccontato al Giornale alcuni condomini - si materializzano nella palazzina monegasca anche Gianfranco Fini e la compagna Elisabetta Tulliani. A che pro, nessuno lo capisce fino a quando sul campanello il nuovo inquilino non appone una pecetta adesiva con su scritto «Tulliani». Trattasi di Giancarlo, fratello di Elisabetta, cognato di Gianfranco.

Come abbia fatto la casa della contessa a finire nella disponibilità del fratello della compagna di Fini, è un risiko immobiliare complicatissimo. Mentre i tesorieri di An, incalzati dal Giornale, non ricordano gli estremi della compravendita, l’imprenditore che ha svolto i lavori di ristrutturazione nella casa occupata dal «cognato» rivela: «Tulliani seguiva personalmente i lavori nel cantiere, aveva un rapporto diretto con la Timara», la Ltd che effettivamente risulta proprietaria della casa. Per cercare di capire chi diavolo si nascondesse dietro questa Timara siamo arrivati a scoprire che a monte c’era un’altra società off shore, la Printemps Ltd, costituita anch’essa nell’isola di Santa Lucia nell’arcipelago caraibico. E che questa Printemps aveva venduto l’immobile della contessa a Timara per appena 330mila euro, segno che a sua volta la Printemps l’aveva acquistata (da chi?) ad una cifra ancora minore, sideralmente lontana dal milione e mezzo di euro offerto da un condòmino ad An solo cinque anni fa.

Ma c’è di più. È di ieri la scoperta che in questo gioco di società per nascondere l’appartamento di Montecarlo spunta, non si capisce bene a quale titolo, una terza Ltd, denominata Janom Partners. Andando avanti di questo passo chissà dove fini... amo. Ecco perché urgono chiarimenti dal presidente della Camera. Faccia finalmente sapere a chi il partito ha venduto la casa della contessa. Quando l’ha alienato. A che prezzo. Con quali modalità. Dia una spiegazione del perché di tutte queste società off shore costituite casualmente proprio nei giorni della vendita. Abbozzi un’ipotesi su come abbia fatto suo «cognato» ad accaparrarsi (a che prezzo?) quest’immobile a cui mezza Montecarlo aspirava. Insomma, batta un colpo prima che quest’appartamento di famiglia si abbatta su di lei.




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Le case di An e il fango di "Corriere" e "Repubblica"

di Alessandro Sallusti

Ci chiediamo come mai in questi giorni i due quotidiani non scavino sulla questione della casa di Montecarlo lasciata in eredità ad An, cioè a Fini, e finita in uso al cognato del presidente della Camera dopo essere passata per due finanziarie estere a prezzi che nulla hanno che fare con i valori di mercato

 
Corriere della Sera e Repubblica sono appassionati del giornalismo libero, d'inchiesta, quello che mette il potere a nudo, di fronte alle sue responsabilità politiche, etiche, giudiziarie. La libertà di stampa, la sacralità della notizia sono valori assoluti, indiscutibili, che vengono prima del diritto alla privacy, soprattutto se si parla di personaggi pubblici. Per questo ci chiediamo come mai in questi giorni i due quotidiani non scavino sulla questione della casa di Montecarlo lasciata in eredità ad An, cioè a Fini, e finita in uso al cognato del presidente della Camera dopo essere passata per due finanziarie estere a prezzi che nulla hanno che fare con i valori di mercato.

Non vogliamo insegnare nulla a nessuno, e ogni giornale ha il diritto e la libertà di occuparsi di ciò che meglio crede. Ma ieri i due quotidiani sono andati oltre. Negli editoriale firmati da Massimo Franco sul Corriere e da Ezio Mauro su Repubblica, si sostiene che l'inchiesta del Giornale sulla casa di Montecarlo è un’operazione politica, una campagna di fango. Ora, si dà il caso che gli articoli del Giornale sono frutto del lavoro di giornalisti che tra mille difficoltà e omertà hanno indagato, interrogato testimoni, rintracciato atti e documenti che non hanno ricevuto la ben che minima smentita. Nessun pm ci ha passato sottobanco intercettazioni o verbali coperti dal segreto istruttorio. Per carità, nessuna medaglia. Ma lezioni di giornalismo da due testate che da anni, con chiari fini politici, raccolgono e pubblicano ricatti di escort, sfoghi e minacce di moglie frustrate, che spacciano per verità teoremi giudiziari che si sgonfiano in poche settimane, che insomma sono campioni di notizie spazzatura vestite in abiti da sera, questo ci sembra troppo.

Massimo Franco ed Ezio Mauro si possono occupare delle case che credono, da quelle di Scajola a quelle della cricca, di Bertolaso, fino alla villa in Sardegna di Berlusconi. Ezio Mauro è anche libero di non raccontare ai lettori la storia (imbarazzante) della sua di casa. Entrambi hanno il diritto di non scatenare i cronisti sugli affari immobiliari dei loro editori. Ma il fatto che non si occupino di quella che coinvolge la famiglia Fini è più che sospetto. O si stanno inchinando al potere, o sono servi di una parte politica, o stanno facendo politica. In ogni caso nulla che abbia a che fare con la libertà di stampa.





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Sfigurata dai talebani: la copertina di 'Time'

Repubblica

"Ecco cosa succede quando cerchiamo di lasciare l'Afghanistan": Aisha, 18 anni, posa sulla scioccante copertina del nuovo numero del settimanale "Time" per un intenso ritratto


Afghanistan, Napolitano accoglie i caduti

Repubblica

Il rientro all'aeroporto di Ciampino delle salme dei miltari

Ralph, il coniglio gigante: 1 metro per 20kg

Repubblica

A un anno di età è lungo quasi un metro e pesa circa 20 chilogrammi: è un coniglio continentale gigante che vive nel Sussex, in Inghilterra. E' ghiotto di mele, carote e cavoli, ma anche di biscotti e addirittura di toast

di Ermanno Accardi

 

Svezia, il poliziotto balla in strada

Repubblica

A Malmö, in Svezia, la polizia - anzi, un poliziotto in particolare - sembra voler offrire un nuovo servizio: balletti per le strade della città