lunedì 26 luglio 2010

AAA il governo inglese assume hacker

Libero





AAA hacker cercasi. Il governo di Sua maestà la Regina seleziona giovani tecnici informatici brillanti, con profonde conoscenze nel campo della protezione dei dati su internet. Preferibile l'esperienza comprovata nel settore della pirateria su internet.

Più o meno suona così l'avviso di reclutamento lanciato dal ministero britannico degli Interni. La sicurezza del web richiede persone competenti, capaci di fermare gli attacchi degli hacker. Non è facile rendersi conto di quanto lavoro sporco, dietro le quinte, sia necessario per rendere sicuro internet. E chi meglio degli hacker conosce le tecniche più raffinate e complesse per respingere gli assalti sempre più sofisticati? Gli hacker stessi. Nel Regno Unito è bandito il Cyber Security Challenge, un concorso per arruolare dalla parte dei buoni le migliori menti informatiche su piazza. Due le prove da superare: identificare le falle si sicurezza all’interno di un sito e poi, in gruppo, assumere il controllo di una rete informatica e difenderla da attacchi informatici. Ai vincitori sarà garantita una cospicua borsa di studio con annesso stage presso le migliori istituzioni del Paese. Assunzione per loro assicurata perché “a difendere i nostri interessi nel cyberspazio è un numero relativamente basso di professionisti di talento e dalle grandi capacità, provenienti sia dal settore pubblico che privato”, ha detto alla Bbc Lady Neville-Jones, sottosegretario alla sicurezza, sottolineando come il numero di esperti informatici nel Paese abbia bisogno di crescere.

Metodo insolito, si dirà, il concorso per scovare i prossimi difensori del web. Nel Regno Unito però c’è urgente bisogno di profili eccellenti nel settore. Lo spiega bene Kevin Streater della Open University, una delle istituzioni partner del progetto: “Stiamo già sotto una pressione particolare. Molte persone che sono entrate in questo settore prima del 2000 si sta specializzando in altri ruoli e chi è invece arrivato negli anni Sessanta e Settanta sta andando in pensione”.

26/07/2010





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Francesco Cossiga compie 82 anni

Libero





Affettuosi auguri da parte del governo e del presidente del Consiglio Berlusconi al senatore a vita Francesco Cossiga. L'ex capo di Stato compie oggi 82 anni e dalla maggioranza arrivano numerose testimonianze di affetto e riconoscenza per la lunga carriera politica. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il numero uno di Montecitorio, Fini, gli rinnovano i "sentimenti di stima e di amicizia". Per il presidente del Senato, Renato Schifani, "l'altissimo senso dello Stato" e il "costante impegno a tutela dei valori fondanti della Repubblica e a presidio delle sue istituzioni democratiche, costituiscono un esempio insostituibile per il nostro lavoro quotidiano". Auguri anche dalla Poleverini e da Alemanno. Per il sindaco di Roma l'esempio e la grande lezione di etica dello Stato "costituiscono, da sempre, un punto di riferimento insuperabile e ineludibile, al quale l'Italia tutta ti è riconoscente".

Nato a Sassari nel 1928, Francesco Cossiga si dedicò presto alla politica, iscrivendosi alla sezione cittadina della Democrazia Cristiana a  soli 17 anni. Precoce anche negli studi, a 20 anni si laureò in giurisprudenza e nel 1948 iniziò una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valsa la cattedra di diritto costituzionale dell'Università di Sassari. Alla fine degli anni Cinquanta, ancora trentenne, intraprese la carriera politica a capo dei cosiddetti giovani turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta nel 1958 divenne poi il più giovane sottosegretario alla Difesa nel terzo governo Moro, il 23 febbraio 1966.

Nel 1966, quando entrò per la prima volta al governo, Cossiga ricevette la delega, come Sottosegretario alla Difesa, a sovrintendere Gladio, sezione italiana di Stay Behind Net, organizzazione segreta dell'Alleanza Atlantica (di cui facevano parte anche Austria e Svezia).. Negli anni di piombo, il suo nome venne scritto dagli studenti, per protesta, con una "kappa" iniziale e usando le due "esse" runiche delle SS naziste.

Ministro dell'Interno nel Governo Andreotti III dal 1976, Cossiga non esitò a lasciare l'incarico nel 1978, dopo la morte di Aldo Moro, assumendosi la responsabilità dell'accaduto. Al giornalista Paolo Guzzanti disse: "Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro".

Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente del Consiglio rimanendo in carica fino all'ottobre del 1980, quando fu accusato di favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d'ufficio. Cossiga fu sospettato di aver rivelato a un compagno di partito, il senatore Carlo Donat Cattin, che suo figlio Marco era indagato e prossimo all'arresto, essendo coinvolto in episodi di terrorismo, e di aver suggertito l'espatrio. Il Parlamento in seduta comune ritenne però manifestamente infondata l'accusa.

Dopo un periodo di allontanamento dalla vita pubblica, nel 1983 fu eletto presidente del Senato. Nel 1985 divenne l'ottavo presidente della Repubblica Italiana, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia repubblicana, l'elezione avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti): Cossiga ricevette il consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente. Iniziato il mandato all'età di 57 anni, fu il più giovane presidente italiano mai eletto. A cinque anni dal mandato il cambiamento:  considerato da tutti troppo ''istituzionale'', Cossiga si trasformò nel terribile e provocatorio fustigatore del quieto vivere politico, il destabilizzatore del sistema. Prima di allora era stato un silenzioso e potente uomo politico democristiano, talmente riservato che molti, a vedere il cambiamento, si chiesero se dietro le sue irrituali ''esternazioni'' non ci fosse il germe della follia. D'altra parte lo stesso Cossiga avviò la carriera di "picconatore" con la frase ''Io non sono matto, faccio il matto. Io sono il finto matto che dice le cose come stanno''.

Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo che tenne simbolicamente il 25 aprile. Fino al 25 maggio, quando al Quirinale fu eletto Oscar Luigi Scalfaro, le funzioni presidenziali furono assolte, come previsto dalla Costituzione, dall'allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini.

Quando Rifondazione comunista fece mancare il suo appoggio al governo Prodi I, che venne battuto alla Camera per un voto, Cossiga fu determinante per la formazione del governo D'Alema. Il 19 maggio 2006 ha votato la fiducia al governo Prodi II.
Il 6 dicembre 2007 è stato determinante per salvare dalla crisi il governo Prodi, con il suo "sì" al decreto sicurezza, sul quale l'esecutivo aveva posto il voto di fiducia. Nel 2008 Cossiga ha votato la fiducia al governo Berlusconi IV; in precedenza aveva votato la fiducia a Berlusconi nel 1994.

26/07/2010



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La Ferrari nella mani di Todt, il diesse che ordinò lo stop a Barrichello

Il Mattino

HOCKENHEIM (26 luglio) - «Lasciar passare Alonso è stata una mia decisione. Altrimenti, non mi avrebbe superato. Come ho già detto, non sono una seconda guida». Felipe Massa prova ad archiviare così il 'caso' in cui è stato coinvolto nel Gp di Germania. . Il pilota brasiliano della Ferrari ha chiuso al secondo posto alle spalle del compagno di team, Fernando Alonso. Lo spagnolo ha conquistato la leadership nella gara disputata ad Hockenheim grazie ad un sorpasso 'soft' messo a segno nel 49° giro. La Ferrari è stata multata di 100.000 dollari e il caso verrà analizzato anche dal Consiglio Mondiale della Federazione internazionale (Fia): il sospetto, in sostanza, è che la doppietta sia stata condizionata da ordini di scuderia. Nel 2002, quando l'attuale presidente della Fia, Jean Todt era il direttore della Ferrari, Rubens Barrichello dovette cedere la vittoria a Schumacher proprio in seguito a un rodine di scuderia. E il brasiliano, che proprio non mandò giù la decisione, scelse il modo più clamoroso: fece passare il campione del mondo solo sulla linea del traguardo.


Nella classifica iridata, Alonso si è portato a 123 punti e ora, al quinto posto, è staccato di 34 lunghezze dal leader, l'inglese Lewis Hamilton. Massa, invece, è ottavo a quota 85 ed è tagliato fuori dalla corsa al titolo.

«Come ho già detto, non sono una seconda guida -dice Massa in un incontro con la stampa brasiliana dopo il Gp-. So che sono in grado di essere il primo e di vincere. Per questo sono qui, è ciò che penso. Purtroppo, la mia situazione nel Mondiale nonè positiva. Non è cambiato nulla, ho fatto il mio lavoro con professionalità. Sono certo che la maggioranza avrebbe fatto altrettanto al mio posto». «Abbiamo fatto valutazioni da professionisti, spero comprendiate quello che sto dicendo. Lasciar passare Alonso è stata una mia decisione. Altrimenti, non mi avrebbe superato».



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Da Carlo Sassi a Tombolini: la Rai spegne la moviola dopo 43 anni

Il Mattino

 

ROMA (26 luglio) - Dopo 43 anni, la Rai spegne la moviola dalle sue trasmissioni sportive. Niente più replay, niente discussioni su rigori, gol fantasma, fuorigioco vari, niente più lavoro per i 'moviolisti' (Carlo Longhi e Daniele Tombolini), Per questo, dopo né a Novantesimo minuto, né alla Domenica Sportiva. Ogni domenica verranno mostrate le immagini di tre o quattro casi al massimo, commentate da esperti di regolamento forniti dall'Aia. Una novità imponente, quasi rivoluzionaria, decisa dal nuovo direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli, in accordo con i vertici dell'azienda: era dal 1967 che la moviola accompagnava le trasmissioni sportive del servizio pubblico. Ora si cambia, con soddisfazione dei vertici arbitrali, ma soprattutto di quei telespettatori stanchi di sterili discussioni sulle immagini al rallentatore. 


Novità anche per quanto riguarda il telecronista della nazionale: via Marco Civoli, autore della telecronaca di Berlino e della notte dell'Italia campione del mondo, verrà sostituito da Bruno Gentili, già voce della radio e attualmente vicedirettore. Per quanto riguarda la Domenica Sportiva, è ufficiale, ma si sapeva da tempo, l'arrivederci a Massimo De Luca, sostituito da Paola Ferrari, e a Teo Teocoli, mentre Stadio Sprint resta ad Enrico Varriale e Novantesimo Minuto vedrà ancora al timone Franco
Lauro.


Simona Rolandi condurrà Dribbling al sabato pomeriggio, Andrea Fusco Novantesimo Champions. E tutti saranno orfani della moviola.



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Iran: difende donne e minori Il regime gli arresta due parenti

Corriere della sera

Offensiva delle autorità di Teheran contro Mohammed Mostafaei, uno dei più noti difensori dei diritti umani

Fermati la moglie e il cognato

Iran: difende donne e minori.Il regime gli arresta due parenti


Mohammed Mostafaei (da Peykeiran.com)
Mohammed Mostafaei (da Peykeiran.com)
MILANO - La moglie e il cognato di Mohammed Mostafaei, uno dei più noti avvocati impegnati in Iran nella difesa dei diritti umani, sono stati arrestati sabato 24 luglio a Teheran, secondo fonti iraniane. Non è chiaro dove si trovino al momento. Lo stesso Mostafaei, 37 anni, era stato interrogato per quattro ore in un ufficio legato al carcere di Evin sabato mattina.

AVVOCATO - Mostafaei è l’avvocato di Sakineh Ashtiani, una 43enne iraniana condannata alla lapidazione per presunte relazioni extraconiugali: la sua esecuzione, che lui aveva criticato in interviste ai media stranieri, è stata fermata giorni fa in seguito a forti pressioni internazionali, ma il verdetto non è stato annullato. Negli ultimi anni Mostafaei ha assunto la difesa di 40 minorenni condannati a morte nel suo Paese (sono oggi 130-140 nel braccio della morte secondo stime delle organizzazioni internazionali per i diritti umani). È stato anche l’avvocato di Delara Darabi, impiccata il 1° maggio 2009 per un presunto omicidio commesso a 17 anni, una violazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (ratificata anche dall’Iran) che vieta di infliggere la pena di morte ai minorenni. Qualche giorno fa, Mostafaei aveva inoltre criticato in un’intervista alla rete tedesca Deutsche Welle l’amputazione delle mani di cinque persone condannate per rapina, avvenuta il 22 luglio nel carcere di Hamedan, nell’Iran occidentale.

ARRESTI - Dopo essere stato interrogato dalle autorità sabato mattina, Mostafaei era tornato nel suo ufficio di Teheran e aveva scritto sul suo blog che era stato interrogato a proposito di un conto in banca da lui aperto in favore dei minorenni nel braccio della morte, ma che non c'era alcuna accusa formale contro di lui. Poche ore dopo, ha ricevuto una telefonata in cui gli veniva chiesto di presentarsi alla prigione di Evin. Ha scritto sul suo blog che avrebbe dovuto presentarsi domenica oppure, forse, l’avrebbero prelevato in ufficio le autorità stesse. Secondo il Committee of Human Rights Reporters, un gruppo di giornalisti e attivisti iraniani, le autorità si sono recate all’ufficio di Mostafaei con un mandato d’arresto ma non hanno trovato l'avvocato. Alle 11 di sera, hanno arrestato sua moglie Fereshteh Halimi e suo cognato Farhad Halimi, che erano andati a prendere la sua auto davanti all’ufficio.

ALLARME - «Mostafaei è uno dei pochi avvocati in Iran che difendono i minorenni e le donne come Ashtiani, in maniera del tutto legale», spiega Mahmmod Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights, organizzazione per i diritti umani con sede a Oslo che domenica ha lanciato l'allarme sull'arresto. «Non è coinvolto in alcuna attività politica. È molto preoccupante se viene intimidito per aver svolto il proprio lavoro. Lo è per lui e anche per gli altri avvocati. Spero che la comunità internazionale esprima la propria preoccupazione e segua il modo in cui Mostafaei viene trattato». Mostafaei era stato detenuto a Evin l'anno scorso dal 25 giugno al 1° luglio con l'accusa di «complotto» e «propaganda contro lo Stato». Era stato rilasciato su cauzione.

Viviana Mazza
26 luglio 2010



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Afghanistan, ecco i file segreti «Il Pakistan aiuta Al Qaeda»

Il Secolo xix

Più di 90.000 documenti e rapporti segreti militari americani sulla guerra in Afghanistan sono stati forniti dal sito Wikileaks (che promuove la diffusione di informazioni segrete, e che molti vorrebbero chiudere, clicca per accedere al sito ) ad alcuni organi di stampa, rivelando una mole di notizie sinora tenute nascoste: per esempio, che secondo i servizi segreti americani il conflitto afghano è «fallimentare»; o che «i servizi segreti pakistani lavorano fianco a fianco dei terroristi».



Abbiamo chiesto ad Andrea Margelletti, presidente del Cesi (Centro studi internazionali), di commentare il video, di spiegare la dinamica dei fatti e il senso dei dialoghi intercorsi fra l’equipaggio dell’Apache e il centro di Controllo e Comando (Bushmaster Six).

Sniffate nei bagni delle disco Sigilli a Hollywood e The Club

Il Secolo xix



Nell’ambito della stessa inchiesta, i due locali notturni sono stati posti sotto sequestro. L’Hollywood è molto conosciuto perché frequentato da vip e personaggi dello spettacolo.
da YouTube, uno dei video girati dalla polizia nei bagni dei due locali notturni
L’indagine è coordinata dal pubblico ministero Frank Di Maio, e le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate da Giulia Turri, giudice per le indagini preliminari.



Le sniffate nei bagni dell'Hollywood



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Al Colle 35 auto blu: ci costano 323mila euro

di Redazione

l Quirinale ha inviato al ministro Brunetta una nota dettagliata su tutte le autovetture attualmente a disposizione del Quirinale. In totale sono 35 mezzi (12 di proprietà, 23 in leasing) e costano di manutenzione, noleggio e consumi oltre 323mila euro. Gli autisti sono 41

 

Roma - L'operazione trasparenza sulle auto blu, promessa dal ministro Brunetta, non fa sconti a nessuno. L'inchiesta fa un monitoraggio a 360 gradi per calcolare la spesa complessiva e valutare eventuali sprechi cui porre rimedio. Tra i primi a rispondere, in autonomia, al questionario predisposto dal ministro Brunetta è il Quirinale. Il segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, ha trasmesso al ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta una nota dettagliata su tutte le autovetture attualmente a disposizione del Quirinale. Questo l’elenco delle autovetture a disposizione del segretariato generale della Presidenza della Repubblica:

Auto storiche e di alta rappresentanza
Si tratta di 11 autovetture di proprietà: 2 Lancia Flaminia 335 del 1961, che il Presidente della Repubblica utilizza esclusivamente in occasione dell’insediamento e della parata del 2 giugno (altre due autovetture dello stesso modello e del medesimo anno sono in concessione al Museo dell’Automobile di Torino e al Museo storico della Motorizzazione militare); 1 Lancia Thesis limousine, a disposizione dei Capi di Stato di altri paesi in visita in Italia; 3 Maserati (di cui una in comodato d’uso al Ministero degli Esteri), a disposizione dei Capi di Stato di altri paesi in visita in Italia; 2 Lancia Thesis blindate utilizzate dal Capo dello Stato per ragioni di sicurezza (alle quali si aggiunge 1 Lancia Thesis di riserva, non blindata, in caso di eventuale inutilizzabilità delle auto blindate).

Auto di rappresentanza 14 autovetture (una in proprietà e 13 in leasing) a disposizione dei presidenti emeriti, del segretario generale, del segretario generale onorario e dei 10 consiglieri del presidente della Repubblica.

Auto di servizio 10 autovetture in leasing per le esigenze complessive di tutta la dirigenza di ruolo, del personale di segreteria e dei tre consulenti del Presidente della Repubblica; 2 pulmini di proprietà per trasporti collettivi nei trasferimenti in corteo, al fine di ridurre al massimo gli eventuali disagi per la cittadinanza.

Quarantacinque autisti La nota del Quirinale precisa che per l’utilizzo delle 35 autovetture (di cui 12 in proprietà e 23 in leasing), ci sono 41 autisti di ruolo. Si tratta di un dato - sottolinea il comunicato di Palazzo Vidoni - che "conferma il rigore che presiede alla utilizzazione del parco macchine. Ulteriori forme di esternalizzazione del servizio sono precluse da evidenti ragioni di riservatezza". Nel 2009 il costo complessivo per manutenzione, noleggio e consumi del parco auto è risultato pari a 323.762 euro. 





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Morta la donna più grassa d'Inghilterra: ha mangiato di nascosto in ospedale

Corriere della sera

La 40enne di 285 kg, ricoverata e a dieta ferrea, è riuscita a farsi portare fritture dai familiari

una fonte dell’Nhs: «NON HA FATTO NIENTE PER AIUTARSI»

Morta la donna più grassa d'Inghilterra: ha mangiato di nascosto in ospedale


Sharon Mevsimler
Sharon Mevsimler
MILANO - Con i suoi 285 chili e oltre era la donna più grassa del Regno Unito. È morta in ospedale, dopo essersi abbuffata di nascosto. La 40enne Sharon Mevsimler era ricoverata a Chelmsford, nell’Essex, e, stando a quanto riporta il Sun, era stata sottoposta a una dieta ferrea. La donna però è riuscita a mangiare pollo fritto e «fish and chips» che i familiari avevano introdotto di nascosto nella sua stanza.

«NON HA FATTO NIENTE PER AIUTARSI» - Sharon aveva infatti implorato i parenti perché le portassero da mangiare in ospedale e alcuni testimoni hanno confermato che i congiunti erano riusciti ad esaudire il desiderio della donna. La sopraggiunta morte sarebbe legata ai problemi che la stazza XXL ha provocato al cuore e ai polmoni della paziente. Al momento del decesso, Sharon era talmente pesante che un carrello è crollato mentre il suo corpo veniva trasferito in camera mortuaria. «Non ha smesso di mangiare» ha constatato una fonte dell’Nhs, il servizio sanitario nazionale britannico. «Aveva un problema alla radice con il cibo, ma non ha fatto niente per aiutarsi. E chi l’ha visitata in ospedale non le ha fatto un favore», ha aggiunto la fonte.

QUALCHE TEMPO FA LO SFOGO IN TV - Madre di quattro figli, la Mevsimler aveva un peso nella norma quando si è sposata. Era diventata obesa dopo una grave depressione post-partum. Tempo fa, la donna denunciò la mancanza di attenzione da parte del sistema sanitario pubblico, che pare le avesse negato un'operazione di bypass gastrico. «Mi lasciano morire - disse la donna in una intervista televisiva -, mentre se fossi stata anoressica avrei ricevuto le cure adeguate. Nessuno ha simpatia per le persone obese». Il marito della Mevsimler, Bulent, aveva lasciato il lavoro per dedicarsi 24 ore su 24 alla moglie.

Redazione online
26 luglio 2010



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Detenuti usati come killer dalla direttrice del carcere

Corriere della sera

Utilizzavano le armi delle guardie per compiere delitti
su commissione: coinvolti in almeno tre massacri

la guerra del narcotraffico in MESSICO

Detenuti usati come killer dalla direttrice del carcere


Agenti di polizia sul luogo di uno dei massacri compiuti  in Messico dai narcotrafficanti
Agenti di polizia sul luogo di uno dei massacri compiuti in Messico dai narcotrafficanti
MILANO - Liberi di uscire e liberi di uccidere: detenuti reclutati come killer dalla direttrice di un carcere in Messico. I prigionieri venivano armati dalle guardie carcerarie e fatti uscire dalle loro celle per compiere gli omicidi, che sono stati almeno 35 in pochi mesi. La vicenda è venuta alla luce nello stato messicano di Durango. «I responsabili sono con ogni probabilità un gruppo di reclusi del centro di riabilitazione Gómez Palacio ai quali veniva concesso di abbandonare la prigione e usare veicoli ufficiali e armi delle guardie carcerarie», ha spiegato il portavoce della Procura Generale, Ricardo Nájera. I detenuti venivano autorizzati a lasciare il centro di reclusione durante la notte per portare a termine le missioni, ovvero per compiere veri e propri delitti su commissione.

ESECUZIONI - Un metodo utilizzato in almeno tre massacri avvenuti a Torreón, città industriale in mezzo al deserto, capitale dello stato di Coahuila e al confine con il Texas: nel febbraio scorso furono ammazzate a colpi d'arma da fuoco dieci persone, per lo più ragazzi; a maggio quattro uomini scesi da un fuoristrada hanno fatto irruzione in un bar ed aperto il fuoco contro i giovani che si trovavano all'interno ed in meno di un minuto ne hanno uccisi 15. Il 18 luglio scorso un commando armato ha ucciso 17 persone e ferito gravemente altre 18 durante una festa di compleanno organizzata da un gruppo di giovani.

DETENUTI-KILLER - Gli investigatori sono risaliti ai detenuti-killer dopo aver trovato sulla scena del crimine i bossoli e le munizioni dei fucili in dotazione appunto ai secondini della struttura carceraria. A far sospettare gli inquirenti che i killer fossero in realtà i detenuti è stato un video sul web con la confessione di un agente di polizia della città di Lerdo, nei pressi di Torreón, caduto nelle mani del cartello de Los Zetas. Nel video l'agente rivela a chi lo ha catturato che la direzione del carcere avrebbe concesso l'uscita dei detenuti per incursioni criminali. Nel filmato, rimosso nel frattempo da YouTube, viene mostrata poi l'esecuzione a morte di questo agente. Nel frattempo la direttrice del carcere, Margarita Rojas Rodríguez, e altri tre funzionari sono stati messi agli arresti domiciliari.

NARCOTRAFFICO - Gli attacchi sarebbero da ricondurre ai narcotrafficanti che combattono una sanguinosa battaglia per il controllo del territorio e delle rotte della droga. I dati ufficiali riferiscono che dal 2006 sono già oltre 25.000 i morti in Messico a causa di sparatorie e attentati legati al narcotraffico, molti dei quali sono vittime innocenti. Nel Paese è in atto infatti una resa dei conti fortissima tra bande criminali. Nel dicembre scorso il presidente Felipe Calderón ha schierato circa 50.000 soldati dell'esercito nel nord della regione.

Elmar Burchia
26 luglio 2010



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Il ponte di Chiaia cade a pezzi Passanti «salvati» solo da una rete

Corriere della sera

Sulla via dello shopping una protezione difende dai calcinacci che si staccano. Ansaldo in attesa per i lavori

NAPOLI

Con lo shopping dei saldi estivi, in molti vi avranno fatto più attenzione. Il ponte di via Chiaia, une delle strade più «in» della città, cade a pezzi, precisamente dallo scorso dicembre. Se non fosse per le reti sottostanti installate qualche tempo fa, calcinacci e intonaci cadrebbero sulla testa dei molteplici passanti diretti a via Toledo o a piazza dei Martiri.

Ponte di Chiaia a pezzi: le foto

E’ stata l’Ansaldo, che ultimamente si è occupata dei lavori
di rifacimento della soprastante via Nicotera, a provvedere alla rete di protezione. Sarà la stessa ditta a occuparsi della ristrutturazione del ponte e della sua messa in sicurezza, una volta approvato il progetto di 200 mila euro da parte della direzione quinta infrastrutture del Comune di Napoli, che per mancanza di fondi non ha potuto provvedere prima ai lavori.

Se ne parlerà dopo l’estate. Intanto, i calcinacci continuano a cadere dall’infrastruttura di impianto secentesco (rifatta nell’800) sulla strada che nel ‘500 fu voluta per collegare l'attuale piazza del Plebiscito con la zona del litorale (il termine «chiaia», infatti, significa «spiaggia»).

Marco Perillo
26 luglio 2010




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Rai, la "Cassazione" al posto della moviola

Corriere della sera

De Paoli: «Accordo con l'associazione italiana arbitri. Analizzeremo tre casi controversi per ogni turno»

CALCIO IN TV

Rai, la "Cassazione" al posto della moviola


Eugenio De Paoli
Eugenio De Paoli
MILANO - La Rai abbandona la moviola. E lancia la "Cassazione". Il direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli, conferma per la prossima stagione la svolta nelle trasmissioni sportive. Obiettivo: spiegare il calcio attraverso la tecnica e la tattica, cercando di non alimentare le feroci polemiche che caratterizzano spesso i dopo-partita.

TRE CASI CONTROVERSI - «Noi non ignoreremo i fatti - spiega De Paoli all'Ansa. - Tanto che è in arrivo un accordo in esclusiva con l'associazione italiana arbitri per istituire la Cassazione, un organismo che analizzerà e spiegherà, regolamento alla mano, tre casi controversi per turno di campionato individuati da noi della Rai».

TELECRONISTI - Sempre a proposito di novità per le prossime stagioni di calcio in tv, De Paoli non ha voluto ufficializzare l'avvicendamento nel ruolo di telecronista della nazionale tra Marco Civoli e Bruno Gentili, ma l'operazione sembra varata tanto che a questo proposito è in programma per mercoledì l'incontro di prammatica con il cdr di Raisport.


26 luglio 2010



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Nasce l'aereo del futuro Poca benzina e viaggi zen

La Stampa

La gara fra Airbus, Boeing e Lockheed per costruire i nuovi jet "ecologici"

LUIGI GRASSIA



INVIATO A FARNBOROUGH (GB)

Macchina del tempo. Ci proiettano nel 2050 e lì ci offrono un biglietto omaggio per volare su un'Airbus dell'epoca. Che cosa facciamo, a quel punto? Non dovremmo far altro che salire sulla scaletta, e invece restiamo perplessi a chiederci se può davvero volare, quel coso.

Aerodinamica improbabile: ali lunghissime e arcuate in maniera innaturale; piani di coda ancora più incurvati, a formare una U; e invece l'elemento verticale della coda brilla per la sua assenza. Stazza imponente (l'aereo deve sollevare in aria fra le 1.000 e le 1.200 persone, a seconda della configurazione) e motori non appesi sotto le ali ma collocati in alto, mezzo inglobati nella carlinga. Il tutto è abbastanza inquietante.

Gli stessi esperti che presentano questo Airbus Concept Plan al Salone internazionale dell'aeronautica in corso a Farnborough (Londra) badano a mettere le mani avanti: il progetto dell'aereo di linea del 2050 potrebbe rivelarsi un ircocervo, una chimera, un assemblaggio di elementi tecnologici dotati ognuno di una sua validità, ma che forse non si troveranno mai assemblati in un unico velivolo. Del resto è il rischio che si corre sempre, quando ci si proietta con la fantasia nel futuro: il tempo ti può smentire. Ma per competere bisogna darsi degli obiettivi, e anche i concorrenti Boeing, Lockheed Martin e Northrop Grumman sono generosi di azzardi del genere. Se nel 2050 ci saranno ancora (poniamo) un Airbus europeo e un Boeing americano a contendersi il mercato globale degli aerei civili, sarà anche grazie a certi progetti arditi schizzati al computer nel 2010.

Ognuno degli elementi insoliti che compongono l'architettura dei «concept» presentati a Farnborough ha un suo perché; ad esempio la tendenza a mettere i motori sopra le ali, anziché sotto, ha lo scopo di ridurre l'inquinamento atmosferico (in parole povere il rumore) che si scarica in direzione del suolo. E questo è solo uno dei riguardi per l'ambiente. Gran parte delle novità non si vedono da fuori: stanno nei materiali ultraleggeri e nei motori super-efficienti che consumano poco carburante, per tagliare i costi di esercizio e le emissioni di CO2 (effetto serra) e di ossidi di azoto (buco nell'ozono).

Da questo punto di vista in campo aeronautico le cose sono già molto migliorate negli ultimi 25 anni. Nel 1980 il consumo medio degli aerei era di 8 litri di carburante per ogni passeggero trasportato per 100 chilometri. Adesso al peso massimo A-380 bastano (caso unico al mondo) meno di 3 litri. Per il 2050 si prevede come standard un taglio ulteriore del 70% dei consumi - arrivando a soli 0,9 litri. L'efficienza energetica dell'Airbus 380 non sta solo nella tecnologia ma anche nel fatto che il super-jumbo porta 800 passeggeri in una sola volta e consuma proporzionalmente meno proprio perché è grosso, come succede per cinquanta persone su un grande autobus che consumano meno carburante delle stesse cinquanta su altrettante automobili.

Questa è la ragione per cui i progetti tendono a mostrare aerei dai mille passeggeri in su, a volte ospitati in maniera creativa; per esempio il «Duoble Bubble» concepito dal Mit di Boston per partecipare a un concorso della Nasa si sviluppa in due carlinghe, affiancate e fuse insieme per raddoppiare la capienza, e un'altra proposta del Mit allarga la fusoliera in una forma a delta che nella parte più estesa allinea decine e decine di file parallele di poltrone.

Ecco, qui nasce un problema di natura psicologica (perché anche fra 40 anni voleranno assai più esseri umani che robot, e la psicologia non si potrà trascurare): la maggior parte dei passeggeri, quelli che si trovano nel mezzo, in un maxi-aereo dell'ultimo tipo descritto non vedrà i finestrini se non da lontanissimo (o anche per niente) e questo cambierà completamente l'esperienza del volo. Potrebbero trovarla sgradevole. Perciò si studiano sofisticati accorgimenti tecnologici per migliorare la vivibilità dentro questi pachidermi, per esempio pareti interne che possono diventare (a scelta) opache o trasparenti premendo un bottone per variare la percezione degli spazi, oppure ologrammi che trasformano porzioni dell'aereo in giardini Zen o ambienti Feng Shui.

E naturalmente parlando di aerei non ci si può sottrarre alla sfida della velocità. La Boeing progetta l'Icon-II, e la Lockheed Martin la Supersonic Green Machine, due aerei che potrebbero volare dal 2030 alla velocità che fu del Concorde ma usando solo una frazione del carburante che serviva allora, e facendo un «boom» molto attutito alla rottura del muro del suono (altrimenti non gli darebbero il permesso di decollare, per l'inquinamento acustico).

Chissà se questi specifici progetti prenderanno il volo o se finiranno nella carta straccia della Storia, magari perché superati da qualcosa di ancora più ardito e al momento inimmaginabile. Comunque la rotta è tracciata.




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Vicenza, esasperato da vuvuzelas spara e distrugge bar: ricoverato in psichiatria

Il Messaggero

  

VICENZA (26 luglio) - Esasperato dal suono delle vuvuzelas provenienti da un bar un uomo ha prima sparato alcuni colpi di fucile in aria e poi ha devastato il locale entrandovi con la propria auto. L'uomo, 51 anni, di Pievebelvicino (Vicenza) è stato ricoverato nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Thiene, in stato di arresto.

Questa notte, infastidito dai rumori molesti prodotti dagli avventori del vicino bar "Coco Bamboo", è sceso in strada imbracciando un fucile da caccia con il quale ha minacciato una ventina di persone. Non riuscendo ad ottenere che il rumore, generato anche da alcune vuvuzelas, cessasse, l'uomo ha dapprima esploso alcuni colpi di fucile in aria e poi ha usato la sua auto come un ariete.

Per almeno tre volte è piombato dentro il bar in auto, devastando il locale e senza fare una strage solo perchè i clienti del bar sono stati lesti a scappare. L'uomo è quindi fuggito per costituirsi poco dopo al pronto soccorso dell'ospedale.





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La scomparsa di Enrica Pozzi Paolini

Corriere del Mezzogiorno

È stata Soprintendente archeologo di Napoli e Caserta e consigliere regionale in Campania

È stata Soprintendente archeologo di Napoli e
Caserta e consigliere regionale in Campania

NAPOLI - È scomparsa dopo una lunga malattia Enrica Pozzi Paolini famosa archeologa che nel corso della sua carriera ha ricoperto i prestigiosi incarichi di direttore del Museo Archeologico Nazionale e successivamente di Soprintendente Archeologo per Napoli e Caserta (quando la soprintendenza aveva competenza anche sugli scavi di Pompei ed Ercolano ) e successivamente primo dirigente dekl ministero per i Beni Culturali. Numismatica di fama mondiale i suoi primi stuidi (tradotti in numerose lingue) risalgono alla fine degli anni 60 e collabora intensamente con il «Deutsches Archäologisches Institut» con il quale pubblica numerosi studi.
Enrica Pozzi, però, non è stata solo una archeologa. Indfatti nel 1980 alle eleziooni regionali venne eletta come indipendente nelle liste del Pci, consigliere regionale in Campania, assemblea nella quale ha ricoperto anche la carica di vice presidente dell'assemblea regionale. terminata questa esperienza preferì non presentarsi e dedicarsi solo alla attività di archeologa.

Redazione online
26 luglio 2010





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Tutti gli affari intorno al Vaticano

Il Tempo

Festini, case, appalti e intrighi internazionali dentro e fuori la Santa Sede. Nel libro di Gagliarducci riflettori puntati su intercettazioni e circoli clerical-vip.


Attraverso il Vaticano passano una serie di interessi esterni. Detiene il potere chi ha maggiori risorse finanziarie a sua disposizione: può crearsi appoggi fuori, lavorare di cesello per ottenere accordi vantaggiosi, formare propri successori o sgherri. Tutti, dall'altra parte, hanno un particolare interesse a utilizzare il Vaticano. La Propaganda Fide Real Estate è soltanto la punta dell'iceberg di una serie di ramificati incroci tra Vaticano e potere. Una serie di relazioni che prescindono davvero dalla Chiesa. E che usano la Chiesa per i loro interessi. Scoperchiare parte di questi legami significa andare a toccare nervi scoperti di un sistema duro da smontare.

Un sistema che utilizza il Vaticano come centro di potere. E che da lì comincia a ramificarsi. Basta ricordare il modo in cui la questione di Angelo Balducci è iniziata. La prima soffiata vera sul potente ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici riguarda un piccolo scandalo sessuale: il quarantenne corista nigeriano della Cappella Giulia, Chinedu Thomas Ehiem, è indicato nelle indagini sui grandi appalti come il procacciatore di incontri omosessuali per Balducci. Tutte persone rigorosamente maggiorenni, specificherà in un'intervista a Panorama Ehiem, che però finisce indagato per sfruttamento della prostituzione. La Santa Sede allontana subito la pietra dello scandalo dal coro della Cappella Giulia. Ma ci vuole un po' di tempo in più per sapere che, dall'Annuario pontificio del 2011, il nome di Angelo Balducci sarà cancellato da quello dei Gentiluomi di Sua Santità.

Un altro scandalo di stampo sessuale aveva inizialmente coinvolto il capo della Protezione civile e sottosegretario Guido Bertolaso: i suoi incontri a «scopo fisioterapico» con Patrizia al Salaria Sport Village, lo stesso gestito da uno dei figli di Balducci, Filippo, e dal costruttore Diego Anemone. I due scandali sessuali rappresentano un campanello d'allarme. Dicono che la lotta sarà senza esclusione di colpi. E che potrebbe coinvolgere tutti. Addirittura altri seminaristi, invischiati nei festini gay. In un'intercettazione si legge, infatti, la domanda di Balducci a Ehiem: «A che ora deve ritornare in Seminario?».

Le cordate a questo punto non contano. Conta piuttosto il modo in cui la politica si sta muovendo al di fuori del Vaticano. L'inchiesta lambisce il Vaticano con la questione del conto allo Ior di Balducci, ci ritorna con la vicenda di don Evaldo Biasini (don Bancomat) e con la rogatoria internazionale dei giudici di Perugia nei confronti del Vaticano per conoscere l'entità del conto di Balducci. Un'altra rogatoria viene indirizzata alla Santa Sede per conoscere i bilanci di Propaganda Fide dal 2004 al 2006. Ma la compravendita delle case riguarda un sistema ben oliato che consta di buoni contatti in Vaticano, e che allo stesso tempo è del tutto esterno al Vaticano.

Se Silvano era il deus ex machina, è piuttosto Balducci a leggere le intercettazioni, a tenerci che si sappia che è stato lui a fare il favore di trovare la casa. Le congreghe sono piu di una. E di livelli diversi. Al vertice c'è quella clerical vip. E lì il mondo che conta, è lì che si deve entrare per avere influenza. Sono i salotti buoni per eccellenza. Agiscono con la copertura di ordini cavallereschi o circoli di stampo papalino, si incontrano, investono, fanno affari. Sono il salotto buono e nascosto d'Italia. Molti di loro hanno un passato oscuro.

Molti di loro restano nell'ombra. Appena fuori da questo circolo esclusivo (una sorta di lista vip, nella quale la nobiltà conta ancora) ci sono le aggregazioni di affari. Affari di qualunque tipo, che cercano in tutti i modi di entrare in osmosi con il circolo clerical vip. Sono attirati dal denaro e dal potere che trasuda dal circolo. Sono attirati anche dalla possibilità di fare affari con il Vaticano. O comunque di averci in qualche modo a che fare. Si tratta di persone influenti nel loro mondo, meno nell'ombra, più esposte. Sono quelle forse più ricattabili.

Sono quelle che vivono di pane e potere. E poi c'è tutto il resto del mondo: non si va da nessuna parte senza conoscenze negli ambienti giusti. Ci si deve rassegnare a non toccare gli altri due circoli. Toccarli significa sporcarsi le mani. Oppure rompere degli equilibri. Difficilmente ci sarà qualcuno disposto a perdonare. Ed è qui che si delinea ancora meglio lo scenario di una partita che si gioca dentro e fuori il Vaticano. È una partita senza esclusione di colpi, perche in entrambi i casi si sta cambiando un'intera squadra dirigente. È una partita che puzza di denaro. E il denaro fa influenza.

In questo momento Benedetto XVI gioca una partita delicata. I suoi progetti sono sempre osteggiati. Non si riesce mai a sapere fino a che punto possano funzionare. Le fughe di notizie sono frequenti. E il suo entourage come risponde? Con altre fughe di notizie. Ma non sempre i suoi collaboratori sono scaltri. E, soprattutto, sono nuovi nel genere. Si trovano a dover combattere con meccanismi che sono stati oliati con il tempo e l'esperienza. Moltissime sono le cordate, e tutte mobili.

C'è già chi studia da papa per la successione. Benedetto XVI lo sa. Continua a scegliere persone di cui si fida nei posti chiave. Prosegue nella rivoluzione tranquilla della Curia. Cerca di cambiare lentamente anche la liturgia, in maniera graduale, per non dare troppo fastidio. Anni all'ex Sant'Uffizio non sono passati invano. Eppure è una partita nella quale tutto sembra immobile. Uno di quei momenti del match in cui ci si ferma per riorganizzarsi. Non si sta tirando il fiato, ci si sta annusando in attesa di nuovi colpi.

Nel frattempo Sodano ha ottenuto la difesa del Santo Padre in persona, mentre Ruini ha ottenuto la riconferma del rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi. Sepe, invece, si è trovato in mezzo all'indagine della Procura di Perugia. Ha giocato le sue carte, facendo capire alla Santa Sede che, se non verrà protetto, dirà tutto quello che sa. Non sarebbe un buono spot.

Andrea Gagliarducci

26/07/2010





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Il giallo della ragazza senza nome

Il Secolo xix

A colpirla, all’inizio, è stato l’aspetto umano della vicenda: una giovane di 25 anni, trovata morta al largo di Bordighera ben 15 anni fa, ancora senza nome. Ma poi, a convincere Vincenza Trentinella, 36 anni ad agosto, presidente dell’associazione “Amici del risveglio”, ad andare avanti nella sua personale indagine alla ricerca della verità, sono stati soprattutto una serie di particolari. «Incongruenze», le chiama. Dettagli che mese dopo mese, l’hanno spinta a ritenere che dietro la morte di quella giovane donna, bella e curata, non si nascondesse una prostituta, come gli esiti dell’inchiesta chiusa ufficialmente nel 1996 portano a ritenere.

«La mia idea? Ritengo che questa ragazza fosse la compagna di qualcuno importante. E che l’abbiano voluta far sparire, forse perché aveva visto o sentito qualcosa che non doveva».

In un giallo come quello della “ragazza senza nome”, come l’hanno soprannominata le cronache dell’epoca, trovare prove certe, ovviamente, non è facile. Soprattutto a 15 anni dalla tragedia, che l’inchiesta ufficiale non ha neppure definito con certezza essere un omicidio. Ma evidentemente quelle di Vincenza Trentinella, sono state ritenute ben più di semplici ipotesi. Visto che, i carabinieri di Bordighera, prima, e la procura di Sanremo, poi, hanno ritenuto di riprendere in mano l’inchiesta. E di ascoltare questa giovane romana, da qualche tempo trapiantata in Riviera, che i suoi sospetti ha avuto modo di riferirli direttamente al procuratore capo Roberto Cavallone.

TRIBUNALE - Non è stata fissata ancora alcuna data, invece. per il processo a carico di Khieu Samphan, 77 anni, ex capo di Stato; Ieng Sary, 83, ministro degli Esteri del regime di Pol Pot; Ieng Thirith, 76, moglie di Sary e ministro per gli Affari sociali; e Nuon Chea, 82, ideologo del regime e soprannominato «fratello numero 2». Il tribunale è stato molto criticato per l'enorme burocrazia, i costi elevati e gli scarsi passi in avanti. Dalla sua creazione nel 2005, è costato 100 milioni di dollari (arrivati da donazioni straniere), è costantemente a corto di fondi.
Redazione online
26 luglio 2010




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In procura il club dei falsi malati

La Stampa

Messina, troppi certificati sospetti a Palazzo di Giustizia
I pm indagano: 20 medici sono finiti sotto inchiesta


FABIO ALBANESE
MESSINA

Dovrebbe essere un presidio di legalità inattaccabile, e invece perfino il Palazzo di giustizia ha le sue magagne e finisce sotto la lente d’ingrandimento dei suoi stessi pm. In questo caso è quello di Messina, già in passato al centro della cronaca giudiziaria per vicende molto gravi di collusioni di magistrati con ambienti mafiosi. Erano gli anni in cui la Commissione parlamentare antimafia definiva la città dello Stretto «un verminaio».

Ma stavolta non è la mafia e nemmeno quei «sistemi gelatinosi» a scuotere Palazzo Piacentini quanto un malcostume che coinvolgerebbe diversi dipendenti del palazzaccio messinese, malati ben oltre ogni previsione e tabella ministeriale delle patologie, e dunque spesso assenti dal posto di lavoro. La procura procede con molta cautela. La stessa fuga di notizie con la quale si è saputo di una ventina di avvisi di garanzia già emessi, ha molto indisposto i magistrati che indagano e il procuratore della Repubblica Guido Lo Forte chiude ogni richiesta di chiarimenti con un secco, e seccato: «Su questa vicenda non posso dire nulla».

Per il momento, i primi a farne le spese sono stati una ventina di medici di strutture sanitarie pubbliche della città che avrebbero dichiarato il falso, emettendo certificati medici che «coprivano» le assenze. Sarebbero solo una specie di avanguardia, i primi nomi a finire nel registro degli indagati ma l’inchiesta, che va avanti da poco meno di un anno, sembra ben lontana dalla conclusione e a Messina sono in molti a scommettere che a breve gli avvisi di garanzia arriveranno anche per altri medici e, soprattutto, per gli stessi impiegati fannulloni, molti dei quali già identificati.

«Da domani mi metterò a lavoro con gli uffici per rendere trasparente e semplice i lavoro degli investigatori - ha promesso il presidente dell’Ordine dei medici di Messina Giacomo Caudo - nell’interesse dei cittadini ma anche dei medici che probabilmente, come spesso accade in questi casi, poi si scopre che non hanno particolari responsabilità». Difficile al momento dire se le cose stiano davvero così, ma a quanto pare la polizia giudiziaria da mesi controlla le assenze dei dipendenti del palazzo di giustizia, scoprendo che alcuni hanno spesso dichiarato di essere ammalati presentando certificati medici per le patologie più disparate. Il pubblico ministero titolare dell’indagine, il sostituto Stefano Ammendola, starebbe indagando su più fronti: i medici di base, che firmano il certificato medico con cui si assegnano i giorni di prognosi, i medici incaricati delle visite fiscali, con il sospetto che queste possano essere state effettuate superficialmente o non effettuate per nulla, i malati-assenteisti.

A fare scattare le indagini sono state alcune segnalazioni, pare anonime, arrivate alla fine della scorsa estate negli uffici della procura e in quelli dell’Ordine dei medici di Messina, nelle quali sarebbe stato denunciata una pratica molto diffusa tra alcuni dipendenti degli uffici giudiziari di Messina e una eccessiva compiacenza dei medici nell’assecondare le richieste dei loro assistiti, finti ammalati ma veri assenteisti.




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