domenica 4 luglio 2010

Boom di pensioni Invalidi sei napoletani su cento

Il Mattino

 
di Alessio Fanuzzi

NAPOLI (4 luglio) - Sei invalidi su cento. Per ogni cento napoletani, ce ne sono sei (quasi, il dato esatto è 5,9) con pensione di invalidità. Quasi un record nel Mezzogiorno che pure stacca di netto il resto del Paese nella percentuale di invalidi che percepiscono un assegno mensile dallo Stato. I numeri sono clamorosi, certificati dall’indagine del centro studi di Confartigianato sui dati Inps che sarà presentata domani: tra il 2003 e il 2010, in Italia, le pensioni di invalidità sono cresciute del 49,8%, con un’incidenza sulla popolazione residente salita da 3,3 a 4,7.

In soldoni, se sette anni fa gli invalidi erano poco più di tre ogni cento italiani, oggi ne sono quasi cinque, con un incremento di 1,4 pensioni ogni cento abitanti. La corsa, neanche a dirlo, nel Mezzogiorno, dove l’incidenza dei trattamenti di invalidità è cresciuta di 1,9 ogni cento abitanti contro aumenti di 1,6 nelle regioni del Centro e di 0,9 al Nord. Nelle regioni del Sud, in sostanza, per ogni cento italiani ci sono 5,8 pensionati, per un’incidenza molto più alta che nel Centro (4,8) e nel Nord (3,7). Of course, la media del Mezzogiorno è superiore anche a quella nazionale, ferma a 4,7 trattamenti di invalidità ogni cento abitanti.

Nella speciale classifica delle regioni, la palma del primato spetta alla Calabria, con un aumento di 2,5 pensioni ogni cento abitanti. A ruota ci sono Umbria, Molise e Campania, tutte ferme (si fa per dire) a 2,2. Appena appena più bassa la crescita percentuale dell’incidenza in Puglia (2,1) e nel Lazio (2). In termini assoluti, invece, la maglia rosa tocca all’Umbria, dove ci sono 6,8 invalidi ogni cento abitanti. Alle spalle dell’unica regione d’Italia non situata ai confini nazionali, terrestri o marittimi, ci sono Sardegna e Calabria, rispettivamente con un’incidenza di 6,6 e 6,5.

Ai piedi del podio la Campania, quarta con un’incidenza di 5,9: per ogni cento campani, dunque, ce ne sono quasi sei che percepiscono una pensione di invalidità. Più dietro l’Abruzzo con 5,8, la Puglia con 5,5, la Sicilia con 5,3 e la Basilicata e il Molise ex aequo con 5,2.

La domanda, più che mai spontanea, è adesso una: c’è un nesso tra la maggiore incidenza delle pensioni di invalidità in Campania e nel Mezzogiorno e le tante truffe smascherate negli ultimi mesi dalle forze dell’ordine? La Confartigianato, nelle sue conclusioni, non scioglie il dubbio ma ammette: «Queste differenze contributive - è scritto nel dossier preparato dal centro studi - vengono spiegate anche dalla correlazione con l’irregolarità nel mercato del lavoro meridionale, per cui i trasferimenti per pensioni di invalidità costituiscono un sostegno al reddito per disoccupati o per bassi redditi e una forma sostitutiva di pensionamento per coloro che, in avanzata età anagrafica, non disponevano di sufficienti posizioni contributive». Basterà l’utilizzo della congiunzione «anche» per mitigare la condanna?





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Torre Annunziata, assalto ai carabinieri dopo l'arresto di due spacciatori

Il Mattino

TORRE ANNUNZIATA (4 luglio)

Un centinaio di persone è sceso in strada a Torre Annunziata, nel Napoletano, ieri sera, per difendere due spacciatori, arrestati con quasi mezzo chilo di cocaina pura. I carabinieri della compagnia locale hanno tratto in arresto per detenzione a fini di spaccio di cocaina Giovanna Gargiulo, di 27 anni ed il cugino Carlo Mellone, 31 anni, già noto alle forze dell'ordine. Nel corso di una perquisizione domiciliare nella casa comune dei due cugini, i militari dell'Arma hanno rinvenuto circa 450 grammi di cocaina pura, contenuta in tre involucri ed un bilancino di precisione.

Quando gli spacciatori sono saliti a bordo dell'auto dei carabinieri, un centinaio di persone ha circondato le vetture, cercando di liberare i detenuti con azioni di disturbo e con il lancio di oggetti contundenti. Due zii degli arrestati, Antonio Mellone, 46 anni, già noto alle forze dell'ordine e Giuseppina Mellone, 63 anni, fomentando la folla hanno strattonato i militari, venendo bloccati ed arrestati per violenza e resistenza a pubblici ufficiali.

Nonostante i tentativi della gente di opporsi all'arresto, i due spacciatori sono stati portati rispettivamente nel carcere di Poggioreale e in quello femminile di Pozzuoli. Gli zii intervenuti in loro difesa saranno sottoposti a rito direttissimo.




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Il ritorno di Caravaggio a Porto Ercole

Corriere della Sera

La teca con le ossa del celebre pittore, contesa tra la Lega Nord e la Regione Toscana, sarà esposta a Forte Stella



ROMA - Custodite in una teca di vetro, sono tornate domenica a Porto Ercole le ossa di Caravaggio. I resti sono stati trasportati via terra, da Caravaggio (il paese in provincia di Bergamo che diede i natali al grande artista) al porto di cala Galera, a sud est del promontorio dell'Argentario. E da qui, a bordo del brigantino a due alberi "Barbarossa" di Cesare Previti, i resti sono stati trasportati a Porto Ercole, dove Caravaggio trovò sepoltura.

La teca quando era esposta a Palazzo Gallavresi nella  città di Caravaggio
La teca quando era esposta a Palazzo Gallavresi nella città di Caravaggio
CARAVAGGIO DISPUTATO TRA NORD E SUD - Si conclude così la disputa tra il Comune toscano, dove Caravaggio morì per un infezione intestinale, e la Lega Nord che aveva chiesto che i resti fossero tumulati al Famedio di Milano. La teca è stata accompagnata per tutto il percorso dal presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni storici, culturali e ambientali Silvano Vinceti: «I resti sono giunti su un bellissimo veliero che ha simboleggiato la feluca dell'ultimo viaggio in vita del Caravaggio». Sul brigantino era presente lo stesso Previti. I resti di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571-Porto Ercole, 18 luglio 1610), sono stati trasferiti a Forte Stella, dove la teca resterà esposta fino al 20 luglio. Ad accogliere la teca i sindaci di Monte Argentario e Caravaggio, Arturo Cerulli, Giuseppe Prevedini, il vicesindaco di Ravenna, Giannantonio Mingozzi e il senatore Mauro Cutrufo, Vicesindaco di Roma.

Caravaggio alle Scuderie del Quirinale

400 ANNI DALLA MORTE DEL PITTORE DELLA LUCE - «È stata una grande emozione assistere a questa cerimonia di ricongiungimento dei resti del grande artista con la terra dove ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita». A parlare il senatore Mauro Cutrufo, Vicesindaco di Roma giunto Porto Ercole per assistere all'arrivo della teca di vetro contenente i resti del Caravaggio. «Roma è una grande amica di questo artista straordinario - ha detto Cutrufo - La mostra a lui dedicata, terminata recentemente, ha registrato un numero di visitatori da record. 580mila infatti sono state le persone di ogni età, sesso e provenienza, che si sono messe in fila ordinatamente per ore pur di vedere i suoi capolavori. La città di Roma però continua a rendere omaggio al pittore della luce anche a mostra chiusa. Infatti la capitale ospita un gran numero di opere di Caravaggio».

Il martirio di San Matteo (nella chiesa di San Luigi de'  Francesi)
Il martirio di San Matteo (nella chiesa di San Luigi de' Francesi)
LA NOTTE DI CARAVAGGIO - Il 17 e 18 luglio verrà celebrata a Roma «La notte di Caravaggio», l'iniziativa che prevede l'apertura straordinaria, dalle ore 19 del giorno 17 luglio alle ore 9 del giorno successivo, delle chiese e degli altri luoghi della Capitale che custodiscono le opere del grande pittore lombardo. «Nella Galleria Borghese verranno esposte per tutta la notte le opere del Caravaggio presenti nelle collezioni del Polo Museale della città di Roma» ha detto il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro. La città di Roma ospita il maggior numero di opere realizzate dal celebre «pittore della luce». La Chiesa di San Luigi de' Francesi contiene tre opere del grande maestro: la Vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo eseguiti tra il 1599 e il luglio del 1600, mentre San Matteo e l'Angelo collocato sull'altare è datato 1602. Nella Chiesa di Sant'Agostino, sull'altare della prima cappella a sinistra, è situata la Madonna dei Pellegrini databile tra il 1603 e il 1606. A Santa Maria del Popolo, nella cappella Cerasi, sono esposti due celebri quadri raffiguranti la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro.

Redazione online
04 luglio 2010





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Morto l'architetto Carlo Aymonino

Il Messaggero

ROMA (4 luglio) - È morto questa notte a Roma, dopo una lunga malattia, l'architetto Carlo Aymonino. Nato nella Capitale il 18 luglio 1926, è stato tra l'altro Rettore dell'Istituto universitario di Architettura di Venezia (oggi Università Iuav di Venezia) e assessore ('81-'85) per gli interventi sul Centro Storico del Comune di Roma.

Nipote di Marcello Piacentini, laureatosi in architettura nel 1950 a Roma, Aymonino iniziò come docente alle Facoltà di Architettura di Palermo (1967), di Venezia (dal 1963 al 1981) ed a Roma, dove fu professore ordinario di Composizione Architettonica alla Sapienza dal 1980 al 1993. Dal 1974 al 1979 è rettore dell'Istituto di Architettura di Venezia. Dei primi anni di attività sono i progetti per la palazzina Tartaruga a Roma (1951-54), con Ludovico Quaroni; per il quartiere Spine Bianche a Matera (1954-57) e per il Tiburtino a Roma con Quaroni e Mario Ridolfi. Alla fine degli anni Sessanta risale il progetto del complesso residenziale Monte Amiata del Gallaratese a Milano, con la collaborazione del fratello Maurizio, di Alessandro De Rossi, Sachim Massarè e con il contributo di Aldo Rossi. Agli anni settanta risalgono i progetti per l'Università di Firenze (1971), per l'Università delle Calabrie (1973), per il palazzo di Giustizia di Ferrara (1977-1984), il Campus Scolastico Superiore di Pesaro (1970-1984). Nel 1976 e nel 1985 ha partecipato alla XIII e XV Triennale di Milano ed alla Biennale di Venezia. Degli anni ottanta sono i progetti per l'edificio residenziale alla Giudecca a Venezia (1984), il Centro residenziale e commerciale Benelli a Pesaro (1980-83), il Complesso residenziale Tor Sapienza a Roma (1981-1982), il sistema di piazze al centro di Terni (1985) i sistemi polifunzionali a Scandicci (1989), a San Donà del Piave (1990), in via Ostiense a Roma (1991); tra i suoi ultimi progetti la copertura del Giardino Romano all'interno dei Musei Capitolini a Roma.





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Iran, giallo internazionale: scienziato collabora con Cia. Teheran: rapito

Il Messaggero

TEHERAN (4 luglio) - L'Iran userà «tutte le sue capacità» per riavere lo scienziato nucleare Shahram Amiri, scomparso un anno fa in Arabia Saudita e che la stessa Teheran afferma essere stato rapito dai servizi segreti degli Usa con la complicità di quelli sauditi. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehman-Parast, citato oggi dalla televisione in inglese PressTv.

La televisione iraniana ha mandato in onda in un mese due filmati in cui si vede un uomo, che si presenta come Amiri, affermare di essere stato rapito dai servizi d'Intelligence Usa e di trovarsi ancora negli Stati Uniti. Secondo la televisione americana Abc, invece, lo scienziato ha fatto defezione e sta collaborando con la Cia.

Mehman-Parast ha affermato che i documenti relativi al «rapimento» di Amiri sono stati consegnati agli Usa attraverso l'ambasciatore svizzero a Teheran, che rappresenta gli interessi in Iran degli Stati Uniti, che da 30 anni non ha relazioni diplomatiche con la Repubblica islamica. «Ci aspettiamo che gli Usa annuncino il più presto possibile i risultati delle loro indagini su questo cittadino iraniano», ha aggiunto il portavoce. Mehman-Parast ha accusato Washington di avere rapito anche Alireza Asgari, un ex vice ministro della Difesa iraniano scomparso nel nulla a Istanbul nel 2007. E anche di lui chiesto che gli Usa forniscano notizie.





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Caso Orlandi, nullaosta del Vicariato alla traslazione della salma di De Pedis

IL Messaggero

Il boss della banda della Magliana sepolto a Sant'Apollinare

ROMA (4 luglio)

Nulla da osservare da parte del Vicariato di Roma se l'autorità giudiziaria italiana vorrà ispezionare nella chiesa romana di Sant'Apollinare la tomba di Enrico De Pedis, detto Renatino, boss della banda della Magliana ritenuto coinvolto nel sequestro, avvenuto nel 1983, di Emanuela Orlandi. E nulla da eccepire se l'autorità giudiziaria o la famiglia di De Pedis vorranno traslare altrove la salma di Renatino.

È contenuta in una nota di poche righe - trasmessa alla trasmissione di Raitre Chi l'la visto?, che l'ha diffusa - la posizione del Vicariato della Capitale su un'eventuale ispezione da parte dei magistrati italiani alla tomba di De Pedis, ucciso nel 1990 in un regolamento di conti a Roma e sepolto misteriosamente nella chiesa di Sant'Apollinare, vicino a piazza Navona.

«In relazione alla vicenda riguardante la tumulazione del Signor Enrico De Pedis nelle camere mortuarie della Chiesa di Sant'Apollinare, avvenuta nel 1990 - dice la nota, che ha la data del 2 luglio scorso - il Vicariato di Roma comunica: Nulla osta da parte dell'Autorità ecclesiastica che, su richiesta dell'Autorità giudiziaria italiana competente, la tomba del Signor De Pedis possa essere ispezionata. Nulla osta a che, su richiesta dell'Autorità giudiziaria italiana competente o della famiglia del signor De Pedis, la salma possa essere traslata altrove».

Sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sta indagando da tempo la Procura di Roma, che di recente ha anche ascoltato un uomo, indicato come «Mario», ritenuto il telefonista del sequestro Orlandi. Nel corso della deposizione, «il telefonista» - che non avrebbe avuto un ruolo attivo nel sequestro ma sarebbe a conoscenza dell'intera vicenda - avrebbe anche fornito agli inquirenti notizie sui motivi della sepoltura di Enrico De Pedis, nella chiesa di Sant'Apollinare, a due passi da piazza Navona.

Renatino fu ucciso in un regolamento di conti il 2 febbraio del 1990 in via del Pellegrino, nei pressi di Campo de' Fiori. Secondo gli inquirenti romani, il sequestro di Emanuela Orlandi sarebbe stato organizzato e gestito da De Pedis con suoi uomini di fiducia non appartenenti alla banda che insanguinò Roma tra gli anni settanta o ottanta. Nel registro degli indagati, al momento, sono tre le persone iscritte (ma gli inquirenti ipotizzano che siano almeno cinque quelle coinvolte). Si tratta di Sergio Virtù (49 anni, autista di fiducia di De Pedis), Angelo Cassani (49, detto Ciletto) e Gianfranco Cerboni (47, detto Gigetto). Ai tre gli inquirenti sono arrivati grazie alla testimonianza di una donna, Sabrina Minardi, che per un periodo fu legata sentimentalmente a «Renatino».





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Colpo degli hacker, bucato YouTube

La Stampa

Una baco manda ko il portale di condivisione video: "Password a rischio"

GIUSEPPE BOTTERO

Un codice di tre righe mette ko YouTube e imbarazza Google, che si vede bucare dagli hacker e, per ore, non trova soluzioni. I pirati colpiscono nella notte, diffondendo su un forum la stringa di testo che, inserita nei commenti sotto i video, permette di aggirare i filtri e modificare i filmati caricati sul portale di condivisione più famoso e cliccato del mondo. Il primo vip a farne le spese è Justin Bieber, stella sedicenne del pop statunitense, che ha cominciato la carriera proprio “sul Tubo”. Cliccando sui suoi video appare un flash (nella foto a destra) che annuncia la sua morte. Uno scherzo macabro e una trappola per gli utenti, visto che il link che appare in sovrimpressione rimanda a un sito hard, naturalmente a pagamento. Pochi minuti dopo e tocca a Lady Gaga, il bersaglio grosso, che proprio ieri ha festeggiato i dieci milioni di fans su Facebook.

La notizia dei pirati che affossano il gigante fa il giro di Twitter in un lampo. «Via da YouTube, il vostro pc è in pericolo», annuncia un sms spedito dal sito Nexweb che rimbalza tra gli utenti. Il rischio è che gli hacker riescano a impadronirsi di password e dati sensibili. Da Mountain View nessuna conferma, ma la domenica di follia degli internauti è appena iniziata. Sfruttando la falla nel sistema di YouTube si possono far sparire ed apparire video, inserire scritte oscene, cancellare informazioni preziose. Richard Cunningham, blogger della prima ora e programmatore trova il baco: basta inserire una serie di lettere nei commenti che il sistema impazzisce. «Oggi abbiamo dimostrato che possiamo ancora mettere sottosopra il Web», scrivono gli hacker in un messaggio.

Il colpo grosso, poi arginato dai tecnici di Mountain View, arriva due due giorni dopo l’annuncio che su YouTube, da dicembre, sbarcherà anche la pubblicità. Il progetto è stato annunciato in un evento aziendale da Baljeet Singh, senior product manager di Google, ed è considerato una svolta storica. Il nuovo formato pubblicitario, ha spiegato Singh, lascerà agli utenti la possibilità di guardare o meno i secondi di spot che precedono alcuni filmati. In questo modo, secondo il colosso di Internet, anche le aziende e gli inserzionisti saranno stimolati a investire in pubblicità innovative, sempre più “adatte” per il web e in grado di attrarre i consumatori. Una mossa che ai duri e puri della Rete non dev’essere andata giù: la controffensiva è scattata nella prima, sonnacchiosa, domenica di luglio.







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Proposta Pdl: "Dodici anni di carcere a chi istiga alla violenza su Internet"

La Stampa

La maggioranza al lavoro sul ddl per contrastare le cyberminacce
"Impossibile parlare di censura"




ROMA

Mano pesante contro chi istiga alla violenza utilizzando il Web. A chiederlo sono 54 senatori del Pdl con il ddl che vede come primo firmatario Raffaele Lauro e che prevede il carcere da 3 a 12 anni per chi, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a commettere i reati puniti dall’articolo 593 del Codice penale. La proposta prevede un’aggravante: «se il fatto è commesso avvalendosi dei mezzi di comunicazione telefonica o telematica -si legge nell’articolato del ddl- la pena è aumentata».

Gli articoli 115 e 414 del Codice penale, spiega Lauro, non sono ’aggiornatì rispetto alle potenzialità espresse dalla rete: «appare dunque di tutta evidenza -sottolinea- la necessità di intervenire per via legislativa prevedendo un’incriminazione finalizzata ad arginare il pericoloso, diffuso fenomeno di coloro che inneggiano alla violenza sulle persone, specialmente attraverso interventi mediatici o telematici». «È necessario -prosegue Lauro- introdurre una fattispecie penale che punisca il comportamento di chi, tramite discorsi, espressioni, scritti, interventi, utilizzando internet o i social network, o tramite altri mezzi mediatici o informatici, istighi a commettere un delitto contro la vita e l’incolumità individuale o fa apologia degli stessi delitti».

La fattispecie di reato che i senatori del Pdl vogliono introdurre nel Codice penale è modellata, spiega Lauro, sull’articolo 303 (Pubblica istigazione e apologia), che però riguarda solo i delitti contro personalità internazionali e dello Stato.

«Una soluzione di questo tipo -sottolinea l’esponente del centrodestra- non potrebbe essere soggetta a censure connesse alla possibile lesione al diritto alla libertà di manifestazione del pensiero sancita dall’articolo 21 della Costituzione: se così fosse, non potrebbe considerarsi costituzionalmente compatibile neanche la fattispecie prevista dall’articolo 303 del Codice penale, che punisce l’istigazione a commettere un delitto meno grave rispetto a quelli contro la vita e l’incolumità delle persone».



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Quel politico che organizza «gang bang»

Corriere della Sera

Consigliere comunale dell'Udc in Svizzera e organizzatore di orge a pagamento. E lui: «Passatempo come un altro»

I colleghi di partito lo criticano, ma lui non si scompone: ne ho già fatte altre sette

Quel politico che organizza «gang bang»


Fabien Richard, in una foto tratta dal suo blog
Fabien Richard, in una foto tratta dal suo blog
MILANO - Consigliere comunale e organizzatore di orge di gruppo a pagamento. Sebbene la prostituzione in Svizzera non sia un reato e il sesso a pagamento sia assolutamente legale, nel paese elvetico ha provocato grande scalpore la storia di Fabien Richard, personaggio pubblico di Yverdon-les Bains, comune di 25.000 abitanti sul lago di Neuchâtel. Il politico dell'Udc (Unione Democatica di Centro) avrebbe ammesso di essere un grande appassionato di gang bang, gioco sessuale di cui la principale protagonista è di solito una donna che ha rapporti intimi con una moltitudine di partner. Secondo quanto narra il domenicale elvetico Matin Dimanche, Richard avrebbe organizzato l'ultima orgia domenica pomeriggio, dalle 14 alle 20, in una sauna privata di Recherswil, un comune nel cantone Soletta.

PASSIONE SINGOLARE - A differenza di quanto ci si possa aspettare, Richard non nasconderebbe la sua singolare passione. Anzi. Per trovare i partecipanti per quest’ultima orgia il politico ha messo un annuncio su Internet, con il suo vero nome e il numero telefonico che usa quotidianamente per l'attività politica. Vanessa, la ragazza che ha accettato di partecipare domenica pomeriggio al gioco erotico riceverà 1000 franchi (circa 750 euro), mentre gli otto uomini che hanno risposto all’annuncio dovranno sborsare circa 300 franchi (225 euro). Il politico ha raccontato al domenicale svizzero che questa non è la sua prima gang bang: «Già ne ho organizzate sette in un loft a Yverdon» racconta Richard. Inoltre confessa che Vanessa, la protagonista femminile dell'orgia, sarebbe una sua intima amica: «Non è una professionista. E' d'accordo a partecipare e lo fa per arrotondare i suoi guadagni».

«PASSATEMPO COME UN ALTRO» - Molti colleghi di Richard gli hanno fatto notare che i valori della famiglia e della monogamia professati dal suo partito non coinciderebbero con quelli di un organizzatore di gang bang. Il politico, tuttavia, non sembra dare grande importanza alle critiche e minimizza: «E' un passatempo come un altro - dichiara Richard che durante la sua attività politica si è guadagnato il soprannome di "Mister sicurezza" per la sua politica intransigente contro l'immigrazione clandestina e per aver fortemente voluto l'istallazione di diverse telecamere di sorveglianza fuori alla stazione di Yverdon: «In quelle che organizzo non c'è nulla di strano. Sono cose che si fanno tra adulti. La vita privata è sacra».

Francesco Tortora
04 luglio 2010



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In fumo 40 miliardi: per i meridionali è beffa

di Gian Battista Bozzo

Dopo le accuse del ministro dell'Economia Tremonti alle regioni del Mezzogiorno.

Chi vive al Sud non vede utilizzati Ue e rischia di perderli.

Tra i governatori "cialtroni" Bassolino, Lombardo e Vendola. 

La manovra a rate fa male al governo


Meno male che c’è la crisi. Fra le misure d’intervento che la Commissione europea ha varato per far fronte all’emergenza economica, c’è anche una sorta di «moratoria» per i fondi strutturali europei non utilizzati che resteranno nelle casse dei Paesi Ue anziché essere restituiti, come d’obbligo, a Bruxelles. Per l’Italia questa misura vale 56 milioni riferiti al 2007, che non sono stati spesi entro il 2009.
Ma è solo una piccola boccata d’ossigeno. Le Regioni italiane, infatti, non sanno spendere i soldi che arrivano dalla Comunità con l’obiettivo di appianare le divergenze fra le aree più progredite e quelle più arretrate d’Europa. L’ultimo ciclo, quello 2007-2013, prevede per l’Italia circa 23 miliardi di fondi comunitari veri e propri ai quali vanno sommati all’incirca 24 miliardi di cofinanziamento nazionale (a ciascun stanziamento europeo vanno aggiunte risorse nazionali differenziate a seconda dei programmi). La somma è di 47 miliardi circa. L’Italia è il terzo Paese percettore di fondi per la politica di coesione, dopo Polonia e Spagna.

Se queste risorse non saranno utilizzate, c’è il rischio fondato che debbano essere restituite, almeno in parte, a Bruxelles. La regola europea prevede il «disimpegno automatico» degli stanziamenti nel caso in cui le risorse non vengano utilizzate. Questo avviene anche se non sono stati richiesti materialmente i pagamenti a due anni dall’impegno finanziario delle risorse. Non basta stanziare sulla carta, insomma, ma i soldi vanno effettivamente utilizzati: in caso contrario, adieu. Una doppia beffa per i meridionali che non vedono utilizzati i fondi europei loro destinati, e poi rischiano addirittura di perderli per sempre.

Ad oggi, secondo le ultime valutazioni, i pagamenti effettuati dall’Europa ammontavano al 12,3 per cento delle risorse disponibili nei sette anni. Un valore inferiore a quelli, per esempio, della Germania (19,6%), della Francia (15,6%) e della Spagna (13,8%). Insomma, le Regioni italiane hanno speso soltanto i 3,6 miliardi di euro citati da Giulio Tremonti nel suo intervento all’assemblea della Coldiretti. La «maglia nera» è da assegnare alla Campania di Antonio Bassolino che ha speso il 3,2% dai soldi a disposizione. A ruota, la Sicilia di di Lombardo e Cuffaro con il 5,1%; la Puglia di Nichi Vendola, con il 6%; la Calabria guidata da Agazio Loiero con il 6,1%. Sempre male l’Abruzzo di Ottaviano Del Turco, con il 7,6% e il Molise di Michele Iorio, col 7,2%. Uniche Regioni relativamente «virtuose», o quasi, la Sardegna della coppia Soru-Cappellacci e la Basilicata di Vito De Filippo, rispettivamente con il 16,3% e il 14,6%.

L’accusa di «cialtroneria» da parte di Tremonti è indirizzata direttamente ai governatori, che in queste settimane protestano vivacemente per i tagli della manovra economica: spendano i soldi che hanno a disposizione prima di lamentarsi, dice il ministro dell’Economia. D’altra parte, non si tratta di problemi di quest’anno o dell’anno scorso: l’incapacità italiana di spendere le risorse comunitarie è cronica. Dei 21 miliardi di euro del Fondo aree sottoutilizzate del periodo 2000-2006 messi a disposizione delle nostre Regioni del Sud, ricorda il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, la spesa effettiva non ha raggiunto il 40% del totale. Dei fondi europei 2007-2013 (i 28,8 miliardi prima ricordati), aggiunge Fitto, ne sono stati spesi complessivamente non più del 5-7%. Dati sconsolanti, anche se è vero che parte dei fondi Fas 2007-2013 sono stati utilizzati dal governo come una sorta di «bancomat» per affrontare emergenze come il terremoto in Abruzzo e la cassa integrazione in deroga. Ma almeno sono stati usati a fin di bene.

Per non perdere i fondi per le aree meridionali è necessario, adesso, accelerare sui progetti. Il tentativo di Fitto è quello di una riprogrammazione dei fondi da attuarsi entro settembre, dopo gli incontri con i governatori. Secondo il ministro bisogna concentrare le risorse su grandi voci, perché c’è il rischio di una frammentazione eccessiva di interventi non strutturali. Lo scorso 24 giugno, l’Ue ha adottato nuove misure per semplificare le regole di gestione dei fondi strutturali e di coesione, per aiutare le Regioni a spendere. Non solo. È stata posticipata la «regola del disimpegno»: in sintesi, i finanziamenti 2007 non spesi entro il 2009 (56 milioni di euro, come abbiamo visto, per l’Italia) potranno essere spesi in un periodo più lungo. Meno male che c’è la crisi. Però non bisogna esagerare: i soldi del 2007-2013 potrebbero finire alla Grecia, o ai nuovi soci europei dell’Est.



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Repubblica colta a copiare un fake di Gepy e Gepy

Fonte: Attivissimo

Ieri è morto a 67 anni Giampiero Scalamogna, in arte Gepy e Gepy. Repubblica non ha saputo evitare di ricordarlo presentando un'immagine falsa:

L'immagine è tratta, non so con quanta disinvoltura e con quanto consenso dell'autore, da questo blog, secondo la segnalazione del lettore Accademia dei Pedanti. Ma prendere una copertina autentica di un suo disco non si poteva proprio? Commemorarlo con un falso è un bell'insulto.





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Libano, morto ispiratore di Hezbollah

La Stampa

Fadlallah era molto influente nell'islam sciita. Feroce critico di Usa e Israele, era considerato
da Washington un terrorista



BEIRUT

È morto stamani in Libano il grande ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah, 75 anni, considerato l’ispiratore del partito sciita filo-iraniano Hezbollah e personalità molto influente dell’islam sciita. Lo ha reso noto uno dei suoi consiglieri.

Fadlallah aveva un grande seguito fra gli sciiti libanesi, del Golfo e dell’Asia centrale. Fu un sostenitore della rivoluzione islamica iraniana e il leader spirituale e mentore del gruppo armato libanese sciita Hezbollah nei primi anni dopo la sua formazione, nel 1982. Critico feroce degli Stati Uniti - da cui era considerato un terrorista - Fadlallah usò molti dei suoi sermoni del venerdì per denunciare le politiche statunitensi nel Medio Oriente, in particolare la sua alleanza con Israele.

Era noto nei circoli religiosi sciiti per le sue posizioni sociali moderate, specialmente sulle donne. Emise numerose importanti fatwa (responsi giuridico-religiosi), fra le quali il bando della pratica sciita di versare il sangue durante la festa dell’Ashura.



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Lista Falciani «Conti correnti aperti per riciclare capitali»

Corriere della Sera

Lista Falciani «Conti correnti aperti per riciclare capitali»
I pm: sospetti su soldi di provenienza illecita

Indagini - Verifiche anche su chi ha usato lo scudo fiscale


TORINO

Soldi sporchi. Ridotta all’osso, l’indagine sulla lista Falciani si riduce a questo. Alla ricerca di capitali sospetti depositati all’estero, alla verifica della loro eventuale origine illecita. La procura di Torino, prima ad aver chiesto e ricevuto l'elenco di correntisti sottratto alla filiale ginevrine dell’Hsbc (Hong Kong and Shangai Banking Corporation) dall’informatico francese, ha aperto da cinque mesi un fascicolo contro ignoti, non appena ha avuto conferma dell’esistenza di una forte presenza italiana nella sterminata sequela di nomi clonata dall’ex funzionario di banca. Le ipotesi di reato sono tre: evasione fiscale, false comunicazioni, e appunto riciclaggio. I primi rilievi a campione fatto dalla Guardia di Finanza sui 512 conti correnti riconducibili a persone fisiche residenti in Piemonte hanno già dato esiti inequivocabili. Venti su 20.

I contribuenti sottoposti alle attenzioni degli investigatori hanno fatto tutti ricorso allo scudo fiscale. L’uso di massa di questa opzione fa decadere nei fatti le prime due accuse. E gli stessi pubblici ministeri incaricati di seguire le sorti della lista non fanno mistero della difficoltà che avrebbero nel perseguirle. Rimane in piedi la terza accusa, la più pesante. I magistrati di Torino si concentreranno sulla ricostruzione dei conti «sospetti» per verificare se il denaro è stato usato anche in uscita per pagamenti e operazioni di natura poco trasparente. La parte italiana è nota: 6.936 posizioni finanziarie, riferite a due anni (dall’1 gennaio 2005 al 31 dicembre 2006), per un totale di 5.728 contribuenti nostrani. Nella lista vi sono alcuni conti decisamente robusti. Solo a Torino, sarebbero almeno 25 (su un totale di 132) i depositi bancari Hsbc con più di 10 milioni di Euro.

Inevitabile che l’attenzione si concentri sui loro titolari, anche se le probabilità maggiori di imbattersi in denaro di provenienza illecita viene identificato nelle persone giuridiche presenti nell’elenco, in Piemonte ne sarebbero state censite finora soltanto nove. La rogatoria ai magistrati di Nizza «titolari» della lista, partita il primo aprile, ha avuto un percorso veloce. Lo scorso 20 giugno è arrivato ai magistrati torinesi il cd rom con l’elenco italiano.

Il comando generale della Guardia di Finanza lo aveva ricevuto in anticipo per via amministrativa, insieme ad altro materiale contabile consegnato alle autorità francesi da Hervé Falciani, che nelle prossime settimane verrà sentito anche dai magistrati torinesi. Probabile anche l’invio di una nuova rogatoria per acquisire l’hard disk del computer del manager francese. «Ci sono due filoni — spiegano gli investigatori— uno è amministrativo, ed è la «lista Ginevra», acquisita dal comando generale della Finanza, tesa a verificare la posizione patrimoniale dei correntisti considerati più a rischio e a valutare se abbiano sfruttato lo scudo fiscale.

L’altra è quella penale, e riguarda l’ipotesi che siano stati commessi dei reati sottesi alla creazione di depositi all’estero ». Roma fa una prima scrematura, consegnando alle sedi competenti l’elenco dei correntisti presenti su un determinato territorio. Torino è stata la prima, in quanto ha acquisito per via giudiziaria l’elenco nudo e crudo, e ha subito cominciato le verifiche in autonomia. Un medico di 67 anni, un paio di consulenti aziendali, alcuni pensionati, tre proprietari immobiliari con decine di appartamenti in città e altrove. Ma lo «spacchettamento» della lista verrà completato in una settimana.

A quel punto, per ogni città di residenza dei presunti evasori, sorgeranno altrettante indagini autonome. La stessa procura torinese fa sapere che una buona metà dei conti piemontesi non sono riferibili al capoluogo, e provvederà quindi a inviarli agli uffici giudiziari interessati. I paletti, appare chiaro, sono quelli fissati dal ricorso allo scudo fiscale. Solo in caso contrario, e al netto di movimentazioni abnormi, verranno proseguite le indagini sui correntisti. Ci vorrà comunque del tempo. Non tutte le parti della lista sono riprodotte allo stesso modo e riportano le medesime voci. La lista Falciani, ad un primo esame, si rivela veritiera ma caotica. Da qui la necessità della procura di acquisire tutta la documentazione clonata dall’archivio elettronico di Hsbc. E di chiedere conto al diretto interessato del labirinto di nomi e cifre che ha contribuito a creare.

Marco Imarisio
04 luglio 2010






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Da Gramsci a Fini povera sinistra come ti sei ridotta

di Alessandro Sallusti

Pierluigi Bersani, parlando ieri ai quadri del Pd lombardo, ha detto che il governo e la maggioranza fanno ridere e devono andare a casa. Da che pulpito. In Lombardia, solo tre mesi fa alle elezioni regionali i maestrini della sinistra hanno perso ben il 9 per cento dei voti, i comici del centrodestra hanno guadagnato il 3. Ma ovviamente in democrazia i voti non contano. Basta con questa storia che la gente può decidere da chi essere governata. L'elettore è stupido, non capisce. La vera democrazia è quella nella quale governa la sinistra, a prescindere. Ma se proprio proprio questo non è possibile meglio attaccarsi al carro di un ex postfascista (...)
(...) pentito come Gianfranco Fini, quello che solo quattro anni fa voleva cacciare tutti gli immigrati dal Paese a calci nel sedere.

Povero elettore di sinistra, che cosa gli tocca vedere e sentire. Per anni hanno inseguito il sogno di essere guidati da un novello Che Guevara, si ritrovano a dover seguire come cagnolini uno che per i due terzi della vita non ha disdegnato il saluto romano, nel senso di fascista. In attesa di portarlo in trionfo il prossimo 25 aprile, festa della Resistenza, per ora si accontentano di averlo come capo. Esagerato? Non troppo. Ieri sono accaduti due fatti che vanno in questa direzione. Il primo. Il segretario del sindacato dei giornalisti Rai, tale Carlo Verna, è intervenuto sulla polemica innescata dalla sinistra dopo le apparizioni televisive di Berlusconi nei tg di venerdì sera. Ora, che un presidente del Consiglio, di ritorno da due vertici internazionali, non abbia il diritto-dovere di informare gli italiani sugli esiti degli incontri è già un assurdo. Ma Verna si è superato, è andato oltre. E ha detto che un servizio pubblico serio dopo aver sentito Berlusconi avrebbe dovuto concedere lo stesso spazio a... E uno qui si immagina che pronunci i nomi di Bersani, Di Pietro, che ne so, dei lavoratori della Fiat in cassaintegrazione. No, niente di tutto questo. Per il sindacato, subito dopo Berlusconi avrebbe dovuto parlare Gianfranco Fini.

Uno si chiede: a che titolo? Semplice, come vero e unico capo dell'opposizione. Non solo poveri elettori di sinistra, ma a questo punto direi povero Bersani, che neppure in Rai e nel sindacato è considerato degno di ribattere al presidente del Consiglio. Umiliante.
Ma non è finita. Sempre ieri, il capogruppo del Pd alla Camera, Franceschini, ha dichiarato di essere disposto a sostenere e votare gli emendamenti dei finiani al decreto intercettazioni. Non il più grande partito di opposizione che fa una proposta politica e dice di essere disposto, con qualche imbarazzo, a prendersi anche i voti degli ex fascisti. No, l'inverso, è il Pd che si mette nelle mani di Bocchino e Granata, due che sono venuti grandi convinti che il Duce fece bene ad arrestare e far morire in carcere Antonio Gramsci, fondatore del Pci. Poveri elettori di sinistra, povero Bersani, ma direi anche povero Gramsci, che ha sacrificato la vita per questa manica, lo diciamo alla Tremonti, di compagni cialtroni.

Da tutto questo si evincono due cose. La prima è che nella sinistra c'è qualche problema che non trova soluzione. La seconda è che nel Pdl c'è un’urgenza non più rinviabile. E cioè liberare Fini dall'imbarazzo di essere contemporaneamente cofondatore del Pdl e capo dell'opposizione. Come? Cacciandolo, pardon, consegnandolo ai nemici con tanto di fiocco e lettera di accompagnamento: maneggiare con cura, è pericoloso.

Il lapsus di Jefferson: il 4 luglio 1776 scrisse «sudditi» e non «cittadini»

Corriere della Sera

Involontario refuso del futuro presidente, subito corretto, nella stesura della Dichiarazione d'indipendenza

La rivelazione in una nuova indagine della Biblioteca del Congresso

Il lapsus di Jefferson: il 4 luglio 1776 scrisse «sudditi» e non «cittadini»


Una raffigurazione del comitato per la stesura della  Dichiarazione d'indipendenza Usa
Una raffigurazione del comitato per la stesura della Dichiarazione d'indipendenza Usa
MILANO - «Sudditi»: questo è ciò che scrisse Thomas Jefferson in una prima bozza della Dichiarazione di Indipendenza per descrivere la popolazione delle 13 colonie, salvo poi correggersi. Giusto in tempo per il 4 luglio, giorno dell'Indipendenza negli Stati Uniti, alcune accurate analisi mediante immagini iperspettrali su una bozza dello storico documento, hanno rivelato che uno degli autori e padri della patria usò in un primo momento il termine «our fellow subjects», in seguito cancellato e corretto con «our fellow citizens», ovvero «concittadini». Un errore definito da molti commentatori un lapsus freudiano.

LA SCOPERTA - Il 4 luglio del 1776 i due padri fondatori Thomas Jefferson e John Adams firmavano la Dichiarazione d'Indipendenza americana, liberandosi così dal dominio britannico. Con questo documento le colonie britanniche della costa atlantica proclamarono la propria indipendenza dalla madrepatria, esponendo le motivazioni che le spingevano a quell'estremo atto. Due secoli dopo, le moderne tecniche di analisi ad alta risoluzione dei ricercatori presso la Biblioteca del Congresso statunitense hanno portato alla luce ciò che scrisse e poi cancellò frettolosamente Thomas Jefferson nella bozza della Dichiarazione. A quanto sembra il futuro presidente avrebbe usato dapprima la parola "sudditi" (della corona britannica ndr) riferendosi alla popolazione americana, salvo poi sostituirla e inciderci sopra il termine "cittadini". «Ciò dimostra i progressi della sua mente», ha spiegato James Billington, della Bliblioteca del Congresso. «Abbiamo recuperato un momento magico che altrimenti sarebbe andato perduto per sempre», ha aggiunto.

LA SVOLTA - La ricercatrice che ha fatto la scoperta, Fenella France del dipartimento di studi presso la Library of Congress, suppone che Jefferson abbia usato la sua mano per togliere la parola "sudditi" quando l'inchiostro era ancora bagnato. «Jefferson fece di tutto per nascondere quella parola e sovrascriverla con il secondo termine», sottolinea la studiosa. La modifica è stata effettuata sulla terza pagina della bozza (che ne contava quattro), in un punto in cui Jefferson elenca rimostranze contro Re Giorgio III. Quella specifica frase, tuttavia, fu eliminata dalla versione finale; la parola "citizens", però, venne usata più volte nel documento finale. Ovviamente la moderna tecnologia non rivela se a Jefferson sia scappato un lapsus freudiano un secolo prima di Freud. In ogni caso quella fu una svolta concettuale importante con Jefferson che si rivolge agli abitanti delle 13 colonie chiamandoli non più sudditi del Re, ma cittadini responsabili di una democrazia emergente.

Elmar Burchia
04 luglio 2010

Orrore a via Scarlatti raid razzista e finanzieri indifferenti

IL Mattino

 

Venerdì due luglio. 


In via Scarlatti al Vomero un extracomunitario vende qualcosa, oggettini senza importanza; è un giovane dallo sguardo mite, non disturba nessuno, se ne sta ai margini del marciapiede attendendo che qualcuno lo avvicini, e quando accade risponde con garbo. Da chissà dove si materializza al centro della strada, isola pedonale destinata ad uno struscio quotidiano, un gruppetto di giovani dall'aspetto volgare ed aggressivo che cominciano a provocare pesantemente il giovane nero, che però non reagisce in alcun modo.

Indispettiti i teppisti si avvicinano ancora di piùe con fare da gradassi gli strappano via l'improvvisata bancarella spargendo intorno la povera merce e lo picchiano di santa ragione: colpi maligni senza nessuna cautela. Un episodio esemplare di violenza gratuita.

Che si svolge nell'assoluta indifferenza dei passanti, fino a quando appare una guardia giurata che, avvicinandosi ai giovinastri li apostrofa: “Vai, và, ca stì fetiente s'ò mmeritano” (Dai su, questi fetenti se lo meritano). Ma per fortuna ecco salire dall'incrocio di con via Luca Giordano la pattuglia di militari (in questo caso la GdF) che insieme alla Polizia Urbana tutelano la sicurezza in quel tratto di isola pedonale, un'iniziativa a suo tempo molto decantata sulle pagine dei giornali.

La pattuglia affretta subito il passo e volgendo il capo dall'altro lato si infila in una strada trasversale. Ho pensato subito che questi episodi vanno portati a conoscenza di tutti e che avrei cercato anche le motivazioni di questi gesti.

A casa dalla televisione apprendo che il MADRE rischia di chiudere per debiti, che la mostra “Il ventre di Napoli” è stata annullata. Che dire? ti passa la voglia di contribuire a qualsiasi cosa: i colpi menati alla cultura sono tali da essere imparabili, è la fiera della miseria dell'animo. È l'ignoranza più bieca che ci sommerge e ci rende meschini ben più oltre il lecito per l'uomo. E fa rabbia, una rabbia impotente perché fine a sé stessa e quindi in linea con l'atteggiamento etico oggi dominante.

Il razzismo, prodotto principe dell'ignoranza, va respinto nettamente, forse anche con brutalità, senza possibilità di remissione: ma se nel nord d'Italia può trovare un fievole barlume, non di comprensione, ma di asettica motivazione, nell'ignoranza profonda di una classe contadina a lungo tenuta sotto il giogo crudele del padrone e spesso oggetto di violenze a causa delle guerre succedutesi, da noi al sud, dove tremila anni fa si parlava già di filosofia mentre il resto d'Italia s'ingegnava a procurarsi il cibo con la clava, nel civilissimo sud dove furono fatti i primi esperimenti di politica sociale, questi episodi non dovrebbero mai accadere.

È vero allora che stiamo mutuando dai nostri settentrionali concittadini, dei quali però non possediamo l'elevato senso civico, quel veleno strisciante dell'intolleranza, il razzismo più malvagio, quello che nasce non dall'odio per una etnia o un credo, ma dal “pensa solo a te stesso”. Quando finirà questa corsa verso l'ignoranza? Se mai si troverà qualcuno o qualcosa in grado di fermarla.

Luigi Del Frate





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Novara, un giallo risolto in redazione

La Stampa

La fidanzata si sfoga con La Stampa e senza volerlo incastra il compagno



MARCO BENVENUTI
NOVARA

Forse per troppo amore, forse perché sapeva oppure per paura. In ogni caso, di fatto, l’ha tradito. Ilaria Mortarini, 24 anni, la compagna di Luca Sainaghi, il carabiniere arrestato per l’omicidio di Simona Melchionda, martedì scorso era venuta in redazione a La Stampa, in corso della Vittoria a Novara. Quel titolo: «Il mistero della ragazza del carabiniere», e il servizio apparso sull’edizione nazionale del giornale che ha messo sull’allerta anche i vertici dell’Arma, a Roma, non le andava giù. Voleva replicare, spiegarsi, difendere il «suo» uomo. Invece, ha svelato la chiave del giallo. «Abbiamo sentito Simona il giorno in cui è scomparsa, domenica 6 giugno», ha raccontato la giovane, 24 anni, casalinga, un figlio avuto a 17 anni da una precedente relazione, che ha accettato di riprendere la convivenza con il nuovo compagno dopo che questi era stato in vacanza in Giamaica con un’altra fiamma quando lei era incinta di cinque mesi.

«Dovevamo vederci per chiarire - ha spiegato -, per dirle di lasciarci in pace: volevamo fare la nostra vita. Poi tutto è saltato, lei ci ha avvisato troppo tardi che era in giro con amici, noi non ce la siamo sentita di raggiungerla a mezzanotte». Una versione che contraddice quella del carabiniere, come avranno modo di notare anche i colleghi di Novara leggendo il mattino dopo l’articolo apparso sulle cronache locali de La Stampa. Pochi giorni prima, al telefono, l’uomo era stato categorico: «Non sento e non vedo Simona da gennaio». Tutto falso. Anche i tabulati del cellulare poi l’hanno smentito. Determinata, tutta d’un pezzo, un unico cedimento quando parla del padre: «Non voglio che pubblichiate le mie foto - dice fra le lacrime -. Soffrirebbe troppo».

Per mettere a tacere le voci dell’ennesimo incontro clandestino tra il suo fidanzato e l’amante, Ilaria ha deciso di uscire allo scoperto: da Lisanza, sul lago Maggiore («dove mi sono trasferita qualche tempo fa con Luca e i miei figli per cambiare vita»), ha preso la macchina e ha raggiunto Novara. Alta, mora, curata nell’aspetto, una bella ragazza, determinata, sicura. «Mi sono stancata, non voglio più essere “l’altra”». In redazione, vuota il sacco. Non aspetta neanche le domande. E’ un fiume in piena. In mano una lettera scritta di suo pugno, voleva farla leggere alla mamma di Simona, «che a Chi l’ha visto? ha detto parole frutto della fantasia di una donna devastata dalla scomparsa della figlia. E continua a ferire e umiliare una famiglia già provata, la mia». E’ stata lei, Ilaria, a presentare Simona a Luca («a Oleggio frequentavamo la stessa compagnia»).

In un periodo di crisi, scopre la scappatella dei due ai Caraibi. «Quando li ho visti scendere assieme dall’aereo, volevo morire». Ma è una crisi passeggera. Il carabiniere torna con lei: «Non poteva che essere così. E’ il padre di mio figlio. L’aveva detto dall’inizio che voleva sposare me». Simona come l’ha presa? «Non so. Penso male. Ma quando le ho chiesto cosa c’era con lei, Luca mi ha detto di stare tranquilla: amava solo me». Almeno all’apparenza, le cose vanno a posto. Ilaria perdona Luca, la coppia va a vivere in provincia di Varese. «Avranno fatto sesso 5 o 6 volte. Una scappatella. Ma ora l’ho messo a stecchetto, lo sistemo io». Quando ha visto l’ultima volta Simona? «Il 27 dicembre. Luca l’ha sentita al telefono la domenica in cui è scomparsa. Poi, più niente. Spero che torni, così la smette anche di far preoccupare inutilmente i suoi».







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Intercettato il sottomarino della coca

Corriere della Sera

Trenta metri, periscopio, aria condizionata: così i cartelli della droga tentano di portare gli stupefacenti negli Usa

Il mezzo è stato individuato e sequestrato dalla Dea e dall'esercito dell'Ecuador

Intercettato il sottomarino della coca


Il sottomarino sequestrato dalla Dea e dalle forze armate  dell'Ecuador
Il sottomarino sequestrato dalla Dea e dalle forze armate dell'Ecuador
WASHINGTON – Dopo i semi-sommergibili, un sottomarino vero. Lungo trenta metri, con periscopio ed aria condizionata. Un mezzo navale per trasportare tonnellate di cocaina dal Sud America verso gli Stati Uniti. Un’operazione congiunta dell’esercito dell’Ecuador e della Dea americana ha permesso di scoprire l’unità in una zona al confine con la Colombia. Nascosto in un canale nella giungla, il battello avrebbe dovuto eseguire la prima “uscita” nella giornata di venerdì.

Per i servizi anti-droga si tratta di un segnale allarmante. Da diversi anni i trafficanti usano i semi-sommergibili per trasferire la cocaina in Messico, da dove poi prosegue - via terra - in direzione degli Usa. Si tratta di mezzi in fibra di vetro che procedono a pelo d’acqua e lasciano immersa gran parte dello scafo. Le condizioni all’interno del minisub – in grado di accogliere 10-12 tonnellate di “polvere” – sono piuttosto dure. I motori sprigionano calore, c’è poca aria e gli spazi sono angusti. Tanto è vero che gli equipaggi, di solito da 4-5 elementi, li chiamano le “bare”. Costo stimato di produzione: un milione di dollari circa. Quello che è stato invece scovato dalla Dea è un vero sottomarino, spinto da un motore diesel e con capacità operative maggiori. Anche la forma e la qualità dello scafo sembrano essere superiore ai battelli sequestrati in precedenza. Uno sviluppo temuto dai servizi anti-droga.

Per diverso tempo, i contrabbandieri hanno aggirato i controlli con i semi-sommergibili impiegati sulla rotta Colombia (o Ecuador)-Messico. Invisibili al radar, i mezzi possono essere avvistati solo dall’alto da un elicottero o da un aereo. E tenendo conto che l’area da pattugliare è enorme non è facile individuarli Poi, con il crescere dei controlli, specie lungo la costa, il numero dei minisub intercettati è cresciuto. E dal 1993 ne sono stati confiscati oltre 50. Una flottiglia. Ma a giudizio degli esperti decine di altri sono riusciti a compiere la loro missione di contrabbando. E un recente studio della Marina colombiana ha stabilito che il 45 per cento della cocaina prodotta nel paese raggiunge gli Usa proprio su battelli di questo tipo.

Guido Olimpio
04 luglio 2010



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La tragica estate delle ex L’ultimo killer è un carabiniere

Il Secolo xix

Simona Melchionda, la ragazza di Oleggio (in provincia di Novara) di cui non si avevano più notizie dallo scorso 6 di giugno, è stata uccisa: a quasi un mese dalla sua scomparsa, Luca Sainaghi, il carabiniere di 28 anni con cui aveva avuto una relazione, ha confessato di averle sparato con la pistola di ordinanza e poi di avere gettato il cadavere nel Ticino. Qualche ora dopo la confessione, il cadavere si Simona è stato ritrovato in un’ansa del fiume con un proiettile conficcato nella testa.

«Sì, l’ho uccisa io, perché era gelosa», ha riferito il militare ai suoi colleghi, che lo hanno arrestato. Era con lui che, la sera del 6 giugno, la vittima aveva un appuntamento. Ed è stato lui, dopo averla uccisa, a mandare un sms alla madre, Giovanna: «Dormo fuori». Un depistaggio che non gli ha permesso, però, di farla franca.




Le indagini, sin dalle prime battute, avevano concentrato i sospetti proprio su quel ragazzo. Simona lo aveva conosciuto a Oleggio, dove prestava servizio nei carabinieri, e tra loro era sbocciato l’amore. Una storia di qualche mese, interrotta lo scorso novembre, al termine di un viaggio Caraibi.

Doveva essere il regalo per i 25 anni di Simona, invece è stato l’epilogo della loro relazione: al ritorno in Piemonte, l’uomo aveva scoperto che l’ex compagna era incinta e si erano lasciati.

Carabinieri intorno al corpo di Simona

I fatti, da questo punto in avanti, non sono chiari: l’assassino sostiene di avere sparato perché ossessionato dalla giovane, che voleva costringerlo a lasciare la compagna e il figlio per tornare con lei; i genitori della vittima dicono, invece, che era lui a non volersi rassegnare al rifiuto della figlia.

I rapporti tra i due, comunque siano andate le cose, erano tesi, anche se sembra che continuassero a vedersi e a sentirsi ogni tanto. Sino alla telefonata di domenica 6 giugno, quella ricevuta prima di allontanarsi da casa, in cui i genitori della vittima sostengono di averla sentita urlare.

La giovane, che lavorava per uno studio di commercialisti e che tutti ricordano come «aperta e solare», scappa dalla cugina, forse per raccontarle tutto, ma non la trova. Allora ritorna a casa, si cambia, prende la Punto rossa della madre ed esce, ignara di andare incontro alla morte.

Per i genitori e gli amici di Simona, è l’inizio di un’angosciosa attesa. Due giorni dopo la scomparsa, il padre ritrova l’auto, parcheggiata nei pressi della diga di Pombia. Nessuno, però, immaginava che proprio da lì l’ex fidanzato si fosse disfatto del suo cadavere.

Qualche giorno dopo arriva anche la segnalazione di due testimoni: «L’abbiamo vista, era in giro con altre persone», riferiscono ai carabinieri. Ma non era vero e ora gli inquirenti stanno valutando la loro posizione: «Ci hanno fatto perdere del tempo - osserva il procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo - e hanno rischiato di allontanarci dalla realtà».







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Intrigo a Kabul, la morte sospetta di due romani e i fondi Onu spariti

Il Messaggero

Nel 2006 Stefano Siringo e Iendi Iannello erano stati stroncati da una dose letale di eroina, si indaga per omicidio



di Giulio De Santis

ROMA (3 luglio) - Stefano e Iendi, due giovani romani morti a Kabul nel febbraio del 2006, potrebbero essere stati uccisi perché avevano scoperto che i fondi destinati alla ricostruzione dell’Afghanistan avevano preso strade inconfessabili. È lo scenario prospettato dal giudice delle indagini preliminari Rosalba Liso che ha disposto nuove indagini sulla morte di Stefano Siringo e Iendi Iannello, 32 e 26 anni, ipotizzando il reato di omicidio preterintenzionale.

Il primo impiegato del ministero degli Esteri; l’altro contabile dell’Ildo (organizzazione dell’Onu che si occupa di sviluppare i sistemi giudiziari nei paesi del terzo mondo), i due romani furono trovati cadaveri nella stanza che Iannelli aveva in dotazione presso la guesthouse dell’Ildo a Kabul il 16 febbraio di 2006. A stroncarli fu una dose micidiale di eroina pura all’89 per cento; una percentuale di principio attivo altissima, anche per i tossicodipendenti abituali. Ma, raccontò chi li conosceva da una vita o li frequentava a Kabul, Stefano e Iendi non avevano mai fatto uso di droghe. E così la versione di un decesso causato da overdose scricchiolò fin dal principio. Quella droga purissima nelle vene dei due giovani - secondo il gip Liso - sembra una classica “esecuzione” inscenata per coprire qualche inconfessabile mistero.

Una vera spy story. Lo hanno gridato subito i familiari dei ragazzi, rappresentati dall’avvocato Luciano Tonietti. Adesso lo vuole accertare anche il magistrato, secondo cui dietro la strana morte dei due romani potrebbe nascondersi un presunto giro di doppie fatturazioni tra organizzazioni Onu: la Ildo e la Unosp, che è l’organizzazione che si occupa di fornire servizi e offrire assistenza alle nazioni per la realizzazione di progetti di sviluppo. È il quadro inquietante che emerge dalle testimonianze di un magistrato messicano, anche lui a Kabul nel 2006 impegnato nel progetto dell’Ildo.

I due giovani forse avevano le prove che i fondi era scomparsi. La cifra depredata potrebbe aggirarsi intorno al milione e mezzo di dollari; tanti soldi che erano destinati alla costruzione di un sistema giudiziario moderno e che potrebbero essere stati dirottati altrove. «Una delle stranezze di questa storia è che, pur avendo dato la propria disponibilità dell’Ildo, materialmente il pm non ha mai avuto a disposizione la documentazione contabile» commenta l’avvocato Luciano Tonietti. Ad insospettire il gip, convincendolo della necessità di nuove indagini, sono tre elementi. Innanzitutto la purezza della dose di eroina, così potente da provocare la morte istantanea di chiunque l’avesse assunta. E quindi, secondo la Liso, uno dei due avrebbe potuto accorgersi degli effetti devastanti di quella dose letale sull’amico, evitando quindi di assumere la stessa dose per non morire. E questo non avvenne. Il secondo enigma riguarda la misteriosa sparizione della siringa con cui i due ragazzi sarebbero stati drogati. Si tratta, secondo il gip Liso, di indizi che lasciano intravedere la possibilità che qualcuno possa aver manipolato la scena del delitto.

Un’altra stranezza è la chiave della camera dove furono trovati morti Stefano e Iendi. Per entrare, i soccorritori dissero che fu necessario sfondare la porta; eppure la chiave fu ritrovata sul pavimento del corridoio all’esterno della stanza. E anche questo dettaglio, secondo il gip, non fa altro che aumentare i dubbi su quelle strane overdose.





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Olio Ecco l’extravergine secondo Heinz Beck

di Redazione

L’olio di oliva è l’alimento per eccellenza della dieta mediterranea. Lo sa bene Heinz Beck, chef della Pergola al Rome Cavalieri: «La buona cucina - dice lo chef bavarese - è fatta dalla qualità delle materie prime. Che venga utilizzato come condimento o in cucina, l’olio deve essere di ottima qualità, meglio se extravergine e dop, e imbottigliato in contenitori scuri che lo riparino da luce e calore.

Possibilmente piccoli, cosicché venga consumato una volta aperto. Le bottiglie devono essere saturate di azoto per evitare che il contatto con l’aria determini processi di ossidazione che denaturano l’olio». E ancora: «L’extravergine ha un punto di fumo, che si aggira sui 290° ma non deve mai essere superato perché sennò diventa tossico. Consiglio di friggere a 180°».

«L’olio buono si vede da acidità, sapore e spesso ma non sempre, dal colore», interviene Franco Fancoli, responsabile romano di Slow Food, la cui guida certifica la crescita dell’olio del Lazio nell’ultimo decennio: si è passati da 10 a 69 olî citati, con 6 extravergini insigniti del massimo riconoscimento «Le tre Olive» e 5 «Extravergini dell'emozione».

A spiegare le innumerevoli proprietà dell’olio Adolfo Panfili, presidente dell’Associazione internazionale di medicina ortomolecolare (Aimo): «Le capacità antiossidanti dell’olio abbattono la percentuale di colesterolo cattivo e svolgono un’azione di prevenzione sulle malattie cardiovascolari e aterosclerosi, riducendo anche il tasso di zucchero nel sangue. Ma se l’olio non è imbottigliato adeguatamente, si perossida e libera sostanze tossiche, quali le nitrosammine, che possono indurre malattie degenerative e tumorali».



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L'intervista di Berlusconi al Tg4

di Redazione

Un piede già sulla scaletta dell’aereo in par­tenza per la Sardegna, Silvio Berlusconi trova il tempo di rispondere al telefono al direttore del Tg4 Emilio Fede.

Un’intervista «al volo», andata in onda ieri sera, che però contiene tutti i temi più «caldi» per il Cavaliere, dai rap­porti con la sinistra alla manovra economica, dalla legge sulle intercettazioni alle recenti missioni internazionali.

Eccone un sunto.


Quanto è difficile, signor presidente, guidare un Paese dove c'è un'opposizione che non soltanto non condivide nulla, ma pone di continuo ostacoli?
«È difficile, perché l'ostilità preconcetta dell'opposizione di sinistra è un'anomalia tutta italiana che purtroppo ci portiamo dietro dalla prima Repubblica. Soprattutto nei momenti di crisi, ci sarebbe bisogno di un confronto politico serrato ma sereno, nell'interesse del Paese. Invece ci troviamo di fronte a una raffica sistematica di “no” su tutto, senza che ci venga fatta una sola proposta alternativa. Noi andiamo avanti per il bene dell’Italia e degli italiani e lo facciamo con il massimo impegno e con ottimi risultati. Il governo ha mantenuto un alto indice di consenso, e i partiti della maggioranza hanno vinto tutte, dico tutte, le elezioni a cui hanno partecipato negli ultimi due anni. Nonostante la piena legittimazione popolare, in questo Paese ci sono continui tentativi di impedire al governo la realizzazione del programma concordato con gli elettori».

La manovra economica: all'opposizione non piace. Invece è stata apprezzata dal Fondo monetario internazionale e dalla Commissione economica europea.
«Gli ultimi dati economici confermano la validità della linea del governo in questi mesi difficili. La produzione industriale in giugno è infatti tornata a salire del 10 per cento rispetto a un anno fa. È aumentata la velocità della ripresa, tanto che Confindustria ha assicurato che la recessione è finita. Solo l'opposizione continua a dire che tutto va male. Mi chiedo se fossero stati loro al governo dove sarebbe oggi l'Italia. Mi permetta ora di precisare una cosa: ho letto che è stato presentato un emendamento che prevede la riduzione delle tredicesime per le forze dell'ordine. Assicuro che questa non ci sarà nella manovra».

Il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche non raccoglie di disponibilità al dialogo, ma proteste di ogni tipo. Viene mobilitata la piazza per denunciare che è il bavaglio dell'informazione, mentre invece vuole essere qualcosa di più e di diverso per la difesa dei diritti dei cittadini tutti.
«Le legge sulle intercettazioni non è un attacco alla libertà di stampa, ma è una difesa del diritto dei cittadini a non essere spiati quando telefonano e a non vedersi pubblicare sui giornali le proprie conversazioni private, anche quelle che non hanno alcuna rilevanza penale. È una legge che difende la privacy, che impedisce la violazione del segreto istruttorio e che impedisce di trasformare gli articoli di giornale in sentenze anticipate prima dei tre gradi di giudizio, magari enfatizzando aspetti della vita privata delle persone. E stupisce che la sinistra italiana, che pure in passato aveva una forte componente libertaria, ora si accodi a chi invoca “intercettateci tutti”. Nessuno sta mettendo in discussione l'utilità delle intercettazioni nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata e non è vero che si vuol tutelare una casta. Il problema invece è che siamo tutti spiati, che i cittadini italiani sono i più spiati del mondo».

All'estero - da Toronto dove ha mediato il vertice mondiale dei capi di Stato e di governo ricevendo il ringraziamento e l'abbraccio anche di Obama e di Medvedev - al Brasile dove il presidente Lula lo ha accolto con grande affetto. Lei si è lamentato, però, che certa informazione di tutto questo - che è prestigio per l'Italia all'estero - non ha tenuto conto, o quasi.
«La mia è stata una provocazione voluta: ho detto che in molti casi ci vorrebbe uno sciopero contro i giornalisti per come rappresentano la realtà italiana, anche quando il presidente del Consiglio va in missione all'estero. La stampa ha una funzione essenziale: quella del controllo del potere, ma la storia recente del nostro Paese ci insegna che troppo spesso siamo di fronte a un'informazione schierata a senso unico, che non esita ad affermare che in Italia non c'è libertà di stampa. È una falsità che io non mi stancherò mai di denunciare. Noi lavoriamo e portiamo a casa dei risultati. La sinistra, senza leader credibili, senza idee e senza progetti sa solo insultare, calunniare e deformare la realtà. Ma la realtà è che non mi demoralizza nessuno. Noi siamo vaccinati e continuiamo ad andare avanti realizzando tanti risultati per il bene dell'Italia e degli italiani.




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