giovedì 10 giugno 2010

Pensioni, età per età ecco cosa cambia

Corriere della Sera

Da uno a 4 anni di lavoro in più con l’agganciamento
dei requisiti alle speranze di vita e con le nuove finestre. Laureati e donne tra i più colpiti 


TABELLE: donne

Previdenza. Quando si potrà incassare l’assegno dopo le riforme Sacconi e Tremonti

Pensioni, età per età ecco cosa cambia


Giovanni ha 30 anni, è nato il 1˚ giugno del 1980, è laureato in statistica. E’ fortunato perché ha trovato lavoro subito dopo gli studi, nel 2005. Per lui la pensione, in base all’ultima riforma Prodi, quella che ha introdotto le quote, era lontanissima: primo gennaio 2042. Invece dovrà pazientare quattro anni e tre mesi in più rispetto alle regole attuali. La pensione non arriverà prima dell’aprile 2046, dopo 40 anni, si spera ininterrotti, di attività. Anna ha 40 anni — è nata anche lei il primo giugno e sempre il primo giugno ha iniziato a lavorare.

Gestisce un negozio e ha già 15 anni di contribuzione. L’anno scorso ha fatto due conti e ha visto che avrebbe tagliato il traguardo delle pensione nel luglio del 2030 a 60 anni di età. Ma la rendita sarebbe arrivata solo dal gennaio 2031 per via delle finestre. Invece dovrà alzare la saracinesca del negozio per qualche altro anno. Maturerà i requisiti solo nell’ottobre del 2032 e l’assegno Inps arriverà sul conto corrente non prima dell’aprile 2034, tre anni e tre mesi dopo. Luigi, autonomo, ha 50 anni e 25 di contribuzione. Pensava di poter incassare la pensione nel luglio 2023 e invece la potrà percepire solo a Natale 2024, quasi un anno e mezzo dopo.

Le regole
Tre casi, tre generazioni di lavoratori dipendenti o autonomi. Ma lo stesso risultato: rispetto ad oggi la pensione arriverà in ritardo. Colpa delle ultime due riforme. Una in discussione in questi giorni (quella che ha modificato il meccanismo delle finestre), l’altra, più sostanziosa, approvata l’anno scorso (età di pensionamento rivista in base a dati statistici) e passata quasi in silenzio. Due provvedimenti che blindano, quasi definitivamente, i conti pubblici, ma che costringono tutti i lavoratori a rifare i calcoli. Come risulta evidente dalle due tabelle pubblicate qui a fianco dove per i dipendenti privati, uomini e donne, nati dal 1948 al 1980 viene indicato a che età percepiranno la pensione.

Ogni casella ha un colore profetico: verde se c’è un peggioramento fino a un anno rispetto ad oggi, giallo se i tempi di attesa aumentano da uno a tre anni, rosso oltre i tre anni. Le due schede sono state elaborate da Progetica, società indipendente di analisi e consulenza . Il primo aggiornamento sulla tabella di marcia delle pensioni, deriva dalla revisione delle finestre, decisa con l’ultima manovra. Con il nuovo meccanismo una volta maturati i requisiti i dipendenti dovranno aspettare 12 mesi per incassare il primo assegno e gli autonomi addirittura dovranno attenderne 18. Già questo fa innalzare l’età effettiva di pensionamento di quasi un anno.

Le conseguenze
Ma il vero giro di vite scatterà dal 2015 quando entrerà in vigore la riforma Sacconi, quella che aggancia l’età pensionabile alle speranze di vita. Proprio in questi giorni sono state delineate le modalità operative con le quali si procederà al calcolo. Si può stimare che in 40 anni la vita media si allungherà di 6. Con conseguente aumento dell’età pensionabile. A farne le spese saranno soprattutto i laureati che sono nati dal 1970 in poi: per loro la pensione non arriverà prima dei 65/66 anni, con un ritardo di circa 3/4 anni rispetto ad oggi. Colpito anche chi ha iniziato a lavorare tardi (rischia di sfiorare i 70 anni). Per molti lavoratori la rendita arriverà solo dopo 40 anni di attività. Il peggioramento più evidente è per le donne: il baluardo dei 60 anni non resisterà a lungo.

Oltre ad arrivare più tardi, le pensioni saranno più magre perché contemporaneamente all’innalzamento dell’età pensionabile saranno ridotti anche i coefficienti di calcolo contributivi. E non si tratta di un gioco a somma zero. «Le ultime riforme — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — introducono una sorta di "disintermediazione" delle scelte sul futuro, che passano dalla politica alla statistica. In sostanza gli elementi di calcolo che definiscono il "quando" e il "quanto" della pensione vengono definiti con meccanismi automatici di adeguamento in base all’allungamento della vita media. Riforme generate dalla crisi globale e dalla necessità di rimettere in ordine i conti di una previdenza sempre più a rischio a causa dell'invecchiamento della popolazione e della scarsità di risorse pubbliche da investire nel welfare». Insomma potrebbe non essere finita.

Massimo Fracaro
08 giugno 2010



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E in arrivo una cometa sarà visibile a occhio nudo

Corriere della Sera




Tra il 15 e il 16 giugno transiterà nel punto più vicino alla Terra

Nelle prossime settimane aumenterà la sua luminosità. È in arrivo una cometa sarà visibile a occhio nudo


MILANO - Una nuova cometa arriva per la prima volta nel nostro cielo a dar spettacolo. È la C/2009 R1 (McNaught) e tra il 15 e il 16 giugno transiterà nel punto più vicino alla Terra a 1,13 Unità astronomiche. Ora è visibile con un binocolo e un piccolo telescopio prima dell’alba guardando verso Nord-Est tra le stelle della costellazione Perseo, ma nelle prossime settimane si potrebbe osservare a occhio nudo.

LUMINOSITÀ - Adesso la sua luminosità è ridotta (magnitudine 6) ma dovrebbe via via accendersi sempre di più sino ad arrivare alla seconda magnitudine ed essere quindi brillante quanto le stelle del Grande Carro. La cometa C/2009 R1, non periodica, è stata scoperta nel settembre dell’anno scorso dall’astronomo britannico-australiano Robert H. McNaught utilizzando l’Upsala Schmidt Telescope del Siding Spring Observatory nel New South Wales (Australia). In realtà lo scopritore la trovava fra cinque immagini che aveva già scattato un paio di mesi prima, in luglio. McNaught è un celebre cacciatore di comete e varie decine portano il suo nome. L’attuale è la prima volta che compie un viaggio nel sistema solare interno e dunque gli astronomi sono cauti nell’esprimere previsioni che potrebbero essere smentite, non conoscendo bene il nuovo astro con la coda. Ma sono ottimisti e già invitano ad alzare gli occhi al cielo per inseguirla: lo spettacolo – dicono – ricompenserà della levataccia.

Giovanni Caprara
10 giugno 2010





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Dipersa Abby, la sedicenne californiana che tentava il giro del mondo a vela

Corriere della Sera
L'ultimo contatto al largo delle Isole Reunion a Est del Madagascar.
La nave più vicina è a 700 km di distanza

WASHINGTON - Paura per la sorte di Abby Sunderland, 16 anni: la giovane velista americana è stata data per dispersa in mare mentre stava cercando di diventare la più giovane ad effettuare il giro del mondo a vela. Lo riferisce il sito web della Abc citando lo staff che la seguiva da terra, che ha perso i contatti con la ragazza californiana. Abby ha attivato due radiofari di emergenza per segnalare che aveva problemi a bordo alle 6 del pacifico (le 15 ora italiana). L'ultimo contatto era a largo delle Isole Reunion ad est del Madagascar in pieno Oceano Indiano. La nave più vicina a lei si trova a oltre 700 km di distanza. Nei giorni scorsi Abby ha affrontato una situazione difficile dal punto di vista meteo, con vento molto forte. Ma il peggio sembrava alle spalle e lei stessa aveva detto che il tempo era migliorato. Ma gli imprevisti negli oceani, e in particcolare nell'Indiano e nel Pacifico del Sud, possono essere molti e non sempre legati alle condizioni meteo.

Le foto inviate da Wild Eyes

GIORNATE DIFFICILI - Il suo ultimo post sulla pagina web che aggiorna direttamente dalla barca è datato 9 giugno. «Gli ultimi giorni sono stati molto impegnativi - scrive Abby - Mi sono ritrovata in tempo cattivo, con vento a 40-45 nodi con raffiche più forti. Passato quel fronte, le condizioni sono diventate più leggere. Oggi è stata una bella giornata, con vento leggero, cosa che mi ha permesso di rattoppare un po' tutto. Wild Eyes è stata magnifica, ma dopo un giorno con vento fino a 50 nodi, ho avuto abbastanza da fare...» (leggi tutto il post, in inglese)


10 giugno 2010





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Telefonate hard rubate in ufficio ma le prove vengono smarrite

Il Messaggero

Sprecate migliaia di ore di intercettazioni: le bobine non si trovano più.

  
di Giulio De Santis

ROMA (10 maggio) - Cartomanti e stelle del porno finanziate con migliaia di euro attraverso telefonate effettuate da dipendenti del ministero del Tesoro e da impiegati del Comune di Roma. È l’accusa che emerge da migliaia di ore di conversazioni intercettate, in partenza da utenze di uffici pubblici verso linee hard e di veggenti di vario genere. Pagine e pagine di registrazioni misteriosamente sparite dagli scaffali di qualche Procura italiana. Una scomparsa emersa nel corso del processo davanti alla nona sezione collegiale del Tribunale di Roma, dove dal 2007 sono imputate 26 persone, rinviate a giudizio su un solo presupposto: l’esistenza di queste intercettazioni dove erano le voci dei dipendenti infedeli.

È questo uno dei tanti, innumerevoli, casi di spreco di soldi che avvengono quotidianamente nelle Procure e nei Tribunali italiani. Di quei dialoghi, infatti, non c’è più traccia. Le intercettazioni erano state disposte in Sicilia. Ma in tanti anni le bobine non sono mai arrivate nella Capitale. Nessun pubblico ministero le ha viste, lette o perlomeno tocate con mano. I 26 imputati, insomma, erano stati mandati a processo attraverso quello che potrebbe essere definito un “atto di fede”. Che invece si è rivelato essere uno spreco di tempo e di denaro dovuto soltanto a negligenza o imperizia. Un dispendio di risorse beffardo. Non esistono dubbi che migliaia di euro siano stati sottratti dalle casse del Comune di Roma o del Ministero del Tesoro, per essere “regalati” a cartomanti senza identità. Un stratagemma perfetto che avveniva attraverso telefonate concordate da impiegati pubblici di cui non si conosceranno mai i volti.

Rimarrà impossibile sapere chi effettuò quelle chiamate interminabili che duravano ore e ore. I responsabili avrebbero dovuto essere individuati attraverso le intercettazioni, dove erano incisi i numeri telefonici degli interni dai quali partivano le telefonate. E in quelle bobine sparite nel buco nero degli sprechi della Giustizia erano registrate le voci dei dipendenti infedeli. Il dispendio inutile di soldi pubblici non si è limitato alle scomparsa della prova “regina” del malaffare. A un certo punto erano saltate fuori anche alcune bobine provenienti da un armadio. Su questo materiale venne disposta una perizia. Ma poiché non era allegato il Rit, cioè il registro delle intercettazioni telefoniche, il povero consulente alzò bandiera bianca. «Queste bobine potrebbero anche appartenere ad altri processi» rilevarono gli avvocati Vittorio Attolino e Antonella Arpini, difensori di alcuni tra gli imputati. Un appunto che incontrò lo sconfortato e amaro consenso del presidente del collegio.

Adesso il processo è stato rinviato a settembre per quella che sara una discussione ”surreale”. Perchè senza prove l’esito è scontato. Ma questo processo dove le intercettazioni svaniscono nel nulla è solo uno dei tanti segnali della sfascio in cui versa la giustizia penale. Il primo spreco avviene all’inizio del processo, quando devono essere notificati gli atti. Un’operazione semplice, che costa fra gli 8 e i 10 euro. Consegnare un atto al destinatario appare però un’impresa impossibile nella maggior parte dei casi. Ogni giorno gli ufficiali giudiziari notificano a vuoto centinaia di atti fra errori e cambi di indirizzo. Per ogni notifica fallita lo Stato spende comunque tra gli 8 e i 10 euro. Senza contare poi che i tentativi fatti per notificare gli atti agli irreperibili o ai clandestini. Individui sconosciuti, di cui si ignora tutto: dal nome vero alla nazionalità.

In altre parole uno spreco colossale di risorse. Ma le finanze pubbliche sono sperperate anche nella costruzione di edifici che chissà se verranno mai utilizzati. A Firenze c’è in bella mostra il Palagiustizia. Costato a oggi 137 milioni di euro. Dovrebbe accogliere in un’unica sede le decine di uffici e archivi giudiziari sparsi per la città. Finito da tempo è ancora vuoto. E tanti soldi si perdono anche nel mancato recupero degli euro che ogni condannato dovrebbe pagare quando finisce il processo. Alcuni giorni fa, il nuovo presidente della Corte d’appello di Milano, Alfonso Marra ha fornito un dato sorprendente. Esistono 31 mila procedimenti penali definiti in secondo grado a Milano, per i quali lo Stato non ha mai chiesto ai condannati la riscossione delle relative spese di giustizia. Secondo il presidente, basterebbero piccoli investimenti ingegnosi e si porterebbe in cassa un tesoretto stimato tra i 25 e i 30 milioni di euro.





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Stasi rinviato a giudizio per i video pedoporno Processo il 21 dicembre

di Redazione

Lo ha deciso il gup di Vigevano, Stefano Vitelli. Il giovane dovrà rispondere per la detenzione di 11 filmati hard con bambini e adulti.

Prosciolto, invece, dall'accusa di aver divulgato i video


 

Vigevano - Nuove grane per Alberto Stasi, il giovane accusato - e poi assolto dal tribunale - per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. E' stato rinviato a giudizio per la detenzione di video pedopornografici.  Prosciolto invece dall’accusa di detenzione di foto e divulgazione di immagini di pornografia minorile. È quanto ha deciso il giudice delle udienze preliminari Stefano Vitelli. Le accuse erano nate dopo che, durante le indagini per il caso Poggi, sul computer di Stasi erano state trovate delle immagini imbarazzanti.

Undici filmati incriminati Il giudice di Vigevano ha ritenuto di archiviare la posizione di Stasi in merito al reato di divulgazione del materiale pedopornografico ma manderà a processo il giovane per la detenzione di 11 filmati che ritraevano bambini in tenera età in atti sessuali con adulti. Il processo che si celebrerà a porte aperte davanti al Tribunale di Vigevano, inizierà il 21 dicembre prossimo.





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Guerra al «bigliettino selvaggio» Multe fino a mille euro

Corriere del Veneto

Dopo i lucchetti gli annunci, di studenti e proprietari di case o altro.
In nome del decoro sanzioni salatissime

Stop agli annunci disordinati in città (archivio)

Stop agli annunci disordinati in città (archivio)


VENEZIA - Scatta la guerra agli annunci affissi per Venezia. Il decoro del centro storico viene prima di tutto. E dunque i bigliettini di camere in affitto, ricerche di libri e dispense universitarie o di nuovi coinquilini devono sparire dalla città. Chi ha attaccato in campo Santa Margherita, sulle impalcature all’Accademia o all’imbocco dei giardini di Papadopoli annunci con il proprio numero di telefono non si stupisca se nei prossimi giorni riceve una telefonata dal Comune. E’ la strategia dell’assessorato al Decoro contro gli abusivi del bigliettino. Prima si avvisano e informano i trasgressori e se l’annuncio non sparisce scatta la multa.

Che per inciso è davvero salata. Per un’affissione senza permesso dell’amministrazione (anche gli annunci dovrebbero pagare l’imposta comunale) la sanzione va da un minimo di 200 euro a un massimo di mille. In pratica, i foglietti quasi sempre scritti a mano e con spesso testi ammiccanti di studenti in cerca dell’agognato posto letto «a prezzi economici» o che offrono «una camera con simpatici coinquilini» sono paragonati in tutto e per tutto ai manifesti abusivi di spettacoli e concerti. Certo quando scatterà la prima multa, lo sfortunato potrà fare ricorso al giudice di pace e sperare che sia annullata spiegando le proprie ragioni. Di fatto però la pratica probabilmente più diffusa al mondo (a Londra le cabine telefoniche sono di fatto bacheche pubbliche) e che ha aiutato intere generazioni di universitari a trovare un appartamento è destinata a andare in pensione almeno in centro storico. «E’ un’abitudine poco decorosa», il commento dell’assessore al Decoro Carla Rey. «All’università ci sono le bacheche, esistono siti web specializzati e anche molti giornali, tra l’altro gratuiti, che pubblicano annunci». I muri di Venezia usati da sempre per i foglietti di stanze devono tornare vuoti e puliti. Un assaggio dell’intervento anti-annunci promosso dalla nuova giunta lo si vede già dopo i Tolentini, sulla parete della Domus Aurea. Qui i biglietti sono stati già rimossi .

Gloria Bertasi
10 giugno 2010



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Claps, il corpo è della studentessa «Capelli tagliati mezz'ora dopo la morte»

Corriere della Sera
Depositata la perizia del medico legale, la conferma del test del Dna.
Dal sottotetto furono divelte alcune assi

MILANO

Sono cinque gli elementi che hanno consentito al medico legale Francesco Introna di identificare la salma trovata il 17 marzo nel sottotetto della chiesa della SS. Trinità di Potenza: non ci sono più dubbi, è il corpo di Elisa Claps, la ragazza scomparsa il 12 settembre 1993. Gli elementi acquisiti - scrive il medico nella perizia depositata il 10 aprile alla Procura di Salerno (il pdf dal sito Ansa.it) - «ci consentono di affermare con certezza che la salma esaminata appartenne in vita a Elisa Claps, nata a Potenza il 21.1.1977, scomparsa a Potenza il 12.9.1993, rinvenuta cadavere il 17.3.2010». È stato eseguito anche il test del Dna, da un frammento osseo del femore sinistro della vittima: il confronto è stato fatto con il Dna di Filomena Iemma, madre di Elisa Claps. Le caratteristiche genetiche sono risultate del tutto compatibili, precisamente per il 99,9992%.

Claps, i confronti fotografici della perizia

CINQUE ELEMENTI - Ecco i cinque elementi che hanno consentito al medico legale l'identificazione: 1) il dato circostanziale (corrispondenza tra indumenti e oggetti personali indossati al momento della scomparsa e indumenti e oggetti personali rilevati sul cadavere); 2) l'esito degli accertamenti di antropologia forense; 3) l'esito degli accertamenti di odontoiatria forense (peculiari corrispondenze odontoiatriche morfologiche e topografiche fra le immagini dentarie di Elisa Claps e i rilievi morfologici e radiologici effettuati sulla salma); 4) il confronto al computer fra le immagini del profilo dentario superiore di Elisa Claps e quello rilevato sul cranio esaminato; 5) l'esito dell'esame emogenetico (test del Dna). Per il delitto è detenuto in Inghilterra Danilo Restivo, 38 anni, cui è stato notificato un mandato di arresto internazionale emesso dalla magistratura di Salerno. L'uomo è accusato di aver ucciso la 16enne con almeno 13 coltellate, dopo il rifiuto di lei ad avere un rapporto sessuale. L'ipotesi di reato è omicidio volontario, aggravato perché compiuto nell'atto di commettere violenza sessuale, per motivi abietti e con crudeltà. La pena prevista è l'ergastolo.

LE FOTO - La perizia propone in successione tre immagini della ragazza con dettagli che trovano riscontro sulla salma. Nella prima foto si vede Elisa sorridente con al polso sinistro un orologio Swatch. L'orologio è visibile in un'altra foto che mostra un particolare della mano sinistra della salma. Nella seconda si vede Elisa in compagnia di altre due donne, seduta sulla recinzione di un'aiuola; la ragazza calza sandali blu "occhi di bue", gli stessi che appaiono in un dettaglio degli arti inferiori del cadavere. Nella terza foto vi è un primo piano di Elisa con la testa poggiata su un cuscino: indossa occhiali del tutto analoghi a quelli fotografati vicino al piede destro del cadavere.

TRE TEGOLE - Il documento chiarisce inoltre alcuni particolari del delitto: sul cadavere, al momento del ritrovamento, «erano disposte, a parziale copertura, tre tegole; altre se ne trovavano appoggiate e impilate in verticale alla struttura muraria, in tutta prossimità dei piedi della salma. Sulla salma - aggiunge il perito - non era presente altro materiale di risulta, né erano presenti segni di apposizione di altre tegole eventualmente rimosse». La prima tegola, non integra era tra il cranio e l'avambraccio destro della salma, a parziale copertura di una mano. La seconda «era prospiciente alle regioni toraco addominali di destra della salma e prendeva contatto inferiormente con l'arto inferiore di destra». La terza, infine, era sull'arto inferiore di sinistra, «con concavità posta a copertura della curvatura propria della coscia».

Nel sottotetto della chiesa inoltre risultavano mancanti alcuni assi in legno della copertura della struttura, proprio al di sopra del cadavere della studentessa. Il particolare, reso noto lunedì durante la trasmissione Chi l'ha visto?, trova conferma nella perizia: «Gli arcarecci, posti in corrispondenza e al di sopra del sito di giacitura della salma, apparivano parzialmente divelti» scrive Introna riferendo del sopralluogo del 18 marzo, giorno successivo al ritrovamento del cadavere. Un particolare destinato a far discutere: Gildo Claps, fratello di Elisa, ha sostenuto che altre persone sono andate nella struttura subito dopo, o alcune ore dopo, la morte della studentessa per occultare il cadavere. Quelle travi di legno mancanti proprio al di sopra della salma - secondo la famiglia Claps (assistita dall'avvocatessa Giuliana Scarpetta) - ne sarebbero la prova e potrebbero essere state rimosse per attenuare i miasmi legati alla decomposizione.

TAGLIO CAPELLI - Infine il «taglio netto» riscontrato su alcune ciocche di capelli di Elisa, «con ogni attendibilità, fu eseguito volontariamente mediante tagliente, dopo il posizionamento della salma nel luogo di rinvenimento e dopo almeno 20-30 minuti dal decesso». «In considerazione dei tempi di essiccamento del sangue fresco - scrive Introna - riteniamo possibile prospettare che il lasso di tempo tra exitus e taglio della punta di alcune ciocche possa essere stato anche relativamente breve: 20-30 minuti; è questo il tempo minimo necessario per osservare un minimo, non completo, essiccamento del sangue fresco che avviluppa piccole ciocche di capelli».

Redazione online
10 giugno 2010



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Massari: «Non sono un molestatore, sessuale, le lettere lo dimostrano»

Corriere della Sera

La difesa dell'ex assessore all'Ambiente «scaricato» dal sindaco Letizia Moratti: «Soltanto battute»

MILANO

Ha preso in mano le due missive e le ha date in mano ai giornalisti: «Finalmente potete leggerle. Me le hanno date dopo che ho rimesso le deleghe. Lo vedrete: in queste lettere non si parla mai di molestie sessuali». L'ex assessore all'Ambiente Paolo Massari, accusato da una impiegata dell'Ufficio del Turismo norvegese (che ha espresso il suo disagio all’ambasciatore a Roma) e da una dipendente del Comune, contrattista a termine, ha convocato una conferenza stampa (trasmessa in diretta da c6.tv) per raccontare a tutti la sua verità. Si è fatto accompagnare dalla moglie Olivia e dal padre Renato. E ha mostrato le lettere: in quella della dipendente comunale, scritta dalla madre dell'interessata, si parla di «indecorosi commenti e velate intimidazioni», mentre in quella della signora norvegese di «atteggiamenti, discorsi e comportamenti sgraditi e inappropiati».

Per quel che riguarda la dipendente comunale, Massari ha riferito di aver ricevuto da lei, a più riprese, richieste di una intercessione per il rinnovo del suo contratto. «Io l'ho subito stoppata - ha raccontato Massari - dicendole "non faccio favori di questo tipo nemmeno in cambio di favori sessuali"». Una frase che Massari definisce come un «paradosso», appunto una battuta paradossale. «Io aiuto le persone ma non faccio favori. Se uno cade per strada io lo aiuto, ma non faccio favori a nessuno. Non è nel mio Dna», ha ribadito. La dipendente, a quanto riferito da Massari, lo avrebbe nuovamente interpellato anche durante la cena a casa del console, e lui avrebbe ribadito la sua posizione. Da qui la lettera di lamentele scritta dalla madre.

LA CENA AL CONSOLATO - Quanto alla cena in piedi organizzata a casa del console italiano per la delegazione norvegese, Massari ha riferito che c'erano 70 persone oltre alla dipendente dell'Ufficio del Turismo norvegese («non è una diplomatica», ha sottolineato), che ha scritto la seconda missiva. «In questa lettera non si parla di molestie. Si parla solo di "atteggiamenti e discorsi sgraditi e inappropriati"». Le battute sgradite sarebbero state, per esempio, a proposito della traduzione in inglese dal norvegese: «Non ho capito nulla», avrebbe detto Massari, «in una maniera un po' colorita». «Io sono fatto così, faccio battute, rido, scherzo. Non mi sono accorto di aver offeso nessuno, se è successo sono pronto a scusarmi. Andrò a parlare il 29 con il console e ho intenzione di scrivere una lettera in inglese all'ambasciatore norvegese per chiarire».

LE DELEGHE - «Soltanto dopo che ho rimesso le deleghe mi hanno dato le due lettere», ha raccontato Massari, denunciando di essere stato «messo alla berlina». «Voglio chiarezza, voglio che si vada fino in fondo. Io non sono un molestatore sessuale. Ho una moglie, dei figli». Massari ha riferito di aver incaricato i suoi legali di fare tutti i passi necessari per restituirgli «la dignità». «Alle accuse io rispondo con i fatti. Su queste lettere si è creato un caso e a questa situazione rispondo».

Redazione online
10 giugno 2010






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Marrazzo trasloca e finisce ad abitare in vicolo delle palle

Libero



Ci si mette anche la toponomastica. Impietosa, a dir poco. Piero Marrazzo, ex governatore del Lazio travolto dallo scandalo-trans, ha deciso di ricominciare da zero e lasciarsi alle spalle le turbolenze del passato. Nuovo look, con una spruzzatina di biondo sulla chioma, e nuova casa-ufficio nel pieno centro della capitale. In Vicolo delle Palle. Avete letto bene, nessun refuso. Un agente immobiliare con poco tatto e un destino decisamente beffardo hanno stabilito la residenza del politico in un vicolo che - visti i suoi trascorsi - è tutto un programma. Buttarsi tutto alle spalle, di questo passo, sarà difficile.

10/06/2010





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Lite con un portiere di condominio. Condannato Galeazzi: multa, più le spese

Il Messaggero

di Martina Di Berardino

Una lite apparentemente comune, di quelle che accadono nella routine quotidiana tra inquilini di uno stesso palazzo o tra il portiere e il condomino. Solo che questa volta uno dei protagonisti dello scontro è il noto giornalista sportivo Giampiero Galeazzi accusato di aver offeso gravemente il portiere di un palazzo. Ieri, nel giudizio di appello, il giudice Giacomo Ebner ha condannato il noto giornalista ad una pena di 300 euro di multa oltre ad accogliere la richiesta di un risarcimento danni di 1.000 euro, formulata dall’avvocato del portiere Costanzo Cordovano. Una discussione nata perché il portiere di via Pietro da Cortona, Domenico Fruci, si era rifiutato di ritirare la posta del giornalista che aveva cambiato residenza, ma era ancora proprietario, in quel palazzo, di due appartamenti. Era stata la moglie di Galeazzi, come ha testimoniato ieri in aula, a rivolgersi al portiere che le avrebbe negato di prendere qualsiasi posta a loro nome se non dietro una specifica delega. Da qui, l’accesa lite avvenuta nei giorni a seguire tra Galeazzi e Domenico Fruci, nella quale il giornalista si sarebbe lasciato scappare parole pesanti sulle origini meridionali del portiere. Tre testimoni presenti quel giorno avrebbero confermato i contenuti del litigio. L’avvocato di Giampiero Galeazzi, Carlo Bonzano ha ribadito nel corso della sua arringa l’assoluta incongruenza verbale tra il fatto accaduto e quello riportato, sottolineando come lo stesso giornalista dopo la lite, avesse pensato di sporgere denuncia.





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Messico, giovane immigrato ucciso dalle guardie di frontiera degli Stati Uniti

Corriere della Sera

Un quindicenne, Sergio Guereca, ha tentato di passare illegalmente il confine a Ciudad Juarez

Secondo la madre il ragazzo ammazzato mentre si trovava ancora in messico

Messico, giovane immigrato ucciso dalle guardie di frontiera degli Stati Uniti


Il giovane ucciso
Il giovane ucciso
WASHINGTON (USA) – Il Messico chiede giustizia e il presidente Felipe Calderon critica il comportamento delle guardie di frontiera Usa. Una protesta veemente dopo l’uccisione di un ragazzo di 15 anni, Sergio Guereca, da parte di un agente della Border Patrol. Il giovane, insieme ad un gruppo di persone, ha cercato di attraversare illegalmente il confine che divide Ciudad Juarez dalla cittadina americana di El Paso. Ma i clandestini sono stati sorpresi in un canale artificiale da un agente americano arrivato in bicicletta. Secondo la versione della Border Patrol il poliziotto avrebbe sparato in risposta ad un fitto lancio di pietre.

LA RICOSTRUZIONE - Un video, diffuso dalla tv messicana Univision, mostra una ricostruzione diversa: si vede l’agente trascinare un fermato e poi aprire il fuoco verso gli immigrati che si disperdono. Alcuni corrono verso il lato Usa, altri rientrano in Messico. Si sentono altri colpi e insulti rivolti da chi assiste alla scena. Quindi arrivano i militari messicani che – secondo l’Fbi – avrebbero costretto armi in pugno la Border Patrol a ritirarsi. La mamma di Sergio Guereca ha sostenuto che il figlio è stato centrato da un proiettile alla testa quando si trovava nel versante messicano del confine. Il presidente Calderon ha chiesto alle autorità Usa di far chiarezza e ha condannato la reazione spropositata del poliziotto. Da parte americana si è risposto con la vittima aveva precedenti, nonostante la giovane età, di trafficante di clandestini. E si è ricordato il gran numero di incidenti – diverse centinaia – con lanci di sassi da parte di immigrati clandestini messicani. Associazioni per i diritti civili, a loro volta, sottolineano come negli ultimi giorni si siano avuti tre casi di immigrati morti durante le fasi di arresto da parte della Border Patrol. Il nome di Guereca andrà ad aggiungersi alla lunga lista di morti ammazzati a Ciudad Juarez. Definita la città più pericolosa del mondo ha visto uccidere, solo quest’anno, oltre 1100 persone. Vittime dei narcos, persone assassinate da killer «comuni», desaparecidos. Nella zona infuria da tempo una faida spaventosa che oppone il cartello di Juarez ai rivali di Sinaloa. Battaglia legata al controllo dei corridoi attraverso i quali viene fatta passare la droga destinata al mercato statunitense.

Guido Olimpio
10 giugno 2010



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L’ultimo spot di Santoro: "Io cavallo indomabile"

di Francesco Cramer

La chiusura di Annozero tra addio e arrivederci. Il conduttore al veleno contro Berlusconi: "Capisco che abbia un problema con un talento come me". La puntata finale riduce a macchietta i produttori padani tra il Nabucco e "Ho visto un re"

 

Roma

Ancora ignari se il congedo è davvero un arrivederci, Michele Santoro per ora saluta. Alla sua maniera: con un «Ciao» anzi con un «Bella Ciao» che meglio gli si addice. Eterno dissidente nella Rai di regime, perenne epurato di viale Mazzini, Michele spara l’ultimo (o forse no) colpo dalla trincea di Annozero con una puntata dedicata alle piccole aziende agricole, alla crisi, al latte padano, al governo ladro. Con uno show che trasuda prosopopea e tracotanza, Michele si rivolge direttamente al presidente del Consiglio. Pomposo come mai si lascia scappare il «tu»: «Ho sognato di essere direttore generale della Rai per una notte... », ridacchia evocando la frase del premier sulla firma del contratto di servizio poi smentita.

Incalza: «Ma tu pensi di fare una cosa del genere?» e poi via con una tiritera autoelogiativa di venti minuti. Poi passa al «lei» ma ugualmente mostra i denti: «Capisco che lei abbia un problema con Annozero, fatto da un talento come me». Modesto. Sfodera l’orgoglio santoriano: «Annozero non si può sconfiggere con le elezioni, né con la forza della maggioranza e del voto perché Annozero non è un partito. È un prodotto culturale, è un prodotto televisivo. Annozero è un cavallo che lei non è riuscito a domare, né a cavalcare, né a comprare. Annozero continuerà a correre».

Santoro si autoproclama baluardo di libertà, eroe partigiano «in una tv un po’ fascista. Per carità, senza fascismo ma con il conformismo». Snobisticamente condanna questa tv popolata da «quei funzionari che invitano e ospitano le veline che piacciono a loro e i cantanti che piacciono alla loro zia Concettina». E poi via con la trasmissione a scivolare via tra un Va’ pensiero di Verdi e un Ho visto un Re di Dario Fo.

Di fatto la sfida di Santoro è lanciata anche se sulla carta non c’è ancora nulla. Se ne andrà? Non se ne andrà? La telenovela continua ma di certo continueremo a vederlo sui piccoli schermi. O nella variante del capopopolo sulle barricate ma sempre alle dipendenze di viale Mazzini o in quello di vittima martirizzata ma sempre collaboratore di viale Mazzini.

Unico e splendente totem della libertà di stampa e di pensiero e soprattutto con il portafoglio gonfio. Comunque vada sarà un successo. Per Michele. Se resta, resta con uno stipendio da capogiro visto che, grazie alla sua faziosità tiene incollati alla tv chi lo ama e chi lo detesta e fa audience pazzeschi. Se lascia, lascia con una buonuscita da nababbo e con la possibilità di collaborare ancora con mamma Rai: cinque dirette ogni anno, più due film per due stagioni, più denaro. Vile ma sempre denaro.

Sant’Oro brillerà comunque sui nostri schermi con o senza la pettorina della Rai. Per lui il cavallo continuerà a correre o, meglio, a scalciare. Come è stato fino a oggi con polemiche a mille, vignettedi Vauro da accapponare la pelle, sermoni di Travaglio, megafono per Grillo e zuffe con la Annunziata. Sarà ancora così? Per ora è vacanza, poi si vedrà.





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Ora Lele Mora rischia il fallimento: entro oggi dovrà versare 10 milioni

di Luca Fazzo

Il manager braccato dal Fisco: per salvare la sua azienda, l'agente offre 6 milioni ma per l'erario non sono sufficienti


 

Milano

«Se sono rose fioriranno. Se son spine, pungeranno». Lele Mora sembra vivere con filosofia la vigilia del giorno decisivo per la sua carriera di imprenditore dello spettacolo: oggi il tribunale fallimentare di Milano si riunirà per decidere se la LM Management, la società attraverso cui Mora ha per anni fatto e disfatto le fortune dello star system italiano, può continuare a vivere. Il clima, in realtà, sembra tendere decisamente al brutto. Attraverso i suoi legali, Mora ha chiesto che la società venga ammessa al concordato preventivo, che è un modo per fronteggiare almeno in parte i creditori ed evitare il fallimento.

Ma i giudici potrebbero decidere che per salvare la società serve una iniezione di denaro liquido molto più sostanziosa di quanto Mora abbia messo sul tavolo nelle istanze presentate finora. E se non saltano fuori tutti i soldi necessari, la creatura di Mora va inevitabilmente verso il crac. Per la storia di quella fetta d’Italia che ruota intorno allo spettacolo e alla televisione, sarebbe un avvenimento epocale: perché il cinquantacinquenne ex parrucchiere è stato, di quel mondo, un protagonista indiscusso per quasi vent’anni, ha inventato personaggi, creato e distrutto fortune, accumulato milioni. E significativo è che le sue disgrazie siano iniziate proprio con le inchieste giudiziarie che del mondo del gossip hanno portato alla luce gli aspetti più triviali.

Dai guai giudiziari - a differenza del suo ex pupillo Fabrizio Corona, spensieratamente avviato verso la rovina - Mora è uscito con formula piena. Su di lui si è però abbattuta la scure del fisco: che lo ha accusato di avere scaricato dalle tasse spese per importi colossali, che poco avevano a che fare con gli affari e molto col suo leggendario tenore di vita.

Equitalia - l’agenzia di riscossione delle tasse - ha chiesto a Mora di versare dieci milioni di euro. I milioni non sono arrivati. Ed Equitalia, con scarsa riverenza verso l’uomo che ha donato all’Italia personaggi indimenticabili come Costantino Vitagliano e Elenoire Casalegno, ha chiesto il fallimento della LM. Nel febbraio scorso i siti specializzati in gossip annunciavano che, per cercare di salvare la baracca, Mora avrebbe messo sul tavolo sei milioni. Ma i milioni non sono arrivati.

Lo spiega al Giornale lo stesso Mora: «Soldi in contanti non ne sono arrivati perché non ce ne sono. Sono state messe a disposizione delle fideiussioni bancarie, degli immobili, cose del genere. Io però di queste cose non capisco molto, sono robe un po’ da addetti ai lavori». Ma se la società fallisce lei cosa fa? Ha già pronta una nuova società per ripartire?

«Macché. Io spero che la mia società possa andare avanti. Se non me lo permetteranno continuerò a fare la vita di adesso». E cioè? «Vivo in Svizzera, una volta alla settimana scendo a Milano per fare delle consulenze per altre società dello stesso settore. Che poi sono società dei miei figli». Cioè di Diana e Mirko, i due rampolli cui è affidata la continuità dell’impero.

Nell’ultima memoria presentata ai giudici, i legali di Mora ammettevano la gravità del dissesto, riconoscendo che nelle casse aziendali restano ad oggi 723 euro. Sostenevano però che l’accertamento fiscale che ha innescato il disastro è figlio di un grosso abbaglio: feste e festini erano parte essenziale del business di Mora. «LM Management è una vera e propria fabbrica di talenti, solo che in luogo di materie prime come metalli, legno o plastica, si adoperano rapporti interpersonali che si costruiscono con feste, gite in barca, passaggi aerei e quanto altro nel mondo dello spettacolo crea aggregazione e interesse».





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Telecamere non segnalate: multa da 6000 euro

IL Secolo xix

A quanto pare le telecamere piazzate all’interno e all’esterno del locale pubblico riprendevano ciò che accadeva all’insaputa dei clienti. Un comportamento che è vietato.

Può costare fino a seimila euro una violazione della normativa sulla privacy relativa all’inosservanza delle disposizioni in materia di videosorveglianza.

È quanto la polizia postale ha contestato nei giorni scorsi al titolare di un bar del centro di Diano Marina.

Stando al verbale, il proprietario - che ovviamente aveva la sola intenzione di garantire sicurezza al suo locale e prevenire azioni di malviventi - non ha esposto, come prevedono le norme, i regolari cartelli (con l’altrettanto regolamentare simbolo ben in vista) di avviso alla clientela sull’effettuazione di riprese per la videosorveglianza.

Manovra, Cgil: "Sciopero generale il 25 giugno"

di Redazione

Sciopero generale contro la manovra economica: protesta di 4 ore nel settore privato e 24 nel pubblico, con manifestazioni regionali e territoriali. 

L'ultima battaglia della Cgil: difendere i falsi invalidi. 

Mastrapasqua (Inps): "Finita la pacchia per chi ha mentito"


 
Roma - Sciopero generale della Cgil il 25 giugno contro la manovra economica considerata "iniqua e sbagliata". A proclamarlo è stato il sindacato di Corso d’Italia, il cui comitato direttivo ha approvato all’unanimità il documento conclusivo presentato dal segretario generale Guglielmo Epifani. Lo sciopero sarà di almeno quattro ore nel settore privato e di 24 ore nel settore pubblico, con manifestazioni regionali e territoriali. Per sabato 12 giugno è, intanto, in programma la manifestazione nazionale, a Roma.




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Mega-yacht in fuga dall’Italia

Corriere della Sera

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Gli agenti marittimi: in Grecia e Croazia dopo la vicenda Briatore

Nautica - L’allarme sul «FT»: considerato un Paese a rischio.

Un giro d’affari da un miliardo all’anno

Mega-yacht in fuga dall’Italia


GENOVA—Una bomba. Così Fabio Pesto, presidente della sezione grandi yacht della Federagenti marittimi, definisce l’articolo del Financial Times dopo il sequestro da parte della Guardia di Finanza del «Force Blue» di Flavio Briatore, a La Spezia. Esattamente il FT ha scritto «alcuni consulenti legali stanno avvertendo i loro clienti con i megayacht, che nel 90% dei casi battono bandiera delle Cayman, di stare attenti prima di avventurarsi nelle acque italiane ».

TAM TAM - Il quotidiano ha registrato un tam tam che stava correndo sui computer degli operatori internazionali: l’Italia è a rischio. «Abbiamo già registrato le prime disdette della stagione. Si tratta di yacht importanti. Annullati i porti italiani, faranno rotta sulla Grecia e la Croazia » dice Pesto. E non è che un inizio. «Qui — continua Pesto — è in ballo la stagione estiva, ma non solo quella. È un processo a valanga. Se i grandi yacht non vengono per l’estate, non si fermano l’inverno per gli interventi di cantiere e finiscono per non tornare l’anno dopo». Vicino agli uffici della Pesto Sea Group, nel porto antico di Genova, un 45 metri, dal suggestivo nome di «Alibi», ha appena preso il largo. Il miliardario americano Paul Allen se n’è andato qualche giorno fa con il suo 126 metri. Coincidenze, forse.
«Noi non difendiamo chi commette illeciti — precisa Pesto — chi è scorretto paghi. Il fatto è che c’è confusione. Questo è un mondo con una mentalità anglosassone, molto diretta: se la regola non è chiara si cambia destinazione, punto. Noi cerchiamo di dare segnali positivi ma non è facile».

VODKA - Pesto vuole soprattutto richiamare l’attenzione sul peso economico del settore. La Federagenti-yacht ha fatto un lavoro minuzioso sulla spesa «operativa» delle 1200 barche commerciali (charter) sopra i 30 metri in Italia nel 2009: hanno speso oltre 200 milioni di euro, per una media giornaliera a imbarcazione di 12 mila euro e una permanenza media per scalo di tre giorni, per un totale annuo di 6200 approdi. Dai 12 mila euro sono escluse le spese individuali (shopping e i consumi personali a terra), sono compresi gli ormeggi, le spese per i servizi portuali, il carburante, la cambusa, i servizi «speciali» che passano attraverso gli agenti marittimi. Che sono un po’ i collettori di tutti i desiderata dell’armatore: «Possono ordinarci una bottiglia di vodka di una marca particolare — spiega Pesto — significa comprarla a San Pietroburgo e farla arrivare fino alla banchina alle 8 di sera: può venire a costare anche 10.000 euro, quella bottiglia, ma sono soldi che vanno a pagare tutti quelli che hanno lavorato da San Pietroburgo a Genova».

FIORISTI - E poco distante dagli uffici di Pesto ci sono altri che si preoccupano. Ad esempio i fioristi. Un ordine per decorare con fiori freschi uno yacht di 90 metri vale diverse migliaia di euro. Dal fiorista alla cambusa, agli ormeggiatori, i grandi yacht portano denaro. Ai 200 milioni di euro di spese operative concentrate nella stagione estiva si aggiungono gli 800 milioni del resto dell’anno. «Teniamoceli stretti» dice Pesto. E chiede un confronto con i soggetti istituzionali interessati per chiarire una volta le regole e, magari, semplificarle.

Erika Dellacasa
10 giugno 2010



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Malaria, nemico che si può sconfiggere Un bambino si cura con 45 centesimi

Corriere della Sera

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La malattia uccide un milione di persone all'anno nelle regioni tropicali di Africa, Asia e America Latina

il lavoro di medici senza frontiere nel sud del mali

Malaria, nemico che si può sconfiggere
Un bambino si cura con 45 centesimi


MILANO

Malaria: malattia infettiva trasmessa all'uomo dalla zanzara anofele; provoca febbre, anemia, tumefazione del fegato e della milza. Così il dizionario, ma alla fredda definizione va aggiunto un dato allarmante: uccide ogni anno un milione e 300mila persone, nella stragrande maggioranza (90%) bambini sotto i 5 anni (dato Oms). Più del 40% della popolazione mondiale è a rischio, soprattutto quella residente in Paesi poveri: la malaria, assieme alla tubercolosi e all’Aids, è una delle principali emergenze sanitarie del pianeta. I malati sono stimati in 500 milioni.

TRE PILLOLE - È una patologia che si sviluppa nei luoghi caldi e umidi, in particolare nelle regioni tropicali dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. I sintomi appaiono da 9 a 14 giorni dopo la puntura della zanzara infetta: febbre, brividi, mal di testa, dolori, vomito, diarrea. I parassiti distruggono i globuli rossi che trasportano ossigeno attraverso il corpo: questo porta all’anemia. Senza cura, la malattia può portare al coma e alla morte; ma se diagnosticata presto il trattamento è semplice. Per i bambini basta una pillola per tre giorni consecutivi.

La malaria è una delle "crisi dimenticate" su cui l'organizzazione edici senza Frontiere ha svolto un importante lavoro, con un libro e un progetto di mobilitazione online. Crisi dimenticate soprattutto dai grandi mezzi di informazione e dai telegiornali italiani: la malaria è stata protagonista di cinque notizie nel 2009 e tre nel 2008, contro le 1.337 notizie sull'influenza suina date in meno di un anno secondo un'indagine dell'Osservatorio di Pavia. Gli operatori di Msf curano una media di 1,7 milioni di pazienti ogni anno. E ricordano che la lotta a questa malattia non è difficile né costosa: tre dosi di trattamento per un bambino sotto i 5 anni costano 45 centesimi, una zanzariera 2 euro. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità nel 2008 sono stati spesi 541,7 milioni in ricerca e sviluppo sulla malaria, perlopiù donazioni filantropiche. Ma il Global Malaria Action Plan stima che sarebbero necessari dai 700 ai 900 milioni di dollari all'anno fino al 2018 per sviluppare nuove terapie.

Crisi dimenticate: la malaria

PLASMODI RESISTENTI
- Anche sul fronte dei farmaci ci sono alcune complicazioni. I plasmodi (protozoi agenti della malattia) si mostrano sempre più resistenti alle medicine e a molti insetticidi utilizzati per disinfestare le zone malariche. La resistenza alla clorochina, l’antimalarico meno costoso e più diffuso, è ormai comune in tutta l'Africa sudorientale. In queste stesse zone si è ormai affermata una forma di resistenza anche a un altro farmaco, alternativo alla clorochina e altrettanto economico, la sulfadossina-pirimetamina. Molti Paesi sono così costretti a utilizzare nuove combinazioni di farmaci molto più costosi. Esistono però diverse misure di prevenzione e profilassi a basso costo, che vengono promosse - soprattutto nei Paesi africani - dalla partnership Roll Back Malaria, coordinata dall'Organizzazione mondiale della sanità, che vede riunite 90 istituzioni internazionali con l'obiettivo di dimezzare il numero di malati entro quest'anno. L’uso di zanzariere trattate con insetticidi e di trattamenti preventivi a intermittenza con farmaci antimalarici può significativamente ridurre l’incidenza della malattia nelle zone endemiche, sia tra i bambini che tra le donne in gravidanza, soggetti particolarmente vulnerabili.

KANGABA, MALI - Medici senza Frontiere opera nel Mali meridionale, in alcuni villaggi remoti della Sierra Leone e del Chad. Lo fa formando personale locale, non medico, in grado di curare casi semplici di malaria, soprattutto nei bambini. A Deguela, un villaggio nella regione di Kangaba, nel Mali, è stata istruita una donna, Fatoumata Traorè: esegue i test nei casi sospetti e fornisce le cure ai piccoli malati. «Kanda ha la malaria quasi ogni mese - racconta la madre di un bambino di 5 anni -. Quando si ammala non gioca, sta a letto. Io lo porto sempre da Fatoumata, lei gli dà le medicine e così guarisce». Anche Ablo Konè, 10 anni, è in cura da Fatoumata: «Ogni mese prendo la malaria a causa delle zanzare - spiega -. Quando una zanzare punge una persona che ha la malaria, se dopo ne punge una sana automaticamente trasmette la malattia. A casa dormiamo sotto una zanzariera, ma il problema è che le mosche mordono di sera, quando usciamo a giocare». Nel Mali meridionale la malaria è il killer più pericoloso e diffuso e in generale nel Paese poche persone hanno accesso all’assistenza sanitaria, in particolar modo durante la stagione delle piogge quando molti villaggi restano isolati e la patologia si sviluppa rapidamente.

STAGIONE DELLE PIOGGE - «Nel passato il nostro villaggio ha perso un bambino ogni settimana a causa della malaria - dice un abitante di Deguela -. Qualche volta, persino uno al giorno». La stagione delle piogge nel sud del Mali cade tra giugno e dicembre, periodo in cui i piccoli sono particolarmente esposti perché le mosche sono attratte dalla pozzanghere. Una volta infettati, i malati hanno bisogno di aiuto medico rapido: senza cura, molti muoiono entro un paio di giorni. Ma per molta gente, un centro sanitario è troppo lontano e spesso troppo costoso. Per questo Msf ha ideato la figura del referente locale in grado di dispensare test e farmaci: un piccolo baluardo contro la diffusione di un male che va a braccetto con la povertà.

Redazione online
09 giugno 2010



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Balducci, trovati conti milionari

Corriere della Sera

Somme ingenti transitate a San Marino anche sui depositi di Rinaldi

I pm di Perugia chiedono aiuto al Lussemburgo per le tracce dei soldi di Anemone

Balducci, trovati conti milionari


ROMA

Sono due imprenditori inseriti nella «cricca» ad aver fornito agli investigatori la traccia su una casa all’estero messa a disposizione di Guido Bertolaso. Ne parlano al telefono, in una delle intercettazioni non ancora depositate. Non è l’unica. Sono diversi i riferimenti su questa possibilità concessa al capo della Protezione Civile. Lui stesso, in un altro colloquio registrato durante le indagini, farebbe cenno ad un «appoggio» che si trova oltreconfine. Per questo i magistrati di Perugia hanno delegato nuovi accertamenti ai carabinieri del Ros, non escludendo che l’appartamento possa essere intestato a una delle società che fa capo al costruttore Diego Anemone. Nei colloqui si parla di Montecarlo e dunque ci si è orientati verso la Costa Azzurra, però non si escludono altre località, visto che si è già accertato come Angelo Balducci e lo stesso Anemone avessero effettuato investimenti all’estero, in particolare in Tunisia.

DENARO - Si cercano gli immobili, ma si cercano soprattutto i soldi. Nei giorni scorsi i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno incontrato il Commissario della Legge di San Marino Rita Vannucci. E da lei avrebbero già avuto conferma dell’esistenza di nuovi depositi bancari intestati allo stesso Balducci e al commissario per i Mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi. Su quei conti sarebbero transitate decine di milioni di euro e non è escluso che anche altri indagati abbiano utilizzato lo stesso meccanismo per occultare le proprie provviste finanziarie. Per scoprirlo è stata trasmessa ieri una richiesta di rogatoria alle stesse autorità sanmarinesi e quelle del Lussemburgo dove sono già stati trovati 3 milioni di Balducci e 2 di Rinaldi. Le verifiche già disposte in quei Paesi avrebbero consentito di scoprire che anche Anemone potrebbe aver portato lì una parte dei propri soldi e adesso è necessario una risposta ufficiale per poter effettuare contestazioni formali e stabilirne la provenienza.

ACCERTAMENTI - Del resto sono stati gli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza a dimostrare come negli ultimi anni le imprese del costruttore abbiano quadruplicato il fatturato grazie all’aggiudicazione di numerosi appalti inseriti nel programma dei «Grandi Eventi» e dunque assegnati con procedure più rapide e sottoposte a un minor numero di controlli. Un privilegio che il costruttore avrebbe ripagato concedendo favori a numerosi interlocutori istituzionali. Oltre ai fondi messi a disposizione dell’ex ministro Claudio Scajola, del generale dei servizi segreti Francesco Pittorru e del genero del manager delle Infrastrutture Ercole Incalza per l’acquisto di appartamenti a Roma, l’imprenditore avrebbe effettuato gratuitamente anche decine di ristrutturazioni.

PAGAMENTI - Secondo i primi dati acquisiti dagli investigatori soltanto una quarantina di interventi inseriti nell’ormai famosa lista trovata in uno dei computer dell’azienda di Anemone sarebbero stati pagati. Nella maggior parte degli altri casi non sarebbe stata emessa alcuna fattura e nel caso dei lavori effettuati per il Vaticano la cifra dovuta sarebbe stata in realtà accantonata, in modo da poter contare su una provvista in contanti da utilizzare in caso di necessità. Un sistema che i pubblici ministeri hanno evidenziato ieri durante l’udienza convocata dal giudice per decidere il commissariamento di tutte le società che fanno capo all’imprenditore sollecitato dall’accusa.

«IN BIANCO» - Sono stati i magistrati a ribadire come esistesse una «disponibilità "in bianco" delle imprese a compiacere i pubblici funzionari: può trattarsi di concussioni, con i soggetti titolari di pubbliche funzioni che inducono o costringono i privati a elargire utilità indebite (ad esempio, dietro la minaccia di ritardare pagamenti dovuti per legittime spettanze degli appaltatori), ovvero di prezzi di una corruzione insita nella struttura stessa del rapporto fra i due soggetti, con il privato che già sa, nel momento in cui avanza la propria candidatura per l’aggiudicazione di un lavoro, che quel lavoro gli verrà assegnato soltanto a condizione di soddisfare qualunque richiesta del soggetto pubblico. Della prima chiave di lettura, però, ci sono solo larvati ed episodici segnali e dunque non resta che la seconda, tale da offrire della fattispecie concreta un quadro emblematico di malaffare nella gestione della cosa pubblica, dove la corruzione si annida fra le stesse condizioni poste da chi è chiamato ad amministrarla, e giunge al grottesco risultato di una assoluta bilateralità di cointeressenze».

Fiorenza Sarzanini
10 giugno 2010



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Show di Santoro contro Berlusconi "Annozero resta"

Francia, sul Web film-choc contro l'alcol al volante

La Stampa

Video

Una serata a casa, tra amici. Scherzi, risate. E soprattutto tanto alcol. Poi ci si mette al volante, e la spensieratezza dei minuti precedenti è spazzata via da un incidente stradale. E dalla morte. Scene così non si vedono solo nei film, perché gli incidenti stradali costituiscono la prima causa di morte tra i giovani dai 18 ai 25 anni.

Per questo, in Francia è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione, con la diffusione su internet di un cortometraggio che racconta con immagini volutamente scioccanti una serata come tante: amici, ragazze, alcool; poi l'incidente, la morte, un telefono che squilla a vuoto, la polizia che avverte i genitori. Tutto drammaticamente realistico, visto che ogni settimana, in Francia, sette ragazzi perdono la vita in questo modo.

Per questo il Dipartimento per la sicurezza stradale francese ha deciso di diffondere il corto, intitolato "Insostenibile". Perché non dobbiamo dimenticarci che la responsabilità è di tutti, come recita la conclusione del film: «Sécurité routière: Tous responsables»



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I 4 consulenti d’oro di Formigoni costano un milione

di Redazione

Sedici assessori, quattro sottosegretari, ottanta consiglieri regionali. E poi un lungo elenco di dipendenti, dirigenti, direttori con stipendi che arrivano a duecentomila euro l’anno. I compensi base dei politici (a cui vanno aggiunti i cospicui rimborsi) sono 12.065 euro per il governatore, 11.064 per ciascun assessore, 10.632 per un presidente di commissione e 9.965 per un consigliere.

La Lombardia, secondo tutte le statistiche, è una Regione virtuosa anche per la quantità di personale, ma se si passano alla lente di ingrandimento retribuzioni e bonus dei politici, non possono sfuggire situazioni di grande privilegio.
Basti pensare agli ottanta consiglieri regionali, il cui stipendio è quasi equiparato a quello dei parlamentari e arriva a sfiorare i dodicimila euro netti al mese, tra diaria e rimborsi forfettari per le missioni e l’utilizzo dell’auto. Inoltre, i consiglieri che risiedono fuori Milano hanno diritto a un rimborso mensile che arriva a 1.800 euro e tutti i consiglieri regionali, per viaggi in Italia o presso l’Unione Europea, possono chiedere ogni anno un rimborso spese pari a undici viaggi aerei di andata e ritorno tra Milano e Roma.

Ci sono poi i vitalizi, che maturano dopo un solo mandato, e vanno da 1.625 a 2.918 euro al mese a partire dai sessant’anni di età. Ai consiglieri tocca anche la liquidazione, che dopo un mandato è di 133mila euro. Senza contare le segreterie: a ogni assessore toccano sei addetti, tre ai sottosegretari, cinque al presidente del Consiglio regionale e due a ciascuno dei consiglieri membri dell’ufficio di presidenza.
Capitolo a parte sono i consiglieri delegati del presidente della Regione, che svolgono incarichi di consulenza esterna in settori quali la Moda, le Pari opportunità, gli Enti locali e le Aree montane. La retribuzione prevista per questi quattro consiglieri del governatore per i prossimi sei mesi del 2010 è di 120mila euro. Il contratto scade a fine 2012 e, se anche nei prossimi anni saranno confermati i compensi, gli stipendi dei quattro consiglieri costeranno al Pirellone quasi un milione di euro l’anno. (1-continua)



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L’appello del delegato Guidi: «Io disabile continuo a essere discriminato»

di Redazione

«Ancora, nella civilissima Roma, molti turisti con disabilità vengono discriminati, non accolti. Aiutateci non tanto a denunciare quanto a prevenire». È il grido d’allarme lanciato ieri dal delegato del sindaco per le disabilità, Antonio Guidi, nel corso della presentazione dei servizi per i disabili a Roma e del progetto «Pronto barriere». «La capitale - spiega il delegato del sindaco - è la città con la percentuale più alta di turisti disabili al mondo. Queste persone subiscono due forme di discriminazione: nei ristoranti, negli alberghi e sulle spiagge; ma anche nei grandissimi problemi che incontrano per bere alle fontanelle e per andare in bagno. Io stesso - ha raccontato Guidi - a maggio dello scorso anno sono stato rifiutato in un pub ristorante di piazza Navona, dove mi hanno detto che mandavo via i clienti. Il problema è che c’è ancora un razzismo strutturale». «Accanto alla denuncia dei falsi invalidi, individui non qualificabili e assolutamente non condivisibili - ha proseguito Guidi - esistono enormi inadempienze degli enti locali. È vero che ci vuole rigore sul singolo, perché chi è veramente invalido chiede verità, ma anche per chi non fa il proprio dovere: medici, assistenti sociali e amministratori. Roma fortunatamente sta cambiando pagina ma ci sono ancora degli ostacoli culturali».

E, a proposito di discriminazioni dei disabili, il Comune annuncia il cambio di rotta. E cita gli esempi di via delle Botteghe Oscure, viale Palmiro Togliatti, via Collatina, viale Trastevere, piazza Venezia, dove sono state eliminate le barriere architettoniche e realizzati scivoli sui marciapiedi (anche se solitamente occupati dalle auto...) per il passaggio delle carrozzine. Gli interventi, iniziati con un fondo straordinario di 500mila euro, sono stati illustrati dall’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera. «Gli interventi di rimozione delle barriere sono già iniziati con un fondo straordinario di 500mila euro - spiega Ghera- e riguardano sia il centro che la periferia. Il primo sforzo è stato fatto, ora stanno andando a bando altri 2 milioni di Roma Capitale per lo stesso fine».
Non solo. Entro fine anno sarà pronta la riforma dell’assistenza di anziani e disabili che coinvolgerà il trasporto prevedendo, tra le tipologie di assistenti, anche quello personale, che oggi non esiste. Lo annuncia l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma Sveva Belviso. «La riforma - spiega l’assessore - riguarderà sia gli anziani, sia i disabili. Oggi il pacchetto si servizio offerto a loro ha dei costi altissimi e delle liste di attesa molto lunghe. Noi vogliamo abbattere queste liste di attesa per offrire dei servizi più efficienti». Tra le nuove tipologie assistenziali previste dalla riforma ci sarebbe anche una sorta di badante personalizzata, una figura la cui introduzione, secondo Belviso, non aggraverebbe i costi per l’amministrazione.



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