mercoledì 5 maggio 2010

Nella fanta-Europa di «The Economist» il Sud è un «Bordello» e sta con la Grecia

Corriere del Mezzogiorno

Il settimanale inglese ridisegna i confini in base alle reali affinità delle nazioni e alla loro situazione economica



NAPOLI - I vicini sono un po' come i parenti, non te li scegli, capitano. Quelli di casa, ma anche i Paesi, ovvero le nazioni confinanti, ereditate da una divisione storico-politica cristallizzata. A partire da questo assunto «The Economist» riflette sull'Europa contemporanea che, così com'è, non rispecchierebbe la reale vicinanza, fatta di affinità di modelli e specularità di situazione economica. Per ovviare a questo dogma immutabile, il periodico economico propone una fanta-cartina del nostro continente, ridisegnandone i confini in base al new deal delle nazioni. E, sorpresa, il Sud Italia finisce con la Grecia e viene ribattezzato «Bordello».

LA PROPOSTA - «The Economist» scrive: «Se le persone trovano i loro vicini noiosi, per loro è possibile trasferirsi in un altro quartiere, mentre i Paesi non possono. Ma supponiamo che questo sia praticabile. Di certo una riorganizzazione della carta d'Europa renderebbe la vita degli Stati più logica e più "amichevole"». Nella fanta-cartina la prima ad essere spostata sarebbe la Gran Bretagna che ora si trova ad affrontare la terribile situazione delle finanze pubbliche. Per questa grave piaga, starebbe a suo agio con i Paesi sud-europei «che si trovano in una condizione analoga. Potrebbe, insomma, essere rimorchiata in una nuova posizione nei pressi delle Azzorre». E così via.

UNA CONFEDERAZIONE DEL NORD GUIDATA DA UN DOGE - Va meglio alla Germania e alla Francia che per il settimanale potrebbero rimanere dove sono. «Ma l'Austria dovrebbe spostarsi verso ovest, in posizione della Svizzera». Per l'Italia settentrionale, poi, «The Economist» si fa leghista e immagina «una nuova alleanza regionale». E aggiunge che l'ideale sarebbe che questa confederazione fosse guidata «da un Doge di Venezia».

IL SUD? UNIONE MONETARIA CON LA GRECIA - Il trattamento peggiore, però, spetta al Mezzogiorno. «Il resto d'Italia, da Roma in giù - scrive il settimanale economico - sarebbe separato dalla penisola e andrebbe riunito alla Sicilia, così da formare un nuovo Paese, chiamato ufficialmente il Regno delle Due Sicilie (ma soprannominato Bordello)». Bordello? Sì, proprio così. Non solo. La fanta-cartina immagina una sorta di ricreazione della grande Grecia classica, con tanto di Magna Grecia nell'Italia meridionale. Solo che a essere prese in considerazione non sono le nobili e salde radici culturali della terra di Pitagora e Parmenide, ma le analogie economiche tra il nostro Sud e la Grecia contemporanea, sprofondata nella crisi delle Borse. Così alla derisione onomastica si aggiunge un'analisi che è ancora più grave della beffa linguistica. L'Italia meridionale, infatti, «potrebbe formare una unione monetaria solo con la Grecia». Con buona pace di Archimede che a questo calcolo proprio non aveva pensato.

Natascia Festa
05 maggio 2010


Explorer di Microsoft perde il monopolio su Internet

La Stampa

Resta il primo browser, ma scende per la prima volta sotto il 60% del mercato
Internet  Explorer perde quota, fine del monopolioLONDRA

Il monopolio di Internet Explorer come browser per navigare su Internet è finito. Secondo uno studio di NetApplications, pubblicato sul sito della Bbc, solo il 59,9% degli utenti usa il software della Microsoft contro il 95% del 2003. Al secondo posto Firefox con il 24,5%, seguito da Chrome di Google con il 6,7%, infine Safari con il 4,72% e Opera con il 2,3%.

Sui dati, riferiti al 2009, non ha ancora inciso l’obbligo di offrire alternative ai navigatori europei - deciso dopo un lungo contenzioso con Bruxelles - introdotto solo da marzo sui pc che usano sistemi operativi Windows. Tuttavia, dall’inizio dell’anno Explorer di Microsoft ha perso quote di mercato, mentre il browser di Google è quello che ha mostrato la crescita maggiore.

Dati significativi se si pensa che a maggio 2008, dunque due anni fa, Microsoft deteneva quasi il 76% del mercato, Firefox il 18% e Chrome non esisteva ancora. Il più utilizzato in assoluto è al momento Internet Explorer 8.0, seguito dalla versione 6.0 e da Firefox 3.6.


Dieci anni fa moriva il grande Gino Bartali

Quotidianonet

A Ponte Ema, Firenze, nella Chiesa di S. Piero, verrà ricordato con una messa, alla quale parteciperanno, oltre al figlio, numerose autorità e persone comuni che non dimenticano le imprese al Giro, al Tour e la rivalità con Coppi


Roma, 5 maggio 2010

Dieci anni fa moriva il grande Gino Bartali ma il suo ricordo, come sportivo e come uomo, resta sempre nella memoria degli appassionati italiani di ciclismo. Il grande campione è scomparso esattamente il 5 maggio del 2000 nella sua Firenze, a 86 anni; era nato a Ponte a Ema, oggi frazione del capoluogo toscano. E proprio a Ema, nella Chiesa di San Piero, verrà ricordato con una messa, alla quale parteciperanno, oltre al figlio, numerose autorità e persone comuni che nel corso degli anni si sono appassionati alle sue gesta compiute lungo le strade del Giro e del Tour de France.

La straordinaria carriera di ‘Ginettaccio', come veniva soprannominato, è ricca di indimenticabili trionfi, per tre volte ha chiuso da vincitore il Giro d’Italia mentre due sono i successi al Tour.
L’epica rivalità con Fausto Coppi è rimasta nella memoria collettiva degli italiani così come l’immagine che li ritrae mentre nel corso di una gara si scambiano la borraccia, i due campioni non chiarirono mai chi dei due passò l’acqua all’altro, anche se dalle immagini scovate e trasmesse tanti anni dopo dalla Rai , sembra che fu proprio Bartali a compiere quel gesto di sportività.

La guerra condizionò non poco la vita ciclistica del corridore fiorentino, alla fine del secondo conflitto mondiale aveva 31 anni e da molti era considerato sul viale del tramonto. Con la sua proverbiale caparbietà riuscì però a stupire tutti vincendo ancora le due più importanti corse a tappe e altre grandi classiche come la Milano-Sanremo e il giro di Romandia.

Il suo ultimo grande successo fu il campionato italiano del 1952, poi dopo un incidente che gli mise a rischio una gamba e anche a causa dell’età ormai avanzata, decise di lasciare l’attività agonistica nel 1954.Negli anni successivi rimase un pò fuori dal mondo del ciclismo, e quando tornava a parlare del suo sport, in particolar modo negli ultimi anni della sua vita, non esitava a fare delle critiche, soprattutto legate all’uso di doping e agli ingaggi troppo alti.

Per il decennale della sua morte gli organizzatori del Giro d’Italia 2010, al via l’8 maggio dall’Olanda, hanno deciso di ricordarlo nella settima tappa, la Carrara-Montalcino, che si correrà interamente in Toscana, terra dell’indimenticato campione.

Il Giornale”, Berlusconi jr: «Entreranno altri soci»

IL Secolo xix


«Siamo aperti alla partecipazione di soci che rafforzino il capitale de “Il Giornale”, ma da parte nostra non c’è volontà di cedere la maggioranza». Lo ha affermato Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale a margine di un convegno a Milano. «La ristrutturazione del quotidiano con Vittorio Feltri e con Daniela Santanchè che cura la concessionaria pubblicitaria ha dato risultati eccellenti. Quest’anno prevediamo di dimezzare le perdite. Mentre per il 2010 ci aspettiamo di andare in pari. Dopo il maquillage con Feltri gli aspiranti sono diversi ma non c’è fretta», ha concluso Paolo Berlusconi.

Disco orario “a motore” per non pagare la sosta

Il Secolo xix

La necessità stuzzica l’ingegno, talvolta con il rischio di violare il codice penale: così è finita nei guai una decina di automobilisti veronesi, segnalati dalla Polizia municipale all’autorità giudiziaria per truffa aggravata, dopo essere stati scoperti a esporre un disco orario motorizzato all’interno dell’auto in sosta. Lo ha reso noto il sindaco, Flavio Tosi, insieme al Comandante della Polizia municipale Luigi Altamura.



Gli automobilisti avevano parcheggiato la vettura in zona Cittadella, area nella quale, dopo la prima mezz’ora di sosta gratuita, scatta la necessità di pagare il `Verona Park´. Per evitare di versare il dovuto all’AMT, la municipalizzata che gestisce le aree di sosta scaligere, i conducenti avevano pensato di `barare´ sull’orario di arrivo, grazie all’uso di dischi orari elettrici. Si tratta di veronesi di età compresa tra i 20 ed i 45 anni, prevalentemente liberi professionisti e studenti. «L’invito dell’Amministrazione comunale - ha detto Tosi - è naturalmente quello di non utilizzare questi sistemi, che talvolta possono essere adottati con leggerezza, favorita dalla sensazione di fare soltanto una bravata, ma che in realtà rendono passibili di denuncia per truffa aggravata, con condanna penale particolarmente pesante».

L’indagine della Polizia municipale è partita nel mese di febbraio. Le persone denunciate dovranno rispondere di truffa, reato che prevede, in caso di condanna, la reclusione da uno a cinque anni e un’ammenda da 309 a 1.549 euro. «Si tratta di un fenomeno in espansione - ha spiegato il comandante Altamura - probabilmente legato alla facilità di reperibilità su internet dello strumento, legata ad una sottovalutazione delle conseguenze del suo utilizzo».



I poliziotti “minacciano” Simone Cristicchi

Il Secolo xix

Ancora polemiche sulla canzone di Simone Cristicchi “Genova Brucia”, che parla delle violenze durante il G8 del 2001, cantata anche al “concertone” del Primo Maggio a Roma. Una canzone che non è piaciuta al sindacato Coisp (Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia). Il Segretario provinciale genovese Matteo Bianchi scrive: «Non appare inutile ribadire nuovamente lo sforzo immenso che le forze dell’ordine tutte dovettero sopportare in quei giorni di guerriglia civile. Quelli visti in quei giorni non furono girotondi fatti da donne, vecchi e bambini, ma scontri, danneggiamenti, devastazioni e saccheggi voluti da numerosissimi manifestanti»

Fra tre giorni Cristicchi sarà a Genova e i poliziotti del Coisp invitano i colleghi al suo concerto, non esattamente per applaudirlo, una sorta di pacifica “minaccia” nei confronti dell’artista: «Benchè Cristicchi – che sarà a Genova l’8 maggio per il TRL Awards 2010, dove invitiamo tutti i poliziotti non impiegati in servizio a recarsi per onorarlo come merita - sia libero di esprimersi come ritiene opportuno, assumendosene tutte le responsabilità del caso è ora che tutte le sigle sindacali, come il Coisp ha sempre sostenuto, si schierino dalla parte della Polizia di Stato».

da YouTube, il video dell’esibizione di Cristicchi a Roma:

Il cantautore si dice «profondamente rammaricato» per le reazioni che la sua canzone ha suscitato tra alcuni esponenti delle forze dell’ordine. «Non era mia intenzione fomentare odio, né influenzare i tanti giovani che mi ascoltano, che comunque sono muniti di cervello pensante», solo la memoria consente «di non commettere gli stessi errori». Secondo Cristicchi il testo è stato «male interpretato» e, ricordando le sue amicizie tra poliziotti e carabinieri, sottolinea di conoscere bene quel lavoro. «E molti di loro - conclude - mi hanno stretto la mano dopo aver sentito la canzone. Semplicemente, hanno capito che non stavo parlando male di loro, ma di `una´ mela marcia, come ce ne sono in tutte le categorie di lavoratori».



Ecco il testo integrale della velina che ha inguaiato il ministro

Libero




Illustrissima Procura della Repubblica di Firenze sono un comune cittadino che vedendo trascorrere i titoli sul tg1 delle ore 13 del giorno mercoledì 10 febbraio ho letto dell’arresto del super provveditore dei lavori pubblici dell’Anas Angelo Balducci e immediatamente mi sono detto; la procura finalmente ha fatto centro (complimenti!).

I mille nomi

Sono uno dei pochi cittadini che è a conoscenza che da più di vent’anni il signor Balducci assieme al suo cognato Diego prende il 10% di tangenti su tutti i lavori pubblici con la copertura dei politici di destra e di sinistra e da una parte dell’ambiente religioso: cardinali e prelati. Un giorno ebbi l’occasione di vedere casualmente un agenda dove c’erano scritti circa 1000 nomi con i numeri di cellulari personali, ma non feci a tempo a copiarli e siccome non vorrei che voi procura sottovalutasse quello che sto scrivendo voglio aiutarvi in maniera concreta; siccome è molto faticoso fare a guardie e ladri, poi trovare le prove e far condannare questa gente ancor più difficile, anche perché abbiamo un presidente del consiglio che aiuta tutti i delinquenti che sono nel suo partito schierandosi contro la magistratura che invece svolge un opera meritoria, basti pensare che per un magistrato comprare una casa ci vogliono 20 anni di lavoro, per Balducci Diego e Bertolaso basta una sola tangente.

Il tunisino

Adesso entro in alcuni dettagli dei quali credo voi non siate a conoscenza. La storia della mia conoscenza inizia in questo modo: lavoravo presso un’agenzia immobiliare di Roma e con me lavorava un tunisino di nome Fati. Un giorno venne nella nostra agenzia il signor Balducci per la compravendita di immobili e dai discorsi che facemmo capimmo che volevano riciclare denaro sporco attraverso la compravendita di immobili addirittura con l’estero (Tunisia).
Il mio amico tunisino entrò nelle grazie del signor Balducci tanto che diventò il suo autista personale, successivamente l’uomo di fiducia con il compito di consegnare le tangenti che Balducci incassava. Questo mio amico è rimasto al servizio come autista per 14 anni con Balducci, ascoltando telefonate mentre guidava, molte volte rimanendo con lui nei ristoranti, conoscendo persone di primo piano della politica, diventando il referente privilegiato di Balducci e Diego.
Ogni tanto mi incontravo con il mio vecchio amico tunisino e mi raccontava che era stato fortunato ad avere incontrato Balducci perché gli dava molti soldi per il lavoro che svolgeva. Il periodo in questione è quello del governo Berlusconi con il ministro ai lavori pubblici Lunardi, il tutto funzionava in questo modo: Balducci firmava i progetti che mandava a Lunardi. Lunardi approvava e rimandava a Balducci.

Affari di famiglia

Balducci a sua volta dava il lavoro a suo cognato Diego; il quale avendo costituito 10 società con prestanome, familiari e amici. Per ogni lavoro la tangente del 10% più (incomprensibile) a lavoro effettuato, il danaro ricavato, una parte l’autista (incomprensibile) Balducci lo portava alla figlia di Lunardi la quale prendeva del contante in banconote da piccolo taglio, una parte ancora andava a vari politici di turno, inoltre le imprese di Diego facevano ristrutturazioni di appartamenti di prelati, politici gradualmente, le persone interessate erano circa un migliaio.

E le migliaia di miliardi che Balducci a ricavato con la corruzione come venivano puliti e riciclati? Ora lo spiego a questa spettabile procura anche se può sembrare incredibile; Albert Einstein dice che la conoscenza in una persona è limitata mentre l’immagginazione abbraccia l’universo intero. Infatti Balducci ha avuto molta immagginazione, vi ricordate l’aggenzia immobiliare e il mio amico tunisino? Balducci lo prese come suo autista e poi come uomo di sua fiducia coltivandolo giorno dopo giorno perché aveva un progetto in mente, che piano piano, giorno dopo giorno a messo in atto. Con i soldi delle tangenti per anni ha comprato ville in Tunisia e precisamente a Cartagine intestandole al tunisino Fati per due tre anni, per poi rivenderle e riprendere denaro pulito.
Questo denaro una volta rientrato in Italia è stato investito al 15° km della Salaria dove c’è un grande centro sportivo del costo preventivato di circa 20 milioni di euro. Inoltre Balducci e Diego posseggono vari appartamenti miliardari al centro di Parigi, Milano e Roma. Insomma un imperio miliardario guadagnato con lo stipendio di super provveditore dei lavori pubblici che ricopriva in quel periodo. La piovra funzionava in questo modo (vedi tabella riprodotta qui sopra, ndr).

In via Salaria

Con l’autista di Balducci ci fu la rottura nel 2004, perché nel 2000 Balducci disse che aveva comperato del terreno al 15° chilometro della Salaria e lì sarebbe nato un grande centro sportivo dove lui ne sarebbe diventato il direttore per riconoscenza della devozione mostrata in questi anni. Tutto questo non avvenne perché suo cognato Diego venne a conoscenza e disse a Balducci che era vero che il tunisino era meritevole per tutta la collaborazione prestata e che ormai era come uno di famiglia, ma Diego disse a suo cognato che lui aveva un figlio e che quindi la scelta doveva cadere su di lui, e così avvenne.

Il mio amico che incontravo spesso mi disse che Balducci lo aveva tradito perché non gli avrebbe dato più la direzione del centro sportivo, e che gliel’avrebbe fatta pagare, evitando di raccontare tutte le tangenti che lui aveva consegnato e i contratto con la mafia per la droga e quant’altro che perché erano troppo potenti e lo avrebbero fatto uccidere, ma siccome aveva la delega presso più banche dove lui depositava le tangenti e poteva anche prelevare avendo la firma e alla prima lo avrebbe castigato.

Una mattina del 2004 Balducci disse al suo autista che doveva andare in banca a prelevare 200.000 euro in banconote da 20/50 euro e portarle alla figlia del ministro Lunardi (tenete presente che il rapporto con le banche era un rapporto privilegiato). Quella mattina l’autista prelevò la somma come spesso era di consuetudine, e poi sparì dalla circolazione per circa un anno e mezzo. Io ero l’unico a sapere che si trovava in Francia. Balducci lo ha cercato in tutti i modi ma non lo ha mai trovato. Al suo rientro a Roma Balducci e il tunisino si incontrarono. Il tunisino gli disse che il denaro lo aveva speso e balducci non lo denunciò per via di quel che sapeva sul suo conto, a farlo invece fu Diego! Questo porta a una causa che si è conclusa con un patteggiamento.

Coperture 

Illustrissimo governatore di Firenze mi creda non sono uno sciocco, ma le posso dire che Balducci è un delinquente e ha contatti con la mafia, lui e suo cognato, ma lei carissimo procuratore perderà questa battaglia dal momento che Balducci ha coperture sia da prelati sia da politici (di destra e sinistra). Se mi permette un suggerimento per risalire al tutto comincerei a vedere chi è stato l’autista di Balducci (ci saranno buste paga, riferimenti). Poi andrei a vedere in Tunisia, a Cartagine dove le ville venivano comperate e intestate all’autista con l’obiettivo di rivenderle dopo due tre anni. Questi soldi ripuliti li trovate in gran parte nel centro sportivo della via Salaria e altri a Parigi, appartamenti comprati nel centro storico, a Roma e Milano. Inoltre non vorrei in questo caso sbagliare la data della causa dopo la denuncia di Diego al tunisino, dovrebbe essere nell’anno 2007.

La cupola

Egregio procuratore dovrebbe controllare pezzo per pezzo la causa del “caro” Diego al tunisino per appropriazione indebita, lì troverà date, nomi etc. Autista di Balducci per 14 anni al quale ha intestato ville a Tunisi.

Non bastasse tutto questo: ora procura di Firenze avete scoperto un’altra cupola mafiosa, questi signori ancora non hanno cessato di rubare attraverso tangenti, l’altro porta a quel fariseo di Vespa assieme al senatore (testo incomprensibile, ndr) e l’altro ministro di all’eanza nazionale Mattioli (sic...,ndr) in tutte le trasmissioni hanno difeso sia Bertolaso che Balducci e Diego dicendo che la magistratura è giustizialista, direi piuttosto che sono i (testo incomprenisbile, ndr) che non vogliono smettere di rubare, Berlusconi ha educato gli italiani con le sue televisioni inculcandogli (testo incomprensibile, ndr) di pensare che va contro la legalità.

Mi permetto di darle tre suggerimenti:
1° verificare la causa generale che si è svolta a Roma del cui Diego contro il signor Fati tunisino, li troverà tutti i documenti, non vorrei sbagliare è 2007-2008, per lei procuratore sarà facile rintracciarla.
2) Chiedere a Balducci dell’autista tunisino che ha avuto per anni, e delle ville che gli intestava in Tunisia (Cartagine).
3) Che farete della causa (testo incomprensibile, ndr) nei confronti del suo autista; vedra loro procuratore che il signor Balducci sbiancherà, cambierà di espressione.
4) Rintracciate il suo autista e fatelo cantare, specie sull’aggenda con i mille nomi (1000).


Anche se mantengo l’anonimato è per la mia sicurezza personale; porgo distinti saluti a lei procuratore (testo incomprensibile, ndr) di apprendere buone notizie attraverso la tv. (DELLA CONDANNA DI QUESTI SIGNORI CON LA CONFISCA DEI LORO BENI IL POPOLO ITALIANO RINGRAZIERÀ!)

05/05/2010



Grecia, violenti scontri ad Atene incendiata una banca: tre morti

Il Mattino

Proteste contro il piano austerità. Assaltato il Parlamento.
Altri edifici dati alle fiamme.
Merkel: in ballo futuro Europa


 

ATENE (5 maggio) - Grecia in piazza, violenti scontri tra manifestanti e polizia e tre morti nell'incendio appiccato a una banca dai manifestanti ad Atene. All'interno dell'edificio bloccate una ventina di persone. A perdere la vita due donne e un uomo nel palazzo che ospita una filiale della Egnatia Bank nel centro di Atene. La banca è stata attaccata con degli ordigni incendiari, mentre erano in corso le proteste contro il piano di austerità che domani sarà discusso in parlamento.

Altri edifici in fiamme nel centro di Atene. Secondo i vigili del fuoco incendi sono stati appiccati ad Atene anche un edificio della provincia e a uno delle imposte. Quattro persone sono state estratte ancora vive dall'agenzia bancaria.

Tafferugli davanti al parlamento ad Atene. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni all'attacco di gruppi di giovani ai margini della manifestazione contro il piano di austerità. Non ci sono notizie di feriti o fermi. Gli incidenti più gravi sono segnalati a Patrasso dove la polizia ha fatto uso più volte di bombe lacrimogene contro gruppi di dimostranti violenti ai margini delle manifestazioni ufficiali che hanno anche dato fuoco a cassonetti dell'immondizia. Incidenti non gravi a Salonicco, a Ioannina e a Corfu.

In ballo non c'è solo la tenuta della Grecia, ma il futuro di tutta l'Europa: parola della cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu), che ha lanciato oggi un'appassionata difesa del piano di aiuti ad Atene davanti ai deputati del Bundestag, non senza ribadire - comunque - che da questa crisi finanziaria bisogna trarre una lezione: ovvero la necessità di cambiare il Patto di Stabilità dell'Ue.

Merkel: aiuti necessari, nessuna decisione senza la Germania. Gli aiuti alla Grecia sono necessari perchè «ne va del futuro dell'Europa e del futuro della Grecia in Europa». Così la cancelliera Angela Merkel ha difeso il piano di sostegno ad Atene parlando al Bundestag e assicurando che nessuna decisione sugli aiuti alla Grecia sarà presa senza la Germania o contro la Germania. «La chiave per superare la crisi è con la Grecia», ha aggiunto Merkel, per la quale l'Europa «si trova a un bivio».

Sciopero generale. Dopo le manifestazioni e l'astensione dal lavoro proclamata ieri dal sindacato dei dipendenti pubblici Adedy e da quello comunista Pame, la protesta si trasforma oggi in sciopero generale con la discesa in campo della confederazione del settore privato, Gsee. Lo sciopero generale, il terzo dall'inizio della crisi e il primo dopo l'annuncio delle nuove misure di austerità, paralizza il paese oscurato da un black out informativo, a causa dello sciopero dei giornalisti, e bloccato dallo stop al traffico aereo, ferroviario, marittimo e urbano (questo parziale per consentire l'arrivo dei manifestanti). Sono chiusi inoltre ospedali, scuole, banche, uffici pubblici e negozi (questi ultimi con l'eccezione di Atene).

Gli slogan inneggiano alla «lotta contro le misure anti-sociali», chiedono di «far pagare la crisi ai ricchi» e criticano Ue e Fmi perchè le misure richieste per concedere i 110 miliardi di aiuti alla Grecia «rubano un secolo di conquiste sociali». Il Pame, l'organizzazione sindacale del Partito comunista (il Kke di stretta ortodossia) che rifiuta tradizionalmente di partecipare alle manifestazioni unitarie, ha riunito altri 15mila manifestanti in un'altra parte di Atene. I precedenti scioperi generali sono avvenuti il 24 febbraio e l'11 marzo.

Piano condannato da opposizione. Il piano di austerità è condannato, oltre che dai sindacati, da tutta l'opposizione politica che, a cominciare da Nuova Democrazia (ND, centrodestra), voterà contro in parlamento ad eccezione del piccolo partito di estrema destra Laos. La legislazione ha tuttavia l'approvazione garantita grazie alla maggioranza di 160 seggi su 300 di cui gode il partito di governo Pasok.

Il piano concordato con Ue-Fmi in cambio di 110 miliardi di euro in tre anni, prevede nello stesso periodo una riduzione della spesa per 30 miliardi grazie al congelamento dell'impiego e a tagli su salari e pensioni per i dipendenti pubblici, riforma fiscale con aumento dell'Iva e delle imposte su carburanti, alcolici, sigarette e beni di lusso. Nonchè in virtù della riduzione delle indennità di licenziamento e degli straordinari ed estensione della possibilità di licenziare nel settore privato. Contro il piano scendono oggi in piazza operai, impiegati, agricoltori, studenti, professori e pensionati, insieme all'intera sinistra parlamentare ed extraparlamentare e al movimento anarchico con marce e concentrazioni in tutto il paese.

«Anche nel 2013 copriremo le necessità della Grecia se ce ne sarà bisogno»: così il commissario Ue agli Affari Economici e Monetari Olli Rehn ha risposto a chi gli chiedeva se i 110 miliardi di aiuti stanziati per Atene fossero sufficienti. «Il piano Ue-Fmi è triennale, ed è stato pensato per coprire tutte le necessita di finanziamento della Grecia fino al 2012». Il commissario ha però aggiunto che «anche nel 2013 copriremo tali necessità se ce ne sarà bisogno».

Rehn: Grecia ha truccato conti per anni. Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, sottolineando come sia stato «l'unico Paese ad aver truccato i conti per anni, ma ora li ha corretti». «Nessun altro Paese europeo può essere paragonato alla Grecia», ha insistito Rehn, dicendosi «fiducioso che alla fine riuscirà a risistemare le cose». In una conferenza stampa a Bruxelles per presentare le previsioni economiche di primavera, il commissario ha poi precisato che i dati sono del 20 aprile e dunque non tengono conto delle cifre diffuse da Eurostat due giorni dopo. Per cui, rispetto alle previsioni, il Pil greco diminuirà del 4% nel 2010 (e non del 3%) e del 2,5% nel 2011 (e non dello 0,5%). In ogni caso, ha chiarito Rehn, «le previsioni sulla Grecia non cambieranno quelle per l'eurozona, perchè incidono solo per il 2%».

Per le Borse europee si profila un'altra giornata di passione. Dopo la deblacle della vigilia e un'iniziale rialzo che ha dato l'illusione di una ripresa dei mercati,le piazze del Vecchio continente, ad oltre un'ora dall'apertura delle contrattazioni, appaiono deboli sui timori che l'effetto Grecia contagi anche Spagna e Portogallo. Sotto pressione Atene che, nel giorno dello sciopero generale, cede il 3,73%, così come Madrid (-2,47) e Lisbona (-2,43%) L'indice d'area Dj Stoxx 600 cede quasi un punto percentuale.

«Un rischio di contagio» dalla Grecia verso altri Paesi dell'Eurozona «è sempre possibile» ed è «necessario essere molto vigili». Lo ha detto il direttore generale dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, al quotidiano francese Le Parisien. È necessario, ha aggiunto, evitare questo tipo di rischi e «il piano greco è stato pensato anche con questo obiettivo». Il Portogallo, uno dei Paesi presi di mira dalla speculazione, «sta già prendendo tutta una serie di misure - ha osservato Strauss-Kahn - e gli altri Paesi sono in una situazione molto più solida». «Non ci sono rischi reali» per Francia, Germania e per gli altri grandi Paesi dell'Eurozona.

Merkel: possibilità di sospendere diritto di voto a chi non rispetta obblighi bilancio. E poi: una seconda crisi finanziaria mondiale, ha commentato, si tradurrebbe in una notevole perdita di ricchezza e in un aumento della disoccupazione, anche in Germania. La cancelliera ha quindi ribadito che, per evitare simili crisi in futuro, bisogna anche considerare la possibilità di sospendere il diritto di voto di quei paesi della zona euro che non dovessero rispettare in futuro i propri obblighi di bilancio. E nel corso del suo intervento, la Merkel ha anche respinto le critiche di chi - nelle settimane scorse - ha accusato la Germania di essere stata troppo prudente sugli aiuti alla Grecia: «Un buon europeo non necessariamente aiuta rapidamente», ha detto, ma «aiuta in modo che la zona dell'euro non venga danneggiata».

Sarkozy: la Merkel ha reagito tardi. Critiche dal presidente francese Nicolas Sarkozy a modo «tardivo» con cui la cancelliera tedesca Angela Merkel ha reagito alla crisi finanziaria della Grecia. «Avremmo potuto bloccare la speculazione all'inizio, ma Merkel ha tardato», ha detto. «Non reagendo subito, abbiamo insinuato i dubbi sulla determinazione della zona euro ad aiutare di uno dei suoi membri. Se solo fossi stato ascoltato, avremmo reagito, dall'inizio, e avremmo smorzato ogni speculazione. Oggi ci costerà più caro a causa della reazione tardiva di Merkel », ha tagliato corto il presidente. Il capo dell'Eliseo punta anche il dito contro le agenzie di rating, che a suo avviso «fanno il bello e il cattivo tempo».

No rischio contagio per Italia. Il governo si sta preparando a pubblicare un decreto legge che «definisca le modalità di aiuto alla Grecia». È quanto ha detto il viceministro dell'Economia Giuseppe Vegas a margine di un convegno a Milano alla vigilia della seduta del Consiglio dei ministri prevista per domani. Quanto al paese ellenico, secondo Vegas, «la crisi che lo riguarda non è esportabile in Italia». A suo avviso infatti «il nostro paese ha fondamentali solidi, e non ha avuto la crescita del debito pubblico che ha avuto la Grecia».



L'agenda dei mille nomi che fa tremare i palazzi

La Stampa



Ecco i suggerimenti dell'anonimo che avviò l'inchiesta di Firenze
PAOLO FESTUCCIA
INVIATO A PERUGIA

Un esposto anonimo. Così ha preso il via il filone dell’inchiesta perugina sulla "cricca" e che ha portato, tra l’altro ieri, alle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola. Dimissioni maturate per via di quei 900 mila euro che non figurano nell’atto di vendita dell’appartamento acquistato dall’esponente politico a due passi dal Colosseo dalle sorelle Barbara e Betrice Papa nel 2004.

La missiva, anonima, ma ben circostanziata è stata inviata alla procura di Firenze proprio nei giorni caldi dell’inchiesta, che portò all’arresto nel febbraio scorso, tra gli altri, di Angelo Balduccci e dell’imprenditore Diego Anemone. Attraverso quella lettera i magistrati sono risaliti all’ex autista di Angelo Balducci, il tunisino Hidri Fathi, che nel corso dell’interrogatorio dello scorso 25 marzo ha affermato, tra l’altro, di aver consegnato per conto di Anemone, all’architetto Angelo Zampolini (accusato di riciclaggio) 500 mila euro. Denaro versato poi sul conto concorrente della Deutsche Bank e cambiato in una quota degli 80 assegni circolari. Gli stessi - secondo l’accusa - consegnati alle venditrici dell’immobile a margine dell’atto di acquisto da parte di Claudio Scajola.

Nel dossier vengono inoltre citati episodi, fatti, persone e più in generale quel sistema gelatinoso di affari, tangenti e appalti pubblici, presumibilmente pilotati. L’anonimo raccontata la storia di Fathi e di numerose circostanze, che avrebbero visto l’ex autista di Balducci protagonista, talvolta addirittura nei panni di messo, postino di buste, documenti, ma anche di assegni.
«Il mio amico tunisino - si legge nella lettera inviata alla procura di Firenze - mi raccontava che era stato fortunato ad avere incontrato Balducci. Ascoltava telefonate, partecipava a cene, e poi Balducci gli dava tanti soldi per il lavoro che svolgeva. Il periodo di lavoro in questione è quello del governo Berlusconi».

Quindi il passaggio relativo all’ex ministro alle Infrastrutture Piero Lunardi. «Balducci - si legge - firmava i progetti che mandava a Lunardi. Lunardi approvava e li rimandava a Balducci. Balducci a sua volta dava il lavoro a Diego, il quale aveva costituito dieci società».
Quindi, gli elementi relativi a numerosi investimenti all’estero. «Con i soldi delle tangenti - si legge nel dossier - per anni sono state comprate ville a Cartagine, per poi essere rivendute. E questo denaro, una volta rientrato in Italia veniva reinvestito». Poi nel 2004 ci fu la rottura tra Balducci e Fathi. «Balducci - spiega l’anonimo - disse a Fathi che aveva comprato del terreno sulla Salaria e lì sarebbe sorto un centro sportivo dove lui avrebbe svolto il ruolo di direttore per riconoscenza della devozione mostrata in questi anni». Impegno che poi, invece, salta da qui la fuga di Fathi e l’offensiva legale di Anemone.

Poi l’invito ai magistrati. «Se mi permettete un suggerimento - si legge - potete andare in Tunisia, a Cartagine, e vedere che le ville comprate venivano intestate all’autista di Balducci per poi essere rivendute dopo tre anni. Dove sono stati investiti quei soldi? Appartamenti a Parigi e nei centri storici di Milano e Roma». Ed, infine, i suggerimenti alla procura da parte dell’anonimo. «Mi permetto di darle 3 consigli: verificare la causa a Roma tra Diego e Fathi (il tunisino dopo la rottura con Balducci secondo l’esposto fu accusato di appropriazione indebita, ndr); chiedere a Balducci delle ville intestate al tunisino a Cartagine; rintracciare l’austista di Balducci) e chiedere dell’agenda con i mille nomi». Un’agenda che, secondo chi ha scritto l’esposto inviato alla procura, scuote davvero il Palazzo.


Pasolini, nuove verità sulla morte da un film

Il Tempo

Un'inedita intervista nella quale Sergio Citti spiegava il delitto. Sempre più vicina la riapertura del caso dell'omicidio dello scrittore e regista avvenuto nel 1975 all'Idroscalo di Ostia.


Il corpo straziato di Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo (Foto  archivio Il Tempo) Pasolini si rivolta nella tomba e sembra urlare a tutti che l'indagine non era poi così difficile. Che il caso non andava chiuso sommariamente. Che troppe persone, ancora oggi, sguazzano nel torbido di una facile popolarità a costo zero. Lui, invece, ha pagato con la vita. Lo scenario di un film verista sarebbe piaciuto molto di più al grande scrittore ucciso il 2 novembre 1975. Ma sulla sedia da regista di una possibile soluzione del caso si è idealmente seduto, post-mortem, Sergio Citti. Pochi giorni dopo l'omicidio di Pier Paolo Pasolini, girò un filmato sul luogo del delitto - rimasto inedito fino a oggi - nel quale raccontava come potesse essere andato il fattaccio. Tale documento, visionato ieri alla Casa del Cinema di Roma, è destinato a riaprire il caso. E ci sarebbe un nuovo testimone pronto a riferire «fatti di estrema rilevanza» in merito a quanto accaduto quasi 35 anni fa.

In base a quanto riferito dal senatore Guido Calvi (tra i realizzatori della pellicola, nel 2005) il documento, «che non è un film ma un atto giudiziario», è stato consegnato una settimana fa al pm Francesco Minisci al quale è affidata l'inchiesta sull'uccisione del poeta. Realizzato nel 1975 da Citti, il documentario ricostruisce il giorno della morte di Pasolini all'Idroscalo di Ostia. La novità sta nella testimonianza di un pescatore che abitava nella zona e che avrebbe assistito all'assassinio. Tra immagini e parole la verità «ufficiale» di Pino Pelosi, oggi 52enne, è posta in discussione da Citti: «In base a quello che mi ha detto il pescatore c'erano due macchine, non una - spiega in video - e oltre quattro persone che hanno iniziato a picchiare Pasolini». E aggiunge: «Non credo sia stata la macchina di Pasolini a investirlo, ma l'altra». Poi il filmato inquadra una rete: «È il punto dove Pasolini è stato picchiato - spiega Citti - poi il pescatore non lo ha visto più». Ma non basta. Ad aggiungere qualche tassello al caso irrisolto, anche le parole dell'ex ragazzo di vita, oggi 67enne, Silvio Parrello: «La macchina che uccise Pasolini, che non era quella di Pasolini, fu portata, sporca di fango e sangue prima da un carrozziere sulla Portuense che la rifiutò, poi da un altro che la riparò. I carrozzieri sono entrambi viventi».

L'avvocato Calvi ha sottolineato come, in base ai nuovi elementi, «lo Stato abbia un grande debito nei confronti di Pasolini. Arrestato Pelosi, il processo è finito e non è stato fatto più nulla con la cancellazione di elementi fondamentali». E che Pelosi non avesse dichiarato il vero fin dall'inizio era chiaro: «Bastava vedere il filmato di Pelosi che entra in carcere senza una macchia di sangue quando il corpo di Pasolini era devastato. Sul luogo del delitto la più elementare delle indagini prevede di circoscrivere l'area quando invece fu consentito a tutti di entrare e di disperdere le tracce di una seconda macchina che portava altri protagonisti. La sentenza di condanna per Pelosi fu per omicidio volontario in concorso con ignoti. In Italia è stata coperta con un velo di omertà questa morte, noi ora vogliamo sapere chi sono questi ignoti. Ed è un dovere anche sapere chi ha voluto quella morte. Abbiamo fatto riaprire per due volte il caso, ma con indagini sommarie. Questa volta nutro qualche speranza in più».

Intanto è sempre di ieri la notizia che la criminologa Simona Ruffini e l'avvocato Stefano Maccioni sarebbero stati nuovamente contattati da un testimone che, sostengono, «potrà riferire fatti di estrema rilevanza in merito all'omicidio. Questa persona afferma di poter aggiungere ulteriori elementi».

Marino Collacciani

05/05/2010



Condannato Storace La Mussolini: "Peccato Non andrà in galera..."

Quotidianonet

Processo Laziogate. L'ex governatore:  “Complimenti, questa è la giustizia italiana.
Sentenza politica”.
La vicenda riguarda l'intromissione nel 2005 nel sistema informatico del Comune


Roma, 5 maggio 2010

Con 8 condanne ed una assoluzione si è concluso il processo Laziogate. Francesco Storace ha avuto un anno e 6 mesi di reclusione. Due anni sono stati comminati al suo ex portavoce Nicolò Accame; il parlamentare del Pdl, Vincenzo Piso, ha avuto 8 mesi.

L’avvocato Romolo Reboa, Mirko Maceri, Gabriele Santoro, Marco Pasqua hanno avuto un anno. Assolto, invece, l’ex impiegato della società Laziomatica, Daniele Caliciotti. I fatti al centro del procedimento fanno riferimento all’intrusione nell’archivio informatico dell’anagrafe del comune di Roma.

 “Complimenti. Questa è la giustizia italiana”: è la reazione dell'ex governatore del Lazio Francesco Storace. Il suo difensore, l’avvocato Giosuè Bruno Naso, ha spiegato: “E’ stata emessa una sentenza politica, come purtroppo temevamo che avvenisse. Dopo tre anni e 43 udienze, si finisce così. E’ stato un processo politico, quindi è arrivata una sentenza politica. Adesso leggeremo le motivazioni e proporremo appello”. 

L'IRA DELLA MUSSOLINI - "La giustizia ha lavorato bene, avevo ragione io, peccato che non si farà neppure un giorno di prigione",  ha detto, ai microfoni di CNRmedia, il commento di Alessandra Mussolini per la condanna a un anno e sei mesi di Storace per la vicenda Laziogate.

"Mi avevano accusato di essermi invetata tutto, è stato uno scandalo a livello mondiale - ha aggiunto - ed eravamo di fronte ad una grave violazione della libertà democratica. È bene che chi ha compiuto questi fatti riceva una sentenza di condanna, purtroppo però in Italia è così, Storace non andrà in galera. Ma è un monito che questo non cpaiti mai più", ha concluso Mussolini.  

LA VICENDA PROCESSUALE - Storace nel processo Laziogate è imputato per fatti che si riferiscono all’epoca in cui era presidente della Regione Lazio. Le contestazioni a lui e agli altri accusati sono connesse alle presunte illecite interferenze avvenute nel sistema informatico del Comune di Roma in occasione delle elezioni regionali del marzo 2005, che portarono sullo scranno di governatore Piero Marrazzo.

A Storace, allora presidente della Regione Lazio, è stato contestato il ruolo di “determinatore o istigatore dell’azione delittuosa materialmente commessa da Nicolò Accame, Nicola Santoro, Mirko Maceri e Daniele Caliciotti”. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Nicola Capozzoli, è stato però assolto.
L’intromissione avvenne, secondo quanto sostiene l’accusa, il 9 marzo 2005 per raccogliere dati relativi a numerosi elettori.

Obiettivo della vicenda, sempre secondo la Procura, era quello di ottenere l’esclusione dalle elezioni regionali della lista Alternativa Sociale facente capo ad Alessandra Mussolini.


Il pm Francesco Ciardi, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per l’allora portavoce di Storace, Nicolò Accame, tre anni per Mirko Maceri ex direttore tecnico della società Laziomatica. Per l’investigatore privato Pierpaolo Pasqua il magistrato ha chiesto 2 anni e due mesi di carcere mentre per Vincenzo Piso, all’epoca dei fatti vicepresidente del consiglio comunale, il pubblico ministero aveva sollecitato l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste”.

La condanna a 8 mesi di Piso ha colto il suo difensore, l’avvocato Vincenzo Moneta Caglio, di sorpresa: “Sono sbalordito”. Condanna a due anni era stata chiesta, invece, per Tiziana Perreca, che ha avuto 8 mesi; Nicola Santoro e Romolo Reboa. I reati ipotizzati a seconda della posizione andavano dall’accesso abusivo al sistema informatico del Comune di Roma, al falso, interferenza illecita nella vita privata altrui e al favoreggiamento.



Fa pace con lo Stato la famiglia del pompiere che morì da eroe

Il Secolo xix

«Siamo qui solo per dire grazie al Presidente Napolitano. Non siamo gente abituata ai riflettori. Se in passato abbiamo fatto clamore è stato solo per ottenere un giusto processo». Poche parole quelle Antonietta Da Blasi e Francesca Lorefice, rispettivamente moglie e figlia del vigile del fuoco Giorgio Lorefice che ieri hanno incontrato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle venti in Prefettura. Cinque anni fa, il 26 gennaio del 2005, Lorefice s’immolò a Serra Riccò tentando da solo e fino all’ultimo di spegnere l’incendio divampato al serbatoio di un’autobotte durante una fornitura di gas liquido. Un incontro, quello di ieri, che ha il sapore di una vera e propria riconciliazione della famiglia Lorefice con lo Stato. L’estate scorsa, esasperate dal processo sulla morte in servizio del loro caro che andava avanti a suon di rinvii e senza che il Dipartimento dei vigili del fuoco si fosse costituito parte civile, madre e figlia avevano minacciato di restituire al mittente la medaglia d’oro al valor civile ricevuta pochi mesi dopo la tragedia. Le due donne avevano scritto a Napolitano che, in quell’occasione, non aveva risposto di persona, ma tramite il Quirinale. E poi la situazione processuale si era sbloccata. L’incontro è stato organizzato da Giacomo Ronzitti, nell’ultimo giorno in carica da presidente del Consiglio regionale.

Una lettera anonima ha bruciato Scajola

Libero





Questa è la storia di una velina che ha decapitato un ministro. I guai del neo dimissionario Claudio Scajola e dell’ex collega Pietro Lunardi, che nel precedente governo Berlusconi guidava il ministero per le Infrastrutture, iniziano da una lettera anonima spedita quasi tre mesi fa alla procura di Firenze (leggi la lettera integrale) . Una lettera di cinque pagine, scritta all’indomani degli eclatanti arresti per gli appalti del G8 e delle indagini che hanno coinvolto il sottosegretario Guido Bertolaso e lambito perfino Gianni Letta. Visti i titoli dei telegiornali, infatti, il 10 febbraio scorso un uomo decide di mettere nero su bianco alcune importanti indicazioni, piene di accuse pesantissime e di molti errori grammaticali. Acca che spariscono, doppie che si aggiungono dove non occorrono, accenti sballati. Libero sceglie di pubblicare integralmente il documento, svarioni compresi, in maniera del tutto fedele, salvo alcuni passaggi incomprensibili causa grafia illeggibile o problemi nella riproduzione fotografica.

Anche questi refusi, infatti,  sono indicativi del personaggio che gli inquirenti hanno ritenuto credibile, tanto da avviare il secondo filone con l’inchiesta sulle case e da autorizzare l’invio ufficiale del carteggio (cinque pagine comprensive di schema della «piovra», cioè il meccanismo di presunte tangenti sugli appalti). Questi errori potrebbero celare un goffo tentativo di depistaggio o tradire la fonte che vorrebbe rimanere segreta, restringendo il campo di ricerca tra gli ex colleghi dell’agenzia immobiliare dove lavorava il  tunisino prima di essere assoldato da Angelo Balducci come tuttofare. Molte delle circostanze riportate nei fogli manoscritti hanno trovato riscontro nell’interrogatorio come persona informata dei fatti di Hidri Fathi Ben Laid, classe 1959 e da 21 anni residente in Italia. L’anonimo lo cita come «Fati», e mostra di averlo conosciuto bene e da vicino. Altre accuse, però,  gravissime segnalazioni come le presunte tangenti per l’ex ministro Lunardi e il riciclaggio di denaro attraverso la compravendita di immobili in Tunisia, sono materiale su cui gli investigatori stanno iniziando adesso gli accertamenti. Nulla di certo, è doveroso sottolinearlo: per ora si tratta di pure illazioni, per di più anonime. Ma che i pm hanno preso molto sul serio, e che ieri hanno contribuito a far cadere la prima testa.

(di Roberta Catania)

05/05/2010



Parla il terrorista di Times Square «Sono stato addestrato in Pakistan»

Corriere della Sera
Incriminato Faisal Shahzad. Arresti nel suo Paese d'origine

MILANO
Ha ammesso di aver agito da solo, ma di essere stato addestrato a confezionare bombe nella regione pachistana del Waziristan, Faisal Shahzad, l'uomo arrestato per il fallito attentato a Times Square. Il trentenne, cittadino americano dall'aprile di un anno fa, è stato formalmente incriminato con cinque capi di imputazione tra cui terrorismo e tentato uso di armi di distruzione di massa. Shahzad era rientrato negli States dal Pakistan lo scorso febbraio: agli investigatori ha spiegato di esser tornato per cinque mesi nel suo Paese di origine per visitare i genitori.

ARRESTI - Nel frattempo in una casa del quartiere di North Nazimabad, a Karachi, le autorità pachistane hanno arrestato due persone collegate al terrorista: in manette sono finiti infatti il suocero Iftikhar Mian e un amico, Tausef. Secondo la ricostruzione fornita dal giornale pachistano Dawn, Shahzad è il secondo figlio di un ufficiale dell'aeronautica, Baharul Haq, andato in pensione all'inizio degli Anni Novanta. In seguito, l'uomo si è trasferito a Karachi nel 2009 con la famiglia dopo aver trovato un lavoro come funzionario dell'Authority per l'aviazione civile (Civil Aviation Authority). L'altro figlio, che è ingegnere, vive in Canada. Il padre ora vive in un sobborgo di Peshawar chiamato Hayatabad. La fonte non aggiunge altri dettagli sulla motivazione dei due arresti. Altre persone sospette sono state fermate in diverse parti della provincia del Punjab, in particolare a Lahore e a Rawalpindi. Sempre secondo il Dawn, la famiglia di Shahzad è originaria del distretto di Nowshera, nella provincia di frontiera nord occidentale a maggioranza pashtun. Il suo villaggio di chiama Mohib Banda. «La sua famiglia ha un'ottima reputazione. Nessuno qui crede che Shahzad sia un terrorista», ha raccontato un residente ai giornalisti. La famiglia possiede dei terreni e immobili, ma non vive più nel villaggio.

FAISAL - Emergono intanto nuovi particolari sull'arresto di Shahzad: secondo quanto riferito dalla Emirates Airlines, l'autore del fallito attentato di Times Square aveva acquistato un biglietto di sola andata per Islamabad. Nel giorno in cui intendevano arrestarlo, le autorità federali americane persero però inizialmente le tracce del trentenne. Shahzad era sotto sorveglianza fin dalle prime ore del pomeriggio di lunedì nella sua casa del Connecticut, ma era riuscito a scappare dopo aver appreso dalle tv che le indagini sull'autobomba portavano a un americano di origine pakistana. L'uomo era riuscito a eludere la vigilanza e a imbarcarsi su un volo per Dubai. È stato arrestato all'ultimo momento dopo che il suo nome è comparso su una lista di non volo.

Redazione online
05 maggio 2010


Le «balle spaziali» di Giacobbo

Corriere della Sera
L’ultima puntata di «Voyager» e la favola sulla morte di Paul McCartney



Contane un’altra, Bob. Roberto Giacobbo ci delizia con le sue «balle spaziali». L’ultima puntata di «Voyager» era dedicata a una leggenda metropolitana vecchia di quasi cinquant’anni: la fola sulla morte di Paul McCartney (talvolta citata come PID, Paul Is Dead), è una delle prime e più note teorie del complotto sul mondo del rock (Raidue, lunedì, ore 21,10). La storia inizia a circolare nel 1969; la tesi era che Paul fosse deceduto nel 1966 in un incidente stradale (nello schianto sarebbe rimasto decapitato), e fosse stato sostituito da un sosia, da un doppio. La leggenda, che ovviamente non è stata mai provata, troverebbe le sue conferme proprio in alcuni messaggi in codice disseminati dai Fab Four per alimentare la chiacchiera, da copertine allusive come quelle di «Abbey Road» e di «Sgt. Pepper» a messaggi incisi al contrario nei dischi. Internet è zeppo di siti che raccontano nei minimi dettagli, con prove spacciate per inoppugnabili, la morte di Paul; ma questa è solo la prova lampante che il Web è anche pieno di panzane e che se un maniaco ha la possibilità di esprimersi, si esprime da maniaco. Giacobbo sa come camminare sull’orlo del burrone. Spara la balla ma la avvolge con mille cautele: «teoria apparentemente incredibile», «forse solo una leggenda metropolitana », «qualcosa non torna».

Per creare l’effetto veridittivo, Giacobbo è andato in Inghilterra, sui luoghi del presunto incidente e si è appoggiato a una recente inchiesta della versione italiana di «Wired» (per «cambiare il mondo» «Wired» si occupa di queste cose?). William Campbell, questo sarebbe il nome del Paul Mc Cartney che conosciamo dal 1966 a oggi, dovrebbe avere due doti uniche e inconfutabili: assomigliare come una goccia d’acqua al bassista dei Beatles (e fin qui ci siamo, pur fra mille difficoltà) ma, soprattutto, essere bravo come Paul dal punto di vista musicale e scrivere canzoni come Penny Lane, Hey Jude, Let it Be. Finora l’unico doppio dei Beatles è il «Doppio Bianco».

Aldo Grasso
05 maggio 2010



Laziogate, condannato Storace: un anno e 6 mesi, «sentenza politica»

Corriere della Sera

L'ex presidente della Regione riconosciuto colpevole per lo scandalo dell'intrusione nei computer dell'anagrafe

ROMA

Con otto condanne e un'assoluzione si è concluso il processo nel cosiddetto «Laziogate». La vicenda giudiziaria è quella relativa al presunto accesso, avvenuto nel marzo del 2005, tramite i computer di Laziomatica, al sistema informatizzato dell'anagrafe capitolina per boicottare - nella competizione elettorale regionale del Lazio -, tramite la sottoscrizione di firme false, la lista Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini. Tra i condannati anche l'ex presidente della Regione Francesco Storace cui è stata inflitta una pena di un anno e sei mesi di reclusione. Unico assolto l'allora impiegato di Laziomatica Daniele Caliciotti.
«È stata emessa una sentenza politica, come purtroppo temevamo che avvenisse - ha commentato l'avvocato Giosuè Bruno Naso, legale del leader de La Destra -. Dopo tre anni e 43 udienze si finisce così. È stato un processo politico quindi è arrivata una sentenza politica. Adesso leggeremo le motivazioni e faremo appello». Storace, presente in aula, si è allontanato dopo la sentenza: «Complimenti, questa è la giustizia italiana», avrebbe commentato.

PISO E ACCAME - Condannato anche l'allora vicepresidente del consiglio comunale Vincenzo Piso, ad otto mesi di reclusione, nei cui confronti invece il pm Francesco Ciardi aveva chiesto l'assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste». Queste le altre condanne inflitte dal giudice monocratico Maria Bonaventura: due anni per l'allora portavoce di Storace, Nicolò Accame; un anno l'ex direttore tecnico di Laziomatica (oggi Lait spa) Mirko Maceri; un anno per l'investigatore privato Pierpaolo Pasqua; 8 mesi per Tiziana Perreca, persona vicina all'entourage di Storace; un anno Nicola Santoro, anche lui dello staff dell'ex governatore; un anno per l'avvocato Romolo Reboa. Pena sospesa per tutti e concesse le attenuanti generiche.

RISARCIMENTI - Maceri, Reboa, Storace, Accame e Santoro sono stati condannati a risarcire la Lait (all'epoca dei fatti Laziomatica) in sede civile. Condannati Accame e Pasqua a risarcire, sempre in sede civile, Alternativa sociale.
I reati contestati agli imputati, a seconda delle singole posizioni processuali, erano: accesso abusivo a sistema informatico, violazione della legge sulla privacy, favoreggiamento, falso, interferenza illecita nella vita privata altrui. Nell'ambito di questa stessa vicenda, nel marzo 2007, davanti al gup patteggiarono la pena rispettivamente a tre mesi di reclusione, convertiti in una multa pari a 3.420 euro il collaboratore dell'ex governatore Dario Pettinelli, e a dieci mesi di reclusione l'investigatore privato Gaspare Gallo. In sede di udienza preliminare fu invece prosciolto dalle accuse Fabio Sabbatani Schiuma.

OSTACOLARE LA MUSSOLINI - Secondo la ricostruzione dell'accusa in occasione delle elezioni regionali del 2005 sarebbe stata posta in essere una serie di atti illeciti per ostacolare la lista capeggiata dalla Mussolini. Ciò sarebbe stato compiuto con un accesso abusivo nel sistema informatico dell'anagrafe capitolina, acquisendo dati personali relativi a persone residenti nel comune di Roma al fine di verificare i nominativi dei sottoscrittori della lista «Alternativa Sociale con Alessandra Mussolini» (As), per poi chiedere l'esclusione della stessa lista dalla competizione elettorale all'ufficio elettorale centrale regionale.
L'accesso abusivo, avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 marzo 2005, sarebbe stato materialmente possibile grazie all'intervento di Maceri e Caliciotti che avrebbero fornito le «credenziali» necessarie per accedere al database di Laziomatica. (fonte Omniroma)


05 maggio 2010



Scajola: «La casa? Un buon prezzo»

Il Secolo xix

«Io ho pregi e difetti, il difetto è che voglio correre troppo e seguo poco le cose che mi riguardano.
La vicenda della casa l’ho seguita con troppa superficialità, questa è la mia colpa, ma la sola che ho commesso».
Si difende così l’ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nel corso di un’intervista rilasciata a Bruno Vespa per `Porta a porta´.



Video

Scajola ha parlato del prezzo della casa di fronte al Colosseo: 610 mila euro. «Un buon prezzo, forse eccessivamente un buon prezzo. Per me è stata la prima casa che ho comprato e mi è sembrato comunque un prezzo importante. Ho fatto uno sforzo».

Secondo Scajola, infatti, si tratta di un’abitazione «un po’ buia e non di un attico ma di un mezzanino». Inoltre l’ex titolare del ministero di via Veneto ha affermato: «se i 600 mila euro del mio mutuo possono sembrare eccessivamente bassi, e secondo quotazioni che sto facendo fare effettivamente è un buon affare, i 900 mila euro in più sarebbero fuori dai margini del mercato».

Riguardo al futuro dell’abitazione, Scajola ha detto che la venderà, aggiungendo che si riprenderà «solo la parte dei soldi che ho speso».

«Non sapevo che Zampolini lavorasse per Anemone», ha aggiunto l’ex ministro dello Sviluppo economico. Scajola ha spiegato come «quando cercavo casa avevo contattato diverse agenzie, ma mi ritrovai una sera in una cena conviviale dove c’era anche l’ingegnere Balducci che volle gentilmente offrirsi per verificare» la presenza di possibili abitazioni sul mercato.

L’ex ministro ha spiegato: «ritengo che sia stato Balducci a rivolgersi a questo architetto (Angelo Zampolini, ndr) perché potesse farmi vedere alcune abitazioni. Me ne furono presentate due o tre». Inoltre, precisa Scajola, «mi pare di essere stato in queste due abitazioni con l’ingegnere Balducci, forse solo in un’occasione c’era anche Zampolini. Neanche me lo ricordo. Se lo incontrassi per strada non lo saluterei perché non l’ho presente».

Sul caso è intervenuto a tarda sera il premier Berlusconi intenzionato, almeno per il momento, a mantenere l’interim dello Sviluppo Economico dopo le dimissioni di Claudio Scajola che lo stesso premier giudica un passo inevitabile vista la situazione venutasi a creare.

Il presidente del Consiglio è tornato sull’argomento nel corso di una cena con una ventina di senatori tenutasi a Palazzo Grazioli. Berlusconi ha spiegato di voler tenere l’interim in attesa che si trovi un sostituto a Scajola. Il Cavaliere, sempre secondo quanto riferito, non avrebbe fatto menzione dell’ipotesi di uno spacchettamento del dicastero pur sottolineando l’importanza del nucleare, tema di competenza del ministero dello Sviluppo Economico. È un argomento molto importante, ha sottolineato, che deve essere spiegato in modo molto accurato ai cittadini. Nessun accenno ai possibili successori del ministro dimissionario ma solo l’intenzione di voler attendere prima di scegliere un nuovo ministro



C’è un piano per far cadere il governo

di Adalberto Signore

Berlusconi preoccupato per il nuovo «accerchiamento» giudiziario: presto altri tre ministri potrebbero finire nel ciclone

La minaccia di chi trama nell’ombra per abbattere il bipolarismo: Casini e Rutelli. Sospetti anche su Pisanu e Fini


Roma - Pubblicamente Berlusconi preferisce non toccare l’argomento, se non con un comunicato stampa di Palazzo Chigi in cui esprime la sua solidarietà a Scajola. In privato, però, nelle decine d’incontri della giornata, non nasconde la sua «preoccupazione» per quello che non esita a definire «un accerchiamento». Ed è questa la ragione per cui il Cavaliere era inizialmente deciso a fare di tutto pur di difendere il ministro dello Sviluppo economico, perché le dimissioni - peraltro in assenza di un avviso di garanzia - costituiscono di fatto un precedente pericoloso. Una breccia su cui potrebbero puntare le prossime inchieste giudiziarie - il filone è sempre quello dei Grandi eventi - che a Palazzo Grazioli sono date per scontate, tanto che già girano i nomi dei quattro «fortunati» - due sono ministri - che a breve dovrebbero finire nell’occhio del ciclone.

È per questo che il premier ha retto fino a lunedì sera nonostante il timore che nella vicenda qualche leggerezza sia stata effettivamente commessa e molte perplessità su come Scajola ha gestito la sua difesa sui media. Perché il precedente rischia di accelerare ancora di più l’azione di «quella magistratura politicizzata» che «non riuscendo a colpire me» ora «punta a chi mi sta vicino». Berlusconi lo dice chiaro incontrando un gruppo di europarlamentari: «Stanno facendo di tutto per far cadere il governo». E il Cavaliere non ce l’ha solo con le procure, ma pure contro chi da tempo si sta organizzando sottotraccia per «abbattere il bipolarismo».

Nomi non ne fa, ma basta sfogliare Il Mattinale di ieri - una sorta di rassegna stampa ragionata preparata tutti i giorni a Palazzo Grazioli e destinata alla scrivania del premier - per farsi un’idea. «Da ieri Casini, Rutelli e altri compagni di strada che proverrebbero dai piani intermedi del Pdl hanno lanciato l’idea di un nuovo partito “dell’unità nazionale” da varare entro l’anno». E della «nuova compagine» potrebbero far parte «l’attuale numero uno di Montecitorio» (Fini) e «quell’ex ministro dell’Interno che oggi, grazie a Berlusconi, presiede l’Antimafia» (Pisanu). Tutti personaggi che «tramano nell’ombra» e portano avanti una «massiccia campagna per disgregare il Pdl».
Ed è proprio questa la sensazione di Berlusconi, il timore di una «manovra a tenaglia»: da una parte lo tsunami giudiziario che andrà avanti e che minaccia di avere una portata inferiore solo a Mani pulite, dall’altra le manovre di chi aspetta solo un passo falso del governo. Per questo su Scajola era intenzionato a non cedere e si è deciso solo dopo che i suoi legali continuavano a definire la situazione del ministro «complessa» e annunciavano altre indagini a suo carico.

E chissà se è un caso il fatto che proprio ieri, durante il direttivo del gruppo Pdl della Camera, il finiano Bocchino abbia pronunciato una frase sibillina: «Non si possono portare le fibrillazioni del partito dentro il gruppo parlamentare, altrimenti si rischia che cada il governo...». D’altra parte, già qualche giorno fa, appena consumata la vicenda delle sue dimissioni da vicepresidente vicario, Bocchino era stato chiaro: «Da ora in poi ci dovranno convincere voto su voto». E un primo banco di prova è atteso già oggi pomeriggio quando la Camera sarà chiamata a votare la fiducia sul dl incentivi. Con Berlusconi che ancora non sembra aver del tutto accantonato l’ipotesi delle elezioni anticipate.



La figlia d’arte che spacciava droga in taxi

di Redazione

Anche il mondo politico ligure reagisce alla dimissioni di Claudio Scajola che ieri mattina ha rassegnato le dimissioni da Ministro delle Attività Produttive. Il presidente della Regione Claudio Burlando ha parlato di «gesto di responsabilità praticamente obbligato», commentando: «Il problema del riproporsi all’opinione pubblica di vicende che minano così fortemente la credibilità di chi ha responsabilità pubbliche anche molto alte, è alla base della disaffezione per la politica e del sempre maggiore distacco dei cittadini al voto». Sulla stessa linea il sindaco di Genova Marta Vincenzi rammaricata per quanto accaduto ma altrettanto dura: «Io che sono un’oppositrice politica dell’idea di sviluppo ma anche di Paese che spesso Scajola ha espresso - ha detto Vincenzi - auspico un Paese nel quale destra e sinistra si contrappongano sui contenuti e non debbano ogni volta fare i conti con una classe politica che cade su questioni che non c’entrano con scelte di sviluppo».

Il coordinatore regionale del Popolo della Libertà Michele Scandroglio ha espresso «piena solidarietà al Ministro che ha dimostrato con questo gesto coraggioso la sua coerenza verso l’agire politico».
Solidarietà e vicinanza all’esponente del Pdl è arrivata anche dai consiglieri regionali del partito: «Siamo uniti al suo fianco in un momento di grande sofferenza. Riconfermiamo tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra vicinanza». E, a proposito di consiglieri regionali anche il nipote del ministro uscente, Marco Scajola, ha commentato la vicenda che coinvolge lo zio: «Sono molto addolorato perché sono convinto che mio zio abbia subito una grave ingiustizia. Presto uscirà la verità. Non voglio dire altro se non che Claudio Scajola è una persona seria, per bene e con un grande cuore». Messaggi di stima anche dal partito nell’imperiese e dal coordinatore vicario della Provincia di Genova Gian Nicola Amoretti. Ad esultare, invece, per le dimissioni di Scajola è il coordinamento ligure di Forza Nuova che in una nota «esprime soddisfazione per le dimissioni che risulteranno come un duro colpo alla casta politica ed economica». Riflessioni su come cambierà lo scenario politico ligure arrivano dal segretario regionale Pd Lorenzo Basso: «Si chiude in Liguria un’era politica, che ha visto nel Ministro, nel bene e nel male, un protagonista di rilievo nella nostra regione e in particolare nel Ponente ligure». Per Roberto Levaggi (Pdl) «ora la Liguria rischia un isolamento preoccupante».

E sulla sua casa D’Alema in tv perde la testa

di Gabriele Villa

A Ballarò l'ex premier fa il moralista su Scajola, il condirettore del Giornale Sallusti gli ricorda quando fu pizzicato in Affittopoli.

E lui esplode in diretta: "Mascalzone, vada a farsi fottere"





«Vada a farsi fottere lei è un bugiardo e un mascalzone». Il Massimo del Pd non è poi la persona così tranquilla e pacata che vuol fare intendere. Basta parlargli di case. Basta ricordargli che lui non si poneva troppe domande, quando abitava la casa di un ente previdenziale, quando pagava una affitto irrisorio, magari inferiore di un terzo di quello pagato, con mille sacrifici, da un operaio del suo partito. Glielo ha ricordato o almeno ha civilmente cercato di farlo ieri sera a Ballarò il condirettore del Giornale, Alessandro Sallusti. Ma lui D’Alema non ha gradito. Ha perso subito le staffe appena Sallusti gli ha ricordato la famosa inchiesta Affittopoli, avviata a suo tempo dal nostro quotidiano guidato, allora come oggi, da Feltri. Si è messo a sbraitare, ha dato del «venduto» al nostro condirettore, è salito di tono con la voce per tentare, invano, di sovrastarlo. Di cancellare il contraddittorio. Ma soprattutto, per cercare, altrettanto vanamente, di cancellare dalla memoria degli italiani quel suo strano contratto d’affitto a prezzi stracciati.

«Io capisco che la pagano per venire qui a fare il difensore d’ufficio del governo» ha tuonato ostentando indignazione. Per poi imballarsi con la voce e con le idee, appena Sallusti gli ha ricordato che, sempre per parlare di case e di contratti che era poi il tema principale della puntata di ieri, «le dimissioni del ministro Scaiola in verità le ha chieste il Giornale e non il Pd». Macchè. Oramai il velista d’antan è come frastornato da una bella scuffiata e sta andando controvento, senza nemmeno rendersi conto di ciò che dice delle parole velenose e assurde che gli escono dalla bocca. «Le manderanno qualche signorina per ringraziarla del suo lavoro» dice a Sallusti e aggiunge «lei è un bugiardo un provocatore. «Le signorine le usano i suoi amici in Puglia per corrompere» ribatte il condirettore del Giornale.

Nel crescente battibecco, con le voci dei due protagonisti che si accavallavano, D’Alema ha proseguito: «Quando uscì la questione che i politici non potevano restare, e io non pagavo con i soldi che mi dava uno speculatore amico mio, io la lasciai. Io ebbi gratuitamente la sensibilità di lasciare la casa». Sallusti ha però rintuzzato: «Anche Scajola ha lasciato il suo posto senza essere indagato». A questo punto D’Alema ha ulteriormente alzato il tono della voce: «Lei si guadagna lo stipendio dicendo mascalzonate». A questo punto, vista l’impossibilità di ricondurre alla ragione il D’Alema imbufalito e sorpreso egli stesso da una simile reazione Giovanni Floris ha sfumato l’audio dei loro microfoni e ha mandato in onda un servizio.

Il Massimo dello Sguaiato, così ha finalmente dovuto arrendersi all’evidenza di una figuraccia inqualificabile. Come l’ultimo dei tronisti. Come il naufrago inviperito di un’improbabile isola dei famosi della politica. Davvero una pessima performance per il tanto compassato velista abituato a navigare affrontando ben altre tempeste.
E meno male che D'Alema era partito pacato rassicurando il pubblico in apertura di trasmissione. «Non siamo qui a celebrare processi» dichiara in apertura del «processo» televisivo a Scajola, ministro dimissionario, nell’aula di Ballarò, giudice unico Giovanni Floris. Anche se poi, preconizzando eventi nefasti aveva avvertito: «Dobbiamo stare attenti perché la politica ha subìto un collasso agli inizi degli anni ’90, perché era diventata un intreccio con gli affari e qui si ravvedono gli stessi sintomi». Avrebbe dovuto fermarsi qui D’Alema. Tanto più che aveva trovato un insolito alleato in Fabio Granata nella serata d’ordinaria polemica.

Sorprendente davvero l'autorevole esponente del Pdl, che, per inciso, meglio ricordarlo, è anche l’uomo di fiducia di Gianfranco Fini. Sorprendente al punto da dichiarare, a conclusione di un ragionamento teso a dimostrare che la questione morale, che sta coinvolgendo la politica è «trasversale» e come tale va affrontata al più presto, si affretta anche a esprimere la sua sentenza di condanna in una battuta: «Scajola non mi ha convinto».

Naturalmente da Scajola a Berlusconi il passo anche ieri sera è stato inevitabilmente breve e l’opportunità talmente intrigante da non venir presa al volo da alcuni degli ospiti in studio. E'stata ancora D'Alema ad approfittarne : «i processi sono mediatici perchè la giustizia non è in grado di celebrare i processi, magari i processi a Berlusconi». Originale, no?





La giornata nazionale contro la pedofilia «Alto il numero di casi non denunciati»

Corriere della Sera

Telefono Azzurro: gli abusi sessuali sui minori sono il 4% di tutti i maltrattamenti sui bambini

ROMA — Sono il 4 per cento di tutti i maltrattamenti sui bambini gli abusi sessuali a minori. Nella giornata nazionale contro la pedofilia che si celebra oggi, Telefono Azzurro diffonde un dossier che prende in esame tutti i contatti e le richieste di aiuto ricevute dal gennaio 2008 al marzo 2010. Non sono pochi. Quel 4 per cento è solo la percentuale «contata» dagli operatori di Telefono Azzurro, «in realtà — spiega il presidente Ernesto Caffo — sono migliaia i casi di abuso sessuale grave e decine di migliaia i casi meno gravi».

DEGRADO E NON SOLO - L’infanzia abusata in Italia non è un’infanzia emarginata e degradata. «Fino a qualche tempo fa si pensava che queste cose accadessero in ambienti sociali degradati — continua Caffo —. Non è così, adesso sappiamo che gli abusi sessuali avvengono in ogni contesto sociale e che i carnefici spesso sono persone perfettamente integrate, quindi difficili da riconoscere». Sei bambini su dieci tra quelli che hanno subìto abusi sessuali non hanno ancora compiuto i 12 anni. «Questo dato deve far riflettere, i bambini così piccoli sono quelli che hanno minori difese, che non hanno protezione e che spesso non aprono bocca perché si sentono in colpa. Bisogna agire su due fronti: quello dell’osservatorio per monitorare quanto più possibile, e poi quello degli strumenti di prevenzione. Inoltre, il bambino violato ha bisogno di sostegno, deve comprendere che non è colpevole, deve prendere coscienza che è lui la vittima».

CONOSCENTI - Nella maggior parte dei casi, si legge ancora nel dossier, consultabile sul sito Azzurro.it, gli abusi sessuali sono commessi da persone di famiglia, genitori, nonni, parenti, ma anche in ordine decrescente conviventi, amici di famiglia, insegnanti, educatori. C’è anche un 1,6 per cento che riguarda figure religiose. Gli estranei, quelli che non si conoscono e che carpiscono la fiducia del bambino o del ragazzo, sono l’11 per cento. «La pedofilia è un fenomeno che la società tende a rimuovere e in Italia il numero di casi non denunciati è molto alto — dice ancora Ernesto Caffo —. Mancano un sistematico monitoraggio e una reale condivisione di dati tra istituzioni e associazioni». In linea con i numeri disponibili a livello internazionale, il dossier di Telefono Azzurro rileva che sono soprattutto le bambine e le adolescenti le principali vittime di abusi sessuali, si tratta del 66 per cento dei casi. Tuttavia una segnalazione su tre riguarda minorenni maschi, sono oltre il 33 per cento, a conferma che anche bambini e adolescenti maschi sono significativamente coinvolti in atti di abuso sessuale, soprattutto se di età inferiore agli 11 anni.

Mariolina Iossa
04 maggio 2010(ultima modifica: 05 maggio 2010)



E morto Carlo Lorenzo Cazzullo

Corriere della Sera 




Grande innovatore nel suo campo, fondò l'Istituto di Psichiatria dell'Università di Milano

MILANO 



È morto a Milano il professor Carlo Lorenzo Cazzullo, considerato il padre della psichiatria milanese e uno dei più grandi psichiatri italiani. Era nato a Gallarate, in provincia di Varese , il 30 gennaio del 1915. Ha speso gran parte della sua vita professionale all'Istituto Neurologico Carlo Besta, di Milano.

LA CARRIERA - Nel 1959 fu chiamato come Professore Ordinario a dirigere la prima Cattedra Italiana di Psichiatria. Dal 1945 al 1950 fu Sovraintendente Sanitario della Pontificia Commissione di Assistenza agli aiuti agli ex-deportati. Durante la guerra partecipò attivamente alla guerra partigiana. Vincitore di una Borsa di Studio americana dell'Institute for International Education, fu tra i primi italiani a varcare l'oceano nel 1946 come ricercatore nel suo campo, accolto prima all'Istituto Rockfeller di cui divenne Investigator, e dove svolse studi di elettrofisiologia con R. Lorente de Nò e il premio Nobel Herbert Gasser e quindi con il Professor A. Ferraro e il Direttore Professor Milan Lewis allo Psychiatric Institute della Columbia University ove è annoverato tra i Fellows più prestigiosi. Nel 1977 gli fu offerto di dirigere il Dipartimento di Psichiatria della John Hopkins University di Baltimora Dal 1966 è stato membro del Consiglio della Associazione Mondiale di Psichiatria (W.P.A.), e del Comitato Esecutivo dal 1989 al 1993, Presidente della Task Force per i rapporti Internazionali (1984) e della Sezione di Psiconeurobiologia fondata nel 1989, della Sezione di Psicooncologia e Family Research and Assistence. «Esperto» dell'Organizzazione Mondiale della sanità (WHO) e della CEE per le nuove trasformazioni della Psichiatria, ha realizzato in rapporto privilegiato con la Cina Popolare dopo la missione ufficiale (Ministero Esteri) effettuata nel 1976.

IL POLICLINICO - Su questi rapporti nazionali ed internazionali ha costruito l'Istituto di Psichiatria dell'Università di Milano che consta del Centro di Riabilitazione di Affori e del Padiglione di Psichiatria del Policlinico realizzato in un Ospedale Generale 15 anni prima della legge di riforma, la 180. L'Istituto è stato fondamentale per la psichiatria scientifica in Italia e ha diffuso una metodologia di ricerca secondo i modelli internazionali. Ha generato due indirizzi, l'uno di sperimentazione e di ricerca e l'altro di diffusione della informazione e della formazione scientifico-professionale, sulla base di integrazione biologico-psicologica.

Redazione online
04 maggio 2010