martedì 4 maggio 2010

Prosperini patteggia la pena «In silenzio, senza ammissioni»

Corriere della Sera

le accuse: corruzione, turbativa d'asta e truffa

Tre anni e 5 mesi per l'ex assessore che a marzo ha tentato il suicidio: «Mi dedicherò al volontariato»


MILANO

«È un patteggiamento silenzioso, senza ammissioni». Lo ha affermato l'ex assessore regionale lombardo Pier Gianni Prosperini prima di entrare nell'ufficio del giudice di Milano, Gloria Gambitta, che ha ratificato l'accordo di patteggiamento raggiunto dal politico con la procura di Milano, in relazione al giro di tangenti sulla promozione televisiva del turismo che lo ha visto coinvolto, con le accuse di corruzione, turbativa d'asta e truffa. Prosperini ha patteggiato una pena di 3 anni e 5 mesi di reclusione. «Come stiamo? Stiamo bene», ha detto ai cronisti l'ex assessore, che il 25 marzo scorso ha tentato il suicidio mentre si trovava a casa agli arresti domiciliari. «Siamo un po' esterrefatti e toccati - ha proseguito -, colpiti e offesi, così siamo».

IN DIALETTO - Rispondendo a una domanda dei cronisti sugli altri stralci di indagine aperti, tra cui uno che lo vede indagato per corruzione internazionale, Prosperini ha risposto: «Tutti i giorni ce n'è una nuova», pronunciando la frase in dialetto lombardo, come suo solito. Riguardo il suo coinvolgimento in una vicenda di traffico d'armi verso l'Iran (il politico al momento non è indagato), l'ex assessore ha detto: «Una nazione estera, con il permesso dei ministeri esteri e della polizia, è andata dalla Beretta e ha preso 50 fucili». Richiamato dai suoi avvocati per l’inizio dell’udienza, alla domanda dei cronisti su come stia vivendo questo periodo, Prosperini ha risposto: «Pregando».

«FARO' VOLONTARIATO» - «Da ora in poi mi dedicherò al volontariato per i meno fortunati, i disabili e per chi ha difficoltà motorie, attraverso l'ippoterapia in cui credo molto», ha poi aggiunto l'ex assessore, all'uscita. E la politica? «Per un po' niente politica», ha ribadito l'ex assessore, aggiungendo che il suo non è un «no» definitivo alla politica, ma che «sarà difficile tornare» in questo campo. D'ora in avanti, però, ha aggiunto Prosperini, la sua «sarà una vita di lavoro e di dedizione per i meno fortunati». In particolare, si dedicherà all'ippoterapia, mettendo in campo le sue conoscenze «tecniche, equestri e di medico». Comincia ora, ha ribadito, «una nuova vita».

SOCCORSO A UNA DONNA SVENUTA - L'occasione di rendersi utile si è presentata subito: Prosperini, mentre si preparava a lasciare il Palazzo di Giustizia dopo aver salutato i giornalisti, si è imbattuto in una donna che si era sentita poco bene nei corridoi del primo piano. Prosperini, con la sua esperienza di medico, ha notato la donna svenuta e si è fermato a prestarle soccorso, facendola distendere e sollevandole le gambe. Un episodio in linea con le dichiarazioni rese poco prima.

Redazione online
04 maggio 2010



Fa stalking al capo che l’ha licenziato Il giudice gli ordina di non avvicinarsi

Corriere della Sera

Il dipendente si era opposto a una riorganizzazione ed era stato messo in cassa integrazione

MILANO

Perseguitato da chi aveva messo in cassa integrazione. Minacciato, lui e la sua famiglia, da uno dei lavoratori coinvolti dalla cessione di un ramo d’azienda nel quadro di una pesante ristrutturazione societaria. E ora, per proteggere il dirigente e sua moglie da questo «stalking», il Tribunale di Milano ordina al lavoratore licenziato di non avvicinarsi più all’ufficio del manager, di stare lontano da casa sua, di andar via dai luoghi frequentati nel tempo libero dai suoi familiari: per la prima volta in Italia, una ordinanza di «divieto di avvicinamento» viene così adottata da un giudice per un caso di «stalking» non tra persone in passato legate sentimentalmente, o nel contesto privato di attriti personali, o al limite (come già avvenuto) alla conclusione del rapporto tra badante e assistita o nelle liti di condominio tra vicini di casa, ma in azienda. Sul posto di lavoro. Tra dirigente e lavoratore. Nel marasma di una ristrutturazione aziendale.

L’indagato in questione, infatti, è un informatore scientifico che, quando lavorava per la Pharmacia Italia spa (poi incorporata in Pfizer spa), si era opposto, sia in sede sindacale sia con un contenzioso giudiziario che l’aveva visto soccombere, alla cessione del ramo d’azienda alla Marcecspharma Service srl, la quale nel 2008 aveva poi messo in cassa integrazione straordinaria 450 lavoratori tra cui lui.

È qui che si accende la miccia della sua rabbia verso i vertici dell’azienda e in particolare verso il ragioniere che, in quanto rappresentante della società nelle cause in tribunale e nelle procedure davanti alla Direzione Provinciali del Lavoro, egli identifica come il maggior responsabile delle scelte della società e, dunque, delle proprie sventure.

Nell’aprile 2008 comincia a bombardare l’azienda con telefonate e con mail ai colleghi, tipo quella nella quale l’8 aprile profetizza che per il dirigente «arriverà il momento di pentirsi amaramente di ciò che ha fatto». L’azienda, anche in considerazione delle non buone condizioni di salute dell’uomo, gli offre una transazione che contempla alcuni benefici economici e un possibile reintegro nel posto di lavoro, ma l’informatore scientifico viola la clausola di riservatezza e così l’azienda revoca l’offerta e gli muove una formale contestazione disciplinare.

L’uomo reagisce chiedendo di parlare con il ragioniere e minacciando, altrimenti, in alcuni momenti di ammazzarlo e in altri invece di uccidersi (e in effetti scavalca un parapetto). L’azienda si spaventa e ingaggia guardie giurate all’ingresso. Ma il lavoratore non si ferma. Telefona in società e sibila che «il ragioniere è stato fortunato a non essere in ufficio l’altro giorno». Licenziato, torna a bersagliare il centralino con la richiesta di incontrare il ragioniere, altrimenti «ci sarebbe scappato il morto»: minaccia che spaventa così tanto il dirigente da indurlo non soltanto a sporgere denuncia ma anche a barricarsi in casa per tutto il fine settimana. Ma il lavoratore comincia a telefonare anche a casa del dirigente, dove la moglie, esasperata e terrorizzata, a un certo punto si vede costretta a isolarsi e a staccare il telefono.

È a questo punto dell’escalation che il giudice Nicola Clivio, su richiesta del pm Isidoro Palma e impulso dell’avvocato di parte civile del manager, Daniela Insalaco, ritiene di dover arginare «le condotte aggressive» dell’indagato, che hanno «preso spunto da una vicenda civilistica» ma che ora «ne rappresentano uno sviluppo del tutto autonomo che trascende lo scopo di tutela dei diritti nascenti dal rapporto di lavoro per assumere una finalità persecutoria nei confronti del ragioniere e della sua famiglia». E ordina al licenziato di non avvicinarsi all’ufficio e alla casa del manager e della sua famiglia, nonché ai loro luoghi del tempo libero. Se lo farà, scatterà «la custodia in carcere».

Luigi Ferrarella
04 maggio 2010


Si riapre il caso della piccola Ottavia De Luise, trovati dei reperti in un pozzo

Corriere della Sera

Svolta nelle indagini della bimba scomparsa a 12 anni nel 1975 a Montemurro (Potenza)



MILANO - Dopo il caso di Elisa Claps, un nuovo «cold case» verificatosi sempre in Basilicata, sale alla ribalta delle cronache. Portando a nuovi, clamorosi, sviluppi. I vigili del fuoco, in collaborazione con gli agenti della polizia scientifica, hanno ritrovato lunedì dei «reperti» all'interno di un pozzo-cisterna a Montemurro (Potenza), nell'ambito delle indagini sulla scomparsa di Ottavia De Luise, il 12 maggio 1975, quando la bambina aveva 12 anni: il ritrovamento è stato annunciato nel corso della trasmissione di Raitre di lunedì scorso «Chi l'ha visto?», che aveva «riaperto» il caso nelle puntate precedenti.

IL RITROVAMENTO - Il pozzo-cisterna si trova all'esterno di una masseria ed è stato svuotato: all'interno oggetti e «reperti», consegnati poi a un medico legale che dovrà analizzarli, come ha confermato all'Ansa la dirigente della squadra mobile di Potenza, Barbara Strappato. Le indagini sono cominciate con i rilievi planimetrici e la perlustrazione dei luoghi in cui Ottavia fu vista per l'ultima volta. Secondo la ricostruzione di «Chi l'ha visto?» il pozzo-cisterna, a pochi metri dal centro abitato, si trova in una delle zone indicate in alcune lettere anonime inviate alla famiglia De Luise, in cui si spiegava che la bambina «era stata violentata, uccisa, e poi nascosta».

LE INDAGINI - Dopo la scomparsa della De Luise, nel 1975, i primi rilievi furono effettuati dall'unico carabiniere in servizio all'epoca nel paese. Alcune settimane dopo furono inviati a Montemurro dei poliziotti con i cani. Il caso fu successivamente archiviato, per essere poi riportato alla ribalta da articoli di stampa e da «Chi l'ha visto?», nell'ambito dei servizi sull'omicidio di Elisa Claps. Nel corso degli ultimi anni ci sono state alcune lettere anonime che ipotizzano la pista del delitto ad opera di ignoti pedofili. Nel paese del resto c'è chi conosce la verità, dato che nelle lettere si afferma che la ragazza è stata violentata e uccisa. Nelle missive si dice anche che la bambina veniva abusata da anziani del paese in cambio di soldi. L'ultima persona a vedere viva la piccola Ottavia fu una signora che affermò di averla vista vicino alla parrocchia del Carmine, sulla strada per Armento, e che la piccola era diretta ad una masseria del luogo.

Redazione online
04 maggio 2010



Scomparso e poi ritrovato sindaco del Pavese: «Non mi ricordo nulla»

Corriere della Sera

Per una giornata non si sono avute più notizie di Bruno Tagliani, primo cittadino del Brallo

non ci sono state sue notizie per tutta la giornata di lunedì

Scomparso e poi ritrovato sindaco del Pavese: «Non mi ricordo nulla»


PAVIA - È stato ritrovato Bruno Tagliani, il sindaco del Brallo (Pavia), che era scomparso lunedì mattina. Tagliani, 52 anni, è stato ritrovato a Romagnese, sulle colline dell'Oltrepo. L'amministratore era solo e, ai soccorritori ha spiegato di non ricordare cosa gli sia accaduto. Lunedì era stato tracciato un suo telefonino nella zona di Ruino, proprio nell'Oltrepo collinare. Prima di sparire Tagliani era passato dal farmacista del paese per farsi consegnare due confezioni di Tavor, spiegando che servivano per suo padre: poi si è saputo che il padre di Tagliani era ricoverato in ospedale.

INCHIESTA SUL COMUNE - Nel pomeriggio di lunedì il sindaco avrebbe dovuto incontrare il suo avvocato per parlare di un'inchiesta che coinvolgerebbe l'Amministrazione comunale del Brallo.

Redazione online
03 maggio 2010(ultima modifica: 04 maggio 2010)

Busta con proiettili a Corona: «Non ho paura di niente»

Corriere della Sera

La minaccia probabilmente legata all'imminente apertura di un suo locale nella zona



PIACENZA - «Non ho paura e non mi sento minacciato. Sono un po' matto e non ho paura di niente». Così scherza il fotografo Fabrizio Corona che è stato sentito dalla Digos della Questura di Piacenza a proposito della busta contenente 2 proiettili calibro 38, indirizzata allo stesso Corona e a Pierpaolo Barbieri, suo socio a Piacenza nell'imminente realizzazione di una discoteca estiva alla periferia della città.

«NON HO PAURA» - «È la prima volta che mi capita una cosa del genere, ma non ho paura» ha ripetuto il fotografo, che aveva annunciato recentemente a Studio Aperto, l'apertura a breve di un locale notturno con la sua compagna e i soci della discoteca «Caprice Suite Club» di Piacenza. I proiettili sarebbero partiti dal Lazio e sarebbero stati intercettati dalla Polizia durante il viaggio. La missiva a quanto risulta conteneva anche un invito esplicito a non aprire locali a Piacenza: «Altrimenti - c'era scritto - questi proiettili saranno per voi».

FERRARI NERA - Corona è arrivato a Piacenza alle 16 a bordo di una Ferrari nera e si e subito diretto verso la questura. Solo un breve scambio con i giornalisti prima di entrare: «Sembra che mi vogliano uccidere», ha detto. All'uscita ha aggiunto di non sentirsi minacciato e precisato che la lettera con i proiettili non lo dissuaderà dall'intenzione di aprire a breve un locale a Piacenza che - a quanto risulta - dovrebbe chiamarsi «Villa Rodriguez», essere ospitato dalla discoteca Chikos (alla periferia Ovest della città) e costituire l'alternativa estiva al Caprice Suite Club di Piacenza di cui Corona è socio. Alla domanda se la sua compagna Belen Rodriguez non sia preoccupata dal messaggio minatorio, ha risposto: «Non glielo ho ancora detto».


03 maggio 2010



Youtube studia un metodo self service per fa pagare i video

Quotidianonet

Aspiranti registi e autori di filmati potranno presto assegnare una tariffa per la visione dei propri contenuti




Roma, 4 maggio 2010

Gli ingegneri di YouTube stanno lavorando a un metodo ‘’self-service’’ per consentire a chi realizza i video di caricare o fornire in streaming contenuti a pagamento, applicando una tariffa desiderata: lo ha anticipato Hunter Walk, product manager del sito di proprieta’ di Google, in un’intervista a MediaPost

La novità rappresenterebbe la prima opportunità per gli utenti di YouTube, creatori di contenuti, di far soldi con i video pubblicati con un metodo diverso da quello che fa leva sulla pubblicita’, di fatto chiedendo denaro agli ‘’spettatori’’ digitali.

Per ora non ci sono molti dettagli del programma: non è chiaro ad esempio se il sistema sarà aperto a tutti gli utenti o solo ai ‘’professionisti’’.

Al momento chi pubblica contenuti su YouTube ha a disposizione due modalita’ per guadagnare denaro: il Partner Program e l’Individual Video Partnership, entrambi basati sulla condivisione dei ricavi pubblicitari.



Omicidio Sanaa, rito abbreviato per il padre

Libero





El Ketaoui Dafani, il cuoco marocchino che il 15 settembre 2009 uccise la figlia Sanaa, condiderata "peccatrice" perché conviveva con un ragazzo italiano, sarà giudicato con rito abbreviato semplice. Lo ha deciso il Gup del tribunale di Pordenone, Patrizia Botteri dopo circa un’ora di camera di consiglio. La prima udienza è fissata al 14 giugno.

Il giudice ha inoltre accolto cinque delle sei richieste di costituzione di parte civile, presentate dal Ministero delle Pari Opportunità, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Provincia di Pordenone, dall’Acmid - Associazione delle donne marocchine, e dal fidanzato della vittima, Massimo De Biasio, presente all’udienza, e che fu ferito dall’uomo nel tentativo di difendere l’amata. Rigettata soltanto la costituzione avanzata dall’Adiconsum.

«Siamo molto soddisfatte del fatto che il giudice ci abbia accettato come parte civile», dichiara Souad Sbai, deputata del PdL e presidente di Acmid, perché «si tratta della prima volta che le donne di cultura arabo-musulmana riescono a costituirsi parte civile in un processo che coinvolge l’omicidio di una giovane colpevole di vivere in modo occidentale. Attendiamo ora con fiducia il lavoro della magistratura, convinte che verrà fatta giustizia». Presente anche la madre di Sanaa, Dafna, assieme alle due figlie più piccole, accompagnata dall’imam di Pordenone, Mohamed Ouadi.

04/05/2010



Così portavo i soldi al ministro"

Libero






Di Roberta Catania


Le sorelle Papa, Barbara e Beatrice, hanno riconosciuto le matrici degli ottanta assegni (quaranta ciascuna) incassati in occasione della vendita dell’immobile al primo piano di via Fagutale 2 al ministro Claudio Scajola.  Sentite il 23 marzo scorso dalla Guardia di finanza di Roma, le due donne giurano di avere percepito quei titoli «emessi il 6 luglio 2004 e che vengono esibiti in copia». Assegni che, come si capirà leggendo il verbale del testimone chiave, il tunisino rintracciato tramite una lettera anonima alla procura di Firenze, sono stati ricavati in seguito a una corsa contro il tempo per tramutare soldi contanti in titoli al portatore. Il 25 marzo il tuttofare di Angelo Balducci è convocato in procura e svela gli intrighi a cui ha preso parte. Giochi di potere, secondo il suo racconto, tra il re dei Lavori pubblici, l’imprenditore Diego Anemone, ministri e un prelato. 

Ecco la trascrizione integrale: «Sono arrivato in Italia nel 1989. Fino a 21 anni fa ho vissuto in Tunisia, dove facevo l’autista all’interno di un ministero. Quando sono giunto in Italia, ho cominciato a lavorare presso un’agenzia immobiliare denominata agenzia Toscano Immobiliare sita in Roma, in via Salaria. Ricordo che questa agenzia era gestita da due fratelli, di cui uno a nome Antonello, con cui ero entrato in rapporti di familiarità, e che vi lavoravano anche altri dipendenti. Questa agenzia aveva rapporti di lavoro con uno studio di avvocati ed è così che ho conosciuto mia moglie, l’avvocato Cristina S., dalla quale peraltro mi sono separato alcuni anni fa. Presso l’agenzia ricordo che guadagnavo circa 400mila lire al mese. In quel contesto ho conosciuto Balducci Angelo, con il quale ho avuto i primi contatti in quanto stava trattando la vendita di un immobile.

Rapporto di fiducia



Questa conoscenza con il Balducci l’ho poi approfondita, in quanto lui si è affezionato a me, riponendo in me fiducia, tanto che ho abbandonato l’agenzia ed ho iniziato a lavorare per lui come autista tuttofare. Il Balducci all’epoca lavorava al provveditorato alle opere pubbliche in via Monzanbano. Successivamente ho avuti degli incarichi da società che avevano ricevuto appalti dal provveditorato; per quello che ho compreso, le società mi assumevano e mi pagavano ed io ero a disposizione degli ingegneri in orario di lavoro (mi ricordo in particolare dell’ingegner Fabrizi) e di Balducci fuori dall’orario di lavoro. Allora avevo in uso una macchina dell’impresa. Ricordo che una di queste società era la Medil srl con sede in Napoli. Intorno al 2000, Balducci mi ha fatto conoscere Diego Anemone; in effetti ho conosciuto tutti i componenti della famiglia Anemone ed i più stretti collaboratori di Diego, tra cui Alida Lucci e l’autista Molinelli.

Poiché il Balducci mi ha indicato come persona di sua fiducia, ho cominciato a lavorare per Diego Anemone e fin da subito ho compreso che i due erano in società. Anemone si fidava così tanto di me che mi ha autorizzato ad operare su conti correnti riferibili ad alcune su società, presso la banca di Marche di via Romagna, di cui ho conosciuto il direttore di nome Ezio; tra le società in questione, mi ricordo la Redim e la Mp. Su incarico di  Anemone Diego o di collaboratori dello stesso, mi sono recato molte volte ad effettuare operazioni bancarie di ogni genere, tra cui il ritiro di denaro contante anche per somme assai ingenti.

Questo denaro, sempre su indicazione di Anemone Diego, diverse volte, circa una ventina, l’ho consegnato all’architetto Zampolini. So che egli faceva operazioni immobiliari per conto di Balducci ed Anemone con intestazione ad altre persone, ad esempio ricordo che in un’occasione portai all’architetto Zampolini la somma di 500mila euro in contanti. Questi 500mila euro mi furono dati da Diego e dal fratello Daniele e mi fu detto che dovevo andare, se non ricordo male, alla banca Mps vicino a Monteleone per cambiare i soldi, che erano in taglio piccolo, in banconote di maggior taglio. Subito dopo avere cambiato il denaro, come mi era stato detto di fare, sono tornato a Roma e mi sono recato a incontrare lo Zampolini poco distante dal suo studio.

Questo denaro serviva per l’acquisto di un immobile dietro al Colosseo, come mi disse il Zampolini; il Zampolini mi aveva infatti segnalato la necessità che io fossi puntuale perché quel giorno doveva essere stipulato un atto. Nella suddetta occasione non mi recai presso lo studio del Zampolini, ma presso una banca in Largo Argentina, vicino a detto studio; per strada erano presenti anche il Balducci e l’Anemone Diego, i quali parlavano fra di loro e con lo Zampolini; quest’ultimo mi disse di recarmi in banca insieme a lui, mentre il Balducci e l’Anemone se ne andarono.

Anche Lunardi
Sono a conoscenza che Balducci possedeva un appartamento a Parigi, in quanto in un’occasione, su incarico di Diego Anemone, mi sono recato in tale città per pagare una tassa di poche centinaia di euro che mi furono dati dallo stesso Diego. Balducci era in contatto con molte persone importanti, tra cui il ministro Lunardi, presso il cui studio, allora ubicato in via Parigo (a un settimo piano), ho portato, su incarico di Balducci, in varie occasioni, della documentazione; questa documentazione la consegnavo a una segretaria di circa 30 anni che lavorava lì. Ricordo che in un’occasione mi sono recato presso lo studio professionale  del Lunardi per portargli il catalogo di una tappezzeria che poi fu realizzata da Anemone Diego tramite un’impresa di tappezzerie.

Ho conosciuto anche la figlia di Lunardi e ricordo che in due occasioni ho viaggiato da Roma a Milano per portarle delle buste, che le ho consegnato direttamente in aeroporto; in una di tali occasioni, Anemone mi disse di fare attenzione che dentro la busta c’era un assegno. So che Anemone ha svolto, tramite le sue imprese, lavori edili presso le abitazioni di persone importanti, tra cui certamente l’attuale ministro Scajola.

In ordine ai rapporti tra Balducci e Lunardi posso riferire che questi erano molto stretti. Ho portato a Lunardi progetti, mi pare di ricordare predisposti dalla società Medea. Ho capito che Lunardi li vistava e li restituiva. Io ritiravo la documentazione in questione, che portavo a Balducci. Penso che Balducci affidasse, quale provveditore, lavori a Diego. A proposito della Medea, posso dire che tale società era di fatto degli Anemone e del capo, termine con cui io indicavo allora Balducci. Nella Medea ho conosciuto l’ingegnere Della Giovampaola Mauro. Posto che quotidianamente gli Anemone frequentavano la sede della Meda, in via XX Settembre e che vi si recava anche il Balducci.

Gli altri della cricca

Ho conosciuto Don Evaldo, il quale era in stretti rapporti con la famiglia Anemone e con Balducci. In più occasioni ho portato a Don Evaldo, ad Albano oppure a Roma in via Narni, delle buste su incarico di Diego; credo che si trattasse di buste contenenti denaro, ma non posso dirlo con certezza. In altri casi ho ritirato delle buste da Don Evaldo che ho consegnato  a Diego. Balducci aveva come persone di sua fiducia, oltre a me, Armando Coppi, che faceva e fa l’autista presso il ministero, e Giuseppe Macchia, in quale era un impiegato del provveditorato, che a un certo punto fu collocato presso il Salaria Sport Village e poi allontanato dagli Anemone. A proposito del Salaria, posso dire che si tratta di una società riferibile sia agli Anemone che al Balducci Angelo, avendola loro creata, anche se di fatto è intestata a prestanome. (...)

Balducci si è recato più volte in Tunisia, anche insieme a me o con Anemone Diego. Non so quali interessi abbiano i due in Tunisia. Balducci era in contatto con registi famosi ai quali faceva regali costosi. Questi rapporti credo che fossero finalizzati a favorire la carriera da attore del figlio Lorenzo. Ho conosciuto Fabio De Santis quando lavorava al provveditorato; era in stretti rapporti con Balducci. Ho conosciuto Gazzani Stefano: è il commercialista di tutti, ovvero sia degli Anemone che del Balducci».

04/05/2010


Salerno, sfregio col cellophane all’auto del disabile 28enne

Il Mattino
 

SALERNO (4 maggio) - Potrebbe essere stato uno stupido scherzo o, qualcosa di più grave, un deprecabile atto scherno quello di cui è stato vittima un disabile di Sala Consilina, F. P., di 28 anni. Uscito di casa per recarsi al lavoro e giunto in corso Vittorio Emanuele, dove aveva parcheggiato la sua piccola auto, una Smart, l'ha trovata avvolta da un fitto strato di cellophane, solitamente utilizzato per imballaggi industriali.

E lo strato di cellophane, con cui l'automezzo era stato accuratamente "imballato", era talmente spesso che F. P. ha dovuto impiegare non poca fatica e parecchio tempo prima di poter aprire lo sportello della sua Smart. Con la conseguenza che ha raggiunto con ritardo il proprio posto di lavoro, presso la locale Biblioteca comunale, dove è impegnato da qualche mese in un progetto varato a suo tempo dalla giunta municipale.

Tantissima, e pienamente giustificata, la sua rabbia. «Non è la prima volta che sono oggetto di atti del genere. Al riguardo, ho sporto già più di una denuncia. Ma, sinora, sono rimasti ignoti gli autori dei gesti di cui continuo ad essere vittima», dice sconsolato il ventottenne disabile. Il quale lamenta anche il fatto che trova frequentemente occupato il posto auto a lui riservato in quanto disabile.

«E' nei pressi della mia abitazione e spessissimo viene utilizzato da automobili prive del contrassegno per disabili. Tutto questo - sottolinea F. P. - senza che, nonostante le mie denunzie, sia stato mai multato uno almeno degli automobilisti che parcheggia la sua auto dove, invece, assolutamente non potrebbe».

Il ventottenne disabile, che è figlio di un commerciante ambulante è solito percorrere con la sua piccola auto le principali vie della città. Fra l'altro, è da ricordare che spesso la sua Smart è stata rigata con oggetti appuntiti ed una volta addirittura sollevata e posta su quattro blocchi cementizi.

Giuseppe Lapadula



Ecco la «mutua dei truffatori»: con 7 euro si viaggia su tutti i mezzi pubblici parigini

Corriere della Sera
lo stratagemma usato da studenti, disoccupati e squattrinati

Ecco la «mutua dei truffatori»: con 7 euro si viaggia su tutti i mezzi pubblici parigini

La quota finisce in una cassa comune che serve a pagare le multe. Ma sono in pochi a incappare nei controllori


La metro parigina

PARIGI - La stampa francese l'ha ribattezzata "la mutua dei truffatori" perché nell'ultimo anno ha fatto perdere circa 80 milioni di euro alla Ratp, la società che gestisce i mezzi di trasporto parigini. Sono piccole associazioni non autorizzate formate da studenti, disoccupati e squattrinati che truffano quotidianamente la società transalpina con un sistema semplice: ogni mese ciascun membro versa alla sua associazione una quota di 7 euro e viaggia senza biglietto sui mezzi pubblici della capitale. Coloro che incappano nei controlli pagano le multe attingendo alla cassa comune della propria associazione e i risultati premiano sempre i trasgressori: il numero dei "senza biglietto" è di gran lunga superiore a quello dei sanzionati visto che la Ratp può contare solo su 968 controllori.

IDEA ANTICA - Come racconta il Times di Londra, lo stratagemma escogitato per truffare l'azienda dei trasporti non è affatto originale. Riprende in parte il piano ideato nel lontano XVII secolo dal banchiere napoletano Lorenzo de Tonti per finanziare le guerre di Luigi XIV. Il metodo d'investimento, denominato "Tontina", prevedeva il versamento di un capitale da parte dei risparmiatori i quali ricevevano, in cambio, una rendita vitalizia. Ma il sistema usato dai truffatori parigini assomiglia ancora di più alle regole che nel XIX secolo tenevano assieme le società di mutuo soccorso. Queste associazioni di operai privi di protezioni sociali, proprio come oggi fanno i truffatori parigini, trasferivano e ripartivano sulla collettività i rischi di eventi dannosi. Oggi secondo quanto racconta il quotidiano Le Parisien esistono nella capitale francese almeno una dozzina di queste associazioni. Gli adepti si proclamano radicali di sinistra, libertari e soprattutto sognano una società in cui i trasporti pubblici siano gratuiti.

COMMENTI - Frédéric, studente di 22 anni, dichiara al quotidiano parigino: «In tutto versiamo 7 euro al mese e con questa quota riusciamo a pagare le multe che i membri della nostra associazione ricevono sui mezzi di trasporto. Alla fine dell'anno nelle casse dell'associazione sono rimasti solo 3 euro». Ma come spiega Michael, un altro studente parigino, lo scopo vero fine dell'associazione è politico: «Non è giusto che le persone che vivono in periferia debbano pagare prezzi esorbitanti per viaggiare. Invece i parigini che vivono al centro e che sono molto più ricchi pagano molto meno». Da qualche mese circola tra gli adepti anche un giornale, intitolato "Lignes gratuites" che ha fatto del trasporto gratuito il suo cavallo di battaglia: «Perché i trasporti pubblici non diventano gratuiti come la scuola e la sanità?» si chiede provocatoriamente il foglio dei ribelli. Philippe Touzet,delegato sindacale della Sud-RATP afferma che la protesta di queste associazioni in realtà punisce la maggioranza dei cittadini della capitale: «Si può tranquillamente discutere sull'opportunità di rendere gratuiti i mezzi di trasporto - dichiara il sindacalista - Ma questa forma di protesta rende il sistema più fragile. Non pagando il biglietto, queste persone provocano un'ulteriore riduzione del numero dei bus in circolazione. Adesso già circolano troppo pochi mezzi pubblici e questa protesta non fa altro che peggiorare la situazione».

Francesco Tortora
04 maggio 2010

Foto osè sul pc del senatore Usa

Corriere della Sera
Mike Bennett pizzicato in Aula mentre si stava discutendo una legge.
E il video fa il giro della Rete


Video

MILANO – Attenzione ad aprire gli allegati della posta elettronica, gli obiettivi delle telecamere sono sempre in agguato. Lo ha capito a sue spese anche un senatore dello stato della Florida, beccato con le mani nel sacco, impegnato a consultare immagini a luci rosse durante un dibattito parlamentare.

INCIDENTE - Il protagonista dell’imbarazzante sequenza è il senatore della Florida, tale Mike Bennett. E il suo video sta già scalando le classifiche di YouTube, accompagnato da molti commenti che lo deridono. Nell’aula del senato dello stato americano si discute una controversa legge sull’aborto. Il dibattito viene seguito anche dalle telecamere tv. Per qualche secondo l’obiettivo si sofferma sul senatore Bennett, ripreso da dietro le spalle, mentre – seduto sul suo posto, è indaffarato a spulciare le mail. Improvvisamente compare a tutto schermo sul suo pc portatile una foto di quattro avvenenti ragazze in topless su una spiaggia. E il senatore, accortosi dell’immagine alquanto inappropriata, abbassa subito la finestra. «Ero lì annoiato, ho aperto il link di una mail, che pensavo riguardasse il dibattito in corso. Ma di colpo è apparsa questa foto», si è difeso il politico in seguito, secondo quanto riporta il Sunshine State News.

ANNOIATO - Il sito online di notizie ha provveduto a censurare le immagini. Ironia della sorte: proprio in quel momento si sente chiara la voce in sottofondo dell’altro senatore, Dan Gelber, protestare contro il disegno di legge: «Sono contrario, perché manca di rispetto a troppe donne nello stato della Florida». A quanto sembra, la mail incriminata sarebbe stata spedita da una ex dipendente, ma l’entourage del senatore non ha voluto aggiungere dettagli. Ciò nonostante, è evidente che Bennett in quel momento fosse decisamente annoiato; nel filmato infatti il politico apre anche un’altra mail con il video un simpatico cane che esce dall’acqua. Proprio nelle ultime settimane negli Usa ha fatto scandalo la vicenda di alcuni funzionari della Sec, l'autorità americana di controllo sulle Borse, beccati a guardare video porno invece di vigilare. Un'inchiesta ha scoperto almeno 31 casi negli ultimi 2 anni e mezzo.

E.B.
04 maggio 2010


Scajola: «Devo difendermi, mi dimetto»

Corriere della Sera
Il ministro dello Sviluppo lascia: «Sto soffrendo. Il governo deve andare avanti»

ROMA - «Mi devo difendere, per difendermi non posso fare il ministro come ho fatto in questi due anni». Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, sotto pressione da giorni per essere rimasto coinvolto nelle indagini di Perugia sugli appalti per le grandi opere, in un incontro con i giornalisti ha comunicato le proprie dimissioni da ministro. «Sto vivendo da dieci giorni una situazione di grande sofferenza. Sono al centro di una campagna mediatica senza precedenti e non sono indagato. Mi ritrovo la notte e la mattina ad inseguire rassegne stampa per capire di cosa si parla» ha detto Scajola finito al centro di polemiche per aver acquistato un appartamento a Roma, pagato in parte, secondo quanto emerge dall'inchiesta della Procura di Perugia, con 900mila euro versati dal costruttore Anemone.

Scajola: «Sto soffrendo, mi dimetto»

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«NON POSSO SOSPETTARE MIA CASA IN PARTE PAGATA DA ALTRI» - «Un ministro non può sospettare di abitare in un'abitazione in parte pagata da altri». È questa la «motivazione più forte» che ha indotto il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola a fare un passo indietro. «Sono convinto - ha aggiunto durante una conferenza stampa al Ministero - di essere estraneo alla vicenda e la mia estraneità sarà dimostrata. Ma è altrettanto certo che, siccome considero la politica un'arte nobile, con la 'P' maiuscola, per esercitarla bisogna avere le carte in regole e non avere sospetti. «Ma se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata in parte pagata da altri senza saperne il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l'annullamento del contratto di compravendita». Ma «per esercitare l'arte nobile della politica - ha concluso il ministro - non ci devono essere sospetti, le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti con l'importante lavoro da svolgere per il Paese al quale fino ad oggi anch'io ho contribuito».

GIORNALISTI - «Mi trovo esposto ogni giorno - ha detto Scajola - a ricostruzioni giornalistiche contraddittorie. In questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni, senza mai risparmiarmi. Ne siete testimoni, ho dedicato tutte le mie energie e il mio tempo commettendo sbagli ma pensando di fare il bene». Scajola ha ricordato di aver ricoperto l'incarico ministeriale «dedicando tutte le mie energie, tutto il mio tempo, commettendo anche sbagli, ma sicuramente pensando di fare il bene». Poi Scajola ha aggiunto: «In questi due anni ho avviato dei dossier importanti, fondamentali per la crescita dell'Italia: nel campo energetico, la liberalizzazione del mercato del gas, le grandi progettazioni di infrastrutturazione per far pagare l'energia di meno, il ritorno al nucleare nel nostro Paese; abbiamo - ha continuato - appena definito il Piano Berlusconi per il Sud; abbiamo impegnato ogni risorsa possibile per la riforma degli incentivi per dare innovazioni ai prodotti italiani al fine di farli competere nel mondo; ci siamo impegnati - ha aggiunto Scajola - con grande dedizione alla gestione di tavoli difficili per le crisi industriali, più do centocinquanta, con l'obiettivo di risolvere ciò che era possibile nella riorganizzazione industriale per mantenere il nostro paese all'avanguardia».

IL GOVERNO - Poi ha concluso: «Sono certo che le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti con il lavoro che anche io ho contribuito». Finita la sua dichiarazione Claudio Scajola saluta i giornalisti e se ne va. A questo punto i cronisti protestano rumorosamente perché non hanno avuto modo di fare nemmeno una domanda.

BERLUSCONI - Le dimissioni dal Governo erano già state offerte al Premier nei giorni scorsi. Poi ci sarebbe stato ancora un colloquio martedì mattina nel quale il Presidente del Consiglio avrebbe inviato Scajola a non lasciare l’incarico. Ma alla fine le dimissioni sono arrivate. «Ho avuto attestati di stima da Berlusconi, da colleghi di governo e da tutta la maggioranza» ha affermato Scajola in conferenza stampa.

REAZIONI - Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta si è allontanato dalla sala stampa, senza voler aggiungere alcun commento, salutando i giornalisti con una battuta: «Parliamo dell'Aquila». Il segretario provinciale della Lega Nord, Matteo Salvini, prenota la poltrona per la Lega. «È presto per fare ipotesi, certo che la Lega avrebbe gli uomini e le donne giuste, esperti di azienda e di attività produttive, in grado di portare avanti il ministero di Scajola». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha definito «una scelta giusta» quella di Scajola, perché «quello che ha detto non è mai stato convincente». Le dimissioni rappresentano «uno scossone piuttosto forte» per la maggioranza perché arrivano «in una fase in cui l'impasse politica della maggioranza è conclamata». «Avere fatti del genere lascia sconcertati», ha aggiunto il leader del Pd sottolineando l'importanza del ministero dello Sviluppo che, adesso, resta senza guida. Duro il commento di Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci: «Dopo la scandalosa gestione del G8 di Genova del 2001, il caso Marco Biagi e gli appartamenti con vista sul Colosseo ci permettiamo di suggerire a Scajola di ritirarsi dalla vita politica. Le sue dimissioni sono comunque una bella notizia: la cultura dell'arroganza e della prepotenza, propria del berlusconismo, riceve finalmente un durissimo colpo».

I GIORNALI DEL CENTRODESTRA - La posizione del ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola si era fatta sempre più delicata e il pressing non veniva più solo dal centrosinistra. Anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, intervenendo a «La Telefonata», su Canale 5 aveva preso le distanze. «Scajola credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico di ministro o senza». Sulla vicenda Scajola, ha detto Gasparri, «c'è una grande libertà di stampa, anche i giornali di centrodestra indagano su questa vicenda, non so se quelli vicini alla sinistra farebbero lo stesso a parti invertite». Gasparri si riferiva ai due editoriali dei direttori de «Il Giornale» e «Libero» che lo invitavano a chiarire la sua posizione. Vittorio Feltri chiedeva al ministro di «fugare ogni sospetto» subito «o finirà male».

Redazione online
04 maggio 2010


150 anni dell'Unità d'Italia, nuovo duello Bossi-Fini

Corriere della Sera
Il leader della Lega: «Celebrazioni inutili e retoriche.
Andrò se me lo chiede Napolitano»


MILANO - Divisi. Su terreni diametralmente opposti. Uno dice bianco e l'altro risponde nero. Uno legato al Tricolore, l'altro al Sole delle Alpi. Fini da una parte e Bossi dall'altra. Il presidente della Camera e il leader della Lega Nord nonché ministro delle Riforme sulla carta fanno parte della stessa alleanza politica ma a leggere i quotidiani di oggi sembrano uno l'opposizione dell'altro. Oggetto del contendere le celebrazioni i 150 anni dell'Unità d'Italia.

BOSSI - «A naso mi sembrano le solite cose un po' inutili e un po' retoriche. Non so se ci andrò, devo ancora decidere. Ma se Napolitano mi chiama...». Intervistato da La Repubblica, Umberto Bossi spera di arrivare ai festeggiamenti dell'Unità d'Italia «con il federalismo fatto, che sia legge e diventi finalmente realtà», perché «questo è l'unico pezzo che manca al compimento della storia del nostro Paese». E lascia aperto uno spiraglio alla sua presenza ai festeggiamenti: «Il presidente Napolitano mi è sempre stato simpatico».



FINI - La risposta di Fini? Della Lega «depreco questo atteggiamento di sostanziale negazione dell'unità nazionale», dice l'ex leader di An a La Stampa: «però non mi sorprende affatto». Poi aggiunge: «Considero molto grave che il Pdl non prenda sue iniziative per celebrare l'Unità». Fini definisce anche «un'inezia» i 35 milioni di euro stanziati dal governo per le celebrazioni, «prova della miopia di quanti - afferma - nel mio partito dicono: stiamo già facendo». E ricorda che si sta lavorando all'ipotesi di celebrarlo anche con una seduta comune del Parlamento, in cui prenderà la parola il Capo dello Stato». Poi cita il suo intervento alla Direzione del Pdl, «che tante polemiche suscitò, mi ero permesso di chiedere: per quale motivo un grande partito nazionale come il nostro non ha presentato un solo progetto per celebrare degnamente questo anniversario? E non sarà perché gli amici della Lega escludono che ci sia qualcosa da festeggiare?».

LA STORIA - «Cavour era federalista, la promessa e l'impronta federalista sono state fondamentali nel percorso di unificazione del Paese», riflette il leader della Lega. «Poi il re in qualche modo ha tradito perché ha imposto il centralismo, ma oggi è arrivato il momento di riprendere quella promessa e mantenerla compiendo davvero la storia. Non perderemo questa occasione per raddrizzare il Paese». Fini spiega invece che l'Italia è già unita. Sul federalismo fiscale «siamo ancora nella fase di raccolta dati, bisogna capire che cosa comporta in termini di costi e di coesione sociale. Non è allarme rosso, e nemmeno disco verde a prescindere».

LA POLITICA - «Se andiamo avanti di questo passo avremo troppi sindaci e troppi presidenti di regione che buttano via i soldi», avverte Bossi. «Non si può continuare così perché con questo andazzo rischiamo di finire male, come un'altra Grecia ma di grandi dimensioni e con esiti disastrosi per tutti». Contro il rischio di tracollo la ricetta, sostiene, è il federalismo, «perché significa dare delle regole che faranno bene sia al Nord che al Sud: il Nord smetterebbe di pagare e il Sud di buttare via i soldi». «Se la politica perde la dimensione pedagogica, non è più buona politica», prosegue Fini. «Diritti e doveri, credo che dovremmo rileggere Mazzini, perché qui a volte si ha l'impressione di vivere nella società del Grande Fratello, dove tutto è lecito a condizione di farla franca. Invece dovremmo mostrare ai figli che rende più l'onestà della disinvoltura». L'anniversario, sostiene Fini, può essere il perno di una riflessione condivisa, «perché impatta ad esempio sul tema della cittadinanza e dei nuovi italiani, questione che nel Pdl viene vista come fumo negli occhi e mi fa mettere all'indice ogni qualvolta la sollevo». Insomma un po' Fratelli d'Italia e un po' Fratelli coltelli.

Redazione online
04 maggio 2010