mercoledì 7 aprile 2010

Lesmo, taglia contro i banditi City's Angels contro la Lega "Non torniamo nel Far West"

Quotidianonet

Scettico il fondatore Mario Furlan: ''Mi sembra una reazione emotiva forse sulla scia di troppi fatti di cronaca nera. Certi paesi sembrano tranquilli ma quando poi capita qualcosa le reazioni alle volte sono spropositate''.



Lesmo (Monza), 7 aprile 2010


''Non bisogna tornare al Far West, le leggi ci sono, quello che manca è la certezza della pena''. Lo ha detto Mario Furlan, fondatore dei City's Angels, commentando l'idea di una taglia sui criminali lanciata dall'assessore alla Sicurezza di Lesmo Flavio Tremolada.

''Mi sembra una reazione emotiva forse sulla scia di troppi fatti di cronaca nera - ha detto Furlan -. Certi paesi sembrano tranquilli ma quando poi capita qualcosa le reazioni alle volte sono spropositate''.

''Credo proprio che la proposta delle taglie non possa trovare concreta applicazione - ha aggiunto - E' un'idea che significa anche scarsa fiducia nelle forze dell'ordine che invece lavorano bene''.

''Ci vuole invece certezza della pena - ha ripetuto. I cittadini vogliono essere sicuri che chi ha commesso dei reati non abbia sconti e resti in galera''





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Wikileaks, la "Cia del Popolo" che spaventa il Pentagono

Corriere della Sera


Ha un migliaio di collaboratori e denuncia le malefatte di governi e corporation in tutto il mondo


WASHINGTON
 

La intelligence agency ossia la Cia del popolo. Così si autodefinisce Wikileaks, il sito internet che martedì ha diffuso il video della strage di 12 civili compiuta dalle truppe americane a Bagdad nel 2007. E che minaccia di diffonderne un altro di una strage ancora più grave, quella di 97 civili afgani in un bombardamento dei top guns Usa l’anno scorso. Fondato tre anni fa da Julian Assange, un australiano di simpatie liberal, Wikileaks è diventato una spina nel fianco del Pentagono, che il mese scorso lo ha accusato di ostacolare e danneggiare le sue operazioni militari. Oggi, il New York Times ne traccia un ritratto inedito.

MODELLO DI GIORNALISMO INVESTIGATIVO - In tre anni, riferisce il quotidiano, il sito ha assunto il ruolo di James Bond della gente comune, denunciando le malefatte di governi e corporation in tutto il mondo. Il fondatore Assange lo considera “un modello di giornalismo investigativo” ed esorta i media tradizionali a imitarlo, affermando che l’elettronica consente di rivelare segreti prima impenetrabili e di diffonderli istantaneamente prima che un tribale riesca a bloccarli. Nel caso della strage di Bagdad, precisa, il video era cifrato, e per decifrarlo siamo stati costretti a ricorrere a un super computer di alcuni sostenitori. Assange sta ora cercando di decifrare il video della strage in Afganistan.

UN MIGLIAIO DI COLABORATORI - Tra i passati successi di Wikileaks, che ha un seguito di milioni di persone, vi sono la pubblicazione di dossier sui detenuti di Guantanamo, sull’occultamento di sostanze tossiche in Africa, e sulle e mail di Sarah Palin, la ex candidata repubblicana alla vice presidenza. Il portavoce Daniel Schmitt dichiara che l’obbiettivo del sito, che ha un migliaio di collaboratori in vari paesi, è di tutelare i diritti umani e le libertà civili. Assange e Schmitt non amano il paragone all’agente 007 ma rifiutano di dire come ottengano i loto materiali: «Abbiamo fonti coraggiose che si battono per il bene sociale e non vogliono che ripetano certe aberrazioni».


I TENTATIVI DI CENSURA DEL GOVERNO USA - Il governo americano e il Pentagono hanno ripetutamente tentato di fare chiudere Wikileaks in nome della sicurezza nazionale e del segreto di stato ma non ci sono riusciti. Il sito ha una dozzina di server all’estero, a cominciare da “nazioni amiche europee”, dice, come la Svezia: «Non è possibile zittirci perché siamo ovunque» sostiene Schmitt. Manca però di un adeguato sostegno finanziario, vive solo di offerte. Il quotidiano inglese Guardian ha proposto che i media tradizionali lo aiutino.

Il video sulla strage di Bagdad, in cui l’agenzia di stampa Reuters perdette due giornalisti, ma che era rimasto segreto, ha attirato a Wikileaks le critiche delle destre perché si parla di “assassinio”. Ma il New York Times ha ricordato che due anni fa un giudice elogiò implicitamente il sito, osservando che «nella nostra epoca si possono fare cose terribili senza risponderne in tribunale». Come a dire che Wikileaks vi rimedia.


Ennio Caretto
07 aprile 2010





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Inappropriati i paragoni con gli ebrei»

Corriere della Sera


Il presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane: fuorvianti certi paralleli storici



ROMA - «Alcuni interventi e alcuni paragoni inappropriati e inopportuni, che preoccupano ancor più in quanto provenienti da autorevoli esponenti della Chiesa cattolica, rischiano di creare pericolosi e fuorvianti paralleli storici». Lo dice Renzo Gattegna presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei).

RAPPORTI DIFFICILI - Alle comunità ebraiche, e non solo italiane, sta a cuore - continua Gattegna - che «il complesso dialogo con il mondo cattolico» continui sul piano culturale, religioso e politico, e si sviluppi «in un clima di collaborazione e di confronto costruttivo che certe dichiarazioni possono solo rendere più difficile». Il presidente dell'Ucei ricorda anche che «la posizione tradizionale dell'ebraismo italiano nei rapporti con le altre fedi religiose rimane quella del reciproco rispetto e della pari dignità, accompagnati dall'impegno di non intervenire e non interferire nelle questioni interne che non possono che riguardare direttamente i fedeli di ogni singola religione».

Per questo Gattegna spiega ancora che «gli eventuali silenzi delle gerarchie ecclesiastiche sui comportamenti di taluni rappresentanti del clero sono un problema interno al mondo cattolico», la cui soluzione non riguarda quindi «in alcun modo il mondo ebraico, n‚è gli organismi che lo rappresentano in Italia. Le opinioni espresse da singoli, a qualsiasi religione appartengano, sono e rimangono legittime opinioni personali».

«SBAGLIATO IL VOTO DI CASTITA'» - Anche Tullia Zevi, in passato alla guida dell'Ucei, aveva espresso, dalle colonne del Corriere, disagio per le parole del cardinale Angelo Sodano, che ieri ha paragonato gli attacchi contro Benedetto XVI all'offensiva contro Pio XII. «Sono storie diverse, figure, piani diversi. E ci sono anche ragioni molto diverse dietro quello che sta accadendo oggi». La Zevi aveva anche preso spunto dal voto di castità. E proprio alla castità aveva ricondotto gli episodi di pedofilia. «Il celibato è una cosa contro natura. Quando mai lo capirà, la Chiesa?». Quella che viene definita campagna di aggressione «al mio paese si chiama libertà di parola, libertà di critica, democrazia», prosegue Zevi. «Che male c'è a sollevare dei problemi? Bisognerebbe studiare, piuttosto, il curriculum vitae del prete medio di oggi. Servirebbero corsi di psicanalisi. Quando avverte la vocazione? E perche?».

Redazione online
07 aprile 2010




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Sud Corea, vignette sugli attentati alla metropolitana di Mosca

Libero



Non si placa in Russia lo scandalo provocato dalle vignette coreane sugli attentati alla metropolitana di Mosca. I dirigenti del giornale coreano "The Korea Times" sono stati silurati, dopo che Mosca ieri si era detta "insultata" dalle strisce “comiche”.
Il nuovo capo redattore Sa Don Sakom ha spiegato che il suo giornale non voleva offendere la Russia, ma le scuse pubbliche richieste dal Ministero degli Esteri russo non sono per il momento apparse sul giornale.

Il giornale delle polemiche ha pubblicato due vignette sugli attentati a Mosca: nella prima, in data 30 marzo, dal titolo "L'attacco nella metropolitana di Mosca", appare la testa del vagone della metro come un teschio con una fascia nera sulla fronte, e tra i passeggeri c’è la Morte Nera con una falce.
Pochi giorni dopo, il 1 aprile, compare un mostruoso orso col colbacco che schiaccia un treno, nella vignetta sono presenti anche figure stilizzate di corpi nel sangue. Il titolo è il medesimo della vignetta precedente.

Le vignette in realtà sono apparse nella sezione opinioni, specificando che "I contenuti non riflettono necessariamente la posizione editoriale su questo tema".
Mosca nei giorni scorsi ha ricevuto parole di sostegno e di cordoglio per le bombe alle fermate della metro Lubjanka e Park Kultury, da parte dei leader di molti paesi, tra cui il presidente sudcoreano Lee Myung-bak.

07/04/2010





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Bros a processo per imbrattamento «Il Comune si accanisce contro di noi»

Corriere della Sera


Contestati al writer due episodi, Palazzo Marino parte civile. De Corato: «Dal pm messaggio diseducativo»



MILANO - «Il paradosso è che potrebbe essere un giudice, in caso di mia assoluzione, a riconoscere la nostra arte, malgrado l'accanimento del Comune di Milano contro di noi». Parla Daniele Nicolosi, 28 anni, in arte Bros, noto writer milanese che ha esposto le sue opere al Pac e a Palazzo Reale, e che si è presentato alla prima udienza del processo che lo vede imputato per imbrattamento di alcuni edifici della città.

Quello che si è aperto davanti al giudice monocratico della sesta sezione penale di Milano è il primo processo a un graffittaro, dopo la riforma del luglio 2009 che ha inasprito le pene per il reato di imbrattamento (articolo 639 del codice penale), facendo passare la competenza dai giudici di pace ai tribunali ordinari. «In altre città, come Amsterdam, la street art viene valorizzata e si danno spazi agli artisti per lavorare» spiega Bros. A Milano, aggiunge il writer definito dall'ex assessore Vittorio Sgarbi il "Giotto moderno", «c'è un accanimento impressionante dell'amministrazione comunale contro di noi».

Graffiti sotto accusa

GLI EPISODI CONTESTATI
- Dal canto suo il Comune, attraverso l'avvocato Maria Rosa Sala, si è costituito parte civile in qualità di ente danneggiato, allegando una corposa documentazione. Bros è accusato di aver imbrattato la sede di una società il 29 novembre 2007 (il titolare ha però rimesso la querela) e, in un periodo precedente, di aver realizzato graffiti sulle mura esterne del carcere di San Vittore, su una tettoia di una fermata della metro e su altri edifici del centro. I suoi legali, Giuseppe Iannaccone e Guido Chiarloni, hanno eccepito la nullità del capo di imputazione, non essendo specificati, a loro dire, alcuni degli edifici che sarebbero stati imbrattati. Per gli avvocati, inoltre, la competenza a decidere è del giudice di pace. Il processo è stato quindi rinviato al 19 maggio.

«MESSAGGIO DISEDUCATIVO» - Il vicesindaco Riccardo De Corato non è soddisfatto della scelta di contestare al writer solo due episodi. «Il pubblico ministero ha deciso che l'azione penale verrà esercitata solo per due episodi dei 17 segnalati dalla polizia locale fino al novembre 2007 - spiega -. È una limitazione che non ci soddisfa per nulla, visto che in un incontro svoltosi il 14 gennaio il sindaco Letizia Moratti aveva rivolto un appello alla Procura e al Tribunale a essere più severi in modo da prevenire un reato costato all'amministrazione dal 2006 ben 35 milioni di euro per costi di ripulitura e campagne anti-writer».

De Corato, che ha anche la delega alla sicurezza, ha giudicato la decisione del pubblico ministero rischiosa in quanto può essere letta «come un messaggio diseducativo, visto che l'imputato è un soggetto plurirecidivo, e potrebbe concorrere a un abbassamento della guardia contro il fenomeno». De Corato ha quindi elencato le spese sostenute dal comune di Milano per ripulire gli edifici dai graffiti di Bros: «Solo per l'intervento di ripulitura della casa circondariale l'amministrazione ha speso quasi seimila euro. Ma per i 17 episodi segnalati la stima dei costi di ripulitura è di oltre 65 mila euro».

Redazione online
07 aprile 2010





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Obama autorizza la Cia a uccidere cittadino Usa

La Stampa

E' il predicatore musulmano Anwar al Aulaqi, ispiratore del fallito attentato di Natale. E' già sfuggito a un raid
 




WASHINGTON

Per la prima volta un cittadino statunitense è stato inserito nella lista delle persone che la Cia è autorizzata ad uccidere. Si tratta del predicatore musulmano Anwar al Aulaqi, che vive nello Yemen ed è considerato l’ispiratore del fallito attentato di Natale sul volo Amsterdam-Detroit.

L’uomo era già sulla lista degli obiettivi del Comando Congiunto per le Operazioni Speciali delle forze armate a stelle e strisce ed è sopravvissuto ad un raid condotto dalle forze yemenite con l’appoggio Usa. Tuttavia, trattandosi di un cittadino statunitense, serviva l’autorizzazione della Casa Bianca per inserirlo nella lista della Cia. Secondo gli analisti della Central intelligence Agency, Aulaqi non è più soltanto un predicatore militante, ma ha assunto un ruolo più ampio in seno alla branca yemenita di al Qaeda. «È recentemente diventato una figura operativa di al Qaeda nella penisola arabica - ha riferito un funzionario statunitense - lavora attivamente per uccidere americani, quindi è legale e saggio cercare di fermarlo».

Le autorità statunitensi hanno cominciato ad occuparsi di Aulaqi, leggendo la sua corrispondenza di posta elettronica con il maggiore Nidal Hassan, lo psichiatra dell’esercito Usa che a novembre ha sparato all’impazzata sui suoi commilitoni a Fort Hood, uccidendo 13 persone. Si ritiene che Aulaqi non abbia aiutato a pianificare l’attacco, ma lo ha poi lodato. Il predicatore è stato anche insegnante e corrispondente del nigeriano che a Natale tentò di far esplodere un aereo statunitense. In passato la Cia ha condotto almeno un raid aereo nello Yemen, nel 2002. Un cittadino Usa, Kamal Derwish, fu fra i cinque presunti esponenti di al Qaeda uccisi, ma non era l’obiettivo dell’attacco.





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Decolla in Svizzera il primo aereo che va a energia solare: pesa come un'auto

Quotidianonet

Solar Impulse è grande come un Airbus A340, con una lunghezza di 63,40 metri, ma pesa poco più di un’auto, 1.600 chili e le ali sono coperte da 12mila cellule fotovoltaiche

Payerne, 7 aprile 2010



E’ decollato stamani dall’aerodromo militare di Payerne, in Svizzera, Solar Impulse, l’aereo a propulsione solare che per il suo primo volo dovrà restare in aria per circa 10 ore. L’apparecchio, che è grande come un Airbus A340, con una lunghezza di 63,40 metri, ma pesa poco più di un’auto, 1.600 chilogrammi, ha accelerato a 45 chilometri l’ora ed è decollato alle 10.28 dopo aver percorso circa 1.000 metri sulla pista.

Dotato di quattro motori elettrici
della potenza di 10 cavalli ciascuno, Solar Impulse, pilotato dal tedesco Markus Scherdel, ha lentamente preso quota arrivando a 1.000 metri. Le ali dell’apparecchio sono ricoperte di circa 12.000 celle fotovoltaiche che alimentano i quattro motori e permettono di caricare le batterie al litio da 400 chilogrammi.

L’aereo effettuerà una serie di voli di prova, dopo il primo, in cui verrà valutato il comportamento in volo, simulati vari approcci alla pista e finalmente effettuato un atterraggio, ha spiegato André Borschberg, co-fondatore del progetto. “E’ un momento molto importante, dopo sette anni” di lavoro, ha detto Borschberg in una conferenza stampa, aggiungendo che la squadra è “preparata, ma affronta l’ignoto”.





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Addio alle cabine telefoniche: sono tutte da smantellare. Ma qualcuna si salverà

Corriere della Sera


Dai gettoni alle schede fino all'abbandono nell'era della telefonia mobile. Ma (chiedendo) ne resteranno alcune



dall'agcom via libera alla rimozione di 30 mila impianti l'anno 

Addio alle cabine telefoniche: sono tutte da smantellare. Ma qualcuna si salverà



Foto d'epoca in Stazione Centrale: cabine della Sip
Stazione Centrale: cabine della Sip
MILANO - Sono forse l'ultimo simbolo di un'epoca nella quale il telefono era soltanto un mezzo di comunicazione, spesso neppure tanto chiara. Stanno per sparire definitivamente, cancellate dall'era dei cellulari che, in Italia, in particolare, sono talmente diffusi da non conoscere barriere di classe e di età. E così le cabine telefoniche rimaste ancora nelle strade e nelle piazze italiane saranno smantellate. Soltanto alcuni «esemplari» si salveranno dall'estinzione: di sicuro quelle collocate negli ospedali, nelle caserme, in alcune scuole.

Forse, e a richiesta, quelle collocate in qualche Comune con scarsa copertura della rete mobile, o dove singoli cittadini faranno esplicita richiesta. Perché la possibilità di salvarne qualcuna c'è, e chiunque potrà chiedere di mantenere la postazione attiva.




LA PROCEDURA - Il via libera dell'Agcom, l'Authority per le comunicazioni, alla Telecom che ha in carico gli impianti è la certificazione della fine di un'epoca. Ma con una procedura che permette di chiedere alcuni «salvataggi»: due mesi prima della disattivazione sarà apposto un cartello con l'avviso, chi vorrà bloccare lo smantellamento di quello specifico telefono pubblico potrà ricorrere all'Agcom. I telefoni pubblici rimasti in funzione in Italia, spiega Il Sole 24 Ore, sono 130 mila: saranno smantellati al ritmo di 30mila all'anno.

Quindi, entro 4-5 anni, resteranno un lontano ricordo per alcune generazioni di italiani. Soltanto 10 anni fa, quando la telefonia mobile era già lanciata ma non aveva ancora il mercato globale» di oggi, le cabine telefoniche in Italia erano ancora 300mila. Ma il loro destino già allora appariva segnato.

Certo, le cabine italiane non avevano mai avuto il fascino di quelle londinesi, le tipiche phone box rosse, diventate un'icona britannica almeno quanto il Big Ben. Però, come le sorelle inglesi, sono ormai diventate inutili e il piano di dismissione, in Italia come in Gran Bretagna è stato inevitabile. L'anno scorso, secondo gli stessi dati del Sole, nell'80 per cento delle postazioni pubbliche italiane (oggi più «leggere» e moderne delle cabine di un tempo) sono state effettuate in media 3 chiamate al giorno.




IL TELEFONO DI TUTTI - Che non sia stato sempre così lo possono testimoniare i ricordi di milioni di italiani. Perché quello che ora sembra ovvio, cioè poter comunicare al telefono fuori casa, un tempo non lo era. Anzi, per molti anni e per diverse famiglie che il telefono in casa non l'avevano, quelli pubblici erano anche gli unici telefoni disponibile. E in ogni caso l'epoca del solo «telefono fisso» (privato o pubblico che fosse) non è lontanissima, se si pensa che nel 1992 era appena cominciata la diffusione del Gsm in Italia (ora appare preistoria), con copertura soltanto sugli assi autostradali dell'A1 e della A4.

Il servizio Gsm commerciale della Sip sarebbe stato avviato solo tre anni dopo, nel 1995. Certo, i primi (ingombranti) telefoni portatili sono comparsi a metà anni Ottanta, ma come costoso gadget per pochissimi e scarsissima copertura. Non parliamo poi dei servizi, allora nemmeno immaginabili. Alzi la mano chi pensava di giocare o scattare una foto con un telefono. Così, fino a metà anni Novanta, le cabine avevano garantito a più generazioni di italiani la possibilità di telefonare e comunicare con amici, parenti, colleghi, clienti, imprese, enti pubblici.

Gettoni telefonici
Gettoni telefonici
ATTESE E CORTESIE - Hanno attraversato anche anni non facili: vandalismi, cornette strappate, sporcizia. Ci si avvicinava a volte con qualche precauzione e circospezione. E in diversi casi, purtroppo, sono stati anche il luogo scelto per lasciare comunicati di rivendicazione negli Anni di Piombo. Ma servivano, eccome, a tutti soprattutto per lo scopo cui erano destinate. Si usava la cabina telefonica per comunicare in caso di emergenze, per avvisare di un ritardo del treno e per darsi appuntamento, per lavoro e per salutare i parenti dalla località di vacanza, per le (spesso interminabili) chiamate tra fidanzati.

Una carta telefonica Sip
Carta telefonica Sip
Capitava non di rado di dover attendere in fila, in particolare nei luoghi affollati, come le stazioni ferroviarie. Una volta arrivati al proprio turno, bisognava anche avere anche un po' di attenzione nei confronti di chi ancora aspettava, ma non era una cortesia proprio diffusa. Chi ha fatto il militare sa quanto estenuanti potessero essere le code in certi orari. In più, per una telefonata di lunga distanza e durata, occorreva armarsi di una manciata di gettoni, distribuiti dalle apposite macchinette (quando funzionavano).

I gettoni, negli anni Settanta e Ottanta, erano di fatto come moneta corrente: ci si pagava anche il caffé o il giornale. Poi sono arrivate le schede magnetiche, riducendo parecchio la scomodità e, anche, il peso nelle tasche. Erano il primo timido annuncio di una tecnologia non più «meccanica», perché quella tessera con striscia magnetica sembrava il futuro, arrivato in postazioni diventate più moderne. Non lo sarebbe stato per molto. Non abbastanza, comunque, per farsi ricordare dalla generazione iPhone.


Redaziiìone Online
07 aprile 2010




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Piemonte, orrore in ospedale: paziente morta in corridoio lasciata tra gli altri malati

Quotidianonet


Blitz dei Nas a Chivasso all'ora del pasto: la poveretta era abbandonata su una barella.Oltre a ciò, il pronto soccorso era diventato una succursale dei reparti di medicina e neurologia




Torino, 7 aprile 2010 - Macabra scoperta all'ospedale di Chivasso, dove i Nas - durante un blitz - hanno trovato insieme a molte altre carenze, anche una paziente deceduta abbandonata su una barella in corridoio, in mezzo ad altri malati che oltretutto stavano ricevendo il pasto all'ospedale.

Oltre a ciò, sovraffollamento, problemi di gestione e di funzionalità e chi più ne ha più ne metta. I Nas di Torino sono piombati nel pronto soccorso dopo una serie di lamentele. La struttura sanitaria ha un grosso bacino d’utenza raccogliendo buona parte di quello della provincia di Torino e anche una parte di quella della provincia di Vercelli.

I controlli dei militari sono scattati dopo una serie di lamentele che segnalavano carenze dal punto di vista della buona gestione e gli accertamenti hanno fatto emergere una situazione di difficile vivibilità. La situazione più macroscopica rilevata dai carabinieri del Nas è quella di 21 pazienti provenienti dai reparti di medicina e neurologia presenti sostanzialmente all’interno del pronto soccorso in un’area diventata una sorta di reparto di degenza.

I militari hanno rilevato la non idoneità sotto il profilo della degenza e dell’assistenza dal momento che questi 21 pazienti sono ricoverati al pronto soccorso come in reparto anche senza alcuna privacy, dal momento che si trovano su barelle una accanto all’altra.

Inoltre la sala d’attesa del pronto soccorso verrebbe utilizzata come principale passaggio per l’accesso all’ospedale di pazienti e visitatori. Infine i carabinieri hanno osservato anche una congestione di figure professionali.




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Resta chiuso nel cimitero, trovato morto

Corriere della Sera

Un anziano di 82 anni era rimasto dentro il camposanto dopo la chiusura delle 12: sarebbe deceduto per infarto



MILANO - È rimasto chiuso in cimitero ed è morto per la paura. Sembra uno scherzo, ma è una tragedia accaduta nella realtà. La vittima è un anziano di 82 anni. Martedì mattina era entrato nel cimitero di Paullo, in provincia di Milano, forse per portare un fiore e una preghiera a qualche parente o amico. Non si è accorto del passare del tempo e a mezzogiorno, quando il camposanto chiude per il pranzo, è rimasto dentro. Alla riapertura gli addetti lo hanno trovato morto, molto probabilmente per infarto.

Redazione online
07 aprile 2010




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Se pure lo Scarabeo perde cultura

di Giuseppe Marino


Dopo 60 anni l’editore del gioco da tavolo cambia le regole: ammessi i nomi propri. "È per venire incontro ai giovani". Che conoscono più cantanti che vocaboli...

 
Il sogno impossibile di ogni giocatore è «zuzzurellone», 42 punti. Ma anche veder materializzarsi «acquazzone», con i suoi 37 punti, fa gridare al miracolo. Poi c’è il furbo che ci prova con la parola breve ma pesante, tipo Quzhou, che ne vale 35 ma non è ammessa, perché è una città della Cina. E c’è un solo punto su cui il regolamento dello Scarabeo, immutato da 62 anni, proprio non transige: niente nomi propri, inclusi quelli geografici. 

Ma dopo oltre sei decenni in cui non è cambiata nemmeno la scatola del gioco, è tempo di rivoluzione per le tavole della legge dello Scarabeo. Mattel, editore della versione americana, lo «Scrabble», ha annunciato da luglio un nuovo regolamento «per coinvolgere di più i giovani». E qual è la novità attira-pivelli? «Saranno ammessi i nomi propri», ha annunciato il portavoce dell’azienda americana. Sacrilegio.

Ma attenzione, la questione non riguarda solo i fanatici delle serate passate a cavare dalla memoria lemmi per soli accademici della Crusca. Quel regolamento stravolto è una luce d’allarme che si accende per tutti noi, una bandiera bianca che decreta una resa incondizionata: ha vinto la generazione Playstation. Niente contro i videogame, per carità, ma non c’è dubbio che siano mediamente più adatti a chi è forte di riflessi e scarso di eloquio. Condizione in cui si trova una fetta sempre più larga di giovani italiani (e non solo).

C’è chi dà la colpa al linguaggio da internet e telefonino. Come una ricerca della Lancaster University di qualche settimana fa, secondo cui gli adolescenti usano solo 800 parole per parlare con i coetanei. E peggio: un terzo delle conversazioni si basa su venti parole, sempre le stesse. L’allarme per la «generazione venti parole» è rimbalzato in Italia, dove l’Accademia della Crusca lo ha condiviso in pieno, lanciando un appello a tutelare la lingua italiana manco fosse un panda: 

«Gli studenti che incontro all’università - dice il filologo Cesare Segre - sanno poche parole, non sono capaci di costruire parole complesse e fanno errori di ortografia gravissimi. Questo significa che non hanno il dominio della realtà, perché la lingua è il modo che abbiamo per connetterci con il mondo». Del resto, sottolineano gli accademici, il guasto è alla radice: su cento professori di italiano solo una decina ha studiato linguistica o storia della lingua italiana. 

Insomma, il mercato non ha fatto altro che prendere atto del crollo della domanda di parole anche nei giochi. E siccome business is business, ecco arrivare i nomi propri. Una mossa che serve anche a riequilibrare il conflitto generazionale attorno al tavolo da gioco. Il padre compone sul tabellone un valido «equinozio» da 27 punti? Il figlio prima poteva solo rispondere: «equi-che?» e subire l’inevitabile sconfitta. 

Ora potrà replicare con «NDubz», nome di un rapper di cui il padre non avrà mai sentito parlare, ma che con appena 5 lettere vale 17 punti. Facile capire dove vada a parare la riforma voluta dalla Mattel: i ragazzi conoscono più nomi di cantanti impronunciabili che vocaboli italiani. Ecco pronta un’arma per «dopare» la partita a loro favore. 

E del resto già i padri si prendevano la pensione e il posto fisso. Ai figli non vogliamo lasciare nemmeno il piacere di batterli a Scarabeo? Le impettite associazioni dei giocatori, serie come solo gli inglesi possono esserlo quando si tratta di temi faceti, sono già in rivolta: «Non passeremo mai al nuovo regolamento nei tornei internazionali».

Nelle nostre case sarà più difficile resistere quando brufolosi avversari vorranno usare tutti i nomi delle fatine Wynx per vincere. Dobbiamo arrenderci a questo italiano-Bignami? La lingua di Dante è un dinosauro estinto come il suo Sommo Poeta? 

Chissà che una speranza non arrivi proprio da internet. Il Comuniclab dell’università La Sapienza di Roma ha studiato i blog di 50 adolescenti: abbondano faccine e abbreviazioni, ma il numero delle parole usate è ben superiore alle 800. La moda dei diari in Rete sta facendo riscoprire l’esigenza di farsi capire in italiano. Non quello della Crusca, certo, diciamo un italiano 2.0. La parola «Blog», in fondo, a Scarabeo vale ben 11 punti. Meglio che niente.




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Ru486, la pillola arriva negli ospedali Primo trattamento al policlinico di Bari

di Redazione

Arrivati nella farmacia del policlinico di Bari i 10 trattamenti per utilizzare la pillola Ru486. Dopo circa 200 compiuti in fase sperimentale dal 2006 al 2009, il primo aborto farmacologico potrà essere avviato in giornata nella struttura ospedaliera, in regime di ricovero ordinario. Attesi i primi arrivi anche in Toscana e a Torino. Nessuna richiesta da Milano


Roma - Sono arrivati questa mattina nella farmacia del policlinico di Bari i 10 trattamenti per utilizzare la pillola Ru486 e il primo aborto farmacologico, dopo i circa 200 compiuti in fase sperimentale dal 2006 al 2009, potrà essere avviato in giornata nella struttura ospedaliera, in regime di ricovero ordinario. La paziente sarà una donna di 25 anni e rimarrà ricoverata in ospedale tre giorni. Si tratta di una giovane donna le cui condizioni permetterebbero il trattamento, se la pillola arriverà, oggi stesso. 

Il primo caso a Bari Il farmaco sta arrivando in tutta Italia. Le strutture ospedaliere attendono le nuove indicazioni che arriveranno dal ministero della Salute come annunciato la scorsa settimana in forma di un protocollo unitario. "Vedrò la paziente che ha scelto di sottoporsi all'interruzione di gravidanza, in alternativa all'intervento chirurgico, con la pillola Ru486 e che, se le pillole arriveranno domani così come sembra, è disponibile ad avviare il trattamento immediatamente", ha spiegato 

Nicola Blasi, responsabile delle interruzioni di gravidanza della prima Clinica Ostetrica del Policlinico di Bari, unico punto di riferimento in Puglia per quanto riguarda il trattamento con la Ru486 e uno dei pochi del Sud Italia. La paziente sarà sottoposta a ricovero ospedaliero ordinario per tre giorni. La Ru486 va somministrata entro sette settimane a partire dal primo giorno dell'ultima mestruazione. Complessivamente il trattamento prevede la somministrazione di tre pillole che compongono la dose necessaria per provocare l'aborto. 

Gli ordini in tutta Italia Invece all'ospedale Sant'Anna di Torino - il primo a sperimentarla in Italia - la Ru486 non si è ancora vista. E la stessa cosa può dirsi anche per gli altri ospedali piemontesi, ha denunciato il ginecologo radicale Silvio Viale, noto per aver avviato cinque anni fa la sperimentazione della pillola. "Ho ordinato 50 scatole, il fabbisogno di due mesi circa, ma dal Sant'Anna la richiesta non è ancora partita", afferma Viale. Intanto sono partiti oggi i primi ordinativi per la pillola abortiva RU486 da parte della Clinica Mangiagalli di Milano, uno dei punti nascita più attivi d'Italia a seguito delle prime richieste da parte delle donne che desiderano abortire in via farmacolologica. 

Diversa la situazione all'ospedale San Carlo Borromeo di Milano, che spiega di non aver fatto ancora nessun ordine del farmaco, e di non aver ancora ricevuto alcuna richiesta di utilizzo. In Toscana, infine, sono previsti per questa mattina i primi arrivi della pillola abortiva Ru486 nel magazzino farmaceutico centralizzato di Migliarino (Pisa) dell'Ente per i servizi tecnico amministrativi di Area vasta (Estav), che serve 18 ospedali toscani fra Pontremoli e Portoferraio.




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Lampade a basso consumo, la Svizzera invita a stare lontani

Corriere della Sera

Una ricerca ha stabilito che sotto i 30 centimetri possono provocare infiammazioni a nervi e muscoli



MILANO — Non avvicinatevi a meno di trenta centimetri dalle lampade a risparmio energetico. È il suggerimento diffuso dall'Ufficio federale della sanità pubblica svizzera in seguito ad un'indagine condotta dalla «It'Is Foundation» (Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell'informazione nella società) di Zurigo diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico.

La ricerca voleva determinare con precisione, grazie ad un nuovo metodo di misura, i campi elettromagnetici generati dalle nuove lampade a risparmio ora utilizzate in seguito alla decisione dell'Unione Europea di mettere al bando le tradizionali lampade ad incandescenza entro il 2012. In particolare interessava stabilire gli effetti generati sul corpo umano e a tal proposito si precisa che i valori di intensità rilevati a 30 centimetri dalle lampade considerate sono inferiori (10 per cento) alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing Radiation Protection.

Se però ci si avvicina al di sotto dei tre decimetri i valori misurati crescono rapidamente fino a superare in alcuni casi i limiti stabiliti. Per questo «a titolo prudenziale» l'ufficio della sanità pubblica di Berna invita a mantenere l'opportuna distanza soprattutto se le lampade restano a lungo accese come nel caso di quelle poste sulla scrivania. La ricerca è stata condotta utilizzando quattro manichini che rappresentavano un uomo, una donna, un bambino di 6 anni e una bambina di 11 scandagliati in posizioni diverse e a varie distanze.

Le lampade a risparmio energetico sono dotate di un trasformatore ed emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza che possono generare nell'organismo correnti elettriche le quali, a partire da una certa intensità, sono in grado di provocare infiammazioni dei nervi e dei muscoli. In passato era stato sollevato anche il problema dell'inquinamento perché al loro interno contengono pure una quantità esigua di mercurio (inferiore ai 5 milligrammi) che in caso di rottura del bulbo può disperdersi nell'aria. Inoltre le lampade a basso consumo con tubo fluorescente, in certe condizioni, lasciano filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti per cui ad una distanza inferiore a 20 centimetri dopo una lunga esposizione non si possono escludere eritemi cutanei.

«La decisione svizzera è un buon provvedimento che dovremmo seguire — precisa Settimio Grimaldi, biofisico dell'Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr —. E non solo per le lampade ma anche per frigoriferi e lavatrici. Anch'essi emettono campi elettromagnetici e l'unico modo di difendere la nostra saluta eliminando gli effetti negativi è quello di mantenere le distanze suggerite dall'indagine di Zurigo».

Giovanni Caprara
07 aprile 2010







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Un’altra tegola su Delbono Ora spunta la corruzione E Cinzia torna in Regione

Il Resto del Carlino

Nuova ipotesi di reato assieme all'amico del bancomat Mirko Divani per l'ex primo cittadino. Intanto l'ex  fidanzata è stata trasferita alla segreteria dell'Ibc: "Ora dovrò tirare avanti con 1200 euro al mese"






BOLOGNA, 7 APRILE 2010



UNA NUOVA pesante accusa per l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono (nella fotoSchicchi). Il pm Morena Plazzi ora gli contesta anche il reato di corruzione, in concorso con il «caro amico e compagno di salsicciate» Mirko Divani, l’uomo che gli prestò il bancomat nel cui conto corrente sono transitati, fra il 2004 e il 2009, ben 46mila euro. Delbono girò il tesserino all’ex fidanzata Cinzia Cracchi, che lo usò fino al 2008. Poi l’ex sindacò usò il bancomat personalmente. Loro prelevavano, Divani versava. Delbono al pm ha spiegato che quei soldi erano la restituzione di prestiti da lui fatti a Divani.

Ma la versione non ha convinto il pm. Quello che gli inquirenti ipotizzano è che Divani abbia pagato per avere favori in cambio. Il magistrato vuole far luce anche sugli appalti concessi a Divani dal Cup, società il cui socio di maggioranza è la Regione, il cui presidente all’epoca dei fatti era Delbono. Divani in 5 anni ha ricevuto incarichi per quasi 900mila euro. Coincidenze? Lo dirà l’indagine. Il primo filone del Cinzia-gate, relativo ai viaggi di Delbono con Cinzia, si è chiuso con gli avvisi di fine indagine per Delbono e l’ex assessore Lazzaroni. Lui risponde di truffa, peculato e intralcio alla giustizia, lei di false dichiarazioni al pm e intralcio alla giustizia.

INTANTO, Cinzia Cracchi ieri è tornata a lavorare in Regione. Era stata trasferita al Cup dallo stesso Delbono, dopo la rottura della relazione. Lavorerà all’Istituto dei beni culturali dell’Emilia-Romagna. «Per me inizia una nuova vita — dice — voglio lasciarmi tutto alle spalle». Nel trasferimento ha perso l’indennità che aveva nella segreteria di Delbono: «Avrò 500 euro in meno, sarà dura farcela con 1.200 euro al mese con una bambina da crescere».

di GILBERTO DONDI




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Lingua italiana alla guerra d’Europa

di Redazione


Ronchi annuncia ricorso contro l’egemonia di inglese, francese e tedesco. L’ultima discriminazione, il concorso per la selezione del personale: "La penalizzazione nei nostri confronti deve finire"

 

Bruxelles - La discriminazione dell’italiano in sede di Unione europea, è inaccettabile. E per questo l’Italia, che dell’Ue è uno dei padri fondatori, presenterà ricorso. Parola del ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, pronto a dare battaglia per far valere le prerogative del nostro idioma. Spunto dell’offensiva, l’ultimo concorso bandito dall’Ufficio di selezione del personale europeo (Espo), che prevede, già a partire dalla domanda - e poi per le prove da sostenere -, l’uso di tre sole lingue: inglese, francese e tedesco. 

Il ministro, che già ieri dalle colonne del «Corriere della Sera» aveva fatto sentire la sua protesta, ha diramato una nota per annunciare la presentazione del ricorso. «La penalizzazione della lingua italiana deve finire». Ronchi ricorda che già nel 2008 l’Italia ottenne la pubblicazione dei bandi in italiano, e che le lingue europee hanno, tutte, pari dignità. 








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C'è la crisi ma a Pasqua era tutto esaurito

di Francesco Forte

Code chilometriche sulle autostrade, centri turistici presi d'assalto, ristoranti pieni: metà dei connazionali dichiara di guadagnare meno di 15mila euro lordi l'anno, ma vive alla grande.


Fanno il pieno le città d’arte. Fari puntati su: ristorazione, aeroporti, treni

 

Ma dov’è la crisi del turismo e dei consumi pasquali che viene segnalata da Adusbef e da Federconsumatori? Secondo le stime fantasiose di queste due organizzazioni, che non indicano la fonte e il metodo della propria rilevazione, gli italiani che sono partiti per Pasqua, quest’anno sono meno del 15% della popolazione, circa 9 milioni. Sarebbero meno che nel passato. Inoltre, la spesa per alimentari a Pasqua sarebbe calata del 9 per cento, salvo per le tradizionali uova, il cui consumo è stato incentivato da forti sconti. A Roma i ristoranti avrebbero avuto un calo del 4 per cento. Si tratta di numeri a caso, non attendibili. Infatti, quelli sui viaggi sono in contrasto con le vere rilevazioni statistiche, relative al traffico negli aeroporti, sulle autostrade e soprattutto alle rilevazioni fatte tramite Internet che risultano dai dati di Google.

Le prenotazioni in rete di vacanze pasquali sono cresciute del 25%. Ovviamente, in parte ciò si deve al fatto che c’è più gente che utilizza la rete, per questo scopo, anche per avere il beneficio dei viaggi scontati last minute. Ma un aumento del 25% non si spiega solo con la accresciuta familiarità con la rete. Quanto ai consumi di generi alimentari, il calo del 9%, come cifra globale, non ha alcun senso: si tratta di quantità a prezzi costanti o di spesa? E di quale spesa? Di quella per le derrate tipiche pasquali o per i generi alimentari durante la settimana di Pasqua?

Il calo del 4% dell’afflusso nei ristoranti di Roma è un’altra cifra fantasiosa. Si tratta di numero di clienti o di spesa? E a quali giorni ed esercizi si riferisce? È, presumibilmente, un’indagine per campione, in quanto nessuno può ancora sapere quanto sia stato il fatturato dei ristoranti romani, nei giorni pasquali, dato che li potrebbe conoscere solo l’Agenzia delle entrate, controllando le denunce Iva quando riceverà i dati mensili o trimestrali riferiti a questo periodo. Se si tratta di un campione, bisognerebbe sapere quale è, e in che modo è stato elaborato, ottenendo il risultato così rapidamente.

Confesercenti, vicina al Pd, ma meno politicizzata di Adusbef e Federconsumatori, ha invece stimato, in sede di previsione, in leggera crescita, a circa +2%, la dinamica della spesa pasquale con riferimento ai negozi aderenti all’organizzazione. Comunque i dati parziali, delle vere statistiche, non segnalano diminuzioni, ma crescite. Il lunedì, a Pompei, c’è stato un aumento di visitatori del 20% rispetto al lunedì di Pasqua del 2009. Analogo incremento si è avuto nelle località circostanti di Ercolano, Boscoreale, Oplontis e Stabia. È molto soddisfatto il commissario per l’Area archeologica dei siti vesuviani, che vede premiato il lavoro di recupero e rilancio di questi luoghi.

A Roma, nonostante la pioggia intermittente, le vie del centro erano super affollate, evidentemente soprattutto di non romani, in quanto, secondo i dati dei rientri automobilistici, la sera le strade di ritorno nella Capitale, come a Milano, Torino e nelle altre grandi città, erano super congestionate. Così è stato stabilito il «bollino rosso» sino a tutto il mattino di ieri. Anche per spiegare il fenomeno di affollamento di Roma, in larga parte di italiani (ma per la verità anche di molti stranieri), si fa ricorso alla rinata passione per i musei. Infatti alle Scuderie del Quirinale vi era una lunghissima fila per vedere la mostra del Caravaggio. A Torino italiani, francesi e tedeschi hanno visitato più del passato i musei del circuito di Palazzo Madama, del Museo Egizio e del Borgo medievale.

Ma la folla si è avuta soprattutto alla Reggia di Venaria Reale, con una crescita sullo scorso anno dell’8%. Anche da Ancona e Fano, molti turisti nei musei, attratti anche dal fatto che il prezzo della vista guidata comprendeva la colazione di Pasquetta. E sono stati presi d’assalto pure il molo Beverello, da cui si salpa per Capri, Ischia e Procida, nonostante il mare mosso, nonché i litorali della Sicilia e della Sardegna. A Genova coda di turisti al porto per vistare l’Acquario. Non bisogna pensare che, essendo aprile, ci fosse poca gente in montagna. Al contrario, dalla Valle d’Aosta, al Piemonte, alla Valtellina e al Trentino Alto Adige, le località montane erano sovraffollate, perché il maltempo ha favorito il mantenimento dell’innevamento. E neppure è mancata la folla ai laghi: quello Maggiore, quello di Como e Lecco e il Garda hanno registrato anch’essi un maggiore afflusso di persone rispetto al turismo pasquale dello scorso anno.

In questo caso, grazie anche agli arrivi di stranieri, in particolare per il Garda, meta tradizionale del turismo tedesco. Forse, il contrasto tra i numeri di Adusbef e Federconsumatori e quelli delle statistiche parziali, si spiega con il fatto che il presidente di Adusbef, Elio Lanutti, è senatore dell’Italia dei valori, mentre quello della Federconsumatori, Rosario Trafiletti, fa parte del Pd, per il quale ha fatto propaganda elettorale, senza grande fortuna, nelle recenti elezioni del Lazio.




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Quando la Sindone beffò Hitler

La Stampa


«Nascosta nel ’39 nell’Abbazia di Montevergine e i nazisti non la trovarono mai»





MARIO BAUDINO
TORINO

La Sindone fu nascosta per tutta la guerra nell’Abbazia di Montervergine, non solo per metterla al riparo dai bombardamenti. C’era il timore che i nazisti volessero sottrarla. L’ha rivelato alla vigilia di una mostra che sta preparando nella biblioteca del complesso campano il direttore, padre Andrea Davide Cardin; lavorando sulle carte ha messo insieme un puzzle suggestivo, quasi un giallo storico.

Il trasferimento del Sacro Lino è documentato: fu portato in gran segreto nel ’39 e restò sotto l’altare della cripta fino al ’45. I frati non ne seppero mai nulla, solo l’abate e il suo vicario ne erano a conoscenza, e anche a corte la notizia restò circoscritta a pochissime persone. Ma quando il lenzuolo tornò finalmente a Torino, l’arcivescovo cardinal Fossati pubblica sulla «Rivista Diocesana» una lettera ai fedeli, in cui diceva che era stato giusto celarlo «perché l’invasore si affrettò a chiedere notizia».

Basta per immaginare una caccia alla Sindone da parte di Hitler? Padre Cardin ne è convinto. Al telefono, dalla sua preziosa biblioteca, ci spiega che allo scoppio della guerra, quando la Sindone venne trasferita al Quirinale, nella cappella di Guido Reni, il re prese contatto col Vaticano per trovarle un rifugio Oltretevere. Gli fu risposto - e ci sono le lettere in proposito, insiste padre Cardin -, che non era opportuno; il Vaticano stesso era ritenuto «insicuro».

«In quel momento il Papa non si sentiva al riparo da minacce naziste. Ragion per cui il cardinal Montini si attivò per Montervergine. Col mandato di tenere la reliquia nascosta a chiunque». Il racconto del bibliotecario compare oggi sulla rivista «Diva e Donna», dove si dice che nel ’43 i tedeschi fecero irruzione, ma i monaci finsero di pregare sull’altare dove era nascosta, e la protessero quindi con i loro corpi. «Non può essere andata così - è però la replica - i monaci non sapevano nulla. L’irruzione dei tedeschi fu una perquisizione come tante altre. In realtà il segreto non trapelò mai».

Lui non c’era, (ha 60 anni), ma i suoi documenti sono al proposito categorici. Hitler, se davvero cercava il Sacro Lino, fu beffato. Ma lo cercava davvero? Molti studiosi del «nazismo magico» risponderebbero che è probabile. Lo storico Franco Cardini ha qualche dubbio. Ha scritto anche un paio di gialli con Leonardo Gori, dove si immagina che le SS cerchino di sottrarre tutti i più noti simboli del potere materiale e spirituale dell’umanità per concentrare in Germania la loro potenza, forse non solo simbolica.

«Ma il nostro - dice - è un divertimento letterario. In realtà si è troppo ricamato sulle tendenze esoteriche di Hitler, e ne sono nate leggende». La più nota è quella della «lancia di Longino», che, secondo la tradizione ha ferito il costato di Cristo, conservata a Vienna nel tesoro imperiale. Hitler la fece trasferire a Norimberga. Venne recuperata dal generale Patton. Però, aggiunge Cardini, quando si racconta questa storia si dimentica che i nazisti portarono via tutto il tesoro, e non solo la lancia.

Altrettanto celebre è la caccia al Sacro Graal, il calice che avrebbe, secondo la tradizione cavalleresca, accolto il sangue della crocifissione. La parte più esoterica del nazismo, che faceva capo a Heinrich Himmler, era in effetti interessata all’argomento. E quando un giovane filologo, Otto Rahn, cominciò a scrivere di averne riconosciuto la vera linea storica in Linguadoca, il gerarca lo prese sotto la sua protezione. L’avventura finì male, nel ’39, con il suicidio dello studioso, prigioniero di un gioco più grande di lui, e uno strascico di ricostruzioni contraddittorie su ricerche successive, armi alla mano, negli anni della guerra.

Se Himmler e i suoi scagnozzi avessero fiutato la pista di Montervergine, la Sindone avrebbe fatto una brutta fine. Il disastro era in agguato, ma fu evitato. Anzi, se ne evitarono due. Per la prima ipotesi di trasferimento, poi scartata, ci ricorda ancora padre Cardin, si prese infatti in considerazione l’Abbazia di Montecassino: quella che le bombe alleate avrebbero raso al suolo nel ’44.




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Ciancimino Jr, quando chiesi a papà: "Ma quello non è Provenzano?"

La Stampa

Le relazioni pericolose con boss e politici in Sicilia. Una vita da romanzo criminale



M. CIANCIMINO, F. LA LICATA

Eppure ci avevo fatto il callo. Perciò, come accade quando si aspetta il turno dal barbiere, ingannavo l’attesa sfogliando una rivista illustrata, forse un numero del settimanale “Epoca”. A un certo punto la mia attenzione si fermò su un servizio dedicato ai grandi latitanti della mafia siciliana, i luogotenenti di Luciano Liggio, allora ritenuto ancora il capo del clan dei corleonesi. C’erano foto vecchie di Totò Riina, ma in particolare ricordo che il giornale cercava di ricostruire al computer il volto di uno dei mafiosi più celebrati e nello stesso tempo sconosciuti. Partendo dall’unica foto esistente che ritraeva il boss.

Dall’immagine di Bernardo Provenzano giovanissimo - una faccia squadrata sotto un ciuffo di capelli biondi - si giungeva, grazie agli aggiornamenti del computer, al disegno virtuale di un uomo ormai avanti con l’età. Un ovale inconfondibile, la barba incolta, i capelli corti, insomma una sagoma che credetti di riconoscere. Già, io quel signore lo conoscevo, e lo conoscevo da tempo: per me era l’ingegnier Lo Verde, un uomo che mio padre frequentava da anni, che era stato più volte a casa mia, che era stato anche a pranzo con mio padre, che veniva a trovarlo pure a casa dei nonni, a Baida. Un amico, una persona di famiglia di cui mio padre, politico democristiano, assessore e sindaco, si fidava come un consigliere con cui scambiare impressioni e ragionamenti che coinvolgevano persino l’attività amministrativa della città.

Possibile che quel Lo Verde, quell’uomo mite che mi dava buffetti sulle guance e mi invitava a essere ubbidiente con papà, fosse il terribile, feroce assassino descritto dalle cronache? Rimuginai a lungo sulla mia “scoperta”: guardavo dallo specchio la faccia assorta di mio padre che inseguiva i suoi pensieri mentre il signor Lo Piccolo lo massaggiava e cercavo di immaginare quale sarebbe stata la sua reazione quando gli avrei chiesto se il mio sospetto fosse giustificato Cosa che accadde puntualmente sulla strada di ritorno, in macchina. Tenendo fede alla mia indole di provocatore, affrontai il discorso: “Hai visto le foto su ‘Epoca’? Dimmi la verità, papà, ma quello non è identico all’ingegner Lo Verde? Anzi, non è proprio lui?”».

I soprannomi
«Ma il gruppo proprio di famiglia era un altro, erano i “gemelli Bo.Bu”. Mio padre aveva il vezzo di appiccicare soprannomi a tutti. Pino Lipari – per esempio – era “il tenente” perché “si crede un generale ma più in là di tenente non arriverà mai”. “Iolanda”, invece, era il medico Nino Cinà, lo stesso che nella cosiddetta “Trattativa” fra Stato e mafia del ’92 e ’93 – di ciò avremo di che parlare – fu il portavoce ufficiale di Totò Riina; mio padre lo chiamava così perché abitava a Mondello, in via Principessa Iolanda. I “gemelli” erano Franco Bonura e Antonino Buscemi, due palazzinari molto addentro a Cosa nostra. (...) Indimenticabili i pranzi, la domenica, al ristorante La Scuderia, spesso con la partecipazione straordinaria del signor Lo Verde, prima e dopo la rivelazione della sua vera identità.

Tutto ciò mentre i bollettini delle ricerche lo ponevano al secondo posto nella lista dei latitanti più gettonati. Al primo ci stava Totò Riina, che si muoveva anche lui come un uomo libero. Ma a Palermo tutto era possibile a quei tempi. Buscemi era un uomo alto, corpulento, di un’eleganza ostentata e di poche parole. Mentre Bonura, biondo, più basso e perennemente occultato da occhiali da sole, era un tipo spiritosissimo, gioviale, e si intendeva con mio padre ancor meglio del suo socio. Si presentavano a casa nostra sempre insieme, da qui il nomignolo di “gemelli”. Chissà se avrà mai saputo, mio padre, che noi figli – a nostra volta – avevamo appioppato anche a lui un soprannome: “Baffo”».

Il terrore
«Ci penso spesso a mio padre. Con rabbia, è vero, ma anche con la compassione che un figlio non può negare a chi l’ha messo al mondo. Certo non gli perdono di avermi tarpato le ali, come quella volta che avevo aperto una discoteca a Monte Pellegrino, il Brasil, e lui fece di tutto per farmi chiudere. È incredibile: prima mi mandò i mafiosi a chiedere il pizzo e poi una squadra della guardia di finanza che fu implacabile e letale. Perché si comportò così? Semplicemente perché aveva intuito che quell’attività mi avrebbe procurato l’autonomia economica. E lui questo non lo voleva, preferiva prendermi per bisogno. Ma non scordo neppure la sua severità, l’eccessivo attaccamento ai “piccioli”.

E la catena con cui mi immobilizzava, lo sgabuzzino al buio dove scontavo le mie pene, l’ironia con cui liquidava ogni mia iniziativa personale e di lavoro, sminuendola con l’esaltazione dei successi di altri. Quanto mi piacerebbe, oggi, ripetergli la mia battuta più riuscita: “Quando accompagnavo mio padre capitava spesso di attenderlo in macchina insieme ad altri giovani aspiranti al successo. Io ero il suo autista, il presidente Schifani, oggi seconda carica dello Stato, guidava l’auto di Peppino La Loggia e il presidente Totò Cuffaro faceva l’autista di Calogero Mannino. Loro sì che hanno fatto carriera, vero papà?”.

E mi piacerebbe anche poter tornare indietro, a quella mattina nella sala da barba del signor Lo Piccolo. Cosa pagherei per potergli dire: “Fanculo papà. Fottiti tu e il signor Lo Verde. Sai che c’è? Che se lo vedo un’altra volta a casa nostra o se mi costringi a incontrarlo chiamo i carabinieri...”. No, forse loro non sarebbero indicati... La polizia? Il signor Franco? Ma che ne so, è tutto così ambiguo... E oggi ho paura».





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Caso preti pedofili: vescovo norvegese cattolico si dimette per abusi su minore

Corriere della Sera


Le dimissioni sono avvenute nel giugno dello scorso anno, ma le motivazioni sono state rese note soltanto ora





MILANO - Non si placa la tempesta causata dal caso dei preti-pedofili sulla chiesa cattolica. Un vescovo cattolico norvegese, ma di origine tedesca, Georg Muller, ha infatti confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne una ventina di anni fa. Lo scrive in apertura del suo sito la tv di stato norvegese, Nrk. In seguito a tale confessione il prelato ha dato le dimissioni nel giugno dello scorso anno. È il primo caso di pedofilia legato alla chiesa cattolica riportato in Norvegia.

IL CASO - Secondo la tv Nrk, il caso, come detto, riguarda Georg Mueller, ex vescovo cattolico di Trondheim, che il 7 giugno dello scorso anno si dimise inaspettatamente comunicando la decisione durante la celebrazione della messa domenicale. «È stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni» scrive il sito della tv pubblica norvegese, che aggiunge: «La Chiesa cattolica ha pagato alla vittima tra 400.000 e 500.000 corone norvegese (tra 50.000 e 65.000 euro circa) a titolo di risarcimento danni». L'abuso venne commesso quando Mueller era ancora un semplice prete ed è prescritto per la legge norvegese, specifica

Nrk, che riporta come l'attuale vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eisvig, abbia riferito al Times di Londra che Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano. Secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, la vittima era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. È stato il vescovo di Stoccolma ad occuparsi dell'inchiesta. Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi.

LA DIFESA DEL VATICANO - La confessione del vescovo norvegese è arrivata dopo una giornata caratterizzata dalla strenua difesa del Papa dagli attacchi dei media internazionali da parte del segretario di Stato Bertone e del cardinale Sodano. In particolare secondo quest'ultimo che, ricordiamo, è l'ex segretario di Stato, gli attacchi contro Benedetto XVI ricordano quelli contro Pio XII.

Redazione online
07 aprile 2010





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