lunedì 5 aprile 2010

Incendio nella chiesa di don Camillo a Brescello Danni ingenti

Il Resto del Carlino


Nella notte di Pasqua i ceri si sono sciolti e sono venuti a contatto con il basamento dell'altare.
Una densa coltre di fumo ha annerito l'altare e la volta della chiesa.
Già scattata la mobilitazione per rendere nuovamente agibile la chiesa

Reggio Emilia, 5 aprile 2010.





Un principio d'incendio ha danneggiato nella notte di Pasqua la chiesa di Santa Maria Nascente a Brescello, nella Bassa reggiana. E' la chiesa divenuta famosa al pubblico cinematografico, per essere stata immortalata nei film su Don Camillo e Peppone, i personaggi di Guareschi interpretati da Fernandel e Gino Cervi.

Secondo una prima ricostruzione, l'incidente è stato provocato dalle candele.  Alcuni ceri pasquali sono venuti a contatto con il basamento dell'altare: si è sprigionata una densa coltre di fumo che ha annerito l’altare e la volta della chiesa.

L'allarme è scattato verso le 4.30 della notte. Infatti il sacrestano, che aveva sistemato la chiesa dopo la veglia pasquale, è stato svegliato dal fumo.  Non ci sarebbero state fiamme;  muri e volte non sono stati intaccati, ma le pareti e gli stucchi sono da ridipingere. Allo stesso modo sono stati danneggiati gli arredi sacri. E' invece totalmente indenne il grande Cristo di legno, quello a cui Don Camillo si rivolgeva nei film: era stato donato alla chiesa alla fine delle riprese, ed è custodito in una nicchia laterale, lontano dall’altare.

La Messa di Pasqua è stata celebrata in una cappella. E' subito scattata la mobilitazione di tutti per rendere nuovamente agibile la chiesa. ‘’Il Comune ha messo a disposizione un conto corrente perché da soli non ce la possiamo fare, i danni ammontano sicuramente a decine e decine di migliaia di euro - ha detto il vicesindaco Andrea Setti - Chiedo agli appassionati dei film ispirati da Guareschi di darci una mano, basta un euro a persona per aiutarci’’.




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Alberto Stasi parla in tv a «Matrix»: "Con la mia coscienza sono a posto"

La Stampa

Il fidanzato di Chiara Poggi, a lungo indagato e poi assolto per l'omicidio, si racconta: non temevo la condanna
ROMA

«Con la mia coscienza sono sempre stato a posto. Non temevo la condanna. Non ho mai avuto nulla di cui rimproverarmi». Parla dagli schermi tv di "Matrix" Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi, per lungo tempo principale indagato per l’omicidio di Garlasco, poi assolto.

L'intervista andrà in onda domani (martedì) in seconda serata. «Anche quando sono stato ingiustamente portato in prigione, il giudice ha subito riconosciuto l’errore che era stato commesso. Naturalmente per una persona che viene accusata ingiustamente per così tanto tempo, più di due anni, l’assoluzione è il risultato che si è cercato per tutto il tempo», dice Stati. Emozionato ma lucido nell’esprimere i suoi pensieri, con una maglia verde e un semplice paio di jeans, il ragazzo racconta il suo rapporto con Chiara: «Per me era 4 anni della mia vita, la persona con cui mi confidavo, a cui chiedevo aiuto, con cui risolvevo i problemi della vita quotidiana che tutti abbiamo. Per lei io ero lo stesso. Lei era semplice, tranquilla, solare».

Per la prima volta davanti alle telecamere, il fidanzato di Chiara Poggi, per lungo tempo principale indagato per l’omicidio di Garlasco, poi assolto, risponde alle domande di Alessio Vinci. «Non si è trattato di celebrare un’altra volta il processo di Garlasco - spiega il conduttore - ma, dopo oltre due anni e mezzo dove si è scritto e detto di tutto, abbiamo trovato giusto dare la parola ad Alberto Stasi per offrire al pubblico a casa la possibilità di farsi un’opinione sulla persona più "inseguita" ma meno disposta a parlare della cronaca italiana». «Stasi me lo aspettavo come un ragazzo di poche parole e restio alla conversazione - spiega Vinci - , invece si è rivelato, inaspettatamente, un fiume in piena e in quasi due ore di intervista ha raccontato dettagli personali su alcuni dei momenti più difficili della sua vicenda».




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Siamo al solito trans trans "Ecco i fondi di Marrazzo"

Il Tempo


Paloma: "Il presidente prendeva i soldi da raccolte di beneficenza. Il politico: "E' tutto falso". Il maresciallo a Rebibbia, chiesta la liberazione.


Troppe verità per essere tutte vere. Nei verbali riempiti dalle tante e variegate versioni dei trans della periferia nord di Roma coinvolti nell'inchiesta su sesso e ricatti all'ex governatore del Lazio, c'è anche chi ha detto che Piero Marrazzo avrebbe pagato i conti delle prestazioni sessuali coi soldi della beneficienza di maratone di solidarietà. A riferirlo a magistrati romani e carabinieri del Ros sarebbe stato Paloma, presunto amante brasiliano dell'ex presidente.

Un tale che dice molto ma è giudicato poco attendibile pure dagli stessi investigatori che da ottobre sono dietro al giallo Marrazzo: lui avrebbe subito il ricatto da parte di quattro carabinieri indagati, perché lo avrebbero ripreso nell'appartamento di un viado sulla Cassia, avrebbero tentato di venderlo ad agenzie fotografiche e giornali, con la complicità del pusher Gianguerino Cafasso poi ucciso, secondo gli inquirenti, con una dose letale di stupefacente da uno dei militari coinvolti nell'indagine.

Le presunte rivelazioni di Paloma sono contenute nei quattro copiosi fascicoli di parole a accuse da provare. Il trans riferisce che per pagare le prestazioni sessuali Marrazzo avrebbe attinto da raccolte fondi di beneficienza. Paloma ha parlato di cifre importanti, oltre 10 mila euro. Una versione che ha confermato anche ieri intervistato dal Tg5:

«Quando ho conosciuto Marrazzo non sapevo che fosse presidente della Regione Lazio, la prima volta che mi ha fermato in macchina mi ha dato 10 mila euro». Arrivando a versare - sostiene ancora Paloma - anche 17 mila euro. Ha detto di aver incontrato l'ex governatore nella sede della Regione, descritta dal brasiliano di 5 piani, quando il palazzo di vetro e cemento supera i dieci. Ancora. Ha detto di averlo visto in un appartamento dotato di cassaforte zeppa di mazzette di soldi.

Ma durante il sopralluogo, la casa non ha saputo indicarla, né corrispondevano i particolari da lei descritti. Marrazzo ha sempre smentito ribattendo che è tutto falso: l'entità delle cifre che avrebbe pagato, la storia di aver ricevuto trans in Regione, e ancor di più l'ipotesi di aver messo mano a fondi di beneficienza per saldare i conti di una sera. Intanto ieri il maresciallo Nicola Testini, indagato per il presunto omicidio del pusher Cafasso, fornitore di stupefacente ai trans, è stato trasferito dal carcere di Bari a quello romano di Rebibbia. La moglie Maria Rosaria Valletti ha inviato una lettera a uno dei difensori del marito, Marina Lo Faro, per sfogare la sua rabbia.

«Non voglio rompere il silenzio che continuerò a mantenere sino alla conclusione delle indagini - scrive - Il primo aprile la Procura di Roma mi ha autorizzato ad avere un colloquio con mio marito presso il carcere di Bari... e non ha autorizzato mio marito ad avere un colloquio telefonico con sua figlia. Ieri sera mio marito mi ha inviato un telegramma, nel quale mi diceva che questa mattina avrei potuto incontrarlo, che mi aspettava.

Questa mattina, arrivata al carcere di Bari, ho appreso del suo improvviso trasferimento non già al carcere militare, come da lui legittimamente richiesto, ma a Roma Rebibbia. Voglio allora sapere qual è questo sporco gioco che calpesta brutalmente ogni sentimento e diritto?». Ieri i difensori, Marina Lo Faro e Valerio Spigarelli, hanno depositato al Riesame la richiesta di scarcerazione del maresciallo.

Fabio Di Chio
04/04/2010




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Vigilessa scartata perché bassa ottiene giustizia dopo 13 anni

Corriere del Veneto

Verona, sentenza del Tar: «Bando illegittimo e discriminatorio».
La donna oggi ha 45 anni. Il suo posto era in dubbio per «carenza di requisito»

VENEZIA — Dopo tredici anni, di quello «smacco» se n’era quasi dimenticata. O forse no perché, legge alla mano, in ballo c’era comunque il suo posto di lavoro «guadagnato » grazie a un bando e «perso» per colpa di una visita medica e per una statura considerata al di sotto del limite consentito. Tredici anni vissuti lavorando ma in attesa di conoscere se la sentenza le avrebbe dato ragione oppure torto. La donna lavora regolarmente presso la Polizia municipale di Verona dal 7 ottobre 1997, ovvero da quando fu assunta con delibera di giunta (la numero 1776 come risulta dalle carte del Tar). Ora però, pur con i tempi lunghi che ogni tanto riserva la giustizia amministrativa, è arrivato il riconoscimento «postumo»: quell’esclusione del 1997 «perché era troppo bassa» era illegittima (ma è bassa una donna di un metro e sessantatré?). Qualche dubbio era venuto pure al tribunale amministrativo era venuto tanto che aveva immediatamente emanato un’ordinanza sospensiva in attesa di entrare nel merito della questione. Per decidere, tempi della nostra giustizia, ci sono voluti tredici anni e venerdì scorso è stata pubblicata la sentenza definitiva.

Ora la vigilessa, oggi 45enne, si è tolta dal presente, dal passato e soprattutto dal futuro ogni minima ombra. Tutto cominciò quando il 20 aprile 1995 la giunta comunale di Verona bandisce un concorso pubblico per il conferimento di cinquanta posti di agente di Polizia municipale. La donna in realtà arriva 62esima e dunque non viene assunta immediatamente. Un paio di anni dopo, causa alcune defezioni e spostamenti, arriva il suo turno, ma alla visita medica viene bloccata: la sua statura risultava essere infatti di 1,63, ovvero due centimetri in meno rispetto al severo bando che prevedeva un’altezza minima di 1,65. Il dirigente del settore personale di Palazzo Barbieri le comunicava dunque il 24 aprile 1997 l’impossibilità di procedere alla sua assunzione, «per carenza di requisito». Immediato era scattato il ricorso al Tar del Veneto con gli avvocati Agostini, Belligoli e Dalla Santa e il 29 luglio successivo il tribunale amministrativo aveva accolto la richiesta di sospensiva, obbligando il Comune ad assumere la donna. Oggi, tredici anni dopo, la conferma che aveva ragione. Secondo il Tar infatti quel bando era illegittimo laddove prevedeva un limite minimo di altezza: una legge del 1986 affermava che «l’altezza delle persone non costituisce motivo alcuno di discriminazione per la partecipazione ai concorsi pubblici indetti dalle pubbliche amministrazioni », salvo alcuni casi poi definiti l’anno successivo: nell’elenco c’erano Forze armate, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Corpo forestale, Vigili del fuoco e Ferrovie dello Stato.

Un elenco tassativo in cui i vigili urbani non ci sono. Tra l’altro, osserva ancora il Tar, perfino in questi casi il limite è più benevolo dell’1,65 del bando veronese, visto che si utilizza una statura minima di 1,61: «la statura minima prescritta dal bando non appare in ogni caso congrua, tenuto conto di quanto stabilito per posizioni professionali sicuramente comparabili», scrive il Tar. La conclusione è dunque secca: «la decisione di non assumere la ricorrente per l’unica ragione che questa non aveva la statura minima prescritta, è illegittima, con il conseguente obbligo conformativo, peraltro già attuato in attuazione del provvedimento cautelare, di costituire il rapporto d’impiego con la stessa».

Alberto Zorzi
05 aprile 2010



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La vendetta della Bonino

Libero



Di Fosca Bincher


A vederla così sembra quasi una perfida vendetta contro il Pd che non l’ha supportata a dovere nel Lazio. Assegnato in commissione Lavoro, stampato il 2 aprile a pochi giorni dal verdetto delle regionali, è piombato come un missile su palazzo Madama il disegno di legge di Emma Bonino e dei radicali (a firma Donatella Porretti e Marco Perduca) di riforma dei sindacati. Missile vero per Cgil e Cisl e Uil perché oltre a obbligare tutte le confederazioni sindacali a una certa democrazia interna e a una trasparenza di bilancio identica a quella delle società per azioni il ddl radicale stabilisce il divieto “di ogni trattenuta sindacale, anche se derivante da contratto di lavoro”.

Alla Cgil e a tutte le altre confederazioni quindi si potrà aderire come a un partito politico o a un club: solo su base volontaria e con versamento diretto. Una tragedia per tutti i sindacati, visto che i loro bilanci custoditi gelosamente nel segreto delle confederazioni (salvo sintetiche note pubblicate) si reggono in gran parte proprio su quelle trattenute sindacali automatiche contrattate più che con i lavoratori con i datori di lavoro. Nel bilancio 2008 della Uil i proventi da tesseramento ammontavano a 11,2 milioni di euro, oltre a 2,3 milioni di crediti da tesseramento.

Nel documento contabile della Cisl per lo stesso anno sono indicati 19,7 milioni di euro di ricavi per “quote di tessere annuali di competenza confederazioni” e nello stato patrimoniale fra le attività 28,5 milioni di euro di “crediti per tessere”. In quello Cgil del 2006, l’ultimo reso pubblico i ricavi da tessere erano in tutto 22,9 milioni di euro e i crediti alla stessa voce verso le strutture ammontavano ad altri 3,9 milioni di euro.

Un miliardo
Ma tutte queste somme sono da considerare per grande difetto, perché quelle poche note inserite nei prospetti di bilancio resi pubblici non fotografano la verità sindacale. Potrebbe farlo un eventuale bilancio consolidato che non esiste, ma che così comprenderebbe tutte le strutture territoriali e di categoria dei sindacati. Si pensi che il reale fatturato della Cgil e spa secondo stime rese pubbliche e non smentite ufficialmente è assai più vicino al miliardo di euro che non a quella trentina di milioni indicati nei prospetti del bilancio nazionale.

Più della metà di quel giro di affari dovrebbe arrivare proprio dalle trattenute sindacali dirette sui 5,7 milioni di iscritti Cgil dichiarati nel 2009. Abolire la trattenuta sindacale automatica è proprio come togliere il bancomat ai sindacati, Cgil in testa. Così invece della cassa continua da cui prelevare rischierebbero davvero la bancarotta. Perché la volontarietà del contributo diretto costringerebbe ogni volta i tesserati anche più affezionati a riflettere su cosa possano ricevere in cambio di quel gettone generosamente erogato.

Il disegno di legge Bonino prevede il riconoscimento della personalità giuridica dei sindacati in cambio della quale si stabiliscono norme per la democrazia interna e obblighi di trasparenza.

Nello statuto dei nuovi sindacati debbono essere indicati “gli organi dirigenti e le relative competenze, le procedure per l’approvazione degli atti che impegnano il sindacato, i diritti e i doveri degli iscritti, la previsione di un bilanciamento delle presenze di genere negli organi collegiali nella misura massima dei due terzi e la garanzia di presenza delle minoranze negli stessi, le misure disciplinari adottabili e le corrispondenti procedure di ricorso”.

Si stabilisce l’obbligo di redazione e pubblicazione del bilancio annuale del sindacato, corredato di nota integrativa secondo quanto stabilisce il codice civile per le società per azioni. È obbligatoria la pubblicazione del bilancio entro il 30 giugno di ogni anno “su almeno tre quotidiani a diffusione nazionale e corredato da una sintesi della relazione sulla gestione e della nota integrativa”.

Multe salate

In caso di violazione di questi obblighi di trasparenza oltre a una sanzione amministrativa pecuniaria compresa fra 50mila e 500mila euro ai sindacati inadempienti con decreto verranno sospese le “contribuzioni a favore del sindacato o dell’associazione”. Dopo norme di agevolazione fiscale per le libere contribuzioni detraibili dalla dichiarazione dei redditi dei contribuenti fra 100 e 100 mila euro e l’esenzione fiscale per le attività sindacali proprie, arriva la mazzata dell’articolo 5 sulle trattenute sindacali:

“A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è vietata ogni forma di trattenuta sindacale, anche se derivante da contratto di lavoro. Il pagamento delle quote associative ai sindacati da parte del lavoratore dipendente o autonomo avviene attraverso diretto versamento volontario. La legge 4 giugno 1973, n. 311, è abrogata”.

Un testo chiaro e netto, che sicuramente risulterà indigesto al Pd, ma che farà convolare a nozze il Pdl rischiando così grazie ai radicali di fare trovare in Parlamento la stessa maggioranza che si è trovata in commissione di vigilanza per applicare radicalmente al par condicio in questa campagna elettorale facendo sospendere tutti i talk show.

05/04/2010




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Via i camorristi dalla processione» E sulla casa del priore piovono spari

Corriere della Sera


L'intimidazione dopo l'invito della diocesi a selezionare i figuranti
Saltata la tradizionale «Affruntata», manifestazione pasquale a Sant'Onofrio, comune del vibonese



SANT'ONOFRIO (VIBO VALENTIA - Esclusi da una rappresentazione religiosa, gli affiliati alle cosche della 'ndrangheta hanno sparato a scopo intimidatorio contro il cancello dell'abitazione del priore della confraternita che organizza il rito, provocandone la sospensione. È accaduto a Sant'Onofrio, comune del vibonese dove la giunta è stata sciolta nell'aprile dello scorso anno per presunti condizionamenti mafiosi, dove domenica è saltata la tradizionale «Affruntata», manifestazione pasquale durante la quale tre statue raffiguranti Maria Addolorata, Gesù e San Giovanni vengono trasportate a spalla, da quattro portatori per statua, per simboleggiare l'incontro dopo la resurrezione di Cristo. Nella zona di Sant'Onofrio, una delle cosche più potenti è quella dei Bonavota contro la quale sono state condotte diverse operazioni da parte delle forze dell'ordine, con numerosi arresti. Un mese fa, la guardia di finanza ha sequestrato beni per 4,5 milioni di euro ad uno dei presunti elementi di spicco della cosca.

INTIMIDAZIONE - L'intimidazione è stata compiuta sabato sera ai danni del presule della confraternita del Santissimo Rosario, Michele Virdò. Ignoti hanno sparato due colpi di pistola contro il cancello esterno dell'abitazione dell'uomo. In seguito all'intimidazione, il parroco, sentito il vescovo Luigi Renzo, e d'accordo con i carabinieri, ha deciso di sospendere la manifestazione che potrebbe svolgersi domenica prossima. In passato, secondo quanto è emerso anche da alcune inchieste giudiziarie, pregiudicati e 'ndranghetisti erano soliti portare a spalla una delle statue come segno di visibilità e di forza nei confronti della cittadinanza. Una pratica fortemente osteggiata da mons. Renzo, che con una direttiva a tutte le parrocchie della Diocesi ha invitato ad una maggiore prudenza nella scelta dei figuranti. Cosa che quest'anno, a Sant'Onofrio, è avvenuta. Una delle ipotesi su cui stanno lavorando i carabinieri è che l'esclusione dalla manifestazione possa avere spinto qualcuno a «reagire», sparando contro il cancello del priore della Confraternita che organizza l«'Affruntata».

05 aprile 2010






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Il Papa: «I sacerdoti siano angeli»

Corriere della Sera


Benedetto XVI ha ricordato che sono chiamati ad essere «messaggeri di Cristo» e della «sua vittoria sul male»



CASTENGOLFO - Ai sacerdoti, travolti in questi giorni dallo scandalo dei preti pedofili, il Papa ricorda, nel Lunedì dell'Angelo, che sono chiamati ad essere «angeli», e «messaggeri di Cristo», e della «sua vittoria sul male e sulla morte». Una missione - ha affermato Benedetto XVI prima del Regina Coeli a Castel Gandolfo - che spetta a tutti i battezzati, ma in modo particolare a chi ha ricevuto il sacramento dell'Ordine.

«Il termine "angelo" oltre a definire gli Angeli, creature spirituali dotate di intelligenza e volontà, servitori e messaggeri di Dio, è anche - ha speigato Ratzinger - uno dei titoli più antichi attribuiti a Gesù stesso». «Cristo - ha aggiunto - è stato anche chiamato "angelo del consiglio", cioè annunziatore, che è un termine che denota un ufficio, non la natura. In effetti, egli doveva annunziare al mondo il grande disegno del Padre per la restaurazione dell'uomo».

05 aprile 2010





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Buoni gratuiti sul Web per prostitute a domicilio»

Il Secolo xix

Parte da Pordenone una campagna di sensibilizzazione contro la criminalizzazione della prostituzione che prevede prestazioni sessuali gratuite a domicilio. A lanciarla è stato il Comitato per i Diritti civili delle Prostitute. La campagna-invito, ha reso noto Pia Covre, durerà una settimana, fino al 10 Aprile. «Io ci sto e tu?» è il titolo dell’invito che prevede la distribuzione di buoni ai sostenitori per incontri con le attiviste-i del Comitato.
«La nostra società - ha detto Covre - è permeata dalla doppia morale, tanti cercano i servizi delle sex workers ma si continua a fingere che questa sia una degenerazione. La stigmatizzazione e la criminalizzazione del lavoro sessuale - ha aggiunto - purtroppo producono abusi e violenze contro chi esercita, ed è una situazione inaccettabile. Vogliamo con questa campagna sollecitare i molti uomini italiani clienti ad opporsi a tali crimini e ingiustizie, sia a livello nazionale che locale». Da oggi i buoni-invito per usufruire delle prestazioni gratuite sono scaricabili in Internet attraverso il sito (www.lucciole.org).
«Le attiviste si stanno preparando ad accogliere le richieste e da domani - ha detto ancora Covre - sarà possibile usufruire dei loro servizi. Chiunque desideri sostenerci e contattare una sex worker potrà telefonare ai numeri messi a disposizione dalle attiviste. I buoni-invito sono a disposizione sia degli uomini che delle donne - ha poi concluso Covre - senza discriminazione di genere».




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La Chiesa stia con le vittime, non con il Papa»

Il Secolo xix


«La Chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre». Così, in una lettera inviata al cardinale Angelo Sodano, Francesco Zanardi - attivista gay di Savona che il mese scorso si è sposato con il compagno dopo una lunga protesta - attacca la presa di posizione del cardinale che ieri, rompendo il protocollo della messa di Pasqua, ha rivolto un messaggio di vicinanza di tutta la Chiesa al pontefice riguardo agli scandali sulla pedofilia. «Io e le altre vittime - scrive Zanardi nella lettera aperta a Sodano - troviamo che siano uno spergiuro le Sue dichiarazioni azzardate, davanti al Santo Padre nel giorno della resurrezione di Gesù, dichiarazioni che offendono e tendono ad infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me».

«Mi rivolgo a Lei - scrive Zanardi - precisando anticipatamente che non volevo turbare assolutamente il clima della Santa Pasqua, ma mi trovo indignato davanti alla pubblica offesa fatta da Lei alla presenza del Santo Padre, nei confronti delle vittime di sacerdoti pedofili». Sono anche io - prosegue - «vittima di un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel savonese. Proprio in questi mesi, finalmente, pare che la giustizia stia facendo il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente».

Si tratta di dichiarazioni - si legge ancora nella lettera al cardinale Sodano - che «trovo infamanti nei nostri confronti. La chiesa questa volta non è attaccata, chi crede in Dio chiede semplicemente la verità. Mi auguro che la Chiesa si assuma con più serietà e onestà la responsabilità delle atrocità che ha coperto negli anni e risarcisca quanto possibile le vittime questi crimini, vittime hanno già subito e che ora sono costrette nuovamente a rivivere. Mi auguro che tutte le vittime come me non debbano subire altre ingiuste violenze, ma finalmente giustizia», aggiunge Zanardi che, nelle settimane scorse, aveva denunciato alla magistratura di essere stato vittima di un caso di pedofilia compiuto nei suoi confronti da un sacerdote savonese quando era ragazzino.

La magistratura ha aperto un’inchiesta e domani Zanardi sarà ascoltato come persona informata sui fatti in procura a Savona. Francesco Zanardi, attivista gay savonese si è sposato il mese scorso con Manuel Incorvaia, dopo aver effettuato uno sciopero della fame per rivendicare i diritti degli omosessuali.




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Un Paragone scontato contro Santoro

Corriere della Sera



Si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. Sassolino? Sembravano pietre, macigni. Gianluigi Paragone ha iniziato il suo talk irridendo Michele Santoro (che lo aveva chiamato «il povero Paragone»): nonostante le vostre trasmissioni di successo, la sinistra ha perso, come la mettiamo? Ve lo volete mettere in testa che ai numeri dell’audience non corrispondono quelli dei voti? Non avere capito che esiste una bella differenza tra la piazza virtuale e quella reale? (Raidue, venerdì, ore 23.05).

Terminato lo sfogo contro «i salotti radical chic e il fighettismo», Paragone ha dato la parola ai suoi ospiti: il ministro Luca Zaia, l’onnipresente Maurizio Belpietro, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, Leoluca Orlando, Francesco Storace. Per una sera, Paragone ha camminato su una nuvoletta: ha irriso i programmi tv che prendevano in giro Umberto Bossi, ha riproposto vecchie campagne elettorali della Lega, ha continuamente sottolineato la differenza tra circo mediatico e radicamento sul territorio. Voleva persino difendere gli operai di Termini Imerese, con cui era collegato, ma ci sono state non poche incomprensioni tanto che è dovuto intervenire un vecchio democristiano come Orlando a far da paciere.

Chi vince (le elezioni) ha sempre ragione, ma se Paragone vuol migliorare «L’ultima parola» deve fare qualche sforzo in più, rendere il talk meno scontato e noioso. Stiamo parlando di come governare la popolarità, non di governo del popolo.




Aldo Grasso
04 aprile 2010(ultima modifica: 05 aprile 2010)





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Trovato il presunto "anello mancante" tra l'uomo e la scimmia

Corriere della Sera

La nuova specie si colloca tra l'australopiteco (3,9 milioni di anni fa) e il primo ominide riconosciuto, l'homo habilis

Sarebbe stato trovato l'anello mancante nell'evoluzione tra la scimmia e l'uomo. Si tratta di una nuova specie di ominide i cui resti saranno mostrati per la prima volta giovedì. La nuova specie si colloca in linea evolutiva e temporale tra l'australopiteco, considerata ancora una scimmia, presente in Africa 3,9 milioni di anni fa, e il primo ominide riconosciuto, l'homo habilis, nostro progenitore di 2,5 milioni di anni fa. La nuova specie non ha ancora un nome; l'autore del ritrovamento, avvenuto nella caverna di Malacapa, è stato il ricercatore sudafricano Lee Berger, dell'università di Witwatersrand (Johannesburg) (fonte Agi).


05 aprile 2010





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Castro: "Sui dissidenti non cederemo"

La Stampa

Il presidente cubano: «Campagna fuori dal comune di Stati Uniti e Ue»



L’AVANA
Il governo di Cuba «non cederà» un millimetro di fronte alla «campagna fuori dal comune» che gli Stati Uniti e l’Unione europea stanno portando avanti contro l’isola: lo ha assicurato il presidente Raul Castro, che chiudendo il IX congresso dell’Unione della gioventù comunista (Ujc) ha affrontato il tema della dissidenza interna.

Castro ha in particolare respinto le accuse internazionali contro l’Avana dopo la morte, più di un mese fa, del dissidente Orlando Zapata, deceduto al termine di un digiuno di 85 giorni. «È morto nonostante gli sforzi fatti dai medici, fatto che abbiamo lamentato», ha proseguito il presidente cubano, sottolineando che Zapata si trovava in carcere accusato di «delitti comuni».

Riferendosi poi a un altro dissidente, Guillermo Farinas, in sciopero della fame da più di un mese e che è ricoverato in un ospedale della città di Santa Clara, Raul Castro ha detto che l’oppositore viene «stimolato» a mantenere tale posizione, fatto che - ha precisato - rappresenta «un ricatto inaccettabile».

«Non è in prigione, bensì in libertà», ha ricordato, precisando che i medici cubani «stanno facendo tutto il possibile per salvargli la vita: se non modifica tale posizione, sarà responsabile, insieme a chi lo sostiene, di un esito che non desideriamo».

Rivolgendosi al congresso dell’Ujc, Castro ha detto che Cuba ha bisogno di dirigenti giovani «capaci» di portare avanti «un lavoro ideologico» che non sia un «dialogo tra sordi», che «non si sentano padroni assoluti della verità» e che «sappiano ascoltare».



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Morto Santi Licheri, giudice di Forum

La Stampa


Aveva 92 anni. La notizia confermata da Rita Dalla Chiesta




ROMA

È morto ieri a Roma all’età di 92 anni Santi Licheri, il giudice forse più famoso del piccolo schermo, storico protagonista del programma "Forum", condotto da Rita Dalla Chiesa sulle reti Mediaset. La notizia è stata confermata dalla stessa conduttrice. Il suo modo di affrontare, con garbo e ironia, le controversie tipiche del programma lo ha reso un personaggio molto amato dal pubblico restandone un punto di riferimento fino alla penultima stagione.

Nato a Ghilarzo, in provincia di Oristano, il 13 aprile 1918, Santi Licheri è approdato a Forum fin dalla prima edizione (1985), dopo una brillante carriera di procuratore della Repubblica, giudice e magistrato che lo ha portato fino al grado di presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione.



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Cina, cento minatori estratti vivi Erano sotto terra da una settimana

Corriere della Sera


Tremila pompieri, poliziotti e volontari hanno lavorato freneticamente per tirare fuori l'acqua dai cunicoli



PECHINO - Cento minatori o forse più sono stati salvati dopo aver trascorso una settimana nelle viscere della terra, dentro una miniera di carbone nel nord della Cina: sono rimasti intrappolati a causa di un'inondazione. Le speranze di trovare ancora in vita buona parte delle 153 persone rimaste bloccate si sono rafforzate nella notte, quando i soccorritori hanno trovato i primi nove superstiti.

SALVATAGGIO IN DIRETTA TV - Circa tremila persone tra pompieri, poliziotti e volontari hanno lavorato freneticamente per sette giorni per pompare l'acqua fuori dalla miniera. Nel corso della notte, il livello è sceso abbastanza da consentire di raggiungere i minatori. La televisione pubblica Cctv ha diffuso le immagini del miracoloso salvataggio dopo che per una settimana la tragedia dei 153 minatori sepolti nella miniera di Wangjialing, nella provincia dello Shanxi, è stata al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica.

I medici hanno affermato che la pressione sanguigna e la frequenza dei battiti del cuore dei superstiti sono nella norma. Gli incidenti sono frequenti nelle miniere cinesi: secondo dati ufficiali, 2.631 persone hanno perso la vita nel 2009 a causa di esplosioni, crolli e inondazioni.

Redazione online
05 aprile 2010







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