martedì 23 marzo 2010

Cartelloni stradali, prime vittorie

Corriere della Sera




La Valtellina li vieta: cadrà anche quello alla Sassella. E dovrà essere abbattuto l’ecomostro di Seregno


MILANO—L’immagine-simbolo dello scempio in Valtellina, quel cartellone di 18 metri quadrati piantato da anni davanti al santuario della Sassella in barba al vincolo paesaggistico, finirà in archivio. Tutti gli impianti pubblicitari, abusivi e non, situati fuori dai centri abitati nella provincia di Sondrio saranno rimossi. E anche l’oscenità di quei capannoni che negli ultimi anni hanno deturpato il fondo valle sarà fermata.

Le ripetute denunce del disastro paesaggistico in tutta la valle hanno infatti finalmente spinto l’Amministrazione provinciale a varare con importanti linee guida anche nel settore della cartellonistica il Piano territoriale di coordinamento, pronto dal 2003 e atteso da vent’anni. «Adesso—dice con soddisfazione l’assessore alla grande viabilità Ugo Parolo — entro l’estate approveremo il regolamento di attuazione, destinato a porre fine a una situazione di vera emergenza».

Gli «spot» di carta

Oltre ai divieti, sono previste azioni mirate all’immediata rimozione dei cartelli abusivi. Ma per vedere la valle del tutto ripulita, considerata la durata di alcune concessioni, ci vorranno comunque un paio di anni. Sarà, quella della Valtellina, l’unica zona della Lombardia «decartellonizzata», in uno scenario in cui proliferano abusivismo e mancanza di controlli, con la partecipazione di molti Comuni che puntano a fare cassa ignorando anche il codice della strada.

Prendiamo un caso-tipo, quello denunciato dal Corriere il 5 marzo: l’ecomostro sorto su terreno privato, nel Comune di Seregno, ai margini della statale 36, strada extraurbana principale «lungo e in vista» della quale l’art. 23 del codice vieta «qualsiasi forma di pubblicità». Si tratta di un palo di acciaio alto 24 metri con basamento di cemento, sulla cui sommità sono piazzati due grandi cartelloni pubblicitari che vengono affittati per 25 mila euro l’anno.

Il Comune ha rilasciato il 10 luglio 2009 il permesso di costruire. Ora al Settore edilizia privata dicono che c’è stata una svista e il 10 marzo scorso hanno scritto al proprietario di fornire il nulla osta dell’Anas, al quale non è mai stato chiesto dal momento che non potrebbe proprio darlo. Il bello è che, allegato alla domanda del permesso di costruire, c’era il parere di un avvocato che riteneva legittimo il megaimpianto solo sulla base del Piano regolatore. Il Comune ha chiesto un controparere a uno studio legale che ha confermato, aggiungendo però un «salvo il rispetto delle norme del codice della strada». La licenza edilizia è stata comunque concessa. Adesso l’impianto sarebbe da abbattere.

L’Anas, tenuta per legge a vigilare, si è accorta dell’ecomostro e dice di aver «elevato debito verbale il 10 dicembre 2009», precisando che «la rimozione risulta oltremodo complessa in quanto in proprietà privata l’accesso è possibile solo con ordinanza giudiziale». L’autore della violazione non è però stato contestualmente diffidato a rimuovere l’impianto. La motivazione? «Il codice prevede la diffida senza tuttavia stabilire quando essa debba essere inviata». A richiesta di altre spiegazioni l’Anas dice: «Il verbale è stato elevato il 10 dicembre 2009 e notificato il 30 dicembre al trasgressore, che lo ha ricevuto il 4 gennaio 2010. Da quella data, si è ritenuto opportuno attendere il termine di 60 giorni per l'eventuale ricorso da parte della ditta». Periodo scaduto proprio il 5 marzo, giorno in cui è uscita la denuncia del Corriere.

Luigi Corvi
23 marzo 2010




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La provocazione di Benigni: «Chiudete Santoro»

Corriere della Sera


Su YouTube e Facebook anteprima del comico per lanciare Raiperunanotte



Video


MILANO - «Conosce Santoro? È un personaggio molto fazioso, di parte e anche molto brutto fisicamente. Vogliamo chiudere la sua trasmissione e per farlo può dare il suo contributo: può dire 'chiudete Santoro in russò?»: è questo l'appello che Roberto Benigni fa rivolgere ad una turista russa, nella sua lingua, alla telecamera di Raiperunanotte, ed è l'anteprima per il popolo della rete (è su Youtube e Facebook) dell'intervista di Sandro Ruotolo all'attore e regista toscano che andrà in onda nella serata evento del 25 marzo al Paladozza di Bologna.

LA GAG - «Mi può dare un bacio? Perché io sono del partito dell'amore contro l'invidia e l'odio», chiede Benigni alla turista russa che lo ferma per strada e gli chiede un autografo. Lui lo dedica a Medvedev e dice: «Russia paese delle libertà. Silvio! Donne, Putin, ricordi?». L'anteprima su Youtube si apre con un duetto tra Benigni e un'altra turista, macedone, che lo ha riconosciuto. «We don't want money from Santoro, we are the only one», dice Benigni che poi rivolto alla signora ripete: «Macedonia, paese della libertà: 40 milioni di abitanti secondo Verdini, 8 secondo la Questura. Ciao Santoro ti aspetto in Macedonia». (Fonte: Ansa)

23 marzo 2010




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Arriva la nuova insulina Potrà essere inalata e agirà più rapidamente

Quotidianonet




Roma, 23 marzo 2010

Una grossa novità per i diabetici, è in arrivo un nuovo tipo di insulina che puo’ essere inalata anziche’ iniettata, un sistema che le permetterà di agire anche piu’ velocemente. Il farmaco, presentato oggi a San Francisco nel convegno annuale della Societa’ Americana di Chimica e’ all’esame dell’ente statunitense per il controllo sui farmaci Food and Drug Administration (Fda).

L’insulina inalabile si basa su una tecnologia chiamata ‘’tecnosfera’’, applicabile a un grande varieta’ di altre sostanze correntemente iniettate e che non possono essere ingoiate perche’, come l’insulina, vengono distrutte nello stomaco.

La tecnologia si basa su particelle
che hanno origine dall’auto-assemblamento di piccole molecole. I farmaci vengono inseriti all’interno di queste particelle che sono poi essiccate per formare una polverina asciutta.

Usando un dispositivo della grandezza
di un pollice i pazienti inalano una piccola quantita’ di polverina che si dissolve immediatamente dopo l’inalazione e rilascia il farmaco, che viene assorbito dalla circolazione sanguigna. Oltre ad eliminare le fastidiose iniezioni, l’insulina inalabile offre il vantaggio di essere assorbita attraverso le vie respiratorie, quindi in modo molto piu’ rapido.







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Falsi antenati italiani, due indagati

Il Secolo xix



Primi due indagati dalla Procura della Repubblica di Savona nell’inchiesta sull’ottenimento della cittadinanza italiana da parte di sudamericani sulla base di documenti falsi che attestavano la discendenza da avi italiani emigrati alla fine dell’Ottocento in Sud America.


Si tratta di Maria Teresa Cropanise e del fidanzato Carlo Pioppo: la prima è titolare dell’agenzia Spazio Brasil di Cairo Montenotte (Savona) che avrebbe procurato le attestazioni sulle presunte discendenze italiane. Il raggiro, sfruttando le possibilità di una legge italiana del 1992, avrebbe creato alberi genealogici e discendenti del tutto fittizi.

A coordinare l’indagine della squadra mobile della questura di Savona sono il procuratore Francantonio Granero e il sostituto Alessandra Coccoli. L’inchiesta è partita dall’esposto presentato alla Procura dal sindaco di Cairo, Fulvio Briano, dopo la pubblicazione di un’inchiesta del Corriere della Sera.

Secondo l’ipotesi di accusa, l’agenzia Spazio Brasil, specializzata in queste pratiche anagrafiche, in due anni avrebbe fatto ottenere una quarantina di cittadinanze italiane a brasiliani per discendenze italiane. Tra queste, almeno cinque risulterebbero basate su documenti falsi.



Traffico passaporti, indagine del comune di Cairo



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Claps, autopsia sui resti trovati in chiesa «Corpo mummificato e scheletrizzato»

Corriere della Sera

Il medico legale: esami istologici per verificare eventuali eventi traumatici e analisi del Dna per scoprire se è lei
SALERNO - Il corpo che potrebbe essere di Elisa Claps è mummificato e parzialmente scheletrizzato. Questo la prima indicazione del medico legale incaricato dell'autopsia dalla procura di Salerno, Francesco Introna. «Abbiamo fatto tutti gli accertamenti possibili - spiega -, da una parte per l'identificazione della salma perché, per quanto sia indirizzata su canali che indicano Elisa Claps, abbiamo bisogno della certezza scientifica. Faremo le analisi del dna e le analisi antropologiche sui resti scheletrici presenti per stabilire se effettivamente si tratti di lei».

ANALIZZATI I CAPELLI - Quanto ai quesiti sulla causa di morte e sui mezzi che hanno determinato il decesso, Introna ha riferito che a parte il prelievo di tutte le strutture ossee presenti, è stata approntata «una serie di esami istologici volti alla ricerca di eventuali sanguinamenti interni che possono giustificare eventi traumatici violenti». A una domanda dei giornalisti se siano già state individuate tracce di violenza Introna non ha voluto rispondere: «Il mio referente è il magistrato». L'equipe ha analizzato anche i capelli: «Non essendoci più il cuoio capelluto, perché il cranio era completamente scheletrizzato, andremo ad esaminare la lunghezza dei capelli per evidenziare eventualmente delle irregolarità». Introna ha aggiunto che «tutti i prelievi volti alla identificazione di un eventuale dna diverso da quello di Elisa Claps e quindi di un eventuale aggressore sono stati prelevati dall'equipe della polizia scientifica, che si occuperà di tutti i dna possibili e immaginabili tranne di quello per l'identificazione della salma». Il corpo non aveva più le unghie, tuttavia - spiega Introna - è stato prelevato «tutto il materiale di risulta presente sotto la salma, tra il cemento del sottotetto della chiesa e il sito di appoggio della salma». Questo materiale sarà analizzato in un secondo momento nell'eventualità che le unghie possano essere cadute e si trovino nello stesso materiale di risulta.

RISULTATI TRA 20 GIORNI - I risultati dell'autopsia, eseguita nell'istituto di Medicina legale al Policlinico di Bari, arriveranno tra 20 giorni e saranno depositati sul tavolo del magistrato, il pm Rosa Volpe, della procura di Salerno. Quindi i resti della salma, trovata nel sottotetto della chiesa della SS. Trinità a Potenza, saranno consegnati alla famiglia. Con la speranza di mettere la parola fine a un giallo cominciato 17 anni fa.

Redazione online
23 marzo 2010




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Obama: «Firmo la legge pensando a mia madre»

Corriere della Sera


Il presidente Usa:«Una riforma per cui diverse generazioni di americani hanno combattuto»





WASHINGTON - Il presidente Obama ha firmato la legge nella East Room della Casa Bianca, alla presenza di gran parte dei parlamentari democratici del Congresso che hanno approvato la storica legislazione, compresa la speaker della Camera Nancy Pelosi e il leader democratico del Senato Harry Reid. Alla cerimonia erano stati invitati anche numerosi congiunti del senatore Ted Kennedy, morto in agosto dopo avere fatto della riforma sanitaria la causa della sua vita: la vedova Vicki, il figlio Patrick, la nipote Caroline Kennedy (figlia di John Kennedy).

I PRESENTI - Alla firma erano presenti, oltre che a rappresentanti dei medici e delle infermiere, anche alcuni personaggi simbolo delle ingiustizie dell'attuale sistema di copertura sanitaria. Obama ha detto che la legge «apre una nuova era negli Stati Uniti» facendo diventare realtà «una riforma per cui diverse generazioni di americani hanno combattuto». Alla cerimonia erano presenti anche i leader democratici di Camera e Senato e tutti parlamentari che hanno sostenuto la legge. Nessun repubblicano. «Presidente, siete riuscito a fare quello che generazioni di politici, sia democratici che repubblicani, hanno tentato di fare», ha detto il vice presidente Joe Biden. «Non siamo una nazione che riduce le sua aspirazioni», ha ricordato Obama, «Siama una nazione che costruisce il proprio destino, ed è per questo che siamo gli Stati Uniti d’America».

LA MADRE - Il presidente ha dedicato la vittoria alla madre e ha citato i nomi di alcuni americani colpiti dagli abusi della compagnie di assicurazione. Ha ricordato gli sforzi di passati presidenti per riformare il sistema, come Teddy Roosevelt, Franklin Roosevelt, oltre che Bill e Hillary Clinton. Infine ha riservato una menzione speciale al senatore Ted Kennedy, la cui vedova Vicky era presente in sala, che ha dedicato gran parte della sua carriera politica alla riforma della sanità. Emc

Redazione online
23 marzo 2010




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L'ultima copia della "lista di Schindler" messa all'asta per 2 milioni di dollari

La Stampa

L'elenco reso celebre dal film di Spielberg



L’ultima copia della famosa «lista di Schindler» ancora in possesso di un privato sarà messa all’incanto nei prossimi giorni per una crifra che dovrebbe aggirarsi attorni ai due milioni di dollari. Gary Zimet, specialista nelle vendite di simili reperti storici, ne parla come «del più importante documento del periodo della seconda guerra mondiale».

La lista - resa celebre dal film di Spielberg - era un elenco di 801 lavoratori compilata dall’industriale Oskar Schindler e dal suo contabile Itzhak Stern che, consegnata alle autorità naziste, consentì ai lavoratori di sfuggire ai campi di sterminio. Il documento all’asta risulta datato 18 aprile 1945 ed è lungo 13 pagine.

Della lista di Schindler si sa che vennero preparate sette copie di cui solo quattro sono sopravvissute (oltre alla quinta ora messa all’asta). Due copie sono conservate al museo dell’Olocausto negli Usa, una presso gli archivi federali di Coblenza, uno alla Yad Vashiem in Israele.



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Vespa contro Santoro: "Colpisce solo una parte In nessun Paese un programma come Annozero"

di Redazione

Vespa denuncia apertamente il programma condotto da Santoro che non ha precedenti nel panorama televisivo europeo: "Si pagano con una decisione sbagliata ipocrisia e impotenza".  E avverte:" Gli eccessi di libertà rischieranno di produrre un’inaccettabile compressione di libertà"


Roma - In nessun Paese al mondo vanno in onda programmi come Annozero che "attaccano una sola parte politica". Spiegando ai lettori di Oggi lo stop ai talk show Rai fino al voto per le regionali, Bruno Vespa denuncia apertamente il programma condotto da Michele Santoro che non ha precedenti nel panorama televisivo europeo.

Le cririche ad Annozero "La decisione, senza precedenti, è gravissima", sottolinea Vespa criticando la sospensione degli approfondimenti. "Meglio i 'pollai' denunciati da Berlusconi che il silenzio. Gli spettatori sono adulti e responsabili e hanno diritto a formarsi un’opinione. Ma non saremmo onesti se non la dicessimo tutta. Come hanno dovuto riconoscere i corrispondenti stranieri che ci hanno convocato per studiare questo 'caso italiano', non esiste Paese al mondo in cui vadano in onda trasmissioni come Annozero che attaccano una sola parte politica". Per il conduttore di Porta a Porta, "si pagano perciò con una decisione sbagliata ipocrisia e impotenza: il servizio pubblico, ovunque, ha le sue regole. Finché Rai e Autorità di garanzia per le comunicazioni non riusciranno a farle rispettare da tutti, gli eccessi di libertà rischieranno di produrre un’inaccettabile compressione di libertà"




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Addio a Lauretta Masiero, la regina del teatro brillante

Corriere della Sera

L'attrice veneziana iniziò la sua carriera con Wanda Osiris e Macario. tanta tv e anche il cinema con Totò





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Londra caccia un diplomatico israeliano

Corriere della Sera

Per l'utilizzo di passaporti britannici nell'assassinio a gennaio di un leader di Hamas in un hotel di Dubai

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LONDRA - La Gran Bretagna espellerà un diplomatico israeliano in relazione all'uso di passaporti del Regno Unito nell'assassinio del leader di Hamas, Mahmoud al-Mabouh, in un hotel di Dubai. Lo riferisce un diplomatico inglese che ha voluto l'anonimato, il quale però non ha fornito ulteriori dettagli, né precisato quale diplomatico potrebbe essere espulso dal Paese. Il ministero degli Esteri ha declinato ogni commento, ma lunedì l'ambasciatore israeliano era stato convocato per comunicazioni alla sede del ministero.

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A DUBAI - Sulla vicenda, il capo della diplomazia britannica, David Miliband, interverrà in Parlamento alle 16,30 italiane. Al-Mabhouh, cofondatore delle brigate Ezzedin al-Qassam (l'ala militare di Hamas), è stato ucciso il 19 gennaio scorso in un albergo di Dubai. Il commando che lo ha ucciso era composto da almeno undici persone, entrate a Dubai con passaporti falsi (sei britannici, tre irlandesi, un francese e un tedesco): la scoperta ha scatenato le reazioni delle diplomazie europee. Secondo la polizia dell'emirato, l'assassinio è da attribuire ai servizi segreti israeliani. L'Interpol ha diramato 27 avvisi di ricerca nei confronti di altrettante persone sospettate di essere coinvolte nella vicenda. (fonte: Ansa)

23 marzo 2010




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La chiocciola entra al MoMA di New York

Corriere della Sera

«per la prima volta il possesso fisico di un oggetto non è requisito per l'acquisizione»



Il simbolo compare in documenti del VII sec. Per i russi  è un cane, per i finlandesi un gatto, per i cinesi un topo La chiocciola entra al MoMA di New York



Il simbolo della chiocciola

MILANO - Il simbolo "@", usato per gli indirizzi e-mail ma sempre più spesso anche su Facebook e Twitter per "taggare" qualcuno, è stata inserita nella collezione del museo di arte moderna di New York, dove verrà esposto a fianco dei quadri di Pablo Picasso e dei lavori di Andy Warhol.

L'annuncio arriva da un post del blog ufficiale del MoMA firmato da Paola Antonelli, curatrice del dipartimento di architettura e design. Una vera e propria svolta perché, spiega Antonelli, «si abbandona il principio che il possesso fisico di un oggetto è il requisito necessario per la sua acquisizione».

UNITÀ DI MISURA - Nei fatti, il MoMA non ha sborsato nulla per esporre un simbolo che l'esplosione di internet ha fatto diventare universale e non si riserverà alcun diritto sulla sua riproduzione. «È la prima opera veramente gratuita del MoMA, anche se non è l'unica senza prezzo». Per spiegare i motivi della scelta d'includere la chiocciola nel tempio mondiale dell'arte moderna, la curatrice ripercorre la storia curiosa di un simbolo tipografico già presente in alcuni documenti del settimo secolo dopo Cristo, in cui veniva usato per ridurre a un unico tratto di penna la preposizione latina "ad".

La @ poi si trasformò in un'unità di misura commerciale: nella Venezia del sedicesimo secolo stava a indicare l'anfora di terracotta, usata dai mercanti per quantificare i propri scambi. Il legame con il commercio si mantiene fino al diciannovesimo secolo, quando la @ viene inclusa all'interno della tastiera della macchina da scrivere per poi essere inserita, nel 1963, all'interno di sistema ASCII, ovvero quell'insieme di caratteri riconosciuti e rappresentabili dai computer, come abbreviazione dell'allocuzione "at the rate of" ovvero "al prezzo di", che diventava semplicemente @, "at".

CANE, GATTO, TOPO - A ridisegnare l'uso della @, che in realtà giaceva pressoché inutilizzata sulla tastiera, fu l'ingegnere elettronico Ray Tomlinson, inventore del primo sistema e-mail, che diede al simbolo il significato che oggi tutti conoscono, sebbene la sua interpretazione visiva cambi da Paese a Paese: gli italiani e i francesi la chiamano chiocciola, per i russi è un cane, per i finlandesi un gatto arrotolato, per i cinesi un topo, per i tedeschi una coda di scimmia. E l'inserimento nella collezione del MoMA è proprio un omaggio all'intuizione di Tomlinson, che seppe ridare nuova vita a quel carattere, in cui «si ritrovano tutti gli elementi, come la semplicità, l'essenzialità, l'eleganza, propri della modernità».

Elvira Pollina
23 marzo 2010



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Ex trans racconta: "Io donna con i soldi di Piero Marrazzo"

Quotidianonet
Roma, 22 marzo 2010

Fa la parrucchiera alla Magliana dopo un'operazione subita tre anni fa: "Grazie ai soldi ricevuti da Marrazzo, che era un mio cliente e pagava bene, sono riuscita ad operarmi in Brasile e a diventare finalmente una donna".Altre 'ragazze' si lamentano: "Per tre mesi non abbiamo lavorato".
Ispezione nella casa di Brenda della scientifica e di tecnici inviati dalla famiglia


Oggi fa la parrucchiera a Roma nel quartiere della Magliana anche grazie a un'operazione per diventare donna subita tre anni fa e pagata dall'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo. Così racconta una ex trans brasiliana: "Grazie ai soldi ricevuti da Marrazzo, che era un mio cliente e pagava bene, sono riuscita ad operarmi in Brasile e a diventare finalmente una donna’’.

‘’Ho conosciuto Marrazzo - racconta - nel 2005 in via Flaminia, era un cliente, non un amante e qualche volta sono stata anche a casa sua, ma dopo l’intervento non l’ho piu’ visto’’.

A proposito dello scandalo che ha coinvolto l’ex governatore del Lazio, la ex trans riferisce: ‘’Alla fine sono riusciti ad incastrarlo. Ricordo che la scorsa estate quegli stessi carabinieri arrestati, sono entrati anche in casa mia quando abitavo ancora in via Due Ponti sperando di trovarlo ma invece con me c’era un altro cliente’’. ‘’Non diro’ mai a nessuno quanto Marrazzo mi pagava - ha ribadito - e’ chiaro che ogni tanto mi facesse dei regali’’.

Per molte lo scandalo di Marrazzo è stato un vero e proprio disastro: ‘’Per tre mesi non abbiamo lavorato, ma anche adesso nulla e’ piu’ lo stesso’’. A lamentare la loro situazione sono alcune trans amiche di Brenda, la transessuale coinvolta nello scandalo Marrazzo e morta lo scorso novembre, le quali sono giunte sotto l’abitazione di Brenda incuriosite da giornalisti e tecnici presenti durante il sopralluogo nell’ abitazione della brasiliana. Tra le trans c’e’ China, l’amica di Brenda, Camila e Jana, che si definisce ‘’Miss Pantera 2009’’.

‘’Per strada ci riconoscono e ci salutano - ha detto Camila - Una volta un tizio in una macchina mi ha confusa per Natali’ e indicandomi ha detto a un amico: ‘guarda, c’e’ Natali’ l’infame’’’. Camila sostiene anche di aver rivisto l’ex presidente della Regione qualche settimana a un distributore di benzina a Tor di Quinto: ‘’Lui non mi ha visto - ha spiegato - e io non l’ho salutato. Comunque non credo che fosse venuto in quella zona per fare sesso’’.

China ha invece ricordato la notte della morte di Brenda: ‘’Quella notte - ha detto - sono successe tante cose. Spero si venga a sapere la verita’. La mamma di Brenda piange tutti i giorni disperandosi perche’ il corpo del figlio non e’ ancora tornato in Brasile’’.

ISPEZIONE NELLA CASA DI BRENDA DI TECNICI MANDATI DALLA FAMIGLIA DEL TRANS

E’ durato quasi un’ora il sopralluogo nell’appartamento romano di Brenda, la trans morta lo scorso novembre e coinvolta nello scandalo Marrazzo, effettuato dalla task-force di tecnici voluta dai legali della famiglia di Brenda. Il gruppo, composto dall’ex capo del Ris di Parma, Luciano Garofano, due medici legali, due periti informatici, un chimico, ha scattato foto e girato un filmato all’interno della piccola abitazione in via Due Ponti. I tecnici sono entrati nella casa con tute, guanti in lattice e illuminatori a batteria, perche’ all’interno dell’appartamento manca la luce.

All’interno dell’appartamento si sente ancora l’odore di bruciato rimasto dal giorno dell’incendio e alcuni piatti sporchi sono su un tavolo.

‘’Abbiamo fatto i rilievi necessari insieme ai colleghi della polizia scientifica - ha detto Garofano subito dopo il sopralluogo - studieremo queste immagini, la perizia del medico legale e le analisi gia’ effettuate dalla Scientifica. Non escludo che sia necessario ritornare qui per dei sopralluoghi specifici’’. Alla domanda se avesse un’idea del luogo da cui e’ partito l’incendio, Garofano ha risposto: ‘’Assolutamente si’, ma per correttezza nei confronti degli investigatori non e’ giusto fornire dei particolari’’.

Oltre alla polizia scientifica, al sopralluogo erano presenti anche i legali della famiglia di Brenda, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile i quali hanno spiegato: ‘’E’ la prima volta che accediamo al luogo dell’evento. E’ compito dei tecnici fornire delle risposte per capire se la transessuale e’ stata uccisa o meno. Scoprire la verita’ e’ quello che ci chiede la madre di Brenda’’.

Ai piedi dell’edificio si sono avvicinati anche alcuni trans incuriositi dal via vai di giornalisti e tecnici. Tra questi anche China, una delle trans amiche di Brenda.


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Giro d'Italia, ecco i 22 team invitati Non ci saranno Armstrong e Riccò

Quotidianonet
 Milano, 22 marzo 2010

Fra le squadre escluse infatti figurano la RadioShack del texano, e la Ceramica Flaminia per cui corre il ciclista modenese. Tutti i team sono stati ammessi da Rcs 'sub-judice'

Rcs Sport ha annunciato la lista delle 22 squadre invitate all’edizione 2010 del Giro d’Italia. Fra i team esclusi anche la Ceramica Flaminia per cui corre Riccardo Riccò, il modenese che nei giorni scorsi ha finito di scontare la squalifica per la sua positività al doping nel Tour de France di due anni fa. Ceramica Flaminia figura fra le squadre preallertate insieme a Isd Neri, Carmiooro-Ngc, Skil-Shimano, Vacansoleil e De Rosa-Stac Plastic: potrebbero subentrare in caso di esclusione di qualcuno fra i 22 invitati.

A tal proposito, infatti, Rcs ricorda che le squadre sono tutte invitate 'sub-judice'. La società che organizza la 'corsa rosa' scioglierà le riserve sugli inviti entro il prossimo 3 maggio. Non ci sarà il team RadioShack del texano Lance Armstrong.

Questi i 22 team invitati: Acqua&Sapone, Ag2r-La Mondiale, Androni-Diquigiovanni, Astana, Bbox Bouygues Telecom, Bmc Racing, Caisse d’Epargne, Cervelo, Colnago-Csf Inox, Cofidis-Le Credit en Ligne, Footon-Servetto, Garmin-Transitions, Lampre Farnese, Liquigas-Doimo, Omega Pharma-Lotto, Quick Step, Rabobank, Sky, Htc-Columbia, Katusha, Milram, Saxo.


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Amo l’Italia e il premier" Immigrato chiama il figlio Silvio Berlusconi

Il Resto del Carlino

La scelta di Anthony, 36 anni, operaio arrivato dal Ghana. "Che c’è di strano? E’ un modo per dire grazie a chi mi ha dato il permesso di soggiorno", spiega

Modena, 23 marzo 2010



Il piccolo Silvio Berlusconi mangia un gelato e sta davanti alla tv a vedere la partita del Milan. Non c’è da stupirsi, con un nome così. «Anche se io tifo Inter...», spiega papà Anthony, 36 anni, originario del Ghana. La casa, un appartamento alla periferia nord di Modena, è piccolina. Anthony, operaio metalmeccanico con un passato da cantante, ci vive con i figli Isaac, 8 anni, e Nanama, 16 anni. E da un mesetto è arrivato anche lui, il più piccino: Silvio Berlusconi. Silvio Berlusconi Boahene, anche se ha rischiato di chiamarsi George Bush o Tony Blair.

Neanche cinque anni, nato ad Accra, capitale del Ghana, il 9 settembre 2005, così recita il passaporto. E pare che il funzionario dell’anagrafe locale non abbia battuto ciglio. A differenza di qualche interlocutore italiano che ha trovato da ridire: «Ma si rende conto? Un nome del genere può creare problemi al bambino. E poi, lo sa?, Berlusconi non ha fatto solo cose buone». Ma ad Anthony certi discorsi non interessano. «Credo di dovere a Berlusconi il mio permesso di soggiorno — spiega sorridendo —. Volevo dare a mio figlio il nome di un grande capo politico. Mi piace, mi piace tutto di lui...».

Anthony si è innamorato del nostro paese nel 2002. La sua storia non è come tutte le altre. In patria è conosciuto come B. Brown, cantante di un genere definito hip-life, un apprezzato mix tra musica religiosa e pop. B. Brown ha cantato per le comunità ghanesi in Finlandia, Danimarca, Germania, Francia. Un giorno, nel 2002, fa tappa a Palermo. «E lì ho vissuto per due anni. Trovo che questo paese sia bellissimo. Tranquillo, con un grande calore umano». Nel 2004 si trasferisce a Modena. In quegli anni è Berlusconi il capo del governo. Lui invece non è più B. Brown, è solo Anthony: «Per vivere lavoro da sei anni come metalmeccanico. La musica può aspettare, ora non ho tempo, ci sono i miei figli».

Il più piccolo lo chiama semplicemente Silvio. Ha già iniziato a frequentare l’asilo, pronuncia le prime parole in italiano. A casa, dice, hanno preso bene la scelta del nome. E anche i colleghi di lavoro. «Non c’è problema. A me Berlusconi piace come parla, come si muove. Come persona, anche se non seguo molto la politica». Pierluigi Bersani, il segretario del Pd? Anthony assume un’aria interrogativa: «No, mi dispiace non lo conosco». Il governo ha dato un giro di vite sull’immigrazione: «Va bene, le leggi vanno rispettate e basta, in ogni paese è così». Fra tre anni potrà diventare cittadino italiano. Inutile chiedergli per chi voterà. «Per Berlusconi, di sicuro». E un giorno, sorride, potrà votare anche il suo piccolo Silvio.

Che futuro sogna per i suoi figli? Dottoressa, calciatore. E Silvio Berlusconi? «Presidente, questo bambino sarà presidente. Del Ghana o dell’Italia, non importa. Voglio che studi politica, che si prepari».

di Marco Bilancioni


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Su internet gruppo di intellettuali all’assalto dei dissidenti cubani

di Fausto Biloslavo

Appello al mondo in difesa della "democrazia popolare" a partito unico. Attacco all'Ue che chiede il rispetto dei diritti umani. Tra i firmatari italiani Gianni Minà



Il regime dei fratelli Castro passa al contrattacco. Un nuovo sito www.porcuba.org ha lanciato un appello mondiale in difesa dell'isola ribelle e contro il Parlamento europeo. «Per condannare l'intromissione negli affari interni» del «paradiso» socialista al sole dei Caraibi. Strasburgo è colpevole di aver condannato L'Avana a causa della morte di Orlando Zapata, un prigioniero politico, che il 23 febbraio è morto dopo 85 giorni di sciopero della fame. 

L'appello alla firma è rivolto a «intellettuali, accademici, attivisti nel sociale, pensatori critici e artisti» come si legge nella prima pagina del sito sotto un titolo di altri tempi: «En Defensa de Cuba». Dall'11 marzo, quando il Parlamento dell'Ue ha condannato l'isola caraibica, la mobilitazione firmaiola mondiale è stata un po' scarsa. Fino a ieri l'appello aveva raccolto 2430 adesioni, compreso uno sparuto gruppetto di italiani guidato dall'inossidabile Gianni Minà. Il sito in spagnolo, inglese e francese si presenta con una carrellata di foto: dai giovanissimi pionieri, ai bandieroni di Cuba, misti a spiagge e folklore. 

L'aspetto incredibile è il testo dell'appello preparato dalla fantomatica Rete in difesa dell'umanità. Al primo punto del proclama anti-Ue si condividono le preoccupazioni di Strasburgo solo per «chiedere l'immediata e incondizionata liberazione di tutti i prigionieri politici nel mondo, compresi quelli dell'Unione europea». Secondo i firmatari «por Cuba» l'invito alle istituzioni europee «di concedere l'appoggio incondizionato e incoraggiare l'inizio di una pacifica transizione verso la democrazia a Cuba» è quasi una dichiarazione di guerra. 

Per gli amici di Castro «non è solo un atto di interferenza» ma punta ad imporre «un solo modello di democrazia», come se ne esistessero centomila. Al punto 4 dell'appello viene diligentemente spiegato che «la ricerca di una profonda democrazia trascende la forma e punta a inventare nuove vie autenticamente rappresentative, non necessariamente ristrette al multipartitismo». In pratica a Cuba si sta bene così: governati da mezzo secolo dal partito unico. Ovviamente Zapata, che per protesta si è lasciato morire in carcere, viene bollato come un delinquente comune. 

Il primo degli italiani a firmare è stato Gianni Minà, il giornalista sportivo famoso per la sua intervista «maratona» a Castro durata 16 ore. Sul suo sito accusa le «Damas en blanco», le madri e mogli dei prigionieri politici che protestano contro il regime, di essere al soldo della Cia. 

Per ora le adesioni italiane all'appello «por Cuba» sono miseramente sette. Carlo Frabretti è nato a Bologna, ma vive in Spagna. Non a caso è il fondatore dell'Alleanza degli intellettuali antimperialisti. Gli accademici fanno la parte del leone. Il veneziano Piero Gleijeses è professore di Politica estera americana all'università John Hopkins. Nel 2003 è stato decorato dal Consiglio di Stato di Cuba.
Gennaro Carotenuto insegna Scienze della comunicazione all'università di Macerata. Luciano Vasapollo, docente alla Sapienza di Roma, è reduce, come osservatore, dalle elezioni in Bolivia. 

Lo scorso ottobre, assieme all'unica donna firmataria, Rita Martufi, ha partecipato in Canada al convegno internazionale «degli studiosi marxisti militanti». Emilio Lambiase, un altro firmatario italiano, è invece un architetto che ama le due ruote. Sul sito dell'Associazione Italia-Cuba gli hanno dedicato un articolo per la sua pedalata in «omaggio alla Rivoluzione cubana»: oltre 950 chilometri da Santiago de Cuba, dove iniziò l'avventura di Fidel Castro, all'Avana.

Il Messico è il Paese da dove stanno arrivando più firme per la «difesa di Cuba». Anche la Spagna registra decine di adesioni. Qualche firma arriva da Stati Uniti, Francia, Olanda, Belgio ed una dall'Ucraina. Poca roba in confronto alle 6000 firme raccolte nelle ultime settimane in Spagna per la petizione: «Io accuso il governo cubano». Fra i firmatari il regista Pedro Almodóvar, il cantante Miguel Bosè e lo scrittore Mario Vargas Llosa. Tutta gente che non è al soldo degli Stati Uniti. L'appello «chiede la liberazione immediata e senza condizioni» dei prigionieri politici a Cuba.
www.faustobiloslavo.eu


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La lobby della sinistra chic che si inchina a don Michele

di Francesco Cramer

Roma

Michele Sant’Oro, tramutato in santino da adorare, è diventato l’oracolo, il verbo, la bocca della verità: un’ugola da lubrificare, una voce da divulgare, un credo da propagandare. Sant’Oro in versione martire conquista devoti, seduce fedeli, manda in visibilio e soprattutto piace alla gente che piace. Che sono i soliti noti, poi: tutti prostrati davanti al beato Michele in attesa che favelli.

Proni i soloni dall’appello facile: quelli che già nel 1971 firmavano documenti in cui si accusava il commissario Calabresi di essere «un torturatore» e ora sottoscrivono sbrodolate in cui si sostiene che «la libertà di stampa e i diritti costituzionali sono ogni giorno vieppiù calpestati dal governo Berlusconi». Qualche nome? Margherita Hack, Dario Fo, Franca Rame.

Cui s’è aggiunto il fior fior dell’antiberlusconismo cultural-chicchettoso: Paolo Flores d’Arcais, Antonio Tabucchi, Fiorella Mannoia, Moni Ovadia, Luciano Gallino, Lidia Ravera, Mauro Barberis, don Paolo Farinella e altri. Sono loro i chierichetti Micromeghiani che, severi, impongono l’inchino dinnanzi a Sant’Oro e chiedono a testate web, televisioni, radio di diffondere in diretta «Rai per una notte», manifestazione/trasmissione condotta dal divino la sera del 25 a Bologna.

E riverenza sia: in ginocchio davanti all’arcangelo Michele, strenuo difensore della fede sinistra contro il Satana di Arcore, si getteranno in tanti. Lo farà il simpatico «squalo» Rupert Murdoch, uno degli uomini più ricchi del mondo, grande nemico di Berlusconi, patron del maggiore gruppo editoriale multimediale del pianeta (la News Corporation) che attraverso SkyTg24 manderà in onda il profeta e i suoi discepoli (Ruotolo, Travaglio, Vauro). Lo farà Albert Arnold Gore, detto Al, vicepresidente degli Stati Uniti nell’era del democratico Clinton, gran trombato alle presidenziali del 2000, fondatore del network televisivo Current Tv, canale interattivo che va in onda anche in Italia sulla piattaforma satellitare di Sky del citato Murdoch.

Anche lui trasmetterà lo show santoriano che avrà come chicca un’intervista al guitto super anti-Cav Roberto Benigni. Così, tanto per par condicio. Come, sempre per par condicio, sfileranno come ospiti Gad Lerner, Giovanni Floris, Norma Rangeri del Manifesto, Elio e le storie tese, Daniele Luttazzi, Milena Gabanelli, il pianista Nicola Piovani (autore di molte colonne sonore dei film di... Nanni Moretti, no?), Antonello Venditti, Morgan e (in forse) Sabrina Guzzanti. Fuori dal coro (davvero?), Filippo Rossi di Farefuturo web magazine, la fondazione-pensatoio dei finiani che, almeno, attaccherà Berlusconi da destra e non da sinistra. Più par condicio di così.

Curvo davanti a Sant’Oro anche l’imprenditor-ingegner-editor-italo-sanktmoritzino Carlo De Benedetti che, attraverso la sua Repubblica, farà da megafono ai salmi di Michele attraverso la versione online del giornale, con l’immenso compiacimento del fondator-Barbapapà Eugenio Scalfari. Per non essere da meno, anche il colosso concorrente della Rcs, miscuglio di poteri forti finanziar-imprenditoriali, che seguirà a ruota mandando in onda l’evento sul sito del Corriere della Sera. Genuflessi pure Pier Luigi Bersani, che con la veltroniana YouDem tv coprirà il rito antiberlusconiano per il popolo piddino, e Antonio Di Pietro, anche lui altoparlante del suo maggiore sponsor attraverso il sito dell’Italia dei valori. Autocelebrativamente, pure il discepolo di Michele, Marco Travaglio, divulgherà il suo verbo dal sito

antefatto.it pur non piegandosi perché lui no, la schiena la tiene sempre diritta. Curvo invece, sarà pure Corradino Mineo, ex Manifesto, ex Tg3, ex corrispondente di mamma Rai e ora direttore di RaiNews24: l’Annozero di giovedì non sarà l’Annozero tradizionale, ecco perché le telecamere si accenderanno in coro. Alla generale inginocchiata si conformerà anche l’«anticonformista» Radio popolare, storica emittente della sinistra milanese, che darà voce all’evento come se fosse una normale manifestazione sindacale. Già, perché sdraiati davanti a Sant’Oro, in prima fila, non potevano mancare i vertici della Federazione nazionale della stampa e dell’Usigrai. Amen.


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La beffa di Santoro, martire milionario

di Vittorio Feltri

Da Murdoch a De Benedetti al sito del Corriere, tutti trasmetteranno lo show vietato dagli autolesionisti della Rai Viola l’embargo persino Rainews24. Ecco come si trasforma in eroe un conduttore fazioso da 700mila euro l’anno


Tutte le bischerate che di solito Michele Santoro e Marco Travaglio e Vauro dicono e disegnano durante le puntate balorde di Annozero, in questo periodo preelettorale chiuso per lutto, entreranno comunque di forza nelle case degli italiani attraverso una rete di emittenti (piccole grandi e medie) e grazie a internet con le sue innumerevoli diramazioni. 

In pratica, l’intervento autoritario del servizio pubblico finalizzato a non turbare la campagna elettorale con programmi politicamente sbilanciati (a sinistra), per non dire asserviti (a sinistra), si è rivelato inutile, forse dannoso. Annozero cioè, buttato fuori dalla porta, rientra trionfalmente dalla finestra creando un supplemento di attesa e di pathos dovuto al fascino del proibito. La logica è questa: tu non mi lasci vendere il «prodotto» sul mercato normale e allora lo vendo di contrabbando; nei clienti aumenta il desiderio di consumare il boccone «vietato ai minori e ai maggiorenni», e io sottobanco faccio affari d’oro (...).


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Martiri dalle tasche piene: piangono con redditi da star

di Paola Setti


Guadagnano sei milioni di euro in sei e fanno la colletta. Lasciate 2 euro e 50 centesimi o voi che partecipate, organizzare Rai per una notte è costato 130mila euro e per rientrare della spesa mancano solo due giorni e ancora 15mila euro, avvertiva ieri la scritta cubitale sull’home page della diretta che, dal Paladozza di Bologna, giovedì sera verrà trasmessa nelle piazze e nelle case via web e sulle tv «amiche». Le parole chiave dell’evento, e cioè «bavaglio», «democrazia» in abbinata con «regime», «libertà» rigorosamente senza il «popolo delle», sul sito web mancano all’appello.

Del resto bastano i nomi di organizzatori e protagonisti: i magnifici sei Michele Santoro, Giovanni Floris, Gad Lerner, Lucia Annunziata, Marco Travaglio, Roberto Benigni. Più i nomi noti della trincea antiberlusconiana, da Sabina Guzzanti a Vauro Senesi, da Sandro Ruotolo a Daniele Luttazzi, passando per Filippo Rossi il direttore di Farefuturo web magazine, quello che è stato smentito mentre smentiva che Gianfranco Fini stesse lanciando un suo movimento politico: un capolavoro mediatico davvero indegno di «Michele chi?», ma tant’è, qui, signore e signori del gentile pubblico pagante, urge mobilitare tutte le risorse.

Per dirla come la diceva Beppe Grillo quando ancora andava nei teatri per far ridere: «Saluto i pezzenti del loggione, ma io villa e barca me le pago grazie ai generosi della platea». Ecco, andrà un po’ così. La democrazia costa, si dirà. Quasi quanto le ville e le barche, in effetti. Santoro, tanto per citare il deus ex machina dell’operazione, dallo stop dei talk show Rai causa par condicio elettorale sta perdendo nientemeno che 10.500 euro a puntata, fanno l’imponibile annuo di un impiegato in meno al mese.

La sua busta paga infatti, compagne e compagni del popolo rosso-viola, funziona così. Prima voce: stipendio base da direttore giornalistico, che nel 2007 ammontava a 266mila euro. Seconda voce: 10.500 euro per ogni puntata mandata in onda in prima serata (2.600 se in seconda). Terza voce: un «bonus» di 103mila euro «per il raggiungimento di specifici obiettivi» in termini di ascolto e pubblicità, e Santoro il «bonus» riesce ad acchiapparlo sempre. Totale: 700mila euro o giù di lì.

E dire che ieri, in una lettera sul sito, raccomandando «di completare la sottoscrizione», Santoro ringraziava i «cari amici» perché «Rai per una notte grazie a voi può diventare il primo sciopero bianco degli abbonati Rai». Per metter su il suo stipendio, ne servono oltre 6mila, di abbonati a 109 euro di canone. Del resto ne servono molti di più, per l’esattezza 18.348, per consentire alla Rai di pagare lo stipendio a Fabio Fazio, che ha firmato un contrattino da 2 milioni euro l’anno per tre anni, ma il conduttore di Che tempo che fa non ci sarà, forse perché, con Nanni Moretti: «Mi si nota di più se non vado».

Viaggiano su altre cifre Giovanni Floris, il cui compenso si attesta sui 350mila euro, e Lucia Annunziata. La conduttrice di In mezz’ora un po’ di tempo fa lamentava: «Prendo 8mila euro lordi a puntata, ed è una sorta di doppio stipendio perché faccio sia l’autore sia il conduttore, e non è un dettaglio». E adesso, mannaggia alla solidarietà, s’è pure autosospesa nonostante nessun cavilloso regolamento Rai le impedisse di andare in onda. Da non sottovalutare poi il sermonista e il vignettista di Annozero.

Nel 2009, Travaglio beccava un gettone a puntata che superava lo stipendio mensile di un metalmeccanico: 1.700 euro, da aggiungersi a un reddito annuo che fra collaborazioni su quotidiani e libri anti-Cav già nel 2005 ammontava a 282mila euro. A Vauro, così come a Sabina Guzzanti, ne andavano mille. Domani sera, uno dei momenti clou sarà l’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni, l’attore che sulla Rai ha letto Dante per il modico compenso di 6 milioni di euro, il doppio del suo reddito annuo, che nel 2005 era di 3,5 milioni.

Last but non least, ecco a voi Gad Lerner, quello che grazie all’«oscuramento» dei big Rai ha raddoppiato le sue percentuali di ascolto, ma che lo stesso sarà in tv con gli «imbavagliati». Perché ci vuole coerenza. Lui, per dire, quando La7 gli ha rinviato la puntata del suo Infedele perché voleva parlare di Telecom, tanto si arrabbiò che piegò la testa. Tutti a domandarsi il perché, e ora ecco un indizio: con il suo 3 per cento di ascolti, Lerner porta a casa la stessa cifra di Santoro.


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La sfida di Santoro: Annozero a reti unificate

di Redazione

Da Murdoch a De Benedetti al Corriere.it, tutti trasmetteranno lo show vietato dalla Rai.

Viola l'embargo pure Rainews24.


Il conduttore: "Non temo sanzioni". E aggiunge: "Silvio ringrazi i comunisti"


Bologna - Va avanti a testa bassa Michele Santoro. Con una buona dose di spavalderia. Non lo preoccupano eventuali sanzioni disciplinari della Rai dopo il 25 marzo, quando al Paladozza di Bologna andrà in scena Raiperunanotte, la serata che sfida il blocco dei talk show in campagna elettorale deciso dalla Vigilanza. Lo dice nella conferenza stampa di presentazione dell’evento nella sede della Federazione Nazionale della Stampa. "Non ho mai temuto - sono le parole di Santoro - ritorsioni disciplinari. Quindi non sono preoccupato". Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa, il presidente Roberto Natale e il segretario dell’Usigrai Carlo Verna, hanno sottolineato il ruolo del sindacato al fianco dei conduttori messi a tacere con il regolamento della par condicio. 

Ospiti: da Floris a Luttazzi Sul palco Santoro sarà accompagnato da vari "ospiti": ci saranno Gad Lerner, Giovanni Floris, Riccardo Iacona, Norma Arcangeli, Filippo Rossi (direttore di Farefuturo web magazine) e Milena Gabanelli. È stata invitata Lucia Annunziata che però, trovandosi negli Usa, interverrà solo al telefono. La squadra di Annozero sarà presente al gran completo, con Marco Travaglio, Vauro Senesi, Sandro Ruotolo. L’ospite d’onore sarà Daniele Luttazzi. Tante le voci dello spettacolo: Antonello Venditti, Teresa De Sio, Nicola Piovani, Elio e le Storie tese. Previste anche le parodie di Antonio Cornacchione e un contributo video di Sabina Guzzanti. Uno dei momenti clou della serata sarà l’intervista di Sandro Ruotolo a Roberto Benigni. 

La sfida di Travaglio "Grazie alla tecnologia, sarà possibile fare ciò che non si fece anni fa all’epoca dell’editto bulgaro, quando sulla scia delle affermazioni di Berlusconi a Sofia Enzo Biagi, Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti e lo stesso Santoro non andarono più in onda". Insiste su questo punto Marco Travaglio, che nella conferenza stampa critica il premier perché "la paura delle telecamere sembra una prova di forza ma in realtà è una forma di debolezza e poi mi viene da pensare ad Hitler nel bunker, che per paura delle luci le spenge".




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Non pagano la mensa: bimbi a pane e acqua

Corriere della Sera


Nove alunni di famiglie insolventi lasciati a digiuno dal Comune

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MILANO — Si sono seduti a tavola, come tutti i giorni, insieme ai compagni di classe. Per il pranzo quotidiano, tra rumore di posate e sedie che si spostano. Poi il silenzio, quando invece di pastasciutta e hamburger, nel piatto bianco compare solo una pagnotta. Lunedì 22 marzo, lunedì di pane e acqua. Così inizia la primavera nella mensa scolastica di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Ma solo per nove bambini (sette stranieri e due italiani della scuola materna ed elementare), «inadempienti» per l'amministrazione perché i genitori non sono in regola con la retta dei pasti. Un «digiuno» annunciato quello di ieri, ma, diventato realtà, spiazza bambini, maestre e anche la preside.

Disappunto e amarezza di fronte ai nove panini, mentre altrettanti bambini si guardano intorno, e i compagni di classe alzano le forchette sui piatti colmi di pasta al pomodoro. Ma che cosa è successo a Montecchio Maggiore? Una storia di soldi arretrati e questione di principio quella che da tempo divide l'amministrazione comunale e un gruppo di famiglie macchiate di «insolvenza». Di fatto mandano i figli in mensa, ma da anni non versano un euro.

La faccenda viene fuori mesi fa, quando a Montecchio la neogiunta di centrodestra (Lega e Pdl) insediatasi a giugno dopo 5 anni di amministrazione di centrosinistra, scopre un ammanco di oltre 150 mila euro nella gestione della mensa scolastica. Scatta una sorta di indagine per mettere ordine nel bilancio. E l'approfondimento produce i suoi frutti: gli amministratori arrivano a numeri e nomi allo scopo di recuperare importi relativi a quattro anni scolastici: 2005-06 e 2008-09.

Così partono gli avvisi: alla data del 10 marzo sono 52 le famiglie morose, 22 italiane, 30 straniere. Per loro l'amministrazione si preoccupa di affiggere manifesti all'interno delle scuole anche in lingua araba, inglese, francese, bengalese. L'ultimatum è chiaro: «Se entro il 15 marzo non avranno regolarizzato gli insoluti, il servizio mensa verrà sospeso». L'iter si conclude con una raccomandata consegnata a mano dei vigili urbani. Risultato: sono ancora nove posizioni da saldare.

E l'assessore all'Istruzione Barbara Venturi è chiara: «Non è giusto non pagare le rette nel rispetto di chi ha problemi economici e le versa». Così ieri parte la sospensione. Ma i bambini non lo sanno. Arrivano in mensa come tutti i giorni senza immaginare il trattamento a pane e acqua. La preside Anna Maria Lucantoni, però, non ci sta: «Trovo dispregiativo dare un pezzo di pane — spiega al Corriere Veneto —, se avessimo immaginato, avremmo fatto una raccolta di fondi». La soluzione non si fa attendere: la parola d'ordine è dividere il pranzo. E nessuno si tira indietro: pastasciutta e hamburger anche per «gli insolventi».

Grazia Maria Mottola
(ha collaborato Elfrida Ragazzo)
23 marzo 2010



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Pakistan: cristiano muore arso vivo perché non si voleva convertire all'Islam

Corriere della Sera

Arshad Masih, aveva 38 anni. il suo datore di lavoro premeva per la conversione
La moglie denuncia la violenza ai poliziotti che la stuprano davanti ai due figli di 7 e 12 anni



MILANO - Un nuovo terribile caso di odio religioso. È morto l'autista cristiano di una ricca famiglia della città pakistana di Rawalpindi che venerdì era stato bruciato vivo da un gruppo di estremisti musulmani per essersi rifiutato di convertirsi all'Islam. Lo riferisce il Pakistan Christian Post, giornale online affiliato a un partito cristiano locale.


LA VICENDA - Arshad Masih, 38 anni aveva subito ustioni sull'80% del corpo e, secondo i medici dell'ospedale Sacra Famiglia dove era ricoverato, aveva poche probabilità di sopravvivere. Sua moglie, Martha Bibi, aveva inoltre detto di essere stata stuprata da alcuni poliziotti della caserma dove era andata per denunciare il caso. La violenza è avvenuta davanti ai tre figli della coppia che hanno un'età fra 7 e 12 anni. La donna lavorava come domestica insieme al marito dal 2005 presso una benestante famiglia musulmana. Negli ultimi tempi erano però emersi dissapori a causa della loro fede cristiana e di un sospetto furto avvenuto nella casa.

Masih aveva ricevuto pressioni da parte del suo datore di lavoro per abbracciare la religione musulmana, ma lui si sarebbe rifiutato, secondo quanto riportato da AsiaNews, il sito internet del Pime (Pontificio Istituto Missioni Esteri) che per primo ha dato notizia della brutale aggressione. Negli ultimi tempi si sono ripetuti gli atti di violenza contro la minoranza cristiana pakistana che rappresenta l'1,6% della popolazione. Le organizzazioni cristiane locali si sono mobilitate lunedì chiedendo al governo della provincia del Punjab di punire i responsabili dell'omicidio e avviare un'inchiesta sulla violenza sessuale ad opera dei poliziotti.

Redazione online
23 marzo 2010



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Sopralluogo nella casa di Brenda L'ex capo del Ris: so da dove partì il fuoco

Corriere della Sera

Legali e tecnici della famiglia della trans morta nel monolocale in via Due Ponti. Tra loro Luciano Garofano


ROMA - È durato quasi un'ora il sopralluogo nell'appartamento romano di Brenda, la trans morta lo scorso 20 novembre e coinvolta nello scandalo Marrazzo, effettuato dalla task-force di tecnici voluta dai legali della famiglia di Brenda. Il gruppo, composto dall'ex capo del Ris di Parma, Luciano Garofano, due medici legali, due periti informatici, un chimico, ha scattato foto e girato un filmato all'interno della piccola abitazione in via Due Ponti.

IN VIA DUE PONTI - I tecnici sono entrati nella casa con tute, guanti in lattice e illuminatori a batteria, perchè all'interno dell'appartamento manca la luce. All'interno dell'appartamento si sente ancora l'odore di bruciato rimasto dal giorno dell'incendio e alcuni piatti sporchi sono su un tavolo. «Abbiamo fatto i rilievi necessari insieme ai colleghi della polizia scientifica - ha detto Garofano subito dopo il sopralluogo - studieremo queste immagini, la perizia del medico legale e le analisi già effettuate dalla Scientifica. Non escludo che sia necessario ritornare qui per dei sopralluoghi specifici». Alla domanda se avesse un'idea del luogo da cui è partito l'incendio, Garofano ha risposto: «Assolutamente sì, ma per correttezza nei confronti degli investigatori non è giusto fornire dei particolari».

LE AMICHE - Oltre alla polizia scientifica, al sopralluogo erano presenti anche i legali della famiglia di Brenda, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile i quali hanno spiegato: «È la prima volta che accediamo al luogo dell'evento. È compito dei tecnici fornire delle risposte per capire se la transessuale è stata uccisa o meno. Scoprire la verità è quello che ci chiede la madre di Brenda». Ai piedi dell'edificio si sono avvicinati anche alcuni trans incuriositi dal via vai di giornalisti e tecnici.

«NULLA È PIU' LO STESSO» - «Per tre mesi non abbiamo lavorato, ma anche adesso nulla è più lo stesso». Tra le trans c'è China, l'amica di Brenda, Camila e Jana, che si definisce «Miss Pantera 2009». «Per strada ci riconoscono e ci salutano - ha detto Camila - Una volta un tizio in una macchina mi ha confusa per Natalì e indicandomi ha detto a un amico: 'guarda, c'è Natalì l'infamè». Camila sostiene anche di aver rivisto l'ex presidente della Regione qualche settimana a un distributore di benzina a Tor di Quinto: «Lui non mi ha visto - ha spiegato - e io non l'ho salutato. Comunque non credo che fosse venuto in quella zona per fare sesso». China ha invece ricordato la notte della morte di Brenda: «Quella notte - ha detto - sono successe tante cose. Spero si venga a sapere la verità. La mamma di Brenda piange tutti i giorni disperandosi perchè il corpo del figlio non è ancora tornato in Brasile». (fonte Ansa).

22 marzo 2010




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Basta censura». Google via dalla Cina

Corriere della Sera


La società reindirizza il traffico al portale di Hong Kong. Nel Paese resteranno solo alcune attività commerciali



MILANO


Google Cina chiude i battenti. Come previsto, dopo due mesi di braccio di ferro con Pechino seguiti a un violento attacco hacker, la società di Mountain View ha deciso di non sottostare alla censura imposta dal regime. E, almeno per il momento, ha trovato un modo per aggirarla: reindirizzando il traffico al sito di Hong Kong, Google.com.hk, che offre risultati non filtrati in cinese. Con la frase: «Benvenuti nella nuova casa di Google Cina».

«GROSSO ERRORE» - Un passo che come prevedibile non incontra il favore delle autorità di Pechino, che hanno parlato di una decisione «completamente sbagliata» e di violazione di una «garanzia scritta». «Google è venuto meno al suo impegno scritto fatto quando ha deciso di entrare nel mercato cinese fermando il filtraggio del suo motore di ricerca e addossando alla Cina la responsabilità degli attacchi dei pirati informatici - ha detto un funzionario dell'Ufficio informazione del Consiglio di Stato.

Questo è totalmente sbagliato. Ci opponiamo senza compromessi alla politicizzazione delle questioni commerciali ed esprimiamo malcontento e indignazione per le irragionevoli accuse e il comportamento di Google». Anche la Casa Bianca ha commentato i nuovi sviluppi della vicenda. «Siamo delusi del fatto che Google e il governo cinese non siano stati in grado di raggiungere un accordo» ha detto il portavoce Mike Hammer.

ATTIVITÀ DI VENDITA - Una nota pubblicata sul blog della società spiega che resteranno in Cina alcuni servizi commerciali, come la vendita di inserzioni pubblicitarie sui motori di ricerca. Insomma si cerca di tenere almeno un piede in un mercato in piena esplosione. «Riteniamo che questo nuovo approccio di fornire ricerche non censurate in cinese semplice attraverso Google.com.hk sia una soluzione ragionevole - viene spiegato -: è interamente legale e aumenterà significativamente l'accesso all'informazione dei cinesi. Ci auguriamo che il governo cinese rispetti la nostra decisione, anche se siamo consapevoli che potrebbe bloccare l'accesso ai nostri servizi». Una strategia rischiosa, che potrebbe innescare ritorsioni. Le autorità cinesi potrebbero per esempio utilizzare filtri per bloccare l’accesso al motore di ricerca con base a Hong Kong.

L'ASCESA DI BAIDU - Secondo le stime della Cnbc Baidu (il principale motore di ricerca in lingua cinese) potrebbe ora conquistare il 95% del mercato della ricerca online. Mentre il quotidiano finanziario Bloomberg prevede che Mountain View si espanderà in mercati come la Corea del Sud e il Giappone, dove finora è riuscita a conquistare solo una frazione della popolarità di cui gode in Europa e Stati Uniti. Non si sa invece quale sarà il destino dei quasi 600 dipendenti della sede di Google a Pechino: «È ancora presto per dirlo» fanno sapere dal quartier generale in California.

GLI ATTACCHI DI GENNAIO - Non è chiaro da dove venissero gli attacchi informatici subiti da Google a gennaio, ma alcuni analisti vi hanno ravvisato un coinvolgimento indiretto del governo di Pechino. Tra le vittime degli hacker ci sarebbero infatti diversi dissidenti (le cui caselle di posta elettronica sono state aperte), oltre a grandi multinazionali, molte delle quali statunitensi. Google ha minacciato di smettere di utilizzare i filtri richiesti dalla censura cinese e poi di chiudere il portale se non fosse stata messa in grado di garantire la sicurezza ai suoi clienti. Evidentemente nessun accordo era possibile.

Redazione online
22 marzo 2010



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