giovedì 28 gennaio 2010

Camera: Fini sospende i dipendenti indagati dalla Procura

Corriere della Sera


Presunto uso irregolare di tesserini per la rilevazione della presenza sul posto di lavoro


Gianfranco Fini (Imagoeconomica)

ROMA - Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha disposto la sospensione dal servizio nei confronti dei dipendenti - una quindicina - indagati dalla procura della Repubblica di Roma nell'ambito dell'inchiesta sull'uso irregolare di tesserini per la rilevazione della presenza sul posto di lavoro. Lo si apprende da fonti della presidenza della Camera. «Tale misura cautelare, prevista dalla normativa interna, è stata adottata in ragione della gravità dei fatti e anche a tutela dell'immagine della Camera dei deputati e di tutti i dipendenti che con rigore, professionalità e dedizione operano quotidianamente a supporto dell'istituzione parlamentare».

INDAGINI - Secondo quanto si è appreso, dall'indagine avviata dall'Ispettorato della Camera dei deputati, le qualifiche dei dipendenti coinvolti sarebbero medio-basse. Tra gli assenteisti che grazie a badge taroccati riuscivano a eludere i controlli, vi sono anche commessi di aula, operai e manutentori, tutti retribuiti con stipendi di migliaia di euro al mese anche grazie alla maturata anzianità.

Redazione online
28 gennaio 2010



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L'eterno riposo? Assieme al proprio pet In Gran Bretagna boom di cimiteri misti

Corriere della Sera

Sempre più diffusa la moda dei proprietari di animali che chiedono di essere sepolti assieme ai loro amici a 4 zampe

Uno scorcio del cimitero per animali di San Giorgio a Colonica (Prato). In Gran Bretagna è boom per i cimiteri misti in cui possono essere seppelliti gli umani assieme ai loro «pet» (Ansa)

LONDRA - Riposare per l'eternità assieme a Fido. Negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale il numero dei cittadini inglesi che decidono di essere sepolti accanto ai propri animali domestici. Il fenomeno è talmente in espansione che la scorsa settimana la contea britannica del Lincolnshire ha approvato la creazione di una serie di cimiteri misti per accogliere in futuro le salme di quei cittadini che intendono restare vicino ai propri amici a 4 zampe anche dopo aver esalato l'ultimo respiro. In questi singolari camposanti gli esseri umani potranno riposare non solo con i più classici animali domestici, come cani e gatti, ma anche con i cavalli e con gli altri animali che tanto hanno amato durante la loro vita terrena.

TRADIZIONE ANTICA - Come ricorda il Daily Telegraph le sepolture miste non sono affatto un'invenzione dei tempi moderni. Nel mondo antico (lo dimostrano le tombe dei faraoni d'Egitto e quelle delle più antiche popolazioni celtiche) la pratica di essere sepolti con animali era molto diffusa e cominciò a scomparire solo con l'affermarsi del Cristianesimo. Oggi la tradizione delle sepolture miste è rinata anche grazie a pionieri come Penny Lally, che gestisce il Woodland Burial Place, cimitero di Penwith, in Cornovaglia. All'inizio era un camposanto solamente per animali, ma dal 2003 più di 30 persone sono state seppellite a fianco dei propri animali domestici. Secondo quanto racconta la proprietaria al sito web del network americano Abc, almeno altre 120 persone hanno già prenotato nel cimitero un piccolo appezzamento di terra da dividere in futuro con il proprio animale domestico: «Molte persone che decidono di acquistare una tomba qui, lo fanno perché vogliono essere sepolte con i loro animali domestici - dichiara la signora Lally che ha anche creato un sito web per pubblicizzare il suo cimitero misto. Gli inglesi amano i loro animali. Sono parte della loro vita e offrono tanto amore. Perché abbandonarli dopo la morte?».

AMORE INCONDIZIONATO - La cinquantaquattrenne Carole Mundy è una presenza costante al cimitero di Penwith. Per 3.500 sterline ha comprato nel cimitero un appezzamento di terra, dove intende essere seppellita assieme a suo marito Robert il giorno in cui entrambi passeranno a miglior vita. Qui ha già sepolto già il suo amato Dylan, un golden retriever morto a 17 anni nel febbraio del 2008. Carole, che visita spesso la tomba di Dylan, intende seppellire nello stesso appezzamento di terreno anche gli altri animali che oggi allietano le sue giornate, i tre cani Sir Lancelot, Queen Guinevere e Sir Galahad, i due graziosi gatti e il cavallo Merlin, uno splendido mezzosangue irlandese: «Oltre ad essere il miglior cane del mondo, Dylan è stato un amico fantastico e non capisco perché non dovrei dividere con lui il riposo eterno – sostiene Carole –. Mi fanno tanto adirare quelle persone che mi ripetono fastidiosamente "è’ solo un cane"-. Gli animali ti danno un amore incondizionato, non vi rimproverano e non vi giudicano mai». Tuttavia, in Inghilterra numerosi gruppi religiosi hanno fortemente criticato la riscoperta dei cimiteri misti. Alle critiche la signora Mundy risponde: «Personalmente non ho convinzioni religiose e per quanto mi riguardo preferisco essere seppellita assieme ai miei animali piuttosto che in qualsiasi altro luogo. Se poi il terreno non è consacrato, me ne farò una ragione».

Francesco Tortora
28 gennaio 2010



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Porto mio fratello a morire in Belgio»

Corriere della Sera


Salvatore Crisafulli e il dramma di Pietro: «La politica promette ma non mantiene». La commissione d'inchiesta sul servizio sanitario ordina un'ispezione dei Nas



Pietro e Salvatore Crisafulli (dal web)
Pietro e Salvatore Crisafulli (dal web)
CATANIA - «Siamo rimasti soli e non possiamo più aiutarlo, perché Salvatore ha bisogno di aiuto 24 ore su 24. Non possiamo fare altro, ci hanno abbandonati al nostro destino, allora meglio farlo morire: lui è al corrente di questa nostra decisione ed è d'accordo». Così Pietro Crisafulli annuncia «un viaggio della morte per suo fratello», paraplegico di 45 anni, entrato in coma nel settembre del 2003 in seguito a un incidente stradale e risvegliatosi nell'ottobre del 2005, che, dice, porterà in Belgio per fargli praticare l'eutanasia visto che «da sette anni mi promettono un piano ospedaliero personalizzato a casa, che non è stato mai realizzato».

ELUANA - Già in passato Pietro Crisafulli aveva annunciato di «staccare la spina» degli strumenti che tenevano in vita sua fratello Salvatore anche se si era schierato «per tenere in vita Eluana Englaro». Un paragone che però l'uomo respinge: «La mia non è una battaglia per la morte - afferma - ma per la vita». «Io farò tutto questo - aggiunge - e camminerò con la testa alta perché ho combattuto per la vita di mio fratello. Lui non morirà di stenti, ma se ne andrà via dormendo». Pietro Crisafulli accusa «la politica, dal premier al presidente della Regione Siciliana, di avere promesso senza mantenere». «Adesso - aggiunge - quando porterò mio fratello in Belgio con un camper il governo dovrà intervenire in extremis, come ha fatto con Eluana Englaro, per salvare la vita di Salvatore». Crisafulli accusa anche «la Chiesa di non avere fatto alcunché» per suo fratello.

INCHIESTA - Nel frattempo la Commissione parlamentare d'inchiesta sul Sistema sanitario nazionale ha avviato un'istruttoria sulle condizioni di assistenza di Salvatore Crisafulli, attivando in queste ore un'ispezione dei Nas dei Carabinieri. Ad annunciarlo è il presidente della Commissione d'inchiesta del Senato, Ignazio Marino. «Ho sempre sostenuto - afferma Marino - che la libertà di scelta rispetto alle terapie, sulla base dell'articolo 32 della Costituzione, deve essere garantita sempre ad ogni individuo nel nostro Paese. Questo significa che ognuno di noi deve avere a disposizione tutte le risorse sanitarie necessarie. A tal fine ho disposto un'istruttoria per verificare che queste condizioni esistano».

«Rispetto all'annunciata intenzione dei familiari di Salvatore Crisafulli di portarlo in Belgio perché gli sia praticata l'eutanasia, posto che la scelta di quest'ultima mi trova fermamente contrario, mi chiedo - rileva Marino - se sia stato effettivamente lui a comunicare tale scelta o se non sia frutto solo della disperazione ed esasperazione della famiglia per l'assenza di assistenza che denunciano». Marino ribadisce quindi la propria contrarietà all'eutanasia: «Ho sempre affermato il diritto di autodeterminazione e l'opportunità di una legge su testamento biologico in Italia, ma sono altrettanto saldamente contrario all'eutanasia. Inoltre - conclude il presidente della commissione d'inchiesta sul Ssn - credo che se la morte è decisa da qualcun altro non si possa chiamare eutanasia ma piuttosto omicidio».


Redazione online
28 gennaio 2010




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Niente Luna per Obama, costa troppo

Corriere della Sera


Stop al progetto «Constellation» che doveva riportare l'uomo sullo spazio entro il 2020: non ci sono i soldi





MILANO - Sembrava a un passo dalla Luna, ora è ripiombato sulla Terra. Quella di Obama si configura sempre di più come un’odissea anche se probabilmente non si svolgerà nello spazio. I progetti della Nasa per riportare l’uomo sul nostro satellite non decolleranno. Il presidente americano non è intenzionato ad aprire i cordoni della borsa e quando lunedì prossimo rilascerà il suo piano di budget annuale non ci sarà spazio per Constellation, il programma aerospaziale statunitense che fra i suoi obiettivi aveva quello di tornare sulla Luna entro il 2020.

MEGLIO IL CLIMA - A dirlo è l’Orlando Sentinel, giornale della Florida, uno stato particolarmente interessato alla vicenda dal momento che il ridimensionamento del programma spaziale provocherebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro a livello locale. Secondo le informazioni riservate raccolte dal quotidiano, nei nuovi progetti la Casa Bianca spingerà la Nasa a concentrarsi su progetti legati alle scienze della Terra, soprattutto quelli relativi allo studio dei cambiamenti climatici. O ancora su nuove ricerche per permettere un giorno l’esplorazione umana di asteroidi e del sistema solare. Ma si tratta di progetti a lungo termine. Nell’immediato invece «non c’è bisogno di tornare sulla Luna», almeno secondo le parole di una fonte anonima riportata dal Sentinel.

L’EFFETTO DELLA CRISI - «Houston, abbiamo un problema», commenta Foxnews, aggiungendo che la sforbiciata alle ambizioni lunari della Nasa dipende anche dallo sforzo di creare nuovi posti di lavoro, come annunciato nel discorso sull’Unione. Il programma Constellation avrebbe bisogno di un’iniezione di 3 miliardi di dollari di finanziamenti all’anno per i prossimi 5 anni, aveva stabilito una commissione creata dal presidente lo scorso anno. La Nasa aveva cercato di superare il problema dei fondi appaltando i voli spaziali a privati o coinvolgendo altri governi. Ma per chi sognava nuove missioni fantascientifiche, lunedì potrebbe arrivare una grossa delusione. Di fronte alla crisi anche la Luna può attendere.

Carola Frediani
28 gennaio 2010






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Immigrazione in Lombardia Aumento di stranieri, in 9 anni triplicati

Il Giorno

Sono 1 milione e 170 mila tra regolari e non, per la maggior parte romeni e mussulmani. La maggior parte di questi si dichiara occupato. Quello che non emerge è che l'occupazione sia in regola o a nero

Milano, 27 gennaio 2010



E' stato presentato oggi a Milano dall’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità , nato dieci anni fa per volontà della Regione Lombardia un rapporto sull'immigrazione.

Cresce la presenza di immigrati in Lombardia, arrivati a quota un milione e 170 mila, tra regolari e non, vale a dire un quarto dell’immigrazione totale in Italia. Secondo dati aggiornati al 1 luglio 2009, in dodici mesi l’incremento è stato pari al 10,4% mentre se si considerano gli ultimi nove anni il numero di presenze è quasi triplicato.

Secondo lo studio, le comunità immigrate più numerose sul territorio lombardo sono la romena, con 169 mila presenze (+3% nel 2009), la marocchina (127,5 mila, +10,6%) e l’albanese (115,8 mila, +10,2%). La regione è prima per la presenza di studenti stranieri.

Per quanto riguarda la religione, il 39,3% sono mussulmani, seguiti da un 25,7% di cattolici e da un 20,6% di altri cristiani. Per quel che riguarda il lavoro: il 71,5% si dichiara occupato, anche se il rapporto non considera se si tratti di lavoro regolare o meno. Secondo Formigoni lo straniero è una persona che lavora, usa i nostri ospedali e le nostre scuole, fa associazionismo  "Tanto da poter affermare" dice "l’esistenza di ‘’un modello lombardo di integrazione fondato su due colonne: la conoscenza e uno spirito pragmatico’’.




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Immigrati, dal Comune di Brescia 500 euro e rimpatrio gratis

Il Giorno

L'iniziativa fa parte del “ritorno volontario assistito” del progetto Nirva (Network italiano per i rimpatri volontari assistiti) e prevede il pagamento di un viaggio di ritorno, ma con la condizione di non poter rientrare in Italia per i 5 anni successivi

Brescia, 27 gennaio 2010- Cinquecento euro e il viaggio di ritorno pagato a quegli immigrati che sceglieranno di restituire il permesso di soggiorno e rientrare nel proprio Paese, con la garanzia di non fare ritorno in Italia per almeno 5 anni.

Si chiama “ritorno volontario assistito” ed è stato annunciato oggi dal sindaco di Brescia, Adriano Paroli (Pdl) che  ha stanziato 60mila euro per aiutare gli immigrati che vogliono tornare in patria aderendo al progetto Nirva (Network italiano per i rimpatri volontari assistiti).

Il progetto in questione, riunisce Aiccre, Acli, Caritas Italiana, Cir ed Oim e promuove l’”opzione” del rientro con la promozione di una rete italiana a livello territoriale. Co-finanziato da Unione europea e ministero dell’Interno, si occupa però solo di rifugiati, richiedenti asilo, possessori di permesso per motivi umanitari, vittime della tratta di esseri umani o stranieri con permessi temporanei. Il Comune di Brescia vi ha aderito integrando, con una apposita delibera, le opzioni previste dal programma per allargare la platea degli aventi diritto ed estendendolo a quelli che decidono volontariamente di fare ritorno nel propria Paese di origine.





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Sprechi, l'altra faccia di Favara

La Stampa

Non ci sono i soldi per le scuole ma il sindaco spende 35 mila euro per il suo ufficio





LAURA ANELLO

FAVARA (Agrigento)

Dicono che servono a snellire le procedure, a convocare le sedute via e-mail, a informatizzare l’attività del consiglio comunale. Fatto sta che a Favara, il paese dell’Agrigentino dove le due sorelline Chiara Pia e Marianna sono morte nel crollo della loro catapecchia, i trenta consiglieri comunali hanno ritenuto di dare la priorità all’acquisto di trenta notebook, computer portatili leggeri e maneggevoli. Uno per ciascuno, rappresentanti di maggioranza e dell’opposizione, questa volta compatti come una falange. Abbastanza per avvelenare il clima di una cittadina di 33 mila abitanti dove - a detta del sindaco Domenico Russello - il Comune non ha neanche i soldi per pagare le bollette e negli uffici c’è una processione di gente che chiede cinque euro per fare la spesa. E dove sempre più la fine delle due bambine assume i contorni di una tragedia della povertà.

Il bello è che la gara, che doveva essere celebrata lunedì scorso, è andata deserta, forse perché la cifra offerta dall’amministrazione è sembrata troppo bassa: 12 mila euro oltre l’Iva. E così i consiglieri si chiedono adesso che cosa convenga fare: annullare l’avviso, dopo il crollo e tutto quello che ne è seguito, oppure andare avanti lo stesso sostenendo l’utilità della spesa. «Non è stata una mia iniziativa - si difende il sindaco - ma non mi sento di gettare la croce su chi l’ha voluta, anche perché i computer saranno dati in comodato d’uso, non regalati, e quindi resteranno comunque patrimonio dell’amministrazione».

È curioso farsi un giro sul sito Internet del Comune di Favara, sezione Gare e appalti. Curioso e istruttivo. Perché qui si scopre che sono stati banditi e annullati (per mancanza di soldi) i lavori di messa in sicurezza delle scuole mentre per arredare le stanze del sindaco sono stati impegnati 35 mila euro. E non si richiedono mobili qualsiasi. Ma, spulciando qua e là, «un tavolo da conferenza in noce, gambe e sponde in massello, con filetto intarsiato», «scrittoio in massello di toulipier con piano lastronato e intarsiato lucidato a mano e rifinito in gommalacca», «divano Chester con rivestimento in vera pelle», «poltrona realizzata in faggio imbottita con pelle nera con lavorazione capitonnée inchiodata a mano» e così via, di sfizio in sfizio. E, tanto per non sbagliare, il bando di gara è corredato da una serie di fotografie che mostrano mobili simili a quelli richiesti. «Al fine di far comprendere al fornitore la tipologia», recita con scrupolo l’avviso.

Il sindaco sbotta: «Ci siamo trasferiti di recente da vecchi locali in affitto alla nuova sede in piazza, che è un palazzo baronale ottocentesco per il cui restauro sono stati spesi cinque milioni di euro. Abbiamo gli uffici vuoti, neanche una sedia dove ricevere un ospite. Mi pare normale che abbiamo bisogno di mobili di un certo prestigio. E in ogni caso si tratta di una somma che era stata inserita in bilancio nel capitolo Beni e servizi del Comune, non avrebbe potuto essere utilizzata diversamente».

Si sente un capro espiatorio, Russello: «La Regione siciliana, che finanziariamente non sta bene, non ha forse arredi di pregio? Dobbiamo chiedere la vendita dei mobili di Palazzo Chigi o della Camera perché il Paese è in crisi? Sono polemiche pretestuose. Perché non si dice che abbiamo risparmiato 500 mila euro in parcelle e incarichi?».

In una cosa il sindaco ha ragione. Cioè che nella Sicilia dei paradossi il caso Favara non è unico: a Palermo, dove non ci sono i soldi per riparare tetti e caldaie delle scuole e i genitori degli alunni vengono invitati a fare la colletta, dove il contributo ai senza reddito è stato azzerato, dove l’assistenza domiciliare agli anziani è sospesa, dove gli operatori delle comunità alloggio con i bambini a rischio aspettano gli stipendi del 2008, dove 12 mila poveri fanno la fila per avere il buono casa relativo al 2007, la presidenza del consiglio comunale ha impegnato novantamila euro per affidare a trattativa privata il servizio di cocktail e cene e altri 25 mila per comprare computer che non sa ancora come utilizzare.

Ma qui a Favara ci sono due bambine morte l’altro giorno sotto le macerie, il fratellino ferito ancora in ospedale, un centro storico fradicio, un paese intero in ginocchio per la crisi. E quei pc portatili, quei mobili intarsiati in massello sono troppo difficili da digerire. Poi ci sono anche le spese per le ultime feste natalizie: 13 mila euro per gli addobbi luminosi, 21 mila per le manifestazioni, 20 mila per altre attività ludico-ricreative. «È stato realizzato un grande presepe con animali veri - raccontano in paese - hanno fatto spettacoli di cabaret e organizzato lanci di neve artificiale, facevano tutti a gara per avere una fotografia, i bambini erano entusiasti».

Forse, anche Chiara e Marianna.




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Iran, impiccati due manifestanti contro il regime di Ahmadinejad

Quotidianonet

I due uomini sono stati arrestati durante le proteste post elettorali di giugno.
Sono i primi ad essere mandati a morte tra le persone incarcerate durante le manifestazioni seguite alle contestate rielezione del presidente iraniano

Teheran, 28 gennaio 2010 - L’Iran ha giustiziato due uomini che erano stati arrestati durante le proteste scoppiate dopo le elezioni presidenziali dello scorso giugno: secondo l’agenzia ufficiale Isna, erano ‘mohareb’ (nemici di Dio, membri di un gruppo filo-monarchico e avevano ordito un complotto anti-regime. Mohammad Reza Ali Zamani e Arash Rahmani Pour (che aveva 19 anni al momento dell’arresto) sono i primi ad essere impiccati tra le persone arrestate durante le manifestazioni seguite alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad.

Durante le drammatiche proteste anti-regime, che segnarono la più grave crisi interna in trent’anni di Repubblica Islamica, furono arrestate circa 4.000 persone (tra cui politici e giornalisti). La maggioranza sono state rimesse in libertà, ma almeno 80 di loro sono state condannate a pene fino a 15 anni di prigione e a cinque è stata comminata la pena di morte.




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I rapallesi “adottano” le buche su Facebook

IL Secolo xix

I “genitori adottivi”, sono arrivati già a quota 237. Chi sono i figli (anzi, le figlie)? Sono le buche che si trovano nelle strade di Rapallo. Perché proprio a buche, buchette e voragini è dedicato il gruppo “Adotta anche tu una buca (e anche un tombino) a Rapallo…” sul popolare social network Facebook. Chiara e ironica, anche la descrizione del gruppo: «Per tutti quelli che vorrebbero avere almeno una carriola di asfalto». In 237 si sono già iscritti, segnalando le zone in città in cui l’asfalto è maggiormente dissestato e pericoloso.

Già nei giorni scorsi, Il Secolo XIX aveva documentato alcune delle buche più pericolose nel centro e nelle frazioni di Rapallo, sentendo anche il parere dei cittadini che, per passione o praticità, si muovono in scooter e moto. Il consigliere con incarico alla Manutenzione delle strade, Domenico Cianci, ha preannunciato che, proprio per sistemare le strade, sono già pronti 200 mila euro, con lavori che dovrebbero partire in primavera.

«Finalmente con l’anno nuovo a San Pietro di Novella sono nate tantissime buche, sicuramente abbiamo bisogno di fondi per mantenerle! – scrive Luca Marcello – Se con la moto andate dalla piscina state attenti, da quante ne sono nate sembra di stare in pediatria! Prima o poi – scrive in un altro commento - qualcuno si farà male». Le buche? «Sono una risorsa per i gommisti e i meccanici - scrive ironicamente Paolo – Scherzo, naturalmente. Io ho un’Ape e non possono nemmeno evitarle visto che con tre ruote o a destra, o a sinistra o al centro qualcuno la becco, per non parlare del motorino». Via Mameli, via Bolzano, la zona di San Pietro di Novella e di Sant’Anna, la via Pagana verso Santa Margherita: queste alcune delle aree in cui si registrano le situazioni peggiori. «...E le buche nei marciapiedi? – chiede Silvia - In via Roma, angolo via della Libertà, dove sono situati i panettoni, nel marciapiede c’è una piccola buca e proprio perché è piccola nessuno la vede. Purtroppo, però, già in tanti si sono fatti male e l’ultima signora che è caduta, che non era anziana, si è rotta il piede. La denuncia è stata fatta ma... non si è visto nessuno! Che amarezza!».

Davanti a mali estremi Paolo ha adottato estremi rimedi. «Per percorrere con comodità le buche, cioè volevo dire le strade di Rapallo, ho comprato un fuoristrada... Non c’è buca che mi può fermare». C’è chi pensa che solo l’arrivo di “Striscia la notizia” possa servire a far cambiare le cose. «Mi è venuta un’ idea! – scrive Fabio - Tempo fa hanno trasmesso su Striscia la notizia un servizio di Capitan Ventosa che gira per le buche di una città, dopo una forte pioggia, col triciclo... Perché non mandiamo tante e-mail a Striscia e chiediamo aiuto? Forse Capitan Ventosa è troppo a sud, ma c’è sempre il Gabibbo! ». Gabriele, si offre di adottarne ben due, di buche, a Santa Maria del Campo; Raphael caldeggia quelle di via Rizzo; Barbara quelle di via Magenta: «Ieri io, Mariagrazia e Lucia abbiamo adottato un bel po’ di buche in Via Magenta - scrive - la piccola Mariagrazia ha rischiato di cadere, io mi sono presa una bella storta e il passeggino di Lucia faceva fatica ad avanzare... proponiamo lo sterrato!».





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Google, il grande editore che non c’è

Corriere della Sera


Fattura in Italia come uno dei gruppi maggiori e sfugge alla legge Gasparri. Ma l’Agcom gli farà i conti in tasca


C’ è un’azienda che vende pubblicità in Italia per 5-600 milioni di euro, è in rapida crescita nonostante la recessione e però non figura in nessun rapporto ufficiale. C’è, insomma, un soggetto che fattura inserzioni per una cifra pari o superiore a quelle che, sul mercato domestico, realizzano le concessionarie degli editori più forti, da Rcs Media Group al Gruppo Espresso fino alla Mondadori, ma non viene considerato nemmeno in quel calderone che è il Sistema integrato delle comunicazioni censito dall’Agcom, l’Autorità di garanzia delle comunicazioni. Lo si direbbe un editore misterioso se non fosse comico definire in tal modo un’azienda della notorietà di Google.

Ora sarà proprio l’Autorità presieduta da Corrado Calabrò a prendere le misure italiane di Google. L’iniziativa appare destinata ad avere riflessi che vanno ben al di là delle statistiche. Il Sistema integrato delle comunicazioni, altrimenti detto Sic, è stato prefigurato dalla legge Gasparri del 2004 per delimitare un mercato mediatico nazionale abbastanza grande da permettere anche al gruppo più rilevante, la Fininvest, di rimanere al di sotto della soglia antitrust del 20% del fatturato.

A tal fine sono state incluse nel Sic perfino le promozioni nei supermercati e il direct marketing. Ma si è dimenticata la pubblicità online per parole chiave. Nella relazione annuale, il presidente Calabrò cita tutti i gruppi più importanti e pure quelli di medio rango, ma non il grande motore di ricerca che si aggiudica la quasi totalità della pubblicità connessa alla funzione search. Eppure, nella parte preliminare che tratta la dinamica dei settori, è la stessa Agcom a dare conto, rielaborando i dati Nielsen, del clamoroso incremento della raccolta pubblicitaria su Internet, quasi il 100% nel 2008.

In un mondo ideale, bisognerebbe sfrondare il Sic dai settori impropri e inserirvi i motori di ricerca, editori del nuovo millennio. Nell’Italia del 2010, si può almeno dare attuazione alla legge Gasparri laddove prevede che vengano identificati i settori rilevanti all’interno del Sic, così da verificare il peso specifico delle imprese più grandi ed eventualmente affrontare le posizioni dominanti con la regolazione ex ante, di competenza dell’Agcom, e con l’intervento ex post contro gli abusi, di competenza dell’Antitrust. Ebbene, da ottobre, in silenzio, l’Agcom ha aperto il procedimento di revisione del Sic. Ma la strada è in salita perché Google non fattura quanto ricava in Italia dall’Italia, ma da Dublino. Ed è dunque un problema riconciliare le rilevazioni di mercato, della Nielsen o di altri, con le evidenze ufficiali dei bilanci.

La filiale italiana, Google Italy, dichiara ricavi inferiori ai 20 milioni per lo più derivanti da servizi resi a Google Ireland che, per conto del quartier generale di Mountain View, coordina le attività in Europa, Nord Africa e Medio Oriente. La Guardia di Finanza di Milano aveva ipotizzato l’evasione fiscale partendo da indagini secondo le quali Google Italy rappresenterebbe una stabile organizzazione della multinazionale in Italia e non solo un punto di appoggio.

Il pm Carlo Nocerino non ha condiviso l’impostazione, e ha chiesto l’archiviazione. Si attende, dal 12 febbraio 2009, la decisione del giudice per le indagini preliminari. L’Agenzia delle Entrate non si è ancora mossa, ma ha ancora tempo. È chiaro che, se il fisco riuscisse a disegnare il profilo italiano di Google, spianerebbe la strada anche all’Agcom: non solo le consentirebbe una più moderna definizione del pur discutibile Sic, ma la costringerebbe a esaminare in concreto il ruolo monopolistico del primo motore di ricerca, infrastruttura intelligente cresciuta dentro l’infrastruttura delle telecomunicazioni.

Regolazione antimonopolistica e contrasto all’evasione fiscale si possono sostenere a vicenda. Quanto meno nel far emergere i paradossi. L’Irlanda fa parte dell’Unione europea. Dovrebbe condividerne la cultura antitrust. Ebbene, se Google Ireland, alla quale fanno capo tutte le Google dei diversi Paesi europei, mediorientali e nordafricani, fosse davvero un’azienda «solo» irlandese, come la metterebbe l’Antitrust irlandese con un colosso da 6-7 miliardi di euro di fatturato su un mercatino dei media qual è il suo, che può contare su una popolazione di 4 milioni di anime? In Italia sforerebbe perfino i comodi limiti del Sic.

La domanda, naturalmente, era retorica. Il governo di Dublino potrebbe agevolmente dimostrare che il fatturato davvero irlandese rientra nella norma. Ma allora come ci si regola con tutto il resto? In verità, all’Irlanda interessa solo avere i 1500 posti di lavoro che Google vi ha collocato perché nell’isola non si pubblicano i bilanci delle holding e, giocando con le royalty, non si pagano nemmeno le imposte. Pazienza se questo dumping fiscale e regolatorio inquina il resto dell’Unione europea.

Ma non tutto ormai fila liscio. La Turchia, su un caso analogo a quello milanese, ha comminato a Google una multa di 32 milioni di euro. La Francia si accinge a varare una legge che tassa alla fonte, con modalità che potrebbero fare scuola, le attività di Google realizzate a partire dal suolo francese ancorché, come quelle italiane e turche, siano astutamente fatturate online da Dublino. In sede Ocse, dove si definiscono i rapporti internazionali sul piano fiscale, il governo italiano non sarebbe solo a chiedere l’aggiornamento del concetto di stabile organizzazione così da ricomprendere le attività online delle multinazionali.

Nell’audizione di martedì 26 gennaio in Senato, il presidente dell’Agcom ha posto la questione della regolazione internazionale della Rete, da farsi addirittura in sede Onu. È questa la vera sfida per il governo, e non, come ha osservato lo stesso Calabrò, l’attribuzione al governo del potere di autorizzare la diffusione delle immagini sul web, pallida imitazione della censura cinese.


Sul terreno della fiscalità e della regolazione globale si profila il conflitto con l’America di Barack Obama. La Casa Bianca è schierata senza se e senza ma a difesa degli interessi dei colossi dell’online. Tra i primi atti di Obama c’è la sostituzione del presidente della Fcc, l’Agcom americana, con Julius Genachowski, un partigiano della net neutrality, ostile a qualsiasi discriminazione nella veicolazione dei contenuti sulla banda larga da parte delle compagnie di telecomunicazioni che pure vi dovrebbero investire montagne di denaro. L’Europa, invece, si attesta su una posizione più articolata: considera un diritto del cittadino il pieno accesso alla Rete, ma consente agli operatori di telecomunicazioni di veicolare contenuti privilegiati, dai quali ricavare uno specifico profitto, previa informazione all’utente sulle limitazioni che questo comporta nel suo contratto. In apparenza, sembra la rincorsa al più uno nella gara della libertà.

In realtà, è il conflitto tra due industrie: i motori di ricerca, Google in testa, contro le telecomunicazioni e la loro filiera industriale, la prima radicata nella California obamiana, l’altra nel resto del mondo, e soprattutto in Europa. Ed è singolare che, siccome hanno una patria, telecomunicazioni ed editoria subiscano una stringente regolazione, mentre Google fa il furbetto a Dublino. E ora sfrutta i profitti della pubblicità comodamente deregolata quale trampolino di lancio per entrare nella telefonia mobile con Adroid e addirittura nel trading dell’energia elettrica.


Massimo Mucchetti
28 gennaio 2010



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Salvato in extremis il cane intrappolato in mezzo al Baltico su una lastra di ghiaccio

Corriere della Sera

Misiek portato in salvo su una nave. Era finito in mare dopo essere salito su un lastrone sulla Vistola



MILANO - Piccolo dramma nel mar Baltico: un cane è rimasto intrappolato per quattro giorni su un lastrone di ghiaccio in mare aperto. Senza cibo e al freddo. Un gruppo di ricercatori, che per caso si trovava nella zona, ha notato la bestiolina impotente e spaventata e l'ha portata in salvo.

BLOCCATO - Salvataggio solo all'ultimo momento per il meticcio di pastore tedesco: l'animale era finito su una banchisa di ghiaccio che in quattro giorni lo aveva trascinato lungo un fiume e poi in mare a più di 100 chilometri dalla costa polacca, nel mar Baltico. «All'inizio pensavamo fosse una foca», ha detto uno dei soccorritori. «Poi, a ben guardare, abbiamo scoperto che era un cagnolino, bloccato su un lastrone e attento a non scivolare nell'acqua gelida». La nave polacca da ricognizione meteorologica «Baltica» ha tratto in salvo il quadrupede nella Baia di Danzica, vicino alla città portuale di Gdynia. I soccorritori hanno catturato la bestiolina e caricata infine nella scialuppa di salvataggio. «Non abbaiava, era solo molto spaventato», ha detto Adam Buczynski, uno dei membri dell'equipaggio.

ORSACCHIOTTO - Il meticcio, che i media del Paese hanno ribatezzato «Misiek» (orsacchiotto), era completamente sfinito e infreddolito. «Ancora qualche ora e non ce l'avrebbe fatta», ha detto Buczynski. Sabato scorso il cane avrebbe giocato sulle coste del fiume Vistola nei pressi della città polacca di Turonia; saltellando avanti e indietro è finito poi sui lastroni di ghiaccio, riporta il quotidiano «Super Express». Improvvisamente, la forte corrente ha trascinato il lastrone su cui si trovava in mezzo al fiume. Alcuni vigili del fuoco, accortisi dell'animale in pericolo, avevano cercato in un primo momento di portarlo in salvo, ma invano. «Misiek» è stato portato da un veterinario e i suoi soccoritori stanno ora cercando di rintracciare il padrone.

FREDDO MORTALE - La Polonia si trova da diverse settimane nella morsa del freddo. E si aggrava anche il numero dei morti: il centro per la sicurezza di Varsavia ha reso noto nei giorni scorsi che il bilancio delle vittime del freddo è salito nel frattempo a più di 220 dall'inizio dello scorso novembre. Le temperature polari hanno raggiunto i meno 34 in varie zone del Paese.

Elmar Burchia
28 gennaio 2010




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