domenica 31 gennaio 2010

Arabia Saudita, l'elogio del censore

La Stampa


Parla il supervisore dell'aeroporto internazionale di Gedda, "tutore della cultura e della religione". Il nemico n.°1 è Internet
La censura esiste, non c'è dubbio. Poi c'è chi la nega, chi la pratica di nascosto, chi ne giustifica un uso limitato in nome della difesa dei bambini o della moralità, o di altro. Raro è leggere l'elogio della censura tout court, senza infingimenti, senza se e senza ma, si direbbe da noi. Accade leggendo su Arab News un colloquio con Abdul Khaliq Abdullah Al-Zahrani, titolare di un incarico delicato. A lui spetta il compito di "filtrare" pubblicazioni e materiale audiovisivo in arrivo al'aeroporto internazionale King Abdulaziz di Gedda, la porta dell'Arabia Saudita sul mar Rosso. Una porta da cui entrano merci, visitatori, ma anche suggestioni e idee da tenere sotto controllo.

Abdul ecc. infatti non si considera un questurino qualsiasi ma un "guardiano della cultura e della religione".
Nell'ex territorio beduino diventato feudo wahabita regna infatti, con la benedizione occidentale, il regime islamico più severo e intollerante forse del mondo intero. E tuttavia, anche così, malgrado la polizia segreta, l'occhiuta vigilanza, le nerbate e la pena capitale per chi sgarra, la globalizzazione preme. E quindi, per dirla con Abdul: "L'attuale sistuazione di estrema apertura ha dato una particolare importanza al ruolo del censore incaricato di preservare l'identità culturale di ogni Paese".

Lavoro duro, ma qualcuno deve svolgerlo. Non si tratta infatti, chiarisce, di "impedire la diffusione di libri e pubblicazioni giusto per il gusto di farlo". E tuttavia questa pericolosa circolazione di idee e informazioni - Internet è ovviamente il primo imputato - ha minato alle basi l'efficacia del lavoro censorio.
C'è chi, nel mondo, se ne compiace, ma Abdul la considera una vera disgrazia. Una difficoltà in più nello svolgere il suo compito. Che non è tanto "prevenire l'ingresso di qualsiasi pubblicazione, quanto piuttosto bloccare il diffondersi di idee insane e distorte".  Quindi se la "pornografia", che in Arabia Saudita include l'immagine di donne in costume da bagno, resta il babau, la seconda minaccia più grave sono le "diavolerie" che rappresentano una minaccia intellettuale e diffondono idee non adatte a una società islamica. Non si parla tanto di trattati filosofici quanto di pericolose minuzie quotidiane. Ad esempio capi di abbigliamento che riportano "frasi immorali".

Abdul vorrebbe che la produzione di simili sconcezze fosse decisa dai consumatori perché se nessuno le compra non verranno più prodotte, ma poiché un simile giorno pare obiettivamente lontano, nel frattempo gli tocca vigilare.
Poi ci son i libri che come insegna Farehneit 451 sono sempre un ottimo bersaglio per chi vuole preservare qualsiasi "integrità". I libri "assurdi", quelli che minano le basi della morale e della religione, sono ovviamente banditi ma Abdul sotto sotto è un liberale e quindi ammette di lasciar entrare nel regno anche titoli che non sono ufficialmente "purgati e approvati" dal ministero saudita della Cultura e dell'Informazione".

E aggiunge che i tempi stanno davvero cambiando perché, sorpresa sorpresa, i testi che parlano di altre religioni non sono più respinti al confine. La Bibbia, ad esempio, ha libero ingresso.
Subito, come a limitare tanta liberalità precisa che ovviamente il custode, cioè il censore, cioè lui, ha una certa discrezionalità in materia, anche in base alla situazione. Ad esempio i libri che il visitatore porta con sè per lettura, romanzi e affini, sono autorizzati senza troppo sottilizzare. Salvo che Abdul non li reputi "assurdi", ovviamente.
Ma che succede a chi porta satana nel regno eletto? "Le punizioni, sempre a discrezione del censore, possono andare dalla confisca alla multa fino all'arresto e all'espulsione, quando si tratta di stranieri.




Powered by ScribeFire.

Lella Bertinotti perde le staffe con la Iena «Questa purtroppo è l'Italia del gossip»

Nel parterre di una sfilata di Gattinoni la moglie dell'ex leader Prc, avvicinata da Lucci, si sfoga con la Scajola

ROMA - «Questa purtroppo è l'Italia del gossip». A Lella Bertinotti le indiscrezioni sulla presunta separazione tra lei e il marito Fausto non sono proprio andate giù. E di fronte all'ennesima richiesta di spiegazioni - con la Iena Enrico Lucci che le chiedeva se avesse fatto pace con l'ex leader di Rifondazione - non ci ha visto più.

«QUESTA È L'ITALIA» - La signora Bertinotti era nel parterre di una sfilata romana di Gattinoni, a Borgo Santo Spirito in Sassia. Dopo l'assalto di Lucci, infastidita, si è rivolta alla sua vicina di posto, Maria Teresa Scajola, moglie del ministro dello Sviluppo economico. E si è sfogata: «Hanno fatto dei gossip sulla separazione tra me e mio marito che abbiamo cercato di fermare ancora prima che andassero in pagina, quando ho capito le intenzioni del giornalista. Ma hanno pubblicato lo stesso il loro gossip nonostante gli avessi passato al telefono mio marito che smentiva. Questa è l'Italia».

Redazione online
31 gennaio 2010





Powered by ScribeFire.

La Sinistra? Sparita pure dal Carnevale»

Corriere Fiorentino

Ha preso il via, con i tradizionali tre colpi di cannone, la 137/ma edizione del Carnevale di Viareggio.
Famoso in tempi lontani per la forza di sbeffeggiare poteri palesi e occulti 


VIAREGGIO - Quel che resta della satira politica, al Carnevale di Viareggio, ha il volto di Silvio Berlusconi e di molti dei suoi ministri. La sinistra? Non c’è. Tanto che il decano dei carristi, Arnaldo Galli, sottolinea che la sinistra «è sparita dal Carnevale di Viareggio perchè è sparita in sè, punto e basta. Magari tornasse la Dc. Per favore, ridateci Andreotti!» Primo corso della 137/ma edizione del Carnevale di Viareggio, una città che si rialza e chiede giustizia dopo la terribile strage del 2009, 32 vittime nel rogo provocato dall’esplosion di una ferrocisterna: in 65 mila, per un incasso di 135 mila euro, sfidano il freddo polare per guardar sfilare 17 carri di prima e seconda categoria, gruppi e maschere isolate. Zucchero Fornaciari, che ha appena ricevuto la cittadinanza onoraria per il concertone in favore delle vittime della strage di Viareggio nel giugno 2009, guarda la sua testa sfilare sul corso.

PREMIER PROTAGONISTA - Ma chi si aspetta di veder irridere il potere in tutte le sue forme e tutti i personaggi politici si deve rassegnare: il premier e il suo governo hanno monopolizzato le idee dei carristi, dell’opposizione non c’è l’ombra. Berlusconi ’uber alles’: viene raffigurato come ’Edward Mani di Forbicè, film gothic-noir di Tim Burton; ma anche come Alice nel Paese delle meraviglie, come sultano circondato dalle baiadere e dai ciambellani oppure in versione ’Papì, come Gobbo di Notre Dame e come Casanova. Persino come albero di fico. Dovunque giri gli occhi, lui c’è. Doppia citazione per il guardasigilli Alfano e per il ministro Brunetta, gettonatissimo Bossi, primo mascherone per il capo del Viminale Roberto Maroni, perfetta Maria Stella Gelmini che sbuca dalla corona dentata della Repubblica con un paio di splendide forbici in mano. Ma a seguire ci sono quasi tutti: anche Tremonti e Calderoli, poi Fini. Una citazione per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che come il Coniglio Bianco di Alice nel paese delle meraviglie cerca eroicamente di gestire il tempo della crisi. Satira politica dunque quasi marginale e totalmente monopolizzata: solo 5 carri e qualche maschera isolata l’hanno come riferimento e sono tutti monotematici.

Fotogallery

GLI ALTRI CARRI -
Gli altri si dedicano all’ambiente, al sociale, all’economia e anche alla crisi internazionale con la maschera del presidente Obama raffigurato nelle vesti di Superman che tenta di salvare la statua della Libertà in gramaglie. Da un punto di vista estetico, il carro ’Machinarium’ di Franco Malfatti ha centrato, richiamando ’Metropolis’ di Fritz Lang, la spettacolarità richiesta dal Carnevale, così come ’Una sola madre: la terrà di Roberto Vannucci, due cigni, uno bianco e uno nero, alti 27 metri che intrecciano i colli e le ali: un richiamo alla diversità e all’attenzione che tutti dobbiamo all’ambiente. Altro carro spettacolare quanto inquietante ’L’amore rubatò di Massimo Breschi, una evidente condanna alla violenza sulle donne. Per il resto, tutta fantasia e tante citazioni: dal Ronconi per Sanguineti di ’Alfabeto Apocalitticò, al De Chirico cui si riferisce Alfredo Ricci per ’Paesaggiò fino alla ’Danza del Dragonè con la quale la Cina si augura forza e potenza, reinterpretata da Verlanti e Bonetti.

31 gennaio 2010




Powered by ScribeFire.

La crisi e quelle valigie di documenti ammassate nell'ufficio legale della Cgil

Corriere della Sera


Tantissime le richieste di consulenze: «Nel 2008 sono state 10mila, recuperato salario per circa 55 milioni»




MILANO - Aziende, consorzi, cooperative che aprono e chiudono in continuazione. Stabilimenti che abbassano le saracinesche da un giorno all’altro senza dare preavviso, senza lasciare nessuna traccia. Dipendenti che restano mesi senza stipendio. Sono queste alcuni degli scenari più gravi rivelati dall’osservatorio della Cgil che ne ha calcolato il peso: vertenze e contenziosi nel 2009 sono saliti del 40% a livello territoriale e nazionale. Per non parlare dell’Istat che denuncia quasi 400.000 posti di lavoro in meno rispetto a un anno fa e un tasso di disoccupazione ai massimi dal 2004. Ma c'è anche un altro dato da sottolineare: l'aumento della disoccupazione giovanile con un tasso del 26,5% nella fascia tra i 15 e i 24 anni a fronte del 21% medio registrato nella zona euro. Questo vuol dire che la crisi sta interessando il lavoro interinale, a termine e con tutte le modalità di collaborazione. Ecco perché aumentano le vertenze e i contenziosi.

9.500 VERTENZE - «Già nel corso del 2008 gli uffici vertenze hanno sviluppato un’intensa attività che ha portato a recuperare salario per circa 55 milioni di euro - sottolinea Gualtiero Biondo, coordinatore degli uffici vertenze della Cisl in Lombardia -. Le vertenze aperte sono state 9.500 e hanno interessato 14mila lavoratori». Da almeno due anni il menù della crisi è davvero variegato. A maggior ragione nel 2009, quando gli uffici dell’assistenza sindacale che si occupano della consulenza legale hanno aumentato notevolmente il loro carico di lavoro. Per rendersene conto basta analizzare i dati territoriali diffusi dalle tre organizzazioni sindacali principali - Cgil, Cisl e Uil - e considerare ogni regione come una lampadina che forma una plafoniera generale.

CAMERA DEL LAVORO - Siamo andati a vivere una giornata nell’ufficio vertenze e contenziosi legali della Camera del Lavoro di Milano. Scatole, faldoni, scrivanie prese d’assalto da pratiche di richiesta di intervento, telefoni che squillano il continuazione. C’è fibrillazione. E ci sono code. Lunghe code fin dalle prime ore del mattino. Non sono più solo immigrati, ma coppie di cassaintegrati, disabili, anziani, donne, donne in stato interessante e uomini di ogni età. Ognuno con il suo borsello. Fardello verrebbe da dire. Molti hanno delle valigie o dei trolley con la documentazione. «Ne vediamo di tutti i colori - dice Corrado Mandreoli, responsabile dell'ufficio politiche sociali della Cgil milanese -, però quel che colpisce durante la crisi è il proliferare di situazioni illecite da parte delle aziende con la conseguente perdita dell’identità aziendale.

Ci sono le grandi società che fino a dieci, vent’anni fa erano delle entità solide e ora sono frantumate in appalti, subappalti, uffici esterni e chi ne ha e più ne metta. Per non parlare delle migliaia di piccole realtà che non hanno neanche il delegato sindacale interno; o dei consorzi che continuano a cambiare nome passando da una società all’altra. E durante i cambi di proprietà o la chiusura repentina senza preavviso, il lavoratore accetta ogni decisione per paura di perdere il lavoro. Poi cosa succede? Arrivano da noi quando non ce la fanno più».

AMAREZZA - C’è grande rabbia, unita alla rassegnazione. Si aspetta pazientemente il proprio turno. Tra i giovani soprattutto c’è amarezza per non poter costruire un futuro. E se a formare un nucleo familiare sono due precari, la vita si fa dura. «Con questo meccanismo contorto del lavoro precario unito alla crisi - dice Annalisa Rosiello, avvocato dello Sportello consulenze e mobbing della Camera del lavoro di Milano - c’è un disorientamento generale e un clima di sfiducia, congiuntamente alla presa di coscienza che se qualche anno fa il lavoro era un punto saldo della nostra vita, ora non lo è più. E l’idea della famiglia a questo prezzo è un’utopia».

Ambra Craighero
31 gennaio 2010



Powered by ScribeFire.

Tasse, sopra i 150 mila euro quasi tutti dipendenti e pensionati

Corriere della Sera

ROMA - Già quelli che dichiarano al Fisco redditi elevati sono pochi, ma poi sono quasi tutti lavoratori dipendenti o pensionati. Basti dire che su appena 149 mila contribuenti che nel 2009 hanno denunciato redditi superiori a 150 mila euro, ben 129 mila hanno la ritenuta alla fonte, cioè redditi da lavoro dipendente o da pensione.

Il dato si ricava dalle elaborazioni dell’Agenzia delle entrate, guidata da Attilio Befera, sulle denunce delle persone fisiche (anno d’imposta 2008) scomposte per categoria. Sono infatti 90.316 i lavoratori dipendenti che hanno dichiarato al Fisco più di 150 mila euro. Ai quali devono sommarsi 38.962 pensionati «ricchi», per un totale di 129.278. Insomma, agli occhi del Fisco i cittadini che guadagnano bene continuano ad ess e r e una rarità: 149.323 per la precisione, cioè lo 0,3% del totale (circa 41,7 milioni di contribuenti), ovvero 3 contribuenti su mille. E sono nell’86% dei casi dipendenti o pensionati, soggetti cioè che hanno meno possibilità di evadere. Gli altri 20.045 sono o lavoratori autonomi o contribuenti che hanno solo redditi da terreni e fabbricati o partecipazione e rappresentano appena lo 0,04% di tutti i contribuenti. Le nuove tabelle dell’Agenzia delle entrate consentono però anche di fare alcune considerazioni su come la crisi ha colpito le diverse categorie e segnalano, un po’ a sorpresa, che l’incremento maggiore del reddito medio dichiarato si ha tra i professionisti, che hanno aumentato del 3,3% l’imponibile medio rispetto a un anno prima. In sofferenza, invece, artigiani e commercianti.



I redditi dei dipendenti e dei pensionati
I contribuenti che hanno denunciato redditi da lavoro dipendente per l’anno d’imposta 2008 sono stati poco più di 21 milioni. Il reddito medio dichiarato è stato di 21.660 euro (1.805 euro al mese), l’1,12% in più rispetto al 2007. Ciò significa che operai e impiegati hanno subito una secca perdita del potere d’acquisto, visto che nel 2008 l’inflazione è stata del 3,3%. L’incremento delle retribuzioni, insomma, non ha tenuto il passo con quello dei prezzi. Meno colpiti i 15 milioni di pensionati, i cui redditi, in media pari a 17.070 euro (1.422 euro al mese), sono cresciuti del 2,15%, comunque meno del costo della vita. Dalla scomposizione per fasce di reddito si vede che il grosso dei lavoratori dipendenti si concentra tra 10 mila e 50mila euro, ma ci sono circa 5,2 milioni di contribuenti sotto i 10 mila euro. Passando ai pensionati, anche qui il gruppo maggiore, con 9milioni di persone, si trova tra 10 mila e 50mila euro, ma quelle che stanno sotto 10 mila euro sono ben 5,7 milioni. In conclusione, circa 11 milioni di contribuenti con redditi da lavoro dipendente o da pensione denuncia meno di 833 euro al mese, anche se va detto che una parte di questi probabilmente dichiara anche redditi di natura diversa (autonomo, immobiliare, eccetera).

I lavoratori autonomi
Le tabelle dell’Agenzia consentono di fotografare la realtà del lavoro autonomo distinguendo i diversi regimi di contabilità ed evitando quindi di mettere in un unico calderone situazioni molto diverse tra loro, di confondere per esempio la piccola bottega di paese con il professionista affermato. Il gruppo principale è rappresentato dai contribuenti con reddito d’impresa in contabilità semplificata, in gran parte artigiani e commercianti. Si tratta di un milione e mezzo di dichiarazioni, per un reddito medio di 17.977 euro (1.498 euro al mese), appena sopra quello dei pensionati, e solo lo 0,65% in più di quanto dichiarato per il 2007. Entrando ancora di più nel dettaglio, si va dai 9 mila euro denunciati dai lavoratori impegnati nell’agricoltura o nella pesca ai 26 mila di chi ha attività finanziarie e assicurative, passando per i 13.907 euro di alberghi e ristoranti, i 18.301 di commercianti e meccanici, i 18.611 di noleggiatori e agenti di viaggio, i 19.320 degli agenti immobiliari. Ma ci sono anche 217 mila contribuenti autonomi in regime di contabilità ordinaria, quindi con un volume d’affari maggiore, che hanno dichiarato in media per il 2008 33.149 euro (2.762 euro al mese), qui addirittura con un calo dell’1% rispetto a quanto denunciato l’anno prima, con una punta negativa nelle attività finanziarie e assicurative, dove il reddito medio scende dagli 85.000 euro del 2007 a 78.500. Male anche le attività immobiliari (in media quasi 2mila euro in meno) e quelle del commercio. Andamenti che probabilmente hanno risentito della recessione, partita proprio nel 2008, con un calo del prodotto interno lordo dell’1%.

I professionisti
I circa 700 mila contribuenti con redditi da lavoro autonomo, in buona parte identificabili con i professionisti, hanno invece dichiarato mediamente 44.266 euro (3.688 euro al mese), con un incremento del 3,3% rispetto all’anno prima. In particolare, i 437 mila contribuenti con attività professionali, scientifiche e tecniche hanno denunciato per il 2008 43.457 euro contro i 42.675 euro del 2007. In forte miglioramento anche i contribuenti del mondo dello sport e dello spettacolo, che passano da circa 40 mila a 42.500 euro. Qui potrebbe aver pesato una maggior propensione a pagare le tasse che, osservano i tecnici dell’Agenzia, si è riscontrata nei consistenti aumenti delle dichiarazioni medie in particolare al Sud, dove comunque si partiva e si è ancora su livelli bassi.

I «contribuenti minimi»
Per completare la panoramica sui lavoratori autonomi vanno infine aggiunte circa 500 mila persone che hanno scelto il regime introdotto dalla Finanziaria 2008 per i cosiddetti «contribuenti minimi». Sono quelli che hanno redditi così ridotti (fino a 30 mila euro di ricavi lordi) che pagano le imposte a forfait con un’aliquota del 20% sui guadagni (ricavi meno costi) in alternativa a Irpef, Irap e Iva.

Enrico Marro
31 gennaio 2010



Powered by ScribeFire.

Milano, una domenica senza le auto. Primo multato: è un ciclista

di Redazione

Era da 20 giorni consecutivi che l'aria di Milano era ammorbata oltre i valori limite consentiti, dai 50 microgrammmi per metro cubo a oltre 130. Troppo. Il blocco della circolazione delle auto terminerà alle 18. Ciclista multato per "guida senza mani". 


Ci fanno cambiare auto solo per beffarci meglio. Ma trent'anni fa l'aria era più sporca





Milano - L'altoparlante della metropolitana alle 10 in punto ha annunciato che stava per iniziare il blocco del traffico e il potenziamento dei servizi di trasporto pubblico. E' una giornata fredda e con il sole a Milano. La città si risveglia lenta. Per la strada corrono solo lunghe file di taxi bianchi diretti verso le aree di parcheggio. Era da 20 giorni consecutivi che l'aria di Milano era ammorbata oltre i valori limite consentiti, dai 50 microgrammmi per metro cubo a oltre 130. 

Troppo. Il blocco della circolazione delle auto terminerà alle 18.
Le strade di Milano sono deserte e insolitamente silenziose, percorse solo da taxi, dagli autobus e dalle biciclette. Sono tanti i cittadini che hanno approfittato del blocco del traffico per trascorrere una domenica su due ruote, dandosi appuntamento in centro. Alcuni gruppi di ciclisti, in divisa e caschetto, si fermano per una foto ricordo davanti al Duomo. Altri milanesi, nonostante il freddo pungente, hanno scelto invece di fare jogging, correndo in mezzo alle strade senza dover fare gimcane fra le macchine.

Mezzi pubblici potenziati e metropolitane piene, come conferma il vice sindaco Riccardo De Corato, dopo un giro a piedi da Porta Venezia a via Senato e una corsa in metro: "Ringrazio già i milanesi per come stanno rispettando il blocco. Non c'erano auto in giro stamattina, mentre tutti hanno scelto i mezzi". Le pattuglie di vigili, impegnate a far rispettare il divieto, sono state intanto aumentate da 140 a 177 "e stanno già dando dei risultati" assicura De Corato: "Sono state fermate delle macchine, alcune non in regola". Per fare il punto della situazione, bisognerà però aspettare ancora qualche ora.

Da domani, invece, a Milano, anche i veicoli diesel euro 4 ed euro 5 senza filtro antiparticolato pagheranno l'ecopass ma solo se sarà superato il ventesimo giorno consecutivo di superamento della soglia d'inquinamento.Protagonista della vicenda è Gianfranco Giardina, un giornalista milanese che percorreva via Gallarate in bicicletta e si è visto affibbiare una contravvenzione per 'guida senza mani': "La strada era completamente deserta e ho tenuto le mani in tasca per un tratto di circa 300 metri perché avevo freddo" ha raccontato. Fermato dalla polizia stradale, Giardina ha ricevuto 23 euro di multa. 

"Non è per i soldi, ma trovo ridicolo che nella domenica senza auto, fermino proprio me che ero uscito in bici per rispettare il blocco". Sul verbale della contravvenzione sono state anche riportate le rimostranze del malcapitato che ha chiesto ai poliziotti se non avessero niente di meglio da fare che multare una bici. "Nel quarto d'ora in cui sono stati fermi con me, nessuno ha controllato le macchine che passavano" ha commentato Giardina. 

Scende la concentrazione delle polveri sottili nell'aria della Lombardia, ma resta comunque ben oltre il valore limite di 50 microgrammi per metro cubo secondo il bollettino diffuso stamani dall'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente. I dati si riferiscono alla giornata di ieri, quando nelle centraline di Milano città (dove il blocco del traffico è iniziato stamani alle 10) sono state registrate concentrazioni di pm10 in genere più basse rispetto a quelle del giorno prima ma sempre oltre i limiti fissati e per la precisione di 98, 99 e 106 microgrammi per metro cubo. A Varese (dove sono in vigore le targhe alterne) il dato è di 86 microgrammi, a Magenta (Milano) di 53. 




Powered by ScribeFire.

L'antilope e i ghepardi, nemici amici

Corriere della Sera


I tre felini si imbattono in quella che normalmente sarebbe una loro preda.
Ma si limitano a coccolarla

MILANO. Quando la piccola antilope ha incontrato i tre giovani ghepardi, il suo destino sembrava segnato. E, invece, sorprendentemente, non solo i «gattoni» hanno risparmiato il cucciolo, ma ci hanno pure giocato per un po’, accarezzandolo persino sulla testa con le loro zampotte prima di salutarlo con una leccatina sul collo e lasciarlo andare via indisturbato. Le immagini di questo incredibile incontro nella savana sono state immortalate dal fotografo Michel Denis-Huot nell’ottobre scorso, durante un safari al Masai Mara in Kenya.

NON PREDA, MA GIOCO - «I tre ghepardi sono fratelli e vivono insieme da quando hanno lasciato la loro madre all’età di 18 mesi – ha spiegato l’ancora allibito fotografo al Daily Mail -. Li avevo visti gironzolare insieme fin dalle prime ore della mattina, ma non sembravano affamati, camminavano veloci e si fermavano spesso a giocare insieme.

Ad un certo punto, hanno incontrato un gruppo di impala (una delle più graziose specie di antilopi, la più diffusa nella savana, ndr) che è subito scappato via, ma uno dei cuccioli non è stato altrettanto veloce e così i tre fratelli lo hanno catturato facilmente, ma dopo averlo buttato per terra, hanno perso subito interesse. I ghepardi si sono messi così a giocare con la piccola antilope come farebbe un gatto con un gomitolo di lana e per più di un quarto d’ora sono rimasti con il cucciolo, non facendo altro che leccarlo o mettendogli le zampe sulla testa».

GUARDA la carezza del ghepardo all'antilope
 
IL LIETO FINE - Ancora più straordinario è il fatto che la storia abbia avuto un lieto fine perché, a parte un piccolo momento di tensione quando sembrava che uno dei tre ghepardi stesse per morsicare l’antilope sul collo, l’impala se n’è poi andato via senza problemi. Ma oltre che la sua buona stella, il cucciolo deve ringraziare anche madre natura: a differenza, infatti, degli altri felini, i ghepardi cacciano per il cibo soltanto di giorno, al mattino presto o nel tardo pomeriggio, e dopo hanno bisogno di riposarsi per la lunga corsa. Ed è stato proprio in quel momento, ovvero con i tre «gattoni» sazi per una precedente «abbuffata», che la piccola antilope ha fatto l’incontro che poteva davvero cambiare in peggio la sua giovane vita.

Simona Marchetti
29 gennaio 2010(ultima modifica: 30 gennaio 2010)



Powered by ScribeFire.

Ha due gemelli, ma uno solo è suo figlio

Corriere della Sera

L'amara scoperta di un uomo tradito della moglie.
E' un caso di «superfecondazione», fenomeno assai raro

MILANO - Che la moglie lo tradisse lo sospettava da tempo e per questo, prima di chiedere il divorzio, aveva deciso di effettuato il test del Dna sui suoi due figli gemelli, nati tre anni fa. Ma A.K, un agente dei servizi di sicurezza turchi di Istanbul, è rimasto davvero sorpreso quando ha conosciuto il responso degli esami. Il test genetico ha stabilito che egli è padre di uno solo dei due gemelli, mentre l'altro bambino è figlio di un altro uomo. Il quotidiano turco Sabah, che per primo ha raccontato la singolare vicenda, è riuscito a ricostruire i fatti. La moglie dell'agente avrebbe avuto nello stesso giorno un doppio rapporto sessuale, prima con l'amante e poi con il marito e sarebbe stata fecondata da due semi diversi. Il fenomeno scientifico, più unico che raro tra gli esseri umani, ma più frequente tra gli animali, si chiama «superfecondazione» e come hanno spiegato gli esperti spiegherebbe la nascita di questi due «falsi gemelli».

DOPPIA GRAVIDANZA - Secondo Rusen Aytac, capo del dipartimento di ginecologia di Ankara, la superfecondazione è un fenomeno che si verifica una volta su un milione: «Se questa signora ha avuto relazioni sessuali con due uomini diversi nello stesso breve periodo, ha evidentemente avuto una doppia gravidanza - spiega il professor Aytac - I due ovuli sono stati fecondati da materiale genetico differente». Il tribunale, a cui si è rivolto l'agente per chiedere il divorzio, avrebbe ordinato al marito tradito di effettuare un nuovo test del Dna, ma in un diverso laboratorio. Il risultato è stato lo stesso: A.K. è al 99.99% padre di uno solo dei due bambini. La fedifraga, secondo la ricostruzione del quotidiano turco, sarebbe stata costretta, diversi anni fa, dalla sua stessa famiglia a sposare l'agente perché aveva una relazione sentimentale con un uomo sposato. Nonostante il matrimonio, la donna avrebbe continuato a frequentare l’amante e ad avere rapporti sessuali con quest’ultimo.

TRISTE EPILOGO - La vicenda ha avuto un epilogo triste. L'agente dei servizi di sicurezza ha chiesto e ottenuto dal tribunale la custodia del figlio genetico, mentre l'altro è stato affidato a un orfanotrofio. La donna, invece, non solo ha subito minacce di morte sia dai propri parenti sia da quelli del marito, ma il tribunale le ha vietato di avvicinarsi all'ormai ex coniuge e di mantenere una distanza di almeno 500 metri dalla sua abitazione.

Francesco Tortora
30 gennaio 2010(ultima modifica: 31 gennaio 2010)



Powered by ScribeFire.

Il caso Il medico del Migliore e la clinica degli infanticidi

di Redazione


Il filo rosso che unisce il Partito comunista alla pratica dell’aborto clandestino si dipana nei decenni e sfiora tutta la storia del Pci nel Dopoguerra. La rivelazione dello storico Piero Melograni sull’interruzione di gravidanza alla quale il partito obbligò Nilde Iotti, fa il paio con un’altra vicenda che vide per protagonista Mario Spallone, il medico privato di Palmiro Togliatti.

La sua clinica romana, Villa Gina, nel 2000 si trovò al centro di un’inchiesta su aborti praticati illegalmente anche su feti di oltre sei mesi e alcuni dei suoi familiari finirono agli arresti. Lui, il patriarca che Giorgio Bocca definì «mediocre medico della mutua» e che secondo molti ispirò Alberto Sordi nell’omonimo film, non fu coinvolto, ma dichiarò:«Prima dell’entrata in vigore della legge 194 (la legge sull’aborto del 1978, ndr) ne ho praticati a centinaia: come missione politica».

Già, perché è una verità risaputa che - nell’Italia democristiana degli anni ’50 e ’60, l’interruzione di gravidanza fosse praticata frequentemente nelle cliniche private «vicine» al Pci. Nella stessa Villa Gina, nel 1978, morì una donna in seguito a un aborto praticato al costo di 700mila lire senza neppure essere sottoposta ad analisi. In quell’occasione fioccarono lettere di denuncia delle lettrici al quotidiano «Lotta continua».

Classe 1917, Spallone è un personaggio controverso. Esuberante, accusato di aver favorito l’evasione di un boss della Magliana e di aver redatto falsi certificati per consentire a Flavio Carboni di non testimoniare al processo sulla morte di Roberto Calvi, non piaceva ad Enrico Berlinguer. Lui, ormai ritiratosi a vita privata, ancora si difende: «Gli aborti? Era un servizio sociale».



Powered by ScribeFire.

Una barbarie figlia dello stalinismo Lo dissi alla Camera e lei non smentì»

di Redazione


«Ma io questa cosa l’avevo già ricordata alla Camera. E nessuno mi smentì». Nulla di più nuovo del già detto. Ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo venerdì sera, lo storico Piero Melograni butta la notizia in zona Cesarini: questioni di cuore e politica sono sempre andate a braccetto. Anche ai tempi del Pci, quando la segreteria impose a Togliatti, fresco della sua relazione extraconiugale con una giovanissima Nilde Iotti, di abortire il frutto del loro amore. Stupore in studio. «Gli hanno impedito di avere un figlio, capisce? Lei lo sapeva?». Il sì poco convinto della Gruber ha dato la misura del silenzio che Melograni rimprovera proprio ad ex e post-comunisti sulle vicende del loro passato.

Oggi i siti internet riportano la notizia come fosse uno scoop, i blog si esercitano equamente nello sdegno o nella condanna di nuova ondata revisionista. E invece, purtroppo, la storia è nota. Ma come spesso accade, poco divulgata. La raccontò nel 1994 Filippo Ceccarelli ne Il letto e il potere, accennando a quel figlio della «colpa» sacrificato sull’altare della ragion politica, occultato come gli incontri clandestini tra Palmiro e Nilde nel solaio al sesto piano di Botteghe Oscure. Una vicenda che avrebbe dovuto far discutere. Non per questioni di gossip, ma perché un partito che si spendeva pubblicamente per l’emancipazione femminile non poteva negarla internamente e con modalità così terribili.

Abbiamo quindi contattato Melograni per un supplemento di spiegazioni. Esisteva quindi una doppia morale, libertaria in piazza ma intransigentemente borghese in casa?. «I comunisti erano dei moralisti, dei bacchettoni per certi versi. E questo perché c’era Stalin, la cui rigidità s’imponeva tanto in politica quanto nella vita di tutti i giorni, in Unione Sovietica e nei partiti fratelli». Quindi Togliatti non era padrone in casa sua...

«Ma certo che no. Basti pensare alla svolta di Salerno. Mica la decise lui, gli fu imposta da Stalin».
E allora facciamo peccato a immaginare un’analoga eterodirezione anche nel caso dell’interruzione di gravidanza della Iotti?

«Non escluderei che possa essere accaduto. Probabilmente tutti gli interpreti di Stalin all’interno della segreteria del partito hanno ordinato a Togliatti di far abortire la Iotti. Ricordo che anni fa, presentando con Filippo Ceccarelli il suo libro alla Camera, dissi questa cosa. Accennai cioè alla vicenda dell’aborto imposto dal partito. La Iotti allora era ancora deputato alla Camera. Mi son detto: vuoi vedere che adesso smentisce. E invece no, non lo fece».

Come mai tanto rancore verso la Iotti? Pesava la sua formazione cattolica, la sua originaria estraneità al Pci e alla resistenza?

«No, gli aspetti religiosi non contano. Semplicemente non bisognava far sapere che il compagno Togliatti aveva lasciato per sempre la moglie, Rita Montagnana, storica militante del partito, unendosi a una donna giovane e bella per godersi la vita».

Godersi la vita poteva significare venir meno a una visione della politica intesa come missione totalizzante...
«Forse c’è stato anche questo pensiero recondito. Certo è che all’interno del Pci non fu l’unico caso di adulterio e di separazione. Ci furono altri scandali: Teresa Noce, “rivoluzionaria professionale”, fu lasciata in malo modo da Luigi Longo per la più avvenente Bruna Conti. E per venire a tempi più recenti, Alfredo Reichlin lasciò Luciana Castellina in favore di altre compagne».

Perché alcune notizie, pur essendo di pubblico dominio, quando riguardano certi personaggi rimangono nascoste?

«Perché è tutta la storia del partito comunista a essere misteriosa. L’ho ricordato più volte. Fin dalle origini, da quella scissione di Livorno (gennaio 1921) in cui i socialdemocratici, che nel precedente congresso erano pronti a entrare nell’internazionale comunista, non si fecero più avanti. Tutta la storia del Pci è da riscrivere. L’ho detto anche a Veltroni. Gli ho spiegato che una delle ragioni dell’insuccesso del suo riformismo è stato proprio il fatto che gli storici di sinistra non hanno mai raccontato la storia del partito. Sa cosa mi ha risposto?

“Forse hai ragione”».

Deve ancora nascere chi scriverà la storia del Pci?

«Paolo Spirano riportò molti degli aspetti più oscuri di quelle vicende nelle note a pie’ di pagina della sua opera. Una volta si sfogò con me dicendo che il partito avrebbe potuto aiutarlo molto di più. Ma erano bastate quelle poche note per suscitare la diffidenza di Botteghe Oscure».



Powered by ScribeFire.

sabato 30 gennaio 2010

Bufera sulla Apple per "i-Mussolini"

La Stampa

Permette di scaricare i discorsi del Duce.
I sopravvissuti alla Shoah: «Un insulto alla memoria delle vittime»




WASHINGTON
Un’associazione che raggruppa i sopravvissuti della Shoah residenti negli Stati Uniti hanno duramente condannato "I-Mussolini", l’applicazione dell’Iphone che contiene un centinaio di discorsi del Duce messa on-line dal programmatore napoletano Luigi Marino.

Elan Steinberg, vicepresidente di questa organizzazione (American Gathering of Holocaust Survivors and their Descendants) ha chiamato in causa la Apple, definendo quest’applicazione «un insulto alla memoria di tutte le vittime del nazismo e del fascismo, ebrei e non, da condannare come un’offesa alla decenza e alla coscienza».

«Intendiamo protestare - ha concluso Steinberg - nei confronti dei dirigenti della Apple che avendo il controllo di questa applicazione ne sono pertanto responsabili«.



Powered by ScribeFire.

Vi racconto gli affari bulgari di Delbono"

di Stefano Filippi

Parla Francesco Stagni, l’ex missino socio del sindaco dimissionario: "Fu Flavio a chiedermi di subentrare con il 50% della Bulfranz. Voleva investire i risparmi della madre, insieme abbiamo trattato appartamenti.


Il vantaggio? Tasse al 15%". Cambia il procuratore e l'inchiesta rinasce


nostro inviato a Bologna


Il socio di Flavio Delbono per gli investimenti bulgari è un ex missino di 58 anni, bolognese, commercialista, che frequenta i Balcani da una ventina d’anni. Francesco Stagni è furente per essere finito in questo scandalo: «La mia attività è regolare e trasparente, querelerò chi mi ha accostato a uno come Divani che non conosco neppure». Non è ancora stato chiamato in Procura. E precisa: «Fu Delbono a cercarmi».

Siete amici?
«Sì. Ci conoscemmo parecchi anni fa, quando lui era assessore comunale al bilancio nella giunta Vitali e io revisore dei conti. Una persona gentile e affabile».

Chi la scelse come controllore del bilancio comunale?
«Mi propose il capogruppo del Movimento sociale, Veronesi. Era il più grosso partito dell’opposizione. Poi sono passato in Alleanza nazionale che nel 2000 mi candidò in Regione: con quattromila preferenze mi piazzai secondo, primo dei non eletti. A Bologna non sono uno sconosciuto».

Adesso è fuori della politica?
«Totalmente. Abbandonata nel 2002 per protesta contro Fini».

Come cominciò a fare affari in Bulgaria?
«Nei primi anni Novanta, assieme a un gruppo di aziende emiliane del settore meccanico interessate a investire laggiù, e a un pool di avvocati e commercialisti».

Perché proprio in Bulgaria?
«I Balcani erano un mercato promettente, ma in Macedonia c’era troppa incertezza, in Serbia la guerra, altrove ci boicottavano. La Bulgaria aveva una buona tradizione nella meccanica e nell’agroalimentare, settori economici affini ai nostri, e quel gruppo di imprenditori voleva portare all’estero parte della produzione. Se poi fosse entrata nell’Ue e nell’euro, l’investimento si sarebbe raddoppiato».

A Sofia ha mantenuto rapporti per tutti questi anni?
«Svolgevo consulenze per varie aziende. Poi ho pensato di buttarmi nell’immobiliare».

E ha aperto questa società, la Bulfranz.
«Ero socio unico. Un privato che vuole investire in immobili non può acquistare terreni in proprietà, una società sì. Al privato è riservata una formula tipo il lease-hold inglese, una specie di affitto a lungo termine».

Fu lei a coinvolgere Delbono?
«No, mi chiamò lui. Disse che aveva dei soldi della madre da investire».

Perché si rivolse proprio a lei?
«Lo chieda a lui. Siamo amici, abbiamo lavorato a lungo assieme, avrà pensato che sono un professionista serio. Che poteva fidarsi».

Un pezzo grosso del Pd e un ex missino che fanno affari assieme.
«Se Fini presenta il suo libro alla libreria delle Coop rosse, perché io non posso fare affari con uno di sinistra?».

Lei conferma che Delbono era in Bulgaria a sbrigare questioni immobiliari mentre figurava in missione?
«So che viaggiava per conto della Regione. Sia chiaro che io ho pagato il mio biglietto, è tutto documentato».

Era necessaria la presenza di Delbono a Sofia?
«In due occasioni sì».

Quali?
«La prima volta quando gli cedetti il 50 per cento delle mie quote perché la società passava da uninominale a plurinominale, la seconda quando approvammo una modifica allo statuto».

E queste due occasioni coincidevano con viaggi istituzionali di Delbono.
«Sono fatti suoi, io non c’entro con questa storia, non ero aggregato a nessuna delegazione, nessuno ha pagato per me».

Che affari avete fatto assieme?
«Poca cosa, abbiamo comprato due appartamenti e ne abbiamo rivenduto uno. Appena in tempo».

Perché?
«La Bulgaria non si è dimostrata una terra promessa, le banche non danno facilmente mutui, il nostro acquirente paga l’8,5 per cento di interesse».

E dov’è allora il vantaggio di investire laggiù?
«Quello fiscale. Le società sono tassate al 15 per cento».

Aliquota fissa indipendentemente dal reddito?
«Sì».

Quindi Delbono voleva investire un capitale per pagare meno tasse.
«Chiedetelo a lui, non conosco i suoi fini reconditi».

Siete ancora soci?
«Per forza, finché non vendiamo l’appartamento che abbiamo ancora sul gobbo...».

Perché non ha raccontato la sua verità agli inquirenti?
«Aspetto solo che il magistrato mi chiami. Io ho fatto tutto in regola, le operazioni sono registrate nel quadro RW della denuncia dei redditi».

Che cosa pensa ora di Delbono?
«È un bravo professore. Mi auguro che ne esca bene a livello personale. A livello politico è un’altra questione».





Powered by ScribeFire.

Nas, sequestri in tutta Italia Uova tra escrementi di topo Finti prodotti "biologici"

Quotidianonet

Ad Alessandria il nucleo dei carabinieri a tutela della sicurezza dei consumatori ha sequestrato 40.000 uova tenute in una struttura con muffe, ragnatele, escrementi e carcasse di roditori sparse sul terreno.
A Napoli, come a Udine, scoperto un centro di imballaggio che apponeva una durata minima superiore a quello prevista. Sequestri anche a Cosenza, Bari e Aosta

Roma, 30 gennaio 2010.


Operazioni in tutta Italia dei Carabinieri dei Nas a tutela della sicurezza dei consumatori. Il Nucleo di Alessandria ha sequestrato 40.000 uova stipate in un deposito abusivo privo di norme igienico-sanitarie presso un allevamento di galline ovaiole della provincia di Cuneo.

La struttura presentava infatti pessime condizioni con muffe, ragnatele, escrementi e carcasse di roditori sparse sul terreno.

Buona parte delle uova avevano inoltre il guscio infranto e mancavano dei codici identificativi aziendali, irregolarità quest’ultima che si ricollega al rinvenimento di quasi 6.000 confezioni per uova, vuote e recanti indicazioni riferibili ad altro centro di confezionamento. Il titolare è stato denunciato per frode in commercio e detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione.

Analoga operazione è stata effettuata dal Nas di Napoli, che ha individuato un centro di imballaggio di uova il cui proprietario apponeva sulle confezioni una durata minima superiore a quello prevista dalla normativa vigente. Sequestrate quasi 5000 uova e denunciato il titolare per frode in commercio.

A Udine i carabinieri hanno sequestrato, in un caseificio, circa 1800 forme di ricotte e formaggi tipici della Carnia (Montasio ed Occhione), per un totale di 9 tonnellate, poste a stagionare in uno stabilimento abusivo (non riconosciuto a livello comunitario) e non dotate di idoneo sistema di rintracciabilità. Il valore dei prodotti caseari sequestrati supera i 75.000 euro.

Lo stesso Nucleo, in un’azienda agricola delle medesima provincia, ha vincolato oltre 5 tonnellate di prodotti ortofrutticoli etichettati come "biologici", ma mancanti di documentazione idonea a comprovare tale loro caratteristica.

Attività di rilievo sono state effettuate, infine, anche dal Nas di Aosta (sequestrati una tonnellata di carne bovina scaduta da diversi mesi e di macchinari per lavorazioni non autorizzate, effettuato presso un deposito all’ingrosso di prodotti carnei), di Cosenza (che ha posto i sigilli a 3 depositi ortofrutticoli non autorizzati ed in pessime condizioni strutturali) e di Bari (con il sequestro di 3 tonnellate di prodotti ittici congelati in cattivo stato di conservazione effettuato presso un deposito all’ingrosso di quella provincia).




Powered by ScribeFire.

Un difetto al pedale dell'acceleratore Toyota ritira 8 milioni di auto con le scuse del presidente

Quotidianonet

Per un difetto al pedale dell’acceleratore la compagnia giapponese è stata cotstretta a richiamare fino a 1,8 milioni di auto in Europa. In totale ha ritirato l’equivalente della sua intera produzione mondiale annuale




Tokyo, 30 gennaio 2010


Il presidente della Toyota si è scusato per il difetto al pedale dell’acceleratore che ha costretto la compagnia giapponese a richiamare quasi otto milioni di milioni di veicoli in tutto il mondo. "Siamo estremamente dispiaciuti di aver messo a disagio i nostri clienti", ha dichiarato Akio Toyoda in un’intervista a margine del forum economico di Davos, in Svizzera.

Toyoda ha assicurato che la compagnia sta cercando di accertare i motivi del difetto per fornire "il prima possibile" una spiegazione che tranquillizzi i suoi clienti.

Ieri Toyota ha richiamato fino a 1,8 milioni di auto in Europa, mentre la rivale Honda ne ha richiamate 646 mila in tutto il mondo. A livello globale, nei giorni scorsi, Toyota ha richiamato quasi 8 milioni di auto per problemi all’acceleratore.

Praticamente la casa giapponese ha richiamato l’equivalente la sua intera produzione mondiale annuale, che nel 2009 è stata di 7,8 milioni di auto. Il primo richiamo ha riguardato 2,3 milioni di auto negli Usa, poi il numero dei veicoli richiamati negli Stati Uniti è salito fino a 5,3 milioni di unità, che sommati ai richiami europei portano il totale a 7,7 milioni di auto.






Powered by ScribeFire.

Stop di Google a Internet Explorer 6

La Stampa

Da marzo non supporterà più il browser, considerato un anello debole nei cyberattacchi. Alcune funzionalità delle applicazioni Web saranno disattivate



ROMA


A partire dal prossimo primo marzo Google inizierà a non supportare più Internet Explorer 6, considerato l’anello debole negli ultimi cyberattacchi lanciati contro il motore di ricerca.

Come riporta il sito della Bbc, anche i governi francese e tedesco hanno invitato i propri cittadini a cambiare sistema operativo fintanto che la Microsoft non avrà apportato i necessari correttivi; l'azienda americana ha in effetti provveduto a effettuare un upgrade di sicurezza tre settimane prima della data programmata.

Tuttavia Google ha deciso di ritirare gradualmente il supporto del programma: alcune funzionalità delle applicazioni Google - come Google Docs o Google Sites - non funzioneranno più con IE6, uscito nove anni fa ma ancora utilizzato dal 20% degli utenti Internet comprese numerose pubbliche amministrazioni.

I cyberattacchi effettuati contro account di posta elettronica di Google hanno fatto sì che la casa statunitense abbia minacciato il ritiro dal mercato cinese: decisione criticata dal patron della Ms, Bill Gates, secondo il quale la censura del governo di Pechino sulle risorse internet sarebbe «limitata e facilmente aggirabile».



Powered by ScribeFire.

Molto più spaventati di me

La Stampa

YOANI SANCHEZ
Venerdì è stata una giornata molto difficile, non lo nego. Nella mattinata è venuto a mancare Claudio, professore di fotografia nell’Accademia Blogger, perché è stato arrestato da un agente che esibiva un opaco documento con le sigle DSE (1). Nella nostra classe, dopo le lezioni, abbiamo fatto una piccola festa per celebrare il primo anniversario di Voces Cubanas (http://vocescubanas.com/), che nonostante la sua breve vita contiene già 26 siti personali. Ricordo che tra gli abbracci e i sorrisi qualcuno mi ha detto di fare molta attenzione. “In un sistema come il nostro non c’è modo di proteggersi dagli attacchi dello Stato”, ho detto per scacciare la mia stessa paura. Verso le sei di sera siamo andati a una riunione familiare. Mia sorella 36 anni fa, nelle prime ore del mattino, regalò a mio padre - per la giornata del ferroviere - il suo primo pianto di neonata.

È venuto con noi persino Teo, anche se da buon adolescente non partecipa volentieri alle attività dei “vecchi”. Là ci attendeva il solito compleanno a base di foto, candeline da spengere e il consueto “Felicidades Yunia en tu día, que lo pases con sana alegría….” (2). Ma eravamo spiati da diversi occhi che avevano in mente per noi un programma diverso. Nel bel mezzo della avenida Boyeros, a pochi metri dal MINFAR (3) e dall’ufficio di Raúl Castro, tre auto hanno fermato la Lada scassata sulla quale viaggiavamo e che avevamo preso all’angolo di una strada. “Non ti venga in mente di passare per calle 23, Yoani, perché l’Unione dei Giovani Comunisti sta svolgendo un’attività proprio in quella strada”, hanno gridato alcuni uomini scesi da un Geely di fabbricazione cinese che mi ha ricordato un forte dolore nella zona lombare. Ho vissuto una cosa simile nel novembre scorso e oggi non avrei permesso che mi mettessero di forza in un’altra auto, questa volta insieme a mio figlio.

Un uomo enorme è sceso dal veicolo e ha cominciato a ripetere le sue minacce. “Come ti chiami?”, ha chiesto Reinaldo, ma lui non ha avuto il coraggio di rispondere. Dal corpo slanciato di Teo è uscita una frase ironica: “Non dice il suo nome perché è un codardo”. Peggio ancora, Teo, peggio ancora, non dice il suo nome perché non si riconosce come individuo ma è soltanto un portavoce di persone che stanno più in alto. Una macchina da presa professionale filmava ogni nostro gesto, attendendo una posa aggressiva, una frase volgare, un eccesso d’ira. L’iniezione di terrore è stata breve ma il compleanno è diventato amaro. Come possiamo uscire indenni da una simile situazione? In quale modo un cittadino può proteggersi da uno Stato che comanda la polizia, i tribunali, le brigate di risposta rapida, i mezzi di diffusione e ha la capacità di diffamare e mentire, il potere di linciare socialmente e di trasformare una persona in uno sconfitto che chiede perdono?

Perché hanno così paura? Cosa pensavano succedesse oggi nella calle 23 che hanno fermato diversi blogger? Il terrore che provo quasi non mi fa digitare i tasti del computer, ma voglio dire a chi legge che oggi sono stata minacciata insieme alla mia famiglia e che quando una persona raggiunge un determinato livello di panico una dose maggiore non cambia la situazione. Non voglio smettere di scrivere, né di digitare frasi su Twitter, non sto programmando di chiudere il mio blog, non abbandonerò l’abitudine di pensare con la mia testa e - soprattutto - non voglio smettere di credere che loro sono molto più spaventati di me.

Traduzione di Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

Note del traduttore:
(1) Il DSE è il dipartimento che contiene i Sevizi Segreti, la polizia politica e la Sicurezza di Stato.
(2) “Felicidades Yunia en tu día, que lo pases con sana alegría….”, letteralmente significa “Auguri Yunia nel tuo giorno, trascorrilo con sana allegria…”, è il corrispettivo del nostro “Tanti auguri a te”.
(3) Il MINFAR è il Ministero delle Forze Armate.




Powered by ScribeFire.

Giorgio Bocca: "Non sono uno snob ma odio la gente"

La Stampa

Il giornalista: “Questa Italia è ladra e corrotta. Il popolo sovrano?
E’ pronto a tutti i delitti”




MASSIMO GRAMELLINI

Il pessimismo allunga la vita. E mantiene dritta la schiena. Quella di Giorgio Bocca è drittissima, e non solo per metafora. All’alba dei novant’anni l’arzillo catastrofista cuneese ha pubblicato un saggio dal titolo molto giorgiobocchesco - Annus Horribilis (Feltrinelli) - scritto in una lingua limpida e densa come i torrenti delle sue valli.

Prima pagina del libro e subito un cittadin per terra: Gianfranco Fini. La sinistra lo adotta e lei gli spara addosso?
«È il tipico carrierista che difende le forme della democrazia, ma nella sostanza permette al sultano di continuare a governare».

Bene, siamo partiti leggeri.
«Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa. Nel 1948, ero alla Gazzetta del Popolo, mi chiesero per chi avrei votato al referendum. Ma per la Repubblica, risposi io, ingenuo. Stupore assoluto. La Sip, padrona del giornale, sapeva che la sinistra voleva nazionalizzare l'azienda e tifava per i monarchici. Da allora il direttore Caputo mi fece mangiare merda. Ogni notte in tipografia urlava: chi è il coglione che ha passato questa notizia? I colleghi si aprivano come il Mar Rosso e in mezzo rimanevo io… Il mondo è pieno di servi».

Lei se la prende molto con gli urlatori da talk show.
«L’avvocato Ghedini… Ogni volta che lo vedo mi contorco sulla sedia dalla rabbia. Potessi, lo strozzerei. Ti portano via la parola come delle iene. La tv è una rovina per la democrazia. Non insegna ad ascoltare, ma a urlare».

E naturalmente il grande burattinaio dello spettacolo resta Lui.
«Lui è un maestro in queste cose. Ricordo quando intervistai Craxi per le sue tv. Arriva Bettino e mi saluta con tono minaccioso: “Professore, come va?” Berlusconi sparì subito in regia. E guardando l’intervista capii poi il perché. Io ero ripreso sempre di nuca (cominciavo a essere un po’ calvo) e Craxi in primo piano, ridente e sfottente».

Lei ha sempre avuto un debole per il segretario socialista...
«È stato il Machiavelli della corruzione mentale degli italiani. Il suo celebre discorso alla Camera: siccome rubiamo tutti, non ruba nessuno».

I suoi seguaci dicono che ha pagato solo lui, non i capi comunisti.
«I leader del Pci non avevano bisogno di rubare: ricevevano i soldi dall’Urss. E poi per loro rubare era ancora un delitto. Adesso non c’è più differenza, se non che a destra si ruba in grande e a sinistra in piccolo. Non è tanto il denaro che li affascina, ma l'idea di farla franca. Durante il fascismo uno che rubava era fuori dalla società. A rubare erano pochissimi, Ciano, Farinacci. I piccoli gerarchi non rubavano».

La accuseranno di parlar bene dei fascisti, pur di parlar male dei contemporanei.
«Si era onesti perché c’era poco da rubare. La piccola borghesia aveva delle virtù. Poi i soldi hanno corrotto tutto. Conoscevo dei socialisti, a Cuneo, che facevano campagna elettorale in bicicletta. Dopo è arrivato Craxi e ho iniziato a vederli girare in automobile. Prima ai comizi bevevano vino acido. Poi davano banchetti».

Gli ex comunisti sembrano essersi adeguati.
«La fedeltà è una delle virtù civili. Sono un partigiano e resto fedele alla sinistra anche quando fa delle coglionerie. Perché ne fa… Il capolavoro è stata la Puglia. Quel D’Alema… Uno odioso a tutti, un piccolo gerarca. Questa sua fama di intelligenza che consiste nel fare sempre le mosse sbagliate».

E il sindaco della rossa Bologna inguaiato dall’amante?
«Mi sembrano piccoli peccati. Un tempo impensabili, perché c’era il controllo della classe operaia sul candidato. Ma ora la classe operaia non esiste più».

Immagino che il gossip le faccia venire l’orticaria.
«Signorini e Corona sono due personaggi che in una società normale la gente si vergognerebbe di far entrare in casa. Berlusconi ha capito che i peccati sessuali sono un’arma di potere. Fa politica con un giornale di gossip e così riesce a uccidere gli avversari. Guardi quel Boffo come è stato giustiziato».

Lì Signorini non c’entra. È stato «Il Giornale», oggi di Feltri e un tempo del suo amato nemico Montanelli.
«Montanelli era un attore, con tutti i difetti degli attori, ma una brava persona incapace di colpi bassi. Certo, un contaballe… Durante la resistenza, ha raccontato così tante balle sulla sua amicizia con i partigiani che alla fine i fascisti sono stati costretti a metterlo in galera. Però era un uomo dell’Italia onesta che non rubava».

E il suo successore?
«Di Feltri non penso niente, perché mi fa paura».

Giuliano Ferrara?
«Un altro pazzo, ma mi è simpatico. Il Foglio è l’unico giornale culturale che esista in Italia».

I terzisti?
«Fanno i finti tonti. Chi non sta né di qua né di là finisce inevitabilmente per andare di là. Perché non c’è mediazione possibile: i ladri sono ladri».

Nel libro cita una battuta di Confalonieri su Berlusconi. «È come Anteo, se lo butti a terra, moltiplichi le sue forze».
«Berlusconi è pericoloso perché è abile, furbo. Usa tutti i mezzi, anche quelli illeciti come la diffamazione. È un fondatore di imperi, la forza bruta del capitalismo che distruggerà il capitalismo. Dal punto di vista clinico, un megalomane. Quando lavoravo per lui ricordo le telefonate alle otto del mattino, la segretaria che prima di entrare nel suo ufficio mi obbligava a mettere la cravatta che teneva nel cassetto».

I veri tiranni preferiscono essere temuti più che amati.
«I megalomani vogliono essere amati anche dalle persone che atterriscono… Aveva una tale smania di ottimizzare tutto che un ex giocatore di basket lo seguiva con un cronometro manuale e prendeva il tempo delle sue conversazioni. Per cui tu eri lì che parlavi con Berlusconi e quello ogni trenta secondi ci interrompeva: Dottore, sono passati trenta secondi… Dottore, è passato un minuto…».

Si rassegni. Quell’uomo vuol essere amato ed è amato.
«Gli italiani invidiano chi ha un euro più di loro, ma oltre un certo livello di ricchezza l’atteggiamento cambia. Lo straricco è ammirato. Pensi all’Avvocato».

Lei non va matto per «la gente».
«Il popolo sovrano è pronto a tutti i delitti. La storia d’Italia l’hanno fatta le minoranze. I Mille di Garibaldi e della Resistenza, minoranze estreme che muovono un popolo egoista, grigio. È stata la Chiesa a diseducarlo con confessioni e giubilei. Della religione cattolica mi piace la pietas, non il perdono generalizzato».

Diranno che è uno snob.
«L’unico che tenta di esserlo è Sgarbi. Ma l’italiano è il contrario dello snob. Noi siamo melodrammatici».

Come la tv?
«La tv è una Filodrammatica: tutti nella vita recitano come se fossero in tv. La guardo molto. Spesso mi addormento davanti. Ormai è una ripetizione di tutto. Persino il cattivo gusto è diventato difficile da rinnovare».

I comici?
«Questi di Zelig non fanno proprio ridere. Neanche Macario mi faceva ridere. Totò sì, per le mosse da marionetta. E Sordi per il suo cinismo, certo non per l’umorismo. L’umorismo è sconosciuto agli italiani. È una specialità degli ebrei americani».

Cosa guarda, allora?
«Lo sport. Almeno il calcio è autentico».

Sicuro? Girano tanti di quei soldi anche lì.
«Ma almeno i calciatori corrono, si feriscono continuamente. Le partite sono vere».

E la sua Juve?
«Ciro Ferrara! L’allenatore non è il suo mestiere. Questa Juve non ha un gioco. A me piace quello del Genoa, Gasperini».

E Obama le piace? Il 2009 è stato abbastanza horribilis anche per lui.
«Ha una cattiva stampa, ma ce la mette tutta. Forse ha suscitato troppe speranze. È difficile imporre delle novità a un Impero: alla fine lì sono i militari che decidono».

Lo scrittore Martin Amis sostiene che ci sono troppi vecchi al mondo e propone un’eutanasia obbligatoria al compimento dei 70 anni. Lei ormai è fuori pericolo.
«Quell’idea c’era già in un racconto di Buzzati. Magari ci arriveremo. Mi sembra la grande vendetta di Hitler. Il dominio dei più forti sui più deboli».

Lei scrive, legge, si emoziona, si indigna, mangia con appetito. È davvero così terribile diventare vecchi?
«Quando ero giovane e forte avevo coraggio. Se ripenso a quei venti mesi di guerra vissuti come una splendida vacanza… Andavo in giro col mio fucile convinto di essere immortale. Adesso mi sento fragile e ho così paura di tutto che non esco quasi più di casa. La morte è una fregatura, ma l’immortalità non mi attira. La noia è micidiale a 90 anni, figuriamoci a 200».

Ai vecchi saggi si chiede di predire il futuro.
«Il genere umano sta andando verso l’autodistruzione. Siamo troppi e il mondo è troppo piccolo per noi».

In che cosa crede un pessimista universale?
«Nella dignità dell’uomo. I ladri sono degli stupidi che si fregano da soli».

Ci regali almeno una speranza. Anche piccola, la prego.
«Se viene di là, le offrirò l’unica cosa veramente buona che esiste al mondo. Un bicchiere di vino».




Powered by ScribeFire.

Medici ubriachi e in posa con il mitra Scandalo sui soccorritori di Haiti

Corriere della Sera

La squadra è originaria del Portorico, le foto pubblicate su Facebook (poi rimosse) creano imbarazzo nel Paese



MILANO - A pochi passi da loro probabilmente si respira ancora l'odore della morte. Dopo il terribile terremoto che ha sconvolto Haiti è scattata la solidarietà internazionale e squadre di soccorso sono partite alla volta dell'isola caraibica. Tra queste c'era anche la loro, quella di un gruppo di medici portoricani accorsi per dare manforte ai colleghi che abitualmente operano nel Paese. Fin qui nulla di male. Se non fosse che, forse per stemperare la tensione, a margine dei loro interventi a favore dei feriti hanno trovato anche il modo di brindare, scherzare e perfino di assumere atteggiamenti goliardici mettendosi sorridenti in posa per alcune foto ricordo con fucili e mitra prestati loro dai soldati che presidiano il territorio. Una situazione al limite del buon gusto, tanto più che quegli scatti sono poi stati pubblicati su Facebook. Dalla messa online delle immagini all'esplosione di un vero e proprio scandalo il passo è stato davvero breve.

Fotogallery

«INSENSIBILITA' INCREDIBILE» - Le foto non sono passate inosservate e sono state subito riprese da quasi tutti i media latinoamericani. Grande eco hanno avuto anche negli Stati Uniti, dove la notizia risulta la più cliccata tra quelle del portale della Cnn. In patria, a Portorico, la cosa ha creato novevole imbarazzo, soprattutto negli ambienti istituzionali. «Quelle immagini sono di una crudezza ed insensibilità incredibile», ha reagito il presidente del senato portoricano, Thomas Rivera, che ha assicurato ad una radio locale che verranno prese le misure del caso.

SCATTI IMBARAZZANTI - Le foto mostrano vari medici che, ridendo, bevono, fumano, brandiscono armi prestate loro da soldati dominicani e perfino una sega, presumibilmente per amputare arti. Altre foto mostrano haitiani seminudi con arti amputati. Secondo la denuncia di una giornalista locale, le immagini, almeno un migliaio, sono state postate su Facebook dal gruppo 'Salvemos a Haiti (Senado de Puerto Rico)'. Dopo lo scandalo che ne è seguito, fanno sapere i media latinoamericani, sarebbero state ritirate. Sono però tuttora presenti sui siti web di molti blog e siti informativi online.

Redazione Online
30 gennaio 2010



Powered by ScribeFire.

Pinocchio, dalla televisione al web

Corriere della Sera


Scaricabile online (gratis) un audiolibro di Andrea Balestri, già protagonista del capolavoro di Comencini


Andrea Balestri
Andrea Balestri
PISA - Riecco il Pinocchio di Luigi Comencini, quarant’anni dopo. Non più alla tv, stavolta, ma su iTunes (e altri sistemi di podcasting) rivisitato e interpretato da lui, il mitico Andrea Balestri, l’indimenticabile Pinocchio del capolavoro televisivo andato in onda nell’aprile del 1972. Grazie a un progetto del Comune di Pisa e della Fondazione Collodi, da oggi Andrea mette a disposizione gratuitamente su iTunes (e pure sul normale web) la sua versione multimediale del capolavoro di Collodi. Che altro non è che una sorta di audiolibro, letto dallo stesso Balestri, e arricchito dai disegni di Fabio Leonardi e dalla musica di Andrea Cellesi.

«ANNI FORMIDABILI» - Andrea Balestri oggi ha 46 anni e lavora come operaio in un’azienda di smaltimento di rifiuti a Pisa. Però nonostante si sia fatto trascinare dal personaggio e abbia abbandonato la scuola con un certo anticipo non è diventato Lucignolo e soprattutto ha cercato di migliorarsi. Andrea ha scritto un libro con la prefazione di Cristina Comencini, la figlia del regista scomparso nel 2007, ha allestito un sito sul Internet, e si diverte ad organizzare spettacoli e iniziative culturali.

Gli anni del set li ricorda con nostalgia. «Anni formidabili - racconta - che nei cinque anni successivi mi hanno regalato una notorietà incredibile che ancora oggi in parte mi porto dietro. Ho tantissimi amici su Facebook o che mi lasciano messaggi nel mio sito. Sul set ho conosciuto attori straordinari. Nino Manfredi era Geppetto anche nella vita, simpaticissimo e gentile con me, paziente, protettivo. Con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, il gatto e la volpe, il rapporto poi era speciale. Mi capivano, mi coccolavano, mi viziavano a volte».

GINA LOLLOBRIGIDA - Solo con una persona Andrea Balestri non andava andavo d’accordo. Ed era la pur bravissima Gina Lollobrigida. «Le facevo i dispetti - ricorda -. Ero impertinente. Una volta ci furono problemi con la casa galleggiante della fatina che si staccò dalla riva del lago di Martignano, nel Lazio, spostando pericolosamente al largo. Erano tutti preoccupati, io ero contento perché speravo che lì dentro ci fosse la Lollo. Un’altra volta poi mi rifiutai di piangere davanti alla tomba della Fata Turchina solo perché c’era la foto della signora Gina. Ero proprio un Pinocchio vero. Il tempo mi avrebbe cambiato. Ora sono un uomo vero anche se quel burattino mi è rimasto nell’anima».


Marco Gasperetti
mgasperetti@corriere.it
29 gennaio 2010



Powered by ScribeFire.

Cerchi lavoro? Negli Usa le aziende ti bocciano anche per la reputazione online

Quotidianonet

Il 70% dei reclutatori intervistati ha ammesso di aver respinto dei candidati sulla base di ricerche fatte su internet, una percentuale che scende al 41% in Gran Bretagna e al 16 e al 14 in Germania e Francia
 


Roma, 29 gennaio 2010 - Uno studio commissionato dalla Microsoft e presentato oggi, in occasione del ‘Data Privacy Day’, ha rivelato che negli Stati Uniti il 70% delle aziende ammette di aver respinto dei curricula sulla base del comportamento on line del candidato. In Europa la percentuale e’ piu’ bassa ma comunque significativa.
Alla ricerca hanno partecipato 1.200 manager e reclutatori, intervistati sulle abitudini nelle valutazioni dei candidati, e altrettanti utilizzatori di Internet, provenienti da Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania.

Dallo studio sembrerebbe che la reputazione online sia fondamentale soprattutto negli Usa: il 70% dei reclutatori intervistati ha ammesso di aver respinto dei candidati sulla base di ricerche fatte su internet, una percentuale che scende al 41% in Gran Bretagna e al 16 e al 14 in Germania e Francia.

Al primo posto nei motivi di rigetto ci sono ‘preoccupazioni sui comportamenti del candidato’ e ‘commenti e testi inappropriati’, ma ben piazzati ci sono anche i commenti negativi nei confronti di colleghi e precedenti luoghi di lavoro.

Gli utenti non sembrano pero’ avere coscienza del pericolo: negli Usa solo il 7% degli intervistati ritiene che i propri comportamenti sul web possano influenzare la ricerca del lavoro, una percentuale che sale di poco, al 13%, nei tedeschi.







Powered by ScribeFire.

Così i servizi stranieri hanno reclutato Patrizia»

di Redazione


Si parte dai pozzi di petrolio, si arriva a Patrizia D’Addario. Aldo Giannuli segue le curve di un ragionamento sofisticato e suggestivo per arrivare a una conclusione granitica: «L’operazione D’Addario è stata un’operazione di intelligence. E con ogni probabilità la cabina di regia non è a Bari o a Roma, ma all’estero». Attenzione, Giannuli, storico e saggista, è uno che di 007 se ne intende: è suo un testo molto fortunato, Come funzionano i servizi segreti (Ponte alle grazie), che viviseziona il metodo di lavoro delle barbefinte. E l’occhio allenato dello studioso, che fra l’altro ha sempre avuto simpatie per la sinistra radicale, riconosce il complotto dietro lo scandalo delle escort.


Dottor Giannuli, lei aveva già espresso questa convinzione in una precedente intervista al «Giornale». Come fa ad essere così sicuro?
«Sono troppi gli elementi che non tornano».

Troppi?
«Nel giro di poche settimane, con una simultaneità impressionante, parte una campagna che definirei multipla per azzoppare il Cavaliere. I giornali francesi pubblicano vignette pesantissime, che ridicolizzano il nostro presidente del Consiglio».

Diritto di satira.
«Ma no, siamo ben oltre. A distanza di pochi giorni parte il Noemigate, con la storia della ragazza di Casoria. Poi, a giugno, per la precisione il 17, ecco l’intervista di Patrizia D’Addario al Corriere della Sera. Troppa roba in troppo poco tempo».

Non potrebbe essere un caso?
«Non siamo ingenui. Mettiamola così, qualcuno ha capito che il nostro premier ha un punto debole: le donne. Per ragioni sue ha deciso di partire all’attacco. E c’è un altro elemento da considerare».

Quale?
«Nello stesso periodo, supercongestionato, salta fuori un fotografo sardo, Antonello Zappadu, che incredibilmente ha scattato immagini al premier per anni senza che nessuno l’abbia mai fermato sulla porta di Villa Certosa. Guarda la combinazione, proprio in quelle settimane calde Zappadu dice di avere cinquemila foto, un archivio sterminato, e le tira fuori. Forse qualcuno ha visto quelle foto, ha fatto delle riflessioni, ha capito che si può partire dalle ragazze, dalle feste, dalle escort per dare un colpo all’immagine del premier».

D’accordo, ma chi?
«Non credo assolutamente ad una regia italiana. L’operazione è troppo raffinata, studiata nei dettagli, mirata».

E allora?
«Io andrei a cercare negli Usa o dalle parti di un certo Rupert Murdoch».

Negli Usa? E perché?
«Perché l’Eni, con la sponda del Cavaliere, sta attuando una politica energetica che gli americani vedono come il fumo negli occhi. L’Eni, che è un colosso mondiale, ha messo le mani sui più importante giacimento iracheno, poi c’è stata la mano tesa a Gheddafi e Chavez, soprattutto l’accordo fra Eni e Gazprom per la realizzazione del gasdotto South Stream che connetterà direttamente Russia ed Unione europea. Chiaro?».

Berlusconi si è messo contro gli Usa?
«C’è chi è finito nella polvere per molto, molto meno. In alternativa c’è il duello con Murdoch, il signore di Sky. Qui il braccio di ferro fra i due magnati della comunicazione si spiega da sé».
Ammettiamo che ci sia un’origine internazionale. Ma poi come si arriva a Tarantini e alla D’Addario?
«Io credo che ci si sia appoggiati a qualche personaggio locale. Io sono di Bari e Bari dispone di ottimi investigatori privati e ottimi penalisti».

Andiamo avanti.
«L’investigatore, o il penalista, ha contattato Tarantini e gli ha chiesto lumi».

La escort più adatta?
«Certo. Così è saltata fuori Patrizia D’Addario».

La escort col registratore.
«Che, certo non dall’investigatore ma da qualcuno molto più in alto, ha avuto precise garanzie».

Quali garanzie?
«Sulla vita, ovviamente. E sul compenso. Ora si parla di ingenti somme depositate dalla signorina nel Qatar. Staremo a vedere gli sviluppi delle indagini. Certo, la D’Addario ha chiuso deliberatamente la sua carriera di escort e non posso pensare che l’abbia fatto a cuor leggero. Andando a sfidare, col suo registratorino, il premier, la security, le forze di polizia. Ma su, c’è un limite a tutto».

Nella sua spy story c’è spazio anche per i servizi segreti?
«Può darsi che qualche 007 corrotto, o qualche talpa interna a Mediaset, abbia agevolato il complotto. Così come è evidente che qualcuno a sinistra ha cercato di speculare su questa storia, senza rendersi conto che una vicenda del genere non indebolisce solo il premier ma l’Italia intera. E lo dico da uomo di sinistra, preoccupato perché talvolta lo stesso Berlusconi sembra affrontare con troppa disinvoltura e senza la necessaria prudenza situazioni difficilissime e assai scivolose».

Siamo all’ultima puntata, o ci saranno altri colpi di scena?
«L’obiettivo resta quello di prima: indebolire il premier, destabilizzare l’Italia. Quindi attrezziamoci: il peggio non è passato».



Powered by ScribeFire.

Doping, dopo Riccò anche la fidanzata

Corriere della Sera

Vania Rossi, campionessa di ciclocross, positiva all'Epo-Cera: la stessa sostanza utilizzata dal compagno

MILANO - Anche Vania Rossi, come il suo compagno Riccardo Riccò, è stata trovata positiva all'antidoping. Per l'azzurra, seconda ai campionati italiani di ciclocross, la sostanza riscontrata è l'Epo-Cera: la stessa che ha portato alla squalifica il suo compagno due anni fa in occasione del Tour de France. Così, mentre Riccò potrà tornare a correre il 19 marzo, la compagna è stata appena sospesa dal Coni. I due hanno un figlio di pochi mesi. La ventiseienne di Torriana (Rimini) è stata trovata positiva dopo un controllo al termine della prova Tricolore di Milano del 10 gennaio.

«ALLATTO MIO FIGLIO» - «Cado dalle nuvole, sono assolutamente estranea all'accusa che mi è stata rivolta - si è difesa la Rossi -. Non ho mai preso sostanze proibite e non l'ho fatto neppure ora visto che sono mamma da luglio e allatto il mio bambino. Chi mi conosce, chi conosce la mia storia, sa benissimo che tutto questo è assolutamente assurdo. Non metterei mai a rischio la salute del mio bimbo per una gara ciclistica. Quella domenica, mentre attendevo di fare il controllo, ho allattato mio figlio, se avessi preso il Cera o qualsiasi altra cosa, sarei da mettere in galera. Cosa è successo? Questo non lo so, ma ci sono troppe cose che non tornano».

Redazione online
29 gennaio 2010








Powered by ScribeFire.

venerdì 29 gennaio 2010

Magistrati e politica, basta conflitti I processi? Più lenti che in Gabon»

Corriere della Sera

Il procuratore generale della Cassazione all'apertura dell'anno giudiziario: «Contrasti non più tollerabili»




ROMA - Basta ai contrasti tra magistratura e classe politica: «Non sono più tollerabili». È l'appello rivolto dal procuratore generale della Corte di cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. «Contrasti non più tollerabili tra foro e magistratura e tra magistratura e classe politica», ha detto Esposito, citando anche il presidente della Repubblica e sottolineando che «è necessario che si fermi la spirale delle tensioni non solo tra le parti politiche ma anche tra le istituzioni». Contrasti però che non riguardano solo magistrati e politici, ma anche magistrati al loro interno: «In talune realtà territoriali si ha la sensazione che taluni magistrati impegnino le loro energie a contrastarsi reciprocamente più che a contrastare la criminalità. Si tratta di esigue minoranze che, tuttavia, destano preoccupazione».

PROCESSO BREVE: SÌ MA CON RISORSE - Il procuratore generale apre al processo breve, a condizione però che siano «adeguatamente potenziate» le risorse umane e materiali. Devono essere «accolte con favore tutte le iniziative volte a contenere la durata del processo entro termini ragionevoli», ha affermato il pg. Ma «ogni intervento in tale direzione, se non vuol restare una mera enunciazione d'intenti e produrre guasti maggiori dei benefici auspicati, deve essere preceduto da una radicale riforma strutturale dei sistemi sostanziali e processuali, oltre che da un adeguato potenziamento delle risorse umane e materiali». Per fare la riforma però, ricorda Esposito, «occorre instaurare un dialogo franco e costruttivo fondato su un sentimento di comune appartenenza».

CARENZE ORGANICO - Esposito ricorda altresì la carenza di organico: «Diventa sempre più grave la carenza di personale amministrativo, con conseguenze assai importanti in diversi settori. Taluni uffici hanno carenze di personale che raggiungono il 30%. Inoltre la drastica riduzione degli stanziamenti, ad esempio per gli straordinari, non consente di trattenere in ufficio il personale amministrativo oltre l'orario di lavoro».

INTERCETTAZIONI - Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono «invasive» ma «utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali», specie in un periodo «in cui il contributo dei collaboratori di giustizia si è sensibilmente ridotto», ha sottolineato il procuratore generale Esposito. Sui costi il pg segnala che sono stati ridotti, ma si potrebbero diminuire «in modo consistente se le procure disponessero di impianti adeguati».

PERPLESSITÀ PER I GIUDICI NEI TALK SHOW - Nel suo intervento Vincenzo Carbone, primo presidente della Cassazione, ha affermato che «desta perplessità» la partecipazione dei giudici ai talk show televisivi dove si ricostruiscono delitti alla «ricerca di una verità mediatica diversa da quella processuale. Carbone ricorda ai giudici che partecipano a queste trasmissioni di «ispirarsi sempre a criteri di equilibrio e misura, a pena di sanzioni disciplinari».

CSM - Nicola Mancino, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), nel suo intervento ha detto che «una buona riforma ha bisogno della collaborazione di tutti». Se l'anno in corso «sarà quello delle riforme, il Csm non mancherà di dare il proprio contributo». Mancino si è espresso contro ogni intimidazione dei magistrati. L'esercizio della giurisdizione «va salvaguardato da ogni forma, scritta o verbale, di intimidazione o di interferenze che possano mettere in dubbio il pieno e libero suo svolgimento».

ALFANO - Nel suo intervento, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha prima ringraziato il capo dello Stato per aver pronunciato «in materia di giustizia parole sempre decisive per il mantenimento degli equilibri istituzionali», e poi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «per il sostegno politico offerto all'azione riformatrice del governo soprattutto in materia di antimafia e giustizia civile».

Il Guardasigilli ha poi annunciato che il governo ha «in mente un progetto chiaro per vincere la lentezza» della giustizia italiana. «È un percorso irto di ostacoli che non prevede che da un giorno all'altro come d'incanto tutto si risolva. Ma non ci siamo rassegnati». Alfano ha poi ribadito «il rispetto per l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati», ma ha sottolineato che «la legge la fa il Parlamento libero, democratico, sovrano, espressione del popolo italiano».

ANM - Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara smentisce che ci siano spaccature tra le toghe sulla protesta che si terrà sabato nelle corti d'appello.«La magistratura è unita, l'Anm è la casa di tutti i magistrati. Sabato parleremo con una voce sola» aggiunge Palamara, ricordando che i rappresentanti del sindacato delle toghe leggeranno sabato un unico documento. Per protesta, infatti, l'Anm lascerà le cerimonie quando prenderà la parola il rappresentante del ministero della Giustizia, eccetto a L'Aquila dove interverrà Alfano e la protesta non sarà fatta «per rispetto delle istituzioni». L'Anm nel documento critica «gli insulti e aggressioni» rivolte ai magistrati da parte del capo del governo e da altri «esponenti politici di primo piano» e ribadisce quali sono le «vere riforme» di cui ha bisogno la giustizia

Redazione online
29 gennaio 2010



Powered by ScribeFire.