domenica 27 dicembre 2009

A letto con tre donne, si dimette governatore ultraottantenne indiano

Il Secolo xix


L’ 86enne governatore dello stato indiano dell’Andhra Pradesh, ha presentato le dimissioni dopo essere stato coinvolto in uno scandalo sessuale. Una televisione locale ha infatti trasmesso ieri un filmato che lo riprende a letto in compagnia di tre donne: l’ufficio del governatore - che ufficialmente si è dimesso per motivi di salute - ha definito le immagini una montatura creata per motivi politici.




Nuova Delhi aveva accettato la nuova struttura amministrativa, cedendo alle richieste di un importante dirigente locale, Chandrashekar Rao, in sciopero della fame da undici giorni; migliaia di persone hanno però manifestato per protestare contro la decisione del governo, scontrandosi con la polizia e organizzando un contro-sciopero della fame.

Movimenti autonomisti a favore dell’indipendenza del Telangana sono attivi fin dagli anni Cinquanta: gli abitanti della zona accusano i dirigenti dell’Andhra Pradesh di non investire a sufficienza nello sviluppo della regione.









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Cicchitto: "Pregiudiziali per bloccare le riforme" Di Pietro: "Amore? no partito della menzogna"

di Redazione

Il presidente dei deputati del Pdl, replica seccamente all'intervista di Franceschini: "Quello di Berlusconi non è un problema personale, ma politico. La maggioranza può disinnescare una questione che è comunque molto importante, auspicabilmente d'intesa con l'opposizione oppure anche da sola"

 




Roma - "Sostenere che qualora la maggioranza si inoltrasse ad affrontare i problemi più immediati della giustizia ciò verrebbe considerato una sorta di provocazione tale da bloccare subito il confronto, significherebbe non volere che esso neanche decolli, ponendo da subito una questione pregiudiziale; ma si sa che l'esercizio delle pregiudiziali viene effettuato in genere da chi vuole bloccare qualunque processo di riforma, inevitabilmente articolata e complessa". Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, replica seccamente all'intervista di Franceschini alla Repubblica

"Il legittimo impedimento, il cosiddetto processo breve, il lodo Alfano, così come il ritorno all'immunità parlamentare non possono essere considerate come leggi ad personam: sono strumenti per disinnescare l'uso politico della giustizia, molto praticato dal 1992 ad oggì, ribadisce Cicchitto. "Non a caso, a suo tempo, la Costituzione aveva introdotto da un lato la totale autonomia dei giudici, che per quel che riguarda i Pm non esiste in molti altri ordinamenti giudiziari europei, e dall'altro lato l'articolo 68, nella sua stesura originaria, prima della 'decapitazione' del 1993. 

Di conseguenza - prosegue - quello di Berlusconi non è un problema personale, ma politico. La maggioranza può farsi carico di questo problema, disinnescando una questione che è comunque molto importante, auspicabilmente d'intesa con l'opposizione oppure anche da sola. In questo modo si sgombrerebbe il campo da una questione che altrimenti sarebbe una mina vagante, tale da destabilizzare tutto il quadro politico. Una volta sciolto questo nodo - conclude - si può molto più agevolmente aprire il confronto tra maggioranza ed opposizione sulle riforme istituzionali e sulla riforma complessiva della giustizia. Questo ci sembra essere un percorso ragionevole". 

Di Pietro alza ancora il tiro "Cicchitto confonde il partito dell'amore con il partito della menzogna", afferma in una nota iAntonio Di Pietro, che aggiunge: " Affermare infatti che il processo breve, il lodo Alfano o il legittimo impedimento non sono leggi ad personam, quando esponenti della stessa maggioranza hanno detto che erano provvedimenti per non far processare Berlusconi, vuol dire offendere l'intelligenza degli italiani. Sostenere poi che si deve 'disinnescare l'uso politico della giustizià, quando invece il problema reale è l'uso giudiziario della politica, compiuto da Silvio Berlusconi per difendersi dai processi e non nei processi, mi sembra sia anche questa una grave menzogna. Se così fosse - conclude - a Cicchitto verrebbe un naso tanto lungo da non poter neppure entrare in casa".





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Bergamo, cittadini e parroco in rivolta «Non vogliamo qui quel sexy shop»

Corriere della Sera


Un intero quartiere contro l'apertura di un negozio per adulti. «È in una zona di passaggio di minorenni»

 

MILANO - L'insegna è «Bijoux». Sotto c'è una discreta scritta, a caratteri piccoli: «Erotic center». Attorno all'edificio scorrono altre scritte blu che recitano «Vietato ai minori». In altre parole, un sexy shop. Situato sulla via principale di Bergamo, sarà il più grande della città. Tranne colpi di scena. Visto che l'annunciata apertura del negozio per adulti ha sollevato le proteste di un intero quartiere, e i cittadini, con in testa il parroco e il curato, promettono battaglia.

SOMMOSSA POPOLARE - Prima gli abitanti del palazzo che ospiterà i 400 metri quadrati di oggettistica a luci rosse, poi i quelli dei palazzi accanto, che notano come a soli 200 metri dal sexi shop via siano le scuole, infine il parroco don Andrea Mazzucconi e il curato don Andrea Mangili: contro l'«erotic center» si è scatenata una vera e propria sommossa popolare. «Non si discute sulle questioni di ordine legale, quanto sulla scelta della posizione, visto che è in una zona di passaggio di minorenni» spiega don Mazzucconi.

«I PICCINI FANNO DOMANDE» - I bambini in realtà non vedranno niente, visto che le vetrine di «Bijoux» saranno opacizzate. Ma il Comitato residenti (appoggiati da un assessore e un consigliere comunale, entrambi del Pdl, che vivono nel quartiere) ha scritto una lettera per replicare che «le scritte blu che recitano "Vietato ai minori" e che corrono attorno all'edificio non si possono certo definire discrete». «I piccini non mancano di far domande», lamenta il Comitato. La mobilitazione si trasformerà nei prossimi giorni in iniziative concrete. Parola di parroco e cittadini.

27 dicembre 2009




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Delitto di Perugia, parla la madre di Mez: «Noi gli unici condannati a vita»

Corriere della Sera


Arline Kercher dopo le sentenze: «Nella sua camera abbiamo lasciato tutto com'era.

Nessuna ce la restituirà»

 

MILANO - «Nella camera di Meredith abbiamo lasciato tutto com'era. Non è un santuario ma è un ricordo costante. Ogni volta che passo davanti alla sua camera è come se la mia bambina potesse tornare da un momento all'altro, come se ci fosse ancora». A parlare, in un'intervista a Gente in edicola lunedì, è Arline, la mamma di Meredith Kercher. La madre della studentessa uccisa a Perugia il 2 novembre 2007 racconta le sue emozioni dopo le sentenze di condanna per Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede. «Noi siamo stati gli unici che hanno ricevuto una condanna a vita» è il suo sfogo.

FOTO «INEDITE» - Il settimanale - che ha diffuso un'anticipazione dell'intervista - proporrà anche le «foto inedite» di Meredith bambina e adolescente. «Molti ci chiedono - ha detto ancora Arline Kercher a Gente - perchè non cambiamo casa, ma io rispondo: Se ce ne andiamo come farà Mez a trovarci?. Lo so, è un pensiero stupido. In questa storia maledetta noi siamo gli unici che hanno ricevuto una condanna a vita».

«Quando Meredith è partita per l'Italia - ha spiegato ancora la madre - era felicissima. Ci chiamava tutti i giorni, ci raccontava di Perugia, degli amici. Stava bene». Aggiunge il fratello di Meredith, Lyle: «A Perugia, quando è stata emessa la condanna di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ho pensato 'nessuno ci restituirà Meredith'. Mi hanno chiesto se eravamo contenti del verdetto ma noi non siamo giudici, non spettava a noi giudicare».

«Il punto - ha detto John junior, un altro dei fratelli di Mez - è che non ci sono vincitori in questa storia maledetta. Nessuno ha vinto». Stephanie, che era legatissima alla sorella, ha concluso: «Meredith sarà sempre con noi, non abbandonerà mai i nostri cuori. Il 28 dicembre avrebbe compiuto gli anni: e noi il suo compleanno lo festeggiamo, ogni anno, con un brindisi. Un brindisi per Mez».

27 dicembre 2009





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Il padre lo denunciò alla Cia ma dopo una “attesa” di mesi

Il Secolo xix


Ascoltato dal giudice e incriminato. Ancora polemiche negli Usa per la sicurezza: il nigeriano era nella black list, ma poteva volare. E il padre, un facoltoso banchiere, aveva segnalato il figlio alla Cia dopo il soggiorno nello Yemen. Le Monde rivela: per mesi le agenzie di sicurezza Usa si sono “rimpallate” la vicenda. 

L’esplosivo in un profilattico appiccicato a una gamba e innescato con una siringa mentre era in bagno. Il precedente dell’attentato con le scarpe esplosive. Londra e Parigi: bagagli a mano ridotti al minimo, escluse solo le borsette da signora. Libri e altri piccoli oggetti obbligatoriamente dentro sacchetti trasparenti e anticipati i tempi di presentazione agli imbarchi per i nuovi e più dettagliati controlli. L’attentatore addestrato per un mese in un campo qaedista nello Yemen.

LA VICENDA

Un nigeriano legato ad Al Qaeda ieri ha cercato di far esplodere un ordigno a bordo di un volo statunitense che si avvicinava a Detroit, ma è stato bloccato dai passeggeri e dall’equipaggio e l’aereo è atterrato senza problemi. Lo riferiscono le autorità Usa. L’uomo, che ha riportato ustioni estese, è stato bloccato dai passeggeri - due dei quali sono rimasti feriti in modo lieve - e dall’equipaggio del volo 253 della Northwest Airlines partito da Amsterdam il giorno di Natale.

Ora è agli arresti. «Pensiamo che sia stato un tentato attacco terroristico», ha detto un funzionario della Casa Bianca che ha chiesto di restare anonimo. Le autorità antiterrorismo olandesi hanno ricostruito che l’uomo era partito da Lagos e aveva passato i controlli di sicurezza mentre era in transito all’aeroporto di Schipol.

Si era imbarcato con un volo Klm dalla capitale nigeriana per Amsterdam e da lì era poi partito per Detroit. «Ha passato i controlli a Schipol, le procedure di sicurezza sono state svolte correttamente», ha detto un portavoce dell’agenzia olandese anti-terrorismo, aggiungendo che non è possibile con le attuali tecnologie escludere che vengano portati a bordo oggetti pericolosi. «Con i metal detector è difficile identificare alcuni oggetti», ha spiegato. Da quanto si apprende Umar Farouk Abdul Matullab era già da due anni sulla lista nera dell’antiterrismo Usa dei sospetti con contatti con organizzazioni estremistiche. Lo riferisce il sito web della Cbs citando fonti dell’intelligence Usa.

ORDIGNO SOFISTICATO

Il presidente Barack Obama, in vacanza alle Hawaii, sta monitorando la situazione dopo essersi confrontato con funzionari della Sicurezza nazionale. Il parlamentare di New York Peter King, il repubblicano più anziano della Commissione Sicurezza interna della Camera dei Rappresentanti, ha detto che l’ordigno era «piuttosto sofisticato», e che il sospettato è un nigeriano di 23 anni. Le autorità federali hanno identificato l’uomo come Abdul Farouk Abdulmutallab. Frequentava l’University College London, dove studiava ingegneria.

La polizia londinese, in collaborazione con le autorità statunitensi, ha effettuato una serie di perquisizioni a Londra questa mattina per stabilire quali attività l’attentatore abbia svolto nel Paese. Abdulmutallab ha cercato di far detonare l’ordigno durante la fase di avvicinamento a Detroit. «Quando è scattato, lui stesso è rimasto ferito in modo grave. Ha ustioni di terzo grado», ha detto King a Fox News. «(L’ordigno) sembra diverso da quelli con cui abbiamo avuto a che fare prima... Quanto fosse sofisticato non lo so. Ma era un ordigno piuttosto sofisticato». King ha detto alla Cnn che l’uomo «appare in un database per avere un legame col terrorismo... Da quello che ho capito... ha legami con al Qaeda, certamente legami con il terrorismo, e il suo nome è saltato fuori rapidamente» in una ricerca nei database dell’intelligence».

Mutallab avrebbe utilizzato delle pentaeritrite (Petn), un esplosivo molto potente della stessa famiglia della nitroglicerina: è quanto riporta la rete televisiva statunitense Cbs. IL Petn è uno degli ingredienti utilizzati nella fabbricazione del Semtex, ed è la stessa sostanza che il terrorista Richard Reid cercò di usare - nascosta nelle scarpe - per far saltare un aereo in volo da Parigi a Miami.

Sempre secondo i mezzi di informazione statunitensi il giovane avrebbe utilizzato «una siringa per iniettare una sostanza chimica liquida in una polvere che aveva nascosto sul corpo», una tecnica «mai osservata fino ad ora» e che rende impossibile la scoperta dell’esplosivo attraverso i normali controlli a raggi X. Secondo alcuni esperti tuttavia la descrizione omette la presenza del detonatore, necessario per innescare l’esplosione e che invece avrebbe dovuto essere rilevato, per quanto piccolo, oltre a provocare gravi ustioni all’attentatore rimasto invece ferito in modo lieve.

L’ex direttore della sicurezza della Northwestern Airlines, Douglas Laird, ha sottolineato come la sicurezza totale non possa essere raggiunta se non utilizzando degli scanner corporali, che hanno tuttavia il difetto di costare oltre un milione di dollari contro i circa 50mila di un rilevatore a raggi X.

INDAGINI IN CORSO, SICUREZZA RAFFORZATA 

La sicurezza all’aeroporto di Schiphol è stata rafforzata, in linea con quanto sta accadendo in Europa e in diversi Paesi sui voli per gli Stati Uniti, in base alle richieste avanzate dalle stesse autorità americane. Anche in Italia i controlli sui voli in partenza per gli Usa, compresi quelli manuali sui passeggeri, sono stati intensificati, come si legge in una nota diffusa in mattinata dall’Enac.

Il governo nigeriano ha ordinato alle proprie agenzie per la sicurezza di indagare su quanto accaduto e ha fatto sapere che collaborerà con le autorità statunitensi. L’aereo al centro del fallito attentato è un Airbus 330 della Northwest Airlines - rilevata dalla Delta Air Lines - con a bordo 278 passeggeri. Richelle Keepman, che era tra i passeggeri, ha detto a Nbc News che il tentato attacco è stato spaventoso: «Pensavo, credo che tutti pensassimo che non saremmo atterrati».

Un’altra passeggera, Melinda Dennis, ha detto che il presunto attentatore è rimasto gravemente ustionato: «Aveva tutta la gamba ustionata. Hanno chiesto un estintore e dell’acqua per spegnerlo», ha detto alla Nbc. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti Usa, il nigeriano avrebbe detto agli investigatori di avere ricevuto l’ordigno e istruzioni su come farlo esplodere da membri di al Qaeda in Yemen. Ma Nbc, citando fonti dell’antiterrorismo, riferisce invece che Abdulmutallab avrebbe detto di agire per proprio conto.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Le autorità italiane hanno intensificato i controlli su tutti i voli in partenza per gli Stati Uniti. È quanto si legge in una nota dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac). «Il presidente dell’Enac Vito Riggio, anche in qualità di presidente del Cisa - Comitato Interministeriale per la Sicurezza Aerea e Aeroportuale -, d’intesa con le forze di polizia, ha chiesto al direttore generale dell’Enac Alessio Quaranta di disporre che siano intensificati tutti i controlli sui voli in partenza dagli aeroporti nazionali con destinazione Usa», dice la nota.

Riggio ha chiesto inoltre di aumentare «anche i controlli manuali su tutti i passeggeri, così come richiesto anche dal Tsa - Transport Security Administration, l’autorità statunitense per la sicurezza», per prevenire gli atti illeciti. La nota dell’Enac precisa che «l’aumento dei controlli è già stato attivato in tutti gli aeroporti interessati».

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Siti sotto hakeraggio e telefoni “azzerati”, l’opposizione spedice file audio

Il Secolo xix

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«Morte al dittatore». Scontrie arresti nel cuore di Teheran

Secondo quanto riferito dai siti e dalla confroinformazione dei riformisti, dopo quelli di ieri, gli scontri sono nuovamente esplosi in modo violento in alcune zone di Teheran, fra cui le piazze Imam Hossein, la piazza Enghelab e il quartiere Pich Shemrun. I siti dell’opposizione avevano diffuso ieri appelli a dare vita a manifestazioni in occasione dell’Ashura, l’anniversario del martirio dell’Imam Hossein, la ricorrenza più importante per gli sciiti.

IERI ALTRI INCIDENTI
Gli scontri sono diventati via via più duri. E in tarda mattinata la polizia secondo quanto riferito da un sito web dell’opposizione iraniana (i corrispondenti o inviati dei giornali stranieri non sono stati autorizzati, da giorni, a seguire le manifestazioni oppure hanno visto revocato o negato il visto) ha riferito che agenti in assetto anti-sommossa hanno attaccato l’edificio dell’agenzia di notizie Isna, dove avevano trovato rifugio alcuni manifestanti anti-regime. Dal sito Jaras e dalla rete multimediale dei dissidenti l’unica fonte di informazione alternativa di dispacci governativi.

Slogan duri contro il governo con cori di “morte al dittatore”.


Un’altra rete di informazione è quella del Supporters of PMO che sta diffondendo una sorta di minuto per minuto sulla situazione, denunciando l’interruzione delle linee telefoniche tradizionali e dei collegamenti internet e dei telefoni cellulari. Gli scontri più duri in Ferdosi Square dove sono intervenute molte ambulanze dopo i nuovi scontri con le forze antisommossa che ha sparato in aria, lanciando lacrimogeni sui dimostranti e sparando con potenti cannoni ad acqua.

Cortei e manifestazioni sono stati indetti nel giorno della Ashura -la più importante ricorrenza religiosa sciita-con il governo che ha schierato centinaia di forze anti-sommossa e miliziani islamici Basiji, incaricati di impedire proteste alla vigilia della più importante ricorrenza religiosa sciita, l’Ashura.

Secondo siti dell’opposizione e testimonianze, la polizia ha operato diversi arresti fra i dimostranti che gridavano slogan anti-governativi, tra i quali `Morte al dittatore´. Mentre molti automobilisti di passaggio suonavano i clacson in segno di solidarietà con i manifestanti. E testimoni hanno detto che appartenenti alle forze di sicurezza hanno risposto mandando in frantumi i vetri di alcuni veicoli. I siti riformisti parlano di scontri anche in altre città del Paese, tra le quali Isfahan. Le autorità hanno proibito qualsiasi manifestazione dell’opposizione in occasione dei giorni di Tasua e Ashura, oggi e domani, quando processioni religiose attraversano a lutto le città iraniane nel ricordo del martirio di Hussein, il terzo Imam sciita, avvenuto a Kerbala nel 680 dopo Cristo.

Ma era scontato che il cosiddetto `movimento verde´ che si oppone al governo del presidente Mahmud Ahmadinejad avrebbe approfittato di questa occasione per far sentire la sua voce. Anche perché proprio domani cade il settimo giorno dalla morte del grande ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, i cui funerali, lunedì scorso, hanno vista riunita nella città santa di Qom un’enorme folla di oppositori. La tradizione sciita vuole che si torni a commemorare i defunti dopo una settimana dal decesso. Ma le autorità hanno fatto sapere che ogni raduno di questo genere è vietato, tranne che a Qom e nella città natale di Montazeri, Najafabad

LA MANIFESTAZIONE DEL MATTINO DI SABATO

Alcuni scontri sono avvenuti stamane nel centro di Teheran fra forze anti-sommossa e manifestanti dell’opposizione che cercavano di radunarsi nonostante la massiccia presenza di agenti e miliziani islamici Basiji, incaricati di impedire proteste alla vigilia della più importante ricorrenza religiosa sciita, l’Ashura.

Secondo siti dell’opposizione e testimonianze, la polizia ha operato diversi arresti fra i dimostranti che gridavano slogan anti-governativi, tra i quali ‘Morte al dittatore’. Mentre molti automobilisti di passaggio suonavano i clacson in segno di solidarietà con i manifestanti. E testimoni hanno detto che appartenenti alle forze di sicurezza hanno risposto mandando in frantumi i vetri di alcuni veicoli. I siti riformisti parlano di scontri anche in altre città del Paese, tra le quali Isfahan.

Le autorità hanno proibito qualsiasi manifestazione dell’opposizione in occasione dei giorni di Tasua e Ashura.

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Gli attentatori pazzi dei Grandi della Storia? Ecco che fine hanno fatto...

di Massimo M. Veronese

Il killer di John Lennon è un detenuto modello, quello di Bob Kennedy si batte per dimostrare la propria innocenza, l'uomo che sparò a Reagan è ancora ossessionato da Jodie Foster

 




Li chiamano psicolabili. Si mescolano nella folla, anonimi come persone qualunque, invisibili, insospettabili. Colpiscono a tradimento, spesso assistiti da una fortuna che sembra persino sospetta. Gli ultimi sono stati Massimo Tartaglia e Susanna Maiolo, sono riusciti ad arrivare dove non dovevano, a colpire dove non avrebbero potuto. É andata bene. Ma spesso nella storia hanno fatto centro. Ronald Reagan, John Lennon, Bob Kennedy, Anna Lindh sono caduti per mano di pazzi isolati o forse vittime inconsapevoli di altri. Che fine hanno fatto? Sentite qui.


Un figlio in provetta per il killer di Rabin

Non si è mai pentito. Ygal Amir, 39 anni, l'uomo che il 4 novembre 1995 uccise con un colpo di pistola alla nuca il premier israeliano Yizhak Rabin, vive nell'isolamento perpetuo nel carcere di Beersheba, ma a sentire i sondaggi due israeliani su dieci lo vorrebbero libero. Anni fa ha presentato domanda al tribunale di Tel Aviv per avere un figlio con l'inseminazione artificiale dalla moglie Larissa Trimboler, sposata in carcere e già madre di quattro bimbi con un altro uomo. Gliel'hanno concessa anche se «è un pessimo esempio per i giovani». La mamma gli ha aperto un sito internet. Per dimostrare che Ygal, in fondo, non è così cattivo...

L'attentatore di Reagan ancora ossessionato da Jodie

Da quando, il 30 marzo 1981, per far colpo sull'attrice Jodie Foster sparò sei colpi di pistola a Ronald Reagan, da soli due mesi presidente degli Stati Uniti, John Hinckley Jr, 54 anni, più di metà della sua vita l'ha passata nell'ospedale psichiatrico di Washington, dove è stato ricoverato perché giudicato malato di mente. È diventato un detenuto modello: scrive poesie, cucina da dio ed è un ottimo pollice verde. Ma l'ossessione per Jodie Foster non l'ha ancora abbandonato tanto che gli sono state vietate le poche uscite dall'istituto scortato da personale sanitario. Tre anni fa, dopo 24 anni, gli è stato concesso di passare il Natale a casa con i genitori. Piangeva. .

Un dossier vuol scagionare l'assassino di Bob Kennedy

Sirhan Bishara Shiran, il palestinese di origini giordane, che il 5 giugno 1968 sparò a Robert Kennedy, ha oggi 65 anni e vive nel carcere di Corcoran, uno dei più esclusivi della California dove è detenuto anche Charles Manson. È un prigioniero modello ma per dodici volte si è visto respingere la richiesta di libertà vigilata. Pochi anni fa è uscito un libro-dossier del giornalista inglese Peter Evans: sostiene che Sirhan Sirhan la notte dell'omicidio fu ipnotizzato e che il vero killer è un terrorista palestinese di nome Mahmoud Hamshari. Dice che ci sono le prove: il caso ora potrebbe essere riaperto.

Il giustiziere di Lennon vuole uscire sulla parola

Ha perso tutti i capelli e non sembra più lui. Mark David Chapman, l'assassino di John Lennon, ha 53 anni, ma ne dimostra molti di più. Si è rifatto vivo tre anni fa, nel venticinquesimo anniversario del delitto, per spiegare alla NBC che «niente avrebbe potuto fermarmi quella sera, ero un treno in corsa ». Chapman, nel carcere di Attica si è sposato con Gloria, di origini giapponesi come Yoko Ono, e per tre volte gli è stata negata la libertà vigilata. Oggi si dichiara un fervente cristiano e c'è persino un'associazione religiosa che ha chiesto la sua scarcerazione sulla parola. Già, c'è proprio da fidarsi...

Il sicario pazzo di Anna Lindh vuole tornare in patria
Dice di aver pugnalato Anna Lindh perché glielo avevano ordinato «le voci». Il 10 settembre 2003 il ministro degli Esteri svedese destinata a diventare premier era in un grande magazzino di Stoccolma senza guardie del corpo. Mijailo Mijailovic, 26 anni, figlio di immigrati serbi, aspettava lei ma cercava la notorietà, voleva diventare famoso ad ogni costo. Mijailovic è stato condannato all'ergastolo ma tre anni fa è stato trasferito dal carcere di massima sicurezza di Kumla all'ospedale psichiatrico di Sundsvall. Ha rinunciato alla cittadinanza svedese per essere trasferito in Serbia. Tanto pazzo non è...

L'uomo che uccise Martin Luther King forse non era lui

È morto nel 1998, a 68 anni, di cirrosi epatica in un ospedale di Nashville: scontava 99 anni di reclusione per l'omicidio di Martin Luther King. Ma nemmeno la famiglia è più convinta che sia James Earl Ray l'omicida del leader del movimento per i diritti civili. Lui stesso dopo aver confessato il delitto ritrattò, continuando a proclamare la propria innocenza e a chiedere un nuovo processo che gli fu sempre negato. Qualche anno fa il fratello Jerry ha messo in vendita via internet, a 400mila dollari, il filmato di due ore dell'autopsia di James. Dice che lo ha fatto per finanziare la battaglia che deve dimostrare la sua innocenza. O forse




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SMS, ovvero Sarebbe Meglio Smettere

di Stefano Lorenzetto

In Italia nelle feste di Natale dilaga una peste telematica: la mania degli auguri col telefonino Secondo le stime, un miliardo in una settimana. Lo specchio di un Paese che non ha nulla da dire




Per fortuna è (quasi) finita. Sarà che sto invecchiando, ma stavolta è stata più dura del solito. Scrivere a tutti e rispondere a tutti, dico. È disumano. Eppure l’ho (quasi) fatto, come sempre, prigioniero della coazione al conformismo, «il lubrificante indispensabile per il funzionamento di qualsiasi comunità, sotto ogni cielo, in ogni tempo», come mi diceva quel maestro di cerimonie che fu il conte Giovanni Nuvoletti, una specie di ministro della Real Casa, visto che aveva sposato Clara Agnelli. Capitemi, c’è stata anche l’aggravante, per me, di Santo Stefano, non per nulla protomartire.

Ma se ora penso al 31 dicembre, e all’inesorabile 1° gennaio che lo seguirà, mi sento male. «Buon 2010», «felice anno nuovo», «12 mesi alla grande». Basta, mi arrendo, pietà! L’auguromania che dilaga via Sms ormai è una vera pestilenza. Peggio dell’influenza suina. Fa bene solo ai gestori della telefonia mobile: 600 milioni di messaggi spediti tra Natale e Capodanno, addirittura un miliardo secondo alcune fonti.

Ma vi rendete conto? Proprio a me dovete mandarli?

«Marina e Tiziano augurano a tutti Buon Natale». E questi due chi saranno? Rispondo o non rispondo? Guardo il mittente: 3356037... Rapida ricerca nell’agenda elettronica del computer: il numero corrisponde al tecnico che nel 1998 mi ha installato l’impianto d’allarme in casa. Bravissima persona, Tiziano, per carità, anche se da allora non l’ho più rivisto. Ma la signora Marina? Fidanzata, moglie o socia in affari? Non la conosco.

Me l’avesse almeno presentata. Ecco la prima tipologia di auguromane in modalità duale Gsm-Umts: quello che spedisce lo stesso messaggio a tutti i numeri salvati nella rubrica del suo telefonino. Si può? Eppure lo fanno, accidenti se lo fanno. In tanti. Non sono ancora riuscito a capire se hanno più paura di dimenticare o di essere dimenticati. Nell’uno come nell’altro caso, però, è come se ti dicessero implicitamente che il loro concetto di amicizia non va oltre l’identità Tim, Vodafone, Wind, 3. Vi pare bello, proprio a Natale? Dài!

Ci sono gli astuti che fanno la stessa cosa ma hanno la delicatezza d’animo di personalizzare il messaggio aggiungendo un «caro Stefano». Lo capisci subito dal fatto che mettono il tuo nome di battesimo o all’inizio o alla fine dell’Sms. Avete ragione, ragazzi, mica facile armeggiare col pollicione nel bel mezzo del testo. Però lo sforzo è apprezzabile: almeno per un istante, hanno pensato a te, solo a te, e non all’intera rubrica. Quindi non gli risponderò con la frase di rito («Contraccambio di cuore») che ho salvato fra i modelli del Nokia. Non se la meritano. Manderò una risposta personalizzata. Ma intanto le ore volano e la sacra famiglia, quella domestica, reclama. Una vita di scorta, ci vorrebbe a Natale.

Poi ci sono i brillanti che mandano in copia ma copiano bene. S’impossessano dell’Sms più carino e te lo girano. Quello che segue, delizioso nella sua perfidia, me l’ha spedito un famoso pierre che lavora nel ramo comunicazione e pubblicità, quindi magari è farina del suo sacco, chissà: «Caro Bambino Gesù, quest’anno ti sei portato via il mio cantante preferito Michael Jackson, il mio attore preferito Patrick Swayze, la mia attrice preferita Farah Fawcett, il mio presentatore preferito Mike Bongiorno, la mia poetessa preferita Alda Merini. Volevo dirti che il mio politico preferito è Antonio Di Pietro e che l’anno non è ancora finito. Auguri».

Ovviamente c’è anche l’Sms dettato da sincero trasporto affettivo, ci mancherebbe. Ma, essendo lo strumento inflazionato, nel compiere il bel gesto non puoi fare a meno d’interrogarti sul modo in cui verrà percepito: sentimento di gioia o rottura di balle? Nel contempo non puoi nemmeno correre il rischio che il destinatario prescelto ti preceda nel rituale: rimedieresti una figura barbina. Quindi, nel dubbio, ti lanci e scrivi, pervaso da un sottile senso di colpa, come se andassi a disturbare in casa d’altri.

Bei tempi quando da bambino il curato ci mandava casa per casa nel quartiere a vendere pacchetti di cartoline a soggetto natalizio, dieci per 100 lire, incasso da devolvere alla Conferenza San Vincenzo de Paoli per l’aiuto ai bisognosi. Andavano via come il pane. Noi non lo sapevamo, ma allora i cristiani scrivevano con carta e penna.

Oggi gli unici auguri postali sono rimasti quelli che accompagnano un omaggio. Oh, graditissimi, intendiamoci. A patto che non li recapitassero i corrieri. Il 17 dicembre la Sda (Poste italiane) mi ha scaricato sull’uscio di casa una badilata di cocci verdi galleggianti in un litro o due di Refosco. Tiro a indovinare: credo che in origine fossero le sei bottiglie che i miei amici fratelli Rossetti, quelli che fanno camminare il mondo, mi regalano ogni anno, bontà loro.

È successo questo: la Sda ha distrutto il carico ma, anziché avvisare il mittente, ha travasato il vino restante in un involucro di nylon, sigillato col nastro adesivo e avvolto per precauzione con i sacchi usati dai portalettere per la corrispondenza («Poste italiane» e «Ad uso archivio», c’è stampigliato sopra, roba che potrei essere sospettato della rapina al treno postale non dico Glasgow-Londra ma Venezia-Milano sì), poi mi ha consegnato il tutto. Ho chiamato la sede locale della Sda per protestare. «Ha ragione, abbiamo anche la foto», ha ammesso l’operatore.

Da restare interdetti. Distruggono, documentano, recapitano. «Chiami il numero verde. Forse bisognerà aprire una pratica di reclamo». Forse. Mezz’ora al telefono per apprendere che «il reclamo può essere aperto solo dal cliente che ha pagato la spedizione». Berrò dall’involucro di plastica stando attento alle schegge, che devo dirvi? Sull’altro versante dell’auguromania resistono le mail, ormai ridotte a due tipologie: quelle con annessa postcard greeting (clicchi su un link e ti compare sullo schermo del computer una renna travestita da Babbo Natale che canta Jingle Bells) e quelle spedite infilando tutti i contatti di Outlook nella casella «Cc» (copia conoscenza).

Ciò determina che: 1) tu sia messo al corrente in un sol colpo della ragnatela di amicizie dell’incauto; 2) tutti apprendano che tu sei in contatto con chi scrive; 3) molti rispondano, senza saperlo, all’intera rubrica del mittente. Infatti il preside del liceo di mia figlia mi ha inconsapevolmente girato la mail con cui contraccambiava gli auguri di una galleria d’arte. Com’è piccolo il mondo. A beneficio degli analfabeti informatici, preciso quanto segue: su Outlook Express si va sul menù «Visualizza» e si spunta la voce «Tutte le intestazioni» (comparirà la casella «Ccn»); su Outlook si va su «Opzioni» e si spunta «Ccn», che sta per «Copia conoscenza nascosta». La prossima volta i vostri indirizzi metteteli in quella finca lì, per favore. Solo così il Garante per la privacy non avrà nulla da ridire.

Ultima annotazione, non saprei se antropologica o teologica. I più previdenti - laici, agnostici, atei e anticlericali - la vigilia di Natale sono obbligati ad augurarti buon anno non potendo per cause di forza maggiore riferirsi alla nascita del Salvatore. Sono quelli per cui provo maggiore tenerezza: riconoscono la grandezza dell’evento, pur evitando di coinvolgersi. Ma il fatto che si facciano vivi proprio il 24 dicembre, anziché il 31, suona come un’indiretta conferma delle parole che Blaise Pascal fa dire a Gesù: «Tu non mi cercheresti affatto, se non mi avessi già trovato».

Infine, graziaddio, vi è anche chi per scelta o per costrizione è totalmente immune dall’auguromania. Puoi inviargli un Sms, puoi anche spedirgli un pandoro a casa, non ti risponderà comunque. Buon segno: significa che ha troppi impegni anche a Natale e che non lo angustia la peggiore delle compagnie, la noia. In alternativa, che il pandoro se l’è mangiato il corriere. Ma noi che scriviamo e che rispondiamo dovremmo sempre tenere a mente la grande benedizione che ci è toccata in sorte. Mai conosciuto nessuno che voglia bene davvero senza aver speso almeno due minuti del suo tempo per un amico.



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La difesa dei consumatori. A suon di bufale

di Matthias Pfaender

I fiancheggiatori anti-Cav. Adusbef e Federconsumatori annunciano una stangata a base di tasse e caro prezzi per il 2010: "Tutta colpa del governo e delle manovre di Tremonti". Ma ancora una volta sparano cifre a casaccio e manipolano i dati



Un 2010 di lacrime e sangue. Se dalla tredicesima vi è avanzato qualcosa, mettetelo da parte, tra pochissimo ne avrete bisogno. Sta arrivando la stangata.
Quasi seicento euro a famiglia: tanto costerà agli italiani l’arrivo del nuovo anno. Lo annunciano «Adusbef» e «Federconsumatori», due delle più importanti associazioni dei consumatori italiane. Che se la prendono, il giorno di Santo Stefano, con un governo che «ha fatto poco o nulla per aiutare le famiglie, ma che al contrario ha improntato la sua politica economica a una premialità di vantaggio per ricchi, furbi, trafficanti, riciclatori ed evasori». Nello specifico i presidenti delle due associazioni, Elio Lannutti (numero uno di Adusbef e senatore dell’Italia dei Valori di Antonio di Pietro) e Rosario Trefiletti, puntano il dito contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che avrebbe inserito tra le pieghe della Finanziaria circa «120 euro di nuovi balzelli che graveranno sulle spalle di ogni famiglia».

L’annuncio è di quelli spiazzanti. Tremonti avrebbe quindi svicolato impunemente per quasi un mese l’accusa di aver introdotto nuove tasse (che evidentemente erano sfuggite all’esame di tutta l’opposizione, che anzi ha rimproverato al ministro di aver dato il via a una manovra «troppo debole») fino all’arrivo degli analisti di Lannutti? Inciso: Lannutti è lo stesso che per aver diffuso due anni fa notizie infondate sull’andamento azionario di Unicredit è stato recentemente multato di 100mila euro dalla Consob con l’accusa di manipolazione del mercato.
E torniamo all’allarme. Infondato. Dei 120 euro di aggravio fiscale, oltre la metà, ben 65 euro, deriverebbe dall’aumento delle tariffe aeroportuali: tre euro in più ogni biglietto.

Oltre a stimare quindi per ogni famiglia italiana una media di 22 viaggi aerei in un anno (e va bene che siamo un popolo di viaggiatori, ma non stiamo esagerando?), le due associazioni dei consumatori mancano di sottolineare che gli aumenti in questione non sono certi, in quanto agganciati ai piani di sviluppo degli aeroporti (al momento neanche presentati). «Il comma 215 della Finanziaria sulle spese di giustizia - si legge ancora sul sito web di Federconsumatori (su quello di Adusbef sono ancora impegnati a insultare Alessandro Profumo, ad di Unicredit) - introduce il contributo unificato pari a 103,3 euro a carico dei lavoratori licenziati che fanno ricorso in Cassazione», mentre «il comma 6-bis istituisce un ulteriore balzello pari a un contributo minimo di 38 euro a carico di quei cittadini che osano fare ricorso contro gli agguati degli autovelox».
A conti fatti, dunque, le due associazioni dei consumatori hanno ragione: le scelte del governo graveranno nel 2010 su ogni famiglia per 120 euro. A patto che i componenti del nucleo familiare facciano almeno 22 voli (e partendo sempre da aeroporti che abbiano già avviato lavori di sviluppo), che abbiano un componente al terzo grado di giudizio per una causa di licenziamento e che prevedano di intentare una causa contro gli autovelox. Per tutte le altre famiglie, niente di che preoccuparsi. «È assolutamente pretestuoso affermare che la legge finanziaria comporterà una stangata per i cittadini» ha commentato il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas.

«A questa ministangata governativa,- si legge invece in fondo al comunicato - bisogna aggiungere 30 euro di gas, 130 di Rca, 18 euro per i servizi idrici; 35 euro di Tarsu; 30 di rincari dei servizi bancari; 80 euro per le rate dei mutui visto che le banche stanno aumentando lo spread, 65 euro per gli aumenti dei biglietti dei treni, 90 euro per i costi dei carburanti». E se anche tutti i dati fossero esatti, la colpa del governo dov’è?




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Consumatori: stangata da gennaio Rincari da 596 euro a famiglia

Corriere della Sera

Ai «balzelli» per 120 euro nella finanziaria si aggiungono aumenti per gas, assicurazioni e tassa sui rifiuti urbani

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MILANO - Una vera e propria stangata: nel 2010 le famiglie italiane si ritroveranno in tasca circa 600 euro in meno per colpa di rincari, balzelli e nuove spese. L'allarme arriva dalle associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori. Che puntano il dito anche sulla Finanziaria: non è vero - dicono i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti - che non contiene nuove tasse. Ma anzi prevede misure che costeranno alle famiglie 120 euro in più all'anno. Senza contare gli aumenti di gas, carburanti, mutui e biglietti ferroviari. E se «il buon giorno si vede dal mattino», c'è poco da stare tranquilli: secondo l'Adoc aumenteranno del 4% circa anche i prezzi per il cenone di Capodanno.

STANGATA GOVERNATIVA - Adusbef e Federconsumatori parlano esplicitamente di «ministangata governativa»: «Non è vero - sostengono - che la Finanziaria appena approvata non abbia aumentato le tasse, come hanno affermato il ministro Tremonti e il presidente del Consiglio Berlusconi, perchè ci sono circa 120 euro di nuovi balzelli che graveranno sulle spalle di ogni famiglia». Tra questi, le due associazioni citano le «anticipazioni tariffarie di 3 euro a passeggero su ogni singolo biglietto aereo a favore dei gestori aeroportuali», oltre al «contributo unificato pari a 103,3 euro a carico dei lavoratori licenziati che fanno ricorso in Cassazione» e ai circa 38 euro «a carico di quei cittadini che "osano fare ricorso" contro le multe per alta velocità (autovelox)».

RINCARI - A queste spese in più si devono aggiungere tutti gli altri rincari: circa 30 euro per il gas, 130 per l'assicurazione auto (rca), 18 euro per servizi idrici, 35 euro per la Tarsu (tassa rifiuti solidi urbani), 30 euro di aumenti dei servizi bancari, 80 euro per i mutui a causa degli aumenti dello spread applicato dalle banche, 65 euro per gli aumenti dei biglietti dei treni e 90 euro (su base annua) per i costi dei carburanti. Secondo le stime delle due associazioni dei consumatori, dunque, da gennaio 2010 peseranno sulle spalle degli italiani rincari complessivi per circa 596 euro.

CARO CENONE - E la «stangata 2010» parte già da Capodanno. Secondo l'Adoc festeggiare al ristorante o in un locale costa il 4% in più in media rispetto all'anno scorso. E allora aumentano (+2%) quelli che, per risparmiare, preferiscono rimanere a casa o andare in un agriturismo. Festeggiare a contatto con la natura, secondo l'associazione dei consumatori, costerà in media 130 euro (+2,3% rispetto all'anno scorso), mentre per organizzare una cena in casa, per otto persone, non si andrà oltre il 158 euro in media.


26 dicembre 2009






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Roma fa guerra alle compagnie low cost e Ryanair ritira i suoi aerei da Ciampino Doppia sanzione a Easyjet per ritardi e disagi provocati Il vettore irlandese: stop ai voli in Italia dal 23 gennaio

Corriere della Sera

Doppia sanzione a Easyjet per ritardi e disagi provocati. Il vettore irlandese: stop ai voli in Italia dal 23 gennaio

 

ROMA - Le compagnie low cost, che anche durante queste festività stanno facendo volare milioni di persone con voli economici, sono di nuovo nell'occhio del ciclone. L'Enac - l'Ente nazionale per l'aviazione civile - punta il dito contro Ryanair ed Easyjet. La prima, protagonista di un lungo contenzioso legale sui diritti di volo a Ciampino, viene richiamata dall'Enac - con varie ordinanze - a accettare più semplici «forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche». La seconda ha ricevuto dalla Direzione Enac di Roma Fiumicino «tre sanzioni amministrative, per un totale di 110mila euro, per disservizi legati a ritardi e cancellazioni di voli da Roma Fiumicino a Lamezia Terme che si sono verificati negli ultimi giorni». La compagnia aerea, sostiene l'Enac, avrebe violato le regole a garanzia dei viaggiatori.

DIRITTI DEI VIAGGIATORI - Su Easyjet, una nota dell'Enac scritta alla vigilia di Natale sottolinea che «le contestazioni riguardano in particolare infrazioni al Regolamento Comunitario n. 261 del 2004, ovvero per mancata informazione ai passeggeri, mancata compensazione e mancata assistenza». Secondo il presidente dell'Enac Vito Riggio «l'Autorità per l'aviazione civile non intende tollerare da parte di nessuna compagnia aerea cancellazioni, ritardi prolungati e negato imbarco di dipendenti imputabili al vettore». E avverte: «Erogheremo sanzioni a tutte le compagnie aeree per ogni mancato rispetto dei diritti dei passeggeri, così come prevede la normativa comunitaria».

O'LEARY FERMA TUTTO - Intanto Ryanair annuncia che - per protesta contro le ultime ingiunzioni Enac - sospenderà tutti i propri voli nazionali in partenza dallo scalo di Roma-Ciampino - ma anche da Alghero, Bari, Bologna, Brindisi, Milano Bergamo Orio al Serio, Pescara, Pisa e Trapani - a far data dal 23 gennaio 2010. Sul «G.B.Pastine», peraltro, pende la richiesta del Dipartimento di Epidemiologia della regione Lazio, di ridurre i movimenti aerei giornalieri dagli attuali 162 a un massimo di 60, ma dei suddetti voli 100 sono low-cost e 62 dell'aeroporto militare.
«Quella che Michael O'Leary, a.d. della compagnia aerea irlandese, considera una minaccia - commenta il sindaco di Ciampino Walter Enrico Perandini - è per le nostre popolazioni una opportunità: nel 2009 su Ciampino ci sono stati poco meno di 10 mila movimenti aerei commerciali nazionali (29 giornalieri in media) con 900 mila passeggeri. A danno della salute dei residenti».

VIA SUBITO 30 VOLI - Ribadendo l'urgenza di provvedere alla riduzione dei voli per legge, il sindaco della cittadina a sud-ovest di Roma chiede a ministro dei Trasporti e Enac che «per i 30 slot cui rinuncerà Ryanair dal 23 gennaio non vi sia una interruzione temporanea, ma una loro definitiva cancellazione da Ciampino con una riassegnazione sull'Aeroporto di Fiumicino, che nei giorni scorsi ha inaugurato una nuova pista».

L'ANNUNCIO SUL WEB - L'annuncio-minaccia di Ryanair riguarda comunque tutti gli scali italiani in cui opera ed è comparso sul sito della compagnia mentre migliaia di passeggeri si imbarcavano dal Belpaese sui low cost giallo-blu. «Oggi (23 dicembre) - vi si legge - Ryanair ha annunciato che cesserà di operare temporaneamente le rotte domestiche da/per le 10 basi italiane... a partire da sabato 23 gennaio 2010, in seguito all’ingiunzione sollevata da Ryanair contro le ordinanze dell’Enac (Ref No. 26/2009 e 79320/dirgen/dg), che obbligano Ryanair ad accettare svariate e non sicure forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche di Ryanair, anche se questi documenti di identità sono costituiti da niente più che licenze di pesca». La compagnia rivendica il diritto di chiedere passaporto o carta d'identità ai passeggeri ai gate d'imbarco. Se la decisione non verrà modificata, migliaia di italiani che hanno prenotato voli in partenza e in arrivo dopo il 10 gennaio avranno seri problemi a trovare biglietti sostitutivi a prezzi contenuti.


Luca Zanini
26 dicembre 2009(ultima modifica: 27 dicembre 2009)





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Pd alla resa dei conti D’Alema sceglie l'Unità per gridare al complotto

di Antonio Signorini

Democratici divisi. L’ex premier punta l’indice contro Veltroni e Repubblica : "Inciuci io? Qualcuno disinforma per condizionare il partito"



Roma Compagni lasciate perdere Palazzo Grazioli. Dimenticate i retroscena che riguardano il presidente del Consiglio, perché, se è vero che certi ambienti della sinistra stanno tramando, il complotto è solo ai danni del Partito democratico e del suo leader Bersani. Con la fine del 2009 è arrivata una resa dei conti che era inevitabile. Massimo D’Alema se l’è presa con quella che altri hanno definito la «sinistra cattolica e azionista». Strana alleanza politica tra Walter Veltroni e il partito di Repubblica, con un obiettivo preciso: «Vogliono spaccare il Pd». Per lanciare l’allarme D’Alema si è riappropriato dell’Unità che gli ha dedicato la prima pagina. Scelta significativa perché l’atto di accusa di D’Alema è soprattutto contro il quotidiano-partito.

L’ex premier ce l’ha con il titolo nel quale gli si attribuisce un «elogio dell’inciucio». Un modo «di informare che ha l’effetto di avvelenare il dibattito politico. Non da oggi purtroppo. A volte - spiega - si ha l’impressione che più che informare si abbia l’obiettivo di condizionare il nostro partito. Forse non è piaciuto l’esito del congresso. Forse qualcuno pensa che si debba scardinare la maggioranza che lo ha vinto, isolando D’Alema e condizionando Bersani. Sono intenti politici. È incredibile perseguirli distorcendo l’informazione e lanciando accuse calunniose e indimostrate».

C’è il rapporto turbolento con militanti ed elettori di sinistra che si mobilitano su Internet e se la prendono tanto con Berlusconi quanto con il vertice Pd. Nel centrodestra, osserva D’Alema, «discutono, ma sono ben attenti a non demolirsi tra loro». Con i blogger scatenati D’Alema non se la prende più di tanto. Molto più pericolosa la minoranza del Pd quando accusa Bersani e D’Alema di non essere abbastanza antiberlusconiani. «Veltroni - osserva l’eterno rivale - ha fatto la campagna elettorale all’insegna della non demonizzazione di Berlusconi, fino a non nominarlo e, all’indomani delle elezioni, ha sottolineato la comune responsabilità con il presidente del Consiglio in materia di riforme costituzionali. Sarebbe strano se avesse cambiato idea solo perché Bersani è diventato segretario del partito».

Sopra tutto c’è la partita delle riforme. Un pezzo della sinistra teme la trappola? «Non so se la disponibilità della destra sia vera o finta. Il modo migliore per appurarlo è lanciare la sfida e aprire il confronto sul merito. Questa è la politica di una forza riformista che vuole essere utile al Paese». D’Alema non è per nulla disposto a farsi condizionare da chi dice che sulle riforme c’è il macigno della giustizia. «Se Berlusconi volle farsi una leggina ad personam ha la maggioranza. Noi abbiamo detto chiaramente che voteremo contro. Altre sono le riforme che riteniamo necessarie». C’è la legge elettorale per un sistema simile a quello tedesco, la riduzione dei parlamentari, la camera federale e la “bozza Violante”».

Se e quanto lo sfogo di D’Alema corrisponda al pensiero del leader del Pd è tutto da vedere. Ieri Pier Luigi Bersani ha rimandato la palla delle riforme nel campo dell’avversario. «Un pregiudizio su un percorso di riforme non viene da noi, potrebbe venire dagli atti che loro faranno a gennaio», ha spiegato riferendosi al Pdl. A D’Alema, Bersani dedica, non un commento al suo sfogo, ma il rilancio della candidatura al comitato di controllo sui servizi segreti. Per il Copasir «uno guarda i curriculum e D’Alema certamente ha il curriculum migliore, non ci piove».



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Quelle loro riviste pagate dallo Stato

di Redazione

Gli sprechi pubblici vanno denunciati e colpiti, ma solo se riguardano gli altri. Le associazioni che difendono i consumatori si guardano bene, infatti, dal combattere le elargizioni statali a favore dell’editoria di cui sono beneficiarie. A inserirle nell’elenco una legge del 30 luglio del 1998 che prevede un sostegno alle pubblicazioni di associazioni di consumatori diffuse a livello nazionale. Ecco qualche dato riferito al 2004: poco più di 60mila euro al Movimento difesa del cittadino, 22mila all’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, 75mila all’Adiconsum, quasi 40mila al Codacons e 22 mila all’Adusbef.



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Legali «addestrati» dalle assicurazioni

di Redazione

Strappare un risarcimento rapido e soddisfacente alle compagnie di assicurazione senza passare dai tribunali. L’intento era più che nobile. Peccato che l’accordo concluso nel 2004 da otto associazioni dei consumatori (alle quali se ne sono poi aggiunte altre sei) lasci quantomeno perplessi. L’Ania, cioè l’associazione degli assicuratori, si impegna a fornire alle associazioni dei consumatori «gli strumenti informatici all’attività dell’ufficio di conciliazione» e «le risorse necessarie a condurre le iniziative formative». Insomma, uomini e mezzi per combattere l’Ania sono forniti dall’Ania. Da che parte penderà la bilancia al momento di conciliare?



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Denuncia le pecche della giunta rossa: cacciato dal Codacons

di Matthias Pfaender

Prima che fosse lui a interessarsene in prima persona, il Codacons, a Rimini praticamente non esisteva. Ma dal 15 dicembre del 2005, da quando cioè Alessandro Ceriani assume il ruolo di coordinatore  per la provincia, l’associazione presieduta da Carlo Rienzi diventa una "potenza" nel territorio


Prima che fosse lui a interessarsene in prima persona, il Codacons, forse la più famosa tra le associazioni dei consumatori italiane, in quella parte della riviera romagnola praticamente non esisteva. Ma dal 15 dicembre del 2005, da quando cioè Alessandro Ceriani assume il ruolo di coordinatore responsabile per la provincia di Rimini, l’associazione presieduta da Carlo Rienzi diventa una «potenza» nel territorio. Nel maggio del 2009 addirittura stringe, attraverso la «Lista consumatori» (l’emanazione politica diretta dell’associazione), un’alleanza elettorale con il futuro presidente della provincia, il piddino Stefano Vitali. Vitali successivamente vince le elezioni e il 25 giugno si insedia. In questa vittoria elettorale, per Ceriani, c’è l’inizio della fine.

Il fatto è che Ceriani, libero professionista nel settore elettromedicale, il consumerismo lo ha sempre visto, forse banalmente, come un servizio a favore del consumatore e degli utenti; una «missione» da affrontare senza porsi domande di opportunità politica. Per questa ingenuità è stato «trombato». «Sono stato cacciato dopo quattro anni per aver fatto - denuncia - quello che un’associazione dei consumatori che si definisce indipendente deve fare». Che cosa?

A inizio mese Ceriani avvia un’inchiesta sugli uffici di collocamento per disabili dell’Emilia Romagna, ovvero quelle strutture pubbliche, emanazione della Provincia, finalizzate ad aiutare persone con handicap nella ricerca di un impiego. Risultato: secondo Ceriani la struttura di Rimini presenta «scomodità logistiche» e «deficit di accoglienza».

I giornali locali pubblicano i risultati dell’inchiesta, la Provincia ribatte a mezzo stampa, le polemiche montano. E il Codacons - nella figura del presidente regionale, l’avvocato Bruno Barbieri - si incarica di redarguire Ceriani, reo di aver dato fastidio alla Provincia «amica». Non basta. Dopo qualche giorno, il 12 dicembre, Ceriani viene definitivamente «radiato», allontanato dall’associazione. «Il Codacons tradito da Ceriani - ha scritto in una nota Barbieri, come ha riferito La Voce di Romagna - rinnova il proprio appoggio a Vitali».

Tutto finito: il segretario provinciale riottoso eliminato, il patto politico tra Codacons e Provincia rinsaldato. Resta soltanto l’amarezza di Ceriani, convinto di essere stato fatto fuori per altri motivi che l’inchiesta sui centri di impiego. Il fatto è che Ceriani non è mai stato un segretario provinciale «ligio alla linea» del Codacons, struttura gerarchizzata e molto centralizzata che vede al vertice quel Rienzi da 303mila euro all’anno (reddito 2005 lordo).

Nel gennaio del 2007 Ceriani invia al Cncu (il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti che rappresenta tutte le maggiori associazioni dei consumatori) una richiesta formale di informazioni: vuole sapere come e quanto le associazioni dei consumatori vengono finanziate dai fondi pubblici distribuiti dal ministero per lo Sviluppo economico. «Sono passati due anni, e nessuno mi ha mai risposto - commenta Ceriani -. E dire che all’epoca ero coordinatore provinciale di una delle associazioni più rappresentative. Come dire, il consumerismo italiano non brilla certo per trasparenza».




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