sabato 26 dicembre 2009

Cortina, bufera sui cartelloni mondiali Nella foto spot c'è Madonna di Campiglio

Corriere del Veneto


Sorpresa choc alla vigilia di Natale: i monti della rivale nella pubblicità per la candidatura ai campionati del 2015. Il comitato: non c'era tempo per visionare la foto


CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - Le montagne di Madonna di Campiglio per sponsorizzare la candidatura di Cortina ai Mondiali di sci del 2015. Non è uno scherzo di cattivo gusto, ma la sorpresa choc che i cortinesi si sono trovati alla vigilia di Natale, con un grande cartellone pubblicitario esposto in paese a sostegno della candidatura dei mondiali invernali.

Invece della Tofana e del Cristallo si è preferito usare le crode che circondano Madonna di Campiglio: a sinistra la Cima Grande, con il passo Grostè, a destra la Cima Brenta e la Cima Tosa. Un grossolano errore dell’agenzia pubblicitaria cui è stata affidata la campagna, ma che non è il solo. La stessa immagine con lo ski-line di Madonna di Campiglio, stazione del Trentino, compare anche in quarta di copertina della rivista «Cortina Topic», organo ufficiale del consorzio Cortina Turismo, finanziato dal Comune e dagli operatori turistici del paese. Imprenditori che si ritrovano così a pagare una pubblicità di una diretta concorrente, per di più nella ricca Provincia autonoma di Trento.

A Cortina così c’è stata subito polemica. Il comitato promotore ha spiegato che la scelta è stata adottata dall’agenzia pubblicitaria incaricata e che non c’è stato il tempo per verificare il materiale. Nella serata di mercoledì 23 dicembre l’immagine era stata visionata, ed aveva avuto il benestare per la diffusione, da parte del sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, e di Nicola De Santis, responsabile marketing del comitato Cortina 2015.

Un comitato che, i giorni scorsi, ha ottenuto un contributo di 100 mila euro dalla Giunta regionale. La giustificazione addotta dal Comitato è che non si è voluto usare una foto di Cortina ritenendo che per una candidatura mondiale le Dolomiti - nominate nel 2009 patrimonio dell’umanità dall’Unesco - fossero un’immagine troppo limitata, troppo stretta. Si è preferita una visione più ampia, più generica, delle Alpi, ha spiegato il direttore di Cortina 2015, Martin Schnitzer, altoatesino di Merano.




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Usa, allarme terrorismo su un aereo: esplode carica, giovane fermato in volo

di Redazione

Un nigeriano 23enne, Abdul Faruk Abdulmutallab era sull'Amsterdam-Detroit. Si è sentito un botto, poi fuoco e fiamme. Fermato dai vicini di posto. Alla polizia dice: "Sono di al Qaida". Casa Bianca in allarme. Legami con l'imam yemenita della strage di Fort Hood


 

Washington - Sono stati alcuni passeggeri a intervenire e immobilizzarlo. E' stato fermato dai vicini di posto il giovane nigeriano responsabile di quello che la Casa Bianca ha definito "un tentativo di attacco terroristico", a bordo dell'Airbus A330 della Delta Northwest, in volo tra Amsterdam e Detroit. A venti minuti dall'atterraggio, secondo le testimonianze raccolte dai media americani, s'é avvertito uno scoppio, seguito subito da fumo e scintille. "Abbiamo sentito questo botto - racconta Syed Jafri alla Cnn - tra la sorpresa generale. Pochi istanti dopo, delle luci, come delle fiamme, e del fumo.

Ci sono stati momenti di panico, ma immediatamente in tanti si sono avvicinati alla zona da cui proveniva il rumore, con acqua, coperte ed estintori. E' stato meraviglioso vedere come tutti abbiano collaborato. Un ragazzo giovane - prosegue il racconto del testimone - e subito alcuni altri si sono subito occupati di bloccare il sospettato, accompagnandolo nella parte anteriore dell'aereo, nella zona della prima classe, dove è rimasto sino all'atterraggio che si é svolto senza nessun problema. Sono stati 10-15 minuti di panico, non di più, tra chi sedeva nelle 6-7 file vicine al terrorista. Probabilmente - conclude Syed - il resto dell'aereo non s'é accorto di nulla".


Minaccia terrorismo L'uomo, che soffre di bruciature di secondo grado, è stato portato all'ospedale dell'università di Ann Arbor, vicino a Detroit. Secondo la Abc, l'attentatore è stato identificato come Abdul Faruk Abdulmutallab, un nigeriano di 23 anni, e sarebbe uno studente di ingegneria allo University College di Londra. Stando al suo visto di ingresso - rilasciato il 16 giugno scorso - stava viaggiando dalla Nigeria agli Stati Uniti per partecipare a una cerimonia religiosa. L'Fbi sta indagando sull'episodio. Il sospetto avrebbe detto di essere un membro di al Qaida, di essersi procurato procurato l'esplosivo nello Yemen e di aver ricevuto ordini su quando utilizzarlo.
Obama allarmato Il presidente Barack Obama, in vacanza alle Hawaii, è stato subito messo al corrente dell'accaduto dai suoi consiglieri militari, e - ha riferito il portavoce della Casa Bianca - ha "dato istruzioni affinché vengano prese tutte le misure appropriate per potenziare la sicurezza aerea". L'ente federale dei trasporti statunitense ha deciso di non aumentare il livello di allarme terrorismo sui trasporti aerei, in chiara controtendenza con le pratiche abituali sotto la presidenza di George Bush. 

Legami con Fort Hood Il giovane nigeriano avrebbe potuto avere contatti con un imam americano-yemenita il cui nome è citato nella strage di Fort Hood, Texas, nella quale sono state uccise 13 persone. Lo afferma il deputato repubblicano alla Camera dei rappresentanti Usa, Pete Hoekstra, che è anche membro della Commissione servizi, aggiungendo che il nigeriano si sarebbe recato recentemente nello Yemen. "Potrebbe essere stato in contatto con l'imam americano (Anwar) al-Aulaqi.

La questione che deve essere sollevata è la seguente: questo imam è stato sufficientemente influente da convincere qualcuno ad attaccare nuovamente gli Stati Uniti?" si è chiesto Hoestrka. Il nome di al-Aulaki è emerso nell'episodio della strage che ha fatto 13 morti e 42 feriti nella base militare di Fort Hood in Texas il 5 novembre scorso. L'aggressore, lo psichiatra militare Nidal Hassan aveva parlato nel 2008 di omicidi di americani con l'Imam. Al-Aulaki, un predicatore musulmano nato negli Usa ma residente nello Yemen ha detto di aver incontrato Nidal Hassan nove anni fa nel centro islamico Al-Hijrah di Washington e di aver avviato con lui una corrispondenza dopo aver lasciato di Usa.





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