venerdì 20 novembre 2009

Gli italiani? Sono 120 milioni (Ma la metà vive all’estero)

di Andrea Tornielli

Roma - Basta con il cliché degli italiani all’estero che li vorrebbe mediamente anziani, nostalgici del Belpaese al punto da sognare il definitivo ritorno, impegnati anima e corpo nelle associazioni battenti bandiera tricolore, gelosi custodi e cultori del patrio idioma al punto da esprimersi malvolentieri nella lingua della nazione in cui risiedono: pur mantenendo i legami con l’Italia, infatti, i nostri connazionali all’estero hanno radici sempre più profonde nei Paesi dove sono emigrati.

È quanto emerge dalla quarta edizione del rapporto sugli italiani nel mondo preparato dalla Fondazione Migrantes della Cei e pubblicato dalle edizioni Idos, presentato ieri mattina a Roma. Sono quasi quattro milioni i nostri connazionali all’estero, almeno sessanta milioni gli oriundi e ancora di più quelli che fanno riferimento in qualche modo all’Italia. Per l’esattezza, gli italiani residenti all’estero sono 3.734.428, un numero quasi identico a quello dei cittadini stranieri residenti in Italia (3.891.295). Nel rapporto si legge che appena poco più della metà degli italiani all’estero (59 per cento) è effettivamente emigrata dal nostro Paese. Più di un terzo, invece, è nato fuori dai confini del Belpaese (34 per cento).

Il numero degli italiani nel mondo non è in diminuzione ma in crescita, sia per la partenza di nuove persone dall’Italia sia soprattutto per la crescita interna - figli di italiani o persone che acquistano la cittadinanza per discendenza italiana. Le donne sono il 47,6 per cento (1.864.120). Mentre la ripartizione continentale conferma una prevalenza euro-americana: in Europa vive il 55,8 per cento degli italiani all’estero (2.184.534), in America il 38,8 per cento (1.520.652), in Oceania il 3,2 per cento (126.413), in Africa l’1,3 per cento (51,232), in Asia lo 0,8 per cento (32.936). I nostri connazionali residenti all’estero incidono sul totale della popolazione italiana per il 6,6 per cento. Solo poco più della metà di loro (57 per cento) è emigrata dall’Italia spostandosi nei Paesi dove poi ha deciso di stabilirsi definitivamente; più di un terzo (36 per cento), invece, è nato fuori dal Belpaese.

Oltre la metà degli italiani all’estero (54 per cento) è di origine meridionale, il 30,1 per cento proviene dalle regioni settentrionali, mentre il 15 per cento è originario delle regioni centrali. I connazionali all’estero, di solito sono riusciti a migliorare la loro situazione: hanno la casa di proprietà e non pochi una seconda casa in Italia, trascorrono parte delle vacanze in Italia, rimangono religiosi anche se poco a poco tendono a frequentare la chiesa locale più della missione cattolica italiana. Mentre continua a essere comunque consistente l’impegno della Chiesa italiana all’estero, con 400 centri pastorali e cinquecento tra sacerdoti e religiose che li animano.

Dal rapporto della fondazione Migrantes emerge come la lunga permanenza all’estero ha reso sempre più profonde le radici degli emigrati nei loro nuovi Paesi: ormai sono una minoranza quelli che inviano in Italia parte dei loro risparmi, quelli che intendono tornare per sempre nel loro Paese d’origine, quelli che seguono prevalentemente l’associazionismo italiano, quelli che preferiscono parlare solo italiano. Ciò non significa dimenticare le proprie origini: gli italiani all’estero continuano a seguire le vicende del nostro Paese, guardano i programmi Rai, sentono l’Italia vicina ma mai in misura uniforme e totalizzante. Continuano dunque a essere un prolungamento della realtà italiana, ma in modo diverso rispetto al passato. Una diversità e una maturazione della quale spesso non ci si rende conto.
«Descrivere semplicemente l’emigrazione – spiega monsignor Piergiorgio Saviola, direttore della Fondazione Migrantes - è tutt’altro che un compito banale, perché questa realtà sfugge per lo più al gran pubblico, non solo per quanto riguarda il passato ma anche relativamente al presente e al futuro: tra gli stessi addetti ai lavori si riscontrano incertezze quando si tratta di inquadrare cosa significhi il concetto di “italianità” nel mondo e il fatto di essere italiani (tanto più se nati all’estero) in altri Paesi».

I 10 edifici più brutti del mondo

Corriere della Sera


La classifica degli edifici più di cattivo gusto

MILANO – Una torre, un teatro, una libreria, alcuni musei: ci sono molti generi di edifici che figurano nella top ten degli edifici più brutti del mondo realizzata (per il secondo anno consecutivo) dal sito turistico generato dagli utenti Virtualtourist. Si tratta di opere talvolta celebrate dall’architettura mondiale come innovative o geniali, ma la verità è che alla gente semplicemente non piacciono e li considera bruttissimi.

Fotogallery
MORRIS MECHANIC THEATER – Teatro di Baltimora progettato dall’architetto John Johansen, viene considerato un esempio di brutalismo architettonico, corrente nata nel 1954 con Corbusier. Di questo edificio lo stesso proprietario, che lo acquistò nel 2005 per 6 milioni di dollari, dice: «Non ho mai conosciuto nessuno a cui piacesse». Anche se gli esperti sostengono che il brutalismo è la nuova frontiera della preservazione.
ZIKZOV TELEVISION TOWER – Progettata tra il 1985 e il 1992 dall’architetto e scultore David Cerny (molto discusso e autore tra l’altro anche di una curiosa opera su Saddam), domina la splendida città di Praga con le sue curiose figure infantili che si arrampicano sulla torre. C’è chi dice che si tratta di una costruzione megalomane, chi la definisce un classico esempio di architettura comunista. Secondo i lettori di Virtualtourist è semplicemente brutta.
THE BEEHIVE – Il Palazzo Beehive è in Nuova Zelanda, vicino al Parlamento la cui vicinanza –come scrivono i lettori - ne esalta la bruttezza.
CENTRO GEORGE POMPIDOU – Conosciuto anche come Beaubourg, il museo e centro culturale di Parigi fu progettato da Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard e Sue Rogers. Secondo il New York Times il design di questo centro, con i diversi colori delle tubature a seconda del loro utilizzo, ha rovesciato l’architettura mondiale. Ma alla gente non piace per nulla.
FEDERATION SQUARE – È la piazza principale della città di Melbourne ed è il punto di riferimento della città. La costruzione è decisamente caotica e dà un leggero effetto mal-di-testa.
PETROBRAS HEADQUARTERS – L’edificio brasiliano, situato a Rio de Janeiro, è stato definito un incrocio tra una costruzione lego non terminata e un penitenziario.
MARKEL BUILDING – Questa bizzarra opera costruita in Virginia è stata realizzata dall’architetto Richmond, il quale ha dichiarato nella progettazione di essersi ispirato a una patata al forno servitagli durante una cena di architetti.
ROYAL ONTARIO MUSEUM – Il quarto museo per dimensioni del Nord America è a Toronto ed è comunemente conosciuto come ROM. L’ultima revisione dell’edificio risale al 2007, ad opera di Michael Lee-Chin Crystal. «Oppressivo, angustiante e infernale»: così l’ha descritto Lisa Rochom, critica della prestigiosa rivista The Globe and Mail, titolando un suo celebre articolo “Il nuovo ROM fa infuriare il mondo».
NATIONAL LIBRARY – L’edificio è nel centro di Pristina, nel Kosovo, e gli utenti, nel criticarlo, scrivono: «Basta guardarlo». E in effetti è inquietante, un po’ alveare e un po’ prigione.
RYUGYONG HOTEL – Questo hotel che domina il profilo della capitale nord-coreana entra per la seconda volta consecutiva nella classifica dell’orrore stilata da Virtualtourist. E a questo punto ci fidiamo: deve essere veramente brutto.
Emanuela Di Pasqua
20 novembre 2009

Donatella Papi: «Sposo Izzo per dimostrare la sua innocenza»

Corriere della Sera

La giornalista in tv: «Farò riaprire il processo». RaiDue si dissocia: «Scuse ai familiari delle vittime»



ROMA - Donatella Papi sposerà Angelo Izzo per «dimostrare la sua innocenza», farà riaprire - garantisce - il processo sul delitto Ferrazzano e porterà nuove prove sulla strage del Circeo. La giornalista era stata invitata all'Italia sul due, il programma condotto da Lorenza Bianchetti e Milo Infante, per parlare del tema della puntata, "innamorarsi di un criminale'. Ma ha preferito leggere un comunicato - spiazzando tutti, conduttori e ospiti - nel quale ha difeso Izzo, condannato a suo giudizio «a una pena ingiusta». E in studio è scoppiata la bagarre.

Dalle dichiarazioni della Papi hanno preso le distanze sia i conduttori, sia gli ospiti: in studio a Roma, con la Bianchetti, l'avvocato Nino Marazzita e l'avvocato di Izzo, Filomena Fusco, che ha ricordato come l'uomo si sia sempre dichiarato colpevole; in collegamento da Milano, con Infante, Silvana Giacobini, Lella Costa e la criminologa Roberta Bruzzone. In particolare Costa e Bruzzone hanno lasciato lo studio in segno di protesta. È inoltre intervenuta al telefono Daniela Lopez, sorella di una delle vittime, alla quale tutti i presenti hanno testimoniato la loro solidarietà.

LE DICHIARAZIONI - «Sono una giornalista, ho 53 anni, conosciuta e stimata, nell'ultimo anno mi sono occupata totalmente di solidarietà e casi difficili in cui ho acquisito esperienza e conoscenze specifiche», ha affermato la Papi. «Da oltre vent'anni seguo sia la vicenda del Circeo sia l'omicidio di Ferrazzano che hanno coinvolto il detenuto Angelo Izzo, condannato per ben due volte a una pena ingiusta», per questo assicura, «farò riaprire il processo per il delitto di Ferrazzano fin da oggi, porterò prove, documenti e spero testimonianze chiave.

Così come farò in modo che si riparli soprattutto del primo caso che vide coinvolto Izzo, quello del Circeo, da cui ha origine tutto». «Purtroppo - prosegue - come anche nella società di oggi si conferma in tanti agghiaccianti casi, droga e ideologie (che in questo senso sono lo stesso) possono determinare nella vita di ciascuno di noi tragedie umani così immani. Cioè pagare cose mai commesse. Come è stato nel caso del Circeo, su cui porterò prove sconvolgenti e come accadde peggio nel caso di Ferrazzano, con modalità che vanno spiegate ai giovani e alla gente».

Papi garantisce che prima di muovermi si è «ben preparata», raccogliendo «da mesi nelle strade la solidarietà della gente, e posso dire che a parte le perplessità iniziali, moltissimi mi incoraggiano a dire tutto». Rivolge anche «un appello accorato alle famiglie delle vittime, che in qualche modo conosco, e che vorrò andare a trovare dicendo loro che non c'è giustizia più grande della verità» e «un messaggio caloroso e rispettoso alla famiglia Izzo, Ghira e anche Guido», che essendo in libertà spera voglia «parlare» e unirsi a lei «in questa battaglia. Se non lo farà, almeno all'inizio, lo capisco e lo rispetto».

LA NOTA - Poco dopo Viale Mazzini fa diffondere una nota, spiegando che Raidue «si dissocia totalmente». «In relazione a quanto affermato nella puntata odierna di Italia sul Due dalla signora Donatella Papi in merito alle vicende giudiziarie del signor Angelo Izzo, già condannato con sentenza definiva a due ergastoli per omicidio - si legge- Raidue, come peraltro fatto più volte in diretta dagli stessi conduttori del programma, Lorena Bianchetti e Milo Infante, si dissocia totalmente dalle dichiarazioni rese dalla signora Papi, tanto nella forma che nel contenuto».

«Tali affermazioni, del tutto gratuite, sono state fatte dalla signora, invitata in qualità di ospite, violando apertamente gli accordi preliminari alla trasmissione - continua la nota - il cui tema era esclusivamente legato alla relazione sentimentale che si sarebbe instaurata tra la signora Papi stessa e il signor Izzo, come peraltro riportato da alcuni quotidiani nazionali. Ogni altra valutazione è stata dunque fatta in modo arbitrario e senza che conduttori, responsabili del programma e redazione ne fossero a conoscenza». Raidue «esprime le proprie scuse e la propria vicinanza ai familiari delle vittime dei delitti commessi da Angelo Izzo, e respinge ogni tentativo fatto dalla signora Papi per inquinare una verità storica inequivocabilmente stabilita da due sentenze - definitive - di condanna».

20 novembre 2009


La polizia di Brasilia: "Battisti ancora in contatto con i terroristi" Estradizione, Lula perde tempo

Quotidianonet

Il presidente: "Devo leggere la comunicazione del Tribunale Supremo Federale, che è ancora in fase di elaborazione, poi prenderò la mia decisione". L'ex Pac prosegue lo sciopero della fame

Brasilia, 20 novembre 2009


"Devo leggere la comunicazione del Tribunale Supremo Federale (Tsf), che e’ ancora in fase di elaborazione, e dopo prenderò la mia decisione": così il presidente brasiliano, Luis Inacio Lula Da Silva, ha risposto oggi a chi gli chiedeva quali erano i tempi per una sua decisione sulla richiesta italiana di estradizione per Cesare Battisti.

Lula ha sottolineato che "un presidente della Repubblica solo può decidere in base agli atti del processo" e dunque una volta ricevuta la comunicazione del Tsf, che ieri ha deciso per maggioranza a favore della richiesta italiana "dovrò leggerla, discuterne con i miei consiglieri legali, dopodichè ne parlerò con la stampa con il massimo piacere". "Questa non è una faccenda per la quale io possa insinuare quello che penso fare: devo prednere una decisione e la prenderò", ha ribadito il presidente brasiliano.

Secondo una fonte del governo brasiliano, il presidente non ha alcuna fretta di adeguarsi o meno alla decisione del Tribunale supremo. Sempre secondo la fonte Lula cercherà di riaprire il dibattito giuridico sulla vicenda così da prendere tempo e trovare sostegno alla tesi sostenuta dal ministro della Giustizia Tarso Genro secondo cui a Battisti deve essere garantito lo status di rifugiato politico. La stessa fonte ha detto che la questione non è stata discussa durante l’incontro che Lula e Silvio Berlusconi hanno avuto a Roma a margine del vertice Fao, come invece sostenuto dalla stampa brasiliana.

Il presidente non vuole mettere in difficoltà Genro, suo prezioso alleato politico in vista delle elezioni del prossimo anno. Secondo Luis Roberto Barroso, avvocato brasiliano di Battisti, Brasilia potrebbe rifiutare l’estradizione senza per questo infrangere il trattato di estradizione che vige con l’Italia. "In Italia c’è un clima che non è propizio ad accogliere Battisti con serenità e dignità umana", ha detto il legale.

BATTISTI ANCORA IN SCIOPERO DELLA FAME

Intanto Cesare Battisti continua lo sciopero della fame iniziato la scorsa settimana, ma è ottimista sulla decisione che il presidente brasiliano prenderà in merito alla sua estradizione in Italia. Lo ha detto il senatore brasiliano Eduardo Suplicy, che ha incontrato in carcere l’ex terrorista rosso, secondo quanto riporta l’edizione online del Folha de Sao Paulo.

Battisti “continua lo sciopero della fame in modo deciso”, ha detto il senatore. “Da quanto ho capito continuerà lo sciopero con la speranza di vedersi riconosciuta la condizione di rifugiato politico in Brasile e di poter condurre una vita normale”, ha aggiunto.

Suplicy ha detto che Battisti è “relativamente calmo”, nonostante sia “debole” e abbia “perso nove chili”. L’incontro tra il senatore, l’ex terrorista e il suo legale, Luis Roberto Barroso, è durato circa un’ora e mezza e si è svolto nel carcere di Papuda.

Intanto oggi sia il vice presidente del Brasile, José Alencar, e il presidene del Senato brasiliano, José Sarney, si sono espressi a favore dell’estradizione e hanno esortato Lula ad uniformarsi alla decisione del Supremo tribunale federale.

LA POLIZIA BRASILIANA

Cesare Battisti era coinvolto in ‘’attività terroristiche’’ durante la sua clandestinità in Brasile, lo ha rivelato la polizia federale brasiliana. Il maggior quotidiano brasiliano, la Folha de S.Paulo, riporta oggi dichiarazioni del commissario Cleberson Alminhana, secondo il quale "investigazioni realizzate dalla polizia federale sulle attività illecite di Battisti durante il suo soggiorno illegale (in Brasile), hanno portato alla luce il suo coinvolgimento in attività terroristiche".

Le prove sarebbero emerse dal disco rigido di un computer e alcuni cd sequestrati nell’appartamento di Copacabana a Rio de Janeiro dove abitava l’ex terrorista rosso prima di essere arrestato nell’aprile del 2007. Nell’appartamento vennero sequestrati anche due passaporti falsi francesi entrambi con la foto di Battisti. Alminhana ha avviato le pratiche per ripassare il materiale al servizio antiterrorismo della polizia federale brasiliana e all’Interpol.



Brenda è stata uccisa" Natalì: ''Forse nel pc il secondo video dello scandalo''

Quotidianonet

Il corpo  senza vita del trans, coinvolto nello scandalo Marrazzo, rinvenuto in un appartamento. La morte sarebbe avvenuta in seguito ad un incendio. Secondo alcuni, aveva annunciato più volte di volersi togliere la vita. Ma la procura intende procedere per il reato di omicidio volontario. L'amico: "L'hanno ammazzata"


Roma, 20 novembre 2009




Il corpo del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, e’ stata trovato questa mattina nel suo appartamento in via Due Ponti a Roma stamani. A riconoscere Brenda è stata una sua amica, anch’essa transessuale.

Intorno alle 4.30 di questa mattina un uomo avrebbe chiamato i vigili del fuoco perché dall’appartamento, a Roma, proveniva un forte odore di fumo. I vigili del fuoco hanno spento l’incendio e, insieme con il personale del 118, sono entrati all’interno dell’abitazione. Disteso a terra hanno trovato il corpo seminudo in posizione supina con il capo rivolto verso sinistra.

Secondo i primi accertamenti, Brenda potrebbe essere morta per soffocamento da fumo. Non sembra ci siano segni di violenza, e accanto è stata rinvenuta una bottiglia di whisky. 


La casa, posta in un seminterrato, era costituita da una stanza di 10 mq, una zona soppalcata di 8 mq (dove è stato trovato il cadavere) e un piccolo bagno. Nell'abitazione, invasa dal fumo, gli investigatori avrebbero trovato tutto in ordine e l'incendio avrebbe causato solo qualche danno all'appartamento. La porta d'ingresso, al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco, era chiusa. Sembra che Brenda non ricevesse i clienti nell'appartamento di via due Ponti.


PARTICOLARI INQUIETANTI



Nell’appartamento pare siano state trovate le valigie pronte, il che potrebbe far pensare che il transessuale brasiliano volesse fuggire. Pochi giorni fa aveva denunciato di essere stata aggredita.

Inquietante il particolare che riguarda il personal computer di Brenda, trovato nel lavandino dell’appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. I Vigili del Fuoco, intervenuti per domare l'incendio, hanno operato in una zona diversa da dove era il computer e solo in una ristretta area. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Dunque, chi ha riempito d'acqua il computer? Forse la stessa persona che ha causato l'incendio e che non voleva far perdere i dati contenuti nella memoria. Verranno effettuati accertamenti su eventuali file contenuti nel pc.

E sarebbero state trovate tracce di liquido infiammabile: dai primi rilievi effettuati dalla scientifica emergerebbe la presenza di una sostanza usata per appiccare il fuoco. Le tracce sarebbero state trovate non lontano dal cadavere di Brenda.

INDAGINI PER OMICIDIO

La procura di Roma intende procedere per il reato di omicidio volontario per la morte del trans. Ben quattro magistrati hanno effettuato questa mattina il sopralluogo presso l’abitazione dove è stato trovato il corpo del trans: si tratta del pm Pierluigi Cipolla (che era di turno esterno), del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani (che ha la delega per gli omicidi) e dei due che indagano sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli.

Le ultime ore della vita di Brenda vengono passate al setaccio dagli investigatori della Squadra mobile romana. Per questo in Questura sfilano gli amici e i vicini di casa dela brasiliano: sarebbero una quindicina le persone sentite, amici e conoscenti, tra cui molti transessuali, e vicini di casa. L’obiettivo è quello di stabilire chi ha visto e cosa ha fatto Brenda nei giorni scorsi. È necessario, inoltre, trovare conferme alle notizie di un forte stato di depressione del transessuale causato dallo stress della vicenda nella quale era coinvolto con l’ex Governatore del Lazio.

Le indagini, anche se sono per il momento nella fase iniziale, devono accertare quali siano le cause dell'incendio ed è attraverso l'esame dello stato dei luoghi che gli investigatori potranno formulare le loro ipotesi.

Un'altra circostanza presa in considerazione è quella riguardante le aggressioni, una delle quali recenti che Brenda ha denunciato. Negli ambienti giudiziari si precisa che il trans, non essendo testimone dell'accusa al contrario di quanto accade per Natalie (la trans che ha avuto rapporti più stretti con Marrazzo, ndr), non gode di particolare protezione da parte delle forze dell'ordine. Non è stato infatti provato che le aggressioni subite siano ricollegabili alla vicenda che coinvolge l'ex governatore della Regione Lazio.

I magistrati della procura di Roma sono convinti che Brenda sia stato ucciso: "Come suicidio sarebbe francamente un po' strano", spiegano a piazzale Clodio. Stando a quanto accertato, da quell'appartamento nel piano interrato non si poteva uscire se non passando dalla porta. C'erano delle piccole finestre, ma sono state trovate chiuse. Brenda, si fa notare in procura, non era sotto protezione perché non era testimone di giustizia. Ma chi indaga vuole capire se ci sia un nesso tra la morte e l'aggressione di cui è stata vittima Brenda alcuni giorni fa.

Brenda è la seconda persona trovata morta e conivolta nel caso Marrazzo. Nel settembre scorso morì per un arresto cardiaco Gianguarrino Cafasso, il pusher che secondo i carabinieri coinvolti nel caso dell'ex Governatore della Regione Lazio, girò il filmato di quanto avveniva nell'appartamento di via Gradoli. La morte di Cafasso ha insospettito la procura di Roma che ha disposto una serie di accertamenti tossicologi per conoscere in maniera chiara le cause del decesso.

L'AUTOPSIA


Brenda sarebbe morto
per soffocamento da fumo: è quanto emergerebbe dalle prime ricostruzioni sul decesso del trentaduenne brasiliano. Il corpo del trans non era bruciato neppure parzialmente, ma solo annerito dalla fuliggine. La procura di Roma ha disposto l'autopsia, che sarà eseguita al Gemelli tra oggi e domani, e gli inquirenti hanno anche disposto gli esami tossicologici. In particolare sul cadavere della vittima sarà eseguita una tac.

STATI DI ALTERAZIONE


Questa mattina, alcuni transessuali
, che si sono radunati sotto casa di Brenda appena appresa la notizia, hanno dichiarato agli investigatori che aveva piu’ volte, nel corso di questi ultimi giorni, annunciato di volersi togliere la vita. Gia’ lo scorso 8 novembre, in seguito ad una rapina subita, Brenda era stata trovata in evidente stato di alterazione dovuto all’assunzione di alcol. Quando era stato chiamato il 118 per medicargli le escoriazioni, il trans aveva tentato di autolesionarsi battendo la testa su un’autovettura in sosta.

Successivamente, trasportato presso l’ospedale Villa San Pietro, aveva perso nuovamente la testa e minacciato il personale sanitario con un paio di forbici da medicazione, autolesionandosi le braccia. Era stata dimessa con prognosi di 5 giorni.

DUE INCONTRI CON MARRAZZO


L'ex governatore del Lazio
Piero Marrazzo avrebbe avuto solo due incontri con Brenda (che lui chiama Blenda): lo afferma lo stesso Marrazzo, pur con qualche margine di incertezza, nella sua deposizione dello scorso 2 novembre davanti ai pm di Roma Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli che lo hanno ascoltato come persona informata dei fatti.


Nel verbale Marrazzo parla soprattutto di Natalie, il transessuale nel cui appartamento si trovava quando sono entrati i due carabinieri che lo avrebbero derubato e poi ricattato: definisce i loro rapporti ''del tutto sporadici e occasionali'' ed aggiunge di essergli ''capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri''.

A domanda dei magistrati, poi, l'ex presidente del Lazio risponde: ''Ho avuto incontri di questo tipo con un'altra persona, una certa Blenda, nome che ho letto sui giornali in questi giorni e che mi sembra di ricordare. Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che e' passato anche un altro trans di cui non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda''. 


Rispondendo ad un'altra domanda, aggiunge: ''Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi, dovuto all'assunzione occasionale della cocaina, non mi mette nelle condizioni di saperlo''. ''Ne' Blenda ne' Natalie - prosegue Marrazzo - mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano''.

NATALI': "SONO TRANQUILLA, NON HO FATTO NULLA"


"Sono tranquilla
. Non ho paura perche' non ho fatto nulla''. Lo ha affermato il transessuale Natali' lasciando la sua abitazione in via Gradoli a Roma. ''Non ero amica di Brenda - ha aggiunto - non l'ho mai conosciuta. Non so se l'hanno uccisa''. A chi gli chiedeva se stesse andando in questura, la trans ha risposto: ''No. Mi sto recando dal mio avvocato''.'

''Se credo al suicidio di Brenda? Non lo so. Se e' successo quello che e' successo a lei, puo' darsi che sia perche' ha fatto qualcosa. Io non posso dirlo. Nessuno sa la verita' e io non posso dire una cosa che non so''. E' quanto ha affermato il transessuale Natalie in un'intervista al Tg2 delle 13.
''Puo' darsi che si e' ammazzata, puo' darsi che qualcuno... - si e' interrotta - Ma questa non e' una cosa che mi riguarda, io non c'entro niente, bisogna vedere la perizia''.

Alla domanda di un giornalista se avesse visto o meno il secondo video di Marrazzo, Natalie ha risposto di no: ''Non l'ho visto, sono cose che si dicono in giro, pero' nessuno sa la verita'. Se il secondo video era sul computer di Brenda? Dicono di si'''. Due morti pero' sono una cosa un po' strana, le suggerisce il giornalista: ''Strano e' strano - ha aggiunto - pero' io non posso dire...

Non e' che ho rapporti di amicizia con quelli... che abitano la' sopra, sono di qua, conosco qualche mia compaesana. Mi dispiace veramente perche' quello che e' successo non si augura a nessuno. Io non ho amicizia con lei, la conosco perche' e' mia compaesana. Se lei si ubriaca come hanno detto la prima volta i giornali quando la polizia l'ha presa e' una sua cosa privata. Se lei si droga o se lei e' malata sono cose sue. A me non me ne frega - ha concluso allontanandosi dalle telecamere - A me importa di me stessa''.

L'ULTIMA TESTIMONE


"Per me l’hanno ammazzato".
A parlare è Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda. Barbara è visibilmente scosso e dice: "devono trovare chi ha combinato tutto questo. Noi siamo tutti a rischio della nostra vita". Alla domanda dei cronisti, in che cosa consisterebbe il rischio, Barbara spiega: "sono i romeni". Accanto al corpo di Brenda sono state trovate due valigie: "voleva partire", conferma Barbara. "Voleva tornare nel nostro Paese in Brasile".

L’ultimo incontro tra Barbara e Brenda è di ieri sera: "ci siamo visti in un parcheggio vicino casa mia e abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantinès. Fisicamente stava bene, ma psicologicamente era a pezzi. Da quando è esploso il caso Marrazzo, anche io che non c’entro niente non riesco più a lavorare". Malgrado le parole del transessuale Barbara, gli investigatori lavorano anche sull’ipotesi del suicidio.

I VICINI DI CASA

Una persona "tranquilla e gentile
": così i vicini di casa descrivono Brenda. Maria, una romena di 54 anni, la descrive come "una bella ragazza. Ci incontravamo la mattina presto quando io andavo a lavorare e lei rientrava con le amiche. Io le chiedevo sempre di trovarmi un lavoro fisso, come badante. Lei mi diceva che faceva il possibile". Nessun rumore, niente confusione, in questo complesso residenziale formato da quattro palazzine di quattro piani ciascuna, abbarbicato su una collina, non lontano dal parco di Veio.

I residenti sono nella stra grande maggioranza immigrati, soprattutto senegalesi. Alcuni di loro dicono di non aver mai visto Brenda nè di averla sentita nominare. La signora Maria, invece, spiega che "Brenda abitava nella quarta palazzina, al primo piano" rispetto al livello della strada. "Dopo la vicenda Marrazzo non l'ho vista cambiata", aggiunge Maria.


Il cervello di nonno Benito all'asta su E-Bay" Ma l'ospedale smentisce Alessandra Mussolini

Quotidianonet


Si tratterebbe di frammenti di cervello e sangue, in vendita per 15.000 euro, conservati al Policlinico di Milano dopo l'autopsia sul corpo del Duce, all’indomani di Piazzale Loreto. Il nosocomio milanese nega: "Non ci risulta che fossero custoditi qui". Il sito di aste: "Inserzione subito rimossa, nessuna offerta"

Roma, 20 novembre 2009 



Alessandra Mussolini ha denunciato oggi il tentativo di vendere su E-Bay parte dei resti del nonno provenienti dal Policlinico di Milano, dove erano conservati dal giorno dell’autopsia condotta sul cadavere del Duce all’indomani di Piazzale Loreto.

"Sono a Napoli per un convegno sui media e i minori e sui crimini informatici. Triste fatalità, sono stata avvertita questa mattina alle 9.30 dal sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, che su E-Bay erano stati venduti per 15mila euro pezzi di cervello e sangue di mio nonno, corredati con tanto di foto che ritraevano una cassetta in legno con resti autoptici e delle ampolle con il sangue". A parlare è Alessandra Mussolini, che questa mattina si è subito rivolta al Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli per esporre denuncia dell’accaduto.

"Appena saputa la cosa - racconta - sono andata a vedere su E-Bay ciò di cui mi aveva avvertita Menia, che ringrazio profondamente, e che aveva appreso a sua volta la notizia da un amico. Quando ho guardato sul sito, però, l’annuncio non c’era più, perché i resti erano già stati venduti. Allora sono subito andata dai Carabinieri che, fortunatamente, erano presenti al convegno".

La deputata del Pdl racconta che i resti del nonno provenivano "da materiale autoptico del Policlinico di Milano". Ma lei, rivela, non sapeva "nulla dell’esistenza di questi resti. I resti di mio nonno sono contenuti in una cassetta dentro la cripta" di Predappio. "Poi - ricorda - dopo la sua morte sul suo corpo venne fatta un’autopsia, parte del cervello è stato spedito in America. Insomma ne è stato fatto scempio".

"È una cosa gravissima -incalza Alessandra Mussolini- Ho sporto denuncia per vedere cosa c’è di vero in questa faccenda e sono sicura che i Carabinieri riusciranno a vederci chiaro. Ho anche avvertito il dottor Vulpiani della polizia delle comunicazioni che si occupa dei crimini informatici e che era al convegno con me. Quello che è successo è una cosa estremamente grave, una follia, un crimine informatico che deve essere perseguito. Ironia della sorte -conclude- il convegno a cui ho preso parte si occupava proprio dei crimini informatici...".

SMENTITA DEL POLICLINICO

"Non ci risulta che in ospedale fossero custoditi resti di Benito Mussolini": dal Policlinico di Milano arriva una prima smentita che mette in dubbio la veridicità dell’annuncio che, secondo quanto denunciato dalla deputata del Pdl Alessandra Mussolini, è circolato su E-Bay in questi giorni. Agli attuali responsabili della storica struttura di via Sforza non risulta però che sia rimasto alcun materiale biologico in ospedale. Anche se "sono ancora in corso ulteriori verifiche".

È vero, spiegano dal Policlinico, che Mussolini fu portato all’ospedale Maggiore per l’autopsia. Secondo la ricostruzione, però, "negli anni immediatamente successivi al 1945 il materiale biologico di tutte le autopsie è stato eliminato". Poi il duce fu sepolto al campo 10 del cimitero Maggiore (Musocco). Ma le peripezie dei suoi resti non finiscono con la sepoltura. "Nel 1946 ci fu il trafugamento della salma da parte di Domenico Leccisi, in seguito diventato anche parlamentare del Movimento sociale italiano (Msi) dal 1953 al ‘63. Leccisi portò la cassettina con i resti del duce dai frati francescani in un convento qui a Milano".

Dopo anni in un altro convento, quello dei cappuccini a Cerro Maggiore nel Milanese, destinazione finale Predappio. "La leggenda metropolitana vuole - ricordano dal Policlinico - che un pezzo del cervello di Mussolini, come si disse anche di quello di Hitler, venne spedito in Usa per essere studiato".

EBAY: "INSERZIONE RIMOSSA SUBITO"

“L`inserzione apparsa su eBay.it relativa a parti del cervello e sangue di Mussolini è stata prontamente rimossa questa mattina prima delle 11, poche ore dopo la messa online dell`inserzione e prima che chiunque abbia fatto alcuna offerta”. E’ quanto precisa eBay Italia in risposta alle affermazioni della deputata del Pdl Alessandra Mussolini che aveva denunciato che su E-bay erano stati venduti alcuni resti di suo nonno provenienti “da materiale autoptico del Policlinico di Milano”.

“L`inserzione è stata immediatamente rimossa in quanto viola il regolamento di eBay, che vieta di vendere sul sito qualsiasi materiale organico umano” continua eBay Italia, spiegando che “il prezzo di partenza inserito dal venditore era di 15mila euro, ma nessuna offerta è stata fatta nel breve lasso di tempo in cui l`inserzione è stata visibile”.

“La sicurezza del nostro sito è per noi l`assoluta priorità e per questo ci adoperiamo prontamente per rimuovere qualsiasi oggetto vietato dal nostro regolamento” dichiara Irina Pavlova, responsabile della Comunicazione di eBay Italia, che aggiunge che “abbiamo un team di esperti che lavorano costantemente alla sicurezza del sito e che garantiscono il rispetto del regolamento”.

Battisti, Genro: "No estradizione, Italia fascista"

di Redazione

Battisti, Genro: "No estradizione, Italia fascista"

 





Brasilia - Il presidente brasiliano fa melina e si prepara a non concedere l’estradizione per Cesare Battisti, secondo fonti vicine al governo, nonostante il parere favorevole della Corte Suprema brasiliana. Il ministro della Giustizia, Tarso Genro, preferirebbe infatti mantenere l’ex terrorista dei Pac Cesare Battisti nel Paese "per motivi politici e umanitari" dato il "rafforzarsi del fascismo" in Italia.
Genro contrario all'estradizione "L’Italia non è un Paese nazista o fascista, ma si constata un aumento preoccupante del fascismo in una parte della popolazione italiana, anche in settori del governo", ha spiegato Genro. La data per la decisione definitiva da parte del presidente Luiz Inacio Lula da Silva non è ancora stata fissata: occorrerà attendere quanto meno la pubblicazione della sentenza; nel frattempo i legali di Battisti - in attesa comunque di processo per falsificazione di documenti - chiederanno la scarcerazione per amnistia; in seconda battuta è probabile la richiesta di ammissione al regime di arresti domiciliari.
La decisione di Lula Secondo Genro la decisione di Lula sarà "solitaria" e "sovrana", un "giudizio politico come dirigente della politica estera del Paese", con il solo vincolo di consultare l’Avvocatura Generale dello Stato. La sentenza ha suscitato polemiche anche all’interno della stessa Corte: il relatore, Cezar Peluso, ha ironicamente commentato al quotidiano a O Globo di non "essere all’altezza intellettualmente" di redigere una sentenza che accomuni da una parte il voto favorevole all’estradizione ma dall’altra la decisione di lasciare la questione nelle mani dell’esecutivo. La sentenza dovrebbe in effetti chiarire in particolare quale sia l’effettiva libertà di cui gode Lula: se cioè possa scegliere di ignorare del tutto il parere della Corte (e il trattato bilaterale in vigore con l’Italia) una volta che questa abbia stabilito che i reati di cui è accusato Battisti sono crimini comuni e non politici; oppure, se gli sia possibile negare l’estradizione solo sulla base di ulteriori considerazioni legali che prevalgano sul parere del massimo collegio giudicante.
I rapporti con l'Italia Lula si trova così di fronte al dilemma che avrebbe voluto evitare, a costo di vedersi privato del potere decisionale sull’estradizione affidato all’esecutivo: sfidare la sentenza della Corte innescando un conflitto istituzionale senza precedenti oppure smentire il proprio Ministro della Giustizia, fra i suoi principali collaboratori. Senza contare i rapporti con l’Italia, ragione per la quale i magistrati hanno deciso di lasciare al Presidente l’ultima parola: la questione, ha infatti concluso la Corte, riguarda anche i rapporti diplomatici con un Paese terzo e pertanto è di pertinenza dell’esecutivo.



Morto Lino Lacedelli La procura: omicidio volontario

Corriere della Sera


Il viado ucciso da esalazioni da fumo di un rogo nel suo seminterrato.Trovato borsone con liquido infiammabile



ROMA
- Il corpo del transessuale Brenda, coinvolto nella vicenda di Piero Marrazzo, è stato trovato senza vita all'interno di un seminterrato trasformato in appartamento in via Due Ponti 180 a Roma stamani. I magistrati che indagano sulla morte del transessuale stanno lavorando sull'ipotesi di omicidio volontario. Nell'abitazione di via Due Ponti c'è stato un sopralluogo con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno. In Questura sono sentiti decine di trans, conoscenti e vicini di casa. La transessuale Natalie, lasciando la sua abitazione di via Gradoli ha detto: «Sono tranquilla. Non ho paura perchè non ho fatto nulla». E poi ancora: «Non ero amica di Brenda non l'ho mai conosciuta. Non so se l'hanno uccisa»

PC NELL'ACQUA - La Procura ha disposto l'autopsia sul corpo del trans. Gli inquirenti hanno anche disposto gli esami tossicologici. Nel corso del sopralluogo compiuto dai magistrati è stato sequestrato un computer. Si tratterebbe del pc di Brenda ed è stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Il computer è stato portato via dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Roma. Verranno effettuati accertamenti su eventuali file contenuti nel personal computer di Brenda.

MORTA PER SOFFOCAMENTO - Sembra che nell'appartamento di via due Ponti Brenda non ricevesse i clienti. Il corpo di Brenda non presenta segni di violenza. Potrebbe essere morta per soffocamento da fumo. Secondo quanto si apprende, l'appartamento è costituito da un unico ambiente con una finestra, angolo cottura e un letto, e poi un bagnetto. Una stanza ampia circa 20 metri quadrati con una scala che porta ad un piccolo soppalco. E proprio lì sopra, riversa in terra, sarebbe stata rinvenuta Brenda, seminuda. Un'abitazione arredata in modo definito squallido da chi ha potuto vederla, alla quale si accede tramite una porta in ferro arancione, come le altre del pianerottolo al piano ammezzato dell'edificio di via di Due Ponti 180.
L'identificazione certa di Brenda avverrà solo attraverso l'esame autoptico. Nell'appartamento pare siano state trovate le valigie pronte. Vicino al corpo trovata una bottiglia di whisky.

IL BORSONE - L'incendio potrebbe essere partito da un borsone trovato proprio vicino alla porta d'ingresso del seminterrato. Sul borsone è stata trovata una sostanza capace di generare una combustione lenta. Questo quanto si è appreso stando ai primi rilievi dei vigili del fuoco che sono stati chiamati sulla base di una segnalazione di fumo proveniente dalla casa del trans.

«L'HANNO AMMAZZATA» - «L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo». Visibilmente scossa, Barbara, un transessuale brasiliano, parla dell'amica Brenda. «Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantyne, poi l'abbiamo lasciata in casa a vedere la televisione», dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che «né polizia né carabinieri hanno fatto nulla» spiegando che «tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni».

«INQUIETANTE»- «È inquietante». Così Luca Petrucci, legale di Piero Marrazzo, commenta la morte. «Bisogna indagare -dice Petrucci- per vedere se c'è qualcosa di più grosso di quel che sia già emerso». «Non posso pensare - ha aggiunto - che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e rapinata e che da poche ore è stata bruciata: vanno approfondite le cause anche se non ho alcun elemento per aggiungere qualcosa in più rispetto a quello che apprendo dai media. Dico che forse le indagini stanno scoperchiando una sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni. In questo senso ritengo giusto rimettere sotto protezione Natalie».

LA PRIMA MORTE - Quella di Brenda è la seconda morte nel giro di poco tempo da quando è scoppiato il caso Marrazzo. Nel settembre scorso infatti morì per un arresto cardiaco Gianguarino Cafasso, il pusher che secondo i carabinieri coinvolti nel caso dell'ex governatore della regione Lazio, girò il filmato di quanto avveniva nell'appartamento di via Gradoli. La morte di Cafasso ha insospettito la procura di Roma che ha disposto una serie di accertamenti tossicologi per conoscere in maniera chiara le cause del decesso.

L'INCHIESTA - Il transessuale brasiliano coinvolto nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltato in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. Pochi giorni dopo, il 9 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perché il trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.


IL RACCONTO DI MARRAZZO - «Ho avuto incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (disse letteralmente Blenda, ndr), nome che ho letto sui giornali in questi giorni e che mi sembra di ricordare. Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans di cui non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda». Così Piero Marrazzo rispondendo alle domande dei pm il 2 novembre scorso. «Né Blenda o Natalie - aggiunse l'ex governatore - mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano. Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Blenda in occasione di questi incontri ma il mio stato confusionale negli stessi dovuto all'assunzione occasione della cocaina non mi mette in condizioni di saperlo. Non ricorso se ho dato a Natalie degli assegni per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambi di contanti».

20 novembre 2009





La Vicks ritira 120mila spray nasali infetti da Usa, Gb e Germania

Quotidianonet

L’azienda ha scoperto all'interno delle confezioni il batterio B. cepacia, che potrebbe provocare gravi infezioni nelle persone con un sistema immunitario debole o affette da patologie polmonari

Londra, 20 novembre 2009


La Vicks ha ritirato dal mercato decine di migliaia di spray nasali sospettate di contenere un batterio. L’azienda ha scoperto, dopo test di routine, che lo spray potrebbe contenere il batterio B. cepacia, che potrebbe provocare gravi infezioni nelle persone con un sistema immunitario debole o affette da patologie polmonari. La Procter & Gamble, la società madre, ha dichiarato che fino a oggi non ci sono state segnalazioni.

Complessivamente è stato richiamato un totale di 120 mila spray negli Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna. Tutti gli spray potenzialmente infetti sono stati ritirati dagli scaffali dei negozi e i consumatori sono stati invitati a chiamare un numero verde se hanno il dubbio che il loro spray possa essere infetto.

Lo spray in questione si chiama Vicks Sinex Micromist Aqueous Nasal Spray Solution, 15 ml, con il numero del lotto 9224028832.

"Il batterio è a basso rischio medico negli individui sani, ma questo non lo rende accettabile", ha detto un portavoce della società. I consumatori possono chiamare lo 0800 555 515 se sospettano del loro spray e, se i test dovessero confermare le loro preoccupazioni, avrebbero diritto a un rimborso.


Alessandra Mussolini: «Sangue e cervello di mio nonno finiti in vendita su eBay»

Corriere della Sera


Secondo la deputata del Pdl il materiale era conservato al Policlinico di Milano: «È una cosa molto grave»



Alessandra Mussolini (Ansa)

MILANO - Sangue e cervello di Benito Mussolini in vendita su eBay, il sito di aste online. Lo afferma la nipote del Duce, Alessandra Mussolini, che ha presentato una denuncia ai carabinieri e informato la polizia delle comunicazioni che si occupa di crimini informatici. Il materiale, ha precisato la deputata del Pdl, era conservato al Policlinico di Milano dal giorno dell'autopsia all'indomani di piazzale Loreto, «e da lì è stato preso». «È una cosa molto grave - attacca la Mussolini -, sono cose da cui bisogna difendersi».

«VENDUTI PER 15MILA EURO» - «Sono stata avvertita questa mattina dal sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia che su eBay erano stati venduti per 15mila euro pezzi di cervello e sangue di mio nonno, corredati con tanto di foto che ritraevano una cassetta in legno con resti autoptici e delle ampolle con il sangue - spiega la deputata, che ha quindi informato il Comando provinciale dei carabinieri di Napoli (dove si trovava per un convegno).

Sono andata a vedere su eBay ciò di cui mi aveva avvertita Menia, che ringrazio profondamente e che aveva appreso a sua volta la notizia da un amico. Quando ho guardato sul sito l'annuncio non c'era più, perché i resti erano già stati venduti. Allora sono subito andata dai carabinieri che, fortunatamente, erano presenti al convegno». La deputata dice che non sapeva nulla dell'esistenza di questi resti. «Sono contenuti in una cassetta dentro la cripta di Predappio - spiega -. Dopo la sua morte sul suo corpo venne fatta un'autopsia, parte del cervello è stato spedito in America. Insomma ne è stato fatto scempio».

CONSEGNA DELLE SPOGLIE - In vendita su eBay c'è anche una copia del verbale di consegna delle spoglie mortali di Mussolini. Prezzo si partenza: 5 euro. Il venditore specifica che si tratta di una fotocopia dell'originale: il verbale, secondo quanto scritto sul sito, è costituito da tre pagine, ogni foglio è firmato dai sette presenti. Il testo inizia con la data: «L'anno 1957, addì 30 del mese di agosto, nel cimitero di San Cassiano di Predappio».

Tra i presenti figura la signora Guidi Rachele. Segue, sempre secondo la descrizione del venditore, la relazione dei resti delle spoglie mortali e tutta la storia e i vari tragitti fatti fare al corpo di Mussolini dal momento della morte alla consegna, i luoghi e i conventi dove venne occultato dopo il trafugamento dal cimitero di Musocco. È presente anche una descrizione dello stato del corpo e infine c'è la consegna del cervello prelevato e conservato e occultato a parte.

20 novembre 2009


E' morto Lino Lacedelli Nel 1954 conquistò il K2 insieme a Compagnoni


 



Belluno - È morto stamani, nella sua casa di Cortina, Lino Lacedelli, l’alpinista che insieme ad Achille Compagnoni conquistò il 31 luglio 1954 il K2. Lacedelli, da tempo malato, avrebbe compiuto il prossimo 4 dicembre 84 anni. L’estate scorsa il grande alpinista ampezzano aveva subito un intervento cardiaco, e nonostante una lunga riabilitazione non si era più ripreso. Proprio le difficili condizioni di salute gli avevano impedito di partecipare ai funerali di Compagnoni, deceduto il 13 maggio scorso, all’età di 94 anni.


Messner: eccellente arrampicatore "Lacedelli non entrerà nella storia dell’alpinismo solo come conquistatore del K2 assieme a  Compagnoni, ma anche come uno dei più grandi arrampicatori": lo ha detto Reinhold Messner. "A mio giudizio - ha aggiunto il re degli ottomila - la scalata della parete sud-ovest di Cima Scotoni vale addirittura più della conquista del K2. Lacedelli è stato uno degli arrampicatori più eccellenti degli anni ’50. Soprattutto nelle Dolomiti ha compiuto delle imprese che ancora oggi hanno qualcosa di incredibile". Secondo Messner "Lacedelli ha contribuito alla ricostruzione psicologica dell’Italia nel dopoguerra. Per gli italiani, che avevano sofferto molto durante la guerra, la conquista del K2, la seconda cima del mondo e forse quella più difficile, è stato - secondo Messner - un vero e proprio toccasana per l’autostima dell’intero popolo". 

La Provincia di Belluno "Ha sempre mantenuto un legame stretto con la sua terra d’origine - dicono il presidente Bottacin e l’assessore Matteo Toscani - che ha fatto conoscere in ogni angolo del mondo. La sua storica impresa sul K2, in quel 31 luglio del 1954, ha dato visibilità planetaria alle Dolomiti e alla nostra stessa provincia". Bottacin e Toscani lo ricordano come "una persona cordiale, sempre disponibile a raccontare le sue avventure di arrampicate, a partecipare agli eventi organizzati in suo onore, ad affascinare grandi e piccini con i particolari delle imprese e delle vette conquistate, a cominciare da quella himalayana". 

Cuba, basta pensare a un reato per finire diritti in prigione

Madrid - Sono ormai passati più di tre anni dal luglio 2006, quando Raúl Castro ha ricevuto il posto di timoniere di Cuba dal fratello Fidel, duramente provato da una malattia intestinale. Ma le deboli speranze di cambio accese tra i cubani dall'arrivo del minore dei Castro, sembrano essere state ampiamente deluse. Gli apparenti passi in avanti come l'apertura all'acquisto di elettrodomestici, cellulari e computer (senza accesso a internet) sono rimasti nella memoria quasi come fatti aneddotici, mentre, in silenzio, la pressione sui diritti e le libertà civili sembra essersi invece rafforzata.

A dare il primo, pesante, giudizio sull'«era Raúl» è stata l'Ong statunitense Human Right Watch (Hrw), che nel rapporto «Nuovo Castro, stessa Cuba» denuncia come Raúl «non ha affatto smontato la macchina della repressione, ma l'ha anzi mantenuta vigente e pienamente attiva». Raúl, che ha ereditato un sistema di leggi abusive e centinaia di prigionieri politici, spiega Hrw, invece di allentare la presa ha «fatto ricorso a leggi draconiane e a processi giudiziari farsa per incarcerarne molte altre, colpevoli solo di esercitare le proprie libertà basilari».

Lo strumento giuridico che Raúl ha usato più spesso è una legge del codice penale che consente allo Stato di incarcerare qualsiasi persona in base alla sua «pericolosità predelittiva», ovvero prima ancora che abbia commesso un reato, e in base ai sospetti che possa commetterlo in futuro. Sul tema, il giudizio di Hrw è inappellabile: «Questa norma è la più orwelliana di tutte le leggi cubane, e capta l'essenza della mentalità repressiva del governo, che considera una potenziale minaccia qualsiasi persona le cui azioni non si accordino con le sue».

L'Ong ha basato il suo rapporto su una sessantina di interviste realizzate nell'isola in incognito (il regime non consente di svolgere nessuno studio ufficiale), e ha raccolto una quarantina di casi in cui il governo di Raúl ha arrestato cittadini cubani solo perché diffondevano la Dichiarazione universale dei diritti umani, perché partecipavano a manifestazioni pacifiche o scrivevano articoli contro il governo.

Il regime di Raúl si è quindi ben guardato dall'eliminare strumenti di coercizione come l'articolo 62 della Costituzione che proibisce l'esercizio di qualsiasi diritto basilare che contravvenga «i fini dello Stato socialista». E, senza ricorrere al carcere, non sembra aver abbandonato neanche misure come l'intimidazione o la minaccia messe in atto dalla cosiddetta Brigata di risposta rapida. Pochi giorni fa la blogger Yoani Sánchez e altri due colleghi hanno sofferto e denunciato in prima persona un'aggressione fisica e verbale di questo tipo.

Settimane fa, al telefono con il Giornale, Sánchez aveva fatto un bilancio del governo Raúl - al potere pressappoco dall'inizio del suo blog, Generación Y -, arrivando alle stesse conclusioni di Hrw. «L'incidenza pratica di Raúl è stata nulla» aveva detto Sánchez, che descriveva il nuovo leader come più taciturno, e quindi più impenetrabile, del fratello maggiore.

Ieri il presidente statunitense Barack Obama ha risposto proprio sul blog della Sánchez a 7 domande che la blogger aveva posto a lui e a Raúl giorni fa. Obama ha assicurato di non essere interessato a «parlare tanto per parlare» con il leader cubano e lascia intendere che non visiterà l'isola fino a quando il governo comunista non avrà cambiato registro. Il presidente dichiara anche che la normalizzazione delle relazioni fra l'Avana e Washington dipenderà dall'atteggiamento di Cuba.

Intanto mentre Raúl tace, il quotidiano ufficiale Granma definisce il rapporto di Hrw come «un vano tentativo di macchiare l'impeccabile opera dell'isola a favore della dignità e dei veri diritti umani di oltre 11 milioni di cubani».

Il Csm promuove il giudice accumula-sentenze

di Anna Maria Greco


Roma - Ecco perché ai magistrati si drizzano i capelli in testa a sentir parlare di «processo breve», 2 anni per ogni grado. Solo per depositare una sentenza c’è chi ci mette ben sei anni e mezzo.
Succede nel tribunale di Milano, che dovrebbe essere un modello per il sistema giustizia italiano, anche perché ci passano come si sa processi «eccellenti». Magari, però, se c’è un imputato come Silvio Berlusconi, si va più in fretta.
Un’ispezione del ministero della Giustizia ha esaminato l’attività del tribunale tra il 25 marzo 2003 e il 15 settembre 2008. Un’ispezione ordinaria, di quelle periodiche negli uffici giudiziari. Ma i risultati sono stati eclatanti: gravi ritardi, negligenze, errori. C’è chi accumula 2.066 giorni di ritardo nel deposito delle sentenze, chi 1.311, chi 928, chi supera l’anno in 123 casi, chi sfora i termini il 75 per cento delle volte. C’è anche chi si «dimentica» in prigione un detenuto che dev’essere scarcerato per ben 127 giorni.
Per tutto questo e molto di più il Guardasigilli Angelino Alfano ha deciso di promuovere l’azione disciplinare per 14 giudici. L’11 novembre di quest’anno ha fatto la segnalazione al procuratore generale della Cassazione e Vitaliano Esposito sta ora facendo la sua istruttoria. Alla fine, chiederà di procedere o, in rari casi, di archiviare. Sarà la sezione disciplinare a giudicare le toghe sotto accusa. Il più delle volte, per ritardi anche gravi come questi, tutto si conclude con una censura che rallenta la futura carriera.
Carriera che è andata a gonfie vele, ad esempio, per uno dei giudici in questione: Elena Riva Crugnola l’anno scorso è stata promossa all’unanimità dal Csm ed è diventata presidente di sezione del tribunale di Milano, sbaragliando ben 61 candidati. Valutazioni positive che più positive non si può: «entusiasmo», «buona produttività», «doti organizzative».

Come si concilia questo quadro con il fatto che negli anni precedenti, si legge nell’atto di accusa di Alfano, abbia «omesso di rispettare i termini di deposito di 86 sentenze civili, (pari al 74 per cento di quelle complessivamente depositate), con un ritardo massimo pari a 669 giorni e ben 46 casi di ritardo superiore all’anno»? Ritardi, per il ministro, «reiterati e gravi, non giustificati e sintomatici di mancato rispetto, nell’esercizio delle funzioni, dei doveri di diligenza e laboriosità, con evidente lesione del diritto del cittadino a una corretta e sollecita amministrazione della giustizia, nonché pregiudizio della fiducia di cui un magistrato deve godere e conseguente compromissione del prestigio dell’ordine giudiziario».
Colpisce anche che tra i giudici indicati come fannulloni ce ne sia uno, Enrico Consolilandi, che fa parte del gruppo di lavoro del Csm per stabilire le regole di produttività delle toghe. Forse il suo esempio non è dei migliori, se ha depositato fuori dai termini 78 sentenze civili e 8 penali (il 14 per cento del totale), con un ritardo massimo di 892 giorni e ben 21 casi che superano l’anno. Il record sembra raggiunto da Bartolomeo Quatraro che è arrivato a depositare una sentenza con 6 anni e mezzo di ritardo e altre 67 con oltre un anno: 86 in tutto fuori dai termini. Quanto a Maria Rosaria Mandrioli, tra le sue 59 sentenze in ritardo ne ha qualcuna che sfora i 1.311 giorni, oltre ad altre 3 oltre l’anno.

Per Bianca La Monica risultano 106 sentenze in ritardo, quasi il 40 per cento, anche di 439 giorni. Arriva a 928 giorni Angelo Riccardi, che non consegna nei termini 82 sentenze, mentre Federico Buono è sotto accusa per ben 396 sentenze (il 43,46 per cento): il suo massimo è 838 giorni ma in 123 casi supera l’anno. Angela Rosa Bernardini ambiva alla stessa promozione della Crugnola e poteva farcela, visto che esibiva al Csm «lusinghiere valutazioni sulle qualità professionali e personali», in particolare una «laboriosità molto elevata» e una «notevole produttività».

Peccato che in quasi il 60 per cento dei casi depositava le sentenze in ritardo, 273 nel periodo in questione, arrivando a 579 giorni e oltre l’anno in 88 casi. C’è poi il caso a parte di Jole Milanesi, che ha tenuto in carcere Abdel Nabi El Gammal per 127 giorni, malgrado fossero scaduti i termini per la carcerazione cautelare.



Lula prende tempo su Battisti

Corriere della Sera

Secondo la Reuters starebbe pensando di non firmare il provvedimento di estradizione


BRASILIA - Sulla vicenda Battisti restano molte nuvole all'orizzonte. Secondo una fonte, che desidera restare anonima, citata dalla Reuters, il presidente Lula starebbe pensando di non firmare il provvedimento di estradizione dell'ex terrorista italiano. Due giorni dopo il sofferto via libera all'estradizione di Cesare Battisti da parte del Tribunal Supremo Federal, il presidente deve decidere se confermare o respingere la sentenza dell'Alta Corte.

TEMPI LUNGHI - Comunque, al di là di possibili colpi di scena che evidentemente non sono esclusi, l'eventuale riconsegna a Roma avrebbe comunque, assicurano più fonti, tempi lunghi. Sulla scia dell'udienza dell'Stf, a Brasilia è stata la giornata dei "rumors", interpretazioni e analisi. La domanda chiave è cosa farà ora Lula. C'è chi sostiene che il presidente si pronuncerà solo nel 2010, in attesa della pubblicazione del decreto da parte dell'Stf, che sui casi complessi - come capitato di recente su una riserva indigena in Amazzonia - può anche lasciar passare dei mesi tra il momento di una decisione e quello della pubblicazione del relativo decreto.

«Ci aspetta un lungo dibattito», ha d'altro lato assicurato il ministro della giustizia, Tarso Genro, che a gennaio ha concesso l'asilo a Battisti, precisando che quella su Battisti sarà una decisione «solitaria» del capo dello Stato. Incontrando la stampa, e come già fatto ripetete volte, Genro è oggi tornato all'attacco, affermando che sul caso dell'ex terrorista rosso «alcuni ministri» italiani evidenziano «una netta intenzione persecutoria» e uno spirito di «vendetta».

LE IPOTESI - Secondo alcune fonti, Lula potrebbe cancellare lo status di rifugiato politico a Battisti, senza però riconsegnarlo in Italia, lasciando pertanto che l'ex terrorista continui a risiedere in Brasile, ma «per ragioni umanitarie». Esperti citati dal Folha de S.Paulo hanno d'altra parte fatto notare che il trattato d'estradizione firmato da Italia e Brasile nel 1989 permetterebbe a Lula di bloccare la riconsegna a Roma di Battisti: ma solo - si precisa - se il presidente sostiene allo stesso tempo che l'ex terrorista debba affrontare in Italia «atti persecutori e di discriminazione per ragioni di opinione politica».

20 novembre 2009


Il trans Brenda morta carbonizzata

Corriere della Sera



La donna trovata in un seminterrato in via Due Pontia Roma. Forse è rimasta uccisa in un incendio



ROMA - Il corpo del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stata trovata carbonizzata all'interno di un seminterrato trasformato in appartamento in via Due Ponti 180 a Roma stamani. Lo si apprende da fonti investigative sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma.

IL ROGO - La morte sarebbe avvenuta in seguito ad un incendio. La vittima sarebbe stata identificata grazie alle dichiarazioni di una persona accorsa sul posto che ha dato anche l’allarme ai vigili del fuoco. Il rogo si è sviluppato in un locale seminterrato. La procura di Roma ha disposto i rilievi del medico legale, si sta procedendo agli accertamenti e ai rilievi della polizia scientifica. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 i hanno trovato il corpo della viado ormai carbonizzato all'interno del suo appartamento. Immediato l'intervento della polizia scientifica.


NESSUNA VIOLENZA - Il corpo di Brenda non presenta segni di violenza. È quanto si apprende da fonti investigative. La situazione, riferiscono le stesse fonti, è ancora poco chiara: l'intervento è avvenuto su segnalazione dell'incendio nel seminterrato dove è stato ritrovato il corpo che si presume possa essere Brenda. L'identificazione certa avverrà solo attraverso l'esame autoptico. Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel corso del tempo, annunciato propositi suicidi.

L'INCHIESTA - La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. Pochi giorni dopo, il 9 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perché la trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.

20 novembre 2009


Il figlio prende il posto del padre. In banca

Corriere della Sera


La Banca di Credito Cooperativo di Roma: ai dipendenti in prepensionamento può subentrare un parente


Il logo della banca
Il logo della banca
ROMA - In banca al posto del padre. O dello zio. O di un nonno. Insomma, basta che sia un parente fino al terzo grado. Si può sostituirlo al posto di lavoro, senza che nessuno se la prenda. Anzi, sono tutti contenti. Azienda. Sindacati.

L'INTESA - Succederà nelle filiali della Banca di Credito Cooperativo di Roma grazie ad un'intesa firmata mercoledì sera tra la banca, Federlus (federazioni delle Bcc del Lazio, dell'Umbria e della Sardegna) e le sigle sindacali del credito Fabi, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Sincra-Ugl. In vigore da gennaio 2010 e fino al 31 dicembre 2012, l'accordo coinvolge 76 lavoratori e prevede che in alternativa agli incentivi economici, gli impiegati in fase di prepensionamento potranno scegliere di far entrare in banca al proprio posto un figlio o un parente fino al terzo grado.

PRIMA LA SELEZIONE - L'assunzione, certo, non è automatica. Spiega Mauro Pastore, vicedirettore generale della Bcc di Roma: «Con questo accordo (facoltativo) il dipendente rinuncia agli incentivi previsti e fare richiesta alla banca di assunzione del proprio figlio o parente: la banca ne valuta quindi la possibilità di inserimento».

Il che significa per il figlio o parente dover affrontare una selezione come tutti gli altri candidati non "figli di". Ma, aggiunge Pastore, «a parità di curriculum, capacità, intelligenza il figlio del dipendente è probabile che venga preferito». Non si tratta di nepotismo, ci tiene a sottolinearlo Pastore. «La nostra è una banca che punta tutto sull'attenzione e sulla relazione con la clientela: è chiaro che chi ha un familiare che da anni lavora con noi, ha una maggiore conoscenza e dimestichezza con il nostro modo di lavorare, per noi quello è un canale preferenziale».

I PRECEDENTI - La Bcc di Roma non è nuova ad iniziative di questo genere. Da cooperativa qual è, i figli dei suoi soci hanno diritto a lavorare per la banca, se vogliono. «Tanto che - continua Pastore - oltre il 90 per cento degli impiegati della banca è figlio di soci: è nella nostra finalità mutualistica e favorendo l'assunzione anche dei parenti dei dipendenti vogliamo favorire la crescita dei componenti della cooperativa». Infatti, spiega che nella maggior parte dei casi, «quando i dipendenti escono dalla banca ne diventano poi soci».

LE ALTRE MISURE- La banca romana ha adottato anche altri incentivi per i dipendenti che andranno in prepensionamento. Durante tutto il periodo dell'esodo i lavoratori avranno diritto al pagamento della cassa mutua, interamente a carico della banca, al versamento dei contributi nel fondo pensioni privato, sempre a carico dell'azienda, e ad altri benefit che si andranno ad aggiungere all'assegno. Verrà inoltre data la priorità alla stabilizzazione di diversi precari con contratto in scadenza.

«PRENDERE ESEMPIO» - «I grandi gruppi bancari», ha commentato il segretario generale aggiunto della Fabi, Lando Sileoni, «dovrebbero prendere d'esempio l'accordo raggiunto alla Banca di Credito Cooperativo di Roma che garantisce un ricambio generazionale fra i dipendenti che volontariamente scelgono di essere collocati in pensione in cambio dell'assunzione di un figlio o di un parente fino al terzo grado».

Soddisfatto anche Alessandro Violini, vice-coordinatore nazionale Fabi in Bcc, secondo il quale «è molto positivo che in questo periodo di grave crisi economica e di tagli occupazionali, determinati dalle grandi fusioni bancarie, un istituto di credito come la Bcc di Roma decida di investire nelle nuove assunzioni, che porteranno in banca forza lavoro giovane e sosterranno certamente il programma aziendale di crescita.

Questo significa che, nonostante il momento difficile, la Banca di Credito Cooperativo continua a perseguire la sua missione sociale, missione che da sempre, per tradizione e storia, ne impronta l'azione». Difende l'accordo anche Paolo Marchiori segretario regionale Fiba-Cisl. «Non c'è nulla di scandaloso e non è un fatto nuovo nelle Bcc, ci saranno i bandi e in ogni caso andranno superati i colloqui. Noi come sindacato speriamo di far assumere giovani e la differenza nasce dal fatto che questa volta c'è un piano industriale».

Claudia Voltattorni
19 novembre 2009(ultima modifica: 20 novembre 2009)

Uccidevano per vendere grasso umano

Corriere della Sera


MILANO - La notizia sembra tanto clamorosa quanto incredibile. La polizia peruviana ha arrestato quattro persone sospettate di far parte di una banda che avrebbe assassinato almeno 60 persone per estrarre dai loro corpi grasso da vendere in Perù, ma anche in Europa, ad aziende disposte ad utilizzarlo per la fabbricazione di prodotti cosmetici. Lo ha reso noto il procuratore del tribunale penale di Lima, Jorge Sans. Secondo i media locali, tra i potenziali acquirenti ci sarebbero anche due «italiani» che gli inquirenti stanno cercando di arrestare.

IL CASO - Il caso è venuto alla luce agli inizi del mese, quando la polizia ha arrestato due persone mentre stavano ritirando un involucro di plastica che, presumibilmente, conteneva il grasso umano estratto dal corpo di un uomo, Abel Matos Aranda, ucciso in Perù lo scorso settembre. Secondo gli inquirenti, i detenuti apparterebbero ad una banda di 'pishtacos': come nelle leggende peruviane - ne parla anche lo scrittore Mario Vargas Llosa nel romanzo Il caporale Lituma sulle Ande -, sono le persone che aggrediscono uomini e donne per sgozzarli, mangiare la loro carne e vendere, appunto, il loro grasso. Sempre secondo gli inquirenti, nel corso delle indagini sarebbero sorti indizi secondo i quali il grasso, raccolta da tale banda, sarebbe stato venduto ad acquirenti europei a circa 15.000 dollari al gallone. (Ansa).

19 novembre 2009