sabato 31 ottobre 2009

L'amante fugge nudo sul balcone ma viene «immortalato» dal vicino

Corriere della Sera

È accaduto a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina
Inseguito dal marito tradito si è rifugiato in piedi su un condizionatore



CHENGDU (CINA) - Una scena simile l'abbiamo vista decine di volte nella commedia sexy all'italiana degli anni 70. Da una parte vi è il marito geloso che improvvisamente torna a casa per controllare l'avvenente e fedifraga moglie. Dall'altra vi è l'amante nudo che per nascondersi si rifugia nei posti più insoliti. Uno dei più classici «topos» della cinematografia erotica del Belpaese si è riproposto nella realtà a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina. Il venticinquenne Sun Meng, fama di Don Giovanni, ma poco incline ad affrontare le ire di un marito tradito, si sarebbe nascosto, nudo, sul balconcino della casa dell'amante. Successivamente per non essere intravisto dal rivale, sarebbe salito su un condizionatore d'aria che si trovava poco distante dal balcone. Peccato per lui che un solerte vicino abbia immortalato con diversi scatti le sue impavide acrobazie sul balcone e poi abbia postato una foto sul web.

INDIGNAZIONE - Tutta la comunità è venuta a sapere della storia del tradimento e della relazione di Meng con una donna sposata. Nella foto, pubblicata sul sito web della comunità locale, oltre al giovane senza veli, s'intravede il marito tradito che si rivolge a Meng con epiteti probabilmente poco cortesi, mentre in basso a sinistra si nota un altro abitante del palazzo che segue attentamente il diverbio. Non si sa se alla fine i due rivali in amore si siano chiariti e abbiano fatto pace. Di sicuro i concittadini di Meng sono rimasti indignati: «La mia famiglia si vergogna e nessuno dei miei vicini vuole parlare con me - ha dichiarato sconsolato il venticinquenne - So che quello che ho fatto è sbagliato, ma avevo paura che mi avrebbe ucciso».

IRONIA – La vicenda è diventata ancora più grottesca dopo che alcuni buontemponi hanno pubblicato alcuni commenti sul sito web locale nei quali hanno fatto notare che dalla foto si evince chiaramente che il venticinquenne non è affatto uno stallone. Risentito, Meng ha voluto rilevare che l'immagine non gli rende giustizia: «La gente sta ancora ridendo per come appaio senza vestiti» ha dichiarato. «Tuttavia mi preme ricordare che quella è stata una giornata molto fredda».

Francesco Tortora





Video shock a Napoli, identificato il killer: è un pregiudicato irreperibile

Il Messaggero

NAPOLI (31 ottobre) - Grazie alla diffusione del video-shock è stato identificato il killer dell'omicidio del pregiudicato Mariano Bacioterracino, avvenuto l'11 maggio scorso al rione Sanità. Si tratterebbe di un pregiudicato napoletano che attualmente risulta irreperibile.

La diffusione del video shock delle fasi dell'omicidio di Mariano Bacioterracino era stato deciso dalla Procura della Repubblica di Napoli per cercare di dare una svolta alle indagini dopo l'assenza di elementi concreti per individuare il killer. La decisione ha anche suscitato polemiche sia per la crudezza delle immagini sia per l'effetto che il video potrebbe avere su minorenni, soprattutto tra coloro che possano ritenere emulabili gesti del genere che fanno assurgere a un ruolo di protagonisti. Ma gli inquirenti hanno sottolineato la necessità di ottenere informazioni utili e l'identificazione cui si è arrivati sembra dare ragione a questa tesi.

L'uomo nel video: «Io il "palo"? E' una follia». «Sono l'uomo del film, mai fatto il palo, ed ora ho paura». Gennaro Aiello, l'uomo di 39 anni che si vede nel video choc diffuso dalla Procura della Repubblica di Napoli, e che sembrava fosse posizionato all'esterno del bar del quartiere della Sanità come fiancheggiatore del killer che ha ucciso il pregiudicato Mariano Bacioterracino, non ci sta.

«Aiutatemi a uscire da questa follia - dice in un'intervista al quotidiano Il Mattino - stavo prendendo una boccata d'aria, aspettando mia figlia per andare a fare compere». L'uomo spiega che da due giorni vive «nel terrore, nello sgomento per quello che ci sta capitando». E riferisce di conseguenze negative per la sua vita. Telefonate dalla Germania di suoi conoscenti che lo hanno visto in tv e la sospensione dal posto di lavoro.


Caso Marrazzo: forse secondo video con altro trans

La Voce

"Era seminudo, non sapemmo veramente cosa fare"

Roma - Marrazzo era seminudo "per cui non sapemmo veramente cosa fare". E' quanto dichiarato dal carabiniere Carlo Tagliente, riferendosi all'episodio del suo ingresso, insieme al collega Luciano Simeone, nell'appartamento di via Gradioli, dove trovarono Piero Marrazzo. Una situazione di "grave imbarazzo", ha spiegato Tagliente, il quale ha aggiunto: "Lui ci prego' con gli occhi lucidi di non fare nulla. Quindi ci disse che avrebbe potuto aiutarci nell'Arma". Tagliente ha poi evidenziato l'informazione datagli da un confidente, in merito all'esistenza di un altro video nel quale si vedrebbe Marrazzo insieme a un trans biondo.


Trans, ecco tutti i verbali del caso Marrazzo

di Redazione

Interrogato dai Ros, il maresciallo Nicola Testini vuota il sacco: «Ho immediatamente compreso le ragioni per cui voi siete qua. (...) A luglio un confidente, tale Cafasso Gianguarino, che girava nel mondo dei trans (...), di recente deceduto, disse a me, Tagliente e Simeone che aveva un video che ritraeva il presidente della Regione Lazio con un trans».

«HO UN VIDEO CON MARRAZZO C’È UN TRANS E TANTI SOLDI»
«Cafasso ci chiese di aiutarlo a venderlo, se conoscessimo qualcuno a cui poteva interessare. Gli dicemmo che avremmo visto se potevamo aiutarlo. Poi lui è morto. Quindi abbiamo continuato da soli. Ho visto il video a casa del collega Simeone, sul suo pc ed effettivamente ritraeva il presidente Marrazzo vestito solo con una camicia, un trans, vicino a un tavolo ove vi erano tanti soldi ed una striscia di sostanza bianca che ritengo fosse cocaina (...). Simeone, che si mosse più degli altri per la gestione della fase di vendita, parlò con il collega Tamburrino che ha un fratello fotografo inserito nell’ambiente delle riviste di gossip. Tamburrino (...) ha iniziato una trattativa con un’agenzia di Milano. Due referenti dell’agenzia, tale Carmen e il marito di costei, si sono anche recati a Roma ove (...) si incontrarono con Tagliente che gli fece visionare il video. (...)».

«IL CD CON L’ONOREVOLE È UN ALTRO, PIÙ LUNGO»
«Da quel momento in poi è andata avanti la trattativa, con un altro incontro tra Carmen, il marito, Simeone e Tamburrino. (...). Avevamo intenzione di chiedere 60mila euro di compenso per la vendita del video ma loro ci offrirono 50mila euro. Il provento lo avremmo diviso equamente noi tre. Non so chi abbia fatto il video, so solo che era a spezzoni e molto mosso. Non conosco il trans, so che si chiama Natalie, ma non so dove eserciti la professione. Nel video si sente il trans che dice di essere Natalie. Il video da me visionato aveva una durata di circa 13 minuti. (...) come vi ho già detto, ritraeva l’onorevole Marrazzo nelle modalità suddette e ricordo che, dall’audio, si sentiva che lo stesso proferiva le seguenti parole «Io sono il presidente e ci sono dei giornalisti». Mi sembrava un fotomontaggio poiché il video si fermava e riprendeva».

«VOI DEL ROS CI SEGUIVATE E CI AVETE INSOSPETTITO»
«(...) Il video lo abbiamo distrutto circa 5-6 giorni fa perché il pomeriggio di circa un mese fa avevamo notato un collega che sapevo facesse servizio presso il Ros. Lo stesso si trovava davanti al bar Vanni con una ragazza. Ciò mi insospettì. In un’altra occasione, di pochi giorni dopo, notai un altro ragazzo, a bordo di uno scooter, che sembrava osservarmi. Mi avvicinai e gli chiesi i documenti. Appuravo fosse un collega e lo stesso mi riferiva essere del reparto operativo di Roma (...). Da quel momento sentivamo di essere sempre seguiti e osservati e la cosa destò la nostra preoccupazione, soprattutto la mia. Più volte tentai di convincere gli altri a distruggere il video e a tirarci fuori dalla vicenda. Ero, infatti, sicuro che avremmo avuto guai(...)».

«UN’OPERAZIONE DI ROUTINE MA IN CASA C’ERA QUEL VIP»
Tocca al carabiniere scelto Carlo Tagliente: «Nei primi giorni di luglio 2009, credo, se non ricordo male, fosse il 3, unitamente al mio collega Simeone Luciano, ho avuto un contatto con un confidente legato al mondo dei transessuali, tale Cafasso Gianguarino. Preciso che quest’ultimo era un confidente del maresciallo Testini Nicola, ma (...) è diventato anche mio confidente. Come vi dicevo quel giorno ci chiamò, non ricordo come e su quale utenza, noi (io e Simeone) andammo all’appuntamento e lui ci disse che (...) si stava svolgendo un festino con dei trans all’interno di un appartamento di Roma, via Gradoli (...). Ivi giunti, nella tarda mattinata - primo pomeriggio (ora di pranzo), bussammo alla porta dell’appartamento qualificandoci come carabinieri. Aprì un viados di pelle scura, moro di capelli. Noi entrammo e ci trovammo di fronte una persona di sesso maschile che riconoscemmo subito essere il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Alla vista di questa personalità ci trovammo in gravissimo imbarazzo anche perché indossava solo una maglia intima e le mutande per cui non sapemmo veramente cosa fare. Lui ci pregò con gli occhi lucidi di non fare nulla perché ci diceva «io ho una mia dignità e la mia posizione... vi prego aiutatemi... saprò ricompensarvi, vi aiuterò nell’Arma». Quindi ci disse che avrebbe potuto aiutarci se volessimo un trasferimento. Io purtroppo devo dirvi che ho una grave situazione familiare, perché ho un nipote di 5 anni in gravissime condizioni. La voglia quindi di cercare di rendermi utile alla mia famiglia mi ha fatto ritenere che veramente avrebbe potuto aiutarmi».

«PRIMA CHE ANDASSIMO VIA MI CHIESE IL CELLULARE»
«Noi (...) non avevamo individuato nessuna cosa pertinente a qualunque tipo di reato, per cui anche perché non sapevamo veramente cosa fare, abbiamo deciso di andarcene senza fare nulla per timore della personalità. Io prima di andarmene, su sua richiesta, gli lasciai l’utenza che io utilizzavo normalmente per i contatti con i confidenti necessari al mio lavoro. Devo precisare che questa utenza io l’ho dismessa circa 10 giorni dopo perché ero intimorito, imbarazzato dalla possibilità che lui potesse chiamarmi. (...) Circa 15 giorni dopo questo evento (...) verso la fine del mese di luglio, (...) Cafasso (...) ci disse che era entrato in possesso, senza specificare come, di un video che ritraeva il citato presidente Marrazzo mentre si trovava in compagnia di un trans in atteggiamenti ambigui. Ci chiese (...) di aiutarlo a ricavare qualcosa da questo video. In termini di soldi, intendo».

«NEL VIDEO DI CAFASSO IL TRANS ERA BIONDO»
«(...) Andammo quindi con lui in zona Cassia e a bordo della sua auto ci fece vedere il video su un suo pc portatile. Effettivamente il video conteneva il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che si trovava in un luogo chiuso in compagnia di un trans biondo, questa volta, vicino a un tavolo ove vi era un piatto con delle strisce di una sostanza bianca polverosa. Alla fine del video, che peraltro era molto mosso e frammentato tanto da farci inizialmente pensare a un fotomontaggio, vi era anche un’autovettura tipo Lancia Thesis a mia memoria di colore scuro, ripresa lungo una strada. In quella occasione, poiché noi palesammo l’idea di aiutarlo senza però dargli alcuna rassicurazione, Cafasso ci diede il video in un cd rom o dvd (...) che io e Simeone nascondemmo in una zona di campagna sulla via Trionfale vicino al Ponte Nuovo. Preciso che il video da me visto durava 2-3 minuti ed era comunque breve. (...) a settembre di quest’anno Cafasso morì d’infarto in un albergo sulla via Salaria. (...) Ci trovammo quindi con la copia del filmato in mano e pensammo di proseguire nel tentativo di venderlo».

«LA TRATTATIVA PER LA VENDITA SU DUE DIVERSI CANALI»
«(...) nel frattempo Simeone, tenendoci comunque al corrente, aveva instaurato rapporti finalizzati alla vendita su due diversi canali: il primo con tale Riccardo, un imprenditore che a me non è mai piaciuto, che per quanto di mia conoscenza fu presentato a Luciano da un suo confidente, tale Ottavio. Voglio precisare fin d’ora che questa situazione non ha portato a nulla anche se Riccardo con tale Massimo (...) ebbero modo di visionare il filmato sotto casa di Luciano attraverso un pc di un coinquilino dell’epoca di Luciano stesso. (...) Sempre su di loro, per quanto mi disse Luciano, posso dire che non erano loro i diretti acquirenti del video ma stavano agendo per conto di altri che non conosco. Prima di concludere questo aspetto della vicenda devo dirvi che Luciano e Testini durante un incontro con Riccardo - non so dirvi quando perché non ero presente - notarono un maresciallo del Ros che stava con una ragazza davanti al bar Vanni per cui si insospettirono. Questo fu un primo campanello di allarme (...); il secondo canale fu attraverso Tamburrino, ossia un carabiniere della stazione Roma-Trionfale che Luciano attivò sapendo che aveva un parente fotografo».

«L’AGENZIA CI ASSICURAVA UNA COMPRAVENDITA LEGALE»
«(...) la trattativa è stata incanalata verso un’agenzia di Milano di cui poi io ho avuto modo di conoscere tali Max, una donna e il marito di quest’ultima (...). Feci vedere nell’occasione il video alla donna e all’uomo in sua compagnia. I due vennero all’appuntamento con il carabiniere Tamburrino e tale Max. Questi ultimi due, in questa circostanza, non hanno assistito alla visione del video avvenuto a bordo della mia autovettura Mercedes Classe B. Attraverso questo canale ci è stato offerto il compenso di 50mila euro. Noi valutammo positivamente l’offerta perché ci fu assicurato che questa agenzia avrebbe potuto commercializzare il video in modo assolutamente legale. Poi però un giorno, non vi posso dire quando con esattezza, ma posso dirvi che era successivo all’incontro del bar Vanni dove fu visto un maresciallo del Ros conosciuto da Testini, durante un servizio di ocp avemmo modo di notare un uomo a bordo di un motociclo tipo T-Max fermo di fronte al ristorante bar «Al Cocomerino» di via Cortina d’Ampezzo. Credendo che fosse un soggetto che si doveva incontrare con uno dei nostri indagati lo fermammo e il maresciallo Testini gli chiese i documenti. Questa persona glieli diede e il maresciallo Testini gli chiese se fosse un collega. Ricevuta risposta positiva e avendo appreso che stava lì per un servizio poiché lui ci disse «o ci stiamo noi o voi, non possiamo starci in due», noi decidemmo di andare via per non dare fastidio. Tuttavia riflettendoci successivamente la cosa sembrò strana e ci fece preoccupare ancor di più, io quindi pregai gli altri di lasciar perdere, ma solo 5-6 giorni fa decidemmo di distruggere il video (...). Non so veramente spiegare come possa essermi trovato in una posizione tale, è stata una debolezza imperdonabile. Feci d’accordo con i miei colleghi una copia del video attraverso il masterizzatore del mio pc portatile (...). Entrambe le copie furono distrutte da me Luciano e Testini 5 o 6 giorni fa spaccandoli in più pezzi e gettandoli in un bidone dell’immondizia vicino alla caserma sede della compagnia Trionfale (...)». Ecco poi il verbale di Luciano Simeone. «(...)Vi dico subito che il video che voi sicuramente state cercando lo abbiamo distrutto circa 5/6 giorni fa. (...) ci siamo trovati con questa copia di cd di circa tre minuti che dopo una visione ritraeva una persona che sembrava il presidente della Regione Lazio con un trans e della polvere bianca su un tavolo. Non so chi abbia fatto il video, so solo che era a spezzoni ed era molto mosso. (...) tutto è naufragato poiché ci siamo spaventati e abbiamo deciso di distruggere il video 5,6 giorni fa, quando abbiamo capito che avevamo fatto una cosa sbagliata. Lo abbiamo capito anche quando abbiamo notato uno di voi al bar Vanni e anche al bar Cocomerino, che era conosciuto da Testini Nicola».

IL «MISTERIOSO» RICCARDO E GLI ACQUIRENTI MANCATI
«In quell’occasione stavamo incontrando un imprenditore tale Riccardo presentatoci da un mio conoscente tale Gramazio Ottavio per vedere se conoscesse qualche agenzia interessata. Anche in questo caso non abbiamo fatto niente. Un’altra persona conosceva la vicenda del video, ossia tale Pietro Colabianchi, un imprenditore edile che ha delle case in Sardegna ove io sono andato in vacanza questa estate. Non so se abbia fatto qualcosa per venderlo. (...) Lo avevamo nascosto dentro una custodia sotterrato sotto un ponte nella zona di La Storta. Cafasso aveva un’altra copia ma non so dove la tenesse (...)». Antonio Tamburrino: «A inizio luglio son stato contattato dai miei colleghi Simeone Luciano, Tagliente Carlo e Testini Nicola i quali mi chiedevano se conoscevo qualche giornalista appartenente a testate scandalistiche. Suppongo mi abbiano avvicinato a causa del fatto che ho delle amicizie nel citato ambito giornalistico. Preciso che in quella occasione non mi venne specificato il motivo per il quale mi chiedevano se conoscessi qualche giornalista.

«TANTI GIORNALISTI AMICI HANNO VISTO IL MATERIALE»
Alla richiesta dei tre colleghi rispondevo che avrei fatto loro sapere qualcosa. Dopo una decina di giorni ho incontrato presso il locale “Cacio e Pepe” sito in Roma nel quartiere Prati, da me occasionalmente frequentato, tal Max Scarfone, che sapevo essere un paparazzo, al quale dicevo che alcuni miei amici erano intenzionati a fargli vedere un qualcosa che poteva essere d’interesse per il suo lavoro. (...) dopo qualche giorno mi sono incontrato con Scarfone nei pressi di piazzale Clodio e (...) siamo giunti in una casa sita nei pressi della via Cassia dove ad attenderci c’era Tagliente Carlo. (...) C’era inoltre un pc portatile attraverso il quale il Tagliente ha fatto visionare a Scarfone un filmato (...) che ritraeva una donna, presumibilmente un transessuale, e un uomo che mi sembrava essere il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. (...) Si notavano inoltre banconote di vario taglio. (...) Scarfone chiese informazioni circa la effettiva durata del video, nello specifico se quella visionata fosse solo una parte o l’intero filmato. Il Tagliente rispose che c’era un’altra parte del video, ma che non poteva essere vista in quanto c’erano delle parti che dovevano essere tagliate poiché erano riprese delle persone che dovevano, a suo dire, essere tutelate».

«NELLE RIPRESE PERSONE CHE VANNO TUTELATE».

«Non ricordo se questa specificazione fu fatta in quella sede o successivamente mi fu fatta dal Simeone. (...)Verso la fine di settembre la signora Carmen venne nuovamente a Roma (...) chiese (...) da chi fosse stato girato. Simeone rispose che era stato girato da un altro trans il quale lo aveva poi a loro consegnato. (...) Ricordo di essere partito il 5 ottobre (...) mi sono recato nell’ufficio della signora Carmen e del marito Mimmo, a Milano, in viale Monza (...). Non so cosa la signora Carmen abbia fatto con il video, mi disse però che lo aveva fatto visionare alla Mondadori e aggiunse che i dirigenti avrebbero riferito del contenuto del video al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. (...) Proposi quindi di fissare un incontro per stabilire il prezzo di vendita. (...) lo Scarfone ed il Simeone in tale occasione si accordarono per la somma di 55mila euro che doveva essere consegnata in contanti a Milano. (...). Nulla so dire circa le modalità della consegna in quanto sarebbe dovuta avvenire nella giornata del 21-10-2009 e non abbiamo avuto il tempo di accordarne i modi (...)».



Marrazzo, nuovo interrogatorio per i 5 militari

di Redazione

Roma - Gli indagati sono cinque e saranno risentiti tutti dai magistrati prima dell’udienza del tribunale del riesame fissata per il 4 novembre prossimo. Dovranno rispondere nuovamente alle domande dei pm i carabinieri accusati di aver ricattato l’ex presidente del Lazio Piero Marrazzo. Tra loro sarà interrogato anche il quinto carabiniere indagato, Donato D’Autilia, già coinvolto in passato in un’indagine per pedofilia. Nonostante le smentite di ieri in procura, oggi c’è stata la conferma della sua iscrizione nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di ricettazione.

Ricettazione Per i titolari dell’inchiesta, D’Autilia avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario nell’attività di vendita del video che ritrae l’ex governatore del Lazio in compagnia di un transessuale. La settimana prossima, dunque, saranno sentiti i cinque indagati. Ci sono, infatti, molti aspetti ancora da chiarire, come la presenza della cocaina nell’appartamento di via Gradoli, gli assegni che Marrazzo sostiene di aver consegnato ai militari, mai incassati, e dei quali non c’è alcuna traccia, più le telefonate fatte in Regione dai presunti ricattatori. Ma non è escluso che agli indagati possano essere contestati altri illeciti, magari legati al giro di rapine compiute la scorsa primavera ai danni di transessuali e sulle quali la procura ha deciso di fare luce per verificare se nelle maglie dei ricattatori siano finite altre persone. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli intendono inoltre risentire anche Marrazzo. Non appena le condizioni di salute lo permetteranno, sarà convocato in procura.


Parla l'uomo ripreso nel video-choc: non sono io il "palo", fermate questa follia

Corriere del Mezzogiorno

La persona ripresa è un dipendente comunale che abita nel quartiere:"Stavo solo aspettando mia figlia"

La foto che ritrae Aiello  (a destra) accanto a Mariano Bacioterracino

La foto che ritrae Aiello (a destra) accanto a Mariano Bacioterracino

NAPOLI - Si è presentato allo studio dell'avvocato Sebastiano Fusco e gli ha detto: "Mi liberi da quest'incubo". Poco prima, Gennaro Aiello, un dipendente comunale di 39 anni, era andato in questura per rendere una dichiarazione spontanea: "Non sono io in quel video-choc. Non sono io il "palo" ripreso in quelle immagini". Poi a un cronista de "Il Mattino" aveva raccontato il suo calvario che dura dal giorno in cui l Procura ha deciso di rendere pubblico il video dell'omicidio alla Sanità. "Stavo lì solo per prendere una boccata d'aria e per attendere ma figlia quattordicenne. Non facevo mica il palo".

VIVE AI VERGINI - Gennaro Aiello, 39 anni, racconta la sua verità con una faccia smarrita e a tratti arrabbiata. "Sono io l'uomo ripreso nel video-choc, ma non c'entro nulla con la morte di Mariano Bacioterracino". Aiello vive in via Vergini, tutti lo conoscono nel quartiere Sanità. "Aiutatemi a uscire da questa follia", ripete e riferisce di conseguenze negative per la sua vita. Telefonate dalla Germania di suoi conoscenti che lo hanno visto in tv e la sospensione dal posto di lavoro (è un operatore ecologico) con i compagni che lo scrutavano in modo sospetto. "Sì, conoscevo la vittima, ma solo in modo superficiale. Era uno del quartiere. Quando ho visto il video non credevo ai miei occhi". E il legale aggiunge: "Giusto diffondere il video, sbagliato assegnare ruoli da protagonista".

MARONI - Il ministro degli Interni interviene sul video-choc e sulla scarsa collaborazione dei cittadini. "Quella dell’indifferenza è una mentalità che dobbiamo cambiare". "La nostra presenza, la pressione delle forze dell’ordine è costante a Napoli e a Caserta - aggiunge Maroni a Capri dove ha partecipato al convegno dei giovani imprenditori - vogliamo assicurare tutti i latitanti alla giustizia. Chiediamo ai cittadini di reagire, di essere dalla parte della legalità, dalla parte della polizia e delle forze dell’ordine che stanno facendo un lavoro straordinario contro ogni forma di criminalità".



Amazzonia, gli indios salvano 9 sopravvissuti di un aereo caduto

Corriere della Sera

Un gruppo di cacciatori della tribù dei Matis ha individuato i resti del velivolo precipitato nella foresta

Due uomini della tribù dei  Matis

SAN PAOLO - Un gruppo di indios di una delle tribù più selvagge dell'Amazzonia ha localizzato il relitto di un aereo precipitato giovedì nella foresta e ha salvato nove persone sopravvissute al disastro. Il C-98 della Forza aerea brasiliana (Fab) era caduto giovedi mentre portava nove medici e infermieri della Fondazione nazionale di sanità a vaccinare gli indigeni di alcune tribù della riserva Vale do Javarì. Prima di cadere il monomotore aveva lanciato un segnale di emergenza, ma non aveva segnalato la propria posizione. I soccorsi sono scattati immediatamente, ma aerei e elicotteri tra ieri e oggi non erano riusciti a scoprire il luogo dove l'aereo si era inabissato nella foresta densissima della regione, all'estremo ovest dell'Amazzonia brasiliana, alla frontiera con il Perù.

L'AVVISTAMENTO DA PARTE DEI CACCIATORI - Fino a che un indio della tribù dei Matis ha fatto sapere via radio, dal villaggio Aurelio, che un gruppo di cacciatori aveva scoperto il relitto dell'aereo, caduto nella loro riserva. «Erano usciti a caccia, poi hanno notato una radura strana, con alberi divelti, e così hanno scoperto il punto in cui l'aereo si è addentrato nel folto, senza esplodere e senza prendere fuoco - ha spiegato Jean Sales, responsabile della Funai (la Fondazione di protezione degli indios) per la riserva - Uno di loro è tornato di corsa al villaggio e mi ha chiamato con la ricetrasmittente di cui sono dotati, e io a mia volta ha chiamato la Fab». Per mandare un elicottero a ricuperare i nove sopravvissuti sugli undici occupanti dell'aereo, è stata necessaria una triangolazione via radio, e la Fab si è dovuta basare sulle descrizioni «naturalistiche» dell'indio, che ha fornito punti di riferimento come colline e alberi più alti partendo dal proprio villaggio.

TRIBU' SCOPERTA SOLO 16 ANNI FA -
I Matis sono un'etnia entrata in contatto con il mondo moderno appena sedici anni fa, grazie al fatto di vivere in uno degli angolo più remoti e selvaggi dell'Amazzonia. Da allora gli è stata attribuita, assieme ad altri due gruppi di contatto recente, un'area di 120 mila ettari di foresta nella Vale do Javarì, dove vivono attualmente con contatti minimi con la civiltà moderna. Da decenni ormai la politica della Funai nel contatto con le tribù più selvagge è di lasciarli vivere la loro vita tradizionale, limitandone solo il nomadismo dentro a grandi riserve e proteggendoli dalle invasioni e dalle aggressioni esterne. Ma in casi come questo il mondo moderno precipita dall'alto e sono loro che devono salvarlo.
(Roberto Cattani/Ansa)



Marrazzo, c’è un quinto carabiniere indagato

Corriere della Sera

Gestiva la base per mostrare il video ai possibili acquirenti. È stato accusato di pedofilia

ROMA — Metteva a disposi­zione il suo appartamento per far visionare il video ai possibi­li acquirenti. E perquisiva le persone prima di farle entrare. C’è un altro carabiniere indaga­to nell’inchiesta sul ricatto a Piero Marrazzo. Si chiama Do­nato D’Autilia, ha 42 anni, e nel 2006 fu arrestato per un’indagi­ne di pedofilia. Sospettato — insieme a una trentina tra pro­fessionisti, militari, sacerdoti — di aver costretto numerosi bambini rom ad avere rapporti sessuali. Nel caso del Governa­tore del Lazio, i magistrati gli contestano la ricettazione, ma stanno verificando se possa aver avuto un ruolo anche nel­le rapine compiute nelle case dei transessuali di via Gradoli e delle altre zone di Roma nord contestate ai tre militari del Trionfale Carlo Tagliente, Lucia­no Simeone e Nicola Testini, tutti difesi da Marina Lo Faro.

«Ci controllava militarmente »

Il primo a parlare di lui è sta­to il fotografo Max Scarfone, spiegando che era «l’uomo che mi controllò militarmente quando andai la prima volta a vedere il filmato che volevano vendere». La conferma è arriva­ta da Giangavino Sulas, il gior­nalista di Oggi , pure lui portato nella sua casa per vedere le im­magini. Scarfone sostiene che l’incontro avvenne a fine luglio e questo avvalora l’ipotesi che sin dai primi momenti D’Auti­lia fosse d’accordo con gli altri colleghi. Per quale motivo nei suoi confronti non è scattato un provvedimento di fermo, come invece è avvenuto per An­tonio Tamburrino, anche lui ac­cusato soltanto di ricettazione? È una delle questione che l’av­vocato Mario Griffo porrà ai giudici del Riesame.

La mediazione degli imprenditori

Gli arrestati sostengono che a consegnare loro il filmato fu Gianguarino Cafasso, un confi­dente che chiese aiuto per po­terlo vendere. Si sa che lui stes­so lo fece vedere a due giornali­ste di Libero a luglio. «A settem­bre, quando abbiamo saputo che era morto d’infarto, pen­sammo di proseguire in questo tentativo», ha ammesso Tagliente. E poi ha ag­giunto: «Simeone ave­va rapporti su due di­versi canali. Il primo con un ta­le Riccardo, un imprenditore che a me non è mai piaciuto, che gli fu presentato da un suo confidente. Questa situazione non ha portato a nulla anche se Riccardo, con un tale che mi pa­re si chiami Massimo, ebbero modo di visionare il filmato a casa di Luciano. In quell’occa­sione ero presente anch’io e do­po l’incontro, nonostante i due fossero interessati, ebbi modo di confermare a Luciano la mia cattiva sensazione nell’avere avuto rapporto con queste per­sone. Per quanto mi disse Lu­ciano non erano loro i diretti acquirenti del video, ma stava­no agendo per conto di altri che non conosco». Di chi si trat­tava? Erano persone che voleva­no soltanto guardare il filmato per eventuali altri ricatti? Oppu­re — se davvero erano mediato­ri — a chi avevano intenzione di cederlo? Simeone, non forni­sce questi dettagli, ma assicura che «con loro non si riuscì a concludere nulla». Cita invece un altro imprenditore «tale Pie­tro Colabianchi, che ha delle ca­se in Sardegna dove sono anda­to in vacanza quest’estate che conosceva la vicenda del vi­deo, ma non so se abbia fatto qualcosa per venderlo».

«L’originale spezzato in due»

Tagliente sostiene che alla fi­ne di luglio «Cafasso fece vede­re il video a me e a Simeone e poi ce lo diede. Lo nascondem­mo in una zona di campagna sulla via Trionfale, vicino al ponte nuovo. Era breve, dura­va circa due o tre minuti». Una versione smentita da Nicola Te­stini, che ammette di aver visio­nato un filmato di circa 13 mi­nuti. Del resto era stato lo stes­so Tagliente, parlando con Scar­fone, a spiegare di non poter mostrare l’originale «perché contiene volti e voci che non si possono vedere». A che cosa si riferiva? È possibile che Marraz­zo compaia con due transessua­li, come sosteneva Cafasso, e lo­ro non volevano tradire chi ave­va fornito la «soffiata» sul Go­vernatore. Oppure, ed è questa l’ipotesi esplorata dagli investi­gatori, il filmato lungo contie­ne immagini di diverse occasio­ni e dunque mostra altri prota­gonisti di incontri a pagamen­to. «In ogni caso — giurano i carabinieri — lo abbiamo di­strutto cinque o sei giorni pri­ma di essere arrestati». L’unica possibilità di recuperarlo è l’esame del computer dove Ta­gliente sostiene di averlo ma­sterizzato.

Fiorenza Sarzanini

L’avvocato non c’è, entra in aula la gemella

di Michele Perla

Identiche nell’aspetto, tanto da potersi sostituire una con l'altra sui banchi dell'aula di giustizia. E ieri mattina le sorelle gemelle Gabriella e Patrizia, di Magenta, sono state processate e condannate dal tribunale di Brescia, a un anno e tre mesi, con la sospensione della pena, per falso ideologico. La sostituzione di persona, era venuta a galla a seguito della denuncia presentata da un vigile urbano in pensione. Tra il 1998 e il 2001 Patrizia, che studiava giurisprudenza e laureatasi soltanto successivamente ai fatti contestati, avrebbe sostituito la sorella gemella Gabriella, avvocato con tanto di esame di Stato regolarmente superato, durante le udienze. Uno scambio per il quale le due gocce d’acqua erano state rinviate a giudizio a settembre dello scorso anno. Secondo l’accusa Gabriella si era presentata come giudice onorario nella sezione distaccata del Tribunale di Rho, mentre in un paio di occasioni a svolgere l'attività di avvocato nelle cause in discussione a Vigevano, si era fatta sostituire dalla gemella Patrizia. La sostituzione in questione pare fosse avvenuta mentre Gabriella era impegnata nel ruolo di giudice di pace. Al processo le gemelle non si sono mai presentate. A carico di Gabriella l’ex giudice onorario di Rho, pendeva anche l'accusa di truffa e falsità ideologica in certificato amministrativo. Accuse dalle quali è stata assolta dal tribunale.



Spunta l’amico di Natalie: «Coccole e confidenze tra lei e l’ex governatore»

di Patricia Tagliaferri

RomaTutti sapevano di Marrazzo e Natalie, dei loro frequenti incontri nello scantinato di via Gradoli dove l’ormai ex presidente della Regione Lazio è stato filmato, per essere poi ricattato, mentre era in compagnia del trans preferito. Ma pochi possono testimoniare che tipo di relazione ci fosse tra i due. Fabio, 38 anni, amico, confidente e condomino di Natalie, è uno di quelli. Si conoscono da oltre dieci anni, i due, lui ha addirittura le chiavi dell’appartamento di Natalie. Il settimanale Novella 2000 è riuscito a scovarlo e a farlo parlare. La brasiliana non gli ha mai nascosto nulla, neppure del suo rapporto speciale con Marrazzo, un cliente diverso da quelli rimediati per strada, che a via Gradoli si comportava come fosse di casa. «Arrivava la sera dopo il lavoro - racconta Fabio - si faceva un bagno caldo, indossava l’accappatoio e le pantofole di Natalie e si metteva a guardare la tv con lei». Non solo un rapporto mercenario, dunque, ma una vera e propria storia, un’intimità «soprattutto intellettuale» la loro. «Una storia pulita - ribadisce Fabio - sulla quale sono state elaborate ricostruzioni fantasiose». Dell’irruzione dello scorso luglio, durante la quale venne girato il video che ha costretto alle dimissioni Marrazzo, l’amico del trans assicura di non sapere nulla. Conosce invece molti particolari della liaison con il governatore, conosciuto in strada per caso due anni fa. «Era mattina - ricorda - e lei come consuetudine stava tornando dal supermercato, passeggiando, sul marciapiede di via Cassia, giù verso casa in via Gradoli. Lui la vede, accosta e le chiede “Stai lavorando?”. Al suo “No, lavoro solo di sera”, intasca il bigliettino da visita che lei gli porge. La chiamerà poi. E cominceranno a vedersi. I primi tempi una volta ogni due mesi circa. Poi più di frequente, anche due o tre volte al mese». Si vedevano sempre a casa di lei, nessun altro cliente ha mai avuto accesso ai suoi 35 metri quadrati. Natalie (ma soltanto Marrazzo e pochi intimi la chiamano così, per tutti gli altri è Natalia) lavora per strada. Nessuna auto blu. Secondo Fabio l’ex presidente della Regione arrivava in via Gradoli con la sua Smart bianca, da solo, e la parcheggiava in garage. «Erano quasi sempre le nove e mezza di sera e si tratteneva quattro-cinque ore, fino anche alle due di notte. Ma non ha mai dormito da lei», rivela il vicino di Natalie. E non erano sempre serate di sesso estremo, ma anche di coccole e carezze: «Natalie mi raccontava, emozionata, che varcata la sua porta Marrazzo si liberava di cravatta, scarpe, completo, camicia. Si faceva un bel bagno, alle volte, mentre lei lo aspettava in camera. Dove l’avrebbe raggiunta di lì a poco, con il suo accappatoio, o in boxer e maglietta. Sul letto, sdraiati, iniziavano le parole: la famiglia di lui, il Brasile di lei. Al buio, solo alla luce dello schermo. Lui le chiedeva di accarezzargli i capelli. Lei si compiaceva con me di come Piero non la volesse trasgressiva, coi tacchi a spillo e tutta in tiro in soffocanti pantaloni attillati. Di come a lui bastasse averla in calzoncini, di come la trovasse comunque provocante in microtop. A lui, mi raccontava Natalie, piaceva ascoltare la storia della sua vita: il Brasile, l’Italia, il marciapiede».
A Novella 2000 Fabio parla anche del capitolo compensi. Nulla a che vedere con i 5mila euro di cui si parla nelle carte dell’inchiesta: «Lui l’aiutava a pagare il mutuo per la casa acquistata in Brasile e per il negozio di parrucchiere che aveva aperto al suo paese. Natalie mi raccontava che le lasciava una cifra diversa, simbolica, per averle fatto perdere la giornata di lavoro su strada, tipo 500 euro, altre volte di più. Sembrava che ci fosse un principio d’amore, tra i due». E a Natalie capitava di essere gelosa, soprattutto di Brenda, con cui Marrazzo aveva cominciato a vedersi.


L'America un anno dopo: 'color blind' o più razzista?

Corriere della sera

Alessandra Farkas



NEW YORK -
Atlanta, la città di Martin Luther King, storico simbolo delle lotte dell'America nera e delle vittorie nei diritti civili, si appresta ad eleggere per la prima volta dal 1972 un sindaco bianco e donna. Mary Norwood, una 57enne ex donna d'affari, sposata con un pediatra in pensione, è in testa anche tra i neri nei sondaggi effettuati alla vigilia delle elezioni di martedì prossimo nella capitale della Georgia, dove la maggioranza degli abitanti sono neri. Se i sondaggi verranno confermati, la Norwood potrebbe sbaragliare al primo turno anche i suoi avversari afroamericani: la presidente del Consiglio Comunale Lisa Borders e l'ex senatore statale Kasim Reed, tutti e due al di sotto del 25% delle intenzioni di voto.
 
Effetto Barack Obama al contrario? Non proprio, se si pensa che all'inizio del mese la città di Memphis, in Tennessee, ha eletto per la seconda volta un sindaco nero, A.C. Wharton. E che, dopo aver vinto le primarie democratiche in Alabama, Artur Davis potrebbe ora diventare il primo Governatore nero di uno Stato che per decenni ha simbolizzato la segregazione razziale.

Dopo l'ascesa del primo presidente afroamericano della storia l'America sta diventando 'color blind'? Finalmente vota più per le idee politiche dei candidati che non per il colore della loro pelle? Forse. Eppure da un nuovo sondaggio Gallup pubblicato proprio oggi emerge un notevole aumento di scettismo tra gli americani sul fatto che le relazioni tra razze diverse possano migliorare nell?immediato futuro.

I neri, in particolare, sono più pessimisti rispetto al loro status sociale: solo il 42% (erano il 59% l'estate scorsa), contro il 59% dei bianchi (il 60% l'estate scorsa) pensa che la situazione per loro possa migliorare in futuro. Bianchi e neri hanno prospettive molto diverse sul divario razziale: l'82% dei bianchi intervistati ritiene che i neri abbiano pari opportunità nel mondo del lavoro, contro solo il 49% dei neri. Inoltre, il 72% dei neri pensa che il razzismo in Usa sia diffuso a fronte del 49% dei bianchi.

Ad aumentare il pessimismo di molti afro-americani è forse l'escalation nella retorica razzista dell'estrema destra dopo le elezione di Obama. Non solo Internet e le talk radio, ma anche canali tv seguitissimi come la FoxNews di Rupert Murdoch hanno letteralmente buttato alle ortiche il «politicamente corretto», in nome dell'insulto e della parolaccia acchiappa-rating. Chi più sbraita ed ingiuria, insomma, più è seguito.

Anchormen radicali come Glenn Beck, Bill O'Reilly e Rush Limbaugh si schermano dietro il primo emendamento della costituzione Usa sulla libertà di espressione per inveire contro il presidente Usa, accusato di essere comunista, nazista, filo-terrorista, il nuovo Hitler e perfino l' Anticristo. Una campagna dell'odio assordante approdata nell'inquietante sondaggio su Facebook sull'opportunità di assassinare Obama. 
 
"L'elezione di Obama ha risvegliato il peggior razzismo in una frangia estrema del partito repubblicano", spiega la scrittrice e Premio Nobel Toni Morrison, "una chiassosissima minoranza convinta che il Paese sia stato scippato da gente di un' altra razza e pianeta. Reclamano il potere che secondo loro gli spetta in virtù di una presunta, mitica superiorità. Oggi - avverte - certi talk-show incitano apertamente alla violenza».