venerdì 25 settembre 2009

Carne dei tempi della Guerra Fredda finisce sulle mense degli asili polacchi

Quotidianonet


Erano state destinate all'esercito svedese le bistecche recentemente distribuite illegalmente nella regione intorno a Cracovia. Nel 1999 il governo di Stoccolma le aveva messe in vendita, ma solo per gli animali. Dopo la denuncia e i controlli, le autorità sanitarie polacche hanno escluso rischi


Roma, 25 settembre 2009





Ben 200 tonnellate
di carne risalenti alla guerra fredda sono state distribuite in Polonia ad asili, scuole e ospizi. Lo rivela il canale d’informazione polacco Tvn24. Le autorità sanitarie, dopo la denuncia, hanno provveduto ad analizzare alcuni campioni, escludendo ogni rischio per la salute.La carne era stata prodotta 26 anni fa per l’esercito svedese, ma solo nel 1999 il governo di Stoccolma ha deciso di metterla in vendita, specificando però che il prodotto poteva venir usato esclusivamente per gli animali.

Nonostante le indicazioni, la carne è giunta in Polonia attraverso canali illegali e venduta in scatolette poi distribuite alle mense di diversi asili, scuole e ospizi della regione intorno a Cracovia.

Ricevuta la denuncia, le autorità sanitarie polacche hanno tuttavia dichiarato che “le analisi microbiologiche e fisico-chimiche della carne hanno mostrato l’assenza di germi o elementi potenzialmente dannosi per l’uomo”.
In effetti - ha fatto notare l’Ispettorato sanitario di Cracovia - la data di scadenza indicata è il 2010.


Beppe Grillo temporaneamente "oscurato" da YouTube

Corriere della sera

Scritto da: Federico Cella alle 17:20

La denuncia del popolare comico campeggia sulla pagina del suo blog, storicamente il più visto e frequentato in Italia, l'unica voce nazionale a contare qualcosa anche nell'enorme e anglofona Rete mondiale (Technorati pone il blog Beppegrillo.it tra i top 2mila al mondo) ."Durante la notte YouTube ha disattivato TUTTI i video pubblicati da questo blog. 419 video, spesso di denunce, di fatti mai visti in televisione o sui giornali. Visualizzati per 52.296.387 volte. Il secondo canale italiano di informazione su YouTube dopo la RAI".

Una decisione, la sospensione dell'account StaffGrillo e dunque l'inaccessibilità di tutti i video publicati, che è legata alla violazione del copyright da parte di un video del canale, due minuti con sottotitoli "rubati" al David Letterman Show in occasione dell'intervista con il presidente Obama. Una violazione delle condizioni spiegata dal sito di streaming di proprietà di Google con una email, sempre pubblicata da Grillo:

"Caro utente,
Con questo messaggio ti informiamo del fatto che abbiamo rimosso o reso inaccessibile il seguente materiale, a seguito di una segnalazione da parte di CBS, che ritiene che questo materiale viola il copyright:
Obama da David Letterman:
http://www.youtube.com/watch?v=CSX3DNHq-iU
Tieni presente che la ripetuta violazione del copyright ha come conseguenza la cancellazione del tuo account e di tutti i video caricati tramite l'account stesso. ...
Cordiali saluti,
YouTube, Inc.
"

Il Grillo parlante si pappa la sanatoria

Il Tempo

Beppe sfrutta le leggi di Tremonti. Con il Cav Celentano pagava al fisco il 14,92%. Benigni con il centrodestra sborsava solo il 4,9% di tasse.



Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto un comico doc come Totò. I grandi volti dell'umorismo italiano sono spesso devoti all'antiberlusconismo. È il caso di personaggi che vivono la propria professione a metà tra un palcoscenico di un teatro e di un comizio. Professionisti come Beppe Grillo, Adriano Celentano, Roberto Benigni. Tre nomi che non risparmiano critiche a Silvio Berlusconi. Peccato che proprio dalle decisioni del Cavaliere, e del suo superministro Giulio Tremonti, hanno in passato raccolto grandi frutti. Non si contano le proteste, su internet o in piazza, del comico genovese contro il famoso «condono tombale» della XIV legislatura. Per Grillo era un provvedimento-tabù. Ma solo per il Grillo «parlante», per quello imprenditore era come musica. Beppe e suo fratello Andrea quel condono l'hanno utilizzato.

E ben due volte. Nei bilanci 2002 e 2003 della loro immobiliare, la Gestimar srl: «In considerazione della possibilità concessa dalla legge finanziaria 2003 - scrive Andrea Grillo - di definire la propria posizione fiscale con riferimento ai periodi d'imposta dal 1997 al 2001, fermo restando il convincimento circa la correttezza dell'operato finora eseguito, si è ritenuto opportuno avvalersi della fattispecie definitoria di cui l'articolo 9 della predetta legge (condono Tombale)». Beppe Grillo non è l'unico che ha usufruito delle agevolazioni fiscali. Nella lista c'è anche il nome di Adriano Celentano, il cantante che saltuariamente commenta fatti politici sul Corriere e appare su Rai Uno per esibirsi nel suo repertorio canoro e, all'occorrenza, criticare il centrodestra. L'holding di famiglia, la Clan Celentano srl, sotto il governo Berlusconi registrava una pressione fiscale del 14,92 per cento. Gli anni di bilancio erano il 2002, 2003 e 2004.

Nel triennio la società ha fatturato dodici milioni e 623 mila euro e non registrava neppure un lavoratore dipendente. Un altro storico castigatore del Cavaliere, anzi di Silviuccio, di Silviaccio, è Roberto Benigni. Amato dagli italiani perché fuoriclasse nel mondo del cinema e della risata, ha anche lui approfittato di alcuni provvedimenti varati dal governo Berlusconi. Negli anni in cui Celentano usufruiva di pressioni fiscali pari al 14,92 per cento, Benigni e sua moglie Nicoletta Braschi si sono fatti portar via dal fisco solo il 4,49 per cento dei guadagni della Melampo cinematografica srl, tra il 2001 e il 2004. Anni in cui da sottolineare non c'è solo che il centrodestra era al governo, ma anche che Benigni offriva al pubblico grandi capolavori come «La vita è bella», il colossal «Pinocchio» o «La tigre e la neve». Anni d'oro, insomma. Dove il fatturato superava i cento milioni di euro, ma l'utile ammontava a 10,2 milioni. Con un assegno indirizzato all casella postale dello Stato di soli 459 mila euro.

Fabio Perugia

La sinistra grida allo scandalo e poi approfitta dei condoni

Il Tempo

Scudo fiscale Fassino e i Ds risparmiano 12 milioni grazie a Berlusconi. Nel 2002 la Cgil prende in giro 1 milione di italiani. E Giulio "salva" L'Unità.



Incassa e protesta. Oppure disapprova, si oppone, manifesta, contesta il condono fiscale e poi lo sfrutta. È la sinistra: attacca le leggi del governo Berlusconi e poi le usa per interessi privati. Come dimostrò un'inchiesta de Il Tempo. Nei giorni in cui il decreto sullo scudo fiscale attende l'ok del Parlamento, l'opposizione alza le barricate: «È un atto che mina gravemente qualsiasi principio di legalità e giustizia», dicono dai banchi del Partito democratico. D'Alema, Franceschini, Bersani, solo per nominare alcuni big della sinistra, sembrano pronti a far fuoco e fiamme pur di fermare un testo che, dicono, «fa un grande favore agli evasori», prende in giro i «risparmiatori», ed «è un condono che sostituisce la Finanziaria».

Eppure, proprio partiti e leader del centrosinistra hanno in passato gradito, dopo le proteste di facciata, i condoni fiscali. È la XIV legislatura, governa Silvio Berlusconi. Nei bilanci 2002-2004 di cinque società legate ai Democratici di sinistra (Ds) ci sono più di 12 milioni di euro che lo Stato dovrebbe incassare. Ma non lo farà. Il Fisco non vedrà un soldo. Grazie a chi? Grazie a Giulio Tremonti e al premier. E grazie al contestatissimo condono tombale inserito in Finanziaria. Non si può dire che agli ex Ds, oggi, non piaccia la parola «condono». Non si spiegherebbe perché, nel 2003, dalla segreteria di Piero Fassino parte una lettera (come allora riportato da Mf) destinata ad alcune banche che dal 1996 pazientano sui debiti del partito. Un appello in cui si chiede agli istituti di credito di condonare la metà del «buco»: 44 milioni di euro.

E che il centrosinistra, lo stesso che oggi sbraita contro Tremonti, sia campione di favori ai capitalisti (non ai poveri operai!) lo dimostra un documento del 2005 intitolato «Economia e Impresa». È un testo che mette a confronto Ulivo e Casa delle Libertà: «Per le imprese, in questi quattro anni (quelli col centrosinistra a Palazzo Chigi, ndr) c'è stata una diminuzione delle aliquote Irpeg, diventata Ires, che è scesa al 33%. Ma lo sconto è avvenuto con la scomparsa della Dit, della Superdit e della tassazione agevolata del 19% sulle cessioni di aziende e sulle operazioni straordinarie, con un saldo negativo per le imprese di 2 miliardi e 52 milioni di euro». Insomma, ai tempi dell'Ulivo i ricchi diventano straricchi.

La coppia Prodi-Visco batte il tandem Berlusconi-Tremonti 4 mila miliardi di vecchie lire a zero. A braccetto coi condoni anche la Cgil, l'organizzazione che proprio ieri protesta contro lo scudo: «È uno schiaffo ai contribuenti onesti». Ma anche nell'ottobre del 2002 il sindacato di Sergio Cofferati si lamenta. Scende in piazza con un milione di italiani contro la Finanziaria e il condono del centrodestra. Pochi mesi dopo, proprio molte società controllate dalla Cgil usufruiscono del colpo di spugna fiscale. Tra queste anche il «Centro autorizzato di assistenza fiscale Lazio e Basilicata della Confederazione generale italiana del lavoro srl». Curioso, perché la Caaf ha una missione: aiutare i cittadini ad adempiere agli obblighi fiscali. Capitolo L'Unità. Il giornale oggi diretto da Concita De Gregorio spara in questi giorni titoloni contro lo scudo fiscale di Tremonti.

«Lo scudo vergogna passa tra le proteste. Mediolanum gode», scriveva ieri in prima pagina. Il quotidiano, uno dei punti di riferimento dell'opinione del centrosinistra, dimentica una data storica per la sua redazione. È il 27 marzo 2003 quando si riunisce il cda della Nuova iniziativa editoriale spa, società editrice de L'Unità. Il consiglio decide di ricorrere alla deroga prevista dallo statuto della società che permette di rinviare ai sei mesi l'approvazione del bilancio di esercizio, per valutare il ricorso al condono fiscale del governo Berlusconi. Un condono criticato ferocemente dal giornale allora diretto da Furio Colombo, ma necessario per non far precipitare i conti. Così,il 25 giugno dello stesso anno, ecco la fatidica decisione e la riscoperta di un provvedimento ora utilissimo. C'è anche Romano Prodi tra i beneficiari dell'odiato condono. Dopo le invettive si viene a sapere, con tanto di conferma del commercialista di famiglia, che Flavia Prodi e la sua immobiliare Aquitania srl aderiscono al provvedimento di Tremonti. Del resto la politica è una cosa, gli affari di famiglia un'altra.


Fabio Perugia

Indonesia, neonato record Pesa 8,7 chili ed è lungo 62 centimetri

Il Tempo

la mamma è diabetica

Piange molto ed ha sempre fame. Il neonato "straordinario" è nato due giorni fa in Indonesia, pesa 8,7 kg ed è lungo 62 cm.


Piange molto più forte degli altri bambini e ha sempre fame il neonato dal peso straordinario di 8,7 kg e lungo 62 cm che ha visto la luce due giorni fa in Indonesia. Il «piccolo», che non ha ancora un nome, è nato con un parto cesareo all'ospedale di Kisaran, nel nord dell'isola di Sumatra, secondo quanto riferito dalla ginecologa che lo ha fatto venire alla luce. Mamma e bambino stanno entrambi bene nonostante il parto reso difficile dallo straordinario peso del neonato, che è stato sottoposto ad assistenza respiratoria nei primi cinque minuti di vita. La madre Ani, 41 anni, è diabetica e per questo predisposta a partorire bambini di peso superiore alla norma. I suoi primi tre figli pesavano alla nascita circa 4 kg.

L'ex custode dello stadio va risarcito: nel 1991 finì «prigioniero degli albanesi»

Corriere del Mezzogiorno

lo stadio della vittoria fu trasformato in accampamento da 18 mila albanesi

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero dell'Interno: a lui andranno 110 mila euro


di VALENTINA MARZO

BARI - Luigi Roca, ex custode dello sta­dio Della Vittoria, deve essere ri­sarcito per la prigionia subita du­rante l’invasione albanese del’91. A stabilirlo una sentenza della Corte di Cassazione, che ha riget­tato il ricorso del ministero del­l’Interno sul risarcimento accor­dato all’ex custode dalla corte d’appello di Bari. Si tratta di 110mila euro che lo Stato, nono­stante la sentenza esecutiva del tribunale barese, ha rifiutato di concedere a Roca, proponendo ri­corso in Cassazione. Adesso alla luce del nuovo provvedimento il Ministero non può sottrarsi dal­l’obbligo di concedere il risarci­mento.

Dopo 18 anni di battaglie giudiziarie, Luigi Roca, difeso dal­l’avvocato barese Chaia Noya, ha ottenuto la giusta ricompensa per aver patito giorni di fame e sete nei giorni in cui sbarcarono 18mila clandestini, che fecero del­lo stadio della Vittoria il loro ac­campamento. Tanto che i magi­strati hanno paragonato la condi­zione in cui viveva l’uomo ad un «campo di concentramento im­provvisato nello stadio comuna­le». Il custode fu derubato e la sua abitazione fu saccheggiata, per via di un equivoco: fu l’unico infatti a non essere avvertito in tempo dell’arrivo della nave Vlo­ra. «Valga ricordare che quanto accaduto in città in quel periodo fu oggetto di una situazione pole­mica assai grave - dice l’avvocato Noya - che condusse, addirittura, l'allora presidente della Repubbli­ca, Francesco Cossiga, a chiedere la rimozione del sindaco Enrico Dalfino».

Ufficiale: il Petruzzelli riapre il 4 ottobre

Corriere del Mezzogiorno

Il presidente della Provincia Schittulli ha strappato al governo il via libera dopo mesi di contesa polemica


BARI - Domenica 4 e lunedì 5 ottobre. Sono queste le date in cui i baresi torneranno a sedere nella platea e nei palchi del teatro Petruzzelli ricostruito dopo 18 anni dall’incendio che lo distrusse. In ottobre, dunque, proprio come in ottobre, il 27, venne appiccato l’incendio. E’ la Provincia a ottenere il punto. Il presidente Francesco Schittulli ha strappato al governo il via libera per la riapertura, rimasta per mesi ostaggio di una contesa a metà politica e a metà giudiziaria (il nodo della proprietà resta non ancora sciolto). Il primo concerto, riservato a stampa e autorità, vedrà tra il pubblico il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, e il ministro Raffaele Fitto.

Il 5 porte aperte agli operai che hanno eseguito il restauro e ai cittadini che si aggiudicarono un biglietto con la lotteria lanciata un anno fa dall’amministrazione comunale. Fissata per il 25 ottobre, invece, la prima opera: sarà il Sogno di una notte di mezza estate di Benjamin Britten, coda della stagione in corso tra Fiera del Levante e teatro Piccinni.

A dicembre, invece, il via alla nuova stagione con l’Aida nella regia di Franco Zeffirelli. La nona di Beethoven sarà eseguita dal palco dall’Orchestra della Provincia di Bari, concessa, appunto, dall’amministrazione provinciale. Dal clima di concordia, infatti, resta fuori la fondazione, però. «A noi interessa il teatro, che è di tutti, non la fondazione, che è governata con l’esclusione della Provincia», insiste il presidente Schittulli che rivendica un posto nel cda finora occupato da un rappresentante della precedente amministrazione di centrosinistra. Il cda della fondazione, intanto, discute anche sui locali annessi al teatro, come il circolo Unione: «Gli avvocati valuteranno se convenga sciogliere i contratti di affitto in essere o aspettare di capire a chi andrà la proprietà del teatro», dice il presidente Michele Emiliano. Adriana Logroscino

Partiti fantasma ricchi a spese nostre

Il Tempo

L'estrema sinistra fa boom in cassa: prende 13 milioni di euro. Venti milioni solo nel corso del 2009 a partiti sconfitti. Le formazioni sparite da Camera e Senato ci costano venti milioni. Soldi anche alla lista della D'Addario.



Non ci sono più. Almeno in Parlamento. Ma continuiamo a pagarli. Ogni anno. E mica spiccioli. Quasi venti milioni di euro pubblici quest’anno verranno versati nelle casse di formazioni politiche che sono sparite da Camera e Senato e finanche dal Parlamento europeo. Sono i rimborsi elettorali (ora si chiamano così, ma è il vecchio finanziamento pubblico ai partiti) soldi che provengono dal ministero dell’Economia e vengono poi ripartiti da Camera e Senato in base ai risultati ottenuti dalle urne. E che vengono stanziati per le formazioni bocciate dagli italiani perché ancora sono in vigore le assegnazioni di vecchie tornate elettorali: 18,970 milioni arrivano a simboli che sembrano archeologia di un'altra «era» politica. E si tratta di una somma che è stata anche ridotta per effetto dei tagli alla spesa decisi dalla Finanziaria

 

Rifondazione. È il partito che fa praticamente manbassa dei rimborsi, visto che incassa quasi la metà della quota, circa 8,2 milioni. In particolare nelle tasche dell'organizzazione di Paolo Ferrero affluiscono ancora poco più di due milioni delle Regionali 2005, più di sei per le Politiche dell'anno successivo, e altri spiccioli per varie tornate elettorali locali nel biennio successivo come le Regionali in Abruzzo, in Molise, in Sardegna.

Pdci. Poco più di due milioni sono invece quelli destinati alla formazione di Oliviero Diliberto.Che infatti incassa poco meno di un milione per le Regionali di quattro anni e mezzo fa e poco più di un milione per le elezioni alla Camera 2006.

Verdi. Cifra analoga anche per il movimento guidato fino all'anno scorso da Alfonso Pecoraro Scanio e al cui timone oggi c'è Grazia Francescato. Anche per gli ambientalisti arrivano quasi due milioni per le due tornate per le quali incassa anche il partito dei Comunisti Italiani. Poca roba invece arriva per le recenti elezioni locali.

Arcobaleno. Rifondazione, Pdci e Verdi, ai quali si aggiunge anche la Sinistra democratica di Fabio Mussi, si ripartiscono anche i quasi 1,7 milioni delle più recenti votazioni. Le quattro formazioni infatti si sono presentate sotto il simbolo unitario di Sinistra-Arcobaleno alle politiche dello scorso anno (1,386 milioni per il voto alla Camera e 228 mila euro per quello al Senato) a cui vanno aggiunti altri 80 mila euro come rimborsi per le Regionali in Italia centrale e per quelli in Friuli Venezia Giulia.

Udeur. Anche il partito di Clemente Mastella continua ad avere una ragguardevole somma che si avvicina ai due milioni: 1,857 milioni per la precisione. In particolare il partito riceve ancora soldi per le Regionali (908 mila euro) e per le Politiche del 2006 (624 mila euro per il voto alla alla Camera e 324 mila per il Senato).

Rosa nel Pugno. Ai Radicali, che però tre anni e mezzo fa si presentarono con liste unitarie assieme ai socialisti, viene erogato poco più di un milione di euro. Praticamente nulla, invece, per le elezioni nelle regioni.

Socialisti. Asticella poco sopra il milione di euro. Oltre 600 mila arrivano dalle Regionali 2005 (in quel caso il partito si presentò ancora con il logo dello Sdi), altri 433 mila dai rimborsi derivanti per la competizione per Montecitorio dell'anno scorso, stavolta con le insegne del Partito socialista. Quasi 19 mila euro invece sono per le amministrative. Non va confuso invece con il Nuovo Psi che incassa ancora quasi 300 mila euro solo per le elezioni del 3 aprile 2005 che scelsero i nuovi governatori.

Destra. Per Storace poco più un milione di euro quest'anno. Ma il suo nome torna anche come Lista Storace quando si presentò quale presidente della Regione Lazio per la riconferma.

D'Addario. Nella lista per le scorse Regionali c'è una pioggia di mance a vario titolo per liste e listarelle. Per esempio «Gente per la Liguria», una civica a sostegno di Burlando, prende 56 mila euro, quasi 100 mila per «Insieme per Bresso» nata in appoggio del governatore del Piemonte. Poca roba rispetto ai 279 mila euro della lista civica Piero Marrazzo o i 282mila per la «Puglia prima di tutto», la lista che venne varata per Raffaele Fitto. Piccola curiosità: lo stesso simbolo è stato riesumato per le Comunali di Bari, in lista venne inserita anche Patrizia D'Addario, la escort che frequentava Palazzo Grazioli.

Definì «mercenari» i 6 parà uccisi, prete minacciato finisce sotto scorta

ilsecoloxix

Don Giorgio De Capitani, il prete brianzolo che alcuni giorni fa ha definito `mercenari´ i sei paracadutisti uccisi in Afghanistan, attirandosi per questo minacce e insulti, è stato posto sotto stretta sorveglianza della polizia.

La decisione è stata adottata dopo che l’altro ieri un giovane qualificandosi come appartenente alla Folgore, lo ha avvicinato per esprimergli la sua contrarietà, al punto che alcuni testimoni hanno temuto un’aggressione e lo hanno allontanato.

Ma nei giorni precedenti il sacerdote, che vive e celebra messa nella piccola frazione di Monte di Rovagnate (Lecco), era stato preso di mira con mail e telefonate. Da quando è scoppiato il caso in molti evitano le sue funzioni, ma ce ne sono altrettanti che arrivano da lontano per assistere alle prediche.

Intanto don Giorgio continua ad esternare anche attraverso il suo blog via internet.

Annozero mette alla gogna il Giornale Per Santoro abuso di servizio pubblico

di Renato Farina


Santoro dixit, 14 settembre, una decina di giorni fa: «Sappia Berlusconi, che continua ad agire vigliaccamente nell'ombra...». Sappia che cosa? Ecco: la minaccia mafiosa di Michele Santoro all'ex datore di lavoro ieri si è realizzata davanti al pubblico televisivo. Il Mago della Sinistra ha lavorato con tutti i suoi cilindri, petardi, mossette, luci soffuse a simboleggiare la sua coscienza che brilla nella notte del popolo bue. C'erano i pirati con l'uncino al posto del braccio, Michele aveva il pappagallo sulla spalla, a nome Travaglio. Il culmine è stato quando Santoro si è identificato con san Lorenzo Martire e ha attribuito a se stesso le parole del cardinal Bagnasco sul poverettocotto alla graticola dall'imperatore. Scopriamo così che è Michele la notte del 10 agosto a far cadere le stelle dal cielo. Misa che si sopravvaluta anche come martire.Vauro riesce a giocare anche con le bare dei nostri soldati in Afghanistan avvolte dal tricolore. Che pena. È stato un atto di guerra (in)civile quello accaduto ieri sera su Rai 2, prima puntata di «Annozero». A dire la verità ci aspettavamo di più, si dev'essere ammosciato. È stata un'aggressione annunciata per tempo, come il fulmine dopo il tuono. È stato un putsch guatemalteco in età elettronica. Si sa che i golpe ormai non si fanno con i carri armati ma occupando postazioni pubbliche per imporre la propria forza di minoranza, giustificando il sopruso con la propria presunta superiore moralità. Così ieri sera Michele Santoro, accompagnato dal parere favorevole -ma guarda un po' il caso- della magistratura, si è impadronito di nuovo della navicella del popolo televisivo.

È bravo. Efficace. Ha successo. Lo guardiamo tutti, anche perché i gatti spiaccicati attirano sempre lo sguardo. E lui è e la sua squadra sono specialisti nello spiaccicare la gente sull'asfalto del loro linciaggio pubblico. Lo guardano tutti, il Michele. Ma anche Vallanzasca, detto il bel René,funzionava bene nelle rapine, era molto professionale. Michele, con professionalità, rapinala buona fede e pure il canone. Parte da un postulato non dimostrato: in Italia non c'è libertà. E si contraddice subito. Scrive che Il Fatto (réclame gratis) raddoppia la tiratura in due giorni, «gli facciamo gli auguri ». Complimenti. Titolone: «Farabutti». Si comincia lasciando la voce al lamento. Esordisce il Conducator: «State tranquilli, c'è Travaglio, senza contratto ma sistemeremo anche quello». Poi dà voce a Berlusconi: «La Rai...tutte trasmissioni sempre e solo contro la mia parte politica, siamo circondati nella politica nella stampa e nella televisione da troppi farabutti». Lo impana come una cotoletta. È la famosa tecnica del blog. Si ritaglia e si incolla deformando, costruendo grugni grotteschi con parole vere. Ma questo va bene se si chiama satira, se no diventa falsificazione. Quindi tocca lo stesso servizio a Renato Brunetta: «L'Italia sporca, i cattivi dipendenti pubblici, i cattivi magistrati, le cattive banche, quelli che vivono sulle spalle della prima Italia che rischia. Gli stiamo facendo un mazzo così, certoc ulturame parassitario, che sempre ha sputato sentenze contro il proprio Paese... non hanno mai lavorato per un'Italia migliore. Fai bene a chiudere il rubinetto dei fondi pubblici, Sandro Bondi, ai parassitidei teatri lirici, ai finti cantanti, ai finti scenografi... a lavorare!».

Be’,popolaresco, ma ben detto. E che fa Santoro? Un colpo di genio. Abilissimo Santoro. Si fa assumere in cielo dalla Chiesa. Cita il cardinal Bagnasco difensore della «coscienza». E chi è la coscienza? Ma sì, dài che lo sappiamo tutti: è lui, il Santoro. Cita ancora Bagnasco: «All'imperatore Lorenzo dice no». È la predica di Bagnasco riferita a San Lorenzo, San Lorenzo Martire. Masi capisce che pensa a se stesso, a San Michele, a San Travaglio, martiri. Non aveva un contratto della Rai, San Lorenzo, era piuttosto perseguitato, ma fa niente, sono particolari. Tocca a Franceschini. Domanda: «C'è un pericolo per la libertà di stampa?». Come si vede un quesito duro, che mette in ginocchio Franceschini. Risposta: come ve la immaginate, cioè tutta colpa di Berlusconi, proprietà di Berlusconi delle tivù, uno scoop. Accusa Berlusconi: «Intimidazione, sta intimidendo gli imprenditori perché non diano pubblicità a Repubblica. Ci dev'essere una forte mobilitazione per la libertà di stampa. La battaglia per la libertà di stampa dev'essere senza colori ». In effetti lui la spinge verso il grigio topo, Santoro va verso il rosso,diciamo un rosso noioso. Anche l'amico Mario Giordano è trattato come già capitò a Veronica.

La sua faccia si trasforma in cartone animato e gli appaiono vicino le parole del suo editoriale d'addio al Giornale, recitato come sputasse addosso a Feltri. Il quale spiega pacatamente come abbia dato una notizia su Dino Boffo, e non abbia offerto dossier, ma spiegato una sentenza per molestie a sfondo sessuale, grazie a una fonte affidabile. Che qualcuno smentisca se è capace. Risposta non ci fu. Ma qualsiasi cosa dici lì che non sia secondo la volontà di Casa Santoro e San Travaglio, sei infilato nell'acido muriatico. Di solito prendono in giro Giordano per la sua voce. Stavolta lo doppiano con voce viriloide, come fosse un coro greco. Pensavamo fosse una puntata contro il Berlusca, ma alla fine si scopre che il bersaglio preferito è Feltri. Infilzato secondo antica tecnica da quelli che passano per berlusconiani. Così Michelazzo usa Filippo Facci, finto puro della destra, come il prezzemolo per il suo polpettone di calunnie. Contro chi? Feltri. Dev'essere lui che impedisce la libertà di stampa, l'unico che aumenta la vendita di giornali, e così porta via le copie agli altri, ohi ohi. Quindi MarcoTravaglio. Mescola frasette su ragazze e festini, Silvio e Massimo, infine il favoloso gioco di parole su «pulp»e«palp». Bravissimo,un genio bollito, con la maionese sarebbe anche gradevole. Giorgio Bocca arriva a 89 anni e ci comunica che invece di temere la morte ha paura di Feltri. Facci a 42 anni hai il problema di dover parlar male della Carfagna e di non riuscirci (e così riesce a sparlarne senza fornire un solo motivo, senza che lei possa difendersi), e tutti molto, molto preoccupati di questo spaventoso problema di Facci. È la fiction, bellezza, fatta passare per realtà, per stampa. Che Paese. Che Rai. Povera Italia.

Da Fanfani-Forlani a Pasquino-Prodi Tutti quelli che non si salutano più

Corriere della Sera

L'odio tra Ingrao e Amendola e quello tra Occhetto e D'Alema. L'eterno scontro Cossiga-De Mita


MILANO — Dell'odio tra i due «prof» si racconta nei salotti bolognesi: Gianfranco Pasquino versus Romano Prodi. Il primo non avrebbe digerito l'appoggio dato dal­l'ex premier a Flavio Delbono, attuale sinda­co, tanto da confessare agli amici: «Quello lì (Prodi, ndr) non lo saluto più». Vero. Fal­so. Di sicuro è una realtà che odi e inimici­zie nello stesso schieramento politico han­no radici antiche. Nel vecchio Pci, l'odio tra Pietro Ingrao e Giorgio Amendola, che pure era smisurato, rimaneva nascosto perché si riteneva che la prima virtù del rivoluzionario fosse la dissi­mulazione. E ciò per evitare che lo scontro diventasse pubblico, con ricadute sul parti­to. Tra Massimo D'Alema e Achille Occhet­to, poi, alcuni fanno risalire l'odio al 1982, anno in cui Berlinguer si fece accompagna­re in Russia non da Occhetto, membro della segreteria, ma dal giovane segretario del Pci pugliese. Da allora, fu scontro costante. Per D'Alema, Occhetto era un «Pulcinella». Per Occhetto, D'Alema era «mezzo Stalin». Come si dice che Veltroni non abbia mai perdonato al dalemiano Sposetti il compor­tamento sui beni del partito. E così l'ex lea­der pd avrebbe evitato di salutare l'ex teso­riere ds in più di un'occasione.

Nel centrodestra, invece, molti ricordano ancora la scazzottata tra Storace e Urso, ai tempi di An, al termine di una riunione alla Camera. «Per anni — racconta oggi un ex aennino — Francesco e Adolfo non si sono più rivolti la parola». Novembre 2006, corti­le della Camera. Tra due militanti di Forza Italia, Guido Crosetto e il suo capogruppo Elio Vito, volano parole grosse: «rompico­glioni», «camorrista». Il gelo è durato anni. Come è noto che tra Stefania Prestigiacomo ed Elisabetta Gardini non sia mai corso buon sangue. La prima una volta invitò pub­blicamente Gardini a scusarsi per aver attac­cato «troppo duramente» il centrosinistra. Si sprecano, poi, le polemiche innescate dal­l'«antipatico» (copyright Daria Bignardi) Re­nato Brunetta. Una per tutte? Quando ha di­chiarato: «Il problema di FI sono gli oligar­chi. Ex ministri che hanno perso il potere… I nomi? Quelli come Tremonti, grandissimo tecnico ma zero leadership». Più esplicito lo scontro tra Ignazio La Russa e Carlo Taor­mina. Ai tempi in cui quest’ultimo era depu­tato di FI, il primo lo bollò in Aula con brevi ma significative parole: «Lo dico a tutti, Ta­ormina è un coglione». Ancora, dal 2007 al­la riconciliazione di oggi, Casini e Fini non si sono rivolti la parola. Il duo che Pannella ribattezzò «Cafini» aveva rotto dopo il sì di Fini al «partito del predellino». Rapporti tut­tora tesi tra Cesa e Follini, dopo l'ingresso di quest’ultimo nel Pd. Raccontano: «Se uno entra l'altro esce dalla stanza». E nell’ex Dc? «Regnava la dissimulazione— spiega Paolo Cirino Pomicino —, perché esi­steva il partito. Io, per esempio, mi sono scontrato con Prandini. Ma senza mai to­gliergli il saluto». Clemente Mastella ricor­da «il gelo tra Fanfani e Forlani». E poi, su tutti, l'eterno scontro Cossiga-De Mita. Du­rato decenni. E caratterizzato da frasi colori­te. Un esempio: l’ex capo dello Stato definì De Mita «Boss di provincia» e «Lepido di Nusco». Di rimando l’ex premier parlò di Cossiga come di un «problema clinico e non politico». Salvo poi, ogni anno, telefo­narsi per gli auguri: «Ciao Cirì, la famiglia sta bene? Buon Natale».

Angela Frenda

Il mistero del mercurio scomparso 60 chili di liquido trafugato da ignoti

Corriere del Mezzogiorno

Il Velino: elemento tossico, potrebbe essere stato sversato nelle campagne o usato per altri scopi. Anche bellici



NAPOLI - Il mistero del mercurio scomparso. Sessanta chili di materiale liquido sarebbe svanito nel nulla. Siccome non si tratta proprio di acqua fresca ma di un elemento chimico altamente tossico ecco che far luce sul suo smarrimento diventa un'indagine necessaria. È l'agenzia «Il Velino» che ricostruisce la vicenda indicando una prima traccia ufficiale datata 7 aprile 2009. Quel giorno alle 10 e 23, un funzionario della società Acqua Campania Spa si sarebbe recato alla stazione dei carabinieri di San Prisco (Caserta) per denunciare che una settimana prima, ovvero il 30 marzo, ignoti avevano «asportato 23 misuratori di portata – Marca Bosco, Tipo Venturi – dal Campo pozzi di Monte Maggior» a Pontelatone, paesino di duemila anime in provincia di Caserta.

In ognuno di quei misuratori di portata, strumenti comunemente utilizzati in idraulica proprio per controllare la pressione dei fluidi, erano presenti almeno due chili di mercurio per ogni singolo misuratore. Quei misuratori, infatti, erano di vecchia concezione e tecnologia ed erano stati sostituiti proprio perché contenevano il mercurio, elemento altamente tossico. Questi, dunque, i fatti accertati di un mistero che, a quasi sei mesi di distanza, sembra tutt’altro che risolto (perché, ad esempio, la denuncia è avvenuta una settimana dopo la scomparsa?).

Due le piste che al momento si stanno battendo. La prima ipotizza che i ladri fossero interessati più all’alluminio che al mercurio e che, una volta trafugati i pezzi dal deposito della società collegata all’Eni, abbiano sversato nelle campagne del casertano gli oltre 60 chili della sostanza tossica per poter poi essere liberi di contrabbandare unicamente l’alluminio. L'ipotesi sversamento sarebbe agghiacciante: basti pensare che la quantità di mercurio contenuta in un solo termometro è sufficiente a contaminare un piccolo lago.

La seconda, invece, punta il dito verso il contrabbando di mercurio, sostanza che può essere utilizzata anche per fini bellici. La sostanza, infatti, può essere impiegata anche come componente per la fabbricazione di inneschi per esplosivi. È proprio del 21 agosto scorso un articolo del Corriere della Sera, in cui si riporta un’operazione della polizia di Roma che ha portato all’arresto di un cittadino rumeno reo di aver tentato di piazzare sul mercato italiano 6 chili di mercurio liquido. Tutte ipotesi, è bene sottolineare, su cui è necessario che si indaghi e si faccia chiarezza.

R. W.