sabato 22 agosto 2009

Si scambiano effusioni, due gay aggrediti a Roma: uno è grave

testata


 ROMA (22 agosto) 


Due ragazzi omosessuali che si stavano scambiando effusioni sono stati aggrediti la scorsa notte al parco Rosati all'Eur all'uscita del Gay Village da un quarantenne. L'uomo, A.S. che è stato denunciato dalla polizia per tentato omicidio, ha precedenti contro il patrimonio e per droga.

Una delle vittime, che è grave, è stata accoltellata all'addome e deve essere sottoposto a intervento chirurgico all'ospedale Sant'Eugenio, l'altra ha avuto una prognosi di sette giorni per una ferita al cuoio capelluto perché ha ricevuto una bottigliata in testa.

L'aggressione è avvenuta intorno alle 4 di mattina. Infastidito dalle tenere effusioni dei due giovani, l'uomo ha dapprima inveito nei loro confronti con insulti e alla loro replica gli si è scagliato contro, prima colpendo alla testa con una bottiglia uno dei due e successivamente ferendo all'addome anche l'altro giovane che è caduto a terra.

I due sono stati soccorsi dalla polizia, giunta sul posto pochi minuti dopo in seguito alle numerose richieste di soccorso pervenute al 113 da parte di alcuni testimoni che avevano assistito al ferimento.


Troppo grasso? Paghi due biglietti" Denunciata la compagnia Easyjet

di Redazione




Bari - Troppo grassa per volare, almeno in un posto solo. "Se vuole viaggiare con noi deve pagare due biglietti". Così l'impiegata addetta al check-in della compagnia aerea a basso costo Easyjet, nell’aeroporto di Bari, si è rivolta allla malacapitata passeggera che stava rientrando a Roma dopo una settimana passata in Puglia. Lei è rimasta sbigottita, e anche irritata. E così, dopo alcuni minuti di discussione, ha deciso di lasciar perdere e di rientrare a Roma in auto. Ma anche di denunciare la compagnia aerea per danni morali e materiali.

Basta uno sguardo: signora troppo voluminosa L’episodio è avvenuto ieri mattina al 'Karol Wojtyla'. La signora, che ha 55 anni, era giunta a Bari in auto con suo figlio che vive nel capoluogo pugliese. Il rientro nella capitale l’aveva previsto per ieri con un volo Easyjet in partenza alle 10.45. Giunta per tempo al check-in ha mostrato il piccolo bagaglio a mano e il biglietto acquistato via internet, ma all’impiegata è bastato uno sguardo per sollevare la contestazione. In sostanza la signora, di statura piuttosto bassa e di peso intorno al quintale, è stata ritenuta troppo grassa per poter essere ospitata su un solo posto del velivolo.

Avrebbe dovuto pagare due biglietti Ce ne sarebbero voluti due e quindi avrebbe dovuto pagare due biglietti. Un rilievo quello mossole dalla hostess che ha irritato la donna la quale ha replicato: "Come si permette di darmi della cicciona. Non sarò una anoressica come voi hostess, ma da quando viaggio non mi è mai capitata una cosa del genere!", racconta il suo legale, l’avv.Anna Orecchioni, del foro di Roma, che oggi ha reso nota la vicenda. A lei e al suo collega, l’avv.Giacinto Canzona, la donna si è rivolta per denunciare il comportamento della compagnia aerea. "Tra l’altro questa conversazione - rileva l’avv.Orecchioni - si è svolta alla presenza degli altri viaggiatori in attesa del check-in e quindi è immaginabile l’imbarazzo provato dalla signora".

Una citazione per danni morali e materiali Imbarazzo che è diventato evidente quando il personale della compagnia ha invitato la donna a pesarsi "come fosse un bagaglio", dice ancora il legale che ora citerà Easyjet per danni morali e materiali e anche per il rimborso del biglietto. Alla fine è stato il figlio della donna a troncare la discussione e a invitare sua madre a lasciar perdere e a rientrare a Roma in auto. Cosa che lei ha fatto, portando con sè il biglietto del volo inutilizzato e la ferma intenzione di essere risarcita per il trattamento ricevuto. "Sono avvilita - commenta, interpellata sulla vicenda - per il modo con cui sono stata trattata, per le parole usate dalla hostess, e questa prepotenza: mi volevano imporre di acquistare un altro biglietto senza avermi prima messa nelle condizioni di scegliere. E solo perchè non rispondo ai loro canoni estetici".

Veronica, il premier, la scelta del divorzio «Ecco che cosa accadde in quei giorni»

Corriere della Sera

Dal 27 aprile al 4 maggio, cronaca dello strappo nella villa di Macherio

Questa nuova edizione di Tendenza Veronica arriva cinque anni dopo la prima e in un contesto totalmente diverso. Nel 2004 Veronica era la moglie del presidente del Consiglio, oggi si appresta a diventare ex. (...) Tendenza Veronica fu pubblicato mentre Silvio Berlusconi era a Palazzo Chigi, per la seconda volta capo del governo. Lo incontrai nel suo studio di Palazzo Grazioli insieme al sottosegretario Paolo Bonaiuti e alla sua segretaria di sempre, Marinella Brambilla e lui, che aveva il libro sulla scrivania, mi disse di non averlo ancora letto. Un vezzo, sospetto, perché un’occhiata qua e là doveva averla data di sicuro; in fondo, in quel volume si parlava di lui e non soltanto di lei.

Le pagine che in questa nuova edizione vanno ad aggiungersi alla prima, invece, parlano solo di Veronica, dello stato d’animo che in questi mesi l’ha portata alla scelta di separarsi, di quel momento e degli altri che sono seguiti, alcuni dei quali, per lei, di imprevedibile violenza, come ho scritto sul Corriere della Sera e su A, subito dopo l’annuncio della separazione. Qui troverete la cronaca di quel che è veramente accaduto, nella villa di Macherio, tra il 27 aprile e i primi di maggio. Quanto a quel che succederà da qui in avanti, come sempre accade in certe situazioni, esistono due scuole di pensiero e, forse, addirittura due squadre che tifano per l’uno o l’altro scenario. Il primo, considerato al momento quello più realistico, vede le due parti accordarsi su una separazione consensuale, mentre le loro vite prenderanno strade e, chissà, forse anche Paesi diversi. L’altro scenario è quello che nell’entourage del premier qualcuno (non molti a dir la verità) caldeggia; separazione sì, ma poi ritorno di Veronica accanto al marito per aiutarlo a ritrovare se stesso. Magari anche passando per un soggiorno in una di quelle cliniche specializzate nella cura della dipendenza dal sesso. Non è uno scenario del tutto escluso, e molto dipenderà da quanto e come la stampa (soprattutto all’estero) continuerà ad appassionarsi alla vita privata di Berlusconi. Ma, al momento, è il primo quello che il presidente del Consiglio sembra intenzionato a perseguire.

La colazione di aprile
È la fine di aprile (...). Veronica Berlusconi è a Milano e decidiamo di fare colazione insieme. So che è turbata. Da quando ha letto sui quotidiani che la sera di domenica 26 aprile suo marito è stato a Casoria, alla festa per i 18 anni di Noemi Letizia, la sua scelta degli ultimi dieci anni, quella di restare comunque e nonostante tutto la moglie del presidente del Consiglio, è improvvisamente diventata insostenibile. Ha un paio d’ore libere e verrà a mangiare qualcosa a casa mia, mi dice. Da giorni non si parla che di Noemi Letizia, una ragazza sconosciuta alle cronache ma nota al giro più intimo del premier. (...) Per Veronica è una delle settimane più difficili della sua vita: in poche ore succede di tutto, la figlia Barbara, ricoverata al San Raffaele perché si teme un parto anticipato mentre la madre sta mettendo fine al rapporto più importante della sua vita, una storia durata trent’anni, quella con Silvio Berlusconi. Torniamo alla colazione a casa mia. (...) Quando arriva è una donna amareggiata ma serena. «Penso che non mi resti altra scelta che separarmi» mi dice. Io sono incredula.

La ascolto, coltivando il dubbio che, all’ultimo momento, Veronica possa cambiare idea. «Perché non vi parlate, tu e tuo marito?» le chiedo come banalmente farebbe chiunque. «Non posso », risponde «mi racconterebbe l’ennesima bugia e stavolta non la reggerei». Anch’io commetto l’errore di sottovalutare la sua fermezza, penso che magari vorrà meditare ancora sulla decisione: la conosco da 18 anni e per me è un esempio di persona razionale ed estremamente prudente. Invece, stavolta, non va così. Nessuno meglio di lei sa quando l’amarezza buttata giù in silenzio negli anni raggiunge il livello di guardia. Prima o poi arriva il momento in cui non resta che arrendersi al luogo comune della goccia che fa traboccare il vaso. Veronica è addolorata, arrabbiata e lucida. «Diranno che potevo farlo prima? Può darsi, e allora sarà un divorzio riparatore, mettiamola così. Non posso condannarmi a fargli da balia, e ormai non riesco a impedirgli di rendersi ridicolo davanti al mondo. Sono arrivata al capolinea. Dieci anni fa non ero pronta, oggi a testa alta posso dire: "Mi separo da quest’uomo". «Domenica pomeriggio mi ha detto: "Sai, devo partire per Napoli, ho un vertice importante sulla spazzatura, domattina presto...". L’ennesima bugia. Allora, meglio cercare un’ultima forma di rispetto per me stessa, meglio divorziare. Non so da cosa mi viene questa convinzione, questa forza. Comunque, è lui che mi ha messo in questa condizione. Io potevo andare avanti per anni, ma così è impossibile ». (...)

Il divorzio
E allora eccola, la nostra prima coppia d’Italia che così di rado si è mostrata in coppia. (...) Chi, ancora di recente, ha avuto occasione di vederli insieme, non ha potuto non riconoscere tra loro un rapporto profondo. Punzecchiature reciproche, ma, si sarebbe detto, in fondo affettuose. Tra coniugi che sanno, volendo, dove andare a parare. Ogni tanto, si chiamavano amore. (...) Fino ai primi mesi del 2009, insomma, la coppia sembrava avviata verso una sia pur turbolenta sopportazione. (...) Lunedì 4 maggio l’avvocato della signora, Maria Cristina Morelli, rilascia la dichiarazione ufficiale: Veronica Lario chiede il divorzio da Silvio Berlusconi. (...)

L’ira di Barbara
Veronica è riuscita per anni a difendersi dalle insidie dei media, a esserci mentre non c’era. Stavolta, però, non ha scampo: la sua storia viene rivisitata da qualche quotidiano con l’approccio malevolo che di solito, nei divorzi, appartiene alla squadra che si schiera col marito, rileggendo in chiave negativa tutti gli episodi che fino a qualche tempo prima avevano tutt’altra interpretazione. Un atteggiamento che certo non fa piacere alla diretta interessata, ma che manda letteralmente su tutte le furie Barbara, la maggiore dei figli nati dal secondo matrimonio di Berlusconi. Dei tre, è certamente lei la più vicina, almeno fisicamente, alla madre: abitano a poca distanza l’una dall’altra, nel parco della residenza di Macherio, mentre Luigi, concluso l’anno accademico in Bocconi, come nelle estati precedenti è volato a Londra per uno stage e medita di trasferirsi in Cina per un anno, per un Erasmus in una università della nuova potenza globale. Eleonora, infine, vive negli Stati Uniti e anche dopo la laurea in economia conta di rimanere lì per uno stage nel mondo della comunicazione e della tv. Così è Barbara quella che, nel ruolo della primogenita, si fa carico di affrontare, a più riprese, il difficile colloquio con un padre amatissimo ma del quale non condivide i più recenti comportamenti.

Il primo scontro, raccontano fonti attendibili, si consuma il giorno in cui Dario Franceschini inciampa in un’infelice dichiarazione: «Fareste educare i vostri figli da un uomo come Berlusconi?». Da Palazzo Chigi partono molte telefonate verso Macherio e a Barbara, incinta di otto mesi del secondogenito Edoardo, viene chiesto di aggiungere anche la sua voce a quella dei fratelli Marina, Piersilvio e Luigi, tutti insorti, con dichiarazioni e toni distinti, contro l’ipotesi franceschiniana che il loro non sia il miglior genitore del mondo. Ma Barbara non sente ragioni e in una concitata telefonata col padre, che in quel momento è a Roma, sfiora quasi la rottura dei rapporti. In quello stesso giorno, a Milano, la galleria Cardi Black Box di cui Barbara è socia con gli amici Nicolò Cardi e Martina Mondadori, ha in programma il primo grande evento ufficiale. Tutti e tre i figli di Veronica sono presenti ed è atteso anche Silvio Berlusconi che, invitato, a quanto pare aveva assicurato di riuscire ad arrivare in tempo per la cena. Ma il presidente del Consiglio non si farà vedere. Dopo quella sera, Barbara e il padre tornano ovviamente a parlarsi, vengono anche fotografati a Portofino insieme al piccolo Alessandro e a Giorgio Valaguzza, il compagno di Barbara. Alla nascita del quinto nipote, Edoardo, il nonno si precipita nella clinica di Lugano e i rapporti sembrano rasserenati. Il 5 agosto però Vanity Fair pubblica un’intervista a Barbara il cui contenuto appare piuttosto critico verso Berlusconi. (...)

L’estate del 2008
«Voglio che mio nipote Alessandro cresca con il senso della famiglia ». Ecco perché la first lady ha dedicato l’estate ai suoi. «Siamo un nucleo complesso che vuole restare unito. Dovrebbe far piacere, e invece tutti si auguravano una nostra separazione. Strano Paese il nostro. C’era un’attesa per questa separazione, un’aspettativa... Nessuno si augura che la gente rimanga insieme, che trovi un suo equilibrio... Tutti tifavano per la rottura, aspettavano il divorzio, la notizia che anche questo matrimonio era saltato. Non è facile mantenere unita una famiglia complessa come è la nostra. Ma è bello veder arrivare una terza generazione, è qualcosa che trasmette gioia, anche amio marito. Voglio che mio nipote Alessandro cresca avendo il senso della famiglia». Per Veronica Lario in Berlusconi quella del 2008 è l’estate della sovraesposizione e in tanti si sono chiesti perché avesse dato il via libera alle foto mano nella mano col marito, alle passeggiate a Porto Rotondo e a Portofino, al ritratto di famiglia, il primo dopo molti e molti anni, sulla copertina di Chi. (...) «Resta perché c’è di mezzo un gran patrimonio» semplificano quelli che vedono nella «robba» il solo collante per tenere insieme i rapporti. (...) «Ne abbiamo viste di famiglie che per l’eredità si massacrano. Ecco, si può cercare di evitare questo dolore immenso, si può credere in un nucleo nel quale, ciascuno con un proprio ruolo, ci sia la volontà di rimanere uniti» è la riflessione di Veronica. È un pensiero che la accompagna da tempo, ma certo l’arrivo di Alessandro ha rafforzato il convincimento. (...)

L’amarezza di oggi
Che cosa succederà, adesso, nella Dinasty di Silvio e Veronica? (...) L’unica certezza è che, per la prima volta, la coppia si troverà a trascorrere almeno una parte di agosto in Italia, a un passo l’uno dall’altra e, paradossalmente, senza incontrarsi. (...) Quanto a lei, lo stato d’animo è forse meno turbato di quanto non fosse il 27 aprile, il giorno in cui tutto è cominciato. Ma l’amarezza resta, e sta tutta in un pensiero confidato alle persone più vicine: «Quel che più mi dispiace è che un uomo come Silvio possa aver tradito se stesso. Ha fatto tanto, tanto ha conquistato, e oggi di lui si parla per cose che fanno dimenticare quel che davvero è stato ».

Maria Latella


Napoli si conferma la regina del caffè: record di imprese e produzione nel 2008

Corriere del Mezzogiorno


L'oro nero dei bar conta in Italia 1100 imprese, solo nel capoluogo campano il 5,6 per cento dell'indotto



NAPOLI - La città di Partenope si conferma regina del caffè. In Italia l'oro nero dei bar, che fa rima con business e imprese al servizio della tazzina espressa e che a Napoli non mancano di certo. Con o senza caffeina oppure torrefatta, la miscela senza cui il risveglio di milioni di italiani non sarebbe neppure immaginabile, è anche un’ottima fonte di investimento. Secondo la ricerca elaborata dalla Camera di commercio di Milano, sui dati del registro delle imprese al quarto trimestre 2008 e 2007 e Istat 2007 e 2008 sono infatti quasi 1.100 le imprese italiane attive nella lavorazione del caffè, tè e altri infusi, in crescita del 3,5 per cento nell’ultimo anno.

La base dell’espresso si dimostra l’elemento principe, grazie alle 634 imprese attive sul territorio nazionale, in crescita del 5 per cento dal 2007. Regione leader la Campania (con 77 imprese e il 12 per cento del corrispondente totale), con Napoli che produce da sola il 5,6 per cento dell’indotto italiano. Seguono poi la Lombardia (72 aziende, Milano al 3,4 per cento) e il Lazio (66, Roma al 4,6 per cento). Positivo anche il settore specializzato nella lavorazione del tè e degli infusi (+17 per cento in un anno), concentrato soprattutto in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Toscana. In crescita l’interscambio: nel 2008 è stato importato caffè per un valore di oltre 900 milioni di euro ed esportato per 640 milioni (+17,9 per cento l’import e +6,9 per cento l’export in un anno). Tra i paesi amanti della miscela made in Italy, ma soprattutto made in Naples, in prima fila si distinguono gli Stati Uniti (17,2 per cento), seguiti dalla Francia (16,5 per cento) e dalla Spagna (9,3 per cento).


Autovelox, il Viminale: "Non ci saranno più le pattuglie nascoste"

di Redazione

Roma - Stop alla gestione degli autovelox a società private. Mai più pattuglie nascoste per la rilevazione della velocità. Massima tutela della privacy. Sono alcuni dei contenuti della direttiva del Ministro dell’Interno Roberto Maroni "volta a garantire - spiega una nota - un’azione coordinata di prevenzione e contrasto dell’eccesso di velocità sulle strade, emanata proprio a ridosso dei rientri dalle vacanze. La direttiva firmata dal Ministro, inviata ai Prefetti e agli organi di polizia stradale, mira a disciplinare l’utilizzo degli strumenti di controllo della velocità ispirandosi a criteri di efficienza e trasparenza. L’obiettivo è la prevenzione sulle strade, in vista del traguardo fissato dalla Commissione Europea di dimezzare entro il 2010 il numero delle vittime per incidenti stradali".

Individuazione punti critici La direttiva affida ai Prefetti il compito di monitorare sul territorio il fenomeno della velocità e di pianificare le attività di controllo, avvalendosi del contributo delle Conferenze Provinciali Permanenti, dove sono rappresentati tutti i soggetti pubblici interessati alla materia. In particolare, dovranno essere individuati i punti critici per la circolazione dove si registrano più incidenti (con riferimento al biennio precedente) e dovrà essere previsto il diffuso impiego della tecnologia di controllo remoto, che consente il controllo di tutti i conducenti che passano in un determinato tratto di strada con contestazione successiva della violazione.

Trasparenza e riservatezza La Polizia Stradale, quale Specialità della Polizia di Stato, attuerà il coordinamento operativo dei servizi con il compito anche di monitorare i risultati dell’attività di controllo svolta da tutte le forze di polizia e dalle polizie locali. Questi i contenuti principali della direttiva: - gestione delle apparecchiature solo dagli operatori di Polizia -controllo periodico di funzionalità degli apparecchi - modalità di segnalazione della presenza delle postazioni di controllo improntate alla massima trasparenza - modalità di accertamento e contestazione delle violazioni in materia di velocità (non è sempre richiesto il fermo del veicolo per contestare la violazione) - tutela della riservatezza (le foto o le riprese video devono essere trattate solo da personale degli organi di polizia incaricati al trattamento e alla gestione dei dati).

Asaps: "Bene la direttiva di Maroni"
L’Asaps, associazione amici della Polizia Stradale, esprime apprezzamento per la direttiva del ministero dell’ Interno su autovelox e controllo della velocità. "Che ci fossero una certa confusione e molte sovrapposizioni in materia di controlli con misuratori della velocità, era ormai sotto gli occhi di tutti - afferma il presidente dell’ Asaps Giordano Biserni -. L’utilizzo per lo meno disinvolto degli strumenti di misurazione della velocità, talora in chiave più di cassa che di reale prevenzione, costituisce ormai da tempo una ’variabile indipendentè rispetto alla esigenza primaria a cui i controlli sulla velocità sono destinati, cioè un vero miglioramento della sicurezza sulle strade. Ben venga allora questa articolata circolare del Ministero dell’Interno - sottolinea - che riorganizza le modalità di servizio e di utilizzo dei misuratori di velocità di ogni ordine e specie".

L'Argentina vuole fare arrestare un neo ministro di Ahmadinejad

Corriere della Sera 

E' accusato del coinvolgimento nell'esplosione di un'autobomba nel 1994

Ahmad Vahidi, numero uno della Difesa in Iran, ricercato dall'Interpol su mandato dei giudici di Buenos Aires

MILANO - Il neo ministro della Difesa iraniano, Ahmad Vahidi, appena designato dal presidente Mahmoud Ahmadinejad, è ricercato dall'Interpol su mandato di cattura internazionale della magistratura argentina per un'attentato terroristico a Buenos Aires. Un'autobomba esplose il 18 luglio 1994 contro un centro di assistenza ebraico (Amia) che causò 85 morti e circa duecento feriti di feriti e secondo il procuratore argentino Alberto Nisman il neoministro di Teheran ne sarebbe in qualche modo coinvolto in quanto ex capo del gruppo Al Quds. Resta ora da capire se la nomina a ministro verrà confermata e come questa sarà gestita sul fronte diplomatico in virtù del mandato di cattura.

LA PROTESTA EBRAICA - «Vahidi - ha sottolineato Nisman - non è solo oggetto di un mandato di arresto da parte della giustizia argentina, ma anche una di quelle persone la cui cattura è considerata di massima priorità in forza di una deliberazione approvata dall'Interpol con un voto a maggioranza dei suoi membri nell'assemblea generale svoltasi in Marocco nel 2007». Il nome di Vahidi era inserito in un quintetto di dirigenti iraniani, a cui era stato aggiunto un libanese, tutti accusati di avere avuto un ruolo nell'esplosione contro l'Amia che secondo l'accusa sarebbe stata decisa dal Consiglio dei Guardiani iraniano in combutta con il gruppo Hezbollah. La designazione a ministro decisa da Ahmadinejad deve ora essere vagliata dal parlamento iraniano che si esprimerà con un voto di fiducia. La comunità ebraica argentina, che con 300 mila membri è la più vasta dell'America latina, ha già condannato duramente la designazione ministeriale di Vahidi, parlando di «insulto inqualificabile alle vittime del massacro e ai loro famigliari».




Gli svizzeri in Italia a 190 all’ora E nessuno li punisce

Corriere della Sera


Gli Stati stranieri non sono obbligati a fornire le generalità


Gli svizzeri sono poi così corretti (se­greto bancario a parte)? Noi italiani sia­mo davvero ingovernabili? Gli stereoti­pi nazionali vanno presi, smontati e stu­diati. Solo allora possono rivelarsi istruttivi. All’inizio di agosto, qui sul Corriere, avevo raccontato la sorpresa autostra­dale dell’estate 2009: auto italiane pre­occupate del Sistema Tutor, e in genere rispettose dei limiti; auto straniere ben più disinvolte, spesso oltre i limiti.


Il turbofanatico — quello che ti piomba alle spalle con gli abbaglianti, a 190 km/h, e chiede strada per la sua prepo­tenza — è spesso un forestiero. Di targa, almeno. Parecchi svizzeri, avevo notato. Qualche tedesco. Alcuni olandesi. Francesi, romeni, croati e resi­denti di Montecarlo. Le multe non gli arrivano? mi ero domandato. Oppure arrivano e vengono ignorate? Per saper­ne di più, ho scritto al Ministero dell’In­terno, che mi ha girato all’ufficio legale della Polizia Stradale, dalla quale è emersa questa stupefacente realtà.

Co­pio e incollo: 

A) «Non esiste un meccanismo uni­forme e condiviso di notifica internazio­nale dei verbali relativi alla violazione delle regole della circolazione stradale. Fatta eccezione dei casi in cui c’è un ac­cordo bilaterale (come per l’Austria), non esiste un obbligo per lo Stato di re­sidenza dello straniero di comunicare all’Italia l’intestatario del veicolo che ha commesso la violazione. Anzi, alcuni Paesi si oppongono fermamente a que­sta operazione»;

B) «Non esiste un sistema di esecuto­rietà delle sanzioni nei confronti degli utenti che, avendo commesso violazio­ne in uno Stato estero, non abbiano provveduto al relativo pagamento. In tal modo le infrazioni stradali restano spesso impunite se commesse a bordo di un veicolo immatricolato in un altro Stato. Chi paga lo fa, sostanzialmente, per buona volontà». Buona volontà! Tanti svizzeri, eviden­temente, la perdono per strada, quando scendono in Italia. Scrive un lettore di Zurigo, Dino Nardi: «Da inizio 2008, ben 85.000 automobilisti svizzeri sono debitori di 1,4 milioni di euro per pe­daggi non pagati in Italia. La Società Au­tostrade, per incassare quei soldi, ha in­caricato una società svizzera specializza­ta nel recupero crediti».

Ho indagato. Secondo il Touring Club svizzero, si tratta di carte di credito scadute, man­canza di contante e passaggi indebiti nella corsia Telepass. Conclude amaro il signor Nardi: «Evi­dentemente gli automobilisti svizzeri (compresi noi stranieri che qui abitia­mo), in genere disciplinati e ossequiosi del codice della strada, non prendono seriamente l’Italia e le sue leggi. Confi­dano nella trasandatezza dell’applicazio­ne.

Se ciò accadesse a parti invertite, al­tro che impunità: farsi individuare in Svizzera, anche dopo anni, dalle autori­tà di polizia (magari in un controllo o un pernottamento) significa pagare ca­ro, molto caro, il mancato pagamento di una multa, o altro. Provare per crede­re! ». Diciamolo, sarebbe sorprendente se i transalpini, dentro di sé, la pensassero ancora come i loro antenati del Grand Tour: l’Italia è attraente perché tutto è permesso.

Ai tempi erano peccatucci sessuali, aborriti dalla morale protestan­te; oggi può essere un’Audi lanciata a 200 km/h su un’autostrada trafficata, al­la faccia delle regole, della sicurezza e delle multe. Giacomo Leopardi — uo­mo di Recanati, ma ha potuto evitare la A14 — aveva capito tutto: «Oggidì i viaggi più curiosi e più interessanti che si possono fare in Europa, cioè nel pae­se incivilito, sono quelli de’ paesi meno inciviliti». Un sospetto, quindi: è l’ambiente che crea il comportamento. Siamo ani­mali sociali, imitiamo quelli che ci stan­no intorno.

Non esiste una predisposi­zione alla sciatteria civile, anche se in Italia ci fa comodo pensarlo. Chi viag­gia, lo sa: gli italiani nel mondo rispet­tano regole che ignorano in patria (dal fisco all’ufficio, dall’università alla stra­da). Che gli svizzeri, amici e vicini, fac­ciano il contrario è culturalmente e an­tropologicamente interessante (neces­sità di una pausa civica? voglia di va­canza morale?). Ma è inaccettabile. Aiu­tiamoli a correggersi, regaliamo loro i beati giorni del castigo. Ci saranno rico­noscenti, dai Grigioni all’Appenzello.