giovedì 20 agosto 2009

Scherzava al telefono sul barbecue il controllore sospeso, poi lo schianto

Quotidianonet


"Abbiamo abbastanza gas per la grigliata?" Poi, "diamo fuoco al gatto", alludendo a un felino morto ritrovato nell'aeroporto. Questo era il livello di attenzione dell'impiegato addettto a seguire il piper che ha colpito l'elicottero con 5 bolognesi a bordo, provocando la morte di 9 persone in tutto. Divise le autorità Usa che si occupano di sicurezza aerea


New York, 20 agosto 2009




Stava scherzando al telefono con una donna su come cucinare un gatto morto al barbecue. Questo l’agghiacciante contenuto della conversazione telefonica che il controllore di volo di Teterboro (New Jersey), identificato dal New York Post, con Carl Turner, 38 anni, stava avendo con la ragazza l’8 agosto scorso, poco prima dello scontro in volo sul fiume Hudson a New York tra il piper, la cui rotta doveva seguire, e l’elicottero su cui erano a bordo i cinque italiani. Nell’incidente sono morte nove persone, tra cui tutti gli italiani.

"Abbiamo abbastanza gas per la grigliata?" Poi scherza, "diamo fuoco al gatto", alludendo a un gatto morto ritrovato nell’aeroporto. Lei replica ridacchiando: "Sei disgustoso, che schifo". Lui prosegue chiedendo: "Ma non lo fanno i cinesi?" La conversazione va avanti sullo stesso tono per tre minuti quando il controllore ordina al pilota del Piper, Stephen Altman di virare verso il fiume e di cambiare frequenza per contattare la torre di Newark, responsabile del traffico aereo per la zona dell’Hudson.

Dopo poco in questa conversazione privata irrompe un messaggio di Newark, che dai loro schermi vedono il piccolo aereo avvicinarsi pericolosamente all’elicottero. "Teterboro, qui Newark non potresti deviare quel tizio per allontanarlo dall’altro traffico per favore?"

Turner, ancora impegnato con la ragazza non capisce subito: "Ripeti, Newark". "Newark "Puoi far virare quel Piper"...qui la conversazione si confonde mentre la donna continua ad ascoltare fino a quando non sente Turner esclamare "Maledizione". "Che succede" gli chiede la donna. A quel punto interrompe la conversazione e dopo pochi attimi lo schianto che brucia nove vite.

La tragedia dell’Hudson ha anche aperto una crisi tra le due autorità che a titolo diverso si occupano della sicurezza aerea. La Federal Aviation Administration (controllo i cieli Usa e da cui dipendono tutte le torri di controllo) ha rimosso dal servizio il controllore del traffico aereo al telefono e il suo supervisore che al momento dell’incidente era irreperibile.


Allo stesso tempo la Faa ha fatto una parziale marcia indietro: pur sottolineando che il loro comportamento è stato "inaccettabile" non c’è motivo, hanno dichiarato, per ritenere che abbiano contribuito all’incidente.

Di parere opposto il National Safety Transportation Board (cui spettano le indagini sugli incidenti aerei) che ha ipotizzato una precisa responsabilità del controllore.

agi


Vidi la bella americana e fermai la Lambretta»

Corriere della Sera

Quello scatto che mi ha cambiato la vita - carlo marchi. L’imprenditore: è la seconda foto più pubblicata al mondo


« È il 22 agosto del 1951. Firen­ze. Un caldo boia. Ho 21 an­ni e studio ingegneria. Si va al Gambrinus a giocare a biliardo perché c’è l’aria condizionata. Guido una Lambretta, dietro porto un mio amico che fa il cameriere. In piazza della Repubblica, davanti al Caffè Gil­li, vediamo una bella donna america­na che passa. Si voltano tutti, qualcu­no fischia, noi accostiamo al marcia­piede ».

Un istante dopo il giovane Carlo Marchi,
 ciuffo biondo e mocassini senza calze, entra per sempre in una delle foto più famose del mondo: American girl in Italy . (Guarda la foto) Con cui la re­porter Ruth Orkin immortala la spe­cie degli italian pappagalli . «S’era portata dietro una bellona, lei invece era una gran befana», racconta l’indu­striale fiorentino che sembra il fratel­lo di Clint Eastwood, 79 anni («Sono un Pnf, piede nella fossa»), pantaloni da lavoro corti e pedule, seduto a gi­nocchia incrociate sotto la veranda nella tenuta maremmana di Moscatel­lo, Giuncarico, Grosseto. «Non so nemmeno perché sia piaciuta tanto, secondo il New York Times è la se­conda foto più pubblicata al mondo, dopo quella del bacio. Bah, per una ventina di euro la vendono tutti gli ambulanti di Firenze». Cinque anni e un matrimonio scandaloso dopo («Lei era una francese, i miei non ap­provarono »), il padre Ferruccio della Marchi Industriale, chimica dal 1873, decide che per il figliolo è ora di cam­biare aria. «Parto per gli Usa con 1.500 dollari, arrivo a Chicago». Met­tere la testa a posto è faccenda lunga. Un mese dopo, ecco il primo trip a Las Vegas «con un’amica californiana e un rotolone di banconote. Si gioca al Sands con Frank Sinatra». 1957, dall’Illinois alla Florida. «Caldissima, umida, serpenti a sonagli. Lavoravo come ingegnere idraulico. La sera ar­rotondavo guidando barchette elettri­che per turisti. C’era una ragazza sviz­zera, campionessa di sci d’acqua, che si esibiva come attrazione. Marina Do­ria, siamo amici da allora».

Qualche mese dopo si trasferisce nel New Mexico a fare il minatore: «La paga è due dollari e quaranta cen­ts all’ora». Un lavoraccio. «Ma va. Sot­toterra si stava d’incanto, 19 gradi, pa­reti di cristalli color salmone». Col piccone? «Noo, ma che pensa? C’era la macchina che faceva tutto». I bi­snonni Marchi, partiti con la produ­zione di colla, passarono ai fertilizzan­ti e poi all’acido solforico, solfato di potassio, acido cloridrico. «La fami­glia acquisì questa tenuta per cercare pirite, produceva così poco che la ri­battezzarono la mantenuta, spiritosi eh? La rilevai io nel 1990». Non ci so­no vigne: «Non possiamo mica fare concorrenza ai cognati Frescobaldi» (sua sorella è la marchesa Bona). Sul campo da golf di Moscatello, lo dice una targa d’argento, il record è del principe Andrea di York. Una breve parentesi mineraria canadese, nel Sasketchawan. Poi Beverly Hills e Hollywood, California. «Avevo due amici lì. Uno era Gregory Peck, l’altro un contadino del Nebraska che si chiamava Henry Fonda. Qualcuno ci ha presentati, non ricordo chi. Gre­gory era un tirchio tremendo. Nel 1958 ci fu un party per il film The big country . Costò 47.500 dollari, pagava William Wyler. Ma lui soffriva lo stes­so. Hank Fonda era simpatico. Ebbi un flirtino con la figlia Jane, allora era molto carina, dopo è diventata antipa­tica. C’era Liz Taylor, vedova da poco, non ricordo di che marito. E Rock Hu­dson. Disperato per­ché gli toccava bacia­re un sacco di don­ne ».



Sulle avventure amorose del perio­do americano è ab­bottonato. A occhio il rampollo Mar­chi fece onore alla fama dei giovanot­ti italiani, celebrata con il celebre scat­to della Orkin. Ammette solo un ram­marico: «Dorothy Malone. Non c’è stato niente da fare». Per Marchi jr nessuna occasione hollywoodiana, anche se il fisico c’era. «L’unica offerta l’ho avuta in Ita­lia. Il regista Gigi Magni cercava com­parse per l’Anno del Signore. Gli por­tarono me: alto, biondo, occhi azzur­ri. Aho, ma che ce faccio co’ sto vichin­go? ». Suona il cellulare: «Caro topo­ne, come stai?». Tre minuti dopo. Scu­si, ma chi sarebbe il topone? «Oh, il fotografo Lorenzo Cappellini, lo cono­sce? Dica, le vanno delle pesche con lo zucchero?». Sul prato il cane Bian­cone gioca con uno yorkshire e cin­que gatti. Il racconto riparte da quei due mesi a Santa Barbara: «Mi mante­nevo giocando a bridge. Vincevo. Gli altri, ad una cert’ora, erano sempre al­ticci ». Nel frattempo però Carlo si è iscritto alla Graduate School of Busi­ness della Columbia University a New York. Studia. Ma non solo. «Vi­vevo al Village. Beh, mi sono diverti­to. La sera uscivo spesso con un pitto­re perennemente ubriaco, si chiama­va Jackson Pollock. Volevo comprar­gli un quadro. Quanto costa? Tremila il piccolo, 5 mila il grande. Troppo, gli dissi. Pensavo ne bastassero 500. E lui: ok, andiamo a bere». A New York un giorno gli presentano una ragazza milanese con l’erre moscia che cercava informazioni sulla Columbia. Era Gioia Falck «ma io non sapevo nemmeno chi fosse, la sua famiglia». Un’immagine d’epoca in bianco e ne­ro, nella villa di Moscatello, la ritrae in posa per Dior. Si sono sposati a Portofino nella chiesa di San Giorgio il 27 ottobre del 1960. Una coppia da jet set. Hanno avuto tre figli, Ferruc­cio, Filippo e Federico. Con gli anni, Marchi somiglia anco­ra di più all’ispettore Callaghan. «Stesso mese e anno, stesse rughe. Mi fermano per strada per una foto. Ma lei è Clint Eastwood? Cavolo, co­me no?».

Giovanna Cavalli


Italia-Svizzera, la linea di confine diventa flessibile

Il Secolo XIX

La linea di confine tra Svizzera e Italia verrà modificata in alcune zone di alta montagna: il governo elvetico ha infatti annunciato oggi a Berna di aver approvato lo scambio di note con l’Italia concernente la frontiera nazionale in caso di cambiamenti naturali della linea displuviale o di quella di cresta dei ghiacciai. Stando all’accordo, in futuro il confine italo-svizzero dovrebbe diventare flessibile e seguire la linea displuviale anche in seguito a ulteriori mutamenti di temperatura.

In alcune regioni di alta montagna, ad esempio sul Bernina e sul Monte Rosa, la frontiera tra Svizzera e Italia non è delimitata tramite ceppi o altri segnali, ma dalla linea di cresta o displuviale. L’erosione, il riscaldamento climatico e il conseguente scioglimento dei ghiacciai hanno quindi reso indefiniti i confini in alcuni punti, spiega l’agenzia di stampa svizzera Ats. E quindi ora necessaria una revisione e precisazione delle frontiere. In base all’accordo, in futuro il confine italo-svizzero dovrebbe diventare flessibile e seguire la linea displuviale anche in seguito a ulteriori mutamenti di temperatura.

Ciò significa che, in caso di scomparsa di un ghiacciaio, la linea di confine coinciderà con la cresta del terreno roccioso emergente, spiega una nota pubblicata a Berna. Spetterà agli esperti dei due paesi stabilire i nuovi confini sulla base delle loro misurazioni. L’intervallo di tempo tra un rilevamento e l’altro verrà fissato dalla Commissione mista per la manutenzione del confine di Stato italo-svizzero. La precedente convenzione tra Svizzera e Italia fu firmata a Berna nel 1941 e l’ultimo rilievo della linea di confine risale agli anni Venti e Trenta. Da allora - ricorda l’Ats - vi sono state soltanto alcune correzioni puntuali.