sabato 8 agosto 2009

Lui non paga gli alimenti Lei gli rapisce il cane




Milano, 8 agosto 2009

È stato difficile convincerla a restituire il cane in cambio di un assegno circolare contenente la somma degli alimenti degli ultimi tre mesi che il marito non gli aveva pagato. Ma alla fine, a fronte di una minaccia di denuncia per furto e rapimento di animale la signora, una avvenente quarantenne residente nel centro di Milano ha consegnato il cane, un bellissimo esemplare di Pechinese di ingente valore.

Il mediatore che ha recuperato il cane è stato il presidente di AIDAA Lorenzo Croce, che a sua volta ha consegnato alla signora l’assegno circolare emesso venerdì mattina da una banca milanese per un importo di oltre tremilacinquecento euro.

 Tutto è cominciato giovedì mattina quando al telefono amico di AIDAA è giunta una richiesta di aiuto da parte di un sessantenne di Milano che accusava la ex moglie di averle rubato il pechinese entrando con le chiavi di cui possedeva ancora una copia nell’appartamento dell’ex marito che si trova nella zona di Piazza Cinque Giornate a Milano, ovviamente l’uomo nella richiesta di aiuto aveva spiegato che il cane, un bellissimo esemplare di pechinese di tre anni gli era stato sottratto per vendetta dalla ex moglie, alla quale lui da tre mesi non pagava gli alimenti in quanto lei li avrebbe usati per «andare in vacanza con l’amante».

Essendo chiusa la struttura del tribunale degli animali il presidente AIDAA Lorenzo Croce ha deciso di intervenire direttamente telefonando alla signora, la quale ha confermato tutto, anche che a lei quei soldi servivano per andare in vacanza a Ibiza con il suo nuovo compagno, un ragazzo di 29 anni che l’avrebbe aiutata a rapire il cane.

«Dopo una serie di contatti tra i due coniugi- ci dice Lorenzo Croce- ai quali ho prospettato una serie di possibili soluzioni compresa la denuncia alla polizia a carico della moglie, nella giornata di venerdi siamo arrivati alla soluzione».


Di Pietro s’indigna per Mestre ma la colpa delle code è sua

di Gabriele Villa

Nel caso foste in coda, in coda sul Passante di Mestre ovviamente, mentre leggete queste righe, sappiate che il rimedio o meglio «il rattoppo» è stato deciso ieri in un vertice in Prefettura, ma le colpe, le colpe di gran parte del caos che è scoppiato da queste parti in questi giorni di esodo, sono da ricercarsi un po’ più lontano. In altri tempi e in altri luoghi.

Ma andiamo con ordine. Ciò che è stato deciso ieri in un vertice tra le società concessionarie della rete viaria, la polstrada, i vigili del fuoco, i carabinieri, l’Anas e la Protezione civile, tenutosi in prefettura a Venezia, è che oggi e domani il Passante di Mestre verrà chiuso, se eventuali code supereranno dieci chilometri. La chiusura sarà comunque non superiore ad un’ora, il traffico verrà deviato sulla tangenziale di Mestre e, se dovessero verificarsi code superiori ai cinque chilometri anche qui, le auto saranno instradate verso la A27, fino a Conegliano, da dove uscirebbero sulla statale Pontebbana, per rientrare nell’autostrada A28 a Pianzano o Sacile e scendere verso Portogruaro.

Più che la mappa delle vie di fuga, conveniamo con voi, somiglia ad una dichiarazione di resa. Ma perché un’opera aperta appena sei mesi fa e accolta come la «bretella liberatrice» pare già inadeguata?
Se è vero, come ha ricordato il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan l’indomani del Grande Ingorgo che «il primo agosto si è verificato un traffico eccezionale con 52.249 transiti sul Passante in direzione Trieste e 31.255 sulla tangenziale, nello stesso senso di marcia, per un totale di 83.404 automobili» è anche vero per riprendere ancora le parole di Galan che «visto che l’autostrada Venezia-Trieste di corsie ne ha due ed è facile immaginare cosa possa accadere quando cinque corsie di quella portata sboccano sulle due corsie dell’autostrada: l’effetto è quello di un tappo».

«Ecco questo tappo - denuncia Galan, io ho cercato di farlo saltare sollecitando già nel 2006 la nomina del commissario per la terza corsia sulla A4 Venezia-Trieste. Ma a questa mia richiesta che feci con Riccardo Illy si opposero l’allora ministro delle Infrastrutture Di Pietro e il presidente dell’Anas Ciucci e adesso per vedere le tre corsie anche in quel tratto di A4 bisognerà aspettare almeno fino al 2014».

Una denuncia che viene rilanciata con toni ancora più duri dal coordinatore del Pdl per il Friuli Venezia Giulia, Isidoro Gottardo: «È singolare come in questi giorni di polemiche sull’ingorgo alla Variante di Mestre sia passata sotto silenzio la responsabilità del ministro Di Pietro». Ricordando che l’ex ministro «rifiutò ripetutamente ai presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia, Galan e Illy, lo stato di emergenza dell’A4 e quindi la nomina di un commissario che inutilmente invocarono al governo Prodi per accelerare la terza corsia»

Gottardo accusa senza mezzi termini Antonio Di Pietro «perché, invece di riflettere sulle colpe delle sue arroganti miopie continua a pontificare, volendo insegnare persino al capo dello Stato come comportarsi». «E a questo proposito è singolare - aggiunge ancora il coordinatore del Pdl - anche che sia passato nel dimenticatoio il fatto che l’allora ministro Di Pietro, a fronte di emergenze per le più elementari opere di messa in sicurezza, avocò con legge a se stesso la nomina delle commissioni valutative di qualsiasi, anche più banale appalto, promosso dalle società concessionarie.

Arroganza del potere ed esempio di cultura centralistica in barba - conclude - al più elementare concetto di sussidiarietà». Anche l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, fa sentire la sua voce perché un recente passato non venga dimenticato: «Se è vero che la richiesta del commissariamento della A4 non venne riconosciuta dall’allora governo nazionale in cui figurava come ministro delle Infrastrutture dei Trasporti,

Di Pietro è altrettanto vero che lo scorso anno, invece, il governo Berlusconi ha finalmente concesso questo regime di commissariamento, affidato al presidente della Regione Renzo Tondo, e ora stiamo lavorando al massimo delle possibilità per realizzare la terza corsia autostradale dal Passante di Mestre a Villesse, che avevamo individuato come soluzione necessaria oltre dieci anni fa, quando Autovie Venete, per la prima volta, chiese l’inserimento di quest’opera nel piano finanziario Anas». Adesso che forse è tutto un po’ più chiaro, potete riaccendere il motore e ripartire. Dimenticando, si spera, le code e chi ve le ha procurate.

Clandestinità nuovo reato A Sanremo i primi arresti

08 agosto 2009

ilsecoloxix



Sono finiti nella rete della Polizia di Sanremo, i primi due immigrati (i classici venditori abusivi) che sconteranno la nuova legge che istituisce il reato di clandestinità, a prescindere da altri elementi.




Per i comunisti anche l’asfalto diventa berlusconiano

di Paolo Granzotto



Sotto una grande foto dell’ingorgo al Passante di Mestre si legge: «Asfalto selvaggio». Così ieri titolava in prima pagina Liberazione. Per il tabloid che vanta d'essere «giornale comunista», l’asfalto non è selvaggio, cioè bestiale, inospitale, per i poveri automobilisti ai quali accade di friggervi imprigionati nei serpentoni di lamiere. No, è selvaggio perché si programma di distenderne altro manto, riesumando «dal piano regionale dei trasporti del 1990», roba d’un altro secolo, quello di Checco e Nina, «la Pedemontana veneta.

Altri 95 chilometri d’asfalto, destinati a distruggere interi ecosistemi, per un costo di 2 miliardi e 391 milioni». Sorvolando sul fatto che non si è mai visto mezzo o un quarto di ecosistema, che o è intero o non è, questa è dunque la risposta comunista ai disagi di chi si è messo in auto in queste settimane di mezz’agosto: troppo asfalto, ciò che si traduce nella «sciagura politica della mobilità che sposa il trasporto su gomma e gonfia la rete autostradale».

Un modo di ragionare, quello dei veterocomunisti, assai interessante perché attiene all’antiquariato, se non decisamente alla archeologia del pensiero politico. È come se per lo choc provato, la caduta del Muro di Berlino avesse dapprima fatto regredire agli anni d’oro del Pci - gli anni Cinquanta - l’attività cerebrale dei più trinariciuti dei compagni, quindi ne avesse bloccato le funzioni impedendogli di prendere atto, quanto meno, che il tempo passa e le cose si evolvono. Sono della fine degli anni Cinquanta, infatti, le dure battaglia del Pci contro mezzi e vie di trasporto che non fossero collettive e perciò stante proletarie.

Le automobili come le autostrade, l’insieme del «trasporto su gomma» che non fosse quella dei copertoni delle biciclette, mosse dalla forza bruta dell’homo faber e quindi marxisticamente in regola, veniva tacciato di reazionario, plutodemocratico e antirivoluzionario. È ben noto che allorché il consiglio comunale di Torino, città in simili faccende sempre all’avanguardia, prese in esame in quegl’anni la proposta per la costruzione della prima linea della Metropolitana, dopo franco e appassionato dibattito il sindaco, mi pare fosse Diego Novelli, tagliò corto con un sonoro «Niet».

Niet perché a differenza del tram, mezzo di trasporto proletario, la metropolitana era ritenuta un balocco per ricchi, uno sfizio delle classi sociali parassite. E tram fu. Che oggi il proletariato risulti estinto, che la classe operaia se non il paradiso si sia conquistata, dopo il diritto alle ferie, quello di recarvisi a bordo d’una automobile possibilmente fornita di climatizzatore e di navigatore, e non con l’accelerato delle 9 e zero cinque per poi proseguire a piedi o a dorso di mulo fino alla destinazione finale, sono cose che ai comunisti di Liberazione sfuggono. Non ci arrivano, insomma.

Che il «trasporto su ferro» sia sì una gran cosa, ma abbia l’inconveniente di andare da qui a lì senza consentire deviazioni, diversioni e scarti di percorso per consegnare passeggeri o merci, il cui volume è aumentato mica male in questi ultimi cinquant’anni, è un’altra cosa che ai compagni di Liberazione non vuole entrare in zucca. Per loro, inchiodati cerebralmente agli anni Cinquanta, l’asfalto - la Pedemontana! - resta sterco del diavolo, un diavolo borghese e reazionario. E anche un po’ berlusconiano, che non guasta mai.