domenica 15 marzo 2009

Giallo a Cassino, corpo di donna in un dirupo. Il convivente:«L'ho gettato io»

LA VITTIMA SAREBBE UNA CAPOVERDIANA DI 55 ANNI
 

L'uomo si presenta alla polizia: l'ho uccisa. Poi ritratta: era già morta. Ma il cadavere appartiene a un'altra

 

CASSINO (Frosinone) - È mistero nel Frusinate dove domenica mattina è stato trovato, in fondo ad un dirupo, il corpo di una donna straniera, morta da qualche giorno. Mistero attorno alle cause della morte e mistero anche per le circostanze che la avvolgono. A far trovare il cadavere della donna, che poi si scoprirà essere una cittadina di Capoverde di 55 anni, è stato un uomo di 49 anni anni, Erasmo Bevilacqua, meccanico della zona. L'uomo si era presentato alla polizia per confessare di aver ucciso la sua convivente. Convivente che, invece, la polizia scoprirà viva qualche ora dopo. Ma la donna morta nel dirupo, nelle campagne di Esperia, invece c'era sul serio.

IL RIPENSAMENTO - A quel punto, colpo di scena, il meccanico cambia versione, ritratta e racconta: era già morta, anzi è morta durante un rapporto sessuale con lo stesso Bevilacqua. Lui per paura avrebbe poi nascosto il corpo nel dirupo. La morte della donna risalirebbe a venerdì scorso. Gli inquirenti stanno ora continuando ad ascoltare Bevilacqua, meccanico a San Giorgio a Liri, per capire esattamente quanto accaduto. Di certo, al momento, oltre al cadavere, c'è che Bevilacqua sapeva dove fosse, visto che ha indicato agli agenti del commissariato di Cassino il luogo esatto.

Ma dopo una prima versione resa ai poliziotti, Bevilacqua ha cambiato le circostanze dei fatti: non avrebbe ucciso lui la convivente, ma sarebbe morta di morte naturale durante un rapporto sessuale. «Mi sono impaurito», ha detto l'uomo agli agenti, e quindi avrebbe gettato il cadavere della donna nel dirupo. Il cadavere è stato rimosso dopo che il medico legale ha effettuato una prima ricognizione esterna, in attesa dell'autopsia che è stata disposta per i prossimi giorni. La salma è stata trasportata presso l'obitorio dell'ospedale di Cassino. La versione fornita da Bevilacqua è ora al vaglio del sostituto procuratore della Repubblica di Cassino, Carla Canaia.

15 marzo 2009

Dal sesso alla birra: ecco i partiti più assurdi...

di Massimo M. Veronese


domenica 15 marzo 2009, 11:23


Alcuni non ci sono più. Morti. Soprattutto dal ridere. Tipo il «Partito del Buon Compleanno» australiano o il «Partito Assolutamente Assurdo» canadese. Il «Fronte di liberazione dei vecchietti» neozelandese invece si è estinto, decimato dall'età, e il «Partito degli Sciocchi» lettone si è sciolto per manifesta inferiorità.

Non c'è più nemmeno il «Partito dei Pigri» di Jacob Haugaard che conquistò un seggio al Parlamento danese promettendo di migliorare il tempo, regali di Natale più belli e Nutella per i soldati. Ma in Australia è vivo e lotta insieme a noi il «Partito a Sorpresa» il cui programma verrà rivelato solo dopo aver conquistato il governo, sennò che sorpresa è. Se volete iscrivervi questi sono i partiti più pazzi del mondo. Solo una risata può seppellirli.

Dalla Russia senza amore
Del loro programma si sa solo cosa non vogliono: nessuna concessione delle grazie e chiusura totale al celodurismo. Unico voto consentito, vagamente castrista, è quello di castità. Il Partito russo delle Vergini, spuntato una decina di anni fa, organizzò il suo primo congresso in un night club di Mosca, ma in due anni tirò su solo una decina di iscritte. Poche e per niente buone. Elizaveta Lavinskaya, leader del partito, sul tappeto mise solo la questione morale: «Mi basta uno sguardo per capire se le mie iscritte sono caste oppure no...» Certe cose meglio non approfondirle...

Nomadi della politica
L'ultimo è nato in Ungheria, ma ce ne sono altri in Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia. Si chiama Cdu, che non sta però per Unione cristiano democratici ma per Unione democratica zigana. Il partito degli zingari. Il fondatore Janos Bogdan, crollato il regime comunista, ha dato vita al Parlamento Rom. Dice: «Non siamo né di destra né di sinistra e cerchiamo voti non solo tra gli zingari». Una battaglia su tutte: «Vogliamo il riscatto sociale, culturale, economico e politico dei rom». Il resto del programma è disponibile su cd. Rom.

Pirati in vista
Per dar vita al loro partito ai pirati bastava un bottino di 1.500 firme. Ne hanno raccolte quasi 5mila in poche ore. Albero maestro del programma: abrogare tutte le leggi sulla proprietà intellettuale. In una parola: piratare gratis. Alle ultime elezioni svedesi ha preso solo lo 0,69% ma più di metà della popolazione under 30, giurano i sondaggi, voterebbe volentieri per la filibusta.

Il capitano Morgan si chiama Rickard Falkvinge e ha un obiettivo: raggiungere i 225mila voti necessari a superare lo sbarramento del 4% e mandare così qualche deputato pirata al Parlamento europeo il prossimo quattro di giugno. Dice: basterebbe il voto di quelli che scaricano illegalmente file dalla rete. Si può fare. Sempre che il vascello non finisca in balia di un Correntone...

Attenti ai cani
Si chiama Hundepartei e per i diritti dei cani sono capaci di azzannarti. Il capo muta è l'avvocato Andreas von Albertini che con lo slogan «Lo dobbiamo ai nostri cani» ha radunato 116 membri nella sola Zurigo. Chiedono l'abolizione del guinzaglio e il divieto di macellare i San Bernardo la cui carne sarebbe molto appetita dai cinesi. Un partito senza padroni perché «non ha importanza se il tuo cane è di destra o di sinistra». Praticamente cani sciolti.

Fatti un partito
È nato a Valencia tre anni fa e al debutto, alle elezioni europee, ha preso 53.767 voti. Favorevoli al fuoco amico e alle unioni di fatto si propongono un unico scopo: liberare la canna. Hanno preso contatti con i partiti fratelli di America, Europa e Oceania per creare una Internazionale Cannabica che porti la lotta per la legalizzazione sul piano globale. Ben fatto. Come idea è una cannonata...


Mamma o non mamma
Arrivano da San Pietroburgo per salvare la vita ai propri figli. Il Partito della Madri dei Soldati ha diciotto anni alle spalle e centinaia di denunce raccolte sulle violazioni dei diritti umani nel servizio di leva: «Per far diventare l'esercito una macchina spietata i comandanti trasformano le reclute in schiavi silenziosi». Livello di suicidi altissimo, soldati che muoiono per le torture o di malattie che potevano essere curate. In mezzo ci sono solo loro. Le uniche mamme al mondo che ce l'hanno a morte con i nonni.

Solo chiacchiere da bar
Si sono presentati un paio di anni fa alle elezioni municipali spagnole per «accalappiare il voto inutile» e a Bilbao ne hanno catturati un migliaio. Il Partido del Karma Democratico, collegato alla rivista umoristica basca Karma dice, si batte per l'amore libero e lo humour come stile di vita. Le loro proposte di finanza allegra sono piaciute a tutti, tipo quella che vuole riconvertire le spese per la Difesa in «vino e tortillas per tutti». Fa il paio con il Partido de la gente del bar che sono invece per la musica a tutto volume, il vivere giorno per giorno e il pranzo come modello di partecipazione democratica. Insomma i soliti magna magna.

Il grande burattinaio
È bella, elegante, famosa, porta benissimo suoi cinquant'anni e ha fatto settantacinque mestieri diversi. Barbie, la bambola più venduta del mondo, si è presentata nel 2004 candidata alla Casa Bianca come leader del Partito delle Ragazze. Programma elettorale scritto da Mattel con il decisivo contributo delle elettrici che attraverso il sito della diva hanno dato consigli su tutto, dalla pace all'ambiente, dalla scuola allo sport. Vere cabine allestite nei grandi magazzini di New York, Chicago, Los Angeles, Miami e Washington, hanno consentito alle bambine di votare. Big Jim ha preferito astenersi.

Birra, e sai cosa voti
In Germania si chiama German Beer-Drinkers Union, in Norvegia Beer Unity Party, in Russia Beer Lovers Party. Ma Dmitri Shestakov, il Putin del luppolo, dice però che il partito si batte «anche per i diritti degli innamorati della salsiccia, del burro e del tè». Alle elezioni della Duma hanno ottenuto lo 0,62%, ma il risultato migliore è ancora quello del Beer Lovers polacco di Janusz Rewinski che nel 1991 portò 16 deputati in Parlamento nonostante due correnti opposte: birra chiara e birra scura.

Paperino in Parlamento
A vent'anni dalla fondazione del Donald Duck Party, Bosse Persson è ancora l'unico membro del partito. Punti qualificanti del programma: marciapiedi più larghi e alcolici per tutti. Nel 1991 con 1.535 voti era diventato ilnonopartito di Svezia ma nel 2002 il crollo: solo dieci voti. Pare che per risanare i conti avesse proposto di mettere in vendita tutti i beni demaniali di Paperopoli.

Dio è rock Si chiama la Chiesa dei Militanti di Elvis, è stato fondato nel 2001 e ha sede nel Nottinghamshire, Regno Unito. Fondato da Lord Biro, alias David Bishop, ha come nobile scopo educare i lavoratori alla musica e alla poesia. Ha partecipato a un paio di elezioni senza troppo successo. Propongono leggi quadro all'interno delle quali inserire una foto di Elvis. Più che a Don Sturzo si ispirano a Don Lurio.

Note poetiche
La sede è una radio, a Balbin, Repubblica Ceca, ma sono loro a sembrare tutti un po' suonati. Il Balbinova Poeticka Strana, il Partito Poetico di Balbin guidato dal santone Jaroslav Hutka alla musica della radio unisce le parole della poesia. Sembrano miti ma non lo sono. Se provocati rispondono per le rime.

Scheda rossa
È stato fondato quattro anni fa, ma tira solo nella Columbia britannica, Canada. Alle elezioni provinciali Yvonne Tink, 37 anni, vicepresidente, insegnante di inglese e cultrice di bondage, ha preso lo 0,37% delle preferenze cioè, ma guarda te, 69 voti. Aperti ad ogni forma di inciucio e di petting adorano i servizi un po' deviati ma sulla religione sanno anche prendere posizioni radicali. Quella del missionario per esempio...

Aggredito da un branco di cani: muore a 10 anni nel Ragusano

L'episodio alla periferia di Marina di Modica. Il piccolo è deceduto poco prima del trasporto in ospedale

 

RAGUSA - Aveva 10 anni il bambino aggredito da un branco di cani alla periferia di Marina di Modica. Il piccolo, azzannato alla testa e a una gamba apparso subito in gravissime condizioni, è morto poco prima di essere trasportato dall'ospedale di Modica al Cannizzaro di Catania. È deceduto prima che l'elicottero decollasse.

ALTRI FERITI - I carabinieri adesso stanno accertando se i cani siano dei randagi o se siano fuggiti da qualche villa. Gli animali hanno anche ferito, non gravemente, un altro bambino di nove anni che si trova ricoverato nell'ospedale Maggiore di Modica e un quarantenne che è stato medicato alla guardia medica di Pozzallo.

15 marzo 2009

Cani pericolosi, sparisce la «Black list» Responsabilità penale per i proprietari

Le nuove norme entreranno in vigore all'inizio di aprile. Previsto anche l'obbligo di raccolta delle deiezioni


ROMA - Scompare la black list, ovvero la lista nera delle razze pericolose. Arriva la responsabilità penale e civile dei proprietari e di chi detiene un cane anche momentaneamente. Vengono vietati l'addestramento all'aggressività, selezioni o incroci pericolosi, il doping e gli interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia di un cane o non finalizzati a scopi curativi.

Sono queste alcune delle norme contenute nella nuova ordinanza sulla detenzione dei cani presentata dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che dovrebbe entrare in vigore entro 30-40 giorni. La tempistica è stata precisata dalla stessa esponente del governo che ha spiegato che l'iter per la pubblicazione del testo sulla Gazzatta Ufficiale è già partito e che il provvedimento entrerà in vigore il giorno stesso della pubblicazione. Presumibilmente, appunto, l'inizio di aprile.

IL RUOLO DEI VETERINARI - Tra le altre cose, l'ordinanza obbliga anche chiunque conduca il cane in ambito urbano a raccoglierne le feci e avere con sè strumenti idonei alla raccolta. Viene poi messo in primo piano il ruolo dei veterinari cui spetterà il compito di organizzare un registro per i cani a rischio potenziale elevato. Per questi cani diventano obbligatori sia il guinzaglio sia la museruola. Guinzaglio che sarà obligatorio sempre, per tutte le razze, quando ci si trovi in aree pubbliche e che dovrà avere un'estensione massima di un metro e mezzo, onde consentire al proprietario di controllare da vicino il proprio quattrozampe. I cani potranno circolare senza guenzaglio solo in alcune aree delimitate e individuate dai comuni. Tuttavia i proprietari dovranno sempre avere appresso la museruola, rigida o morbida, da applicare in caso di potenziale pericolo.

La denuncia di Alfano: carceri, siamo fuori dalla Costituzione

di Redazione

domenica 15 marzo 2009, 14:04


Riva del Garda - La situazione delle carceri italiane è "fuori della Costituzione". La denuncia arriva dal ministro della Giustizia Angelino Alfano intervenendo al convegno Rete Italia in corso a Riva del Garda. "Siamo fuori dalla Costituzione riguardo al principio di umanità nell'esecuzione della pena", ha spiegato il ministro, che si batte per la costruzione di nuove carceri per migliorare le condizioni di vita dei detenuti. Sempre in materia di carceri Alfano ha ribadito il suo impegno a far uscire dagli istituti di pena i bambini rinchiusi con le loro mamme.

La capienza regolamentare degli istituti di pena in Italia è di 43.100 posti. A ieri, secondo i dati dell'associazione 'Antigone', i detenuti erano 60.570. Si tratta, secondo le percentuali del Sindacato autonomo di polizia, nel 51% dei casi di imputati, 46% di definitivi, 3% di internati. Il 28% dei detenuti presenti nelle carceri, secondo quanto riferisce 'Antigone', è tossicodipendente. I nuovi ingressi negli istituti di pena ammontano a circa mille al mese.

"Condividiamo pienamente l' affermazione del ministro Alfano sull'inumanità della pena scontata nelle carceri italiane ma la soluzione non è quella di costruirne di nuove, bensì di introdurre sanzioni alternative alla detenzione", dice Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione "Antigone" che si batte per i diritti negli istituti di pena.

"La soluzione scelta dal ministro - dice Gonnella - non può essere quella giusta se pensiamo che, la storia penitenziaria ci insegna che per costruire un nuovo carcere di 200-300 posti servono almeno dieci anni e 200 milioni di euro". "Per la costruzione di nuovi istituti non c'é, dunque il tempo né le condizioni economiche", aggiunge Gonnella "visto che con la nuova legge sulla prostituzione e le norme del pacchetto sicurezza saranno molti di più degli attuali mille al mese, i nuovi ingressi in carcere".

Soldi o sesso in cambio delle foto» I ricatti alle donne "senza veli"

Sempre più spesso donne che chattano o inviano mms vengono poi taglieggiate dai loro amici virtuali


Ricattate per quelle foto senza veli (anche solo sul viso). È diventato un problema piuttosto diffuso in Arabia Saudita, secondo i quotidiani del Regno. In un caso, a febbraio, a Gedda, un uomo ha cercato di estorcere a una ragazza 10.000 rial (2.000 euro) minacciando di pubblicare sul Web 37 foto di lei. La donna lo ha denunciato alla polizia religiosa. E anziché trovare lei al ristorante dove le aveva dato appuntamento, l’uomo ha trovato la polizia. Gli sms sul suo cellulare mostravano che stava ricattando anche altre donne.

CONDANNA A 5 ANNI - In un altro caso, a fine mese, un tribunale a Al Ahsa, nell’est dell’Arabia Saudita, ha condannato un 19enne a 5 anni di prigione: voleva costringere una ragazza a uscire con lui, minacciando di "postare" foto di lei su Internet. Solo alla Mecca nel 2008 ci sono stati 65 casi del genere, ha detto Ahmed Qassem al-Ghamdi, capo locale della "Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio" (il dipartimento da cui dipende la polizia religiosa) al quotidiano Asharq al-Awsat. Al-Ghamdi spiega che le vittime hanno di solito tra i 16 e i 39 anni. Spesso sono ragazze istruite.

LA LEGGE E LE VIOLAZIONI - In Arabia Saudita la legge proibisce i contatti tra uomini e donne non imparentati prima del matrimonio. Ma nella realtà virtuale è facile violare queste regole. Le ragazze chattano, mandano sms e magari inviano una propria foto. Si tratta spesso di foto innocenti per gli standard occidentali, ma possono danneggiare la reputazione di una donna se vi appare senza abaya o hijiab. «Il ricattatore può essere l’insegnante o l’idraulico», dice al-Ghamdi. A volte sono coinvolte anche mediatrici donne che convincono una ragazza fingendo che il fratello ne sia innamorato, secondo il quotidiano Okaz. Oppure le foto sono scattate in luoghi dove una donna si è incontrata «illegalmente» con un uomo. Molte ragazze, nello sporgere denuncia, dicono comunque che le foto erano state prelevate dai loro computer o cellulari lasciati in un negozio per riparazioni. Alla fine, comunque, dietro minaccia di mostrare le immagini alla famiglia della vittima o pubblicarle sul Web, i ricattatori chiedono denaro (e in alcuni casi rapporti sessuali).

COMMISSIONE AD HOC - Ali bin Mohamed Al Hayan, capo della «Commissione per la prevenzione del vizio e la promozione della virtù» di Gedda afferma che se le foto vengono consegnate dalla ragazza nell’ambito di una «relazione illecita», ma lei poi confessa, non deve essere punita. «Punirle peggiorerebbe solo le cose. Bisogna proteggerle anche se hanno fatto un errore». E poi, ha aggiunto, confessare è il primo passo verso la redenzione. L’attenzione per il problema è cresciuta talmente che Re Abdallah ha fatto creare una commissione ad hoc per affrontarlo.

Il quotidiano Okaz ha pubblicato venerdì alcuni consigli pratici in prima pagina: ragazze, «non lasciate la webcam accesa», «aggiornate spesso il software per la protezione dei dati», etc. Alcuni lamentano che questi ricatti sono il risultato di «influenze esterne» sulla società saudita. Altri, come il sociologo Maysoon Al-Dukhailan, si cimentano nell'analisi del profilo psicologico del “giovane ricattatore”: «Ha molto tempo ed è spesso disoccupato e crede che il suo talento non sia compreso, il che porta a problemi psicologici che lo spingono a trovare piacere nel vendicarsi tramite i ricatti». Mohammed Bin Yahya Al-Nujeimi, esperto di giurisprudenza islamica, fa solo una raccomandazione alle famiglie: «Cercate di capire che le vostre ragazze sono diventate vulnerabili a ricatti anziché punirle, specialmente quando confessano. Purtroppo, nella nostra società, quando i giovani fanno degli errori, se sono maschi tutti li difendono, se sono femmine vengono condannate».

Viviana Mazza
15 marzo 2009

Così la giustizia mi ha rapita inventando un padre violentatore"

di Stefano Zurlo

domenica 15 marzo 2009, 09:00


Milano Bambole, animali, oggetti. Angela gioca per tre giorni davanti alla psicologa del Tribunale dei minori di Milano. È la fine del 1995, Angela ha quasi sette anni, abita con papà, mamma e fratello in un paesino dell'hinterland. Una famiglia normalissima, forse definirla un presepe sarebbe troppo, ma all'orizzonte non c'è nulla di anomalo. Angela è stufa di disegnare sempre le stesse cose e allora con la matita traccia sul foglio bianco una linea lunga, poi gli dà un nome: Fantasma. L'esperta sorride, complice, la bambina cambia titolo: Pisello. Angela non lo sa, ma quello sarà l'errore più grave della sua vita. La psicologa afferra quel pezzo di carta, lo osserva, lo trasforma nella prova che cercava.

Da tempo, Antonella, la cuginetta di Angela, una ragazzina dall'equilibrio psicologico instabile, va raccontando di violenze sessuali in famiglia e ha coinvolto in un pericoloso crescendo il padre, un fratello, il papà di Angela. Angela si ritrova su un'auto dei carabinieri: la giustizia l'ha rapita, a casa tornerà solo dieci anni più tardi. Per il momento, l’affidano al Caf, il Centro di affido familiare.
I genitori non sanno più nulla di lei. Ma non hanno ancora capito che su di loro sta per abbattersi una sciagura senza proporzioni. Dopo una martellante preparazione che assomiglia ad un lavaggio del cervello, la bambina viene interrogata: ha paura, vuole tornare dalla mamma.

Vede un grande specchio, intuisce che dietro c'è qualcuno, ma nessuno la rassicura. Carla, la dirigente del Caf, le propone un baratto: «Se racconti le cose di cui abbiamo parlato tante volte, tu torni a casa». Ma di che cosa avrebbero discusso tante volte? No, Angela non si fida, quel posto è terra straniera, le manca la mamma Raffaella, le manca il padre Salvatore che ha una piccola ditta di costruzioni. Ora però anche l'assistente sociale la fissa negli occhi: «Se dici tutto, ti faccio vedere la mamma». È un ricatto. Odioso. Ma lei non sa dire di no.

E quei cenni di consenso, quei movimenti impacciati e quasi impercettibili della testa questa volta costruiscono le manette che vengono strette ai polsi di Salvatore il 26 gennaio 1996. Un disegno innocente e qualche sì strappato a forza davanti al grande specchio. È l'armamentario che distrugge con tutti i crismi della legalità una famiglia senza problemi gravi, senza segreti, senza misteri.
A leggere il libro Rapita dalla giustizia, scritto in prima persona da Angela L. per Rizzoli con l'aiuto di Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella, si resta basiti. Come può essere accaduta una storia del genere? Perché nessuno fra giudici, servizi sociali, esperti, ha messo in discussione quella versione? Domande che non hanno risposta, perché il meccanismo messo in moto dalle sconclusionate affermazioni della cugina non si è più fermato.

Non c'è redenzione in questa storia di sottile crudeltà scritta con le carte bollate e i timbri dei tribunali. Non ci sono i buoni e i cattivi, c'è solo il buio che avvolge una bambina che piano piano diventa ragazza, cercando sempre l'uscita dal labirinto. E c'è naturalmente la resistenza della famiglia che lotta per non scomparire: Angela ora è in un kinderheim, ma i suoi non sanno più nulla, nulla di nulla, nemmeno una foto o una lettera; Salvatore è a San Vittore, sommerso da accuse infamanti e terribili; Raffaella è rimasta a casa, col piccolo Francesco che ha il diritto, almeno lui, di crescere. Un incubo.

Gli affetti e il cuore contro la legge, in un duello impari. Il 19 marzo 1997 Salvatore viene condannato a 13 anni per le violenze su Angela e Antonella. La guerra sembra perduta. Ma Raffaella non molla. Il 9 dicembre 1999 Salvatore viene assolto dalla corte d'appello, la Cassazione conferma. Il capo d'imputazione si è sbriciolato. Ma Angela è sempre lontana, lontanissima, irraggiungibile. Anzi, il tribunale dei minori la dichiara adottabile. La motivazione è un capolavoro di perfidia: ora la colpa di Salvatore e Raffaella è la «ridotta capacità genitoriale». Anche se, piccolo dettaglio, stanno tirando su l'altro figlio.

Per ricomporre la famiglia, serve un'ultima metamorfosi: Angelo e Raffaella si trasformano in detective, sulla base di un labile indizio setacciano d'estate le spiagge della Liguria. Alla fine, come in una favola a lieto fine, la riconoscono. È il 31 luglio 2005, dal rapimento sono passati 9 anni e 7 mesi, Angela vive con una nuova famiglia, ma sogna sempre i vecchi genitori di cui non ricorda più nemmeno i lineamenti. Infatti, non si accorge di essere stata scoperta. Tocca a Francesco pedinarla per altri otto mesi. Poi, finalmente, il fratello si svela. E le racconta quel che nessuno le ha mai voluto dire: papà e mamma non hanno mai smesso di cercarla. Il 27 maggio 2006, Angela, ormai quasi maggiorenne, torna a casa. Ora, l'aspetta l'ultima battaglia: recuperare il cognome paterno.

Luna di miele nel letto di Saddam

Il Governatorato di Babil lancia l'idea: 140 euro la stanza doppia con vista sulle rovine
 

Il suo ex palazzo a Babilonia diventa hotel. E gli archeologi protestano

 

Sognare nel letto di Saddam? Letto kingsize, naturalmente. Prezzo: 140 euro la doppia, colazione esclusa. E camera con vista su quel che resta di Babilonia. Chi può essere interessato? Storici? Nostalgici del partito Baath? Seguaci del turismo macabro (Saddam è morto impiccato nel 2006)? L'offerta dell'Ufficio del Turismo di Babil punta «alle coppie in luna di miele».

Il fiume Eufrate anziché il Mar Rosso, prime notti di nozze nelle stanze private di uno tra i più sanguinari dittatori del '900. Quanti sposini proveranno l'ebbrezza (o l'orrore)? Per ora nessuno. Forse nella città di Al-Hillah, 100 chilometri a sud di Bagdad, hanno voglia di scherzare. O forse anche questo è un segno che l'Iraq sta lentamente uscendo dall'emergenza.

E' la prima volta che un luogo simbolo del passato regime apre al turismo. Ne dà notizia il quotidiano Asharq Al-Awsat. Il direttore del «Presidential Palace Resort» di Al-Hillah (dove la settimana scorsa una bomba ha fatto 10 morti) informa che si accettano prenotazioni: «Sono disponibili 32 suites». La più economica: 50 euro. Prezzi a prova di crisi. Anche se andarci non è consigliabile: la strada da Bagdad attraversa quello che è stato ribattezzato «Triangolo della Morte».

Passa di lì il turismo religioso dei pellegrini diretti a Sud, nella città santa sciita di Najaf. Ma nessuno pensa a Babilonia come meta di vacanza. E nel recente clima da guerra civile per le coppie irachene un «tour saddamita» (vuoi nostalgico vuoi di vendetta «noi siamo vivi tu no») sembrava improponibile. Fino a ieri. Il palazzo-resort sta sulla «Saddam Hill», collina artificiale tra le verdi campagne in riva all'Eufrate.

Uno dei 40 palazzi appartenuti al Raìs: costruito negli anni '80 da lavoratori sudanesi (gli iracheni erano al fronte iraniano), doveva essere la versione moderna della reggia di Nabucodonosor, il re che distrusse Gerusalemme. Ne uscì un tempio (mediocre) all'ego del capo: ogni mattone ha inciso il nome di Saddam. L'edificio fu vandalizzato nella rivolta sciita del '91 (il governatore fu punito per non aver difeso la collina con la vita).

Saddam ci mise piede soltanto due o tre volte. Ma ogni giorno, come in tutte le residenze, tutto era preparato per un suo eventuale arrivo: dalla colazione alla cena, con gli assaggiatori pronti a immolarsi per il sovrano. Pazienza se il sovrano preferiva stare al sicuro nel «palazzo repubblicano» di Bagdad, a curarsi il mal di schiena nella grande piscina con l'acqua a temperatura controllata. La reggia di Al-Hillah venne più spesso utilizzata da dignitari governativi e ospiti internazionali in visita alle rovine dell'Antica Babilonia, «ricostruite » in malo modo per volere dello stesso presidente.

Uno scempio archeologico a cui «i liberatori» hanno aggiunto del loro. Quando il Corriere visitò l'area nel 2003, Babilonia era la base di una forza multinazionale che non aveva tra le sue priorità la salvaguardia di un «patrimonio dell'umanità». Nel palazzo di Saddam non c'erano dorati letti a baldacchino ma le brande e i computer dei soldati americani. E adesso che i militari stranieri se ne sono andati?

Al telefono dalla sua casa di Diwaniya il dottor Habbas, il maggiore archeologo iracheno che oggi lavora all'università, dice che il sito è chiuso, in attesa che una commissione dell'Unesco valuti i danni (i soldati avrebbero costruito pure un eliporto in una zona di resti millenari). E la casa del dittatore? «Un gran problema, questa storia dell'hotel. Nel 2006, quando ero a capo del Dipartimento di Archeologia, avevo dato parere negativo.

Non ha senso, e non è moralmente corretto, trasformarlo in albergo come vuole il governatorato di Al-Hillah. Meglio sarebbe farne un museo con i reperti di Babilonia». Se lo dice lui. Il dottor Habbas è un grande (suo fratello è morto torturato nelle carceri di Saddam, per riavere il corpo andò lui stesso a pagare la tangente ai torturatori). Coppiette in luna di miele, boicottate «Saddam Hill».

Michele Farina
15 marzo 2009

L'esercito senza soldi Fermi elicotteri e autoblindo

«Troppi 184 mila uomini, bisogna tagliare»

 

Tempi di vacche magre anche per i soldati italiani. Anzi, non solo vacche magre: per loro si tratta ormai in molti casi di una vera lotta per la sopravvivenza. I tagli al bilancio dello Stato colpiscono soprattutto la macchina militare, con ripercussioni molto pesanti tra l'altro sulla capacità di impatto nel mondo per l'intera politica estera italiana. Per far comprendere la gravità della crisi per le casse dell'Esercito gli alti comandi fanno un esempio molto concreto.

«È noto che uno dei veicoli più utilizzati ed apprezzati dalle nostre missioni all'estero in zone di conflitto è l'autoblindo Lince del-l'Iveco, che li fornisce anche ad altri eserciti, specialmente europei. Ottimo per la corazza a forma di tartaruga a difesa dalle mine nel terreno. Veloce e maneggevole. Ne abbiamo ordinati 1.150, che verranno consegnati a scaglioni entro il 2012. Al momento ne sono operativi 530. Di questi 243 sono impiegati dal nostro contingente in Afghanistan, altri 33 da quello in Libano. Ma ora ci troviamo nelle situazione per cui ben 180 mezzi sono guasti.

E mancano i fondi per le riparazioni», sostengono ai comandi Interforze di Verona e quelli responsabili dell'intera logistica militare alla caserma centrale di Roma. Quattro conti, e non è difficile valutare le conseguenze dei tagli. Ogni Lince costa infatti 210.000 euro più iva. E si parla solo del mezzo nudo. Se si aggiunge l'equipaggiamento di base (radio, gps, climatizzatori, eccetera), neppure troppo sofisticato, la somma lievita a 290.000 euro più iva. La manutenzione, specie in regioni operative, supera i 15.000 euro annuali.

«Bloccare in garage 180 Lince significa dunque immobilizzare un capitale che oltrepassa facilmente i 54 milioni di euro. Noi contiamo di poter riparare con spesa relativamente bassa nel breve periodo una cinquantina di veicoli. Ma per altri 130 mancano decisamente i soldi», affermano i responsabili del parco macchine centrale.

Stesso ragionamento vale per gli elicotteri. L'Esercito ne possiede 246. All'estero ne sono stati inviati 23 (9 in Afghanistan, 6 in Libano, 8 nei Balcani). È inutile dilungarsi sulla validità dell'elicottero in zone operative, inclusi i casi di interventi d'urgenza per calamità naturali, dove i primi ad essere messi fuori uso sono gli aeroporti. Ma anche in questo caso la carenza di finanziamenti limita l'esercizio. «Per mantenere in efficienza tutti i nostri elicotteri abbiamo chiesto 110 milioni di euro annuali. Ne abbiamo ricevuti 15 per il 2009 e 10 per il 2010.

Per fortuna le spese relative ai mezzi spediti nelle missioni all'estero vengono pagate con i fondi speciali stanziati di volta in volta dal Parlamento, altrimenti non potremmo neppure garantire quel servizio», spiegano i responsabili elicotteristi.

Un programma speciale è stato approntato anche per i piloti. Affinché possano operare necessitano di almeno 60 ore di volo di addestramento all'anno. Ma unicamente coloro che vengono impiegati in missione (si parla di poche decine) godono di un tale trattamento. Per gli altri le ore di volo variano tra 30 e zero. Solo il 30 per cento degli elicotteri è oggi considerato operativo.

«La situazione è semplicemente drammatica. Il nostro Esercito non solo non riesce a pianificare investimenti di lungo periodo, ma non può neppure permettersi il livello di efficienza attuale, che è già basso e in netta picchiata. Ne risente in modo estremamente grave la nostra politica estera.

Perché, se è vero che oggi le missioni militari in ambito Nato, Onu o altro, sono diventate importantissime per qualsiasi Paese che aspiri ad un ruolo internazionale, con le risorse a disposizione l'Italia è inevitabilmente destinata a contare sempre meno», sostiene Barbara Contini, membro della Commissione Difesa del Senato per il Pdl, esperta di missioni all'estero per essere stata a lungo nella ex Jugoslavia e governatrice a Nassiriya.

E aggiunge, riferita ai tagli del 4 per cento agli stanziamenti per l'Esercito decisi nell'agosto scorso dalla Finanziaria: «Quei tagli non si dovevano fare. I nostri soldati ricevono per il 2009 oltre 800 milioni di euro in meno rispetto al 2008 e con prospettive di tagli maggiori per i prossimi anni. Ciò significa che la voce Difesa rappresenta oggi lo 0,66 per cento del nostro prodotto interno lordo. Troppo basso. Non sogno neppure di guardare ai bilanci americani, dove gli stanziamenti dedicati ai militari sono ben oltre il 4 per cento del Pil. Ma riterrei giusto uniformarci alle medie dei Paesi Nato, che sono circa il 2 per cento», aggiunge la senatrice.

Un discorso il suo che raccoglie consensi in modo trasversale tra coloro che, nelle due Camere, si occupano di esercito e missioni all'estero. Tecnici e militari stanno letteralmente facendo i salti mortali per adattare le poche risorse disponibili alle richieste della politica. «Da quando venne abolita la leva, in pratica dal 1996, si è lavorato per definire che dimensione avrebbero dovuto avere le nuove forze della difesa italiana. E nel piano 2004-5 è stato deciso che il nostro Esercito avrebbe avuto in tutte le sue articolazioni non oltre 190.000 uomini.

Oggi ne contiamo 184.271. Ma con il budget attuale sono troppi, non li possiamo mantenere. Diminuendo i soldi a disposizione siamo costretti a tagliare. E la nostra logica è semplice: delle tre voci di spesa — stipendi, investimenti ed esercizio — andiamo soprattutto a decurtare quest'ultimo, che significa meno addestramento, meno esercitazioni con i nostri alleati. Insomma un esercito poco pronto», ammettono ancora gli ufficiali della logistica.

E i responsabili di fanteria e truppe corazzate sono ancora più specifici: «Abbiamo chiesto 70 milioni di euro per gli addestramenti ordinari di circa 80.000 uomini, per lo più spese di carburanti e munizionamento. Ma dal 2006 ne abbiamo ricevuti 2 all'anno, 68 in meno di quelli richiesti. Che possiamo fare?». Una delle conseguenze più dirette è che gli addetti alla contraerea non sparano praticamente più. Per le missioni estere si dipende interamente dai finanziamenti straordinari.

Ma c'è già chi pensa a come ottimizzare le forze dei circa 9.100 uomini impegnati in 33 missioni per 21 Paesi (di cui 8.700 in zone operative). Perché anche in questi scenari i tagli si fanno sentire. In Afghanistan da 2.400 soldati italiani si è già passati a 2.795 e il numero potrebbe salire ancora per garantire le elezioni previste in agosto. Gli stanziamenti dal primo gennaio al 30 giugno 2009 sono di 242 milioni e 368 mila euro, circa 10 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Un modo per risparmiare potrebbe essere chiudere la piazza di Kabul (dove ora si trovano circa 500 soldati) e concentrare l'intero contingente ad Herat.

I quasi 2.500 uomini impiegati nel Libano meridionale hanno ricevuto per i primi sei mesi del 2009 circa 192 milioni di euro, pari in media ad un milione al mese in meno rispetto al 2008. «Un contingente costoso e sovradimensionato », sostenevano diversi rappresentati di maggioranza ed opposizione del Senato dopo una recente visita sul posto. E c'è chi progetta di ridurre il contingente di «alcune centinaia di uomini» per poterli rendere disponibili nel caso si proponesse una forza internazionale di pace tra Israele e la striscia di Gaza.

Lorenzo Cremonesi
15 marzo 2009

Precipita dall’elicottero, l’orrore diffuso dalla tv

14 marzo 2009


Non si placa a qualche giorno dall’episodio - sulla carta stampata come nei talk show televisivi serali - la polemica per il filmato, trasmesso in prime time in Israele, della morte di un uomo precipitato da un elicottero durante una fallita operazione di soccorso. L’immagine ha fatto il giro del mondo, dopo essere stata diffusa in settimana da Canale 10, il principale network commerciale d’Israele.

Protagonista, suo malgrado, un arabo israeliano finito in un campo minato nella zona del lago di Tiberiade durante una scampagnata con amici, ritrovatosi poi senza una gamba, per l’immediata esplosione di un ordigno, soccorso da due uomini delle unità speciali dell’aviazione calatisi da un elicottero e infine sfuggito di mano e caduto nel vuoto quando l’operazione di recupero a bordo del velivolo sembrava ormai sul punto d’essere completata.

Un orrore interamente filmato dalle telecamere e riproposto fotogramma per fotogramma dalle news di Canale 10. Di qui la polemica, che si è allargata rapidamente dalle presunte negligenze dei militari e degli apparati di soccorso al ruolo dei media: stigmatizzato in particolare dal critico del giornale “Haaretz” Shay Golden, il quale ha accusato Canale 10 di inclinazioni «morbose», oltre che di «ipocrisia» per aver fatto precedere la trasmissione da un pistolotto sul dilemma se mandare in onda o meno immagini tanto forti. Salvo diffonderle in fin dei conti integralmente, con quella che a Golden è parsa una strizzata d’occhio agli «appassionati della morte in diretta».

Omicidio all’Ipercoop sconto di pena per il killer

14 marzo 2009

  Simone Traverso


Sconto di pena per Mauro Balletto, l’ex infermiere condannato in primo grado a 18 anni di reclusione per l’omicidio, avvenuto il 25 ottobre del 2006 all’Ipercoop di Carasco, della vigilante Monica Di Mari. La Corte di Appello di Genova ha ridotto a 16 anni la pena per il quarantaquattrenne chiavarese, assistito dall’avvocato Aurelio Di Rella, ritenendo l’attenuante della seminfermità di mente prevalente sull’aggravante dell’aver compiuto il delitto per assicurarsi il profitto della rapina. «Oggi è inutile parlare - ha commentato il padre della Di Mari, Piero - Sono quasi certo che fra tre o quattro anni l’assassino di mia figlia sarà libero. Bisognerebbe condannare chi libera certi criminali. D’altronde, non voglio essere cinico, ma io avevo una sola figlia ed è stata uccisa, ora non ho più nulla. Spero solo che non tocchi a nessun altro padre vivere la tragedia che ho dovuto sopportare».

Aborto su bimba brasiliana stuprata Il Vaticano: scomunica inopportuna

il caso della minorenne che ha abortito 2 gemelli concepiti in seguito a una violenza
 

Monsignor Fisichella: «Era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente»

 

CITTÀ DEL VATICANO - Prima di pensare alla scomunica di medici e familiari della bambina brasiliana che ha abortito due gemelli concepiti in seguito allo stupro da parte del patrigno, «era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente». Monsignor Rino Fisichella esprime così perplessità sulla decisione dei vescovi brasiliani. Dalle colonne dell'Osservatore romano, il presidente della Pontificia accademia per la Vita accusa il vescovo di Recife, sostenitore della scomunica, di avere espresso sulla vicenda «un giudizio che pesa come una mannaia».

«GIUDIZIO COME MANNAIA» - Una storia di «quotidiana violenza», quella della bambina ripetutamente violentata, che - sottolinea Fisichella - ha guadagnato le pagine dei giornali solo perché l'arcivescovo di Olinda e Recife si è affrettato a dichiarare la scomunica per i medici che l'hanno aiutata a interrompere la gravidanza e che «sarebbe passata inosservata se non fosse stato per lo scalpore e le reazioni suscitate dall'intervento del vescovo».

La bambina - scrive il presidente dell'Accademia per la vita, il cui intervento segue quello della conferenza episcopale brasiliana che nega la stessa efficacia della scomunica - «doveva essere in primo luogo difesa» e «prima di pensare alla scomunica - ha aggiunto l'esponente vaticano - era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri».

«Così non è stato - ha proseguito il prelato - e, purtroppo, ne risente la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia. Vero - ammette poi - Carmen portava dentro di sè altre vite innocenti come la sua, anche se frutto della violenza, e sono state soppresse; ciò, tuttavia - conclude Fisichella - non basta per dare un giudizio che pesa come una mannaia».

14 marzo 2009

Milanese si fa intestare 144 auto E poi le affitta a clandestini

La donna, 42 anni, è riuscita a intascare 30mila euro in pochi anni. La vicenda scoperta durante un controllo dopo che i carabinieri avevano bloccato una vettura che non si era fermata all'alt


Bergamo, 15 marzo 2009

Per arrontondare le entrate aveva trovato un sistema sicuro: si era fatta intestare almeno 144 auto, che in realtà venivano utilizzate da clandestini. In questo modo la donna italiana scoperta dai carabinieri di Brembate (Bergamo) era arrivata a mettersi in tasca 30mila euro in pochi anni.

Il meccanismo è stato scoperto dai militari per caso, dopo aver bloccato un’utilitaria che non si era fermata all’alt. A bordo c’erano tre clandestini, e i carabinieri hanno ipotizzato che l’auto fosse rubata. Invece hanno scoperto che era intestata a un’italiana di 42 anni residente a Milano. La signora è risultata aver posseduto negli ultimi anni ben 144 vetture.

La donna si faceva dare 200 euro per ogni veicolo del quale diventava la proprietaria ufficiale e l’intestataria dell’assicurazione. Poi se ne disinteressava, e le vetture circolavano in mano a clandestini, che non sono in condizione di possedere automobili. In questo momento ci sono in circolazione ancora 90 vetture intestate alla donna, che è stata denunciata per favoreggiamento della permanenza in Italia di immigrati clandestini.

Agenzia AGI