martedì 24 febbraio 2009

Viminale: 60% degli stupri commesso da italiani

di Redazione

martedì 24 febbraio 2009, 13:03


Roma - Gli autori delle violenze sessuali sono italiani in più di sei casi su dieci. È quanto rivela il Viminale in una nota rilasciata in occasione della tavola rotonda intitolata "Violenza sulle donne" che si è conclusa a Roma poco dopo le 12. Secondo i dati del ministero dell’Interno risulta di nazionalità italiana il 60,9% degli autori di stupro. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta marocchina. Le vittime, precisa il ministero dell’Interno, sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%).

Nella Capitale violenze in calo A Roma le violenze sessuali, nel triennio 2006-2008 hanno fatto registrare un andamento altalenante. Il picco si è registrato nel 2007 con un + 13,4% con 339 delitti e una successiva diminuzione nel 2008 (317 delitti). Gli autori delle violenze denunciate sono per il 42% italiani, per il 24% rumeni e nel 3% dei casi si tratta di cittadini egiziani. A dirlo è stato il capo di gabinetto delle Pari opportunità Simonetta Matone che ha illustrato i dati del ministero degli Interni durante il suo intervento ad un convegno incentrato sulla violenza alle donne.

"È in aumento l’efferatezza di queste condotte - ha ricordato Matone - sono favorevole a questo decreto legge, è un segnale e ha dato un’accellerata potente alle lungaggini parlamentari. Sarà anche potenziato il fondo anti-violenza e stileremo anche un "piano nazionale antiviolenzàa"- ha spiegato Matone - pensiamo a corsi di formazione per tutte le Forze dell’ ordine e per tutto il personale per trattare la violenza sessuale e quella in famiglia. Pensiamo anche a corsi nelle scuole e campagna di informazione".

A Napoli il Comune costa il triplo che a Milano

di Paolo Beltramin

martedì 24 febbraio 2009, 08:36


Milano - A parole, Rosa Russo Iervolino ultimamente è severa con se stessa: «Fossi una cittadina napoletana non mi voterei», ha annunciato il sindaco di Napoli dieci giorni fa, dalla tribuna di Novella 2000. Ma quando si tratta di soldi pubblici, il suo Comune è di gran lunga il più generoso d’Italia. Solo per far funzionare gli uffici dell’amministrazione locale, nel 2007 ha speso la bellezza di 525,9 milioni di euro. Esattamente 539,3 euro per ogni cittadino. Record nazionale, rivela l’ultima indagine sul bilancio dei Comuni pubblicata ieri dal Sole 24 Ore.

Già in testa alla classifica per numero di assessori indagati, appalti sospetti e discariche fai-da-te a ogni angolo di strada, il capoluogo campano si deve accontentare del dodicesimo posto in Italia alla voce «spese per organi istituzionali». Detto in soldoni: sindaco, giunta e consiglio comunale costano ai cittadini 56 milioni (abbondanti) di euro l’anno, quasi 60 euro pro capite. Più o meno il triplo di quanto costa la politica ai milanesi: 27,3 milioni di euro in tutto, 20,9 per ogni residente. Sulla qualità delle scelte dell’amministrazione napoletana, prima o poi, decideranno gli elettori. Intanto, sul fronte della quantità, il Comune si gode un altro primato: è qui il consiglio comunale meno produttivo tra tutte le grandi città, con solo 55 delibere approvate, contro le 74 di Milano, le 142 di Torino e le 312 di Roma.

Quanto costa agli italiani la burocrazia gestita dai comuni? Tra segreteria e gestione del personale, ragioneria ed economato, ufficio tributi, anagrafe e uffici tecnici se ne vanno in media 300 euro all’anno per ogni abitante. Le differenze tra città e città però sono enormi. Se a Napoli si supera abbondantemente quota 500 euro, a Enna, Firenze, Caserta, Alessandria e Palermo si sforano comunque i quattrocento. La diversa «attenzione» degli amministratori nella gestione del denaro pubblico, evidentemente, non si spiega con la solita distinzione tra Nord e Sud. Così, tra i Comuni più virtuosi ci sono Brindisi (appena 130,4 euro pro capite) e Pavia (182,5), Bari (151,7) e Prato (151,7). Come dire che per risparmiare un po’ di soldi nella gestione corrente degli uffici, in fondo, basta volerlo.

Un capitolo a parte merita il costo diretto della politica. In media, tra sindaco, giunta e consiglieri ogni anno se ne vanno 34 euro a cittadino. Prendiamo la Venezia del filosofo Massimo Cacciari: in termini assoluti, la spesa pro capite per gli uffici è di poco superiore alla media nazionale: 312 euro pro capite. Ma di questi oltre un terzo, 112,6 euro, se ne vanno per «sostenere gli organi istituzionali», cioè la politica: record nazionale. L’assessore veneziano al bilancio, Michele Mognato, avverte che «ogni Comune imposta il bilancio in maniera autonoma, e lo studio del Sole 24 Ore ha aggregato voci disomogenee che non consentono paragoni tra Comuni». Per esempio, osserva l’assessore, nei 6 milioni abbondanti spesi per il gabinetto del sindaco sono comprese anche spese per manifestazioni «culturali, turistiche e popolari». E poi c’è pure il sito web: nel 2007 è costato un milione e 885mila euro.